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	<title>pinene Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Zedoaria &#124; Curcuma zedoaria</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/zedoaria-curcuma-zedoaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Zedoaria è una pianta erbacea perenne del genere Curcuma Linn., famiglia delle Zingiberacee, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam). La curcuma zedoària, anche detta comunemente curcuma bianca o mango tumerico, presenta un grosso &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Zedoaria</strong> è una pianta erbacea perenne del genere <em>Curcuma Linn</em>., famiglia delle <em>Zingiberacee</em>, che trova la sua origine e quindi il suo habitat naturale nelle foreste pluviali del sud est asiatico (India Bangladesh, Himalaya orientale, Sri Lanka, Malaysia, Indocina, Vietnam).</p>
<p>La <strong>curcuma zedoària</strong>, anche detta comunemente <strong>curcuma bianca o mango tumerico</strong>, presenta un grosso rizoma tuberoso, dalla polpa color arancio, molto profumato e gustoso, da cui si originano, sia rami sterili con foglie lanceolate, sia rami fertili con fiori bianco-giallastri con sfumature porporine, terminanti con un ciuffo di brattee bianco-porporine; può raggiungere l’altezza di 1 mt.. Il suo rizoma ha un aroma pungente, muschiato e con una nota di rosmarino.</p>
<p>Talvolta <strong>impiegata in cucina come spezia</strong>, accompagnando specialmente i <strong>piatti tipici della tradizione indonesiana e indiana</strong> a base di pollo e agnello, mentre le foglie vengono utilizzate come erbe aromatiche. A Singapore viene largamente impiegata nella <strong>preparazione di liquori e vini aromatici e carminativi</strong>; in particolare rientra nella composizione di alcuni liquori amaro-tonici, possedendo una spiccata azione sull&#8217;apparato digerente come eupeptico e carminativo.</p>
<p>In India, paese che attualmente ne detiene il primato mondiale produttivo, la Zedoaria è impiegata da secoli nella medicina Ayurvedica per le riconosciute preventive e come cicatrizzante e antinfiammatorio.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> contenuti nella Zedoaria sono: <strong>curcumina, cineolo, borneolo, curcumodiolo, pinene, zingiberene, canfene,</strong> amido, fruttosio, arabinosio, minerali (Ca, Mg, Fe, P, Na, K), vitamine B1, B2, B6, C, resine, mucillagini.</p>
<p>Per molti aspetti la Zedoaria trova similitudini con lo Zenzero. Nella medicina naturale è ampiamente diffusa grazie alle sue <strong>proprietà antisettiche, antiossidanti, antiinfiammatorie, antimicotiche, aromatiche, digestive, stimolanti, antiasmatiche, febbrifughe, vermifughe e addirittura antireumatiche</strong>; essa, inoltre, viene impiegata per le sue <strong>virtù stomachiche e carminative</strong>.</p>
<p>In campo erboristico solitamente viene associata ad altre piante amare, soprattutto nei preparati per massaggi sportivi o adiposità cutanea.</p>
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		<title>Cipresso &#124; Cupressus Sempervirens</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cipresso-cupressus-sempervirens/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 12:05:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cipresso comune o cipresso mediterraneo (Cupressus sempervirens, L.) è una conifera appartenente al genere Cupressus originario dell&#8217;Asia Minore e del Mediterraneo orientale, oggi occupa tutto il suo bacino; sarebbe stato importato nel Mediterraneo occidentale dai Fenici e dagli Etruschi per motivi ornamentali dal momento che la sua forma piramidale di alcune varietà è molto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>cipresso comune</strong> o <strong>cipresso mediterraneo</strong> (<em>Cupressus sempervirens</em>, L.) è una conifera appartenente al genere <em>Cupressus</em> originario dell&#8217;Asia Minore e del Mediterraneo orientale, oggi occupa tutto il suo bacino; sarebbe stato importato nel Mediterraneo occidentale dai Fenici e dagli Etruschi per motivi ornamentali dal momento che la sua forma piramidale di alcune varietà è molto caratteristica. È una pianta molto diffusa in Italia.</p>
