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	<title>potassio Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Gli elettroliti, ruolo e importanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 09:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’organismo umano è costituito per il 60-70% del suo peso da acqua. L’acqua si trova all’interno e all’esterno delle cellule e nel sangue. In essa sono disciolti sali minerali detti elettroliti. Gli elettroliti sono quindi minerali che, disciolti nei fluidi corporei (sangue, urine e altri), producono ioni carichi elettricamente: ioni positivi (cationi), principalmente sodio, potassio, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’organismo umano è costituito per il 60-70% del suo peso da acqua. L’acqua si trova all’interno e all’esterno delle cellule e nel sangue. In essa sono disciolti sali minerali detti elettroliti. Gli elettroliti sono quindi minerali che, disciolti nei fluidi corporei (sangue, urine e altri), producono ioni carichi elettricamente: ioni positivi (cationi), principalmente sodio, potassio, calcio e magnesio, e ioni negativi (anioni), soprattutto cloruri, bicarbonati e fosfati.</p>
<p>oltre a regolare diverse funzioni del corpo, mantengono l’equilibrio idrico (ovvero l’equilibrio fra la quantità di liquidi in entrata e in uscita) e l’equilibrio acido-base (raggiunto quando il valore del grado di acidità o basicità del sangue [pH] è compreso nell’intervallo 7.35-7.45).</p>
<p>Gli elettroliti sono importanti poiché tramite la loro carica elettrica permettono di:</p>
<ul>
<li>trasmettere impulsi nell&#8217;organismo per facilitare la contrazione muscolare, l&#8217;assorbimento delle sostanze nutritive e l&#8217;eliminazione dei prodotti di scarto</li>
<li>assicurare l&#8217;equilibrio osmotico</li>
<li>mantenere stabili i livelli di acidità (pH) del sangue (rapporto acido-base)</li>
<li>mantenere stabili la pressione del sangue, la quantità di liquidi presenti nel corpo (equilibrio idrico) e le funzioni fondamentali delle cellule</li>
</ul>
<p>Essi hanno, inoltre, effetti sull&#8217;eccitabilità delle membrane delle cellule nervose e svolgono funzioni in diverse reazioni enzimatiche.</p>
<p>Normalmente, si assumono attraverso il cibo e l&#8217;acqua.</p>
<p>I principali elettroliti nel corpo umano includono:</p>
<ul>
<li>Sodio (Na+)</li>
<li>Potassio (K+)</li>
<li>Calcio (Ca2+)</li>
<li>Magnesio (Mg2+)</li>
<li>Cloruro (Cl-)</li>
<li>Bicarbonato (HCO3-)</li>
<li>Fosfato (PO4^3-)</li>
</ul>
<p>I simboli di carica elettrica più (+) e meno (-) indicano che la sostanza è di natura ionica e ha una distribuzione squilibrata degli elettroni provocata dalla dissociazione chimica. I<strong>l sodio è l&#8217;elettrolita principale che si trova nei fluidi extracellulari e il potassio è il principale elettrolita intracellulare</strong>; entrambi sono coinvolti nell&#8217;equilibrio dei liquidi e nel controllo della pressione sanguigna.</p>
<p>Tutte le forme di vita superiori conosciute richiedono un <strong>equilibrio elettrolitico</strong> sottile e complesso tra gli ambienti intracellulari ed extracellulari. In particolare, assume un ruolo fondamentale il mantenimento dei <strong>gradienti osmotici</strong> precisi degli elettroliti. Tali gradienti influenzano e regolano l&#8217;idratazione del corpo e il pH del sangue, e sono fondamentali per la funzionalità dei nervi e dei muscoli. Esistono vari meccanismi nelle specie viventi che mantengono sotto stretto controllo le concentrazioni di elettroliti diversi.</p>
<p>Sia il tessuto muscolare che i neuroni sono considerati i tessuti elettrici del corpo. I muscoli e i neuroni sono attivati ​​dall&#8217;attività elettrolitica tra il fluido extracellulare o interstiziale ed il liquido intracellulare. <strong>Gli elettroliti possono entrare o uscire dalle cellule attraverso</strong> strutture proteiche specializzate incorporate nelle membrane plasmatiche denominate <strong>canali ionici</strong>. Ad esempio, la contrazione muscolare dipende dalla presenza di calcio (Ca2 +), sodio (Na +) e potassio (K +). Senza livelli sufficienti di questi elettroliti-chiave, possono verificarsi anomalie come la debolezza muscolare o le contrazioni involontarie anche gravi.</p>
<p>L&#8217;equilibrio elettrolitico viene mantenuto con la dieta e vari meccanismi fisiologici regolati dagli ormoni, che generalmente interagiscono con la funzione renale che tende ad eliminare gli elettroliti in eccesso – con le urine – e a preservare più possibile quelli carenti evitandone l&#8217;espulsione. Negli esseri umani, l&#8217;omeostasi degli elettroliti è regolata da vari ormoni come i cosiddetti antidiuretici, l&#8217;aldosterone e gli ormoni paratiroidei.</p>
<p>Il livello degli elettroliti nel sangue può variare, ad esempio, a causa di una scorretta alimentazione, di disidratazione o di un eccesso di liquidi nel corpo. Per verificare i valori degli elettroliti basta eseguire un esame prescritto di frequente tra le analisi di controllo (analisi di routine) che rileva la concentrazione nel sangue di alcuni di essi (principalmente sodio, potassio, cloro e bicarbonato); il loro equilibrio, infatti, è molto importante per il benessere generale dell&#8217;organismo e una loro variazione può creare diversi disturbi ed essere indice di malattie cardiache, malattie polmonari, malattie epatiche e renali, diabete. In particolare, il potassio insieme al sodio regola l&#8217;equilibrio acido-base e idrosalino, le funzioni delle cellule nervose e muscolari, normalizzando il battito cardiaco.</p>
<p>La misurazione del livello di elettroliti può essere prescritta in presenza di: accumulo di liquidi (edema), crampi, nausea o vomito, debolezza, confusione, battito cardiaco irregolare (aritmia cardiaca).</p>
<p>Pertanto, quando gli <strong>equilibri idro-elettrolitico o acido-base</strong> si alterano, possono insorgere diversi disturbi. Le cause comprendono un malfunzionamento di reni, cuore, fegato e polmoni, disidratazione o iperidratazione, assunzione di farmaci come lassativi e diuretici. Ne derivano <strong>iponatriemia</strong> e <strong>ipernatriemia</strong> (bassi o alti livelli di sodio nel sangue); <strong>ipokaliemia </strong>e <strong>iperkaliemia</strong> (bassi o alti livelli di potassio); <strong>acidosi</strong> (eccesso di acidi come l’anidride carbonica e diminuzione del pH sanguigno); alcalosi (eccesso di basi come il bicarbonato e conseguente aumento del pH).</p>
<p>La sintomatologia varia a seconda del disturbo elettrolitico. L’eccesso o la carenza di sodio possono causare spasmi muscolari, convulsioni, sete, sonnolenza, confusione, coma o addirittura morte. Livelli alterati di potassio determinano crampi e debolezza muscolare, paralisi, frequente urinazione, aritmie e in casi gravi arresto cardiaco. Un disequilibrio acido-base causa nausea, vomito, cefalee, irritabilità, letargia, tetania e formicolii a mani, piedi e labbra.</p>
<p>Per la diagnosi sono fondamentali le analisi del sangue per il dosaggio degli elettroliti e l’esame delle urine. L’elettrocardiogramma (ECG) è utile in caso di aritmie cardiache dovute ad alterazioni dei livelli di potassio.</p>
<p>Il trattamento mira a risolvere la causa o la patologia che determinano lo squilibrio elettrolitico. A seconda del disturbo, possono aiutare la somministrazione di integratori, la sospensione o la riduzione dei farmaci causanti il disturbo, il reintegro dei liquidi o al contrario una loro limitata assunzione.</p>
<ul>
<li><strong>Sodio</strong></li>
</ul>
<p><strong>Il sodio è uno dei minerali più abbondanti nell&#8217;organismo</strong>. In un adulto ne sono presenti circa 92 grammi, distribuiti nel sangue (ben il 40% del sodio totale nell&#8217;organismo si trova nei liquidi extracellulari), nel tessuto osseo, nei connettivi e nel tessuto cartilagineo.</p>
<p>Il sodio <strong>regola il passaggio di fluidi e dei nutrienti all&#8217;interno e all&#8217;esterno delle cellule e partecipa alla trasmissione dell&#8217;impulso nervoso</strong>. Quello presente nelle ossa rappresenta invece una riserva cui l&#8217;organismo può attingere in caso di necessità per regolare il pH del sangue.</p>
<p>Il sodio entra nell’organismo attraverso gli alimenti e le bevande e viene perso principalmente con il sudore e con le urine. La <strong>fonte</strong> principale di sodio nell&#8217;alimentazione occidentale è il sale da cucina. Fra i cibi che ne sono ricchi sono inclusi formaggi, salumi, insaccati e la maggior parte degli altri alimenti conservati. È inoltre naturalmente presente negli alimenti di origine animale (come il latte, le carni sia bianche che rosse e il pesce), mentre è meno abbondante in quelli di origine vegetale.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di sodio è compreso tra 0,6 e 3,5 grammi al giorno.</p>
<p>La <strong>carenza di sodio</strong> (iponatriemia), più comune negli anziani, può essere associata a nausea, vomito, anoressia; è causata tra l’altro da malattie renali e morbo di Addison.</p>
<p>Il cervello è particolarmente sensibile alle alterazioni dei livelli di sodio nel sangue. Di conseguenza, si verificano per primi i sintomi di disfunzione cerebrale, come ad esempio sonnolenza (letargia) e confusione. Se il livello di sodio nel sangue si abbassa con rapidità, i sintomi tendono a svilupparsi velocemente e a essere più gravi. I sintomi gravi sono più probabili negli anziani.</p>
<p>Quando l’iponatriemia diventa più grave, possono comparire spasmi muscolari e convulsioni. I soggetti possono diventare apatici, svegliarsi solo mediante stimolazione vigorosa (stupor) fino all’incapacità di svegliarsi (coma). Può sopraggiungere la morte.</p>
<p>La diagnosi di iponatriemia viene posta con il dosaggio dei livelli di sodio nel sangue. L’individuazione della causa è più complessa. Il medico tiene conto delle circostanze del paziente, comprese la presenza di altre patologie e i farmaci o le sostanze illegali assunti. Vengono effettuati esami del sangue e delle urine per valutare la quantità di liquidi nell’organismo, la concentrazione del sangue e il contenuto delle urine.</p>
<p>L’iponatriemia lieve può essere trattata riducendo l’assunzione di liquidi a meno di 1 litro al giorno. Se la causa è un diuretico o un altro farmaco, la dose viene ridotta o il farmaco viene sospeso. Un’eventuale condizione patologica di base deve essere trattata.</p>
<p>A volte, ai soggetti viene somministrata una soluzione di sodio per via endovenosa, un diuretico per aumentare l’escrezione di liquidi, oppure entrambi, generalmente in modo lento nell’arco di diversi giorni. Tali trattamenti consentono di correggere il livello di sodio.</p>
<p>Alcuni soggetti, soprattutto quelli con sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico, necessitano di un trattamento a lungo termine per l’<strong>iponatriemia</strong>. La sola limitazione all’apporto di liquidi spesso non è sufficiente a prevenire il ripetersi dell’iponatriemia. Il sale in compresse può essere utilizzato nei soggetti con iponatriemia cronica da lieve a moderata. In base alla causa dell’iponatriemia e alla quantità di liquidi nell’organismo del paziente, per il trattamento sono disponibili diversi farmaci.</p>
<p>L’iponatriemia grave rappresenta un’emergenza. Il trattamento consiste nel lento aumento dei livelli di sodio nel sangue mediante liquidi per via endovenosa e talvolta con un diuretico. Talvolta sono necessari farmaci chiamati <strong>vaptani</strong>, che bloccano i recettori della vasopressina impedendo ai reni di rispondere alla vasopressina. L’aumento troppo rapido dei livelli di sodio può causare un danno cerebrale grave e spesso permanente.</p>
<p>Un <strong>eccesso di sodio</strong> (<strong>ipernatriemia</strong>) aumenta la ritenzione idrica e la pressione del sangue, portando con sé il rischio di ipertensione e di sue complicazioni, che possono coinvolgere cuore, arterie e diversi organi, compromettendo la loro salute e quella dell&#8217;organismo; è quasi sempre dovuta ad un&#8217;inadeguata introduzione di acqua e alla disidratazione (anche da vomito o diarrea). Inoltre dosi eccessive di sodio possono portare a nausea, vomito, convulsioni, febbre e compromissione dei centri respiratori.</p>
<p><strong>Limitare l&#8217;assunzione di sodio</strong>, spesso troppo abbondante nell&#8217;alimentazione occidentale moderna, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e di altre possibili complicazioni dell&#8217;ipertensione. Una pressione eccessiva può infatti danneggiare molti organi. Oltre a cuore e arterie, a pagare le spese di un&#8217;alimentazione eccessivamente ricca di sodio possono ad esempio essere reni, occhi e cervello.</p>
<p><strong>Prestare attenzione </strong>al fatto che con l’avanzare dell’età, l’organismo perde la capacità di mantenere l’equilibrio dei liquidi e del sodio per diversi motivi: in primo luogo, lo stimolo della sete viene avvertito con una rapidità e un’intensità minori, di conseguenza si ha la tendenza a bere una quantità insufficiente di liquidi.</p>
<ul>
<li><strong>Potassio</strong></li>
</ul>
<p>Il potassio è il principale minerale presente nelle cellule: in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 grammi. All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in diversi fenomeni: prende parte alla contrazione muscolare (inclusa quella del muscolo cardiaco), contribuisce alla regolazione dell&#8217;equilibrio dei fluidi e dei minerali all&#8217;interno e all&#8217;esterno delle cellule e fa in modo di mantenere la pressione nella norma smorzando quelli che sono gli effetti del sodio.</p>
<p>Il potassio <strong>è presente in tutti gli alimenti</strong>, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati (la lavorazione può infatti modificare il contenuto di potassio dei cibi). Le <strong>fonti principali</strong> sono frutta, verdura e legumi, in particolare le verdure a foglia verde, i pomodori, i cetrioli, le zucchine, le melanzane, la zucca, le patate, le carote, i fagioli e la frutta secca. In quantità inferiori è presente anche nei latticini, nella carne rossa, nel pollame e nel pesce.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di potassio è di 2.320 mg per le donne e 3.016 mg per gli uomini.</p>
<p>La carenza di potassio è considerata un evento altamente improbabile. Le sue conseguenze sono debolezza muscolare, irregolarità del battito cardiaco, cambiamenti dell’umore, nausea e/o vomito. Il buon funzionamento dei reni permette di smaltire un eventuale un eccesso di potassio. Tuttavia, in caso di malfunzionamento renale e quando si assumono alcuni farmaci è possibile andare incontro a <strong>ipercalemia</strong>, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Le conseguenze più frequenti di questa situazione sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.</p>
<p><strong>Bassi livelli di potassio</strong> sono stati invece associati a pressione alta e malattie cardiovascolari, a disturbi gastrointestinali (vomito, diarrea), insufficiente apporto nella dieta. Un aumento della sua assunzione, se associato a una riduzione dell’apporto di sodio, potrebbe ridurre il rischio di eventi avversi ai danni di cuore e arterie. Tuttavia ad oggi non ci sono prove certe dell’utilità dell’assunzione di potassio nel trattamento della pressione alta.</p>
<ul>
<li><strong>Calcio</strong></li>
</ul>
<p>Il calcio è il minerale più abbondante nell&#8217;organismo. Il <strong>99%</strong> della sua quantità totale è concentrata <strong>nelle ossa</strong>, dove è accumulato sotto forma di carbonato.</p>
<p>Il calcio è essenziale per lo sviluppo e per la salute delle ossa e dei denti. Infatti le ossa sono sottoposte a un continuo processo di rimodellamento che prevede il riassorbimento e la deposizione di calcio nel nuovo tessuto osseo.</p>
<p>Solo l&#8217;1% delle scorte totali di questo minerale partecipa ad altre funzioni: la contrazione dei muscoli, la trasmissione nervosa, la secrezione di ormoni, la vasodilatazione e la contrazione dei vasi sanguigni.</p>
<p>Le principali <strong>fonti alimentari</strong> di calcio sono il latte e i suoi derivati, in particolare i formaggi, gli yogurt e altri latti fermentati. Questo minerale è inoltre presente in alcuni vegetali a foglie verde scuro (ad esempio nel cavolo cinese, nel cavolo riccio e nei broccoli, ma non negli spinaci), nei legumi secchi e in molti pesci e molluschi (ad esempio nelle sardine, nelle vongole e nelle cozze).</p>
<p><strong>La dose giornaliera raccomandata di calcio è pari a 800 mg</strong>. Il fabbisogno individuale varia però a seconda dell&#8217;età. In particolare, il fabbisogno quotidiano di calcio aumenta durante la gravidanza e l&#8217;allattamento.</p>
<p><strong>Carenze di calcio</strong> possono rimanere asintomatiche nel breve termine, ma se non vengono trattate adeguatamente possono avere conseguenze molto gravi. I primi sintomi includono pizzicore e addormentamento delle dita, crampi muscolari, convulsioni, sonnolenza, scarso appetito e anomalie del battito cardiaco. Nel lungo periodo si può inoltre andare incontro a osteopenia e, in seguito, a un&#8217;osteoporosi con conseguente aumento del rischio di fratture. Anche il <strong>rachitismo</strong> può essere una conseguenza di una carenza di calcio, anche se è più frequente che alla base di questo tipo di problema ci sia una carenza di vitamina D.</p>
<p>Un eccesso di calcio nel sangue può invece portare a insufficienza renale, calcificazione dei vasi sanguigni e dei tessuti molli, aumento del calcio nelle urine e calcoli renali. Inoltre un&#8217;assunzione eccessiva di calcio può causare stitichezza e interferire con l&#8217;assorbimento del ferro e dello zinco.</p>
<p>Meno chiara è invece l&#8217;associazione con un aumento del rischio di cancro alla prostata e di malattie cardiovascolari.</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio</strong></li>
</ul>
<p>Il magnesio è un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. In genere in un adulto ne sono presenti tra i 20 e i 28 grammi, il 50-60% dei quali è concentrato nelle ossa, il 39% nei tessuti molli e solo l&#8217;1% nel sangue. È considerata normale una concentrazione di magnesio compresa tra 0,75 e 0,95 mmol/L.</p>
<p>Il magnesio partecipa a molte delle reazioni che avvengono nelle cellule. È il <strong>cofattore di più di 300 enzimi </strong>che controllano processi molto diversi fra loro, dalla sintesi delle proteine al funzionamento dei muscoli e dei nervi, fino al controllo della glicemia e della pressione sanguigna. <strong>È necessario per la produzione di energia e per i processi di fosforilazione ossidativa e di glicolisi</strong>, partecipa allo sviluppo strutturale dell&#8217;osso ed è richiesto per la sintesi del DNA, dell&#8217;RNA e del glutatione, un importante antiossidante. Inoltre partecipa al trasporto del calcio e del potassio attraverso le membrane cellulari, fondamentali per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco.</p>
<p>Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti, ma è particolarmente abbondante nei <strong>vegetali a foglia verde</strong> (come gli spinaci), nei <strong>legumi</strong>, nella <strong>frutta secca</strong>, nei <strong>semi </strong>e nei <strong>cereali integrali</strong>, mentre per quanto riguarda la frutta ne sono una buona fonte le banane. In generale, gli alimenti ricchi di fibre sono anche buone fonti di magnesio.</p>
<p>La <strong>dose giornaliera raccomandata di magnesio è 300 mg</strong> (valore di riferimento europeo).</p>
<p>La <strong>carenza di magnesio</strong> non è comune. I soggetti più a rischio sono le persone che assumono farmaci o che soffrono di malattie che possono comprometterne l&#8217;assorbimento, come la diarrea cronica associata al morbo di Crohn, la celiachia o il diabete di tipo 2, oppure chi ha affrontato un bypass intestinale.</p>
<p>Nelle situazioni più gravi la carenza può portare a crampi e contrazioni muscolari, intorpidimenti, convulsioni, aritmie, spasmo delle coronarie, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.</p>
