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	<title>allevamenti intensivi Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Spigola (Dicentrarchus labrax)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/spigola-dicentrarchus-labrax/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 11:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pesce, crostacei e molluschi]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dicentrarchus labrax (Linnaeus, 1758) o Morone labrax, nota comunemente come spigola o branzino, è una specie di pesce osseo marino e d&#8217;acqua salmastra della famiglia Moronidae. Pur trattandosi di due pesci leggermente diversi (la spigola ha colori più accesi, livrea maculata di giallo e muso più tozzo rispetto al branzino) vengono commercializzati indifferentemente sotto uno &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dicentrarchus labrax</em> (Linnaeus, 1758) o <strong>Morone labrax</strong>, nota comunemente come <strong>spigola</strong> o <strong>branzino</strong>, è una specie di pesce osseo marino e d&#8217;acqua salmastra della famiglia <em>Moronidae</em>.</p>
<p>Pur trattandosi di due pesci leggermente diversi (la spigola ha colori più accesi, livrea maculata di giallo e muso più tozzo rispetto al branzino) vengono commercializzati indifferentemente sotto uno dei due nomi. Il nome spigola infatti viene utilizzato molto di più dalla Toscana fino al sud Italia; il nome branzino invece sembra venire dai pescatori della laguna di Venezia i quali lo chiamavano così per le branchie: <strong>branzino, ovvero il pesce con le branchie in vista</strong>.</p>
<p>La spigola si trova in abbondanza nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico Settentrionale ma può vivere anche nelle acque salmastre delle baie vicino ai fiumi. Predilige acque costiere poco profonde, con fondali sabbiosi, rocciosi o coperti da praterie di posidonia, ma può essere trovata anche nelle foci dei fiumi, lagune e zone umide salmastre. La spigola è una specie eurialina, in grado di tollerare variazioni di salinità nell’ambiente in cui vive, ed è comune trovarla in habitat salmastri come estuari e delta fluviali.</p>
<p>Si tratta di un <strong>pesce molto feroce e vorace</strong>; non a caso viene chiamato anche &#8220;<strong>spazzino dei fondali</strong>&#8221; o <strong>pesce spazzino</strong> perché <strong>divora tutto quello che incontra</strong>, persino le reti dei pescatori sulle quali si arrampica con i denti! è un pesce predatore che può raggiungere una lunghezza di 1 metro e un peso di 12 kg, sebbene la maggior parte degli esemplari adulti misuri tra i 40 e i 70 cm. Il corpo della spigola è allungato e compresso lateralmente, con una colorazione che varia dal grigio-argento al verde oliva sul dorso, mentre i fianchi sono più chiari e l’addome bianco. Presenta una linea laterale ben visibile e caratteristiche pinne dorsali, di cui la prima è dotata di raggi spinosi. La spigola possiede una bocca ampia e denti aguzzi, utili per catturare le prede, che sono costituite principalmente da pesci più piccoli, crostacei e molluschi, ma può occasionalmente integrare la sua dieta con invertebrati bentonici, come vermi policheti e anellidi. La sua strategia di predazione consiste nel tendere agguati alle prede, utilizzando la sua notevole velocità e agilità per catturarle in un solo morso.</p>
<p>La spigola è una <strong>specie prevalentemente solitaria</strong>, anche se talvolta può formare piccoli gruppi, soprattutto durante la stagione riproduttiva o in presenza di abbondanti risorse alimentari. È in grado di effettuare <strong>migrazioni stagionali</strong>, spostandosi tra le acque costiere e quelle più profonde in base alla disponibilità di cibo e alle condizioni ambientali.</p>
<p><strong>La spigola è tra le varietà di pesci più diffuse e di facile reperibilità</strong>: <strong>presenta carni tenere, leggere e dal sapore delicato</strong>; abita e predilige acque costiere rocciose.</p>
<p>La spigola è, a differenza dell&#8217;orata, un <strong>pesce povero</strong>, dalle carni meno pregiate ma non per questo meno gustose: caratteristica che rende questo pesce versatile e facile da cucinare.</p>
<p>La spigola ha <strong>carni sode, bianche e molto pregiate</strong> che ben si adattano a qualsiasi tipo di cottura, anche le più violente come quelle alla griglia, in padella o al forno. L’importante è cucinarla in modo semplice per non sovrastare la delicatezza della sua polpa.</p>
<p><strong>La spigola è un pesce magro, indicato per chi segue un regime alimentare ipocalorico</strong>. Oltre a essere <strong>digeribile</strong>, è <strong>ricca di proteine</strong> <strong>ad alto valore biologico</strong>, ovvero in grado di soddisfare pienamente le esigenze fisiologiche del nostro organismo, oltre a possedere acidi grassi polinsaturi (PUFA) <strong>omega 3 che hanno una funzione protettiva del sistema cardiocircolatorio in quanto riducono il colesterolo cattivo</strong>; contiene inoltre<strong> folati</strong>, per cui il suo consumo è consigliato anche in gravidanza. L’acido folico può, infatti, ridurre fino al 70% il rischio che il nascituro sviluppi malformazioni congenite. Inoltre, <strong>grazie all’elevata presenza di potassio, aiuta a contrastare l’ipertensione</strong>. La spigola è <strong>anche ricca di fosforo</strong>, che favorisce la memoria e il corretto sviluppo di ossa e denti. Infine, secondo uno studio pubblicato sull’<em>American Journal of Clinical Nutrition</em>, <strong>l’assunzione regolare di questo alimento può ridurre fino al 64% la mortalità per cancro e fino al 50% quella associata al tumore alla prostata.</strong></p>
<p>Composta per il 79% da acqua, la spigola <strong>apporta 82 Kcal per ogni 100 g di prodotto</strong> così ripartite: 66 Kcal da proteine, 14 Kcal da lipidi (grassi), 2 Kcal da carboidrati (zuccheri).</p>
<p>Il consiglio è quello di <strong>prediligere sempre le spigole selvagge</strong> che vengono pescate d’inverno in mare aperto e che solitamente si trovano con pezzature superiori ai 500 grammi. Quelle di allevamento invece si possono trovare tutto l’anno e si aggirano intorno ai 250-300 grammi; sono preferibili quelle allevate in mare anziché in vasca. Per preparare una spigola, è importante scegliere esemplari freschi e di qualità, controllando l’aspetto generale del pesce, l’odore e la consistenza della carne. È fondamentale anche saper eviscerare e sfilettare correttamente il pesce per ottenere il massimo del sapore e della consistenza.</p>
<p><strong>In cucina</strong>, <strong>la spigola è un pesce molto apprezzato in cucina per il sapore delicato e la consistenza della sua carne</strong>. Si presta a diverse preparazioni culinarie, sia al forno che alla griglia, e si abbina bene con una varietà di ingredienti come erbe aromatiche, agrumi, olive e pomodorini. Ricette a base di spigola includono filetti al cartoccio, spigola al forno con patate e rosmarino, e spigola alla griglia con salsa verde. La versatilità del branzino lo rende adatto anche per piatti di alta cucina, come il branzino in crosta di sale, un classico della cucina mediterranea.</p>
<p>L’importanza gastronomica di questo pesce spiega facilmente il gran numero di <strong>allevamenti intensivi</strong> e, ovviamente, giustifica i tanti appassionati di pesca sportiva che si cimentano nella pesca di questo splendido (e buonissimo) predatore.</p>
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		<title>La carne: un alimento insostituibile</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-carne-un-alimento-insostituibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Apr 2023 11:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carne e uova]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della carne per molteplici e svariati motivi. La ricerca scientifica è riuscita a produrre un cibo sì, innovativo, che deve però seguire le stesse regole di sicurezza dei prodotti tradizionali per vanificare le perplessità dell’opinione pubblica in termini di benefici e di rischi. Le motivazioni della ricerca &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della carne per molteplici e svariati motivi.</p>
<p>La ricerca scientifica è riuscita a produrre un cibo sì, innovativo, che deve però seguire le stesse regole di sicurezza dei prodotti tradizionali per vanificare le perplessità dell’opinione pubblica in termini di benefici e di rischi. Le motivazioni della ricerca rispondono ad esigenze di sostenibilità legati alla crescita demografica e quindi  al crescente bisogno di cibo proteico e considerazioni ambientali: l’impiego di carne artificiale potrebbe ridurre significativamente le emissioni di gas serra del settore del 92%, produrre il 93% in meno di inquinamento, diminuire del 95% il consumo di suolo e del 78% quello di acqua (per un kg di carne bovina servono in media 11.500 litri d’acqua, mentre secondo lo studio scientifico «<em>Environmental Impacts of Cultured Meat Production</em>» per la stessa quantità di carne coltivata bastano tra 367 e 521 litri), senza considerare  i vantaggi in termini di sicurezza alimentare (la carne prodotta in laboratorio è controllata, non ha contaminanti biologici o chimici, ecc.).</p>
<p>Per gli imprenditori tech la carne coltivata è il business del XXI secolo. Due semplici considerazioni: la tecnica già utilizzata in medicina rigenerativa consente, portato su scala industriale, di produrre da una sola cellula 10 mila chili di carne. In pratica quelle cellule per diventare hamburger impiegano poche settimane, mentre attraverso la crescita naturale di un bovino occorre un anno e mezzo.</p>
<p>A questa filiera, che raccoglie ogni anno finanziamenti sempre maggiori, si oppone una parte del mondo agro-industriale che teme lo stravolgimento di un mercato da oltre 1.400 miliardi di euro.</p>
<p>Infine, le ragioni etiche: ogni anno sono allevati 60 miliardi di animali, la maggior parte prima di finire al macello vive in condizioni di estremo disagio, per non dire tortura, per ottenere massima produttività.</p>
<p>Tutto questo ha creato un’immagine negativa della carne, associata da una parte all’impatto ambientale degli allevamenti e, ancora di più, ai rischi per la salute umana: eccessivi consumi di carne, specialmente rossa, contribuirebbero ad aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e di alcune tra le più diffuse forme di cancro.</p>
<p>A questo punto, <strong>è necessaria un po&#8217; di chiarezza</strong>.</p>
<p><strong><em>Generalità</em></strong></p>
