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	<title>Da sapere Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>Da sapere Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>UNA VERGOGNA CHE I GOVERNI CONTINUANO AD IGNORARE. In Italia, il carico fiscale è sostenuto da una minoranza dei contribuenti.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/una-vergogna-che-i-governi-continuano-ad-ignorare-in-italia-il-carico-fiscale-e-sostenuto-da-una-minoranza-dei-contribuenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 10:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, il carico fiscale è sostenuto prevalentemente da una minoranza dei contribuenti. Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore (riferiti ad analisi 2024-2025), circa il 76-80% dell&#8217;IRPEF è pagato da circa 11-12 milioni di persone (meno del 20% dei contribuenti), con redditi medio-alti. I lavoratori dipendenti (pubblici e privati) versano oltre l&#8217;80% &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, il carico fiscale è sostenuto prevalentemente da una minoranza dei contribuenti. Secondo i dati riportati da <em>Il Sole 24 Ore</em> (riferiti ad analisi 2024-2025), circa il 76-80% dell&#8217;IRPEF è pagato da circa 11-12 milioni di persone (meno del 20% dei contribuenti), con redditi medio-alti. I lavoratori dipendenti (pubblici e privati) versano oltre l&#8217;80% dell&#8217;IRPEF, mentre la gran parte dei cittadini ha redditi medio-bassi o nulli.</p>
<p>Ecco i dettagli salienti secondo le analisi de <em>Il Sole 24 Ore e Itinerari previdenziali</em><strong>:</strong></p>
<ul>
<li>Sono pochi, circa il 5% degli italiani che presentano la dichiarazione dei redditi. Da soli pagano il 42% dei 189,31 miliardi generati dall’Irpef. E non hanno ricevuto in questi anni nessuna forma di sconto fiscale. Sono i contribuenti che dichiarano al Fisco un reddito superiore a 55mila euro e che ora, se superano anche la soglia dei 75mila, riceveranno un ulteriore aumento di pressione fiscale sotto forma di tetto all’utilizzo delle detrazioni.</li>
<li>Il 45,16% degli italiani non ha redditi (o non li dichiara)</li>
<li>Il gettito è cresciuto in un anno del 6,3%, quindi un po’ meno del Pil nominale che nel 2022 ha fatto registrare un +7,7%. E si è modificata un po’ anche la forma tradizionalmente schiacciata dalla piramide dei redditi dichiarati: perché è salito sia i il numero di contribuenti con redditi compresi tra i 20 e i 29mila euro (9,5 milioni) sia quello dei redditi dai 29mila euro in su, mentre sono diminuite le dichiarazioni che indicano redditi fino a 20mila euro, in calo da 23,133 a 22,356 milioni. Ma questi piccoli smottamenti non cambiano la sostanza della questione: il 45,16% degli italiani non ha redditi (o non li dichiara), e di conseguenza vive a carico di qualcun altro. E quel qualcuno è rappresentato dal 15,26% dei contribuenti, che dichiarando redditi superiori a 35mila euro pagano il 63,39% dell’Irpef italiana. Una minoranza di “ricchi”, e fedeli al Fisco, che paga sanità e welfare per tutti gli altri ed è stata fin qui esclusa da ogni forma di agevolazione.</li>
</ul>
<ul>
<li>Pochi pagano per tutti: Su circa 40-42 milioni di dichiaranti, poco più della metà versa effettivamente l&#8217;IRPEF.</li>
<li>Concentrazione del carico: Il 76,87% dell&#8217;intera IRPEF è pagato da appena 11,6 milioni di persone.</li>
<li>Chi sono i contribuenti principali: Il 13-15% dei contribuenti con redditi superiori ai 35.000 euro copre oltre il 60% dell&#8217;imposta.</li>
<li>Lavoro dipendente: I lavoratori dipendenti (settore privato e pubblico) versano l&#8217;81,5% dell&#8217;IRPEF, mentre i lavoratori autonomi contribuiscono per il 6,1%.</li>
<li>Geografia dell&#8217;Irpef: Il Nord Italia versa quasi il 60% dell&#8217;Irpef totale.</li>
</ul>
<p>In sintesi, il sistema fiscale italiano si regge principalmente sui redditi medio-alti e sui lavoratori dipendenti, mentre una parte consistente della popolazione dichiara redditi bassi (sotto i 15.000 euro) o zero.</p>
<ul>
<li><strong>Solo il 13,94% degli italiani paga quasi due terzi delle tasse</strong></li>
</ul>
<p>I contribuenti con redditi superiori a 35mila euro sono il 13,94% del totale e versano il 62,52% delle imposte dei redditi sulle persone fisiche. È quanto emerge da uno studio di Itinerari previdenziali che sottolinea come il 47% degli italiani (compresi i bambini) non versi imposte sulle persone fisiche. Il totale dei redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini Irpef è ammontato a 894,162 miliardi, per un gettito generato di 175,17 miliardi (157 per l’Irpef ordinaria; 12,83 per l’addizionale regionale e 5,35 per l’addizionale comunale), in crescita rispetto ai 164,36 miliardi dell’anno precedente.</p>
<ul>
<li><strong>Aumentano i dichiaranti</strong></li>
</ul>
<p>Aumentano i dichiaranti (41.497.318) e i contribuenti/ versanti, vale a dire coloro che versano almeno 1 euro di Irpef, che salgono a quota 31.365.535, valore più alto registrato dal 2008. “Non è accettabile &#8211; commenta Stefano Cuzzilla, Presidente Cida, confederazione dei dirigenti di azienda &#8211; che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiara redditi e trova benefici in un groviglio di agevolazioni e sostegni, spesso concessi senza verificarne l’effettivo bisogno. Un 13% che guadagna da 35mila euro lordi in su, e che per questo non può beneficiare del taglio al cuneo fiscale perché è considerato troppo ricco e non può difendersi dall’inflazione nemmeno quando arriva alla pensione, sempre perché è considerato troppo ricco”.</p>
<ul>
<li><strong>Oltre 40% delle dichiarazioni al fisco sotto i 15mila euro </strong></li>
</ul>
<p>Sono quasi 41,5 milioni gli italiani che fanno la dichiarazione fiscale Irpef, ma oltre il 40% di questi dichiara di percepire un reddito sulle persone fisiche inferiore a 15mila euro. A ciascun contribuente, corrispondono però di fatto 1,427 abitanti. Da 0 fino a 7.500 euro lordi si collocano 8.832.792 soggetti, il 21,29% del totale, che pagano in media 26 euro di Irpef l’anno. I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15mila euro lordi l’anno sono 7.819.493, cui corrispondono 11,16 milioni di cittadini (il 18,84%); al netto del TIR, l’Irpef media annua pagata è di 358 euro e si riduce a 251 euro nel calcolo per abitante. Nel complesso, i contribuenti delle prime due fasce di reddito, compresi i negativi, sono il 42,59% del totale e pagano solo l’1,73% dell’Irpef complessiva, ampiamente insufficiente a ripagarsi anche il solo costo della spesa sanitaria.</p>
<ul>
<li><strong>Nel 2022 il Nord Italia ha versato quasi il 60% dell’Irpef</strong></li>
</ul>
<p>Anche nel 2022 rimane forte il divario tra le Regioni italiane per quanto riguarda il versamento dell’Irpef (prodotta nel 2021 e dichiarata nel 2022). Il Nord infatti contribuisce per 100,6 miliardi, pari al 57,43% del totale, il Centro con 38,2 miliardi pari al 21,83% del totale, mentre il Sud porta in dote 36,3 miliardi, pari al 20,74% del gettito complessivo. Una situazione di disequilibrio &#8211; segnala il rapporto &#8211; che trova conferma anche analizzando le singole Regioni: con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia versa 40,3 miliardi di Irpef, vale a dire un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, che ne conta almeno il doppio, e persino superiore a quello dell’intero Centro (11,8 milioni di abitanti).</p>
<p><strong>Tasse ed evasione fiscale, la rivolta (pacifica) degli onesti di cui l’Italia ha bisogno</strong></p>
<p>Quando esploderà la rivolta degli onesti? Diciamocelo chiaramente e senza giri di parole: l’Italia ha bisogno di una ribellione dei cittadini leali che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Una protesta pacifica, culturale e politica. Ma necessaria. Oggi più che mai. Anche perché – numeri alla mano – i cittadini onesti sono la maggioranza della popolazione ma continuano a essere inascoltati e vessati da imposte che – proprio perché pagate fino alla fine – sono sempre troppo alte. Mentre l’evasione fiscale, a lungo andare, logora il tessuto democratico di un Paese fino a distruggerlo.</p>
<p>Chi paga le tasse, paga anche quelle che non vengono versate dagli evasori fiscali. Se tutti pagassero, infatti, la pressione fiscale potrebbe diminuire di almeno il 20%. Fate qualche conto.</p>
<p>Ma ciò che è più grave è che <strong>a pagare tutte le imposte sono sempre i soliti</strong>. Ma anche gli evasori fiscali sono sempre gli stessi.</p>
<p>I partiti politici ritengono che la lotta all’evasione fiscale non paghi politicamente, perché alla base c’è un problema culturale tutto italiano. L’evasione fiscale non suscita riprovazione morale come dovrebbe, forse perché lo Stato è percepito come un’entità lontana e inefficiente. Talvolta anche corrotta. Ma lo Stato siamo noi e le imposte sono il prezzo che dobbiamo pagare se vogliano una società democratica. Non solo per il welfare e le infrastrutture ma anche per la difesa dei diritti di cui usufruiamo quotidianamente, quegli stessi diritti che tutelano anche la proprietà privata oltre a proteggere i più deboli.</p>
<p>Quando i governi dicono che non ci sono soldi da investire nella sanità, nell’istruzione, nelle infrastrutture non dicono tutta la verità. Perché i soldi ci sarebbero, se solo tutti versassero le imposte e si combattesse sul serio la piaga dell’evasione fiscale. A qualcuno questo ragionamento potrà sembrare semplicistico ma in sostanza quello che accade è proprio questo.</p>
<p>Facciamo due conti. Negli ultimi dieci anni le imposte evase in Italia hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 932,3 miliardi di euro. Quasi 1.000 miliardi che avrebbero potuto essere utilizzati per ridurre le tasse (a chi le paga) e migliorare la vita di tutti noi.</p>
<p><strong>Chi sono gli evasori</strong></p>
<p>Ma chi evade le imposte? Anche questo dato è noto da tempo. Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Nel 2022 lo Stato ha incassato dalle imposte 544 miliardi di euro. La tassa più importante è l’Irpef, cioè l’imposta sui redditi delle persone fisiche, che è pari a circa il 40% di quei 544 miliardi finiti nelle casse pubbliche: in pratica, 205,8 miliardi. L’81,5% dell’Irpef (pari a 166,5 miliardi) viene versato dai lavoratori dipendenti (85,5 miliardi dai dipendenti del settore privato e 81 miliardi da quelli pubblici). Solo il 6,1% arriva dai lavoratori autonomi, che versano 12,6 miliardi di euro di imposte. Il resto della somma, per arrivare a 205,8 miliardi, è catalogato nel bilancio dello Stato sotto le voci “ritenute a titolo di acconto sui bonifici per beneficiare di oneri deducibili o detraibili”, “Irpef saldo” e “Irpef acconto”.</p>
<p>I lavoratori dipendenti in Italia sono circa 18 milioni, i pensionati 16,1 milioni e i lavoratori autonomi circa 5 milioni.</p>
<p>E torniamo alla domanda: chi evade le tasse? La risposta la fornisce la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva. Secondo gli ultimi dati, le imposte evase dai lavoratori dipendenti irregolari (quelli regolari non possono evadere nemmeno un centesimo di quanto guadagnano) sono pari a 3,9 miliardi di euro. Quelle non versate dai lavoratori autonomi superano i 30 miliardi di euro.</p>
<p>Ma c’è un altro dato che fa ulteriore chiarezza. Ed è quello relativo alla propensione all’evasione, che identifica il rapporto percentuale tra l’ammontare del tax gap e il gettito teorico ovvero la percentuale di imposte che non vengono pagate rispetto a quanto sarebbe dovuto. I lavoratori dipendenti irregolari (ricordate, i regolari non possono evadere) non pagano al fisco il 2,3% di quando dovrebbero. I lavoratori autonomi, invece, evadono il 67,2% di quanto dovrebbero versare.</p>
<p>Avete letto bene: il 67,2%. Significa che quasi il 70% delle imposte dovute dai lavoratori autonomi non viene versato.</p>
<p>Nel frattempo, l’estensione della platea dei lavoratori autonomi che versa la flat tax del 15% crea un’ulteriore distorsione dei dettami dell’articolo 53 della Costituzione italiana, che recita: “<strong>Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività</strong>”.</p>
<p>Ma la progressività sembra essere sempre più una chimera in Italia. Come ha dimostrato un recente studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università di Milano-Bicocca (firmato da Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro), il sistema fiscale italiano è blandamente progressivo solo per il 95% dei contribuenti ma diventa regressivo per il 5% più ricco. Chi guadagna oltre 500mila euro all’anno paga le imposte con un’aliquota del 36% contro il 50% di chi guadagna meno. Questo perché i guadagni dei più ricchi non derivano dal reddito da lavoro (tassato fino al 43%) ma da redditi da capitale, tassati al 26% e addirittura al 12,5% per i titoli di Stato.</p>
<p>Il nuovo concordato</p>
<p><strong>Il sistema fiscale italiano è, dunque, sempre più iniquo</strong>. L’ultimo esempio è il nuovo concordato biennale che il Parlamento sta trasformando in una legalizzazione dell’evasione fiscale.</p>
<p>Il concordato funziona così: il Fisco propone ai lavoratori autonomi e alle imprese con fatturato inferiore a 5 milioni di euro il reddito su cui essere tassati. Se il contribuente accetta, per i due anni successivi sarà in regola e pagherà solo quanto stabilito, anche se guadagnerà di più. In questo periodo dovrà dichiarare quanto effettivamente guadagna, anche se pagherà solo quanto concordato, perché queste informazioni serviranno per stabilire l’imposta dei due anni successivi. E non avrà nessuna conseguenza se nasconderà al Fisco fino al 30% dei suoi introiti.</p>
<p>Il decreto del Consiglio dei ministri prevedeva che il concordato preventivo fosse rivolto solo ai contribuenti affidabili, con un punteggio fiscale pari a 8 ma le commissioni parlamentari nei loro pareri al decreto hanno proposto di estendere il concordato a tutti contribuenti, anche a quelli con punteggio inferiore a 8. Non solo. Era stato anche previsto di imporre al Fisco di fare una proposta di calcolo del reddito che non poteva essere maggiore del 10% di quanto dichiarato dal contribuente nell’anno preso a riferimento. Ma se quell’anno il lavoratore autonomo aveva evaso gran parte delle imposte, questo si sarebbe tradotto in una legalizzazione dell’evasione. Se aveva guadagnato 100 e aveva dichiarato 30, il Fisco non avrebbe potuto proporre un reddito imponibile superiore del 10% a quel 30 dichiarato. Un effetto di questa misura – se fosse passata al vaglio del Parlamento – sarebbe stato quello di cancellare dalle statistiche una buona fetta di evasione fiscale. Poi, per fortuna, il tetto del 10% è stato stralciato.</p>
<p>«La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune», ha detto il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno. Questo è un punto importante. Perché, prima di tutto, è <strong>il senso civico</strong> <strong>degli italiani</strong> che <strong>deve risvegliarsi</strong>.</p>
<p><strong>Finora a pagare tutto e subito restano</strong>, infatti, <strong>i lavoratori dipendenti e i pensionati</strong>. Ma fino a quando? Fino a quando, cioè, sopporteranno in silenzio e accetteranno di pagare anche le tasse degli evasori fiscali?</p>
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		<title>Il Cittadino italiano immemore tra fiscalità ed etica del carico fiscale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-cittadino-italiano-immemore-tra-fiscalita-ed-etica-del-carico-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 09:59:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fiscalità indica l&#8217;insieme delle leggi, norme, tributi e imposte che regolano il sistema fiscale di uno Stato. In senso più ampio, definisce il modo in cui vengono prelevate le imposte (pressione fiscale) e l&#8217;insieme degli adempimenti fiscali a carico di cittadini e imprese, come le imposte dirette (IRES, IRAP) e indirette (IVA). In sintesi, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>fiscalità</strong> indica l&#8217;insieme delle leggi, norme, tributi e imposte che regolano il sistema fiscale di uno Stato. In senso più ampio, definisce il modo in cui vengono prelevate le imposte (pressione fiscale) e l&#8217;insieme degli adempimenti fiscali a carico di cittadini e imprese, come le imposte dirette (IRES, IRAP) e indirette (IVA).</p>
<p>In sintesi, la fiscalità è il pilastro del rapporto economico tra il cittadino/impresa e lo Stato per il versamento dei tributi.</p>
<p><strong>Aspetti chiave e utilizzi:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Fiscalità d&#8217;impresa:</strong> Riguarda la gestione degli obblighi contabili e il regime fiscale (ordinario, semplificato, forfettario).</li>
<li><strong>Gestione fiscale:</strong> Attività e strategie per calcolare e assolvere le imposte.</li>
