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	<title>spesa alimentare Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>spesa alimentare Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Istat, la spesa delle famiglie è stabile ma una su tre taglia sul cibo</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/istat-la-spesa-delle-famiglie-e-stabile-ma-una-su-tre-taglia-sul-cibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 09:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le ultime elaborazioni dell&#8217;Istat, la spesa per consumi nel 2024 in Italia resta stabile da un anno all&#8217;altro, ma una famiglia su tre, per risparmiare, tende a dare un taglio agli acquisti di alimenti, con un ampio divario in termini di entità dell&#8217;esborso tra chi vive al Nord e chi invece sta al Sud &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le ultime elaborazioni dell&#8217;Istat, la spesa per consumi nel 2024 in Italia resta stabile da un anno all&#8217;altro, ma una famiglia su tre, per risparmiare, tende a dare un taglio agli acquisti di alimenti, con un ampio divario in termini di entità dell&#8217;esborso tra chi vive al Nord e chi invece sta al Sud o nelle Isole.</p>
<p>Lo scorso anno le famiglie che vivono in Italia hanno speso mediamente per consumi 2.755 euro al mese in valori correnti, cifra sostanzialmente stabile rispetto ai 2.738 (+0,6%) euro del 2023. La spesa media mensile delle famiglie composte soltanto da italiani continua a essere superiore di quasi un terzo (+31,8%) rispetto a quella delle famiglie con stranieri.</p>
<p>L’aumento dei prezzi +2,5%, seppur più contenuto del 2023 (+10,2%), ha inciso sulle abitudini di consumo: una famiglia su tre (31,1%) ha dichiarato di aver ridotto quantità o qualità dei prodotti alimentari acquistati, dato pressoché invariato sul 2023 (31,5%). Il carrello si è riempito meno, ma è costato di più, e le differenze territoriali hanno accentuato il divario tra chi può permettersi una dieta varia e chi è stato costretto a fare economia anche sul cibo.<strong> </strong></p>
<p>Confesercenti in particolare calcola che al netto dell&#8217;inflazione il potere d&#8217;acquisto delle famiglie ha registrato una nuova frenata e valuta in termini reali una contrazione di circa 4 miliardi di euro. In effetti anche l&#8217;Istat fa notare che tra il 2019 e il 2024 la spesa per consumi delle famiglie è aumentata del 7,6% a fronte di un&#8217;inflazione, misurata sullo stesso arco temporale dall&#8217;Indice armonizzato dei prezzi al consumo Ipca, del 18,5%.</p>
<p>Secondo le rilevazioni dell&#8217;Istituto di statistica le spese delle famiglie per l&#8217;acquisto di prodotti alimentari e bevande analcoliche sono rimaste stabili rispetto al 2023 (532 euro contro i precedenti 526), nonostante un marcato aumento dei prezzi del +2,5% su base annua. E stabile a circa un terzo è anche la quota delle coloro che dichiarano di aver provato nel corso dell&#8217;anno a limitare la quantità e/o la qualità di alimenti acquistati: lo ha fatto per il cibo il 31,1% delle famiglie (31,5% nel 2023) e per le bevande il 35,3% delle famiglie (35,0% nel 2023). In particolare, sono cresciute le spese per alcune voci specifiche: gli oli e i grassi hanno registrato un aumento del +11,7%, raggiungendo i 18 euro mensili, mentre la frutta, inclusa quella a guscio, sale a 45 euro al mese (+2,7%).</p>
<p>La quota di spesa destinata agli alimentari si è attestata al 19,3% a livello nazionale, ma con forti differenze territoriali: nel Sud ha raggiunto il 25,4%, nelle Isole il 23,5%, mentre nel Nord-Est si è fermata al 17,4%. La Calabria è la regione con la quota più alta (28,2%), mentre il Trentino-Alto Adige ha registrato il valore minimo (14,6%), secondo i dati Istat.</p>
<p>Le famiglie composte esclusivamente da italiani hanno continuato a spendere di più: il 31,8% in più di quelle con almeno uno straniero.</p>
