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	<title>alfabetizzazione Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>alfabetizzazione Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Stato delle conoscenze generali, tecniche e digitali degli Italiani</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/stato-delle-conoscenze-generali-tecniche-e-digitali-degli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[competenze cognitive]]></category>
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		<category><![CDATA[high performer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati che seguono sono basati su fonti recenti e confronti con il contesto europeo e OCSE (riportati in questo portale e ai quali si invita a far riferimento). Competenze cognitive generali Secondo il rapporto PIAAC 2025 (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) elaborato da INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/stato-delle-conoscenze-generali-tecniche-e-digitali-degli-italiani/">Stato delle conoscenze generali, tecniche e digitali degli Italiani</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati che seguono sono basati su fonti recenti e confronti con il contesto europeo e OCSE (riportati in questo portale e ai quali si invita a far riferimento).</p>
<ol>
<li><strong> Competenze cognitive generali</strong></li>
</ol>
<p>Secondo il rapporto PIAAC 2025 (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) elaborato da INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), che si basa sull’indagine dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), circa il <strong>26% degli adulti italiani (16–65 anni)</strong> mostra <strong>competenze cognitive limitate</strong> (in lettura, matematica e <em>problem solving</em> adattivo), contro una media OCSE del 18%.</p>
<ul>
<li>Le disuguaglianze territoriali sono marcate:
<ul>
<li>Nord-Est: 13% di adulti con competenze limitate</li>
<li>Centro: 19%</li>
<li>Nord-Ovest: 21%</li>
<li>Sud: 40%</li>
<li>Isole: 46%</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Chi eccelle, invece, è una minoranza:</p>
<ul>
<li><strong>Solo il 5%</strong> dei cittadini è “high performer” nella lettura, contro il 12% della media OCSE.</li>
<li><strong>6%</strong> eccelle in matematica (media OCSE: 14%)</li>
<li><strong>1%</strong> nei test di <em>problem solving</em> in contesti dinamici (media OCSE: 5%)</li>
</ul>
<p><strong>In sintesi</strong>: <strong>le competenze cognitive di base in Italia risultano inferiori alla media OCSE, con una forte frammentazione territoriale</strong>.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Competenze digitali di base e avanzate</strong></li>
<li><strong> Livello generale</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Nel 2023, solo il <strong>45,8%</strong> della popolazione tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base, rispetto a una media UE di circa <strong>55–56%</strong>.</li>
<li>Il divario è particolarmente evidente nelle regioni meridionali:
<ul>
<li>Solo <strong>36,1%</strong> ha competenze digitali di base.</li>
</ul>
</li>
<li>Per fasce d’età, ad esempio i giovani 20–24enni:
<ul>
<li>Italia: <strong>61,7%</strong></li>
<li>Media UE: <strong>72,7%</strong>.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ol>
<li><strong> Competenze specialistiche e ICT</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Il peso degli specialisti ICT in Italia si porta al <strong>4,1% nel 2024</strong>, leggermente superiore al 3,9% dell’anno precedente, ma ancora sotto la media UE (4,8%).</li>
<li>Nel 2025, la quota scende al <strong>4%</strong>, mentre la media UE è al <strong>5%</strong>.</li>
<li>Le donne rappresentano solo il <strong>17,1%</strong> degli specialisti ICT nel 2024.</li>
</ul>
<ol>
<li><strong> Iniziative strategiche</strong></li>
</ol>
<p>L’Italia ha approvato una <strong>Strategia Nazionale per le Competenze Digitali</strong> (parte dell’iniziativa “Repubblica Digitale”) con obiettivi ambiziosi:</p>
<ul>
<li><strong>Entro il 2026</strong>: garantire il <strong>70% della popolazione con competenze digitali di base</strong> e annullare il divario di genere.</li>
<li>Altri obiettivi:
<ul>
<li>Raddoppio delle persone con competenze digitali avanzate (58% neo-laureati, 40% lavoratori settore privato, 50% funzionari pubblici).</li>
<li>Triplicare i laureati in ICT (4× per le donne).</li>
