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	<title>narirutina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Cisto rosso &#124; Cistus creticus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 11:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cistus creticus subsp. eriocephalus (Cisto rosso) è una tipica pianta mediterranea ed è presente nella maggior parte delle regioni italiane. Il genere Cistus creticus comprende circa venti specie di arbusti di media grandezza, sempreverdi. Hanno portamen-to eretto e forma tondeggiante, molto ramificata e disordinata, possono raggiungere i 90-100 cm di altezza. Le foglie del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Cistus creticus subsp. eriocephalus</em> (<strong>Cisto rosso</strong>) è una tipica pianta mediterranea ed è presente nella maggior parte delle regioni italiane.</p>
<p>Il genere <em>Cistus creticus</em> comprende circa venti specie di arbusti di media grandezza, sempreverdi. Hanno portamen-to eretto e forma tondeggiante, molto ramificata e disordinata, possono raggiungere i 90-100 cm di altezza. Le foglie del cisto sono ovali, cuoiose, di colore verde brillante, generalmente ricoperte da una sottile e spessa peluria. Da aprile a giugno producono numerosi fiori di colore rosa o bianco puro, talvolta maculati; ogni singolo fiore appassisce in una giornata, ma la pianta ne produce a profusione. I fiori in estate lasciano il posto ai <strong>frutti</strong>: <strong>piccole capsule semilegnose</strong> che contengono numerosissimi semi fertili; a causa della grande produzione di semi la pianta può divenire invadente.</p>
<p>Il Cisto rosso, conosciuto anche come <strong>Rosola</strong> o <strong>Cisto di Creta, </strong>ha una sorprendente capacità di reazione dopo la distruzione operata dal passaggio del fuoco; infatti le piante adulte danneggiate dal fuoco non possono rigenerarsi ma i loro semi, presenti in grandi quantità sul terreno, vengono stimolati dalle alte temperature le quali rompono il duro tegumento seminale agevolandone l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua così da favorire indirettamente la germinazione e colonizzare vaste aree colpite da incendi.</p>
<p>Il nome generico, dal greco “kìsthos” (capsula, cesta), proviene dal greco κίστη <em>kíste</em> scatoletta (in Dioscoride): descrive la caratteristica del frutto maturo, una capsula che aprendosi di scatto espelle i semi. L’epiteto specifico <em>creticus </em>viene dall’antico greco Κρήτη Krētē <em>Creta</em>: quindi originario dell’isola di Creta.</p>
<p>Nella medicina popolare <strong>è apprezzato l&#8217;infuso delle foglie nei casi di diarrea, ulcera peptica, problematiche della pelle, come antibatterico,</strong> <strong>antinfiammatorio e antispasmodico</strong> proprietà attribuita all&#8217;elevata percentuale di polifenoli altamente polimerici presenti nell&#8217;estratto acquoso ed anche alla loro particolare composizione (<strong>acido gallico, acido protocatechico, catechine, epigallocatechine, kaemferolo, mirecetina, quercetina, proantocianidine, procianidine, rutina</strong>) che ne conferisce una notevole attività gastroprotettiva.</p>
<p>Un prodotto molto prezioso che si ricava dalle parti aeree del Cisto, è il <strong>ladano</strong> (labdanum), una resina gommosa usata fin dai tempi antichi come incenso e come ingrediente di profumi, oltre per aromatizzare certi vini. Da questo si ottiene l&#8217;olio essenziale che ha un colore ambrato e un odore intenso e forte che ricorda il bosco. L&#8217;olio essenziale ha forti <strong>proprietà antisettiche e antivirali</strong> (combatte le infiammazioni e le infezioni), <strong>depurative e tonificanti</strong> oltre che <strong>astringente e cicatrizzanti</strong> (usato per fermare le emorragie nasali).</p>
<p>In cosmesi viene impiegato come trattamento <em>antiage</em> e nutriente (rughe, smagliature e cicatrici).</p>
<p>Diffuso nell&#8217;ambiente, si dice sia un &#8220;olio che scalda il cuore&#8221; e “libera le emozioni&#8221;; infatti viene usato per sciogliere le &#8220;ferite dello spirito&#8221; donando calore e facendo sentire protetti col suo aroma intenso.</p>
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		<title>Ippocastano &#124; Aesculus Hippocastanum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ippocastano-aesculus-hippocastanum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 13:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[agliconi]]></category>
		<category><![CDATA[barringtogenolo C]]></category>
		<category><![CDATA[castagna matta]]></category>
