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	<title>terpenoidi Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Moringa oleifera</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/moringa-oleifera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 14:09:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moringa è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Moringaceae. La specie più conosciuta è la Moringa oleifera Lam., anche nota come Moringa pterygosperma o Moringa aptera. Appartengono al medesimo genere anche le seguenti specie: M. ovalifolia, M. ruspoliana, M. drouhardii, M. borsiana, M. hildebrandtii, M. peregrina, M. longituba, M. stenopelata, M. arborea, M. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Moringa è un genere di piante appartenente alla famiglia delle <em>Moringaceae</em>.</p>
<p>La specie più conosciuta è la <strong><em>Moringa oleifera</em></strong> Lam., anche nota come <em>Moringa pterygosperma</em> o <em>Moringa aptera</em>. Appartengono al medesimo genere anche le seguenti specie: <em>M. ovalifolia</em>, <em>M. ruspoliana</em>, <em>M. drouhardii</em>, <em>M. borsiana</em>, <em>M. hildebrandtii</em>, <em>M. peregrina</em>, <em>M. longituba</em>, <em>M. stenopelata</em>, <em>M. arborea</em>, <em>M. pygmaea</em>, <em>M. rivae</em>, <em>M. concanencis</em>. Ad ogni modo, poiché la Moringa oleifera è la specie maggiormente conosciuta e utilizzata sia a livello alimentare che all&#8217;interno di integratori alimentari e prodotti cosmetici, nel presente articolo verrà trattata soprattutto questa specie.</p>
<p>La <strong>Moringa</strong> oleifera è una pianta originaria dell&#8217;India appartenente alla famiglia delle <em>Moringaceae</em>, ma è ora coltivato in molte regioni tropicali e subtropicali in tutto il mondo. E’ anche conosciuta con il nome di &#8220;<strong>behen</strong>&#8220;, “<strong>ben tree oil</strong>” e di &#8220;<strong>rafano indiano</strong>&#8220;.</p>
<p>La Moringa oleifera può raggiungere addirittura i 10 metri di altezza.</p>
<p><strong>Da sempre utilizzata nella medicina popolare indiana</strong> e nelle medicine tradizionali dei Paesi in cui quest&#8217;albero è solito crescere (come Asia, America del Sud, Africa, Caraibi, alcuni Paesi dell&#8217;Oceania, ecc.), la Moringa viene spesso chiamata &#8220;<strong>albero miracoloso</strong>&#8221; o &#8220;albero dei miracoli&#8221;, poiché &#8211; secondo tali medicine alternative &#8211; <strong>esso è in grado di prevenire e trattare molteplici disturbi</strong>. Tuttavia, è probabile che tale nome non derivi solo dalle presunte capacità curative e preventive attribuite alla pianta, ma anche dalla capacità della stessa di crescere in condizioni sfavorevoli, in presenza di siccità, in terreni poveri e con pH estremamente variabili.</p>
<p>La Moringa viene <strong>utilizzata sia in ambito alimentare che nell&#8217;ambito della cosmesi</strong>. Il suo impiego in questi campi è giustificato dai suoi componenti nutrizionali e dalle numerose proprietà attribuite al cosiddetto albero miracoloso, alcune confermate e altre no.</p>
<p>Le parti della pianta che vengono utilizzate sono le foglie, i fiori, i frutti (baccelli), i semi, la corteccia e le radici. Nei Paesi in cui la Moringa è indigena, le popolazioni utilizzano foglie, fiori, frutti, radici, semi e olio estratto da questi ultimi nella normale alimentazione.</p>
<p>Nel nostro Paese, invece, sono reperibili perlopiù le foglie essiccate e sminuzzate o polverizzate che vengono utilizzate per la preparazione di infusi o bevande. <strong>Le foglie polverizzate e gli estratti dei semi rientrano altresì nella composizione di diversi integratori alimentari approvati dal Ministero della Salute</strong>.</p>
<p>In cosmesi, invece, vengono utilizzati sia gli estratti della pianta che l&#8217;olio ottenuto dai semi della stessa. Di seguito, i principali utilizzi e le proprietà della Moringa verranno descritti più nel dettaglio.</p>
<p><strong>Proprietà nutrizionali della Moringa  </strong></p>
<p>Nei Paesi in cui la Moringa cresce, foglie, baccelli, semi, fiori e radici vengono consumati come parte della normale alimentazione. Dal punto di vista nutrizionale, la Moringa possiede un <strong>profilo nutrizionale di tutto rispetto</strong>, tanto da meritarsi la definizione di “pianta più ricca di nutrienti mai scoperta”; è infatti un’eccellente fonte di</p>
<ul>
<li>proteine (30% nelle foglie essiccate, che contengono tutti gli amminoacidi essenziali),</li>
<li>acidi grassi (44% di acido alfa-linolenico),</li>