<p>Con <strong>il termine carne</strong> (di uso alimentare) si intende la parte dell’animale che viene consumata come alimento. È composta da masse muscolari, grasso, tessuto connettivo e altri annessi, che vengono così definite solo dopo la macellazione dell’animale e le seguenti modificazioni chimico-fisiche (‘frollatura’). Con detto termine vengono a volte anche indicate le frattaglie (fegato, cuore, reni, pre-stomatici, cervello, ecc.) consumati come alimenti e che, però, presentano caratteristiche molto diverse dalla carne vera e propria.</p>
<p><strong><em>I colori della carne</em></strong></p>
<p>Prima di addentrarci nel trattare alcune caratteristiche della carne, iniziamo dal colore, riconosciuto da tempo (a volte anche erroneamente) come un indicatore di salubrità e qualità. Non a caso, ad esempio, quando ci si trova a scegliere la carne al supermercato o in una macelleria, fra tutte le confezioni, prendiamo quella dove la carne appare più rossa perché sembra più fresca; eppure questa scelta non è del tutto sensata.  L’associazione visiva della carne al colore rosso è ovvia perché pensiamo che essa è costituita dai muscoli dell’animale e che, come tali, contengono sangue. Eppure alla prova dei fatti si può facilmente osservare come le colorazioni assumano diverse sfumature: bianche, rosa, rosè, rosse ecc…. Questo porta ad una prima classificazione che distingue:</p>
<ul>
<li>carni rosse</li>
<li>carni bianche</li>
<li>carni rosate</li>
<li>carni nere</li>
</ul>
<p>Il colore della carne dipende in realtà da molti fattori, ma in primo luogo dalla concentrazione di <strong>mioglobina</strong> nelle fibre muscolari e dalla <strong>struttura del muscolo.</strong></p>
<p>La <strong>mioglobina</strong> è una piccola proteina globulare, il cui compito principale è quello di veicolare l&#8217;ossigeno ai mitocondri presenti nelle cellule del tessuto muscolare. Di conseguenza, si trova in grandi quantità nel cuore e in altri muscoli; insieme alla <strong>troponina</strong>, la mioglobina rappresenta uno dei marcatori più utilizzati per confermare o escludere un eventuale danno cardiaco; il suo colore è rosso, tonalità conferita dalla presenza di un <strong>gruppo EME</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. L&#8217;eme (o gruppo eme) è un complesso chimico membro di una famiglia di composti chiamati porfirine contenente un atomo di ferro. L&#8217;eme costituisce il gruppo prostetico, cioè la parte non proteica, di una serie di proteine tra cui l&#8217;emoglobina, la mioglobina e i citocromi. Questa molecola deve la sua importanza al fatto che può legare l&#8217;ossigeno, sia in forma molecolare sia in altri composti (diossido di carbonio, monossido di carbonio CO, H<sub>2</sub>O, ecc.) proprio grazie all&#8217;atomo di ferro. Quando l’atomo di ferro è legato all’ossigeno, la mioglobina ha un colore rosso rubino, colore conferito di conseguenza al muscolo, a seconda della quantità di mioglobina legata all’ossigeno presente nel tessuto: carni con una colorazione rosso intensa ne contengono di più rispetto alle carni più chiare, come quelle così dette bianche. Viceversa,</p>
<p>la carne assume un colore tendente al marrone o al grigio quando la mioglobina perde l’ossigeno o non è ossigenata abbastanza, come nel caso della carne sottovuoto o di quei pezzi di carne che si anneriscono per contatto con altre fette.</p>
<p>L’ossigeno non è l’unico atomo che si può legare al ferro della mioglobina: durante il processo di trasformazione alle carni lavorate (gli insaccati come la mortadella e il prosciutto cotto) vengono aggiunti nitrati che liberano ossido di azoto; quest’ultimo, una volta legato al ferro della mioglobina, conferisce alla carne un colore rosa (più o meno scuro). Questo processo è utile a garantire la lunga conservazione di questa tipologia di carne.</p>
<p>Altri processi di lavorazione, come la cottura, comportano una trasformazione della colorazione della carne, che a seconda delle temperature cui è esposta varia dal rosso fino al grigio.</p>
<p><strong>Il contenuto di mioglobina varia a seconda della razza dell’animale e anche del sesso, dell’età e del lavoro cui è sottoposto il muscolo</strong> (muscoli molto usati, come cuore, diaframma e collo, sono più ricchi di mioglobina e quindi più scuri di altri; allo stesso modo, la carne di un animale tenuto allo stato brado è ben diversa da quella di animali da allevamento, sia in consistenza che in colorito); inoltre è contenuta a livelli maggiori nelle carni di esemplari maschi e tende ad aumentare con l’età. Per questo la carne di una vitella sarà estremamente diversa nel colore da quella di un bovino maschio adulto. Con la cottura questa viene denaturata e la carne assume un colore bruno-grigiastro più accentuato in superficie, mentre all&#8217;interno può mantenersi rosata.</p>
<p><strong>Classificazioni delle carni</strong></p>
<p>Le <strong>classificazioni della carne</strong> più diffuse sono infatti tre:</p>
<ul>
<li>la classificazione nutrizionale;</li>
<li>la classificazione gastronomica;</li>
<li>la classificazione commerciale.</li>
</ul>
<p><strong>La classificazione nutrizionale </strong></p>
<p>Sulla base della tinta e quindi della maggiore o minore presenza nei muscoli di mioglobina è possibile distinguere:</p>
<ul>
<li><strong>carni rosse:</strong> sono quelle più ricche di mioglobina e provengono da bovini, ovini e maiali adulti, equini ed alcuni animali da cortile quali la faraona, il piccione, l’oca e l’anatra;</li>
<li><strong>carni bianche</strong>: sono più povere di mioglobina e sono quelle di animali giovani, come ad esempio l’agnello e il capretto, nonché quelle di molti animali da cortile quali pollo, tacchino, coniglio e, per estensione, gallina e cappone;</li>
<li><strong>carni rosa o rosate:</strong> si indicano quelle di suino e di vitello</li>
<li><strong>carne nera o scura</strong>: è costituita dalla carne della cosiddetta selvaggina o cacciagione (carne di cinghiale, lepre, cervo, capriolo, fagiano, quaglia, camoscio ed altri animali selvatici quali lo struzzo e l’emù). La loro carne è caratterizzata da un’elevata quantità di tessuto connettivo e si presenta molto compatta e piuttosto scura.</li>
</ul>
<p>La carne di maiale, nonostante da un punto di vista gastronomico sia considerata bianca, appartiene a tutti gli effetti alla categoria di quelle rosse, proprio per il suo alto contenuto di mioglobina. Lo stesso dicasi per anatre, oche e i grandi uccelli incapaci di volare (come struzzo ed emu), che – pur appartenendo alla famiglia del pollame – vengono classificati come carni rosse.</p>
<p><strong>La classificazione gastronomica</strong></p>
<p>Questa seconda classificazione definisce le categorie di carne sul loro utilizzo in cucina, quindi sulla percezione dell’alimento attraverso i sensi, e, soprattutto sull’aspetto della carne, sia dopo la macellazione che in seguito alla cottura. Per ovvi motivi, la classificazione gastronomica tende a coincidere con quella nutrizionale ma alla valutazione visiva aggiunge quella di sapore e consistenza, e prevede una tipologia in più: le carni rosate, a metà strada tra bianche e rosse.</p>
<p>La classificazione gastronomica individua pertanto 4 tipi:</p>
<ul>
<li>carne bianca (pollame e conigli)</li>
<li>carne rossa (bovini adulti, equini adulti, ovicaprini adulti)</li>
<li>carne rosata (suini, bovini giovani, equini giovani, ovicaprini giovani)</li>
<li>carne nera (selvaggina)</li>
</ul>
<p>Si tratta pertanto di una classificazione che non ha un alcun fondamento scientifico ma è semplicemente basata su osservazioni empiriche; riguarda modalità, tecniche e tempi di cottura ritenuti più giusti.</p>
<p>Considerando la natura delle fibre muscolari e dei tessuti connettivi, i fattori che influenzano le modalità di trattamento di una carne, ovviamente a parità di taglio, sono tre:</p>
<ul>
<li>l&#8217;età, che modifica soprattutto i tessuti connettivi; negli animali giovani sono ricchi di collagene, in quelli adulti di elastina. I primi si sciolgono con la cottura, mentre i secondi no: per questa ragione la carne di vitello risulterà più tenera di quella di bovino adulto;</li>
<li>l&#8217;esercizio e il movimento compiuti, ovvero quanto le fibre muscolari sono state esercitate; la carne di animali che vivono allo stato brado, per esempio, sono più tenaci di quelle di animali allevati in stalla o in cortile, come accennato;</li>
<li>la razza: le tecniche moderne tendono a produrre animali a rapido accrescimento, che sviluppano molto presto muscolature importanti e ben infiltrate di grasso; quest&#8217;ultimo, sciogliendosi in cottura, renderà le pietanze sicuramente più morbide e gustose.</li>
</ul>
<p><strong>La classificazione commerciale</strong></p>
<p>Infine vi è la classificazione commerciale delle carni, ossia quella che <strong>si basa sulla specie di provenienza della carne</strong> (Reg CEE 853/04). Secondo questa metodologia, le categorie di carne sono le tre di base, ma così suddivise:</p>
<ul>
<li><strong>carni rosse</strong>: carne bovine, equine (denominate ungulati e solipedi domestici): manzo, vitello, bufalo, maiale, montone, carni ovine, carni caprine, cavallo</li>
<li><strong>carni bianche</strong>: pollame e conigli, carne suina, carne ovicaprina (definiti pollame e lagomorfi): pollo, tacchino, coniglio, maiale, agnello, abbacchio, capretto</li>
<li><strong>carni nere</strong>: selvaggina.</li>
</ul>
<p>La classificazione commerciale quindi non si ferma al colore delle carni, ma è legata alla specie di provenienza della carne.</p>
<p>Pertanto, è chiaro come il discorso sulle carni sia piuttosto complesso e come metodi diversi possano inserire gli stessi tipi di carne in categorie differenti; di qui la <strong>grande confusione</strong> che sembra regnare <strong>nel mondo delle carni</strong>, almeno a chi vi si approcci per la prima volta. Non esiste in conclusione una sola risposta alla domanda posta in premessa: “la carne suina è rossa o rosata?” per esempio, perché molto dipende dalla classificazione a cui ci si riferisce. Quel che è certo a questo punto è come <strong>il colore della carne sia in fondo una semplice convenzione</strong>, e come tale cambi in base a utilizzi e punti di vista.</p>
<p><strong>Caratteristiche organolettiche della carne</strong></p>
<p>Il termine <strong>caratteristiche organolettiche</strong> comprende l’insieme delle caratteristiche fisiche e chimiche di un alimento che vengono percepite dagli organi di senso, in primo luogo da vista, olfatto e gusto; questi influenzano le percezioni del singolo consumatore determinando esperienze del tutto soggettive e manifestazioni di varia intensità quali piacere, indifferenza o disgusto.</p>
<p><strong>Le caratteristiche organolettiche variano in base alla specie, alla razza, all’età e alle modalità di allevamento e macellazione dei capi</strong>.</p>
