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	<title>sodio Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Gli elettroliti, ruolo e importanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 09:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’organismo umano è costituito per il 60-70% del suo peso da acqua. L’acqua si trova all’interno e all’esterno delle cellule e nel sangue. In essa sono disciolti sali minerali detti elettroliti. Gli elettroliti sono quindi minerali che, disciolti nei fluidi corporei (sangue, urine e altri), producono ioni carichi elettricamente: ioni positivi (cationi), principalmente sodio, potassio, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’organismo umano è costituito per il 60-70% del suo peso da acqua. L’acqua si trova all’interno e all’esterno delle cellule e nel sangue. In essa sono disciolti sali minerali detti elettroliti. Gli elettroliti sono quindi minerali che, disciolti nei fluidi corporei (sangue, urine e altri), producono ioni carichi elettricamente: ioni positivi (cationi), principalmente sodio, potassio, calcio e magnesio, e ioni negativi (anioni), soprattutto cloruri, bicarbonati e fosfati.</p>
<p>oltre a regolare diverse funzioni del corpo, mantengono l’equilibrio idrico (ovvero l’equilibrio fra la quantità di liquidi in entrata e in uscita) e l’equilibrio acido-base (raggiunto quando il valore del grado di acidità o basicità del sangue [pH] è compreso nell’intervallo 7.35-7.45).</p>
<p>Gli elettroliti sono importanti poiché tramite la loro carica elettrica permettono di:</p>
<ul>
<li>trasmettere impulsi nell&#8217;organismo per facilitare la contrazione muscolare, l&#8217;assorbimento delle sostanze nutritive e l&#8217;eliminazione dei prodotti di scarto</li>
<li>assicurare l&#8217;equilibrio osmotico</li>
<li>mantenere stabili i livelli di acidità (pH) del sangue (rapporto acido-base)</li>
<li>mantenere stabili la pressione del sangue, la quantità di liquidi presenti nel corpo (equilibrio idrico) e le funzioni fondamentali delle cellule</li>
</ul>
<p>Essi hanno, inoltre, effetti sull&#8217;eccitabilità delle membrane delle cellule nervose e svolgono funzioni in diverse reazioni enzimatiche.</p>
<p>Normalmente, si assumono attraverso il cibo e l&#8217;acqua.</p>
<p>I principali elettroliti nel corpo umano includono:</p>
<ul>
<li>Sodio (Na+)</li>
<li>Potassio (K+)</li>
<li>Calcio (Ca2+)</li>
<li>Magnesio (Mg2+)</li>
<li>Cloruro (Cl-)</li>
<li>Bicarbonato (HCO3-)</li>
<li>Fosfato (PO4^3-)</li>
</ul>
<p>I simboli di carica elettrica più (+) e meno (-) indicano che la sostanza è di natura ionica e ha una distribuzione squilibrata degli elettroni provocata dalla dissociazione chimica. I<strong>l sodio è l&#8217;elettrolita principale che si trova nei fluidi extracellulari e il potassio è il principale elettrolita intracellulare</strong>; entrambi sono coinvolti nell&#8217;equilibrio dei liquidi e nel controllo della pressione sanguigna.</p>
<p>Tutte le forme di vita superiori conosciute richiedono un <strong>equilibrio elettrolitico</strong> sottile e complesso tra gli ambienti intracellulari ed extracellulari. In particolare, assume un ruolo fondamentale il mantenimento dei <strong>gradienti osmotici</strong> precisi degli elettroliti. Tali gradienti influenzano e regolano l&#8217;idratazione del corpo e il pH del sangue, e sono fondamentali per la funzionalità dei nervi e dei muscoli. Esistono vari meccanismi nelle specie viventi che mantengono sotto stretto controllo le concentrazioni di elettroliti diversi.</p>
<p>Sia il tessuto muscolare che i neuroni sono considerati i tessuti elettrici del corpo. I muscoli e i neuroni sono attivati ​​dall&#8217;attività elettrolitica tra il fluido extracellulare o interstiziale ed il liquido intracellulare. <strong>Gli elettroliti possono entrare o uscire dalle cellule attraverso</strong> strutture proteiche specializzate incorporate nelle membrane plasmatiche denominate <strong>canali ionici</strong>. Ad esempio, la contrazione muscolare dipende dalla presenza di calcio (Ca2 +), sodio (Na +) e potassio (K +). Senza livelli sufficienti di questi elettroliti-chiave, possono verificarsi anomalie come la debolezza muscolare o le contrazioni involontarie anche gravi.</p>
<p>L&#8217;equilibrio elettrolitico viene mantenuto con la dieta e vari meccanismi fisiologici regolati dagli ormoni, che generalmente interagiscono con la funzione renale che tende ad eliminare gli elettroliti in eccesso – con le urine – e a preservare più possibile quelli carenti evitandone l&#8217;espulsione. Negli esseri umani, l&#8217;omeostasi degli elettroliti è regolata da vari ormoni come i cosiddetti antidiuretici, l&#8217;aldosterone e gli ormoni paratiroidei.</p>
<p>Il livello degli elettroliti nel sangue può variare, ad esempio, a causa di una scorretta alimentazione, di disidratazione o di un eccesso di liquidi nel corpo. Per verificare i valori degli elettroliti basta eseguire un esame prescritto di frequente tra le analisi di controllo (analisi di routine) che rileva la concentrazione nel sangue di alcuni di essi (principalmente sodio, potassio, cloro e bicarbonato); il loro equilibrio, infatti, è molto importante per il benessere generale dell&#8217;organismo e una loro variazione può creare diversi disturbi ed essere indice di malattie cardiache, malattie polmonari, malattie epatiche e renali, diabete. In particolare, il potassio insieme al sodio regola l&#8217;equilibrio acido-base e idrosalino, le funzioni delle cellule nervose e muscolari, normalizzando il battito cardiaco.</p>
<p>La misurazione del livello di elettroliti può essere prescritta in presenza di: accumulo di liquidi (edema), crampi, nausea o vomito, debolezza, confusione, battito cardiaco irregolare (aritmia cardiaca).</p>
<p>Pertanto, quando gli <strong>equilibri idro-elettrolitico o acido-base</strong> si alterano, possono insorgere diversi disturbi. Le cause comprendono un malfunzionamento di reni, cuore, fegato e polmoni, disidratazione o iperidratazione, assunzione di farmaci come lassativi e diuretici. Ne derivano <strong>iponatriemia</strong> e <strong>ipernatriemia</strong> (bassi o alti livelli di sodio nel sangue); <strong>ipokaliemia </strong>e <strong>iperkaliemia</strong> (bassi o alti livelli di potassio); <strong>acidosi</strong> (eccesso di acidi come l’anidride carbonica e diminuzione del pH sanguigno); alcalosi (eccesso di basi come il bicarbonato e conseguente aumento del pH).</p>
<p>La sintomatologia varia a seconda del disturbo elettrolitico. L’eccesso o la carenza di sodio possono causare spasmi muscolari, convulsioni, sete, sonnolenza, confusione, coma o addirittura morte. Livelli alterati di potassio determinano crampi e debolezza muscolare, paralisi, frequente urinazione, aritmie e in casi gravi arresto cardiaco. Un disequilibrio acido-base causa nausea, vomito, cefalee, irritabilità, letargia, tetania e formicolii a mani, piedi e labbra.</p>
<p>Per la diagnosi sono fondamentali le analisi del sangue per il dosaggio degli elettroliti e l’esame delle urine. L’elettrocardiogramma (ECG) è utile in caso di aritmie cardiache dovute ad alterazioni dei livelli di potassio.</p>
<p>Il trattamento mira a risolvere la causa o la patologia che determinano lo squilibrio elettrolitico. A seconda del disturbo, possono aiutare la somministrazione di integratori, la sospensione o la riduzione dei farmaci causanti il disturbo, il reintegro dei liquidi o al contrario una loro limitata assunzione.</p>
<ul>
<li><strong>Sodio</strong></li>
</ul>
<p><strong>Il sodio è uno dei minerali più abbondanti nell&#8217;organismo</strong>. In un adulto ne sono presenti circa 92 grammi, distribuiti nel sangue (ben il 40% del sodio totale nell&#8217;organismo si trova nei liquidi extracellulari), nel tessuto osseo, nei connettivi e nel tessuto cartilagineo.</p>
<p>Il sodio <strong>regola il passaggio di fluidi e dei nutrienti all&#8217;interno e all&#8217;esterno delle cellule e partecipa alla trasmissione dell&#8217;impulso nervoso</strong>. Quello presente nelle ossa rappresenta invece una riserva cui l&#8217;organismo può attingere in caso di necessità per regolare il pH del sangue.</p>
<p>Il sodio entra nell’organismo attraverso gli alimenti e le bevande e viene perso principalmente con il sudore e con le urine. La <strong>fonte</strong> principale di sodio nell&#8217;alimentazione occidentale è il sale da cucina. Fra i cibi che ne sono ricchi sono inclusi formaggi, salumi, insaccati e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È inoltre naturalmente presente negli alimenti di origine animale (come il latte, le carni sia bianche che rosse e il pesce), mentre è meno abbondante in quelli di origine vegetale.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di sodio è compreso tra 0,6 e 3,5 grammi al giorno.</p>
<p>La <strong>carenza di sodio</strong> (iponatriemia), più comune negli anziani, può essere associata a nausea, vomito, anoressia; è causata tra l’altro da malattie renali e morbo di Addison.</p>
<p>Il cervello è particolarmente sensibile alle alterazioni dei livelli di sodio nel sangue. Di conseguenza, si verificano per primi i sintomi di disfunzione cerebrale, come ad esempio sonnolenza (letargia) e confusione. Se il livello di sodio nel sangue si abbassa con rapidità, i sintomi tendono a svilupparsi velocemente e a essere più gravi. I sintomi gravi sono più probabili negli anziani.</p>
<p>Quando l’iponatriemia diventa più grave, possono comparire spasmi muscolari e convulsioni. I soggetti possono diventare apatici, svegliarsi solo mediante stimolazione vigorosa (stupor) fino all’incapacità di svegliarsi (coma). Può sopraggiungere la morte.</p>
<p>La diagnosi di iponatriemia viene posta con il dosaggio dei livelli di sodio nel sangue. L’individuazione della causa è più complessa. Il medico tiene conto delle circostanze del paziente, comprese la presenza di altre patologie e i farmaci o le sostanze illegali assunti. Vengono effettuati esami del sangue e delle urine per valutare la quantità di liquidi nell’organismo, la concentrazione del sangue e il contenuto delle urine.</p>
<p>L’iponatriemia lieve può essere trattata riducendo l’assunzione di liquidi a meno di 1 litro al giorno. Se la causa è un diuretico o un altro farmaco, la dose viene ridotta o il farmaco viene sospeso. Un’eventuale condizione patologica di base deve essere trattata.</p>
<p>A volte, ai soggetti viene somministrata una soluzione di sodio per via endovenosa, un diuretico per aumentare l’escrezione di liquidi, oppure entrambi, generalmente in modo lento nell’arco di diversi giorni. Tali trattamenti consentono di correggere il livello di sodio.</p>
<p>Alcuni soggetti, soprattutto quelli con sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico, necessitano di un trattamento a lungo termine per l’<strong>iponatriemia</strong>. La sola limitazione all’apporto di liquidi spesso non è sufficiente a prevenire il ripetersi dell’iponatriemia. Il sale in compresse può essere utilizzato nei soggetti con iponatriemia cronica da lieve a moderata. In base alla causa dell’iponatriemia e alla quantità di liquidi nell’organismo del paziente, per il trattamento sono disponibili diversi farmaci.</p>
<p>L’iponatriemia grave rappresenta un’emergenza. Il trattamento consiste nel lento aumento dei livelli di sodio nel sangue mediante liquidi per via endovenosa e talvolta con un diuretico. Talvolta sono necessari farmaci chiamati <strong>vaptani</strong>, che bloccano i recettori della vasopressina impedendo ai reni di rispondere alla vasopressina. L’aumento troppo rapido dei livelli di sodio può causare un danno cerebrale grave e spesso permanente.</p>
<p>Un <strong>eccesso di sodio</strong> (<strong>ipernatriemia</strong>) aumenta la ritenzione idrica e la pressione del sangue, portando con sé il rischio di ipertensione e di sue complicazioni, che possono coinvolgere cuore, arterie e diversi organi, compromettendo la loro salute e quella dell&#8217;organismo; è quasi sempre dovuta ad un&#8217;inadeguata introduzione di acqua e alla disidratazione (anche da vomito o diarrea). Inoltre dosi eccessive di sodio possono portare a nausea, vomito, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.</p>
<p><strong>Limitare l&#8217;assunzione di sodio</strong>, spesso troppo abbondante nell&#8217;alimentazione occidentale moderna, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell&#8217;ipertensione. Una pressione eccessiva può infatti danneggiare molti organi. Oltre a cuore e arterie, a pagare le spese di un&#8217;alimentazione eccessivamente ricca di sodio possono ad esempio essere reni, occhi e cervello.</p>
<p><strong>Prestare attenzione </strong>al fatto che con l’avanzare dell’età, l’organismo perde la capacità di mantenere l’equilibrio dei liquidi e del sodio per diversi motivi: in primo luogo, lo stimolo della sete viene avvertito con una rapidità e un’intensità minori, di conseguenza si ha la tendenza a bere una quantità insufficiente di liquidi.</p>
<ul>
<li><strong>Potassio</strong></li>
</ul>
<p>Il potassio è il principale minerale presente nelle cellule: in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 grammi. All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in diversi fenomeni: prende parte alla contrazione muscolare (inclusa quella del muscolo cardiaco), contribuisce alla regolazione dell&#8217;equilibrio dei fluidi e dei minerali all&#8217;interno e all&#8217;esterno delle cellule e fa in modo di mantenere la pressione nella norma smorzando quelli che sono gli effetti del sodio.</p>
<p>Il potassio <strong>è presente in tutti gli alimenti</strong>, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati (la lavorazione può infatti modificare il contenuto di potassio dei cibi). Le <strong>fonti principali</strong> sono frutta, verdura e legumi, in particolare le verdure a foglia verde, i pomodori, i cetrioli, le zucchine, le melanzane, la zucca, le patate, le carote, i fagioli e la frutta secca. In quantità inferiori è presente anche nei latticini, nella carne rossa, nel pollame e nel pesce.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di potassio è di 2.320 mg per le donne e 3.016 mg per gli uomini.</p>
<p>La carenza di potassio è considerata un evento altamente improbabile. Le sue conseguenze sono debolezza muscolare, irregolarità del battito cardiaco, cambiamenti dell’umore, nausea e/o vomito. Il buon funzionamento dei reni permette di smaltire un eventuale un eccesso di potassio. Tuttavia, in caso di malfunzionamento renale e quando si assumono alcuni farmaci è possibile andare incontro a <strong>ipercalemia</strong>, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Le conseguenze più frequenti di questa situazione sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.</p>
<p><strong>Bassi livelli di potassio</strong> sono stati invece associati a pressione alta e malattie cardiovascolari, a disturbi gastrointestinali (vomito, diarrea), insufficiente apporto nella dieta. Un aumento della sua assunzione, se associato a una riduzione dell’apporto di sodio, potrebbe ridurre il rischio di eventi avversi ai danni di cuore e arterie. Tuttavia ad oggi non ci sono prove certe dell’utilità dell’assunzione di potassio nel trattamento della pressione alta.</p>
<ul>
<li><strong>Calcio</strong></li>
</ul>
<p>Il calcio è il minerale più abbondante nell&#8217;organismo. Il <strong>99%</strong> della sua quantità totale è concentrata <strong>nelle ossa</strong>, dove è accumulato sotto forma di carbonato.</p>
<p>Il calcio è essenziale per lo sviluppo e per la salute delle ossa e dei denti. Infatti le ossa sono sottoposte a un continuo processo di rimodellamento che prevede il riassorbimento e la deposizione di calcio nel nuovo tessuto osseo.</p>
<p>Solo l&#8217;1% delle scorte totali di questo minerale partecipa ad altre funzioni: la contrazione dei muscoli, la trasmissione nervosa, la secrezione di ormoni, la vasodilatazione e la contrazione dei vasi sanguigni.</p>
<p>Le principali <strong>fonti alimentari</strong> di calcio sono il latte e i suoi derivati, in particolare i formaggi, gli yogurt e altri latti fermentati. Questo minerale è inoltre presente in alcuni vegetali a foglie verde scuro (ad esempio nel cavolo cinese, nel cavolo riccio e nei broccoli, ma non negli spinaci), nei legumi secchi e in molti pesci e molluschi (ad esempio nelle sardine, nelle vongole e nelle cozze).</p>
<p><strong>La dose giornaliera raccomandata di calcio è pari a 800 mg</strong>. Il fabbisogno individuale varia però a seconda dell&#8217;età. In particolare, il fabbisogno quotidiano di calcio aumenta durante la gravidanza e l&#8217;allattamento.</p>
<p><strong>Carenze di calcio</strong> possono rimanere asintomatiche nel breve termine, ma se non vengono trattate adeguatamente possono avere conseguenze molto gravi. I primi sintomi includono pizzicore e addormentamento delle dita, crampi muscolari, convulsioni, sonnolenza, scarso appetito e anomalie del battito cardiaco. Nel lungo periodo si può inoltre andare incontro a osteopenia e, in seguito, a un&#8217;osteoporosi con conseguente aumento del rischio di fratture. Anche il <strong>rachitismo</strong> può essere una conseguenza di una carenza di calcio, anche se è più frequente che alla base di questo tipo di problema ci sia una carenza di vitamina D.</p>
<p>Un eccesso di calcio nel sangue può invece portare a insufficienza renale, calcificazione dei vasi sanguigni e dei tessuti molli, aumento del calcio nelle urine e calcoli renali. Inoltre un&#8217;assunzione eccessiva di calcio può causare stitichezza e interferire con l&#8217;assorbimento del ferro e dello zinco.</p>
<p>Meno chiara è invece l&#8217;associazione con un aumento del rischio di cancro alla prostata e di malattie cardiovascolari.</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio</strong></li>
</ul>
