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	<title>borneolo Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Artemisia comune &#8211; Artemisia vulgaris L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/artemisia-comune-artemisia-vulgaris-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 11:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artemisia comune, o Assenzio selvatico, o Amarella, sono piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie. L’Artemisia comune è una pianta erbacea perenne, cespugliosa, priva di stoloni con debole odore di “vermuth”. Fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artemisia comune</strong>, o <strong>Assenzio selvatico</strong>, o <strong>Amarella</strong>, sono piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.</p>
<p>L’<strong>Artemisia comune</strong> è una pianta erbacea perenne, cespugliosa, priva di stoloni con debole odore di “vermuth”. Fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. Radice legnosa breve ed obliqua. Foglie: alterne, pennatifide con segmenti di primo ordine dentati, lacinie ovali, lanceolate, inciso-dentate, verdi e glabre di sopra, biancastre e tomentose di sotto; quelle inferiori con 2-4 lacinie dentate per lato, semiabbraccianti, con lamina larga 4-6 mm nella porzione apicale, ridotta al solo rachide nella porzione basale, le foglie superiore ridotte e lineari. Fiori: tubulosi di colore giallo-rossastro, riuniti in capolini subsessili ovoidi in ampia pannocchia piramidale fogliosa, involucro tomentoso o densamente lanoso, corolla ghiandolosa. Frutto: acheni glabri oblunghi, appuntiti, lisci e privi di pappo.</p>
<p>Presente in tutte le regioni, preferisce incolti erbosi, macerie, e terreni ricchi di sostanze azotate dalla pianura fino a 1000 m s.l.m. (qualche volta anche a quote più elevate).</p>
<p>Le piante appartenenti a questo genere sono caratterizzate dai capolini con ricettacolo glabro o in parte lanoso (senza pagliette), con solo fiori tubulosi; presentano una certa affinità morfologica con <em>Ambrosia spp</em>. che ha capolini unisessuali.</p>
<p><em>Artemisia vulgaris</em> L. e <em>A. verlotiorum</em> Lamotte sono specie molto vicine e spesso confuse, quest’ultima ha le lamine fogliari con segmenti interi e stoloni orizzontali, preferisce ambienti con suoli umidi. <em>A. vulgaris</em> ha i fiori di colore giallo che fioriscono in agosto-settembre, mentre <em>A. verlotorum</em> ha i fiori di colore rossastro che fioriscono in settembre-ottobre. Nelle valli aride centroalpine sono segnalati probabili ibridi tra <em>A. vulgaris</em> L. e <em>A. absinthium</em> L. descritti come var. vestita.</p>
<p><strong>Etimologia</strong>: secondo Plinio il nome del genere Artemisia deriva da Artemide (dea della caccia e della luna che presiedeva i parti), in quanto cura particolarmente le malattie della donna, oppure da una parola greca &#8220;artemes&#8221; che vuol dire “sano, di buona salute”. Un’altra attribuzione potrebbe far riferimento ad Artemisia, consorte di Mausolo, re di Caria. Il termine specifico indica che si tratta di una specie comune.</p>
<p><strong>Proprietà</strong>: L&#8217;artemisia comune (Artemisia vulgaris) è una pianta officinale nota per le sue diverse proprietà benefiche. La droga della pianta è costituita sia dalle radici che dalla parte aerea; in particolare, si utilizzano le punte dei ramoscelli secchi.</p>
<p>È considerata <strong>antisettica, antinfiammatoria, antispasmodica, epatoprotettiva, antiossidante</strong>, grazie alla presenza di metaboliti secondari come flavonoidi e lattoni sesquiterpenici; ha <strong>proprietà amaro-toniche, emmenagoghe, sedative e digestive, per la cura di dismenorrea e amenorrea, irregolarità del ciclo mestruale</strong>, parassitosi intestinali, stati anoressici e dispepsia.</p>
<p>Si utilizzano le sommità fiorite (raccolte in luglio-agosto), le foglie e le radici che contengono <strong>olii essenziali</strong> (<strong>linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene</strong>), lattoni sesquiterpenici (<strong>vulgarina</strong>), flavonoidi, derivati cumarinici, triterpeni.</p>
<p>Le radici sono indicate anche a favore del sistema nervoso centrale in caso di sovra eccitazione e stanchezza generale (usi e tradizioni popolari attribuiscono alla pianta anche proprietà antiepilettiche).</p>