<p>I livelli di spesa più elevati si sono registrati nel Nord-Est (3.032 euro), nel Centro (2.999 euro) e nel Nord-Ovest (2.973 euro), mentre sono rimasti inferiori alla media nazionale nelle Isole (2.321 euro) e nel Sud (2.199 euro). Il divario tra Nord-Est e Sud è del 37,9%, pari a 834 euro mensili, mentre rispetto alle Isole la differenza è stata del 30,6% (711 euro). Il gap tra Nord-Est e Sud, che nel 2023 era al 34,8%, è tornato così ai livelli pre-pandemici (37,7% nel 2019). Nelle Isole, invece, il divario rispetto al Nord-Est, pur in aumento sul 2023 (27,9%), è rimasto ancora inferiore ai livelli 2019 (36,2%).</p>
<p>A livello regionale, la Puglia ha registrato una spesa media mensile di 2.000 euro, quasi la metà dei 3.584 euro del Trentino-Alto Adige, che si è confermato la regione con la spesa più elevata.</p>
<p>Infine, l’analisi per dimensione dei comuni ha mostrato che le famiglie residenti nei centri delle aree metropolitane hanno speso di più (2.999 euro), seguite da quelle nei comuni periferici e in quelli con almeno 50.000 abitanti (2.822 euro). Nei comuni più piccoli (fino a 50.000 abitanti), la spesa media è scesa a 2.638 euro, circa il 12% in meno delle aree metropolitane.</p>
<p>La spesa non alimentare, che rappresenta l’80,7% del totale, ammontava in media a 2.222 euro mensili, ma anche in questo caso le differenze geografiche sono state marcate: si va dai 3.032 euro del Nord-Est ai 2.199 euro del Sud. In pratica lo scorso anno le famiglie del Nord-est hanno speso in media 834 euro in più rispetto a quelle che vivono al Sud (il 37,9% in più) e 711 euro in più rispetto alle famiglie delle Isole (il 30,6% in più). Al Sud e nelle Isole, che generalmente hanno disponibilità economiche minori, la spesa si concentra maggiormente su beni e servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni primari, quali, ad esempio, gli alimentari (25,4% contro la media nazionale del 19,3%), mentre al Nord sono più elevate le quote per le spese destinate a ristorazione e alberghi, ai trasporti e a ricreazione, sport e cultura.</p>
<p>È cresciuta la spesa per servizi di ristorazione e alloggio (+4,1%, pari a 162 euro mensili), con incrementi più consistenti nel Centro (+7,2%, 175 euro) e nel Nord-Est (209 euro). In particolare, le quote per le spese destinate a servizi di ristorazione e di alloggio ammontavano a 6,9% nel Nord-Ovest e nel Nord-Est contro il 5,9% osservato a livello Italia. In Lombardia, la quota destinata a questi servizi è stata la più elevata (7,5%), mentre in Trentino-Alto Adige si è speso di più per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (42% contro il 35,7% della media nazionale), soprattutto a causa degli affitti figurativi, particolarmente rilevanti nella Provincia Autonoma di Bolzano. Nel Nord si sono registrate anche quote più alte per trasporti (11,5% nel Nord-Est e 11,4% nel Nord-Ovest, contro il 10,8% nazionale) e per ricreazione, sport e cultura (4,4% nel Nord-Est e 4,1% nel Nord-Ovest, rispetto al 3,8% medio). Sono diminuite, infine, le spese per informazione e comunicazione (-2,3%), mentre sono aumentate quelle per l’istruzione nel Nord-Est (+16,9% sul 2023), passando da 18 a 21 euro mensili, concludono i dati Istat.</p>
<pre>ISTAT - Le spese per i consumi delle famiglie - Anno 2024 
https://www.istat.it/comunicato-stampa/spese-per-consumi-delle-famiglie-anno-2024/<strong> </strong></pre>
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		<title>Cambiano i consumi degli Italiani, sempre più attenti a benessere e salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cambiano-i-consumi-degli-italiani-sempre-piu-attenti-a-benessere-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 12:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[spesa alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In base alle rilevazioni di NIQ per l’anno in corso, il 30% degli italiani dichiara di vivere in una condizione economica peggiore del 2023, mentre il 62% afferma come la difficoltà sia la medesima dell’anno appena concluso. A livello europeo, è il 41% a sperimentare oggi il calo del potere d’acquisto mentre le capacità economiche &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In base alle rilevazioni di NIQ per l’anno in corso, il 30% degli italiani dichiara di vivere in una condizione economica peggiore del 2023, mentre il 62% afferma come la difficoltà sia la medesima dell’anno appena concluso. A livello europeo, è il 41% a sperimentare oggi il calo del potere d’acquisto mentre le capacità economiche restano immutate per il 46% degli europei. A rivelarlo è l’ultima analisi di NIQ intitolata “Consumer Outlook 2024” e dedicata alle prospettive dei consumatori, alla percezione e alle intenzioni di spesa degli italiani per il 2024.</p>