<p>Il magnesio è un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. In genere in un adulto ne sono presenti tra i 20 e i 28 grammi, il 50-60% dei quali è concentrato nelle ossa, il 39% nei tessuti molli e solo l&#8217;1% nel sangue. È considerata normale una concentrazione di magnesio compresa tra 0,75 e 0,95 mmol/L.</p>
<p>Il magnesio partecipa a molte delle reazioni che avvengono nelle cellule. È il <strong>cofattore di più di 300 enzimi </strong>che controllano processi molto diversi fra loro, dalla sintesi delle proteine al funzionamento dei muscoli e dei nervi, fino al controllo della glicemia e della pressione sanguigna. <strong>È necessario per la produzione di energia e per i processi di fosforilazione ossidativa e di glicolisi</strong>, partecipa allo sviluppo strutturale dell&#8217;osso ed è richiesto per la sintesi del DNA, dell&#8217;RNA e del glutatione, un importante antiossidante. Inoltre partecipa al trasporto del calcio e del potassio attraverso le membrane cellulari, fondamentali per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco.</p>
<p>Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti, ma è particolarmente abbondante nei <strong>vegetali a foglia verde</strong> (come gli spinaci), nei <strong>legumi</strong>, nella <strong>frutta secca</strong>, nei <strong>semi </strong>e nei <strong>cereali integrali</strong>, mentre per quanto riguarda la frutta ne sono una buona fonte le banane. In generale, gli alimenti ricchi di fibre sono anche buone fonti di magnesio.</p>
<p>La <strong>dose giornaliera raccomandata di magnesio è 300 mg</strong> (valore di riferimento europeo).</p>
<p>La <strong>carenza di magnesio</strong> non è comune. I soggetti più a rischio sono le persone che assumono farmaci o che soffrono di malattie che possono comprometterne l&#8217;assorbimento, come la diarrea cronica associata al morbo di Crohn, la celiachia o il diabete di tipo 2, oppure chi ha affrontato un bypass intestinale.</p>
<p>Nelle situazioni più gravi la carenza può portare a crampi e contrazioni muscolari, intorpidimenti, convulsioni, aritmie, spasmo delle coronarie, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.</p>
<p>Un eventuale <strong>eccesso di magnesio</strong> di origine alimentare viene in genere eliminato attraverso i reni. Tuttavia dosi eccessive possono scatenare diarrea, a volte associata a nausea e crampi addominali. Solo dosi superiori a 5 grammi al giorno sono state associate a una <strong>tossicità</strong> che può portare ad abbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.</p>
<ul>
<li><strong>Cloruro</strong></li>
</ul>
<p>Il cloruro (Cl-) è il principale ione negativo (anione) presente nel liquido extracellulare (sangue e liquido interstiziale) in forma di cloruro di sodio o, nel succo gastrico, come acido cloridrico.</p>
<p>Il <strong>cloruro di magnesio</strong> viene principalmente assunto per prevenire o trattare le carenze di magnesio, che possono insorgere a causa di alcolismo, malnutrizione, sindromi da malassorbimento (celiachia, enteriti, morbo di Crohn, pancreatiti ecc.).</p>
<p>Il cloruro più universalmente noto è il cloruro di sodio di formula NaCl, il normale sale da cucina, presente sulla crosta terrestre in grandi quantità nell&#8217;acqua di mare. Lo ione cloruro si trova in concentrazioni minori anche nelle acque dolci e in numerose bevande di uso comune.</p>
<p>In genere i prodotti a base di cloruro di potassio sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone. La loro assunzione può però comportare disturbi a carico del sistema gastrointestinale, come diarrea, nausea, vomito e meteorismo.</p>
<p>Il <strong>cloruro di potassio</strong> sotto forma di integratore viene utilizzato per prevenire o trattare carenze di potassio, che è il più presente nelle cellule del corpo umano; la giusta presenza di potassio nel corpo umano serve a permettere lo svolgimento delle varie azioni da esso svolte, tra cui: a) partecipare alla contrazione muscolare, compresa quella del muscolo cardiaco; b) contribuire alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule; c) aiutare a tenere sotto controllo la pressione sanguigna.</p>
<p>I livelli di questo minerale nell’organismo possono essere ridotti da vari fattori come vomito, diarrea, problemi ormonali e terapie a base di diuretici.</p>
<p>In genere i prodotti a base di cloruro di potassio sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone. La loro assunzione può però comportare disturbi a carico del sistema gastrointestinale, come diarrea, nausea, vomito e meteorismo. Possibile è anche il formarsi di problemi come deglutizione difficile o dolorosa e sensazione di avere la gola bloccata.</p>
<p>Nel caso in cui all’assunzione di integratori di questo tipo facciano seguito dolori di stomaco o dell’addome o emissione di feci nere è necessario prestare grande attenzione e rivolgersi al proprio medico.</p>
<p>L’uso di integratori di cloruro di potassio può interferire con alcuni farmaci:</p>
<ul>
<li>aumentando il livello di potassio nell’organismo, come nel caso degli ACE-inibitori, di alcune pillole anticoncezionali e dei diuretici</li>
<li>rallentando il movimento di potassio in stomaco e intestino, come ad esempio con la scopolamina, l’atropina, i farmaci antispastici, alcuni antistaminici e alcuni farmaci con cui viene trattata la malattia di Parkinson.</li>
<li><strong>Bicarbonato </strong></li>
</ul>
<p>Il bicarbonato di sodio è un farmaco che ha la <strong>capacità di rendere alcaline – basiche – le urine e altri liquidi del corpo</strong>. Ha dunque la capacità di neutralizzare gli acidi.</p>
<p>Il bicarbonato di sodio (formula chimica NaHCO<sub>3</sub>) è un farmaco che trova impiego nel trattamento di molteplici patologie come quando si è in presenza di bruciori di stomaco, ulcere peptiche, gastriti e in tutte le circostanze ci sia l’esigenza di rendere alcaline l’urina o altri liquidi del nostro organismo. Viene dunque impiegato come antiacido nelle pirosi gastriche e per trattare molte patologie, tra cui l’acidosi metabolica, l’acidosi lattica e anche le aritmie ventricolari. Più precisamente, dal punto di vista chimico, il bicarbonato per digerire è il sale sodico dell&#8217;acido carbonico. Sciolto in acqua, il bicarbonato di sodio dà origine a una soluzione leggermente basica, che può essere sfruttata proprio <strong>per contrastare i disturbi digestivi e l&#8217;eccessiva acidità di stomaco</strong>.</p>
<p>Importante è il suo ruolo anche nella cura delle <strong>intossicazioni da farmaci</strong> e nella <strong>prevenzione della formazione di calcoli renali di acido urico.</strong></p>
<p>Il bicarbonato di sodio può essere assunto per via orale – in forma di compresse o di granulato sciolto in acqua – o attraverso iniezioni per via endovenosa.</p>
<p>L’assunzione di bicarbonato di sodio provoca l’insorgenza di vari <strong>effetti collaterali</strong>, tra cui: crampi allo stomaco, flatulenza, distensione addominale, difficoltà a respirare, aumento della pressione arteriosa, eccessiva ritenzione idrica ed edema polmonare.</p>
<p><strong>L’uso di bicarbonato di sodio è sconsigliato per chi soffre di scompenso cardiaco congestizio, insufficienza renale grave, pressione alta e per chi si sta sottoponendo a cure a base di farmaci corticosteroidi o corticotropinici</strong>.</p>
<p>In caso di gravidanza o di allattamento al seno, è meglio chiedere un consiglio al proprio medico prima di assumerlo.</p>
<ul>
<li><strong>Fosfato </strong></li>
</ul>
<p>Il fosfato è uno degli elettroliti dell’organismo, minerali dotati di una carica elettrica quando disciolti in liquidi corporei come il sangue, anche se la maggior parte del fosfato presente nell’organismo è priva di carica.</p>
<p>L’<strong>ipofosfatemia</strong> può essere:</p>
<ul>
<li>acuta: nell’<strong>ipofosfatemia acuta </strong>i livelli di fosfato nel sangue raggiungono repentinamente valori pericolosamente bassi. Dal momento che l’organismo utilizza grandi quantità di fosfato durante il recupero da determinate patologie, l’ipofosfatemia acuta può insorgere in soggetti affetti dai seguenti disturbi: <strong>denutrizione grave</strong> (compresa l’inedia, chetoacidosi diabetica, grave disturbo da uso di alcol, ustioni gravi. Il calo improvviso dei livelli di fosfato può causare alterazioni del ritmo cardiaco e persino la morte.</li>
<li>cronica: nell<strong>’ipofosfatemia cronica </strong>i livelli di fosfato nel sangue si abbassano nel corso del tempo. L’ipofosfatemia cronica in genere è causata da un’eccessiva escrezione di fosfato. Le <strong>cause</strong> possono essere le seguenti: iperparatiroidismo, diarrea cronica, uso protratto di diuretici, assunzione per un lungo periodo di tempo di grandi quantità di antiacidi contenenti alluminio, uso di grandi quantità di teofillina (per il trattamento dell’asma)</li>
</ul>
<p>I sintomi di ipofosfatemia compaiono solo quando i livelli di fosfato nel sangue diventano molto bassi. Si sviluppa debolezza muscolare, seguita da stupor, coma e morte.</p>
<p>In caso di ipofosfatemia cronica lieve, le ossa possono diventare più fragili con conseguenti dolore osseo e fratture. Può manifestarsi debolezza e perdita di appetito.</p>
<p>L’ipofosfatemia è diagnosticata quando dagli esami del sangue risulta che il livello di fosfato è troppo basso. Il medico esegue altri esami per identificare la causa, se questa non è immediatamente chiara.</p>
<p>Per il trattamento dell’ipofosfatemia è necessario incrementare l’assunzione di fosfato, sospendere l’assunzione dei farmaci che riducono i livelli di fosfato.</p>
<p>Se l’ipofosfatemia è lieve e asintomatica, può essere d’aiuto l’assunzione di latte a basso contenuto di grassi o scremato, che contiene una grande quantità di fosfato. In alternativa, è possibile assumere fosfato per via orale, anche se spesso compare diarrea.</p>
<p>Se l’ipofosfatemia è molto grave o se i fosfati non possono essere assunti per via orale, è necessario ricorrere alla somministrazione endovenosa.</p>
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		<title>La dieta DASH: un approccio permanente all’alimentazione sana per il cuore</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-dieta-dash-un-approccio-permanente-allalimentazione-sana-per-il-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 08:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Diete]]></category>
		<category><![CDATA[Regimi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[cardiopatia]]></category>
		<category><![CDATA[dieta DASH]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione arteriosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dieta DASH è un regime alimentare promosso dall&#8217;Istituto per il Cuore, i Polmoni e il Sangue (National Heart, Lung, and Blood Institute) dell’Istituto Nazionale per la Salute degli Stati Uniti (NIH, U.S. National Institutes of Health), al fine di aiutare a prevenire, o migliorare, l’ipertensione arteriosa (pressione arteriosa alta). La sigla DASH, infatti, è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>dieta DASH</strong> è un regime alimentare promosso dall&#8217;Istituto per il Cuore, i Polmoni e il Sangue (<em>National Heart, Lung, and Blood Institute</em>) dell’Istituto Nazionale per la Salute degli Stati Uniti (NIH, U.S. <em>National Institutes of Health</em>), al fine di aiutare a prevenire, o migliorare, l’ipertensione arteriosa (pressione arteriosa alta). La sigla DASH, infatti, è un acronimo che sta per <strong><em>Dietary Approaches to Stop Hypertension</em></strong>, ossia Approcci dietetici contro l’ipertensione.</p>
<p>L’ipertensione arteriosa è una patologia molto diffusa nella popolazione mondiale. Si parla di “ipertensione” quando la pressione sistolica (o massima) è ≥ 140 mmHg e la diastolica (o minima) è ≥ 90 mmHg. Questa condizione clinica può essere alla base di scompensi al sistema circolatorio; provoca senso di vertigini, stordimento, perdita di sangue dal naso, mal di testa, o alterazioni della vista. Ma causa anche numerose complicazioni a livello sistemico. Spesso si  associa al diabete, obesità, ipercolesterolemia o sindrome metabolica. Può provocare insufficienza renale e ictus. Ed è un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari gravi. L’ipertensione è infatti la principale causa dell’insorgenza di cardiopatie (insufficienza cardiaca, aritmie o infarto del miocardio).</p>
<p>La cosa importante è che dieta e stile di vita influenzano particolarmente le patologie cardiovascolari. Ecco perché si punta ad un regime alimentare sano con l’obiettivo di prevenire, o ridurre, l’ipertensione arteriosa.</p>
<p><strong>Nella sua forma originale, quindi, la dieta DASH non è una dieta concepita per dimagrire, perché il numero di calorie introdotte non è più basso di quelle che sono necessarie ogni giorno (in altre parole è una dieta isocalorica).</strong></p>
<p>Piuttosto, è un regime alimentare che prevede il consumo prevalente di alcuni alimenti e la riduzione o l&#8217;eliminazione di altri. Nello specifico, consiglia di mangiare molta verdura, frutta, cereali integrali, latticini senza grassi o magri, pesce, pollame, fagioli, noci, e oli vegetali; limitare i cibi ricchi di grassi saturi (quali carne lavorata, latticini grassi, e oli tropicali come oli di cocco e di palma); e limitare bevande zuccherate e dolci.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref1"><sup>1</sup></a> Alla dieta DASH, inoltre, è solitamente affiancato un ridotto uso di sale da cucina.</p>
<p>La DASH consiglia un <strong>apporto giornaliero di sodio massimo di 2300 mg</strong>.</p>
<p><strong>Benefici della dieta DASH per la salute</strong></p>
<p>Le ricerche hanno dimostrato che la DASH offre un <strong>approccio nutrizionale efficace per prevenire e trattare la pressione sanguigna alta</strong> (ipertensione), che è un importante fattore di rischio per cardiopatia e ictus<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref2"><sup>2</sup></a><sup>,</sup><a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref3"><sup>3</sup></a>, nonché altri parametri di rischio cardiovascolare, tra cui livelli troppo alti di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Per questa ragione, è attualmente consigliata da molte associazioni mediche in tutto il mondo per le persone a rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare<sup>6</sup>.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-29718" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH-300x202.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH.jpg 578w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Uno studio ha dimostrato che ridurre l&#8217;assunzione di sodio ad una misura anche minore, cioè a 1500 mg al giorno (dieta DASH a basso contenuto di sodio) può fornire ulteriori benefici in termini di abbassamento della pressione del sangue maggiori rispetto a quelli ottenibili con la dieta DASH standard sopra descritta.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref4"><sup>4</sup></a> Inoltre, in uno studio clinico condotto su pazienti diabetici per un periodo di otto settimane, questa dieta è stata associata alle misurazioni del rischio cardio-metabolico ridotte, in particolare il peso, la circonferenza della vita e i livelli di colesterolo.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref5"><sup>5</sup></a> Con i benefici per la salute scientificamente provati che questa dieta offre, ed essendo molto in linea con le attuali raccomandazioni dietetiche in Europa, la DASH è una <strong>strategia dietetica equilibrata</strong> che potrebbe essere adottata per realizzare un regime alimentare e uno stile di vita più sani.</p>
<p><strong>Come seguire la dieta DASH</strong></p>
<p>Per supportare le persone che seguono questa dieta, la DASH fornisce un numero raccomandato di porzioni giornaliere o settimanali suddivise per diversi gruppi di alimenti al fine di ottenere un apporto energetico giornaliero standard di 2000 chilocalorie (Tabella 1). La <strong>dieta</strong> è <strong>flessibile</strong> in quanto il numero di porzioni di cibi diversi può essere facilmente adattato per soddisfare i fabbisogni energetici specifici dell&#8217;individuo, tenendo conto delle variazioni di peso desiderate e dei livelli di attività fisica.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref1"><sup>1</sup></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="579">
<tbody>
<tr>
<td width="157">Gruppo di alimenti</td>
<td width="164">Numero di porzioni al giorno/alla settimana</td>
<td width="259">Esempi di una porzione</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Cereali</td>
<td width="164">6-7 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 fetta di pane integrale, ½ tazza di cereali integrali cotti, riso o pasta</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Verdura</td>
<td width="164">4-5 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 tazza di verdura a foglia verde cruda, ½ tazza di verdure crude o cotte</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Frutta</td>
<td width="164">4-5 porzioni</td>
<td width="259">1 frutto medio, ½ tazza di frutta fresca, congelata o in scatola, un piccolo bicchiere di succo (125 ml)</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Latticini</td>
<td width="164">2-3 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 tazza di latte o yogurt magro (240 ml), 40 g di formaggio magro</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Carne magra, pollame o pesce</td>
<td width="164">6 porzioni o meno al giorno</td>
<td width="259">Massimo 85 g per porzione</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Grassi e oli</td>
<td width="164">2-3 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 cucchiaino di olio vegetale o di oliva, 1 cucchiaino di margarina, 2 cucchiai di condimento per l&#8217;insalata</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Noci, semi e legumi</td>