<p><strong>In omeopatia</strong> è un rimedio per nevralgie, convulsioni dei bambini, contrazioni e spasmi uterini, profuse mestruazioni.</p>
<p>La <strong>medicina popolare</strong> e la tradizione descrivono l&#8217;artemisia come una pianta diuretica, amaro-tonica, emmenagoga, antispasmodica, sudorifera, febbrifuga, colagoga, sedativa, antielmintica, anoressizzante e digestiva. In liquoreria, l&#8217;artemisia trova impiego come base amaricante-aromatizzante di molti amari aperitivi e digestivi e bibite analcoliche.</p>
<p><strong>Avvertenze</strong>: L&#8217;artemisia comune può avere effetti collaterali come reazioni allergiche (riniti estive) o disturbi gastrointestinali in alcune persone; da non utilizzare durante la gravidanza e l’allattamento, in dosi elevate può essere velenosa e danneggiare il sistema nervoso, in alcune persone il contatto con la pelle può provocare dermatiti.</p>
<p><strong>Note e Curiosità</strong>: “<em>Felix ille, qui ex auctorum Artemisiis se feliciter extricaverit</em>” (Giovanni Antonio Scopoli, 1723-1788).</p>
<p>Nella Roma antica la si portava sul corpo, in forma di corona, per difendersi dagli spiriti e dagli influssi maligni; è considerata una delle erbe di S. Giovanni: “la vigilia di S. Giovanni, strappando le radici vi si trovano sotto dei carboni, la cui polvere guarisce immediatamente dall’epilessia”.</p>
<p>Una tradizione popolare vuole che le foglie di artemisia messe nelle scarpe al mattino, permetterebbero di percorrere molti chilometri senza fatica.</p>
<p>Il Mattioli la considerava valida per “provocare i mestrui, il parto e le secondine”.</p>
<p>Icobaldo Rebaudengo nella sua Farmacopea cerusica 1772 così scriveva a proposito dei cicli mestruali: “prendansi delle foglie di Artemisia, Melissa, Matricaria e Sabina, si facciano bollire in acqua fino e che il volume si riduce di un quinto, si coli la decozione e l’ammalato ne beva tre-quattro bicchieri durante il giorno…”.</p>
<p>Le foglie sono state anche utilizzate come aroma nella birra, poi sostituite dal luppolo.</p>
<p>Questa pianta respinge gli insetti.</p>
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		<title>Assenzio aromatico &#124; Artemisia arborescens</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/assenzio-aromatico-artemisia-arborescens/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 15:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;assenzio aromatico (Artemisia arborescens, L., 1763 è una pianta sempreverde arbustiva perenne, di odore aromatico, della famiglia delle Asteraceae.   Si trova nelle regioni mediterranee dove si sviluppa in arbusti alti anche più di un metro. Cresce su terreni aridi e incolti, sulle rocce presso il mare, rupi calcaree, bordi stradali, tufi, garighe, da 0 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;<strong>assenzio aromatico </strong>(Artemisia arborescens, L., 1763 è una pianta sempreverde arbustiva perenne, di odore aromatico, della famiglia delle Asteraceae.  </em></p>
<p><em>Si trova nelle regioni mediterranee dove si sviluppa in arbusti alti anche più di un metro. Cresce su terreni aridi e incolti, sulle rocce presso il mare, rupi calcaree, bordi stradali, tufi, garighe, da 0 a 1000 m s.l.m.</em></p>
<p><em>È una pianta alta 50-150 (200) cm, a portamento cespuglioso, con fusti eretti, bianco-tomentosi, molto ramificati, lignificati alla base. Le foglie (3-5 cm) alterne, bianco-sericee, tripennatosette, lungamente picciolate, con segmenti lineari, ottusi all’apice, larghi 1-2 mm; foglie superiori minori e sessili, bipennatosette. I capolini globosi, emisferici (5-6 mm di Ø), peduncolati, penduli prima della fioritura, disposti in densa pannocchia fogliosa un po’ unilaterale; squame dell’involucro lineari, sericee e scariose ai margini. I fiori sono tubulosi, di 2 mm, di color giallo brillante, successivamente brunastri, i periferici femminili, quelli del disco ermafroditi; ricettacolo peloso. Il frutto è una cipsela (achenio) cuneiforme, cosparsa di ghiandole gialle.</em></p>
<p><em>Se le foglie sono strofinate, emettono un forte profumo aromatico. Questa pianta è coltivata per l&#8217;aspetto del suo fogliame e per le sue proprietà aromatiche. </em></p>
<p><em>Il nome del genere è dedicato ad Artemisia, dea greca della natura, protettrice delle piante medicinali o alla regina Artemisia, moglie di Mausolo, re di Caria. L’epiteto specifico dal latino “arborescens” (“arbor”, albero), cioè che diviene albero, arbusto.</em></p>