<p>Le <strong>caratteristiche organolettiche della carne bovina</strong> possono essere suddivise in due gruppi principali – caratteristiche fisiche e chimiche – rappresentanti le proprietà specifiche che il consumatore valuta in ordine cronologico.</p>
<p>Le <strong>caratteristiche fisiche</strong> dipendono principalmente dalla vista e includono la <strong>forma</strong>, la <strong>dimensione</strong> e il <strong>colore</strong>. Queste influiscono sul consumatore in termini di percezione della freschezza e dello stato di conservazione dalla carne, risultando quindi piuttosto oggettive.</p>
<p>Le <strong>caratteristiche chimiche</strong> sono invece principalmente legate al gusto e includono <strong>sapore</strong>, <strong>odore</strong>, <strong>morbidezza</strong>, <strong>succosità</strong>, <strong>consistenza</strong>. Si tratta di caratteristiche determinanti in termini di esperienza sensoriale complessiva, che il consumatore valuta pertanto in modo altamente soggettivo.</p>
<p>Quando si parla di carne, entrano in gioco diversi aspetti, tra i quali i più importanti e conosciuti sono:</p>
<ul>
<li>Il <strong>colore</strong> (è stato esaurientemente trattato nelle pagine precedenti): varia in base a diversi fattori: l’età dell’animale, la sua attività muscolare (per esempio, la selvaggina ha un colorito più scuro), il sesso (in genere, il colore delle carni del maschio è più accentuato di quello delle femmine) e il tipo di alimentazione.</li>
</ul>
<p>In base al colore dei muscoli, in seguito al processo di macellazione si distinguono: carni bianche, carni rosse, carni rosate, carni nere. Anche l’esposizione all’aria gioca un ruolo nel cambiamento di colore, soprattutto sulla carne rossa che tende progressivamente a scurirsi per azione dell’ossigeno sul pigmento rosso (mioglobina); si tratta di una reazione chimica che non comporta un’alterazione delle caratteristiche igieniche della carne.</p>
<ul>
<li>La <strong>consistenza</strong> della carne dipende dall’età e dall’attività fisica dell’animale: più l’animale è giovane, meno consistenti sono i suoi muscoli; più l’animale si muove e maggiore è la durezza delle sue carni. Di conseguenza, il vitello ha una carne più tenera del manzo. Per lo stesso motivo i diversi tagli di carne di uno stesso animale hanno una tenerezza differente in base al lavoro che compiono. Il filetto è un muscolo che lavora poco ed è quindi più tenero dei muscoli dei quarti anteriori e posteriori che sostengono il peso dell’animale e lavorano per il suo movimento. Molto importante è anche il regime alimentare dell’animale, e soprattutto l’apporto energetico che condiziona lo stato d’ingrassamento. La tenerezza dipende in effetti anche dalla presenza o meno di grasso all&#8217;interno della carne. Ad esempio una bistecca con un&#8217;ottima marezzatura, nel momento in cui sarà cotta, il grasso presente all&#8217;interno tenderà a sciogliersi e in questo modo la bistecca risulterà molto più tenera di un pezzo di carne.</li>
<li>La <strong>finezza</strong> è un parametro influenzato dalla tipologia di tessuto e dalla quantità presente all&#8217;interno del muscolo. Tutto ciò è possibile valutarlo andando a tagliare la carne in modo trasversale osservando in questo modo la grana, ossia i fasci dei muscoli sia primari che secondari entrambi uniti nel tessuto connettivo. In questo modo si possono ottenere fettine di carne di facile taglio e cottura.</li>
<li>L’<strong>odore</strong> è un parametro fondamentale e varia in base alla specie animale, all&#8217;età, all&#8217;alimentazione e al sesso dell&#8217;animale. Di solito, la carne fresca ha un odore molto delicato di acido lattico, ma può avere sfumature particolari a seconda della tipologia di animale (di latte per gli animali lattanti, di erbe aromatiche per la selvaggina, di pesce per gli uccelli acquatici). Inoltre, l&#8217;odore è un indice fondamentale per stabilire un possibile stato di alterazione che si può avvertire con un forte odore di stantio e rancido.</li>
<li>Il <strong>sapore: </strong>è dovuto a un insieme di sostanze solubili che si trovano all&#8217;interno della carne. Un ruolo fondamentale nel determinare il grado di sapidità è svolto dal grasso che, se presente in giusta quantità, migliora la finezza e l’intensità del gusto. La finezza, che dipende dalla quantità e dal tipo di tessuto connettivo presente nel muscolo, si valuta tagliando la carne trasversalmente rispetto alle fibre e osservando la “grana” ossia l’aspetto dei fasci muscolari. Possono essere identificati tre gradi di finezza:
<ul>
<li>morbida e vellutata (cavallo e vitello)</li>
<li>fine (manzo e vitellone)</li>
<li>grossolana, ossia quando è ruvida e asciutta (bue)</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>La sapidità di questo prodotto dipende principalmente dalla <strong>presenza del grasso</strong>, che se presente nel giusto quantitativo comporta una migliore intensità del gusto e un miglioramento della finezza. Inoltre, il sapore dopo la cottura si fa più gradevole e intenso.</p>
<ul>
<li>La <strong>succulenza </strong>rappresenta la sensazione che si libera durante la masticazione, come se del succo penetrasse nella bocca. Questo aspetto dipende dallo stato del muscolo, dal grado di acidità, dalla quantità di grasso d’infiltrazione presente e dal tempo di frollatura.</li>
<li>la <strong>tessitura</strong>: tagliando trasversalmente i fasci muscolari è possibile ottenere delle fettine sottili, tenere e di rapida cottura. Tagliando longitudinalmente il muscolo, invece, si può valutare la tessitura della carne: si nota così la disposizione dei fasci e la quantità di connettivo compreso tra loro. Generalmente, la tessitura è compatta nel manzo, poco compatta nella vacca, molto compatta nel toro e decisamente lassa nel vitello.</li>
</ul>
<p><strong>Valore nutritivo della carne</strong></p>
<p><strong>La carne costituisce un componente fondamentale dell&#8217;alimentazione umana</strong> perché è un alimento dall’elevato valore nutritivo una fonte primaria di alcuni nutrienti e micronutrienti solitamente assenti (come la vitamina B12), o scarsamente rappresentati (zinco, selenio, niacina e riboflavina), o ancora scarsamente disponibili (ferro) nei prodotti di origine vegetale.<br />
Occorre prima di tutto precisare che <strong>la carne è un prodotto eterogeneo</strong> e sono davvero innumerevoli i fattori che incidono sulle caratteristiche e la composizione chimico-fisica dalla carne: la specie animale, la razza, la selezione genetica, l&#8217;età, il sesso, l’alimentazione, le tecniche di allevamento, il taglio anatomico, le modalità di lavorazione e conservazione, ecc. Pertanto, la <strong>composizione biochimica della carne</strong> varia, e talora notevolmente, da specie a specie e, all&#8217;interno della stessa, in relazione alle caratteristiche dell&#8217;animale; in media, si può affermare che la parte muscolare dei mammiferi adulti <strong>è costituita da</strong>:</p>
<ul>
<li>75% di acqua</li>
<li>19% di proteine</li>
<li>2,5% di grasso intramuscolare</li>
<li>3% di sostanze solubili non proteiche (composti azotati: creatina e creatinfosfato, nucleotidi (ATP, ADP, ecc.), amminoacidi liberi, peptidi (anserina, carnosina, ecc.), altre sostanze non proteiche (creatinina, urea, inosina monofosfato, ecc.)</li>
<li>1,2% di carboidrati</li>
<li>0,5% di sali minerali</li>
<li>tracce di vitamine liposolubili e idrosolubili</li>
</ul>
<table width="548">
<tbody>
<tr>
<td colspan="8" width="548"><strong>Valori nutrizionali della carne </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="135"><strong>Per 100 gr di carne:</strong></td>
<td width="64"><strong>bovino adulto</strong></td>
<td width="62"><strong>suino</strong></td>
<td width="64"><strong>agnello</strong></td>
<td width="62"><strong>coscia di pollo</strong></td>
<td width="81"><strong>petto di pollo</strong></td>
<td colspan="2" width="80"><strong>cinghiale</strong></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="8" width="548"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Kcal:</td>
<td width="64">106</td>
<td width="62">141</td>
<td width="64">211</td>
<td width="62">110</td>
<td width="81">114</td>
<td colspan="2" width="80">122</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">H<sub>2</sub>O:</td>
<td width="64">75,4 gr</td>
<td width="62">72,5 gr</td>
<td width="64">65 gr</td>
<td width="62">76 gr</td>
<td width="81">75,79</td>
<td colspan="2" width="80">72</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Proteine:</td>
<td width="64">21,3 gr</td>
<td width="62">19,8 gr</td>
<td width="64">19 gr</td>
<td width="62">20 gr</td>
<td width="81">21,23 gr</td>
<td colspan="2" width="80">21,5</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Lipidi:</td>
<td width="64">2,3 gr</td>
<td width="62">6,8 gr</td>
<td width="64">15 gr</td>
<td width="62">36 gr</td>
<td width="81">2,59 gr</td>
<td colspan="2" width="80">3,3</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Colesterolo:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62">75 mg</td>
<td width="81">64 mg</td>
<td colspan="2" width="80">85 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Carboidrati:</td>
<td width="64">0 gr</td>
<td width="62">0 gr</td>
<td width="64">0 gr</td>
<td width="62"></td>
<td width="81">0 gr</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Fibre:</td>
<td width="64">0 gr</td>
<td width="62">0 gr</td>
<td width="64">0 gr</td>
<td width="62"></td>
<td width="81">0 gr</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Calcio</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62">8 mg</td>
<td width="81">5 mg</td>
<td colspan="2" width="80">5 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Potassio:</td>
<td width="64">337 mg</td>
<td width="62">370 mg</td>
<td width="64">350 mg</td>
<td width="62">307 mg</td>
<td width="81">370 mg</td>
<td colspan="2" width="80">318 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Ferro:</td>
<td width="64">1,3 mg</td>
<td width="62">1,7 mg</td>
<td width="64">2 mg</td>
<td width="62">0,7 mg</td>
<td width="81">0,37 mg</td>
<td colspan="2" width="80">3,4 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Fosforo</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81">210 mg</td>
<td colspan="2" width="80">202 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Zinco:</td>
<td width="64">3,3 mg</td>
<td width="62">1,8 mg</td>
<td width="64">3,10 mg</td>
<td width="62">1,2 mg</td>
<td width="81">0,58 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Magnesio:</td>
<td width="64">17 mg</td>