<li><strong>Senso figurato:</strong> Può indicare eccessiva pignoleria, rigidità o intransigenza</li>
</ul>
<p>Il <strong>fisco</strong> è l&#8217;insieme delle leggi e delle strutture statali che si occupano di gestire le tasse e le imposte necessarie per finanziare i servizi pubblici. In parole semplici, rappresenta &#8220;la cassa dello Stato&#8221; e l&#8217;apparato che decide quanto i cittadini devono pagare per contribuire alla spesa comune.</p>
<p>Concetti Chiave</p>
<ul>
<li>Amministrazione Finanziaria: È il braccio operativo del fisco, composto da enti come l&#8217;Agenzia delle Entrate, che ha il compito di riscuotere i tributi e controllare che i contribuenti rispettino le regole.</li>
<li>Capacità Contributiva: Secondo l&#8217;Articolo 53 della Costituzione italiana, ognuno deve pagare in base alle proprie possibilità economiche.</li>
<li>Pressione Fiscale: Indica quanta parte della ricchezza prodotta in un Paese viene prelevata dallo Stato attraverso le tasse.</li>
<li>Riscossione: Raccoglie i soldi dai cittadini e dalle imprese attraverso dichiarazioni (come il Modello 730) o pagamenti diretti.</li>
</ul>
<ol>
<li>Controllo: Monitora conti correnti, bonifici e proprietà per individuare eventuali evasioni fiscali.</li>
<li>Sanzione: Se qualcuno non paga quanto dovuto, il fisco emette delle &#8220;cartelle esattoriali&#8221; per recuperare il debito con l&#8217;aggiunta di multe.</li>
</ol>
<p>Puoi approfondire i tuoi diritti consultando lo Statuto del Contribuente o verificare le ultime novità sulla rivista ufficiale FiscoOggi.</p>
<p><strong>Essere &#8220;fiscalmente a carico&#8221;</strong> significa che un familiare (coniuge, figlio o altro parente) possiede un reddito annuo lordo entro certi limiti, permettendo a un altro contribuente di beneficiare di detrazioni IRPEF. Il limite generale è di €2.840,51, mentre per i figli fino a 24 anni sale a €4.000.</p>
<p><strong>Aspetti chiave e soglie</strong>:</p>
<ul>
<li>Limiti di reddito: Il familiare non deve superare i 2.840,51 € annui (o 4.000 € per figli <u>&lt; </u>24 anni), lordo degli oneri deducibili.</li>
<li>Vantaggi: Il contribuente che ha il familiare a carico riceve detrazioni sulla propria IRPEF.</li>
<li>Detrazione vs Assegno Unico: Per i figli under 21, la detrazione è sostituita dall&#8217;Assegno Unico Universale. Tuttavia, il figlio resta &#8220;a carico&#8221; ai fini del superamento dei limiti di reddito.</li>
<li>Altri benefici: Possibilità di portare in detrazione/deduzione spese specifiche sostenute per il familiare (es. spese mediche, universitarie).</li>
</ul>
<p>Esempi di utilizzo (Chi può essere a carico):</p>
<ul>
<li>Coniuge non legalmente ed effettivamente separato con reddito <u>&lt;</u> 2.840,51 €.</li>
<li>Figli (anche naturali riconosciuti, adottivi, affidati) indipendentemente dall&#8217;età e dalla convivenza, se entro le soglie sopra citate.</li>
<li>Altri familiari (genitori, suoceri, fratelli/sorelle) se conviventi o riceventi assegni alimentari.</li>
</ul>
<p>I <strong>tributi fiscali</strong> sono dovuti per finanziare la spesa pubblica, garantendo il funzionamento dello Stato e l&#8217;erogazione di servizi essenziali (sanità, istruzione, sicurezza, infrastrutture). Il loro pagamento è un obbligo costituzionale (Art. 53) basato sulla solidarietà e sulla capacità contributiva di cittadini e imprese.</p>
<p><strong>Principali motivi per cui sono dovuti:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Finanziamento dei Servizi Pubblici:</strong> Coprono i costi di servizi indivisibili (difesa, giustizia) e divisibili (raccolta rifiuti, illuminazione).</li>
<li><strong>Solidarietà e Uguaglianza Sostanziale:</strong> L&#8217;art. 2 della Costituzione prevede il dovere di solidarietà, mentre l&#8217;art. 53 impone la partecipazione alle spese in ragione della propria capacità economica, con criteri di progressività.</li>
<li><strong>Redistribuzione della Ricchezza:</strong> Attraverso un sistema fiscale progressivo, i tributi riducono le disuguaglianze economiche.</li>
</ul>
<p><strong>Classificazione dei tributi:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Imposte:</strong> Prelievi obbligatori senza controprestazione diretta, dovuti per il solo fatto di possedere reddito o patrimonio (es. IRPEF, IVA).</li>
<li><strong>Tasse:</strong> Somme pagate per l&#8217;utilizzo specifico di un servizio pubblico (es. TARI).</li>
<li><strong>Contributi:</strong> Prelevati a fronte di un beneficio diretto da opere o servizi pubblici.</li>
</ul>
<p>Il mancato pagamento comporta sanzioni e la riscossione forzata.</p>
<p>L&#8217;<strong>etica del carico fiscale </strong>si basa sull&#8217;equa ripartizione delle imposte in base alla capacità contributiva, promuovendo progressività, trasparenza e giustizia sociale. Un sistema etico richiede che le tasse finanzino il bene comune, punendo l&#8217;evasione e premiando la responsabilità sociale, bilanciando il diritto dello Stato alla riscossione con il dovere morale del contribuente.</p>
<p><strong>Principi Fondamentali</strong> dell&#8217;Etica Fiscale:</p>
<ul>
<li>Capacità Contributiva: Principio costituzionale per cui ognuno contribuisce in proporzione alle proprie risorse economiche.</li>
<li>Progressività: Il carico fiscale aumenta proporzionalmente al crescere del reddito, garantendo equità.</li>
<li>Equità Orizzontale e Verticale: Trattare allo stesso modo chi ha la stessa capacità economica (orizzontale) e diversamente chi ha capacità differenti (verticale).</li>
<li>Bene Comune e Solidarietà: Le tasse sono finalizzate alla spesa pubblica e al benessere collettivo, intese come dovere morale e solidarietà.</li>
</ul>
<p>Aspetti Chiave e Criticità:</p>
<ul>
<li>Rapporto Fisco-Contribuente: Si basa sulla fiducia, trasparenza e correttezza procedimentale, contrastando l&#8217;evasione per promuovere la <em>tax compliance</em>.</li>
<li>Equità del Carico: Riflessione sulla necessità di non sovraccaricare il ceto medio e i lavoratori dipendenti.</li>
<li>Tassa Etica (Specifico): In Italia, una &#8220;tassa etica&#8221; è un&#8217;addizionale del 25% su redditi derivanti da materiali pornografico, agendo come imposta specifica basata sul disincentivo etico.</li>
</ul>
<p>L&#8217;etica fiscale richiede dunque un &#8220;cambio culturale&#8221; che veda il pagamento delle imposte come un contributo attivo al bene comune.</p>
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		<title>Ruolo dei batteri nel microbiota intestinale umano</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ruolo-dei-batteri-nel-microbiota-intestinale-umano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il microbiota è l’insieme di tutti i microorganismi – batteri, virus, funghi, protozoi – che vivono in simbiosi con il nostro corpo. Alcuni sono presenti anche sulla pelle, nel cavo orale, nei polmoni e in altre sedi, ma la maggior parte si trova nell’intestino, dove prende il nome di “microbiota intestinale”. I microrganismi che compongono il microbiota sono addirittura dieci volte più &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>microbiota</strong> è l’insieme di tutti i microorganismi – batteri, virus, funghi, protozoi – che vivono in simbiosi con il nostro corpo. Alcuni sono presenti anche sulla pelle, nel cavo orale, nei polmoni e in altre sedi, ma la maggior parte si trova nell’intestino, dove prende il nome di “<strong>microbiota intestinale</strong>”.</p>
<p>I microrganismi che compongono il microbiota sono addirittura dieci volte più numerosi rispetto alle cellule del nostro organismo. Infatti, in ciascun individuo se ne contano oltre 100 mila miliardi ovvero circa 100 trillions in inglese. Il microbiota intestinale è il più esteso (rappresenta circa il 70% del totale): qui vivono oltre 400 specie differenti di microrganismi. <strong>Il microbiota di ogni individuo è esclusivo e rappresenta, quindi, una vera e propria impronta biologica</strong>, capace di contraddistinguerci gli uni dagli altri.</p>
<p>Il microbiota umano è uno straordinario esempio di <strong>mutualismo tra organismi</strong> che, convivendo, traggono vantaggio gli uni dagli altri.</p>
<p>Un <strong>microbiota intestinale sano</strong> svolge numerose ed importanti funzioni per tutto l’organismo:</p>
<ul>
<li>elimina le sostanze tossiche,</li>
<li>favorisce la digestione degli alimenti,</li>
<li>protegge l’apparato cardiocircolatorio</li>
<li>contribuisce alla sintesi di vitamine essenziali, come ad esempio l&#8217;acido folico, le vitamine del gruppo B e la vitamina K.</li>
</ul>
<p>Un’altra funzione svolta dal microbiota intestinale è la regolazione della motilità intestinale o peristalsi. I batteri contenuti nel lume intestinale stimolano, infatti, le cellule nervose intestinali favorendo il naturale meccanismo di contrazione e rilassamento del colon durante la digestione.</p>
<p>Infine, il microbiota intestinale, interagendo con il sistema immunitario, impedisce la crescita di tanti microrganismi dannosi.</p>
<p>Un microbiota intestinale è caratterizzato da una adeguata “<strong>biodiversità</strong>, e cioè composto da diverse specie di microrganismi presenti in un buon numero di unità, con una prevalenza di microrganismi vantaggiosi per l&#8217;uomo, e in equilibrio tra loro e con l&#8217;intestino che li ospita. Il microbiota intestinale è, infatti, composto da batteri buoni (ad esempio Bifidobatteri e Lactobacilli) e da batteri cattivi (ad esempio <em>Enterococcus faecalis</em> e <em>Clostridium difficile</em>). È fondamentale per la salute del nostro corpo che i microrganismi buoni e cattivi vivano in equilibrio (condizione definita <strong>eubiosi</strong>). Se questo equilibrio viene alterato, si instaura uno stato di disordine (definito <strong>disbiosi</strong>) che è correlato non soltanto a malattie dell’apparato digerente, ma anche a diabete e obesità, dermatite, malattie cardiovascolari, neurologiche, psichiche ed oncologiche, solo per citarne alcune.<strong> </strong></p>
<p>Come in ogni comunità, anche nel microbiota intestinale umano si possono individuare batteri che producono benefici per la salute e per questo vengono ritenuti &#8220;<strong>buoni</strong>&#8221; ed altri che non producendo azioni benefiche vengono ritenuti “cattivi”: la distinzione avviene pertanto sulla base degli effetti prodotti. Ad esempio, l’<em>Escherichia coli</em> (E. coli), uno dei batteri più diffusi, è principalmente un batterio &#8220;buono&#8221; e simbionte, essenziale per la salute intestinale; vive nel colon producendo vitamine K e del gruppo B; tuttavia, alcuni ceppi specifici sono &#8220;cattivi&#8221; e patogeni, causando infezioni gastrointestinali (diarrea), urinarie (cistiti) o, raramente, gravi infezioni sistemiche. Così, mentre la maggior parte dei ceppi è innocua e costituisce una parte importante della flora batterica intestinale, aiutando a combattere i batteri patogeni, alcuni ceppi (come E. coli produttore di tossina Shiga &#8211; STEC) sono pericolosi e causano gravi intossicazioni alimentari.</p>
<p><strong>Principali Batteri Buoni e Loro Ruolo</strong></p>
<ul>
<li><strong>Bifidobatteri (<em>Bifidobacterium</em>):</strong> batteri anaerobici (probiotici) che colonizzano principalmente il colon (intestino crasso) e il tratto vaginale, fondamentali per la digestione delle fibre e la produzione di acido lattico e acetico, abbassando il pH intestinale e inibendo i batteri patogeni. Essenziali per la digestione del latte materno nei neonati, aiutano la maturazione del sistema immunitario, rafforzano la barriera intestinale, prevenendo l&#8217;ingresso di sostanze nocive, sintetizzano vitamine del gruppo B e vitamina K. A differenza dei lattobacilli che producono soprattutto acido lattico, i bifidobatteri metabolizzano le fibre producendo acidi grassi a corta catena (come l&#8217;acetato), che sono cruciali per la salute dell&#8217;intestino.</li>
<li><strong><em>Faecalibacterium prausnitzii</em></strong><strong>:</strong> Fondamentale per la produzione di butirrato, un acido grasso a catena corta che nutre le cellule del colon e riduce l&#8217;infiammazione, costituisce circa il 5% del totale dei batteri nell&#8217;intestino umano, svolgendo un ruolo chiave nel mantenimento dell&#8217;equilibrio del microbiota, in particolare rafforzando la barriera intestinale e riducendo le infiammazioni.  Produce molecole come la proteina MAM (<em>Microbial Anti-inflammatory Molecule</em>), in grado di bloccare vie infiammatorie, risultando cruciale in condizioni come le malattie infiammatorie intestinali (IBD). Sostiene e migliora le &#8220;giunzioni strette&#8221; (tight junctions) tra le cellule della mucosa intestinale, riducendo la permeabilità.  La sua presenza è indice di un microbiota in salute; un basso livello di questo batterio è associato a patologie tra cui malattie infiammatorie intestinali e tumore del colon-retto. Si nutre di fibre alimentari come i frutto-oligosaccaridi (FOS) e i galatto-oligosaccaridi (GOS).</li>
</ul>
<p>In sintesi, è considerato un batterio &#8220;amico&#8221; essenziale, spesso ridotto in pazienti con colite ulcerosa o m. Crohn, il cui aumento è associato a una migliore salute gastrointestinale.</p>
<ul>
<li><strong>Lattobacilli (<em>Lactobacillus</em>):</strong> Proteggono la mucosa intestinale e aiutano a digerire il lattosio (es. <em>L. rhamnosus GG</em>, <em>L. acidophilus</em>, <em>L. gasseri</em>). Trasformano zuccheri in acido lattico (fermentazione), proteggendo la mucosa intestinale e sostenendo il sistema immunitario.  Popolano l&#8217;ambiente vaginale, mantenendo il pH acido (tra 3.7 e 4.5) e creando un ambiente ostile per i batteri nocivi. Prevengono disturbi intestinali, contribuendo al miglioramento della digestione e all&#8217;assorbimento dei nutrienti, favoriscono il riequilibrio della flora batterica intestinale (specialmente dopo antibiotici). Producono batteriocine o lactocine e perossido di idrogeno, sostanze in grado di inibire la crescita di batteri nocivi e patogeni come la Candida. Supportano l&#8217;autofagia delle cellule della mucosa, eliminando i microorganismi invasori. I lattobacilli inattivati (tindalizzati) nei prodotti skincare aiutano a riequilibrare il microbioma cutaneo, migliorando la barriera cutanea in pelli secche o con acne.</li>
<li><strong><em>Bacteroides</em></strong><strong>:</strong> sono batteri anaerobi commensali predominanti nel microbiota intestinale umano (circa il 55% della flora) ove svolgono un ruolo fondamentale nel metabolismo. Le loro funzioni principali includono la scomposizione di glicani e fibre complesse, la modulazione del sistema immunitario, la produzione di acidi grassi a catena corta e la competizione contro patogeni. In particolare, sono cruciali per la scomposizione di carboidrati complessi (fibre) e zuccheri che l&#8217;organismo umano non riesce a digerire da solo; attraverso la fermentazione, producono acidi grassi a catena corta (come l&#8217;acetato e il propionato) che nutrono le cellule del colon.</li>
</ul>
<p>Specie come il <em>Bacteroides thetaiotaomicron</em> promuovono la creazione di una barriera intestinale impermeabile e stimolano l&#8217;angiogenesi (formazione di vasi sanguigni).</p>
<p>Il <em>Bacteroides fragilis</em> aiuta a educare il sistema immunitario, prevenendo malattie infiammatorie del colon. Partecipa alla produzione di vitamine essenziali, inclusa la vitamina K e alcune del gruppo B. Contribuisce a mantenere l&#8217;equilibrio del microbiota, competendo con batteri nocivi.</p>
<p>Sebbene mutualistici, alcuni <em>Bacteroides</em> possono causare infezioni opportunistiche (es. peritonite, appendicite) se si spostano dall&#8217;intestino ad altre sedi corporee. Inoltre, un eccesso di <em>Bacteroides</em> (sovracrescita) rispetto ai batteri protettivi (come <em>Bifidobacterium</em>) può indicare uno stato di disbiosi e un&#8217;alterata risposta infiammatoria</p>
<p><strong>Ruolo del butirrato intestinale</strong></p>
<p>Il butirrato, un acido grasso a catena corta prodotto dal microbiota intestinale, è prodotto dal microbiota attraverso la fermentazione delle fibre alimentari, in particolare da alimenti come i legumi, ed è fondamentale per la salute intestinale:</p>
<ul>
<li>agisce come fonte energetica per i colonociti,</li>
<li>nutre le cellule intestinali, rinforza la barriera intestinale e possiede proprietà antinfiammatorie</li>
<li>riduce l&#8217;infiammazione e regola il sistema immunitario</li>
<li>contribuisce a mantenere l&#8217;equilibrio del microbiota (eubiosi), contrastando la crescita di batteri nocivi.</li>
<li>aiutano ad assorbire nutrienti e sintetizzare vitamine (es. vitamine del gruppo B e vitamina K)</li>
<li>inibisce le cellule tumorali, ed è efficace nel trattamento del colon irritabile e dolori addominali.
