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	<title>rimedio omeopatico Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>rimedio omeopatico Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Antillide Anthyllis Vulneraria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/antillide-anthyllis-vulneraria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 17:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[antillide vulneraria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;antillide vulneraria o semplicemente vulneraria è una pianta erbacea polimorfa, generalmente perenne o bienne, rizomatosa, appartenente alla famiglia delle Fabaceae appartenente alla sottofamiglia delle Faboideae; i fusti prostrati o ascendenti, pelosi a volte bianchi e lanosi all&#8217; estremità. Alta da 5 a 40 cm., estremamente polimorfa, si incrocia facilmente dando spesso origine ad ibridi. Sono &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>antillide vulneraria </strong>o semplicemente vulneraria è una pianta erbacea polimorfa, generalmente perenne o bienne, rizomatosa, appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em> appartenente alla sottofamiglia delle <em>Faboideae</em>;</p>
<p>i fusti prostrati o ascendenti, pelosi a volte bianchi e lanosi all&#8217; estremità. Alta da 5 a 40 cm., estremamente polimorfa, si incrocia facilmente dando spesso origine ad ibridi. Sono state descritte diverse sottospecie, che presentano caratteri morfologici simili, rendendone difficile la determinazione. Singole popolazioni o gruppi di popolazioni appaiono con caratteri ben distinti, ma sono collegati tra loro da popolazioni intermedie, rendendo utopica ogni distinzione netta.</p>
<p>Probabilmente <em>Anthyllis vulneraria</em>, in condizioni naturali, era formata da stirpi, degli ambienti rupestri, ben differenziate e isolate geograficamente dalle aree boschive. L&#8217;uomo distruggendo il bosco ha favorito ed esteso l&#8217;ambiente adatto alla diffusione e all&#8217;ibridazione di queste stirpi.</p>
<p>Il nome deriva dal greco “<em>anthòs</em>”=”fiore” “<em>iulus</em>”= “peluria” a indicare l&#8217;aspetto lanoso, peloso del fiore, mentre il nome specifico deriva dal latino “<em>vulnus</em> =” “ferita”, per le proprietà cicatrizzanti. Alla somiglianza delle foglie con quelle del genere Triflolium, si deve invece il nome volgare di Trifoglio vulnerario.</p>
<p><strong>Costituenti principali sono: tannino, saponine, mucillagine, sostanze coloranti</strong>.</p>
<p>Nel Medioevo la Vulneraria era fra quelle “<strong>erbe miracolose</strong>” che si coglievano la notte di S. Giovanni, capace di accelerare la guarigione delle ferite di proteggere dal malocchio sia le persone che il bestiame.</p>
<p>Per uso esterno è utile per lenire le piaghe, gli ascessi, piccole ulcere purulente, eczemi e come disinfettante nelle affezioni del cavo orofaringeo. Nella medicina popolare è talvolta impiegata in tisane lassative.</p>
<p>L&#8217;erba fresca schiacciata, può essere impiegata in uso esterno, per lavaggi per malattie cutanee, per ferite e gargarismi in caso di tonsilliti e infiammazioni gengivali.</p>
<p>Trascurata dall&#8217;erboristeria classica, è oggi considerata utile per il suo contenuto di <strong>saponine</strong>, mucillagine e acido tannico come coadiuvante per vari usi.</p>
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		<title>Aconito &#124; Aconitum Napellus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/aconito-aconitum-napellus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 08:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[aconitina]]></category>
		<category><![CDATA[aconito]]></category>
		<category><![CDATA[aconito napello]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi policiclici]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Aconito napello è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranunculaceae con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico. L&#8217;aconito è molto comune nelle aree montane dell&#8217;Europa, dell&#8217;America del Nord e dell&#8217;Asia, dove per molto tempo ha trovato impiego nelle diverse medicine popolari e in riti religiosi e sciamanici. In Italia l&#8217;habitat &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Aconito</strong> napello è una pianta erbacea perenne della famiglia delle <em>Ranunculaceae</em> con la sommità del fiore somigliante vagamente ad un elmo antico.</p>