<p>Un eventuale <strong>eccesso di magnesio</strong> di origine alimentare viene in genere eliminato attraverso i reni. Tuttavia dosi eccessive possono scatenare diarrea, a volte associata a nausea e crampi addominali. Solo dosi superiori a 5 grammi al giorno sono state associate a una <strong>tossicità</strong> che può portare ad abbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.</p>
<ul>
<li><strong>Cloruro</strong></li>
</ul>
<p>Il cloruro (Cl-) è il principale ione negativo (anione) presente nel liquido extracellulare (sangue e liquido interstiziale) in forma di cloruro di sodio o, nel succo gastrico, come acido cloridrico.</p>
<p>Il <strong>cloruro di magnesio</strong> viene principalmente assunto per prevenire o trattare le carenze di magnesio, che possono insorgere a causa di alcolismo, malnutrizione, sindromi da malassorbimento (celiachia, enteriti, morbo di Crohn, pancreatiti ecc.).</p>
<p>Il cloruro più universalmente noto è il cloruro di sodio di formula NaCl, il normale sale da cucina, presente sulla crosta terrestre in grandi quantità nell&#8217;acqua di mare. Lo ione cloruro si trova in concentrazioni minori anche nelle acque dolci e in numerose bevande di uso comune.</p>
<p>In genere i prodotti a base di cloruro di potassio sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone. La loro assunzione può però comportare disturbi a carico del sistema gastrointestinale, come diarrea, nausea, vomito e meteorismo.</p>
<p>Il <strong>cloruro di potassio</strong> sotto forma di integratore viene utilizzato per prevenire o trattare carenze di potassio, che è il più presente nelle cellule del corpo umano; la giusta presenza di potassio nel corpo umano serve a permettere lo svolgimento delle varie azioni da esso svolte, tra cui: a) partecipare alla contrazione muscolare, compresa quella del muscolo cardiaco; b) contribuire alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule; c) aiutare a tenere sotto controllo la pressione sanguigna.</p>
<p>I livelli di questo minerale nell’organismo possono essere ridotti da vari fattori come vomito, diarrea, problemi ormonali e terapie a base di diuretici.</p>
<p>In genere i prodotti a base di cloruro di potassio sono ben tollerati dalla maggior parte delle persone. La loro assunzione può però comportare disturbi a carico del sistema gastrointestinale, come diarrea, nausea, vomito e meteorismo. Possibile è anche il formarsi di problemi come deglutizione difficile o dolorosa e sensazione di avere la gola bloccata.</p>
<p>Nel caso in cui all’assunzione di integratori di questo tipo facciano seguito dolori di stomaco o dell’addome o emissione di feci nere è necessario prestare grande attenzione e rivolgersi al proprio medico.</p>
<p>L’uso di integratori di cloruro di potassio può interferire con alcuni farmaci:</p>
<ul>
<li>aumentando il livello di potassio nell’organismo, come nel caso degli ACE-inibitori, di alcune pillole anticoncezionali e dei diuretici</li>
<li>rallentando il movimento di potassio in stomaco e intestino, come ad esempio con la scopolamina, l’atropina, i farmaci antispastici, alcuni antistaminici e alcuni farmaci con cui viene trattata la malattia di Parkinson.</li>
<li><strong>Bicarbonato </strong></li>
</ul>
<p>Il bicarbonato di sodio è un farmaco che ha la <strong>capacità di rendere alcaline – basiche – le urine e altri liquidi del corpo</strong>. Ha dunque la capacità di neutralizzare gli acidi.</p>
<p>Il bicarbonato di sodio (formula chimica NaHCO<sub>3</sub>) è un farmaco che trova impiego nel trattamento di molteplici patologie come quando si è in presenza di bruciori di stomaco, ulcere peptiche, gastriti e in tutte le circostanze ci sia l’esigenza di rendere alcaline l’urina o altri liquidi del nostro organismo. Viene dunque impiegato come antiacido nelle pirosi gastriche e per trattare molte patologie, tra cui l’acidosi metabolica, l’acidosi lattica e anche le aritmie ventricolari. Più precisamente, dal punto di vista chimico, il bicarbonato per digerire è il sale sodico dell&#8217;acido carbonico. Sciolto in acqua, il bicarbonato di sodio dà origine a una soluzione leggermente basica, che può essere sfruttata proprio <strong>per contrastare i disturbi digestivi e l&#8217;eccessiva acidità di stomaco</strong>.</p>
<p>Importante è il suo ruolo anche nella cura delle <strong>intossicazioni da farmaci</strong> e nella <strong>prevenzione della formazione di calcoli renali di acido urico.</strong></p>
<p>Il bicarbonato di sodio può essere assunto per via orale – in forma di compresse o di granulato sciolto in acqua – o attraverso iniezioni per via endovenosa.</p>
<p>L’assunzione di bicarbonato di sodio provoca l’insorgenza di vari <strong>effetti collaterali</strong>, tra cui: crampi allo stomaco, flatulenza, distensione addominale, difficoltà a respirare, aumento della pressione arteriosa, eccessiva ritenzione idrica ed edema polmonare.</p>
<p><strong>L’uso di bicarbonato di sodio è sconsigliato per chi soffre di scompenso cardiaco congestizio, insufficienza renale grave, pressione alta e per chi si sta sottoponendo a cure a base di farmaci corticosteroidi o corticotropinici</strong>.</p>
<p>In caso di gravidanza o di allattamento al seno, è meglio chiedere un consiglio al proprio medico prima di assumerlo.</p>
<ul>
<li><strong>Fosfato </strong></li>
</ul>
<p>Il fosfato è uno degli elettroliti dell’organismo, minerali dotati di una carica elettrica quando disciolti in liquidi corporei come il sangue, anche se la maggior parte del fosfato presente nell’organismo è priva di carica.</p>
<p>L’<strong>ipofosfatemia</strong> può essere:</p>
<ul>
<li>acuta: nell’<strong>ipofosfatemia acuta </strong>i livelli di fosfato nel sangue raggiungono repentinamente valori pericolosamente bassi. Dal momento che l’organismo utilizza grandi quantità di fosfato durante il recupero da determinate patologie, l’ipofosfatemia acuta può insorgere in soggetti affetti dai seguenti disturbi: <strong>denutrizione grave</strong> (compresa l’inedia, chetoacidosi diabetica, grave disturbo da uso di alcol, ustioni gravi. Il calo improvviso dei livelli di fosfato può causare alterazioni del ritmo cardiaco e persino la morte.</li>
<li>cronica: nell<strong>’ipofosfatemia cronica </strong>i livelli di fosfato nel sangue si abbassano nel corso del tempo. L’ipofosfatemia cronica in genere è causata da un’eccessiva escrezione di fosfato. Le <strong>cause</strong> possono essere le seguenti: iperparatiroidismo, diarrea cronica, uso protratto di diuretici, assunzione per un lungo periodo di tempo di grandi quantità di antiacidi contenenti alluminio, uso di grandi quantità di teofillina (per il trattamento dell’asma)</li>
</ul>
<p>I sintomi di ipofosfatemia compaiono solo quando i livelli di fosfato nel sangue diventano molto bassi. Si sviluppa debolezza muscolare, seguita da stupor, coma e morte.</p>
<p>In caso di ipofosfatemia cronica lieve, le ossa possono diventare più fragili con conseguenti dolore osseo e fratture. Può manifestarsi debolezza e perdita di appetito.</p>
<p>L’ipofosfatemia è diagnosticata quando dagli esami del sangue risulta che il livello di fosfato è troppo basso. Il medico esegue altri esami per identificare la causa, se questa non è immediatamente chiara.</p>
<p>Per il trattamento dell’ipofosfatemia è necessario incrementare l’assunzione di fosfato, sospendere l’assunzione dei farmaci che riducono i livelli di fosfato.</p>
<p>Se l’ipofosfatemia è lieve e asintomatica, può essere d’aiuto l’assunzione di latte a basso contenuto di grassi o scremato, che contiene una grande quantità di fosfato. In alternativa, è possibile assumere fosfato per via orale, anche se spesso compare diarrea.</p>
<p>Se l’ipofosfatemia è molto grave o se i fosfati non possono essere assunti per via orale, è necessario ricorrere alla somministrazione endovenosa.</p>
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		<title>Faggio &#8211; Fagus sylvatica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/faggio-fagus-sylvatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 19:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il faggio (Fagus sylvatica L., 1753), detto anche faggio comune, faggio selvatico o faggio occidentale, è un albero appartenente alla famiglia Fagacee. Etimologia il termine “Fagus” deriva dal greco “fagós” ovvero “tipo di quercia”, mentre “sylvatica” deriva dal latino “sylva, selva” ovvero “pianta che cresce nei boschi”. Descrizione La specie è caducifoglia e latifoglia, con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>faggio</strong> (<em>Fagus sylvatica</em> L., 1753), detto anche <strong>faggio comune</strong>, <strong>faggio selvatico</strong> o <strong>faggio occidentale</strong>, è un albero appartenente alla famiglia Fagacee.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>il termine “Fagus” deriva dal greco “fagós” ovvero “tipo di quercia”, mentre “sylvatica” deriva dal latino “sylva, selva” ovvero “pianta che cresce nei boschi”.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>La specie è caducifoglia e latifoglia, con crescita molto lenta e molto longeva, arrivando a essere plurisecolare. È un albero di grandi dimensioni i 30–40 m di altezza, con fusto eretto, leggermente rastremato con corteccia sottile e liscia di colore grigio-cenerino con striature orizzontali e caratterizzata macchie biancastre per presenza di licheni. Ha un legno molto duro e compatto. Per la sua corteccia liscia e ben levigata il faggio è stato associato alla scrittura. I libri con pagine di pergamena erano protetti da tavolette di faggio e il legno ricavato da questo albero fu utilizzato per la realizzazione di scrittoi, soprattutto in età medievale. Presenta fogliame denso e foglie ovali e brevemente picciolate (1–2 cm), con margine ondulato e lucide su entrambe le facce ma più chiare sulla pagina inferiore; sono disposte sul ramo in modo alterno. In autunno assumono una caratteristica colorazione arancio o rosso-bruna. Ha una chioma massiccia, molto ramificata e con fitto fogliame, facilmente riconoscibile a distanza perché molto arrotondata e larga, con rami della porzione apicale eretti verticali. Essendo una pianta monoica produce sia fiori femminili che maschili sulla stessa pianta ma in posizioni diverse; i fiori maschili sono penduli e riuniti in amenti tondi; i fiori femminili si trovano accoppiati in un involucro chiamato “cupola” e presentano un ovario triloculare. Fiorisce in genere nel mese di maggio. I frutti sono acheni commestibili, chiamati “faggiole”, trigoni e rossicci contenuti in ricci deiscenti; le faggiole tostate e macinate sono un surrogato del caffè. La germinazione avviene in aprile, dopo un periodo di riposo di almeno 6 mesi.</p>
<p><strong>Distribuzione e habitat</strong></p>
<p>In Italia è presente unicamente la specie <em>Fagus sylvatica</em> L. diffusa sia sulle Alpi che sugli Appennini, sui Nebrodi, sulle Madonie e sull&#8217;Etna, dove formano boschi solo si faggi chiamati “<strong>faggete</strong>” ma anche misti (di solito con <em>Abies alba</em> Mill. o <em>Picea abies</em> Karst.). Cresce oltre i 500 metri di altitudine ma localmente, quando le condizioni ambientali lo permettono, lo si può trovare anche più in basso. È invece assente allo stato naturale in Sardegna, regione in cui è stato introdotto per scopi silvicolturali e in cui la vegetazione climatica dell&#8217;orizzonte montano (1.200–1.800 m) è rappresentata da consorzi di agrifoglio e taxus.</p>
<p><strong>Il faggio è tra le specie forestali più presenti nei boschi italiani</strong>. <strong>Tra le faggete più celebri</strong> c&#8217;è quella di Monte Cimino nel comune di Soriano nel Cimino, e quella del &#8220;Gran bosco da Reme&#8221; del Cansiglio, uno dei primi esempi di gestione del bosco, utilizzato per fare remi dalla Serenissima Repubblica di Venezia almeno dal 1548.</p>
<p><strong>In Italia sono presenti diverse antiche faggete considerate dal 2012 patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;UNESCO</strong>. Le faggete sono distribuite tra l&#8217;Emilia-Romagna e la Basilicata: la foresta di Cozzo Ferriero nel Parco Nazionale del Pollino, la foresta umbra nel Parco Nazionale del Gargano, la foresta vetusta di Monte Cimino in Provincia di Viterbo, la foresta di Monte Raschio all’interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano &#8211; Martignano, le faggete di Valle Cervara, Selva Moricento, Coppo del Morto, Coppo del Principe e Val Fondillo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la Riserva Naturale Sasso Fratino nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.</p>
<p>Dal 1994 la FSC (<strong>Forest Stewardship Council</strong>) si occupa di una gestione sostenibile delle foreste che offrono materie prime al sistema produttivo. Nel 2001 è nato l’FSC italiano che monitora e certifica l&#8217;utilizzo delle foreste del territorio nazionale <strong>garantendo la sostenibilità della filiera legno-carta</strong> per proteggere e mantenere le condizioni ottimali degli specifici habitat.</p>
<p><strong>Usi del Faggio</strong></p>
<ul>
<li><strong>In cucina: </strong>una volta private del loro pericarpo velenoso, <strong>le faggiole si consumano arrostite come le castagne</strong>; possono anche venir <strong>tostate</strong> come nocciole o mandorle e, se macinate, diventano un discreto <strong>surrogato del caffè</strong>. <strong>Dai semi di questi frutti si estrae un olio dolciastro, che può essere usato come condimento</strong>.</li>
<li><strong>In erboristeria</strong> la droga del Faggio è costituita dalla corteccia, dotata di <strong>proprietà astringenti e febbrifughe</strong> che ricordano un pò quelle della China. La Fitoterapia ha scoperto invece le <strong>proprietà diuretiche dei germogli</strong> di <em>Fagus Sylvatica</em>, indicandone l’uso nella ritenzione idrica e in alcune forme di obesità. Il <em>Fagus </em>stimola le difese organiche, abbassa il colesterolo e attiva le cellule di Kupffer del fegato.</li>
<li><strong>In cosmetica</strong>: si utilizzano le gemme; grazie alle sue <strong>proprietà drenanti</strong> il Faggio viene utilizzato anche per la formulazione di <strong>creme anticellulite</strong>, <strong>per tonificare e rassodare le gambe</strong>. Ottimo aiuto anche per contrastare i radicali liberi e il precoce invecchiamento della pelle.</li>
</ul>
<p><strong>Principali componenti</strong></p>
<ul>
<li>Sono rappresentati da: <strong>flavonoidi e fenoli</strong> (<strong>creosoto</strong>), <strong>tannini, mucillagini, sali minerali</strong> (<strong>potassio, ferro, calcio, fosfati</strong>)</li>
</ul>
<p><strong>Possibili benefici per la salute</strong></p>
<p>Le principali proprietà curative e terapeutiche del Faggio sono: drenante, anti-renella (favorisce la diuresi e il fisiologico funzionamento dei reni.</p>
<p>Si utilizza sotto forma di <strong>soluzione idrogliceroalcolica</strong> (gemmoderivato), oppure come <strong>rimedio naturale</strong></p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Non sono riportati effetti collaterali alle dosi indicate, fatta eccezione di una sensibilità individuale alla pianta o ai suoi componenti. Evitare l’assunzione in gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>Curiosità </strong></p>
<p>Il Faggio è stato ritenuto, fin dall’antichità, un albero caro agli Dei e quindi indistruttibile, capace di resistere anche alla violenza incendiaria del fulmine. Forse per questa capacità di resistenza che gli è stata attribuita, il faggio trovò spesso utilizzo negli incantesimi, per aumentare la pazienza e risolvere conflitti e malumori tra i membri di una stessa famiglia. Ancora oggi, per tradizione popolare, si indossano braccialetti o ciondoli intagliati in legno di faggio, per aumentare le probabilità di riuscita di un desiderio, oppure quando si vogliono stimolare la fantasia e la creatività artistica.</p>
<p>In passato si dormiva sopra sacchi riempiti con foglie di faggio: l&#8217;odore del fogliame aveva un effetto calmante e coadiuvante di un buon sonno.</p>
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		<title>Il potassio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-potassio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio acido-base]]></category>
		<category><![CDATA[iperpotassiemia]]></category>
		<category><![CDATA[ipokaliemia]]></category>
		<category><![CDATA[omeostasi cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[pressione arteriosa]]></category>
		<category><![CDATA[tracciato elettrocardiografico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il potassio (K) è un sale minerale tra i minerali maggiormente presenti nel nostro organismo che non è in grado di sintetizzarlo per cui deve essere assunto attraverso l’alimentazione. Il potassio è coinvolto in diversi processi all’interno dell’organismo: regola l’equilibrio dei fluidi e all’interno e all’esterno delle cellule; partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>potassio</strong> (K) è un sale minerale tra i minerali maggiormente presenti nel nostro organismo che non è in grado di sintetizzarlo per cui <strong>deve essere assunto attraverso l’alimentazione</strong>.</p>
<p>Il potassio è coinvolto in diversi processi all’interno dell’organismo: regola l’equilibrio dei fluidi e all’interno e all’esterno delle cellule; partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco; aiuta a ridurre il rischio di calcoli renali, contribuisce a mantenere normali livelli di pressione arteriosa contrastando gli effetti negativi del sodio.</p>
<p>È considerato un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nel nostro corpo in quantità elevate. Fra tutti i sali minerali infatti, è quello che ha il fabbisogno più alto: almeno 3.000 mg negli adulti.</p>
<p><strong>Il potassio è uno dei 7 minerali essenziali</strong>, insieme a calcio, magnesio, fosforo, sodio, cloro e zolfo. Circa il 98% del potassio corporeo si trova all’interno delle cellule, dove contribuisce al mantenimento dell’equilibrio acido-base dei fluidi cellulari.</p>
<p>La <strong>ripartizione del potassio nei diversi tessuti</strong> è molto variabile ne sono maggiormente ricchi il fegato, il cervello, i muscoli striati, la pelle, lo scheletro. <strong>La sua concentrazione nei liquidi extracellulari è di 5 mEq/l, mentre nei liquidi intracellulari essa è di 150 mEq/l</strong>. Questa differenza di concentrazione tra l&#8217;interno e l&#8217;esterno delle cellule è mantenuta da un meccanismo di trasporto attivo, la cosiddetta <strong>pompa del sodio e del potassio</strong>, che richiede consumo di energia e <strong>determina l&#8217;espulsione degli ioni sodio e l&#8217;ingresso degli ioni potassio nelle cellule</strong>. Questa diversa concentrazione del potassio è in gran parte responsabile della differenza di potenziale esistente tra la superficie esterna e quella interna delle membrane cellulari (potenziale di membrana). La concentrazione di ioni potassio nel plasma (potassiemia) è di ca. 20 mg/100 ml di siero (pari a 4,4 mEq/l). Il sangue intero ne contiene invece 200 mg/100 ml (50 mEq/l).</p>
<p><strong>Ruoli e funzioni del potassio<br />
</strong>Il potassio è un elemento fondamentale per l’omeostasi cellulare e svolge un ruolo essenziale per l’organismo dal momento che interviene nella maggior parte delle funzioni vitali.</p>
<p>Il potassio risiede principalmente nei liquidi intracellulari, dove esercita le stesse funzioni svolte dal sodio all&#8217;esterno della cellula. Il potassio pertanto <strong>regola l&#8217;eccitabilità neuromuscolare, la ritmicità del cuore, la pressione osmotica, l&#8217;equilibrio acido-base e la ritenzione idrica</strong>. Inoltre, ha anche un ruolo nella sintesi delle proteine e agevola il processo di trasformazione da zuccheri a glicogeno.</p>
<p>L’azione del potassio si espleta in combinazione con il sodio, di cui ne regola gli effetti negativi (il potassio garantisce una buona attività muscolare, regola il ritmo del cuore, riduce il rischio di calcoli renali).</p>