<ul>
<li>l&#8217;acido butirrico è un ingrediente efficace per la gestione del colon irritabile <strong>(IBS)</strong>, che colpisce il 10-20% della popolazione, riducendo dolori e disagi addominali.</li>
</ul>
</li>
<li>il butirrato, specialmente se supportato da probiotici come il <em>Saccharomyces boulardii</em>, è efficace nel ridurre la durata della diarrea infettiva e quella associata agli antibiotici.</li>
</ul>
<p>I principali batteri produttori di butirrato nel colon umano sono anaerobi stretti che fermentano le fibre alimentari. Le specie chiave includono membri dei Clostridia (raggruppamenti XIVa e IV), come:</p>
<p><strong><em>Faecalibacterium prausnitzii</em></strong><strong>:</strong> Uno dei più abbondanti produttori nel microbiota umano, noto per le sue proprietà antinfiammatorie.</p>
<ul>
<li><strong><em>Roseburia</em></strong><strong> spp. (es. <em>R. intestinalis</em>, <em>R. hominis</em>):</strong> Produttori efficienti di butirrato.</li>
<li><strong><em>Eubacterium rectale</em></strong><strong>:</strong> Molto comune nell&#8217;intestino, converte la fibra in butirrato.</li>
<li><strong><em>Clostridium butyricum</em></strong><strong> (CBM588):</strong> Un ceppo probiotico noto per l&#8217;alta produzione di butirrato e il supporto alla barriera intestinale.</li>
<li><strong><em>Clostridium acetobutylicum</em></strong><strong>:</strong> Molto diffuso in contesti industriali.</li>
</ul>
<p>La produzione di butirrato può essere favorita attraverso l&#8217;assunzione di prebiotici (fibre) che fungono da nutrimento per questi batteri, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Alimenti ricchi di fibre solubili:</strong> Cipolle, aglio, banane, carciofi e asparagi.</li>
<li><strong>Alimenti integrali e legumi.</strong></li>
</ul>
<p>Per mantenere alta la popolazione di batteri buoni, è fondamentale un&#8217;alimentazione ricca di fibre (prebiotici) e alimenti fermentati (probiotici) come yogurt, kefir e crauti.</p>
<p><strong>I &#8220;batteri cattivi&#8221;</strong></p>
<p>I &#8220;batteri cattivi&#8221; nel microbiota, o meglio definiti <strong>patobionti</strong>, sono microrganismi potenzialmente nocivi che, in condizioni di equilibrio (eubiosi), sono presenti in piccole quantità. Quando prevalgono, causano disbiosi, danneggiando la barriera intestinale e scatenando infiammazioni. Tra i principali figurano</p>
<ul>
<li><strong><em>Clostridium difficile</em></strong>, è un batterio anaerobio, Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell’intestino. Poiché il Clostridium difficile è <strong>rintracciabile nelle feci</strong>, ci si può infettare con questo batterio toccandosi, con le mani, la bocca e le altre mucose (come quelle del naso o degli occhi) dopo aver maneggiato oggetti o superfici contaminati con feci. Clostridium difficile può vivere per lunghi periodi su oggetti e superfici. Le più importanti norme di prevenzione sono: lavarsi le mani dopo aver usato la toilette e in ogni caso prima di mangiare; assicurarsi che il bagno che si utilizza sia pulito, soprattutto nel caso in cui sia stato precedentemente usato da qualcuno affetto da diarrea.  Mediante la produzione nell&#8217;intestino di una tossina necrotizzante alcuni ceppi possono causare nell’uomo la colite soprattutto quando riescono a moltiplicarsi nell’intestino in grandi quantità (questo accade, ad esempio, quando la flora batterica intestinale si modifica a loro favore come avviene, ad esempio, in seguito a terapia antibiotica orale protratta nel tempo). A maggior rischio di contrarre questa infezione sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici.</li>
<li><strong><em>Enterococcus faecalis</em></strong>, sono batteri gram positivi e si presentano con una caratteristica forma rotondeggiante o ovale, disposti a catenelle, e <strong>possono </strong>sopravvivere in diversi ambienti, inclusi contesti ad alti livelli di salinità e con variazioni estreme di clima, resistendo persino a temperature di 60°C per brevi periodi. Tali microrganismi sono tipicamente presenti nelle feci; nella maggior parte dei casi, l’infezione è di origine nosocomiale, acquisita cioè all’interno di strutture sanitarie e ospedaliere; si diffonde spesso per contatto diretto con persone o strumenti infetti o attraverso l’uso di attrezzature non sterili. I fattori di rischio principali comprendono la presenza di cateteri vescicali, l’età avanzata, l’immunodepressione e la prolungata permanenza in ambiente ospedaliero.</li>
<li><strong><em>Escherichia coli</em></strong>(ceppi patogeni), è un batterio gram-negativo che normalmente si trova nel nostro intestino. È parte del microbiota ed è un batterio commensale, che sopravvive grazie all’organismo in cui vive, ma allo stesso tempo svolge una sua funzione, ad esempio, producendo vitamina K. L<em>’E. coli</em> è un bacillo asporigeno, può vivere in un ambiente con o senza aria, fermenta il lattosio ed ha la caratteristica microscopica di avere estroflessioni che gli consentono di aderire alla parete dell’organo che colonizza; grazie a questa proprietà può attaccarsi alle pareti di vescica e dell’uretra, creando cistiti, uretriti e infezioni di varia gravità, soprattutto se non trattate adeguatamente. La maggior parte dei ceppi di <em>Escherichia coli</em> sono innocui, dal momento che questo microrganismo vive da commensale nel nostro organismo, ma alcuni ceppi possono essere causa di patologie più o meno gravi, che nella maggior parte dei casi interessano l’intestino e l’apparato urinario.</li>
<li><strong><em>Helicobacter pylori</em></strong>, è un batterio spiraliforme che può colonizzare la mucosa gastrica, il rivestimento dello stomaco umano. L’infezione è spesso asintomatica, ma talvolta può provocare gastrite e ulcere a livello dello stomaco o del duodeno, L’uomo è l’unico serbatoio noto di questo batterio. A lungo termine, l’infezione da <em> pylori</em>è associata a un aumento di 2-6 volte del rischio di linfoma MALT e soprattutto di carcinoma gastrico, il secondo cancro più comune nel mondo.</li>
<li><strong>Genere <em>Proteus</em></strong>,  microrganismi Gram-negativi, aerobi e mobili, come <strong><em>Proteus mirabilis</em></strong> (la specie più frequentemente isolata), <strong><em>Proteus vulgaris </em></strong>(spesso associato a condizioni di immunocompromissione), <strong><em>Proteus penneri</em></strong> (soprattutto  nel tratto gastrointestinale).  Sebbene facciano parte della flora batterica commensale, possono diventare patogeni opportunisti (causando ad esempio infezioni urinarie) in soggetti con sistema immunitario indebolito o altre patologie pregresse. Questi batteri sono in grado di persistere nel sistema gastrointestinale grazie alla capacità di adesione alle proteine dell&#8217;ospite, come collagene, fibrinogeno e fibronectina.</li>
<li>funghi come <strong><em>Candida albicans</em></strong>, normalmente presente nel microbiota gastrointestinale in equilibrio simbiotico. Quando questo equilibrio si rompe a causa di stress, antibiotici o dieta scorretta, il fungo prolifera, causando sintomi come gonfiore, dolore, diarrea e stanchezza.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>In conclusione, sono considerati &#8220;cattivi&#8221; perché producono tossine che attaccano la mucosa, aumentando la permeabilità intestinale; competono e talvolta sostituiscono i batteri buoni, provocando infiammazioni croniche correlate a malattie come diabete, obesità, e malattie infiammatorie intestinali (IBD). Spesso si attivano o proliferano dopo l&#8217;uso di antibiotici che eliminano la flora benefica, approfittando dello spazio libero. Possono produrre metaboliti tossici o produrre enzimi che alterano la digestione e l&#8217;assorbimento.</p>
<p>Un microbiota equilibrato, ricco di bifidobatteri e lattobacilli, è essenziale per mantenere questi batteri a bada.</p>
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		<title>Composti bioattivi ovvero alimenti funzionali e nutraceutici</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/composti-bioattivi-ovvero-alimenti-funzionali-e-nutraceutici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 08:42:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[Composti bioattivi]]></category>
		<category><![CDATA[nutraceutici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Definizione di Nutraceutico Un nutraceutico è una sostanza o un composto bioattivo di origine naturale che, assunto con la dieta o sotto forma concentrata, apporta benefici alla salute e contribuisce alla prevenzione di malattie, andando oltre il semplice valore nutritivo dell’alimento da cui deriva. A differenza dei farmaci, i nutraceutici non hanno scopo terapeutico diretto, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione di Nutraceutico</strong></p>
<p>Un nutraceutico è una sostanza o un composto bioattivo di origine naturale che, assunto con la dieta o sotto forma concentrata, apporta benefici alla salute e contribuisce alla prevenzione di malattie, andando oltre il semplice valore nutritivo dell’alimento da cui deriva.</p>
<p>A differenza dei farmaci, i nutraceutici non hanno scopo terapeutico diretto, ma agiscono sui meccanismi fisiologici per migliorare il benessere generale e mantenere l’equilibrio dell’organismo.</p>
<p>Il termine “<strong>nutraceutico</strong>” è un neologismo sincratico che deriva dall’unione di <em>nutrizione</em> e <em>farmaceutico</em>; è stato coniato negli anni 1989 dal dottor Stephen De Felice, fondatore della Foundation for Innovation in Medicine,</p>
<p>Stretta è la connessione tra nutraceutici e alimenti funzionali.</p>
<p>Gli <strong>alimenti funzionali</strong> (o <em>functional foods</em>) sono cibi che, oltre al normale valore nutrizionale, contengono sostanze che influiscono positivamente su una o più funzioni dell&#8217;organismo. Il loro consumo regolare può aiutare a migliorare lo stato di salute, il benessere fisico e a ridurre il rischio di malattie, specialmente quelle cronico-degenerative.</p>
<p>Il termine è nato in Giappone negli anni &#8217;80 per identificare alimenti che avessero una validità scientificamente accertata per la salute.</p>
<p><strong>Tipologie di alimenti funzionali</strong></p>
<p>Questi prodotti si dividono principalmente in due categorie basate sulla loro origine:</p>
<ul>
<li><strong>Naturali</strong>: Alimenti freschi che contengono naturalmente composti bioattivi (come vitamine, minerali, fibre e polifenoli).</li>
<li><strong>Modificati o Arricchiti</strong>: Cibi trasformati industrialmente per potenziarne i benefici, ad esempio aggiungendo calcio, omega-3, vitamine o probiotici.<strong> </strong></li>
</ul>
<p><strong>Esempi comuni e benefici</strong></p>
<p>Ecco alcuni dei principali alimenti funzionali e le loro proprietà specifiche:</p>
<ul>
<li><strong>Frutta e verdura</strong>: Ricche di antiossidanti che contrastano l&#8217;invecchiamento cellulare (es. mele, mirtilli, broccoli).</li>
<li><strong>Legumi e cereali integrali</strong>: Apportano fibre e beta-glucani (come l&#8217;avena) utili per il controllo del colesterolo.</li>
<li><strong>Frutta a guscio (noci, mandorle)</strong>: Fonti di acidi grassi essenziali e minerali come magnesio e calcio.</li>
<li><strong>Pesce azzurro e salmone</strong>: Ricchi di omega-3, fondamentali per la salute cardiovascolare.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Yogurt e Kefir</strong>: Contengono fermenti vivi e probiotici che favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale e migliorano la digestione.</li>
<li><strong>Avena e orzo</strong>: contengono <em>beta-glucani</em>, fibre solubili che riducono il colesterolo LDL e stabilizzano la glicemia.</li>
<li><strong>Tè verde</strong>: fonte di <em>catechine</em> (in particolare EGCG), antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo e migliorano il metabolismo.</li>
<li><strong>Olio extravergine d’oliva</strong>: un vero “farmaco naturale” della dieta mediterranea, ricco di <em>polifenoli</em> e acidi grassi monoinsaturi, protettivi per cuore e arterie.</li>
<li><strong>Pomodoro</strong>: Ricco di licopene, un antiossidante la cui disponibilità aumenta con la cottura (es. passata di pomodoro).</li>
</ul>
<p>Si è affermato che <strong>il rapporto tra alimenti funzionali e nutraceutici è molto stretto</strong>: i primi sono i &#8220;veicoli&#8221; naturali o modificati (come uno yogurt o un frutto), mentre i secondi sono le <strong>singole sostanze benefiche</strong> estratte da quegli alimenti e concentrate per scopi terapeutici o preventivi.</p>
<p>In sintesi, la <strong>nutraceutica</strong> è la disciplina che studia questi componenti, mentre l&#8217;<strong>alimento funzionale</strong> è il cibo intero che li contiene.</p>
<p><strong>Differenze chiave</strong></p>
<p>Ecco come distinguere queste due categorie e capire come interagiscono:</p>
<ul>
<li><strong>Forma di consumo</strong>:
<ul>
<li>L&#8217;<strong>alimento funzionale</strong> si consuma come un normale pasto o spuntino (es. cereali integrali o latte arricchito).</li>
<li>Il <strong>nutraceutico</strong> viene spesso somministrato in forme farmaceutiche come capsule, gocce o polveri per garantire una dose precisa del principio attivo.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Concentrazione</strong>:
<ul>
<li>Per ottenere l&#8217;effetto di un nutraceutico mangiando solo l&#8217;alimento corrispondente, a volte bisognerebbe consumarne quantità irrealistiche.</li>
<li>Il nutraceutico isola quel principio (es. il licopene dal pomodoro o gli omega-3 dal pesce) e lo rende disponibile in alte dosi.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Obiettivo</strong>:
<ul>
<li>L&#8217;alimento funzionale mira a migliorare il benessere generale e ridurre i rischi di malattie attraverso la dieta quotidiana.</li>
<li>Il nutraceutico è usato per un&#8217;azione più mirata e specifica su una funzione corporea, quasi come un &#8220;ponte&#8221; tra l&#8217;alimento e il farmaco.  <strong> </strong></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Sinergia nel piatto</strong></p>
<p>Non sono alternative l&#8217;una all&#8217;altra, ma lavorano insieme:</p>
<ol>
<li><strong>L&#8217;alimento come base</strong>: Una dieta sana basata su cibi funzionali (frutta, verdura, legumi) fornisce una varietà di micronutrienti essenziali.</li>
<li><strong>Il nutraceutico come supporto</strong>: In caso di carenze specifiche o necessità di prevenzione (es. colesterolo alto), il nutraceutico interviene fornendo la dose &#8220;urto&#8221; che il cibo da solo non può dare.</li>
</ol>
<p>I nutraceutici più studiati a livello clinico sono quelli che presentano forti evidenze scientifiche nella prevenzione e nel supporto al trattamento di patologie croniche, in particolare cardiovascolari, infiammatorie e metaboliche.</p>
<p><strong>Principali nutraceutici suddivisi per categoria e benefici:</strong></p>
<p><strong>Salute Cardiovascolare e Controllo del Colesterolo</strong></p>
<p>Questa è l&#8217;area con il maggior numero di studi clinici di alta qualità.</p>
<ul>
<li><strong>Riso Rosso Fermentato (Monacolina K)</strong>: Ampiamente studiato per la sua capacità di inibire la sintesi del colesterolo LDL, agendo in modo simile alle statine.</li>
<li><strong>Omega-3 (EPA e DHA)</strong>: Estratti principalmente dall&#8217;olio di pesce, sono fondamentali per ridurre i trigliceridi e mantenere la funzione cardiaca e cerebrale.</li>
<li><strong>Berberina</strong>: Un alcaloide vegetale noto per la sua efficacia nel migliorare il profilo lipidico e la sensibilità all&#8217;insulina.</li>
<li><strong>Steroli e Stanoli Vegetali</strong>: Molecole che competono con l&#8217;assorbimento del colesterolo nell&#8217;intestino, riducendone i livelli nel sangue.</li>
</ul>
<p><strong>Antiossidanti e Antinfiammatori </strong></p>
<p>Queste sostanze contrastano lo stress ossidativo e l&#8217;infiammazione cellulare.</p>
<ul>
<li><strong>Curcumina</strong>: Estratta dalla curcuma, è uno dei composti più ricercati per le sue potenti proprietà antinfiammatorie e potenzialmente antitumorali.</li>
<li><strong>Resveratrolo</strong>: Presente nella buccia dell&#8217;uva, è studiato per i suoi effetti protettivi sui vasi sanguigni e per le sue proprietà anti-invecchiamento.</li>
<li><strong>Epigallocatechina gallato (EGCG)</strong>: Il principale polifenolo del tè verde, analizzato per il supporto al metabolismo e la protezione cellulare.</li>
</ul>
<p><strong>Equilibrio Intestinale e Immunitario </strong></p>
<ul>
<li><strong>Probiotici e Prebiotici</strong>: Microrganismi vivi (probiotici) e fibre (prebiotici) studiati per riequilibrare il microbiota intestinale e rafforzare le difese immunitarie.</li>