<p>L&#8217;aconito è molto comune nelle aree montane dell&#8217;Europa, dell&#8217;America del Nord e dell&#8217;Asia, dove per molto tempo ha trovato impiego nelle diverse medicine popolari e in riti religiosi e sciamanici. In Italia l&#8217;habitat tipico di queste piante sono le zone a mezz&#8217;ombra nei pascoli alpini e sulle sponde dei torrenti.</p>
<p>Per diversi anni, inoltre, l&#8217;aconito è stato sfruttato anche dalla medicina tradizionale per il trattamento di dolori di origine nevralgica.</p>
<p>Attualmente, l&#8217;aconito napello viene considerato come una pianta tanto bella quanto tossica e, per tale ragione, <strong>il suo uso nel campo della medicina tradizionale è stato ormai abbandonato</strong>. Tuttavia, esso trova ancora diverse applicazioni in ambito omeopatico. E’ una delle piante più tossiche della flora tant’è che già Plinio la cita come &#8220;<strong>arsenico vegetale</strong>&#8220;.</p>
<p>Per questo motivo questa pianta era spesso usata, specialmente dai Galli e dai Germani, per <strong>avvelenare le punte di frecce e lance</strong> prima del combattimento.</p>
<p>L&#8217;aconito napello è una pianta erbacea perenne, che può raggiungere un&#8217;altezza compresa fra 0,5 e 1,5 metri. Le foglie sono larghe palmatosette, alterne e variamente incise. I fiori sono peduncolati e di colore blu-viola (ma esistono anche altre specie di aconito i cui fiori sono di colore giallo).</p>
<p>La parte ipogea del fusto, solitamente, è un rizoma tuberoso fusiforme e le radici sono secondarie da rizoma.</p>
<p><strong>La droga è costituita dalle radici e dai tuberi della pianta</strong>, <strong>che contengono principi attivi altamente tossici</strong>. In verità, le sostanze tossiche sono presenti in tutte le parti della pianta, ma nelle radici e nei tuberi si trovano in concentrazioni maggiori (0,5-1,9%).</p>
<p>Ad ogni modo, i suddetti principi tossici sono <strong>alcaloidi policiclici</strong>, il cui principale esponente è rappresentato dall&#8217;<strong>aconitina</strong>. A fianco di questa sostanza, sono presenti inoltre <strong>aconitina, mesaconitina, nepalina, delfinina, ipaconitina, indaconitina, oxo-aconitina, acido aconitico, acido malico e acido acetico</strong>; buona parte di queste sostanze sono dannose per l&#8217;uomo.</p>
<p>L&#8217;aconitina è estremamente tossica, tanto che la dose letale per l&#8217;uomo è di appena 3-6 mg, corrispondenti a circa 3-4 grammi di tubero fresco.</p>
<p>Gli <strong>alcaloidi</strong> dell’aconito in particolare l’<strong>aconitina</strong> colpiscono principalmente il cuore, il sistema nervoso centrale e periferico.</p>
<p>Sono stati segnalati <strong>fenomeni irritativi locali</strong> (con principio di intossicazione) solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani in quanto attraverso la pelle possono essere assorbiti i principi attivi velenosi della aconitina. È comunque da rilevare che la velenosità delle foglie è inferiore a quella dei tubercoli. <strong>L’aconitina viene rapidamente assorbita dopo ingestione orale o anche per contatto dermico.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;ingestione accidentale di aconito provoca numerosi disturbi</strong> anche gravi: senso di angoscia, perdita di sensibilità, rallentamento della respirazione, indebolimento cardiaco, formicolìo al viso, sensazione che la pelle del viso si ritiri, ronzio alle orecchie, disturbi della vista, contrazione della gola che può provocare la morte per asfissia. <strong>Sono sufficienti quantità di aconitina anche inferiori a 6 mg per causare la morte di un uomo adulto.</strong></p>
<p>I <strong>sintomi</strong> <strong>dell’avvelenamento </strong>iniziano con un’immediata comparsa di prurito e formicolio che dalla bocca si estende a tutto il volto e poi dalla punta delle dita progredisce lungo gli arti con tendenza ad estendersi a tutto il corpo fino alla completa anestesia.</p>
<p>Procede con l’ottundimento della sensibilità degli organi di senso, in particolare vista e udito, poi compaiono sintomi di difficoltà respiratoria, bradicardia, polso debole, ipotensione.</p>
<p>Il paziente percepisce prima calore diffuso, poi intenso calore interno e poi subentra la febbre elevata, secchezza cutanea e mucosa: di rado compare una sudorazione calda e profusa, che in genere rappresenta il superamento della crisi. La pelle può ricoprirsi di un’eruzione accompagnata da forte prurito.</p>