<td width="62">24 mg</td>
<td width="64">20 mg</td>
<td width="62">26 mg</td>
<td colspan="2" width="90">26 mg</td>
<td width="70">23 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Manganese:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81">0,015 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Rame:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62">0,06 mg</td>
<td width="81">0,027 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Sodio:</td>
<td width="64">40 mg</td>
<td width="62">76 mg</td>
<td width="64">100 mg</td>
<td width="62">70 mg</td>
<td width="81">116 mg</td>
<td colspan="2" width="80">51 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Selenio:</td>
<td width="64">3 µg</td>
<td width="62">14 µg</td>
<td width="64">18 µg</td>
<td width="62"></td>
<td width="81">32 µg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina A:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62">tracce</td>
<td width="81">30 IU</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B1:</td>
<td width="64">0,10 mg</td>
<td width="62">0,40 mg</td>
<td width="64">0,10 mg</td>
<td width="62">0,1 mg</td>
<td width="81">0,064 mg</td>
<td colspan="2" width="80">0,2 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B2:</td>
<td width="64">0,07 mg</td>
<td width="62">0,11 mg</td>
<td width="64">0,19 mg</td>
<td width="62">0,15 mg</td>
<td width="81">0,1 mg</td>
<td colspan="2" width="80">0,4 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B3:</td>
<td width="64">5 mg</td>
<td width="62">4,80 mg</td>
<td width="64">4 mg</td>
<td width="62">5,8 mg</td>
<td width="81">10,43 mg</td>
<td colspan="2" width="80">6,3 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B5:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81">1,425 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B6:</td>
<td width="64">0,55 mg</td>
<td width="62">0,50 mg</td>
<td width="64">0,19 mg</td>
<td width="62"></td>
<td width="81">0,749 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina B12:</td>
<td width="64">2 mg</td>
<td width="62">1 mg</td>
<td width="64">3 mg</td>
<td width="62"></td>
<td width="81">0,2 µg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina C:</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81">1,2 mg</td>
<td colspan="2" width="80"></td>
</tr>
<tr>
<td width="135">Vitamina E</td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81"></td>
<td colspan="2" width="80">0,2 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="135"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="64"></td>
<td width="62"></td>
<td width="81"></td>
<td width="9"></td>
<td width="70"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Le proteine della carne presentano una composizione ottimale in aminoacidi essenziali (che l’organismo umano non è in grado di produrre e devono quindi essere introdotti con la dieta) e non essenziali, simile a quella dell’organismo umano, e sono pertanto definite complete o nobili. Inoltre le proteine della carne, a differenza della maggior parte delle proteine vegetali, hanno un&#8217;altissima digeribilità e sono quindi ben assorbite dall’organismo. Le proteine della carne più importanti dal punto di vista nutrizionale sono l&#8217;<strong>actomiosina</strong>, l&#8217;<strong>elastina</strong>, la <strong>reticolina</strong>, le <strong>nucleoproteine</strong>, gli <strong>enzimi</strong> e la <strong>mioglobina</strong> (quest&#8217;ultima impartisce alle carni il colore caratteristico, che varia in rapporto alla sua concentrazione nelle masse muscolari). Le sostanze estrattive della carne sono così denominate perché possono essere estratte per mezzo dell&#8217;acqua bollente. Si tratta di <strong>sostanze azotate idrosolubili</strong>, come l&#8217;<strong>albumina</strong>, la <strong>creatina</strong>, la <strong>xantina</strong>, l&#8217;<strong>urea</strong> e la <strong>carnosina</strong>, e di <strong>glicidi</strong> (i più importanti presenti sono l&#8217;<strong>inosite</strong> e il <strong>glicogeno</strong>). <strong>Queste sostanze determinano il sapore della carne</strong>. <strong>Il grasso intramuscolare conferisce alla carne il suo particolare gusto</strong> e a seconda della sua disposizione nella fibra muscolare prende particolari denominazioni come <strong>venatura</strong>, <strong>marezzatura</strong> e <strong>prezzemolatura</strong>.</p>
<p>I componenti più importanti dei lipidi sono gli <strong>acidi grassi</strong>, che si suddividono in saturi, monoinsaturi e polinsaturi. Il rapporto tra i diversi acidi grassi varia in funzione di fattori quali la specie e la razza ed è possibile modificarlo attraverso la dieta degli animali, migliorando in particolare il rapporto tra saturi e insaturi. Una prevalenza degli acidi grassi saturi conferisce alla carne una maggiore compattezza, stabilità e conservabilità, ma è, invece, la componente insatura a conferirle un maggior pregio dal punto di vista nutrizionale. Il grasso della carne apporta anche acidi grassi essenziali (linoleico e α-linolenico). A differenza dei prodotti di origine vegetale, <strong>la carne contiene colesterolo</strong>, la cui concentrazione è però costante.</p>
<p>Rilevante il contenuto in <strong>vitamine</strong> e, in particolare, in vitamine <strong>A</strong> e <strong>del gruppo B</strong> (B1, B2, B6, B12, PP, acido folico) fondamentali in molti processi metabolici: i prodotti di originale animale sono le principali fonti per l’organismo umano. Da rilevare che la <strong>vitamina B12 </strong>si trova esclusivamente nei prodotti animali, partecipa al metabolismo dei vari nutrienti ed è importante per la formazione dei globuli rossi, infatti una sua carenza può provocare la cosiddetta anemia perniciosa (questo è uno dei motivi per cui non si può escludere la carne da un corretto regime alimentare!).</p>
<p>Gli zuccheri (o <strong>glucidi</strong>) sono praticamente assenti nella carne perché il glicogeno, zucchero complesso naturalmente presente nei muscoli degli animali come riserva di energia, si trasforma in acido lattico dopo la macellazione.</p>
<p>Tra i <strong>sali minerali</strong> sono costituiti soprattutto da <strong>potassio, fosforo, sodio, calcio, magnesio, cloro, ferro</strong> e <strong>zinco</strong>: il ferro è fondamentale in quanto permette il trasporto dell’ossigeno nell’organismo attraverso il sangue e la carne è tra le principali fonte di ferro eme, la forma più biodisponibile; lo zinco è un componente essenziale di molti enzimi.</p>
<p><strong>Densità calorica delle carni</strong></p>
<p>In generale le carni hanno una <strong>densità calorica</strong> (le calorie ogni 100 grammi di prodotto) che varia tra le 100 kcal/hg<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> del petto di pollo e le 250 kcal/hg della carne di maiale più grassa (pancetta o salsiccia fresche, non stagionate), quindi in generale <strong>non si tratta di un alimento molto calorico</strong>.</p>
<p>Sulla base della percentuale di grassi in esse contenuti (g L/100g di parte edibile), le carni vengono classificate in</p>
<ul>
<li><strong>carni magre</strong>: contengono al massimo il 5% di lipidi; tra le carni magre ad alto consumo ci sono quelle di: <strong>bovino adulto: fesa, sottofesa, girello, noce; vitello; cavallo; coniglio; pollo</strong> (senza pelle); <strong>tacchino</strong> (senza pelle); <strong>maiale</strong>, come la lonza; tra le carni magre al giorno d’oggi meno consumate (definite “obsolete” o di nicchia), invece, ci sono quelle di: <strong>cervo; daino; bufalo; fagiano</strong> (senza pelle); <strong>faraona</strong> (senza pelle); <strong>lumaca</strong>; <strong>rana</strong>; <strong>struzzo</strong> (senza pelle e sgrassato). Inoltre anche alcune <strong>frattaglie</strong>, ovvero gli organi interni dell’animale, possono essere considerate carni magre, sebbene, nella maggioranza dei casi, siano fonte di grassi saturi e colesterolo. Tra quelle considerate magre si trovano: <strong>coratella di agnello e vitello</strong> (cuore, polmoni, fegato, milza, reni e intestino); <strong>fegato di bovino, equino e maiale; interiora di bovino: milza, polmone, rene, trippa</strong>.</li>
<li><strong>carni grasse</strong>: contengono lipidi in percentuali superiori al 5% fino al 40%; ovviamente più caloriche, come per esempio l&#8217;oca, con 373 kcal/hg, l’anatra con 337 kcal/hg.</li>
</ul>
<p>Probabilmente, potrebbe essere più utile suddividere la carne in <strong>3 categorie, in base al tenore di grasso</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>carne magra</strong>: ha un valore di densità calorica medio di <strong>100 kcal/100 grammi</strong>(petto di pollo, petto di tacchino o molti tagli del vitellone, quelli senza grasso di marezzatura, sono carni che non contengono grasso o al massimo ne contengono un 3%)</li>
<li><strong>carne semigrassa</strong>: ha un valore medio di <strong>180 kcal</strong>(tra le 150 e le 200 kcal/100 grammi), come nel caso del pollo con la pelle, del capocollo di maiale o del vitellone particolarmente marezzato)</li>
<li><strong>carne grassa</strong>: con circa <strong>250 kcal</strong>, per lo più alcune parti del maiale come la pancetta o la salsiccia fresche.</li>
</ul>
<p><strong>Per capire se la carne che si sta comprando è magra, semigrassa o grassa, basta un po&#8217; di attenzione in più, ovvero </strong><strong>osservare la marezzatura </strong>(grasso interstiziale, o grasso di infiltrazione) <strong>presente</strong>, cioè quelle venature di grasso bianche che intervallano il tessuto muscolare rosso, se si sta valutando della carne rossa (manzo, agnello o maiale). La carne magra non ha neanche un filo di grasso, quella semigrassa ne ha un po&#8217; e quella grassa ne ha in abbondanza (ad occhio è bicolore, per intenderci, con tante parti bianche-grasse quante rosse-magre).</p>
<p><strong>Nelle carni fresche la quota di grassi può variare generalmente da meno dell’1% a poco più del 10% del peso dell’alimento (media del 4%); quale tipo di carne scegliere dipende quindi dai gusti del consumatore. Poche semplici regole sono sufficienti per individuare correttamente i tagli più leggeri, o, al contrario, più grassi e consumarli con consapevolezza:</strong></p>
<ul>
<li><strong>è minima la differenza tra pollo, suino o bovino: ogni specie fornisce dei tagli magrissimi e altri più grassi;</strong></li>
<li><strong>per quanto riguarda suino e bovino, i tagli più magri sono in genere quelli posteriori privati del grasso visibile;</strong></li>
<li><strong>per il pollo e il tacchino vale il contrario: è il petto quello più leggero. Inoltre, in questo caso una fondamentale differenza è data dalla presenza o meno della pelle, ricca di grassi, ma facilmente asportabile.</strong></li>