<li>vitamine (A, alcune del gruppo B, C, D, E, K),</li>
<li>minerali (calcio, ferro, potassio, magnesio, manganese, zinco),</li>
<li>fenoli,</li>
<li>steroli vegetali (beta-sitosterolo),</li>
<li>flavonoidi (quercetina),</li>
<li>isotiocianati (moringina).</li>
</ul>
<p>Secondo molti, la Moringa dovrebbe essere considerata un vero e proprio superfood in grado di esercitare effetti benefici sulla salute. In realtà, è opportuno precisare che &#8211; per quanto possano essere utili all&#8217;organismo i nutrienti contenuti nella Moringa &#8211; non esistono cibi miracolosi in grado di risolvere o prevenire tutti i mali. Di contro, un&#8217;alimentazione sana ed equilibrata è senz&#8217;ombra di dubbio un elemento molto importante per preservare la salute del corpo.</p>
<p>Vedi link <a href="https://www.amaperbene.it/a-proposito-di-superfood/"><strong>A proposito di superfood</strong></a></p>
<p><strong>Foglie di Moringa</strong></p>
<p>Le foglie di Moringa sembrano contenere diversi amminoacidi essenziali, vitamina A, vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6 e B9) e vitamina C, cui si aggiungono minerali come calcio, ferro, potassio, magnesio, fosforo, sodio e zinco.</p>
<p>Le foglie <strong>sono considerate come la parte più nutriente della pianta</strong> e <strong>vengono consumate cotte, oppure vengono fatte essiccare e sminuzzate o polverizzate per poi rientrare nella composizione di salse e zuppe</strong>, ma non solo. Le foglie essiccate e sminuzzate, infatti, vengono utilizzate anche per la preparazione di <strong>tè ed infusi</strong>. Quest&#8217;ultimo utilizzo, fra l&#8217;altro, si è diffuso anche in Italia.</p>
<p><strong>Baccelli immaturi di Moringa</strong></p>
<p>Anche i baccelli immaturi, anche chiamati &#8220;<strong>drumstick</strong>&#8220;, ossia &#8220;<strong>bacchette da tamburo</strong>&#8221; della pianta vengono impiegati nella normale alimentazione, in particolare, nell&#8217;Asia meridionale. Consumati freschi, vengono generalmente cotti per bollitura; sembrano essere particolarmente ricchi di fibre, magnesio, manganese e potassio.</p>
<p><strong>Semi e olio di semi di Moringa</strong></p>
<p>I semi vengono consumati bolliti o tostati e sembrano contenere interessanti concentrazioni di vitamina C (che tuttavia potrebbe degradarsi durante la cottura), vitamine del gruppo B e sali minerali.</p>
<p>Dai semi è altresì possibile estrarre un <strong>olio commestibile</strong> dal tipico sapore dolce, resistente all&#8217;irrancidimento e <strong>ricco di acido oleico</strong> (65-75%) <strong>e di acido beenico o behenico</strong>. L&#8217;olio ottenuto dai semi di Moringa è anche noto con il nome di <strong>olio di Ben o olio di Behen</strong>.</p>
<p>Ciò che rimane dei semi di Moringa dopo l&#8217;estrazione dell&#8217;olio può essere utilizzato come <strong>fertilizzante </strong>o come agente flocculante per purificare l&#8217;acqua. Non è un caso che nella valle del Nilo la Moringa sia anche conosciuta con il nome di &#8220;<strong>Shagara al Rauwaq</strong>&#8220;, letteralmente &#8220;<strong>albero che purifica</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Radici</strong></p>
<p>Anche le radici della Moringa sono commestibili, vengono sminuzzate e utilizzate soprattutto come <strong>aromatizzanti</strong>. Il consumo eccessivo, tuttavia, può portare alla comparsa di nausea, vomito e vertigini. Le radici della pianta, inoltre, <strong>contengono un particolare alcaloide &#8211; la spirochina &#8211; che interferirebbe con la trasmissione nervosa portando ad effetti indesiderati</strong>.</p>
<p>Agli estratti di radice di Moringa sono attribuite <strong>proprietà abortive</strong> (fonte: PDR for Herbal Medicines, Fourth Edition). Per questa ragione l&#8217;uso della radice e di suoi derivati/preparati è <strong>controindicato durante la gravidanza</strong>.</p>
<p>In qualsiasi caso, a scopo precauzionale, le donne in gravidanza non dovrebbero assumere parti di Moringa né suoi derivati o estratti (anche se non prodotti dalle radici) senza aver prima chiesto il parere del proprio medico.</p>
<p><strong>La Moringa è apprezzata anche per la sua</strong> <strong>natura sostenibile</strong>. Cresce rapidamente e può prosperare in condizioni di suolo povere, richiedendo quantità minime di acqua per crescere. Queste caratteristiche la rendono una coltura interessante per la lotta contro la malnutrizione in regioni svantaggiate.</p>
<p><strong>Proprietà attribuite alla Moringa</strong></p>