		<category><![CDATA[castagno d'India]]></category>
		<category><![CDATA[escina]]></category>
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		<category><![CDATA[glicosidi triterpenici acilati]]></category>
		<category><![CDATA[L'ippocastano]]></category>
		<category><![CDATA[narirutina]]></category>
		<category><![CDATA[protoescigenina]]></category>
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		<category><![CDATA[saponine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ippocastano o castagno d&#8217;India (Aesculus hippocastanum L., 1753) è un albero appartenente alla famiglia Sapindaceae, diffuso in Europa. È molto usato come ornamentale nei viali o come pianta isolata. Crea una zona d&#8217;ombra molto grande e fitta. E’ una pianta originaria dell’Asia minore che può arrivare a 25-30 metri di altezza; presenta un portamento arboreo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>ippocastano</strong> o <strong>castagno d&#8217;India</strong> (<em>Aesculus hippocastanum</em> L., 1753) è un albero appartenente alla famiglia Sapindaceae, diffuso in Europa. È molto usato come ornamentale nei viali o come pianta isolata. Crea una zona d&#8217;ombra molto grande e fitta.</p>
<p>E’ una pianta originaria dell’Asia minore che può arrivare a 25-30 metri di altezza; presenta un portamento arboreo elegante ed imponente. La chioma è espansa, raggiunge anche gli 8-10 metri di diametro restando molto compatta. L&#8217;aspetto è tondeggiante o piramidale, a causa dei rami inferiori che hanno andamento orizzontale. I suoi frutti contengono semi che ricordano in qualche modo le castagne, ma che tuttavia possiedono un sapore più spiccatamente amaro (vengono spesso indicate come “<strong>castagna matta</strong>”) e soprattutto <strong>contengono composti tossici</strong>. Viene anche indicato come castagno d’India, mentre il nome scientifico è <em>Aesculus hippocastanum</em> (il nome fa riferimento all’utilizzo dei frutti come alimento stimolante per i cavalli). I semi dell&#8217;ippocastano si distinguono dalle castagne per la forma diversa; sono diversi anche i frutti: i ricci del castagno sono ricoperti da aculei sottili molto fitti, i frutti dell&#8217;ippocastano presentano aculei radi e tozzi.</p>
<p>In Italia la pianta trova diffusione in tutte le regioni, soprattutto in quelle centro-settentrionali, dalla pianura fino a 1200 metri di altitudine; è presente sia in modo spontaneo che a fini di coltivazione. In alcune regioni è ancora tradizione portare in tasca una “<strong>castagna d’india</strong>” come talismano contro il contagio delle malattie da raffreddamento.</p>
<p>L&#8217;ippocastano è <strong>pianta mellifera;</strong> i fiori sono visitati dalle api, che ne raccolgono il polline rosso cremisi ed il nettare, da cui producono un miele chiaro.</p>
<p>Il nome della specie deriva dal greco ἵππος (antico) <em>hippos</em>, cavallo, e <em>castanon</em>, castagno, per l&#8217;uso dei frutti di questo albero come alimento stimolante per i cavalli.</p>
<p>In generale <strong>l&#8217;ippocastano ha un effetto antinfiammatorio, migliora il drenaggio linfatico ed aumenta la pressione venosa.</strong> Storicamente l’estratto dei semi è stato utilizzato per il trattamento dell’insufficienza venosa cronica il cui effetto farmacologico è stato attribuito essenzialmente alle <strong>saponine escina ed esculina</strong>.  Tra i due, il principio attivo più importante è l’<strong>escina</strong>, che è tuttavia un termine-ombrello utilizzato per raggruppare un insieme di <strong>saponine bio-attive </strong>(miscela di <strong>glicosidi triterpenici acilati</strong> (<strong>saponine</strong>) i cui agliconi sono principalmente la <strong>protoescigenina</strong> e il <strong>barringtogenolo C</strong>) in grado di promuovere la sintesi di ossido nitrico endoteliale (a livello dei vasi sanguigni); l’effetto nel complesso probabilmente beneficia anche della presenza di  <strong>quercetina </strong>e <strong>rutina</strong> e nell’insieme quello che si ottiene è una <strong>riduzione della permeabilità capillare</strong>, a fronte di un aumento di resistenza ed elasticità. L’EMA ne riconosce anche una potenziale efficacia nel trattamento di lividi ed ematomi.</p>
<p>Per tale motivo, viene impiegato nel <strong>trattamento dell&#8217;insufficienza venosa cronica</strong>, determinando un miglioramento dei segni e sintomi presenti agli arti inferiori: edema, dolore, prurito, varici, ulcere, senso di tensione e/o affaticamento. Estratti di ippocastano entrano anche nella composizione di preparati per uso esterno contro varici ed emorroidi.</p>