<li>Raddoppio di aziende che utilizzano big data e assumono esperti digitali.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ol>
<li><strong> Adozione di tecnologie nell’impresa</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Solo l’<strong>8% delle imprese italiane</strong> utilizza l’intelligenza artificiale (IA), contro circa il <strong>20% in Germania</strong> e risultati migliori in altri paesi europei.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong> Altri ambiti: alfabetizzazione finanziaria e problem solving</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>L’OCSE, nel più recente rapporto (2024), evidenzia una carenza di alfabetizzazione finanziaria tra i teenager, con difficoltà nel calcolo percentuale e comprensione degli estratti conto bancari.</li>
<li>Uno studio accademico del 2025 ha analizzato il rapporto tra <strong>alfabetizzazione finanziaria e fiducia nelle tecnologie digitali</strong>. Risulta che <strong>chi ha maggiore conoscenza finanziaria</strong> preferisce ancora l’assistenza umana rispetto alle piattaforme robo-advice, mentre <strong>chi è più fiducioso nelle proprie competenze digitali</strong> è più propenso a usare questi strumenti.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong> Sintesi comparativa</strong></li>
</ol>
<table>
<thead>
<tr>
<td><strong>Ambito</strong></td>
<td width="184"><strong>Situazione Italia</strong></td>
<td width="197"><strong>Confronto internazionale</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>Competenze cognitive generali</td>
<td width="184">26% con competenze limitate</td>
<td width="197">Media OCSE: 18%</td>
</tr>
<tr>
<td>Competenze digitali di base</td>
<td width="184">~46% adulti; giovani ~62%</td>
<td width="197">Media UE: ~56–73%</td>
</tr>
<tr>
<td>ICT specialists</td>
<td width="184">4–4,1%</td>
<td width="197">Media UE: 4,8–5%</td>
</tr>
<tr>
<td>Intelligenza artificiale (imprese)</td>
<td width="184">8%</td>
<td width="197">Germania: 20% circa, altri superiori</td>
</tr>
<tr>
<td>Alfabetizzazione finanziaria</td>
<td width="184">Debole tra i giovani</td>
<td width="197">Molto simile in altri paesi OCSE</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<ol start="5">
<li><strong> Conclusione </strong></li>
</ol>
<p>In Italia, le <strong>competenze cognitive di base</strong> risultano inferiori alla media OCSE, con una forte frammentazione territoriale. Le <strong>competenze digitali generali</strong> sono indietro rispetto ai principali Paesi europei, soprattutto nelle fasce più anziane e nel Sud. Anche le <strong>competenze tecniche e ICT</strong> restano basse, mentre la <strong>adozione dell’IA</strong> nelle imprese è ancora marginale.</p>
<p>Tuttavia, esistono <strong>strategie nazionali ambiziose</strong> in atto per colmare questi gap, puntando a un ampio potenziamento delle competenze digitali in tutti i livelli della società.</p>
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		<title>Mentre il mondo diventa sempre più complesso, gli italiani capiscono sempre meno.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/mentre-il-mondo-diventa-sempre-piu-complesso-gli-italiani-capiscono-sempre-meno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione verso un&#8217;economia più digitale e basata sulla conoscenza sta aumentando la domanda di competenze avanzate e qualifiche più elevate sia nei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nei paesi partner. Questa domanda continuerà a crescere, poiché l&#8217;invecchiamento della popolazione porta a una carenza di competenze. Una guida circa &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La transizione verso un&#8217;economia più digitale e basata sulla conoscenza sta aumentando la domanda di competenze avanzate e qualifiche più elevate sia nei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nei paesi partner. Questa domanda continuerà a crescere, poiché l&#8217;invecchiamento della popolazione porta a una carenza di competenze.</p>
<p>Una guida circa lo stato dell&#8217;istruzione nel mondo con dati comparativi sugli stati dei sistemi educativi con un focus particolare, per il 2025, sull’istruzione superiore c.d. terziaria è riportata nella pubblicazione <strong>“<em>Education at a Glance 2025”. OECD Indicators</em></strong>, il cui download è disponibile nella pagina <a href="https://www.oecd.org/en/publications/education-at-a-glance-2025_1c0d9c79-en/full-report/executive-summary_87d4a2c1.html#execsumm-d1e762-e108f8af4a" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>OECD </em></strong></a></p>
