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	<title>prevenzione Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>I numeri del cancro 2024 in Italia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/i-numeri-del-cancro-2024-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 13:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[adesione agli esami]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stabili i numeri del cancro in Italia nel 2024, rispetto al 2023, mentre aumentano le persone in vita dopo una diagnosi di tumore. Inoltre, ci si aspetta che circa un malato su due possa guarire. È quanto emerge dal rapporto annuale “I numeri del cancro 2024”, frutto della collaborazione tra AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stabili i numeri del cancro in Italia nel 2024, rispetto al 2023, mentre aumentano le persone in vita dopo una diagnosi di tumore. Inoltre, ci si aspetta che circa un malato su due possa guarire.</p>
<p>È quanto emerge dal rapporto annuale “I numeri del cancro 2024”, frutto della collaborazione tra AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIOM, Osservatorio Nazionale Screening (Ons), Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), Passi d’Argento, Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPeC-IAP).</p>
<p>Il rapporto del 2024 evidenzia molti <strong>dati positivi</strong> e alcuni aspetti su cui è possibile lavorare. Innanzitutto, in circa 15 anni, tra il 2006 e il 2021, nei giovani adulti la mortalità per cancro nel nostro Paese è diminuita di circa il 21,4% nelle donne e il 28% negli uomini. Il miglioramento interessa in particolare alcuni tipi di tumore, come quello del polmone, per il quale la mortalità è diminuita del 35,5% circa tra gli uomini e del 46,4% circa tra le donne. Un dato importante, anche perché il cancro del polmone è la prima causa di morte oncologica in Italia tra gli uomini e la seconda tra le donne (dopo il tumore della mammella). La sopravvivenza è più o meno stabile da anni, invece, per altre neoplasie, come quelle del colon-retto e dell’ovaio.</p>
<p><strong>Diagnosi precoci</strong> &#8211; grazie alla prevenzione primaria e ai programmi di screening che permettono di cogliere anche lesioni pretumorali che si possono rimuovere – e <strong>terapie più mirate e sempre più efficaci</strong> per i diversi tipi di cancro stanno inoltre facendo aumentare costantemente il numero di persone in vita dopo una diagnosi di cancro: nel 2024 sono circa 3,7 milioni. Ci si attende, infine, che la metà delle persone diagnosticate con un tumore nel 2024 guarirà, cioè tornerà ad avere un’aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone che non si sono ammalate.</p>
<p>La prevenzione resta un elemento fondamentale per limitare il rischio di cancro e migliorare la possibilità di cura. Fino al 40% circa dei casi di tumore potrebbe infatti essere evitato eliminando tutti i fattori di rischio modificabili come fumo, alcol, obesità e sedentarietà. Inoltre, è essenziale l’adesione ai programmi di screening, che almeno per alcuni tipi di cancro permettono di individuare sia lesioni pretumorali, sia malattie in stadio iniziale, quando sono più semplici da curare. Qualche passo in avanti è stato sicuramente compiuto: i livelli di copertura sono migliorati e raggiungono il 49% per lo screening mammografico, il 47% per quello cervicale e il 32% per quello colorettale. Me le differenze regionali si fanno sentire in particolare nelle Regioni meridionali dove i livelli di adesione agli screening sono ancora troppo bassi.</p>
<p>Tuttavia, da questo punto di vista, uno degli obiettivi dell’Unione Europea è assicurare l’offerta di screening per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto, della mammella e della cervice uterina ad almeno il 90% degli aventi diritto in tutti i Paesi membri entro il 2025. Su questo, il rapporto evidenzia che l’Italia è già a ottimo punto, in quanto in molte Regioni tutte o quasi tutte le persone idonee ricevono l’invito a effettuare gli screening. L’adesione agli esami e la copertura sul territorio sono però ancora migliorabili nel Paese, in particolare nel Sud Italia, anche se la situazione negli ultimi anni è migliorata. Un altro obiettivo dell’Unione europea è mettere a punto uno screening per la diagnosi precoce del tumore del polmone per le persone maggiormente a rischio, ossia i forti fumatori di ieri e di oggi.</p>
<p><strong>La prevenzione passa anche dagli stili di vita corretti</strong>. Il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 18% consuma alcol in quantità a rischio per la salute.</p>
<p>L’abitudine tabagica è più frequente fra gli uomini, fra i più giovani, fra i residenti nel Centro-Sud ed è fortemente associata allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche o bassa istruzione. Anche sovrappeso e obesità sono un importante fattore di rischio oncologico poiché coinvolti, ad esempio, nell’insorgenza dei tumori dell’esofago, del fegato, del pancreas, della colecisti e delle vie biliari, dell’endometrio e del rene. L’obesità è poco più frequente fra gli uomini, aumenta con l’età e coinvolge particolarmente le persone con svantaggio sociale. Storicamente più frequente nel Sud, oggi il gradiente geografico si è annullato. La sedentarietà è aumentata costantemente, passando dal 23% del 2008 al 28% nel 2023. L’incremento ha coinvolto tutti i gruppi della popolazione, entrambi i sessi in egual misura e tutte le classi di età, ma è stato più veloce fra i più giovani e fra le persone con maggiori difficoltà economiche. L’aumento dell’inattività fisica ha coinvolto soprattutto il Meridione e il Centro, ampliando il gradiente geografico fra Nord e Sud.</p>
<p><strong>I numeri del cancro</strong></p>
<p>Le stime nel 2024 indicano 390.100 nuove diagnosi di tumore: 214.500 negli uomini e 175.600 nelle donne (erano 391.700 nel 2022 e 395.900 nel 2023), quindi numeri sostanzialmente stabili. Negli uomini, i quattro tumori più comuni attesi per il 2024 (prostata, 40.192 casi; polmone, 31.891 casi (14,9% circa dei tumori maschili); colon-retto, 27.473 casi; vescica, 25.227 casi) rappresentano il 58,2% di tutti i tumori maschili. Nelle donne, il 59,3% di tutti i nuovi tumori previsti per il 2024 è costituito da 5 tipi più frequenti: mammella, 53.065 casi; colon-retto, 21.233 casi; polmone, 12.940 casi; endometrio, 8.652 casi; tiroide con 8.320 casi.</p>
<p><strong>Incidenza</strong></p>
<p>Secondo le statistiche, nel 2024 in Italia, escludendo i carcinomi della cute non melanomi, i tumori in assoluto più frequenti sarebbero stati quelli della mammella (53.686 casi), seguito dal colon-retto (48.706), polmone (44.831), prostata (40.192) e vescica (31.016). Nel 2022, in Italia, sono stati stimati 35.700 decessi per cancro del polmone, 24.200 per il colon-retto, 15.500 per la mammella, 14.900 per il pancreas e 9.900 per lo stomaco. Dei quasi 10 milioni di morti oncologiche ogni anno in tutto il mondo, il 10,5% avviene in giovani adulti, cioè persone di età compresa tra 20 e 49 anni. In Europa, dove le popolazioni sono più vecchie, le morti per cancro in giovani adulti rappresentano il 4,3% di tutti i decessi oncologici registrati nel 2022.</p>
<p><strong>Diminuzione della mortalità oncologica nei giovani adulti </strong></p>
<p>Dal 2006 al 2021 in Italia, 47.447 uomini e 54.832 donne di 20-49 anni sono deceduti a causa di un tumore: il tumore della mammella è risultato responsabile del 31% delle morti neoplastiche nelle giovani donne, e il tumore del polmone responsabile del 15,7% di quelle nei giovani uomini. L’andamento dei tassi standardizzati ha mostrato una netta e costante diminuzione di mortalità per tutti i tumori in entrambi i sessi. Tra le donne, in 15 anni, il tasso di mortalità per tumore della mammella è diminuito del 16,2% e quello del polmone del 46,4%. Al contrario, sono risultati stabili, nel tempo, i tassi di mortalità per i tumori del colon-retto e dell’ovaio.</p>