<p><em>Come tutte le specie del genere Artemisia <strong>è ricca in oli essenziali</strong>, utilizzati sia in cucina, per la preparazione di liquori, che nella medicina tradizionale. Contiene però anche il <strong>tujone</strong>, un composto dalla nota neurotossicità. </em></p>
<p>Come tante altre specie del genere Artemisia, ha un odore fragrante di “<strong>vermouth</strong>” e contiene principi attivi ed <strong>oli essenziali</strong> (tra cui <strong>camazulene </strong>e <strong>monoterpenoni</strong>) che hanno <strong>proprietà anti-infiammatorie, emmenagoghe, aperitive e digestive, antistaminiche, antielmintiche, antivirali e antimicrobiche</strong>. <strong>Viene utilizzata anche in profumeria e come repellente per tarme e topi.</strong></p>
<p><strong>I fiori dell’artemisia sono molto usati per produrre creme, pomate e altri prodotti cosmetici ed erboristici; le foglie, invece, sono commestibili</strong>.</p>
<p>L’<em>arborescens</em> non va mai confusa con l’<em>artemisia absinthium</em>, varietà facente parte sempre delle asteraceae con la quale si producono, oltre a prodotti erboristici, liquori come l’assenzio o il vermut.</p>
<p><strong>Le radici della pianta hanno azione sedativa</strong>, in grado di rilassare il sistema nervoso, perciò sono indicate in caso di sovraccitazione e stanchezza generale.</p>
<p><strong>Le sommità fiorite dell’artemisia contengono olii essenziali</strong> (<strong>linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene), lattoni sesquiterpenici (vulgarina) e flavonoidi</strong>, che conferiscono alla pianta <strong>azione antispasmodica</strong> (attenua gli spasmi muscolari in caso di dolori mestruali e dismenorrea) e <strong>azione emmenagoga</strong> (regola il flusso mestruale in caso di amenorrea e irregolarità del ciclo mestruale).</p>
<p>La presenza nel fitocomplesso degli olii essenziali oltre a renderla un efficace <strong>rimedio antisettico ed espettorante</strong> in caso di tosse, viene impiegata anche contro <strong>parassitosi intestinali</strong>, mentre per l’<strong>azione eupeptica </strong>è utilizzata nella digestione difficile, soprattutto nella formulazione di liquori naturali. Pare che alcuni ramoscelli di Artemisia messi in cantina scaccino le bratte.</p>
<p><strong>L’uso dell’artemisia come pianta medicinale</strong> è molto efficace e diffuso. Le maggiori <strong>proprietà</strong> sono quelle <strong>antipiretiche, vermifughe, toniche, stimolanti, antielmintiche, antipiretiche</strong>. Inoltre l’artemisia era adoperata già in antichità per provocare le mestruazioni o indurre il parto grazie alle sue proprietà emmenagoghe.</p>
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		<title>Zedoaria &#124; Curcuma zedoaria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/zedoaria-curcuma-zedoaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[borneolo]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizione indonesiana e indiana]]></category>
		<category><![CDATA[Zedoaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Zedoaria è una pianta erbacea perenne del genere Curcuma Linn., famiglia delle Zingiberacee, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam). La curcuma zedoària, anche detta comunemente curcuma bianca o mango tumerico, presenta un grosso &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Zedoaria</strong> è una pianta erbacea perenne del genere <em>Curcuma Linn</em>., famiglia delle <em>Zingiberacee</em>, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam).</p>
<p>La <strong>curcuma zedoària</strong>, anche detta comunemente <strong>curcuma bianca o mango tumerico</strong>, presenta un grosso rizoma tuberoso, dalla polpa color arancio, molto profumato e gustoso, da cui si originano, sia rami sterili con foglie lanceolate, sia rami fertili con fiori bianco-giallastri con sfumature porporine, terminanti con un ciuffo di brattee bianco-porporine; può raggiungere l’altezza di 1 mt.. Il suo rizoma ha un aroma pungente, muschiato e con una nota di rosmarino.</p>
<p>Talvolta <strong>impiegata in cucina come spezia</strong>, accompagnando specialmente i <strong>piatti tipici della tradizione indonesiana e indiana</strong> a base di pollo e agnello, mentre le foglie vengono utilizzate come erbe aromatiche. A Singapore viene largamente impiegata nella <strong>preparazione di liquori e vini aromatici e carminativi</strong>; in particolare rientra nella composizione di alcuni liquori amaro-tonici, possedendo una spiccata azione sull&#8217;apparato digerente come eupeptico e carminativo.</p>