<p>Insieme al sodio e al cloro regola gli equilibri acido-base cellulari: nell’acidosi metabolica il potassio esce dalla cellula mentre nell’alcalosi avviene il contrario; l’assunzione di potassio, associata a un calo del consumo di sodio, porta a una riduzione dei rischi di malattie cardio-vascolari; al contrario, la carenza di potassio è spesso associata a ipertensione. I cibi ricchi di potassio contribuiscono alla creazione di un ambiente alcalino all’interno delle cellule, in contrapposizione alla condizione di acidosi, associata alla comune dieta dei Paesi occidentali; l’acidosi metabolica è innescata dal consumo di cibi come carne, prodotti caseari, farine trattate: questi alimenti possono provocare escrezione di azoto, riduzione della densità minerale delle ossa e deterioramento muscolare.</p>
<p>Per quanto attiene la relazione potassiemia e ipertensione, diversi studi hanno dimostrato che non è tanto un eccesso di sale alimentare (cloruro di sodio) a favorire l’ipertensione, quanto uno squilibrio del rapporto potassio/sodio nella dieta. La dieta dei paesi industrializzati contiene cioè troppo sodio e troppo poco potassio. In natura il rapporto sodio/potassio è ancora più a favore del potassio (per esempio nelle patate è di 130/1, nelle arance 263/1 e nelle banane addirittura 440/1).</p>
<p><strong>Fonti di potassio</strong></p>
<p><strong>Il potassio viene assunto dall&#8217;organismo con la dieta</strong>.</p>
<p><strong>Tra i cibi più ricchi di potassio</strong> figurano: le patate, i pomodori, i legumi, le banane, gli spinaci.</p>
<p>In quantità minori si trova anche in pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucca e carote; il potassio si trova anche nei legumi (fagioli, piselli, soia), nella frutta secca a guscio (mandorle) e in buone quantità anche nella frutta fresca, in particolare negli agrumi, nel melone, nelle banane, nel kiwi e nelle albicocche.</p>
<p>Tra le <strong>fonti di origine animale</strong>, i cibi ricchi di potassio la carne e il pollame, i latticini e i pesci come il salmone, il merluzzo, la platessa e le sardine.</p>
<p>In genere, la quantità di potassio introdotta con gli alimenti supera largamente il <strong>fabbisogno giornaliero</strong>, che è di <strong>4 g ca</strong>. in una dieta &#8220;standard&#8221;.</p>
<p>L&#8217;<strong>assorbimento</strong> avviene soprattutto a livello dell&#8217;intestino tenue, in misura minore anche nello stomaco e nell&#8217;intestino crasso. L&#8217;<strong>eliminazione</strong> avviene essenzialmente per via renale, solo in piccola parte con le feci e con il sudore. Nel rene il potassio viene escreto nell&#8217;urina dalle cellule del tubulo distale; questo processo è controllato dagli ormoni cortico-surrenalici mineraloattivi, i quali favoriscono il riassorbimento del sodio e l&#8217;eliminazione del potassio L&#8217;escrezione urinaria di potassio è di 50-100 mEq ca. al giorno.</p>
<p>Un deficit plasmatico di potassio (ipopotassiemia) è relativamente frequente, soprattutto nel periodo estivo, e può dipendere da uno squilibrio alimentare o da una forte perdita di liquidi a livello gastroenterico o urinario.</p>
<p>Una <strong>deplezione di potassio</strong> nell&#8217;organismo si determina soprattutto in seguito a eccessive perdite dello ione quali si hanno <strong>per vomiti o diarree</strong> persistenti, o anche in seguito all&#8217;uso prolungato di purganti.</p>
<p><strong>Perdite eccessive per via urinaria si possono avere in conseguenza di diverse malattie renali </strong>(quali pielonefrite cronica, sindrome di Fanconi, acidosi tubulare e altre), di malattie endocrine (iperaldosteronismi, morbo di Cushing), in seguito a somministrazione di dosi elevate di ormoni corticosteroidi o di altri farmaci (in particolare diuretici), nell&#8217;alcalosi respiratoria o metabolica, nelle malattie cachettizzanti e nel digiuno, nella chetoacidosi. Più di rado è in gioco invece un insufficiente apporto con la dieta.</p>
<p>Un <strong>deficit di potassio</strong> (o <strong>ipokaliemia</strong>) si manifesta con disturbi di vario tipo, quali debolezza muscolare, <strong>stanchezza,</strong> <strong>crampi,</strong> vertigini, confusione mentale, sete, poliuria; il <strong>battito</strong> cardiaco diventa <strong>irregolare</strong>, con modificazioni del tracciato elettrocardiografico che esprimono alterazioni nella eccitabilità del miocardio; si possono anche avere <strong>cambiamenti dell’umore, nausea e/o vomito</strong>.</p>
<p><strong>Integratori di potassio<br />
</strong>Se per un qualche motivo non si riesce ad assumere una quantità sufficiente di potassio attraverso l’alimentazione, si può ricorrere ad integratori specifici.</p>
<p><strong>Iperpotassiemia</strong></p>
<p><strong>Non si conoscono malattie da aumento della quantità di potassio</strong> nell&#8217;organismo in diverse condizioni tuttavia si può avere un aumento della concentrazione di questo ione nei liquidi organici, con effetti dannosi data la sua tossicità. Nella maggior parte dei casi è in gioco una insufficiente escrezione renale del potassio, come nell&#8217;insufficienza renale acuta o cronica, nell&#8217;insufficienza surrenalica, in caso di impiego di diuretici che inibiscono la escrezione urinaria del potassio In altri casi invece si ha il passaggio del potassio dal compartimento cellulare a quello interstiziale, come nei traumi associati a gravi lesioni muscolari, nelle emolisi, nelle emorragie interne, nell&#8217;acidosi. L&#8217;effetto tossico più importante legato all&#8217;<strong>aumento della concentrazione </strong>del potassio nei liquidi circolanti è costituito da <strong>alterazioni del tracciato elettrocardiografico, con bradicardia e diminuzione della pressione arteriosa</strong> possono seguire poi disturbi del ritmo fino alla fibrillazione ventricolare e all&#8217;arresto cardiaco. Spesso si associano anche debolezza, paresi o paralisi della muscolatura volontaria.</p>
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		<title>Sali minerali, macro, micro, oligo-elementi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sali-minerali-macro-micro-oligo-elementi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MACROELEMENTI  Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo. Calcio (Ca) Il calcio è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MACROELEMENTI  </strong></p>
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27767 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg 394w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong>Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo.</p>
<ul>
<li><strong>Calcio (Ca)</strong></li>
</ul>
<p>Il calcio <strong>è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione nell’adulto corrisponde a 900-1300 grammi, di cui il 99% è situato nelle ossa (98%) e nei </strong>denti (1%); il restante 1% si trova all&#8217;interno delle cellule, nei liquidi organici e nel plasma, dove la concentrazione ammonta a 9-11 mg/100ml.</p>
<p><strong>Il calcio è un minerale essenziale non solo per la formazione e il buon mantenimento dello scheletro, ma anche per la contrazione muscolare </strong>(compreso il muscolo cardiaco), la coagulazione sanguigna, la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della permeabilità cellulare e l&#8217;attività di numerosi enzimi.<strong> Inoltre, interviene nella secrezione di alcuni importanti ormoni, nel trasferimento dell’informazione genetica e nel metabolismo.  </strong></p>
<p>Gli alimenti che contengono la maggiore quantità di calcio sono il latte e derivati, uova, legumi e pesci;<strong> la maggior parte del calcio contenuto negli alimenti di origine vegetale (spinaci, cavoli, erbette, etc.) non viene assorbito dal nostro corpo</strong>.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> <strong>medio</strong> per gli adulti è di circa 800-1000 mg; valori più elevati si hanno negli anziani (1000 mg), negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento (1200 mg).</p>
<p><strong>Una sua carenza, specie se durante l’età dello sviluppo, può influenzare negativamente la formazione fisiologica dello scheletro e, in età adulta, aumentare il rischio di malattie importanti come l’osteoporosi </strong>e crisi tetaniche. Al contrario, le sindromi da eccesso provocano sintomi quali nausea, vomito, stato confusionale e sonnolenza.</p>
<ul>
<li><strong>Fosforo (P)</strong></li>
</ul>
<p><strong>E’ il costituente fondamentale del tessuto osseo, infatti agisce in sinergia con il calcio. </strong></p>
<p>La quantità di fosforo totale presente nell&#8217;organismo corrisponde a circa l&#8217;1% del peso corporeo; l&#8217;85% del quale si trova in ossa e denti, il 10% nel tessuto muscolare, l&#8217;1% nel cervello come fosfolipidi e la parte restante è presente nel sangue (tampone fosfato).</p>
<p>Il fosforo svolge un compito fondamentale nella costruzione delle proteine e nello sfruttamento energetico degli alimenti: è infatti parte integrante di numerose molecole biologiche fondamentali, fra cui l&#8217;ATP coinvolta nel trasferimento di energia nei sistemi biologici, oltre a partecipare attivamente alla formazione delle molecole di RNA e DNA.</p>
<p>È raro essere affetti da carenza di fosforo, perché moltissimi alimenti ne contengono discrete quantità: latte, formaggio, carne, pesce e legumi ne sono particolarmente ricchi.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di fosforo è pari a quello di calcio, ovvero per gli adulti è di circa 800 mg; 1000 mg negli anziani e 1200 mg negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento.</p>
<p>Le eventuali carenze da fosforo sono generalmente dovute a sostanze presenti negli alimenti che ne ostacolano l&#8217;assorbimento, oppure ad antiacidi usati a scopo terapeutico. In questo caso i sintomi osservati sono debolezza, demineralizzazione delle ossa, anoressia e malessere. Al contrario le sindromi da eccesso provocano ipocalcemia, calcificazione e ossificazione dei tessuti molli.</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio</strong> (Mg)</li>
</ul>
<p>Il magnesio è necessario per la costituzione dello scheletro, <strong>la corretta funzione muscolare e nervosa, </strong>il metabolismo dei grassi e per la sintesi proteica; <strong>rinforza lo smalto dei denti e coopera al mantenimento del tessuto osseo</strong>. Il 70% del magnesio presente in un organismo è localizzato nelle ossa.</p>
<p><strong>Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti, ma quelli in cui è maggiormente contenuto sono i legumi, la frutta secca a guscio (noci, nocciole, mandorle, etc.), i cereali integrali e </strong>dal momento che il magnesio è un costituente essenziale della clorofilla, tutti i vegetali <strong>a foglia verde. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di questo minerale è generalmente assunto con la dieta perché il magnesio è largamente diffuso in molti alimenti. I valori di assunzione consigliati sono pari a 250-350 mg al giorno per adulti e anziani e 450 mg per le donne in gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>I casi di carenza di questo minerale sono molto rari e i pochi riscontrati sono dovuti ad un insufficiente apporto con la dieta come </strong>in individui alcolizzati e in pazienti sottoposti a intervento chirurgico. I sintomi sono anoressia, vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare,<strong> alterazioni del metabolismo del calcio, del sodio, del potassio e mancato assorbimento della vitamina D, che a sua volta comporta debolezza muscolare e alterata funzionalità cardiaca.  </strong></p>
<p>Al contrario sindromi da eccesso provocano la depressione del sistema nervoso centrale con disturbi all&#8217;attività cardiaca e respiratoria.</p>
<ul>
<li><strong>Potassio (K)</strong></li>
</ul>
<p>Il potassio è presente in forma di ione principalmente all&#8217;interno delle cellule, ma anche nei liquidi extracellulari, dove influenza l&#8217;attività dei muscoli scheletrici e del miocardio. In particolare regola l&#8217;eccitabilità neuromuscolare, l&#8217;equilibrio acido-base, la ritenzione idrica e la pressione osmotica.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di potassio sono frutta (banane, </strong>albicocche,<strong> kiwi), verdura (spinaci, cipolle, cetrioli) e la carne fresca. Un buon quantitativo lo si può trovare anche nei legumi e nella frutta secca. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> medio è di circa 3 grammi.</p>
<p><strong>Un insufficiente apporto alimentare di potassio, o eccessive perdite del minerale per via gastroenterica (vomito prolungato, diarrea), possono portare a </strong>carenza che si manifesta con debolezza muscolare, aritmie, tachicardia, stati confusionali e sonnolenza<strong>, ileo paralitico (ossia occlusione intestinale), intolleranza ai carboidrati. </strong></p>
<p>La sindrome da eccesso comporta invece astenia, crampi muscolari, ipotensione e bradicardia, fino ad arrivare all&#8217;arresto cardiaco nei casi più gravi.</p>
<ul>
<li><strong>Sodio (Na)</strong></li>
</ul>
<p>Il sodio, contenuto nel sangue e nei liquidi intracellulari, è il regolatore fondamentale della permeabilità delle membrane cellulari e dei liquidi corporei per cui è coinvolto nel mantenimento della omeostasi cellulare (cioè il processo attraverso il quale tutte le funzioni del nostro organismo restano in equilibrio tra di loro), regola il bilancio idro-elettrico e la pressione arteriosa.</p>
<p>È contenuto soprattutto nel sale da cucina (che costituisce <strong>il 50% circa dell’assunzione giornaliera di sodio; si ricorda che 1 g di sale contiene mediamente 0,40g di sodio)</strong>, ma ne sono ricchi anche i formaggi e la maggior parte degli alimenti conservati (<strong>prosciutto crudo, </strong>salumi, insaccati, ecc.); discrete quantità <strong>si possono trovare anche nel pane, nei cereali da prima colazione, nei biscotti e nei prodotti confezionati in genere (attenti alle “fonti nascoste” di sale), mentre gli alimenti naturalmente più poveri di sale sono la frutta e la verdura.</strong></p>
<p>Le dosi giornaliere consigliate non superano i 4-6 grammi.</p>
<p><strong>Una carenza di sodio può verificarsi solo in condizioni patologiche</strong><strong>. </strong>La carenza di sodio provoca anoressia, nausea e vomito. I casi di carenza grave possono portare addirittura a coma e decesso del paziente.</p>
<p><strong>Più diffusa è invece una sua assunzione eccessiva con l’alimentazione, che aumenta il rischio di ipertensione e patologie cardiovascolari correlate, oltre che di alcuni tumori dell’apparato digerente. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti (maschi o femmine 18-59 anni) sono di  2 g, al di sopra dei 60 anni il valore si abbassa a 1,2 g al giorno.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Cloro (Cl)</strong></li>
</ul>
<p>Il cloro si trova combinato soprattutto con sodio. <strong>Il maggior apporto di cloro è infatti dato dal cloruro di sodio (sale da cucina) che, essendo utilizzato in quasi tutte le preparazioni, garantisce il soddisfacimento del suo fabbisogno scongiurando eventuali stati di carenza.</strong></p>
<p>Disciolto in acqua, invece, forma acido cloridrico, la sostanza che si trova nel succo gastrico e che è coinvolta nella digestione delle proteine. Come il sodio, il cloro regola il bilancio idrico, la pressione osmotica e l&#8217;equilibrio acido-base.</p>
<p>Sono in particolare i pesci di acqua salata a contenere discrete quantità di questo minerale, oltre al sale da cucina.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero oscilla tra gli 0.9 e i 5.3 grammi, che vengono assunti con il normale uso di sale da cucina.</p>
<p>La carenza di cloro causa crampi muscolari, apatia mentale e anoressia, mentre l&#8217;eccesso di cloro provoca vomito.</p>
<ul>
<li><strong>Zolfo </strong>(S)</li>
</ul>
<p>Lo zolfo è presente in quasi tutti i tessuti dell&#8217;organismo, ma è indispensabile principalmente per la formazione di cartilagini, peli, capelli e unghie.</p>
<p>Si trova soprattutto in due aminoacidi chiamati per questo solforati (metionina e cisteina) e in tre vitamine: tiamina, biotina e acido pantotenico.</p>
<p>È difficile riscontrare carenze da zolfo se la dieta contiene quantità adeguate di proteine animali: è per questo che non è stato stabilito uno specifico valore per il fabbisogno di questo minerale. È invece provato che l&#8217;assunzione eccessiva di aminoacidi solforati causa problemi di sviluppo fisico e una crescita scarsa.</p>
<p><strong>MICROELEMENTI o OLIGOELEMENTI</strong></p>
<p>Sono i minerali che, pur presenti nel nostro organismo solo in piccole quantità o addirittura in minime tracce, svolgono funzioni biologiche importanti. Si possono suddividere in:</p>
<ul>
<li>essenziali, la cui carenza compromette funzioni fisiologiche vitali (ferro, rame, zinco, fluoro, iodio, selenio, cromo, cobalto);</li>
<li>probabilmente essenziali (manganese, silicio, nichel, vanadio):</li>
<li>potenzialmente tossici, in quanto possono provocare gravi danni all&#8217;organismo se presenti ad alte concentrazioni,</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Ferro (Fe)</strong></li>
</ul>
<p>L&#8217;organismo umano adulto contiene in genere 3.5-4 grammi di ferro così distribuiti: il 65% nell&#8217;emoglobina, il 10% nella mioglobina, il 20-25% nel fegato, nella milza e nel midollo osseo; <strong>è infatti il costituente di molte proteine (tra cui l’emoglobina che forma i globuli rossi) ed enzimi. Indispensabile per il trasporto e l’utilizzazione dell’ossigeno nell’organismo.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti naturalmente più ricchi in ferro sono le frattaglie (es: fegato), le carni (specie quelle rosse), il pesce e le uova. Buone quantità di questo minerale, ma con una minor biodisponibilità, si possono trovare invece nei legumi secchi (fagioli, piselli, lenticchie), nella frutta secca, nei cereali (specialmente quelli integrali) e nelle verdure a foglia (preferibilmente da condire con vitamina C per assorbire più ferro). Però i</strong>l ferro assunto da alimenti come pesce, carne e alcuni vegetali è <strong>ferro emico</strong> (<strong>più biodisponibile</strong>), mentre quello assunto da uova e prodotti lattiero caseari è <strong>ferro non emico</strong> (più difficilmente metabolizzabile).</p>
<p>I valori consigliati di assunzione <strong>giornaliera</strong> sono pari a 10 mg al giorno per adulti maschi e anziani e a 18 mg per le donne durante tutto il periodo dell&#8217;età fertile.</p>
<p>Un deficit alimentare di ferro incide in primo luogo sulle scorte depositate nel fegato, nella milza e nel midollo osseo: solo successivamente provoca la diminuzione della concentrazione media di emoglobina. La carenza di ferro provoca astenia, <strong>pallore, </strong>affaticabilità, facilità a contrarre infezioni e anemia<strong> sideropenica</strong>. L&#8217;eccesso di ferro provoca invece danni agli organi in cui si accumula.</p>
<ul>
<li><strong>Iodio (I)</strong></li>
</ul>
<p>La maggior parte dello iodio presente nell&#8217;organismo umano è localizzata nella tiroide: lo iodio costituisce infatti l&#8217;elemento essenziale per la sintesi della tiroxina, ormone prodotto dalla ghiandola tiroidea; quindi <strong>la sua funzione principale è promuovere la corretta funzione della ghiandola tiroidea. </strong></p>
<p><strong>I prodotti della pesca, in particolare i molluschi, e le alghe sono gli alimenti che contengono maggiori concentrazioni di iodio, presente invece in minor quantità nel latte e derivati, nelle uova e nei cereali. </strong></p>
<p><strong>Il sale iodato è la soluzione proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per eradicare i disordini da carenza iodica. Un’insufficiente assunzione di iodio nella dieta può causare gozzo, astenia, intolleranza al freddo e bradicardia. Nell’infanzia, un deficit di questo minerale può avere molteplici effetti dannosi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale. I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 150 µg (uomini e donne).</strong></p>
<ul>
<li><strong>Rame (Cu)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo di un individuo adulto sono presenti circa 100 mg di rame, concentrati soprattutto in fegato, cervello, reni e cuore. Il rame ha un ruolo essenziale<strong>: è coinvolto nel metabolismo del ferro, promuove la formazione del tessuto connettivo ed è implicato nei meccanismi enzimatici inerenti alla respirazione.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi in rame sono il fegato, i prodotti della pesca, la frutta secca a guscio e il cacao in polvere. </strong></p>