<p>Anche tra gli uomini di 20-49 anni i tassi di mortalità per il tumore del polmone sono sostanzialmente diminuiti (-35,5% in 15 anni), così come quelli per leucemie (31,3%) e tumori dello stomaco (-38,6%). Al contrario, sono rimasti stabili quelli relativi alle morti per tumore del colon-retto e del sistema nervoso centrale.</p>
<p>La sopravvivenza</p>
<p>Che cos’è</p>
<p>La sopravvivenza dopo una diagnosi di tumore è uno dei principali indicatori che permette di valutare, in base a studi epidemiologici, sia la gravità della malattia, sia l’efficacia dei servizi sanitari e del miglioramento delle cure disponibili. Si misura calcolando quanto sopravvivono in media, dopo la diagnosi, le persone che sono colpite da un cancro con determinate caratteristiche al momento della diagnosi. Per esempio: quante persone non sono morte dopo 5 anni dalla diagnosi di un cancro alla mammella?</p>
<p>La sopravvivenza è influenzata principalmente da due elementi: la diagnosi precoce, permessa soprattutto dai programmi di screening offerti alla popolazione per alcuni tipi di tumore, e le terapie, sempre più mirate ed efficaci grazie a nuove strategie, tra cui quelle dei farmaci a bersaglio molecolare dell’immunoterapia.</p>
<p>Un altro indicatore è invece la guarigione, spesso difficile da misurare. Tra gli esperti c’è abbastanza consenso sul fatto che, a seconda del tipo di tumore, si può in alcuni casi parlare di guarigione dopo 5 anni dalla fine delle cure senza che si ripresenti la malattia, mentre per altre forme di cancro è più difficile avere certezza di una guarigione completa. La questione assume particolare importanza per quanto riguarda il diritto all’oblio oncologico, a tutela gli ex-pazienti contro possibili discriminazioni per esempio nella ricerca di un lavoro, nella domanda di un mutuo o di una polizza assicurativa sulla vita o la salute.</p>
<p><strong>La sopravvivenza</strong></p>
<p>Per molti tipi di tumore la sopravvivenza è aumentata negli anni. Inoltre, cresce a livello individuale man mano che ci si allontana dal momento della diagnosi. In questo decennio, come riportato ne “I numeri del cancro 2023”, circa il 5% delle persone in Europa è viva dopo una diagnosi di tumore, e in gran parte ha ricevuto una diagnosi da oltre 5 anni. In Italia, oggi il 24% circa delle persone che hanno avuto un tumore ha ricevuto la diagnosi più di 15 anni fa.</p>
<p>Secondo le ultime stime, basate su dati aggiornati al 2018, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per tutti i tumori è del 59,4% circa negli uomini e al 65% nelle donne. Sono quindi aumentate rispetto alla rilevazione precedente, basata su dati aggiornati al 2015 (la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi era stata stimata essere del 54% per gli uomini e del 63% per le donne). È particolarmente estesa la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi in persone che hanno avuto alcuni tipi di tumore molto comuni nella popolazione, come quelli del seno (88%), del testicolo e della prostata (oltre il 90%). Il cancro resta purtroppo ancora la seconda causa di morte (il 25% di tutti i decessi) dopo le malattie cardiovascolari. Tuttavia, chi sopravvive dopo 5 anni dalla diagnosi ha, dopo alcuni tipi di tumore (testicolo, tiroide, ma anche melanoma, linfomi di Hodgkin e, in misura minore, colon-retto), prospettive di sopravvivenza vicine a quelle della popolazione che non ha mai avuto una neoplasia.</p>
<p>In Italia i valori di sopravvivenza sono sostanzialmente in linea con quelli dei Paesi nordeuropei, degli Stati Uniti d’America e dell’Australia.</p>
<p><strong>Prevalenza e guarigione</strong></p>
<p>La prevalenza in oncologia corrisponde al numero di persone ancora in vita dopo una diagnosi di un tumore; dipende sia da quanto sono frequenti i nuovi casi di un determinato tumore (incidenza) sia da quanto è possibile convivere con la malattia o superarla (sopravvivenza).</p>
<p>La prevalenza di tumori meno frequenti ma con prognosi favorevole (quindi con lunga sopravvivenza) tende a essere maggiore nella popolazione rispetto a quella di tumori molto frequenti, ma caratterizzati purtroppo da una breve sopravvivenza.</p>
<p>I dati dei Registri Tumori indicano un costante aumento della prevalenza, cioè del numero di persone che vivono dopo la diagnosi, circa l’1,5% l’anno nell’ultimo decennio (1,6% nelle donne e 1,3% negli uomini). Oggi sono quasi 3,7 milioni (3.661.499), il 6,2% dell’intera popolazione, o circa 1 abitante su 16. Si tratta di circa 2 milioni di donne (il 6,8% circa della popolazione femminile) e 1,6 milioni di uomini (il 5,6% circa della popolazione maschile).  E la metà delle persone che si ammalano di cancro nel 2024 è destinata a guarire.</p>
<p>Per quanto riguarda i tumori ginecologici, la probabilità di guarigione per le donne colpite, nello scorso decennio, da tumore del corpo dell’utero è stata del 69%, per il collo dell’utero del 58%, per l’ovaio del 32%. È evidente il ruolo della diagnosi precoce nell’aumentare le probabilità di superare definitivamente la malattia. Nel carcinoma della mammella è pari complessivamente al 73%, ma passa dal 99% nello stadio I all’81% nello stadio II per scendere al 36% nel III e IV. Considerando tutti gli stadi, chi si è ammalato di tumore del colon-retto ha una probabilità di guarire del 56%, dal 92% se la malattia è diagnosticata in stadio precoce al 71% in stadio II.</p>
<p>I dati mostrano i progressivi miglioramenti dei programmi di screening, sia in termini di capacità di invito che di copertura. Nel 2023, quasi 16 milioni di persone, cioè oltre il 90% della popolazione italiana in età target per lo screening mammografico, colorettale e cervicale è stata regolarmente invitata. Vanno però ridotte le differenze nell’adesione, che restano ancora significative a livello territoriale. Per quanto riguarda la mammografia, la copertura ha raggiunto il 62% al Nord, il 51% al Centro e il 31% al Sud. Lo screening cervicale mostra un livello di copertura pari al 57% al Nord, al 45% al Centro e al 35% al Sud. Inferiori le percentuali di adesione allo screening colorettale: 45% al Nord, 32% al Centro e 15% al Sud.</p>
<p><strong>Il rischio</strong></p>
<p>Il rischio è la probabilità che si verifichi un evento. Si parla di rischio assoluto quando si indica la probabilità che un evento si verifichi in un certo lasso di tempo. Per esempio, la probabilità teorica individuale di avere una diagnosi di tumore nel corso della vita nell’intervallo di tempo che va dalla nascita agli 84 anni. Con rischio relativo si intende invece l’aumento o la riduzione delle probabilità di ammalarsi per chi ha una particolare condizione in grado di proteggere dalla malattia o, viceversa, di predisporre al cancro rispetto a chi non ce l’ha (per esempio, determinati stili di vita o una particolare variante genica). Il rischio dipende molto dalla frequenza generale della malattia in questione: se è molto rara, il rischio assoluto che una persona si ammali resta basso anche in presenza di una mutazione genetica che, per esempio, raddoppia il rischio relativo.</p>
<p>Per quanto riguarda i fattori di rischio individuali in Italia, secondo le stime della sorveglianza PASSI e PASSI d’Argento, nel biennio 2022-2023:</p>
<ul>
<li>tra le persone tra i 18 e i 69 anni, il 24% circa fuma e il 24% di loro consuma più di un pacchetto di sigarette al giorno. Il tabagismo è più diffuso tra i giovani (18-24 anni), tra gli uomini e tra persone in situazioni socioeconomiche svantaggiate o con bassa istruzione. Ma un adulto su 5 ha smesso di fumare da almeno un anno e la percentuale di fumatori è in declino: infatti, è diminuita del 6% tra il 2008 e il 2023.</li>