<p>Nell’ultimo anno, e non solo, le persone in tutto il mondo hanno dovuto affrontare molteplici sfide e sotto innumerevoli aspetti. La crisi perdurante, che coinvolge anche l’Italia, evidenzia non solo le difficoltà di ripresa a livello economico ma soprattutto il distacco dai precedenti paradigmi che inevitabilmente ha comportato un cambiamento dei consumi degli italiani. Emergono nuove consapevolezze e nuovi trend che testimoniano un’evoluzione dei consumatori. Da un lato, tematiche come il benessere, la salute e la sostenibilità offrono nuove opportunità per i brand. Dall’altra, l’analisi delle famiglie italiane mette in luce differenze sempre più marcate, alle quali le aziende e la distribuzione sono chiamate a fornire risposte coerenti. Per navigare in questa complessità, è fondamentale avere una visione olistica e concreta del mercato e quindi dei consumatori.</p>
<p>Stando alle ultime rilevazioni specifiche per l’Italia di NIQ, sebbene l’inflazione a fine 2023 sia ormai allineata con la media europea per il Bel Paese si osserva una stagnazione dei salari dei lavoratori che si traduce in una diminuzione dei salari reali del -7,3%, confermando la perdita del potere d&#8217;acquisto delle famiglie italiane. Ad oggi, il fenomeno dell’erosione della retribuzione, se paragonato ad altri stati europei, è una criticità tutta italiana poiché i valori registrati in Germania (-3,3%), Gran Bretagna (-2,9%), Francia (-1,8%) e Spagna (-1,2%) rivelano un contro-bilanciamento dell’inflazione con un innalzamento dei compensi.</p>
<p>L’80% degli italiani in difficoltà attribuisce al generale aumento del costo della vita la causa della loro difficile situazione finanziaria, dato in linea con la media europea (83%). Inoltre, il 39% delle famiglie in Italia ritiene che il rallentamento economico sia la ragione principale del complesso assetto attuale del Paese. Volgendo lo sguardo al futuro, per la fine del 2024 secondo NIQ, i consumatori italiani restano pessimisti, il 60% ritiene che la propria condizione finanziaria non subirà cambiamenti (vs 46% dell’Europa), anzi il 25% degli italiani e il 33% degli europei temono un inasprimento della situazione.</p>
<p>Tra le primarie inquietudini degli italiani tre principali fattori. In primis, l’aumento del costo dei prodotti alimentari, che riguarda il 33% delle persone (vs il 37% della media europea). A seguire, con il 32%, la salita del prezzo delle utenze domestiche come gas ed elettricità, rispetto ad un valore europeo del 25%. Infine, la preoccupazione causata dai conflitti in corso ed il possibile incremento del clima di incertezza che coinvolge il 21% degli italiani e il 18% degli europei.</p>
<p>Per gestire al meglio le spese, il 96% delle famiglie italiane ed il 93% degli europei hanno progressivamente e radicalmente modificato le modalità di acquisto nel settore dei beni di largo consumo. Dallo studio di NIQ, il 50% degli italiani segue puntualmente la lista dei prodotti necessari ed il 63% presta maggiore attenzione agli sprechi (vs 58% degli europei). Il 50% dei consumatori del Bel Paese – il 40% in Europa – sceglie di acquistare prodotti in promozioni e fare scorte oppure comprare all’ingrosso quando la marca prediletta è soggetta a sconto (32% vs 29% Europa). Vi è inoltre, una maggiore attenzione alla disponibilità del proprio portafoglio con il 31% dei consumatori – anche europei – che verifica l’ammontare del costo di ogni spesa. In termini di dove le famiglie acquistano i prodotti, il 61% intende diversificare i canali in virtù di un miglior equilibrio tra varietà di scelta, pezzo e offerte. Infine, per tutto il 2024 e in un’ottica di risparmio, il 68% delle famiglie italiane limita le occasioni di svago e tempo libero, trascorrendo più tempo tra le mura domestiche (45% vs 46% degli europei).</p>