<p>Il cipresso mediterraneo è un albero sempreverde, molto longevo, che raggiunge i 25 m, ma negli esemplari più vecchi può arrivare anche oltre i 50 m., con tronco diritto e robusto e con chioma di forma molto variabile, o conico-piramidale allungata terminante in una punta con rami appressati eretti, spesso ramificato fin dalla base (<strong>var. <em>pyramidalis</em></strong> o “stricta”) o espansa con rami patenti o quasi orizzontali (<strong>var. <em>horizontalis</em></strong>). Nella varietà <em>horizontalis </em>il tronco è per buona parte libero da rami.</p>
<p>Si presenta con foglie simili alle squame ed assume nel complesso la caratteristica forma conica. I frutti sono delle <strong>pigne a cono</strong> che restano sulla pianta anche per anni. I fiori sono poco visibili.</p>
<p>Corteccia grigio-bruna fibrosa di poco spessore e fessurata in senso longitudinale.</p>
<p>Il <strong>legno di cipresso</strong> è profumato, con note speziate; è molto duro e compatto, di ottima qualità, adatto per mobilio e per incisioni, inattaccabile dagli insetti (tarli) per cui è molto ricercato per mobili e infissi. Per la sua resistenza all&#8217;acqua fin dall&#8217;antichità fu utilizzato per costruire imbarcazioni ed intere flotte.</p>
<p>Ha un apparato radicale che può approfondirsi notevolmente nelle fessure delle rocce tramite fittoni, ma nei suoli compatti e molto superficiali, le radici si possono diffondere superficialmente anche a notevole distanza.</p>
<p>Viene utilizzato per lo più come <strong>albero da ornamento</strong>. Essendo anche il simbolo della vita eterna e dell’immortalità, il cipresso è stato scelto come pianta decorativa dei cimiteri; inoltre le sue radici non interferiscono con le sepolture; esse scendono infatti a fuso nella terra invece di allungarsi in orizzontale come molti altri alberi. In alcune regioni è invece un simbolo del paesaggio, particolarmente in Toscana e Umbria, ove si ritrova, diffuso o coltivato, in tutte le campagne. Viene tradizionalmente utilizzato per viali d&#8217;accesso alle ville padronali o per viali alberati in generale (famosissimo quello di Bolgheri).</p>
<p>il termine del genere “<em>Cupressus</em>” potrebbe derivare dal greco “<em>kypàrissos</em>” in riferimento all’Isola di Cipro, come probabile testimonianza dell’origine orientale di questo albero.</p>
<p>Il cipresso viene ampiamente utilizzato anche <strong>in erboristeria</strong>, dal momento che risulta essere ricco di <strong>flavonoidi, polifenoli, tannini</strong>. Queste sostanze denotano tutta una serie di proprietà con effetti diretti sulla microcircolazione, ad esempio per il trattamento di insufficienze venose periferiche; l&#8217;estratto meristematico (delle gemme) viene utilizzato come <strong>tonificante dell&#8217;endotelio vascolare</strong>. Dalla distillazione delle foglie, dei rami e dei galbuli si ottiene l'&#8221;<strong>oleum cupressi</strong>&#8220;, che ha un profumo rinfrescante, canforato-resinoso, assai usato nell&#8217;<strong>industria farmaceutica </strong>e in <strong>profumeri</strong>a. Contiene <strong>oli essenziali </strong>come <strong>fusfurolo</strong>, <strong>pinene, cadinene, terpenolo, cedrolo</strong> e <strong>cimolo. </strong>Altri benefici sono stati riscontrati per l‘azione antinfiammatoria dei disturbi a carico del sistema respiratorio.</p>
<p>L’<strong>olio essenziale di cipresso </strong>viene utilizzato come ingrediente cosmetico in creme, unguenti e oli da massaggio; per favorire la circolazione delle gambe, per la preparazione e nel recupero muscolare; grazie al suo potere balsamico è tradizionalmente usato per favorire il benessere delle prime vie respiratorie. Agisce come un vasocostrittore favorendo il riassorbimento degli edemi, per questo il cipresso viene utilizzato nel trattamento delle emorroidi.</p>
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		<title>Fellandrio &#124; Oenanthe Phellandrium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/fellandrio-oenanthe-phellandrium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 16:28:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamato anche peperoncino selvatico, cucuzzella pazza, zucchetta marina, il cocomero asinino è una pianta annua erbacea perenne della famiglia delle Cucurbitacee, diffusa nel bacino del Mediterraneo; alta fino a 50 cm, con fusto prostrato ispido e verrucoso; i rami fioriferi sono ascendenti; le foglie sono ovate, quasi astate alla base con apice acuto e margine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiamato anche peperoncino selvatico</strong>, <strong>cucuzzella pazza</strong>, <strong>zucchetta marina</strong>, il <strong>cocomero asinino</strong> è una pianta annua erbacea perenne della famiglia delle Cucurbitacee, diffusa nel bacino del Mediterraneo; alta fino a 50 cm, con fusto prostrato ispido e verrucoso; i rami fioriferi sono ascendenti; le foglie sono ovate, quasi astate alla base con apice acuto e margine crespato ondulato; i fiori sono piccoli unisessuali, giallo-bianchi, con calice e corolla divisi in 5 lobi.</p>