<li>Il 42% circa delle persone dichiara di non consumare bevande alcoliche, mentre il 18% fa un uso di alcol a maggior rischio per la salute, cioè beve alcolici in quantità eccessive, spesso o sporadicamente, oppure fuori pasto. Migliorabile è anche l’attenzione al tema da parte degli operatori sanitari, poiché nel biennio 2022-2023 solo il 7% circa dei consumatori a maggior rischio tra i 18 e i 69 anni ha ricevuto il consiglio di bere meno.</li>
<li>Il 28% circa della popolazione adulta in Italia è sedentaria, soprattutto tra le donne, nel Sud Italia e tra persone meno istruite, e il 24% svolge attività fisica con frequenza inadeguata. Peraltro la sedentarietà è aumentata negli ultimi anni, poiché nel 2008 era inattivo il 23% della popolazione.</li>
<li>Più di 3 adulti su 10 sono in sovrappeso e 1 su 10 è obeso, soprattutto in ambienti sociali ed economici svantaggiati e al crescere dell’età.</li>
<li>Solo il 7% degli adulti in Italia mangia le 5 porzioni di frutta e verdura al giorno raccomandate dalle principali linee guida per un’alimentazione varia ed equilibrata; il 38% ne consuma solo 3-4 e il 52% appena 1-2. Ad avere questa buona abitudine sono soprattutto le donne, le persone in condizioni socioeconomiche migliori e gli abitanti delle Regioni del centro e del nord Italia.</li>
</ul>
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		<title>Report Svimez &#8211; Save the Children,  I divari Nord-Sud nel diritto alla salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 09:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La logica delle disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomia differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[divari Nord-Sud]]></category>
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		<category><![CDATA[SVIMEZ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova fotografia delle condizioni territoriali del SSN che arriva dall’ultimo report redatto dallo Svimez in collaborazione con Save the Children sui «divari Nord – Sud nel diritto alla salute» conferma la più volte denunciata spaccatura nel Paese tra Nord e Sud Italia. Divari che i cittadini del Meridione pagano a caro prezzo: chi nasce &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova fotografia delle condizioni territoriali del SSN che arriva dall’ultimo report redatto dallo Svimez in collaborazione con Save the Children sui «divari Nord – Sud nel diritto alla salute» conferma la più volte denunciata spaccatura nel Paese tra Nord e Sud Italia. Divari che i cittadini del Meridione pagano a caro prezzo: <strong>chi nasce al Sud ha una aspettativa di vita più bassa in media di un anno e mezzo e tassi più alti di mortalità per i tumori. Da qui la fuga al Nord per curarsi</strong>.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/Report-Svimez-I-divari-Nord-Sud-nel-diritto-alla-salute.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-29704" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/Report-Svimez-I-divari-Nord-Sud-nel-diritto-alla-salute-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/Report-Svimez-I-divari-Nord-Sud-nel-diritto-alla-salute-300x181.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/Report-Svimez-I-divari-Nord-Sud-nel-diritto-alla-salute.jpg 578w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Al Sud i servizi di prevenzione e cura sono più carenti, la spesa pubblica sanitaria è minore, più lunghe sono le distanze da percorrere per ricevere assistenza, soprattutto per le patologie più gravi. Aumentare la spesa sanitaria è la priorità nazionale. Andrebbe inoltre corretto il metodo di riparto regionale del Fondo Sanitario Nazionale per tenere conto dei maggiori bisogni di cura nei territori a più elevato disagio socio-economico. L’autonomia differenziata rischia di ampliare le disuguaglianze nelle condizioni di accesso al diritto alla salute.</p>
<p><strong>I divari territoriali sono evidenti già a partire dalla nascita</strong>.</p>
<p>Sebbene nel panorama mondiale il Servizio Sanitario nazionale si posizioni come una eccellenza per la cura dei bambini, sia dal punto di vista delle professionalità che della universalità di accesso alle cure, le disuguaglianze territoriali sono molto accentuate. Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, il tasso di mortalità infantile (entro il primo anno di vita) era di 1,8 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era quasi doppio in Sicilia (3,3) e più che doppio in Calabria (3,9). Già prima della pandemia, il numero dei consultori familiari si era andato assottigliando, con la conseguente carenza di presidi territoriali di prossimità fondamentali per sostenere la salute e il benessere materno-infantile.</p>
<p><strong>I divari iniziano già dai fondi disponibili</strong></p>
<p>Dopo l’emergenza Covid-19 si arresta la crescita della spesa sanitaria e restano ampi i divari territoriali.</p>
<p>I divari territoriali sono aumentati in un contesto di generalizzata <strong>debolezza del Sistema Sanitario</strong> che, nel confronto europeo, risulta sottodimensionato per stanziamenti di risorse pubbliche (in media 6,6% del PIL contro il 9,4% di Germania e l’8,9% di Francia), a fronte di un contributo privato comparativamente elevato (24% della spesa sanitaria complessiva, quasi il doppio di Francia e Germania). Dai dati regionalizzati di spesa sanitaria (di fonte Conti Pubblici territoriali) risultano <strong>livelli di spesa per abitante, corrente e per investimenti, mediamente più contenuti nelle regioni meridionali</strong>. A fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa si registra in Calabria (1.748 euro), Campania (1.818 euro), Basilicata (1.941 euro) e Puglia (1.978 euro). Per la parte di spesa in conto capitale, i valori più bassi si ravvisano in Campania (18 euro), Lazio (24 euro) e Calabria (27 euro), mentre il dato nazionale si attesta su una media di 41 euro. Il monitoraggio <strong>LEA </strong>(Livelli Essenziali di Assistenza), che offre un quadro delle differenze nell’efficacia e qualità delle prestazioni fornite dai diversi SSR, fa emergere i deludenti risultati del Sud: <strong>5 regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti</strong>.</p>
<p><strong>1,6 milioni di famiglie italiane in povertà sanitaria, di cui 700 mila al Sud</strong></p>
<p>In base alle recenti valutazioni del CREA (Centro per la ricerca economica applicata in sanità), sono <strong>il 6,1% le famiglie italiane in povertà sanitaria</strong>, perché hanno riscontrato difficoltà o hanno rinunciato a sostenere spese sanitarie. <strong>Nel Mezzogiorno la quota la povertà sanitaria riguarda l’8% dei nuclei familiari, una percentuale doppia rispetto al 4% del Nord-Est</strong> (5,9% al Nord-Ovest, 5% al Centro).</p>
<p><strong>Speranza di vita minore al Sud di 1,5 anni: più alta anche la mortalità per tumore</strong></p>
<p><strong>Il Mezzogiorno</strong>, secondo gli indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile) sulla salute, <strong>è l’area del Paese caratterizzata dalle peggiori condizioni di salute</strong>. Gli indicatori relativi alla speranza di vita mostrano un differenziale territoriale marcato e crescente negli anni: nel 2022, <strong>la speranza di vita alla nascita per i cittadini meridionali era di 81,7 anni, 1,3 anni in meno del Centro e del Nord-Ovest, 1,5 rispetto al Nord-Est</strong>. Analoghi differenziali sfavorevoli al Sud si osservano per la <strong>mortalità evitabile</strong> causata da deficit nell’assistenza sanitaria e nell&#8217;offerta di servizi di prevenzione. Il tasso di mortalità per tumore è pari al 9,6 per 10 mila abitanti per gli uomini rispetto a circa l’8 del Nord. È cresciuto il divario per le donne: 8,2 al Sud con meno del 7 al Nord; nel 2010 i due dati erano allineati. Non solo secondo gli ultimi dati Istat disponibili, il <strong>tasso di mortalità infantile</strong> (entro il primo anno di vita) era di 1,8 decessi ogni 1000 nati vivi in Toscana, ma era quasi doppio in Sicilia (3,3) e più che doppio in Calabria (3,9).</p>