<p>In Italia emergono due macro tendenze riguardo il legame tra consumi e reddito, evidenziando la stretta correlazione tra la fascia di popolazione più propensa al risparmio e coloro che mantengono un potere d&#8217;acquisto elevato. Inoltre, l’andamento della curva demografica indica che, nei prossimi anni, le persone tra i 45 e i 54 anni &#8211; ovvero la futura generazione più matura &#8211; influenzeranno significativamente i consumi con un progressivo declino, fino al -11,9%, del target delle famiglie con figli. Questo scenario implicherà la necessità di una nuova analisi della domanda di consumo, con una divisione, strettamente legata alla variabile di reddito con tre grandi gruppi familiari: con figli, senza figli e maturi.</p>
<p>Inoltre, NIQ rivela che emergono disparità significative tra le famiglie giovani con figli e quelle più mature e benestanti: mentre le prime affrontano una fase di declino e contrazione dei consumi, le seconde risultano relativamente meno colpite, evidenziando un legame diretto tra l&#8217;età anagrafica e la distribuzione del reddito.</p>
<p>Secondo quanto emerge dal “Consumer Outlook 2024”, in risposta ad un momento complesso, emergono anche trasformazioni nello sviluppo di un Paese che si apre a nuove necessità. Infatti, il 40% degli italiani dichiara che il proprio benessere è la priorità principale, il 65% sceglie un prodotto se migliore per la salute ed il 53% se rispetta criteri di sostenibilità. Infine, in termini di risparmio, il 26% delle famiglie si concentra da un lato nell’individuare modalità di investimento o pensionistiche e dall’altro il 67% sono più propense ad acquistare prodotti innovativi in corrispondenza di un abbassamento dei costi.</p>
<p>Nel carrello della spesa degli italiani entrano infatti sempre più prodotti legati al benessere e alla salute, come ad esempio prodotti senza zuccheri aggiunti o basso contenuto di zuccheri (cresciuti rispettivamente del +27% e del +23% a valore nel 2023 rispetto all’anno precedente), i prodotti proteici (+19,6% rispetto al 2022), gli integratori (+8,3%) i prodotti sostitutivi delle proteine animali (+7,7%).</p>
<p>Per quanto riguarda gli acquisti tecnologici, questa tendenza si riflette nel successo di prodotti quali i dispositivi Wearable con sensori che consentono di monitorare la pressione sanguigna o la qualità del sonno. Tra i prodotti che sono cresciuti di più negli ultimi anni ci sono anche le friggitrici ad aria (che permettono modalità di cottura più sane), i Liquidizer, che consentono di mantenere inalterate le proprietà degli alimenti frullati. Un altro comparto in forte crescita è quello dei purificatori d’aria, che si prevede continueranno a essere molto richiesti nel corso del 2024, specialmente nelle aree più soggette all’inquinamento atmosferico.</p>
<p>Un altro trend emergente è dedicato alla sostenibilità: per quanto riguarda il largo consumo, i dati NIQ mostrano un incremento a doppia cifra delle vendite dei prodotti con packaging riciclato o riciclabile ma anche dei prodotti caratterizzati da certificazioni di sostenibilità sociale o relative al benessere animale.</p>
<p>Nel settore della Tecnologia di consumo, i consumatori apprezzano sempre di più i dispositivi che garantiscono un alto livello di efficienza energetica, che si riflette ad esempio nelle performance positive in termini di vendite dei Grandi Elettrodomestici in classe A.</p>
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		<title>Com’è cambiata l’alimentazione degli Italiani</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/come-cambiata-lalimentazione-degli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 12:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati dell’indagine ISTAT sulle Spese delle famiglie italiane nel 2022 suggeriscono che è aumentata la spesa per consumi, ma non in termini reali. In effetti, nel 2022, le famiglie hanno speso in media 2.625 euro al mese, di più dei 2.415 euro spesi nel 2021, ma per colpa dell’inflazione (+8,7%) questo incremento di spesa &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati dell’indagine ISTAT sulle Spese delle famiglie italiane nel 2022 suggeriscono che è aumentata la spesa per consumi, ma non in termini reali. In effetti, nel 2022, le famiglie hanno speso in media 2.625 euro al mese, di più dei 2.415 euro spesi nel 2021, ma per colpa dell’inflazione (+8,7%) questo incremento di spesa non corrisponde a un maggiore livello di consumo per le famiglie. In altre parole, <strong>si è speso di più perché i prezzi sono aumentati ma non si è acquistato di più</strong>.</p>