<p>Alla Moringa vengono attribuite numerose potenziali proprietà tra cui:</p>
<ul>
<li>proprietà<strong> antiossidanti </strong>(imputabili ai polifenoli contenuti nella pianta)<strong> e antinfiammatorie</strong> (imputabili ai flavonoli e agli acidi fenolici) che combattono i radicali liberi e la degradazione cellulare e inibiscono l’ossidazione di lipidi, proteine e cellule del DNA; gli antiossidanti presenti nella Moringa aiutano anche a migliorare le funzioni cognitive e cerebrali e a regolare la produzione di neurotrasmettitori quali serotonina, dopamina e noradrenalina, mentre le vitamine E e C combattano la degenerazione dei neuroni;</li>
<li>proprietà<strong> antimicrobiche</strong> soprattutto nei confronti di batteri Gram-positivi (ad esempio, <em> aureus</em> ed <em>E. faecalis</em>), ma anche nei confronti di batteri Gram-negativi (ad esempio, <em>E. coli</em> e <em>P. aeruginosa</em>) seppur in misura inferiore;</li>
<li>proprietà <strong>anti-iperglicemiche</strong> (probabilmente dovute ai <strong>terpenoidi</strong> presenti nella pianta);</li>
<li>proprietà <strong>chemio-preventive e antitumorali</strong> (i composti responsabili di una simile attività sembrerebbero i <strong>glucosinolati</strong>).</li>
</ul>
<p>Sfortunatamente molti di questi studi non sono stati condotti in modo sufficientemente rigoroso (randomizzati, contro placebo), oppure sono stati pubblicati su riviste semi-sconosciute – e quindi sfuggiti all’attenzione internazionale – oppure ancora si sono fermati alla sperimentazione in vivo su animali ma non sono proseguiti sull’uomo. Questo spiega anche la scarsa conoscenza della Moringa nella pratica medica occidentale, nella cui tradizione tale pianta è completamente assente. Pertanto, i benefici accennati <strong>richiedono una validazione scientifica ed indagini più approfondite</strong>.</p>
<p><strong>Moringa e malnutrizione </strong></p>
<p>Sin dalla fine degli anni ‘90 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha promosso la Moringa come integrazione alimentare per combattere il problema della malnutrizione: tutte le parti della pianta sono edibili e ricche di nutrienti (foglie, radici, semi, corteccia, gemme, fiori e frutti); la Moringa presenta inoltre il grande vantaggio di fiorire durante la stagione secca, quando tutti gli altri vegetali diventano scarsamente reperibili.</p>
<p>Le foglie in particolare, ricche di vitamine, minerali e aminoacidi essenziali, sono raccomandate per le donne in gravidanza o in allattamento e per i neonati nelle zone ad elevato rischio di malnutrizione.</p>
<p>Nelle Filippine la Moringa è conosciuta come “Migliore amica delle mamme” per la sua capacità di aumentare la gettata lattea nelle donne in allattamento.</p>
<p><strong>Integratori alimentari di Moringa e controindicazioni</strong></p>
<p>In Italia, la Moringa non è reperibile fresca, ma la si trova solitamente in forma di foglie essiccate e sminuzzate per la preparazione di tè e all&#8217;interno di integratori alimentari. Questi ultimi sono generalmente realizzati con estratti ottenuti dai semi della pianta (solitamente, in forma di compresse o capsule), ma alcuni sono realizzati anche con la polvere ottenuta dalle foglie essiccate (in forma di polvere libera, oppure racchiusa in capsule o compresse).</p>
<p>In linea di massima, gli integratori alimentari di Moringa sono ben tollerati e non dovrebbero causare particolari effetti collaterali. Un utilizzo smodato e/o prolungato potrebbe tuttavia portare alla comparsa di effetti lassativi; inoltre, non è possibile escludere l&#8217;insorgenza di reazioni allergiche in individui sensibili.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>controindicazioni</strong>, gli integratori alimentari di Moringa non dovrebbero essere utilizzati in caso di <strong>allergia</strong> nota alla pianta. Allo stesso tempo, l&#8217;uso in gravidanza e durante l&#8217;allattamento non è raccomandato, così come è sconsigliato l&#8217;uso di simili prodotti in caso di terapie farmacologiche in corso, soprattutto se a base di farmaci che vengono metabolizzati dal citocromo P450.</p>
<p><strong>Utilizzo della Moringa nei cosmetici</strong></p>
<p>L&#8217;estratto dei semi di Moringa così come l&#8217;olio da essi ottenuto vengono largamente utilizzati in ambito cosmetico all&#8217;interno di una grande varietà di prodotti per la cura del viso, del corpo e dei capelli.</p>
<p>L&#8217;olio di Moringa è particolarmente apprezzato in cosmesi per le sue proprietà emollienti, antiossidanti e idratanti che vengono sfruttate per promuovere la bellezza sia della pelle che dei capelli e del cuoio capelluto.</p>