<p>La quantità di rame assunto con la dieta è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero, stimato per l&#8217;adulto tra gli 1.5 e i 3 mg. Ne sono particolarmente ricchi legumi, pesci, crostacei, carne, cereali e noci.</p>
<p><strong>La carenza di rame è rara e si manifesta con anemia, </strong>simile a quella provocata dalla carenza di ferro,<strong> leucopenia (pochi leucociti nel sangue), anomalie del collagene, </strong>demineralizzazione delle ossa e fragilità delle pareti delle arterie.</p>
<p>Al contrario la sindrome da eccesso si manifesta con febbre, nausea, vomito e diarrea.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 0,9 mg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Selenio (Se)</strong></li>
</ul>
<p>Il selenio, pur essendo presente in piccolissima concentrazione nell&#8217;organismo (13 mg circa), è un elemento essenziale perché protegge l&#8217;integrità delle membrane cellulari; inoltre ha un ruolo coenziamatico nel metabolismo degli ormoni tiroidei; <strong>stimola il sistema immunitario, migliora l’elasticità della pelle, svolge un ruolo antiossidante e contrasta la formazione dei radicali liberi</strong>.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero di selenio è di 55 μg. Ma l&#8217;apporto di selenio varia ampiamente in relazione al contenuto proteico della dieta e il suo assorbimento non dipende solo dalle quantità introdotte, ma anche dalla forma chimica in cui si trova. Non sempre questo elemento è infatti presente in forma biodisponibile. Il contenuto di selenio presente negli alimenti dipende dalla sua presenza nel suolo: la sua presenza nella dieta è quindi variabile da nazione a nazione. L&#8217;Italia è una regione selenifera a basso contenuto e quindi l&#8217;apporto di questo elemento con la dieta è piuttosto scarso.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di selenio sono le frattaglie, </strong>il fegato, <strong>il pesce (crostacei e molluschi), la carne, specie quella di agnello e di maiale, la frutta secca, i legumi </strong>e i cereali. <strong>i formaggi</strong>.<strong> I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 55 µg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<p>La sindrome da carenza comporta cardiopatie, ipertensione, anemie emolitiche, cirrosi, neoplasie e sclerosi multipla; <strong>effetti della carenza di selenio possono essere il Morbo di Keshan e la Miopatia dei muscoli scheletrici.</strong></p>
<p>Quantità eccessive di selenio possono portare a fenomeni di tossicità che si manifestano con disturbi gastrointestinali e irritazioni polmonari.</p>
<ul>
<li><strong>Zinco (Zn)</strong></li>
</ul>
<p>Presente nell&#8217;organismo in piccola quantità (in media tra gli 1.4 e i 3 g), lo zinco è un cofattore di numerosi e importanti enzimi. Nel plasma è presente sotto forma di aggregati con varie proteine e aminoacidi;<strong> svolge anch’esso una funzione antiossidante, ricopre un ruolo fondamentale nel processo di guarigione delle ferite, promuove la corretta funzione cellulare e supporta il sistema immunitario. </strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di zinco sono </strong>la carne bovina, ovina, suina, <strong>il pesce, </strong>le ostriche, i funghi, il cacao, il tuorlo d&#8217;uovo, <strong>la frutta secca a guscio, il latte e i formaggi. </strong>Al contrario frutta, verdura e i cereali contengono fitati e fibra che ne riducono l&#8217;assorbimento. I processi di fermentazione, come ad esempio la lievitazione del pane, portano alla degradazione dei fitati, riducendo quindi il rischio di carenza.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è pari a 15 mg per le donne e gli anziani, 18 mg negli uomini adulti e nelle donne durante il periodo di gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>Una carenza di zinco, rara nei paesi occidentali, può determinare un rallentamento della crescita, alopecia, alterata funzione immunitaria, ritardo della maturazione sessuale e impotenza. </strong>La carenza di zinco può dipendere da insufficiente o cattivo assorbimento (alimentazione parentale prolungata, età avanzata, alcolismo, dieta ricca di cereali e povera di carne) o da un&#8217;eccessiva eliminazione urinaria (epatopatia, somministrazione di sostanze chelanti, ecc.). La sintomatologia da carenza di zinco è quanto mai complessa: arresto della crescita, alterazioni della cute, diminuzione della sensibilità gustativa, perdita dell&#8217;appetito, lenta cicatrizzazione delle ferite, diminuita e ritardata risposta immunitaria, suscettibilità alle infezioni. Una carenza particolarmente forte può causare ipogonadismo e nanismo.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di questo minerale provoca invece febbre, nausea, vomito e diarrea<strong>.</strong><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cromo (Cr)</strong></li>
</ul>
<p>Il cromo è un elemento essenziale in quanto indispensabile potenzia l&#8217;attività dell&#8217;insulina e sembra essere direttamente coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei grassi.</p>
<p>Il suo contenuto nell&#8217;organismo generalmente non supera i 6 mg e diminuisce nel corso della vita: questo calo progressivo può spiegare la ridotta tolleranza al glucosio che spesso si osserva tra gli anziani. La carenza di cromo genera, infatti, intolleranza al glucosio, elevati valori di trigliceridi e di colesterolo.</p>
<p>Sono buone fonti alimentari di cromo il lievito di birra, le carni<strong> di manzo e di maiale</strong>, il formaggio, i cereali integrali, il<strong> cacao in polvere e le foglie di tè</strong>; al contrario i vegetali sono generalmente poveri di questo minerale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 30-35 µg per gli uomini e di 20-25 µg per le donne (45 µg al giorno per le donne incinte). </strong>Un&#8217;assunzione eccessiva di cromo causa danni alla pelle e ai reni.</p>
<ul>
<li><strong>Molibdeno (Mo)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo umano adulto sono generalmente presenti circa 9 grammi di molibdeno, localizzati soprattutto nel fegato. Il molibdeno <strong>è coinvolto nel metabolismo dell’acido urico, promuove la regolare funzionalità delle cellule e la corretta crescita dell’organismo. </strong></p>
<p><strong>È presente in buone quantità nelle frattaglie, nel latte, nei formaggi, </strong>nei legumi e <strong>nei cereali, nella frutta secca e negli ortaggi a foglia verde. L’apporto derivante dagli alimenti di origine vegetale dipende però in gran parte dalla quantità di minerale presente nel terreno di coltivazione. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 65 µg per gli uomini e per le donne.</strong></p>
<p>Solo in casi rarissimi si verificano problemi di carenza; questa <strong>può portare a stanchezza e difficoltà di concentrazione,</strong> irritabilità, tachicardia, cecità notturna, danni cerebrali e in alcuni casi tumori esofagei.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di molibdeno provoca invece aumento della concentrazione ematica e urinaria di acido urico, oltre a carenza di rame.</p>
<ul>
<li><strong>Manganese (Mn)</strong></li>
</ul>
<p>Il manganese è coinvolto nella costituzione di enzimi coinvolti nel metabolismo di proteine e zuccheri ed è indispensabile per il corretto sviluppo delle ossa.</p>
<p><strong>Il manganese è contenuto in buone quantità nella frutta secca a guscio, nel cacao e nelle foglie di tè, </strong>nei cereali e in quantità minori negli ortaggi, mentre è scarso negli alimenti di origine animale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 2,7 mg per gli uomini e di 2,3 mg per le donne.</strong></p>
<p><strong>Una carenza di questo minerale, se pur rara, può determinare </strong>calo di peso, rallentata crescita di barba e capelli,<strong> ipocolesterolemia, </strong>crisi ipoglicemiche, ipotensione e anemia ipocromica. <strong>demineralizzazione ossea e ridotta crescita nei bambini. </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cobalto </strong>(Co)</li>
</ul>
<p>Il cobalto è un elemento indispensabile come costituente della vitamina B12. L&#8217;apporto di questo minerale è dunque strettamente collegato a quello della vitamina.</p>
<p>Il fabbisogno è comunque facilmente coperto dalla dieta, essendo molto diffuso nella maggior parte degli alimenti.<strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Fluoro </strong>(F)</li>
</ul>
<p>Il fluoro si trova principalmente nelle ossa e nello smalto dei denti: la sua presenza protegge e previene la carie dentaria. Essendo ubiquitario è difficile registrarne una carenza nell&#8217;organismo.</p>
<p>L&#8217;acqua costituisce la fonte prevalente di approvvigionamento del fluoro, che è presente anche nel the e nel pesce.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;assunzione giornaliera, si consiglia di non superare i valori di 2.5 mg al giorno per i giovani e i 4 mg per gli adulti.</p>
<p>Quantità eccessive possono infatti risultare tossiche, dando origine a fenomeni di alterazioni dentarie (<strong>fluorosi</strong>). Nei casi più gravi di sindrome da eccesso si possono registrare crisi calcemiche con tetania.</p>
<p>Il fluoro è presente in piccole quantità variabili in quasi tutte le acque e i terreni.</p>
<ul>
<li><strong>Silicio</strong> (Si)</li>
</ul>
<p>Presente solo in tracce nell&#8217;organismo, serve per la sintesi di collagene e tessuto connettivo, oltre a essere un costituente importante del tessuto osteoide.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 20-50 mg.</p>
<p>Non si conoscono sintomi da carenza nell&#8217;uomo, mentre è noto che la prolungata esposizione a elevate concentrazioni di silicio provoca la silicosi, malattia polmonare.</p>
<ul>
<li><strong>Nichel</strong> (Ni)</li>
</ul>
<p>Attiva alcuni enzimi e facilita l&#8217;assorbimento del ferro presente negli alimenti.</p>
<p>Il fabbisogno è sempre coperto dalla dieta e non si riscontrano sindromi da carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong> (Cd)</li>
</ul>
<p>Può sostituire lo zinco nella carbossipeptidasi conservandone l&#8217;attività e può attivare alcuni enzimi.</p>
<p>È introdotto con numerosi alimenti e non si riscontrano patologie legate alla sua carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Vanadio</strong> (V)</li>
</ul>
<p>Ha un ruolo importante nella pompa sodio-potassio e nella produzione di altri enzimi coinvolti nel metabolismo dei principi nutritivi, degli ormoni e del tessuto osseo.</p>
<p>La sua essenzialità è dimostrata per gli organismi inferiori, ma non ancora per quelli superiori.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 10-20 μg.</p>
<p><strong>I minerali elettroliti</strong></p>
<p>Dagli esami del sangue si può evincere la carenza di alcuni minerali elettroliti, chiamati così perché dotati di carica elettrica e capaci quindi di condurre corrente. Sono presenti in tutti i fluidi del corpo umano e il loro equilibrio è essenziale per numerose funzioni fisiologiche. Gli elettroliti comunemente presenti nelle analisi del sangue sono calcio, cloruro, magnesio, potassio e sodio. Un’alimentazione sbilanciata e la carenza o l’eccesso d’acqua nell’organismo, oltre che l’assunzione di specifici farmaci, possono però causare il disequilibrio degli elettroliti: disidratazione o iperidratazione, vomito, diarrea e disfunzioni renali in primis.</p>
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		<title>Il magnesio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-magnesio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[ATP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un macroelemento, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% è complessato a proteine e acidi nucleici, e solo l’1-2% nel plasma e in altre forme minori di deposito; il 39% è intracellulare e circa l&#8217;1% si trova nei liquidi fuori dalle cellule.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-27752 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>È considerata normale una</strong> <strong>concentrazione di magnesio compresa tra 0,75 e 0,95 mmol/L</strong>.</p>
<p>E’ <strong>presente in abbondanza negli alimenti di origine vegetale</strong> (verdure a foglia verde, frutta secca, legumi, funghi, cereali integrali e banane); è infatti un <strong>componente della clorofilla</strong>, un pigmento, fondamentale per la fotosintesi clorofilliana, attraverso la quale le piante ricavano energia dalla luce solare. Questa molecola, insieme ai carotenoidi e ad alcuni polifenoli presenti nei vegetali a foglia verde, <strong>ha proprietà antiossidanti</strong> e contribuisce a combattere l’aumento dei radicali liberi.</p>
<p>Insieme al calcio ed al fosforo, il magnesio è <strong>essenziale per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell&#8217;apparato scheletrico</strong>; entra nella <strong>composizione di numerosi enzimi</strong> (è il cofattore di più di 300 enzimi); è richiesto per la sintesi del DNA, dell&#8217;RNA e del glutatione;  <strong>interviene nella trasmissione neuromuscolare </strong>in quanto partecipa al trasporto del calcio e del potassio attraverso le membrane cellulari, fondamentali per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco; una quota minoritaria di magnesio, comunque importantissima sul piano biologico, è invece localizzata nei liquidi intracellulari e nel plasma.</p>
<p>In generale, il magnesio <strong>svolge un ruolo importante nelle reazioni enzimatiche in cui è coinvolta l&#8217;ATP</strong>, poiché in queste reazioni la forma attiva dell&#8217;ATP è complessata con lo ione magnesio Mg<sup>++</sup>. Il magnesio <strong>interviene inoltre nella regolazione dell&#8217;eccitabilità delle membrane nervose e muscolari e nella trasmissione sinaptica</strong>. La quantità di questo importante elemento si equilibra regolarmente nell’organismo, grazie all’interazione con altri minerali. Se il magnesio comincia a mancare nelle cellule, il corpo lo preleva dalle proprie riserve, ovvero dalle ossa e dal fegato, causando i primi sintomi di carenza.</p>
<p><strong>Il magnesio è importante per la salute, in quanto aiuta le cellule muscolari a rilassarsi</strong>, incluse quelle del cuore, ed una carenza di magnesio è stata collegata a malattie cardiache, battito irregolare e palpitazioni. Diete ricche di magnesio sembra possono favorire la riduzione della pressione sanguigna, specialmente fra gli anziani, ed evitare l’insorgere di disturbi cardiaci.</p>
<p><strong>L&#8217;assorbimento del magnesio avviene soprattutto a livello dell&#8217;intestino tenue</strong> ed è favorito dal contenuto plasmatico di vitamina D, mentre è inibito da elevate concentrazioni di calcio, fosfato della dieta, da diarrea e da alcolismo cronico. Il metabolismo del magnesio è influenzato anche dal paratormone. <strong>Mentre il magnesio non ostacola l&#8217;assorbimento del calcio, il calcio riduce l&#8217;assorbimento del magnesio</strong>. L&#8217;eliminazione di magnesio si ha con le feci e soprattutto con l&#8217;urina.</p>
<p>I diuretici, alcuni antibiotici e il diabete mellito aumentano notevolmente l&#8217;escrezione renale di magnesio. In queste condizioni, o per scarso assorbimento, si può avere <strong>ipomagnesemia</strong>, che si manifesta con anoressia, nausea vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare, vasodilatazione, aritmia e coma. Ipomagnesemia è stata riscontrata dopo attività prolungate con possibili ripercussioni sulla performance per il ridursi dell&#8217;azione protettiva che il magnesio esercita sull&#8217;integrità della cellula muscolare. E&#8217; stato ipotizzato che il magnesio svolga un&#8217;azione importante nel favorire il rilascio dell&#8217;ossigeno alle cellule muscolari nel corso di attività sportive. Tale caratteristica sarebbe mediata dal rapporto tra i livelli eritrocitari di magnesio e di 2,3 difosfoglicerato.</p>
<p>Al contrario, un aumento del magnesio plasmatico (detto <strong>ipermagnesemia</strong>) determina <strong>depressione</strong> del Sistema Nervoso Centrale (SNC) causando torpore, prostrazione, disturbi dell&#8217;attività cardiaca e respiratoria (evenienza piuttosto rara che verifica quando la quota di magnesio eliminata con l&#8217;urina aumenta a causa di una scarsa funzionalità renale o surrenale accompagnata ad una diminuita secrezione di aldosterone).</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero di magnesio per l&#8217;uomo adulto ammonta a 300-500 mg</strong> ed è facilmente soddisfatto grazie alla sua presenza in numerosi alimenti. Bisogna comunque considerare che una quota significativa di magnesio viene persa a causa della raffinazione dei cereali, della conservazione e della cottura degli alimenti; si calcola che <strong>solo il 30-40% del Magnesio ingerito con gli alimenti venga effettivamente assorbito</strong>.</p>
<p><strong>Il reintegro del magnesio può essere necessario, soprattutto nei mesi estivi</strong> per gli atleti che praticano attività sportive di endurance. L&#8217;esigenza di un reintegro non deriva unicamente dalla necessità di far fronte ad una carenza di tipo assoluto (difficilmente riscontrabile), quanto alla necessità di mantenere gli equilibri elettrolitici intra ed extracellulari. Per questo motivo il magnesio dovrebbe essere <strong>assunto insieme ad altri sali minerali come il sodio ed il potassio</strong>. Una specifica integrazione di magnesio può rivelarsi utile anche nel trattamento della sindrome pre-mestruale; durante la sindrome premestruale capita infatti spesso di soffrire di carenza di magnesio, condizione che ha tra i principali sintomi il dolore, il gonfiore addominale e le forti alterazioni dell’umore.</p>
<p>Per l&#8217;integrazione possono essere impiegati vari sali di magnesio: magnesio pidolato, cloruro di magnesio, magnesio orotato, magnesio ossido, magnesio supremo.</p>
<p><strong>L’alimentazione è la principale fonte di magnesio per il nostro organismo</strong>.  In particolare, si ricordano:</p>
<ul>
<li><strong>verdura a foglia verde</strong>, come spinaci, carciofi, bietole, biete coste ed erbette; 100 grammi di spinaci crudi contengono 79 milligrammi di magnesio.</li>
<li><strong>legumi</strong> come piselli e fagioli;</li>
<li><strong>cereali e farine integrali</strong>: quindi in generale pane, pasta, dolci e cereali da colazione andrebbero preferiti integrali;</li>
<li><strong>semi di zucca</strong> al naturale e semi di girasole: 100 grammi di semi di girasoli sono in grado di apportare il 90% del fabbisogno giornaliero di un soggetto adulto e sono benefici anche per via della presenza di vitamina A, vitamina C, fosforo e potassio.</li>
<li><strong>germogli di soia</strong>;</li>
<li><strong>frutta </strong>come il kiwano, un frutto speciale dalle proprietà reidratanti e antiossidanti. Le banane sono un’ottima fonte di magnesio oltre che di altri minerali, come per esempio il potassio. Per quanto riguarda il magnesio si parla di 27 milligrammi ogni 100 grammi di frutto, tre volte più di prugne, arance, mele e pere.</li>
<li><strong>frutta a guscio</strong> come mandorle, anacardi, pistacchi, nocciole e noci;</li>
<li><strong>cacao amaro e cioccolato extra fondente</strong>: 100 grammi di cioccolato fondente contengono 300 milligrammi di magnesio</li>
</ul>
<p>Contenuto di Magnesio in 100 g di alimenti:</p>
<table width="548">
<tbody>
<tr>
<td width="142">Alimenti</td>
<td width="131">Magnesio</td>
<td width="143">Alimenti</td>
<td width="132">Magnesio</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Crusca</td>
<td width="131">420 mg</td>
<td width="143">Prugne secche</td>
<td width="132">54 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato amaro</td>
<td width="131">292 mg</td>
<td width="143">Spinaci</td>
<td width="132">52 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina di <a href="http://www.leziosa.com/soia.asp">soia</a></td>
<td width="131">285 mg</td>
<td width="143">Avocado</td>
<td width="132">41 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mandorle</td>
<td width="131">255 mg</td>
<td width="143">Farina bianca</td>
<td width="132">37 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cacao</td>
<td width="131">192 mg</td>
