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	<title>epicatechine Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>epicatechine Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>I flavanoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 16:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[antocianidine]]></category>
		<category><![CDATA[Cacao]]></category>
		<category><![CDATA[catechine]]></category>
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		<category><![CDATA[flavanoli]]></category>
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		<category><![CDATA[polifenoli]]></category>
		<category><![CDATA[proantocianidine]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[tè]]></category>
		<category><![CDATA[teaflavine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I flavanoli sono sostanze nutritive di origine vegetale dalle proprietà antiossidanti, e per queste dalle comprovate potenzialità terapeutiche. Le principali fonti alimentari di flavanoli sono il tè, l’uva rossa, le mele, i frutti di bosco e il cacao; in quantità minore, anche in vino, ciliegie, fichi, fragole e avocado. Questi potenti antiossidanti naturali appartengono alla &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>flavanoli </strong>sono sostanze nutritive di origine vegetale dalle <strong>proprietà antiossidanti</strong>, e per queste dalle comprovate potenzialità terapeutiche.</p>
<p>Le principali fonti alimentari di flavanoli sono il tè, l’uva rossa, le mele, i frutti di bosco e il cacao; in quantità minore, anche in vino, ciliegie, fichi, fragole e avocado.</p>
<p>Questi potenti antiossidanti naturali appartengono alla grande famiglia dei <strong>flavonoidi</strong>, che a sua volta rientra nel gruppo dei <strong>polifenoli</strong>. Finora sono stati identificati oltre 8.000 polifenoli; di questi, circa 5.000 appartengono al sottogruppo dei flavonoidi.</p>
<p>I flavonoidi possono essere ulteriormente suddivisi in più sottogruppi:</p>
<ul>
<li>flavoni;</li>
<li>flavonoli;</li>
<li>flavanoni;</li>
<li>flavanonoli;</li>
<li><strong>flavanoli</strong> (flavan-3-oli);</li>
<li>antociani;</li>
</ul>
<p>Uno studio sugli adulti statunitensi ha stimato l’assunzione media di flavonoidi in 200 – 250 mg al giorno. Di questi, i flavanoli coprivano l’80% del totale.</p>
<p>Ogni giorno, la dieta apporta quantità variabili di polifenoli, che si concentrano nei prodotti di origine vegetale come frutta, verdure, spezie, frutta secca, cacao, tè e olio extravergine di oliva.</p>
<p>In generale, i polifenoli sono potenti antiossidanti e possono avere proprietà anti-infiammatorie.</p>
<p>Diversi studi epidemiologici hanno messo in relazione il consumo di alimenti ricchi di flavonoidi con una riduzione significativa del rischio di malattie cronico-degenerative, tra cui malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative, diabete e alcuni tumori.</p>
<p><strong>Tipi di flavanoli</strong></p>
<p>I flavanoli sono un sottogruppo di flavonoidi altamente diversificato e multisostituito. Sono chiamati anche flavan-3-oli, diidroflavonoli o catechine. A loro volta, i flavanoli si suddividono in ulteriori sottogruppi tra cui</p>
<ul>
<li><strong>catechine:</strong> catechina, epicatechina, gallocatechina, epigallocatechina ecc.; si ritrovano in molti tipi di frutta, come albicocche e ciliege, nel tè verde, nel cacao e nel cioccolato fondente, e nel vino rosso; posseggono importanti proprietà antiossidanti, in grado cioè di proteggere le cellule dai danni provocati dai radicali liberi</li>
<li><strong>epicatechine: </strong>presenti nel cioccolato fondente, accelerano il metabolismo dei grassi edegli zuccheri, agevolando la perdita di peso corporeo; espletano funzioni antiossidanti e antinfiammatorie dirette e potenziano altri sistemi antiossidanti, come ad esempio quelli che vedono il coinvolgimento della vitamina E</li>