<p>In alcuni cosmetici, anche se non si utilizza l&#8217;olio di Moringa, è possibile ritrovare l&#8217;<strong>acido</strong> <strong>beenico</strong>, uno degli acidi grassi rientranti nella composizione del suddetto olio. Si tratta, infatti, di un ottimo emolliente dall&#8217;effetto vellutante e fattore di consistenza per le emulsioni O/A.</p>
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		<title>Albicocca &#124; Prunus armeniaca</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/albicocca-prunus-armeniaca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 15:57:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;albicocca è il frutto dell&#8217;albicocco (Prunus armeniaca), appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere prunus, cui appartengono anche ciliegia, prugna, mandorla, pesca. Con alcuni di questi sono stati prodotti vari ibridi molto apprezzati dai mercati in cui sono stati introdotti. L&#8217;albicocco è una pianta originaria della parte di Cina nordorientale confinante con la Russia. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>albicocca</strong> è il frutto dell&#8217;albicocco (<em>Prunus armeniaca</em>), appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere <em>prunus</em>, cui appartengono anche ciliegia, prugna, mandorla, pesca. Con alcuni di questi sono stati prodotti vari ibridi molto apprezzati dai mercati in cui sono stati introdotti.</p>
<p>L&#8217;albicocco è una pianta originaria della parte di Cina nordorientale confinante con la Russia. La sua presenza data più di 5.000 anni di storia. Da lì si estese lentamente verso ovest attraverso l&#8217;Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome, ancora oggi in Liguria vengono chiamate in dialetto &#8220;armugnin&#8221;, in Lombardia &#8220;mugnàgh&#8221; e in Veneto e in Friuli &#8220;armełin&#8221;) dove, si dice, venne scoperta da Alessandro Magno.</p>
<p>I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fu consolidata dagli arabi: infatti &#8220;albicocco&#8221; deriva dall&#8217;incontro tra la parola latina <em>praecoquum</em> (precoce) con la parola araba <em>al-barqūq</em>.</p>
<p>In America è stata portata dagli Europei a partire dal 1700. Oggi è diffusa in oltre 60 Paesi, anche se è nel bacino del Mediterraneo che si raccoglie il 60% della produzione mondiale di albicocche. Viene coltivato in climi caldi o temperati e relativamente asciutti.</p>
<p><strong>L&#8217; albicocco</strong> si presenta come un piccolo albero a foglia caduca che può raggiungere i 12-13 metri allo stato selvatico. Nelle coltivazioni, tuttavia, la pianta viene tenuta sotto i 3,5 metri per agevolare la raccolta dei frutti. Ha una chioma a ombrello, con tronco e rami sottili e leggermente contorti. Le foglie sono ellittiche, con punte acuminate e bordo seghettato e piccioli rosso violaceo. La larghezza media è di 7–8 cm, ma varia da una cultivar all&#8217;altra, pur restando più larga di altre piante della medesima famiglia.<br />
I fiori sono molto simili ai loro cugini ciliegio, pruno e pesco. I fiori sono singoli, ma sbocciano a gruppetti che si situano all&#8217;attaccatura delle foglie. Hanno 5 sepali e petali, molti stami eretti e variano dal bianco puro ad un lieve colore rosato.<br />
La pianta viene impollinata usualmente dagli insetti o altro e non richiede impollinazione manuale. Il frutto è una drupa con seme legnoso all&#8217;interno. Solo alcune varietà presentano l&#8217;autosterilità, e quindi spesso un albero singolo fruttifica regolarmente.</p>
<p>Le albicocche, a seconda della varietà, <strong>si trovano da maggio a luglio</strong>, ma non oltre perché sono molto deperibili.</p>
<p><strong>Le varietà</strong></p>
<p>Esistono numerose varietà, per lo più con diffusione limitata, a causa di una difficoltà di adattamento tipica di questa specie.</p>
<ul>
<li><strong>Amabile Vecchioni</strong>: Albero che produce frutti grandi che maturano solitamente negli ultimi dieci giorni di giugno. La fioritura avviene nel mese di marzo e precede quasi tutti gli altri alberi da frutto. Non teme i climi e le temperature più rigide ma prospera come ogni albicocco in climi caldi e asciutti.</li>
<li><strong>Diavola</strong>: Varietà molto coltivata in Campania, caratterizzata da un portamento vigoroso e da una spiccata longevità. Produce frutti con pigmentazione rossastra e di discreta pezzatura previo diradamento.</li>