<p>Per far fronte al forte aumento dei prezzi che ha caratterizzato il 2022, le famiglie hanno messo in campo varie <strong>strategie di risparmio</strong>. In molti casi, hanno modificato le proprie scelte di acquisto, <strong>soprattutto nel comparto alimentare</strong>. Fra le famiglie intervistate nel corso dell’indagine, quasi una su tre ha dichiarato di aver provato a <strong>limitare</strong>, rispetto a un anno prima, <strong>la quantità o la qualità del cibo acquistato</strong>. E in effetti questi comportamenti trovano conferma anche nei dati Istat sul commercio al dettaglio: in media, nel 2022, la vendita di beni alimentari è aumentata in valore (+4,6%), soprattutto nei discount, ma è diminuita in volume (-4,3%).</p>
<p>A fronte dell’aumento dei prezzi di alimentari e bevande analcoliche, nel 2022 le famiglie per l’acquisto di questi prodotti hanno speso il 3,3% in più rispetto all’anno precedente. Nello specifico, hanno destinato il 21,5% della spesa alimentare alla carne, il 15,7% a cereali e a prodotti a base di cereali, il 12,7% a ortaggi, tuberi e legumi, il 12,0% a latte, altri prodotti lattiero-caseari e uova, l’8,5% alla frutta e il 7,9% a pesce e frutti di mare.</p>
<p>Componente condizionante non poco la spesa è quindi la <strong>disponibilità di risorse economiche</strong>.</p>
<p>I dati Banca Italia sulla ricchezza delle famiglie riportano che</p>
<ul>
<li><strong>il cinque per cento delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46 per cento della ricchezza netta totale</strong>;</li>
<li>i principali indici di disuguaglianza sono rimasti sostanzialmente stabili tra il 2017 e il 2022, dopo essere aumentati tra il 2010 e il 2016;</li>
<li>la composizione del portafoglio è molto eterogenea tra famiglie: in Italia quelle meno abbienti detengono principalmente abitazioni e depositi mentre quelle più ricche diversificano maggiormente, detenendo anche quote significative di azioni, partecipazioni e attività reali destinate alla produzione e di altri strumenti finanziari complessi.</li>
</ul>
<p>Per comprendere come sono cambiati i comportamenti alimentari degli italiani a seguito degli eventi degli ultimi anni (epidemie, guerre, etc,) si può far riferimento al <a href="https://www.largoconsumo.info/102011/DOCAbitudinialimentaricensiscoldiretti-1011.pdf)" target="_blank" rel="noopener"><strong>Primo rapporto sulle abitudini alimentari degli Italiani redatto da Censis-Coldiretti </strong></a>che ha sintetizzato le <strong>abitudini alimentari degli italiani</strong> definendole “<strong>soggettive, eterogenee, mutevoli, tendenzialmente più equosociali ed ecoresponsabili</strong>”. A prevalere è un <strong>politeismo fatto di combinazioni soggettive</strong> di luoghi di acquisto dei prodotti e relative diete alimentari; così il rapporto con il cibo è una dimensione sempre più soggettiva, <strong>espressione dell’<em>io che decide</em></strong> e che, a partire dalle proprie preferenze, abitudini, prassi e aspettative, nonché dalle risorse di cui dispone, definisce il contenuto del carrello e della tavola. Così, ad esempio:</p>
<ul>
<li>tra le persone che dichiarano di <em>acquistare regolarmente prodotti Dop, Igp</em>, comportamento che denota <strong>grande attenzione alla qualità</strong>, una quota non lontana da un terzo acquista regolarmente anche cibi precotti, addirittura ben più di due terzi acquista <strong>regolarmente</strong> scatolame, e oltre tre quarti surgelati;</li>
<li>tra coloro che <em>acquistano regolarmente prodotti dell’agricoltura biologica</em>, circa tre quarti acquista anche surgelati, circa due terzi anche scatolame, e una percentuale simile prodotti con marchio del distributore;</li>