<li><strong>teaflavine</strong>: derivano dall&#8217;ossidazione delle catechine del tè quindi si trovano principalmente nel tè nero. Sono presenti in ragione del 0,3-2% sulla sostanza secca. Sono quei composti che conferiscono al tè nero il caratteristico colore arancio-rosso (mentre il rosso-bruno e il marrone sono dovuti alle tearubigine). Si formano durante la lavorazione delle foglie, lunghi tempi di ossidazione e alte temperature ne fanno diminuire la concentrazione. Nel tè nero sono presenti: teaflavina, teaflavina 3-gallato, teaflavina 3&#8242;-gallato e teaflavina 3,3&#8242;-gallato.</li>
<li><strong>proantocianidine</strong>: note come tannini condensati, sono responsabili del sapore amaro e della <strong>sensazione di astringenza</strong> caratteristiche degli alimenti che ne sono ricchi; sono particolarmente <strong>abbondanti nei frutti di bosco, nell’uva, nelle mele, nel cioccolato e in alcune bevande (vino, sidro, tè, birra ecc).</strong></li>
</ul>
<table width="576">
<tbody>
<tr>
<td width="302"><strong>Tipi di Flavanoli</strong></td>
<td width="274"><strong>Alcune fonti alimentari comuni</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="302"><strong>Monomeri (Catechine)</strong>: (+)-Catechina, (-)-Epicatechina, (-)-Epigallocatechina, (+)-Gallocatechina; e i loro derivati gallato.</td>
<td width="274">Tè (in particolare bianchi, verdi e oolong), prodotti a base di cacao, uva, frutti di bosco, mele</td>
</tr>
<tr>
<td width="302"><strong>Dimeri e polimeri: proantocianidine</strong></td>
<td width="274">Mele, frutti di bosco, prodotti a base di cacao, uva rossa, vino rosso</td>
</tr>
<tr>
<td width="302"><strong>Teaflavine</strong>, <strong>Tearubigine</strong></td>
<td width="274">Tè nero</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Benefici per la Salute</strong></p>
<p>Alle catechine sono riconosciute molte proprietà benefiche:</p>
<ul>
<li><strong>hanno</strong> <strong>proprietà antiossidanti</strong>, utili per questo a proteggere le cellule dai danni provocati dai radicali liberi e per questo a proteggere l’organismo dallo sviluppo di tumori e a prevenire la formazione, l’infiammazione e la rottura degli <strong>ateromi</strong>, cioè delle placche di <strong>colesterolo </strong>che possono incidere negativamente sulla salute cardiovascolare</li>
<li><strong>migliorano l&#8217;elasticità dei vasi sanguigni; </strong>il cacao ricco di flavanoli migliora il livello di ossido nitrico nel sangue, che rilassa e dilata le arterie e i vasi sanguigni, e migliora il flusso sanguigno</li>
<li><strong>hanno proprietà neuroprotettive, immunostimolanti ed epatoprotettive</strong></li>
<li><strong>accelerano il metabolismo dei grassi e degli zuccheri</strong>, agevolando la perdita di peso corporeo</li>
<li>espletano funzioni antiossidanti e antinfiammatorie dirette e <strong>potenziano altri sistemi antiossidanti</strong>, come ad esempio quelli che vedono il coinvolgimento della vitamina E.</li>
</ul>
<p>Si ritiene che le funzioni biologiche dei flavanoli possano manifestarsi a livello cellulare e sistemico modulando la segnalazione cellulare e le attività enzimatiche.</p>
<p>Sebbene le <strong>proprietà antiossidanti</strong> dei flavanoli siano dimostrabili <em>in vitro</em>, non ci sono prove che producano effetti antiossidanti diretti nella circolazione e nei tessuti umani.</p>
<p>Studi randomizzati e controllati mostrano un <strong>effetto sulla pressione sanguigna e sul colesterolo LDL</strong>. Una revisione ha analizzato 35 studi, scoprendo che il cacao ha prodotto una piccola ma significativa riduzione di 2 mmHg della pressione sanguigna. Tale effetto è stato maggiore nelle persone che avevano già la pressione alta rispetto a quelle normotese, e nelle persone anziane rispetto ai giovani</p>
