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		<title>Argan o argania (Sideroxylon spinosum)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 19:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;argan o argania (Sideroxylon spinosum L.) è un albero appartenente alla famiglia delle Sapotaceae, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa. Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (tashelhit) e significa olio. Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>argan</strong> o <strong>argania</strong> (<em>Sideroxylon spinosum</em> L.) è un albero appartenente alla famiglia delle <em>Sapotaceae</em>, diffuso nella parte occidentale del Nord Africa.</p>
<p>Il nome argan corrisponde al nome locale, in lingua berbera (<em>tashelhit</em>) e significa olio.</p>
<p>Come elemento culturale residuo, legato alla antichissima civiltà berbera, i grandi alberi di argan hanno la valenza di simboli della vita, e quello considerato il più vecchio, a Tassila, presso Tamanarte, detto “<strong>Targante Nchick</strong>”, o <strong>albero saggio</strong>, è festeggiato ogni anno con un raduno popolare, con pranzi, balli e canti tradizionali.</p>
<p>L&#8217;argan è un albero dai rami spinosi (da qui l&#8217;epiteto specifico <em>spinosum</em>), alto fino a 8-10 metri, assai resistente e che può vivere anche 150-200 anni. La sua sagoma è molto caratteristica: chioma ampia e arrotondata, tronco nodoso, tortuoso e abbastanza corto, formato spesso da più parti intrecciate tra loro. La pianta può assumere comunque, in locazioni disagiate, le dimensioni più modeste di un piccolo arbusto. <strong>L&#8217;argan fornisce un legno molto duro, utilizzato soprattutto come legname da riscaldamento</strong>.</p>
<p>Le foglie, di colore verde scuro e dalla consistenza coriacea, formano una chioma ampia ed arrotondata; vengono spesso utilizzate come nutrimento da cammelli e capre, e queste ultime non esitano ad arrampicarsi sui rami per brucarle. I fiori, all’inizio bianchi, poi diventano verdi-giallastri; sono presenti da Maggio in poi. Il frutto è una drupa carnosa ovale, fusiforme, della lunghezza di 3 cm circa, simile ad un’oliva, che a maturazione assume un colore giallo-marrone. All’interno è presente una noce molto dura che a sua volta contiene 3 semi a volte commercialmente chiamati &#8220;<strong>mandorle di argan</strong>&#8220;. Un albero di medie dimensioni produce circa 8 kg di semi all&#8217;anno.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome &#8220;Argania&#8221; corrisponde al nome locale &#8220;tashelhit&#8221; con cui è chiamata la pianta, che significa &#8220;olio&#8221;. Spinosa invece deriva dal fatto che sui rami sono presenti numerose spine.</p>
<p><strong>Distribuzione e habitat</strong></p>
<p>Pianta endemica del Marocco, dove è presente in particolare nelle zone sud-occidentali. Si tratta di una pianta molto antica e longeva, che si è adattata perfettamente a vivere al clima torrido e all’aridità del terreno. È una pianta fondamentale per mantenere il delicato ecosistema delle zone in cui è presente, ai confini con il deserto. Infatti con le sue radici frena l’erosione del terreno rallentando la progressiva desertificazione del territorio. Cresce dal livello del mare fino a circa 1.500 m di altitudine.</p>
<p>I frutti vengono raccolti quando cadono a terra e sono secchi. La raccolta viene effettuate manualmente da donne del luogo riunite in cooperative di lavoro. I frutti vengono quindi portati ai centri di lavorazione, dove, dopo l’eliminazione della polpa, vengono rotte le noci e si ottengono i semi, dai quali si estrae l’<strong>olio di Argan</strong>. Ogni albero produce circa da 10 a 30 kg di noci all’anno e servono circa 100 kg di noci per avere 1 litro di olio. Per questo motivo l’olio di Argan viene chiamato anche “<strong>l’oro del deserto</strong>”.</p>
<p>La Lista rossa IUCN classifica <em>Sideroxylon spinosu</em>m come <strong>specie vulnerabile</strong>.</p>
<p>Dal 1988 una zona di circa 830 000 ettari, locazione naturale delle rade &#8220;foreste di argania&#8221;, tra Agadir e Essaouira è stata dichiarata dall&#8217;UNESCO &#8220;<strong>Riserva della biosfera</strong>&#8221; con il nome di Riserva della biosfera dell&#8217;arganeto.</p>
<p><strong>Olio di argan</strong>.</p>