<li><strong>Galàtone</strong>: Da un paesino della costa pugliese, una piccola ma saporitissima albicocca: quella di Galàtone è una varietà autoctona poco nota, ma subito riconoscibile per dei puntini, quasi delle piccole &#8220;lentiggini&#8221; presenti sulla buccia. Protetta da presidio Slow Food, l&#8217;albicocca di Galàtone si presenta tenerissima e dal sapore particolarmente dolce.</li>
<li><strong>Pindos</strong>: Varietà precoce, la si può iniziare a raccogliere verso la fine di maggio. Ha un portamento poco vigoroso. Produce frutti di buona pezzatura purché si pratichi il diradamento.</li>
<li><strong>Preole</strong>: Varietà coltivata soprattutto in Campania, con portamento poco vigoroso e frutti di piccola pezzatura.</li>
<li><strong>Reale di Imola</strong>: Varietà un tempo coltivata in Emilia-Romagna, matura in questa regione nel mese di luglio. Il frutto è di pezzatura media, di color oro e con polpa gialla. Viene abbandonata perché i frutti della stessa pianta maturano scalarmente e quindi necessitano più passaggi per la raccolta. Ha un difficile adattamento ad altre condizioni climatiche.</li>
<li><strong>Perzicocche</strong>. Più che una varietà, questo è un nome adottato a livello regionale-locale per riferirsi alla comune albicocca. Non è ancora chiara l&#8217;etimologia del termine, in quanto difficile da ricostruire alla luce della rarità dei manufatti provenienti dalla regione oggetto.</li>
<li><strong>Scillato</strong>: L&#8217;albicocca di Scillato in Sicilia è una varietà di piccole dimensioni, caratterizzata da un sapore zuccherino molto intenso; è ottima per confetture e granite, e si segnala anche per il metodo di coltivazione, fatto a mano e senza trattamenti.</li>
<li><strong>Thyrintos</strong>: È una varietà molto precoce, che matura al Nord Italia nella prima settimana di giugno. I frutti sono di grande pezzatura, per questo continua ad essere offerta su tutti i mercati. Risulta abbastanza sensibile alla moniliosi, benché la malattia non abbia solitamente cause letali sulla pianta.</li>
<li><strong>Valleggina</strong>: Chiamata anche &#8220;<strong>Albicocca Valleggia</strong>&#8220;, viene coltivata nell&#8217;entroterra savonese. Il maggior centro produttivo si colloca nella piana di Valleggia (da cui prende il nome), situata alle spalle dei comuni di Savona e Vado Ligure e terminante nel comune di Quiliano. Il frutto è riconoscibile per il colore arancione brillante, pigmenti rosso acceso con una spiccata mascheratura rossa, di media pezzatura. Il periodo di raccolta si colloca tra la fine di giugno e l&#8217;inizio di luglio.</li>
<li><strong>Vesuviana</strong>. Dolci e dal sapore zuccherino, le albicocche vesuviane presentano un sovra colore rosso sfumato su una base di colore giallo o arancione. Vengono anche detta <em>crisommole</em> dal termine dialettale che ne sottolinea la morbidezza.</li>
</ul>
<hr />
<p><strong>La pianta</strong> di albicocco in sé non patisce il freddo e sopporta temperature davvero rigide, tuttavia fiorisce molto presto rispetto a quasi tutti gli altri alberi da frutto e questo rende la produzione di albicocche vulnerabile alle gelate primaverili. Inoltre l&#8217;albicocco è soggetto a funghi se troppo bagnato e le albicocche stesse possono marcire sulla pianta: questi fattori hanno determinato la sua diffusione in climi caldi e asciutti, dove il rischio di gelate è minore e minori sono le precipitazioni.</p>
<p><strong>Il frutto</strong> è una drupa, ha una dimensione tra i 3,5 e i 6 cm, un colore giallo uovo-arancione con lievi sfumature rosse e una buccia leggermente vellutata. Presenta un seme singolo, che somiglia a una mandorla. Gli albicocchi sono abbastanza precoci e cominciano a fruttificare già dal secondo anno, ma la piena produzione non comincia prima del terzo/quinto ed è più abbondante su alberi piccoli, e rami corti. Le albicocche necessitano di un periodo dai 3 ai 6 mesi per svilupparsi e maturare e sono prevalentemente raccolte a mano dai primi di maggio alla metà di luglio.</p>
<hr />
<p><strong>L&#8217;albicocca in cucina</strong></p>
<p>Le albicocche vanno scelte ben mature e consumate entro pochi giorni dall&#8217;acquisto poiché sono frutti deperibili. Proprio per questa loro fragilità vengono conservate o trattate in numerosi modi: essiccate (specie negli Stati Uniti d&#8217;America), sciroppate e conservate in lattine o congelate. Altrettanto comuni sono i prodotti derivati: il succo, la marmellata e la gelatina di albicocca, molto usata in pasticceria per apricottare (da <em>Apricot</em>, il nome in inglese di tale frutto) torte e pasticcini. L&#8217;apricottatura consiste nello spennellare la superficie di una torta di gelatina di albicocche prima di glassarla. Un esempio classico di questa tecnica, molto diffusa, è la famosa <strong>torta Sacher</strong>.</p>