<td width="164">4-5 porzioni alla settimana</td>
<td width="259">50 g di noci, 2 cucchiai di semi, o 1/2 tazza di fagioli cotti</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Dolci</td>
<td width="164">5 porzioni o meno alla settimana</td>
<td width="259">1 cucchiaio di zucchero o marmellata, 1/2 tazza di sorbetto, o 1 bibita (250 ml)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Guida DASH al numero di porzioni giornaliere e settimanali di cibo per un consumo energetico di 2000 kcal/giorno (adattato dal Riferimento 1).</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>La dieta DASH è stata formulata sulla base di una serie di evidenze scientifiche accumulate nel tempo, riguardanti l’effetto dei diversi tipi di alimenti sui fattori di rischio cardiovascolare.</p>
<p>Era già noto in precedenza, l&#8217;effetto benefico derivante dal consumo di frutta e verdura sul rischio cardiovascolare e il loro ruolo nell&#8217;abbassare la pressione arteriosa e i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Il consumo di frutta e verdura, inoltre, diminuisce anche il pericolo di sviluppare diabete, tumori e altre malattie dell&#8217;età avanzata.</p>
<p>Anche sostituire nella dieta i grassi saturi (tipicamente di provenienza animale, quindi contenuti nel burro, nel formaggio e nella carne grassa) con grassi insaturi (contenuti nell&#8217;olio di oliva, nelle mandorle, nelle noci e in altri semi), ha un effetto positivo sulla pressione arteriosa e riduce trigliceridi e colesterolo. Al contrario, è altrettanto noto che grassi saturi, zucchero e alcol peggiorano non solo i fattori di rischio cardiovascolari ma anche quelli per altre malattie cronico-degenerative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, si considera scientificamente dimostrato che seguire la dieta DASH può aiutare a ridurre la pressione arteriosa e il rischio cardiovascolare.</p>
<p>Bisogna infatti sottolineare che, sebbene la dieta DASH sia specificamente formulata per gli individui che hanno, o tendono ad avere, la pressione alta del sangue (ipertensione), alcuni dei suoi principi generali rappresentano criteri di buon senso di cui la salute beneficia ad ogni età:</p>
<ul>
<li>privilegiare la verdura e la frutta</li>
<li>preferire gli oli vegetali e i cibi a basso contenuto di sale</li>
<li>ridurre i grassi di origine animale</li>
<li>diminuire il consumo di zucchero</li>
<li>evitare l&#8217;alcol, non fumare</li>
<li>ridurre il consumo di prodotti conservati che spesso contengono elevate quantità di sale, zucchero e grassi saturi</li>
<li>ridurre possibilmente le condizioni di stress quotidiano</li>
<li>evitare la sedentarietà praticando attività fisica (almeno 30 minuti di camminata al giorno).</li>
</ul>
<p>Come per ogni altro tipo di dieta, però, è sempre raccomandabile consultarsi col proprio medico curante prima di iniziarla.</p>
<p><strong>Referenze</strong></p>
<ol>
<li>National Institutes of Health (NIH). National Heart, Lung, and Blood Institute. DASH Eating Plan</li>
<li>Appel LJ, Moore TJ, Obarzanek E, et al. for the DASH Collaborative Research Group. (1997) A clinical trial of the effects of dietary patterns on blood pressure. DASH Collaborative Research Group. The New England Journal of Medicine, 336(16), 1117-24.</li>
<li>World Health Organization (2017). Factsheet on Cardiovascular diseases (CVDs)</li>
<li>Svetkey LP et al. (1999) The DASH Diet, Sodium Intake and Blood Pressure Trial (DASH-sodium): rationale and design. Journal of the American Dietetic Association, 99(8), S96-S104.</li>
<li>Azadbakht, L., et al. (2011) Effects of the Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH) eating plan on cardiovascular risks among type 2 diabetic patients: a randomized crossover clinical trial. Diabetes Care, 34(1), 55-57.</li>
<li>Challa HJ, Ameer MA, Uppaluri KR. DASH Diet To Stop Hypertension. StatPearls [Internet]. 2022; May 19</li>
</ol>
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		<title>Il sodio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-sodio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[sodio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sodio (simbolo Na) è largamente diffuso in natura, e si trova nella maggior parte degli alimenti. Il sodio è un elemento assunto dall’organismo umano attraverso l’alimentazione principalmente sotto forma di cloruro ed è il principale elemento costitutivo del sale da cucina: ad ogni grammo di sale corrispondono 0,4 grammi di sodio. In un organismo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>sodio</strong> (simbolo Na) è largamente diffuso in natura, e si trova nella maggior parte degli alimenti. Il sodio è un elemento assunto dall’organismo umano attraverso l’alimentazione principalmente sotto forma di cloruro ed è il principale elemento costitutivo del <strong>sale da cucina</strong>: ad ogni grammo di sale corrispondono 0,4 grammi di sodio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-27760" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/sodio-formula.jpg" alt="" width="186" height="187" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/sodio-formula.jpg 186w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/sodio-formula-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px" />In un organismo adulto se ne trovano circa 92 grammi, distribuiti soprattutto nei liquidi extracellulari (40%), nel tessuto osseo (43%) &#8211; che funge da riserva -, nel connettivo e nella cartilagine.</p>
<p>Nel corpo umano il sodio funge spesso da <strong>antagonista del potassio</strong>; il suo metabolismo infatti è strettamente correlato con quello del potassio; mentre il primo catione, come abbiamo detto, si trova principalmente nei liquidi corporei esterni alla cellula, il potassio è particolarmente concentrato nei liquidi intracellulari. A regolare l’afflusso e l’efflusso degli ioni provvede la <strong>pompa sodio-potassio</strong>, detta anche pompa Na⁺/K⁺ ATP-dipendente, un enzima che si trova nella membrana delle cellule e che ha il compito di generare un gradiente di ioni: spinge continuamente ioni sodio fuori dalla cellula e ioni potassio dentro la cellula.</p>
<p>Il metabolismo del sodio è in rapporto con quello dell&#8217;acqua: se questo ione è presente in eccesso si ha aumento del tenore idrico dei tessuti, per il meccanismo della ritenzione idrica.</p>
<p>Il sodio svolge molte ed importanti funzioni tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>regola l&#8217;osmolarità del plasma e del liquido extracellulare</strong> (mantenimento della pressione osmotica): se presente in concentrazioni eccessive, richiama, per ragioni di osmosi, notevoli quantità di acqua, causando edema ed ipertensione (a causa dell&#8217;aumento di volume ematico); al contrario, in presenza di deficit di sodio, si assiste ad una diminuzione del volume di sangue e di liquido interstiziale;</li>
<li><strong>regola l&#8217;equilibrio acido-base ed il bilancio idrosalino </strong></li>
<li><strong>partecipa alla trasmissione dell&#8217;impulso nervoso</strong>: forma gradienti elettrochimici a livello della membrana cellulare che sono molto importanti per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, per la contrazione muscolare e per gli scambi cellulari (nutrienti, ioni, acqua ecc.);</li>
</ul>
<p>Il sodio alimentare è facilmente assorbito nel tratto finale dell&#8217;intestino tenue, detto ileo. Quello in eccesso viene eliminato attraverso le urine e, in misura minore, con la sudorazione e con le feci. In condizioni particolari, come una sudorazione profusa o in presenza di diarrea, le perdite extra renali di sodio possono comunque diventare cospicue.</p>
<p>Il rene rappresenta il principale agente regolatore del metabolismo del sodio; considerata la notevole importanza di questo minerale, a tale processo partecipano anche numerosi organi e messaggeri chimici. Tra questi, il più noto è sicuramente l&#8217;<strong>aldosterone</strong>, un ormone prodotto dalla corteccia surrenale che <strong>aumenta il riassorbimento del sodio e l&#8217;eliminazione degli ioni potassio</strong>. Un altro ormone dotato di attività analoga è la <strong>vasopressina</strong>, mentre il peptide natriuretico atriale agisce in maniera opposta, facilitando l&#8217;escrezione di sodio e le perdite d&#8217;acqua. Così, <strong>se l&#8217;apporto di sodio è scarso, l&#8217;aldosterone stimola a livello renale il riassorbimento dalle urine di sodio; se invece l&#8217;apporto è elevato, l&#8217;aldosterone è disattivato</strong> <strong>e il sodio viene espulso con le urine</strong>. Il disequilibrio di tale meccanismo comporta l’insorgenza di patologie; ad esempio, se vi è tendenza a trattenere il sodio si sviluppa ipertensione; nel caso contrario, aumentata escrezione renale di calcio, si manifesta osteoporosi.</p>
<p><strong>Nel plasma sanguigno il sodio raggiunge, normalmente, concentrazioni di 140 mEq/l.</strong> Si parla di <strong>iponatremia</strong> o di <strong>iposodemia</strong> quando la quantità di sodio nel sangue scende al disotto della norma. Generalmente causata da particolari disordini endocrini o da abuso di diuretici, l&#8217;iponatremia determina anoressia, nausea, vomito e, nei casi più gravi, coma e morte.</p>
<p>Quando si registrano aumenti non fisiologici della sodemia si parla di <strong>ipernatremia</strong>; tale condizione può essere causata da iperassunzione di sodio e/o da perdite eccessive di liquidi (diarrea, diabete, sudorazione profusa ecc.): determina <strong>ipertensione arteriosa</strong> che, nei casi più gravi, può evolversi in scompenso cardiaco.</p>
<p>Pertanto non è consigliabile superare le dosi raccomandate per il fabbisogno quotidiano.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno di sodio</strong> varia a seconda dell’età e della quantità persa attraverso il sudore, in seguito ad attività fisica o a clima caldo e umido; comunque il fabbisogno giornaliero per l’adulto è pari a circa 1,5-2g oppure 5g di sale da cucina.</p>
<p><strong>L&#8217;apporto quotidiano di sodio dovrebbe assestarsi</strong>, secondo le indicazioni europee ed italiane, nell&#8217;intervallo <strong>tra i 0,6 ed i 3,5 grammi</strong>, mentre le RDA americane indicano livelli leggermente inferiori (0,5-2,3 g/die). Tale quota viene facilmente assicurata da una dieta varia e bilanciata, senza la necessità di aggiungere sale alle pietanze.</p>
<p>Purtroppo, nella società moderna, <strong>il consumo giornaliero di sale ha ormai raggiunto livelli decisamente elevati</strong>. In Italia, secondo i dati INRAN, si consumano circa 10 grammi/die (pari a circa 4 grammi di sodio): un valore ben oltre i livelli raccomandati, che, sempre secondo l’INRAN, <strong>non </strong>dovrebbero <strong>eccedere i 6 grammi di sale</strong> (o i 2,4 grammi di sodio) al giorno. I termini sale e sodio sono spesso usati come sinonimi; per chiarezza è utile precisare che il sale è composto dal 40% di sodio (Na+) a da 60% di (Cl-), e che quindi un grammo di sodio è equivalente a 2,55 g di sale.</p>
<p>La <strong>fonte principale di sodio</strong> nell&#8217;alimentazione occidentale è il sale da cucina. Fra i cibi che ne sono ricchi sono inclusi <strong>formaggi, salumi, insaccati</strong> e la maggior parte degli altri <strong>alimenti conservati</strong>. È inoltre naturalmente presente negli alimenti di origine animale (come il latte, le carni sia bianche che rosse e il pesce), mentre è meno abbondante in quelli di origine vegetale.</p>
<p><strong>L’eccessivo apporto di sale</strong> con la dieta <strong>si associa</strong>, secondo un’ampia serie di osservazioni epidemiologiche, ad un’aumentata probabilità di sviluppare varie patologie tra cui: <strong>ipertensione</strong> e di conseguenza <strong>malattie cardiovascolari</strong>, ictus o emorragie cerebrali;  <strong>l’aumento dell’escrezione urinaria</strong> di calcio <strong>porta alla riduzione del tenore calcico nelle ossa e alla formazione di calcoli renali</strong>, la ritenzione idrosalina, che può peggiorare il quadro dello scompenso cardiaco congestizio, e ad una tendenza all’<strong>obesità</strong>; il sale porta inoltre ad un peggioramento della sintomatologia asmatica ed al rischio di cancro dello stomaco. A proposito di questo tipo di neoplasia è interessante rilevare che la sua incidenza, nei paesi industrializzati, ha subito una brusca riduzione verso la metà del ‘900, in concomitanza con la diffusione delle tecniche di refrigerazione per la conservazione di cibi come la carne, il pesce, le verdure: e quindi con il progressivo abbandono della conservazione sotto sale, ormai limitata a preparazioni particolari, che ne condizionava grandemente il rischio di comparsa.</p>
<p>In generale i cibi di provenienza animale (latte, carni, pollame e pesce) sono più ricchi di sodio degli alimenti di origine vegetale (cereali, verdure, ortaggi e frutta).</p>
<p><strong>Il sodio è particolarmente abbondante nei salumi e negli altri alimenti a cui viene aggiunto per aumentarne conservabilità</strong> (capperi, bottarga ecc.) <strong>e sapidità</strong> (acciughe, formaggi, stuzzicherie, patatine in sacchetto, snack, olive ed altri alimenti conservati in salamoia).</p>
<p>L&#8217;abitudine di salare le pietanze porta ad introdurre quantità eccessive di sodio (tenere presente &#8211; si ripete &#8211; che ogni grammo di sale da cucina contiene mediamente 0,4 g di sodio).</p>
<p>Va precisato che una guerra spietata contro il sodio non trova molte giustificazioni in ambito preventivo; è invece raccomandabile <strong>non superare le dosi raccomandate (da 0,5 a 2 g al giorno</strong>), e nel caso operare restrizioni sodiche, ottenute attraverso una dieta priva di sale aggiunto o con la sua sostituzione con sali dietetici iposodici.</p>
<p>Purtroppo, come accennato, nelle diete occidentali tale valore è spesso superato, avendosi una media di 4,5 g di sodio al giorno (12 g circa di sale da cucina, ma oltre al sale si devono considerare i dadi per brodo, le salse, gli alimenti conservati ecc.).</p>
<p>Per quanto sia importante ridurre l&#8217;aggiunta di sale agli alimenti, già dall&#8217;età pediatrica per educare il palato del bambino, un allontanamento cronico del sale dalla propria tavola potrebbe avere risvolti negativi, soprattutto per chi pratica sport. Se le perdite di sali durante l&#8217;attività fisica non vengono ripristinate tramite il consumo di bevande isotoniche, il rischio di iponatremia può infatti diventare concreto. In particolare, quando le perdite di liquidi vengono colmate bevendo in abbondanza le tanto pubblicizzate acque povere di sodio (generalmente a basso residuo fisso), il sangue aumenta di volume andando a diluire ancor di più le già ridotte concentrazioni ematiche di sodio. Il risultato di tale comportamento, tipico dell&#8217;intossicazione da acqua, può essere molto grave ed addirittura letale. La <strong>carenza di sodio</strong> può essere associata a nausea, vomito, anoressia; nei casi più gravi può portare al coma e risultare fatale.</p>
<p>Oltre al rischio di una carenza di sodio, l&#8217;allontanamento cronico del sale dalla propria alimentazione può portare a <strong>deficit di iodio</strong> (che è stato in gran parte risolto aggiungendo questo minerale al sale da cucina).</p>
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		<title>Sali minerali, macro, micro, oligo-elementi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sali-minerali-macro-micro-oligo-elementi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[arsenico]]></category>
		<category><![CDATA[boro]]></category>
		<category><![CDATA[bromo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MACROELEMENTI  Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo. Calcio (Ca) Il calcio è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MACROELEMENTI  </strong></p>
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-27767 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg 394w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong>Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo.</p>
<ul>
<li><strong>Calcio (Ca)</strong></li>
</ul>
<p>Il calcio <strong>è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione nell’adulto corrisponde a 900-1300 grammi, di cui il 99% è situato nelle ossa (98%) e nei </strong>denti (1%); il restante 1% si trova all&#8217;interno delle cellule, nei liquidi organici e nel plasma, dove la concentrazione ammonta a 9-11 mg/100ml.</p>
<p><strong>Il calcio è un minerale essenziale non solo per la formazione e il buon mantenimento dello scheletro, ma anche per la contrazione muscolare </strong>(compreso il muscolo cardiaco), la coagulazione sanguigna, la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della permeabilità cellulare e l&#8217;attività di numerosi enzimi.<strong> Inoltre, interviene nella secrezione di alcuni importanti ormoni, nel trasferimento dell’informazione genetica e nel metabolismo.  </strong></p>
<p>Gli alimenti che contengono la maggiore quantità di calcio sono il latte e derivati, uova, legumi e pesci;<strong> la maggior parte del calcio contenuto negli alimenti di origine vegetale (spinaci, cavoli, erbette, etc.) non viene assorbito dal nostro corpo</strong>.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> <strong>medio</strong> per gli adulti è di circa 800-1000 mg; valori più elevati si hanno negli anziani (1000 mg), negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento (1200 mg).</p>
<p><strong>Una sua carenza, specie se durante l’età dello sviluppo, può influenzare negativamente la formazione fisiologica dello scheletro e, in età adulta, aumentare il rischio di malattie importanti come l’osteoporosi </strong>e crisi tetaniche. Al contrario, le sindromi da eccesso provocano sintomi quali nausea, vomito, stato confusionale e sonnolenza.</p>