<p>L’olio di argan è un olio vegetale tra i più rari e preziosi del mondo. L’olio ha una consistenza abbastanza fluida e un colore giallo, tendente al dorato; non ha nessuna profumazione, anzi a volte può avere un odore intenso, un po’ sgradevole, tipico degli oli vegetali puri. Si tratta di un olio che viene assorbito velocemente senza lasciare la pelle unta.</p>
<p>Esistono due tipi di olio di argan, a seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell&#8217;uso. <strong>Per gli usi cosmetici si utilizza l’olio che si ottiene dai noccioli non tostati</strong>. L’olio di argan è più chiaro, ha ottime proprietà emollienti, idratanti e lenitive su pelle e capelli. Può essere impiegato tal quale (per massaggio o applicazioni locali) o come ingrediente per vari prodotti cosmetici dove è indicato con il nome INCI Argania Spinosa Kernel Oil; per principi che irritano il sistema digerente non può essere usato in ambito alimentare.</p>
<p><strong>L&#8217;olio alimentare, più scuro, ha sapore più forte di nocciola tostata a causa della torrefazione dei semi</strong>, ed è utilizzato come olio per condire gli alimenti; è molto <strong>nutritivo</strong> e costituisce, in minima quantità, assieme a mandorle tritate e miele, l&#8217;<strong>amlu</strong>, una pasta molto nutriente tradizionale, consumata per la prima colazione.</p>
<p>Il consumo di olio ha anche un profondo significato rituale derivato dalla cultura berbera, come il bagnare la bocca dei neonati con una goccia d&#8217;olio, in segno augurale, o offrirlo simbolicamente agli ospiti.</p>
<p>Per le rese incredibilmente basse (da 2 a 3,2 chili, ogni 100 chili di frutti secchi), questo olio è molto costoso. Salvo una parte minore, prodotta e consumata localmente, la produzione specializzata è quasi completamente esportata.</p>
<p>La popolazione berbera dell&#8217;Atlante ha sempre utilizzato l&#8217;olio di argan per le sue virtù alimentari e cosmetiche. Come il tè, anche l&#8217;olio di argan viene tradizionalmente offerto agli ospiti insieme al miele in segno di rispetto ed ospitalità.</p>
<p><strong>Costituenti dell’olio di argan</strong></p>
<p>L&#8217;olio di argan contiene più dell&#8217;80% di <strong>acidi grassi insaturi</strong> (linoleico 34%, linolenico 0,1% e oleico 46%), mentre tra i <strong>saturi</strong>, i componenti maggiori sono l’acido palmitico 13% e stearico 5%. Questo olio vegetale è ricco di <strong>tocoferoli </strong>(tra cui il più abbondante è il γ-tocoferolo), di <strong>flavonoidi</strong>, <strong>carotenoidi</strong> e <strong>xantofille</strong>, <strong>steroli </strong>(possono contribuire a mantenere la pelle idratata e a ridurre l&#8217;infiammazione) e <strong>triterpeni </strong>(noti per le loro proprietà antinfiammatorie), <strong>squalene</strong> (un idrocarburo insaturo che può contribuire a mantenere la pelle morbida e idratata). Si tratta di principi attivi che forniscono nutrimento ai tessuti e ne contrastano la perdita di elasticità, prevenendo l’insorgenza delle rughe. La <strong>vitamina E</strong> inoltre contrasta l’ossidazione degli acidi grassi, prevenendo così il precoce invecchiamento cutaneo. Infine i fitosteroli (<strong>schottenolo</strong> e <strong>spinasterolo</strong>) quasi assenti negli altri semi oleosi, svolgono un’azione lenitiva su pelli irritate, arrossate e screpolate, riducendo la sensazione di prurito.</p>
<p>Tutti questi componenti lavorano sinergicamente per conferire all&#8217;olio di argan molteplici proprietà benefiche, tra cui idratazione della pelle, protezione contro i radicali liberi, riduzione dell&#8217;infiammazione e miglioramento della salute della pelle e dei capelli.</p>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>All’olio di Argan vengono attribuite diverse proprietà benefiche: antiossidante, idratante,</p>
<p>favorisce il rinnovamento cellulare, elasticizzante, cicatrizzante.</p>
<p>Può essere assunto <strong>per via interna</strong>, per cui contribuisce a tenere sotto controllo i livelli ematici di colesterolo (LDL); protegge l&#8217;organismo dall’azione dei radicali liberi che provocano invecchiamento cellulare; svolge un’azione preventiva rispetto alle malattie reumatiche e cardiovascolari e stimola le capacità cerebrali.</p>