<p><strong>Nel Mezzogiorno meno prevenzione oncologica</strong></p>
<p>Secondo le valutazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel biennio 2021-2022, in Italia circa il 70% delle donne di 50-69 anni si è sottoposta ai controlli: circa due su tre lo ha fatto aderendo ai programmi di screening gratuiti. <strong>La copertura complessiva è dell’80% al Nord, del 76% al Centro, ma scende ad appena il 58% nel Mezzogiorno</strong>. La prima regione per copertura è il Friuli-Venezia Giulia (87,8%); l’ultima è la Calabria, dove solamente il 42,5% delle donne di 50-69 anni si è sottoposto ai controlli.  I dati relativi agli screening organizzati dai SSR confermano i <strong>profondi divari regionali nell’offerta di servizi</strong> che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme in quanto compresi tra i LEA. La quota di donne che ha avuto accesso a screening organizzati oscilla tra valori compresi tra il 63 e il 76% in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, P.A. di Trento, Umbria e Liguria e circa il 31% in Abruzzo e Molise. Le quote più basse si registrano <strong>in Campania</strong> (20,4%) <strong>e in Calabria</strong>, dove <strong>le donne che hanno effettuato screening promossi dal Servizio Sanitario sono appena l’11,8%,</strong> il dato più basso in Italia.</p>
<p><strong>Mobilità sanitaria</strong>: <strong>è “fuga” dal Sud</strong>, in particolare per le patologie più gravi. Il 22% dei malati oncologici del Sud si fa curare al Nord</p>
<p>La “fuga” dal Sud <strong>per ricevere assistenza in strutture sanitarie del Centro e del Nord</strong>, <strong>soprattutto per le patologie più gravi</strong>. Nel 2022, dei 629 mila migranti sanitari (volume di ricoveri), il 44% era residente in una regione del Mezzogiorno. Per le patologie oncologiche, 12.401 pazienti meridionali, pari al 22% del totale dei pazienti, si sono spostati per ricevere cure in un SSR del Centro o del Nord nel 2022. Solo 811 pazienti del Centro-Nord (lo 0,1% del totale) hanno fatto il viaggio inverso. È la Calabria a registrare l’incidenza più elevata di migrazioni: il 43% dei pazienti si rivolge a strutture sanitarie di Regioni non confinanti. Seguono Basilicata (25%) e Sicilia (16,5%). <strong>Al Sud, i servizi di prevenzione e cura sono dunque più carenti, minore la spesa pubblica sanitaria, più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza</strong>.</p>
<p>Save the Children evidenzia numeri crescenti anche nelle migrazioni sanitarie pediatriche da Sud verso il Centro-Nord, segno di carenze o di sfiducia nel sistema sanitario delle regioni del Mezzogiorno: l’indice di fuga – ovvero il numero di pazienti pediatrici che vanno a farsi curare in una regione diversa da quella di residenza – nel 2020 si attesta  in media all’8,7% a livello nazionale, con differenze territoriali che vanno dal 3,4% del Lazio al 43,4% del Molise, il 30,8% della Basilicata, il 26,8% dell’Umbria e il 23,6% della Calabria. In particolare, un terzo dei bambini e degli adolescenti si mette in viaggio dal Sud per ricevere cure per disturbi mentali o neurologici, della nutrizione o del metabolismo nei centri specialistici convergendo principalmente a Roma, Genova e Firenze, sedi di Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) pediatrici.</p>
<p><strong>L’autonomia differenziata in ambito sanitario aggrava le disuguaglianze interregionali</strong></p>
<p>L’obiettivo dell’equità orizzontale della sanità è ulteriormente messo a rischio dal progetto di autonomia differenziata. Sulla base delle risultanze del Comitato per l’individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, in particolare, tutte le Regioni a Statuto Ordinario potrebbero richiedere il trasferimento di funzioni, risorse umane, finanziarie e strumentali ulteriori rispetto ai LEA in un lungo elenco di ambiti: gestione e retribuzione del personale, regolamentazione dell’attività libero-professionale, accesso alle scuole di specializzazione, politiche tariffarie, valutazioni di equivalenza terapeutica dei farmaci, istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi. La concessione di ulteriori forme di autonomia potrebbe determinare ulteriori capacità di spesa nelle Regioni ad autonomia rafforzata, finanziate dalle compartecipazioni legate al trasferimento di funzioni e, soprattutto, dall’eventuale extra-gettito derivante dalla maggiore crescita economica. Tutto ciò, in un contesto in cui i LEA non hanno copertura finanziaria integrale a livello nazionale e cinque delle otto Regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti, determinerebbe una ulteriore differenziazione territoriale delle politiche pubbliche in ambito sanitario. <strong>Con l’autonomia differenziata si rischierebbe dunque di aumentare la sperequazione finanziaria tra SSR e di ampliare le disuguaglianze interregionali nelle condizioni di accesso al diritto alla salute</strong>.</p>
<p>Per il direttore generale della Svimez Luca Bianchi, intervenuto nella tavola rotonda coordinata dal giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla, “La necessità di incrementare le risorse complessivamente allocate alla sanità convive con la priorità di potenziare da subito le finalità di equità del SSN. I dati del report offrono la fotografia preoccupante di un divario di cura che si traduce in minori aspettative di vita e più alti tassi di mortalità per le patologie più gravi nelle regioni del Mezzogiorno. La scelta, spesso obbligata, di emigrare per curarsi oltre ai costi individuali finisce per amplificare i divari nella capacità di spesa dei diversi sistemi regionali. Rafforzare la dimensione universale del Sistema sanitario nazionale è la strada per rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute. Una direzione opposta a quella che invece si propone con l’autonomia differenziata dalla quale deriverebbero ulteriori ampliamenti dei divari territoriali di salute e una conseguente crescita della mobilità di cura”.</p>
<p>“La condizione di povertà familiare incide fortemente sui percorsi di prevenzione e sull’accesso alle cure da parte dei bambini. È necessario un impegno delle istituzioni a tutti i livelli per assicurare una rete di servizi di prevenzione e cura per l’infanzia e l’adolescenza all’altezza delle necessità, con un investimento mirato nelle aree più deprivate. Occorre conoscere e superare i divari territoriali che oggi condizionano l’accesso ad un servizio sanitario che rischia di essere “nazionale” solo sulla carta. È un investimento da mettere al centro dell’agenda della politica”, ha dichiarato Raffaela Milano, responsabile dei Programmi Italia &#8211; Europa di Save the Children.</p>
<p>Per Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, “Il nostro SSN è ormai profondamente indebolito e segnato da inaccettabili diseguaglianze regionali. E con l’attuazione delle maggiori autonomie in sanità si legittimerà normativamente la “frattura strutturale” Nord-Sud: il meridione sarà sempre più dipendente dalla sanità del Nord, minando l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto costituzionale alla tutela della salute. Uno scenario già evidente: su 14 Regioni adempienti ai Livelli Essenziali di Assistenza solo 3 sono del Sud (Abruzzo, Puglia e Basilicata) e tutte a fondo classifica mentre la fuga per curarsi verso il Nord vale € 4,25 miliardi”.</p>