<li>tra <em>gli acquirenti regolari di prodotti del commercio equo e solidale</em> una nettissima maggioranza acquista i prodotti a marchio commerciale del distributore, espressione della nuova forza della Gdo (grande distribuzione organizzata), oltre tre quarti acquista prodotti surgelati ed oltre due terzi scatolame.</li>
</ul>
<p>Addirittura <strong>si reca presso i fast-food</strong>, il 27% di acquirenti abituali di prodotti del commercio equo e solidale, il 26,7% degli acquirenti abituali di frutta e verdura da agricoltura biologica, il 22,6% degli acquirenti di prodotti Dop e Igp, ed il 21,6% di coloro che acquistano direttamente dal produttore.</p>
<p><strong>Sono questi esempi eclatanti di un politeismo alimentare che spinge le persone a mangiare di tutto, senza tabù,</strong> generando combinazioni soggettive di alimenti e anche di luoghi ove acquistarli, neutralizzando ogni ortodossia alimentare.</p>
<p>Fissata questa <strong>soggettività estrema</strong> <strong>delle dinamiche</strong>, che rende possibile agli stessi individui e alle stesse famiglie fare convivere comportamenti e tendenze di acquisto e consumo molto diversificate, ci sono però alcune tendenze specifiche che vanno focalizzate: in primo luogo, la <strong>qualità sostenibile</strong>, che significa riuscire ad <strong>avere una dieta che risponde ai propri gusti, è di qualità adeguata, garantisce sicurezza e sia anche conveniente</strong>; è una specie di <strong>quadratura del cerchio</strong> che riesce solo grazie alla capacità dei consumatori italiani di pizzicare nella struttura di offerta le opportunità migliori, di recuperare, tenuto conto dei vincoli di tempo e soldi, i beni desiderati al miglior prezzo possibile.</p>
<p>Poi la logica da <strong><em>consumatore responsabile</em></strong>, attento non solo al contenuto degli alimenti ma a come sono prodotti, all’impatto che la loro produzione e distribuzione ha sulla vita delle persone, sui legami sociali e sull’ambiente; non a caso è alta anche l’<strong>attenzione al <em>rapporto tra il cibo e il proprio territorio</em></strong>, vissuto come un contesto ben conosciuto e rassicurante, che risponde sia ad un’inedita dimensione identitaria, che alle paure globali indotte dagli effetti dell’industrializzazione spinta e incontrollata dell’agroalimentare.</p>
<p>Intervistati per esprimere il proprio <strong>rapporto con il cibo</strong>, quasi il 37% degli intervistati ha risposto <em>Vorrei mangiare più sano ma non ci riesco</em>; la quota sale al 40,5% tra i 30-44enni, ad oltre il 40% tra le donne, ad oltre il 43% tra le casalinghe. Quasi il 33% degli italiani dichiara di seguire una dieta sana perché <em>l’alimentazione è tra i fattori importanti per la salute</em>, e sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista.</p>
<p>Con la crisi, <strong>il consumatore italiano è divenuto più virtuoso</strong>, più attento ai consumi e a tagliare gli sprechi, propenso ad acquisti diretti dal produttore, inclusi i <strong>Mercati del contadino</strong> percepiti come una soluzione capace di rispondere ad alcune esigenze forti, come il <strong>prezzo conveniente</strong>, la <strong>genuinità</strong> e la <strong>sicurezza</strong> del prodotto. A questo proposito, va tenuto presente che circa un quarto degli italiani che dichiara di non mangiare abbastanza frutta fresca ne mangerebbe di più se costasse un po’ meno, e circa un quinto farebbe la stessa cosa con la verdura e gli ortaggi (lo stesso vale per carne e pesce). Sotto la spinta salutista, una quota rilevante di persone mangia più verdura e frutta, meno carne, insaccati e soprattutto pesce; questa spinta viene tuttavia meno perché sta diventando irresistibile la tendenza, che neppure la crisi ha rallentato, a <strong><em>mangiare fuori casa</em></strong>, motivata, oltre che dalle ragioni classiche di lavoro e/o convivialità, da una sorta di <strong>nuova trasgressione</strong>, perché mangiare al ristorante, rispetto al mangiare in casa, è un’occasione per <em>mangiare soprattutto quel che piace, </em><em>un’ opportunità di trasgressione rispetto ai precetti dell’alimentazione salutista</em>.</p>