<ul>
<li><strong>Fosforo (P)</strong></li>
</ul>
<p><strong>E’ il costituente fondamentale del tessuto osseo, infatti agisce in sinergia con il calcio. </strong></p>
<p>La quantità di fosforo totale presente nell&#8217;organismo corrisponde a circa l&#8217;1% del peso corporeo; l&#8217;85% del quale si trova in ossa e denti, il 10% nel tessuto muscolare, l&#8217;1% nel cervello come fosfolipidi e la parte restante è presente nel sangue (tampone fosfato).</p>
<p>Il fosforo svolge un compito fondamentale nella costruzione delle proteine e nello sfruttamento energetico degli alimenti: è infatti parte integrante di numerose molecole biologiche fondamentali, fra cui l&#8217;ATP coinvolta nel trasferimento di energia nei sistemi biologici, oltre a partecipare attivamente alla formazione delle molecole di RNA e DNA.</p>
<p>È raro essere affetti da carenza di fosforo, perché moltissimi alimenti ne contengono discrete quantità: latte, formaggio, carne, pesce e legumi ne sono particolarmente ricchi.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di fosforo è pari a quello di calcio, ovvero per gli adulti è di circa 800 mg; 1000 mg negli anziani e 1200 mg negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento.</p>
<p>Le eventuali carenze da fosforo sono generalmente dovute a sostanze presenti negli alimenti che ne ostacolano l&#8217;assorbimento, oppure ad antiacidi usati a scopo terapeutico. In questo caso i sintomi osservati sono debolezza, demineralizzazione delle ossa, anoressia e malessere. Al contrario le sindromi da eccesso provocano ipocalcemia, calcificazione e ossificazione dei tessuti molli.</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio</strong> (Mg)</li>
</ul>
<p>Il magnesio è necessario per la costituzione dello scheletro, <strong>la corretta funzione muscolare e nervosa, </strong>il metabolismo dei grassi e per la sintesi proteica; <strong>rinforza lo smalto dei denti e coopera al mantenimento del tessuto osseo</strong>. Il 70% del magnesio presente in un organismo è localizzato nelle ossa.</p>
<p><strong>Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti, ma quelli in cui è maggiormente contenuto sono i legumi, la frutta secca a guscio (noci, nocciole, mandorle, etc.), i cereali integrali e </strong>dal momento che il magnesio è un costituente essenziale della clorofilla, tutti i vegetali <strong>a foglia verde. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di questo minerale è generalmente assunto con la dieta perché il magnesio è largamente diffuso in molti alimenti. I valori di assunzione consigliati sono pari a 250-350 mg al giorno per adulti e anziani e 450 mg per le donne in gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>I casi di carenza di questo minerale sono molto rari e i pochi riscontrati sono dovuti ad un insufficiente apporto con la dieta come </strong>in individui alcolizzati e in pazienti sottoposti a intervento chirurgico. I sintomi sono anoressia, vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare,<strong> alterazioni del metabolismo del calcio, del sodio, del potassio e mancato assorbimento della vitamina D, che a sua volta comporta debolezza muscolare e alterata funzionalità cardiaca.  </strong></p>
<p>Al contrario sindromi da eccesso provocano la depressione del sistema nervoso centrale con disturbi all&#8217;attività cardiaca e respiratoria.</p>
<ul>
<li><strong>Potassio (K)</strong></li>
</ul>
<p>Il potassio è presente in forma di ione principalmente all&#8217;interno delle cellule, ma anche nei liquidi extracellulari, dove influenza l&#8217;attività dei muscoli scheletrici e del miocardio. In particolare regola l&#8217;eccitabilità neuromuscolare, l&#8217;equilibrio acido-base, la ritenzione idrica e la pressione osmotica.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di potassio sono frutta (banane, </strong>albicocche,<strong> kiwi), verdura (spinaci, cipolle, cetrioli) e la carne fresca. Un buon quantitativo lo si può trovare anche nei legumi e nella frutta secca. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> medio è di circa 3 grammi.</p>
<p><strong>Un insufficiente apporto alimentare di potassio, o eccessive perdite del minerale per via gastroenterica (vomito prolungato, diarrea), possono portare a </strong>carenza che si manifesta con debolezza muscolare, aritmie, tachicardia, stati confusionali e sonnolenza<strong>, ileo paralitico (ossia occlusione intestinale), intolleranza ai carboidrati. </strong></p>
<p>La sindrome da eccesso comporta invece astenia, crampi muscolari, ipotensione e bradicardia, fino ad arrivare all&#8217;arresto cardiaco nei casi più gravi.</p>
<ul>
<li><strong>Sodio (Na)</strong></li>
</ul>
<p>Il sodio, contenuto nel sangue e nei liquidi intracellulari, è il regolatore fondamentale della permeabilità delle membrane cellulari e dei liquidi corporei per cui è coinvolto nel mantenimento della omeostasi cellulare (cioè il processo attraverso il quale tutte le funzioni del nostro organismo restano in equilibrio tra di loro), regola il bilancio idro-elettrico e la pressione arteriosa.</p>
<p>È contenuto soprattutto nel sale da cucina (che costituisce <strong>il 50% circa dell’assunzione giornaliera di sodio; si ricorda che 1 g di sale contiene mediamente 0,40g di sodio)</strong>, ma ne sono ricchi anche i formaggi e la maggior parte degli alimenti conservati (<strong>prosciutto crudo, </strong>salumi, insaccati, ecc.); discrete quantità <strong>si possono trovare anche nel pane, nei cereali da prima colazione, nei biscotti e nei prodotti confezionati in genere (attenti alle “fonti nascoste” di sale), mentre gli alimenti naturalmente più poveri di sale sono la frutta e la verdura.</strong></p>
<p>Le dosi giornaliere consigliate non superano i 4-6 grammi.</p>
<p><strong>Una carenza di sodio può verificarsi solo in condizioni patologiche</strong><strong>. </strong>La carenza di sodio provoca anoressia, nausea e vomito. I casi di carenza grave possono portare addirittura a coma e decesso del paziente.</p>
<p><strong>Più diffusa è invece una sua assunzione eccessiva con l’alimentazione, che aumenta il rischio di ipertensione e patologie cardiovascolari correlate, oltre che di alcuni tumori dell’apparato digerente. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti (maschi o femmine 18-59 anni) sono di  2 g, al di sopra dei 60 anni il valore si abbassa a 1,2 g al giorno.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Cloro (Cl)</strong></li>
</ul>
<p>Il cloro si trova combinato soprattutto con sodio. <strong>Il maggior apporto di cloro è infatti dato dal cloruro di sodio (sale da cucina) che, essendo utilizzato in quasi tutte le preparazioni, garantisce il soddisfacimento del suo fabbisogno scongiurando eventuali stati di carenza.</strong></p>
<p>Disciolto in acqua, invece, forma acido cloridrico, la sostanza che si trova nel succo gastrico e che è coinvolta nella digestione delle proteine. Come il sodio, il cloro regola il bilancio idrico, la pressione osmotica e l&#8217;equilibrio acido-base.</p>
<p>Sono in particolare i pesci di acqua salata a contenere discrete quantità di questo minerale, oltre al sale da cucina.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero oscilla tra gli 0.9 e i 5.3 grammi, che vengono assunti con il normale uso di sale da cucina.</p>
<p>La carenza di cloro causa crampi muscolari, apatia mentale e anoressia, mentre l&#8217;eccesso di cloro provoca vomito.</p>
<ul>
<li><strong>Zolfo </strong>(S)</li>
</ul>
<p>Lo zolfo è presente in quasi tutti i tessuti dell&#8217;organismo, ma è indispensabile principalmente per la formazione di cartilagini, peli, capelli e unghie.</p>
<p>Si trova soprattutto in due aminoacidi chiamati per questo solforati (metionina e cisteina) e in tre vitamine: tiamina, biotina e acido pantotenico.</p>
<p>È difficile riscontrare carenze da zolfo se la dieta contiene quantità adeguate di proteine animali: è per questo che non è stato stabilito uno specifico valore per il fabbisogno di questo minerale. È invece provato che l&#8217;assunzione eccessiva di aminoacidi solforati causa problemi di sviluppo fisico e una crescita scarsa.</p>
<p><strong>MICROELEMENTI o OLIGOELEMENTI</strong></p>
<p>Sono i minerali che, pur presenti nel nostro organismo solo in piccole quantità o addirittura in minime tracce, svolgono funzioni biologiche importanti. Si possono suddividere in:</p>
<ul>
<li>essenziali, la cui carenza compromette funzioni fisiologiche vitali (ferro, rame, zinco, fluoro, iodio, selenio, cromo, cobalto);</li>
<li>probabilmente essenziali (manganese, silicio, nichel, vanadio):</li>
<li>potenzialmente tossici, in quanto possono provocare gravi danni all&#8217;organismo se presenti ad alte concentrazioni,</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Ferro (Fe)</strong></li>
</ul>
<p>L&#8217;organismo umano adulto contiene in genere 3.5-4 grammi di ferro così distribuiti: il 65% nell&#8217;emoglobina, il 10% nella mioglobina, il 20-25% nel fegato, nella milza e nel midollo osseo; <strong>è infatti il costituente di molte proteine (tra cui l’emoglobina che forma i globuli rossi) ed enzimi. Indispensabile per il trasporto e l’utilizzazione dell’ossigeno nell’organismo.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti naturalmente più ricchi in ferro sono le frattaglie (es: fegato), le carni (specie quelle rosse), il pesce e le uova. Buone quantità di questo minerale, ma con una minor biodisponibilità, si possono trovare invece nei legumi secchi (fagioli, piselli, lenticchie), nella frutta secca, nei cereali (specialmente quelli integrali) e nelle verdure a foglia (preferibilmente da condire con vitamina C per assorbire più ferro). Però i</strong>l ferro assunto da alimenti come pesce, carne e alcuni vegetali è <strong>ferro emico</strong> (<strong>più biodisponibile</strong>), mentre quello assunto da uova e prodotti lattiero caseari è <strong>ferro non emico</strong> (più difficilmente metabolizzabile).</p>
<p>I valori consigliati di assunzione <strong>giornaliera</strong> sono pari a 10 mg al giorno per adulti maschi e anziani e a 18 mg per le donne durante tutto il periodo dell&#8217;età fertile.</p>
<p>Un deficit alimentare di ferro incide in primo luogo sulle scorte depositate nel fegato, nella milza e nel midollo osseo: solo successivamente provoca la diminuzione della concentrazione media di emoglobina. La carenza di ferro provoca astenia, <strong>pallore, </strong>affaticabilità, facilità a contrarre infezioni e anemia<strong> sideropenica</strong>. L&#8217;eccesso di ferro provoca invece danni agli organi in cui si accumula.</p>
<ul>
<li><strong>Iodio (I)</strong></li>
</ul>
<p>La maggior parte dello iodio presente nell&#8217;organismo umano è localizzata nella tiroide: lo iodio costituisce infatti l&#8217;elemento essenziale per la sintesi della tiroxina, ormone prodotto dalla ghiandola tiroidea; quindi <strong>la sua funzione principale è promuovere la corretta funzione della ghiandola tiroidea. </strong></p>
<p><strong>I prodotti della pesca, in particolare i molluschi, e le alghe sono gli alimenti che contengono maggiori concentrazioni di iodio, presente invece in minor quantità nel latte e derivati, nelle uova e nei cereali. </strong></p>
<p><strong>Il sale iodato è la soluzione proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per eradicare i disordini da carenza iodica. Un’insufficiente assunzione di iodio nella dieta può causare gozzo, astenia, intolleranza al freddo e bradicardia. Nell’infanzia, un deficit di questo minerale può avere molteplici effetti dannosi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale. I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 150 µg (uomini e donne).</strong></p>
<ul>
<li><strong>Rame (Cu)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo di un individuo adulto sono presenti circa 100 mg di rame, concentrati soprattutto in fegato, cervello, reni e cuore. Il rame ha un ruolo essenziale<strong>: è coinvolto nel metabolismo del ferro, promuove la formazione del tessuto connettivo ed è implicato nei meccanismi enzimatici inerenti alla respirazione.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi in rame sono il fegato, i prodotti della pesca, la frutta secca a guscio e il cacao in polvere. </strong></p>
<p>La quantità di rame assunto con la dieta è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero, stimato per l&#8217;adulto tra gli 1.5 e i 3 mg. Ne sono particolarmente ricchi legumi, pesci, crostacei, carne, cereali e noci.</p>
<p><strong>La carenza di rame è rara e si manifesta con anemia, </strong>simile a quella provocata dalla carenza di ferro,<strong> leucopenia (pochi leucociti nel sangue), anomalie del collagene, </strong>demineralizzazione delle ossa e fragilità delle pareti delle arterie.</p>
<p>Al contrario la sindrome da eccesso si manifesta con febbre, nausea, vomito e diarrea.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 0,9 mg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Selenio (Se)</strong></li>
</ul>
<p>Il selenio, pur essendo presente in piccolissima concentrazione nell&#8217;organismo (13 mg circa), è un elemento essenziale perché protegge l&#8217;integrità delle membrane cellulari; inoltre ha un ruolo coenziamatico nel metabolismo degli ormoni tiroidei; <strong>stimola il sistema immunitario, migliora l’elasticità della pelle, svolge un ruolo antiossidante e contrasta la formazione dei radicali liberi</strong>.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero di selenio è di 55 μg. Ma l&#8217;apporto di selenio varia ampiamente in relazione al contenuto proteico della dieta e il suo assorbimento non dipende solo dalle quantità introdotte, ma anche dalla forma chimica in cui si trova. Non sempre questo elemento è infatti presente in forma biodisponibile. Il contenuto di selenio presente negli alimenti dipende dalla sua presenza nel suolo: la sua presenza nella dieta è quindi variabile da nazione a nazione. L&#8217;Italia è una regione selenifera a basso contenuto e quindi l&#8217;apporto di questo elemento con la dieta è piuttosto scarso.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di selenio sono le frattaglie, </strong>il fegato, <strong>il pesce (crostacei e molluschi), la carne, specie quella di agnello e di maiale, la frutta secca, i legumi </strong>e i cereali. <strong>i formaggi</strong>.<strong> I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 55 µg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<p>La sindrome da carenza comporta cardiopatie, ipertensione, anemie emolitiche, cirrosi, neoplasie e sclerosi multipla; <strong>effetti della carenza di selenio possono essere il Morbo di Keshan e la Miopatia dei muscoli scheletrici.</strong></p>
<p>Quantità eccessive di selenio possono portare a fenomeni di tossicità che si manifestano con disturbi gastrointestinali e irritazioni polmonari.</p>
<ul>
<li><strong>Zinco (Zn)</strong></li>
</ul>
<p>Presente nell&#8217;organismo in piccola quantità (in media tra gli 1.4 e i 3 g), lo zinco è un cofattore di numerosi e importanti enzimi. Nel plasma è presente sotto forma di aggregati con varie proteine e aminoacidi;<strong> svolge anch’esso una funzione antiossidante, ricopre un ruolo fondamentale nel processo di guarigione delle ferite, promuove la corretta funzione cellulare e supporta il sistema immunitario. </strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di zinco sono </strong>la carne bovina, ovina, suina, <strong>il pesce, </strong>le ostriche, i funghi, il cacao, il tuorlo d&#8217;uovo, <strong>la frutta secca a guscio, il latte e i formaggi. </strong>Al contrario frutta, verdura e i cereali contengono fitati e fibra che ne riducono l&#8217;assorbimento. I processi di fermentazione, come ad esempio la lievitazione del pane, portano alla degradazione dei fitati, riducendo quindi il rischio di carenza.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è pari a 15 mg per le donne e gli anziani, 18 mg negli uomini adulti e nelle donne durante il periodo di gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>Una carenza di zinco, rara nei paesi occidentali, può determinare un rallentamento della crescita, alopecia, alterata funzione immunitaria, ritardo della maturazione sessuale e impotenza. </strong>La carenza di zinco può dipendere da insufficiente o cattivo assorbimento (alimentazione parentale prolungata, età avanzata, alcolismo, dieta ricca di cereali e povera di carne) o da un&#8217;eccessiva eliminazione urinaria (epatopatia, somministrazione di sostanze chelanti, ecc.). La sintomatologia da carenza di zinco è quanto mai complessa: arresto della crescita, alterazioni della cute, diminuzione della sensibilità gustativa, perdita dell&#8217;appetito, lenta cicatrizzazione delle ferite, diminuita e ritardata risposta immunitaria, suscettibilità alle infezioni. Una carenza particolarmente forte può causare ipogonadismo e nanismo.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di questo minerale provoca invece febbre, nausea, vomito e diarrea<strong>.</strong><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cromo (Cr)</strong></li>
</ul>
<p>Il cromo è un elemento essenziale in quanto indispensabile potenzia l&#8217;attività dell&#8217;insulina e sembra essere direttamente coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei grassi.</p>
<p>Il suo contenuto nell&#8217;organismo generalmente non supera i 6 mg e diminuisce nel corso della vita: questo calo progressivo può spiegare la ridotta tolleranza al glucosio che spesso si osserva tra gli anziani. La carenza di cromo genera, infatti, intolleranza al glucosio, elevati valori di trigliceridi e di colesterolo.</p>