<li><strong>Vitamina D</strong>: Sebbene sia una vitamina, è spesso trattata in ambito nutraceutico per il suo ruolo cruciale nella salute delle ossa e nella regolazione del sistema immunitario.</li>
</ul>
<p><strong>Sintesi delle Evidenze Scientifiche</strong></p>
<p>Molti di questi componenti hanno ottenuto raccomandazioni di &#8220;Grado A&#8221; in specifici contesti clinici, come indicato in report di settore come quello della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="167"><strong>Nutraceutico </strong></td>
<td width="196"><strong>Fonte Principale</strong></td>
<td width="205"><strong>Beneficio Studiato</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="167"><strong>Monacolina K</strong></td>
<td width="196">Riso rosso fermentato</td>
<td width="205">Riduzione colesterolo LDL</td>
</tr>
<tr>
<td width="167"><strong>Omega-3</strong></td>
<td width="196">Pesce azzurro</td>
<td width="205">Salute cuore e trigliceridi</td>
</tr>
<tr>
<td width="167"><strong>Berberina</strong></td>
<td width="196">Pianta di Crespino</td>
<td width="205">Controllo glicemia e lipidi</td>
</tr>
<tr>
<td width="167"><strong>Licopene</strong></td>
<td width="196">Pomodoro</td>
<td width="205">Protezione prostata e vasi</td>
</tr>
<tr>
<td width="167"><strong>Luteina</strong></td>
<td width="196">Spinaci e cavoli</td>
<td width="205">Salute della vista</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2705.png" alt="✅" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> I nutraceutici più studiati, come gli <strong>Omega-3</strong>, la <strong>Monacolina K</strong> e la <strong>Curcumina</strong>, godono di una vasta letteratura scientifica che ne conferma l&#8217;efficacia nel supporto alla salute umana.</p>
<p><strong>Dosaggi consigliati </strong></p>
<p>Le informazioni qui fornite hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere di un medico o di un professionista sanitario. Prima di assumere qualsiasi integratore, consultare sempre il proprio medico, specialmente in caso di patologie preesistenti o farmaci in uso.</p>
<p>I dosaggi suggeriti per i nutraceutici possono variare in base all&#8217;obiettivo (mantenimento o terapeutico) e alle normative di sicurezza vigenti. Ecco alcune informazioni generali sui componenti più studiati, basate sulle linee guida di autorità come <strong>EFSA</strong> (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e <strong>SINU</strong> (Società Italiana di Nutrizione Umana):</p>
<p><strong>Salute Cardiovascolare</strong></p>
<ul>
<li><strong>Monacolina K (Riso Rosso Fermentato)</strong>: Dal 2022, per motivi di sicurezza, la normativa europea limita il dosaggio giornaliero negli integratori a meno di 3 mg.</li>
<li><strong>Omega-3 (EPA + DHA)</strong>: Le linee guida spesso raccomandano specifici apporti giornalieri per la salute del cuore e del cervello.</li>
<li><strong>Berberina</strong>: Comunemente utilizzata, spesso frazionata prima dei pasti principali per migliorarne l&#8217;assorbimento.</li>
</ul>
<p><strong>Antiossidanti e Benessere Generale</strong></p>
<ul>
<li><strong>Curcumina</strong>: L&#8217;EFSA ha stabilito una Dose Giornaliera Accettabile (DGA). Negli integratori, si trovano spesso formulazioni con sostanze che ne aumentano la biodisponibilità, come la piperina.</li>
<li><strong>Vitamina D</strong>: I LARN italiani indicano fabbisogni specifici per adulti sani (18-74 anni) e anziani (≥75 anni). L&#8217;EFSA indica un tetto di sicurezza giornaliero per gli adulti.</li>
</ul>
<p><strong>Riepilogo Considerazioni</strong></p>
<ul>
<li><strong>Monacolina K</strong>: Il limite legale UE è inferiore a 3 mg per la sicurezza.</li>
<li><strong>Omega-3</strong>: Gli apporti possono variare a seconda dell&#8217;obiettivo di salute.</li>
<li><strong>Berberina</strong>: È noto il suo utilizzo in relazione ai livelli di glucosio e colesterolo.</li>
<li><strong>Curcumina</strong>: L&#8217;uso è monitorato in chi ha calcoli biliari.</li>
<li><strong>Vitamina D</strong>: Il fabbisogno varia per età ed esposizione solare.</li>
</ul>
<p><strong>Nota di cautela</strong>: È fondamentale consultare il proprio medico, poiché i nutraceutici possono causare effetti collaterali (es. dolori muscolari per la monacolina o disturbi gastrici per la berberina) e interagire con farmaci in uso.</p>
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		<title>Dal Microbiota intestinale al Sesto Senso</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/dal-microbiota-intestinale-al-sesto-senso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 07:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
		<category><![CDATA[PNEI]]></category>
		<category><![CDATA[Sesto Senso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Microbiota intestinale Il microbiota è l&#8217;insieme di microrganismi (batteri, virus, lieviti, funghi, protozoi) che vive in simbiosi nel nostro corpo, principalmente nell&#8217;intestino. Composto da circa 100 trilioni di microbi, pesa 1,5-2 kg e svolge funzioni cruciali: un vero e proprio ecosistema complesso e personalizzato, costituito principalmente da microrganismi  in equilibrio dinamico tra loro e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Microbiota intestinale</strong></p>
<p>Il <strong>microbiota</strong> è l&#8217;insieme di microrganismi (batteri, virus, lieviti, funghi, protozoi) che vive in simbiosi nel nostro corpo, principalmente nell&#8217;intestino. Composto da circa 100 trilioni di microbi, pesa 1,5-2 kg e svolge funzioni cruciali: un vero e proprio ecosistema complesso e personalizzato, costituito principalmente da microrganismi  in equilibrio dinamico tra loro e con l’ospite, che non si limitano a sfruttare le risorse energetiche introdotte con l’alimentazione, ma che hanno la capacità di influenzare l’intero organismo: il nostro metabolismo, il nostro sistema di difesa, il nostro stato di salute, il funzionamento del sistema nervoso centrale e perfino il nostro benessere psicologico è regolato dal cosiddetto “<strong>asse intestino-cervello</strong>”.</p>
<p>Il <strong>microbioma </strong>indica invece l&#8217;intero patrimonio genetico espresso da tali microrganismi.</p>
<p>Sebbene presente su pelle, cavo orale e polmoni, la concentrazione maggiore si trova nell&#8217;intestino (<strong>microbiota intestinale</strong>).</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34514" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-1.jpg" alt="" width="578" height="287" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-1.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-1-300x149.jpg 300w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
<p>Il microbiota intestinale inizia a formarsi al momento del parto, definendo la sua composizione “di base” nei primi 12 mesi dopo la nascita, per arrivare a un assetto simile a quello che sarà poi mantenuto in età adulta entro i 3 anni di vita. Nella prima fase del suo sviluppo, la composizione del microbiota è determinata dalla genetica individuale e dai microrganismi materni con i quali il neonato entra in contatto mentre attraversa il canale vaginale (in caso di parto naturale) e nei primi mesi di vita, anche in funzione del tipo di allattamento e svezzamento. Ciò fa sì che ogni individuo sia dotato di un microbiota intestinale unico e non riproducibile, che può essere considerato una vera e propria “<strong>impronta digitale microbica</strong>”.</p>
<p>Tuttavia, la composizione della microflora endogena non è “rigida”, ma cambia nel corso della vita, adattandosi via via alle sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno (alimentazione, farmaci assunti, cambiamenti di stile di vita, ecc.) e dal nostro stesso organismo (età, oscillazioni ormonali, stress, stati di malattia ecc.). Questa “plasticità” funzionale è legata all’enorme numero di geni che costituiscono il patrimonio genetico microbico intestinale (<strong>microbioma</strong>), di gran lunga più ricco e diversificato dell’intero genoma umano (si stimano circa 10 milioni di geni batterici vs 23.000 geni umani totali).</p>
<p>Il microbiota è presente lungo tutto l’intestino, ma con sostanziali differenze di abbondanza e diversità dei ceppi batterici ospitati nei vari tratti. In condizioni fisiologiche, la microflora endogena è meno “rigogliosa” nell’intestino tenue, mentre diventa molto più abbondante a livello del colon, dove trova un ambiente particolarmente favorevole per la propria proliferazione. Nel canale intestinale il microbiota interagisce, oltre che con il materiale contenuto nel lume, anche con lo strato più esterno del muco che ne riveste le pareti, di cui contribuisce a definire composizione e caratteristiche, partecipando alla formazione della “<strong>barriera intestinale</strong>”.</p>
<p>Quando le specie batteriche che compongono il microbiota sono in equilibrio tra loro e con il corpo umano, si dice che è presente uno stato di “<strong>eubiosi</strong>”. Questa condizione non fa riferimento a un insieme di microrganismi intestinali ben definito, ma a tutte le possibili combinazioni microbiche che, pur variando leggermente, permettono a un certo individuo di trovarsi in uno stato di benessere.</p>
<p>Quando i cambiamenti di composizione del microbiota sono più marcati si parla invece di “<strong>disbiosi</strong>”, uno stato che equivale alla sostanziale perdita dell’equilibrio dell’ecosistema microbico che impedisce all’intestino di funzionare correttamente, con ripercussioni negative su tutto l’organismo. Generalmente, l’insorgenza di disbiosi si associa a disturbi enterici come gonfiore, crampi, meteorismo, flatulenza, diarrea o stitichezza, nausea/vomito, inappetenza, senso di malessere ecc. La disbiosi è responsabile di un&#8217;infiammazione cronica silente, causata proprio da un disequilibrio tra batteri &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi, alla base di molte malattie.</p>
<p>L’equilibrio della microflora enterica è pertanto cruciale per garantire la funzionalità del tratto gastrointestinale e il benessere dell’intero organismo attraverso molteplici meccanismi.</p>
<p>In primo luogo, la popolazione batterica intestinale partecipa alla <strong>digestione</strong> e all’<strong>assorbimento dei nutrienti </strong>assunti con l’alimentazione. In aggiunta, il microbiota supporta la corretta nutrizione dell’organismo attraverso la <strong>produzione di sostanze utili</strong>, <strong>come alcune vitamine essenziali</strong> (<strong>soprattutto, vitamine del gruppo B e vitamina K</strong>) e altri composti di origine batterica coinvolti nella regolazione dell’attività metabolica (in particolare, gli <strong>acidi grassi a catena corta o SCFA</strong>, <em>Short Chain Fatty Acid</em>).</p>
<p>Il microbiota intestinale sano è fondamentale anche per il buon <strong>funzionamento del sistema immunitario</strong> locale e per la prevenzione dell’infiammazione del tratto gastrointestinale e dell’intero organismo, grazie alla sua capacità di proteggere e ripristinare la “<strong>funzione barriera</strong>” della mucosa intestinale. Questa barriera fisiologica, costituita dallo strato di muco che riveste l’epitelio intestinale e dall’epitelio stesso, impedisce ai microrganismi contenuti nel lume di entrare in diretto contatto con gli strati più profondi delle pareti dell’intestino e di sollecitare in modo abnorme il sistema immunitario locale.</p>
<p>Inoltre, la <strong>barriera intestinale</strong> blocca il passaggio nel sangue di microbi potenzialmente patogeni e sostanze dannose, contribuendo alla prevenzione di infezioni sistemiche ed effetti tossici, e riduce l’assorbimento di composti sensibilizzanti introdotti con l’alimentazione (allergeni), diminuendo la probabilità di sviluppare allergie, soprattutto nei bambini.</p>
<p>Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nella <strong>difesa dalle infezioni</strong> del tratto gastrointestinale attraverso diversi meccanismi, come la produzione di <strong>batteriocine</strong> (piccole proteine prodotte da alcuni batteri intestinali capaci di uccidere altri batteri), <strong>perossido di idrogeno e altre molecole </strong>in grado di contrastare la proliferazione di specie batteriche e protozoi potenzialmente dannosi per l’organismo.</p>
<p>Infine, è stato dimostrato che <strong>la microflora enterica può influenzare il benessere e le funzioni di altri organi e apparati, come la pelle, le vie urinarie, l’apparato genitale femminile, il fegato e il sistema nervoso centrale</strong>. Negli ultimi anni, gli studi su quest’ultimo fronte si stanno moltiplicando in seguito all’evidenza che alcuni composti prodotti dai batteri intestinali possono raggiungere il cervello attraverso il sangue o le terminazioni del nervo vago (“asse intestino-cervello”) e contribuire, così, a modulare il <strong>tono dell’umore</strong>, la <strong>risposta allo stress</strong> e il <strong>rischio di sviluppare patologie neurodegenerative</strong>, come la malattia di Parkinson o di Alzheimer.</p>
<p>Tra i<strong> fattori capaci di influenzare l’equilibrio del microbiota </strong>la <strong>dieta</strong> è, senza dubbio, la variabile in grado di incidere maggiormente sulla microflora enterica, in senso positivo o negativo, al punto che è stato dimostrato che le persone che seguono un’alimentazione basata prevalentemente su cibi semplici di origine vegetale (frutta, verdura, cereali) hanno un profilo microbico intestinale differente e più stabile di chi segue abitualmente una dieta di tipo occidentale (ricca di zuccheri semplici, grassi saturi e proteine animali), che predispone alle disbiosi.</p>
<p>Un altro fattore chiave che influenza la ricchezza e la composizione del microbiota intestinale è una <strong>corretta attività fisica</strong> (ossia moderata, regolare e commisurata alle potenzialità individuali), mentre sia la sedentarietà sia lo sforzo fisico molto intenso (per esempio, quello necessario per una maratona) rendono maggiormente soggetti ad alterazioni del microbiota (disbiosi).</p>
<p>Alimentazione e livello di attività fisica hanno anche effetti indiretti sulle popolazioni batteriche intestinali, per le ripercussioni che possono avere sul peso corporeo e, conseguentemente, sull’equilibrio metabolico e ormonale. In particolare, è stato osservato che <strong>condizioni di forte sovrappeso e obesità si associano a una microflora enterica meno ricca e meno stabile</strong>, quindi più propensa a dar luogo disturbi e diverse patologie, sia gastrointestinali sia di tipo sistemico (a partire da <strong>diabete di tipo 2</strong> e <strong>malattie cardiovascolari</strong>).</p>
<p>Effetti destabilizzanti più o meno marcati sull’equilibrio del microbiota intestinale possono essere, poi, determinati dall’assunzione di diversi tipi di <strong>farmaci</strong>, a breve o lungo termine, per la terapia di una malattia acuta o di condizioni croniche di varia natura.</p>
<p>I medicinali a maggior rischio di causare disbiosi severe e conseguenti disturbi intestinali sono senza dubbio gli <strong>antibiotici</strong> che, anche per questa ragione (oltre che per evitare alterazioni delle difese immunitarie e l’induzione di resistenze batteriche) dovrebbero essere assunti sempre e soltanto dopo una visita medica e gli eventuali esami necessari per verificare le condizioni del paziente e formulare una diagnosi precisa della malattia presente.</p>
<p>Ulteriori sostanze di cui tener conto e preferibilmente da evitare ai fini della tutela della microflora enterica, oltre che di molti organi e apparati del corpo umano, sono il <strong>fumo</strong> e gli <strong>alcolici</strong>, entrambi caratterizzati da effetti fortemente destabilizzanti e proinfiammatori a livello del tratto gastrointestinale.</p>
<p>Due fattori “non organici” che possono incidere in modo significativo sull’equilibrio del microbiota intestinale sono lo <strong>stress</strong> e i disturbi psichiatrici (<strong>ansia</strong>, <strong>depressione</strong> ecc.), fortemente implicati anche nello sviluppo e nel peggioramento della <strong>sindrome dell’intestino irritabile</strong> (<em>Irritable Bowel Syndrome</em>, <strong>IBS</strong>), una condizione caratterizzata da sintomi come dolore, crampi e gonfiore addominali, meteorismo e flatulenza, diarrea e/o <strong>stipsi</strong> prevalenti o in alternanza, nella quale è sempre più evidente il ruolo giocato dalle disbiosi.</p>
<p>Stati di ansia, depressione e IBS tendono a interessare più spesso le donne che, durante tutta l’età fertile, devono anche fare i conti anche con periodiche oscillazioni fisiologiche dei livelli ormonali. Studi recenti hanno indicato che gli ormoni femminili (estrogeni) hanno la capacità di influenzare il microbiota, sia in modo diretto (modificando le caratteristiche dell’ambiente che lo ospita e promuovendo l’infiammazione della mucosa intestinale) sia indirettamente (attraverso i cambiamenti transitori del tono dell’umore, dell’alimentazione ecc.).</p>