<p>I semi (<strong>castagne matte</strong>), in particolar modo quelli più giovani e freschi, possiedono però <strong>principi attivi tossici</strong> (in forma di saponine, alcaloidi e glucosidi); sebbene non siano pericolosi se manipolati con le mani, <strong>causano malessere se mangiati</strong> (sono responsabili di periodici episodi di intossicazioni alimentari anche in Italia, quando vengono scambiate per castagne tradizionali) ed in alcuni casi anche sintomi gravi come tremori e mancanza di coordinazione. Gli <strong>effetti collaterali</strong> legati all’assunzione dell’ippocastano in forma di integratore sono in genere lievi e comunque poco comuni, almeno per quanto riguarda l’utilizzo a breve termine; tra i più comuni si annoverano: vertigini, mal di testa, prurito, nausea e disturbi digestivi. Rare le reazioni allergiche gravi.</p>
<p>L’escina sembra possedere una lieve attività diuretica, con un effetto dose-dipendente che potrebbe addizionarsi a quello dei diuretici tradizionali. L’escina è inoltre in grado di legarsi alle proteine plasmatiche, ragione per il quale è ipotizzabile che possa <strong>alterare il trasporto di alcuni farmaci</strong>; la presenza di cumarine antitrombotiche induce alla cautela nei pazienti in terapia anticoagulante. Si raccomanda inoltre grande prudenza in soggetti affetti da insufficienza renale. Da tener presente che dalla pianta sono stati estratti dei <strong>composti cumarinici</strong> che potrebbero potenzialmente interagire con anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici o agenti trombolitici. Per tale ragione, l’uso dell’ippocastano dovrebbe essere effettuato con cautela nei pazienti trattati con tali farmaci o con erbe medicinali dotate di effetti antiaggreganti o anticoagulanti quali <em>Salvia miltiorrizha</em>, <em>Angelica sinensis</em>, partenio, aglio, ginger, ginkgo e ginseng.</p>
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		<title>Clementina &#124; Citrus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/clementina-citrus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 18:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Arancio Amaro]]></category>
		<category><![CDATA[Clément Rodier]]></category>
		<category><![CDATA[clementina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La clementina (Citrus × clementina) è un agrume, appartenente al gruppo degli ibridi fra mandarino e arancio amaro. Per questo motivo è anche comunemente conosciuta col nome di mandarancio. Il suo nome deriva dal francese clèmentine da Fra Clément Rodier, il padre missionario che ne individuò la pianta nel 1892 durante una missione in Algeria. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>clementina</strong> (Citrus × clementina) è un agrume, appartenente al gruppo degli ibridi fra mandarino e arancio amaro. Per questo motivo è anche comunemente conosciuta col nome di <strong>mandarancio</strong>.</p>
<p>Il suo nome deriva dal francese <em>clèmentine</em> da Fra Clément Rodier, il padre missionario che ne individuò la pianta nel 1892 durante una missione in Algeria. Sebbene la scoperta risalga a quegli anni e a quel luogo, pare che le clementine esistessero già nel 1000 a.C. in Cina e in Giappone. Oggi, la pianta delle clementine viene coltivata soprattutto in Marocco, in Tunisia, nel Sud Italia ed in Spagna.</p>
<p>Le clementine cominciano a formarsi intorno alla metà di ottobre, per poi maturare durante i mesi invernali. La maturazione delle clementine, infatti, avviene tipicamente in autunno, mentre la disponibilità del frutto prosegue fino a febbraio. Fiorisce e fruttifica lentamente e irregolarmente, in quanto molto suscettibile agli sbalzi di temperatura, e la raccolta avviene una volta l’anno.</p>
<p>L’albero della clementina è molto simile a quello del mandarino, ma ne differisce perché più alto, foglie più grandi, profumo è meno intenso. Le differenze principali si notano nel colore della polpa, decisamente più aranciato, e nella forma non appiattita come i mandarini, ma rotonda. Come il mandarino, si sbuccia e si divide in spicchi con facilità; il gusto è più simile all’arancia, con un perfetto equilibrio tra l’agro e il dolce. A differenza del mandarino, gli spicchi della clementina sono quasi completamente privi di semi. Molto profumate e dolciastre, le clementine vengono consumate fresche o utilizzate per la preparazione di sciroppi, succhi, marmellate, e in molte ricette di pasticceria per la preparazione di torte e crostate, o per ottenere gelati sorbetti e gelatine.</p>