<p>I frutti hanno la forma di un piccolo cocomero spinoso, ovvero di bacca pendula irsuta di forma ovale delle dimensioni di 3–4 cm. È l&#8217;unica specie del genere <em>Ecballium</em>. Cresce in vegetazioni ruderali come discariche e margini di strade, in siti assolati e su suoli abbastanza ricchi in composti azotati, aridi d&#8217;estate, con optimum nella fascia mediterranea.</p>
<p>Il suo nome botanico deriva, dai termini greci &#8220;έκτο&#8221;= al di fuori, e &#8220;βάλλω&#8221;= lanciare e fa riferimento ad una particolarità dei frutti: al loro interno infatti si sviluppa una pressione idraulica notevole che serve a &#8220;sparare&#8221; i semi il più lontano possibile; i piccioli dei frutti funzionano come tappi che, quando il frutto è maturo, al minimo tocco lasciano fuoriuscire liquido e semi. La pressione che si accumula in un frutto maturo è molto superiore a quella di uno pneumatico d&#8217;auto: quando il frutto si stacca dal peduncolo il liquido ed i semi vengono sparati fuori ad una velocità di circa 10 m/s e ad una distanza anche di oltre 12 m.</p>
<p>Il succo contenuto nella polpa del frutto è amarissimo e altamente tossico; di qui il nome volgare di “<strong>sputaveleno</strong>”; può causare infiammazioni alle mucose e agli occhi e irritazioni gravi all&#8217;intestino crasso, con conseguenti seri problemi gastrointestinali. Periodo di fioritura: maggio-ottobre.</p>
<p>La pianta è di antico uso medicinale, ma <strong>contiene diversi alcaloidi che la rendono tossica</strong>. Tutte le parti della pianta sono tossiche, ma in particolare i semi e il liquido che li avvolge all’interno del frutto. La tossicità è dovuta alla presenza di un alcaloide glucoside, ovvero l’<strong>elaterina</strong>, di <strong>cucurbitacine</strong> e di acidi grassi. Questi principi attivi hanno forti proprietà purgative, diuretiche, emmenagoghe, citotossiche, emetiche, rubefacenti.</p>
<p>Nell&#8217;antichità Teofrasto ne consigliava l&#8217;uso della radice per combattere la scabbia delle pecore. In medicina si può usare il liquido essiccato come forte purgativo; <strong>in erboristeria ne è vietato l&#8217;uso data l&#8217;elevatissima tossicità</strong>.</p>
<p>Il cocomero asinino può causare gravi effetti collaterali in caso di assunzione, accidentale o voluta, del suo succo. Basti pensare che anche il contatto esterno provoca infiammazioni severe delle mucose del naso e della bocca. Non va quindi toccato a mani nude o, peggio ancora, non bisogna giocarci imprudentemente per far schizzare via i semi.</p>
<p>All’interno del corpo, gli effetti avversi sono a carico del sistema gastrointestinale, e i sintomi sono nausea, vomito, diarrea intensa, cefalgia, dolori addominali. In persone con problemi patologici pregressi e con un’assunzione elevata, vi è anche il rischio di morte.</p>
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		<title>Eucalipto &#124; Eucalyptus Globulus Labill</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/eucalipto-eucalyptus-globulus-labill/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 17:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;eucalipto è un albero sempreverde della famiglia delle Myrtaceae. Il nome deriva dal greco εὖ, &#8220;bene&#8221;, e καλύπτω, &#8220;nascondere&#8221;, in quanto il fiore ha la caratteristica di possedere un opercolo che racchiude completamente il calice nel bocciolo fiorale e nasconde il resto del fiore. Globulus invece fa riferimento alla forma sferica dei fiori. Si tratta &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>eucalipto</strong> è un albero sempreverde della famiglia delle <em>Myrtaceae</em>.</p>