<p>Le albicocche vengono impiegate solitamente in preparazioni <strong>dolci di vario tipo come gelati, sorbetti, marmellate e gelatine, succhi e sciroppi, torte e pasticcini</strong>. Tuttavia il loro gusto lievemente acidulo le rende adatte anche ad accostamenti salati, come le salse di accompagnamento alle carni rosse. Esse vengono anche <strong>utilizzate in liquoreria</strong>: un&#8217;acquavite di albicocche viene distillata nel Canton Vallese in Svizzera e porta il nome d&#8217;<strong>Abricotine</strong>, la più rinomata proviene da un&#8217;antica varietà, la <strong>Luizet</strong>. Anche nei Balcani si ottiene un distillato d&#8217;albicocca chiamato <strong>Kajsija</strong>.</p>
<p>Il seme dell&#8217;albicocca quanto quello della pesca viene detto <strong>armellina</strong>. Le armelline hanno usualmente un retrogusto gradevolmente amarognolo e vengono <strong>usate in pasticceria come essenza, come ingrediente negli amaretti, in sciroppi o liquori e in generale in abbinamento alle mandorle dolci</strong> per renderne più interessante il gusto. Tuttavia il loro consumo viene limitato a un uso aromatico poiché, come le foglie e i fiori dell&#8217;albicocco, <strong>contengono un derivato dell&#8217;acido cianidrico </strong>che, ad alte dosi, risulterebbe <strong>altamente tossico</strong>. Sebbene nel tessuto delle piante questa sostanza sia presente in percentuali molto basse e non pericolose, le armelline vanno mangiate con parsimonia ed è sconsigliabile farle mangiare ai bambini.</p>
<hr />
<p><strong>L&#8217;albicocca nella nutrizione</strong></p>
<p>L&#8217;albicocca è ricca di vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A. Due etti di albicocche fresche forniscono il 100% del fabbisogno giornaliero di vitamina A di un adulto, e sono quindi indicate per favorire la protezione della cute e potenziare le capacità visiva.</p>
<p>L&#8217;albicocca è ricca di magnesio, fosforo, ferro, calcio e potassio, facendone un alimento irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso e cronicamente stanco. Si raccomanda ai convalescenti, ai bambini nell&#8217;età della crescita e agli anziani, ma è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali. Il sorbitolo invece conferisce all&#8217;albicocca leggere proprietà lassative.</p>
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<p><strong>Proprietà nutrizionali</strong></p>
<p>Le albicocche contengono buone quantità di minerali ed oligoelementi (magnesio, fosforo, ferro, calcio sodio, zolfo, manganese e potassio). La presenza di <strong>vitamina C e beta carotene (vitamina A)</strong> dona all&#8217;albicocca <strong>proprietà antiossidanti</strong>, protegge dall&#8217;inquinamento atmosferico e potenzia le difese immunitarie. <strong>L&#8217;abbondanza di carotenoidi stimola la produzione di melanina e favorisce l&#8217;abbronzatura</strong> proteggendo la pelle dai raggi solari. Inoltre questa vitamina migliora la capacità visiva e rinforza le ossa e i denti.</p>
<p>Le albicocche hanno inoltre <strong>proprietà antianemiche, eupeptiche</strong> e sono indicate negli stati di nervosismo, insonnia ed astenia psicofisica. Consumate mature sono di facile digestione. Le albicocche secche hanno anche proprietà lassative.</p>
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<p><strong>Valori nutrizionali medi</strong>: Il frutto è molto ricco di acqua, infatti in 100 gr di albicocca se ne trovano 86,3 g, cui si aggiungono: 6,8 g di zuccheri solubili 1,5 g di fibre (di cui 0,71 g sotto forma di fibre solubili e 0,83 g in forma di fibre insolubili); proteine: 0,4; grassi: 0,1. Fra i micronutrienti, sempre per 100 gr spiccano invece: 320 mg di potassio, 1 mg di sodio, 16 mg di calcio, 16 mg fosforo, 0,5 mg di ferro.</p>