<p>In India, paese che attualmente ne detiene il primato mondiale produttivo, la Zedoaria è impiegata da secoli nella medicina Ayurvedica per le riconosciute preventive e come cicatrizzante e antinfiammatorio.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> contenuti nella Zedoaria sono: <strong>curcumina, cineolo, borneolo, curcumodiolo, pinene, zingiberene, canfene,</strong> amido, fruttosio, arabinosio, minerali (Ca, Mg, Fe, P, Na, K), vitamine B1, B2, B6, C, resine, mucillagini.</p>
<p>Per molti aspetti la Zedoaria trova similitudini con lo Zenzero. Nella medicina naturale è ampiamente diffusa grazie alle sue <strong>proprietà antisettiche, antiossidanti, antiinfiammatorie, antimicotiche, aromatiche, digestive, stimolanti, antiasmatiche, febbrifughe, vermifughe e addirittura antireumatiche</strong>; essa, inoltre, viene impiegata per le sue <strong>virtù stomachiche e carminative</strong>.</p>
<p>In campo erboristico solitamente viene associata ad altre piante amare, soprattutto nei preparati per massaggi sportivi o adiposità cutanea.</p>
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		<title>Noce Moscata &#124; Myristica fragrans</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/noce-moscata-myristica-fragrans/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 12:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Myristica fragrans è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) e di alcune isole della Nuova Guinea; è coltivata in numerose zone tropicali: India, Indonesia, America Meridionale, ma la zona di maggior produzione sono le isole Banda nell&#8217;arcipelago delle Molucche. Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: il seme decorticato è la noce moscata, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Myristica fragrans</em> è un albero originario delle isole Molucche (Indonesia) e di alcune isole della Nuova Guinea; è coltivata in numerose zone tropicali: India, Indonesia, America Meridionale, ma la zona di maggior produzione sono le isole Banda nell&#8217;arcipelago delle Molucche.</p>
<p>Parti del suo frutto vengono commercializzate come spezie: <strong>il seme decorticato è la noce moscata, mentre la parte esterna che lo ricopre fornisce il macis</strong> (spezia poco utilizzata nel nostro Paese dal profumo simile alla noce moscata).</p>
<p>La noce moscata (da &#8220;noce di Mascate&#8221;, capitale dell&#8217;Oman, che non è il luogo di origine ma è il posto dal quale cominciò ad essere commercializzata) è una spezia usata in cucina. Il seme della pianta, di forma ovale arrotondata, ha sapore e odore particolari, dovuti alla presenza di un olio aromatico. La specie <em>Myristica fragrans</em> fu descritta per la prima volta nel 1774, dal botanico olandese Martinus Houttuyn. L’epiteto “<em>fragrans</em>” significa “fragrante”, in riferimento al suo aroma.</p>
<p>La<em> Myristica fragrans</em> si presenta come un albero sempreverde alto 8-10 metri che talvolta raggiunge i 20 metri; la corteccia, grigio-nerastra, è liscia negli esemplari giovani e fessurata verticalmente in quelli vecchi;<br />
la chioma è conica. Le foglie persistenti sono inserite alterne, hanno un picciolo corto, il lembo è intero, sono di consistenza coriacea, ovali o ellittiche con la base ristretta a cuneo e l&#8217;apice acuminato, il margine è intero ma lievemente ondulato; la superficie è glabra, verde scura e lucente sopra, più chiara e opaca inferiormente; guardata in trasparenza, la foglia presenta numerosi punti traslucidi dovuti alla presenza di ghiandole che producono olio essenziale.</p>
<p>I fiori hanno il calice composto da una porzione tubulare che in alto si divide in tre lobi lanceolati bianco-giallastri; i petali mancano; i fiori sono separati: quelli maschili, disposti in grappoli o in ombrelle all&#8217;ascella delle foglie, hanno da nove a diciotto stami; quelli femminili sono solitari. Il frutto è una drupa piriforme o rotondeggiante formata da una porzione carnosa che a maturità si divide in due metà e contiene un seme, la &#8221;Noce moscata&#8221;, che deve essere essiccata prima del suo utilizzo; questo è circondato da una formazione, detta arillo, composta da una parte intera e da numerose ramificazioni, di colore rosso vivo che diviene giallo quando è secco e costituisce il &#8221;Macis&#8221; del commercio.</p>