<p>A livello di proprietà organolettiche <strong>le clementine</strong>, come tutti gli agrumi,<strong> sono ricche di vitamina C</strong>, utili a rafforzare il sistema immunitario contro i malanni stagionali, come aiuto a prevenire patologie cardiovascolari, e nel processo di disintossicazione dell’organismo da sostanze nocive accumulate nel tempo.</p>
<p>Inoltre, contengono <strong>vitamina A</strong> – e il suo derivato retinolo –, che ha un’importanza fondamentale per la vista poiché, insieme ai carotenoidi, fa parte dei componenti della <strong>rodopsina</strong>, la sostanza presente sulla retina che garantisce all’occhio la sensibilità alla luce. La vitamina A è utile per lo sviluppo delle ossa e per il loro rafforzamento nel tempo, oltre che per la crescita dei denti, e si distingue per la sua capacità di fornire una risposta immunitaria al nostro organismo.</p>
<p>Recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato che la vitamina A ha anche significative proprietà antitumorali. Inoltre, grazie alla presenza di antiossidanti come la <strong>naringina</strong>, le clementine, così come gli agrumi in generale, possono contribuire a ridurre il colesterolo; o come l’<strong>esperidina</strong>, proteggono le cellule da agenti ossidanti, riducendo il rischio di tumori e malattie cardiovascolari; o come la <strong>narirutina</strong>, potrebbero aiutare a migliorare la salute mentale.</p>
<p>Ne esistono tre varietà principali: <strong>senza semi</strong>, <strong>clementine</strong> comuni (con un massimo di 10 semi) e <strong>Monreal</strong> (con più di 10 semi).</p>
<p>Si conoscono anche:</p>
<ul>
<li><strong>Clementine primo sole</strong>: con un periodo di maturazione che va da ottobre fino ai primi di novembre, le clementine primo sole nascono dall’incrocio tra il Miyagawa (o Citrus unshiu, un mandarino di origine cinese) e il mandarino, ereditando la precocità dal primo e la dolce succosità dal secondo. La sua polpa si presenta di colore arancione e priva di semi, e viene consumato fresco, o destinato alla produzione di succhi, marmellate e gelati.</li>
<li><strong>Clementine Nova</strong>: nate da un incrocio tra il tangelo Orlando e la clementina comune, si presenta con una forma oblata e schiacciata ai poli, un colore arancio intenso e un calibro medio grosso; la polpa molto succosa, a differenza del mandarino normale, ha un colore più aranciato e un gusto più acidulo, simile a quello delle arance ma con un piacevole contrasto tra acidità e dolcezza; in effetti, le clementine Nova possiedono un piacevole bilanciamento tra acidità e zuccheri, che conferisce al frutto un sapore molto particolare; è inoltre priva di semi e profumatissima, come i mandarini.</li>
</ul>
<p>La ricerca negli ultimi anni ha di molto intensificato le proprie attività, sia in risposta alle mutate condizioni climatiche, sia per prolungare il calendario di produzione delle clementine. Attualmente le innovazioni varietali più significative sono state raggiunte dalla ricerca all&#8217;estero, in primis in Spagna, dove sono state selezionate varietà precoci come l&#8217;<strong>Orogros</strong>, e medio tardive (<strong>Sando</strong>), ma anche in Marocco (mandarino tardivo <strong>Nadorcot</strong>), USA (mandarino tardivo <strong>Tango</strong>), Israele (mandarino <strong>Orri</strong>). Anche l’Italia si è attivata promuovendo un programma di miglioramento genetico della clementina italiana. Primo risultato sono le <strong>Clementine Perrina, </strong>una varietà di clementine il cui costitutore è l’agronomo calabrese Francesco Perri; si tratta di una selezione clonale, ottenuta da una mutazione gemmaria derivante dalla clementina comune, a maturazione tardiva</p>
<p>In cucina, le clementine si possono utilizzare per preparare spremute, marmellate e dolci e si abbinano molto bene al cioccolato, ma anche alle preparazioni salate. Se aggiunte alle insalate a base di foglie leggermente amare come indivia e/o radicchio ne smorzano il sapore bilanciando così la pietanza. Si sposano bene anche a pietanze a base di pesce e crostacei e in particolare il loro succo può rendere più interessanti i risotti.</p>
<p>A Natale, inoltre, sono spesso utilizzate in abbinamento alla faraona, sia per insaporirla che per decorare i piatti.</p>
<p>Dalle clementine si può estrarre un <strong>olio essenziale</strong> che si presta all’aromaterapia (viene usato per combattere l’affaticamento, per migliorare l’umore e per rivitalizzare il corpo e la mente e per migliorare la qualità del sonno) e all’uso topico (può dare benefici in soggetti con pelle grassa e/o acne)</p>
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