</ul>
<p>Quello detto finora vale solo per le carni crude. <strong>Una volta cotte, le carni diventano più caloriche</strong>, anche non usando grassi durante la cottura. I valori sopra citati vanno aumentati del 30-40% dato che, durante la cottura, la carne si disidrata, perde acqua e quindi la densità calorica aumenta. Questa è una cosa da sapere se ci troviamo a dover quantificare le calorie di una carne già cotta (pollo arrosto, per esempio).</p>
<p>Un consiglio che da tenere in conto: quando si vuol cucinare della carne, è preferibile <strong>scegliere una carne semigrassa e più saporita e cuocerla senza aggiungere ulteriori grassi in cottura</strong>, piuttosto che scegliere una carne magra e doverla cuocere con l&#8217;aggiunta di olio o di burro per darle un minimo di sapore. Per esempio, invece di comprare due fettine di petto di pollo si può optare per comprare una sovracoscia disossata senza pelle (o anche con la pelle, se ve la potete permettere dal punto di vista calorico). Il petto di pollo cotto ha 130 kcal, mentre la sovracoscia cotta ha 188 kcal. Sono poco meno di 60 kcal di differenza che non rappresentano un problema, e ci si guadagna in appetibilità.</p>
<h2></h2>
<p><strong>La tabella delle kcal delle varie tipologie di carni</strong></p>
<p>Nella tabella che segue (fonte INRAN) sono riportate anche le voci relative agli alimenti cotti, ove per &#8220;cotto&#8221; ci si riferisce alla cottura in forno o in padella, senza aggiunta di grassi e di sale, e all&#8217;alimento scolato dal grasso prodotto con la cottura. Quando non è indicato esplicitamente si fa riferimento, come da prassi, all&#8217;alimento crudo, ovvero ci si ci riferisce al tessuto muscolare privato del grasso visibile.</p>
<table width="588">
<tbody>
<tr>
<td width="70%">Alimento</td>
<td>Energia<br />
(kcal/100g p.e.)</td>
</tr>
<tr>
<td>Oca</td>
<td>373.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, ala con pelle, cotta</td>
<td>283.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello cotto</td>
<td>270.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Vitello, filetto, cotto</td>
<td>258.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero con pelle, cotto</td>
<td>246.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, sovracoscio con pelle, cotto</td>
<td>219.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero senza pelle, cotto</td>
<td>206.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, fuso con pelle, cotto</td>
<td>201.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero con pelle, cotto</td>
<td>200.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, ala con pelle cruda</td>
<td>196.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, sovracoscio con pelle crudo</td>
<td>196.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Faraona, coscio, senza pelle, cotto</td>
<td>194.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Gallina</td>
<td>194.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fuso, con pelle, cotto</td>
<td>191.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fuso, senza pelle, cotto</td>
<td>190.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, sovracoscio senza pelle, cotto</td>
<td>188.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, sovracoscio, senza pelle, cotto</td>
<td>182.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, fuso senza pelle, cotto</td>
<td>175.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale, lombo</td>
<td>172.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; pancia, biancostato, punta di petto</td>
<td>171.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero con pelle crudo</td>
<td>171.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Coniglio intero, cotto</td>
<td>166.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello, coscio, cotto</td>
<td>165.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Quaglia</td>
<td>161.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero senza pelle, cotto</td>
<td>160.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello</td>
<td>159.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Anatra domestica</td>
<td>159.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale, spalla</td>
<td>156.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello, costoletta, cotta</td>
<td>153.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Faraona, petto, senza pelle, cotto</td>
<td>146.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Fagiano</td>
<td>144.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Cavallo</td>
<td>143.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; costata</td>
<td>140.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Piccione</td>
<td>138.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Coniglio, coscio</td>
<td>137.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino intero, con pelle crudo</td>
<td>135.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; lombata</td>
<td>134.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; copertina di sotto, copertina di spalla, sottospalla, collo</td>
<td>133.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale, leggero, spalla</td>
<td>133.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Faraona, coscio, con pelle, crudo</td>
<td>133.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, sovracoscio senza pelle crudo</td>
<td>132.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fesa, cotta</td>
<td>131.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, petto, cotto</td>
<td>129.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale, coscio</td>
<td>128.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; filetto</td>
<td>127.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Faraona, coscio, senza pelle, crudo</td>
<td>127.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fuso, con pelle crudo</td>
<td>126.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, fuso con pelle crudo</td>
<td>125.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Capretto</td>
<td>122.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Faraona, petto, senza pelle, crudo</td>
<td>121.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, sovracoscio, senza pelle crudo</td>
<td>120.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Cinghiale</td>
<td>120.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; scamone</td>
<td>119.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Coniglio intero crudo</td>
<td>118.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; tagli posteriori</td>
<td>117.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Coniglio intero, surgelato</td>
<td>116.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fuso, senza pelle</td>
<td>113.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; geretto anteriore e posteriore</td>
<td>112.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; sottofesa</td>
<td>111.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; girello</td>
<td>110.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale, leggero, coscio</td>
<td>110.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo intero senza pelle crudo</td>
<td>110.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Maiale magra</td>
<td>110.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino intero, senza pelle crudo</td>
<td>109.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; spalla, muscolo, girello, fesone</td>
<td>108.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Vitello, filetto crudo</td>
<td>107.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, fuso senza pelle crudo</td>
<td>107.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Tacchino, fesa</td>
<td>107.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; noce</td>
<td>106.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello, costoletta cruda</td>
<td>106.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Bovino adulto o vitellone &#8211; fesa</td>
<td>103.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Agnello, coscio crudo</td>
<td>103.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Struzzo, cotto</td>
<td>101.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Pollo, petto crudo</td>
<td>100.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Daino</td>
<td>95.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Struzzo crudo</td>
<td>92.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Cervo</td>
<td>91.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Lumaca</td>
<td>67.00</td>
</tr>
<tr>
<td>Rana</td>
<td>64.00</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>La carne è un prodotto eterogeneo e innumerevoli sono i fattori che incidono sulle sue caratteristiche chimico-fisiche e nutrizionali, tra questi specie, razza, età, sesso, alimentazione, tecniche di allevamento, taglio anatomico, modalità di lavorazione e conservazione. Pertanto è possibile trovare dei tagli magri, adatti a chi predilige un&#8217;alimentazione sana ed equilibrata, in ogni tipologia di carne. Ad esempio,</p>
<ul>
<li><strong>Carni rosse</strong>: anche all&#8217;interno della carne rossa si trovano tagli poveri di grasso e incredibilmente digeribili come, ad esempio: il vitello e il vitellino che, essendo giovani, hanno avuto meno tempo per sviluppare la massa grassa, ma anche alcuni tagli di manzo. Da non sottovalutare la carne di cavallo, particolarmente magra, tenera e digeribile, con un caratteristico sapore dal retrogusto dolciastro. In particolare:
<ul>
<li>vitello: con appena 107 calorie per 100 grammi di prodotto, la carne di vitello dimostra di essere incredibilmente leggera e digeribile, con una percentuale di lipidi che sfiora appena il 3%;</li>
<li>fesa, girello, noce e sottofesa di bovino: sono tre tagli prelibati e di prima scelta derivanti dalla coscia dell&#8217;animale, particolarmente magri e proteici. La sottofesa è la carne della celebre <em>picanha</em> brasiliana, il girello è il taglio utilizzato per il nostrano vitello tonnato mentre per la noce di bovino è indicata una griglia rovente;</li>
<li>cavallo: oltre a essere povera di grassi, la carne di cavallo è ricchissima di ferro e per questo consigliata non solo in gravidanza, ma anche in caso di anemia.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Carni bianche</strong>: vengono considerati &#8220;magri&#8221; tutti i tagli del coniglio e quelli di pollo, tacchino e faraona ma senza pelle: sono infatti facilmente digeribili, fonte di proteine nobili facilmente assimilabili e incredibilmente versatili in cucina.