<td width="143">Castagne</td>
<td width="132">33 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagiolini</td>
<td width="131">183 mg</td>
<td width="143">Banane</td>
<td width="132">31 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Arachidi</td>
<td width="131">167 mg</td>
<td width="143">Riso</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagioli secchi</td>
<td width="131">159 mg</td>
<td width="143">Carne di vitello</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina integrale</td>
<td width="131">147 mg</td>
<td width="143">Carne di manzo</td>
<td width="132">25 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Noci</td>
<td width="131">132 mg</td>
<td width="143">Carne di maiale</td>
<td width="132">24 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mais</td>
<td width="131">120 mg</td>
<td width="143">Lamponi, fichi</td>
<td width="132">22 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Biete verdi</td>
<td width="131">113 mg</td>
<td width="143">Melone</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato al latte</td>
<td width="131">107 mg</td>
<td width="143">Prosciutto</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Riso integrale</td>
<td width="131">106 mg</td>
<td width="143">Ciliegie, fragole</td>
<td width="132">14 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fichi secchi</td>
<td width="131">82 mg</td>
<td width="143">Prugne, <a href="http://www.leziosa.com/ananas.asp">ananas</a></td>
<td width="132">11 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pane integrale</td>
<td width="131">60 mg</td>
<td width="143">Mele, pere, uva</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pasta</td>
<td width="131">57 mg</td>
<td width="143">Susine, pompelmi</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguendo una dieta variata ed equilibrata dovrebbe essere relativamente difficile soffrire di carenze, ma le tecniche di trasformazione dei cibi e la cottura possono ridurre il contenuto di magnesio in alcuni alimenti anche del 60 &#8211; 70 per cento. I soggetti più a rischio sono le persone che assumono farmaci o che soffrono di malattie che possono comprometterne l&#8217;assorbimento, come la diarrea cronica associata al morbo di Crohn, la celiachia o il diabete di tipo 2, oppure chi ha affrontato un bypass intestinale.</p>
<p>Nelle situazioni più gravi la carenza può portare a crampi e contrazioni muscolari, intorpidimenti, convulsioni, aritmie, spasmo delle coronarie, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.</p>
<p>Un eventuale eccesso di magnesio di origine alimentare viene in genere eliminato attraverso i reni. Tuttavia dosi eccessive possono scatenare diarrea, a volte associata a nausea e crampi addominali. Solo dosi superiori a 5 grammi al giorno sono state associate a una tossicità che può portare ad abbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.</p>
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		<item>
		<title>Carenze nutrizionali</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenze-nutrizionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 09:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi Omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[acido folico]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[ferro]]></category>
		<category><![CDATA[iodio]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina B12]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina D]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro corpo è una macchina sofisticata e perfetta ma, per funzionare, ha bisogno di un adeguato quantitativo di nutrienti semplici come vitamine e minerali. Questi, infatti, sono indispensabili per il funzionamento degli enzimi, particolari proteine che attivano tutte le reazioni chimiche che avvengono nell’organismo; consentendoci, ed esempio, di trasformare il cibo in energia, riparare &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro corpo è una macchina sofisticata e perfetta ma, per funzionare, ha bisogno di un adeguato quantitativo di nutrienti semplici come vitamine e minerali. Questi, infatti, sono indispensabili per il funzionamento degli enzimi, particolari proteine che attivano tutte le reazioni chimiche che avvengono nell’organismo; consentendoci, ed esempio, di trasformare il cibo in energia, riparare il DNA, eliminare le tossine, produrre ormoni e neurotrasmettitori, attivare il sistema immunitario e così via. La mancanza di uno solo di questi nutrienti può dare luogo a disturbi acuti oppure, se protratta nel tempo, a malattie croniche talora irreversibili. È dunque importante riconoscere precocemente i sintomi spia di deficit nutrizionali per correggerli prima che possano degenerare in malattia.</p>
<p>Le carenze nutrizionali si verificano <strong>quando una persona non riceve una quantità adeguata di uno o più nutrienti essenziali nel suo regime alimentare</strong>. Questo può accadere per diversi motivi, tra cui</p>
<ul>
<li>dieta sbilanciata e squilibrata</li>
<li>limitazione dell&#8217;assunzione di cibo</li>
<li>impossibilitato accesso a determinati alimenti</li>
<li>dieta vegana o altre forme di alimentazione condizionata</li>
<li>gravidanza e allattamento</li>
<li>età avanzata</li>
<li>intense attività sportive</li>
<li>livello di stress costante ed elevato</li>
<li>disturbi digestivi e di assorbimento (es. celiachia)</li>
<li>consumo regolare di alcol e nicotina</li>
<li>uso di farmaci</li>
</ul>
<p>Una dieta sana ed equilibrata con un&#8217;alta percentuale di alimenti provenienti da fonti vegetali offre le migliori condizioni per la prevenzione delle carenze nutrizionali. Mangiare invece in maniera non equilibrata può provocare carenze di vitamine, minerali, fibre, grassi buoni e sostanze nutritive che assicurano l&#8217;ottimale funzionamento dell&#8217;organismo. Esistono, più di altre, carenze nutrizionali maggiormente diffuse che, se non trattate, possono causare l&#8217;insorgenza di alcune patologie. Al tempo stesso, alcune malattie hanno come sintomo specifico una carenza minerale o vitaminica che può essere contrastata solo attraverso un regime alimentare sano e bilanciato.</p>
<p>A seconda di quali vitamine, minerali o oligoelementi mancano, possono comparire diversi sintomi di carenze nutrizionali.</p>
<p>I <strong>segni non specifici di una possibile carenza</strong> di nutrienti sono stanchezza, unghie fragili e mal di testa. Anche altri sintomi come pallore, vertigini o perdita di capelli possono indicare una carenza di nutrienti. Inoltre, le labbra fragili e gli angoli delle labbra screpolate possono spesso indicare una mancanza di nutrienti essenziali.</p>
<p>I sintomi di cui sopra sono destinati a servire come <strong>segnali di allarme</strong> precoce e non devono necessariamente essere direttamente correlati a una possibile carenza di nutrienti o causare preoccupazione, ma devono essere saputi interpretare correttamente. In ogni caso, la diagnosi di una carenza di nutrienti deve essere fatta da un medico professionista della nutrizione che può anche prescrivere un trattamento adeguato.</p>
<p>C’è da sottolineare che <strong>ai giorni d’oggi</strong> nei paesi industrializzati, grazie all&#8217;abbondanza di cibo, <strong>una carenza nutrizionale di sostanze nutritive è piuttosto rara</strong>. Tuttavia, alcuni sintomi di carenza come la carenza di vitamina D sono relativamente diffusi. Inoltre in una dieta vegana non ben equilibrata, vari nutrienti potenzialmente potrebbero essere forniti in modo inadeguato come le vitamine B12, B2 e D, così come calcio, ferro, iodio, zinco e selenio.</p>
<p>Tra le <strong>carenze nutrizionali più comuni rientrano le seguenti:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/carenza-di-acido-folico/"><strong>Carenza di acido folico</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-calcio/"><strong>Carenza di </strong><strong>calcio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-ferro/"><strong>Carenza di ferro</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-iodio/"><strong>Carenza di iodio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-magnesio/"><strong>Carenza di magnesio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-omega-3/"><strong>Carenza di Omega 3</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-potassio/"><strong>Carenza di potassio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-b12/"><strong>Carenza di vitamina B12</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-c/"><strong>Carenza di vitamina C</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-d/"><strong>Carenza di vitamina D</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-e/"><strong>Carenza di vitamina E</strong></a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Carenza di potassio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenza-di-potassio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 09:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[battito cardiaco]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio idrico]]></category>
		<category><![CDATA[chetoacidosi]]></category>
		<category><![CDATA[contrazione muscolare]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio acido-base]]></category>
		<category><![CDATA[iperaldosteronismo primitivo]]></category>
		<category><![CDATA[ipokaliemia]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[pressione sanguigna]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di Bartter]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di Cushing]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di Gitelman]]></category>
		<category><![CDATA[trasmissione degli impulsi nervosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il potassio è un elettrolita fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo; è coinvolto in numerose funzioni biologiche tra cui: controllo della pressione sanguigna, bilancio idrico, mantenimento del pH (equilibrio acido-base), contrazione muscolare, trasmissione degli impulsi nervosi, battito cardiaco, digestione, salute delle ossa. La maggior parte del potassio presente nell’organismo si trova all’interno delle cellule, perché &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il potassio è un elettrolita fondamentale per il buon funzionamento dell’organismo; è coinvolto in numerose funzioni biologiche tra cui: <strong>controllo della pressione sanguigna, bilancio idrico, mantenimento del pH (equilibrio acido-base), contrazione muscolare, trasmissione degli impulsi nervosi, battito cardiaco, digestione, salute delle ossa</strong>.</p>
<p>La maggior parte del potassio presente nell’organismo si trova all’interno delle cellule, perché la quantità circolante nel sangue dev’essere costantemente mantenuta in un ristretto intervallo di normalità; il passaggio dal sangue alle cellule (e viceversa) è quindi continuamente regolato e corretto a seconda dell’esigenza del momento. Se il livello diventa eccessivo o inferiore alla norma si possono manifestare conseguenze gravi; un’alterazione importante della concentrazione può per esempio essere causa della comparsa di un’aritmia cardiaca o addirittura di un arresto cardiaco (situazione in cui il cuore cessa di battere).</p>
<p>Poiché l’organismo non può produrre autonomamente il minerale, è necessario assumerne quotidianamente la giusta quantità attraverso l’alimentazione, per ripristinare le quantità perse con: sudore, urina, feci.</p>
<p>Quando i reni funzionano correttamente possono a loro volta intervenire</p>
<ul>
<li>aumentando la quantità escreta con le urine per abbassare la concentrazione del sangue,</li>
<li>favorendone il recupero (riassorbimento) per aumentarla.</li>
</ul>
<p>Anche alcuni farmaci e diverse patologie sono in grado di alterare la quantità di potassio che entra ed esce dalle cellule e questo ne influenza profondamente la concentrazione presente nel sangue.</p>
<p><strong>Ipokaliemia e sintomi<br />
</strong>L’ipokaliemia è la condizione di carenza di potassio nel sangue e può essere diagnosticata attraverso un esam del sangue (il livello minimo prevede una quantità pari a 3.5 mmol/L).</p>
<p>L&#8217;<strong>ipokaliemia lieve </strong>(potassio sierico tra 3 e 3,5 mEq/L [3-3,5 mmol/L]) raramente causa sintomi. Un potassio sierico &lt; 3 mEq/L (&lt; 3 mmol/L) causa solitamente debolezza muscolare, crampi, ipoventilazione, ipotensione, tetania, spasmi o addirittura rabdomiolisi e ileo paralitico.</p>
<p>L&#8217;<strong>ipokaliemia persistente </strong>può compromettere la capacità di concentrazione renale, causando poliuria con polidipsia secondaria e richiede un intervento rapido sul paziente per ripristinare le quantità necessarie alla sopravvivenza.</p>
<p>L&#8217;ipokaliemia può essere riscontrata durante un esame di routine degli elettroliti sierici. Deve essere sospettata in pazienti con alterazioni tipiche dell&#8217;ECG (sottoslivellamento del segmento ST, depressione dell&#8217;onda T e elevazione-allargamento dell&#8217;onda U) o che hanno sintomi muscolari e fattori di rischio confermati dagli esami del sangue.</p>
<p><strong>Cause di ipokaliemia.<br />
</strong>Varie condizioni possono essere alla base di una ipokaliemia. Quelle più frequenti sono:</p>
<ul>
<li>vomito ripetuto,</li>
<li>diarrea persistente</li>
<li>e uso di diuretici.</li>
</ul>
<p>Più in generale è possibile suddividere le possibili cause in due macro-categorie:</p>
<ul>
<li><strong>Insufficiente assunzione con la dieta</strong>: si tratta della causa più ovvia, anche se fortunatamente poco comune (almeno nei Paesi occidentali); può verificarsi in caso di <strong>anoressia nervosa</strong>, <strong>malnutrizione</strong>, <strong>diete chetogeniche</strong>.</li>
<li><strong>Perdite eccessive</strong>, in genere associate a una grave perdita di fluidi che trascinano con sé anche il potassio. <strong>Vomito</strong> e <strong>diarrea</strong> come detto sono cause frequenti, ma anche un’eccessiva sudorazione può alla lunga essere causa di perdita di potassio. Capitolo a parte merita invece la possibilità di perdita attraverso l’urina, in genere causata da <strong>farmaci diuretici</strong>, <strong>chetoacidosi diabetica, insufficiente livello di magnesio nel sangue, aumento del pH ematico e altro ancora</strong>.</li>
</ul>
<p>In letteratura si trovano poi aneddotiche segnalazioni di ipokaliemia causata da un’eccessiva assunzione di bevande a base di cola, probabilmente a causa dell’effetto diuretico della caffeina contenuta.</p>
<p><strong>Perdite anormali di potassio dal tratto gastrointestinale</strong> si possono verificare in diverse situazioni: diarrea cronica, inclusi l&#8217;abuso cronico di lassativi e la derivazione intestinale; ingestione di resine (bentonite), che legano il potassio e ne diminuiscono notevolmente l&#8217;assorbimento; raramente, un adenoma villoso del colon, che causa una perdita massiva di potassio. Il vomito o l&#8217;aspirazione gastrica prolungati (che rimuovono volume e acido cloridrico) provocano perdite renali di potassio a causa dell&#8217;alcalosi metabolica e della stimolazione dell&#8217;aldosterone causata dalla deplezione di volume; l&#8217;aldosterone e l&#8217;alcalosi metabolica provocano la secrezione di potassio da parte del rene. Anche lo spostamento transcellulare del potassio all&#8217;interno delle cellule può causare ipokaliemia.</p>
<p><strong>Vari disturbi possono determinare un aumento dell&#8217;eliminazione del potassio, tra cui:</strong></p>
<ul>
<li>Un eccessivo effetto mineralcorticoide (ossia, l&#8217;aldosterone) come si verifica in ciascuna delle seguenti situazioni:
<ul>
<li>eccesso di steroidi surrenalici dovuto a <strong>sindrome di Cushing</strong>, <strong>iperaldosteronismo primitivo</strong>, rari tumori secernenti renina, iperaldosteronismo sensibile ai glucocorticoidi (una rara patologia ereditaria che comprende un alterato metabolismo dell&#8217;aldosterone) e <strong>iperplasia surrenalica congenita</strong>;</li>
<li>la <strong>sindrome di Bartter</strong> è una malattia genetica rara caratterizzata da una marcata perdita renale di potassio e sodio, da un&#8217;eccessiva produzione di renina e di aldosterone e da uno stato di normotensione. La sindrome di Bartter è causata da mutazioni in un meccanismo di trasporto ionico sensibile ai diuretici dell&#8217;ansa, nell&#8217;ansa di Henle;</li>
<li><strong>la sindrome di Gitelman</strong> è una malattia genetica rara di eziologia incerta caratterizzata da una marcata perdita renale di potassio e sodio, da un&#8217;eccessiva produzione di renina e di aldosterone e da uno stato di normotensione. La sindrome di Gitelman è causata da mutazioni che determinano una perdita di funzione in un meccanismo di trasporto ionico nel nefrone distale, sensibile ai diuretici tiazidici;</li>
<li><strong>ingestione di sostanze come la glicirrizina</strong> (presente nella liquirizia e utilizzata nella fabbricazione di tabacco da masticare) che, inibendo l&#8217;enzima 11β-idrosteroido deidrogenasi (11beta-HSDH), impediscono la conversione del cortisolo, che ha una certa attività mineralcorticoide, in cortisone, che non ne ha, e causano quindi un aumento della concentrazione di cortisolo circolante e della perdita renale di potassio;</li>
<li><strong>la sindrome di Liddle</strong>, una malattia autosomica dominante rara causata dal riassorbimento incontrollato del sodio nel nefrone distale, secondario a una delle diverse mutazioni riscontrate nei geni che codificano per le subunità dei canali epiteliali del sodio. Un riassorbimento inappropriatamente elevato di sodio determina sia ipertensione grave sia una marcata perdita renale di potassio, con conseguente ipokaliemia.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>La perdita renale di potassio può inoltre essere causata da numerose <strong>malattie tubulari renali</strong> congenite e acquisite, come l&#8217;<strong>acidosi tubulare renale </strong>e la <strong>sindrome di Fanconi</strong>, una rara sindrome che determina perdita renale di potassio, glucosio, fosfato, acido urico e aminoacidi.</p>
<p>L&#8217;i<strong>pomagnesiemia</strong> è un comune correlato dell&#8217;ipokaliemia. La maggior parte di questa correlazione è attribuibile alla presenza di cause frequenti (ossia, diuretici, diarrea), ma l&#8217;ipomagnesiemia stessa può anche tradursi in un aumento delle perdite renali di potassio.</p>
<p>Esistono infine vari <strong>farmaci che possono causare ipokaliemia</strong>, a cominciare dai <strong>diuretici</strong>   potassio-disperdenti che bloccano il riassorbimento del sodio prossimalmente al nefrone distale comprendono, diuretici dell&#8217;ansa, diuretici osmotici, diuretici tiazidici; dai <strong>lassativi</strong>.</p>
<p>Altri farmaci che possono causare ipokaliemia comprendono: amfotericina B, penicilline antipseudomonas (p. es., carbenicillina), penicillina ad alte dosi, teofillina (sia nell&#8217;intossicazione acuta che cronica)</p>
<p><strong>Prevenzione dell&#8217;ipokalemia<br />
</strong>Nella maggior parte dei pazienti che ricevono diuretici non è necessaria la reintegrazione sistematica del potassio. Tuttavia, il potassio sierico deve essere monitorato durante l&#8217;uso di diuretici quando il rischio di ipokaliemia o delle sue complicanze è elevato. Il rischio è elevato in</p>
<ul>
<li>Pazienti con ridotta funzione ventricolare sinistra</li>
<li>Pazienti che assumono digossina</li>
<li>Pazienti con diabete (in cui la concentrazione di insulina può variare)</li>
<li>Pazienti con asma che assumono beta2-agonisti</li>
</ul>
<p>Il triamterene 100 mg per via orale 1 volta/die o lo spironolattone 25 mg per via orale 4 volte/die non aumentano l&#8217;escrezione di potassio e possono essere utili nei pazienti che diventano ipokaliemici ma che devono assumere diuretici.</p>
<p><strong>Fonti di potassio<br />
</strong>Il potassio è presente, bene o male, in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco lavorati: la lavorazione può infatti modificare il contenuto di potassio. Ad esempio, le banane contengono un’elevata quantità di potassio (circa 350 mg per 100 g di parte edibile); quantità addirittura superiori si trovano nell’avocado, nei kiwi e nel ribes.</p>
