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	<title>tumori Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 07:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La logica delle disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud dove si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon rispetto al Settentrione. I tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al Nord, ora sono paragonabili e il gap rischia di diventare strutturale. Lo afferma il primo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud dove si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon rispetto al Settentrione. I tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al Nord, ora sono paragonabili e il gap rischia di diventare strutturale.</p>
<p>Lo afferma il primo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute nelle Regioni dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sul sito dell&#8217;ISS, secondo cui tra le cause c&#8217;è anche il minore ricorso agli screening: nelle aree dove si partecipa meno a questa forma di prevenzione, sottolineano gli autori, oltre ad avere una maggiore mortalità c&#8217;è anche un più alto l&#8217;indice di fuga, il numero cioè di pazienti costretto a spostarsi per potersi operare.</p>
<p>Il Gruppo ha evidenziato anche come per il tumore della mammella e per il tumore del colon-retto, che rappresentano il 40% di tutte le diagnosi di tumore in Italia, sono forti le differenze regionali.</p>
<p>In Italia, la mortalità per tumore della mammella dal 2001 al 2021 si è ridotta del 16%, ma con ritmi diversi nelle diverse aree del Paese: al Sud la riduzione di mortalità è stata inferiore rispetto a quanto osservato nel Nord (-6% contro -21%). In alcune Regioni del Sud, quali Calabria, Molise e Basilicata, si osservano addirittura degli incrementi rispettivamente pari al 9%, 6% e 0,8%.</p>
<p>La copertura totale dello screening mammografico disegna una chiara differenza Nord-Sud, ancora una volta a sfavore delle regioni meridionali con la percentuale di adesione che va dal 90% raggiunto in molte aree del Nord ad appena il 60% in alcune regioni meridionali. Ed infine ancora una conferma dell’importanza della diagnosi precoce. Nelle Regioni del Nord, dove la copertura di popolazione degli screening è elevata, la riduzione di mortalità per tumore della mammella tra il 2001 ed il 2021 è più forte (oltre il 35%) rispetto alle regioni del Sud.</p>
<p>Anche per il tumore del colon gli andamenti sono simili: dal 2005 al 2021 risulta che nelle donne la mortalità si è ridotta di circa il 30% nelle aree del Nord (-29%) e del Centro (-27%) e molto meno al Sud (-14%). Il divario tra Nord e Sud risulta ancora più ampio fra gli uomini, dove la riduzione è stata pari a -33% nel Nord, -26% al Centro e solo -8% nel Meridione.</p>
<p>La regione più critica è rappresentata dalla Calabria dove in 15 anni la riduzione è stata minima nelle donne (-2%) e praticamente nulla negli uomini (-0,9%)</p>
<p>Per quanto attiene i “fattori di rischio modificabili”, gli italiani hanno ancora tanta strada da fare. I dati della Fondazione Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, sono evidenti: in Italia, il 73% degli adulti segue almeno uno stile di vita scorretto e pericoloso per la salute. Nello specifico: il 19% è un fumatore abituale, il 33% è sedentario, non pratica alcuna forma di attività fisica o sport e il 15% consuma alcol in modo eccessivo. Per questo la Fondazione Aiom ha lanciato la nuova campagna nazionale “Tumori, scegli la prevenzione”.</p>
<p>Nel 2023, in Italia, sono stati stimati 395mila nuovi casi di tumore, che hanno colpito 208mila uomini e 187mila donne. In soli 3 anni l’incremento ammonta a oltre 18mila casi. I dati dimostrano che, lavorando nel verso giusto, il tasso di mortalità da tumori può diminuire. Ma, almeno su questo aspetto, il Paese non può essere così spaccato e il gap infrastrutturale va colmato prima che diventi insanabile.</p>
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		<title>Tumori del colon-retto: un esame del sangue è capace di scovarli con l&#8217;83% di accuratezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 11:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[colon-retto]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I tumori del colon-retto rappresentano la terza neoplasia più frequente negli uomini. La diagnosi precoce potrebbe prevenire oltre il 90% dei decessi correlati al cancro del colon-retto, ma più di un terzo della popolazione idonea allo screening non è in regola con lo screening nonostante i numerosi test disponibili. Un test basato sul sangue ha &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I tumori del colon-retto rappresentano la terza neoplasia più frequente negli uomini. La diagnosi precoce potrebbe prevenire oltre il 90% dei decessi correlati al cancro del colon-retto, ma più di un terzo della popolazione idonea allo screening non è in regola con lo screening nonostante i numerosi test disponibili. Un test basato sul sangue ha il potenziale per migliorare l’aderenza allo screening, rilevare precocemente il cancro del colon-retto e ridurre la mortalità correlata al cancro del colon-retto. Questo test, che cerca le tracce del DNA lasciato dalle cellule cancerose, ha raggiunto un&#8217;accuratezza dell&#8217;83%, comparabile a quella dei test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Ne dà notizia un articolo sul New England Journal of Medicine.</p>
<p>Il progetto aveva lo scopo di confrontare l&#8217;accuratezza di un tipo di esame del sangue che identifica il DNA tumorale circolante (ctDNA), ossia i frammenti di cellule tumorali liberati nel flusso sanguigno, con quella della colonscopia, che rimane l&#8217;indagine più accurata delle lesioni nel colon-retto.</p>
<p>Il DNA tumorale circolante è lo stesso individuato anche nella biopsia liquida, una varietà di test effettuati su un esame del sangue che serve a monitorare l&#8217;evoluzione di un tumore già diagnosticato o la risposta alle terapie.</p>
<p>Il nuovo test ha dimostrato di saper correttamente individuare la presenza dei tumori del colon-retto nell&#8217;83% dei pazienti che avevano ricevuto conferma della diagnosi dalla colonscopia. In altre parole, su 7.861 persone incluse nello studio, l&#8217;83,1% dei pazienti con cancro del colon-retto confermato dall&#8217;esame endoscopico ha anche ricevuto un esito positivo della presenza del tumore nell&#8217;esame del sangue.</p>
<p>Il 16,9% dei pazienti che avevano rilevato il tumore con la colonscopia ha invece ricevuto un esito &#8220;falso negativo&#8221; nell&#8217;esame del sangue, che non è riuscito a individuare il tumore dal DNA circolante. Il test è risultato molto sensibile per i tumori del colon-retto anche in fase iniziale, meno per le lesioni precancerose, come per esempio i polipi (neoformazioni di tessuto) che possono evolvere in tumori ma che non lo sono ancora.</p>
<p>Per i ricercatori la sensibilità del test è paragonabile a quella dell&#8217;esame del sangue occulto nelle feci (Fecal Immunochemical Test, FIT), al momento consigliato dal Ministero della Salute Italiano come screening nelle persone di età compresa tra i 50 e i 69 anni anche in assenza di sintomi sospetti.</p>
<p>In conclusione, in una popolazione di screening a rischio medio, questo test basato sul sangue del cfDNA ha fatto rilevare una sensibilità dell’83% per il cancro del colon-retto, una specificità del 90% per la neoplasia avanzata e una sensibilità del 13% per le lesioni precancerose avanzate.</p>
<pre>Fonte: Chung DC, Gray DM, Harminder Singh H. <em>et al. </em>A Cell-free DNA Blood-Based Test for Colorectal Cancer Screening. N Engl J Med 2024;390:973-983, DOI: 10.1056/NEJMoa2304714</pre>
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		<title>L&#8217;invecchiamento accelerato tra le possibili cause dell’incremento di tumori a esordio precoce nei giovani</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/linvecchiamento-accelerato-tra-le-possibili-cause-dellincremento-di-tumori-a-esordio-precoce-nei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 10:24:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo una ricerca della Washington University di St Louis, che ha analizzato l’età biologica di quasi 150mila persone di età compresa tra 37 e 54 anni, l’invecchiamento biologico accelerato potrebbe essere associato a una maggiore incidenza di tumori solidi a esordio precoce. Diversi tipi di cancro stanno diventando sempre più comuni tra i giovani adulti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una ricerca della Washington University di St Louis, che ha analizzato l’età biologica di quasi 150mila persone di età compresa tra 37 e 54 anni, l’invecchiamento biologico accelerato potrebbe essere associato a una maggiore incidenza di tumori solidi a esordio precoce.</p>
<p>Diversi tipi di cancro stanno diventando sempre più comuni tra i giovani adulti negli Stati Uniti e nel mondo. Per cercare di comprendere i fattori alla base di tale aumento del tasso di incidenza di alcuni tipologie di tumore tra i giovani, uno studio realizzato dai ricercatori della Washington University di St Louis e presentato all’AACR Annual Meeting 2024 avrebbe individuato una possibile correlazione con l&#8217;invecchiamento biologico accelerato.</p>
<p>Come spiegato dai ricercatori, l’invecchiamento è il rischio principale per molti tipi di cancro. Il che significa che più si invecchia, più è probabile che venga diagnosticato. Ma l’età anagrafica non sempre corrisponde con la cosiddetta “età biologica” (considerata modificabile) ossia quanti anni hanno le cellule e i tessuti di una persona. Numero che dipende da diversi fattori, come lo stile di vita, lo stress e la genetica. Nel corso dello studio, il team di ricerca ha analizzato l’età biologica di 148.723 persone di età compresa tra 37 e 54 anni (i cui dati sono raccolti nella UK Biobank), per poi controllare i registri dei tumori in cerca di possibili indicatori in grado di spiegare l’aumento del tasso di incidenza di alcune tipologie di cancro definite “precoci” che compaiono prima dei 55 anni. Per farlo, i ricercatori si sono concentrati su nove biomarcatori presenti nel sangue (albumina, fosfatasi alcalina, creatinina, proteina C-reattiva, glucosio, volume corpuscolare medio, ampiezza di distribuzione dei globuli rossi, conta dei globuli bianchi e proporzione dei linfociti) che hanno dimostrato di essere correlati all’età biologica.</p>
