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	<title>Povertà Archivi - amaperbene.it</title>
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	<title>Povertà Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale in Italia 2025</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rapporto-della-caritas-su-poverta-ed-esclusione-sociale-in-italia-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 13:43:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi trent’anni da “I bisogni dimenticati” (1996), Caritas Italiana rende disponibile la ventinovesima edizione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, posando ancora una volta lo sguardo sulle ferite meno visibili del Paese, per riportarle dentro l’inquadratura dell’attenzione pubblica ed ecclesiale. il Rapporto 2025 sceglie di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quasi trent’anni da “I bisogni dimenticati” (1996), Caritas Italiana rende disponibile la ventinovesima edizione del <strong>Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità</strong>”, posando ancora una volta lo sguardo sulle ferite meno visibili del Paese, per riportarle dentro l’inquadratura dell’attenzione pubblica ed ecclesiale.</p>
<p>il Rapporto 2025 sceglie di portare al centro del dibattito pubblico quei fenomeni che restano spesso ai margini dello sguardo: disuguaglianze economiche, povertà multidimensionali, azzardo industriale di massa, violenza sulle donne, povertà energetica. Sono i “fuori campo” della società italiana.</p>
<p>Secondo gli ultimi dati Istat, <strong>in Italia la povertà assoluta riguarda il 9,8% della popolazione: oltre 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie </strong>(8,4% dei nuclei) <strong>vivono in condizioni di indigenza</strong>, con una crescita di oltre il 40% nell’ultimo decennio. Tra i più colpiti, i minori e i lavoratori con salari bassi e contratti instabili: il lavoro, sempre più spesso, non basta più a garantire una vita dignitosa. È in aumento anche la povertà tra i lavoratori, dei c.d. &#8220;working poor&#8221; (lavoratori poveri), e assimilati, che tocca l&#8217;8% degli occupati (in crescita rispetto al 7,7% del 2022).</p>
<p>Accanto alla povertà economica, il Rapporto mette a fuoco la <strong>crescita delle disuguaglianze</strong>. Si possono distinguere disuguaglianze economiche, sociali, di riconoscimento, di opportunità, di libertà sostanziale. L’attenzione scientifica alle disuguaglianze è necessaria per tre motivi: le preoccupazioni di giustizia sociale, la necessità di un’allocazione efficiente delle risorse e gli effetti negativi che disuguaglianze eccessive producono sulla società nel suo complesso. La disuguaglianza ha anche un <strong>effetto intergenerazionale</strong>: gli svantaggi di oggi possono trasmettersi nel futuro, alimentando un circolo vizioso che riduce la mobilità sociale e cristallizza tanto i privilegi e i vantaggi quanto le marginalità e le esclusioni. A questo si aggiungono le conseguenze sanitarie e ambientali. Dal 1990 al 2020, l&#8217;Italia è il fanalino di coda dei Paesi OCSE e l&#8217;unico Paese con un valore negativo (-2,9%) di variazione dei salari reali medi. La percentuale di lavoratori a basso salario è passata da 25,9 punti percentuali nel 1990 a 32,2 punti percentuali nel 2017. A essere colpiti sono soprattutto donne, giovani nella fascia 16-34 anni e residenti al Sud, ed in generale quanti hanno un contratto di lavoro part-time. Nel 2023, ogni italiana o italiano deteneva in media circa 190.000 euro di patrimonio. Il patrimonio medio dei 50,000 adulti più ricchi del paese è più che raddoppiato rispetto agli anni Novanta, mentre i 25 milioni di italiani più poveri hanno visto la propria ricchezza media ridursi di più di tre volte e oggi detengono un patrimonio medio di circa 7 mila euro pro-capite. Si stima che <strong>almeno 10 milioni di adulti abbiano risparmi liquidi inferiori ai 2.000 euro</strong>, decisamente insufficienti per far fronte uno shock di reddito come quello inflitto dalla perdita del lavoro o da una malattia.</p>
<p><strong>In Italia il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva. </strong></p>
<p>Nel 2024 i Centri di Ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 famiglie, pari a circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta, con un aumento del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto al 2014; sono stati erogati oltre 5 milioni di interventi, con oltre il 73% che ha riguardato l&#8217;erogazione di beni e servizi materiali, come cibo e alloggio.</p>