<p>Uno studio su 100 adulti sani ha rilevato i <strong>benefic</strong>i del consumo a breve termine di flavanoli di cacao (450 mg due volte al giorno per un mese) <strong>sulla salute cardiovascolare</strong>, con miglioramenti nel profilo delle lipoproteine (aumento dell’HDL e riduzione del colesterolo totale e LDL) e della pressione sanguigna. Gli Autori ritengono che questi benefici potrebbero, in proiezione, portare a un rischio ridotto del 20-30% a 10 anni di malattie cardiovascolari e mortalità correlata.</p>
<p>Una revisione di nove studi su 157.809 persone ha rilevato che un consumo maggiore di cioccolato era associato a un rischio significativamente più basso di malattie cardiache, ictus e morte. Tra i soggetti che hanno consumato più cioccolato, il 12% ha sviluppato o è morto di malattie cardiovascolari durante lo studio rispetto al 17,4% di coloro che non hanno mangiato cioccolato.</p>
<p>I flavan-3-oli del tè verde abbassano la pressione sanguigna soprattutto nei soggetti (pre) ipertesi. Un’analisi aggregata di 13 studi randomizzati controllati su 1.040 soggetti ha rilevato una riduzione di 2,05 mmHg della pressione sanguigna sistolica e una riduzione di 1,71 mmHg della pressione diastolica con il consumo di tè verde per almeno tre settimane.</p>
<p>In un’analisi di cinque studi, gli scienziati hanno scoperto che le persone che bevevano tre tazze o più di tè al giorno avevano un rischio inferiore del 21% di malattie cardiache.</p>
<p>I flavanoli del cacao, con la loro azione antiossidante, possono proteggere e sostenere la funzione cerebrale:</p>
<ul>
<li>migliorando il flusso di sangue al cervello;</li>
<li>promuovendo la capacità di adattarsi a situazioni stressanti, che possono generare ansia e altri disturbi dell’umore.</li>
</ul>
<p>In uno studio su anziani con lievi disturbi cognitivi sono state somministrate bevande al cacao a base di latte con livelli elevati (993 mg/giorno) o bassi (48 mg/giorno) di flavan-3-oli. Il consumo della bevanda ricca di flavanoli ha migliorato alcune misure della velocità e della flessibilità del processo cognitivo e della fluidità verbale, in base ai punteggi basali e rispetto al gruppo &#8220;low flavan-3-oli&#8221; 20.</p>
<p>Alle tante proprietà benefiche del cacao e del cioccolato fondente, da tempo note, recentemente se ne sarebbe aggiunta una nuova, secondo la quale <strong>il cacao aiuterebbe a migliorare l&#8217;agilità mentale, potenziando velocità e brillantezza d&#8217;esecuzione, in adulti giovani e sani. </strong>Il merito sarebbe proprio dei flavanoli contenuti all&#8217;interno del cacao.</p>
<p>I flavanoli del cacao sarebbero in grado <strong>di migliorare il flusso sanguigno verso la pelle e proteggerla dai danni del sole</strong> e da quelli provocati dal fumo.</p>
<p>Un grande studio prospettico Europeo (EPIC-InterAct) ha rilevato una correlazione inversa tra l’assunzione di flavonoidi, soprattutto flavanoli e flavonoli, e l’incidenza del <strong>diabete mellito</strong> di tipo 2, suggerendo il <strong>potenziale ruolo protettivo</strong> di una dieta ricca in alimenti di origine vegetale sull’insorgenza di questa patologia. Risultati promettenti in studi controllati randomizzati indicano che l’integrazione con flavan-3-oli o antocianidine può migliorare il controllo glicemico in soggetti a rischio o con diagnosi di diabete mellito di tipo 2.</p>
<p><strong>Possibili controindicazioni delle catechine</strong></p>
<p>In genere l’assunzione di catechine è ben tollerata da tutte le persone. Teoricamente, un’elevata assunzione di flavanoli potrebbe aumentare il rischio di sanguinamento se associata a farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici.</p>
<p>Resta il fatto che essendo un insieme di sostanze diverse tra loro potrebbero sorgere effetti collaterali ed eventuali interazioni farmacologiche per cui è sempre bene, prima di assumerle, chiedere consiglio al proprio medico curante.</p>
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		<title>Vite Rossa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/vite-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 09:26:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi omega-6]]></category>
