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	<title>xilosio Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Lino &#124; Linum Usitatissimum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 18:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: Linum usitatissimum ovvero «lino comunissimo». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (semi di lino). Il lino (Linum Usitatissimum] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: <em>Linum usitatissimum</em> ovvero «<strong>lino comunissimo</strong>». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (<strong>semi di lino</strong>).</p>
<p>Il <strong>lino </strong>(<em>Linum Usitatissimum</em>] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 cm, è sottile, eretto, ramificato nelle varietà da seme, meno in quelle da fibra. Le foglie sono sessili, intere, allungate, glabre, alterne, raramente opposte. I fiori, solitari o riuniti in corimbi, sono formati da 5 sepali, 5 petali di color azzurro, bianco o violaceo, 5 stami saldati alla base e da un ovario pentaloculare con 5 stili saldati alla base. Sono prettamente a fecondazione autogama. Il frutto è una capsula pentarcapellare con carpelli biloculari. Ogni loggia contiene un seme, oviforme, lunato, oleaginoso, di colore giallo-bruno o verdastro.</p>
<p>La pianta, probabilmente tra le prime ad essere utilizzata a scopo terapeutico, ha origine indiane; in passato è stato vastamente utilizzato da Egizi, Greci e Romani. Nella zona mediterranea le prove di coltivazione risalgono a ben 6.000 anni fa. Cresce nelle zone con clima mite. In paesi più freddi si ottiene la miglior produzione di fibra di lino, in particolare in Russia, Francia, Paesi bassi e Romania.</p>
<p>Il nome “Linum” deriva dalla famiglia a cui appartiene “<em>Linaceae</em>” che proviene dal greco “<em>lìnon</em>” (filo) che successivamente divenne “<em>linum</em>” in latino e “lino” in italiano. Mentre il termine “<em>usitatissimum</em>” deriva dal latino ed è il superlativo di “<em>usitatus</em>” ovvero “usuale, comune” e quindi “comunissimo”.</p>
<p>Il lino viene coltivato per il seme o per la fibra (per produrre tessuti, carta, cordame). La raccolta dei semi di lino avviene quando le capsule si scuriscono, mentre per il lino da fibra il periodo migliore è quando perde le foglie basali e il fusto si ingiallisce.</p>
<p>Il lino è la pianta che si dice abbia la più lunga tradizione nella <strong>produzione di abbigliamento</strong>. Ciò avveniva già nel Neolitico e ancora oggi è considerato un materiale molto nobile e naturale che viene spesso utilizzato per l&#8217;abbigliamento estivo. Inoltre, le fibre sono utilizzate anche per materiali isolanti, per l&#8217;imbottitura di mobili, per la tela, per rivestire le copertine dei libri e anche come materiale per la tomaia di scarpe leggere.</p>
<p>I semi, maturi ed essiccati, contengono acidi grassi (<strong>acido linoleico </strong>&#8211; capostipite degli ω6 (25%)<strong> -, acido alfa-linolenico &#8211; </strong>capostipite degli ω3 (&gt; 50%) -,<strong> acido oleico</strong>), <strong>proteine e mucillagini </strong>(arabinosio, galattosio, ramnosio, xilosio, acido mannuronico e acido galatturonico), fosfatidi, <strong>triterpeni</strong> e <strong>steroli</strong>. Contengono inoltre una piccola percentuale di <strong>glucosidi cianogenetici</strong> (1%] (<strong>neolinustatina</strong>, <strong>linustatina</strong>) che in piccola parte vengono trasformati in <strong>tiocianato</strong>, tossico solo ad alte dosi, e composti noti come <strong>lignine</strong>. Queste vengono metabolizzate in composti (<strong>enterolattone</strong> ed <strong>enterodiolo</strong>) che hanno la capacità di legare il recettore degli estrogeni, ma non è chiaro se svolgano azione agonista od antagonista. Comunque, questa capacità di legame potrebbe modulare l&#8217;effetto di farmaci per la terapia ormonale (tamoxifene, raloxifene, etc.).</p>
<p>Dai semi di lino si ricava la farina e l’olio, utilizzati per preparare diverse pietanze e ricette. Esistono due principali varietà di semi di lino: gialli (detti <em>golden</em>) e marroni. La maggior parte delle varietà presenta simili caratteristiche nutrizionali, incluse analoghe concentrazioni di omega tre.</p>
<p><strong>L&#8217;olio dei semi viene utilizzato come ingrediente cosmetico in gel, oli per capelli e saponi</strong> oppure somministrato per via orale viene tradizionalmente fatto per sfruttarne <strong>l’azione dolcemente lassativa</strong>. La destinazione principale dell’olio è tuttavia quella industriale, per la fabbricazione di colori, vernici, inchiostro da stampa, linoleum, emulsioni. Questo grazie al fatto che a contatto con l’aria, in seguito all’assorbimento dell’ossigeno, l’olio di lino indurisce ed essicca rapidamente.</p>
<p>Dall’estrazione dell’olio residua un panello che presenta un contenuto proteico intorno al 40% e viene destinato all’alimentazione zootecnica. Anche le capsule residuate possono essere impiegate in mangimistica.</p>
<p>Da considerare il fatto che le fibre di lino possono alterare l&#8217;assorbimento di farmaci, in particolare warfarina e digitale, per azione delle mucillagini, che li legano irreversibilmente rendendoli inassorbibili, così come quello di vitamine e minerali. Di conseguenza il lino dovrebbe essere assunto due ore prima o due ore dopo l&#8217;assunzione di altri prodotti (farmaci, vitamine o minerali).</p>
<p>Il lino ha inoltre la capacità di ridurre i livelli serici di colesterolo, trigliceridi e LDL perché lega gli acidi biliari del tratto intestinale interferendo con il riassorbimento dei grassi. Tale blocco del riassorbimento rende le feci più morbide e mobili. Viene quindi sconsigliata l&#8217;assunzione contemporanea di lassativi per evitare un potenziamento del loro effetto farmacologico.</p>
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