<p>Può essere assunto per via orale sotto forma di perle, come integratore alimentare per i capelli, o impiegato nella dieta di tutti i giorni, per condire a crudo le insalate e altre pietanze. Unito alle mandorle e al miele è ingrediente dell&#8217;<strong>amlou beldi</strong>, la crema tradizionale marocchina, che ancora oggi si offre ai visitatori assieme al pane e al tè alla menta in segno di benvenuto.</p>
<p><strong>Applicato esternamente</strong> svolge invece un’<strong>azione emolliente, idratante e anti-age</strong>, e ciò lo rende un vero e proprio elisir di bellezza per la pelle, soprattutto quella secca. La pelle secca, infatti, è più sensibile e più soggetta alle screpolature, alle rughe, alle smagliature e alle irritazioni, in quanto il naturale equilibrio idrolipidico risulta alterato. Come conseguenza, il tessuto cutaneo perde elasticità, compattezza e tono. <strong>L’olio di argan svolge un’azione protettiva sulla cute</strong>, preservandola dagli agenti esterni come il sole, il freddo e lo smog. Quest’olio vegetale è <strong>impiegato nella cosmesi naturale per la cura del viso e del corpo</strong>, in quanto nutre e idrata sia la pelle sia capelli secchi, fragili, sfibrati e privi di lucentezza. Bastano poche gocce applicate direttamente sulla pelle o, in alternativa, conviene inserirlo come prezioso ingrediente nelle creme fatta in casa.  Le sue proprietà emollienti e tonificanti lo rendono <strong>il migliore olio con attività rassodante</strong>, adatto alla cura del rilassamento cutaneo. È fondamentale per contrastare la formazione delle smagliature, soprattutto in gravidanza, per combattere le rughe e per restituire elasticità e tensione alla pelle secca, sensibile e disidratata. Migliorando l&#8217;idratazione della pelle, l&#8217;olio di argan è in grado anche di aumentare le difese dei tessuti, mitigare rossori ed eczemi e favorire i processi di guarigione delle bruciature o curare gli eritemi solari. La sua azione lenitiva è utile in caso di distorsioni e contusioni. Non meno importante è l’ulteriore proprietà antisettica nei confronti dei microrganismi che causano infezioni cutanee, dermatiti e psoriasi. Essendo un olio a rapido assorbimento che non lascia untuosità e avendo un costo elevato, l’olio di argan non si presta particolarmente a essere utilizzato “assoluto” per i massaggi, ma può essere diluito per arricchire altri olii meno preziosi.</p>
<p><strong>Controindicazioni </strong></p>
<p>Non sono riportate particolari controindicazioni ed effetti collaterali, se non in caso di una particolare sensibilità individuale. Può essere utilizzato anche in gravidanza ed allattamento.</p>
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		<title>Kudzu &#124; Pueraria lobata (Willd.)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 16:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>kudzu</strong> (<em>Pueraria montana lobata</em>) o <em>kuzu</em> è una pianta selvatica rampicante, perenne, appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose); è una pianta semi legnosa, con lunghi rami pubescenti in grado di formare densi strati e di arrampicarsi su alberi ed altri ostacoli. Le foglie sono composite, formate da 3 foglioline lobate, con margine liscio. Il picciolo della fogliolina centrale è lungo, mentre quello delle foglioline laterali è corto. Le radici si sviluppano a partire dagli internodi dei rami che toccano il suolo e sono dotate di noduli nei quali si trovano batteri azotofissatori; possono svilupparsi fino a raggiungere 100 metri di lunghezza, mentre i suoi rami possono crescere fino a 30 cm in un giorno e fino a 30 m in una stagione. Di tale pianta si conoscono principalmente tre varietà, molto simili tra loro: Pueraria montana chinensis, Pueraria montana lobata e Pueraria montana thomsonii.</p>
<p>Arriva dalla Cina e dal Giappone e può raggiungere anche i 100 anni di vita. Il Kuzu è diffuso in tutto l&#8217;Estremo Oriente e in maniera maggiore in Giappone, lungo le pendici di vulcani e montagne, ma ne esistono larghissime distese anche in America e in Europa. In Italia, il kudzu è presente in alcune regioni del nord. Si comporta come neofita invasiva e spesso ricopre in modo pressoché uniforme tutte le superfici che incontra. Si riproduce soprattutto per via vegetativa e cresce nei pressi delle abitazioni, lungo le strade e le ferrovie, su terreni moderatamente umidi e relativamente ricchi di sostanze azotate, spesso in luoghi piuttosto caldi.</p>