<p>È composta per il 40% da grassi, per il 30% da carboidrati, in particolare amido, e per il 6% da proteine. Le sue proprietà sono dovute soprattutto alla presenza di oli essenziali (dal 2 al 16%) e di composti fenolici, resine e pigmenti. Principali componenti:</p>
<ul>
<li>Seme:
<ul>
<li>Olio essenziale: idrocarburi monoterpenici, derivati del fenilpropano (<strong>miristicina</strong>, <strong>safrolo</strong>, <strong>elemicina</strong>, <strong>eugenolo</strong>, <strong>isoeugenolo</strong>, <strong>metileugenolo</strong>, <strong>metilisoeugenolo</strong>), alcol terpenici (<strong>borneolo</strong>, <strong>acetato di bornile</strong>, <strong>linalolo</strong>, <strong>geraniolo</strong>, <strong>acetato di linalile</strong>)</li>
<li>Lignani, neolignani e lipidi (<strong>trimiristina</strong>)</li>
<li>Saponosidi triterpenici</li>
<li>Triterpeni e steroli (<strong>sitosterolo</strong> e <strong>campesterolo</strong>)</li>
<li>Tannini e amido</li>
</ul>
</li>
<li>Macis:
<ul>
<li>Olio essenziale: ricco in monoterpeni e derivati del fenilpropoano (miristicina, elemicina e safrolo)</li>
<li>Diarilpropanoidi, lignani e neolignani (miristicanoli, fragransoli, fragransine)</li>
<li>Malabariconi e lipidi (amilodestrina, acido plamitico</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>La miristicina, principale componente dell&#8217;olio essenziale ricavato da <em>Myristica fragrans</em>, a elevati dosaggi ha un effetto simil-stupefacente, che provoca allucinazioni e convulsioni.</p>
<p>Le due droghe che si ottengono dalla <em>Myristica fragrans</em>, la Noce moscata vera e propria e il Macis, hanno <strong>proprietà</strong> <strong>simili</strong>: aroma fine e fragrante, ricchezza di sostanze volatili e di grassi che possono essere separati e utilizzati a scopo medicamentoso. Il burro di Noce moscata o di Macis, che si trova in farmacia, ha proprietà stimolanti e revulsive e viene utilizzato nella preparazione di unguenti, empiastri e cerotti che attivano la circolazione della zona trattata e sono particolarmente utili in caso di dolori reumatici e nevralgici. Va ricordato che l&#8217;olio essenziale, se ingerito a dosi superiori a qualche goccia, scatena fenomeni convulsivi e contrazioni uterine e pertanto non se ne deve fare altro uso di quello previsto. L&#8217;<strong>olio essenziale </strong>ha un impiego specifico contro il mal di denti dovuto a grosse carie: si introduce nella cavità un piccolissimo batuffolo di cotone imbevuto di essenza, con buona pace del dente seriamente danneggiato.</p>
<p>La Noce moscata trova la sua giusta e insostituibile collocazione come <strong>aromatizzante</strong> di cibi, di dolci, budini e creme e anche della salsa besciamella, di purè e verdure lesse, e di molte preparazioni liquoristiche. Spesso, nella cucina italiana, viene aggiunta nei ripieni, tradizionalmente per tortellini, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci. Il suo aroma, in quantità moderate, è gradevole, caldo, piccante, esotico.</p>
<p>Un pizzico di Noce moscata grattugiata è un ottimo complemento <strong>stimolante nel vin brûlé e nel punch</strong>. Essa è contemporaneamente <strong>utile sulla sfera digestiva, dove esercita un&#8217;azione stimolante sulla secrezione degli enzimi digestivi, blocca le fermentazioni intestinali, attenua nausea e vomito</strong>. Ad elevati dosaggi ha un effetto simil-stupefacente, che provoca allucinazioni e convulsioni.</p>
<p>L&#8217;olio di noce moscata è in grado di esercitare un&#8217;<strong>azione antinfiammatoria e analgesica </strong>attraverso l&#8217;inibizione dell&#8217;espressione della <strong>ciclossigenasi di tipo II</strong>, ossia dell&#8217;enzima deputato alla sintesi delle prostaglandine responsabili dell&#8217;insorgenza di infiammazione e dolore.</p>
<p>Alla noce moscata sono attribuite anche <strong>proprietà digestive, astringenti e carminative</strong>; per tale ragione, la si può ritrovare all&#8217;interno di preparazioni impiegate per favorire la regolare funzionalità gastroenterica e/o con indicazioni per il trattamento di disturbi digestivi, diarrea, aerofagia e flatulenza. Inoltre, alla noce moscata sono attribuite anche proprietà <strong>antisettiche, sedative e stimolanti</strong>.</p>