<p>Dai dati pubblicati si evince che:</p>
<ul>
<li><strong>Il livello di istruzione rimane elevato, ma persistono disuguaglianze nelle opportunità. </strong>Con i<strong>l 48% dei giovani adulti in possesso di un titolo di studio terziario</strong> nei paesi OCSE, il livello di istruzione ha raggiunto i livelli più alti. Tuttavia, la crescita del livello di istruzione terziaria ha subito un rallentamento dal 2021. Tra il 2000 e il 2021, il tasso medio di istruzione terziaria tra i giovani adulti è aumentato di circa 1 punto percentuale all&#8217;anno nei paesi OCSE, mentre dal 2021 l&#8217;aumento medio annuo è sceso a soli 0,3 punti percentuali.</li>
</ul>
<p>Le disuguaglianze di opportunità ostacolano alcuni studenti che trarrebbero beneficio da un&#8217;istruzione terziaria. In tutti i paesi, <strong>i bambini provenienti da contesti svantaggiati hanno molte meno probabilità di raggiungere livelli di istruzione superiori</strong> rispetto a quelli provenienti da contesti più avvantaggiati. In media, nell&#8217;OCSE, solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l&#8217;istruzione secondaria superiore possiede una qualifica terziaria, rispetto al 70% dei giovani adulti con almeno un genitore con un&#8217;istruzione terziaria.</p>
<p>Alcuni Paesi ed economie hanno compiuto progressi nel colmare il divario di opportunità. <strong>In Danimarca</strong>, il livello di istruzione terziaria tra i giovani adulti i cui genitori non hanno completato<strong> l&#8217;istruzione secondaria superiore è aumentato </strong>di 20 punti percentuali dal 2012, <strong>raggiungendo il 49%, al di sopra della media OCSE</strong> tra i giovani adulti di tutti i contesti. Anche l&#8217;Inghilterra e la Comunità fiamminga del Belgio hanno registrato progressi nella <strong>riduzione del divario di istruzione terziaria</strong>.</p>
<p>Il rapporto Ocse rivela dati allarmanti sull’Italia. Che si parli di laureati o di una semplice comprensione del testo, il nostro Paese occupa sempre le ultime posizioni. <strong>Più di un italiano su tre</strong> tra i 25 e i 64 anni<strong> è in grado di comprendere solo testi brevi </strong>che utilizzano <strong>parole semplici</strong>: il 37% contro la media Ocse del 27%. L’abisso di dieci punti percentuali non è un dato fine sé stesso. Le cose non vanno meglio considerano i laureati, che in Italia sono meno di qualsiasi altro Paese europeo: <strong>un laureato italiano su sei non comprende testi complessi</strong>. Il 16% contro la media Ocse del 10%. Le conseguenze di una scarsa istruzione vanno ben oltre quello che possiamo immaginare.  <strong> </strong></p>
<p><strong>L’Italia fa registrare il numero più basso di laureati in Europa. ‘</strong>In Italia si laurea<strong> solo un giovane su tre riesce contro una media Ocse che sfiora il 50%. </strong>La percentuale di giovani laureati (25-34 anni) <strong>in Italia è ferma al 32% </strong>rispetto al 40% registrato in Germania e al 53% registrato in Francia e Spagna.</p>
<p>Il dato mette l’Italia all’ultimo posto in Ue, a pari merito con l’Ungheria, e al penultimo posto globale: tra i trentotto Paesi Ocse, <strong>solo il Messico registra un tasso di laureati più basso del nostro</strong> (29%).</p>
<p>Tra i giovani che provengono <strong>da famiglie con un basso tasso d’istruzione</strong> (massimo la terza media), <strong>solo il 15%</strong> riesce a laurearsi. Il che non significa, però, che i figli dei laureati italiani arrivino automaticamente al traguardo: tra loro, uno su tre si ferma prima.</p>
<p><strong>Esiste uno stretto legame tra scarsa alfabetizzazione e scarsa salute. </strong>Come spiega l’Organizzazione, il<strong> “basso livello di alfabetizzazione”</strong> genera una <strong>condizione di svantaggio assoluto</strong> <strong>su tutti i piani</strong>, non solo su quello lavorativo. Chi (per scelta o per necessità) ha studiato di meno ne paga le conseguenze a livello di benessere mentale, salute fisica, gestione dei propri risparmi, capacità di informarsi correttamente sul web.</p>
<p>Il rapporto evidenzia anche un <strong>legame tra l’istruzione e il vizio del fumo</strong>: <strong>chi ha </strong>(per scelta o per costrizione)<strong> studiato di meno, fuma di più</strong>. Nello specifico, circa il 38% degli adulti con istruzione inferiore alla secondaria fuma quotidianamente, rispetto all’11% di quelli con istruzione terziaria.</p>