<p>&#8220;I dati del report restituiscono l’immagine di un Paese diviso a metà nell’accesso alle cure sanitarie. Dal nostro osservatorio, ed è un ulteriore elemento di preoccupazione, emerge una frammentazione che si aggiunge alle disuguaglianze Sud-Nord poiché riguarda questioni diffuse come la desertificazione dei professionisti e dei servizi. Medici di medicina generale ed infermieri, ad esempio, sono carenti al Nord più che al Sud, ma mancano in generale nelle aree interne, come anche alcuni servizi caratterizzati da alta innovazione e specializzazione. In questo quadro la riforma della autonomia differenziata, sulla quale si continua a ragionare – e per giunta con scarsissimo coinvolgimento dei cittadini &#8211; senza la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni, dà come unica certezza quella di amplificare questa frammentazione e di consegnarci un Paese ulteriormente diviso nella garanzia del diritto alla salute&#8221;, ha dichiarato Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di CittadinanzAttiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/report-svimez-save-the-children-i-divari-nord-sud-nel-diritto-alla-salute/">Report Svimez &#8211; Save the Children,  I divari Nord-Sud nel diritto alla salute</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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		<title>Confermato il valore di una dieta ricca di pesce</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/confermato-il-valore-di-una-dieta-ricca-di-pesce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 11:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La raccomandazione a consumare regolarmente pesce è condivisa da quasi tutte le linee guida, nazionali e internazionali, per una sana alimentazione. Le evidenze scientifiche degli ultimi decenni hanno infatti confermato il ruolo di questo alimento, e di specifici nutrienti e componenti biologicamente attivi in esso contenuti, nella prevenzione delle malattie cronico degenerative, soprattutto cardiovascolari. In &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La raccomandazione a <strong>consumare regolarmente pesce</strong> è condivisa da quasi tutte le linee guida, nazionali e internazionali, per una sana alimentazione. Le evidenze scientifiche degli ultimi decenni hanno infatti confermato il ruolo di questo alimento, e di specifici nutrienti e componenti biologicamente attivi in esso contenuti, nella <strong>prevenzione delle malattie cronico degenerative, soprattutto cardiovascolari</strong>. In particolare, oltre alla quota proteica, alle vitamine e ai minerali, la componente lipidica del pesce è stata ampiamente studiata come principale <strong>fonte dietetica di acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie omega-3</strong>, la cui assunzione è stata messa in relazione con la riduzione del rischio di eventi cardiovascolari, inclusa la morte cardiaca improvvisa, probabilmente mediante la prevenzione delle aritmie ventricolari fatali. La conferma viene dai risultati di una recente metanalisi che ha valutato 17 studi, per un totale di 54.799 partecipanti di 21 paesi in 4 continenti (Nord America, Europa, Asia e Africa), con un follow-up mediano di 13 anni.</p>
<p>L’analisi dei risultati ha evidenziato l’assenza di associazione con il rischio di fibrillazione atriale per i livelli dietetici ed endogeni di EPA (acido eicosapentaenoico), e una correlazione statisticamente significativa, inversa, e quindi favorevole, per i livelli dei prodotti a più lunga catena, DPA o acido docosapentaenoico e soprattutto DHA (acido docosaesaenoico), aggiungendo quindi elementi a supporto dell’<strong>importanza dell’apporto di omega-3 da pesce in prevenzione cardiovascolare</strong>.</p>
<p><strong>Alcuni dati sui consumi<br />
</strong>Da una ricerca sull’evoluzione dei consumi ittici emerge che gli italiani amano il pesce e lo mangiano anche spesso, ma prediligono sempre le stesse specie. Sul podio troviamo tre tipi di pesce molto facile da cucinare: l’orata guida la classifica con il 36,5% delle preferenze, il salmone preferito nel 30,8% dei casi e il nasello che si piazza al terzo posto con il 27,2%. Tra le specie mediterranee più consumate, al sesto posto c’è il polpo (20,1%) seguito dalle cozze (19,2%); in ascesa, soprattutto tra gli over 56, le alici, tipiche della tradizione culinaria italiana (passate dal 7,5% del 2021 al 10,9% nel 2022).</p>
<p>Gli italiani mettono in tavola il pesce convinti che sia un prodotto sano che fa bene (37,8%): un italiano su tre lo consuma regolarmente, per variare il regime alimentare (42%), circa due o tre volte alla settimana. Il 42,2% mangia pesce solo una volta alla settimana e il 12,2% circa ogni due settimane; solo il 2,5% delle persone intervistate ha dichiarato di non mangiare mai il pesce, più che altro per una questione di gusto. Il consumo di pesce nel complesso è rimasto stabile negli ultimi due anni per il 67,3% degli italiani, il 18,2% (specie se con redditi elevati) ne ha mangiato di più. Le preferenze vanno al pesce fresco pescato (32,5% in generale, 36,5% al Sud, 40,9% tra coloro che hanno una capacità di spesa elevata). L’alternativa è il pesce surgelato (32,1%). I prodotti ittici allevati incontrano il 20,8% delle preferenze, mentre i freschi confezionati e i trasformati sono staccati di molte lunghezze (rispettivamente 5,2% e 4,8%).</p>
<p>In Italia la spesa media per i prodotti ittici è dell’8 % contro carne, 24% e frutta/verdura 24%.<br />
Il consumo medio pro-capite supera di 3,3 kg quello del resto del mondo, arrivando a 23,97 kg (peso vivo di pesce e frutti di mare), un consumo annuo pro-capite che scende ai 6 kg in Repubblica Ceca. In Italia è del 31,21% al sesto posto dopo Portogallo che registra un consumo pro-capite del 59,91%, Spagna 46,02%, Danimarca 42,56%, Francia 33,26% e Lussemburgo 32,84%.</p>
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		<title>Pesce: caratteristiche, valori nutrizionali</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pesce-caratteristiche-valori-nutrizionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 09:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[Pesce, crostacei e molluschi]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi polinsaturi della serie omega-3]]></category>
		<category><![CDATA[acido eicosapentaenoico o EPA]]></category>
		<category><![CDATA[colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[fosfolipidi]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiovascolari]]></category>
		<category><![CDATA[patologie dismetaboliche e neurodegenerative]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il termine “pesce” spesso ci si riferisce erroneamente a tutti i prodotti ittici, tuttavia, tra questi è bene distinguere tra: pesci (in senso stretto): animali vertebrati, dotati di uno scheletro interno; si distinguono sulla base dello scheletro in pesci cartilaginei, come la razza, il palombo e lo spinarolo e pesci ossei, che costituiscono la &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con il termine “pesce” spesso ci si riferisce erroneamente a tutti i prodotti ittici</strong>, tuttavia, tra questi <strong>è bene distinguere tra</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>pesci </strong>(in senso stretto): animali vertebrati, dotati di uno scheletro interno; si distinguono sulla base dello scheletro in pesci cartilaginei, come la razza, il palombo e lo spinarolo e pesci ossei, che costituiscono la maggior parte delle specie consumate;</li>
<li><strong>crostacei</strong>: artropodi acquatici, dotati di uno scheletro esterno detto carapace più o meno rigido, come gli scampi, le aragoste, e i gamberi;</li>
<li><strong>molluschi</strong>: animali invertebrati, dotati di una conchiglia che può essere esterna e unica come nei gasteropodi, esterna e suddivisa in due valve come nei molluschi bivalvi (es. cozze, vongole) oppure interna come nei molluschi cefalopodi (es. polpi, seppie, calamari);</li>
<li><strong>echinodermi</strong>: animali filtratori a simmetria radiale, come il riccio di mare.</li>
</ul>
<p><strong>Pesci di mare<br />
</strong>I pesci di mare vivono in acque salate, come mari ed oceani. Ve ne sono moltissime specie, tra i quali, però, ve ne sono alcuni presenti nei nostri mari:</p>
<ul>
<li>acciuga;</li>
<li>sardina;</li>
<li>sgombro;</li>
<li>cernia;</li>
<li>merluzzo;</li>
<li>nasello;</li>
<li>orata;</li>
<li>rombo;</li>
<li>rana pescatrice;</li>