<p>Il nome deriva dal greco εὖ, &#8220;bene&#8221;, e καλύπτω, &#8220;nascondere&#8221;, in quanto il fiore ha la caratteristica di possedere un opercolo che racchiude completamente il calice nel bocciolo fiorale e nasconde il resto del fiore. <em>Globulus</em> invece fa riferimento alla forma sferica dei fiori.</p>
<p>Si tratta di un albero maestoso, con una corteccia che si sfalda a placche, dal colore bianco-grigiastro, che può raggiungere un’altezza di 70 m. Le sue caratteristiche sono le eleganti <strong>foglie</strong> dalla forma arcuata a falce, che possono raggiungere una lunghezza di 30 cm e che<strong>, se strofinate, rilasciano l’intenso tipico aroma</strong>. Le strette foglie pendono giù in senso verticale per proteggerle dal forte calore del sole. Per questo le foreste di Eucalipto vengono qualche volta denominate “<strong>foreste senza ombra</strong>”.</p>
<p>Se si solleva una foglia alla luce si può osservare come sia <strong>tempestata di tanti minuscoli puntini, le ghiandole contenenti l’olio essenziale</strong>. Le foglie giovani in cima ai rami sono ovali e cuoriformi, la superficie superiore di colore verde-bluastro, la superficie inferiore rivestita da una sostanza biancastra. I boccioli floreali sono contenuti in capsule coperte da un opercolo che nella stagione della fioritura si dischiude sprigionando una corona di stami gialli biancastri simili ad una spazzola rotonda. I fiori impollinati si sviluppano in dure capsule che racchiudono i semi. Le Australiane Montagne Blu, nell’entroterra di Sidney, devono il loro nome alle estese foreste di eucalipto dai riflessi blu. Delle numerose specie classificate, solo una sessantina hanno anche interesse economico e provengono tutte dalle zone costiere dell&#8217;Australia, le zone caratterizzate da clima mite e da ricchezza di precipitazioni atmosferiche.</p>
<p>L’eucalipto è arrivato in Europa a metà del IXX secolo quando fu importato dall’Australia e dalla Tasmania per bonificare i terreni paludosi dell’Agro pontino durante il periodo fascista, avendo delle profonde radici che assorbono bene grandi quantità d’acqua. Per questo motivo, sono diffusi anche in zone soggette a bonifica nel resto d’Italia. Inoltre, vista l’altezza, gli esemplari di eucalipto piantati fungevano anche da efficace <strong>barriera contro il vento</strong>.</p>
<p>Gli impieghi prevalenti delle specie di eucalipti riguardano <strong>l&#8217;uso farmacologico e fitoterapico dell&#8217;olio essenziale</strong>, l&#8217;utilizzo del legno come legna da opera o da ardere o per la fabbricazione della carta, l&#8217;allestimento di apprestamenti protettivi (frangiventi) e, infine, come pianta ornamentale e in floricoltura per la produzione di fronde. L&#8217;eucalipto è inoltre una <strong>fonte nettarifera</strong> importante per la sopravvivenza delle api in Sardegna. Qui il miele di eucalipto rappresenta il 50% della produzione di miele isolano.</p>
<p>L’olio essenziale contenuto nelle foglie di eucalipto è prezioso per la quantità di <strong>eucaliptolo </strong>(70-78%), <strong>pinene </strong>(4-28%), <strong>canfene </strong>(0-23%), <strong>limonene </strong>(3,5%), <strong>terpienolo </strong>(2-3%), <strong>terpinen-4-olo </strong>(0,35%), <strong>linalolo </strong>(0,25%)<strong>, </strong>che svolgono un’a<strong>zione balsamica, fluidificante ed espettorante ideale per combattere stati infiammatori, congestioni, sinusiti e tosse; </strong>è impiegato anche per il trattamento cosmetico della pelle.<strong> L’olio essenziale di eucalipto è </strong>anche<strong> ideale per disinfettare e depurare l’aria della stanza; </strong>lasciar sprigionare dell’olio essenziale di eucalipto in una lampada per aromi o su una pietra aromatica libera l’aria dai germi.</p>
<p>All&#8217;eucalipto, soprattutto all&#8217;olio essenziale, sono attribuite numerose <strong>proprietà</strong>, fra cui spiccano quelle <strong>antisettiche, antifungine, antinfiammatorie, iperemiche ed espettoranti secretolitiche</strong>. Per questo motivo l&#8217;eucalipto è utilizzato per la sua <strong>attività balsamica, fluidificante delle secrezioni catarrali dell&#8217;apparato respiratorio e sedativa della tosse</strong>.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale di eucalipto è presente in molte specialità farmaceutiche registrate, in forma di supposte, sciroppi, unguenti balsamici e gocce nasali.</p>