<p>Più di una famiglia su due presenta almeno due forme di disagio (economico, abitativo, relazionale, educativo, sanitario, psicologico). Il Rapporto evidenzia così che <strong>la povertà è un intreccio di vulnerabilità</strong>, che necessita di risposte integrate – sociali, pastorali, educative – <strong>non riducibile alla sola mancanza di reddito</strong>, per cui gli interventi d’emergenza non sono sufficienti.</p>
<p>Per approfondire questa complessità, Caritas Italiana ha avviato uno studio pilota che ha portato alla costruzione di un indice sintetico di vulnerabilità individuale. <strong>Oltre il 67% delle persone con bisogni in tre o più ambiti rientra in una fascia di vulnerabilità medio-alta o alta</strong>. Gli interventi puramente assistenziali non bastano più, serve un cambio di paradigma verso politiche integrate e percorsi “capacitanti” che restituiscano alle persone autonomia, dignità e possibilità di futuro.</p>
<p>Tra i “fuori campo” analizzati, il Rapporto dedica attenzione particolare alla deriva nazionale dell’<strong>azzardo industriale di massa. </strong>A partire dalla fine degli anni 90, l’offerta dell’azzardo si è arricchita di oltre una cinquantina di modalità di gioco, sia online che in presenza (oltre 150mila locali, disseminati in tutte le province italiane). Il volume monetario del gioco d’azzardo mostra una crescita inarrestabile: dai 35 miliardi di euro giocati nel 2006 siamo giunti ai 157 miliardi giocati nel 2024 (+349%). A fronte di tale incremento, l’incasso dell’erario è aumentato solamente dell’’83% (da 6 a 11 miliardi), a tutto favore delle grandi società produttrici. La densità dell’offerta, la velocità di gioco e soprattutto l’accesso digitale hanno determinato effetti sociali che non compaiono nei totali monetari. La curva economica delle giocate andrebbe integrata con la “contabilità del tempo di vita” delle persone consumata nelle pratiche dell’azzardo: ore sottratte a relazioni, studio, lavoro. Solo per le slot, si stimano 38 milioni di ore impegnate nel gioco. Oltre 22 milioni di ore impegnate per 1 miliardo e 358 mila giocate. Ma sono soprattutto le modalità tradizionali ad impegnare tempo di vita: oltre 388 milioni di ore impegnate dalla popolazione per lotto, scommesse, superenalotto. In totale, le giornate lavorative assorbite dal gioco sono oltre 104 milioni. L’altra faccia della medaglia è costituita dalle perdite: nel 2024, il totale delle perdite è stato pari a 20 miliardi di euro. I dati mostrano una correlazione inversa tra reddito medio per contribuente e perdita media al gioco, con un peso percentuale più alto nelle regioni più povere. Dieci regioni sono sopra la soglia della media nazionale (493 euro) e di esse, cinque sono meridionali e isole, due del centro-sud (Abruzzo e Molise) seguite da Lazio e Lombardia. L’azzardo costa di più a chi ha meno: non solo perché perde più euro, ma perché quegli euro valgono di più nel bilancio familiare. È il punto da cui far partire qualunque discussione seria su prevenzione, regolazione e responsabilità pubblica.</p>
<p>Altre pagine sono dedicate al legame tra <strong>violenza sulle donne e impoverimento.</strong> La violenza contro le donne in Italia è un fenomeno di vasta portata, strutturale e trasversale: secondo i dati Eurostat circa 1 donna su 3 in Italia ha subito violenza almeno una volta nella vita. La violenza si manifesta sotto molteplici forme (psicologica, fisica, sessuale, economica e digitale) e colpisce donne di ogni età, status sociale e origine, con ricorrenza della violenza domestica e un preoccupante sommerso non rilevato dalle statistiche ufficiali. La violenza psicologica si conferma la forma più diffusa, seguita da quella fisica e sessuale. Nel 76% dei casi le donne che accedono ai centri antiviolenza non sono economicamente autonome. Oltre 61.000 donne si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2023, spesso senza autonomia economica.</p>
<p>La <strong>povertà energetica,</strong> che impedisce a oltre due milioni di famiglie di riscaldare adeguatamente la casa o di sostenere i costi delle bollette, rappresenta, inoltre, una delle frontiere più nuove e preoccupanti di ingiustizia sociale: è una “nuova” povertà sulla quale pesano gli effetti della crisi climatica che ha creato nuovi rischi ambientali e sociali, che incrementano le disuguaglianze e producono nuove forme di povertà.</p>