<p>Confrontando i dati, è emerso che le generazioni con tassi di cancro più elevati avrebbero un’età biologica superiore a quella anagrafica. In particolare, il team di ricerca ha rilevato che le persone nate dopo il 1965 (di età pari o inferiore a 59 anni) potrebbero essere biologicamente più vecchie della loro età cronologica, e avrebbero il 17% della probabilità in più di andare incontro all’invecchiamento accelerato rispetto ai soggetti nati dal 1950 al 1954.</p>
<p>Hanno poi valutato l’associazione tra invecchiamento accelerato e rischio di invecchiamento precoce, tumori all’esordio. Hanno scoperto che ogni aumento della deviazione standard nell’invecchiamento accelerato era associato a un aumento del rischio del 42% di cancro polmonare a esordio precoce, a un aumento del rischio del 22% di cancro gastrointestinale a esordio precoce e a un aumento del rischio del 36% di cancro uterino a esordio precoce. L’invecchiamento accelerato non ha avuto un impatto significativo sul rischio di cancro polmonare a esordio tardivo (definito qui come cancro diagnosticato dopo i 55 anni), ma è stato associato a un aumento del rischio di cancro gastrointestinale e uterino rispettivamente del 16% e del 23%.</p>
<p>Pertanto, l’invecchiamento accelerato sembra essere associato ad un aumento del rischio di cancro. Associazione che è risultata essere più forte con i tumori del polmone, dello stomaco, dell’intestino e dell’utero.</p>
<p>Nello specifico, dallo studio è emerso che le persone con alti livelli di invecchiamento accelerato correrebbero il doppio del rischio di sviluppare il cancro ai polmoni a esordio precoce rispetto alle persone con i livelli più bassi. Avrebbero, inoltre, un rischio maggiore del 60% di incorrere in una diagnosi di tumore gastrointestinale e una probabilità superiore dell’80% di sviluppare il cancro all’utero.</p>
<p>“È possibile che i polmoni siano più vulnerabili all’invecchiamento rispetto ad altri tipi di tessuti perché hanno una capacità limitata di rigenerarsi. Inoltre, i tumori allo stomaco e all’intestino sono stati collegati all’infiammazione, che aumenta con l’invecchiamento”, ha riferito il coordinatore della ricerca Ruiyi Tian alla Cnn.</p>
<pre>Tian R and Cao Y. Accelerated Aging May Increase the Risk of Early-onset Cancers in Younger Generations - AACR (American Association for Cancer Research, San Diego, April 7, 2024 - https://www.aacr.org/about-the-aacr/newsroom/news-releases/accelerated-aging-may-increase-the-risk-of-early-onset-cancers-in-younger-generations/</pre>
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		<title>Una biopsia liquida basata su esosomi è promettente per la diagnosi precoce del cancro al pancreas</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/una-biopsia-liquida-basata-su-esosomi-e-promettente-per-la-diagnosi-precoce-del-cancro-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 10:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[biopsia liquida]]></category>
		<category><![CDATA[cancro al pancreas]]></category>
		<category><![CDATA[pancreas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una biopsia liquida sperimentale basata su esosomi ha rilevato con precisione il 97% dei tumori pancreatici allo stadio 1-2 quando combinata con il biomarcatore CA 19-9, secondo una ricerca presentata al Meeting annuale 2024 dell’American Association for Cancer Research (AACR). Il cancro al pancreas è una delle neoplasie più fatali, in gran parte perché alla &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una biopsia liquida sperimentale basata su esosomi ha rilevato con precisione il 97% dei tumori pancreatici allo stadio 1-2 quando combinata con il biomarcatore CA 19-9, secondo una ricerca presentata al Meeting annuale 2024 dell’American Association for Cancer Research (AACR).</p>
<p>Il cancro al pancreas è una delle neoplasie più fatali, in gran parte perché alla maggior parte dei pazienti viene diagnosticata solo dopo che il cancro ha già metastatizzato. Il tasso di sopravvivenza relativa a cinque anni per i pazienti diagnosticati nelle prime fasi, prima che il cancro si diffonda dal pancreas, è del 44,3%, ma è solo del 3,2% per quelli con diagnosi di malattia metastatica. Pertanto è della massima importanza diagnosticare i pazienti il ​​prima possibile in modo che si abbia l&#8217;opportunità di ricevere interventi chirurgici e trattamenti potenzialmente curativi. Purtroppo, la diagnosi precoce del cancro al pancreas rimane difficile a causa dei sintomi non specifici della malattia e perché il pancreas si trova in profondità nell&#8217;addome, dove non può essere facilmente palpato durante il trattamento. Inoltre, i biomarcatori esistenti, come CA19-9, non sono affidabili da soli per rilevare il cancro al pancreas in stadio iniziale.</p>
<p>Goel, Xu e colleghi hanno esplorato il potenziale di una biopsia liquida basata su esosomi per rilevare il cancro del pancreas nelle fasi iniziali. Le biopsie liquide esaminano il sangue o altri fluidi biologici per individuare segnali del cancro, come materiale genetico o cellule disperse dai tumori. I ricercatori hanno sviluppato un nuovo approccio di biopsia liquida che ha analizzato vescicole specializzate chiamate esosomi, che vengono versate nel sangue dalle cellule cancerose e sane. Gli esosomi trasportano carichi molecolari da una cellula all&#8217;altra come forma di comunicazione intercellulare.</p>
<p>&#8220;Gli esosomi conservano il contenuto citoplasmatico della cellula da cui sono stati eliminati, replicando essenzialmente la biologia del loro tessuto di origine&#8221;, ha spiegato Xu. I ricercatori hanno identificato otto microRNA (piccole molecole di RNA non codificanti) che sono stati trovati unicamente negli esosomi rilasciati dai tumori del pancreas. Li hanno combinati con cinque marcatori di DNA libero trovati nel sangue di pazienti affetti da cancro al pancreas per sviluppare una firma associata a questa malattia.</p>
<p>I ricercatori avevano precedentemente testato le prestazioni della loro biopsia liquida basata su esosomi in una coorte di 95 individui provenienti dagli Stati Uniti o dal Giappone, riportando un tasso di rilevamento del cancro al pancreas del 98%. L’ultimo studio ha cercato di valutare la biopsia liquida in ampie coorti potenziali provenienti da più istituzioni e paesi.</p>
<p>Lo studio ha arruolato individui provenienti da:</p>
<ul>
<li>Giappone (150 con cancro al pancreas; 102 donatori sani);</li>
<li>Stati Uniti (139 con cancro al pancreas; 193 donatori sani);</li>
<li>Corea del Sud (184 con cancro al pancreas; 86 donatori sani); E</li>
<li>Cina (50 con cancro al pancreas; 80 donatori sani).</li>
</ul>
<p>La firma della biopsia liquida è stata addestrata sulle informazioni della coorte giapponese e convalidata nelle coorti di Stati Uniti, Corea del Sud e Cina. Goel, Xu e colleghi hanno riferito che il loro approccio alla biopsia liquida ha rilevato:</p>
<ul>
<li>93% dei tumori al pancreas nella coorte statunitense;</li>
<li>91% dei tumori al pancreas nella coorte sudcoreana; E</li>
<li>88% dei tumori al pancreas nella coorte cinese.</li>
</ul>
<p>Inoltre, quando hanno combinato la loro firma con il marcatore del cancro del pancreas CA19-9, il test della biopsia liquida ha rilevato accuratamente il 97% dei tumori del pancreas allo stadio 1-2 nella coorte statunitense. I tumori pancreatici allo stadio 1 sono confinati al pancreas; alcuni tumori allo stadio 2 si sono diffusi ai linfonodi vicini ma non a siti distanti.</p>
<p>&#8220;Abbiamo stabilito una firma basata sugli esosomi che combina microRNA esosomiali e DNA libero da cellule per identificare in modo affidabile i pazienti con cancro al pancreas in stadio iniziale&#8221;, ha affermato Xu. &#8220;Il nostro approccio offre un test di biopsia liquida superiore alla sola misurazione del CA19-9 per la malattia in stadio iniziale&#8221;, ha aggiunto Goel. &#8220;Inoltre, abbiamo valutato l&#8217;efficacia del nostro test in diverse popolazioni, comprese popolazioni di diversa estrazione etnica e geografica.&#8221;</p>
<p>Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche prima che questo test possa essere utilizzato nella popolazione generale, i ricercatori hanno notato che potrebbe apportare benefici ad alcuni gruppi ad alto rischio di cancro al pancreas, come quelli con pancreatite cronica, diabete di nuova insorgenza o una storia familiare di tumore del pancreas.</p>
<p>Una limitazione dello studio era il numero limitato di individui neri inclusi nelle coorti di studio. Un&#8217;altra limitazione era la mancanza di un controllo stabilito dei microRNA rispetto al quale normalizzare i livelli dei microRNA candidati utilizzati per sviluppare la firma.</p>
<pre>AACR (American Association for Cancer Research, San Diego, April 8, 2024 – Goel A, Xu C, <em>et al.</em> An Exosome-based Liquid Biopsy Shows Promise for Early Detection of Pancreatic Cancer, April 8, 2024 - AACR (American Association for Cancer Research, San Diego, April 7, 2024</pre>
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		<title>L&#8217;autotassina come bersaglio terapeutico per il cancro al pancreas</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lautotassina-come-bersaglio-terapeutico-per-il-trattamento-del-cancro-al-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 09:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[autotassina]]></category>
		<category><![CDATA[cancro al pancreas]]></category>
		<category><![CDATA[pancreas]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autotaxina è un possibile fattore responsabile della resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti chemioterapici, in particolare la secrezione di autotassina è un meccanismo stromale di resistenza adattativa all&#8217;inibizione del TGFβ nell&#8217;adenocarcinoma duttale pancreatico. La scoperta è stata fatta dal gruppo di ricerca diretto da Davide Melisi, docente di oncologia medica dell’Università di Verona e responsabile &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/lautotassina-come-bersaglio-terapeutico-per-il-trattamento-del-cancro-al-pancreas/">L&#8217;autotassina come bersaglio terapeutico per il cancro al pancreas</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’autotaxina è un possibile fattore responsabile della resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti chemioterapici, in particolare la secrezione di autotassina è un meccanismo stromale di resistenza adattativa all&#8217;inibizione del TGFβ nell&#8217;adenocarcinoma duttale pancreatico.</p>