<li>sogliola;</li>
<li>cefalo;</li>
<li>triglia;</li>
<li>mazzancolla;</li>
<li>polpo;</li>
<li>cozza;</li>
<li>vongola;</li>
<li>calamaro;</li>
</ul>
<p><strong>Pesci di acqua dolce<br />
</strong>I pesci di acqua dolce vivono in acque dolci come fiumi e laghi. Vivendo in acque meno salate rispetto ai pesci di mare, presentano generalmente un sapore più delicato. Tra i pesci di acqua dolce sono compresi:</p>
<ul>
<li>Trota;</li>
<li>persico;</li>
<li>luccio;</li>
<li>anguilla;</li>
<li>carpa;</li>
<li>pesce gatto.</li>
</ul>
<p><strong>Pesce di allevamento e pesce selvatico<br />
</strong>Il <strong>pesce di allevamento</strong> ed il pesce selvatico presentano caratteristiche organolettiche e nutrizionali differenti dovute al tipo di ambiente in cui tali organismi nascono e crescono. Infatti, il pesce derivante dall’acquacoltura viene allevato in acqua depurata e filtrata ed alimentato con mangimi di origine animale e/o vegetale. Sebbene questo garantisca la sicurezza del prodotto, ne deriva un alimento meno ricco di sapore e nutrienti e, in alcuni casi, precedentemente trattato con antibiotici e altre sostanze chimiche.</p>
<p>Il <strong>pesce selvatico</strong>, invece, vive e cresce secondo natura, quindi, in acque non depurate e alimentandosi di ciò che il suo habitat mette a disposizione. Ne deriva, quindi, un pesce più ricco sia in sapore che in nutrienti, sebbene il prodotto finale abbia un costo maggiore ed il probabile rischio che derivi da acque inquinate.</p>
<p><strong>Pesce: valori nutrizionali e calorie<br />
</strong>L’apporto calorico ed i valori nutrizionali del pesce variano molto in base alla categoria considerata, ma anche da specie a specie.</p>
<p><strong>Pesci e calorie</strong></p>
<ul>
<li>Alici o acciughe 131 kcal</li>
<li>Alici o acciughe sott&#8217;olio 210 kcal</li>
<li>Anguilla 184 kcal</li>
<li>Anguilla di fiume       261 kcal</li>
<li>Anguilla di mare 237 kcal</li>
<li>Anguilla, cotta 236 kcal</li>
<li>Aringa 216 kcal</li>
<li>Aringa affumicata 217 kcal</li>
<li>Aringa americana 197 kcal</li>
<li>Aringa marinata 262 kcal</li>
<li>Aringa, cotta 203 kcal</li>
<li>Baccala&#8217; ammollato 95 kcal</li>
<li>Baccala&#8217; secco 131 kcal</li>
<li>Bottatrice 90 kcal</li>
<li>Calamaro 92 kcal</li>
<li>Calamaro, cotto 175 kcal</li>
<li>Capitone 247 kcal</li>
<li>Carpa 127 kcal</li>
<li>Carpa, cotta 162 kcal</li>
<li>Cefalo muggine 117 kcal</li>
<li>Cefalo muggine, cotto 150 kcal</li>
<li>Cernia 92 kcal</li>
<li>Dentice 100 kcal</li>
<li>Eglefino 74 kcal</li>
<li>Eglefino, affumicato 116 kcal</li>
<li>Eglefino, cotto 90 kcal</li>
<li>Epinefolo 92 kcal</li>
<li>Halibut 91 kcal</li>
<li>Halibut, cotto 111 kcal</li>
<li>Latterini 148 kcal</li>
<li>Luccio 93 kcal</li>
<li>Luccio, cotto 113 kcal</li>
<li>Medusa, sotto sale 36 kcal</li>
<li>Melu&#8217; 92 kcal</li>
<li>Merluzzo nero 195 kcal</li>
<li>Merluzzo nero, affumicato 257 kcal</li>
<li>Merluzzo sotto sale 290 kcal</li>
<li>Merluzzo, cotto 85 kcal</li>
<li>Merluzzo, nasello 82 kcal</li>
<li>Orata 121 kcal</li>
<li>Palombo 80 kcal</li>
<li>Pesce gatto 95 kcal</li>
<li>Pesce gatto, cotto 144 kcal</li>
<li>Pesce lupo 96 kcal</li>
<li>Pesce lupo, cotto 123 kcal</li>
<li>Pesce persico 91 kcal</li>
<li>Pesce persico, cotto 117 kcal</li>
<li>Pesce spada 144 kcal</li>
<li>Pesce spada, cotto 172 kcal</li>
<li>Polipo 82 kcal</li>
<li>Pollack 92 kcal</li>
<li>Razza 68 kcal</li>
<li>Rombo 95 kcal</li>
<li>Rombo, cotto 122 kcal</li>
<li>Salmone 179 kcal</li>
<li>Salmone affumicato 117 kcal</li>
<li>Salmone atlantico, cotto 206 kcal</li>
<li>Salmone in salamoia 192 kcal</li>
<li>Salmone, cotto 178 kcal</li>
<li>Sarda 129 kcal</li>
<li>Sardine sottolio 208 kcal</li>
<li>Scorfano 82 kcal</li>
<li>Seppia 79 kcal</li>
<li>Sgombro o maccarello 205 kcal</li>
<li>Sgombro sott&#8217;olio 201 kcal</li>
<li>Sgombro, cotto 262 kcal</li>
<li>Sogliola 70 kcal</li>
<li>Sperlano 97 kcal</li>
<li>Spigola 124 kcal</li>
<li>Squalo 130 kcal</li>
<li>Stoccafisso ammollato 92 kcal</li>
<li>Stoccafisso secco 356 kcal</li>
<li>Storione 105 kcal</li>
<li>Storione, affumicato 173 kcal</li>
<li>Storione, cotto 135 kcal</li>
<li>Tinca 79 kcal</li>
<li>Tonno 103 kcal</li>
<li>Tonno in salamoia, sgocciolato 116 kcal</li>
<li>Tonno pinne gialle, cotto 130 kcal</li>
<li>Tonno sottolio, senza sale 198 kcal</li>
<li>Tonno sottolio, sgocciolato 198 kcal</li>
<li>Tonno, cotto 184 kcal</li>
<li>Tonno, pinna gialla 109 kcal</li>
<li>Triglia 117 kcal</li>
<li>Trota 148 kcal</li>
<li>Trota di mare 104 kcal</li>
<li>Trota, cotta 168 kcal</li>
</ul>
<p>In generale, <strong>il pesce è ricco di proteine e di micronutrienti, povero di carboidrati e fibre.</strong></p>
<p><strong>I prodotti ittici forniscono proteine di elevata qualità, molto bilanciate</strong> dal punto di vista della composizione e presenza di aminoacidi essenziali.</p>
<p>Il <strong>contenuto in grassi</strong> dei prodotti della pesca è sicuramente l’aspetto di maggior interesse nutrizionale: il pesce ha in media un contenuto di grasso inferiore a quello della carne, circa del 20%, e i lipidi che contiene sono molto importanti per la nostra salute e sono essenziali perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli.</p>
<p>Tuttavia, <strong>il livello dei grassi nel pesce varia sensibilmente</strong> non solo tra le diverse specie, ma anche nell’ambito della stessa specie in relazione alla stagione, all’alimentazione, alla salinità dell&#8217;acqua ed altri fattori. Generalmente i pesci che si alimentano sul fondo non hanno molti lipidi nella loro carne. I depositi di lipidi in queste specie si trovano nel fegato, nel peritoneo e immediatamente sotto la pelle. I pesci pelagici tendono invece a depositare i lipidi nella testa e nei muscoli. Alcuni tipi, come l’halibut, conservano i lipidi sia nel fegato che nei muscoli.</p>
<p>Di solito, i pesci non si alimentano nel periodo di deposizione delle uova nonostante la domanda nutrizionale in questa fase della vita sia più alta. Si riforniscono grazie ai depositi del corpo e di conseguenza il livello dei lipidi scende costantemente durante questa fase. Nei salmoni, per esempio il contenuto di lipidi della carne può essere del 13% durante i mesi iniziali dell’anno, quando cominciano a risalire i fiumi per trovare aree dove deporre le uova.</p>
<p>Nel momento in cui si avvicina il momento della deposizione, intorno a novembre, il livello dei lipidi può scendere al 5%. Dopo la deposizione delle uova il livello dei lipidi continua a scendere e può arrivare anche sotto l&#8217;1%. Anche l’aringa mostra una variazione stagionale del livello di lipidi: durante l’inverno è basso intorno al 3-4%, in aprile il livello si alza in poche settimane fino al 20%. Quando i pesci utilizzano i lipidi depositati nei muscoli, questi vengono via via sostituiti con acqua, in modo tale che la massa totale del pesce rimanga costante. Il contenuto di acqua del muscolo ovviamente si alza, e questo rende la carne più fragile e nutrizionalmente un po’ più povera.</p>
<p><strong>A seconda della percentuale di grasso che presenta, il pesce può essere definito</strong>:</p>
<ul>
<li>pesce<strong> molto magro</strong> (pesce bianco), se presenta meno dell’1% di grassi, come <strong>merluzzo, nasello, gamberi, razza</strong>;</li>
<li>pesce<strong> magro, se</strong> presenta dall’1% al 3% di grassi, ad esempio <strong>sogliola, spigola, rombo, seppia, calamaro, cozze e vongole</strong>;</li>
<li>pesce <strong>semigrasso</strong>, se presenta dal 3% al 10% di grassi, ad esempio <strong>tonno, pesce spada, triglia, sardine e dentice</strong>, <strong>sarago</strong>;</li>
<li>pesce <strong>grasso</strong> se presenta una percentuale di grassi superiore al 10%, come <strong>anguilla</strong>, <strong>aringa</strong>, <strong>sgombro</strong>, <strong>salmone</strong>.</li>
</ul>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="144">MOLTO MAGRI</p>
<p>&lt;1%</td>