<p>In <strong>cosmetica </strong>l’Eucalipto viene usato come disinfettante e purificante per pelli e capelli grassi e come cicatrizzante e lenitivo in caso di piccole feriti e lievi scottature; l’olio essenziale svolge un’azione antisettica e risulta sgradito agli insetti, molto utile quindi per problemi di pediculosi e per allontanare zanzare ed altri insetti; svolge inoltre un’azione deodorante e rinfrescante e per questo si ritrova molto spesso in deodoranti, dentifrici e colluttori.</p>
<p>E’ controindicato in pazienti con infiammazioni del tratto gastrointestinale e biliare, gravi epatopatie. Inoltre, l&#8217;utilizzo di eucalipto è controindicato anche in gravidanza, durante l&#8217;allattamento e in pazienti in età pediatrica. In rari casi può provocare nausea, vomito, diarrea. L’inalazione dell’olio essenziale è sconsigliata nelle persone, soprattutto bambini, con tendenza a broncospasmi o con asma bronchiale, in quanto potrebbe scatenare una crisi respiratoria.</p>
<p>Da sapere che i koala si alimentano principalmente di foglie di alcune varietà di eucalipto.</p>
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		<title>Cajeput &#124; Melaleuca Leucadendra</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cajeput-melaleuca-leucadendra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2022 14:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Melaleuca è un genere di piante della famiglia delle Myrtacee, di cui esistono oltre 200 specie. Melaleuca leucadendra L. var. Viridiflora, conosciuta anche come Niaouli, è un albero della famiglia delle Myrtacee, nativo delle aree boschive dell’Australia del nord e della Papua Nuova Guinea. Il Niaouli è una pianta molto resistente, che può raggiungere dimensioni &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Melaleuca</strong> è un genere di piante della famiglia delle <em>Myrtacee</em>, di cui esistono oltre 200 specie. <em>Melaleuca leucadendra </em>L. var. Viridiflora, conosciuta anche come <strong>Niaouli</strong>, è un albero della famiglia delle Myrtacee, nativo delle aree boschive dell’Australia del nord e della Papua Nuova Guinea.</p>
<p>Il Niaouli è una pianta molto resistente, che può raggiungere dimensioni notevoli e cresce praticamente su ogni tipo di terreno formando gruppi o piccole foreste che si calcola coprano due quinti del suolo della Nuova Caledonia.</p>
<p>L&#8217;albero è dotato di una corteccia spessa, spugnosa e biancastra, da cui il nome <strong>leucadendron</strong>, dal greco <em>leucòs</em> = bianco e <em>dendron</em> = albero, mentre il nome di genere, Melaleuca, deriva dal greco <em>mèlas</em> = nero e <em>leucòs</em> = bianco, riferito ad altre specie di questo genere che hanno epidermide del tronco scura e legno bianco. L&#8217;albero <em>Melaleuca leucadendron</em> è diffuso in Australia e nell&#8217;arcipelago Malese, dove è conosciuto col nome <strong><em>Kayuputih</em></strong> che significa “<strong>albero bianco</strong>”, proprio per l&#8217;aspetto chiaro della corteccia. Nei paesi di origine, forma spesso vaste coperture forestali, con predilezione per i terreni salmastri.</p>
<p>L’albero è utilizzato dagli aborigeni per molteplici usi mentre i suoi estratti vengono usati nella medicina tradizionale per la produzione dell’<strong>olio essenziale di Niaouli</strong>, ricavato dalle foglie e dai rami e noto per la sua <strong>azione balsamica e decongestionante</strong>.</p>
<p>Il <strong>Cajeput</strong> (<em>Oleum Cajeputi</em>) <strong>è l&#8217;olio essenziale estratto da <em>Melaleuca leucadendron</em></strong>, sinonimo di Melaleuca leucadendra e Melaleuca cajuputi. L’olio essenziale si estrae per distillazione in corrente di vapore delle foglie e dei giovani rametti freschi, lasciati fermentare per qualche giorno; ha un odore forte e speziato.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale di Cajeput, conosciuto anche come <strong>Tea Tree Bianco,</strong> contiene <strong>eucaliptolo</strong>, <strong>cineolo, pinene, aldeidi, terpinoli</strong>; è considerato un <strong>germicida di media potenza</strong>, avendo un indice aromatico, che rappresenta la misura del potere germicida, inferiore a 0,4 (il massimo indice aromatico è pari a 1), con bassa tossicità.</p>
<p>Per uso interno, può essere utilizzato come antisettico, stimolante e antispasmodico, in particolare per le cistiti e le prostatiti.</p>