<p>La scoperta è stata fatta dal gruppo di ricerca diretto da Davide Melisi, docente di oncologia medica dell’Università di Verona e responsabile dell’Unità di Terapie sperimentali dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona, e rappresenta un passo in avanti per il trattamento del cancro al pancreas.</p>
<p>I dati raccolti con questo studio dimostrano che il microambiente del tumore pancreatico, e in particolare i suoi fibroblasti, rispondono all’inibizione del Tgfß (Transforming growth factor beta) con la produzione di un nuovo fattore, l’autotaxina. Quest’ultima a sua volta induce resistenza e limita l’attività di questa strategia terapeutica. I ricercatori hanno dimostrato questo effetto sia in animali di laboratorio con cancro del pancreas, sia in pazienti trattati nell’ambito di sperimentazioni cliniche. L’impiego combinato di inibitori di Tgfß e del nuovo inibitore di autotaxina, IOA289, rende le cellule tumorali molto più sensibili alla chemioterapia. Su questa base è stata avviata una sperimentazione clinica di fase 1 della combinazione dell’inibitore di autotaxina, IOA289, con la chemioterapia in pazienti con nuova diagnosi di malattia avanzata.</p>
<p>Lo studio</p>
<p>L’inibitore del recettore TGFβ galunisertib ha dimostrato efficacia nei pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) nello studio randomizzato di fase II H9H-MC-JBAJ, che ha confrontato galunisertib più l’agente chemioterapico gemcitabina con la sola gemcitabina. Tuttavia, ulteriori segnali paracrini stromali potrebbero conferire una resistenza adattativa che limita l’efficacia di questa strategia terapeutica. Qui, abbiamo scoperto che l’autotassina, un enzima secreto che promuove l’infiammazione e la fibrosi generando acido lisofosfatidico (LPA), media la resistenza adattativa all’inibizione del recettore TGFβ. Il blocco della segnalazione del TGFβ ha indotto l’inclinazione dei fibroblasti associati al cancro (CAF) verso un fenotipo infiammatorio (iCAF). Gli iCAF erano responsabili di una significativa secrezione di autotassina. L’autotassina paracrina ha aumentato la segnalazione LPA-NFκB nelle cellule tumorali che hanno innescato la resistenza al trattamento. L’inibitore dell’autotassina IOA-289 ha soppresso l’attivazione di NFκB nelle cellule PDAC e ha superato la resistenza a galunisertib e gemcitabina. In modelli murini ortotopici immunocompetenti, IOA-289 ha esercitato sinergia con galunisertib nel ripristinare la sensibilità alla gemcitabina. Ancora più importante, il trattamento con galunisertib ha aumentato significativamente i livelli plasmatici di autotassina nei pazienti arruolati nello studio H9H-MC-JBAJ e la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata significativamente più lunga nei pazienti senza aumento di autotassina dopo il trattamento con galunisertib rispetto a quelli con aumento di autotassina. Questi risultati stabiliscono che la secrezione di autotassina da parte dei CAF è aumentata dall’inibizione del TGFβ e che i livelli di autotassina circolante predicono la risposta all’approccio terapeutico combinato di gemcitabina più galunisertib.</p>
<p>Significato: l&#8217;inibizione del TGFβ indirizza i fibroblasti associati al cancro verso un fenotipo infiammatorio che secerne autotassina per guidare la resistenza adattativa nel PDAC, rivelando l&#8217;autotassina come bersaglio terapeutico e biomarcatore della risposta al galunisertib.</p>
<pre>Pietrobono S, Sabbadini F, Bertolini M, Mangiameli D, De Vita V, Fazzini F, Lunardi G, Casalino S, Scarlato E, Merz V, Zecchetto C, Quinzii A, Di Conza G, Lahn M, Melisi D. Autotaxin Secretion Is a Stromal Mechanism of Adaptive Resistance to TGFβ Inhibition in Pancreatic Ductal Adenocarcinoma. Cancer Res. 2024 Jan 2;84(1):118-132. doi: 10.1158/0008-5472.CAN-23-0104. PMID: 37738399; PMCID: PMC10758691.</pre>
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		<title>Scoperta l’impronta digitale molecolare delle lesioni pre-tumorali del pancreas</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/scoperta-limpronta-digitale-molecolare-delle-lesioni-pre-tumorali-del-pancreas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 09:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[pancreas]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Tumori Mucinosi Papillari Intraduttali (IPMN) del pancreas sono una delle tante neoplasie che interessano questo organo. La loro peculiarità è che rappresentano un vero rompicapo per i clinici perché è difficile inquadrarle come forme benigne o maligne. La stratificazione del rischio infatti si è avvalsa finora solo di fattori clinici e radiologici perché non &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Tumori Mucinosi Papillari Intraduttali (IPMN) del pancreas sono una delle tante neoplasie che interessano questo organo. La loro peculiarità è che rappresentano un vero rompicapo per i clinici perché è difficile inquadrarle come forme benigne o maligne. La stratificazione del rischio infatti si è avvalsa finora solo di fattori clinici e radiologici perché non si dispone di un biomarcatore di malignità. Questo crea incertezze di classificazione, che si ripercuotono sulla scelta di avviare o meno il paziente verso un trattamento chirurgico demolitivo o continuare la sorveglianza.</p>
<p>Uno studio appena pubblicato su Nature Communications dal gruppo di ricerca del professor Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Comprehensive Cancer Center del Policlinico Gemelli, viene a colmare in parte questo gap di conoscenza. I ricercatori hanno infatti individuato dei biomarcatori tessutali specifici, una sorta di impronta digitale molecolare, che consente di distinguere con certezza le forme benigne da quelle ad alto grado di malignità o ad alto rischio di trasformazione maligna.</p>
<p>Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno esaminato una quantità incredibile di dati su pezzi operatori di pazienti trattati al Gemelli nel corso degli ultimi dieci anni, avvalendosi di analisi omiche e in particolare di sofisticate tecnologie di trascrittomica e proteomica spaziale.</p>
<p>Il loro lavoro ha così consentito di individuare sul tessuto tumorale le “firme molecolari” che indicano una displasia di basso grado (HOXB3 e ZNF117), quelle dei casi “borderline” (SPDEF) e infine i marcatori di displasia di alto grado, cioè delle forme sicuramente maligne (NKX6-2).</p>
<p>Questo lavoro non solo fornisce un importante nuovo strumento diagnostico per differenziare le lesioni pancreatiche pre-tumorali benigne da quelle maligne, ma getta luce anche sul ruolo dell’attivazione di alcuni geni (TNFalfa e MYC) nella progressione degli IPNM da una forma benigna a una maligna (adenocarcinoma pancreatico duttale, o PDAC).</p>
<p>Cosa sono gli IPMN</p>
<p>Le neoplasie mucinose papillari intraduttali pancreatiche sono lesioni cistiche che si sviluppano all’interno dei dotti pancreatici e che contengono al loro interno dei “tralci” di tessuto (proiezioni papillari) rivestiti di epitelio mucoso. La frequenza di queste cisti dal comportamento incerto, che si scoprono per caso in occasione di una TAC o una RMN fatta per altro motivo, è in aumento e cresce con l’avanzare dell’età. Una recente metanalisi della Mayo Clinic (Usa) rivela che gli IPMN vengono scoperti per caso nell’11% circa degli over 50 sottoposti a TAC addominale. Mancano però dati certi di prevalenza e incidenza.</p>
<p>Questi tumori originano dai dotti pancreatici e sono considerati precursori dell’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), una neoplasia estremamente aggressiva per la quale si dispone di limitate opzioni terapeutiche. Ma con le conoscenze attuali non è possibile prevedere l’andamento della loro storia naturale e individuare dunque con certezza quelli a maggior rischio di trasformazione maligna. Le forme considerate ad alto rischio (sulla base del quadro TAC) vengono sottoposte subito a intervento chirurgico, mentre quelle a basso rischio, a sorveglianza (cioè a RMN ogni 6 mesi).</p>
<p>“Finora dunque – spiega il prof. Tortora – la stratificazione del rischio degli IPMN viene fatto solo in base alle caratteristiche cliniche (ad alto rischio sono soprattutto gli IPMN che si sviluppano nei dotti principali) e radiologiche (TAC, RMN), mentre non si disponeva di criteri che tenessero conto della loro biologia. Questo fa sì che fino al 10% degli IPMN considerati a “basso rischio” – ammette il prof. Tortora – sfugga a una corretta valutazione e, nel tempo, possa dar luogo a un tumore aggressivo”.</p>
<p>La ricerca condotta presso l’Università Cattolica e il Policlinico Gemelli – dà invece un importante contributo all’individuazione delle lesioni ad alto potenziale di trasformazione maligna. “E si tratta di un’indicazione importante – sottolinea il prof. Tortora – perché se è fondamentale individuare le lesioni ad alto rischio di trasformazione maligna, altrettanto determinante è definire le caratteristiche di “benignità”, per evitare ai pazienti un intervento chirurgico inutile, molto invasivo e non privo di rischi”.</p>
<p>Una volta fatta diagnosi di IPMN il paziente viene sottoposto a un controllo con RMN ogni 6 mesi per tenere sotto controllo la lesione e sottoporla a biopsia se cambia aspetto. Grazie ai dati della ricerca, è possibile evidenziare che le forme a minore o a maggior rischio di trasformazione maligna si differenziano per l’espressione di alcuni geni e proteine; in particolare, l’espressione del gene NKX6-2, conferisce un aumentato rischio di differenziazione maligna; al contrario, l’espressione dei geni HOXB3 e ZNF117 indica una displasia di basso grado, quindi una condizione di benignità. Ciò consente una più corretta valutazione del caso ai fini terapeutici.</p>
<pre>Agostini, A., Piro, G., Inzani, F. et al. Identification of spatially-resolved markers of malignant transformation in Intraductal Papillary Mucinous Neoplasms. Nat Commun 15, 2764 (2024). https://doi.org/10.1038/s41467-024-46994-2</pre>