<p>Solo il 61% degli adulti con istruzione inferiore alla secondaria superiore riporta di “godersi la vita” la maggior parte del tempo, rispetto al 74% di quelli con istruzione terziaria.</p>
<p>L’Ocse sottolinea come <strong>la scarsa alfabetizzazione si perpetui attraverso le generazioni</strong>. Il che è ancora più vero nei Paesi dove l’ascensore sociale si è inceppato, come l’Italia. Solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l’istruzione secondaria superiore ottiene un’istruzione terziaria, rispetto al 70% di quelli con almeno un genitore con istruzione terziaria.</p>
<p>Nonostante siano merce rara, però, i laureati italiani percepiscono stipendi molto bassi rispetto ai coetanei europei e di altri Paesi Ocse. Anzi, una delle cause che spingono i giovani italiani a non scegliere il percorso accademico è che, <strong>da noi, la laurea premia meno che altrove</strong>: i<strong>n media un laureato italiano guadagna solo il 33% in più di un diplomato, rispetto al 54% in più della media Ocse</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso equo all’istruzione: un fattore chiave per la mobilità sociale</strong></li>
</ul>
<p>Sostenere un accesso equo all&#8217;istruzione terziaria rimane fondamentale per rafforzare la mobilità sociale, poiché <strong>il livello di istruzione si riflette strettamente sui risultati del mercato del lavoro</strong>. Sebbene un titolo di studio di livello secondario superiore offra una buona protezione contro la disoccupazione nella maggior parte dei paesi, molti lavori altamente qualificati e ben retribuiti richiedono un titolo di studio di livello terziario. <strong>Gli adulti con un titolo di studio di livello terziario guadagnano, in media, il 54% in più</strong> rispetto a coloro che hanno solo un titolo di studio di livello secondario superiore. Anche tenendo conto dei costi dell&#8217;istruzione terziaria, il beneficio finanziario medio nel corso della vita derivante dal conseguimento di un titolo di studio di livello terziario supera i 300.000 dollari in tutti i paesi OCSE. Il vantaggio in termini di reddito è particolarmente elevato per <strong>coloro che hanno conseguito un master o un dottorato</strong>, che <strong>guadagnano in media l&#8217;83% in più</strong> rispetto a coloro che hanno conseguito un titolo di studio di livello secondario superiore.</p>
<p>Per offrire a tutti pari opportunità di accesso a tali posti di lavoro e aumentare la mobilità sociale, è essenziale spezzare il legame tra background socioeconomico e risultati scolastici. In un momento in cui la carenza di competenze è diffusa in molti settori, ciò offrirebbe anche maggiori benefici al mercato del lavoro, aumentando il bacino di lavoratori qualificati.</p>
<ul>
<li><strong>Migliorare i tassi di completamento dell&#8217;istruzione terziaria</strong></li>
</ul>
<p>Garantire l&#8217;accesso all&#8217;istruzione terziaria non è sufficiente se gli studenti non completano i loro programmi. Dati recentemente raccolti da oltre 30 paesi OCSE e partner mostrano che <strong>solo il 43% dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale si laurea</strong> entro la durata prevista del programma; questa percentuale sale al 59% dopo un anno aggiuntivo e al 70% dopo tre anni aggiuntivi. <strong>I tassi di completamento sono particolarmente bassi tra gli uomini</strong>, con solo il 63% che completa una laurea triennale entro tre anni dalla data di fine prevista, rispetto al 75% delle donne.</p>
<p>I bassi tassi di completamento hanno molteplici cause, tra cui una discrepanza tra le aspettative degli studenti e i contenuti del programma, una preparazione inadeguata alle esigenze del programma, un supporto accademico e sociale limitato e barriere finanziarie. Gli interventi politici per migliorare i tassi di completamento possono includere il rafforzamento della preparazione accademica e dell&#8217;orientamento professionale nell&#8217;istruzione secondaria, nonché la progettazione di programmi di istruzione terziaria con sequenze di corsi chiaramente definite e misure di supporto che guidino progressivamente gli studenti verso il diploma. Inoltre, fornire credenziali per competenze specifiche acquisite, anche se non completano gli studi, può aiutarli a dimostrare ai datori di lavoro di cosa sono capaci. Ciò renderebbe più prezioso il completamento parziale dei programmi di istruzione terziaria.</p>
<ul>