<p>Per uso esterno, come antisettico e analgesico in particolare per odontalgie, otalgie e artralgie, cioè per calmare il mal di denti, mal d&#8217;orecchie e i dolori alle articolazioni. È sufficiente metterne una o due gocce in un minuscolo batuffolo di cotone, da introdurre nella cavità della carie, per calmare il dolore di un dente cariato, o nel dotto auricolare per lenire il mal d&#8217;orecchio; in questo caso è consigliabile miscelarlo ad una piccola quantità di olio di Oliva o di Mandorle dolci, per non irritare la delicata epidermide del condotto auditivo.</p>
<p>Il Cajeput è utilizzato nella formulazione di gocce nasali e unguenti balsamici pettorali per favorire la pervietà delle vie respiratorie, per produrre unguenti, balsami e oli da massaggio antireumatici, per frizioni analgesiche contro dolori articolari, muscolari e in ambito sportivo.</p>
<p>L&#8217;essenza è considerata una protezione contro insetti e parassiti della pelle, anche per uso veterinario, spesso in associazione ad altre essenze.</p>
<p>Pur possedendo una bassa tossicità alle dosi terapeutiche consigliate, deve essere evitato il contatto diretto dell&#8217;olio essenziale puro con le mucose. Inoltre, è sconsigliato l&#8217;uso nei bambini al di sotto dei tre anni di età, per evitare rischi di reazioni allergiche.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale di Cajeput (o tea tree bianco) è antisettico e calmante. I suoi suffumigi risultano utili contro le affezioni respiratorie. Ha inoltre funzioni analgesiche, antibiotiche, balsamiche e lenitive. Utilizzato in aromaterapia per disinfettare gli ambienti.</p>
<p><strong>N.B.</strong> Gli oli essenziali di melaleuca – tea tree oil, olio dell’albero del tè, olio di niaouli e olio di cajeput – sono ormai diffusi anche in molti Paesi europei, dove è facile trovarli in commercio sotto forma di integratori alimentari. Ma in alcuni paesi gli oli essenziali estratti dalle foglie delle specie di Melaleuca sono sconsigliati o addirittura vietati, in virtù dei loro <strong>potenziali effetti neurotossici</strong>. In Italia gli integratori che contengono oli essenziali di melaleuca sono autorizzati; vengono usati spesso per le loro presunte proprietà antimicrobiche e antisettiche come trattamento aggiuntivo durante la cura delle infezioni come le sinusiti e le cistiti. Tuttavia, in questi oli essenziali, sono presenti diverse sostanze che dovrebbero destare qualche preoccupazione:</p>
<ul>
<li>L’olio di tea tree contiene composti come il <strong>terpinen-4-olo</strong>, che presenta tossicità testicolare nei ratti, e il <strong>metileugenolo</strong> genotossico e cancerogeno.</li>
<li>Nell’olio dell’albero del tè è presente l’<strong>ascaridolo</strong>, una sostanza i cui effetti sono ancora poco conosciuti.</li>
<li>Negli oli di niaouli e cajeput è invece presente il composto <strong>1,8-cineolo</strong>, noto per produrre complicazioni neurologiche nei bambini. È contenuto anche nell’olio di tea tree ma in concentrazioni molto più basse. Al momento, i dati disponibili non sono sufficienti per stabilire un livello di esposizione sicuro.</li>
</ul>
<p>Alla luce di questi dati è sconsigliabile il consumo di questi integratori nei bambini e nelle donne in gravidanza o allattamento, per assenza di dati specifici per questi gruppi di popolazione.</p>
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		<title>Abete bianco &#124; Abies alba Miller</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/abete-bianco-abies-alba-miller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 11:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[abete bianco]]></category>
		<category><![CDATA[albero di Natale]]></category>
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		<category><![CDATA[principe dei boschi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;abete bianco, detto anche abete comune, abezzo o avezzo, è una pianta tipica delle foreste e delle montagne dell&#8217;emisfero boreale. L&#8217;abete bianco è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (in media 30 metri, alcuni esemplari possono superare 50 metri) è soprannominato &#8220;il principe dei boschi&#8220;. L’abete bianco è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>abete bianco</strong>, detto anche abete comune, abezzo o avezzo, è una pianta tipica delle foreste e delle montagne dell&#8217;emisfero boreale.</p>