<ul>
<li>Pollo: non solo petto o coscette, tutti i tagli di questo animale sono poveri di calorie (circa 110 kcal per 100 grammi di prodotto) e di grassi (la percentuale si attesta in media sul 3.6%) a fronte di un deciso apporto proteico. Da evitare invece la pelle, la parte più ricca di grassi;</li>
<li>tacchino: tra gli animali più magri, il tacchino (escludendo la pelle) raggiunge appena il 2.4% di lipidi, ha un sapore delicato ed è fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine e sali minerali,</li>
<li>coniglio: un tipo di carne dal sapore molto particolare, perché il coniglio o lo si ama o lo si odia; in ogni caso rientra nelle carni magre con appena il 4.3% di grassi per 100 grammi di prodotto crudo.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Al momento dell&#8217;acquisto, sempre meglio scegliere esemplari allevati con mangimi all&#8217;aperto e liberi di muoversi: avranno infatti carni tenaci e con una minore quantità di grassi rispetto a quelli allevati con sistemi intensivi.</p>
<ul>
<li><strong>Carni rosa: </strong>la carne di maiale, dal punto di vista della classificazione gastronomica, è considerata una carne rosa perché ha delle caratteristiche in comune con quelle delle carni rosse e altre in comune con quelle delle carni bianche. In molti credono che quella di maiale sia tendenzialmente una carne grassa ma esistono tagli considerati magri perché, se da una parte il grasso è una componente importante per sapore e consistenza, è anche vero che in alcuni tagli è facilmente eliminabile, in particolare:
<ul>
<li>lombo sgrassato: ricavato dal muscolo del carré, il lombo sgrassato è un taglio particolarmente magro e versatile: ottimo al forno con salsa agrodolce, per una cena sfiziosa ma dal sapore deciso;</li>
<li>filetto: probabilmente la parte più magra e anche per questo la più pregiata, con un apporto calorico di circa 120 kcal e un componente lipidica che non supera il 3,4%. Il filetto deve essere cotto preferibilmente a bassa temperatura e per un tempo non troppo lungo, magari in un arrosto, per evitare che si secchi data la povertà di componente grassa e di tessuto connettivo;</li>
<li>cosciotto: 100 grammi di cosciotto di maiale contengono circa 110 kcal e una percentuale di grassi che supera appena il 3%, ottimo al forno con un contorno di verdure, ma anche a fettine o in brasati profumati.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Frattaglie</strong>: considerate da molti gli scarti della macellazione, sono in realtà tagli dal bassissimo contenuto di grassi. In particolare fegato di agnello e di vitello, ma anche cuore, polmone, milza e rene di bovino sono poveri di lipidi ma ricchi di sostanze nutritive. Occhio però al sapore: gli organi interni sono adatti a chi ama i gusti forti e decisi.</li>
</ul>
<p><strong><em>Le carni rosse fanno venire il cancro?</em></strong></p>
<p><strong>Un consumo eccessivo di carni rosse</strong>, specie lavorate (salumi) o cotte ad alte temperature, <strong>è associato ad un aumento del rischio di sviluppare alcuni tumori: la relazione è diretta e proporzionale alla quantità e frequenza dei consumi</strong>. Un consumo modesto di carne rossa (non di salumi) è ritenuto invece accettabile.</p>
<p>Nel 2015 l&#8217;International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione, membro dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha inserito la carne rossa nell&#8217;elenco delle sostanze che aumentano il rischio di insorgenza di alcuni tipi di tumore (nello specifico al colon retto, ma anche allo stomaco, alla mammella, alla prostata); erano già note le relazioni del consumo di carne rossa con altre patologie, fra cui diabete, infarto e problemi cardiovascolari, obesità); in particolare <strong>la carne rossa è stata inserita nel &#8220;Gruppo 2A&#8221; (quello delle sostanze probabilmente cancerogene)</strong> e la carne lavorata (insaccati e salumi) nel &#8220;Gruppo 1&#8221; (quello delle sostanze sicuramente cancerogene per l&#8217;uomo).</p>
<p>Il potenziale pericolo della carne per la salute, in termini di effetto cancerogeno, sembra dipendere dalle modifiche che subiscono le proteine della carne durante i passaggi di cottura e nei processi di lavorazione per ottenere i prodotti conservati (salumi, insaccati, carni conservate) ovvero essicazione, salatura o affumicatura, e conservazione con additivi come nitrati, nitriti e idrocarburi policiclici aromatici che in quantità eccessive possono essere pericolosi per la salute. Inoltre, i cibi di origine animale e le carni rosse nello specifico contengono anche altre sostanze tra cui i grassi saturi e il ferro-Eme; i primi, in dosi eccessive, stimolano l&#8217;aumento di colesterolo, di insulina nel sangue e l&#8217;infiammazione del tratto intestinale, aumentando il rischio di patologie tra le quali diabete, patologie cardiovascolari e tumori del colon-retto. Il gruppo eme, a causa del suo forte potere ossidante, stimola nell&#8217;intestino la produzione di sostanze potenzialmente cancerogene e induce infiammazione delle pareti intestinali. Un&#8217;infiammazione prolungata nel tempo aumenta le probabilità di sviluppare tumori. Da non sottovalutare inoltre le implicazioni della cottura. La cottura della carne &#8211; alla griglia o in padella &#8211; ha molti vantaggi: le alte temperature fanno diminuire il pericolo di contaminazioni da microorganismi e causano cambiamenti nella struttura chimica delle proteine aumentandone la digeribilità. Tuttavia in questo processo, soprattutto sulla parte &#8220;bruciacchiata&#8221; della carne, si formano anche sostanze (come le ammine eterocicliche) potenzialmente tossiche e cancerogene. È sempre meglio quindi evitare la cottura eccessiva, rimuovere le parti nere e prediligere altre forme di cottura.</p>
<p>Quali sono le <strong>dosi massime di carne rossa</strong> consigliate per un consumo salutare? I pareri ufficiali sulle quantità esatte non sono concordi.</p>
<p>Il World Cancer Research Fund raccomanda non più di tre porzioni a settimana di carne rossa, che equivalgono a circa 350-500 g, e di evitare o limitare al massimo la carne rossa processata. Inoltre suggerisce di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura per un totale di almeno 400 grammi al giorno.</p>
<p>L&#8217;Harvard School of Medicine restringe il limite di consumo di carni rosse a porzioni non superiori a 110-115 grammi, al massimo due volte a settimana.</p>
<p>Lo IARC raccomanda di <strong>consumare una quantità di carne rossa non superiore a 500 grammi alla settimana</strong> per limitare il rischio di cancro.</p>
<p>IARC ha concluso che il consumo di carne rossa al di sotto dei 500 grammi alla settimana non costituisce un pericolo per la salute. È bene in generale limitare il consumo di proteine animali a due porzioni la settimana di carni bianche e una di carne rossa e sostituire la carne, ogniqualvolta possibile, con uova, pesce, o meglio ancora con proteine vegetali dei legumi. In generale tre quarti di ciò che mangiamo complessivamente dovrebbe essere costituito da cibi vegetali. Infine, vanno fortemente limitate, se non è possibile eliminarle del tutto, le carni lavorate come gli insaccati e quelle molto cotte e abbrustolite.</p>
<p><strong><em>Poche considerazioni finali</em></strong>:</p>
<p>Si dice: “la carne rossa fa buon sangue”; non è in realtà così veritiero: in generale tutte le carni contengono ferro (ferro-eme, particolarmente facile da assorbire e da utilizzare da parte del nostro organismo) e quelle bianche ne hanno più o meno la stessa quantità di quelle rosse.</p>
<p>La digeribilità della carne è legata alla sua compattezza (presenza di tessuto connettivo,  contenuto di grassi, ecc.): le carni bianche risultano più digeribili delle rosse perché più tenere, mentre quella nera è la meno digeribile perché più dura e difficilmente masticabile.</p>
<p>Generalmente, la tessitura è compatta nel manzo, poco compatta nella vacca, molto compatta nel toro e decisamente lassa nel vitello.</p>
<p>Si dice che tutta la carne di maiale sia grassa, il che non è del tutto vero, perché questo fattore dipende in realtà sia dalle razze sia dai tagli, e così ad esempio si possono avere carni di alcune razze suine molto meno grasse di quelle di altri animali.</p>
<p>Se possibile, <strong>e</strong><strong>vitare di acquistare carni di animali provenienti da allevamenti intensivi</strong> che tengono in poca considerazione il benessere dell’animale e dell’ambiente; sicuramente sul momento può sembrare un risparmio ma vi è una maggiore probabilità di consumare carni ricche di sostanze non propriamente benefiche.</p>
<p>Mangiare carne è importante e i danni alla salute si possono evitare con un consumo equilibrato, come avviene per la maggior parte delle cose nella vita.</p>
[1] Il gruppo eme è l’effettivo nucleo del funzionamento di emoglobina e mioglobina. La prima ne contiene quattro copie, la seconda uno solo. La struttura del gruppo contiene lo ione ferroso (Fe2<sup>+</sup>) al centro e grazie alla sua presenza il complesso può legare e trasportare l’ossigeno ai tessuti.</p>
[2] kcal/hg = chilocalorie per ettogrammo</p>
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		<title>Carne sintetica e cibi del futuro</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carne-sintetica-e-cibi-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 09:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carne e uova]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
		<category><![CDATA[carne artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[carne coltivata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo italiano, riunito nel Consiglio dei Ministri, ha vietato, con un disegno di legge del 28 marzo 2023, la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici in Italia. «È infatti vietato agli operatori del settore agroalimentare e a quelli del settore dei mangimi impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi, vendere, detenere &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo italiano, riunito nel Consiglio dei Ministri, ha vietato, con un disegno di legge del 28 marzo 2023, la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici in Italia.</p>
<p>«È infatti vietato agli operatori del settore agroalimentare e a quelli del settore dei mangimi impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi, vendere, detenere per vendere, importare, produrre per esportare, somministrare oppure distribuire per il consumo alimentare alimenti o mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati». Per chiunque disattenda tali disposizioni, il quadro sanzionatorio prevede multe comprese tra 10mila ed i 60mila euro ma che possono arrivare anche a coprire il 10% del fatturato dell&#8217;operatore che ha violato il divieto se superiore a 60mila euro».</p>
<p>Senza entrare nel merito delle polemiche politiche, proviamo a capire meglio l’intera problematica, dal come si ottiene la carne artificiale, a quali sono i suoi possibili benefici, quali le pecche e le possibili soluzioni alternative. Tutto questo anche in attesa di vedere se e in che misura la carne prodotta in laboratorio, per ora approvata per il consumo soltanto a Singapore e negli USA, rientrerà davvero tra i cibi del futuro.</p>
<p>Negli Stati Uniti la <em>Food and Drug Administration</em> (FDA) lo scorso novembre ha dato il via libera alla commercializzazione di <em>nuggets</em> (polpettine) di pollo coltivati in laboratorio. La cosiddetta <em>clean meat</em> è ottenuta da clonazione delle cellule staminali estratte dagli animali e poi riprodotte <em>in vitro</em>, senza macellazione. In America, e di conseguenza nel Mondo, questi prodotti artificiali stanno guadagnando consensi grazie al sostegno, anche in termini di investimenti, di chi, come Bill Gates, Jeff Bezos e Al Gore, punta sulla <strong>sostenibilità ecologica della carne di laboratorio</strong>.</p>