<p>La sua denominazione botanica è <em>Pueraria Lobata</em> e pare che la traduzione dal cinese di kudzu significhi <strong><em>eliminatore di tossine</em></strong>. Infatti una delle proprietà di questa leguminosa è di disintossicare l’organismo, cosa da dimostrare.</p>
<p><strong>Le parti maggiormente utilizzate sono le radici e</strong>, talvolta, <strong>anche le foglie</strong>: le prime, raccolte da ottobre ad aprile, vengono utilizzate per estrarre il succo oppure subiscono un processo di essiccazione (al sole o con procedimenti artificiali) per realizzare il decotto o la polvere; i fiori, invece, sono raccolti per infusi. intorno alla fine dell’estate o l&#8217;inizio dell&#8217;autunno e vengono asciugati all&#8217;ombra.</p>
<p>I giovani germogli e le foglie possono essere utilizzati come verdura; <strong>nella cucina orientale</strong> le radici macinate si utilizzano come <strong>addensante naturale</strong> per la preparazione di zuppe, salse e dessert, o per infarinare alimenti da friggere. Esso rappresenta infatti un validissimo sostituto all’amido di mais. In Giappone è ampiamente utilizzato come agente gelificante in salse, zuppe e piatti a base di <em>noodle</em>.</p>
<p>Nella medicina cinese tradizionale il kudzu viene utilizzato da oltre 2000 anni e tuttora rappresenta una delle 50 erbe fondamentali per la fitoterapia. Questa pianta è sempre stata <strong>utilissima per guarire malattie infettive, difficoltà delle vie respiratorie, emicrania, psoriasi, diarrea, ipertensione, sintomi allergici e dolori muscolari</strong>.</p>
<p>Il kuzu è un <strong>gastroprotettore naturale</strong>, infatti alla sua radice è stata riconosciuta una forte proprietà lenitiva e alcalinizzante, utile per alleviare e risolvere diverse problematiche di natura gastro-intestinale come: acidità di stomaco, reflusso, colon e intestino irritabile, ulcere. Il kuzu agisce direttamente sulle mucose assorbendo gli acidi gastrici, facilitando la digestione e donando un immediato sollievo da dolori e bruciori. Per giunta, oltre a guarire, esso è anche in grado di <strong>prevenire la comparsa di acidità</strong> e la conseguente risalita di succhi gastrici verso l’esofago e le vie respiratorie.</p>
<p>Da tempo, inoltre, è riconosciuta la sua efficacia nel risolvere alcuni <strong>problemi di assuefazione</strong>. In Cina questa sostanza ha sempre trovato largo impiego medicinale nella <strong>cura contro l&#8217;abuso degli alcolici</strong>. Il kudzu è ricco di <strong>isoflavoni</strong>, come la <strong>genisteina</strong>, la <strong>daidzeina</strong>, la <strong>puerarina</strong>, le cui caratteristica sono quelle di agire sui neurotrasmettitori come la serotonina, il GABA e il glutammato: <strong>stimolano la produzione di dopamina, allentano il senso di dipendenza</strong>, e compensano la mancanza della sostanza-droga (attività antidipsotropica). Contiene altresì <strong>flavonoidi, cumarine, allantoina, steroli, acido arachidico, amminoacidi, amido</strong>.</p>
<p>Viste le proprietà sopra descritte, il Kuzu è un prodotto molto utilizzato nell&#8217;industria farmaceutica per la produzione di cerotti, spray e gomme da masticare (ad uso terapeutico), <strong>per combattere diverse tipologie di dipendenza</strong>.</p>
<p>Il Kuzu può inoltre rappresentare un prezioso <strong>rimedio naturale in caso di ipertensione o emicrania</strong>, dal momento che gli isoflavoni in esso contenuti sono in grado di ridurre la pressione arteriosa, migliorando anche la circolazione del sangue e l’ossigenazione. Inoltre questa benefica pianta possiede anche <strong>proprietà antiossidanti</strong> che rallentano il restringimento delle arterie. Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia del kudzu anche nella cura dell’angina pectoris nei soggetti cardiopatici.</p>
<p>Questa pianta è, dunque, una sorta di rimedio universale, poiché <strong>esercita un&#8217;azione antidolorifica, miorilassante, antiossidante e antipiretica, crea sollievo, facilita la digestione disinfiammando l&#8217;intestino ed è molto efficace contro lo stress.</strong></p>