<p>Polso e respirazione accelerano e il paziente viene pervaso da grande agitazione psico-motoria. Secondariamente, entro 2-6 ore, seguono sensazione di freddo, la temperatura del corpo si abbassa, sudorazione appiccicosa, dilatazione delle pupille, aumento della salivazione, nausea, vomito, diarrea sanguinolenta, disturbi del ritmo cardiaco, il polso flebile; il paziente si immobilizza per diffuse paralisi dei muscoli scheletrici, poi viene scosso da convulsioni tetaniche parziali accompagnate da grande debolezza muscolare e depressione respiratoria; infine si verifica la morte per paralisi respiratoria. La coscienza permane lucida fino agli ultimi istanti.</p>
<p>L’avvelenamento può essere molto pericoloso e portare alla morte specialmente con l’uso di radici. Data la velocità della comparsa dei sintomi, in certi casi appena 10 minuti, è stato ipotizzato che l’aconitina e gli altri alcaloidi dell’aconito possano essere rapidamente assorbiti nel primo tratto gastrointestinale.</p>
<p>Casi di <strong>avvelenamento del bestiame</strong> sono stati riportati anche dalla medicina veterinaria sebbene generalmente gli animali imparano a selezionare ed evitare di brucare le piante tossiche.</p>
<p><strong>Aconitum napellus</strong> è un <strong>rimedio omeopatico</strong> ad azione breve ed è efficace per le infiammazioni di ogni genere causate prevalentemente da esposizione al freddo e al vento o al caldo intenso. Si usa anche quando si devono affrontare le conseguenze di traumi dovuti a paura o spavento. Infatti è particolarmente indicato per tutti quei malesseri che appaiono all’improvviso e presentano sintomatologie quali: congestione intensa, pelle secca, calda, bruciante, polso accelerato, agitazione ed ansia, inquietudine, ipersensibilità eccessiva.</p>
<p><strong>In fitoterapia</strong> l&#8217;aconito napello può essere utilizzato, con le dovute cautele e sotto controllo medico, per le sue marcate <strong>proprietà antinevralgiche, sedative, analgesiche</strong>.</p>
<p><strong>In omeopatia</strong> viene indicata contro gli attacchi di panico, gli stati di shock, il mal di gola, il mal d&#8217;orecchio. Le parti usate sono le foglie e la radice; queste ultime costituiscono la principale droga della pianta dotate in maggior misura dell&#8217;aconitina, il principio attivo curativo.</p>
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		<title>Fava di St. Ignazio &#124; Strychnos Ignatii Bergius</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fava-di-st-ignazio-strychnos-ignatii-bergius/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 May 2022 15:21:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffetannico]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[brucina]]></category>
		<category><![CDATA[fava di Sant’Ignazio]]></category>
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		<category><![CDATA[reazioni psico-somatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Strychnos Ignatii è una pianta lianosa appartenente alla famiglia delle Loganiaceae, alta fino a 12-15 m. È originaria delle Isole Filippine, dove viene coltivata per scopi commerciali, ma la si può trovare anche in altri paesi del Sud-Est Asiatico come India, Indonesia e Vietnam. La corteccia di questa pianta è liscia di colore bruno-rossastro; &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La<em> Strychnos Ignatii</em> è una pianta lianosa appartenente alla famiglia delle <em>Loganiaceae</em>, alta fino a 12-15 m. È originaria delle Isole Filippine, dove viene coltivata per scopi commerciali, ma la si può trovare anche in altri paesi del Sud-Est Asiatico come India, Indonesia e Vietnam. La corteccia di questa pianta è liscia di colore bruno-rossastro; i rami sono sottili e viticciosi; le foglie ovali e ampie fino a 25 cm.</p>
<p>I fiori sono piccoli di colore bianco-verdastro, raccolti in infiorescenze che appaiono da aprile a giugno; i frutti sono a bacca di colore giallo-arancio, ovoidali, larghi circa 10 cm, dal guscio duro, con polpa gelatinosa gialla e racchiudono molti semi (anche qualche decina).</p>
<p>Il seme della pianta fu introdotto in Europa nel 1698 dal gesuita Camelli, che le diede il nome di <strong>Ignatia</strong> o <strong>Fava di Sant’Ignazio</strong> in onore di S. Ignazio di Loyola (1491-1556, missionario basco), fondatore dell’Ordine religioso dei Gesuiti.</p>
<p>I semi del frutto di <em>Strychnos Ignatii</em> contengono alcuni <strong>alcaloidi tossici</strong>, sostanze organiche azotate di origine vegetale dotate di grande effetto farmacologico tra cui: <strong>alcaloidi come stricnina, brucina e vomicina; glicosidi iridoidi come la loganina; acido caffetannico</strong>; saccarosio; amido. La tossicità dell&#8217;Ignatia amara è imputabile al suo contenuto di alcaloidi, fra cui spiccano senza dubbio la stricnina e la brucina.</p>