		<category><![CDATA[ampeloterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[bioflavonoidi]]></category>
		<category><![CDATA[campferolo]]></category>
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		<category><![CDATA[proantocianidine oligomeriche]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<category><![CDATA[resveratrolo]]></category>
		<category><![CDATA[vinaccioli]]></category>
		<category><![CDATA[vite comune]]></category>
		<category><![CDATA[vite rossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vite rossa o vite comune o vite euroasiatica (Vitis vinifera L., 1753) è un arbusto rampicante della famiglia Vitaceae è una pianta originaria dell&#8217;Europa meridionale e dell&#8217;Asia occidentale, attualmente presente in tutti i continenti ad eccezione dell&#8217;Antartide. È coltivata nelle regioni calde temperate di tutto il mondo per il frutto e per la produzione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>vite rossa</strong> o <strong>vite comune</strong> o vite euroasiatica (<em>Vitis vinifera</em> L., 1753) è un arbusto rampicante della famiglia <em>Vitaceae</em> è una pianta originaria dell&#8217;Europa meridionale e dell&#8217;Asia occidentale, attualmente presente in tutti i continenti ad eccezione dell&#8217;Antartide. È coltivata nelle regioni calde temperate di tutto il mondo per il frutto e per la produzione di vino.</p>
<p>E’ un arbusto rampicante irregolare, con ramificazione rada ma molto sviluppata in lunghezza, anche diversi metri. Il fusto è contorto e irregolare. I rametti giovani, spesso pelosi, hanno, dalla parte opposta alla foglia, un cirro che permette alla pianta di attaccarsi ai sostegni. Le foglie lobate decidue, dal margine irregolarmente dentato, alla fine del loro ciclo vitale, perdono la normale colorazione verde, acquisendo il tipico colore rosso, prima di staccarsi e cadere.</p>
<p>I fiori sono riuniti in infiorescenze a pannocchia, dapprima erette, poi pendule. <strong>Il frutto è una bacca chiamata acino, tipicamente riunito in grappoli, conosciuti col nome uva</strong>. Il colore della bacca matura varia, secondo il vitigno, dal verde al giallo, dal roseo al rosso-violaceo, dal nero o al nero-bluastro, ma l&#8217;intensità e la tonalità del colore può variare anche in funzione delle condizioni ambientali, in particolare l&#8217;illuminazione. E’ una <strong>pianta considerata sacra</strong> perché <strong>il vino è simbolo di immortalità e fecondità</strong> in diverse culture e religioni.</p>
<p>Già all&#8217;epoca degli antichi Romani, l&#8217;uva era usata per l&#8217;<strong>ampeloterapia </strong>(<strong>dieta dell’uva</strong>), una dieta depurativa a base di questo frutto ricco di acqua e polifenoli, efficaci nel combattere i radicali liberi, che deteriorano tessuti e danneggiano il DNA. L&#8217;apporto di fibre è responsabile dell&#8217;azione purificatrice di fegato e intestino. Il potassio contribuisce a ridurre la pressione e regolare il battito cardiaco.</p>
<p>Oltre alla viticoltura per la produzione di vino, quindi, questa pianta si è distinta anche in fitoterapia. Infatti anche i vinaccioli, le bucce e le foglie della vite, oltre che i famosi frutti, presentano delle proprietà terapeutiche e cosmetiche interessanti.</p>
<p>La vite rossa è celebre per il suo contenuto in flavonoidi, molecole dalle potenzialità antiossidanti che sono state associate alla <strong>riduzione del colesterolo cattivo</strong>, al <strong>rilassamento dei vasi sanguigni </strong>e alla <strong>riduzione del rischio di malattie coronariche</strong>. Inoltre alle foglie di vite rossa vengono attribuite <strong>proprietà astringenti e antinfiammatorie</strong> che potrebbero essere per esempio utili in caso di emorragie e diarrea; da questo punto di vista i maggiori benefici deriverebbero dalle foglie di colore rosso.</p>