<p>Anche la frutta secca è ricca di potassio: basti pensare che 100g di pistacchi contengono 780 mg di potassio, 100g di noci ne contengono 632mg. Tuttavia, la porzione giornaliera raccomandata di frutta secca non deve superare i 30 grammi.</p>
<p>Tra gli ortaggi quelli più ricchi di potassio sono gli spinaci con 570 mg /100 g, i cavolini di Bruxelles con 450 mg/100 g, i finocchi con 394 mg/100 g, i carciofi con 376 mg/100 g e l’indivia con 380 mg/100 g.</p>
<p>Tuttavia, gli alimenti che più di tutti contengono potassio sono i legumi secchi: 100 g di fagioli ne contengono 1445 mg, 100 g di lenticchie 980 mg, 100 g di ceci 881 mg.</p>
<p>Nonostante molti alimenti contengano quantità di potassio sufficienti a soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero, non tutto viene realmente assorbito. Durante la cottura infatti viene perso circa il 30% del minerale; anche togliendo la buccia (per esempio delle patate) o lasciando pezzetti di verdura a bagno, contribuisce a diminuire il contenuto.</p>
<p>Il potassio inoltre è facilmente solubile in acqua, quindi andrebbero scelte cotture specifiche per preservarlo: la cottura a pressione, che è un metodo più veloce, riduce il tempo in cui gli alimenti stanno a contatto con l’acqua; la cottura a vapore è ideale in quanto i cibi non stanno mai a contatto con l’acqua, quindi la dispersione del minerale è minima.</p>
<p><strong>Trattamento dell&#8217;ipokalemia<br />
</strong>Il <strong>trattamento dell&#8217;ipokalemia</strong> prevede la supplementazione orale di potassio se la carenza è lieve, la supplementazione endovena in caso di grave iperkaliemia o perdite di potassio che perdurano nel tempo.</p>
<p>Sono disponibili molti <strong>integratori orali di potassio</strong>. Poiché singole dosi elevate possono causare irritazione gastrointestinale e raramente sanguinamento, deficit di K sono solitamente corretti con dosi frazionate. Il cloruro di potassio liquido somministrato per via orale eleva le concentrazioni entro 1 o 2 h ma ha un sapore amaro ed è particolarmente mal tollerato in dosi &gt; 25-50 mEq. (&gt; 25-50 mmol). Formulazioni di cloruro di potassio rivestite di cera sono sicure e meglio tollerate. I <strong>sanguinamenti gastrointestinali</strong> sono ancora meno frequenti con le preparazioni di cloruro di potassio microincapsulato. Molte di queste preparazioni contengono tra gli 8 e i 10 mEq/capsula. Poiché una diminuzione del potassio sierico di 1 mEq/L (1 mmol/L) correla con un deficit di circa 200-400 mEq (200-400 mmol) di potassio totale corporeo, il deficit totale può essere stimato e sostituito durante molti giorni con 20-80 mEq (20-80 mmol)/day.</p>
<p>Quando l&#8217;ipokaliemia è grave (p. es., con alterazioni all&#8217;ECG o sintomi gravi), non risponde alla terapia orale; essa si verifica in pazienti ospedalizzati che assumono digossina o che hanno malattie cardiache importanti o le cui perdite perdurano nel tempo, il potassio deve essere reintegrato per via endovenosa. Poiché <strong>le soluzioni di potassio possono irritare le vene periferiche</strong>, la concentrazione non deve superare i 40 mEq/L (40 mmol/L). La velocità di correzione dell&#8217;ipokaliemia è limitata a causa del ritardo con cui il potassio si sposta dallo spazio extracellulare all&#8217;interno delle cellule. La normale velocità di infusione non deve superare i 10 mEq (10 mmol)/h.</p>
<p>Nelle aritmie indotte dall&#8217;ipokaliemia, il cloruro di potassio EV deve essere somministrato più rapidamente, in genere attraverso una vena centrale oppure utilizzando più vene periferiche contemporaneamente. L&#8217;infusione di 40 mEq (40 mmol) di cloruro di potassio/h può essere intrapresa, ma soltanto sotto monitoraggio cardiaco continuo e con determinazione del potassio sierico ogni ora. Le soluzioni glucosate vanno evitate, perché l&#8217;aumento della concentrazione sierica di insulina può causare un transitorio peggioramento dell&#8217;ipokaliemia.</p>
<p>Anche in caso di grave deficit di potassio, è raramente necessario somministrare &gt; 100-120 mEq (&gt; 100- 120 mmol) di potassio nelle 24 h, a meno che le perdite non persistano. Nel deficit di potassio con alta concentrazione sierica di potassio, come nella chetoacidosi diabetica, l&#8217;infusione di potassio EV va posticipata fino a quando il potassio sierico non comincia a scendere. Quando l&#8217;ipokaliemia si associa all&#8217; ipomagnesiemia, entrambi i deficit devono essere corretti per fermare la perdita renale di potassio.</p>
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		<title>Acqua bene comune</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acqua-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 08:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua, bevande e bibite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci. L&#8217;acqua è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci.</p>
<p>L&#8217;acqua è un bene comune fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi uomo compreso; è anche un elemento essenziale in quanto, mentre si può sopravvivere anche 10 settimane senza mangiare, la morte sopraggiunge solo dopo pochi giorni se il digiuno è totale.</p>
<p>Gli effetti prodotti dall’uomo, i cambiamenti climatici, la salinizzazione e l’inquinamento delle falde acquifere, gli sprechi, la rendono una risorsa sempre più scarsa e al centro di gravi tensioni sociali in particolare nei paesi del sud del mondo. Anche in Italia è diventato ormai urgente il problema della corretta gestione di questa risorsa che presenta varie criticità.</p>
<p>Negli ultimi cento anni il consumo di acqua dolce si è più che decuplicato nel mondo; la conseguenza è che oltre un terzo della popolazione mondiale vive ormai in paesi considerati ad emergenza idrica, e tale percentuale aumenterà negli anni, dal momento che si è superato quel limite che fissa nel 10% la differenza tra consumo e offerta, a favore del primo, per far scattare l’emergenza idrica.</p>
<p><strong>Composizione dell’acqua</strong></p>
<p>Le sostanze che si trovano disciolte nell’acqua sono sali che provengono dal naturale processo di dissoluzione dei minerali costituenti le rocce ed i suoli attraversati dall’acqua di origine piovana. Quest’acqua è povera di sostanze disciolte ma possiede un’azione “aggressiva” a causa dell’anidride carbonica raccolta dall’aria.</p>
<p>I sali sono presenti come particelle cariche sia positive che negative (ioni). La tipologia di sali presenti dipende dal tipo di roccia attraversata e dal tempo di contatto. Le rocce calcaree (marmo, dolomite ecc.) cedono ioni bicarbonato, calcio, magnesio; le rocce contenenti gesso (solfato di calcio) cedono oltre al calcio anche lo ione solfato; gli ioni sodio e cloruro possono invece provenire da rocce contenenti cloruro di sodio. In certi casi il contenuto salino rimane pressoché costante nel tempo per qualità e quantità ed è tipico di quell’acqua.</p>
<p>Gli ioni presenti nell’acqua sono importanti per gli organismi viventi le cui cellule svolgono le varie funzioni perché necessitano di in soluzioni saline a concentrazione costante; i Sali assunti con l’acqua contribuiscono a mantenerle nel giusto equilibrio.</p>
<p>Quindi l’acqua potabile deve anche caratterizzarsi per una soluzione di ioni (ione calcio, ione sodio, ione bicarbonato ecc…) in concentrazione ottimale.</p>
<p>Dal punto di vista legislativo è stato definito, per molte delle sostanze che possono essere presenti nell’acqua, un valore limite o una “<strong>soglia di concentrazione</strong>” che non deve essere superata; se in un’acqua sono presenti uno o più composti in quantità superiore al valore limite, essa non presenta più i requisiti di potabilità. La contaminazione di un’acqua può avere cause naturali o derivare dall’attività dell’uomo collegata ad insediamenti urbani, industriali o agricoli-zootecnici.</p>
<p><strong><em>Componenti principali</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>Cationi:</strong></li>
<li><strong>Sodio</strong>: E’ un elemento molto diffuso sulla crosta terrestre ed è uno dei costituenti base di molti tipi di rocce. E’ sempre presente nelle acque minerali principalmente a causa dell’elevata solubilità. Nelle acque il sodio deriva dalla lisciviazione dei depositi superficiali e sotterranei di sali, dalla alterazione dei minerali silicei, dalle intrusioni di acqua marina negli acquiferi di acqua dolce; apporti, infine, molto contenuti, ma comunque evidenti in alcune acque, sono dovuti alla pioggia che contiene, in certe aree, aerosol marino.<br />
Il sodio è un elemento molto importante nel metabolismo umano (il fabbisogno giornaliero è circa 4 grammi).<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: sodio fino a un valore massimo di 200 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Potassio</strong>: Il potassio proviene per lo più dai principali silicati costituenti le rocce magmatiche argillose. Le quantità che normalmente si riscontrano nelle acque sono basse, spesso intorno a 1 mg/L.<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: potassio fino a un valore massimo di 10 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Calcio</strong>: Il calcio è un elemento molto abbondante ed è presente in molti minerali costituenti la crosta terrestre. Quantità elevate di calcio nelle acque indicano generalmente la provenienza da rocce come calcari (carbonato di calcio) e dolomie (carbonato doppio di calcio-magnesio). Quando il tenore di calcio è superiore a 150 mg/l l’acqua può essere definita “calcica”. Il calcio è un elemento necessario per la formazione dei denti e del tessuto osseo; le acque calciche sono consigliate sia durante la gravidanza, sia in età avanzata per combattere l’osteoporosi. Anche nel caso di malattie cardiovascolari non ci sono controindicazioni all’impiego di acque contenenti calcio. Ve ne sono invece in caso di disfunzioni renali caratterizzate da eccesso di calcio.</li>
<li><strong>Magnesio</strong>: Anche il magnesio è un elemento diffuso in molti minerali della crosta terrestre. Concentrazioni elevate si riscontrano nelle acque che hanno un lungo tempo di residenza in acquiferi costituiti da sabbie e ghiaie contenenti dolomie (carbonato doppio di calcio–magnesio) o in altri acquiferi costituiti da ofioliti (rocce vulcaniche formatesi in ambiente marino). In questi casi si raggiungono valori fino a 100 mg/l. Quando il tenore di magnesio supera il valore di 50 mg/l l’acqua si definisce “magnesiaca”. Non vi sono controindicazioni all’impiego di acqua con magnesio in quantità ragionevolmente più elevata, anche se quantità molto alte possono determinare proprietà purgative. L’organismo umano necessita di almeno 500 mg di magnesio al giorno. Acque magnesiache trovano impiego nella prevenzione dell’arteriosclerosi perché determinano una sensibile dilatazione delle arterie.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Anioni</strong>:
<ul>
<li><strong>Cloruri</strong>: I cloruri sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee grazie alla mobilità e solubilità di questo ione. In acque sotterranee, generalmente, si possono riscontrare concentrazioni da pochi mg/l fino a 1000 mg/l; quantità più elevate sono presenti nelle acque che vengono in contatto con rocce evaporitiche (salgemma). La soglia di percezione gustativa (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: cloruri: fino a un valore massimo di 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Solfati</strong>: I solfati sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee; in certe acque sotterranee si possono riscontrare concentrazioni che vanno da pochi mg/l fino 1500 mg/l e oltre; quantità più elevate si osservano nelle acque che vengono a contatto con sedimenti evaporitici a gesso. In Toscana, dove è presente una notevole variabilità geologica, si verificano frequenti situazioni che determinano la caratteristica di acque con solfati, spesso in concentrazione elevata e superiore a quel valore di 200 mg/l che definisce queste <strong>acque “solfate</strong>”. Quando i solfati sono associati al magnesio e sono in quantità piuttosto elevate, le acque possono manifestare <strong>proprietà purgative</strong>. Recenti studi negli USA indicano che queste caratteristiche si hanno con concentrazioni di solfati maggiori di 1000 mg/l.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Fluoruri</strong>: Il fluoro è un elemento indispensabile per l’organismo umano in quanto è un costituente dei denti e delle ossa; tuttavia quantità elevate di fluoruri introdotte con le acque e gli alimenti possono indurre formazione di chiazze scure nella dentatura e alterazione del processo di calcificazione delle ossa (fluorosi).
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Nitrati</strong>: I nitrati sono presenti in tutte le acque per fenomeni naturali (in questo caso gli apporti sono sempre molto modesti), ma soprattutto per conseguenza di attività umane. Composti azotati, successivamente trasformati in nitrati, si formano nell’atmosfera per azione delle scariche elettriche. Con la pioggia penetrano nel suolo e raggiungono le acque sotterranee. Altri fenomeni naturali (nitrificazione delle sostanze vegetali) concorrono alla produzione di nitrati. Quantità elevate di nitrati nelle acque sono imputabili all’azione dei fertilizzanti azotati: dopo lo spargimento sul terreno essi vengono dilavati dalle piogge e trasferiti nelle acque superficiali o infiltrati in quelle sotterranee.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p><strong>Principali contaminanti chimici inorganici</strong></p>
<ul>
<li><strong>Ione Ammonio e ione Nitrito</strong>: la loro presenza può indicare un inquinamento recente a carico dell’acqua, essendo sostanze chimiche che si generano dalla decomposizione del materiale proteico che deriva dagli organismi viventi. Tuttavia l’ammoniaca può anche essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: <strong>Ammonio fino ad un valore massimo di 0,50 mg/l</strong> (milligrammi/litro); <strong>Nitrito fino a 0,50 mg/l </strong>(milligrammi/litro).</p>
<ul>
<li>Le <strong>caratteristiche organolettiche dell’acqua</strong> potabile possono essere alterate da sostanze di origine naturale. Le acque sotterranee sono generalmente povere d’ossigeno e riescono a tenere disciolte, mostrandosi limpide, il ferro e il manganese nella forma “ridotta” (ione “ferroso” e “manganoso”) anche a concentrazioni superiori ai valori limite. Un’acqua sotterranea che contiene ferro e manganese in quantità elevate quando viene portata in superficie si trasforma in breve tempo (da pochi minuti a qualche ora) in una soluzione torbida e giallastra dall’aspetto poco invitante. In pratica il contatto con l’ossigeno atmosferico trasforma la forma ionica di questi materiali da “ridotta” a “ossidata” (<strong>ione “ferrico” e “manganico”</strong>) e dà luogo a prodotti poco solubili. Si ha così la separazione per precipitazione di fanghiglie colorate dal giallo-ruggine al nero. Un’acqua con queste caratteristiche non presenta grossi rischi sanitari se utilizzata nel breve periodo, ma ha caratteristiche indesiderabili: uno <strong>sgradevole sapore metallico</strong>, possibilità di dar luogo a fenomeni di corrosione delle tubature e di macchiare la biancheria durante il lavaggio. Gli acquedotti che attingono acque ricche di ferro e/o manganese dispongono di adeguati impianti per la rimozione di questi metalli.</li>
<li>Un’altra sostanza d’origine naturale che frequentemente altera la qualità dell’acqua potabile è l’<strong>acido solfidrico </strong>(o <strong>idrogeno solforato</strong>), un gas facilmente riconoscibile per il <strong>caratteristico odore di uova marce</strong>. Questa sostanza è ritenuta a torto un indice di scarsa qualità dell’acqua potabile: ci sono acque sotterranee contenenti acido solfidrico assolutamente pure da un punto di vista microbiologico, ed è noto da molti secoli l’impiego terapeutico delle acque sulfuree anche come bevande. La normativa delle acque potabili prevede che questa sostanza non sia presente nelle comuni acque potabili perché l’odore dell’acqua è sgradevole e perché è comunque sconsigliabile l’assunzione per lunghi periodi. L’acido solfidrico è facilmente eliminabile per ossigenazione.</li>
</ul>
<p>La <strong>torbidità</strong> è un fattore che influenza frequentemente la qualità dell’acqua potabile. L’elevata torbidità può essere dovuta a <strong>presenza di materiale argilloso oppure a idrossidi di ferro o alluminio</strong>, sostanze, queste ultime, usate nel processo di potabilizzazione delle acque superficiali e che possono erroneamente finire nella rete acquedottistica, senza che rappresentino comunque un grosso rischio sanitario se assunte per brevi periodi. Talvolta fenomeni di corrosione delle tubature danno luogo ad acque “rosse” per presenza di idrossido di ferro.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001, con i parametri indicatori: <strong>Ferro: fino ad un valore massimo di 200 μg/l</strong> (microgrammi/litro).</p>
<p>I <strong>metalli pesanti</strong>: tra i <strong>componenti inorganici</strong> che possono essere presenti nelle acque vi sono i “metalli pesanti”, alcuni dei quali sono tossici. Questi sono: <strong>cadmio, cromo, piombo, arsenico, mercurio, nichel, ecc</strong>., ed altri, ad essi assimilabili come <strong>arsenico e selenio</strong>, elementi a basso peso atomico che comunque non hanno caratteristiche tipicamente metalliche.</p>
<p>I metalli pesanti possono essere presenti in natura o derivare da attività umane. Nel primo caso si trovano nelle rocce quasi sempre sotto forma di composti poco solubili (ossidi, solfuri, ecc.) e le acque che ne vengono a contatto solo raramente risultano contaminate da questi metalli; nel secondo, i metalli pesanti rilasciati nell’ambiente dalle attività umane non sono sempre in forma innocua. Pertanto, data la tossicità dei metalli pesanti, per essi viene ammessa una soglia di concentrazione molto bassa, generalmente dell’ordine dei microgrammi (milionesimi di grammo) per litro. Un metallo è tanto più tossico quanto più basso è il suo valore limite: talvolta è sufficiente una quantità piccolissima di un qualsiasi metallo pesante per rendere un’acqua non idonea all’uso potabile; ad esempio <strong>sono sufficienti 5 milligrammi di cadmio per contaminare 1 metro cubo di acqua</strong>; mentre fanno eccezione il rame e lo zinco che, per la loro minore tossicità, hanno valori limite più alti.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori:</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong>: fino a un valore massimo di 5 μg/l (microgrammi/litro),</li>
<li><strong>Cromo</strong>: 50 μg/l,</li>
<li><strong>Piombo</strong>: 25 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l,</li>
<li><strong>Mercurio</strong>: 1 μg/l,</li>
<li><strong>Nichel</strong>: 20 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l</li>
<li><strong>Selenio</strong>: 10 μg/l.</li>
</ul>
<p><strong>Principali contaminanti chimici organici</strong></p>
<p>Fra le sostanze che possono contaminare le acque si trovano numerosi <strong>composti organici</strong>. Si tratta di sostanze che contengono carbonio e che sono presenti in natura ma che sono anche <strong>prodotte dall’attività umana</strong> (sono alla base della chimica della plastica, del legno, della carta, del petrolio e derivati, dei solventi delle vernici). La ricerca scientifica ne inventa continuamente di “nuovi” dalle proprietà tossicologiche sconosciute ed il cui destino, una volta immessi nell’ambiente, è incerto. Spesso si tratta di sostanze non degradabili o che impiegano tempi lunghissimi per decomporsi attraverso la naturale biodegradazione. Si ritiene che attualmente siano alcuni <strong>milioni le sostanze chimiche</strong> conosciute. Quelle effettivamente riscontrabili sul mercato sono circa 100.000 di cui circa <strong>8000 tossiche e 200 ritenute cancerogene e/o sospette cancerogene</strong>; <strong>solo per 2100 prodotti sono stati individuati i rispettivi valori limite di tossicità</strong>. Ovviamente questi prodotti organici non sono tutti presenti contemporaneamente nell’ambiente: l’eventuale presenza in una zona è legato all’esistenza di industrie di produzione o all’utilizzo locale di singoli prodotti o classi di prodotti. Tra i contaminanti organici si riscontrano più frequentemente:</p>