<p>Sono buone fonti alimentari di cromo il lievito di birra, le carni<strong> di manzo e di maiale</strong>, il formaggio, i cereali integrali, il<strong> cacao in polvere e le foglie di tè</strong>; al contrario i vegetali sono generalmente poveri di questo minerale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 30-35 µg per gli uomini e di 20-25 µg per le donne (45 µg al giorno per le donne incinte). </strong>Un&#8217;assunzione eccessiva di cromo causa danni alla pelle e ai reni.</p>
<ul>
<li><strong>Molibdeno (Mo)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo umano adulto sono generalmente presenti circa 9 grammi di molibdeno, localizzati soprattutto nel fegato. Il molibdeno <strong>è coinvolto nel metabolismo dell’acido urico, promuove la regolare funzionalità delle cellule e la corretta crescita dell’organismo. </strong></p>
<p><strong>È presente in buone quantità nelle frattaglie, nel latte, nei formaggi, </strong>nei legumi e <strong>nei cereali, nella frutta secca e negli ortaggi a foglia verde. L’apporto derivante dagli alimenti di origine vegetale dipende però in gran parte dalla quantità di minerale presente nel terreno di coltivazione. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 65 µg per gli uomini e per le donne.</strong></p>
<p>Solo in casi rarissimi si verificano problemi di carenza; questa <strong>può portare a stanchezza e difficoltà di concentrazione,</strong> irritabilità, tachicardia, cecità notturna, danni cerebrali e in alcuni casi tumori esofagei.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di molibdeno provoca invece aumento della concentrazione ematica e urinaria di acido urico, oltre a carenza di rame.</p>
<ul>
<li><strong>Manganese (Mn)</strong></li>
</ul>
<p>Il manganese è coinvolto nella costituzione di enzimi coinvolti nel metabolismo di proteine e zuccheri ed è indispensabile per il corretto sviluppo delle ossa.</p>
<p><strong>Il manganese è contenuto in buone quantità nella frutta secca a guscio, nel cacao e nelle foglie di tè, </strong>nei cereali e in quantità minori negli ortaggi, mentre è scarso negli alimenti di origine animale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 2,7 mg per gli uomini e di 2,3 mg per le donne.</strong></p>
<p><strong>Una carenza di questo minerale, se pur rara, può determinare </strong>calo di peso, rallentata crescita di barba e capelli,<strong> ipocolesterolemia, </strong>crisi ipoglicemiche, ipotensione e anemia ipocromica. <strong>demineralizzazione ossea e ridotta crescita nei bambini. </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cobalto </strong>(Co)</li>
</ul>
<p>Il cobalto è un elemento indispensabile come costituente della vitamina B12. L&#8217;apporto di questo minerale è dunque strettamente collegato a quello della vitamina.</p>
<p>Il fabbisogno è comunque facilmente coperto dalla dieta, essendo molto diffuso nella maggior parte degli alimenti.<strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Fluoro </strong>(F)</li>
</ul>
<p>Il fluoro si trova principalmente nelle ossa e nello smalto dei denti: la sua presenza protegge e previene la carie dentaria. Essendo ubiquitario è difficile registrarne una carenza nell&#8217;organismo.</p>
<p>L&#8217;acqua costituisce la fonte prevalente di approvvigionamento del fluoro, che è presente anche nel the e nel pesce.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;assunzione giornaliera, si consiglia di non superare i valori di 2.5 mg al giorno per i giovani e i 4 mg per gli adulti.</p>
<p>Quantità eccessive possono infatti risultare tossiche, dando origine a fenomeni di alterazioni dentarie (<strong>fluorosi</strong>). Nei casi più gravi di sindrome da eccesso si possono registrare crisi calcemiche con tetania.</p>
<p>Il fluoro è presente in piccole quantità variabili in quasi tutte le acque e i terreni.</p>
<ul>
<li><strong>Silicio</strong> (Si)</li>
</ul>
<p>Presente solo in tracce nell&#8217;organismo, serve per la sintesi di collagene e tessuto connettivo, oltre a essere un costituente importante del tessuto osteoide.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 20-50 mg.</p>
<p>Non si conoscono sintomi da carenza nell&#8217;uomo, mentre è noto che la prolungata esposizione a elevate concentrazioni di silicio provoca la silicosi, malattia polmonare.</p>
<ul>
<li><strong>Nichel</strong> (Ni)</li>
</ul>
<p>Attiva alcuni enzimi e facilita l&#8217;assorbimento del ferro presente negli alimenti.</p>
<p>Il fabbisogno è sempre coperto dalla dieta e non si riscontrano sindromi da carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong> (Cd)</li>
</ul>
<p>Può sostituire lo zinco nella carbossipeptidasi conservandone l&#8217;attività e può attivare alcuni enzimi.</p>
<p>È introdotto con numerosi alimenti e non si riscontrano patologie legate alla sua carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Vanadio</strong> (V)</li>
</ul>
<p>Ha un ruolo importante nella pompa sodio-potassio e nella produzione di altri enzimi coinvolti nel metabolismo dei principi nutritivi, degli ormoni e del tessuto osseo.</p>
<p>La sua essenzialità è dimostrata per gli organismi inferiori, ma non ancora per quelli superiori.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 10-20 μg.</p>
<p><strong>I minerali elettroliti</strong></p>
<p>Dagli esami del sangue si può evincere la carenza di alcuni minerali elettroliti, chiamati così perché dotati di carica elettrica e capaci quindi di condurre corrente. Sono presenti in tutti i fluidi del corpo umano e il loro equilibrio è essenziale per numerose funzioni fisiologiche. Gli elettroliti comunemente presenti nelle analisi del sangue sono calcio, cloruro, magnesio, potassio e sodio. Un’alimentazione sbilanciata e la carenza o l’eccesso d’acqua nell’organismo, oltre che l’assunzione di specifici farmaci, possono però causare il disequilibrio degli elettroliti: disidratazione o iperidratazione, vomito, diarrea e disfunzioni renali in primis.</p>
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		<title>Il magnesio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-magnesio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[clorofilla]]></category>
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		<category><![CDATA[ipermagnesemia]]></category>
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		<category><![CDATA[macroelemento]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
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		<category><![CDATA[sodio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un macroelemento, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% è complessato a proteine e acidi nucleici, e solo l’1-2% nel plasma e in altre forme minori di deposito; il 39% è intracellulare e circa l&#8217;1% si trova nei liquidi fuori dalle cellule.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-27752 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>È considerata normale una</strong> <strong>concentrazione di magnesio compresa tra 0,75 e 0,95 mmol/L</strong>.</p>
<p>E’ <strong>presente in abbondanza negli alimenti di origine vegetale</strong> (verdure a foglia verde, frutta secca, legumi, funghi, cereali integrali e banane); è infatti un <strong>componente della clorofilla</strong>, un pigmento, fondamentale per la fotosintesi clorofilliana, attraverso la quale le piante ricavano energia dalla luce solare. Questa molecola, insieme ai carotenoidi e ad alcuni polifenoli presenti nei vegetali a foglia verde, <strong>ha proprietà antiossidanti</strong> e contribuisce a combattere l’aumento dei radicali liberi.</p>
<p>Insieme al calcio ed al fosforo, il magnesio è <strong>essenziale per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell&#8217;apparato scheletrico</strong>; entra nella <strong>composizione di numerosi enzimi</strong> (è il cofattore di più di 300 enzimi); è richiesto per la sintesi del DNA, dell&#8217;RNA e del glutatione;  <strong>interviene nella trasmissione neuromuscolare </strong>in quanto partecipa al trasporto del calcio e del potassio attraverso le membrane cellulari, fondamentali per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco; una quota minoritaria di magnesio, comunque importantissima sul piano biologico, è invece localizzata nei liquidi intracellulari e nel plasma.</p>
<p>In generale, il magnesio <strong>svolge un ruolo importante nelle reazioni enzimatiche in cui è coinvolta l&#8217;ATP</strong>, poiché in queste reazioni la forma attiva dell&#8217;ATP è complessata con lo ione magnesio Mg<sup>++</sup>. Il magnesio <strong>interviene inoltre nella regolazione dell&#8217;eccitabilità delle membrane nervose e muscolari e nella trasmissione sinaptica</strong>. La quantità di questo importante elemento si equilibra regolarmente nell’organismo, grazie all’interazione con altri minerali. Se il magnesio comincia a mancare nelle cellule, il corpo lo preleva dalle proprie riserve, ovvero dalle ossa e dal fegato, causando i primi sintomi di carenza.</p>
<p><strong>Il magnesio è importante per la salute, in quanto aiuta le cellule muscolari a rilassarsi</strong>, incluse quelle del cuore, ed una carenza di magnesio è stata collegata a malattie cardiache, battito irregolare e palpitazioni. Diete ricche di magnesio sembra possono favorire la riduzione della pressione sanguigna, specialmente fra gli anziani, ed evitare l’insorgere di disturbi cardiaci.</p>
<p><strong>L&#8217;assorbimento del magnesio avviene soprattutto a livello dell&#8217;intestino tenue</strong> ed è favorito dal contenuto plasmatico di vitamina D, mentre è inibito da elevate concentrazioni di calcio, fosfato della dieta, da diarrea e da alcolismo cronico. Il metabolismo del magnesio è influenzato anche dal paratormone. <strong>Mentre il magnesio non ostacola l&#8217;assorbimento del calcio, il calcio riduce l&#8217;assorbimento del magnesio</strong>. L&#8217;eliminazione di magnesio si ha con le feci e soprattutto con l&#8217;urina.</p>
<p>I diuretici, alcuni antibiotici e il diabete mellito aumentano notevolmente l&#8217;escrezione renale di magnesio. In queste condizioni, o per scarso assorbimento, si può avere <strong>ipomagnesemia</strong>, che si manifesta con anoressia, nausea vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare, vasodilatazione, aritmia e coma. Ipomagnesemia è stata riscontrata dopo attività prolungate con possibili ripercussioni sulla performance per il ridursi dell&#8217;azione protettiva che il magnesio esercita sull&#8217;integrità della cellula muscolare. E&#8217; stato ipotizzato che il magnesio svolga un&#8217;azione importante nel favorire il rilascio dell&#8217;ossigeno alle cellule muscolari nel corso di attività sportive. Tale caratteristica sarebbe mediata dal rapporto tra i livelli eritrocitari di magnesio e di 2,3 difosfoglicerato.</p>
<p>Al contrario, un aumento del magnesio plasmatico (detto <strong>ipermagnesemia</strong>) determina <strong>depressione</strong> del Sistema Nervoso Centrale (SNC) causando torpore, prostrazione, disturbi dell&#8217;attività cardiaca e respiratoria (evenienza piuttosto rara che verifica quando la quota di magnesio eliminata con l&#8217;urina aumenta a causa di una scarsa funzionalità renale o surrenale accompagnata ad una diminuita secrezione di aldosterone).</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero di magnesio per l&#8217;uomo adulto ammonta a 300-500 mg</strong> ed è facilmente soddisfatto grazie alla sua presenza in numerosi alimenti. Bisogna comunque considerare che una quota significativa di magnesio viene persa a causa della raffinazione dei cereali, della conservazione e della cottura degli alimenti; si calcola che <strong>solo il 30-40% del Magnesio ingerito con gli alimenti venga effettivamente assorbito</strong>.</p>
<p><strong>Il reintegro del magnesio può essere necessario, soprattutto nei mesi estivi</strong> per gli atleti che praticano attività sportive di endurance. L&#8217;esigenza di un reintegro non deriva unicamente dalla necessità di far fronte ad una carenza di tipo assoluto (difficilmente riscontrabile), quanto alla necessità di mantenere gli equilibri elettrolitici intra ed extracellulari. Per questo motivo il magnesio dovrebbe essere <strong>assunto insieme ad altri sali minerali come il sodio ed il potassio</strong>. Una specifica integrazione di magnesio può rivelarsi utile anche nel trattamento della sindrome pre-mestruale; durante la sindrome premestruale capita infatti spesso di soffrire di carenza di magnesio, condizione che ha tra i principali sintomi il dolore, il gonfiore addominale e le forti alterazioni dell’umore.</p>
<p>Per l&#8217;integrazione possono essere impiegati vari sali di magnesio: magnesio pidolato, cloruro di magnesio, magnesio orotato, magnesio ossido, magnesio supremo.</p>
<p><strong>L’alimentazione è la principale fonte di magnesio per il nostro organismo</strong>.  In particolare, si ricordano:</p>
<ul>
<li><strong>verdura a foglia verde</strong>, come spinaci, carciofi, bietole, biete coste ed erbette; 100 grammi di spinaci crudi contengono 79 milligrammi di magnesio.</li>
<li><strong>legumi</strong> come piselli e fagioli;</li>
<li><strong>cereali e farine integrali</strong>: quindi in generale pane, pasta, dolci e cereali da colazione andrebbero preferiti integrali;</li>
<li><strong>semi di zucca</strong> al naturale e semi di girasole: 100 grammi di semi di girasoli sono in grado di apportare il 90% del fabbisogno giornaliero di un soggetto adulto e sono benefici anche per via della presenza di vitamina A, vitamina C, fosforo e potassio.</li>
<li><strong>germogli di soia</strong>;</li>
<li><strong>frutta </strong>come il kiwano, un frutto speciale dalle proprietà reidratanti e antiossidanti. Le banane sono un’ottima fonte di magnesio oltre che di altri minerali, come per esempio il potassio. Per quanto riguarda il magnesio si parla di 27 milligrammi ogni 100 grammi di frutto, tre volte più di prugne, arance, mele e pere.</li>
<li><strong>frutta a guscio</strong> come mandorle, anacardi, pistacchi, nocciole e noci;</li>
<li><strong>cacao amaro e cioccolato extra fondente</strong>: 100 grammi di cioccolato fondente contengono 300 milligrammi di magnesio</li>
</ul>
<p>Contenuto di Magnesio in 100 g di alimenti:</p>
<table width="548">
<tbody>
<tr>
<td width="142">Alimenti</td>
<td width="131">Magnesio</td>
<td width="143">Alimenti</td>
<td width="132">Magnesio</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Crusca</td>
<td width="131">420 mg</td>
<td width="143">Prugne secche</td>
<td width="132">54 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato amaro</td>
<td width="131">292 mg</td>
<td width="143">Spinaci</td>
<td width="132">52 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina di <a href="http://www.leziosa.com/soia.asp">soia</a></td>
<td width="131">285 mg</td>
<td width="143">Avocado</td>
<td width="132">41 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mandorle</td>
<td width="131">255 mg</td>
<td width="143">Farina bianca</td>
<td width="132">37 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cacao</td>
<td width="131">192 mg</td>
<td width="143">Castagne</td>
<td width="132">33 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagiolini</td>
<td width="131">183 mg</td>
<td width="143">Banane</td>
<td width="132">31 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Arachidi</td>
<td width="131">167 mg</td>
<td width="143">Riso</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagioli secchi</td>
<td width="131">159 mg</td>
<td width="143">Carne di vitello</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina integrale</td>
<td width="131">147 mg</td>
<td width="143">Carne di manzo</td>
<td width="132">25 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Noci</td>
<td width="131">132 mg</td>
<td width="143">Carne di maiale</td>
<td width="132">24 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mais</td>
<td width="131">120 mg</td>
<td width="143">Lamponi, fichi</td>
<td width="132">22 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Biete verdi</td>
<td width="131">113 mg</td>
<td width="143">Melone</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato al latte</td>
<td width="131">107 mg</td>
<td width="143">Prosciutto</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Riso integrale</td>
<td width="131">106 mg</td>
<td width="143">Ciliegie, fragole</td>
<td width="132">14 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fichi secchi</td>
<td width="131">82 mg</td>
<td width="143">Prugne, <a href="http://www.leziosa.com/ananas.asp">ananas</a></td>
<td width="132">11 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pane integrale</td>
<td width="131">60 mg</td>
<td width="143">Mele, pere, uva</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pasta</td>
<td width="131">57 mg</td>
<td width="143">Susine, pompelmi</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguendo una dieta variata ed equilibrata dovrebbe essere relativamente difficile soffrire di carenze, ma le tecniche di trasformazione dei cibi e la cottura possono ridurre il contenuto di magnesio in alcuni alimenti anche del 60 &#8211; 70 per cento. I soggetti più a rischio sono le persone che assumono farmaci o che soffrono di malattie che possono comprometterne l&#8217;assorbimento, come la diarrea cronica associata al morbo di Crohn, la celiachia o il diabete di tipo 2, oppure chi ha affrontato un bypass intestinale.</p>
<p>Nelle situazioni più gravi la carenza può portare a crampi e contrazioni muscolari, intorpidimenti, convulsioni, aritmie, spasmo delle coronarie, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.</p>
<p>Un eventuale eccesso di magnesio di origine alimentare viene in genere eliminato attraverso i reni. Tuttavia dosi eccessive possono scatenare diarrea, a volte associata a nausea e crampi addominali. Solo dosi superiori a 5 grammi al giorno sono state associate a una tossicità che può portare ad abbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.</p>
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		<item>