<p><strong>100 grammi d&#8217;uva fresca apportano all&#8217;incirca</strong> <strong>61 Kcal</strong>: l&#8217;acqua ne costituisce una quantità abbondante (80,3% ca.); i carboidrati – soprattutto fruttosio e glucosio – sono stimati attorno al 15,6%, le fibre ammontano all&#8217;1,5%, le proteine allo 0,5% ed i grassi, pochissimi, costituiscono solamente lo 0,1%.</p>
<p><strong>I principi attivi contenuti nelle foglie raccolte in autunno, quando assumono sfumature rosseggianti</strong>, da cui trae origine il termine &#8220;<strong>vite rossa</strong>&#8220;, appartengono alla categoria dei polifenoli, in particolare dei <strong>bioflavonoidi</strong> (<strong>quercetina, isoquercetina, campferolo, antocianine e proantocianidine oligomeriche, catechine, epicatechine e resveratrolo</strong>), molecole dalle potenzialità <strong>antiossidanti</strong> che sono state associate alla riduzione del colesterolo cattivo, al rilassamento dei vasi sanguigni e alla riduzione del rischio di malattie coronariche. Inoltre alle foglie di vite rossa vengono attribuite <strong>proprietà astringenti e antinfiammatorie</strong> che potrebbero essere per esempio utili in caso di emorragie e diarrea; da questo punto di vista i maggiori benefici deriverebbero dalle foglie di colore rosso. La loro azione più importante è quella <strong>tonica e vasoprotettrice</strong>, di cura del sistema circolatorio: influenzano positivamente la permeabilità vasale, impedendo edemi e gonfiori. Per questo motivo, la vite rossa viene proposta in tutte le forme di vene varicose, flebiti, fragilità capillare, couperose, edemi, emorroidi, cellulite, ritenzione idrica, stasi ematica e pesantezza agli arti inferiori.</p>
<p>I semi dell’uva (detti <strong>vinaccioli</strong>) possono essere spremuti per ricavarne un <strong>olio ricco di vitamina E, antiossidanti fenolici e acidi grassi omega-6</strong>.</p>
<p>La Vite Rossa viene utilizzata in <strong>prodotti cosmetici</strong> (per gambe gonfie, stanche, fragilità capillare, ritenzione idrica e cellulite) e <strong>nel settore alimentare</strong>. In questo caso si utilizzano prevalentemente gli acini d’uva. In particolare per la produzione del vino oppure essiccati (uva passa o uva sultanina) in moltissime altre ricette sia dolci che salate.</p>
<p><strong>Possibili controindicazioni</strong>. L’assunzione di vite rossa potrebbe ridurre l’efficacia di farmaci modificati dal citocromo P450 1A2 e della fenacetina, mentre potrebbe aumentare l’effetto del warfarin, incrementando così il rischio di lividi ed emorragie.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi il suo utilizzo sembra essere sicuro, ma potrebbe essere controindicato in caso di disturbi emorragici, interventi chirurgici programmati, gravidanza e allattamento. Inoltre se assunta in quantità elevate la vite rossa potrebbe scatenare diarrea e altri problemi gastrointestinali, tosse, secchezza delle fauci, mal di gola, mal di testa e problemi muscolari. Infine, la vite rossa potrebbe scatenare reazioni allergiche.</p>
<p>L&#8217;uso della vite rossa è sconsigliato in caso di gravidanza e allattamento. In rari casi, in seguito all&#8217;assunzione, si sono verificati disturbi quali: digestione difficile, nausea, vertigini e mal di testa, prurito e orticaria. Quando si verificano tali effetti collaterali è bene contattare un medico.</p>
<p><strong>L’Efsa</strong> (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) <strong>non ha approvato i claim proposti</strong> secondo cui la vite rossa aiuterebbe a perdere peso, a tenerlo sotto controllo o a migliorare la silhouette.</p>
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		<title>Proprietà del Tè Verde</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/proprieta-del-te-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 09:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tè]]></category>
		<category><![CDATA[catechina]]></category>
		<category><![CDATA[epi-catechina (EC)]]></category>
		<category><![CDATA[epicatechine]]></category>