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		<title>Il cancro è una patologia in costante crescita in Italia e nel mondo</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-cancro-e-una-patologia-in-costante-crescita-in-italia-e-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 09:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cancro è una patologia in costante crescita in Italia e nel mondo Nel 2022 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) stima ci siano stati 20 milioni di nuovi casi di cancro. Il Global Cancer Observatory dello Iarc stima che nel 2050 i nuovi casi di cancro saranno oltre 35 milioni. L’Organizzazione Mondiale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cancro è una patologia in costante crescita in Italia e nel mondo</strong></p>
<p>Nel 2022 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) stima ci siano stati 20 milioni di nuovi casi di cancro. Il Global Cancer Observatory dello Iarc stima che nel 2050 i nuovi casi di cancro saranno oltre 35 milioni. L’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) conferma che il cancro è la seconda causa di morte nel mondo.</p>
<p>Il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2023” stima che nel 2023, in Italia, saranno 395.000 i nuovi casi di tumore (ad eccezione dei tumori della cute diversi dal melanoma), 208.000 nuovi casi negli uomini e 187.000 nelle donne, con un incremento di oltre 18mila casi in 3 anni. Erano 390.700 (205.000 negli uomini e 185.700 nelle donne) nel 2022 e 376.600 (194.700 negli uomini e 181.900 nelle donne) nel 2020.</p>
<p>I tumori più frequenti, in ordine decrescente di incidenza stimata nella popolazione complessiva, sono:</p>
<ul>
<li><strong>tumore della mammella</strong>, per il quale la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è stimata dell’88%</li>
<li><strong>tumore del colon-retto</strong>: è il secondo tumore più frequente nelle donne e il terzo negli uomini, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi in Italia è stimata al 65% nel sesso maschile e 66% in quello femminile</li>
<li><strong>tumore del polmone</strong>: è il secondo tumore per frequenza negli uomini italiani e al terzo posto per frequenza nelle donne; la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è stimata del 16% negli uomini e 23% nelle donne</li>
<li><strong>tumore della prostata</strong>: è il tumore maschile più frequente, la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è stimata essere del 91%</li>
<li><strong>tumore della vescica</strong>: la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è stimata essere dell’80% negli uomini e del 78% nelle donne.</li>
</ul>
<p>Il contrasto alle patologie neoplastiche necessita di un approccio multi-disciplinare e richiede interventi coordinati e sinergici a più livelli, dalla prevenzione al miglioramento del percorso complessivo della presa in carico del paziente oncologico.</p>
<p>In questa ottica, in linea con il Piano europeo contro il cancro, sia il Piano Oncologico Nazionale 2020-2027 (Link) sia il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 (PNP) evidenziano l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce accanto al trattamento e al miglioramento della qualità di vita del paziente.</p>
<p>Il Rapporto Aiom-Airtum 2023 indica che circa <strong>il 40% dei nuovi casi di tumore e il 50% delle morti per tumore sono potenzialmente prevenibili</strong> in quanto causate da fattori di rischio evitabili, stime in linea con i dati OMS che indicano tra il 30-50% la possibilità di prevenzione di tutti i casi di cancro.</p>
<p>I principali fattori di rischio modificabili sono il <strong>tabagismo</strong>, la <strong>scorretta alimentazione</strong>, il <strong>consumo rischioso e dannoso di alcol</strong>, la <strong>scarsa attività fisica</strong> e la <strong>sedentarietà</strong>.</p>
<p>Nei prossimi due decenni, il numero assoluto annuo di nuove diagnosi oncologiche in Italia aumenterà, in media dell’1,3% per anno negli uomini e dello 0,6% per anno nelle donne. Un aumento che riguarderà anche i tumori più frequenti, quale il tumore della mammella nelle donne (+0,2% per anno), il tumore della prostata negli uomini (+1,0% per anno) e il tumore del polmone in entrambi i sessi (+1,3% per anno).</p>
<p>Relativamente al numero di nuove diagnosi per le sedi neoplastiche più frequenti, per gli UOMINI italiani le previsioni indicano che, nel 2023, verranno diagnosticati 41.100 nuovi tumori della prostata, il tumore maschile più frequente con il 19,8% di tutti i tumori maschili; 29.800 nuovi casi di tumori del polmone, il secondo tumore più frequente negli uomini italiani (14,3% dei tumori maschili); 26.800 tumori del colon-retto (12,9% dei tumori maschili); e 23.700 tumori della vescica (11,4% dei tumori maschili).</p>
<p>Nelle donne verranno diagnosticati 55.900 nuovi tumori della mammella, che continua a essere di gran lunga il tumore femminile più frequente, rappresentando il 30,0% di tutti i tumori nelle donne. Il tumore del colonretto-ano con 23.700 nuovi casi (12,7% dei tumori femminili) rappresenta il secondo tumore più frequente, seguito da 14.000 nuovi casi di tumore del polmone (7,4% dei tumori femminili) e da 10.200 tumori dell’endometrio (5,5% dei tumori femminili).</p>
<pre>aiom.it</pre>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tumori in aumento, ma cresce anche la sopravvivenza</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tumori-in-aumento-ma-cresce-anche-la-sopravvivenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 09:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tumori in aumento, ma cresce anche la sopravvivenza In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro del 4 febbraio 2024 l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha reso noti i dati sulle dimensioni globali di questa patologia calcolati nel 2022 in 115 paesi, sottolineando come la maggior parte di questi non finanzino adeguatamente i servizi prioritari &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tumori in aumento, ma cresce anche la sopravvivenza</strong></p>
<p>In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro del 4 febbraio 2024 l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha reso noti i dati sulle dimensioni globali di questa patologia calcolati nel 2022 in 115 paesi, sottolineando come la maggior parte di questi non finanzino adeguatamente i servizi prioritari oncologici e di cure palliative. I dati dicono che:</p>
<ol>
<li><strong>aumenta il numero dei casi degli ammalati di cancro</strong>: nel 2022 si sono verificati nel mondo circa 20 milioni di nuovi casi e 9,7 milioni di morti</li>
<li><strong>aumenta tuttavia anche il numero dei &#8220;sopravvissuti&#8221; </strong>(<strong>“</strong>survivor”). Si stima infatti che le persone vive entro 5 anni dalla diagnosi siano 53,5 milioni.</li>
</ol>
<p>Circa una persona su 5 sviluppa un cancro nel corso della sua vita, circa un uomo su 9 e una donna su 12 muoiono a causa della malattia.</p>
<p>Dai dati raccolti per l&#8217;OMS dalla International Agency for Research on Cancer (Iarc), il <strong>cancro al polmone</strong> si conferma come tumore più diffuso a livello mondiale con 2,5 milioni di nuovi casi, pari al 12,4% del totale; segue il <strong>cancro al seno femminile</strong> (2,3 milioni di casi, 11,6%) e poi il <strong>cancro del colon-retto</strong> (1,9 milioni di casi, 9,6%), il <strong>cancro alla prostata</strong> (1,5 milioni di casi, 7,3%) e quello <strong>allo stomaco</strong> (970mila casi, 4,9%). La ricomparsa del cancro al polmone come tumore più comune, interpretano gli esperti, è probabilmente correlata al consumo persistente di tabacco in Asia.</p>
<p>Quanto alla <strong>mortalità</strong>, anche qui il <strong>tumore del polmone</strong> – big killer &#8211; guida la classifica (1,8 milioni di decessi, 18,7% del totale morti per cancro), seguito dal <strong>tumore del colon-retto</strong> (900mila decessi, 9,3%), dal <strong>tumore del fegato</strong> (760mila decessi, 7,8%), dal tumore al seno (670mila morti, 6,9%) e allo <strong>stomaco</strong> (660mila morti, 6,8%).</p>
<p>Sono state rilevate alcune <strong>differenze in base al sesso</strong> nell&#8217;incidenza e nella mortalità rispetto al totale globale per entrambi i sessi: per le donne, il cancro più frequentemente diagnosticato e la principale causa di morte oncologica è il cancro al seno, mentre per gli uomini è quello ai polmoni. Così come il cancro al seno è il tumore più comune nelle donne nella stragrande maggioranza dei Paesi (157 su 185). Per gli uomini, i tumori della prostata e del colon-retto sono il secondo e il terzo tumore più diffuso, mentre quelli del fegato e del colon-retto sono la seconda e la terza causa di morte per cancro. Per le donne, il tumore del polmone e del colon-retto sono il secondo e il terzo sia per numero di nuovi casi che per decessi.</p>
<p>Anche la geografia cambia gli scenari. Per esempio il <strong>cancro della cervice uterina</strong> è stato l&#8217;ottavo tumore più comune a livello globale e la nona causa di morte per cancro, con 661.044 nuovi casi e 348.186 decessi. Ma è il cancro più comune nelle donne in 25 Paesi, molti dei quali <strong>nell&#8217;Africa sub-sahariana</strong>. Un aspetto che spinge l&#8217;OMS a chiedere di intensificare gli sforzi nella strategia per l&#8217;eliminazione di questo tumore. I numeri globali mettono in evidenza forti disuguaglianze a proposito del cancro a seconda dello stato di sviluppo del paese. E’ un fatto particolarmente vero per il tumore del seno. Negli stati più avanzati accade che venga diagnosticato in una donna su 12 e che una su 71 ne muoia. Dove lo sviluppo è più basso si identifica una donna malata al seno su 27 e ne muore una su 48.</p>
<p><strong>Aumentano le disuguaglianze</strong></p>
<p>Il documento della Iarc si avventura alla fine in previsioni per il futuro, per nulla incoraggianti. Nel 2050, tra un quarto di secolo, si prevedono 35 milioni di nuovi casi di tumore, con un aumento del 77 per cento. Aumento dovuto alla crescita e all’invecchiamento della popolazione. Tra i fattori di rischio in espansione il fumo, l’alcol, l’obesità e l’inquinamento atmosferico. Sarà nei paesi meno sviluppati la percentuale maggiore di nuovi casi: il 142 per cento di incremento con una mortalità raddoppiata rispetto al 2022. Ultima notazione: si registreranno disparità anche all’interno dei singoli paesi, a seconda delle diverse classi socioeconomiche. Un fatto diffuso anche in Italia.</p>