<p>Erba amara, pungente, tonica, ad <strong>azione antipiretica e digestiva</strong>, anche vermifuga ed antibatterica, per uso esterno è utilizzata come cicatrizzante.</p>
<p>E&#8217; un adattogeno che stimola la produzione di serotonina e dopamina riequilibrando così il tono dell’umore, contrasta lo stress, facilita il sonno.</p>
<p>La componente di isoflavoni si traduce in apporto di fitoestrogeni utili in menopausa: il kudzu riduce il manifestarsi di vampate e ipersudorazioni notturne, facilita la rimineralizzazione ossea, aiuta il sistema cardiovascolare, calma la fame nervosa.</p>
<p>Pueraria lobata viene impiegata in Oriente anche per prevenire l&#8217;erosione del terreno e come specie foraggera, il suo valore nutritivo è infatti simile a quello dell&#8217;Erba medica</p>
<p>In Corea il fusto viene utilizzato per fare corde e stoffa.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: Il kudzu è un rimedio che non ha manifestato <strong>effetti indesiderati</strong>. L’unica attenzione è legata agli effetti degli isoflavoni sul sistema ghiandolare e ormonale femminile, per cui se ne sconsiglia l’uso in caso di cancro al seno. Non va assunto neanche in caso di terapia con antidepressivi, in caso di patologie tiroidee, e se si sta seguendo una terapia ormonale sostitutiva, perché potrebbero manifestarsi interazioni.</p>
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		<title>Codonopsis &#124; Codonopsis pilosula (Franch.)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/codonopsis-codonopsis-pilosula-franch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 13:17:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Codonopsis pilosula, noto anche come dang shen o ginseng dei poveri, è una specie perenne di pianta da fiore della famiglia delle Campanulaceae. Si tratta di un piccolo rampicante fortemente aromatico originario dell’Asia, dove cresce nelle foreste, nei prati e nella macchia. Il nome significa “dall’aspetto di una campana” e si rifà ai suoi graziosi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Codonopsis pilosula</em>, noto anche come <em>dang shen</em> o <strong>ginseng dei poveri</strong>, è una specie perenne di pianta da fiore della famiglia delle <em>Campanulaceae</em>. Si tratta di un piccolo rampicante fortemente aromatico originario dell’Asia, dove cresce nelle foreste, nei prati e nella macchia. Il nome significa “<strong>dall’aspetto di una campana</strong>” e si rifà ai suoi graziosi fiori simili a campanelle, verdi con striature gialle e viola, generalmente disposti al termine dei rami; poco appariscenti, adornano la pianta in maniera discreta, a volte confondendosi tra le foglie. Queste ultime hanno la forma di cuore e sono ricoperte da una sottile peluria, da cui il termine <strong>pilosula</strong>, ossia “<strong>ricoperta di piccoli peli</strong>”.</p>
<p>Non supera mai i 2 metri di altezza e malgrado il suo modesto aspetto, <em>Codonopsis</em> è una pianta perenne capace di adattarsi a differenti condizioni ambientali e in grado di resistere a temperature di diversi gradi sotto lo zero.</p>
<p>Il rimedio è costituito dalle radici che vengono raccolte in autunno da piante spontanee o da piante di almeno tre anni se coltivate; una volta lavate, vengono ordinatamente legate con uno spago e fatte parzialmente essiccare al sole; durante l’essiccazione vengono manualmente stropicciate o trattate tra due assi per tenere insieme i tessuti interni; questo trattamento serve per compattare la droga una volta essiccata per meglio conservarla.</p>
<p>Il <em>Codonopsis</em> contiene: polisaccaridi e zuccheri (<strong>inulina,</strong> amido, glucosio, fruttosio); saponine (<strong>tangshenosidi</strong>); amminoacidi; alcaloide (<strong>perlolirina</strong>); composti azotati (<strong>colina, acido nicotinico</strong>); triterpeni (<strong>acetato di tarasserile, tarasserolo, friedelina</strong>); steroli e i loro glicosidi; <strong>atractilenolidi</strong>;<strong> oroxilina</strong>; olio volatile; minerali in tracce. In Codonopsis non sono state isolate le saponine del ginseng.</p>