<p>La decisione della FDA, la prima per le cosiddette <strong>carni coltivate</strong>, conferma che il pollo cresciuto nei laboratori dell’azienda <em>Upside Foods</em> con sede in California sia un alimento sicuro per la salute dell’uomo; sono tuttavia necessarie ulteriori verifiche prima di procedere speditamente: ora l’azienda che produce il “<strong>pollo sintetico</strong>” dovrà sottostare ad una ispezione sia della carne prodotta sia dello stabilimento di produzione da parte del Servizio di sicurezza alimentare del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Perché è necessario sviluppare nuovi prodotti<br />
</em></strong>La FDA, nella nota del 16 novembre 2022, ha “incoraggiato” altre aziende a sviluppare alimenti e processi di produzione di cellule animali coltivate, sempre però garantendo il massimo della sicurezza alimentare e nel pieno rispetto delle leggi.</p>
<p>Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU si prevede di raggiungere entro il 2050 la soglia di 10 miliardi di abitanti sul pianeta. 10 miliardi di bocche da sfamare, in un pianeta le cui risorse non sono infinite, non sono equanimemente distribuite, non sono ben utilizzate (incalcolabili gli sprechi!). Ad oggi, si contano ancora oltre 850 milioni di persone che soffrono di denutrizione distribuite in 55 Paesi: l’obiettivo delle Nazioni Unite è quello di raggiungere la sicurezza alimentare entro il 2030. Per riuscirci è indispensabile cambiare a livello globale l’attuale sistema di produzione alimentare che, purtroppo, è tra i maggiori responsabili di crisi climatica, inquinamento e riduzione della biodiversità nel pianeta. Ciò vuol dire anche che <strong>dalla coltivazione all’acquisto, ognuno è chiamato a fare la sua parte</strong>. Mentre la scienza è impegnata nella ricerca di soluzioni innovative, anche il consumatore finale può e deve iniziare a essere più consapevole del peso delle proprie abitudini alimentari.</p>
<p>La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per Alimentazione e Agricoltura) definisce in modo preciso ciò che ci si aspetta da un’<strong>alimentazione sostenibile</strong>: “<strong>deve avere basso impatto ambientale e contribuire alla salute e alla sicurezza alimentare, per il presente e per le generazioni future</strong>; garantire protezione e rispetto della biodiversità e degli ecosistemi, essere culturalmente accettabile, accessibile, economicamente conveniente, adeguata nel profilo nutritivo, ottimizzando nel contempo le risorse naturali e umane”. Una sfida tutt’altro che semplice!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Investimenti nell’agro-alimentare<br />
</em></strong>La continua crescita demografica ed economica del mondo è alla base dell’altrettanto continua crescita della domanda di prodotti alimentari, tant’è che tutto il contesto è al presente in assoluto uno dei più attenzionati da fondi di investimento specializzati. Si investe sempre di più nel settore “<strong>foodtech</strong>” e “<strong>foodscience</strong>”, cioè lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione del cibo, con la possibilità di realizzare alimenti attraverso coltivazione in laboratorio di cellule animali, per produrre la cosiddetta “<strong>carne coltivata</strong>” (che abbia gusto e consistenza della carne animale), oppure nell’utilizzo alternativo di vegetali in grado di “mimare”, in un certo senso, la carne animale. In tale direzione vanno ad esempio le scelte aziendali della <em>startup</em> israeliana Yumoja, le cui ricerche fino ad oggi erano rivolte al settore cosmetico, che ha trovato la soluzione per dare la giusta succosità ai prodotti che simulano la carne, e ha brevettato il primo “<strong>sangue vegetale</strong>” ottenuto dalla <strong>microalga Ounje</strong> (parola africana che significa letteralmente “cibo”).</p>
<p>Il Forum Economico Mondiale, insieme al WWF, ha stilato una lista dei 50 cibi del futuro, allo scopo di ispirare una maggiore varietà alimentare. I cibi sono stati scelti sulla base delle caratteristiche che meglio rispecchiano la definizione di dieta sostenibile, e fortunatamente anche sulla base del gradimento! La lista comprende alghe, cereali, legumi e germogli, cactus, radici e tuberi, frutta, verdura, semi, funghi. Niente cose avveniristiche, anzi, la parola d’ordine è il <strong>ritorno alla semplicità</strong>. In comune hanno solo una caratteristica: <strong>sono tutti cibi di origine vegetale</strong>.</p>
<p>Le fonti proteiche di origine vegetale sostengono il cambiamento verso il consumo di <strong>più piante e meno animali</strong>, i legumi arricchiscono il suolo in cui sono coltivati, i funghi hanno la capacità di crescere in aree inadatte ad altre piante commestibili. Fra i cibi suggeriti sicuramente l’attenzione è catturata dalle alghe: in Occidente siamo poco abituati al loro consumo, ma gli esperti prevedono che giocheranno un ruolo determinante. Per crescere infatti richiedono meno acqua e meno energia rispetto ad altre piante, e la loro coltivazione è definita “carbon-negative”: rimuovono CO<sub>2</sub> dall’ecosistema e sono responsabili per metà di tutta la produzione di ossigeno sulla Terra; possono essere ricche di proteine e il loro sapore può ricordare quello della carne. Ad esempio, alcuni tipi di <strong>cactus</strong> sono commestibili: immagazzinano acqua, e per questo sono in grado di crescere anche in presenza di clima arido, e hanno un ottimo contenuto di sostanze nutritive; foglie e fiori possono essere consumati crudi o cotti, e trasformati in succhi e marmellate. Ne è un esempio il <strong>fico d’India</strong>, diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e, in provincia di Catania, protetto anche con il marchio DOP. Di questa pianta non si butta via niente: sono commestibili le pale, i petali dei fiori e ovviamente i frutti.</p>
<p>Mentre però la tecnologia va avanti, all’agricoltura viene richiesto di fare un passo indietro, poiché le monocolture e le coltivazioni estensive hanno causato desertificazione e impoverimento del terreno.</p>
<p>Di qui le perplessità di Coldiretti e Filiera Italia circa il via libera dato negli Stati Uniti ai “cibi sintetici” che potrebbe aprire la strada anche nell’Unione Europea, cui già sono pervenute le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono EFSA e Commissione UE. Contro tale possibilità è intervenuto – come accennato – il Governo Italiano che ha recepito le istanze e gli appelli delle organizzazioni agricole italiane, tutte contrarie, senza se e senza ma, al cibo sintetico. Per il Ministro Lollobrigida “<strong>il cibo sintetico rappresenta un mezzo pericoloso per distruggere ogni legame del cibo con la produzione agricola, con i diversi territori, cancellando ogni distinzione culturale, spesso millenaria, nell’alimentazione umana e proponendo un’unica dieta omologata, con gravissime ricadute sociali sui piccoli agricoltori</strong>”.</p>
<p>Va precisato che la stretta sugli alimenti sintetici approvata dal Consiglio dei Ministri non ha nulla a che vedere con l’autorizzazione (data a precise condizioni) alla messa in vendita delle <strong>farine di insetti</strong>, perché, pur non facenti parte della nostra cultura alimentare, <strong>sono pur sempre prodotti naturali</strong>. Per questo motivo mentre per le farine di insetti è bastato fissare regole commerciali (<strong>con precise indicazioni in etichetta, scaffali distinti nella grande distribuzione</strong>), per il cibo sintetico anche in base a un principio di precauzione l&#8217;idea di fondo è quella del divieto di produzione e commercializzazione. Pertanto, in questo caso la scelta se consumare o meno detti prodotti è demandata al consumatore, che deve far bene attenzione e leggere le etichette dei prodotti che acquista. Resta la considerazione che ogni imposizione nel caso di scelte alimentari è sempre da condannare, soprattutto se si vogliono propugnare alimenti di cui non si conoscono, né si possono del tutto escludere, possibili effetti negativi sulla salute umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Come si ottiene la carne coltivata<br />
</em></strong>La carne coltivata, che <strong>di sintetico non ha nulla </strong>perché non origina da un processo di sintesi chimica (pertanto è alquanto improprio parlare di carne sintetica!), è prodotta in laboratorio con tecniche, sfruttate da anni, della <strong>medicina rigenerativa</strong>: si parte da poche cellule staminali prelevate dai muscoli di animali adulti viventi (o cellule staminali pluripotenti da embrioni animali) che vengono coltivate all&#8217;interno di appositi bioreattori atti a costituire fibre e tessuti ed essere così utilizzate per la produzione di carne (<strong>ingegneria tissutale</strong>). Questa operazione può essere eseguita con qualunque specie ma per ora è stata sperimentata con bovini, maiali, tacchini, polli, anatre e pesci.</p>
<p>In particolare, le staminali estratte sono trasferite in un bioreattore (cioè un dispositivo che riproduce le condizioni ottimali di temperatura, aerazione e flusso di nutrienti per le colture cellulari, replicando quelle naturalmente presenti nel corpo degli animali, ndr) dove vengono fatte proliferare fino a raggiungere la concentrazione desiderata e differenziare in cellule muscolari. Dopo la differenziazione le cellule iniziano a formare minuscole fibre dette miotubi, le unità base delle fibre muscolari, che continuano a crescere in tessuto muscolo scheletrico se si forniscono le giuste condizioni. La struttura del prodotto carne dipende dalla durata e dalle condizioni di questo processo produttivo.</p>
<p>Per ottenere carne edibile, oltre a un ambiente adeguato servono due elementi di supporto: un siero che aiuti le cellule a moltiplicarsi e differenziarsi e una superficie &#8211; una sorta di impalcatura di sostegno (<em>scaffold</em> in inglese) sulla quale far orientare la crescita delle cellule e dar loro una struttura tridimensionale. Il mezzo di coltura ideale deve fornire nutrienti, ormoni e fattori di crescita, cioè proteine cruciali per stimolare la crescita e la proliferazione cellulare. Quello che funziona meglio (come per gran parte delle colture cellulari) contiene siero fetale bovino, ricavato dal sangue raccolto dal feto di bovine gravide durante il processo di macellazione &#8211; una condizione evidentemente non accettabile per vegetariani e vegani. Idealmente il mezzo di coltura non dovrebbe contenere sostanze derivate da animali, non solo per ridurre i costi ma anche per non venir meno all&#8217;obiettivo di rimpiazzare i prodotti animali convenzionali; allo scopo sono stati sviluppati altri mezzi di coltura che non contengano derivati animali, ma non sembrano adatti per tutti i tipo di colture cellulari e sono spesso meno efficienti in termini di crescita e sopravvivenza cellulare. Alternative allo studio includono cianobatteri, alghe, lieviti, funghi. Il supporto utilizzato per far moltiplicare le cellule può essere edibile (per esempio a base di amido o alginato, un prodotto ricavato dalle alghe) o venire rimosso una volta ottenuto il prodotto finale. Può funzionare come una spugna munita di pori attraverso i quali irrorare le cellule di tutti i nutrienti necessari.</p>
<p>In definitiva, pertanto, <strong>si tratta a tutti gli effetti di carne coltivata in laboratorio, il cui risultato finale è un prodotto che non è mai stato parte di un animale vivo pur essendo costituito al 100% da cellule animali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La</em></strong><em> <strong>carne vegetale<br />
</strong></em>Da precisare che carne coltivata e <strong>carne vegetale</strong> non sono la stessa cosa; infatti per carne vegetale si intende <strong>un’intera categoria di alimenti, altamente proteici ma esclusivamente strutturati da ingredienti ricavati dal Mondo Vegetale</strong>.</p>
<p>La carne vegetale si produce a partire da piante e legumi. In particolare, si possono utilizzare piselli, fagioli, barbabietole, derivati della soia, amido di patate, olio di cocco. La quantità di proteine contenuta in questi alimenti è simile a quella presente nella carne. Spesso vengono aggiunte piccole quantità di vitamine e minerali.</p>