		<category><![CDATA[epigallocatechina (EGC)]]></category>
		<category><![CDATA[metilxantine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da tempo si fa un gran parlare del tè verde cui vengono attribuite innumerevoli proprietà salutistiche gran parte delle quali sarebbero da attribuire all&#8217;elevato contenuto in epicatechine, presenti sia in forma libera che legata all’acido gallico, con l’ossidrile dell’anello C in posizione 3 [Jun X et al, 2010]. Il più noto e studiato di questi &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo si fa un gran parlare del tè verde cui vengono attribuite innumerevoli proprietà salutistiche gran parte delle quali sarebbero <strong>da attribuire all&#8217;elevato</strong> <strong>contenuto in epicatechine</strong>, presenti sia in forma libera che legata all’acido gallico, con l’ossidrile dell’anello C in posizione 3 [Jun X et al, 2010]. Il più noto e studiato di questi composti è l’(-)-<strong>epigallocatechina-3-gallato</strong> (<strong>EGCG</strong>), un noto antiossidante naturale; altri composti presenti corrispondono a <strong>epigallocatechina</strong> (<strong>EGC</strong>), <strong>catechina</strong>, <strong>epi-catechina</strong> (<strong>EC</strong>), <strong>epigallocatechina-3-O-gallato</strong>, <strong>gallocatechina-3-O-gallato</strong>, <strong>epigallo-3-O-metilgallato</strong> ed <strong>epicatechina-3-O-gallato</strong> (<strong>ECG</strong>) [Savitri Kumar N et al, 2009].</p>
<p>Il tè verde essiccato contiene il 15-20% di catechine, il 2-3% di caffeina (metil-xantine) e tra l&#8217;1% ed il 6% di amminoacidi (rappresentati per la metà da <strong>teanine</strong> ovvero γ-glu-tamiletilammina). Il 25-40% delle catechine presenti nel tè verde è rappresentato da EGCG, alla quale vengono attribuiti la maggior parte degli effetti biologici di tale bevanda. Sono inoltre presenti <strong>flavonoli</strong> e <strong>flavonglicosidi</strong> (<strong>kempferolo, quercetina, miricetina</strong> e loro glicosidi) in misura del 3-4%, e piccole quantità di <strong>acidi fenolici</strong>, <strong>tannini</strong> idrolizzabili, <strong>saponine</strong>.</p>
<p><strong>Per ottenere un’efficace azione protettiva occorrerebbe bere circa 5 tazze di tè verde al giorno</strong>, facendo attenzione a scegliere una buona qualità, possibilmente giapponese, e osservando una corretta prassi di preparazione (temperatura dell’acqua alta e tempo di infusione lungo). E’ sufficiente versare acqua bollente nella teiera, possibilmente già pre-riscaldata da un piccolo risciacquo con acqua bollente, e lasciare in infusione per 10 minuti, o meglio anche più a lungo, per esempio fino a quando si intiepidisce abbastanza da potersi bere. E’ importante anche mescolare una o due volte e chiudere con un coperchio la teiera, per non perdere la parte volatile dell’infusione ma soprattutto per mantenere alta la temperatura il più a lungo possibile.</p>
<p>Ovviamente quanto più risulta scuro e concentrato il tè, tanto più alto sarà il tenore di principi attivi. Chi teme che la bevanda risulti così troppo eccitante, tenga presente che di norma occorrono 4 o 5 tazze di tè verde per ottenere la stessa quantità di teina di una sola tazza di tè nero. Ottima cosa sarebbe inoltre consumare il tè verde invece del caffè, che è uno stimolante nervino e a lungo andare contribuisce ad esaurire le energie dell’organismo perché crea un perenne stato di eccitazione surrenalica, stressando anche il corretto sistema di metabolismo degli zuccheri e quindi la vera produzione di energia.</p>
<p>La “<strong>cura del tè verde</strong>” si può e anzi si deve accompagnare ad altre profilassi valide, in particolare una dieta sana, per aumentare la certezza di una sicura prevenzione.</p>
<p>Epigallocatechina a parte, <strong>la miscela delle varie sostanze presenti nel tè verde ha dimostrato un&#8217;azione antiossidante superiore rispetto ai singoli componenti</strong>, confermando l&#8217;ormai accettata tesi secondo cui i fitocomplessi alimentari sono molto più attivi dei singoli componenti isolati e purificati.</p>