<p>Generalmente impiegato come sostituto del ginseng avendo analoghe proprietà (stimolanti del sistema nervoso centrale, adattogene sia a livello fisico che mentale, antinfiammatorie immunomodulanti,  antiasteniche), nella Medicina Tradizionale Cinese, il <em>Codonopsis</em> è soprannominato “<strong>piccolo Ginseng</strong>”, perché è anch’esso un efficace energizzante che <strong>allevia la spossatezza profonda</strong>, ma si distingue da questa nota radice per un’azione più dolce e prolungabile nel tempo. In particolare, la pianta è consigliata quando la stanchezza e la mancanza di energia indeboliscono la funzionalità dello stomaco, provocando eccessiva acidità e pesantezza: il rimedio <strong>armonizza l’attività gastrica e riequilibra la digestione</strong>. L’azione tonica di <em>Codonopsis</em> si estende infine al polmone, che per i Cinesi è l’organo incaricato non solo della respirazione, ma anche della difesa dell’intero organismo: è quindi un rimedio indicato quando la stanchezza si accompagna a respiro superficiale, affanno, tosse cronica ed estrema sensibilità alle infezioni. Per questi motivi, il <em>Codonopsis </em>viene annoverato tra i maggiori <strong>adattogeni</strong>, ovvero rimedi che migliorano la resistenza allo stress e ne contrastano i possibili disagi psico-fisici. In particolare, questa radice parrebbe utile quando stanchezza e debolezza provocano disturbi a livello gastrointestinale, come difficoltà digestive associate a bruciori, iperacidità e mancanza di appetito.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Si raccomanda precauzione in pazienti che fanno terapia con aspirina, anticoagulanti (warfarin, eparina), antiaggreganti piastrinici e farmaci antinfiammatori non steroidei (ibuprofene, naprossene) Cautela nell’uso concomitante a rimedi lassativi o prodotti antiacido o antireflusso. Il <em>Codonopsis</em> rallenta la peristalsi intestinale, è quindi da valutare l’assunzione contemporanea di altri farmaci per via orale.</p>
<p>Se ne sconsiglia l’uso nelle donne in gravidanza o allattamento per mancanza di studi adeguati. Sconsigliato anche durante cure per la fertilità. Nessuno studio riguardo l’impiego sicuro nei bambini, pertanto se ne sconsiglia l’uso.</p>
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		<title>Giglio &#124; Lilium candidum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/giglio-lilium-candidum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 15:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[fiore di Afrodite]]></category>
		<category><![CDATA[giglio candido]]></category>
		<category><![CDATA[giglio di San Luigi]]></category>
		<category><![CDATA[giglio di Sant’Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[scillina. cosmetico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Lilium candidum L. (in italiano &#8220;giglio candido&#8221; o giglio di Sant’Antonio), è una pianta bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae. L’organo di sopravvivenza è il bulbo, di grosse dimensioni, piriforme e compresso, composto da numerose squame gialle allungate, carnose, senza involucro, che devono essere trattate con cura perché non vengano danneggiate durante la conservazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Lilium candidum</em> L. (in italiano &#8220;<strong>giglio candido</strong>&#8221; o <strong>giglio di Sant’Antonio</strong>), è una pianta bulbosa appartenente alla famiglia delle <em>Liliaceae</em>. L’organo di sopravvivenza è il bulbo, di grosse dimensioni, piriforme e compresso, composto da numerose squame gialle allungate, carnose, senza involucro, che devono essere trattate con cura perché non vengano danneggiate durante la conservazione e l’impianto. A differenza di praticamente tutti gli altri Lilium, i bulbi devono essere piantati poco profondi. Basta che siano coperti con ca. 3 cm di suolo. Sviluppano le radici solo dalla placca basale che è importante rimanga integra, con le scaglie ben attaccate.</p>
<p>Dal bulbo, prima dell’inverno, sorgono le foglie primarie raggruppate in un ciuffo. Fra queste spunta, nella primavera successiva, il fusto fiorale, eretto e rigido, alto mediamente 100-120 cm, ma che può raggiungere anche i 2 m.; sul gambo possono sbocciare dai cinque ai venti fiori, dal profumo dolce intenso; fioriscono in giugno e in luglio. I fiori sono di colore bianco che tende al giallo alla base dei petali; formano un corto racemo apicale e sono dotati di un robusto peduncolo. I 5 tepali bianchi sono lanceolati con la porzione apicale rivolta all’esterno e all’indietro, con la superficie interna levigata. I 5 stami hanno grosse antere con polline giallo-arancio. Il frutto di <em>Lilium candidum</em> è una capsula allungata che a maturità si apre in tre parti lasciando cadere numerosi semi tondi e piatti di colore marrone chiaro.</p>