<pre>salute.gov.it</pre>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Dieta Mediterranea &#124; Effetti benefici sulla salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-dieta-mediterranea-effetti-benefici-sulla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2023 17:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere” [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano Ancel Keys che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli <b>effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere”</b> [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano <b>Ancel Keys</b> che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni Paesi del Mediterraneo fossero tra le più sane del mondo [Keys A, 1970]. Molte le conferme pervenute in seguito.<br />
L&#8217;aderenza ad un modello di Dieta Mediterranea si associa infatti ad un significativo miglioramento della salute così come dimostrato nello studio [Sofi et al., 2008] condotto su circa 1.500.000 di persone, con follow up variabile da 3 a 18 anni, che ha dimostrato una <b>riduzione pari al 13% sia per l&#8217;Alzheimer che per il Parkinson, al 6% della mortalità da cancro, al 9% per le malattie cardiovascolari ed ancora al 9% per la mortalità totale</b>.</p>
<p>I risultati dello studio “Prevenzione con la dieta mediterranea” (PREDIMED), pubblicati su <em>The New England Journal of Medicine</em>, hanno confermato che <b>la Dieta Mediterranea arricchita con olio extra vergine di oliva e frutta secca </b>(noci, nocciole e mandorle) <b>riduce del 30% il rischio di infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare </b>[Estruch R et al. 2018].<br />
Buona parte dei benefici sembrano correlati all’equilibrio dei componenti della dieta ed all’uso, quale condimento, dell’olio extravergine d’oliva (<b>EVOO</b>) che a sua volta è il condimento con il miglior equilibrio di grassi.<br />
L’EVOO è particolarmente ricco di acidi grassi monoinsaturi, che tra le sostanze grasse sono le più attive per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari, e povero invece di grassi saturi, responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e direttamente legati a problematiche come l’occlusione delle arterie, l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio. In particolare, l’EVOO ha un alto contenuto (tra il 55 e l’83%) in <b>acido oleico</b>, cui vengono attribuite gran parte delle proprietà salutistiche, compresa la capacità di combattere l’invecchiamento precoce [Virruso et al, 2014].</p>
<p>L’<b>acido oleico </b>(18 atomi di carbonio) è un acido grasso monoinsaturo, appartenente alla famiglia degli acidi grassi ω 9. Ha numerose proprietà per l’organismo umano, tra cui:</p>
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<li>aumenta la secrezione di bile (effetto colecistocinetico del drenaggio della bile), l’apporto di vitamina A, D e E, l’assorbimento delle altre vitamine;</li>
<li>inibisce la secrezione acida dello stomaco e l’ipermotilità;</li>
<li>mostra un buon livello di digeribilità (84%);</li>
<li>facilita l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino;</li>
<li>stimola l’attività pancreatica;</li>
<li>ha effetti antiossidanti;</li>
<li>aumenta la quantità di colesterolo HDL (acronimo dell’inglese High Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo buono”, e riduce la percentuale di colesterolo totale LDL (acronimo dell’inglese Low Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo cattivo”) [Covas MI et al, 2006]; in questo modo, rallenta lo sviluppo della malattia cardiaca, limita i rischi di occlusione delle arterie, la pressione arteriosa, il tasso di zucchero nel sangue, previene o limita l’insorgenza della trombosi, di ictus, i rischi di occlusione delle arterie, di infarto del miocardio [Weinbrenner et al, 2004; de la Torre-Carbot et al, 2010]. Un basso livello di ac. oleico nelle piastrine circolanti è un marker della patologia cardiovascolare ischemica.</li>
</ul>
<p><b>L’Efsa, </b>l’<b>Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare</b><b>, ha autorizzato l’impiego di prodotti a base di acido oleico con l’indicazione del mantenimento nella normalità dei livelli di colesterolo</b>; l’Autorità europea precisa infatti che “la sostituzione di grassi saturi nella dieta con grassi insaturi come l’acido oleico contribuisce al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue”.</p>
<p>I grassi monoinsaturi, inoltre, rendono l’olio extravergine di oliva particolarmente resistente alle alterazioni. E’ stato anche documentato come l’assunzione di composti fenolici sia associato ad una ridotta formazione di prodotti dell’ossidazione del DNA [Machowetz et al, 2007], meccanismo alla base di molte forme di cancro.</p>
<p><b>Malattie tumorali</b><br />
Grazie all’elevato contenuto di grassi insaturi, fibre, vitamine e oligoelementi con azione anti-radicali liberi, la Dieta Mediterranea ha un importante potere anti-infiammatorio e anti-ossidante ed è in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro al seno [Toledo et al., 2015], di tumore della testa e del collo [Giraldi et al., 2017], di carcinoma dell’endometrio [Filomeno et al., 2015]. Invero, effetti benefici della Dieta mediterranea sono stati dimostrati su quasi tutti i tumori [Couto et al., 2011; Reedy et al., 2014], a partire dal tumore dello stomaco [Buckland et al., 2010; Praud et al., 2014], dell’esofago [Li et al., 2013], del colon-retto [Agnoli et al., 2013], della mammella [Fung et al., 2006].<br />
Molto importante lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che significa “Investigazione prospettica europea sul cancro e la nutrizione): è il più vasto studio di popolazione condotto sui rapporti tra dieta e salute [Schwingshackl et al., 2017; Schwingshackl et al., 2015; Sofi F, Abbate R, Gensini GF, Casini A, 2010]. E’ coordinato dall&#8217;Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che fa parte dell&#8217;Organizzazione Mondiale per la Sanità, e vi hanno preso parte 520.000 persone provenienti da dieci paesi europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito. Lo studio EPIC tenta di chiarire i rapporti tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e incidenza di cancro e di altre malattie croniche. Gli autori dello studio hanno esaminato la relazione tra grado di aderenza alla dieta e incidenza di cancro su un campione di 25.623 soggetti. Per valutare il grado di aderenza alla Dieta Mediterranea tradizionale dei soggetti i ricercatori hanno utilizzato un questionario e assegnato un punteggio che va da 0 a 10. Un follow-up dopo quasi 8 anni ha rilevato 851 casi di cancro clinicamente confermati, e gli autori hanno potuto riscontrare che un più alto grado di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza del cancro globale. In particolare, un incremento di due punti nel punteggio di aderenza alla Dieta corrisponde a una riduzione del 12% dell&#8217;incidenza di cancro. Lo studio EPIC ha inoltre evidenziato che <b>l’interazione tra i componenti della Dieta potrebbe avere effetti di maggiore entità che l’assunzione di singoli componenti della Dieta</b>. L’indagine dello studio EPIC, ancora in corso, fornirà preziose informazioni scientifiche sui rapporti tra alimentazione e malattie.</p>
<p><b>Malattie cardiovascolari</b><b> </b><br />
L’<b>efficacia della dieta mediterranea nel prevenire eventi cardiovascolari </b>è nota da tempo [Kris-Etherton et al., 2001]. L’aumento di consumo di cibi mediterranei ha inoltre diminuito sensibilmente il rischio di morte precoce in pazienti già colpiti da infarto del miocardio, questo indipendentemente da qualsiasi trattamento farmaceutico.</p>
<p>Uno dei primi indizi che le malattie coronariche sono influenzate dalla nutrizione risale al 1908, quando A. Ignatowski, scienziato russo, osservò come un alto apporto dietetico di colesterolo promuovesse l&#8217;insorgenza dell&#8217;aterosclerosi nei conigli [Ignatowski AI, 1908]. Nonostante ciò, la comprensione del legame tra dieta, aterosclerosi ed eventi cardiovascolari è relativamente recente [Dale et al., 2014].<br />
I primissimi studi clinici sono stati condotti solo negli anni &#8217;60 -&#8217;80 e si limitavano a comparare le abitudini alimentari della popolazione con diete caratterizzate da un basso contenuto di grassi totali e di grassi saturi: lo scopo era quello di abbassare i livelli sierici di colesterolo al fine di prevenire eventi cardiovascolari [Page et al., 1957; Brown et al., 1958; Page et al., 1961; Johnson et al., 1972; Johnson PE, 1972; Page et al., 1968; Caggiula et al., 1981].<br />
Lo <b>studio ATTICA</b> dell’Università di Atene è stato condotto negli anni 2001-2002; vi hanno partecipato 3024 soggetti di età compresa fra 20 e 89 anni, per la maggior parte uomini della regione di Attica in Grecia, scelti perché non presentavano segni di malattia cardiovascolare e infezioni virali croniche al momento dell’arruolamento. Ai partecipanti è stato assegnato un punteggio, chiamato MedDietScore, che misura il livello di aderenza al modello tradizionale della Dieta Mediterranea. Lo studio ATTICA ha dimostrato che <b>u</b> nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta [Kastorini et al, 2016 a,b].<br />
L’esatto meccanismo per cui ciò avvenga non è pienamente compreso, ma si ipotizza che lo stile di vita mediterraneo contribuisca a una normalizzazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL). La Dieta Mediterranea contribuirebbe anche al controllo di altri fattori di rischio cardiovascolare come: insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, aggregazione piastrinica, stress ossidativo, infiammazione cronica. In particolare, si ascrive il miglioramento del profilo lipidico alla attività anti-ossidante dei composti polifenolici contenuti nel vino rosso, che provocherebbe anche il miglioramento del sistema di coagulazione e fibrinolisi, dell’aggregazione piastrinica e della funzione endoteliale. In sintesi, secondo un complicato processo, l’attività vasodilatatoria da parte dei polifenoli presenti nel vino si tradurrebbe in un miglioramento del rischio cardiovascolare. Proprietà anti-ossidative e la capacità di ridurre i livelli di LDL si riscontrano anche nell’acido oleico, nei composti fenolici nella vitamina E presenti nell’olio d’oliva, mentre gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi omega-3 dimostrano una capacità di ridurre i trigliceridi plasmatici e di ridurre il rischio e la mortalità cardiovascolare tramite un’azione antiaritmica.<br />