<li><strong>Oltre le credenziali formali: la sfida del divario di competenze</strong></li>
</ul>
<p>Sebbene i tassi di conseguimento e completamento offrano informazioni preziose sulle prestazioni del sistema educativo, dotare gli studenti di competenze pertinenti è in definitiva più importante. Nonostante l&#8217;aumento del livello di istruzione, <strong>le competenze di lettura e scrittura e di calcolo degli adulti</strong> nella maggior parte dei paesi OCSE <strong>sono rimaste stagnanti o sono diminuite tra il 2012 e il 2023</strong>, con una percentuale significativa della popolazione adulta nei paesi OCSE con scarse competenze. Tra gli adulti senza istruzione secondaria superiore, <strong>il 61%</strong> ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al Livello 1 in lettura e scrittura nell&#8217;Indagine OCSE sulle competenze degli adulti, il che significa che <strong>potevano comprendere, al massimo, brevi testi su argomenti familiari</strong>. Tra coloro che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore, il 30% non supera il Livello 1, e anche tra gli adulti con un diploma di istruzione terziaria, il 13% ottiene un punteggio pari o inferiore a questo livello. Questi risultati sottolineano che ampliare semplicemente le opportunità educative non è sufficiente; <strong>i sistemi educativi devono anche garantire che gli studenti sviluppino le competenze necessarie </strong>per prosperare.</p>
<p>I sistemi di istruzione terziaria dovrebbero quindi mantenere standard rigorosi anche ampliando l&#8217;accesso. Tuttavia, devono anche adattarsi a un insieme più eterogeneo di studenti con diverse aspettative formative e professionali. Ciò implica l&#8217;offerta di una gamma più ampia di competenze, comprese quelle applicate avanzate. Per aiutare i futuri studenti a identificare i programmi con i maggiori benefici, i sistemi di istruzione terziaria necessitano anche di modalità migliori per segnalare chiaramente le competenze possedute dai loro laureati.</p>
<ul>
<li><strong>Affrontare la carenza di insegnanti per rafforzare i sistemi educativi</strong></li>
</ul>
<p><strong>Insegnanti altamente qualificati sono essenziali per sistemi educativi efficienti</strong> a tutti i livelli, ma la <strong>carenza di insegnanti</strong> rende più difficile reclutare e trattenere docenti ben formati. Sebbene la maggior parte dei sistemi educativi riesca ancora a coprire quasi tutte le posizioni di insegnamento vacanti, non sempre attrae i candidati più qualificati. All&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico 2022/23, solo Austria, Paesi Bassi, Svezia e le Comunità fiamminga e francese del Belgio segnalavano oltre il 2% delle posizioni di insegnamento vacanti. Tuttavia, in media, quasi il 7% degli insegnanti della scuola secondaria nell&#8217;area OCSE non è pienamente qualificato, il che significa che non possiede tutti i titoli richiesti.</p>
<p><strong>L&#8217;elevato turnover degli insegnanti può complicare ulteriormente il reclutamento.</strong> Nella maggior parte dei paesi in cui sono disponibili dati, <strong>dall&#8217;1% al 3% degli insegnanti va in pensione ogni anno</strong>. Tuttavia, la percentuale di insegnanti che abbandonano la professione per motivi diversi dal pensionamento varia considerevolmente, poiché è influenzata non solo dalle condizioni di lavoro e dagli accordi contrattuali degli insegnanti, ma anche dai contesti del mercato del lavoro nazionale e dalle culture della mobilità di carriera. <strong>In Danimarca, Estonia e Inghilterra, quasi il 10% degli insegnanti si dimette ogni anno</strong>, rendendo necessario un livello costantemente elevato di reclutamento. Al contrario, meno dell&#8217;1% degli insegnanti in Francia, Grecia e Irlanda si dimette ogni anno, il che crea una maggiore stabilità del personale ma limita anche il rinnovamento del corpo docente.</p>
<p>Attrarre insegnanti alla seconda carriera può contribuire ad alleviare la carenza di personale, introducendo al contempo competenze più ampie nella professione. Sedici dei 28 paesi ed economie con dati disponibili offrono percorsi alternativi dedicati per chi cambia carriera. Misure complementari per <strong>migliorare le condizioni di lavoro e offrire opportunità di avanzamento di carriera</strong> potrebbero ulteriormente sostenere il reclutamento e la fidelizzazione degli insegnanti.</p>