<p>L’obiettivo è quello di sostituire interamente gli ingredienti di origine animale secondo i criteri della <strong>filosofia vegana</strong>, apportando al tempo stesso un’alta percentuale proteica. Normalmente <strong>la carne vegetale non contiene glutine né colesterolo</strong>; ha però una quantità di acidi grassi saturi paragonabile a quella contenuta nella carne da allevamento, per cui non bisogna abusarne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Differenze tra carne artificiale e carne tradizionale<br />
</em></strong>Rispetto alla carne autentica proveniente da animali macellati, <strong>la carne artificiale</strong> ottenuta tramite biotecnologie alimentari <strong>non presenta sostanziali differenze organolettiche</strong> dal momento che trae origine da cellule e grasso animali, con addirittura la presenza di vasi sanguigni. Tuttavia, il <strong>gusto</strong> della carne prodotta in laboratorio, stando al giudizio dei pochi che al momento l’hanno potuta assaggiare, <strong>non è ancora assimilabile</strong> a quello della carne proveniente da allevamenti tradizionali, anche se i ricercatori stanno cercando (e prima o poi ci riusciranno!) di perfezionare caratteristiche della carne di laboratorio come colore, consistenza e sapore per renderle il più identiche possibile all’originale.</p>
<p>La grande differenza tra carne tradizionale e carne coltivata, al di là del metodo di produzione,  è l’<strong>assenza di ossa </strong>in quest’ultima: la carne artificiale è priva di osso e questo, pur aumentando la parte edibile di prodotto, può costituire un problema per l’utilizzo in cucina per determinate ricette (vedi in seguito).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La carne stampata<br />
</em></strong>La start-up israeliana MeaTech ha realizzato la bistecca prodotta in laboratorio più grande del mondo del peso di 104 g; questo prodotto è estremamente innovativo perché ottenuto grazie a tecniche sofisticate di <strong>stampa 3D</strong>; in particolare, si tratterebbe di carne vera e propria, di cui conserva sapore e consistenza rispetto all’originale. In particolare, un campione di cellule staminali è stato prelevato dai bovini; le cellule sono state fatte moltiplicare in laboratorio; al raggiungimento di una massa sufficiente sono state incorporate in bio-inchiostri utilizzati, quindi, per la stampa 3D. Il prodotto stampato è stato, infine, messo in un’incubatrice, e le cellule, una volta differenziate, hanno potuto maturare, andando a costituire la bistecca più grande di sempre pressoché identica all’originale.   Il debutto della bistecca sul mercato è, però, ancora lontano. Le autorizzazioni da ottenere sono, infatti, molte e l’obiettivo resta proporsi come competitivi anche a livello economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La carne prodotta in laboratorio è sicura per i consumatori?<br />
</em></strong>Prima di essere immessa sul mercato e venduta al pubblico, la carne coltivata deve superare tutti i tests previsti dalla normativa vigente per i prodotti innovativi; in primo luogo, bisogna dimostrare che il prodotto è sicuro tanto quanto le altre opzioni attualmente disponibili per i consumatori europei. Al momento, <strong>non ci sono studi scientifici a sufficienza</strong> che permettono di capire se e quali rischi ci sarebbero sul lungo termine nel mangiare carne coltivata in laboratorio, per cui saranno necessari altri studi prima di renderlo un cibo globale.</p>
<p>Nelle ultime ore si è registrata la posizione dell’Efsa (European Food safety Authority), che sul proprio sito ha scritto: “<strong><em>La carne coltivata e i frutti di mare coltivati potrebbero essere considerati una soluzione promettente e innovativa per contribuire al raggiungimento degli obiettivi per sistemi alimentari equi, sicuri, sani e rispettosi dell’ambiente</em></strong><em>. Tuttavia, il potenziale impatto ambientale e l’impatto sugli aspetti della sostenibilità devono essere valutati a fondo e la sicurezza deve essere stabilita</em>”. Al riguardo, non bisogna mai dimenticare che la scienza richiede tempo prima di stabilire vantaggi e svantaggi di un prodotto nuovo come la carne sintetica. Certamente, però, come sottolineato dall&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente, <strong>queste tecnologie possono aiutare a controllare la composizione della carne e renderla più salutare</strong>: il contenuto di grasso, ad esempio, potrebbe essere fissato ai livelli raccomandati e i grassi insalubri potrebbero essere sostituiti con i più salutari omega-3; così pure si potrebbero includere ingredienti aggiuntivi come le vitamine, e via dicendo.</p>
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<p><strong><em>Mangiare carne coltivata fa bene</em></strong>?<br />
La questione più importante riguarda gli effetti del consumo di carne artificiale sulla salute. Ebbene, la carne coltivata viene addizionata artificialmente con i nutrienti presenti nella carne tradizionale (proteine, ecc.) per ottenere un prodotto con valori nutrizionali paragonabili a quelli della carne animale vera e propria; però, nonostante questo impegno, l’impatto sul metabolismo umano sembra essere diverso da quello osservato consumando cibo naturale, che è un complesso sistema di sostanze e processi intrinsecamente collegati e interagenti fra loro: perdere il legame con la naturalità degli alimenti, secondo i nutrizionisti, rappresenterebbe uno svantaggio per la salute.</p>
<p>Inoltre è importante sottolineare che le carni prodotte artificialmente sono, al termine del ciclo di produzione, alimenti altamente processati, contenenti moltissimi additivi e conservanti e sottoposti a una lunga lavorazione industriale per poter conseguire l’aspetto e il gusto con cui vengono presentati. <strong>La carne proveniente da allevamenti di qualità</strong>, possibilmente italiani, con un sistema di controlli e rintracciabilità lungo tutta la filiera, <strong>resta</strong> quindi <strong>ancora la migliore carne possibile.</strong></p>
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<p><strong><em>Quanto costa la carne prodotta in laboratorio?<br />
</em></strong>Il primo hamburger di carne coltivata mostrato in una conferenza stampa a Londra nel 2013, sarebbe risultato indigesto ai più: produrlo era costato 330.000 sterline (circa 375.000 euro). In questi anni però i costi si sono notevolmente ridimensionati: se nel 2008 produrre 250 grammi di carne coltivata costava circa un milione di dollari, nel 2015 si era già ridotto a 250mila euro; oggi il prezzo si dovrebbe aggirare intorno ai 10-15 euro, ma è destinato a scendere ulteriormente grazie all&#8217;innovazione tecnologica e la possibile produzione su vasta scala a livello mondiale, fino ad avere un costo inferiore a quello della carne normale (ca. 5€ al Kg).</p>
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<p><strong><em>Pro e contro della carne prodotta in laboratorio<br />
</em></strong>Grazie agli ultimi studi e novità in materia, i ricercatori sarebbero in grado di produrre ben 175 milioni di hamburger attraverso le cellule di una sola mucca e diverse sono le aziende che hanno in programma di entrare nel mercato (Finless, Foods, Mosa Meaths, Memphis Meat). Sicuramente, quando l’intero processo sarà completato ed il prodotto commercializzato, l’impatto sul settore sarà incommensurabile; si stima che entro cinque anni la carne coltivata potrebbe arrivare sul mercato, con effetti positivi sulla salute e sulla sicurezza alimentare, oltre che, come detto, sull’ambiente.</p>
<p>L&#8217;allevamento di animali da macello &#8211; occorre ricordare &#8211; è responsabile, da solo, del 14,5% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica, oltre a utilizzare circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. In contrapposto, secondo uno studio delle Università di Oxford e Amsterdam, i dati sull’impatto ambientale che dovrebbe avere la produzione della cosiddetta “culture meat” (carne in cultura) o “clean meat” dovrebbe portare ad una riduzione del 96% dell’immissione di gas serra e dell’utilizzo del suolo; risparmio dei consumi energetici del 45% e minor consumo idrico del 99%.  Senza considerare che l’impiego di carne coltivata ridurrebbe drasticamente la necessità di macellazione, perché basterebbe allevare pochi animali sani per fornire le cellule staminali necessarie.</p>
<p>Sicuramente quello che oggi appare difficile, col tempo sarà superato per cui sarà possibile riprodurre perfettamente le caratteristiche organolettiche come gusto, odore, consistenza e valori nutrizionali (vedi introduzione della vitamina B12) della carne tradizionale.  Ad alcune cose bisognerà comunque abituarsi; ad esempio, la carne sintetica non prevede tessuti di scarto come le ossa e quindi alcune pietanze andrebbero a scomparire, come le coscette di pollo. Infine non si può ignorare l’impatto che la carne sintetica avrebbe sugli allevamenti tradizionali e non intensivi, oggi utili per il mantenimento di razze autoctone e pulizia di boschi e foreste.</p>
<p>Un altro vantaggio della carne sintetica è la minore probabilità di contaminazione da parte di parassiti e batteri e di sviluppare infezioni virali e micosi. Inoltre, grazie all’ambiente rigorosamente controllato, la produzione di carne coltivata riduce l’impiego di sostanze chimiche come i farmaci veterinari (ma potrebbe richiedere l’uso di ormoni della crescita).</p>
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<p><strong><em>Altri provvedimenti sui cosiddetti cibi sintetici</em></strong><strong><em>.<br />
</em></strong>E’ doveroso precisare che la decisione adottata dal Governo italiano sullo stop ai cibi sintetici non è stata presa sulla base di elementi scientifici o di qualche prova circa la pericolosità o dannosità per la salute dell’uomo di alimenti e mangimi sintetici – nel testo si parla di carne, pesce, latte e mangimi artificiali -; in altri termini, <strong>si tratta di un provvedimento adottato quando ancora mancano elementi importanti per prendere decisioni che siano informate e definitive. </strong>Si tratta pertanto di una decisione adottata non perché non garantiscono qualità e benessere ma &#8211; come affermato &#8211; per <strong>tutelare la cultura alimentare e la tradizione enogastronomica italiana</strong>,</p>
<p>L’iniziativa partita dal ministro dell&#8217;Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, fa parte di una più ampia strategia che comprende anche il contrasto ad alimenti come le farine di insetti, grillo, larve e locuste in particolare. La commercializzazione di questi prodotti si à dovuta autorizzare, seppure inserendo nel decreto precisi “paletti” e quindi a determinate condizioni. E’ di questi giorni l&#8217;annuncio di alcune attività che metteranno in commercio prodotti realizzati con farine derivate da insetti, grilli in particolare. Del resto, l&#8217;entomofagia è radicata e praticata abitualmente in diverse regioni del mondo; secondo la Fao interessa oltre 2 miliardi di persone al mondo.</p>
<p>I quattro decreti il 23 marzo 2023 prevedono che detti prodotti possano essere venduti nei supermercati, tenuti in scaffali dedicati, con chiara indicazione in etichetta dei livelli massimi previsti; tali provvedimenti, che hanno visto l&#8217;intesa ieri in Conferenza Stato-Regioni, contengono specifiche indicazioni da riportare in etichetta per tutti i prodotti e preparati destinati al consumo umano ottenuti tramite l&#8217;utilizzo di <em>Acheta domesticus</em> (grillo domestico), larva di <em>Tenebrio molitor</em> (larva gialla della farina), larva di <em>Alphitobius diaperinus</em> (verme della farina minore) e <em>Locusta migratoria</em>.</p>
<p>Alla base dei provvedimenti firmati oggi vi è – come accennato &#8211; il principio della trasparenza su cui si fonda la <strong>capacità di scelta dei consumatori</strong>, che devono sapere come un prodotto è stato realizzato, da dove proviene e con cosa è fatto, per esser liberi di utilizzarlo o meno. Chi acquista prodotti a base di farine di insetti deve infine considerare che incombe sempre un rischio di allergia al momento non quantizzabile.</p>
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