<p>L&#8217;abete bianco è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (in media 30 metri, alcuni esemplari possono superare 50 metri) è soprannominato &#8220;il <strong>principe dei boschi</strong>&#8220;.</p>
<p>L’abete bianco è riconoscibile grazie alla corteccia di colore grigio chiaro, che in età avanzata assume un colore che va dal grigio-biancastro al grigio-scuro, e che è caratterizzata dalla presenza di screpolature e scaglie. Le foglie sono persistenti (8-10 anni) e costituite da aghi appiattiti, rigidi e inseriti singolarmente e separatamente sui rametti, secondo una disposizione a pettine (cioè come i denti di un doppio pettine). Gli aghi sono lunghi circa 1,5–3 cm e larghi 1,5–2 mm, leggermente ristretti alla base, con la punta arrotondata non pungente e i margini lisci.</p>
<p>Il lato superiore degli aghi è lucente e di colore verde scuro, mentre quello inferiore presenta un colore verde pallido con 2 linee parallele biancastre con 6-8 file di stomi e canali resiniferi.</p>
<p>Contrariamente all’abete rosso, nettamente più comune, i suoi aghi hanno una punta arrotondata che non punge. Con il suo profumo, un tempo era l’<strong>albero di Natale </strong>per eccellenza. Negli ultimi anni però è stato rimpiazzato da altre conifere.</p>
<p>I frutti dell&#8217;abete bianco sono le tipiche <strong>pigne</strong>, che caratterizzano gli alberi appartenenti alle famiglie delle conifere, e hanno aspetto cilindrico e struttura eretta, con lunghezze che, si è detto, arrivano a 15 centimetri. Nella fase della loro maturità le pigne finiscono per sfaldarsi in squame.</p>
<p>Durante gli ultimi anni l&#8217;abete bianco ha subito una diminuzione di numero.</p>
<p>Il nome generico “Abies” deriva dal greco “<em>Abios</em>” ovvero “longevo” e “alba” che significa “bianco”, dalle 2 linee biancastre che caratterizzano le sue foglie.</p>
<p>Le <strong>gemme</strong>, che vengono raccolte in primavera, <strong>contengono un olio ed un glucoside, detto piceina</strong>, che le rende balsamiche, <strong>con proprietà sfiammanti, antireumatiche e diuretiche</strong>. Il decotto di gemme unito è molto utile per trattare problemi alle vie respiratorie per l&#8217;attività antisettica ed espettorante. Tale olio viene anche usato per aromatizzare prodotti da bagno e per massaggi tonificanti. Le foglie, ricche di <strong>provitamina A</strong>, anticamente venivano utilizzate per curare malattie agli occhi.</p>
<p>Dal legno e dalle foglie si ricava l&#8217;<strong>essenza di trementina</strong>, utilizzata in medicina e in veterinaria per strappi e contusioni grazie alle sue <strong>proprietà antisettiche e antireumatiche</strong>. L’ olio essenziale, ricco in <strong>terpeni </strong>(<strong>limonene, fellandrene, borneolo, pinene</strong>), è ampiamente usato dagli appassionati di pittura per la <strong>diluizione dei colori</strong>. L’essenza di trementina, contenuto nella resina, al contrario dei ricavati del petrolio, riesce a fornire dei colori più morbidi ed elastici. Dalla corteccia si estraggono tannini, usati per la concia delle pelli.</p>
<p>Gli <strong>oli essenziali</strong> di abete sono utilizzati per massaggi nella cura delle affezioni respiratorie per le loro <strong>proprietà secretolitiche, antisettiche, espettoranti e balsamiche</strong>, e trovano impiego anche nel trattamento di nevralgie, mialgie e reumatismi per le proprietà iperemizzanti ed antireumatiche.</p>
<p>Tuttavia, è bene ricordare che per il trattamento dei suddetti disturbi, l&#8217;olio essenziale di abete non dovrebbe essere utilizzato puro, ma opportunamente diluito, in modo da evitare reazioni di sensibilizzazione e irritazioni cutanee.</p>
<p>Il <strong>gemmoderivato</strong> di abete bianco è indicato <strong>nei ritardi e nei deficit del consolidamento osseo</strong> (in caso di rachitismo, fratture ossee e ritardi del loro consolidamento, disturbi della dentizione, carie, paradontosi, osteoporosi giovanile e dell&#8217;anziano, carenze alimentari di calcio degli adulti e casi di decalcificazione).</p>
<p>Se correttamente impiegato, l&#8217;abete bianco e il suo olio essenziale non dovrebbero causare effetti avversi di alcun tipo. Tuttavia, l&#8217;olio essenziale di abete può essere responsabile d&#8217;<strong>irritazioni cutanee </strong>e di broncospasmo, così come di possibili reazioni irritative e/o allergiche sia a livello locale che a livello sistemico.</p>