<p>Il rapporto Education at a Glance 2025 conferma anche un altro dato preoccupante per il futuro della istruzione italiana: <strong>le spese totali per università e ricerca fra pubblico e privato sono pari all’1% del Pil contro una media Ocse dell’1,4%.</strong></p>
<p>Se si considera solo la spesa pubblica, la percentuale italiana scende allo 0,6%, mentre Francia e Germania investono l’1,1% del proprio prodotto interno lordo.</p>
<p>Il Belpaese presenta infine una peculiarità: a differenza della maggior parte degli altri Paesi Ocse, in Italia <strong>la spesa pubblica per università e ricerca è più bassa di quella destinata alle scuole</strong>. Uno studente universitario italiano costa allo Stato 8.992 dollari contro i 12.666 dollari di un alunno delle scuole elementari, medie e superiori. La media Ocse, invece, è di 15.102 dollari per ciascun universitario.</p>
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		<title>Analfabetismo funzionale in Italia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/analfabetismo-funzionale-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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		<category><![CDATA[problem solving]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=33023</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il tasso di alfabetizzazione &#8220;base&#8221; è molto alto (vicino al 99%), ma il problema principale è l&#8217;analfabetismo funzionale, che riguarda circa un terzo della popolazione adulta (il 27,9% o 27,7% secondo i dati più recenti), indicando difficoltà nella comprensione e nell&#8217;uso efficace delle informazioni scritte nella vita quotidiana. Questo dato è tra i più &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/analfabetismo-funzionale-in-italia/">Analfabetismo funzionale in Italia</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il tasso di alfabetizzazione &#8220;base&#8221; è molto alto (vicino al 99%), ma il problema principale è l&#8217;<strong>analfabetismo funzionale</strong><strong>, </strong>che riguarda circa un terzo della popolazione adulta (il 27,9% o 27,7% secondo i dati più recenti), indicando difficoltà nella comprensione e nell&#8217;uso efficace delle informazioni scritte nella vita quotidiana. Questo dato è tra i più alti in Europa e limita le opportunità lavorative e la partecipazione alla società moderna.</p>
<p>L&#8217;analfabetismo funzionale non è la totale impossibilità di leggere e scrivere, ma l&#8217;<strong>incapacità di comprendere,</strong> <strong>valutare, usare e interagire con testi scritti per partecipare attivamente alla società, raggiungere i propri obiettivi</strong>, <strong>svolgere attività quotidiane</strong>.</p>
<p>Le persone con analfabetismo funzionale faticano con testi complessi, non riescono a cogliere nessi causali o a valutare informazioni, e le loro competenze sono spesso insufficienti per svolgere lavori che non siano puramente manuali.</p>
<p>Secondo i dati del Programma per la Valutazione delle Competenze degli Adulti (PIAAC) dell&#8217;OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il 27,9% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Questo dato si riferisce al primo ciclo di rilevazione e conferma che l&#8217;Italia si trova tra i paesi europei con i più alti livelli di analfabetismo funzionale. Questo dato è paragonabile a quello della Turchia, che registra il 47%. Le nazioni nordiche, invece, hanno i migliori risultati, con la Finlandia al primo posto.</p>
<p>Il programma PIAAC misura le competenze della popolazione adulta (16-65 anni) attraverso prove che valutano la <em>literacy </em>(alfabetizzazione), la <em>numeracy</em> (capacità matematiche) e il <em>problem-solving</em>.</p>
<p>Punteggio medio nel dominio di literacy, numeracy e adaptive problem solving per Paese e macroarea italiana</p>
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<p><em>Nota: Adulti 16-65 anni. Doorstep incluse. I Paesi e le economie sono ordinati per valori decrescenti del punteggio conseguito nei singoli domini.</em></p>