Tuttavia, i risultati di questi studi hanno sì mostrato un abbassamento della concentrazione plasmatica di colesterolo, ma non hanno evidenziato una riduzione significativa dell&#8217;incidenza di infarto del miocardio o di morte coronarica nei soggetti che seguivano una dieta a basso contenuto di grassi. Risultati ottenuti da studi più recenti come il &#8220;Diet Reinfarction Study&#8221; del 1994 [Burr et al., 1989], il &#8220;Lion Diet Heart Study&#8221; del 1999 [de Lorgeril et al., 1999] e l&#8217;importante &#8220;Predimed&#8221; (Prevencion Dieta Mediterranea) del 2013 [Estruch et al., 2013] hanno evidenziato che <b>solo una dieta a basso contenuto di grassi non è sufficiente a prevenire gli eventi cardiovascolari</b>, ma è necessario adottare un modello alimentare e uno stile di vita coerenti con la tradizionale dieta mediterranea. Infatti, la dieta mediterranea a base di verdura, frutta, cereali integrali, pesce e olio d&#8217;oliva è in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari in maniera più efficace delle diete a basso contenuto di grassi, con effetti uguali o addirittura superiori ai benefici osservati negli studi con le statine. Il sopracitato <b>studio Predimed</b>, per esempio, ha dimostrato che <b>la dieta mediterranea diminuisce le probabilità di infarto, morte cardiovascolare e ictus del 30%</b> rispetto a una semplice alimentazione a basso contenuto di lipidi [Estruch et al., 2013], mentre gli altri studi hanno evidenziato che la dieta mediterranea sembra essere migliore di quelle a basso contenuto di grassi nel ridurre il rischio cardiovascolare a lungo termine. [<a id="_Hlk519611300" name="_Hlk519611300"></a>Burr et al., 1989; de Lorgeril et al., 1999; Li et al., 2013] In conclusione, negli ultimi 50 anni gli studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato che l'&#8221;approccio globale&#8221; della dieta mediterranea, che presta un&#8217;uguale attenzione a ciò che si consuma e a ciò che si esclude, è molto più efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari rispetto ad una dieta a basso contenuto di grassi e di colesterolo [Martínez-González et al., 2015].<br />
Il rischio di infarto del miocardio acuto è collegato quasi esclusivamente a nove fattori di rischio. Essi sono: tabagismo, alti livelli di colesterolo, ipertensione, diabete, obesità addominale, stress, mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura, consumo di alcol, mancanza di esercizio fisico. Lo <b>studio Interheart</b> è un vasto studio che si concentra sui soggetti con infarto del miocardio. Sono stati arruolati soggetti in 52 paesi di tutti i continenti, per un numero totale di 15.152 casi e 14.820 controlli [Iqbal et al., 2008;  Anand et al., 2008]. Come casi, sono stati selezionati pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio e che si presentavano in unità coronarica entro 24 ore dall’inizio dei sintomi; come controlli sono stati selezionati pazienti comparabili per sesso ed età ma che non avevano avuto malattie cardiache. Lo studio Interheart ha concluso che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, dunque è necessario investire sui fattori di rischio, compresa l’alimentazione.</p>
<p><b>Invecchiamento</b></p>
<p><b>La dieta mediterranea può rallentare l&#8217;invecchiamento genetico</b> dei cromosomi. La scoperta arriva da alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Exeter, in Gran Bretagna, che hanno seguito per 10 anni lo stato di salute di circa 5.000 persone, concludendo che &#8220;<b>chi segue la </b>famosa<b> dieta mediterranea aiuta il proprio DNA a restare giovane e sano</b>&#8220;. Lo studio inglese è riportato dal sito <em>In a Bottle</em> (<a href="https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani">https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani</a>). La conferma viene da uno studio americano, condotto da un gruppo di <a id="_Hlk519669212" name="_Hlk519669212"></a>ricercatori del Brigham and Woman&#8217;s Hospital di Boston e pubblicato online sul <em>British Medical Journal</em>, i quali hanno dimostrato che <b>uno stile alimentare “all&#8217;italiana”</b> (ovvero, la dieta mediterranea) <b>è associato alla maggiore lunghezza dei “telomeri”</b>, sorta di “cappucci protettivi” del DNA, ossia sequenze di nucleotidi che si trovano all&#8217;estremità dei cromosomi e sono considerati un segno di invecchiamento a livello cromosomico [Blackburn EH, Epel ES, Lin J., 2015; Crous-Bou et al., BMJ]. Pertanto, una dieta corretta secondo lo stile mediterraneo, l&#8217;esercizio fisico moderato e pratiche di gestione dello stress possono influire positivamente sul processo d&#8217;invecchiamento cellulare, poiché sarebbero in grado d&#8217;indurre un consistente allungamento dei telomeri [Ornish et al., 2013].<br />
I telomeri hanno la stessa funzione dei cilindretti di plastica alle estremità dei lacci da scarpe: proteggono il “laccio” ovvero il DNA a doppia elica e gli impediscono di sfilacciarsi durante momenti delicati e instabili come le divisioni cellulari. In effetti, le cellule dell’organismo devono andare continuamente in divisione e proliferare per rinnovare gli organi e i tessuti. Ma questo – a meno che non si trasformino in cancerose – non possono farlo all’infinito perché ad ogni divisione i telomeri perdono un pezzetto e si accorciano per cui prima o poi non riescono più nella loro funzione [Lin et al., 2016]. Quando questi continui sminuzzamenti rendono il telomero un moncherino quasi inesistente, la cellula non si divide più. La lunghezza dei telomeri è correlata alla mortalità [Needham et al., 2015]. Per fortuna esiste un enzima, la telomerasi, che, in certe condizioni, permette ai telomeri di riallungarsi, posponendo, così, la morte delle cellule. <b>La dieta mediterranea e l’esercizio fisico operano in senso protettivo</b> [Goglin et al., 2016], laddove condizioni perduranti di stress [Fair et al., 2017], povertà [Geronimus et al., 2015], depressione [Wojcicki et al., 2015] carenza di sonno favoriscono l’accorciamento dei telomeri. È stata inoltre provata la connessione tra telomeri corti (in particolare quelli dei globuli bianchi) e diabete tipo II, come pure col grasso addominale, più che l’obesità in generale.</p>
<p><a id="_Hlk35799350" name="_Hlk35799350"></a><a title="La dieta mediterranea contro la demenza e il morbo di Alzheimer" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-la-demenza-e-il-morbo-di-alzheimer/"><b>Demenza</b></a><b> e patologie neurodegenerative</b><b> </b></p>
<p>Tra i possibili fattori che possono influenzare sia l’insorgenza che la progressione della demenza, lo stile dietetico ha un ruolo importante e l’aderenza alla dieta mediterranea ha suscitato molto interesse. La dieta mediterranea, infatti, è caratterizzata dall’assunzione di alimenti che svolgono un <b>ruolo protettivo per il cervello</b> e che contribuiscono a prevenire il declino cognitivo (nonché lo sviluppo della malattia di Alzheimer in chi già mostra segnali di difficoltà cognitive).<br />
Arricchire la propria alimentazione di cibi di origine vegetale, cereali integrali, pesce e grassi omega 3 a lunga catena e limitare il consumo di alcolici e di carne rossa o processata aumenta del 40% la probabilità di arrivare ai 70 anni senza malattie croniche e disabilità fisiche o mentali [Samieri et al., 2013]. Guidati da Cécilia Samieri, ricercatrice dell&#8217;Università di Bordeaux (Francia), gli autori dello studio hanno analizzato le informazioni fornite da più di 10 mila donne compilando questionari specifici sulle abitudini alimentari. I dati, raccolti all&#8217;inizio dello studio e circa 15 anni dopo, hanno dimostrato che “una migliore qualità dell&#8217;alimentazione nella mezza età è strettamente associata a salute e benessere più elevati nelle persone che raggiungono età più avanzate”.</p>
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<p><a id="_Hlk35799381" name="_Hlk35799381"></a><a title="La dieta mediterranea contro il cancro" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-il-cancro/"><b>Obesità</b></a><b> e </b><a title="La dieta mediterranea, una difesa contro le malattie metaboliche" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-una-difesa-contro-le-malattie-metaboliche/"><b>sindrome metabolica</b></a><b> </b></p>
<p>La Dieta Mediterranea è un importante alleato sia contro l’obesità che contro la sindrome metabolica [Esposito K, Giugliano D. 2014; Kesse-Guyot et al.,2013], ossia quell’insieme di condizioni (obesità, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie) che espongono un soggetto a elevato rischio cardiovascolare.<br />
La <b>sindrome metabolica</b> è una condizione in cui coesistono almeno tre fattori di rischio che mettono in pericolo la salute cardiovascolare. A soffrirne è circa un quarto della popolazione mondiale adulta, che a causa di una circonferenza alla vita troppo abbondante, di livelli troppo bassi di colesterolo HDL o troppo alti di trigliceridi o zuccheri nel sangue e valori di pressione sopra la norma hanno una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiache e diabete.<br />
Salas-Salvadó e colleghi hanno scoperto che seguire una dieta mediterranea con l&#8217;aggiunta di olio extravergine d&#8217;oliva o di noci per una media di 4,8 anni permette di ridurre i livelli di glucosio nel sangue e il grasso accumulato a livello addominale. Nel 28,2% dei casi la sindrome metabolica può essere letteralmente curata [Babio et al., 2014].<br />
Il <b>progetto SUN</b> (Seguimiento Universidad de Navarra) dell’Università di Navarra in Spagna [Martínez-González MA. The SUN cohort study (Seguimiento University of Navarra). Public Health Nutr. 2006 Feb;9(1A):127-31.], ha studiato l’effetto della Dieta su ipertensione, sul diabete, sull’obesità, sulla malattia coronarica e su altre patologie. E’ uno studio ancora aperto, ma il reclutamento è iniziato nel 1999 ed ha raggiunto i 17.500 soggetti circa. I risultati disponibili fino ad ora rilevano che:</p>