<td width="137">MAGRI</p>
<p>1-3%</td>
<td width="162">SEMI GRASSI</p>
<p>3-10%</td>
<td width="133">GRASSI</p>
<p>&gt;10%</td>
</tr>
<tr>
<td width="144">melù o pesce molo</p>
<p>merluzzo o nasello, fresco</p>
<p>scorfano</p>
<p>tinca</p>
<p>gamberi, freschi</p>
<p>luccio</p>
<p>corvina</p>
<p>ostrica razza</td>
<td width="137">baccalà ammollato</p>
<p>polpo</p>
<p>boga</p>
<p>palombo</p>
<p>sarago</p>
<p>rombo</p>
<p>sogliola, fresca</p>
<p>seppia</p>
<p>spigola, selvatica</p>
<p>calamaro, fresco</p>
<p>aragosta, cruda</p>
<p>mormora</p>
<p>pagello</p>
<p>cernia, surgelata</p>
<p>vongola</p>
<p>acciuga o alice fresca</p>
<p>cozza o mitilo</td>
<td width="162">trota</p>
<p>pesce gatta</p>
<p>dentice, fresco</p>
<p>halibut, fresco</p>
<p>occhiata</p>
<p>orata, selvatica, fresca, filetti</p>
<p>trota iridea,  allevamento</p>
<p>sarda</p>
<p>triglia</p>
<p>cefalo muggine</p>
<p>spigola, d&#8217;allevamento, filetti</p>
<p>tonno, fresco</p>
<p>orata, d&#8217;allevamento, fresca, filetti</p>
<p>lattarini</td>
<td width="133">sgombro, fresco</p>
<p>salmone, fresco</p>
<p>sardine, fresche</p>
<p>aringa, fresca</p>
<p>anguilla di mare</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>I principali effetti benefici per la salute derivanti dal consumo dei prodotti della pesca sono legati agli <strong>acidi grassi omega-3</strong>. Il pesce grasso è una buona fonte di due importanti acidi grassi omega-3: <strong>l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA)</strong>. Questi acidi grassi polinsaturi a catena lunga sono elementi fondamentali delle membrane cellulari sia nei pesci e nei crostacei che nei mammiferi marini perché gli unici organismi che sono in grado di produrre facilmente EPA e DHA sono le alghe marine, che sono alla base della catena alimentare marina. Di conseguenza il contenuto di EPA e DHA diventa più alta nei pesci e negli altri animali marini, mentre gli animali terrestri e gli oli vegetali hanno un basso contenuto di EPA e DHA.</p>
<p>Il consumo di pesce è legato alla <strong>prevenzione delle patologie cardiovascolari</strong> grazie agli effetti dei grassi omega-3 presenti nella sua carne, che possono ridurre il rischio delle aritmie cardiache e quello di trombosi. Un’analisi di 20 studi che hanno coinvolto centinaia di migliaia di partecipanti indica che mangiare 1-2 volte la settimana 80-100 grammi di pesce grasso come per esempio salmone, aringhe, sgombri, acciughe o sardine, riduce il rischio cardiovascolare del 36%. In pratica il consumo di circa 2 grammi a settimana di acidi grassi omega-3 del pesce, pari a circa uno o due porzioni di pesce grasso alla settimana, riduce di oltre un terzo le probabilità di morire di malattie cardiache.</p>
<p>Mangiare pesce combatte le malattie cardiache in diversi modi. <strong>I grassi omega-3</strong> del pesce <strong>regolarizzano il ritmo cardiaco, sono in grado di abbassare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, di migliorare la funzione dei vasi sanguigni, e, a dosi più elevate, di abbassare i trigliceridi e ridurre l’infiammazione</strong>.</p>
<p>Inoltre, gli omega-3 del pesce sono fondamentali per lo sviluppo ottimale del sistema cerebrale e nervoso del bambino e i figli di donne che consumano minori quantità di pesce o di omega-3 durante la gravidanza e l’allattamento al seno possono incorrere facilmente in ritardi dello sviluppo cerebrale. Mangiare pesce una o due volte alla settimana può ridurre il rischio di ictus, depressione, del morbo di Alzheimer e di altre condizioni croniche.</p>
<p>ALTRE CARATTERISTICHE COMUNI E NON DEI PESCI GRASSI E DEI PESCI MAGRI</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="274">Alimento</p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="151">Acido</p>
<p>eicosapentatenoico</p>
<p>(EPA), g</td>
<td width="142">Acido</p>
<p>decosaesaenoico</p>
<p>(DHA), g</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">OLIO DI FEGATO DI MERLUZZO</td>
<td width="151">10,80</td>
<td width="142">8,30</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">BOTTARGA, UOVA DI CEFALO MUGGINE</td>
<td width="151">3,93</td>
<td width="142">5,46</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">CAVIALE, UOVA DI STORIONE</td>
<td width="151">2,30</td>
<td width="142">3,18</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">TACCHINO, ALA, con pelle</td>
<td width="151">1,55</td>
<td width="142">0,52</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ANGUILLA D&#8217;ALLEVAMENTO, FILETTI</td>
<td width="151">1,30</td>
<td width="142">2,26</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">LATTERINI</td>
<td width="151">1,09</td>
<td width="142">2,48</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ARINGA</td>
<td width="151">1,09</td>
<td width="142">1,01</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">TACCHINO, INTERO, con pelle</td>
<td width="151">0.93</td>
<td width="142">0,31</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SALMONE</td>
<td width="151">0,89</td>
<td width="142">1,19</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">TONNO</td>
<td width="151">0,80</td>
<td width="142">2,15</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">CEFALO MUGGINE</td>
<td width="151">0,76</td>
<td width="142">0,52</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SGOMBRO O MACCARELLO</td>
<td width="151">0,73</td>
<td width="142">1,26</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SARAGO</td>
<td width="151">0,69</td>
<td width="142">1,01</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">TRIGLIA</td>
<td width="151">0,69</td>
<td width="142">0,47</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SARDINE SOTT&#8217;OLIO, sgocciolato</td>
<td width="151">0,63</td>
<td width="142">0,50</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ACCIUGHE o ALICI SOTT&#8217;OLIO</td>
<td width="151">0,59</td>
<td width="142">0,47</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">DENTICE</td>
<td width="151">0,55</td>
<td width="142">0,80</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SGOMBRO, FILETTI SOTT&#8217;OLIO</td>
<td width="151">0,53</td>
<td width="142">0,92</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SARDA</td>
<td width="151">0,51</td>
<td width="142">1,16</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">BASTONCINI DI PESCE SURGELATI, MERLUZZO</td>
<td width="151">0,51</td>
<td width="142">2,53</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SPIGOLA D&#8217;ALLEVAMENTO, FILETTI</td>
<td width="151">0,48</td>
<td width="142">0,78</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ORATA D&#8217;ALLEVAMENTO, FILETTI</td>
<td width="151">0,46</td>
<td width="142">0,95</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ACCIUGHE o ALICI SOTTO SALE</td>
<td width="151">0,35</td>
<td width="142">0,58</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">CALAMARO</td>
<td width="151">0,31</td>
<td width="142">0,09</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">CARPA</td>
<td width="151">0,30</td>
<td width="142">0,14</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ORATA SELVATICA, FILETTI</td>
<td width="151">0,29</td>
<td width="142">0,38</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">COZZA o MITILO</td>
<td width="151">0,27</td>
<td width="142">0,11</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SOGLIOLA</td>
<td width="151">0,27</td>
<td width="142">0,39</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">ACCIUGHE o ALICI</td>
<td width="151">0,27</td>
<td width="142">0,52</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">CALAMARO SURGELATO</td>
<td width="151">0,26</td>
<td width="142">0,07</td>
</tr>
<tr>
<td width="274">SOGLIOLA SURGELATA</td>
<td width="151">0,20</td>
<td width="142">0,39</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Effetti sulla salute </strong><strong>della dieta ricca di pesce<br />