<ul>
<li><strong>Trielina, tetracloroetilene e composti organoalogenati</strong> in genere; i primi due sono prodotti in uso nelle lavanderie e in industrie metalmeccaniche; nelle acque si possono incontrare anche altri solventi comunemente usati per lo sgrassaggio dei pezzi meccanici.</li>
<li><strong>Idrocarburi</strong>; sono componenti delle benzine e degli oli lubrificanti; lo sversamento di queste sostanze nel suolo può determinare gravi inquinamenti delle acque.</li>
<li><strong>Aloformi</strong> (derivati alogenati del metano); fra questi si trova il <strong>cloroformio</strong> ed altri composti simili. La presenza di aloformi nelle acque potabili (di acquedotto) non è da collegarsi con i fenomeni di inquinamento del territorio: nella maggior parte dei casi queste sostanze <strong>si formano durante alcuni processi di potabilizzazione per reazione chimica del cloro</strong>, impiegato come disinfettante, <strong>con sostanze organiche</strong> naturali di origine vegetale sempre presenti nelle acque di approvvigionamento a livello di pochi mg/l.</li>
</ul>
<p>Comunque, per la presenza di sostanze organiche in acque potabili, esiste una soglia massima di rigida tolleranza da rispettare, normalmente osservata dagli acquedotti.</p>
<p><strong>Principali contaminanti microbiologici</strong></p>
<p>Vi sono microrganismi (invisibili ad occhio nudo) che, se ingeriti, possono provocare un danno alla salute del consumatore.</p>
<p>Le malattie che possono essere trasmesse attraverso l’acqua sono alquanto numerose e sono causate da varie specie di microrganismi (dai più grandi ai più piccoli): <strong>elminti, protozoi, miceti (funghi), batteri e virus</strong>.</p>
<p>Le acque potabili in natura sono sempre più rare, soprattutto per la contaminazione microbiologica. Solo le sorgenti di montagna, localizzate in aree dove sono assenti insediamenti umani, possono offrire buone garanzie di sicurezza; tuttavia già la presenza di animali selvatici può dal luogo a fenomeni di contaminazione delle acque.</p>
<p>E’ quindi <strong>sconsigliabile bere acqua non controllata</strong>, giacché non valgono requisiti come la limpidezza, la freschezza e l’isolamento della zona per garantire l’assenza di rischio. Anche l’acqua di pozzi profondi, che dovrebbe essere meglio protetta dall’inquinamento, non offre sempre garanzia di purezza. Perciò è opportuno controllarla periodicamente e all’occorrenza ricorrere a trattamenti di potabilizzazione.</p>
<p>Tra queste sostanze rientrano i <strong>Batteri Coliformi</strong>, l’<strong><em>Escherichia Coli</em></strong> e gli <strong>Enterococchi</strong> i cui limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 sono fissati in n° 0/100 ml (numero 0/100 millilitri).</p>
<p><strong><em>Tipologia delle analisi consigliabili</em></strong></p>
<p>Un’acqua può essere dichiarata idonea all’uso potabile solo quando è stata analizzata sia sotto il profilo chimico che microbiologico: nessuna altra indicazione (l’assenza di torbidità, il senso di gradevolezza, l’isolamento ambientale del corso idrico o della sorgente) costituisce un elemento sufficiente per dichiarare un’acqua “buona” o esente da rischi.</p>
<p>Per le acque distribuite da reti acquedottistiche il tipo di controllo analitico e la frequenza sono dettati dalla legge.</p>
<p><strong>Valori limite per le acque ad uso umano</strong>: L’attuale normativa di riferimento è il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n.31 “Attuazione della direttiva 98/83CE relativa alla quantità delle acque destinate al consumo umano” dove sono contenute le tabelle che riportano presenza di sostanze e loro limiti previsti per le acque potabili.</p>
<p><strong>Caratteristiche principali dell&#8217;acqua </strong></p>
<p>La molecola dell’acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno tenuti insieme da un legame covalente, con la formula chimica H<sub>2</sub>O. L’acqua</p>
<ul>
<li>rappresenta un nutriente essenziale: infatti l’uomo può fare a meno del cibo per diversi giorni, ma non possiede la stessa resistenza alla sete</li>
<li>è il mezzo in cui hanno luogo tutte le reazioni biologiche dell’organismo; permette il trasporto dei nutrienti, è il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, la pressione osmotica, ed è essenziale per eliminare dall&#8217;organismo tutte le scorie metaboliche e le tossine da espellere</li>
<li>ha la peculiarità di poter essere allo stato solido (ghiaccio), liquido (acqua) e gassoso (vapore acqueo), a seconda delle condizioni di temperatura e pressione.</li>
<li>ha una densità massima a 4°C: l&#8217;acqua ha la caratteristica unica di avere la massima densità a 4°C. Ciò significa che, al diminuire della temperatura da 4°C a 0°C, l&#8217;acqua si espande e diventa meno densa, facendo galleggiare il ghiaccio sulla sua superficie.</li>
<li>entra nel c.d. Ciclo dell&#8217;acqua, che comprende processi come evaporazione, condensazione, precipitazione e scorrimento verso fiumi e oceani.</li>
<li>è fondamentale per il mantenimento degli ecosistemi e la conservazione della biodiversità (fornisce habitat per numerose specie e sostiene la crescita di piante e la sopravvivenza degli animali).</li>
</ul>
<p>In sintesi, l&#8217;acqua è una sostanza vitale per la vita, un bene prezioso e un elemento essenziale per l&#8217;ambiente e l&#8217;ecosistema del nostro pianeta. Nonostante però la sua abbondanza, solo una piccola percentuale dell&#8217;acqua sulla Terra è adatta per il consumo umano diretto. Pertanto, la gestione sostenibile delle risorse idriche è essenziale per garantire l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile per tutti gli esseri viventi.</p>
<p><strong>Perché bere acqua </strong></p>
<ul>
<li>Bere favorisce l’omeostasi ottimale dell’organismo ed è cruciale per un buon stato di salute in quanto serve a mantenere idratato il nostro corpo; l’acqua aiuta a rigenerare le cellule e regola il trofismo cutaneo mantenendo la pelle idratata, giovane ed elastica (un abbondante consumo di acqua è indispensabile soprattutto nei mesi estivi, quando l&#8217;esposizione prolungata ai raggi del sole comporta una maggior perdita d&#8217;acqua, rendendola più secca);</li>
<li>Una corretta idratazione è fondamentale nel controllo del peso corporeo;
<ul>
<li>un organismo fortemente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata (il plasma del sangue è costituito per più del 90% da acqua);</li>
</ul>
</li>
<li>L’acqua contribuisce a ripulire i tessuti eliminando le scorie, drenando le tossine, diluendo gli eccessi di sale che innescano la ritenzione idrica, combattendo la stipsi
<ul>
<li>il consumo di un bicchiere di acqua tiepida al mattino favorisce la peristalsi intestinale, quindi l&#8217;evacuazione (contrastando la stitichezza);</li>
<li>migliora lo svuotamento intestinale, con un effetto rimodellante e anti gonfiore;</li>
<li>riduce grasso e fame: il nostro organismo una volta depurato e idratato dall’acqua, fa meno fatica a smaltire i depositi di grasso e accelera i processi di dimagrimento, inoltre bevendo di più fuori pasto, si riempie lo stomaco e si previene la fame nervosa;</li>
<li>contribuisce a diminuire il rischio di un attacco di cuore
<ul>
<li>uno studio di 6 anni pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha dimostrato che coloro che bevono più di 5 bicchieri di acqua al giorno hanno il 41% di probabilità di meno di subire un infarto di coloro che bevono meno di 2 bicchieri di acqua al giorno;</li>
</ul>
</li>
<li>contribuisce a ridurre il rischio di alcuni tumori;
<ul>
<li>bere una buona quantità di acqua è stata correlato ad una diminuzione del 45% del rischio di cancro al colon;</li>
<li>bere molta acqua può anche diminuire il rischio di cancro alla vescica e al seno;</li>
</ul>
</li>
<li>Migliora il rendimento sportivo
<ul>
<li>la disidratazione è il principale nemico di una buona attività sportiva, è quindi fondamentale idratarsi bene prima, durante e dopo una sessione di esercizi;</li>
<li>la disidratazione, anche solo dell’1-2% del peso corporeo, fa diminuire le forze e fa sentire molta stanchezza. Se senti sete sei già disidratato e questo può dare fatica, stanchezza muscolare, vertigini e altri sintomi;</li>
</ul>
</li>
<li>Permette al cervello di controllare correttamente i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo.</li>
<li>La mancanza d’acqua dà origine a scompensi come: crampi, sensazione di spossatezza e mancamenti nei casi di disidratazione più gravi; un altro sintomo della disidratazione può essere la cefalea.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Acque destinate al consumo umano</strong></p>
<p>Con la definizione “<strong>Acque destinate al consumo umano</strong>”, si intendono principalmente le acque distribuite tramite pubblici acquedotti, ma anche in cisterne, autobotti, in bottiglie e altri contenitori. Sono le acque comunemente definite “<strong>potabili</strong>”.</p>
<p>Per essere considerata potabile un&#8217;acqua deve presentare dei requisiti stabiliti per legge: deve trattarsi di un&#8217;acqua limpida e trasparente, inodore, incolore, insapore priva di particelle sospese e soprattutto priva di microrganismi patogeni o sostanze chimiche nocive per l&#8217;uomo o altre sostanze in concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute dell&#8217;utente.</p>
<p>La normativa prevede il rispetto di requisiti minimi di salubrità e qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica delle acque nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo.</p>
<p>In seguito all&#8217;entrata in vigore, il 21 marzo 2023, del <strong>Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18</strong>, sono state introdotte nuove disposizioni per garantire la qualità dell&#8217;acqua per il consumo umano. Il testo, in attuazione della direttiva (UE) 2020/2184, va ad abrogare ufficialmente il precedente D.Lgs. 31/2001 pur preservandone alcune caratteristiche, e introduce numerosi cambiamenti.</p>
<p>Il Decreto è nato nell&#8217;ottica di <strong>garantire acqua di alta qualità in tutta l&#8217;Unione europea</strong>, e <strong>sancisce il diritto umano universale all&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile</strong>, tenendo conto delle fasce più svantaggiate della popolazione mondiale. Il decreto legislativo 18 del 23 febbraio 2023 introduce, con l&#8217;articolo 7, l&#8217;approccio alla <strong>sicurezza dell&#8217;acqua basato sul rischio</strong>: un intervento atto a garantire la salubrità delle risorse idriche e l&#8217;accesso equo e universale all&#8217;acqua attraverso un controllo olistico che tenga conto degli eventi pericolosi di qualunque natura, compresi i cambiamenti climatici, e della necessità di concentrare tempo e risorse verso i rischi più significativi mettendo in atto gli interventi più efficaci anche sotto il profilo dei costi.</p>
<p>Con l&#8217;articolo 18, il D.lgs. 18/2023 punta, inoltre, a fornire alla collettività una <strong>comunicazione più trasparente</strong> introducendo l&#8217;obbligo di <strong>assicurare al pubblico, almeno una volta l&#8217;anno, in bolletta o tramite modalità telematiche, &#8220;informazioni adeguate e aggiornate sulla produzione, gestione e qualità dell&#8217;acqua potabile erogata&#8221;. </strong>Per favorire l&#8217;attuazione delle nuove disposizioni, il decreto introduce nuove definizioni e istituisce due nuovi enti:</p>
<ul>
<li>Il CeNSiA, ovvero il Centro nazionale per la sicurezza delle acque;</li>
<li>L&#8217;AnTeA (Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili), un sistema informativo centralizzato.</li>
</ul>
<p>Inoltre, presenta il <strong>piano di sicurezza dell&#8217;acqua</strong> (WSP), un programma con il quale si determina e implementa l&#8217;analisi del rischio della filiera idro-potabile delineandola attraverso fasi di valutazione, gestione del rischio, comunicazione e azione.</p>
<p>Tra le novità, anche l’introduzione di limiti più restrittivi per alcuni contaminanti, oltre all&#8217;aggiunta di nuove sostanze nell&#8217;elenco dei parametri chimici da analizzare.</p>
<p>Il decreto dispone infine che i gestori di almeno 10.000 m<sup>3</sup> di acqua al giorno o di un bacino di almeno 50.000 persone si occupino di <strong>valutare le perdite sulla rete idrica</strong> e i potenziali interventi per la loro riduzione. Per visualizzare tutte le novità, è possibile consultare il decreto legislativo 23 febbraio 2023 n.18 in pdf all’indirizzo <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf</a>.</p>
<p>Secondo quanto introdotto dal decreto legislativo 18/2023, i controlli finalizzati a verificare la qualità e la salubrità dell&#8217;acqua prevedono una serie di attività che devono essere eseguite nel rispetto dell&#8217;articolo 4 in termini di obblighi, in conformità con l&#8217;articolo 12 in merito ai controlli,<em> e</em> in ottemperanza a quanto previsto dalle parti A e B dell&#8217;allegato II per quanto riguarda il controllo e il monitoraggio. Nello specifico, <strong>è richiesto alle autorità sanitarie di adottare opportuni programmi di controllo sulle filiere idro-potabili nei territori di propria competenza</strong>, con il contributo delle autorità sanitarie locali e delle agenzie SNPA &#8211; Sistema Nazionale Protezione Ambiente. I programmi di controllo si dividono in:</p>
<ul>
<li>Controlli interni: svolti dalle aziende sanitarie competenti sul territorio, coordinate dalle regioni o dalle province autonome;</li>
<li>Controlli esterni: svolti dal gestore, attraverso laboratori di analisi propri o di altri gestori del servizio idrico integrato.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda la frequenza delle analisi, è previsto che, per i controlli esterni, il numero minimo di campioni annui sia quello riportato dalla Tabella 1 nell&#8217;allegato II, mentre per i controlli interni, i campioni devono essere concordati con l&#8217;azienda sanitaria territoriale sia per quanto concerne la frequenza sia i punti di prelievo.</p>
<p>I <strong>programmi di controllo</strong> per l&#8217;analisi dell&#8217;acqua devono prevedere:</p>
<ul>
<li>La verifica degli standard contenuti nell&#8217;allegato I sui requisiti minimi nelle parti A, B e C, che disciplinano rispettivamente i valori ammessi per i parametri microbiologici, i parametri chimici e i parametri indicatori;</li>
<li>Il monitoraggio delle sostanze presenti nell&#8217;elenco di controllo aggiornato dalla Commissione europea, tra le quali microplastiche, prodotti farmaceutici ed elementi interferenti endocrini;</li>
<li>Le ispezioni sanitarie delle aree di prelievo, di trattamento, di stoccaggio e di distribuzione delle acque;</li>
<li>La ripartizione dei campioni durante l&#8217;anno secondo quanto disciplinato dall&#8217;allegato II.</li>
</ul>
<p>Per avere un&#8217;idea ben precisa sulle proprietà chimico, fisiche e organolettiche di ciò che quotidianamente beviamo, è necessario effettuare l&#8217;<strong>analisi dell&#8217;acqua</strong>, un esame che aiuta a misurare la qualità dell&#8217;acqua e la conformità delle sostanze in essa contenute.</p>
<p>Gli elementi da prendere in considerazione sono diversi e per ognuno è necessario controllare che non vengano superati i limiti stabiliti.</p>
<p>Tra le categorie da prendere in considerazione ci sono innanzitutto i <strong>parametri microbiologici</strong>, che assicurano l&#8217;assenza di Enterococchi intestinali ed <em>Escherichia coli</em> con valori stabiliti da decreto pari a 0/100 ml.</p>
<p>Ci sono poi i <strong>parametri chimici</strong>, come per esempio il cadmio, il clorito, il cromo, il rame, il nichel e il selenio, che anche in questo caso devono presentare dei valori non superiori a una certa soglia.</p>
<p>Tra i <strong>parametri indicatori</strong> ci sono infine i dati relativi a cloruro, ferro, manganese, alluminio, ammonio, sodio, solfato e le fondamentali caratteristiche organolettiche: odore, colore e sapore, che possono influire profondamente sui livelli di gradevolezza di un&#8217;acqua e incoraggiare gli individui a consumarla.</p>
<p><strong>Parametri per misurare la qualità dell’acqua<br />
</strong>L’acqua destinata a uso domestico viene periodicamente sottoposta ad analisi qualitative al fine di verificarne la sicurezza per la salute umana e la normativa che definisce i parametri (ben 62) per misurare la qualità dell’acqua è il Dgls 31/01 “Attuazione della Direttiva 98/83CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”. Tale normativa distingue:</p>
<ul>
<li><strong>parametri microbiologici</strong> volti all’ individuazione della presenza di microrganismi o gruppi microbici come ad esempio gli enterococchi o l’escherichia coli;</li>
<li><strong>parametri chimici</strong> che valutano la presenza di sostanze tossiche come arsenico, piombo, antiparassitari ecc.;</li>
<li>parametri indicatori come odore, colore, sapore, pH, durezza ecc.</li>
</ul>
<p>Per ognuno di questi parametri è definito un range di valori che deve essere rispettato al fine di garantire la potabilità dell’acqua.</p>
<p>I principali parametri indicatori della qualità dell’acqua sono:</p>
<ul>
<li><strong>Durezza</strong> &#8211; La durezza dell’acqua indica la presenza di calcio e magnesio, quest’ultimo è normalmente presente in concentrazione minore rispetto al calcio. In Italia la durezza dell’acqua viene espressa in gradi francesi:</li>
</ul>
<p>1 grado francese = 10mg di CaCO<sub>3</sub> (carbonato di calcio) ogni litro d’acqua.</p>
<p>In base alla sua durezza, possiamo suddividere l’acqua in:</p>
<ul>
<li>Acqua molto dolce 0-4 F°</li>
<li>Acqua dolce 4-8 F°</li>
<li>Acqua a durezza media 8-12 F°</li>
<li>Acqua a durezza discreta 12-18 F°</li>
<li>Acqua dura 18-30 F°</li>
<li>Acqua molto dura &gt; 30 F°</li>
</ul>
<p>Un’acqua molto dura può causare incrostazioni di calcare nelle tubazioni e richiede per il lavaggio della biancheria un elevato consumo di detersivi, mentre un’acqua molto dolce può diventare corrosiva per i tubi in metallo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: durezza con un valore consigliato da 15 a 50°F</p>
<ul>
<li><strong>pH</strong> (Concentrazione di ioni idrogeno) &#8211; Il pH è un parametro per misurare la qualità dell’acqua in relazione alla sua acidità o basicità. Il pH dell’acqua viene calcolato su una scala che va da 0, che rappresenta la massima acidità, a 14 che indica invece la massima basicità. Il livello intermedio 7 definisce la condizione di neutralità che è propria dell’acqua distillata.</li>
</ul>
<p>Il pH delle acque minerali naturali è invece in genere compreso tra 6,5 e 8,0; da notare che il pH dell’acqua frizzante sarà invece minore per via del contenuto di anidride carbonica.</p>
<p>In genere sarebbe preferibile optare per un’acqua alcalina con pH superiore a 7 in quanto questa neutralizza i rifiuti acidi che accumuliamo nelle nostre cellule a causa dell’alimentazione e del metabolismo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: pH compreso tra 6,5 e 9,5.</p>
<ul>
<li><strong>Conduttività &#8211; </strong>I sali disciolti nell’acqua consentono il passaggio della corrente elettrica: più alto è il valore di conducibilità, più consistente sarà la quantità dei sali minerali disciolti nell’acqua. La conducibilità dipende dalla temperatura, perciò occorre rapportare i valori della “salinità” alla temperatura di riferimento che sono di 20°C.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm (microSimens/cm)</p>
<ul>
<li><strong>Residuo secco (fisso) </strong>&#8211; Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua, principalmente ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato. Tale dato viene calcolato portando l’acqua ad una temperatura di 180°C e ciò che rimane dopo la sua completa evaporazione rappresenta il residuo fisso.</li>
</ul>
<p>Questo valore si esprime in mg/l e più è elevato, più sali sono disciolti in un litro d’acqua. In base al residuo fisso le acque possono essere classificate in:</p>
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore o pari a 50 mg/ L;</li>