		<title>Acque salse (cloruro-sodiche)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acque-salse-cloruro-sodiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 09:20:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acque]]></category>
		<category><![CDATA[acque salse]]></category>
		<category><![CDATA[bicarbonati]]></category>
		<category><![CDATA[cloro]]></category>
		<category><![CDATA[crenoterapia esterna]]></category>
		<category><![CDATA[sodio]]></category>
		<category><![CDATA[uso idropinico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno la stessa origine delle salsobromoiodiche. Sono acque in cui prevalgono il sodio ed il cloro; in esse sono spesso presenti in quantità significativa i solfati; alternativamente possono essere presenti bicarbonati (acque a prevalente uso idropinico) o iodio (impiegate più spesso nella crenoterapia esterna).   In presenza di solfati vanno usati in modo idropinico, cioè per bibita alla &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno la stessa origine delle salsobromoiodiche. <strong>Sono acque in cui prevalgono il sodio ed il cloro</strong>; in esse sono spesso presenti in quantità significativa i solfati; alternativamente possono essere presenti bicarbonati (acque a prevalente uso idropinico) o iodio (impiegate più spesso nella crenoterapia esterna). <strong> </strong> <strong>In presenza di solfati vanno usati in modo idropinico</strong>, cioè per bibita alla fonte termale; <strong>in presenza di iodio</strong> l&#8217;uso più appropriato è la <strong>crenoterapia esterna</strong>, cioè bagni, aerosol, ecc.</p>
<p>Le acque salse differiscono pertanto in base alla presenza e alla quantità di sodio e cloro al loro interno, secondo uno schema che prevede la formazione di solfato di sodio, bicarbonato di sodio, calcio o magnesio.</p>
<p>Le acque salse hanno una diversa concentrazione dei sali per cui si distinguono:</p>
<ul>
<li><strong>acque iso e ipotoniche</strong>: notevole stimolo secretivo, scarso o nullo stimolo peristaltogeno;</li>
<li><strong>acque ipertoniche</strong>: <strong>forte stimolo peristaltogeno</strong>, minore attività di stimolo sulla secrezione gastrica.</li>
</ul>
<p>Da ciò derivano risultati terapeutici diversi; <strong>sono comunque adatte al superamento delle disfunzioni dell&#8217;apparato digerente</strong>.</p>
<p>Prodotte in natura a partire da una serie di fenomeni vulcanici secondari, non riconducibili cioè ad autentiche eruzioni, le acque salse rappresentano una delle ricchezze e delle peculiarità del sottosuolo italiano, all’interno del quale la cospicua presenza di massicci e crateri di origine vulcanica garantisce il continuo rifornimento di sali minerali alla preziosa risorsa idrica.</p>
<p><strong>Le acque salse vengono impiegate prevalentemente per curare disturbi all’apparato digerente</strong>, in virtù della comprovata capacità delle concentrazioni saline in esse contenute di <strong>aumentare le secrezioni gastriche (in caso di acque salse isotoniche ed ipotoniche</strong>) <strong>oppure di limitare l’attività secretiva (acque salse ipertoniche</strong>), svolgendo così l’azione di supporto terapeutico sulla base delle specifiche esigenze e del risultato finale che si desidera raggiungere attraverso il loro impiego.</p>
<p><strong>Proprio il livello di tonicità delle acque salse</strong>, determinato dalla specifica concentrazione di cloruro o di sodio, <strong>consente infatti di generare sulle mucose gastriche un effetto benefico di egual misura, ma di segno opposto, andando a regolarizzare la produzione di secrezioni a livello gastrico, sia in caso di eccesso fisiologico, sia in caso di carenza</strong>.</p>
<p>Per questa ragione, <strong>le acque cloruro-sodiche vengono impiegate tanto per la cura di disturbi legati a gastrite, costipazione, dispepsia ed altre disfunzioni</strong> <strong>quanto nelle insufficienze digestive aspecifiche</strong> caratterizzate da iposecrezione ed ipomotilità gastrica, nelle <strong>patologie infiammatorie croniche delle vie biliari</strong>, nelle discinesie, nella sindrome post-colecistectomia ed in alcune colelitiasi.</p>
<p>La rapidità di assunzione (tempo di bevuta in pochi minuti) favorisce gli effetti lassativi. La stimolazione dei processi digestivi si esplica su stomaco e duodeno a vari livelli e comprende: aumento della velocità di svuotamento dello stomaco, stimolo della secrezione gastrica, biliare e pancreatica con attivazione di alcuni enzimi digestivi, variazioni del pH gastrico e duodenale. L&#8217;azione sulla peristalsi delle acque ipertoniche è sfruttata nella <strong>stipsi cronica </strong>semplice ed in alcune condizioni di atonia intestinale (colon-patia funzionale o sindrome dell&#8217;intestino irritabile). L&#8217;aumento della velocità di transito intestinale è cospicuo e l&#8217;<strong>effetto lassativo e purgante </strong>delle acque salse forti si evidenzia in genere entro un&#8217;ora dall&#8217;assunzione.</p>
<p>L&#8217;<strong>azione colagoga</strong>, cioè di stimolo del deflusso della bile verso il duodeno, comprende l&#8217;azione colecistocinetica (contrazione peristaltica della colecisti) ed il rilasciamento dello sfintere di Oddi. E&#8217; inoltre presente un&#8217;azione antispastica sulle vie biliari e sull&#8217;Oddi che favorisce ulteriormente la progressione del secreto biliare e la sua immissione in duodeno. Per questi motivi le acque cloruro-sodiche sono impiegate nelle patologie infiammatorie croniche delle vie biliari, nelle discinesie, nella sindrome post-colecistectomia ed in alcune colelitiasi.</p>
<p>Numerose evidenze cliniche infine segnalano gli effetti benefici prodotti dalla <strong>vaporizzazione delle acque</strong> salse sulle vie respiratorie superiori, rendendo l’elemento idrico ottimale anche per la cura di disfunzioni acute o croniche delle vie aeree, come bronchiti, sinusiti, faringiti e otiti.</p>
<p>Disponibili lungo tutto l’arco della Penisola, le acque cloruro-sodiche si trovano maggiormente concentrare nei pressi di quelle aree vulcaniche del Meridione.</p>
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		<title>Acque salso-bromo-iodiche</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acque-salso-bromo-iodiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Aug 2023 09:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acque]]></category>
		<category><![CDATA[acque salse]]></category>
		<category><![CDATA[bicarbonati]]></category>
		<category><![CDATA[cloro]]></category>
		<category><![CDATA[crenoterapia esterna]]></category>
		<category><![CDATA[sodio]]></category>
		<category><![CDATA[uso idropinico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono acque di origine marina (nel linguaggio comune vengono anche chiamate “acque di mare”), ubicate in località costiere o lungo la dorsale appenninica della pianura Padana che ha ospitato mari in alcune ere geologiche e dove l&#8217;acqua si è raccolta e concentrata in bacini sotterranei. In alcune zone ha dato origine ai limani (o liman) che sono fanghi &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono acque di origine marina (nel linguaggio comune vengono anche chiamate “<strong>acque di mare</strong>”), ubicate in località costiere o lungo la dorsale appenninica della pianura Padana che ha ospitato mari in alcune ere geologiche e dove l&#8217;acqua si è raccolta e concentrata in bacini sotterranei. In alcune zone ha dato origine ai <strong><em>limani</em></strong> (o <em>liman</em>) che sono fanghi naturali di salina utilizzati in terapia.</p>
<p>Le acque salsobromoiodiche sono una <strong>risorsa terapeutica tipicamente mediterranea e italiana</strong>; sono costituite essenzialmente da cloruro di sodio, iodio e bromo, questi ultimi sotto forma di ioduri (I<sup>&#8211;</sup>) e bromuri (Br<sup>&#8211;</sup>); la concentrazione ionica può essere diversa, tant’è che <strong>esistono in natura acque salsobromoiodiche ipotoniche, isotoniche o ipertoniche</strong>; possono essere presenti anche altre sostanze terapeuticamente interessanti quali calcio, magnesio, solfati, bicarbonati e solfuri. Nel caso non sia presente il bromo si parla di <strong>acque salsoiodiche</strong>.</p>
<p><strong>Spesso sono acque molto concentrate, per cui può essere necessario diluirle</strong> per poterle utilizzare con determinate metodiche (es. inalatorie).</p>
<p><strong>Alla fonte possono avere diverse temperature ed essere radioattive</strong>.</p>
<p>Le acque salsobromoiodiche sono note per l&#8217;<strong>azione antiinfiammatoria </strong>(agendo su flogosi croniche), <strong>antisettica, stimolante sul sistema immunitario</strong>, nonché <strong>antiedemigena </strong>e risolvente, incremento dell&#8217;attività tiroidea, stimolazione della secrezione mucosa e a livello dell&#8217;apparato genitale femminile, etc.</p>
<p>Grazie alla loro versatilità di impiego, le acque salsobromoiodiche vengono infine impiegate <strong>per lenire affezioni a carico dell’apparato locomotore, lesioni muscolari</strong> di origine traumatica e <strong>artropatie</strong> croniche, andando a svolgere un’azione antinfiammatoria e antisettica sulle giunture troppo usurate o messe a dura prova da uno sforzo fisico eccessivo.</p>
<p>Vengono utilizzate in quasi tutti gli ambiti di patologia suscettibili di terapia termale anche se con proprie peculiarità riguardo le indicazioni, le azioni biologiche ed i risultati terapeutici.</p>
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		<item>
		<title>Acqua bene comune</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acqua-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 08:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua, bevande e bibite]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[acido solfidrico]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[sodio]]></category>
		<category><![CDATA[soglia di concentrazione]]></category>
		<category><![CDATA[solfati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci. L&#8217;acqua è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci.</p>
<p>L&#8217;acqua è un bene comune fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi uomo compreso; è anche un elemento essenziale in quanto, mentre si può sopravvivere anche 10 settimane senza mangiare, la morte sopraggiunge solo dopo pochi giorni se il digiuno è totale.</p>
<p>Gli effetti prodotti dall’uomo, i cambiamenti climatici, la salinizzazione e l’inquinamento delle falde acquifere, gli sprechi, la rendono una risorsa sempre più scarsa e al centro di gravi tensioni sociali in particolare nei paesi del sud del mondo. Anche in Italia è diventato ormai urgente il problema della corretta gestione di questa risorsa che presenta varie criticità.</p>
<p>Negli ultimi cento anni il consumo di acqua dolce si è più che decuplicato nel mondo; la conseguenza è che oltre un terzo della popolazione mondiale vive ormai in paesi considerati ad emergenza idrica, e tale percentuale aumenterà negli anni, dal momento che si è superato quel limite che fissa nel 10% la differenza tra consumo e offerta, a favore del primo, per far scattare l’emergenza idrica.</p>
<p><strong>Composizione dell’acqua</strong></p>
<p>Le sostanze che si trovano disciolte nell’acqua sono sali che provengono dal naturale processo di dissoluzione dei minerali costituenti le rocce ed i suoli attraversati dall’acqua di origine piovana. Quest’acqua è povera di sostanze disciolte ma possiede un’azione “aggressiva” a causa dell’anidride carbonica raccolta dall’aria.</p>
<p>I sali sono presenti come particelle cariche sia positive che negative (ioni). La tipologia di sali presenti dipende dal tipo di roccia attraversata e dal tempo di contatto. Le rocce calcaree (marmo, dolomite ecc.) cedono ioni bicarbonato, calcio, magnesio; le rocce contenenti gesso (solfato di calcio) cedono oltre al calcio anche lo ione solfato; gli ioni sodio e cloruro possono invece provenire da rocce contenenti cloruro di sodio. In certi casi il contenuto salino rimane pressoché costante nel tempo per qualità e quantità ed è tipico di quell’acqua.</p>
<p>Gli ioni presenti nell’acqua sono importanti per gli organismi viventi le cui cellule svolgono le varie funzioni perché necessitano di in soluzioni saline a concentrazione costante; i Sali assunti con l’acqua contribuiscono a mantenerle nel giusto equilibrio.</p>
<p>Quindi l’acqua potabile deve anche caratterizzarsi per una soluzione di ioni (ione calcio, ione sodio, ione bicarbonato ecc…) in concentrazione ottimale.</p>
<p>Dal punto di vista legislativo è stato definito, per molte delle sostanze che possono essere presenti nell’acqua, un valore limite o una “<strong>soglia di concentrazione</strong>” che non deve essere superata; se in un’acqua sono presenti uno o più composti in quantità superiore al valore limite, essa non presenta più i requisiti di potabilità. La contaminazione di un’acqua può avere cause naturali o derivare dall’attività dell’uomo collegata ad insediamenti urbani, industriali o agricoli-zootecnici.</p>
<p><strong><em>Componenti principali</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>Cationi:</strong></li>
<li><strong>Sodio</strong>: E’ un elemento molto diffuso sulla crosta terrestre ed è uno dei costituenti base di molti tipi di rocce. E’ sempre presente nelle acque minerali principalmente a causa dell’elevata solubilità. Nelle acque il sodio deriva dalla lisciviazione dei depositi superficiali e sotterranei di sali, dalla alterazione dei minerali silicei, dalle intrusioni di acqua marina negli acquiferi di acqua dolce; apporti, infine, molto contenuti, ma comunque evidenti in alcune acque, sono dovuti alla pioggia che contiene, in certe aree, aerosol marino.<br />
Il sodio è un elemento molto importante nel metabolismo umano (il fabbisogno giornaliero è circa 4 grammi).<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: sodio fino a un valore massimo di 200 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Potassio</strong>: Il potassio proviene per lo più dai principali silicati costituenti le rocce magmatiche argillose. Le quantità che normalmente si riscontrano nelle acque sono basse, spesso intorno a 1 mg/L.<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: potassio fino a un valore massimo di 10 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Calcio</strong>: Il calcio è un elemento molto abbondante ed è presente in molti minerali costituenti la crosta terrestre. Quantità elevate di calcio nelle acque indicano generalmente la provenienza da rocce come calcari (carbonato di calcio) e dolomie (carbonato doppio di calcio-magnesio). Quando il tenore di calcio è superiore a 150 mg/l l’acqua può essere definita “calcica”. Il calcio è un elemento necessario per la formazione dei denti e del tessuto osseo; le acque calciche sono consigliate sia durante la gravidanza, sia in età avanzata per combattere l’osteoporosi. Anche nel caso di malattie cardiovascolari non ci sono controindicazioni all’impiego di acque contenenti calcio. Ve ne sono invece in caso di disfunzioni renali caratterizzate da eccesso di calcio.</li>
<li><strong>Magnesio</strong>: Anche il magnesio è un elemento diffuso in molti minerali della crosta terrestre. Concentrazioni elevate si riscontrano nelle acque che hanno un lungo tempo di residenza in acquiferi costituiti da sabbie e ghiaie contenenti dolomie (carbonato doppio di calcio–magnesio) o in altri acquiferi costituiti da ofioliti (rocce vulcaniche formatesi in ambiente marino). In questi casi si raggiungono valori fino a 100 mg/l. Quando il tenore di magnesio supera il valore di 50 mg/l l’acqua si definisce “magnesiaca”. Non vi sono controindicazioni all’impiego di acqua con magnesio in quantità ragionevolmente più elevata, anche se quantità molto alte possono determinare proprietà purgative. L’organismo umano necessita di almeno 500 mg di magnesio al giorno. Acque magnesiache trovano impiego nella prevenzione dell’arteriosclerosi perché determinano una sensibile dilatazione delle arterie.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Anioni</strong>:
<ul>
<li><strong>Cloruri</strong>: I cloruri sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee grazie alla mobilità e solubilità di questo ione. In acque sotterranee, generalmente, si possono riscontrare concentrazioni da pochi mg/l fino a 1000 mg/l; quantità più elevate sono presenti nelle acque che vengono in contatto con rocce evaporitiche (salgemma). La soglia di percezione gustativa (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: cloruri: fino a un valore massimo di 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Solfati</strong>: I solfati sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee; in certe acque sotterranee si possono riscontrare concentrazioni che vanno da pochi mg/l fino 1500 mg/l e oltre; quantità più elevate si osservano nelle acque che vengono a contatto con sedimenti evaporitici a gesso. In Toscana, dove è presente una notevole variabilità geologica, si verificano frequenti situazioni che determinano la caratteristica di acque con solfati, spesso in concentrazione elevata e superiore a quel valore di 200 mg/l che definisce queste <strong>acque “solfate</strong>”. Quando i solfati sono associati al magnesio e sono in quantità piuttosto elevate, le acque possono manifestare <strong>proprietà purgative</strong>. Recenti studi negli USA indicano che queste caratteristiche si hanno con concentrazioni di solfati maggiori di 1000 mg/l.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Fluoruri</strong>: Il fluoro è un elemento indispensabile per l’organismo umano in quanto è un costituente dei denti e delle ossa; tuttavia quantità elevate di fluoruri introdotte con le acque e gli alimenti possono indurre formazione di chiazze scure nella dentatura e alterazione del processo di calcificazione delle ossa (fluorosi).