<p>L’albicocca è anche un’ottima fonte di vitamine. In particolare, in 100 g di questo frutto si trovano: 13 mg di vitamina C; 0,5 mg di niacina (vitamina B3 o PP), 0,03 mg di riboflavina (vitamina B2), 0,03 mg di tiamina (vitamina B1) e vitamina A (360 µg di retinolo equivalente). Inoltre è una fonte di vitamina K, acidi organici, fenoli, composti volatili (come la benzaldeide), esteri, <strong>norisoprenoidi</strong> e <strong>terpenoidi</strong>. All’interno del nocciolo di albicocca si nasconde invece l’<strong>amigdalina </strong>(presente anche nei noccioli di pesca e mandorla amara), una sostanza capace di originare <strong>acido cianidrico</strong> <strong>tossico</strong> quando sottoposta ad idrolisi enzimatica; in particolare, l&#8217;amigdalina subisce l&#8217;azione delle b-glicosidasi, liberando due molecole di glucosio, una molecola di benzaldeide ed una molecola di acido cianidrico. Gli enzimi coinvolti in questa reazione non vengono prodotti direttamente dall&#8217;organismo umano, ma dalla flora batterica intestinale e da quella eventualmente presente nella droga ingerita. Dalla amigdalina, detta anche vitamina B17, è stato ricavato il <strong>laetrile</strong>. sperimentato nel trattamento antitumorale; tuttavia, nessuna dimostrazione scientifica finora è stata capace di trovare valide basi alla teoria che esso abbia un effetto antineoplastico.</p>
<p><strong>Il frutto apporta 28 calorie ogni 100 grammi di peso</strong>.</p>
<p>Le albicocche sono sconsigliate in caso di ulcera gastroduodenale e gastroenterocolite, oltre ovviamente quelle persone che possono manifestare allergie verso questo frutto.</p>
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		<title>Stregonia siciliana &#8211; Sideritis syriaca</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/stregonia-siciliana-sideritis-syriaca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:41:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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		<category><![CDATA[flavonoidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Polygonatum odoratum (Miller) Druce, conosciuto come Sigillo di Salomone, appartenente alla famiglia delle Liliaceae è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<em> Polygonatum odoratum (Miller) Druce</em>, conosciuto come <strong>Sigillo di Salomone</strong>, appartenente alla famiglia delle <em>Liliaceae</em> è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro.<br />
I fiori, piccoli e profumati come quelli del Giacinto, nascono all&#8217;ascella delle foglie, sono biancastri e tubulosi, retti da un sottile, corto peduncolo. Il frutto, autunnale, è una bacca globosa di colore bluastro, pruinosa. Contiene 1-3 semi, grinzosi. Cresce nei boschi della zona montana e submontana. E’ adatta a tappezzare le zone ombreggiate dei giardini con la sua splendida fioritura bianca e profumata che contrasta con il fogliame verde.</p>
<p>Il nome generico <em>Polygonatum</em> deriva dai termini greci πολύς, πολλή, πολύ (= molto) e γόνυ, γόνατος (= ginocchio, nodo) a indicare i rami nodosi e angolosi delle piante di questo genere. Il nome volgare, Sigillo di Salomone, dato alla pianta è riferito alla forma particolare dei segni circolari o cicatrici, simili a un sigillo, lasciati sul rizoma dalla pianta quando essicca.</p>
<p>In Italia il <em>Polygonatum</em> viene chiamato comunemente anche <strong>Ginocchietto</strong>.</p>
<p>Secondo antiche credenze popolari coltivare il Sigillo di Salomone in vaso o nel giardino è di buon augurio e serve a tenere lontano dalla propria casa sventure e spiriti maligni.</p>
<p>Di questa pianta, che fiorisce tra aprile e giugno nel periodo primaverile, si utilizzano soprattutto le radici per la preparazione di rimedi naturali utili sia in ambito estetico sia digestivo. Tra i suoi <strong>principi attivi</strong> si annoverano mucillagine, <strong>glucochinina </strong>(molto utile per la salute grazie alla sua azione ipoglicemizzante), <strong>gomma arabica</strong>, <strong>saponine</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>idrocolloidi </strong>e <strong>asparagina</strong>.</p>
<p>Dal Sigillo di Salomone si ricavano prevalentemente <strong>tisane e impasti curativi</strong> da applicare sulla pelle, i cosiddetti <strong>cataplasmi</strong>, che rappresentano soluzioni efficaci del tutto naturali fin da tempi remoti.</p>
<p><strong>Tutta la pianta è velenosa, in particolare rizomi e frutti. </strong></p>
<p>Alla pianta vengono attribuite le seguenti <strong>proprietà: </strong><strong>bechica, cardiotonica, diuretica, ipoglicemizzante, lenitiva, oftalmica, risolvente, sedativa, tonica</strong>.</p>
<p>Molto note sono le sue qualità digestive e la <strong>capacità di limitare l’assorbimento di glucosio</strong>, così come gli effetti benefici per il benessere delle vie urinarie grazie alla presenza dell’<strong>asparagina</strong> che <strong>stimola la diuresi</strong>. A questi vantaggi si aggiunge la capacità di garantire il benessere dell’intestino e contrastare la stipsi, grazie al potenziale benefico dell’asparagina, ma non mancano qualità vantaggiose anche per favorire la digestione e dare sollievo allo stomaco appesantito. Infine, tra i vantaggi che derivano dall’uso di questa pianta si può inserire anche la cura dei reumatismi.</p>