<ul>
<li>vi sarebbe un’associazione inversa tra l&#8217;olio d&#8217;oliva o tra l’adesione a un modello alimentare mediterraneo e l’infarto del miocardio;</li>
<li>in particolare per gli uomini, dopo 28,5 mesi una dieta mediterranea ricca di olio d&#8217;oliva si associa a un ridotto rischio d’ipertensione;</li>
<li>dati relativi a circa 14.000 soggetti hanno anche evidenziato che chi aderisce a una stretta dieta mediterranea presenta un rischio inferiore di sviluppare il diabete;</li>
<li>in più di 13.600 soggetti è stata rilevata una minore probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari per coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo;</li>
<li>l’assunzione di determinate vitamine, presenti in quantità consistenti nella dieta mediterranea, è inversamente associata alla depressione.</li>
</ul>
<p>Lo studio SUN ha indicato la superiore qualità dei grassi assunti tramite la dieta mediterranea come possibile causa di questi effetti benefici.<br />
Gli studi di De Lorenzo e coll. [De Lorenzo et al., 2010] hanno messo in evidenza il possibile impatto positivo sulla salute della dieta mediterranea biologica (dieta italiana mediterranea di riferimento) rispetto a quella convenzionale, in termini di riduzione dello stato infiammatorio e della disfunzione endoteliale associata con l&#8217;obesità e le patologie renali.<br />
Sottolineano, inoltre, per la prima volta, che il consumo giornaliero di alimenti biologici nell&#8217;ambito della dieta mediterranea potrebbe essere collegato ad una riduzione di omocisteina, fosforo, colesterolo totale, microalbuminuria e ad un aumento della vitamina B12 nel sangue. Inoltre, la Dieta Mediterranea, articolata in un intervento sugli stili di vita più ampio in uno studio di follow-up clinico, ha migliorato la circolazione a livello di arterie renali nella ipertensione essenziale, attraverso la riduzione delle resistenze intrarenali, e non comporta una modifica dell’insulino-resistenza. Attraverso questo meccanismo vascolare la dieta mediterranea sembra in grado di modificare una componente importante della patofisiologia della ipertensione arteriosa e dell’arterosclerosi.</p>
<p><a id="_Hlk35799407" name="_Hlk35799407"></a><b>Conclusioni</b><b> </b></p>
<p>La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento ed allunga la vita, oltre ad esercitare altri effetti benefici sulla salute, tra cui la diminuzione del rischio di malattie croniche, come quelle al cuore e il cancro [Crous-Bou M  et al., 2014; Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. L’effetto protettivo verso diverse patologie croniche sembra motivato dal perfetto bilanciamento tra macro e micronutrienti [Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. Tra i micronutrienti le vitamine sono essenziali per il benessere dell’organismo e la dieta mediterranea garantisce un adeguato introito di vitamine sia idro che liposolubili.</p>
<p>Inoltre, le persone che basano la loro alimentazione sulla dieta mediterranea hanno telomeri più lunghi, notoriamente associati a una aspettativa di vita maggiore e ad un minore rischio</p>
<p>di malattie legate all&#8217;età, tra cui i tumori, l&#8217;ictus, la demenza, le malattie cardiovascolari, l&#8217;obesità e il diabete [Crous-Bou M  et al., 2014].</p>
<p>Infine, non è mai troppo presto per iniziare a sfruttare i benefici della dieta mediterranea per proteggere cuore e arterie. Secondo uno studio pubblicato su PLoS One [Yang et al., 2014] dai ricercatori dell&#8217;Harvard School of Public Health e della Cambridge Health Alliance anche i giovani, indipendentemente dal loro peso e dai livelli di attività fisica quotidiana, possono ridurre significativamente i fattori di rischio cardiovascolare seguendo i principi alla base di questo tipo di alimentazione. Gli autori hanno deciso di incrociare informazioni sullo stato di salute di 780 giovani pompieri statunitensi con i dati relativi alla loro aderenza alle regole della dieta mediterranea. Fino ad oggi la maggior parte delle ricerche che hanno dimostrato le potenzialità di questo regime alimentare in termini di salute cardiovascolare ha coinvolto individui anziani, ma i risultati di questo nuovo studio estendono i suoi benefici anche alla popolazione più giovane. Infatti fra i partecipanti che si sono mostrati più ligi nei confronti delle regole della dieta mediterranea sono state rilevate una riduzione del 35% della probabilità di sviluppare la sindrome metabolica e una diminuzione del 43% del rischio di ingrassare. Per di più chi segue i principi di questo tipo di alimentazione vede anche ridursi i livelli di colesterolo “cattivo” e, allo stesso tempo, un aumento di quelli di colesterolo “buono”.</p>
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<p><b>Bibliografia</b></p>
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<li>Agnoli C., Grioni S., Sieri S., Palli D., Masala G., Sacerdote C., Vineis P., Tumino R., Giurdanella MC., Pala V., Berrino F., Italian Mediterranean Index and risk of colorectal cancer in the Italian section of the EPIC cohort., in Int J Cancer, vol. 132, nº 6, Mar 2013, pp. 1404-11, DOI:10.1002/ijc.27740, PMID 22821300.</li>
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<li>2016 Mar;246:87-93. doi: 10.1016/j.atherosclerosis.2015.12.025. Epub 2015 Dec 18</li>
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<li>Blackburn EH, Epel ES, Lin J. Human telomere biology: A contributory and interactive factor in aging, disease risks, and protection. Science. 2015 Dec 4;350(6265):1193-8. doi: 10.1126/science.aab3389. Review</li>
<li>Buckland G., Agudo A., Luján L., Jakszyn P., Bueno-de-Mesquita HB., Palli D., Boeing H., Carneiro F., Krogh V., Sacerdote C., Tumino R. Adherence to a Mediterranean diet and risk of gastric adenocarcinoma within the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) cohort study., in Am J Clin Nutr, vol. 91, nº 2, Feb 2010, pp. 381-90, DOI:10.3945/ajcn.2009.28209, PMID 20007304</li>
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<li>Kastorini CM, Panagiotakos DB, Georgousopoulou EN, Laskaris A, Skourlis N, Zana A, Chatzinikolaou C, Chrysohoou C, Puddu PE, Tousoulis D, Stefanadis C, Pitsavos C; ATTICA Study Group. Metabolic syndrome and 10-year cardiovascular disease incidence: The ATTICA study. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2016 Mar;26(3):223-31. doi: 10.1016/j.numecd.2015.12.010. Epub 2015 Dec 23;</li>
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</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quanti danni provocati dal fumo!</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/quanti-danni-provocati-dal-fumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 16:47:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ bene riportare, data la loro importanza, alcuni dati del Ministero della Salute su quanto sia dannoso per la salute il fumo di sigarette. Spesso non si presta la dovuta attenzione, ma è sbagliato. Un momento di riflessione è assolutamente necessario. Allora, sappiate che L&#8216;assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di incidere &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ bene riportare, data la loro importanza, alcuni dati del Ministero della Salute su quanto sia dannoso per la salute il fumo di sigarette. Spesso non si presta la dovuta attenzione, ma è sbagliato. Un momento di riflessione è assolutamente necessario. Allora, sappiate che</p>
<p>L<strong>&#8216;assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di incidere sulla durata della vita media oltre che sulla qualità della stessa</strong>: 20 sigarette al giorno riducono di circa 4,6 anni la vita media di un giovane che inizia a fumare a 25 anni. Ovvero per ogni settimana di fumo si perde un giorno di vita. Si stima che di 1.000 maschi adulti che fumano uno morirà di morte violenta, sei moriranno per incidente stradale, 250 saranno uccisi dal tabacco per patologie ad esso correlate.</p>
<p>Gli <strong>organi colpiti dal fumo</strong> di tabacco sono molteplici: l&#8217;apparato broncopolmonare e quello cardiovascolare sono i più bersagliati.</p>
<p>Il Center for Disease Control and Prevention &#8211; CDC degli USA ha identificato <strong>27 malattie fumo-correlate</strong>. Ogni malattia ha un particolare rischio correlato al fumo. <strong>La gravità dei danni fisici dovuti all&#8217;esposizione (anche passiva) al fumo di tabacco, è direttamente proporzionale all&#8217;entità complessiva del suo abuso</strong>. Più precisamente sono determinanti:</p>
<ul>
<li>età di inizio</li>
<li>numero di sigarette giornaliere</li>
<li>numero di anni di fumo</li>
<li>inalazione più o meno profonda del fumo</li>
</ul>
<p><strong>PRINCIPALI PATOLOGIE FUMO-CORRELATE</strong></p>
<p><strong>Infezioni broncopolmonari e tumori</strong></p>
<p>Il fumo è una delle principali cause di:</p>
<ul>
<li><strong>bronchite</strong> acuta e, alla lunga, bronchite cronica (presenza di tosse ed escreato per almeno tre mesi all&#8217;anno per 2 anni consecutivi) ed enfisema (abnorme allargamento degli alveoli con distruzione delle loro pareti). Il fumo rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche, fra cui la <strong>broncopneumopatia cronica ostruttiva</strong> (<strong>BPCO</strong>), episodi asmatici, infezioni respiratorie ricorrenti, ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: un fumatore ha un rischio di mortalità, a causa di una coronaropatia, superiore da 3 a 5 volte rispetto a un non fumatore. Un individuo che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.</li>
<li><strong>episodi asmatici ed infezioni respiratorie ricorrenti</strong> aumentano per incidenza e gravità. Gli idrocarburi policiclici aromatici contenuti nel &#8220;catrame&#8221; e il Polonio 210 sono invece i principali responsabili dello sviluppo di tumori, polmonari e non solo</li>
<li><strong>tumore polmonare</strong> &#8211; si stima che <strong>il fumo sia responsabile in Italia del 91% di tutte le morti per cancro al polmone negli uomini e del 55% nelle donne</strong>, per un totale di circa 30.000 morti l’anno Secondo L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità il 90-95% dei tumori polmonari, l&#8217;80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare ed il 20-25% degli incidenti cardiovascolari, sono dovuti al fumo di tabacco.</li>