<li><strong>oligominerale o leggermente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore a 500 mg/ L;</li>
<li><strong>mediominerale</strong> con residuo fisso compreso tra 500 e 1000 mg/ L;</li>
<li><strong>ricca di sali minerali</strong> con residuo fisso superiore a 1.000 mg/L. Questo tipo di acqua è indicata per specifiche terapie di salute ed è acquistabile in farmacia</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: residuo secco dal valore massimo consigliato di 1500 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p>In genere chi soffre di ipertensione o deve favorire la diuresi deve optare per un’ acqua minimamente mineralizzata o un’acqua oligominerale , gli sportivi dovrebbero invece preferire un’acqua mediominerale.</p>
<ul>
<li><strong>Nitrati e Nitriti</strong></li>
</ul>
<p>La presenza di nitrati nell’acqua è causata sia da fenomeni naturali sia dall’uso di fertilizzanti e pesticidi per l’agricoltura. In genere la loro concentrazione nell’acqua è minima e quindi non è pericolosa per la salute, se però tale concentrazione aumenta o se si trasformano in nitriti a causa di batteri già presenti nell’acqua e nel corpo umano, si possono avere serie ripercussioni sulla salute.</p>
<p>I nitriti interagiscono con l’emoglobina trasformandola in metaemoglobina, incapace di svolgere così la sua funzione di trasporto dell&#8217;ossigeno e quindi causando una riduzione del trasporto di ossigeno dai polmoni agli organi e tessuti; questa situazione può rivelarsi fatale per i neonati. Per tale motivo nell’acqua sono previsti due differenti limiti di dosaggio di nitrati:</p>
<ul>
<li>45 mg/L nelle ordinarie acque minerali;</li>
<li>10 mg/L in quelle destinate all’infanzia.</li>
</ul>
<p><strong>Classificazione delle acque</strong></p>
<p><strong> </strong>Esistono varie classificazioni</p>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE IDROLOGICA</strong></p>
<p>In base alla loro provenienza distinguiamo le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>quelle provenienti dalle precipitazioni atmosferiche come pioggia, neve, grandine, brina, rugiada</li>
<li><strong>acque superficiali</strong>che a loro volta si differenziano in:
<ul>
<li>acque dolci: acque dei ghiacciai, dei fiumi, dei laghi</li>
<li>acque salate: acque dei mari e degli oceani</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque telluriche</strong>cioè le acque che si trovano nel sottosuolo (di falda superficiale o profonda). Queste sono acque piovane che, penetrando nel terreno ed incontrando uno strato di roccia impermeabile che le trattiene, portano alla formazione delle falde freatiche</li>
<li><strong>acque sorgive</strong>sono le acque meteoriche che, dopo essere penetrate nel terreno, affiorano in superficie:
<ul>
<li>spontaneamente nelle sorgenti</li>
<li>artificialmente in seguito alla costruzione di pozzi.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE CHIMICA<br />
</strong>Questa classificazione è basata principalmente sul <strong>residuo fisso</strong> (RF) il parametro che indica la quantità di sostanza solida perfettamente secca che rimane dopo aver fatto evaporare in una capsula di platino, previamente tarata, una quantità nota di acqua precedentemente filtrata. In base al valore del residuo fisso si distinguono:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>con RF tra 10 e 80 mg/l</li>
<li><strong>acque dolci</strong>con RF compreso tra 100 e 400 mg/l</li>
<li><strong>acque salate</strong>con RF maggiore di 30 g/l</li>
</ul>
<p>in base al residuo fisso, ma costituito da elementi benefici per la salute umana, vengono catalogate invece le cosiddette</p>
<ul>
<li><strong>acque minerali</strong>: queste si differenziano dalle comuni acque potabili, che possono essere generate anche con opportuni trattamenti di potabilizzazione, per la purezza originaria, per il tenore in minerali, in oligoelementi o in altri costituenti. La legge prevede che provengano da sorgenti naturali o perforate, devono avere inoltre particolari caratteristiche igieniche e fornire benefici alimentari; l’unico trattamento ammesso è l’addizione di CO<sub>2</sub>. Si classificano in base al valore del residuo fisso in:
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzate</strong> (RF a 180 °C &lt; 50 mg/l),</li>
<li><strong>oligominerali</strong> (RF 50-500 mg/l),</li>
<li><strong>minerali</strong> (RF 500-1500 mg/l),</li>
<li><strong>ricche di sali minerali</strong> (RF &gt; 1500 mg/l).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE DI UTENZA</strong></p>
<p>In base al modo in cui vengono utilizzate dall’uomo possiamo classificare le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque potabili</strong>, cioè acque che sono state rese tali in seguito ad un trattamento di potabilizzazione o acque sorgive, come quelle minerali, ma che non sono dotate di particolari caratteristiche igieniche e proprietà favorevoli alla salute</li>
<li><strong>acque minerali</strong>, sono invece le acque che sgorgano spontaneamente da sorgenti perenni naturali o perforate dall’uomo e con caratteristiche igieniche e di purezza originaria (come già detto sopra per la classificazione chimica). Secondo la legge italiana, che è una delle più rigorose al riguardo, “sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute”.</li>
<li><strong>acque industriali</strong>, sono acque che per le loro caratteristiche possono essere impiegate nei processi industriali. I principali utilizzi di queste acque sono:
<ul>
<li>raffreddamento e processi chimici nelle industrie chimiche e petrolchimiche</li>
<li>diluizione nelle industrie farmaceutiche</li>
<li>produzione nelle industrie agro-alimentari</li>
<li>raffreddamento nelle industrie siderurgiche</li>
<li>produzione di circuiti stampati e componenti nelle industrie elettroniche</li>
<li>produzione nell’industria cartaria</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Le acque industriali si ottengono dalle acque naturali sottoposte a particolari trattamenti (desalinizzazione, degassaggio, ecc.) che hanno lo scopo di migliorare le caratteristiche per l’uso industriale. Le acque industriali vengono di solito classificate tramite due parametri: potere incrostante, aggressività.</p>
<ul>
<li><strong>acque agricole, zootecniche e per acquacoltura</strong>, si tratta di solito di acque superficiali, utilizzate in grande quantità, probabilmente eccessiva, in tutti i Paesi sviluppati. Devono essere acque non inquinate, perché altrimenti gli inquinanti verrebbero fissati dai vegetali o dagli animali, con gravi rischi per la salute dei consumatori di tali alimenti. Ciò costituisce il principale problema di questa utenza, poiché le acque superficiali (fiumi, laghi, ecc.) sono facilmente alterabili, se non opportunamente depurate, dagli scarichi connessi alle attività industriali ed ai centri abitati</li>
<li><strong>acque termali</strong>che, provenienti dal sottosuolo e con specifiche composizioni saline, sono utilizzabili a scopi terapeutici (idroterapia). Vengono classificate in diversi modi:
<ul>
<li>in base alla temperatura a cui sgorgano dalla sorgente si dividono in ipotermali (tra 20° e 30°C), omeotermali (tra 30° e 40°C), ipertermali (maggiore di 40°C)</li>
<li>in base alla composizione, che è legata alla loro origine ed alla tipologia di rocce con le quali sono venute a contatto, si distinguono principalmente in
<ul>
<li>acque salse o cloruro-sodiche (contenenti in prevalenza NaCl),</li>
<li>sulfuree (contenenti H 2 S e S in varie combinazioni),</li>
<li>arsenicali-ferruginose (contenenti grandi quantità di Fe e As),</li>
<li>bicarbonate (contenenti bicarbonato di calcio),</li>
<li>solfate (contenenti solfati vari),</li>
<li>carboniche (contenenti CO2 libera disciolta),</li>
<li>radioattive (contenenti elementi radioattivi, soprattutto radon Rn),</li>
<li>salso-bromo-iodiche (contenenti cloruri, bromuri e ioduri di sodio, di origine marina)</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque per la balneazione</strong>che non devono nuocere alla salute dei bagnanti. La qualità delle acque naturali per la balneazione viene monitorata periodicamente dagli organi preposti (in Italia dalle Regioni tramite le ARPA) con la conta del numero di batteri Escherichia coli e di batteri enterococchi intestinali presenti in 100 ml di acqua, indice di contaminazioni fecali, che non deve superare specifici valori limite.<br />
Le acque delle piscine devono avere gli stessi valori delle acque potabili ed in aggiunta viene determinata la quantità di cloro libero, utilizzato nella disinfezione dell’acqua.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione è importante sottolineare che il <strong>processo di naturale autodepurazione delle acque</strong> è stato, soprattutto nell’ultimo secolo, gravemente alterato e compromesso dall’industrializzazione e da altre attività umane in particolare l’agricoltura, infatti i tempi che sono necessari all’ecosistema per provvedere alla completa rigenerazione e riaccumulo delle acque sono molto lunghi, essendo legati a processi naturali molto lenti e fragili.<br />
Nell’ultima parte della storia dell’uomo si sono verificati simultaneamente due problemi riguardanti le risorse idriche del pianeta:</p>
<ul>
<li><strong>inquinamento delle acque</strong>(ogni anno finiscono in acqua 8 milioni di tonnellate di plastica, valori decuplicati dal 1980, e tra i 300 e 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri)</li>
<li><strong>consumo eccessivo di acqua per attività umane</strong>(il consumo globale di acqua è cresciuto del 600% nel giro di un secolo)</li>
</ul>
<p>Questi due fattori concomitanti hanno creato un corto circuito nei sistemi di depurazione naturale (sedimentazione, ossidazione ed adsorbimento) dei corpi idrici recettori (mari, fiumi, laghi, etc.) per questo è evidente la necessità di depurare le acque reflue attraverso sistemi di filtrazione e trattamento artificiale che, imitando i processi biologici che avvengono naturalmente, possano effettuare la depurazione in modo molto più veloce; infatti negli impianti questi processi si compiono in modo molto rapido grazie alla tecnologia ed all’energia impiegata.</p>
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		<title>Petasites &#124; Petasites officinalis Moench.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/petasites-petasites-officinalis-moench/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 07:52:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il farfaraccio maggiore (nome scientifico Petasites hybridus (L.) Gaertn. &#38; al., 1801) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteraceae (sottofamiglia Asteroideae). E’ una pianta erbacea perenne di grandi dimensioni, con grosso rizoma tuberoso strisciante da cui in primavera si sviluppa il fusto fiorifero, alto da 30 a 100 cm e senza &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>farfaraccio maggiore</strong> (nome scientifico <em>Petasites hybridus</em> (L.) Gaertn. &amp; al., 1801) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle <em>Asteraceae</em> (sottofamiglia <em>Asteroideae</em>).</p>
<p>E’ una pianta erbacea perenne di grandi dimensioni, con grosso rizoma tuberoso strisciante da cui in primavera si sviluppa il fusto fiorifero, alto da 30 a 100 cm e senza foglie che appaiono soltanto al termine della fioritura; l’infiorescenza è un racemo allungato con brattee color porpora; i fiori, tra il rosa e il porpora, sono riuniti in capolini. Fecondati dalle api si trasformeranno in frutti pelosi che saranno diffusi dal vento. I fiori maschili, di circonferenza di circa un cm, sono grandi il doppio di quelli femminili che possono essere distinti anche dal peduncolo di maggiore lunghezza. Le foglie sono molto grandi, anche 80 x 40 cm., reniformi, di colore verdastro, lanuginose nella parte inferiore, margine irregolarmente dentato, lungo picciolo color porporino; fusto: scaglioso, cavo all’interno. La fioritura avviene in primavera. Predilige i terreni umidi fino a 1500 m s.l.m. Presente in quasi tutta l’Italia, in Europa, Asia Settentrionale ed Occidentale come pure in Nord America.</p>
<p>Il nome “<em>petasite</em>” è di origine greca e deriva da <em>petàsos</em>, un cappello a grandi falde usato dai viaggiatori, cacciatori e pastori del passato per coprirsi la testa e ripararsi dalla pioggia, alla cui forma richiamano le grandi foglie cuoriformi della pianta. L&#8217;epiteto specifico (<em>hybridus </em>= ibrido) probabilmente fa riferimento ad una possibile origine ibrida di questa specie. Mentre il nome comune (<em>maggiore</em>) sta ad indicare che questa specie è quella che raggiunge le dimensioni maggiori in altezza; l nome “<em>farfara</em>”, di origine latina, si riferisce a qualcosa che porta farina; la parte inferiore della foglia è infatti lanuginosa, come fosse cosparsa di farina.</p>
<p>Contiene la <strong>petasina</strong> e l’<strong>isopetasina</strong>, due potenti <strong>agenti vasodilatatori</strong> la cui attività <em>in vitro</em> si è dimostrata simile a quella della <strong>papaverina</strong> (tali sostanze sembrano inoltre <strong>capaci di inibire la sintesi di leucotrieni</strong> responsabili del processo infiammatorio che sta alla base dell’emicrania); contiene anche prodotti a base di zolfo, <strong>alcaloidi pirrolozidinici, flavonoidi, acido protocatechico, colina, cloruro di potassio, inulina, sinantrina, eliantenina, potassio, calcio e manganese</strong>.</p>
<p>Nella medicina popolare alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà vulnerarie</strong> (guarisce le ferite), <strong>sedative</strong> (calma stati nervosi o dolorosi in eccesso), astringenti, <strong>bechiche</strong> (azione calmante della tosse), <strong>diaforetiche </strong>(agevola la traspirazione cutanea), <strong>cardiotoniche</strong> (regola la frequenza cardiaca) ed <strong>emmenagoghe</strong> (regola il flusso mestruale).</p>
<p>Gli estratti di farfaraccio sono stati utilizzati nella medicina popolare per curare la rinite allergica (febbre da fieno), l’asma, l’emicrania, i disturbi del tratto uro-genitale, del tratto gastro-intestinale e della colecisti, oltre che come spasmolitici. In particolare, negli ipertesi ed arteriosclerotici regola la pressione e stato di eccitazione psichica, mentre negli asmatici allevia lo stato di ansia. Azione regolare e sicura, ma non immediata. I rizomi sono leggermente più attivi delle foglie.</p>
<p>In cosmetica si possono applicare le foglie sul viso perfettamente pulito per combattere gli arrossamenti della pelle e come decongestionante.</p>
<p>In cucina, viene sconsigliato l&#8217;uso edule in quanto <strong>questa pianta contiene alcuni alcaloidi epatotossici</strong> (<strong>alcaloidi pirrolizidinici</strong>); tuttavia c’è chi consuma i gambi carnosi e sodi delle giovani foglie (piccioli) in insalata oppure passati al burro, lessati ed eventualmente mescolati con bietole, oppure al pari degli asparagi. In Lombardia si usa anche friggerli dopo averli leggermente infarinati oppure passati in una pastella preparata con uova, farina e latte. In Giappone si consumano arrostiti o in salamoia. Le ceneri della pianta possono sostituire il sale da cucina. Si consiglia sempre di farne un uso moderato.</p>
<p><strong>Avvertenze</strong>: <strong>gli alcaloidi pirrolizzidinici hanno attività epatotossica-genotossica e carcinogenica</strong> pertanto la durata di utilizzo non deve superare le 4-6 settimane l´anno.</p>
<p><em>N.B. Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</em></p>
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		<title>Verza &#124; Brassica oleracea</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verza-brassica-oleracea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 18:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Verdure ed Ortaggi]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[cavolo verza]]></category>
		<category><![CDATA[goitrogeni]]></category>
		<category><![CDATA[ortaggi]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[verza]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina K]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La verza (Brassica oleracea) è una pianta nota fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali e attualmente diffusa in Italia soprattutto nelle regioni del centro Nord. La verza, nota anche come verzotto, cavolo verza, cavolo sabaudo/di Savoia oppure cavolo lombardo/ di Milano, è una cultivar di cavolo simile al cavolo cappuccio, ma a differenza di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La verza (<strong><em>Brassica oleracea</em></strong>) è una pianta nota fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali e attualmente diffusa in Italia soprattutto nelle regioni del centro Nord.</p>
<p>La <strong>verza</strong>, nota anche come verzotto, <strong>cavolo verza</strong>, cavolo sabaudo/di Savoia oppure cavolo lombardo/ di Milano, è una cultivar di cavolo simile al cavolo cappuccio, ma a differenza di questo presenta foglie grinzose, increspate e con nervature prominenti. Come tutte le tipologie di cavolo (verde, bianco, rosso, Bruxelles,…) la verza è una pianta delle crocifere, cioè con un fiore a quattro petali, a forma di croce ed ha uno stelo denso con foglie verdi o grigie. E’ una pianta biennale con radice fittonante non molto profonda, possiede fusto eretto, di lunghezza raramente superiore ai 30 centimetri. La palla, verde o rosso-violacea, non è molto compatta; le foglie interne sono bianco-giallastre. Viene coltivato in varie zone d&#8217;Italia ed è un ortaggio molto conosciuto. Si tratta di un ortaggio tipicamente invernale poiché essa viene raccolta solitamente da ottobre ad aprile.</p>
<p>Come molti vegetali, anche la verza è composta prevalentemente da acqua (90%); sono presenti, inoltre, proteine, fibre, ceneri, zuccheri, carboidrati. Ben rappresentati sono anche i sali minerali, in particolare calcio, sodio, fosforo, potassio, magnesio, zinco e ferro (sebbene poco disponibile). Contiene anche molte vitamine, soprattutto quelle del gruppo A, B ed E.</p>
<p>Tra gli amminoacidi presenti nella verza compaiono: acido glutammico ed aspartico, arginina, fenilalanina, isoleucina, leucina, prolina, serina, glicina, tirosina, treonina e valina. Questo ortaggio non contiene grassi, ha poche calorie, circa 30 kCal per etto ed è un alimento che viene spesso indicato dai dietologi per<strong> diete ipocaloriche</strong>.</p>
<p>La verza, così come tutte le <em>Brassicacee</em>, se consumato con regolarità, è in grado di esercitare un effetto benefico sulla salute <strong>riducendo il rischio di malattie croniche, in particolare cardiovascolari</strong>, e di diversi tipi di tumore. Il merito sarebbe sia del contenuto in <strong>c</strong> (importante per la coagulazione) e di molecole che aiutano a combattere l’aterosclerosi. Fra queste ultime sono inclusi numerosi <strong>antiossidanti</strong>, che esercitano anche una funzione protettiva nei confronti della vista (in particolare i carotenoidi), della pelle (vitamina A, C ed E) e contro l’insorgenza dei tumori. Inoltre <strong>selenio </strong>e <strong>manganese </strong>sono importanti cofattori di enzimi facenti parte delle difese antiossidanti interne all’organismo. Cavoli e verza sono anche fonti di <strong>vitamine del gruppo B</strong> importanti per garantirsi un buon metabolismo. Infine, questi ortaggi <strong>aiutano a proteggere la salute delle ossa</strong> grazie al loro apporto di calcio, fluoro e magnesio, e apportano ferro importante per la produzione dei globuli rossi.</p>
<p>Ben nota sono anche le <strong>proprietà diuretiche e lassative</strong> che si possono ottenere grazie al consumo di questo vegetale; la presenza della clorofilla, inoltre, ne rende consigliabile l’assunzione in caso di anemia.</p>
<p>I cavoli e la verza <strong>sono fonti di goitrogeni pericolosi per chi soffre di disturbi alla tiroide</strong>. Pertanto non è consigliabile il consumo di piatti a base di questo ortaggio in caso di irritabilità del colon o di ipotiroidismo. Analogamente qualche cautela va adottata da persone che usano farmaci anticoagulanti perché la verza è molto ricca di vitamina K.</p>
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