<p>La <strong>composizione chimica del tè verde è costituita da:</strong></p>
<p><strong>Polifenoli</strong> (circa il 30% del peso secco)</p>
<ul>
<li><strong>Flavan-3-oli</strong> (catechine ed i loro isomeri epicatechine)</li>
</ul>
<ol>
<li><strong>epigallocatechina-3-gallato</strong> (<strong>EGCG</strong>): il componente più caratteristico del tè verde, dovuto alla non-fermentazione del tè verde. Il tè verde ha un contenuto di EGCG 5-10 volte superiore al tè nero e 2,5 volte superiore al tè Oolong. L&#8217;EGCG è il principale responsabile delle proprietà del tè verde, ed agisce mediante vari meccanismi tra cui la riduzione dei livelli di TNF-alfa, una citochina proinfiammatoria.</li>
<li><strong>epigallocatechina</strong> (<strong>EGC</strong>)</li>
<li><strong>epicatechina-3-gallato</strong> (<strong>ECG</strong>)</li>
<li><strong>epicatechina</strong> (<strong>EC</strong>)</li>
<li><strong>gallocatechina </strong></li>
<li><strong>catechina </strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Flavandioli </strong></li>
<li><strong>Flavonoidi</strong></li>
<li><strong>Acidi fenolici</strong> (tra cui l&#8217;acido gallico ed il suo estere teogallina)</li>
<li><strong>Tannini</strong> con questo termine si indica in maniera inesatta i polifenoli antiossidanti responsabili dell&#8217;aroma e del gusto amarognolo. Sarebbe più opportuno chiamarli “<strong>polifenoli del tè</strong> “oppure “<strong>flavonoidi del tè</strong> “, dato che sono molto diversi dai tannini commerciali e dall&#8217;acido tannico.</li>
</ul>
<p>Una tazza di tè verde (200 mL di Gunpowder, Hangzhou) contiene circa 142 mg di EGCG, 65 mg di EGC, 28 mg di ECG, 17 mg di EC, e 76 mg di caffeina [http://www.teatalk.com/science/chemistry.htm].</p>
<p><strong>Vitamine </strong></p>
<ul>
<li>vitamina C</li>
<li>vitamine del gruppo B</li>
<li>vitamina K</li>
</ul>
<p><strong>Metilxantine</strong> (alcaloidi a nucleo purinico)</p>
<ul>
<li>caffeina: 30-50 mg per tazza da 225 grammi [Caffeine content for coffee, tea, soda and more &#8211; MayoClinic.com]. Si tratta di un tasso relativamente basso, se confrontato con il tè nero (40-80 mg) e molto inferiore al caffè espresso (tenendo conto dell&#8217;inevitabile approssimazione di queste misurazioni). Inoltre gli effetti eccitanti della caffeina sono attenuati dalla presenza della L-teanina, che ne riduce l&#8217;assorbimento</li>
<li>teofillina</li>
<li>teobromina</li>
</ul>
<p><strong>ll contenuto di metilxantine varia in base al tipo di tè, alla temperatura dell&#8217;acqua utilizzata e alla durata dell&#8217;infusione.</strong> Il tè nero contiene mediamente più caffeina mentre le altre due xantine sono contenute in percentuali maggiori nel tè verde. Il contenuto di caffeina varia dal 1 al 5% del peso della foglia (dai 20 mg ai 50 mg di caffeina in una tazza da 150 cc). Un adulto può assumere fino a 400 mg di caffeina al giorno, senza incorrere in problemi cardiovascolari e alterazione degli stati umorali. Gli alcaloidi hanno sicuramente contribuito alla sua diffusione nelle abitudini dell&#8217;uomo sin dall&#8217;antichità.</p>
<p><strong>Aminoacidi </strong></p>
<ul>
<li><strong>L-teanina</strong> (5-N-etilglutamina): aminoacido responsabile del potenziamento del gusto umami ovvero della trasmissione del sapore del tè [Kaneko S et al, 2006]. La teanina tra l&#8217;altro contribuisce a ridurre l&#8217;effetto eccitante dato dalla caffeina e quindi riduce lo stress mentale e fisico [Kimura K et al, 2006].</li>
</ul>
<p><strong>Minerali</strong> [Graham HN, 1992]
<ul>
<li>Alluminio</li>
<li>Manganese</li>
<li>Potassio</li>
<li>Fluoro</li>
<li>Zinco</li>
<li>Ferro</li>
<li>Calcio</li>
<li>Magnesio</li>
</ul>
<p>L&#8217;olio essenziale di tè verde contiene più di 300 composti tra cui aldeidi, alcoli, e fenoli.</p>