<p>Il valore medio di competenza ottenuto nel 2023 dalla popolazione residente in Italia, in tutti e tre i domini di analisi, è inferiore in modo significativo, a quello ottenuto nella media OCSE. Ciò nonostante, i residenti nel Nord e nel Centro d’Italia raggiungono dei valori, nel <strong>dominio della literacy</strong>, pari, in termini statistici, a quelli della media OCSE. Il Nord-est, inoltre, eguaglia la media OCSE anche nel dominio della numeracy. Le regioni del Mezzogiorno presentano, per tutti i domini, valori sempre significativamente inferiori alla media italiana e conseguentemente a quella OCSE. L’Italia presenta un punteggio medio di literacy di 245 punti, contro un valore medio di 260 punti registrato per la media dei Paesi OCSE partecipanti. I <strong>punteggi medi di literacy</strong> nel Nord-est (262), Nord-ovest (255) e Centro (253) si allineano con il punteggio medio OCSE, essendo le differenze non significative in termini statistici, mentre per il Sud (225) e le Isole (223) si evidenziano valori significativamente inferiori alla media OCSE. Sono dunque le regioni del Mezzogiorno a trainare il nostro Paese verso la parte bassa della graduatoria dei Paesi definita in funzione dei valori medi di competenza in literacy. Insieme all’Italia sono 14 i Paesi che hanno ottenuto punteggi inferiori alla media OCSE; tra questi Corea (249), Israele (244), Lettonia, (248), Spagna (247) e Ungheria (248) conseguono risultati statisticamente uguali alla media italiana, mentre Cile (218), Lituania (238), Polonia (236) e Portogallo (235) si posizionano al di sotto del punteggio del nostro Paese con risultati significativamente inferiori; i restanti sei Paesi conseguono risultati migliori rispetto al nostro Paese, ma comunque al di sotto della media OCSE.</p>
<p>Il punteggio medio italiano per il <strong>dominio di numeracy</strong> è pari a 244, di ben 19 punti inferiore a quello OCSE (263), ma superiore a quello rilevato in Cile (214), Polonia (239) e Portogallo (238) e statisticamente uguale a quello di Israele (246), Lituania (246) e Stati Uniti d’America (249). Anche nel caso della numeracy, i punteggi conseguiti nelle macroaree italiane risentono di <strong>forte variabilità</strong>: nel Nord-est il punteggio (263 punti) eguaglia la media OCSE; nelle altre macroaree i valori sono al di sotto di tale valore medio, infatti nel Nord-ovest il punteggio è di 253, nel Centro di 253, nel Sud di 223 e nelle Isole di 220. I risultati ottenuti nelle regioni del Mezzogiorno, oltre a essere ben al di sotto della media italiana, sono molto lontani dalla media OCSE (circa 40 punti di differenza), accostandosi al punteggio del Cile (214), economia certamente meno avanzata dell’Italia. I risultati ottenuti nel nostro Paese per il nuovo dominio di <strong>problem solving adattivo</strong> non sono confortanti e sono in linea con quanto già evidenziato per gli altri domini, confermando la posizione dell’<strong>Italia in coda alla classifica</strong> dei Paesi partecipanti a PIAAC nel 2023. Il valore medio italiano è 231, con 20 punti in meno della media OCSE (251). Anche in questo caso, si rileva una forte eterogeneità dei territori italiani, ma nessuna area del Paese presenta valori assimilabili alla media OCSE: il Nord-est (243) e il Nord-ovest (240) superano il valore medio nazionale; mentre le regioni del Centro (235) non si discostano significativamente da quest’ultimo; il Sud (215) e le Isole (213) con più di 15 punti al di sotto della media italiana e oltre 35 da quella dei Paesi OCSE, presentano valori non dissimili dal Cile (218), ultimo nel ranking dei Paesi partecipanti. Con l’obiettivo di facilitare la lettura e l’interpretazione dei risultati, sono definiti, a livello internazionale, i livelli di competenza che suddividono la scala di competenze, ossia i punteggi di competenza raggiunti dalla popolazione adulta nei tre domini di analisi, in termini discreti, tramite dei cutoff. Raggruppare gli adulti in livelli di competenza consente, da un lato di stimare la quota di persone che si collocano in un determinato livello, dall’altro di descrivere cosa gli adulti siano in grado di fare per ciascun livello (OECD 2024). In base a questa classificazione, gli individui che si attestano ad un livello “inferiore ad 1” o “pari ad 1” sono considerati adulti con ridotte competenze in ciascun dominio analizzato e vengono definiti low performer; al contrario gli adulti che si attestano ai livelli 4 e 5, nel caso della literacy e numeracy, o al livello 4, nel caso del problem solving adattivo, sono definiti high performer7. Anche adottando questa differente chiave di lettura, la situazione dell’Italia, nel contesto internazionale, non sembra migliorare, piuttosto il contrario (figura 2).</p>
