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	<title>tropeina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Morella &#124; Solanum nigrum L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 12:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La morella comune (nome scientifico Solanum nigrum Carl von Linné, 1753) è una pianta erbacea annuale o perenne della famiglia delle Solanaceae e può essere infestante. E’ una pianta con radice a fittone, fusti a due striature longitudinali, angolosi e alti sino a 80 cm.; le foglie sono alterne, ovali, intere o marginate, con denti &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>morella comune</strong> (nome scientifico <em>Solanum nigrum</em> Carl von Linné, 1753) è una pianta erbacea annuale o perenne della famiglia delle <em>Solanaceae</em> e può essere <strong>infestante</strong>.</p>
<p>E’ una pianta con radice a fittone, fusti a due striature longitudinali, angolosi e alti sino a 80 cm.; le foglie sono alterne, ovali, intere o marginate, con denti radi; i piccoli fiori sono riuniti all’ascella delle foglie, hanno calice conico, corolla a 5 petali appuntiti di colore bianco con antere gialle riunite a cono. I frutti sono bacche globose, prima verdi, poi nere, piene di minuscoli semi.</p>
<p>Il nome generico (<em>sōlānum</em>) deriva da <em>sōlāmĕn </em>(= consolazione, conforto), ovvero <em>sōlor</em> (= consolare, alleviare) e deriva dalle proprietà medicamentose e sedative di alcune specie di questo genere. L&#8217;epiteto specifico deriva ovviamente dal colore delle bacche. Il binomio scientifico della pianta di questa scheda è stato definito nel 1753 da Carlo Linneo (Råshult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi.</p>
<p>In lingua tedesca questa pianta si chiama <em>schwarzer Nachtschatten</em> (= ombra notturna nera); in francese si chiama <em>Morelle noire</em>; in inglese si chiama <em>Black Nightshade</em> (= ombra notturna nera).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E’ una pianta tossica come tutte le solanacee</strong>; le foglie e i frutti in particolare contengono dei <strong>glucoalcaloidi tossici</strong> come la <strong>solanina</strong> (glucoalcaloide risultante dalla combinazione di un tri-saccaride con solanidina). Altre sostanze contenute nella pianta sono: <strong>tropeina, rutina, tannino, diversi eterosidi, asperagina, fitosterina e diversi grassi acidi</strong>.</p>
<p>Ai preparati ricavati soprattutto dalle parti fiorite della pianta vengono attribuite <strong>proprietà analgesiche</strong> (attenuanti il dolore), <strong>sedative</strong> (calmanti stati nervosi o dolorosi in eccesso), <strong>antispasmodiche</strong> (attenuanti gli spasmi muscolari, e rilassanti anche del sistema nervoso), <strong>emollienti, diuretiche e febbrifughe</strong> (abbassanti la temperatura corporea); alcuni composti sono usati in dermatologia. Possono essere anche lievemente narcotici (sembra infatti che insieme ad altre erbe sia stata una delle prime sostanze usate per addormentare i pazienti durante gli interventi chirurgici.).</p>
<p>In gastronomia, <strong>si sconsiglia l&#8217;uso alimentare in quanto pianta generalmente tossica</strong> anche se la sua effettiva tossicità viene a volte messa in discussione. Un tempo in Europa si consumavano le foglie, ma anche i frutti (ora non più). In realtà grazie al grande polimorfismo di questa pianta, in America, si è riuscito a creare una varietà (chiamata <em>Garden Huckliberry</em>) non tossica, i cui frutti sono usati in cucina per ricavarne conserve e dolciumi. Questo dimostra che la tossicità di questa pianta è anch&#8217;essa un aspetto variabile e dipende dalle zone e dalla sottospecie. Sono eduli invece le bacche di certi ceppi che crescono in India; queste profumano di pomodoro. Anche in Etiopia le bacche mature vengono normalmente mangiate dai ragazzini.</p>
<p>La morella è conosciuta e usata fin dall&#8217;antichità. Era uno dei tanti componenti dell&#8217;«<strong>unguento populeo</strong>» consigliato solo per uso esterno data la sua velenosità (specialmente per le periartriti e per l&#8217;azione antalgica locale). Sempre anticamente le foglie venivano usate contro le ustioni.</p>
<p>In Puglia e in sud Italia, viene spesso chiamata “<strong>pomodoro delle serpi</strong>”, poiché molti rettili (sauri e testuggini, per l&#8217;esattezza) si cibano volentieri delle bacche mature, che hanno evidentemente una bassa concentrazione di principi attivi potenzialmente tossici, oppure non esercitano la loro azione a causa della diversa fisiologia di questi animali.</p>
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