<p>Nella <strong>lavorazione del tè nero</strong>, invece, la maggior parte di questi composti monomerici va incontro ad una polimerizzazione detta “<strong>ossidazione</strong>” (<strong>con formazione di bisflavanoli, tearubigine e teaflavine</strong> dal caratteristico anello benzotropolonico che conferisce al tè nero il colore ed il sapore caratteristici). <strong>In questo modo il tè perde le proprietà “anti-cancro” ed assume un alto contenuto di teina e di purine e un aroma particolarmente gradito nel mondo occidentale</strong>. <strong>Inoltre diviene più stabile e più adatto ad una lunga conservazione, meglio prestandosi al trasporto</strong>: bisogna tenere conto del fatto che nei secoli scorsi, quando si è creata in occidente l’abitudine al consumo di tè, il trasporto avveniva via mare su clipper a vela, il che implicava tempi lunghi di navigazione e condizioni di stivaggio in ambienti umidi e in imballaggi poco idonei. Quindi il tè nero risultava dal punto di vista commerciale meglio adatto ad un consumo in luoghi lontani dai Paesi di produzione.</p>
<p>Gli unici tè neri che ancora <strong>mantengono un livello di catechine significativo</strong>, per quanto pur sempre inferiore a quello del tè verde, sono il <strong>Darjeeling</strong> (proveniente dall’omonima regione indiana, piovosa e ventosa, posta a quota relativamente elevata) e il tè <strong>Oolong</strong>, che in realtà è parzialmente ossidato (possiede catechine, teaflavine e tearubigine monomeriche).</p>
<p>L&#8217;ossidazione è resa possibile dalla presenza di un enzima caratteristico, una <strong>polifenolo-ossidasi</strong> che catalizza l&#8217;ossidazione aerobica delle catechine nel momento in cui la struttura cellulare è danneggiata, durante la lavorazione dei tè nero ed Oolong [Graham HN, 1992].</p>
<p>Come fatto curioso bisogna evidenziare come il tè nero sia consumato quasi esclusivamente in occidente e in India, che ancora risente della dominazione inglese di cui ha in parte assorbito la cultura, mentre in oriente viene al 95% consumato tè verde.</p>
<p>Un altro buon motivo per consumare tè verde e non <strong>tè nero</strong> è che quest’ultimo, a differenza del tè verde, <strong>contiene 20 mg per tazza di acido ossalico</strong>, che in soggetti predisposti e in concomitanza ad una dieta acida e ad una forte carenza di magnesio, condizione purtroppo assai diffusa nel mondo moderno, <strong>può provocare forti dolori alla parte bassa della schiena</strong> dato che tende a precipitare sotto forma di micro-cristalli acuminati simili a frammenti di vetro, con conseguente infiammazione dei nervi e irrigidimento dei muscoli (colpo della strega).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti di <strong>farmacodinamica</strong> si può notare che [Liao S, Kao YH, Hiipakka RA., 2001]:</p>
<ul>
<li>I polifenoli del tè verde, assunti oralmente ad un dosaggio equivalente 5-10 tazze di tè hanno pochi, se non nessun effetto collaterale.</li>
<li>La dose letale media di un estratto di tè verde contenente l&#8217;85% di EGCG, somministrato oralmente, è di 3-5g/kg.</li>
<li>La biodisponibilità delle catechine dipende da numerosi fattori, tra i quali la struttura, la purezza ed il dosaggio.</li>
<li>L&#8217;assorbimento e la distribuzione delle catechine nell&#8217;organismo dipendono dalla via di somministrazione e dal tipo di molecola somministrata.</li>
<li>L&#8217;emivita nel plasma è di 5 ore per EGCG e di 3 ore per EC ed EGC.</li>
<li>La maggior parte delle catechine sono trasportate nel plasma e nella bile sotto forma di glucoronidi e solfati e sono escreti 6-10 ore dopo la somministrazione con l&#8217;urina e le feci.</li>
<li>Nell&#8217;urina e nel plasma si sono ritrovati più di una dozzina di metaboliti, derivati da trasformazioni dell&#8217;anello delle catechine; alcuni di questi sono probabilmente dovuti all&#8217;azione dei batteri intestinali.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
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