<p>Seguire una dieta bilanciata, uno stile di vita sano e ritmi regolari è la migliore strategia per proteggere l’equilibrio del microbiota intestinale e promuovere il benessere dell’intero organismo.</p>
<p>Negli individui particolarmente soggetti ad alterazioni della microflora e ai relativi disagi intestinali, lo stato di eubiosi può essere favorito più facilmente attraverso l’assunzione ciclica o a lungo termine di preparati <strong>probiotici</strong> e/o <strong>prebiotici</strong>.</p>
<p>Per definizione, i probiotici sono “microrganismi vivi e vitali che, somministrati in quantità adeguata, sono in grado di determinare benefici per la salute di chi li assume”. Il Ministero della Salute ha indicato che questa “quantità adeguata” deve essere pari ad almeno 10<sup>9</sup> UFC (<em>Unità Formanti Colonia</em>, ossia microrganismi in grado di moltiplicarsi attivamente nell’intestino, almeno transitoriamente) per almeno uno dei ceppi batterici presenti nella porzione quotidiana del preparato probiotico. In commercio esistono sia prodotti mono-ceppo (ossia contenenti un solo tipo di microrganismo probiotico) sia prodotti multi-ceppo (ossia contenenti più tipi differenti di microrganismi probiotici, in quantità uguale o diversa).</p>
<p>I prebiotici, invece, sono sostanze non digeribili dall’intestino umano, ma che possono essere fermentate da alcune specie batteriche presenti nel microbiota enterico. In questo modo, i prebiotici favoriscono l’equilibrio del microbiota intestinale. I principali prebiotici in commercio sono l’inulina, i <strong>frutto-oligosaccaridi</strong> (FOS) e lo <strong>psyllium</strong>, cui si aggiungono zuccheri a corta catena come il <strong>lattulosio</strong> e i <strong>galatto-oligosaccaridi</strong> (<strong>GOS</strong>).</p>
<p>In alcuni casi, batteri probiotici e composti prebiotici vengono inseriti nello stesso prodotto: preparati di questo tipo vengono chiamati “simbiotici”.</p>
<p>Attualmente, sono disponibili in commercio innumerevoli preparati e <strong>integratori alimentari</strong> probiotici mono-ceppo o <strong>multiceppo</strong>, prebiotici e simbiotici, con caratteristiche e proprietà differenti. Per essere certi di scegliere quello più adatto alle proprie necessità, è consigliabile farsi indirizzare nell’acquisto dal medico di famiglia o dal farmacista.</p>
<p>I <strong>cibi fermentati</strong> sono ottimi alleati del microbiota intestinale, poiché arricchiscono la flora batterica con microrganismi benefici, aumentandone la biodiversità e riducendo l&#8217;infiammazione. Alimenti come yogurt, kefir, crauti, miso e tempeh contengono probiotici che, consumati regolarmente, sostengono il sistema immunitario, migliorano la digestione e l&#8217;assorbimento dei nutrienti.</p>
<p><strong>Il &#8220;sesto senso&#8221; batterico</strong></p>
<p>Il microbiota è al centro dell’asse asse intestino-cervello. Le nuove conoscenze in questo campo evidenziano l’esistenza di comunicazioni bidirezionali estremamente complesse e dinamiche, dove il microbiota intestinale gioca un ruolo da protagonista nella salute mentale e fisica. In particolare, recenti ricerche (2024-2025) hanno approfondito il modo in cui i microrganismi intestinali influenzano il cervello attraverso vie immunitarie, endocrine e neurali, aprendo nuove prospettive terapeutiche ed hanno consentito di identificare quello che viene definito <strong>&#8220;sesto senso&#8221; batterico.</strong></p>
<p>Il &#8220;sesto senso&#8221; batterico, <strong>o senso neurobiotico</strong>, è un meccanismo scoperto nel 2025 attraverso il quale l&#8217;intestino rileva i segnali dei batteri, influenzando in tempo reale appetito, metabolismo e umore. Le cellule neuropodi nell&#8217;intestino percepiscono la flagellina batterica e inviano segnali al cervello via nervo vago, agendo come un dialogo diretto tra microbiota e sistema nervoso. In particolare, i batteri intestinali producono flagellina, una proteina che attiva il recettore TLR5 nelle cellule neuropodi, inviando messaggi al cervello. Questo sistema neurobiotico agisce sul nervo vago per comunicare sazietà o fame al cervello, influenzando il controllo del peso corporeo. Pertanto, un&#8217;alterazione di questo &#8220;sesto senso&#8221; può portare a disturbi del comportamento alimentare, obesità e alterazioni dell&#8217;umore. E’ questa conferma che il microbiota intestinale dialoga direttamente con il sistema nervoso centrale, influenzando non solo la digestione ma anche le funzioni cognitive ed emotive. Un&#8217;alimentazione ricca di fibre e uno stile di vita sano sono fondamentali per sostenere questo sistema e mantenere l&#8217;equilibrio tra i microbi intestinali e il cervello.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-34515" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-2.jpg" alt="Dal Microbiota intestinale al Sesto Senso" width="353" height="353" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-2.jpg 353w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-2-300x300.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/Dal-Microbiota-intestinale-al-Sesto-Senso-2-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 353px) 100vw, 353px" />La parte centrale di questa storia è una molecola chiamata <strong>flagellina</strong>, una proteina presente principalmente nel flagello batterico, una sorta di coda che permette ai batteri di nuotare un po’ come succede per gli spermatozoi, immagine più nota nell’immaginario collettivo. È una proteina molto antica: la maggior parte dei batteri possiede infatti questa struttura, risultato di milioni di anni di evoluzione. Alcuni batteri del nostro microbiota intestinale rilasciano la flagellina, soprattutto dopo un pasto, e alcune cellule altamente specializzate, chiamate <strong>neuropodi,</strong> sono in grado di percepirne la presenza grazie a un recettore specifico: il <strong>TLR5 </strong>(Toll-like receptor 5). L’attivazione di questo recettore stimola il rilascio di un ormone, il peptide YY, che attiva un circuito nervoso diretto al cervello tramite le fibre del nervo vago, trasmettendo un segnale di soppressione dell’appetito. Questa comunicazione, molto rapida, costituisce un asse intestino-cervello, che i ricercatori hanno definito come “<strong>senso neurobiotico</strong>”: un sesto senso, distinto dalla percezione gustativa e sensoriale, che permetterebbe al cervello di rispondere in tempo reale ai messaggi inviati dai microbi intestinali, regolando così i comportamenti alimentari e influenzando le decisioni relative alla nutrizione e all’assunzione di cibo.</p>
<p>Per giungere a queste conclusioni sono stati utilizzati topi di laboratorio, tenuti a digiuno per una notte intera, ai quali è stata poi iniettata una dose di flagellina nell’intestino. Osservando le quantità di cibo consumato al risveglio, gli studiosi hanno notato che questi topi mangiavano di meno rispetto a quelli non esposti alla flagellina, suggerendo che la presenza di questa proteina possa contribuire a modulare l’appetito. Hanno poi ripetuto l’esperimento con topi transgenici, modificati geneticamente, nei quali il recettore TLR5 era stato rimosso: questi animali mangiavano pasti più abbondanti e tendevano ad aumentare di peso, risultando in una regolazione dell’appetito compromessa. Questo sistema di controllo agisce in modo separato dalle risposte immunitarie o dal metabolismo intestinale: si tratta di un segnale distinto, indipendente, diverso dagli altri meccanismi di difesa attivati in risposta a segnali di infiammazione, spesso associati a squilibri della flora batterica intestinale.</p>
<p>Al momento questi risultati sono stati osservati solo nei topi, e non si può ancora dire con certezza se e in che misura siano applicabili all’essere umano, considerando le importanti differenze tra le due specie. Tuttavia, questa scoperta apre a nuove prospettive di ricerca, che potrebbero portare allo sviluppo di interventi innovativi nel trattamento di condizioni legate all’alimentazione, come obesità e disturbi del comportamento alimentare. Se si confermasse anche negli esseri umani, ciò potrebbe rivoluzionare il nostro modo di concepire le cause e individuare nuove soluzioni a problematiche di salute pubblica, implementando approcci o diete più olistiche che tengano in considerazione anche il microbiota.</p>
<pre>Liu WW, Reicher N, Alway E, Rupprecht LE, Weng P, Schaefgen C, Klein ME, Villalobos JA, Puerto-Hernandez C, Kiesling Altún YG, Carbajal A, Aguayo-Guerrero JA, Coss A, Sahasrabudhe A, Anikeeva P, de Araujo A, Bali A, de Lartigue G, Gil-Lievana E, Gutierrez R, Miao EA, Rawls JF, Kaelberer MM, Bohórquez DV. A gut sense for a microbial pattern regulates feeding. <em>Nature</em>. 2025 Sep;645(8081):729-736. doi: 10.1038/s41586-025-09301-7. Epub x2025 Jul 23. PMID: 40702192; PMCID: PMC12443592.</pre>
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		<title>I cibi ultra-processati riducono la fertilità maschile e femminile</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/i-cibi-ultra-processati-riducono-la-fertilita-maschile-e-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[cibi ultra-processati]]></category>
		<category><![CDATA[fertilità femminile]]></category>
		<category><![CDATA[fertilità maschile]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il consumo di grandi quantità di cibi ultraprocessati nei mesi prima del concepimento è associato a una minore fertilità negli aspiranti padri, e a un moderato, ma presente, rallentamento della crescita dell&#8217;embrione &#8211; oltre che a una dimensione ridotta del sacco vitellino, una struttura che supporta e nutre l&#8217;embrione prima che la placenta si sia completamente formata. Lo rivela una ricerca condotta da ricercatori &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/i-cibi-ultra-processati-riducono-la-fertilita-maschile-e-femminile/">I cibi ultra-processati riducono la fertilità maschile e femminile</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-34446" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/04/fertilita.jpg" alt="" width="299" height="168" />Il consumo di grandi quantità di cibi ultraprocessati nei mesi prima del concepimento è associato a una minore fertilità negli aspiranti padri, e a un moderato, ma presente, rallentamento della crescita dell&#8217;embrione &#8211; oltre che a una dimensione ridotta del sacco vitellino, una struttura che supporta e nutre l&#8217;embrione prima che la placenta si sia completamente formata. Lo rivela una ricerca condotta da ricercatori dell’<em>Erasmus University Medical Center</em> di Rotterdam (Paesi Bassi).  pubblicata sulla rivista <em>Human Reproduction</em>, che ancora una volta ricorda che non sono solo le future madri a dover modificare il proprio stile di vita in vista di una gravidanza.</p>
<p>Il team di ricercatori ha seguito 831 donne e 651 uomini, per la maggior parte coppie che avevano tentato di concepire tra il 2017 e il 2021. I partecipanti erano stati coinvolti in uno studio di popolazione chiamato <em>Generation R Study Next Program</em>, che analizza la salute e gli stili di vita dei genitori a partire dalla fase preconcezionale. Gli autori dello studio hanno valutato la dieta dei partecipanti nel primo trimestre di gravidanza, attorno alla 12esima settimana, e hanno cercato di capire quanta parte dell&#8217;alimentazione delle coppie fosse costituita da cibi ultraprocessati.</p>
<p>In media, il consumo di cibi ultraprocessati rispetto al totale degli alimenti consumati è stato del 22% per le donne e del 25% per gli uomini. Il questionario ha inoltre raccolto informazioni sui tempi impiegati per arrivare al concepimento, come la probabilità di concepire entro il primo mese o quella di impiegare 12 mesi o più, arrivando infine a concepire da soli o con l&#8217;aiuto di tecniche di fecondazione assistita.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;embrione, gli scienziati hanno misurato la lunghezza media vertice-sacro, un parametro che permette di valutare le dimensioni e lo sviluppo del nascituro; hanno anche misurato il volume del sacco vitellino a 7, 9 e 11 settimane di gestazione.</p>
<p>Nelle donne, i livelli più elevati di consumo di ultraprocessati non sono parsi collegati a una minore fertilità o a un ritardo nel concepimento, ma sono risultati associati a uno sviluppo leggermente più lento dell&#8217;embrione e a dimensioni più ridotte del sacco vitellino alla settima settimana di gravidanza. Negli uomini, invece, quantità massicce di questi cibi non sono parse associate ad effetti sullo sviluppo embrionale, bensì al raggiungimento più tardivo della gravidanza.</p>
<p>L&#8217;ipotesi (tutta da provare) è che gli ultraprocessati possano agire negativamente sugli spermatozoi, altamente sensibili alla dieta, e che possano fare altrettanto sull&#8217;ambiente intrauterino che andrà ad accogliere l&#8217;embrione. Ma lo studio è di tipo associativo: non è pensato per dimostrare che gli ultraprocessati <em>causano</em> questi effetti.</p>
<p>Un più lento sviluppo embrionale nel primo trimestre di gravidanza è associato a un rischio maggiore di complicanze ed esiti avversi, come basso peso alla nascita, problemi cardiaci e vascolari durante l&#8217;infanzia, aborto spontaneo e morte prematura. La ricerca sottolinea quindi la necessità, sia per gli uomini, sia per le donne, di ridurre l&#8217;apporto di cibi ultraprocessati nella dieta prima di provare a concepire: non solo per migliorare la fertilità, ma anche per tutelare l&#8217;embrione sin dalle prime fasi del suo sviluppo.</p>
<p>Invero sono numerosi gli studi che dimostrano inequivocabilmente la pericolosità dei cibi ultra-processati.  Ad agosto 2025, una ricerca dell’Università di Copenaghen (Danimarca) aveva dimostrato che il loro consumo può portare ad un aumento di peso, alterando gli ormoni e persino introducendo nell’organismo degli uomini sostanze nocive per lo sperma, con ripercussioni sulla fertilità. Inoltre, uno studio nutrizionale controllato aveva dimostrato che il consumo di alimenti ultra-processati (UPF) influisce negativamente sulla qualità dello sperma e riduce i livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) e di testosterone circolante.</p>
<p>Ma c’è di più: un lavoro del 2023, in realtà una revisione di ricerche precedenti, aveva rivelato anche un particolare piuttosto inquietante: proprio per le loro caratteristiche: i cibi ultraprocessati tendono a creare dipendenza. Secondo gli esperti, che hanno analizzato 281 studi provenienti da 36 Paesi diversi, il consumo di cibi ultra-processati potrebbe, in alcune persone, generare desiderio intenso, sintomi di astinenza oltre che un minore controllo sull’assunzione e l’uso continuato.</p>
<p>Cruciali sono le prime fasi della gravidanza: una crescita embrionale più lenta nel primo trimestre è associata infatti a un aumento del rischio di esiti avversi alla nascita, tra cui parto prematuro (prima delle 37 settimane), basso peso alla nascita e un aumento del rischio di problemi cardiaci e vascolari nell’infanzia. Un’alterata formazione del sacco vitellino è invece notoriamente correlata a un aumento del rischio di aborto spontaneo e parto prematuro.</p>
<p>Secondo una ricerca effettuata da studiosi della McMaster University, pubblicata sulla rivista <em>Nutrition and Health,</em> un’elevata presenza di alimenti industriali nella dieta sarebbe associata a una riduzione del 60% delle probabilità di concepire, indipendentemente da fattori quali l’età, il peso corporeo o lo stile di vita; non è solo una questione di calorie: gli alimenti ultraprocessati esporrebbero a sostanze come bisfenolo e ftalati, capaci di alterare l&#8217;equilibrio ormonale.</p>
<p>La ricerca nasce per indagare il legame tra la qualità della dieta e la salute riproduttiva, un ambito finora poco esplorato da studi su ampia scala. Gli autori hanno attinto ai dati di oltre 2.500 donne contenuti nel <em>National Health and Nutrition Examination Survey</em>, un database che include interviste cliniche, recall delle 24 ore (sondaggi che ricostruiscono i consumi alimentari della giornata) e test di laboratorio. I ricercatori hanno confrontato i pattern alimentari di donne che riferivano una condizione di infertilità (definita come l&#8217;assenza di concepimento dopo un anno di tentativi) con quelli di donne fertili, identificando un denominatore comune: gli alimenti ultra-processati, ovvero cibi industriali pronti al consumo ricchi di conservanti e sostanze chimiche, che contengono poco o nessun ingrediente intero.</p>