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Nitrati</strong>: I nitrati sono presenti in tutte le acque per fenomeni naturali (in questo caso gli apporti sono sempre molto modesti), ma soprattutto per conseguenza di attività umane. Composti azotati, successivamente trasformati in nitrati, si formano nell’atmosfera per azione delle scariche elettriche. Con la pioggia penetrano nel suolo e raggiungono le acque sotterranee. Altri fenomeni naturali (nitrificazione delle sostanze vegetali) concorrono alla produzione di nitrati. Quantità elevate di nitrati nelle acque sono imputabili all’azione dei fertilizzanti azotati: dopo lo spargimento sul terreno essi vengono dilavati dalle piogge e trasferiti nelle acque superficiali o infiltrati in quelle sotterranee.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p><strong>Principali contaminanti chimici inorganici</strong></p>
<ul>
<li><strong>Ione Ammonio e ione Nitrito</strong>: la loro presenza può indicare un inquinamento recente a carico dell’acqua, essendo sostanze chimiche che si generano dalla decomposizione del materiale proteico che deriva dagli organismi viventi. Tuttavia l’ammoniaca può anche essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: <strong>Ammonio fino ad un valore massimo di 0,50 mg/l</strong> (milligrammi/litro); <strong>Nitrito fino a 0,50 mg/l </strong>(milligrammi/litro).</p>
<ul>
<li>Le <strong>caratteristiche organolettiche dell’acqua</strong> potabile possono essere alterate da sostanze di origine naturale. Le acque sotterranee sono generalmente povere d’ossigeno e riescono a tenere disciolte, mostrandosi limpide, il ferro e il manganese nella forma “ridotta” (ione “ferroso” e “manganoso”) anche a concentrazioni superiori ai valori limite. Un’acqua sotterranea che contiene ferro e manganese in quantità elevate quando viene portata in superficie si trasforma in breve tempo (da pochi minuti a qualche ora) in una soluzione torbida e giallastra dall’aspetto poco invitante. In pratica il contatto con l’ossigeno atmosferico trasforma la forma ionica di questi materiali da “ridotta” a “ossidata” (<strong>ione “ferrico” e “manganico”</strong>) e dà luogo a prodotti poco solubili. Si ha così la separazione per precipitazione di fanghiglie colorate dal giallo-ruggine al nero. Un’acqua con queste caratteristiche non presenta grossi rischi sanitari se utilizzata nel breve periodo, ma ha caratteristiche indesiderabili: uno <strong>sgradevole sapore metallico</strong>, possibilità di dar luogo a fenomeni di corrosione delle tubature e di macchiare la biancheria durante il lavaggio. Gli acquedotti che attingono acque ricche di ferro e/o manganese dispongono di adeguati impianti per la rimozione di questi metalli.</li>
<li>Un’altra sostanza d’origine naturale che frequentemente altera la qualità dell’acqua potabile è l’<strong>acido solfidrico </strong>(o <strong>idrogeno solforato</strong>), un gas facilmente riconoscibile per il <strong>caratteristico odore di uova marce</strong>. Questa sostanza è ritenuta a torto un indice di scarsa qualità dell’acqua potabile: ci sono acque sotterranee contenenti acido solfidrico assolutamente pure da un punto di vista microbiologico, ed è noto da molti secoli l’impiego terapeutico delle acque sulfuree anche come bevande. La normativa delle acque potabili prevede che questa sostanza non sia presente nelle comuni acque potabili perché l’odore dell’acqua è sgradevole e perché è comunque sconsigliabile l’assunzione per lunghi periodi. L’acido solfidrico è facilmente eliminabile per ossigenazione.</li>
</ul>
<p>La <strong>torbidità</strong> è un fattore che influenza frequentemente la qualità dell’acqua potabile. L’elevata torbidità può essere dovuta a <strong>presenza di materiale argilloso oppure a idrossidi di ferro o alluminio</strong>, sostanze, queste ultime, usate nel processo di potabilizzazione delle acque superficiali e che possono erroneamente finire nella rete acquedottistica, senza che rappresentino comunque un grosso rischio sanitario se assunte per brevi periodi. Talvolta fenomeni di corrosione delle tubature danno luogo ad acque “rosse” per presenza di idrossido di ferro.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001, con i parametri indicatori: <strong>Ferro: fino ad un valore massimo di 200 μg/l</strong> (microgrammi/litro).</p>
<p>I <strong>metalli pesanti</strong>: tra i <strong>componenti inorganici</strong> che possono essere presenti nelle acque vi sono i “metalli pesanti”, alcuni dei quali sono tossici. Questi sono: <strong>cadmio, cromo, piombo, arsenico, mercurio, nichel, ecc</strong>., ed altri, ad essi assimilabili come <strong>arsenico e selenio</strong>, elementi a basso peso atomico che comunque non hanno caratteristiche tipicamente metalliche.</p>
<p>I metalli pesanti possono essere presenti in natura o derivare da attività umane. Nel primo caso si trovano nelle rocce quasi sempre sotto forma di composti poco solubili (ossidi, solfuri, ecc.) e le acque che ne vengono a contatto solo raramente risultano contaminate da questi metalli; nel secondo, i metalli pesanti rilasciati nell’ambiente dalle attività umane non sono sempre in forma innocua. Pertanto, data la tossicità dei metalli pesanti, per essi viene ammessa una soglia di concentrazione molto bassa, generalmente dell’ordine dei microgrammi (milionesimi di grammo) per litro. Un metallo è tanto più tossico quanto più basso è il suo valore limite: talvolta è sufficiente una quantità piccolissima di un qualsiasi metallo pesante per rendere un’acqua non idonea all’uso potabile; ad esempio <strong>sono sufficienti 5 milligrammi di cadmio per contaminare 1 metro cubo di acqua</strong>; mentre fanno eccezione il rame e lo zinco che, per la loro minore tossicità, hanno valori limite più alti.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori:</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong>: fino a un valore massimo di 5 μg/l (microgrammi/litro),</li>
<li><strong>Cromo</strong>: 50 μg/l,</li>
<li><strong>Piombo</strong>: 25 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l,</li>
<li><strong>Mercurio</strong>: 1 μg/l,</li>
<li><strong>Nichel</strong>: 20 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l</li>
<li><strong>Selenio</strong>: 10 μg/l.</li>
</ul>
<p><strong>Principali contaminanti chimici organici</strong></p>
<p>Fra le sostanze che possono contaminare le acque si trovano numerosi <strong>composti organici</strong>. Si tratta di sostanze che contengono carbonio e che sono presenti in natura ma che sono anche <strong>prodotte dall’attività umana</strong> (sono alla base della chimica della plastica, del legno, della carta, del petrolio e derivati, dei solventi delle vernici). La ricerca scientifica ne inventa continuamente di “nuovi” dalle proprietà tossicologiche sconosciute ed il cui destino, una volta immessi nell’ambiente, è incerto. Spesso si tratta di sostanze non degradabili o che impiegano tempi lunghissimi per decomporsi attraverso la naturale biodegradazione. Si ritiene che attualmente siano alcuni <strong>milioni le sostanze chimiche</strong> conosciute. Quelle effettivamente riscontrabili sul mercato sono circa 100.000 di cui circa <strong>8000 tossiche e 200 ritenute cancerogene e/o sospette cancerogene</strong>; <strong>solo per 2100 prodotti sono stati individuati i rispettivi valori limite di tossicità</strong>. Ovviamente questi prodotti organici non sono tutti presenti contemporaneamente nell’ambiente: l’eventuale presenza in una zona è legato all’esistenza di industrie di produzione o all’utilizzo locale di singoli prodotti o classi di prodotti. Tra i contaminanti organici si riscontrano più frequentemente:</p>
<ul>
<li><strong>Trielina, tetracloroetilene e composti organoalogenati</strong> in genere; i primi due sono prodotti in uso nelle lavanderie e in industrie metalmeccaniche; nelle acque si possono incontrare anche altri solventi comunemente usati per lo sgrassaggio dei pezzi meccanici.</li>
<li><strong>Idrocarburi</strong>; sono componenti delle benzine e degli oli lubrificanti; lo sversamento di queste sostanze nel suolo può determinare gravi inquinamenti delle acque.</li>
<li><strong>Aloformi</strong> (derivati alogenati del metano); fra questi si trova il <strong>cloroformio</strong> ed altri composti simili. La presenza di aloformi nelle acque potabili (di acquedotto) non è da collegarsi con i fenomeni di inquinamento del territorio: nella maggior parte dei casi queste sostanze <strong>si formano durante alcuni processi di potabilizzazione per reazione chimica del cloro</strong>, impiegato come disinfettante, <strong>con sostanze organiche</strong> naturali di origine vegetale sempre presenti nelle acque di approvvigionamento a livello di pochi mg/l.</li>
</ul>
<p>Comunque, per la presenza di sostanze organiche in acque potabili, esiste una soglia massima di rigida tolleranza da rispettare, normalmente osservata dagli acquedotti.</p>
<p><strong>Principali contaminanti microbiologici</strong></p>
<p>Vi sono microrganismi (invisibili ad occhio nudo) che, se ingeriti, possono provocare un danno alla salute del consumatore.</p>
<p>Le malattie che possono essere trasmesse attraverso l’acqua sono alquanto numerose e sono causate da varie specie di microrganismi (dai più grandi ai più piccoli): <strong>elminti, protozoi, miceti (funghi), batteri e virus</strong>.</p>
<p>Le acque potabili in natura sono sempre più rare, soprattutto per la contaminazione microbiologica. Solo le sorgenti di montagna, localizzate in aree dove sono assenti insediamenti umani, possono offrire buone garanzie di sicurezza; tuttavia già la presenza di animali selvatici può dal luogo a fenomeni di contaminazione delle acque.</p>
<p>E’ quindi <strong>sconsigliabile bere acqua non controllata</strong>, giacché non valgono requisiti come la limpidezza, la freschezza e l’isolamento della zona per garantire l’assenza di rischio. Anche l’acqua di pozzi profondi, che dovrebbe essere meglio protetta dall’inquinamento, non offre sempre garanzia di purezza. Perciò è opportuno controllarla periodicamente e all’occorrenza ricorrere a trattamenti di potabilizzazione.</p>
<p>Tra queste sostanze rientrano i <strong>Batteri Coliformi</strong>, l’<strong><em>Escherichia Coli</em></strong> e gli <strong>Enterococchi</strong> i cui limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 sono fissati in n° 0/100 ml (numero 0/100 millilitri).</p>
<p><strong><em>Tipologia delle analisi consigliabili</em></strong></p>
<p>Un’acqua può essere dichiarata idonea all’uso potabile solo quando è stata analizzata sia sotto il profilo chimico che microbiologico: nessuna altra indicazione (l’assenza di torbidità, il senso di gradevolezza, l’isolamento ambientale del corso idrico o della sorgente) costituisce un elemento sufficiente per dichiarare un’acqua “buona” o esente da rischi.</p>
<p>Per le acque distribuite da reti acquedottistiche il tipo di controllo analitico e la frequenza sono dettati dalla legge.</p>
<p><strong>Valori limite per le acque ad uso umano</strong>: L’attuale normativa di riferimento è il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n.31 “Attuazione della direttiva 98/83CE relativa alla quantità delle acque destinate al consumo umano” dove sono contenute le tabelle che riportano presenza di sostanze e loro limiti previsti per le acque potabili.</p>
<p><strong>Caratteristiche principali dell&#8217;acqua </strong></p>
<p>La molecola dell’acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno tenuti insieme da un legame covalente, con la formula chimica H<sub>2</sub>O. L’acqua</p>
<ul>
<li>rappresenta un nutriente essenziale: infatti l’uomo può fare a meno del cibo per diversi giorni, ma non possiede la stessa resistenza alla sete</li>
<li>è il mezzo in cui hanno luogo tutte le reazioni biologiche dell’organismo; permette il trasporto dei nutrienti, è il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, la pressione osmotica, ed è essenziale per eliminare dall&#8217;organismo tutte le scorie metaboliche e le tossine da espellere</li>
<li>ha la peculiarità di poter essere allo stato solido (ghiaccio), liquido (acqua) e gassoso (vapore acqueo), a seconda delle condizioni di temperatura e pressione.</li>
<li>ha una densità massima a 4°C: l&#8217;acqua ha la caratteristica unica di avere la massima densità a 4°C. Ciò significa che, al diminuire della temperatura da 4°C a 0°C, l&#8217;acqua si espande e diventa meno densa, facendo galleggiare il ghiaccio sulla sua superficie.</li>
<li>entra nel c.d. Ciclo dell&#8217;acqua, che comprende processi come evaporazione, condensazione, precipitazione e scorrimento verso fiumi e oceani.</li>
<li>è fondamentale per il mantenimento degli ecosistemi e la conservazione della biodiversità (fornisce habitat per numerose specie e sostiene la crescita di piante e la sopravvivenza degli animali).</li>
</ul>
<p>In sintesi, l&#8217;acqua è una sostanza vitale per la vita, un bene prezioso e un elemento essenziale per l&#8217;ambiente e l&#8217;ecosistema del nostro pianeta. Nonostante però la sua abbondanza, solo una piccola percentuale dell&#8217;acqua sulla Terra è adatta per il consumo umano diretto. Pertanto, la gestione sostenibile delle risorse idriche è essenziale per garantire l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile per tutti gli esseri viventi.</p>
<p><strong>Perché bere acqua </strong></p>
<ul>
<li>Bere favorisce l’omeostasi ottimale dell’organismo ed è cruciale per un buon stato di salute in quanto serve a mantenere idratato il nostro corpo; l’acqua aiuta a rigenerare le cellule e regola il trofismo cutaneo mantenendo la pelle idratata, giovane ed elastica (un abbondante consumo di acqua è indispensabile soprattutto nei mesi estivi, quando l&#8217;esposizione prolungata ai raggi del sole comporta una maggior perdita d&#8217;acqua, rendendola più secca);</li>
<li>Una corretta idratazione è fondamentale nel controllo del peso corporeo;
<ul>
<li>un organismo fortemente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata (il plasma del sangue è costituito per più del 90% da acqua);</li>
</ul>
</li>
<li>L’acqua contribuisce a ripulire i tessuti eliminando le scorie, drenando le tossine, diluendo gli eccessi di sale che innescano la ritenzione idrica, combattendo la stipsi
<ul>
<li>il consumo di un bicchiere di acqua tiepida al mattino favorisce la peristalsi intestinale, quindi l&#8217;evacuazione (contrastando la stitichezza);</li>
<li>migliora lo svuotamento intestinale, con un effetto rimodellante e anti gonfiore;</li>
<li>riduce grasso e fame: il nostro organismo una volta depurato e idratato dall’acqua, fa meno fatica a smaltire i depositi di grasso e accelera i processi di dimagrimento, inoltre bevendo di più fuori pasto, si riempie lo stomaco e si previene la fame nervosa;</li>
<li>contribuisce a diminuire il rischio di un attacco di cuore
<ul>
<li>uno studio di 6 anni pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha dimostrato che coloro che bevono più di 5 bicchieri di acqua al giorno hanno il 41% di probabilità di meno di subire un infarto di coloro che bevono meno di 2 bicchieri di acqua al giorno;</li>
</ul>
</li>
<li>contribuisce a ridurre il rischio di alcuni tumori;
<ul>
<li>bere una buona quantità di acqua è stata correlato ad una diminuzione del 45% del rischio di cancro al colon;</li>
<li>bere molta acqua può anche diminuire il rischio di cancro alla vescica e al seno;</li>
</ul>
</li>
<li>Migliora il rendimento sportivo
<ul>
<li>la disidratazione è il principale nemico di una buona attività sportiva, è quindi fondamentale idratarsi bene prima, durante e dopo una sessione di esercizi;</li>
<li>la disidratazione, anche solo dell’1-2% del peso corporeo, fa diminuire le forze e fa sentire molta stanchezza. Se senti sete sei già disidratato e questo può dare fatica, stanchezza muscolare, vertigini e altri sintomi;</li>
</ul>
</li>
<li>Permette al cervello di controllare correttamente i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo.</li>
<li>La mancanza d’acqua dà origine a scompensi come: crampi, sensazione di spossatezza e mancamenti nei casi di disidratazione più gravi; un altro sintomo della disidratazione può essere la cefalea.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Acque destinate al consumo umano</strong></p>
<p>Con la definizione “<strong>Acque destinate al consumo umano</strong>”, si intendono principalmente le acque distribuite tramite pubblici acquedotti, ma anche in cisterne, autobotti, in bottiglie e altri contenitori. Sono le acque comunemente definite “<strong>potabili</strong>”.</p>
<p>Per essere considerata potabile un&#8217;acqua deve presentare dei requisiti stabiliti per legge: deve trattarsi di un&#8217;acqua limpida e trasparente, inodore, incolore, insapore priva di particelle sospese e soprattutto priva di microrganismi patogeni o sostanze chimiche nocive per l&#8217;uomo o altre sostanze in concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute dell&#8217;utente.</p>
<p>La normativa prevede il rispetto di requisiti minimi di salubrità e qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica delle acque nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo.</p>
<p>In seguito all&#8217;entrata in vigore, il 21 marzo 2023, del <strong>Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18</strong>, sono state introdotte nuove disposizioni per garantire la qualità dell&#8217;acqua per il consumo umano. Il testo, in attuazione della direttiva (UE) 2020/2184, va ad abrogare ufficialmente il precedente D.Lgs. 31/2001 pur preservandone alcune caratteristiche, e introduce numerosi cambiamenti.</p>
<p>Il Decreto è nato nell&#8217;ottica di <strong>garantire acqua di alta qualità in tutta l&#8217;Unione europea</strong>, e <strong>sancisce il diritto umano universale all&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile</strong>, tenendo conto delle fasce più svantaggiate della popolazione mondiale. Il decreto legislativo 18 del 23 febbraio 2023 introduce, con l&#8217;articolo 7, l&#8217;approccio alla <strong>sicurezza dell&#8217;acqua basato sul rischio</strong>: un intervento atto a garantire la salubrità delle risorse idriche e l&#8217;accesso equo e universale all&#8217;acqua attraverso un controllo olistico che tenga conto degli eventi pericolosi di qualunque natura, compresi i cambiamenti climatici, e della necessità di concentrare tempo e risorse verso i rischi più significativi mettendo in atto gli interventi più efficaci anche sotto il profilo dei costi.</p>
<p>Con l&#8217;articolo 18, il D.lgs. 18/2023 punta, inoltre, a fornire alla collettività una <strong>comunicazione più trasparente</strong> introducendo l&#8217;obbligo di <strong>assicurare al pubblico, almeno una volta l&#8217;anno, in bolletta o tramite modalità telematiche, &#8220;informazioni adeguate e aggiornate sulla produzione, gestione e qualità dell&#8217;acqua potabile erogata&#8221;. </strong>Per favorire l&#8217;attuazione delle nuove disposizioni, il decreto introduce nuove definizioni e istituisce due nuovi enti:</p>