<p>La <strong>stricnina</strong>: è un alcaloide molto tossico ed è una delle sostanze più amare conosciute. Si presenta come una polvere bianca, cristallina, inodore; agisce sul sistema nervoso centrale come potente eccitante e su quello periferico ove causa il blocco di particolari terminazioni nervose. La dose mortale media per l’uomo è di 1 mg/kg. La morte sopravviene per blocco respiratorio o per esaurimento fisico. La stricnina è stata usata come pesticida per topi ed altri animali indesiderati;</p>
<p>La <strong>brucina</strong>: dal punto di vista farmacologico esplica un’azione analoga alla stricnina, anche se, pur rimanendo pericolosamente tossica, è meno attiva e meno amara della stricnina.</p>
<p>Tali alcaloidi agiscono come antagonisti competitivi della glicina, un particolare neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale e del midollo spinale. A causa di questo antagonismo, la glicina non è in grado di legarsi ai suoi recettori, pertanto, non riesce più ad esercitare la sua azione inibitoria. Ciò porta all&#8217;eccitazione del midollo spinale e alla comparsa di contrazioni muscolari prolungate ed estremamente dolorose. Tali contrazioni possono coinvolgere sia i muscoli flessori, sia i muscoli estensori, causando danni non indifferenti.</p>
<p>Altri sintomi associati all&#8217;avvelenamento di Ignatia amara sono: ansia; aumento eccessivo dei riflessi; difficoltà respiratorie; difficoltà a deglutire; trisma; opistotono; tachicardia; aumento della temperatura corporea. Nei casi di avvelenamento più gravi, può sopraggiungere la morte per paralisi cardiaca e/o per paralisi respiratoria.</p>
<p>Le sostanze stricnina e brucina <strong>agiscono direttamente sul sistema nervoso</strong>. In diluizione omeopatica hanno un effetto calmante e rilassante, favoriscono la stabilità emotiva e frenano le reazioni esagerate.</p>
<p>L’<strong>Ignatia Amara </strong>(Fava di Sant’Ignazio) è un <strong>rimedio omeopatico</strong> che si ottiene dalla tintura dei semi del frutto della pianta, prima essiccati e poi polverizzati e dalle successive diluizioni e dinamizzazioni in soluzione idroalcolica; <strong>si usa per combattere molte reazioni psico-somatiche </strong>riconducibili a cause quali dispiaceri, collera, paura, lutti, delusioni, insuccessi, ambizioni non realizzate, esami falliti, occasioni perdute.</p>
<p>Seppure si tratti di una sostanza molto amara e anche mortale, è considerata un <strong>rimedio omeopatico</strong> l’Ignatia amara sarebbe anche <strong>utile nel trattamento di disturbi come la depressione, l’instabilità emotiva, per la tendenza al pianto</strong> e, viene usata anche per la malinconia. Il rimedio, quindi, va ad agire maggiormente sul sistema nervoso con notevoli riflessi sugli organi e sugli apparati.</p>
<p>L’Ignatia Amata, viene generalmente usata per il <strong>trattamento di molteplici sintomi e disturbi del sistema nervoso</strong>, quindi, per ipersensibilità con umore mutevole, depressione, emotività, isterismo, nevrosi, ansia, fobie, nevrosi e insonnia.</p>
<p>Viene impiegata anche per il trattamento del <strong>mal di testa, cefalea ed emicrania</strong>, per dolori martellanti e vertigini. È un ottimo rimedio per gli spasmi muscolari del viso, per il mal di denti e per le occhiaie.</p>
<p>La Fava di Sant’Ignazio viene impiegata anche per curare <strong>disturbi relativi all’apparato digerente</strong>, come nausea, singhiozzo, aerofagia, coliche, diarrea, stipsi, emorroidi e vomito.</p>
<p>Questo rimedio omeopatico è molto utile anche per i <strong>disturbi dell’apparato locomotore</strong>, dunque, viene impiegato per sensazione di stanchezza, sia fisica che mentale, dolori ossei, pesantezza alle gambe e dei piedi, sciatica e crampi ai polpacci.</p>
<p>Per di più è un valido aiuto anche per le <strong>malattie dell’apparato cardiovascolare</strong> (palpitazioni, per dolori cardiaci, tachicardia e ipertensione) e <strong>dell’apparato respiratorio</strong> (tosse spasmodica e faringite). Molto utile per i problemi della pelle, come geloni, orticaria e prurito.</p>
<p>Ottimo alleato per l’apparato urinario, per l’apparato genitale femminile, regolando il ciclo mestruale, dolori nei rapporti sessuali, emicrania da ciclo e flusso abbondante.</p>
<p>Infine, la Fava di Sant’Ignazio è ottima anche per fastidi all’apparato genitale maschile, aiutando a ridurre il dolore ai testicoli, il prurito ai genitali e a favorire il desiderio sessuale.</p>
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