<p>Dall&#8217;analisi è emerso che le donne con problemi di fertilità presenti nel campione studiato consumavano una quota significativamente maggiore di cibi ultra-processati – circa il 31% del loro apporto giornaliero – e mostravano una scarsa aderenza alla dieta mediterranea. Dati alla mano, il consumo elevato di alimenti industriali ridurrebbe del 60% le probabilità di risultare fertili. Il legame tra alimenti processati e infertilità inoltre non sembra collegato unicamente al maggiore apporto calorico o all’obesità: mentre i benefici della dieta mediterranea tendono a svanire una volta normalizzato l&#8217;indice di massa corporea (guardando cioè all’effetto in modo indipendente dal peso), il danno causato dai cibi industriali persiste, suggerendo la presenza di un&#8217;interferenza biochimica diretta.</p>
<p>“Per lo più sentiamo parlare dei rischi dei cibi ultra-processati in relazione alle calorie e all&#8217;obesità, tuttavia, i nostri risultati suggeriscono qualcosa di potenzialmente più complesso”, spiega Anthea Christoforou, professoressa di Kinesiologia della McMaster University e prima autrice dello studio. “Sembra esserci in gioco un altro meccanismo che potrebbe riflettere percorsi indipendenti dal peso o dall&#8217;apporto calorico, inclusa un’esposizione a sostanze chimiche già ipotizzata in passato nella letteratura scientifica”.</p>
<p>I cibi ultra-processati – scrivono gli autori dello studio – contengono infatti spesso sostanze chimiche come ftalati, bisfenolo A (Bpa) e acrilammidi provenienti dai processi di trasformazione industriale e dal packaging. Composti noti per essere interferenti endocrini, che possono alterare le vie ormonali della riproduzione.</p>
<p>I risultati indicherebbero quindi la necessità di stilare linee guida alimentari più dettagliate per le donne che cercano una gravidanza. Sebbene lo studio sia di natura trasversale e non possa stabilire quindi un nesso di causalità assoluto, secondo i suoi autori l&#8217;ampiezza del campione e la forza dell&#8217;associazione indicano che la riduzione dei cibi ultra-processati dovrebbe diventare da subito una priorità clinica nella medicina riproduttiva.</p>
<p><em>Nota: </em>Come spiega la <em>Food and Agriculture Organization of the United Nations</em>, il sistema NOVA classifica tutti gli alimenti in quattro gruppi: uno di questi, quello degli alimenti ultra-processati, è costituito da snack, bevande, piatti pronti e molti altri tipi di prodotti formulati principalmente o interamente da sostanze estratte dagli alimenti o derivate da componenti alimentari. Questi cibi sono prodotti con molti additivi, inclusi quelli che imitano o migliorano le qualità sensoriali degli alimenti o delle preparazioni culinarie a base di alimenti, e il processo li rende generalmente molto pratici (pronti al consumo, quasi indeperibili) e molto attraenti (iper-appetibili) per i consumatori, nonché molto redditizi (ingredienti a basso costo, lunga durata di conservazione) per i loro produttori.</p>
<p>Ma questi processi e questi ingredienti rendono gli alimenti ultra-processati nutrizionalmente sbilanciati e inclini a un consumo eccessivo, con la conseguente possibilità di sostituire tutti gli altri tre gruppi alimentari NOVA, alcuni dei quali decisamente più sani, alla base di modelli dietetici consolidati da tempo, compresi quelli noti per favorire una vita lunga e sana.</p>
<p>Per riconoscere facilmente gli alimenti ultra-processati è sufficiente stare attenti a questi 5 particolari:</p>
<ul>
<li>se l’elenco degli ingredienti è lungo (più di 5) si ha una probabilità del 75% di trovarsi alle prese con un cibo ultra-trasformato; in particolare è il numero di additivi a mettere in allerta, alcuni compaiono sotto forma di codice con la lettera E;</li>
<li>se gli ingredienti hanno nomi difficili o sconosciuti ai consumatori come idrolizzato, proteine ​​reidratate, maltodestrine, ecc;</li>
<li>se è “a basso contenuto di zucchero”, a basso contenuto di grassi o “ricco di fibre”: nel caso di “a basso contenuto di zucchero”, ad esempio, questo spesso implica che il prodotto è stato denaturato, sostituendo lo zucchero con maltodestrine o dolcificanti;</li>
<li>se la confezione è molto colorata o chiaramente rivolta ai bambini, soprattutto quando il prodotto è dolce;</li>
<li>se ha un prezzo basso: per mantenere un prezzo basso, i produttori spesso sostituiscono ingredienti costosi con aromi artificiali, esaltatori di sapidità, fibre che danno consistenza, ecc.</li>
</ul>
<pre>Baric A, Flannagan L, Martinez-Steele E, Bauer A, Christoforou A. Ultra-processed food intake and Mediterranean diet adherence in relation to fertility status in U.S. women: Findings from NHANES 2013-2018. <em>Nutr Health</em>. 2026 Mar 19:2601060261433154. doi: 10.1177/02601060261433154. Epub ahead of print. PMID: 41854359.
Preston JM, Iversen J, Hufnagel A, Hjort L, Taylor J, Sanchez C, George V, Hansen AN, Ängquist L, Hermann S, Craig JM, Torekov S, Lindh C, Hougaard KS, Nóbrega MA, Simpson SJ, Barrès R. Effect of ultra-processed food consumption on male reproductive and metabolic health. <em>Cell Metab</em>. 2025 Oct 7;37(10):1950-1960.e2. doi: 10.1016/j.cmet.2025.08.004. Epub 2025 Aug 28. PMID: 40882621.Lloyd L. Ultra-processed food affects male fertility parameters. <em>Nat Rev Urol.</em> 2025 Nov;22(11):725. doi: 10.1038/s41585-025-01103-w. PMID: 41057509.Gearhardt AN, Bueno NB, DiFeliceantonio AG, Roberto CA, Jiménez-Murcia S, Fernandez-Aranda F. Social, clinical, and policy implications of ultra-processed food addiction. BMJ. 2023 Oct 9;383:e075354. doi: 10.1136/bmj-2023-075354. Erratum in: <em>BMJ</em>. 2023 Nov 14;383:p2679. doi: 10.1136/bmj.p2679. PMID: 37813420; PMCID: PMC10561019.Lin CHX, Gaillard R, Mulders AGMGJ, Jaddoe VWV, Schipper MC. Periconceptional ultra-processed food consumption in women and men, fertility, and early embryonic development. <em>Hum Reprod</em>. 2026 Mar 24:deag023. doi: 10.1093/humrep/deag023. Epub ahead of print. PMID: 41871947.</pre>
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		<title>Fuga dei talenti dall’Italia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fuga-dei-talenti-dallitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 10:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La “fuga dei cervelli” dall&#8217;Italia è un fenomeno strutturale che coinvolge oltre 1,3 milioni di persone nel decennio tra il 2011 e il 2021, con un impatto economico stimato tra 5 e 15 miliardi di euro l&#8217;anno. Secondo i dati ufficiali Istat, basati sulle iscrizioni all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), i cittadini di nazionalità italiana che hanno &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La “<strong>fuga dei cervelli</strong>” dall&#8217;Italia è un fenomeno strutturale che coinvolge oltre 1,3 milioni di persone nel decennio tra il 2011 e il 2021, con un impatto economico stimato tra 5 e 15 miliardi di euro l&#8217;anno.</p>
<p>Secondo i dati ufficiali Istat, basati sulle iscrizioni all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), i cittadini di nazionalità italiana che hanno spostato la residenza all’estero (gli espatri) sono stati, al netto dei rientri (i rimpatri), 56mila l’anno tra il 2013 e il 2023. Il 57% di questi aveva tra i 18 e i 34 anni e il 26% era laureato, quota in aumento negli ultimi anni.</p>
<p>Dopo un calo nel 2021-2022, i deflussi hanno ripreso a crescere, e il dato provvisorio del 2024 segna un record di oltre 100mila espatri netti. Questo boom, tuttavia, è stato probabilmente influenzato dalle penalità introdotte per chi non si iscrive all’AIRE. Questo balzo conferma che i dati precedenti sottostimavano i veri espatri.</p>
<p>Secondo le nostre stime, gli espatri netti effettivi nel 2013-2023 sarebbero stati almeno 80mila l’anno, 24mila in più dei dati ufficiali.</p>
<p><strong>I dati Istat</strong></p>
<p>Per “italiani emigrati” o “espatriati” in un certo anno si intendono i cittadini di nazionalità italiana che spostano la residenza dall’Italia all’estero. Secondo i dati Istat, basati sulle iscrizioni all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), nel 2023 circa 114mila italiani hanno lasciato il Paese e circa 61mila sono rimpatriati (cancellando l’iscrizione all’AIRE), con un saldo negativo di 53mila unità (Fig.1).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34415" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-1.jpg" alt="" width="578" height="364" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-1.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-1-300x189.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
<p>Ad andarsene sono stati soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni: 55mila partenze (il 48% del totale) contro 17mila ritorni (il 32% del totale), per una perdita netta di 38mila unità (il 73% del totale).</p>
<p>Dal 2013 al 2023, in media, ogni anno l’Italia ha perso 56mila italiani in termini netti, di cui più della metà (32mila, il 57% del totale) tra i 18 e i 34 anni. Prima della crisi economica del 2011-12, il dato era molto inferiore (19mila l’anno nel 2008-2012), suggerendo che la crisi sia stata determinante nell’incentivare i deflussi. Non a caso, gli espatri netti sono diminuiti nel 2021-22, il biennio in cui l’Italia è cresciuta più del resto dell’Eurozona, per poi riprendere.</p>
<p>I deflussi sono stati rilevanti anche per i laureati: dal 2013 al 2023 l’Italia ne ha persi in termini netti circa 15mila l’anno (il 26% degli espatriati netti totali), di cui 12mila con meno di 40 anni (Fig. 2). La percentuale di laureati sui deflussi è cresciuta molto negli ultimi anni: dal 23% del 2013-2021 al 46% del biennio 2022-2023. Considerando soltanto gli espatriati netti tra i 25 e i 39 anni, nel 2022-2023 il 51% era laureato, a fronte del 32% del 2013-2021.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34416" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-2.jpg" alt="" width="578" height="325" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-2.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-2-300x169.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-2-390x220.jpg 390w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
<p>Il dato (ancora provvisorio) del 2024 segna un record assoluto, con 156mila espatri complessivi e 52mila rimpatri, per un saldo netto di oltre 100mila, di cui il 70% tra i 18 e i 39 anni. Tuttavia, potrebbe esserci un effetto statistico: dal 1° gennaio 2024 si sono inasprite le sanzioni per la mancata iscrizione all’AIRE, che ora vanno da 200 a 1000 euro per ciascun anno di mancata iscrizione.<sup>. </sup> Questo potrebbe aver spinto diversi italiani, di fatto residenti all’estero ma non iscritti all’AIRE, a mettersi in regola, suggerendo che i dati degli anni precedenti siano sottostimati.</p>
<p>La sottostima</p>
<p>I dati Istat, basati su iscrizioni e cancellazioni all’AIRE, probabilmente sottostimavano gli espatri effettivi, dato che molti “espatriati di fatto” non si iscrivevano all’AIRE per inerzia o perché, a fronte di vantaggi come il voto all’estero e l’accesso ai servizi consolari, l’iscrizione comporta la perdita dell’assistenza sanitaria italiana.</p>
<p>Tuttavia, è probabile che la nuova residenza venga segnalata nel Paese d’arrivo, perché può essere necessaria per firmare contratti di affitto, lavoro o utenze di gas e luce. Infatti, il rapporto tra numero di immigrati italiani segnalato dai Paesi di destinazione e quello degli espatriati verso gli stessi Paesi registrato dall’Italia è ampiamente superiore a uno in ciascuna delle nove nazioni europee dove l’Istat segnala più espatri (Tav.2). Tra il 2008 e il 2023, ad esempio, nei Paesi Bassi gli immigrati italiani risultano in media quasi tre volte gli espatriati verso i Paesi Bassi registrati dall’Istat.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-34419" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-3-1.jpg" alt="" width="578" height="312" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-3-1.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/report-fuga-talenti-italia-3-1-300x162.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
<p>Pesando la media di ciascun Paese con il numero di emigrati corrispondente, otteniamo una media complessiva di 1,8: a 100 espatri registrati dall’Istat corrisponderebbero quindi 180 espatri “effettivi”. Tuttavia, tra gli immigrati italiani segnalati da altri Paesi è compreso anche chi non arriva dall’Italia (per esempio un cittadino italiano che dalla Germania si sposta in Spagna). Ipotizzando, cautamente, che il 20% non arrivi dall’Italia, la media scende a 1,45: per ogni 100 espatriati registrati ce ne sarebbero in realtà 145. Dato che i Paesi del campione costituiscono il 65% degli espatri totali nel periodo 2008-2023, possiamo applicare la stima agli espatri complessivi, che nel 2023 sarebbero stati 166mila.</p>
<p>Per stimare il saldo netto effettivo è necessario considerare che gli espatriati non iscritti all’AIRE non risultano neanche nel dato dei rimpatri, perché formalmente la loro residenza rimane in Italia. Dato che nel periodo 2008-2023 i rimpatri sono stati la metà degli espatri, ipotizziamo che, del 45% aggiuntivo di espatriati, la metà rientri in Italia. Gli espatri netti da noi stimati nel 2023 sarebbero così 79mila, 26mila in più rispetto al dato Istat. Complessivamente, il saldo netto sarebbe stato di 80mila l’anno nel 2013-2023, invece dei 56mila ufficiali (Tav.2). Il picco osservato nel 2024 sembra indicare un aggiustamento straordinario dovuto alla regolarizzazione di emigrati non ancora iscritti. Se così fosse, il deflusso netto del 2025, ora più veritiero, potrebbe diminuire rispetto al record dell’anno precedente.</p>
<p>Secondo il <strong>Rapporto Cnel 2025</strong> “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, nel solo 2024 si sono registrate  <strong>78mila partenze; </strong>mettendo in relazione le variabili socio demografiche con il valore economico del capitale umano della fascia under 35, il valore del capitale umano espatriato dal 2011 al 2024 ammonta a circa 159 miliardi di euro. Una stima in cui rientrano gli ostacoli alle pari opportunità, così come le <strong>disuguaglianze sociali</strong> nel nostro Paese. Innanzitutto, di genere: la quota femminile delle persone espatriate nel 2024 è il 48,1%, in aumento rispetto al 46,6% medio dell’intero periodo.</p>
<p><strong>Le destinazioni dei giovani emigranti sono soprattutto altre nazioni europee, </strong>apprezzate per le migliori condizioni di lavoro e opportunità di carriera.</p>
<p>Prima destinazione dei giovani italiani è il <strong>Regno Unito</strong>, con una quota pari al 26,5%. La seconda è la <strong>Germania</strong> e a seguire <strong>Svizzera</strong>, <strong>Francia</strong> e Spagna.</p>
<p>Pochissime le persone che vengono dall’estero in Italia: soltanto l’1,9%; come destinazione, il nostro Paese è preceduto da Danimarca e Svezia, che sono però molto più piccole per popolazione ed economia. L&#8217;Italia si posiziona come ultima tra le mete europee per i giovani qualificati, creando un saldo migratorio netto fortemente negativo.</p>
<p>Alti anche i dati della migrazione interna: nel periodo 2011-24 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, al netto di quelli che sono arrivati, 484mila giovani italiani. 240mila sono andati nel Nord-Ovest dal resto d’Italia, 163mila nel Nord-Est e 80mila nel Centro. Il deflusso record è quello della Campania, pari a 158mila, poi Sicilia con 116mila e Puglia con 103mila. L’afflusso più alto è stato in Lombardia, con 192mila, seguito dall’Emilia-Romagna (106mila) e Piemonte (41mila).</p>
<p>Il giovane capitale umano trasferito nel 2011-24 dal Mezzogiorno al Nord corrisponde a un valore di 147 miliardi di euro, di cui 79 miliardi relativo al trasferimento dei giovani laureati, 55 a quello dei diplomati e 14 a quello dei non diplomati. La Lombardia è la regione che ha ricevuto più capitale umano giovane dai movimenti interni, pari a 76 miliardi, seguita dall’Emilia-Romagna con 41 miliardi, dal Lazio con 17 e dal Piemonte con 15. La Campania è la regione che ha perso più capitale umano giovane dai movimenti interni: 59 miliardi. Poi viene la Sicilia con 44 miliardi, la Puglia con 40 e la Calabria con 24.</p>
<p><strong>Circa le motivazioni</strong> i principali fattori di spinta (&#8220;push factors&#8221;) includono <strong>bassi salari, alta precarietà lavorativa, mancanza di meritocrazia e scarsi investimenti in ricerca e innovazione</strong>.</p>
<pre>Rapporto Cnel 2025 “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”</pre>