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<p>Nel dominio della literacy e nel dominio della numeracy il 35% (rispettivamente 34,7% e 35,3%) degli adulti in Italia è low performer (nella media OCSE i valori sono 26,1% per la literacy e 24,8% per la numeracy). Tale percentuale sale al 45,6% per quel che concerne il dominio di competenza del problem solving adattivo (29,3% nella media OCSE). Valori nettamente più esigui si osservano nel caso degli high performer: solo il 5,4% dei residenti in Italia raggiunge elevati livelli di competenze in literacy (11,6% nella media OCSE), il 6,2% in numeracy (13,9% nella media OCSE) e l’0,9% nel problem solving adattivo (5,0% nella media OCSE). Le quote di <strong>low performer</strong> nelle macroaree italiane hanno una rilevante variabilità con alcuni territori che raggiungono percentuali assimilabili a quelli relativi alla media OCSE, altri con percentuali tra le più alte riscontrate per tutti i Paesi ed economie prese ad esame. Nelle regioni centro-settentrionali la percentuale di adulti con esigue competenze in literacy non si discosta significativamente dalla media OCSE (sono il 30,3% nel Nord-ovest, il 27,5% al Centro e il 21,2% al Nord-est), ma aumenta significativamente per arrivare al 48,7% nel Sud e al 52,9% nelle regioni insulari. Per il dominio della numeracy, più della metà degli adulti residenti nel Sud e Isole è low performer (le quote sono rispettivamente 51,2% e 54,4%), la percentuale scende al 30,6% nel Nord-ovest, per arrivare a valori che eguagliano la media OCSE (24,8%) al Centro (26,8%) e al Nord-est (20,5%). Come anticipato, poco meno della metà della popolazione adulta residente in Italia è low performer nel dominio del problem solving adattivo, ma nel Nord-est la quota scende al 31,0%, valore anche in questo caso statisticamente in linea alla media OCSE. Si osservano quote più alte nel Nord-ovest (39,8%) e nel Centro (41,1%) ed elevatissime, superiori al 60% e in assoluto le più importanti tra tutti i Paesi e i territori considerati, nelle regioni del Sud e delle Isole (rispettivamente 60,4% e 62,4%). In sintesi, i divari territoriali, in termini di quote di popolazione con ridotti livelli di competenze, sono nettamente evidenti considerati i comportamenti delle regioni del Nord-est, simili a quelli rilevati, in media, per i Paesi ed economie OCSE, e preso atto che nelle regioni meridionali almeno la metà, se non una quota maggiore, degli adulti è low performer. Rivolgendo lo sguardo alla popolazione relativamente più competente, ossia agli adulti con performance elevate, come anticipato, in tutti i domini di analisi, le percentuali osservate nel nostro Paese sono significativamente inferiori alla media OCSE e ad altri Paesi ed economie. Nelle regioni del Nord-ovest gli <strong>high performer</strong> in literacy sono il 9,2% degli adulti, valore non dissimile alla media OCSE, la quota si riduce nel Nord-est e nel Centro (5,7% e 6,4%) ed è meno del 2% nelle regioni di Sud e Isole, non lontano da Cile e Lituania, ultimi tra i Paesi per quota di adulti high performer. La percentuale di high performer in numeracy resta significativamente inferiore a quella media OCSE per tutte le macroaree italiane, ma con intensità diversificata: il 9,3% nel Nord-ovest, l’8% circa nel Nord-est e nel Centro (7,9% e 7,5%), nonché il 2,1% nel Mezzogiorno. In tutte le macroaree italiane la quota di high performer in APS rimane significativamente al di sotto della media OCSE, con il valore più alto, pari a 1,7%, rilevato nel Nord-ovest.</p>
<p>Quanto sopra riportato ha un <strong>impatto negativo sulla competitività del sistema, sulla vita collettiva e sulla partecipazione politica</strong>.  L&#8217;analfabetismo funzionale limita le opportunità di lavoro, la partecipazione alla vita sociale e politica, la possibilità di orientarsi nella vita moderna.</p>
<p>La capacità di comprendere e utilizzare informazioni scritte è compromessa, limitando l&#8217;efficacia della formazione e delle procedure aziendali, specialmente nelle regioni meridionali. Questo fenomeno colpisce una parte significativa della popolazione, con effetti negativi sulla vita quotidiana, sulla capacità di prendere decisioni informate e sulla competitività nazionale.</p>
<p>Le persone affette da analfabetismo funzionale sono più esposte a intimidazione, disinformazione e stress, e sono meno in grado di comprendere i propri diritti e le informazioni sulla salute.</p>
<p>Le scarse competenze linguistiche e numeriche riducono le possibilità di trovare un lavoro dignitoso, con conseguenze negative sull&#8217;economia e sullo sviluppo personale.</p>
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