<p>Per quanto riguarda quello che gli italiani portano in tavola a pranzo e a cena,</p>
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<li><strong>a pranzo</strong>, la frutta, il pane e la verdura sono presenti 5 volte su sette giorni la settimana, la pasta 4,6 volte su sette, la carne 3 volte su sette, il dolce due volte a settimana, come il riso e il pesce; tra le bevande, il vino è presente in poco meno di 3 pranzi settimanali, le bevande gassate meno di 2 volte, la birra poco più di una volta a settimana.</li>
<li><strong>a cena</strong>, gli italiani dichiarano di mettere in tavola la verdura, la frutta e il pane cinque volte a settimana, la carne 2,8 a settimana, la pasta 2,5, il pesce e il dolce meno di due volte a settimana come il riso (1,6 volte). Vino, bevande gassate e birra sono presenti con la stessa intensità che a pranzo.</li>
</ul>
<p>La sola differenza tra pranzo e cena che spicca in modo evidente riguarda la pasta, molto più presente sulle tavole degli italiani a pranzo.</p>
<p>I <strong>giorni feriali</strong> a pranzo oltre 3 volte su 5 gli italiani mangiano pasta, quasi 4 volte su 5 pane, la verdura è nei piatti 3,6 volte su 5, la carne 2 volte su cinque, la frutta quasi 4 volte su 5, il pesce 1 volta su 5.</p>
<p>A cena, invece, verdura e pane sono nei piatti 3,6 volte su 5, la pasta meno di 2 volte su cinque, così la carne, mentre il pesce è 1,4 volte su 5.</p>
<p>Nei <strong>fine settimana</strong>, in fondo, la dieta non si modifica in modo sostanziale, anche se si registra ancora una maggiore presenza di carne (1 volta su 2 a pranzo e quasi 1 su 2 a cena), del dolce e del vino.</p>
<p>Sono individuabili i “<strong>folli” dei vari alimenti</strong>, coloro che dichiarano di mangiarli sempre a pranzo e/o a cena; sono circa 2,1 milioni gli italiani che dichiarano di mangiare sempre, a pranzo e a cena sette giorni su sette, dal lunedì alla domenica, pasta; sono oltre 17 milioni i “folli” per il pane, 14,7 milioni quelli che mangiano sempre verdura, 20,3 milioni gli italiani che mangiano sempre frutta fresca, 500 mila carne e 820 mila il dolce</p>
<p>Ci sono poi gli <strong>italiani che <em>non mettono mai in tavola certi alimenti</em></strong>, così come alcuni che tendono a non prenderli in considerazione per il pranzo, oppure per la cena. Attualmente 430 mila italiani dichiarano di non mangiare mai, né a pranzo né a cena, né durante i feriali né tantomeno nei week end, pasta; 930 mila non mangia mai pane, quasi 1,8 milioni non ha rapporti con il riso, quasi 1,2 milioni non mangia mai carne, oltre 3,1 milioni dichiara di non mettere mai in tavola pesce, 370 mila non mangiano mai verdura e, infine, oltre 1 milione non mangia mai frutta.</p>
<p>Il dolce non è mai presente nel piatto di 6,7 milioni di italiani: riguardo alle bevande, 13,5 milioni non beve mai a pranzo o a cena vino, 19,2 milioni non beve birra e 19,3 milioni non beve mai bevande gassate.</p>
<p>Oltre al pranzo e alla cena, si è progressivamente affermato almeno un altro momento rituale di rapporto con il cibo, <strong>lo spuntino</strong> che, di solito avviene, nel corso della mattina e/o del pomeriggio. Attualmente lo spuntino due volte al giorno lo fa sempre il 12% circa degli italiani ed il 40,3% a volte. Il 19% fa sempre lo spuntino a metà mattina (43,3% a volte), il 18,2% sempre a metà pomeriggio (il 45,6% a volte). A fare lo spuntino sono soprattutto le donne, i più giovani, single, i residenti al Sud-isole. Frutta, yogurt, cracker e, al mattino, anche cornetto, brioche e merendine, sono gli alimenti che più compongono gli spuntini.</p>
<p><strong>Criteri prioritari per </strong><strong>orientare la spesa alimentare</strong> delle famiglie italiane sono ritenuti: rapidità e facilità di utilizzo, durata del prodotto e garanzia di sicurezza, oltre ovviamente alla convenienza dei prezzi.</p>
<p>Ulteriori dati e approfondimenti possono essere rilevati nel Rapporto Censis-Coldiretti citato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/come-cambiata-lalimentazione-degli-italiani/">Com’è cambiata l’alimentazione degli Italiani</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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