<p>Inoltre, il Sigillo di Salomone vanta <strong>qualità cicatrizzanti</strong> e favorisce il rinnovamento delle cellule, agevolando e velocizzando la guarigione delle ferite. Molto efficace, inoltre, è il potere schiarente di questa pianta che riduce visibilmente le macchie cutanee in modo naturale. Risorsa naturale per ridare luminosità alla pelle, il Sigillo di Salomone può essere adoperato per creare preparati efficaci per <strong>schiarire le macchie cutanee</strong>, inestetismi spesso causati dall’esposizione al sole, da fattori ormonali o dall’assunzione di terapie farmacologiche in modo prolungato.</p>
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		<title>Chiretta &#124; Swertia Chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/chiretta-swertia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 19:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido oleico]]></category>
		<category><![CDATA[acido palmitico]]></category>
		<category><![CDATA[acido stearico]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[amarogentina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiretta (Swertia chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten) è una pianta originaria delle zone temperate dell’Himalaya, cresce ad elevate altitudini, tra i 1200 e i 2100 metri nella zona tra il Kashmir e il Bhutan, preferi-bilmente in zone ombreggiate. Si tratta di una pianta erbacea annuale/biennale appartenente alla famiglia delle Gentianaceae, alta fra i 60 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Chiretta </strong>(<em>Swertia chirayita (Roxb. ex Fleming) Karsten) </em>è una pianta originaria delle zone temperate dell’Himalaya, cresce ad elevate altitudini, tra i 1200 e i 2100 metri nella zona tra il Kashmir e il Bhutan, preferi-bilmente in zone ombreggiate.</p>
<p>Si tratta di una pianta erbacea annuale/biennale appartenente alla famiglia delle <em>Gentianaceae</em>, alta fra i 60 cm e 1,5 m. Il fusto è eretto, di colore arancio/marrone o violaceo con la parte centrale a sezione cilindrica e quella superiore a sezione quadrangolare con un con un solco marcato su ogni angolo. Le foglie sono lanceolate, opposte, sessili, con margine cordato e apice acuminato, con 5/7 nervature e lunghe circa 4 cm. La radice è semplice, giallastra, piuttosto obliqua, affusolata e corta, di circa 7-8 cm e spessa 1,20 cm. I fiori sono piccoli, numerosi, tetrameri, in pannocchie con foglie larghe, verdi-gialle con peli viola e verdi o bianchi. Il calice è gamofillo con quattro lobi. Gli stami sono 4, di fronte a lobi della corolla, alla base della corolla. Ovario uniloculare e 2 stigma. Il frutto è una capsula a forma di uovo, con un pericarpo giallastro semitrasparente. I semi sono numerosi, molto piccoli, di colore marrone scuro. La corolla multicolore e la presenza del nettare incentiva l’impollinazione.</p>
<p>Il nome al genere della pianta fu dato da Linneo e dedicato al giardiniere-botanico olandese Iman Sweert (lat. Swertius), celebre coltivatore di piante bulbose, autore del <em>Florilegium</em> (1612) che illustra le più belle piante allora coltivate nei giardini.</p>
<p>I principi attivi presenti nella pianta comprendono: <strong>xantinoni, lignani, alcaloidi, flavonoidi, terpenoidi, iridoidi</strong> e altri composti come <strong>l’acido palmitico, l’acido oleico e l’acido stearico</strong>. Tra gli xantoni troviamo la <strong>chiratina</strong>, presente in varie parti della pianta: tra gli altri componenti attivi troviamo poi l’<strong>amarogentina</strong>, la <strong>swertiamarina</strong>, la <strong>mangiferina</strong> e la <strong>swerichirina</strong>.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite diverse proprietà: <strong>amaro-tonica ed eupeptica</strong>; <strong>carminativa</strong>; <strong>antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, depurativa</strong> e altre come quella <strong>antidiabetica e antiossidante</strong>. La Swertia aiuta in caso di tosse, asma e infezioni bronchiali. Possiede un’azione purificante sulla pelle.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: al momento non sono state rilevate controindicazioni. Per precauzione se ne sconsiglia comunque l’uso in gravidanza e allattamento.</p>
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