<p>Secondo l’OIPE nel 2023 le famiglie in povertà energetica in Italia erano 2,36 milioni, pari al 9% del totale, in crescita rispetto all’anno precedente (+1,3 punti percentuali, pari a 340 mila famiglie in più), il valore più alto dall’inizio della serie storica. Le famiglie più povere impegnano l’8,7% della loro spesa per beni e servizi energetici, contro il 3,3% delle famiglie più ricche. I poveri sono anche coloro che, per effetto della riduzione progressiva delle risorse stanziate per i bonus (meno 1 miliardo tra il 2022 e il 2023), hanno ridotto più della media le spese per consumi energetici. Dall’incrocio tra la posizione nel mercato energetico e l’inserimento nelle reti di protezione o possibilità di accesso alle politiche per la transizione energetica, il capitolo identifica e approfondisce tre tipi di poveri: i vulnerabili energetici, gli assistiti energetici e gli esclusi energetici. Dal punto di vista delle risposte possibili, non si tratta più di affrontare una povertà tradizionale con strumenti assistenziali tradizionali, ma di ripensare il welfare in una logica di sistema che integri sostenibilità ambientale e giustizia sociale, con politiche che intervengano prima che la vulnerabilità si trasformi in esclusione, affinché ogni cittadino, nella transizione energetica, abbia diritto a fruire di energia prodotta da fonti rinnovabili, accessibile a un prezzo equo e fruibile grazie a dispositivi efficienti.</p>
<pre>Il Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale in Italia – “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità” – è disponibile su www.caritas.it www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2025/11/Sintesi-Rapporto-Su-poverta-Ed-eslusione-sociale-in-Italia-2025-1.pdf</pre>
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		<title>Si riducono i redditi reali per l’inflazione</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/si-riducono-i-redditi-reali-per-linflazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, il 22,8% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale: valore in calo rispetto al 2022 (24,4%) a fronte di una riduzione della quota di popolazione a rischio di povertà, che si attesta al 18,9% (da 20,1% dell’anno precedente), e di un lieve aumento della popolazione in condizione di grave deprivazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2023, il 22,8% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale: valore in calo rispetto al 2022 (24,4%) a fronte di una riduzione della quota di popolazione a rischio di povertà, che si attesta al 18,9% (da 20,1% dell’anno precedente), e di un lieve aumento della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,7% rispetto al 4,5%).</p>
<p>Nel 2022, il reddito medio delle famiglie (35.995 euro) aumenta in termini nominali (+6,5%), mentre segna una netta flessione in termini reali (-2,1%) tenuto conto della forte accelerazione dell’inflazione registrata nell’anno.</p>
<p>Nel 2022, il reddito totale delle famiglie più abbienti è 5,3 volte quello delle famiglie più povere (era 5,6 nel 2021).</p>
<pre>Fonte: Istat - Comunicato stampa - Condizioni di vita e reddito delle famiglie - Anno 2023</pre>
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		<title>Crollo del potere d&#8217;acquisto in Italia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crollo-del-potere-dacquisto-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[potere d'acquisto in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Annuale Istat 2024 certifica che l&#8217;Italia riesce a recuperare il livello di produzione pre-Covid e anche quello precedente alla crisi del 2008, ma il potere d&#8217;acquisto dei salari in dieci anni crolla del 4,5%. L’Istat nel suo report annuale parla di un impoverimento generalizzato, che ha però colpito soprattutto le fasce meno abbienti. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Rapporto Annuale Istat 2024 certifica che l&#8217;Italia riesce a recuperare il livello di produzione pre-Covid e anche quello precedente alla crisi del 2008, ma il potere d&#8217;acquisto dei salari in dieci anni crolla del 4,5%. L’Istat nel suo report annuale parla di un impoverimento generalizzato, che ha però colpito soprattutto le fasce meno abbienti.</p>
<p>L&#8217;analisi dell&#8217;ISTAT evidenzia come gli italiani siano sempre più poveri e anziani. Cresce la forbice, anche a causa dell&#8217;inflazione, tra le famiglie benestanti e quelle che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Negli ultimi 20 anni il nostro Paese ha accumulato ritardi sul volume di Pil rispetto alle principali economie europee mentre le retribuzioni hanno perso potere d&#8217;acquisto</p>