</strong>Numerosi risultati di ricerche scientifiche da tempo hanno evidenziato il ruolo protettivo degli acidi grassi polinsaturi omega 3 (PUFA n-3) nelle patologie cardiache, malattie dismetaboliche, tra cui il diabete, in alcuni tipi di neoplasie; gli omega 3 hanno inoltre effetti benefici e favoriscono un invecchiamento salutare. Gli omega 3 del pesce hanno inoltre dimostrato di essere in grado di proteggere il cervello dagli effetti neurotossici degli inquinanti ambientali quali il particolato atmosferico, il piombo, i solventi organici e il metil mercurio.</p>
<p>Ma il pesce contiene una varietà di altre sostanze nutritive, quali proteine, vitamina D, vitamina B12, selenio e iodio, che possono contribuire ad effetti protettivi per la salute in particolare per quella che viene definita la <strong>sindrome metabolica</strong> (diversi fattori di rischio per la malattia cardiovascolare e diabete di tipo 2, che includono obesità addominale, dislipidemia, iperglicemia e ipertensione). Un alto consumo di pesce magro, è stata associato ad un minor rischio di sindrome metabolica.</p>
<p>Inoltre, sia un più alto consumo di pesce grasso che di pesce magro è stato associato con una <strong>diminuzione dei trigliceridi e un aumento del colesterolo “buono” HDL</strong>.</p>
<p><strong>I prodotti della pesca contengono</strong>, a seconda della specie, dal 12 al 24% <strong>di proteine di ottima qualità</strong> <strong>perché composte da tutti gli amminoacidi essenziali</strong>, tra i quali lisina, metionina, cisteina, treonina e triptofano. In pratica il pesce potrebbe essere utilizzato come unica fonte di proteine, come altri tipi di carne, tra cui la carne bovina, suina e avicola. Ma il pesce è visto come una fonte migliore di proteine in quanto <strong>contiene pochi grassi saturi</strong>. Inoltre la sua carne ha un contenuto relativamente basso in tessuto connettivo e di un tipo che, quando riscaldato, diventa più solubile rispetto a quanto avviene con il tessuto connettivo degli animali terrestri. Ciò rende <strong>la carne di pesce tenera e facile da digerire</strong>.</p>
<p>Il pesce è anche una <strong>fonte di diverse vitamine</strong>. I pesci grassi sono generalmente più ricchi di vitamine liposolubili come le vitamine D e A. Tra vitamine idrosolubili, il contenuto di vitamina B12 è particolarmente elevato in tutte le specie.</p>
<p>La <strong>vitamina D</strong> migliora l&#8217;assorbimento del calcio e del fosforo nell&#8217;intestino, e contribuisce a regolare il livello di calcio nel sangue; inoltre è coinvolta nella formazione e la struttura dello scheletro nonché nella prevenzione di alcune forme di cancro. Gli esseri umani possono formare vitamina D con l’aiuto della luce solare. Ma la scarsa esposizione può essere causa di una carenza alla quale può provvedere il consumo di pesce grasso: 100 g di pesce grasso copre 50-200% della dose giornaliera raccomandata. <strong>L’olio di fegato di merluzzo è ricco di vitamina D</strong>.</p>
<p>La <strong>vitamina A</strong> è una vitamina liposolubile che ha una serie di funzioni nel corpo, soprattutto nell’occhio dove interviene nella trasmissione dei segnali luminosi al cervello, ed è anche importante per la visione notturna. Una carenza di vitamina può tra le altre cose portare ad una riduzione delle difese immunitarie. Il fegato, il pesce e l’olio di fegato di merluzzo sono buone fonti di vitamina A, e alcuni tipi di frutta e verdura contengono grandi quantità di carotenoidi (provitamina A).</p>
<p>Alcuni tipi di pesce contengono anche grandi quantità di <strong>vitamina E</strong>. La vitamina E è un antiossidante che protegge contro l’ossidazione dei grassi nelle cellule viventi. La vitamina E è anche un componente essenziale nel funzionamento del sistema nervoso.</p>
<p>Il pesce è particolarmente ricco di <strong>vitamina B12</strong>, e 100 g di pesce copre normalmente oltre il 100% della dose giornaliera raccomandata. La vitamina B12 svolge un ruolo essenziale nella formazione di globuli rossi, e livelli di B12 insufficienti possono portare a una forma di anemia. La maggior parte delle specie di pesci contengono anche piccole quantità di altre forme di vitamina B, in particolare B6, riboflavina e folati.</p>
<p>Il pesce è una buona <strong>fonte di minerali</strong>: il contenuto di iodio e selenio è superiore a quello delle carni delle specie terrestri. I frutti di mare possono anche contribuire a soddisfare il fabbisogno per altri minerali, per esempio di ferro, zinco, magnesio e calcio.</p>
<p><strong>Il pesce contiene più iodio di ogni altro alimento</strong>. Lo iodio ha un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo dell’organismo e la sua carenza può portare, oltre che a cambiamenti nel metabolismo, a una crescita ridotta e al declino cognitivo. Su base globale, la carenza di iodio è una delle carenze più diffuse. Pertanto, lo iodio viene aggiunto al normale sale da tavola.</p>
<p>Il pesce è anche una buona <strong>fonte di selenio</strong>, un elemento presente in molti enzimi che partecipano alla detossificazione da metalli pesanti, oltre a proteggere il corpo contro l’ossidazione e che svolge un ruolo nella regolazione del metabolismo.</p>
<p><strong>Il pesce nella dieta mediterranea</strong></p>
<p>E’ ormai assodato che un consumo regolare di pesce, all’interno di un sano e corretto regime alimentare in linea con i valori della Dieta Mediterranea, <strong>riduce il rischio di malattie croniche, in particolare cardiovascolari e metaboliche</strong>, ma anche neurodegenerative, <strong>aumentando le chance di vivere bene e più a lungo</strong>. Questo perché i prodotti ittici – come accennato &#8211; sono fonti preziose di numerosi nutrienti importantissimi tra cui proteine ad alto valore biologico, acidi grassi Omega-3 (queste ultime soprattutto nei pesci azzurri) e acidi grassi a catena lunga; ritroviamo anche importanti concentrazioni di vitamine, come la B12, la vitamina D, essenziale per il corretto sviluppo dei bambini (in tanti ricorderanno il famigerato olio di fegato di merluzzo) e per la salute delle ossa negli adulti, in particolar modo per le donne nella prevenzione dell’osteoporosi. Significativo anche l’apporto di minerali, in particolare lo iodio, molto importante per garantire una corretta funzionalità della tiroide, il selenio, fondamentale nell’azione antiossidante contro i radicali liberi, e calcio. Grazie a queste caratteristiche nutrizionali ed organolettiche, <strong>il pescato nostrano è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea</strong>.</p>
<p>Per quanto attiene il consumo, si consiglia due o più porzioni di pesce nell’arco della settimana variando tra pesce grasso (ad esempio, carpa, salmone, sardine, sgombro, acciughe, cefalo, tonno), pesce magro (ad esempio, cernia, cozze, dentice, merluzzo, orata, polpo, rombo, sogliola, spigola, trota, vongole) e, meno frequentemente, i crostacei (ad esempio, gamberi, aragosta, astice, scampi) in quanto ricchi in colesterolo. Il pesce è, inoltre, una buona fonte di proteine. Il pesce, in particolare quelli ricchi in grassi polinsaturi, riducendo i trigliceridi, controllando la pressione arteriosa e svolgendo un’azione antiaritmica, riduce il rischio di malattie cardiovascolari hanno proprietà antinfiammatorie. Anche nella scelta dei pesci, come per le verdure, andrebbero preferiti quelli di stagione, disponibili a livello locale e tipici della nostra tradizione culinaria e imparare ad apprezzare le specie neglette.</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo: <a href="/stagionalita-degli-alimenti/"><strong>Stagionalità degli alimenti</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/pesce-caratteristiche-valori-nutrizionali/">Pesce: caratteristiche, valori nutrizionali</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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