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		<title>Il microbiota come regolatore epigenetico</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-microbiota-come-regolatore-epigenetico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DNA Metiltransferasi]]></category>
		<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni è emerso chiaramente che il microbiota intestinale non è solo coinvolto nella digestione, ma è un vero organo metabolico ed epigenetico. Il microbiota intestinale agisce come un potente regolatore epigenetico, modulando l&#8217;espressione genica dell&#8217;ospite attraverso metaboliti come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare il butirrato. Queste sostanze influenzano le &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni è emerso chiaramente che il microbiota intestinale non è solo coinvolto nella digestione, ma è un vero <strong>organo metabolico ed epigenetico</strong>.</p>
<p>Il microbiota intestinale agisce come un potente regolatore epigenetico, modulando l&#8217;espressione genica dell&#8217;ospite attraverso metaboliti come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare il butirrato. Queste sostanze influenzano le modificazioni del DNA e degli istoni, influenzando infiammazione, sistema immunitario e metabolismo. Una dieta ricca di fibre ne sostiene l&#8217;azione protettiva.</p>
<p>I microrganismi intestinali:</p>
<ul>
<li>producono metaboliti bioattivi</li>
<li>influenzano il sistema immunitario</li>
<li>regolano l’espressione genica dell’ospite.</li>
</ul>
<p>Uno dei meccanismi principali è proprio la <strong>modulazione della metilazione del DNA e delle modificazioni epigenetiche</strong>.</p>
<p>Il microbiota intestinale <strong>produce una vasta gamma di molecole bioattive e metaboliti</strong> che svolgono funzioni protettive essenziali per la salute umana, agendo sia localmente (nell&#8217;intestino) che a livello sistemico. Queste molecole supportano la barriera intestinale, modulano il sistema immunitario, riducono l&#8217;infiammazione e contrastano i patogeni.</p>
<p>Ecco le principali molecole protettive prodotte dal microbiota:</p>
<ol>
<li><strong>Acidi Grassi a Catena Corta</strong> (SCFA &#8211; Short Chain Fatty Acids)</li>
</ol>
<p>Sono i principali metaboliti benefici prodotti dalla fermentazione delle fibre alimentari da parte dei batteri intestinali (es. <em>Bifidobacterium, Lactobacillus</em>). Agiscono in due modi principali:</p>
<ol>
<li><strong>a) Inibizione delle istone deacetilasi (HDAC)</strong></li>
</ol>
<p>Questo rende la cromatina più aperta e favorisce:</p>
<ul>
<li>espressione di geni antinfiammatori</li>
<li>protezione cellulare</li>
<li>riparazione del DNA.</li>
</ul>
<ol>
<li><strong>b) Interazione con le DNA metiltransferasi</strong></li>
</ol>
<p>Gli SCFA:</p>
<ul>
<li>influenzano l’attività delle DNMT</li>
<li>modulano la disponibilità dei donatori di gruppi metile</li>
<li>influenzano:</li>
<li>linfociti T regolatori (anti-infiammatori)</li>
<li>macrofagi</li>
<li>cellule dendritiche.</li>
</ul>
<p>Effetto:<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> riduzione della risposta infiammatoria e miglior controllo immunitario.</p>
<p>Questo avviene anche tramite meccanismi epigenetici.</p>
<p>I tre SCFA più importanti sono:</p>
<ul>
<li><strong>Butirrato</strong>: è il più importante per la salute intestinale e sistemica; è la principale fonte di energia per le cellule epiteliali del colon (colonociti); contribuisce a mantenere integra la barriera intestinale; protegge da ipometilazione globale del DNA; inibisce le istone deacetilasi (HDAC), ha proprietà antinfiammatorie e antitumorali.</li>
<li><strong>Propionato</strong>: Coinvolto nella regolazione del metabolismo del glucosio e dei lipidi, ha effetti benefici sul fegato e sulla sazietà.</li>
<li><strong>Acetato</strong>: Il più abbondante, influisce sul pH intestinale e funge da substrato energetico per altri batteri benefici.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong>Metaboliti del Triptofano</strong></li>
</ol>
<p>Alcuni batteri intestinali metabolizzano l&#8217;aminoacido triptofano in composti come l&#8217;indolo e i suoi derivati (acido indol-propionico, acido indol-acetico). Queste molecole agiscono come ligandi per il recettore aril-idrocarburico (AhR), un meccanismo chiave per:</p>
<ul>
<li>Mantenere l&#8217;omeostasi immunitaria intestinale.</li>
<li>Rafforzare la barriera intestinale.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong>Vitamine</strong></li>
</ol>
<p>Il microbiota intestinale produce una piccola ma significativa frazione di vitamine essenziali, in particolare:</p>
<ul>
<li>Vitamine del gruppo B (B1, B3, B6, B7, B9 e B12), fondamentali per il metabolismo energetico.</li>
<li>Vitamina K, essenziale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong>Acidi Biliari Secondari</strong></li>
</ol>
<p>Il microbiota trasforma gli acidi biliari primari (prodotti dal fegato) in acidi biliari secondari. Questo processo aiuta a regolare il metabolismo dei grassi, riduce l&#8217;infiammazione e inibisce la crescita di batteri patogeni.</p>
<ol start="5">
<li><strong>Peptidi Antimicrobici (AMPs) e Batteriocine</strong></li>
</ol>
<p>I batteri buoni producono sostanze, tra cui le batteriocine, che competono con i patogeni per i nutrienti e lo spazio, inibendo direttamente la colonizzazione da parte di batteri nocivi.</p>
<ol start="6">
<li><strong>Altri Metaboliti Benefici</strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Prostaglandina E2</strong>: Alcuni microrganismi possono produrre composti che, tramite il sangue, raggiungono siti distanti (come i polmoni) regolando le risposte immunitarie.</li>
<li><strong>Neurotrasmettitori</strong>: Alcuni ceppi batterici producono precursori o molecole simili a serotonina, GABA e dopamina, che comunicano con il sistema nervoso centrale.</li>
</ul>
<p><strong>Benefici Generali</strong></p>
<p>Queste molecole aiutano a contrastare l&#8217;infiammazione cronica di basso grado (tipica dell&#8217;invecchiamento), migliorano la risposta immunitaria e proteggono da malattie metaboliche come diabete di tipo 2 e obesità.</p>
<p>Il microbiota intestinale <strong>influenza il sistema immunitario educandolo, regolandolo e rafforzandolo</strong>. Ospitando circa il 70% delle cellule immunitarie, l&#8217;intestino utilizza i batteri commensali per distinguere patogeni da sostanze innocue, producendo metaboliti come gli SCFA (acidi grassi a catena corta) che riducono le infiammazioni e mantengono la barriera intestinale integra.</p>
<p>Ecco i meccanismi principali con cui il microbiota modula il sistema immunitario:</p>
<ul>
<li><strong>Educazione e Sviluppo</strong>: Fin dalla nascita, i batteri intestinali &#8220;insegnano&#8221; al sistema immunitario a riconoscere i microrganismi nocivi da quelli benefici, fondamentale per lo sviluppo della tolleranza immunitaria.</li>
<li><strong>Barriera Fisica e &#8220;Resistenza alla Colonizzazione&#8221;</strong>: I batteri buoni occupano lo spazio intestinale e consumano nutrienti, impedendo ai patogeni di attecchire e proliferare.</li>
<li><strong>Produzione di Metaboliti</strong>: Batteri benefici fermentano le fibre producendo acidi grassi a catena corta (SCFA) come butirrato, propionato e acetato. Queste sostanze nutrono le cellule intestinali, riducono l&#8217;infiammazione locale e regolano le risposte immunitarie.</li>
<li><strong>Modulazione delle cellule immunitarie</strong>: Il microbiota stimola la produzione di linfociti T (inclusi i Treg) e citochine, che regolano l&#8217;equilibrio tra risposte infiammatorie e anti-infiammatorie, prevenendo reazioni eccessive e malattie autoimmuni.</li>
<li><strong>Azione a Distanza</strong> (<strong>Asse Intestino-Polmone</strong>): I segnali del microbiota, attraverso il flusso sanguigno e linfatico, influenzano le difese immunitarie in tutto il corpo, inclusi i polmoni, aiutando a contrastare virus influenzali.</li>
</ul>
<p>Un microbiota in equilibrio (eubiosi) garantisce difese forti, mentre un&#8217;alterazione (disbiosi) può aumentare la suscettibilità a infezioni, infiammazioni croniche e malattie.</p>
<p>Il microbiota &#8211; <em>repetita iuvant</em> &#8211; <strong>regola l’espressione genica dell’ospite</strong> principalmente tramite la produzione di metaboliti bioattivi, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), che agiscono come segnali molecolari per modificare la struttura della cromatina e l&#8217;attività trascrizionale, influenzando metabolismo, immunità e ritmi circadiani.</p>
<p>Ecco i meccanismi principali:</p>
<ul>
<li><strong>Produzione di Metaboliti</strong> (Segnalazione): I batteri intestinali producono metaboliti (es. butirrato, propionato) che agiscono da segnali, influenzando la trascrizione genica nelle cellule ospiti.</li>
<li><strong>Modificazioni Epigenetiche</strong>: Il microbiota può influenzare i meccanismi epigenetici, come la metilazione del DNA e la modifica degli istoni (es. acetilazione), alterando l&#8217;accessibilità dei geni.</li>
<li><strong>Modulazione di miRNA:</strong>Il microbiota è in grado di alterare l&#8217;espressione dei microRNA (non-coding RNA).</li>
<li><strong>Regolazione Immunitaria e Metabolica</strong>: Attraverso la segnalazione, i microbi attivano geni responsabili dell&#8217;omeostasi intestinale, dello sviluppo del sistema immunitario e dell&#8217;assorbimento dei nutrienti.</li>
<li><strong>Influenza sui Ritmi Circadiani</strong>: Alcuni studi suggeriscono che il microbiota intestinale influenzi l&#8217;espressione genica legata ai ritmi circadiani metabolici, ad esempio attraverso l&#8217;acetilazione degli istoni.</li>
<li><strong>Produzione di Neurotrasmettitori</strong>: Il microbiota è in grado di produrre o modulare neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, influenzando l&#8217;espressione genica nel cervello viscerale.</li>
</ul>
<p>In sintesi, <strong>i microrganismi del microbiota agiscono come veri e propri regolatori, modificando l&#8217;attività del genoma umano.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34306 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota.jpg" alt="" width="578" height="212" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota-300x110.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
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<p><strong>Microbiota e disponibilità dei donatori di metile</strong></p>
<p>Il processo di metilazione richiede molecole come:</p>
<ul>
<li>folati</li>
<li>vitamina B12</li>
<li>metionina</li>
<li>colina</li>
<li>betaina.</li>
</ul>
<p>Il microbiota:</p>
<ul>
<li>contribuisce alla sintesi di alcune vitamine del gruppo B</li>
<li>influenza l’assorbimento dei nutrienti metilanti</li>
<li>regola il metabolismo della <strong>S-adenosilmetionina (SAM)</strong>.</li>
</ul>
<p>Quando il microbiota è alterato:</p>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> la metilazione diventa inefficiente.</p>
<p><strong>Disbiosi, infiammazione e invecchiamento</strong></p>
<p>La disbiosi (squilibrio del microbiota) è associata a:</p>
<ul>
<li>riduzione dei batteri produttori di butirrato</li>
<li>aumento di specie pro-infiammatorie.</li>
</ul>
<p>Conseguenze:</p>
<p><strong>1) Riduzione degli SCFA</strong></p>
<p>Questo porta a:</p>
<ul>
<li>maggiore permeabilità intestinale</li>
<li>passaggio di endotossine nel sangue</li>
<li>attivazione del sistema immunitario.</li>
</ul>
<p><strong>2) Alterazioni epigenetiche</strong></p>
<p>La carenza di SCFA:</p>
<ul>
<li>modifica l’attività delle DNMT</li>
<li>favorisce l’espressione di geni infiammatori.</li>
</ul>
<p><strong>3) Inflammaging</strong></p>
<p>Il risultato è una infiammazione cronica di basso grado, che accelera:</p>
<ul>
<li>aterosclerosi</li>
<li>diabete</li>
<li>neurodegenerazione</li>
<li>fragilità.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34310 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota5.jpg" alt="" width="380" height="384" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota5.jpg 380w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota5-297x300.jpg 297w" sizes="auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px" /></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34311 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota6.jpg" alt="" width="538" height="328" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota6.jpg 538w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota6-300x183.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 538px) 100vw, 538px" /></p>
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<p><strong>Alimentazione e stile di vita modulano la metilazione attraverso il microbiota.</strong></p>
<p>Strategie chiave:</p>
<p><strong>1) Fibre e amido resistente</strong></p>
<ul>
<li>legumi</li>
<li>cereali integrali</li>
<li>tuberi</li>
<li>banana verde.</li>
</ul>
<p><strong>2) Polifenoli</strong></p>
<ul>
<li>frutti di bosco</li>
<li>cacao</li>
<li>tè verde</li>
<li>olio extravergine.</li>
</ul>
<p><strong>3) Alimenti fermentati</strong></p>
<ul>
<li>yogurt</li>
<li>kefir</li>
<li>verdure fermentate.</li>
</ul>
<p><strong>4) Attività fisica</strong></p>
<p>Favorisce la diversità del microbiota.</p>
<p><strong>5) Riduzione di:</strong></p>
<ul>
<li>zuccheri raffinati</li>
<li>ultra-processati</li>
<li>stress cronico.</li>
</ul>
<p><strong>Concetti chiave  </strong></p>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Il microbiota è uno dei principali “direttori” dell’epigenetica.</p>
<p>Attraverso la produzione di SCFA:</p>
<ul>
<li>regola la metilazione del DNA</li>
<li>modula l’infiammazione</li>
<li>influenza l’invecchiamento biologico.</li>
</ul>
<p>Quindi: <strong>una dieta ricca di fibre e alimenti naturali aiuta a mantenere attivi i meccanismi epigenetici che proteggono la salute e rallentano l’invecchiamento.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34312 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota7.jpg" alt="" width="458" height="292" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota7.jpg 458w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/microbiota7-300x191.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px" /></p>
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		<item>
		<title>Eubiosi vs disbiosi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/eubiosi-vs-disbiosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 13:57:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DNA Metiltransferasi]]></category>
		<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8216;eubiosi è lo stato di equilibrio e benessere della flora batterica intestinale (microbiota), caratterizzato da una composizione diversificata dove i batteri benefici predominano su quelli dannosi. Derivante dal greco (&#8220;buona vita&#8221;), è essenziale per la digestione, l&#8217;immunità e la salute generale, contrapponendosi alla disbiosi. Caratteristiche e Importanza dell&#8217;Eubiosi Equilibrio Microbico: Coesistenza armoniosa di diverse specie &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L<strong>&#8216;eubiosi</strong> è lo stato di equilibrio e benessere della flora batterica intestinale (microbiota), caratterizzato da una composizione diversificata dove i batteri benefici predominano su quelli dannosi. Derivante dal greco (&#8220;buona vita&#8221;), è essenziale per la digestione, l&#8217;immunità e la salute generale, contrapponendosi alla disbiosi.</p>
<p><strong>Caratteristiche e Importanza dell&#8217;Eubiosi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Equilibrio Microbico</strong>: Coesistenza armoniosa di diverse specie batteriche, principalmente Firmicutes e Bacteroides, che inibiscono i patogeni.</li>
<li><strong>Benefici</strong>: Migliore digestione, assorbimento di nutrienti e rafforzamento del sistema immunitario.</li>
<li><strong>Localizzazione</strong>: Si riferisce principalmente all&#8217;intestino, ma anche a pelle, vagina e</li>
</ul>
<p><strong>Come Mantenere l&#8217;Eubiosi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Dieta Sana</strong>: Ricca di fibre (frutta, verdura, legumi) e alimenti fermentati che nutrono i batteri benefici.</li>
<li><strong>Stile di Vita</strong>: Riduzione dello stress e attività fisica.</li>
<li><strong>Uso Responsabile dei Farmaci</strong>: Limitare l&#8217;uso non necessario di antibiotici, che possono alterare l&#8217;equilibrio.</li>
</ul>
<p>La perdita di questo equilibrio porta alla disbiosi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34301 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-1.jpg" alt="" width="426" height="293" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-1.jpg 426w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-1-300x206.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-1-220x150.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 426px) 100vw, 426px" /></p>