<p>Le persone in povertà assoluta sono 5,75 milioni, pari al 9,8% della popolazione, la percentuale più alta registrata negli ultimi 10 anni. Sono poveri in percentuale soprattutto i minori (il 14% del totale) con un tasso che è quasi triplo rispetto alla fascia tra i 65 e i 74 anni (al 5,4%), dato legato anche alla caduta del potere d&#8217;acquisto delle retribuzioni a fronte della crescita dei prezzi</p>
<p>Negli ultimi 10 anni le retribuzioni lorde reali hanno perso il 4,5% del potere d&#8217;acquisto ed è cresciuto il fenomeno dei “working poor”, ovvero delle persone che pur lavorando rientrano nella povertà assoluta. La povertà è legata non solo al proprio reddito ma anche alla consistenza della famiglia e al luogo in cui si abita. In un periodo di alta inflazione, poi, il lavoro autonomo ha retto meglio di quello dipendente.</p>
<p>&#8220;Il reddito da lavoro &#8211; scrive l&#8217;Istat &#8211; ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico. Tra il 2014 e il 2023 l&#8217;incidenza di povertà assoluta individuale tra gli occupati è passata dal 4,9% nel 2014 al 7,6% nel 2023. Per gli operai l&#8217;incremento è stato più rapido passando da poco meno del 9% nel 2014 al 14,6% nel 2023&#8221;. Nel 2023 l&#8217;8,2% dei dipendenti era in povertà assoluta a fronte del 5,1% dei non dipendenti.</p>
<p>La cosiddetta &#8220;tassa dell&#8217;inflazione&#8221; colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti, perché queste ultime dedicano una quota di spesa maggiore ad alcune categorie di beni e servizi &#8211; come i consumi alimentari &#8211; i cui prezzi sono cresciuti di più.</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em> cita un&#8217;analisi pubblicata lo scorso luglio dagli economisti di Allianz Trad, che evidenzia un paradosso: la spesa per i beni non durevoli, come gli alimentari, ha raggiunto una riduzione importante (-2% in Italia, fino a -7% in Germania). Al contrario, i volumi di acquisto di beni durevoli (automobili, elettronica di consumo) o semi-durevoli (abbigliamento, giocattoli, beni culturali) hanno continuato a crescere nonostante l&#8217;impennata del costo della vita e dei servizi. Secondo Allianz, le famiglie più povere sono esposte in modo sproporzionato all&#8217;aumento del cibo (+17% su base annua) e delle utenze (affitti, acqua, luce). Al contrario, ristoranti, beni ricreativi, abbigliamento e trasporti, che hanno un peso maggiore nei consumi delle famiglie più ricche, hanno visto comparativamente minori aumenti dei prezzi. Quindi l&#8217;inflazione induce le famiglie meno abbienti a ridurre tutto, comprese le spese essenziali (che infatti hanno registrato una riduzione d&#8217;acquisto, come detto sopra). E infatti, prosegue l’Istat, l&#8217;inflazione ha penalizzato soprattutto le famiglie più povere: tra il 2014 e il 2023, la spesa equivalente delle famiglie è diminuita nel complesso in termini reali del 5,8%. Ma per le famiglie del primo quinto della distribuzione è diminuita dell&#8217;8,8% mentre per quelle del quinto più ricco è scesa appena del 3,2%.</p>
<p>&#8220;L&#8217;impoverimento, spiega l&#8217;Istituto, è stato generalizzato&#8221; ma, &#8220;il calo è stato più forte per le famiglie dei ceti bassi e medio-bassi, appartenenti al primo e al secondo quinto della distribuzione&#8221;.</p>
<pre>Fonte: Rapporto Annuale 2024. La situazione del Paese”. https://www.istat.it/it/archivio/296796</pre>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La disuguaglianza tra ricchi e poveri è una sfida globale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-disuguaglianza-tra-ricchi-e-poveri-e-una-sfida-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 13:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”, è un ritornello che sentiamo da troppo tempo; purtroppo, mai come oggi il detto risponde al vero; inoltre il divario tra le due fasce di popolazione, in quanto a ricchezza, sembra destinato ad ampliarsi sempre di più. Basta dare un’occhiata alle notizie più &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”, è un ritornello che sentiamo da troppo tempo; purtroppo, mai come oggi il detto risponde al vero; inoltre il divario tra le due fasce di popolazione, in quanto a ricchezza, sembra destinato ad ampliarsi sempre di più.</p>