<p>La specie è originaria del Mediterraneo orientale, di Palestina e Libano in particolare, diffusa grazie ai commerci dei Fenici e naturalizzata in molte zone dell’Europa del Sud e del Medio Oriente fino in Afghanistan.</p>
<p>L&#8217;epiteto generico deriva da <em>lilium</em>, termine latino per &#8216;giglio&#8217;, dal greco λείριον (leírion, giglio) e quindi dall’antico persiano “lalèh”.. L&#8217;epiteto specifico significa bianco dal colore della corolla.</p>
<p>In Europa questo è il giglio più noto e più venerato già dall’antichità. Infatti, i primi dipinti di bulbose a Creta raffigurano questa pianta che era il <strong>fiore di Afrodite</strong>. I Greci la consideravano una pianta sacra ad Era, dea della purezza, che l’avrebbe generata; Afrodite avrebbe però maliziosamente inserito nel fiore un appariscente pistillo giallo di aspetto fallico. Anche nell’Antica Roma <em>Lilium candidum</em> veniva considerato l’emblema delle dee Venere e Diana, e veniva abbondantemente usato durante cerimonie e feste. Nell’era cristiana il suo fiore candido divenne il <strong>simbolo della purezza della Vergine</strong> e durante il medioevo veniva coltivato nei giardini ed orti dei monasteri. Le rappresentazioni del suo stelo con i fiori bianchissimi nei quadri dell’Annunciazione non si contano; a volte nei dipinti che raffigurano l&#8217;Annunciazione è l&#8217;arcangelo Gabriele che glielo porge. Appare anche nell&#8217;iconografia di Sant&#8217;Antonio da Padova, che viene raffigurato con questo giglio in mano a simboleggiare la purezza del corpo e dell&#8217;anima</p>
<p>In <strong>araldica</strong>, il giglio candido è divenuto il simbolo della monarchia francese; originariamente era il simbolo araldico della dinastia capetingia ma poi è stato adottato da tutte le successive case regnanti da esse discese. Viene detto infatti &#8220;<strong>giglio di San Luigi</strong>&#8221; proprio perché è presente nell&#8217;iconografia dell&#8217;unico re della dinastia capetingia proclamato santo, Luigi IX di Francia, che considerava i tre petali simbolo della fede, della saggezza e della cavalleria, tuttavia dal XIV secolo i tre petali saranno considerato in Francia il simbolo della Trinità. Come simbolo dei Borbone, è entrato anche nell&#8217;araldica di altri regni, come ad esempio nella bandiera del Regno delle Due Sicilie o nella bandiera spagnola (oltre che ovviamente nel suo stemma) dove è tutt&#8217;oggi presente.</p>
<p>Il giglio è presente anche nello stemma della città di Firenze e nella bandiera provinciale del Québec, fondato dai francesi nell&#8217;ambito della Nuova Francia ed ora parte del Canada francese. Ad esso e in particolare al suo uso come saluto alle autorità, è dedicata la festa dei Gigli.</p>
<p>I principali <strong>costituenti </strong>del giglio bianco sono: <strong>mucillagini, tannini, steroli e glucosidi tipo scillina</strong>. Questi principi attivi sono responsabili delle <strong>proprietà emollienti, lenitive e antinfiammatorie</strong> della pianta.</p>
<p>Le proprietà benefiche del giglio bianco sono contenute nei fiori (tepali) e nei bulbi. A quest’ultimi vengono attribuite anche <strong>proprietà diuretiche, emmenagoghe ed espettoranti</strong>, che tuttavia non è opportuno sfruttare per uso interno per via di <a href="https://biomedres.us/fulltexts/BJSTR.MS.ID.003204.php">rischi di tossicità</a>. Valida e sicura è invece l’utilizzazione tradizionale <strong>per uso esterno e cosmetico</strong>. La polpa del bulbo cotto è utile per risolvere foruncoli e paterecci, come generico antiinfiammatorio ed emolliente sulle pelli arrossate, sulle ustioni e sulle piaghe. Per uso cosmetico la polpa del bulbo fresco pestato è invece indicata per migliorare l’aspetto e la consistenza di pelli senescenti e stanche. I tepali invece, vengono usati tradizionalmente come lenitivo in caso di scottature, dermatosi, eczemi e pruriti. In questo caso viene preparata una tintura oleosa da usare per fare lievi frizioni sulle parti interessate.</p>