<p>Secondo la medicina popolare, tra le virtù di questa spezia c&#8217;è anche quella di essere considerata un potente <strong>afrodisiaco</strong>.</p>
<p>Usato in alte dosi, inibisce la produzione di prostaglandine che possono influenzare lo sviluppo del feto e bloccare una gravidanza.  La noce moscata ha un effetto stimolante che può rivelarsi dannoso quando questa spezia è usata in quantità eccessive (5-15 g). Infatti, contiene sostanze aromatiche, quali la <strong>miristicina</strong>, il <strong>safrolo</strong> e il <strong>pinene</strong>, che possono anche scatenare crisi convulsive e allucinazioni, come conseguenza di uno stato tossico generale, che può comportare anche cefalea, nausea, vertigini, vomito e tachicardia. Un rischio che non si corre se, come tutte le spezie, viene utilizzata correttamente, cioè solo in piccole quantità. In ogni caso, è bene non abusarne soprattutto in caso di epilessia o disturbi neurologici, e il suo consumo, quando si assumono psicofarmaci, andrebbe evitato: in queste condizioni è opportuno prima consultare un medico.</p>
<p>Una piccola noce moscata stilizzata è raffigurata nella parte sinistra della bandiera dell’isola caraibica di Grenada.</p>
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		<title>Blumea balsamifera</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/blumea-balsamifera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2022 20:04:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Blumea balsamifera]]></category>
		<category><![CDATA[borneolo]]></category>
		<category><![CDATA[canfora]]></category>
		<category><![CDATA[limonene]]></category>
		<category><![CDATA[sambong]]></category>
		<category><![CDATA[saponina]]></category>
		<category><![CDATA[sesquiterpene]]></category>
		<category><![CDATA[tannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Blumea balsamifera è una pianta spermatofita dicotiledone appartenente alla famiglia delle Asteraceae. È utilizzata in fitoterapia per la cura del raffreddore comune e come diuretico nella medicina tradizionale filippina, dove è comunemente nota come sambong; è utilizzata anche nella medicina tradizionale thailandese e cinese. Nella maggior parte delle Filippine, la B. balsamifera è chiamata sambong &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Blumea balsamifera</strong> è una pianta spermatofita dicotiledone appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>.</p>
<p>È utilizzata in fitoterapia per la cura del raffreddore comune e come diuretico nella medicina tradizionale filippina, dove è comunemente nota come <strong>sambong</strong>; è utilizzata anche nella medicina tradizionale thailandese e cinese.</p>
<p>Nella maggior parte delle Filippine, la B. balsamifera è chiamata <strong>sambong</strong> in tagalog, ma in visaya è nota con il nome di <strong>bukadkad</strong> e in iloko è chiamata <strong>subsob, subsub o sobsob</strong>.</p>
<p><strong>I suoi impieghi principali sono come diuretico e per trattare i sintomi del raffreddore</strong> comune di cui allevia i sintomi. Come diuretico, il sambong è un&#8217;erba utilizzata per trattare l&#8217;<strong>urolitiasi</strong> (calcoli renali o del tratto urinario) e le infezioni del tratto urinario e per ridurre la pressione arteriosa del sangue. <strong>I</strong></p>
<p><strong>l sambong agisce anche come espettorante, antidiarroico e antispasmodico</strong>. Talvolta è utilizzato anche come astringente per le ferite. L&#8217;impiego del sambong è approvato dal Dipartimento della Salute filippino, dall&#8217;Institute of Traditional and Alternative Health Care e dal Bureau of Plant Industries del Dipartimento dell&#8217;Agricoltura.</p>
<p>I principi attivi si trovano nell&#8217;olio essenziale, estratto dalle foglie del sambong, che contiene principalmente <strong>canfora </strong>e <strong>limonene</strong>, ma anche tracce di <strong>borneolo, saponina, sesquiterpene</strong> e <strong>tannino</strong>, <strong>acido miristico e palmitico</strong>.</p>
<p>Oltre agli utilizzi come medicinale, può anche essere usata come pianta secca decorativa.</p>
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		<title>Abete bianco &#124; Abies alba Miller</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/abete-bianco-abies-alba-miller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 11:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[abete bianco]]></category>