<p>Basta dare un’occhiata alle notizie più recenti per rendersene conto. Secondo un rapporto di Oxfam pubblicato a gennaio 2024, i dieci uomini più ricchi del mondo hanno raddoppiato la loro ricchezza durante la pandemia, mentre il 99% dell’umanità ha visto il proprio reddito diminuire. Citando direttamente dal rapporto summenzionato: “La ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita. In Italia, a fine 2022, l’1% più ricco era titolare di un patrimonio 84 volte superiore a quello detenuto dal 20% più povero della popolazione. La quota di ricchezza nazionale di questi ultimi si è dimezzata in un anno. Per anni Oxfam ha lanciato l’allarme sull’estremizzarsi della disuguaglianza. Oggi, agli inizi del 2024, il vero pericolo è che questa incredibile divaricazione diventi la normalità. Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e generano ampi divari nella società. Il potere politico e l’uso che ne viene fatto costituiscono una leva potentissima per contrastare o, al contrario, alimentare le disuguaglianze. Siamo davanti a un bivio, dunque. Bivio tra un’era di incontrollata supremazia oligarchica o un’era in cui il potere pubblico riacquista centralità promuovendo società più eque e coese ed un’economia più giusta ed inclusiva.”</p>
<p>Le cause del divario crescente sono molteplici e complesse. Ad esempio,</p>
<ul>
<li>la globalizzazione ha portato a una delocalizzazione delle produzioni in paesi con salari più bassi, impoverendo la classe media dei paesi occidentali;</li>
<li>l’automazione sta sostituendo molte mansioni lavorative, soprattutto quelle ripetitive e manuali, con un impatto negativo sull’occupazione;</li>
<li>i cambiamenti climatici stanno colpendo in modo sproporzionato le fasce di popolazione più povere, che sono meno resilienti agli shock economici e ambientali.</li>
</ul>
<p>Da rilevare, il divario crescente tra ricchi e poveri ha una serie di conseguenze negative, tra cui:</p>
<ul>
<li>aumento della povertà: il numero di persone che vivono in povertà è in aumento in tutto il mondo.</li>
<li>disordini sociali: la disuguaglianza può portare a disordini sociali, come proteste e rivolte.</li>
<li>instabilità politica: l’instabilità politica può essere alimentata dalla disuguaglianza, con il rischio di ascesa di governi autoritari.</li>
</ul>
<p>Sarebbe allora importante intervenire se non per colmare almeno per ridurre il divario sulla ricchezza? La soluzione non è facile.</p>
<p>La disuguaglianza tra ricchi e poveri è una sfida globale che richiede un impegno comune da parte di tutti. Solo con un’azione concertata e decisa si potrà invertire questa tendenza allarmante e costruire un futuro più giusto e sostenibile per tutti.</p>
<p>I numeri della disuguaglianza nel mondo – dal rapporto di Oxfam</p>
<ul>
<li>Se la ricchezza dei 5 miliardari più ricchi continuasse a crescere allo stesso ritmo osservato nel corso degli ultimi cinque anni, entro un decennio avremmo il primo trilionario della storia dell’umanità. Ai ritmi attuali, ci vorrebbero invece più di due secoli (230 anni) per portare l’incidenza della povertà globale sotto l’1%.</li>
<li>Se i 5 uomini più ricchi al mondo spendessero 1 milione di dollari al giorno, ci vorrebbero 476 anni per esaurire la loro ricchezza complessiva.</li>
<li>A livello globale gli uomini detengono una ricchezza superiore di 105.000 miliardi dollari a quella delle donne. Tale differenza è equivalente a 4 volte la dimensione dell’economia statunitense.</li>
<li>Per una donna che lavora nella sanità o nel sociale ci vogliono 1.200 anni per guadagnare quanto in un anno percepisce, in media, l’AD di una delle 100 imprese più grandi della lista Fortune.</li>
<li>Sette tra le dieci più grandi multinazionali al mondo hanno un AD miliardario o un miliardario tra i propri azionisti di riferimento.</li>
<li>148 tra le più grandi società al mondo (di cui si dispongono i dati) hanno realizzato profitti per circa 1.800 miliardi di dollari in 12 mesi fino a giugno 2023, registrando un incremento del 52,5% rispetto al profitto medio nel quadriennio 2018-21.</li>
<li>Tra luglio 2022 e giugno 2023, per ogni 100 dollari di profitto generati da 96 tra le imprese più grandi al mondo 82 dollari sono fluiti agli azionisti sotto forma di dividendi o buyback azionari.</li>
<li>Per quasi 800 milioni di lavoratori occupati in 52 Paesi i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione. Il relativo monte salari ha visto un calo in termini reali di 1.500 miliardi di dollari nel biennio 2021-2022, una perdita equivalente a quasi uno stipendio mensile (25 giorni) per ciascun lavoratore.</li>
</ul>
<pre>Fonte: https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2024/01/Rapporto-OXFAM-Disuguaglianza_il-potere-al-servizio-di-pochi_15_1_2024.pdf</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/la-disuguaglianza-tra-ricchi-e-poveri-e-una-sfida-globale/">La disuguaglianza tra ricchi e poveri è una sfida globale</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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