<p><strong>Disbiosi (Sbilanciamento Microbiotico)</strong></p>
<p><strong>Definizione</strong>: Alterazione della composizione e della funzione del microbiota, con riduzione dei batteri &#8220;buoni&#8221; e aumento di quelli nocivi o patobionti.</p>
<ul>
<li><strong>Tipi principali</strong>:
<ul>
<li>Fermentativa: Tipica del tenue, spesso causata da troppi zuccheri, provoca gonfiore, meteorismo e diarrea.</li>
<li>Putrefattiva: Tipica del colon, spesso dovuta ad eccesso di proteine/grassi animali, causa stipsi e gas maleodoranti.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Cause</strong>: Stress cronico, uso di antibiotici, alimentazione scorretta (troppo raffinata/grassa), infezioni.</li>
<li><strong>Conseguenze</strong>: Sindrome dell&#8217;intestino irritabile (IBS), infiammazioni, allergie, malattie autoimmuni, disturbi dell&#8217;umore.</li>
</ul>
<p>La disbiosi (squilibrio del microbiota) è associata a:</p>
<ul>
<li>riduzione dei batteri produttori di butirrato</li>
<li>aumento di specie pro-infiammatorie.</li>
</ul>
<p>Conseguenze:</p>
<p><strong>1) Riduzione degli SCFA</strong></p>
<p>Questo porta a:</p>
<ul>
<li>maggiore permeabilità intestinale</li>
<li>passaggio di endotossine nel sangue</li>
<li>attivazione del sistema immunitario.</li>
</ul>
<p><strong>2) Alterazioni epigenetiche</strong></p>
<p>La carenza di SCFA:</p>
<ul>
<li>modifica l’attività delle DNMT</li>
<li>favorisce l’espressione di geni infiammatori.</li>
</ul>
<p><strong>3) Inflammaging</strong></p>
<p>Il risultato è una infiammazione cronica di basso grado, che accelera:</p>
<ul>
<li>aterosclerosi</li>
<li>diabete</li>
<li>neurodegenerazione</li>
<li>fragilità.</li>
</ul>
<p><strong>Come ripristinare l&#8217;Eubiosi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Dieta</strong>: Ricca di fibre (prebiotici) e alimenti fermentati.</li>
<li><strong>Integrazione</strong>: Uso mirato di probiotici e fermenti lattici, su consiglio medico.</li>
<li><strong>Stile di vita</strong>: Riduzione dello stress e attività fisica moderata.</li>
</ul>
<p>La diagnosi di disbiosi può avvenire tramite test specifici, tra cui l&#8217;analisi delle feci o il <strong>Breath test</strong>.</p>
<p><strong>Effetti sulla salute</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>eubiosi</strong> e la <strong>disbiosi intestinale</strong> rappresentano pertanto due condizioni opposte con conseguentemente effetti diversi sulla salute dell&#8217;individuo.</p>
<p>L&#8217;<strong>eubiosi intestinale,</strong> la situazione ottimale, è associata a una migliore funzione del <strong>sistema immunitario</strong>, una <strong>corretta digestione</strong> e <strong>assorbimento dei nutrienti</strong>, nonché a una riduzione del rischio di malattie infiammatorie dell&#8217;intestino.</p>
<p>D&#8217;altra parte, la <strong>disbiosi intestinale</strong> è una condizione in cui l&#8217;equilibrio della flora batterica intestinale è compromesso, con una diminuzione dei batteri “buoni” e un aumento di quelli dannosi. Ciò può essere causato da fattori come <strong>regime alimentare “errato”</strong>, l&#8217;uso eccessivo di <strong>antibiotici</strong>, una <strong>dieta poco equilibrata</strong>, lo <strong>stress</strong> o <strong>malattie intestinali</strong>. La disbiosi intestinale può essere associata a <strong>disturbi gastrointestinali</strong>, la sindrome dell&#8217;<strong>intestino irritabile</strong>, <strong>malattie infiammatorie croniche dell&#8217;intestino</strong> (come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn), <strong>disturbi metabolici</strong>, <strong>allergie</strong>, <strong>obesità</strong> e <strong>malattie autoimmuni</strong>. Inoltre, questa condizione può indebolire il sistema immunitario e compromettere la capacità dell&#8217;intestino di assorbire correttamente i nutrienti.</p>
<p>Il <strong>mantenimento dell&#8217;eubiosi intestinale</strong> è essenziale per promuovere la salute generale dell&#8217;individuo e prevenire potenziali problemi di salute associati alla disbiosi. Ciò può essere raggiunto attraverso una <strong>dieta equilibrata e ricca di fibre</strong>, il consumo di <strong>probiotici</strong> o cibi fermentati che favoriscono la crescita dei batteri benefici, e il limitato utilizzo di <strong>antibiotici</strong> solo quando strettamente necessario.</p>
<p>Il mantenimento dell&#8217;eubiosi intestinale è essenziale per preservare la salute generale dell&#8217;individuo e prevenire potenziali problemi di salute in quanto il <strong>microbiota intestinale</strong> svolge un ruolo fondamentale per il benessere e la salute dell&#8217;individuo e in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>digestione e assorbimento dei nutrienti:</strong> i batteri buoni presenti nell&#8217;intestino aiutano a scomporre molecole complesse in sostanze più semplici che possono essere facilmente assorbite dal corpo;</li>
<li><strong>regolazione del sistema immunitario,</strong> stimolando la produzione di citochine e altre sostanze che aiutano a regolare e bilanciare la risposta immunitaria dell&#8217;organismo;</li>
<li><strong>protezione contro agenti patogeni,</strong> dal momento che un microbiota intestinale sano e bilanciato è in grado di proteggere l&#8217;intestino da microrganismi nocivi. I batteri benefici agiscono da &#8220;barriera&#8221; contro l&#8217;insediamento e la crescita di batteri dannosi nell&#8217;intestino;</li>
<li><strong>produzione di sostanze benefiche</strong>, come vitamine (ad esempio la vitamina K) e acidi grassi a catena corta, che hanno effetti positivi sulla salute;</li>
<li><strong>regolazione del metabolismo</strong>, influenzando il bilancio energetico e la gestione del peso corporeo.</li>
</ul>
<p>Per <strong>mantenere in equilibrio il microbiota intestinale</strong>, è essenziale adottare uno stile di vita sano e una dieta equilibrata, ricca di fibre e alimenti fermentati che favoriscono la crescita dei batteri benefici. L&#8217;uso responsabile di antibiotici e farmaci che possono influenzare la flora intestinale è altrettanto importante per preservare l&#8217;equilibrio del microbiota.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-34302 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-2.jpg" alt="" width="578" height="395" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-2.jpg 578w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-2-300x205.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2026/03/Eubiosi-vs-disbiosi-2-220x150.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sintesi: Un microbiota intestinale sano (eubiosi) è fondamentale per la salute generale, agendo come un organo extra che supporta il sistema immunitario, facilita la digestione, produce vitamine essenziali (K e gruppo B) e regola il metabolismo. Protegge dalle infezioni, riduce l&#8217;infiammazione e influenza l&#8217;umore tramite l&#8217;asse intestino-cervello.</p>
<p>Per mantenerlo sano è cruciale una dieta ricca di fibre, verdure e alimenti vegetali, limitando cibi processati e zuccheri raffinati.</p>
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		<title>Acrilammide negli alimenti: cos’è, dove si trova, come ridurla</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acrilammide-negli-alimenti-cose-dove-si-trova-come-ridurla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[acrilammide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è l’acrilammide L’acrilammide, come riportato dall’EFSA, è un composto chimico che si forma in modo naturale durante la cottura ad alte temperature (frittura, cottura al forno e alla griglia, lavorazioni industriali a più di 120°C con scarsa umidità) di alimenti amidacei. Si tratta di uno dei prodotti della reazione di Maillard, processo che conferisce al &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cos’è l’acrilammide</strong></p>
<p>L’acrilammide, come riportato dall’EFSA, è un composto chimico che si forma in modo naturale durante la cottura ad alte temperature (frittura, cottura al forno e alla griglia, lavorazioni industriali a più di 120°C con scarsa umidità) di alimenti amidacei. Si tratta di uno dei prodotti della reazione di Maillard, processo che conferisce al cibo quel tipico aspetto “abbrustolito” in grado di rendere ogni alimento immediatamente più gustoso e appetitoso. Sono gli zuccheri contenuti in molti alimenti come cereali, patate e caffè che, reagendo con l’aminoacido asparagina, producono acrilammide.</p>
<p><strong>Effetti sulla salute</strong></p>
<p>Dopo accurata valutazione dei rischi per la salute pubblica connessi all’acrilammide presente negli alimenti, nel 2015 l’EFSA ha emanato un <strong>parere scientifico</strong> basandosi su studi condotti su animali.</p>
<p>Il documento conferma le precedenti valutazioni secondo le quali l’acrilammide presente negli alimenti aumenta potenzialmente il <strong>rischio di sviluppare il cancro</strong> nei consumatori di tutte le fasce d’età. Poiché l’acrilammide è presente in un’ampia gamma di cibi di uso quotidiano, ovvero prodotti fritti a base di patate, caffè, biscotti, cracker, diversi tipi di pane croccante e morbido, l’attenzione deve essere alta per tutti i consumatori. Tuttavia, sono i <strong>bambini</strong> ad essere <strong>più esposti</strong>, a causa del peso corporeo ridotto.</p>
<p>Stando ai risultati sugli animali di laboratorio, l’acrilammide contenuta nei cibi viene assorbita dal tratto gastrointestinale, distribuita a tutti gli organi e ampiamente me­tabolizzata. È proprio uno dei suoi principali metaboliti, la <strong>glicidammide</strong>, a causare problemi come <strong>mutazioni nel DNA</strong> cellulare aumentando il rischio di sviluppare tumori, ma potrebbe anche avere effetti nocivi sul sistema nervoso, sullo sviluppo pre e post natale e influire negativamente sul sistema riproduttivo maschile. Tutto questo, però, è stato confermato solo sugli animali.</p>
<p>I risultati di <strong>studi effettuati sull’uomo</strong> forniscono <strong>prove limitate e discordanti</strong> di un maggior rischio di sviluppare il cancro (al rene, all’esofago, allo stomaco, al pancreas, alla prostata e nelle donne all’endometrio e alle ovaie) in associazione con l’esposizione alimentare all’acrilammide. Gli esperti dell’EFSA hanno con­cluso che occorre effettuare ulteriori ricerche per confermare la validità di tali risultati tratti da studi sull’uomo. Un accresciuto rischio di <strong>disturbi del sistema nervoso</strong>, invece, è evidenziato da studi su lavoratori esposti all’acrilammide per motivi professionali. Recenti studi suggeriscono che l&#8217;acrilammide nella dieta potrebbe essere associata anche a disordini metabolici, malattie cardiovascolari, neurologiche o difetti di crescita infantile</p>
<p>L’acrilammide è comunque considerata un <strong>probabile cancerogeno</strong>, ovvero un cancerogeno di classe 2A,  sia dagli esperti dell’Efsa sia da quelli della IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms). Come tale, <strong>non è possibile stabilire una dose giornaliera sicura </strong>per la salute, ma si possono stimare degli intervalli di dosaggio oltre i quali è probabile che l’acrilammide causi un effetto misurabile.</p>
<p>Dal 2017 esiste tuttavia un regolamento europeo che ha fissato dei valori di riferimento per il contenuto di acrilammide per tipologia di alimenti come</p>
<ul>
<li><strong>pane morbido</strong> a base di frumento: <strong>50 microgrammi per chilo</strong> (µg/kg);</li>
<li><strong>biscotti e fette biscottate</strong> per lattanti e per la prima infanzia: <strong>150 µg/kg</strong>;</li>
<li><strong>caffè</strong> di torrefazione: <strong>400µg/kg</strong></li>
</ul>
<p>Nonostante i produttori siano invitati a rispettare questi limiti, adeguandosi a protocolli di produzione che riducano la formazione di acrilammide in cottura, attualmente <strong>non esiste alcun obbligo</strong>. Inoltre, siamo ancora in attesa che la <strong>Commissione Europea</strong> si esprima circa un’eventuale <strong>revisione dei livelli di riferimento</strong> esistenti e sull’aggiunta di quelli di altri alimenti che non erano stati considerati nel 2017.</p>
<p><strong>Dove si trova</strong></p>
<p>Da quanto detto, l’acrilammide si trova in tanti cibi di uso quotidiano</p>
<ul>
<li>Patatine fritte (sia fatte in casa che industriali)</li>
<li>Chips di patate e snack croccanti</li>
<li>Pane tostato o crostini</li>
<li>Biscotti, cracker e fette biscottate</li>
<li>Cornflakes e cereali per la colazione</li>
<li>Caffè e surrogati del caffè (come l’orzo tostato)</li>
<li>Brioche e prodotti da forno industriali</li>
<li>Pizze con crosta molto croccante o bruciata</li>
<li>Mandorle e frutta secca tostata</li>
</ul>
<p>L’acrilammide è anche nel fumo di sigarette, sia attivo che passivo, insieme a molti altri composti tossici derivati dalla combustione; viene utilizzata in svariati processi produttivi; può essere presente in acque potabili, sebbene in concentrazioni molto basse dovute all&#8217;uso di polimeri per la depurazione; può derivare da colle o inchiostri di imballaggi, seppur in quantità limitate.</p>
<p><strong>Chi rischia di più</strong></p>
<p>Sono i bambini quelli che rischiano di più con l’acrilammide per via dell’età e del peso corporeo che ne favorisce la concentrazione nell’organismo e che abbassa notevolmente i limiti delle quantità pericolose (il cosiddetto margine di esposizione o MOE che segna un “confine” nel rischio). I più giovani sono esposti all’acrilammide soprattutto per i prodotti a base di patate fritte (fino al 51%) e quindi a seguire per pane morbido, cereali da colazione, biscotti e altri prodotti a base di patate (un 25% del totale). Infine, ci sono i dolci e gli snack. Neanche i piccolissimi sono esclusi dal contatto con l’acrilamide che può entrare nei loro pasti soprattutto con biscotti e altri alimenti trasformati.</p>
<p>Anche per gli adulti sono i fritti i principali responsabili dell’esposizione all’acrilammide nei cibi: per loro oltre alle solite patatine fritte contano anche le crocchette e molti altri prodotti da “pranzo veloce”. Per i grandi entrano nella lista anche caffè e biscotti.</p>
<p><strong>Come ridurre i livelli di acrilammide </strong></p>
<p>Eliminare del tutto l’acrilammide è praticamente impossibile; si possono tuttavia adottare alcuni semplici accorgimenti che tutti possono mettere in pratica.</p>
<p>Poiché l’acrilammide si forma quando gli alimenti amidacei vengono cotti ad alte temperature, evitare una cottura eccessiva è fondamentale. Gli alimenti troppo dorati o bruciati contengono molta più acrilammide, quindi è preferibile cercare di ottenere un colore dorato chiaro piuttosto che marrone scuro. Inoltre, utilizzare temperature di cottura leggermente più basse, anche se richiede un po’ più di tempo, può aiutare a ridurne la formazione.</p>
<p>Anche trattare gli alimenti prima della cottura può fare la differenza. Per esempio, mettere a bagno le fette di patata crude in acqua per circa 30 minuti aiuta a rimuovere gli zuccheri che reagiscono con l’asparagina per formare acrilammide. Allo stesso modo, sbollentarle (bollirle brevemente prima della frittura o della cottura) riduce i livelli di acrilammide diminuendo l’asparagina libera e gli zuccheri. Un altro metodo efficace è cuocere le patate nel microonde prima di friggerle o cuocerle al forno, cosa che ha dimostrato di ridurre la formazione di acrilammide fino al 40%</p>
<p>Anche scegliere il metodo di cottura giusto può aiutare. La cottura a vapore e la bollitura non producono affatto acrilammide, il che le rende ottime alternative alla frittura o alla cottura al forno. Se si cucinai spesso prodotti da forno, usare farina di riso invece di farina di grano può ridurre i livelli di acrilammide, poiché la farina di riso contiene naturalmente meno asparagina libera.</p>
<p>È in corso un dibattito su chi sia migliore, tra le friggitrici ad aria e i forni convenzionali, nel ridurre l’acrilammide. Le friggitrici ad aria usano aria calda per creare una consistenza croccante con meno olio rispetto alla frittura profonda, ma alcuni studi suggeriscono che possano produrre livelli simili o addirittura superiori di acrilammide rispetto ai forni. Questo perché le friggitrici ad aria espongono comunque il cibo a temperature elevate e possono creare “punti caldi” che portano a un’eccessiva doratura. I forni, invece, distribuiscono il calore in modo più uniforme. Qualunque sia l’apparecchio che usi, controllare il colore degli alimenti ed evitare di cuocerli troppo è fondamentale per minimizzare la formazione di acrilammide.</p>
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