		<category><![CDATA[albero di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[borneolo]]></category>
		<category><![CDATA[essenza di trementina]]></category>
		<category><![CDATA[fellandrene]]></category>
		<category><![CDATA[limonene]]></category>
		<category><![CDATA[piceina]]></category>
		<category><![CDATA[pigne]]></category>
		<category><![CDATA[pinene]]></category>
		<category><![CDATA[principe dei boschi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;abete bianco, detto anche abete comune, abezzo o avezzo, è una pianta tipica delle foreste e delle montagne dell&#8217;emisfero boreale. L&#8217;abete bianco è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (in media 30 metri, alcuni esemplari possono superare 50 metri) è soprannominato &#8220;il principe dei boschi&#8220;. L’abete bianco è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>abete bianco</strong>, detto anche abete comune, abezzo o avezzo, è una pianta tipica delle foreste e delle montagne dell&#8217;emisfero boreale.</p>
<p>L&#8217;abete bianco è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (in media 30 metri, alcuni esemplari possono superare 50 metri) è soprannominato &#8220;il <strong>principe dei boschi</strong>&#8220;.</p>
<p>L’abete bianco è riconoscibile grazie alla corteccia di colore grigio chiaro, che in età avanzata assume un colore che va dal grigio-biancastro al grigio-scuro, e che è caratterizzata dalla presenza di screpolature e scaglie. Le foglie sono persistenti (8-10 anni) e costituite da aghi appiattiti, rigidi e inseriti singolarmente e separatamente sui rametti, secondo una disposizione a pettine (cioè come i denti di un doppio pettine). Gli aghi sono lunghi circa 1,5–3 cm e larghi 1,5–2 mm, leggermente ristretti alla base, con la punta arrotondata non pungente e i margini lisci.</p>
<p>Il lato superiore degli aghi è lucente e di colore verde scuro, mentre quello inferiore presenta un colore verde pallido con 2 linee parallele biancastre con 6-8 file di stomi e canali resiniferi.</p>
<p>Contrariamente all’abete rosso, nettamente più comune, i suoi aghi hanno una punta arrotondata che non punge. Con il suo profumo, un tempo era l’<strong>albero di Natale </strong>per eccellenza. Negli ultimi anni però è stato rimpiazzato da altre conifere.</p>
<p>I frutti dell&#8217;abete bianco sono le tipiche <strong>pigne</strong>, che caratterizzano gli alberi appartenenti alle famiglie delle conifere, e hanno aspetto cilindrico e struttura eretta, con lunghezze che, si è detto, arrivano a 15 centimetri. Nella fase della loro maturità le pigne finiscono per sfaldarsi in squame.</p>
<p>Durante gli ultimi anni l&#8217;abete bianco ha subito una diminuzione di numero.</p>
<p>Il nome generico “Abies” deriva dal greco “<em>Abios</em>” ovvero “longevo” e “alba” che significa “bianco”, dalle 2 linee biancastre che caratterizzano le sue foglie.</p>
<p>Le <strong>gemme</strong>, che vengono raccolte in primavera, <strong>contengono un olio ed un glucoside, detto piceina</strong>, che le rende balsamiche, <strong>con proprietà sfiammanti, antireumatiche e diuretiche</strong>. Il decotto di gemme unito è molto utile per trattare problemi alle vie respiratorie per l&#8217;attività antisettica ed espettorante. Tale olio viene anche usato per aromatizzare prodotti da bagno e per massaggi tonificanti. Le foglie, ricche di <strong>provitamina A</strong>, anticamente venivano utilizzate per curare malattie agli occhi.</p>
<p>Dal legno e dalle foglie si ricava l&#8217;<strong>essenza di trementina</strong>, utilizzata in medicina e in veterinaria per strappi e contusioni grazie alle sue <strong>proprietà antisettiche e antireumatiche</strong>. L’ olio essenziale, ricco in <strong>terpeni </strong>(<strong>limonene, fellandrene, borneolo, pinene</strong>), è ampiamente usato dagli appassionati di pittura per la <strong>diluizione dei colori</strong>. L’essenza di trementina, contenuto nella resina, al contrario dei ricavati del petrolio, riesce a fornire dei colori più morbidi ed elastici. Dalla corteccia si estraggono tannini, usati per la concia delle pelli.</p>
<p>Gli <strong>oli essenziali</strong> di abete sono utilizzati per massaggi nella cura delle affezioni respiratorie per le loro <strong>proprietà secretolitiche, antisettiche, espettoranti e balsamiche</strong>, e trovano impiego anche nel trattamento di nevralgie, mialgie e reumatismi per le proprietà iperemizzanti ed antireumatiche.</p>