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		<title>Erisimo &#124; Erysimum officinale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/erisimo-erysimum-officinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 17:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[campferolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;erisimo (Sisymbrium officinale o Erysimum officinale) è una pianta annuale con fusto eretto (60 cm) e ramoso; appartiene alla famiglia delle Brassicaceae, ed è noto anche come Erba del cantante, Erba cornacchia, Cima amarella, Rapistogno, Barbena, Trionc, Alaussa, Rapino. Le foglie basali sono picciolate, pennate, con lobi dentati, mentre quelle superiori sono intere e astate; &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>erisimo</strong> (<em>Sisymbrium officinale</em> o <em>Erysimum officinale</em>) è una pianta annuale con fusto eretto (60 cm) e ramoso; appartiene alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>, ed è noto anche come <strong>Erba del cantante</strong>, <strong>Erba cornacchia</strong>, Cima amarella, Rapistogno, Barbena, Trionc, Alaussa, Rapino. Le foglie basali sono picciolate, pennate, con lobi dentati, mentre quelle superiori sono intere e astate; i fiori di colore giallino hanno dimensioni molto modeste e sono raccolti in grappoli; il frutto è una siliqua di forma allungata, che contiene una ventina di semi oblunghi e scuri. Diffusa in tutta Europa, in Italia si trova dal mare alle regioni submontane. Cresce nelle zone incolte, lungo muri, macerie e ai bordi delle strade e vicino ai centri abitati sia in pianura, che in montagna.</p>
<p>Le sommità fiorite di <em>Sisymbrium officinale</em> contengono <strong>oli essenziali, steroli, glicosidi, glicosinolati (sinigrina, glucococlearina, glucobrassicina), cumarine (umbelliferone, erniaria), flavonoidi (campferolo, quercitina, isoramnetina)</strong>. Questi principi attivi conferiscono alla pianta <strong>attività antinfiammatoria, espettoranti e antisettica sulle vie respiratorie</strong>.</p>
<p>La “droga” (parte utilizzata) corrisponde quindi alla pianta fiorita raccolta che si raccoglie intera in fiore nel periodo di maggio-giugno. Si recidono i fusti per circa 15-20 cm dalla sommità. Si riuniscono in mazzetti e si lasciano essiccare all’ombra e in un luogo areato. Successivamente si conservano in vasetti di vetro o di porcellana ben chiusi. Si consiglia l’uso della pianta fresca, in quanto con l’essiccazione si ha una perdita importante dei principi attivi. La Tintura Madre viene preparata da pianta fresca (con un titolo 65°).</p>
<p>Le proprietà dell&#8217;erisimo sono note fin dall&#8217;antichità e il nome della pianta deriva dal greco &#8220;<em>eruo</em>&#8221; “io salvo” e &#8220;<em>oimos</em>&#8221; “il canto”. Durante il Rinascimento, il suo utilizzo divenne comune tra oratori, attori di teatro e cantanti.</p>
<p>La <strong>tintura madre di erisimo</strong> per uso interno può essere impiegata per gargarismi <strong>per lenire la secchezza o le infiammazioni alle corde vocali</strong> di fumatori, attori, di coloro che lavorano con la voce, e contro il mal di gola. Proprio per questa sua proprietà benefica sulle corde vocali l’Erisimo è volgarmente conosciuto come l’<strong>Erba dei Cantanti</strong>. Le attuali conoscenze tendono ad attribuire queste proprietà alla presenza di mucillagini ad azione protettiva sulle mucose, e a composti solforati, simili a quelli del rafano, con attività fluidificante delle secrezioni bronchiali.</p>
<p><strong>In cucina</strong>, le foglie più morbide e i boccioli non fioriti possono essere utilizzati crudi nelle <strong>insalate </strong>oppure cotti in <strong>frittate</strong>. Oppure unite a altre erbe nella preparazione di una salsa alle erbe. Ha un sapore amarognolo. Per questo motivo, in tisana, viene spesso addolcita con miele e/o liquirizia.</p>
<p>Alle dosi terapeutiche non sono segnalati effetti collaterali. Solo con dosi elevate e protratte per lunghi periodi sembra ci sia una possibile <strong>interazione con farmaci tiroidei</strong> (metimazolo e tiroxina). Evitare l’uso se si soffre di ipotiroidismo. Evitare l’assunzione in caso di sensibilità soggettiva alla pianta. Per precauzione viene sconsigliato in gravidanza e in allattamento.</p>
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