<ul>
<li>Il CeNSiA, ovvero il Centro nazionale per la sicurezza delle acque;</li>
<li>L&#8217;AnTeA (Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili), un sistema informativo centralizzato.</li>
</ul>
<p>Inoltre, presenta il <strong>piano di sicurezza dell&#8217;acqua</strong> (WSP), un programma con il quale si determina e implementa l&#8217;analisi del rischio della filiera idro-potabile delineandola attraverso fasi di valutazione, gestione del rischio, comunicazione e azione.</p>
<p>Tra le novità, anche l’introduzione di limiti più restrittivi per alcuni contaminanti, oltre all&#8217;aggiunta di nuove sostanze nell&#8217;elenco dei parametri chimici da analizzare.</p>
<p>Il decreto dispone infine che i gestori di almeno 10.000 m<sup>3</sup> di acqua al giorno o di un bacino di almeno 50.000 persone si occupino di <strong>valutare le perdite sulla rete idrica</strong> e i potenziali interventi per la loro riduzione. Per visualizzare tutte le novità, è possibile consultare il decreto legislativo 23 febbraio 2023 n.18 in pdf all’indirizzo <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf</a>.</p>
<p>Secondo quanto introdotto dal decreto legislativo 18/2023, i controlli finalizzati a verificare la qualità e la salubrità dell&#8217;acqua prevedono una serie di attività che devono essere eseguite nel rispetto dell&#8217;articolo 4 in termini di obblighi, in conformità con l&#8217;articolo 12 in merito ai controlli,<em> e</em> in ottemperanza a quanto previsto dalle parti A e B dell&#8217;allegato II per quanto riguarda il controllo e il monitoraggio. Nello specifico, <strong>è richiesto alle autorità sanitarie di adottare opportuni programmi di controllo sulle filiere idro-potabili nei territori di propria competenza</strong>, con il contributo delle autorità sanitarie locali e delle agenzie SNPA &#8211; Sistema Nazionale Protezione Ambiente. I programmi di controllo si dividono in:</p>
<ul>
<li>Controlli interni: svolti dalle aziende sanitarie competenti sul territorio, coordinate dalle regioni o dalle province autonome;</li>
<li>Controlli esterni: svolti dal gestore, attraverso laboratori di analisi propri o di altri gestori del servizio idrico integrato.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda la frequenza delle analisi, è previsto che, per i controlli esterni, il numero minimo di campioni annui sia quello riportato dalla Tabella 1 nell&#8217;allegato II, mentre per i controlli interni, i campioni devono essere concordati con l&#8217;azienda sanitaria territoriale sia per quanto concerne la frequenza sia i punti di prelievo.</p>
<p>I <strong>programmi di controllo</strong> per l&#8217;analisi dell&#8217;acqua devono prevedere:</p>
<ul>
<li>La verifica degli standard contenuti nell&#8217;allegato I sui requisiti minimi nelle parti A, B e C, che disciplinano rispettivamente i valori ammessi per i parametri microbiologici, i parametri chimici e i parametri indicatori;</li>
<li>Il monitoraggio delle sostanze presenti nell&#8217;elenco di controllo aggiornato dalla Commissione europea, tra le quali microplastiche, prodotti farmaceutici ed elementi interferenti endocrini;</li>
<li>Le ispezioni sanitarie delle aree di prelievo, di trattamento, di stoccaggio e di distribuzione delle acque;</li>
<li>La ripartizione dei campioni durante l&#8217;anno secondo quanto disciplinato dall&#8217;allegato II.</li>
</ul>
<p>Per avere un&#8217;idea ben precisa sulle proprietà chimico, fisiche e organolettiche di ciò che quotidianamente beviamo, è necessario effettuare l&#8217;<strong>analisi dell&#8217;acqua</strong>, un esame che aiuta a misurare la qualità dell&#8217;acqua e la conformità delle sostanze in essa contenute.</p>
<p>Gli elementi da prendere in considerazione sono diversi e per ognuno è necessario controllare che non vengano superati i limiti stabiliti.</p>
<p>Tra le categorie da prendere in considerazione ci sono innanzitutto i <strong>parametri microbiologici</strong>, che assicurano l&#8217;assenza di Enterococchi intestinali ed <em>Escherichia coli</em> con valori stabiliti da decreto pari a 0/100 ml.</p>
<p>Ci sono poi i <strong>parametri chimici</strong>, come per esempio il cadmio, il clorito, il cromo, il rame, il nichel e il selenio, che anche in questo caso devono presentare dei valori non superiori a una certa soglia.</p>
<p>Tra i <strong>parametri indicatori</strong> ci sono infine i dati relativi a cloruro, ferro, manganese, alluminio, ammonio, sodio, solfato e le fondamentali caratteristiche organolettiche: odore, colore e sapore, che possono influire profondamente sui livelli di gradevolezza di un&#8217;acqua e incoraggiare gli individui a consumarla.</p>
<p><strong>Parametri per misurare la qualità dell’acqua<br />
</strong>L’acqua destinata a uso domestico viene periodicamente sottoposta ad analisi qualitative al fine di verificarne la sicurezza per la salute umana e la normativa che definisce i parametri (ben 62) per misurare la qualità dell’acqua è il Dgls 31/01 “Attuazione della Direttiva 98/83CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”. Tale normativa distingue:</p>
<ul>
<li><strong>parametri microbiologici</strong> volti all’ individuazione della presenza di microrganismi o gruppi microbici come ad esempio gli enterococchi o l’escherichia coli;</li>
<li><strong>parametri chimici</strong> che valutano la presenza di sostanze tossiche come arsenico, piombo, antiparassitari ecc.;</li>
<li>parametri indicatori come odore, colore, sapore, pH, durezza ecc.</li>
</ul>
<p>Per ognuno di questi parametri è definito un range di valori che deve essere rispettato al fine di garantire la potabilità dell’acqua.</p>
<p>I principali parametri indicatori della qualità dell’acqua sono:</p>
<ul>
<li><strong>Durezza</strong> &#8211; La durezza dell’acqua indica la presenza di calcio e magnesio, quest’ultimo è normalmente presente in concentrazione minore rispetto al calcio. In Italia la durezza dell’acqua viene espressa in gradi francesi:</li>
</ul>
<p>1 grado francese = 10mg di CaCO<sub>3</sub> (carbonato di calcio) ogni litro d’acqua.</p>
<p>In base alla sua durezza, possiamo suddividere l’acqua in:</p>
<ul>
<li>Acqua molto dolce 0-4 F°</li>
<li>Acqua dolce 4-8 F°</li>
<li>Acqua a durezza media 8-12 F°</li>
<li>Acqua a durezza discreta 12-18 F°</li>
<li>Acqua dura 18-30 F°</li>
<li>Acqua molto dura &gt; 30 F°</li>
</ul>
<p>Un’acqua molto dura può causare incrostazioni di calcare nelle tubazioni e richiede per il lavaggio della biancheria un elevato consumo di detersivi, mentre un’acqua molto dolce può diventare corrosiva per i tubi in metallo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: durezza con un valore consigliato da 15 a 50°F</p>
<ul>
<li><strong>pH</strong> (Concentrazione di ioni idrogeno) &#8211; Il pH è un parametro per misurare la qualità dell’acqua in relazione alla sua acidità o basicità. Il pH dell’acqua viene calcolato su una scala che va da 0, che rappresenta la massima acidità, a 14 che indica invece la massima basicità. Il livello intermedio 7 definisce la condizione di neutralità che è propria dell’acqua distillata.</li>
</ul>
<p>Il pH delle acque minerali naturali è invece in genere compreso tra 6,5 e 8,0; da notare che il pH dell’acqua frizzante sarà invece minore per via del contenuto di anidride carbonica.</p>
<p>In genere sarebbe preferibile optare per un’acqua alcalina con pH superiore a 7 in quanto questa neutralizza i rifiuti acidi che accumuliamo nelle nostre cellule a causa dell’alimentazione e del metabolismo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: pH compreso tra 6,5 e 9,5.</p>
<ul>
<li><strong>Conduttività &#8211; </strong>I sali disciolti nell’acqua consentono il passaggio della corrente elettrica: più alto è il valore di conducibilità, più consistente sarà la quantità dei sali minerali disciolti nell’acqua. La conducibilità dipende dalla temperatura, perciò occorre rapportare i valori della “salinità” alla temperatura di riferimento che sono di 20°C.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm (microSimens/cm)</p>
<ul>
<li><strong>Residuo secco (fisso) </strong>&#8211; Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua, principalmente ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato. Tale dato viene calcolato portando l’acqua ad una temperatura di 180°C e ciò che rimane dopo la sua completa evaporazione rappresenta il residuo fisso.</li>
</ul>
<p>Questo valore si esprime in mg/l e più è elevato, più sali sono disciolti in un litro d’acqua. In base al residuo fisso le acque possono essere classificate in:</p>
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore o pari a 50 mg/ L;</li>
<li><strong>oligominerale o leggermente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore a 500 mg/ L;</li>
<li><strong>mediominerale</strong> con residuo fisso compreso tra 500 e 1000 mg/ L;</li>
<li><strong>ricca di sali minerali</strong> con residuo fisso superiore a 1.000 mg/L. Questo tipo di acqua è indicata per specifiche terapie di salute ed è acquistabile in farmacia</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: residuo secco dal valore massimo consigliato di 1500 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p>In genere chi soffre di ipertensione o deve favorire la diuresi deve optare per un’ acqua minimamente mineralizzata o un’acqua oligominerale , gli sportivi dovrebbero invece preferire un’acqua mediominerale.</p>
<ul>
<li><strong>Nitrati e Nitriti</strong></li>
</ul>
<p>La presenza di nitrati nell’acqua è causata sia da fenomeni naturali sia dall’uso di fertilizzanti e pesticidi per l’agricoltura. In genere la loro concentrazione nell’acqua è minima e quindi non è pericolosa per la salute, se però tale concentrazione aumenta o se si trasformano in nitriti a causa di batteri già presenti nell’acqua e nel corpo umano, si possono avere serie ripercussioni sulla salute.</p>
<p>I nitriti interagiscono con l’emoglobina trasformandola in metaemoglobina, incapace di svolgere così la sua funzione di trasporto dell&#8217;ossigeno e quindi causando una riduzione del trasporto di ossigeno dai polmoni agli organi e tessuti; questa situazione può rivelarsi fatale per i neonati. Per tale motivo nell’acqua sono previsti due differenti limiti di dosaggio di nitrati:</p>
<ul>
<li>45 mg/L nelle ordinarie acque minerali;</li>
<li>10 mg/L in quelle destinate all’infanzia.</li>
</ul>
<p><strong>Classificazione delle acque</strong></p>
<p><strong> </strong>Esistono varie classificazioni</p>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE IDROLOGICA</strong></p>
<p>In base alla loro provenienza distinguiamo le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>quelle provenienti dalle precipitazioni atmosferiche come pioggia, neve, grandine, brina, rugiada</li>
<li><strong>acque superficiali</strong>che a loro volta si differenziano in:
<ul>
<li>acque dolci: acque dei ghiacciai, dei fiumi, dei laghi</li>
<li>acque salate: acque dei mari e degli oceani</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque telluriche</strong>cioè le acque che si trovano nel sottosuolo (di falda superficiale o profonda). Queste sono acque piovane che, penetrando nel terreno ed incontrando uno strato di roccia impermeabile che le trattiene, portano alla formazione delle falde freatiche</li>
<li><strong>acque sorgive</strong>sono le acque meteoriche che, dopo essere penetrate nel terreno, affiorano in superficie:
<ul>
<li>spontaneamente nelle sorgenti</li>
<li>artificialmente in seguito alla costruzione di pozzi.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE CHIMICA<br />
</strong>Questa classificazione è basata principalmente sul <strong>residuo fisso</strong> (RF) il parametro che indica la quantità di sostanza solida perfettamente secca che rimane dopo aver fatto evaporare in una capsula di platino, previamente tarata, una quantità nota di acqua precedentemente filtrata. In base al valore del residuo fisso si distinguono:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>con RF tra 10 e 80 mg/l</li>
<li><strong>acque dolci</strong>con RF compreso tra 100 e 400 mg/l</li>
<li><strong>acque salate</strong>con RF maggiore di 30 g/l</li>
</ul>
<p>in base al residuo fisso, ma costituito da elementi benefici per la salute umana, vengono catalogate invece le cosiddette</p>
<ul>
<li><strong>acque minerali</strong>: queste si differenziano dalle comuni acque potabili, che possono essere generate anche con opportuni trattamenti di potabilizzazione, per la purezza originaria, per il tenore in minerali, in oligoelementi o in altri costituenti. La legge prevede che provengano da sorgenti naturali o perforate, devono avere inoltre particolari caratteristiche igieniche e fornire benefici alimentari; l’unico trattamento ammesso è l’addizione di CO<sub>2</sub>. Si classificano in base al valore del residuo fisso in:
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzate</strong> (RF a 180 °C &lt; 50 mg/l),</li>
<li><strong>oligominerali</strong> (RF 50-500 mg/l),</li>
<li><strong>minerali</strong> (RF 500-1500 mg/l),</li>
<li><strong>ricche di sali minerali</strong> (RF &gt; 1500 mg/l).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE DI UTENZA</strong></p>
<p>In base al modo in cui vengono utilizzate dall’uomo possiamo classificare le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque potabili</strong>, cioè acque che sono state rese tali in seguito ad un trattamento di potabilizzazione o acque sorgive, come quelle minerali, ma che non sono dotate di particolari caratteristiche igieniche e proprietà favorevoli alla salute</li>
<li><strong>acque minerali</strong>, sono invece le acque che sgorgano spontaneamente da sorgenti perenni naturali o perforate dall’uomo e con caratteristiche igieniche e di purezza originaria (come già detto sopra per la classificazione chimica). Secondo la legge italiana, che è una delle più rigorose al riguardo, “sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute”.</li>
<li><strong>acque industriali</strong>, sono acque che per le loro caratteristiche possono essere impiegate nei processi industriali. I principali utilizzi di queste acque sono:
<ul>
<li>raffreddamento e processi chimici nelle industrie chimiche e petrolchimiche</li>
<li>diluizione nelle industrie farmaceutiche</li>
<li>produzione nelle industrie agro-alimentari</li>
<li>raffreddamento nelle industrie siderurgiche</li>
<li>produzione di circuiti stampati e componenti nelle industrie elettroniche</li>
<li>produzione nell’industria cartaria</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Le acque industriali si ottengono dalle acque naturali sottoposte a particolari trattamenti (desalinizzazione, degassaggio, ecc.) che hanno lo scopo di migliorare le caratteristiche per l’uso industriale. Le acque industriali vengono di solito classificate tramite due parametri: potere incrostante, aggressività.</p>
<ul>
<li><strong>acque agricole, zootecniche e per acquacoltura</strong>, si tratta di solito di acque superficiali, utilizzate in grande quantità, probabilmente eccessiva, in tutti i Paesi sviluppati. Devono essere acque non inquinate, perché altrimenti gli inquinanti verrebbero fissati dai vegetali o dagli animali, con gravi rischi per la salute dei consumatori di tali alimenti. Ciò costituisce il principale problema di questa utenza, poiché le acque superficiali (fiumi, laghi, ecc.) sono facilmente alterabili, se non opportunamente depurate, dagli scarichi connessi alle attività industriali ed ai centri abitati</li>
<li><strong>acque termali</strong>che, provenienti dal sottosuolo e con specifiche composizioni saline, sono utilizzabili a scopi terapeutici (idroterapia). Vengono classificate in diversi modi:
<ul>
<li>in base alla temperatura a cui sgorgano dalla sorgente si dividono in ipotermali (tra 20° e 30°C), omeotermali (tra 30° e 40°C), ipertermali (maggiore di 40°C)</li>
<li>in base alla composizione, che è legata alla loro origine ed alla tipologia di rocce con le quali sono venute a contatto, si distinguono principalmente in
<ul>
<li>acque salse o cloruro-sodiche (contenenti in prevalenza NaCl),</li>
<li>sulfuree (contenenti H 2 S e S in varie combinazioni),</li>
<li>arsenicali-ferruginose (contenenti grandi quantità di Fe e As),</li>
<li>bicarbonate (contenenti bicarbonato di calcio),</li>
<li>solfate (contenenti solfati vari),</li>
<li>carboniche (contenenti CO2 libera disciolta),</li>
<li>radioattive (contenenti elementi radioattivi, soprattutto radon Rn),</li>
<li>salso-bromo-iodiche (contenenti cloruri, bromuri e ioduri di sodio, di origine marina)</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque per la balneazione</strong>che non devono nuocere alla salute dei bagnanti. La qualità delle acque naturali per la balneazione viene monitorata periodicamente dagli organi preposti (in Italia dalle Regioni tramite le ARPA) con la conta del numero di batteri Escherichia coli e di batteri enterococchi intestinali presenti in 100 ml di acqua, indice di contaminazioni fecali, che non deve superare specifici valori limite.<br />
Le acque delle piscine devono avere gli stessi valori delle acque potabili ed in aggiunta viene determinata la quantità di cloro libero, utilizzato nella disinfezione dell’acqua.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione è importante sottolineare che il <strong>processo di naturale autodepurazione delle acque</strong> è stato, soprattutto nell’ultimo secolo, gravemente alterato e compromesso dall’industrializzazione e da altre attività umane in particolare l’agricoltura, infatti i tempi che sono necessari all’ecosistema per provvedere alla completa rigenerazione e riaccumulo delle acque sono molto lunghi, essendo legati a processi naturali molto lenti e fragili.<br />
Nell’ultima parte della storia dell’uomo si sono verificati simultaneamente due problemi riguardanti le risorse idriche del pianeta:</p>
<ul>
<li><strong>inquinamento delle acque</strong>(ogni anno finiscono in acqua 8 milioni di tonnellate di plastica, valori decuplicati dal 1980, e tra i 300 e 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri)</li>
<li><strong>consumo eccessivo di acqua per attività umane</strong>(il consumo globale di acqua è cresciuto del 600% nel giro di un secolo)</li>
</ul>
<p>Questi due fattori concomitanti hanno creato un corto circuito nei sistemi di depurazione naturale (sedimentazione, ossidazione ed adsorbimento) dei corpi idrici recettori (mari, fiumi, laghi, etc.) per questo è evidente la necessità di depurare le acque reflue attraverso sistemi di filtrazione e trattamento artificiale che, imitando i processi biologici che avvengono naturalmente, possano effettuare la depurazione in modo molto più veloce; infatti negli impianti questi processi si compiono in modo molto rapido grazie alla tecnologia ed all’energia impiegata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/acqua-bene-comune/">Acqua bene comune</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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