<p>Tuttavia, è bene ricordare che per il trattamento dei suddetti disturbi, l&#8217;olio essenziale di abete non dovrebbe essere utilizzato puro, ma opportunamente diluito, in modo da evitare reazioni di sensibilizzazione e irritazioni cutanee.</p>
<p>Il <strong>gemmoderivato</strong> di abete bianco è indicato <strong>nei ritardi e nei deficit del consolidamento osseo</strong> (in caso di rachitismo, fratture ossee e ritardi del loro consolidamento, disturbi della dentizione, carie, paradontosi, osteoporosi giovanile e dell&#8217;anziano, carenze alimentari di calcio degli adulti e casi di decalcificazione).</p>
<p>Se correttamente impiegato, l&#8217;abete bianco e il suo olio essenziale non dovrebbero causare effetti avversi di alcun tipo. Tuttavia, l&#8217;olio essenziale di abete può essere responsabile d&#8217;<strong>irritazioni cutanee </strong>e di broncospasmo, così come di possibili reazioni irritative e/o allergiche sia a livello locale che a livello sistemico.</p>
<p>In caso di assunzione interna di dosi elevate di olio essenziale di abete, invece, si può andare incontro ad un <strong>avvelenamento</strong> che si manifesta con gravi sintomi, quali: nausea, vomito, diarrea, aumento della salivazione, sete, mal di gola, coliche intestinali, vertigini, dispnea, spasmi, stranguria, disuria, albuminuria ed ematuria.</p>
<p>L&#8217;utilizzo dell&#8217;olio essenziale di abete è controindicato in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, in pazienti affetti da asma, patologie ostruttive croniche delle vie aeree e pertosse.</p>
<p><strong>Il legno dell&#8217;abete bianco</strong> è leggero, abbastanza tenero, di colore chiaro con venature rossastre; ritenuto qualitativamente inferiore a quello dell&#8217;abete rosso, è comunque ampiamente impiegato dalle industrie cartiere per ottenere cellulosa e nelle falegnamerie, dove viene utilizzato per varie costruzioni sia di interni (arredamenti) che per gli esterni, nonostante sia abbastanza vulnerabile a tarli e agenti atmosferici.</p>
<p>Alcuni vantaggi rispetto al legno dell&#8217;abete rosso si possono trovare nel fatto che tale legno non contiene resina, poiché questa è presente solo nella corteccia, una maggiore resistenza e portata statica ed una superiore attitudine all&#8217;impregnazione. Gli svantaggi rispetto all&#8217;abete rosso stanno in una maggiore presenza di durame con elevato contenuto di umidità (tale difetto viene definito &#8220;cuore bagnato&#8221;) e nella presenza di &#8220;cipollatura&#8221;, un difetto del legno che consiste in un maggior sfaldamento in corrispondenza degli anelli annuali di accrescimento.</p>
<p>In passato, tra il XV e il XVIII secolo, la pianta veniva utilizzata, data la notevole altezza dei suoi fusti, come <strong>albero di maestra per le navi</strong>, mentre ancora oggi, soprattutto nell&#8217;Europa centrale, gli esemplari più giovani vengono utilizzati come alberi di Natale al posto del più usato abete rosso, in quanto i suoi aghi sono aromatici e resistenti, cadendo molto più tardi rispetto a quelli dell&#8217;abete rosso. Oggi, però, l&#8217;abete bianco è poco utilizzato come albero di Natale, è stato, infatti, in gran parte sostituito dall&#8217;abete del Caucaso (che ha un fogliame più denso e attraente), dall&#8217;abete rosso (più diffuso ed economico) e da altre specie.</p>
<p>I frati Servi di Maria di Monte Senario (Firenze) producono un <strong>liquore</strong> con estratti di questa pianta chiamato &#8220;Gemma d&#8217;Abeto&#8221;, ideato nel 1865 da fra Agostino Martini da Sant&#8217;Agata di Mugello, speziale del convento.</p>
<p>I monaci di Camaldoli (AR) producono un liquore con estratti di questa pianta chiamato &#8220;<strong>Lacrima d&#8217;abeto</strong>&#8220;.</p>
<p>La corteccia dell&#8217;abete bianco contiene una resina, da cui si ricava la cosiddetta &#8220;<strong>Trementina di Strasburgo</strong>&#8221; o &#8220;<strong>di Alsazia</strong>&#8220;, utilizzata soprattutto per le vernici.</p>
<p>Ogni tre anni a Spelonga, in occasione della Festa Bella, si taglia un abete bianco e in tre giorni lo si trasporta a mano in paese per rievocare la Battaglia di Lepanto.</p>
<p>I boschi di abete forniscono il miele di melata molto apprezzato nei paesi dell&#8217;Europa Centrale.</p>
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