</ul>
<p>Anche altri tumori tuttavia sono associati, in diversa misura, al fumo di tabacco, come <strong>i tumori del cavo orale e della gola, dell&#8217;esofago, del pancreas, del colon, della vescica, della prostata, del rene, del seno, delle ovaie e di alcune leucemie</strong>.</p>
<p><strong>Infarto e cardiopatie ischemiche</strong></p>
<p>Il fumo è la causa principale di infarto e di malattie coronariche in uomini e donne e <strong>si associa al 30% delle morti causate da malattie coronariche</strong>, ad un aumentato rischio di morte improvvisa, a una aumentata mortalità peri-operatoria in pazienti con by pass coronarico.</p>
<ul>
<li><strong>Infarto miocardio</strong> &#8211; si verifica quando l&#8217;irrorazione sanguigna del muscolo cardiaco diminuisce o viene a mancare in seguito all&#8217;occlusione di una o più arterie coronariche. Colpisce più di duecentomila italiani all&#8217;anno e in un caso su tre conduce alla morte. <strong>Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di aterosclerosi e di infarto miocardico </strong>perché danneggia le cellule che rivestono internamente i vasi arteriosi, favorendo la formazione di placche ostruttive e di trombi.</li>
<li><strong>Cardiopatia ischemica</strong> &#8211; è causata dal monossido di carbonio e dalla nicotina; è una delle malattie più frequenti nei paesi progrediti. <strong>I fumatori corrono un rischio di ammalarsi che è più del doppio di quello dei non fumatori. Si stima che il 20-25% degli incidenti cardiovascolari siano legati al consumo di sigarette</strong>. Il fumo, poi, stimolando una parte del nostro sistema nervoso (adrenergico) può favorire la vasocostrizione o gli spasimi delle arterie (soprattutto delle coronarie).</li>
</ul>
<p><strong>Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza.</strong></p>
<p><strong>Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po&#8217; superiore a quello di chi non ha mai fumato</strong>.</p>
<p>Il fumo di sigaretta facilita non solo l’arteriosclerosi delle coronarie, ma di tutte le arterie. Questo provoca, specialmente nei fumatori, numerose malattie. Eccone alcune:</p>
<ul>
<li><strong>Ictus</strong> &#8211; Si manifesta con perdita di conoscenza, perdita di feci e urine. Può portare alla morte o determinare la paralisi di una parte del corpo. L’ictus è al terzo posto fra le cause di morte negli U.S.A. ed anche in Italia è molto frequente. Il rischio di incidenti di questo tipo aumenta del doppio o del quadruplo tra i fumatori.</li>
</ul>
<p><strong>Smettendo di fumare il rischio si riduce drasticamente già dopo un anno.</strong></p>
<p><strong>Dopo 5-10 anni diventa sovrapponibile a quello di chi non ha mai fumato.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Aneurisma aortico</strong> &#8211; è una dilatazione anormale di questa importantissima arteria. E&#8217; pericoloso perché può facilmente rompersi e la sua rottura provoca la morte immediata. Chi soffre di aneurisma aortico non dovrebbe fumare, <strong>perché i decessi per rottura sono 6 volte più numerosi tra i fumatori</strong> che tra i non fumatori.</li>
<li><strong>Danni sulla sessualità maschile</strong> &#8211; Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio importantissimo nello sviluppo sia dell&#8217;aterosclerosi che della disfunzione erettile del pene. In un importante Studio condotto in Massachusetts (Massachusetts Male Aging Study &#8211; MMAS) si è riscontrato che <strong>il fumo di sigaretta amplifica notevolmente il rischio di impotenza</strong>, specie quando associato a patologie cardiovascolari e relative terapie farmacologiche. Nei soggetti tra i 40 e i 70 anni l&#8217;incidenza di impotenza variava tra il 5% e il 15%. Nei pazienti trattati per una patologia cardiaca la probabilità di una impotenza completa era del 56% tra i fumatori e del 21% tra i non fumatori. Tra i pazienti ipertesi in terapia medica, quelli che fumavano avevano una incidenza di impotenza completa del 20%, mentre i non-fumatori avevano un rischio di impotenza dell&#8217;8.5%, comparabile con quello della popolazione generale (9.6%). Ovviamente però non tutti i fumatori sono impotenti, benché il tabacco sia nefasto sia per l&#8217;erezione che per la qualità del liquido seminale. Ma il tabacco non ha solo un effetto dannoso a livello vascolare, favorendo la formazione di ateromi in tutte le arterie, esso ha anche un ruolo diretto sul tessuto erettile del pene. L&#8217;elasticità del tessuto erettile e quindi la sua capacità di dilatarsi diminuisce nei forti fumatori, che spesso hanno una erezione molto meno duratura. Questo effetto negativo è stato verificato in numerosi studi sperimentali che hanno mostrato come il fumo di una sola sigaretta sia in grado di danneggiare la qualità dell&#8217;erezione. L&#8217;eliminazione del fumo di sigaretta (presente nel 75% dei soggetti giunti alla nostra osservazione per Disfunzione Erettile) in questa patologia deve quindi essere considerata la terapia di prima linea (&#8220;first-line therapy&#8221;) della disfunzione erettile, oltreché una delle misure più importanti nella prevenzione dell&#8217;aterosclerosi. Per il medico, inoltre, la terapia della disfunzione erettile del pene è l&#8217;argomentazione più importante per indurre un paziente a smettere di fumare.</li>
</ul>
<p>La prospettiva di migliorare le prestazioni sessuali costituisce una motivazione fortissima per far abbandonare al fumatore la sua tossicodipendenza. <strong>Il fumo inoltre può ridurre la fertilità</strong> mediante riduzione della densità dello sperma, del numero e della mobilità degli spermatozoi.</p>
<ul>
<li><strong>Invecchiamento della pelle</strong></li>
</ul>
<p>Il fumo accelera l’invecchiamento della pelle e provoca un aumento dell&#8217;irsutismo del volto e della raucedine conun rischio relativo per le forti fumatrici (+ di 10 sigg./die) di 5,6 per l&#8217;irsutismo del volto e di 14,2 per la raucedine.</p>
<ul>
<li><strong>Relazione tra fumo e demenza</strong></li>
</ul>
<p>Recenti studi evidenziano che il tabagismo, con l&#8217;andare del tempo, aumenta il rischio di problemi mentali. Secondo un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università di Londra il vizio del fumo, se protratto per lungo tempo (anche durante la cosiddetta &#8220;età d&#8217;argento&#8221;), aumenta notevolmente il rischio di un declino mentale. I risultati della ricerca hanno evidenziato che i soggetti fumatori sono maggiormente soggetti ad un danneggiamento dei vasi sanguigni, compresi quelli cerebrali. Il fumo, una volta introdotto, causa un restringimento ed un indurimento delle arterie, compromettendo l&#8217;apporto di ossigeno al cervello. Il &#8220;vizio della sigaretta&#8221;, pertanto, con il passare degli anni, non danneggia solo bronchi e polmoni; al contrario sembra colpire e deteriorare anche le funzioni cerebrali.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti sul cavo orale e sull&#8217;estetica</strong></li>
</ul>
<p>Il fumo diminuisce le difese immunitarie nei confronti della placca batterica; determina un ingiallimento della dentina; aumenta il rischio di gengiviti; promuove l&#8217;insorgenza del cancro della bocca; aumento dell&#8217;irsutismo del volto.</p>
<ul>
<li><strong>Danni del fumo in gravidanza</strong></li>
</ul>
<p>Il fumo influisce negativamente sull&#8217;apparato riproduttivo femminile, provoca menopause più precoci di circa 2 anni rispetto alle non fumatrici in quanto il fumo altera la normale produzione di ormoni sessuali femminili. Una donna gravida che fuma ha un aumentato rischio di aborti di bambini nati morti, e di avere neonati sottopeso (-200 g. in media). Il fumo durante la gravidanza può causare un ritardo di crescita e di sviluppo mentale oltre che polmonare (capacità respiratoria inferiore del 10%) del bambino.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti su altri organi</strong></li>
</ul>
<p>Il fumo aumenta il rischio di cancro: della vescica, del fegato, della laringe, dell&#8217;esofago, del pancreas. Il fumo è inoltre un fattore di rischio per lo sviluppo e la progressione di un precoce danno renale diabetico (albuminuria) e per il peggioramento della retinopatia nei giovani soggetti diabetici.</p>
<ul>
<li><strong>Effetti del fumo passivo sulla salute</strong></li>
</ul>
<p>Numerosi e rigorosi studi hanno dimostrato che l&#8217;inquinamento atmosferico è responsabile di 1/4 delle malattie respiratorie. E&#8217; ormai ampiamente dimostrato che l&#8217;esposizione al fumo di tabacco ambientale (FTA) costituisce secondo la Enviromental Protectonio Agency (EPA) &#8220;uno dei più diffusi e pericolosi fattori inquinanti dell&#8217;aria degli ambienti confinanti&#8221; un rischio sanitario significativo per i non fumatori. Il Surgeon General del USA e la National Accademy of Sciences sono giunti alla conclusione che anche il fumo passivo è in grado di indurre il cancro polmonare nei fumatori e che i figli di genitori fumatori hanno una maggiore incidenza di polmoniti, di bronchiti e crisi asmatiche rispetto ai figli di genitori non fumatori.</p>
<p>Secondo questi rapporti il fumo passivo provoca ogni anno negli USA quasi 5.000 decessi per cancro del polmone nei non fumatori. In Italia il fumo passivo sarebbe responsabile di un migliaio di morti l&#8217;anno. Anche gli studi epidemiologici più ottimisti valutano che il rischio cumulativo di morte per tumore polmonare sia di un morto ogni 1.000 persone esposte al fumo passivo. Questo rischio pur essendo enormemente inferiore a quello dei fumatori attivi (in cui è dell&#8217;ordine di 380 morti ogni 1.000 persone fumatrici).</p>
<p>Tuttavia è decisamente poco accettabile. Recentemente si è vista una stretta correlazione tra fumo passivo e rinofaringiti con otiti purulenti dei bambini. I figli dei fumatori vanno incontro molto più frequentemente degli altri (38% in più).</p>
<p>Oltre alle malattie respiratorie al fumo passivo si segnala anche per un aumentato rischio per le malattie coronariche e degli attacchi cardiaci del 20% (soprattutto a causa della nicotina e del monossido di carbonio).</p>
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