<p>In caso di assunzione interna di dosi elevate di olio essenziale di abete, invece, si può andare incontro ad un <strong>avvelenamento</strong> che si manifesta con gravi sintomi, quali: nausea, vomito, diarrea, aumento della salivazione, sete, mal di gola, coliche intestinali, vertigini, dispnea, spasmi, stranguria, disuria, albuminuria ed ematuria.</p>
<p>L&#8217;utilizzo dell&#8217;olio essenziale di abete è controindicato in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti, in pazienti affetti da asma, patologie ostruttive croniche delle vie aeree e pertosse.</p>
<p><strong>Il legno dell&#8217;abete bianco</strong> è leggero, abbastanza tenero, di colore chiaro con venature rossastre; ritenuto qualitativamente inferiore a quello dell&#8217;abete rosso, è comunque ampiamente impiegato dalle industrie cartiere per ottenere cellulosa e nelle falegnamerie, dove viene utilizzato per varie costruzioni sia di interni (arredamenti) che per gli esterni, nonostante sia abbastanza vulnerabile a tarli e agenti atmosferici.</p>
<p>Alcuni vantaggi rispetto al legno dell&#8217;abete rosso si possono trovare nel fatto che tale legno non contiene resina, poiché questa è presente solo nella corteccia, una maggiore resistenza e portata statica ed una superiore attitudine all&#8217;impregnazione. Gli svantaggi rispetto all&#8217;abete rosso stanno in una maggiore presenza di durame con elevato contenuto di umidità (tale difetto viene definito &#8220;cuore bagnato&#8221;) e nella presenza di &#8220;cipollatura&#8221;, un difetto del legno che consiste in un maggior sfaldamento in corrispondenza degli anelli annuali di accrescimento.</p>
<p>In passato, tra il XV e il XVIII secolo, la pianta veniva utilizzata, data la notevole altezza dei suoi fusti, come <strong>albero di maestra per le navi</strong>, mentre ancora oggi, soprattutto nell&#8217;Europa centrale, gli esemplari più giovani vengono utilizzati come alberi di Natale al posto del più usato abete rosso, in quanto i suoi aghi sono aromatici e resistenti, cadendo molto più tardi rispetto a quelli dell&#8217;abete rosso. Oggi, però, l&#8217;abete bianco è poco utilizzato come albero di Natale, è stato, infatti, in gran parte sostituito dall&#8217;abete del Caucaso (che ha un fogliame più denso e attraente), dall&#8217;abete rosso (più diffuso ed economico) e da altre specie.</p>
<p>I frati Servi di Maria di Monte Senario (Firenze) producono un <strong>liquore</strong> con estratti di questa pianta chiamato &#8220;Gemma d&#8217;Abeto&#8221;, ideato nel 1865 da fra Agostino Martini da Sant&#8217;Agata di Mugello, speziale del convento.</p>
<p>I monaci di Camaldoli (AR) producono un liquore con estratti di questa pianta chiamato &#8220;<strong>Lacrima d&#8217;abeto</strong>&#8220;.</p>
<p>La corteccia dell&#8217;abete bianco contiene una resina, da cui si ricava la cosiddetta &#8220;<strong>Trementina di Strasburgo</strong>&#8221; o &#8220;<strong>di Alsazia</strong>&#8220;, utilizzata soprattutto per le vernici.</p>
<p>Ogni tre anni a Spelonga, in occasione della Festa Bella, si taglia un abete bianco e in tre giorni lo si trasporta a mano in paese per rievocare la Battaglia di Lepanto.</p>
<p>I boschi di abete forniscono il miele di melata molto apprezzato nei paesi dell&#8217;Europa Centrale.</p>
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		<title>Mirra &#124; Commiphora myrrha</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jul 2022 10:12:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Commiphora myrrha è un albero molto spinoso appartenente alla famiglia delle Burseraceae. L&#8217;albero è nativo della penisola Arabica (Oman, Yemen) e dell&#8217;Africa (Gibuti, Etiopia, Somalia, Kenya nordorientale).; cresce fino ad un&#8217;altezza di circa 4 m. Si trova a un&#8217;altitudine di 250-1300 m, con una piovosità di 230-300 mm, principalmente in aree di suolo calcareo. La &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Commiphora myrrha</em> è un albero molto spinoso appartenente alla famiglia delle <em>Burseraceae</em>. L&#8217;albero è nativo della penisola Arabica (Oman, Yemen) e dell&#8217;Africa (Gibuti, Etiopia, Somalia, Kenya nordorientale).; cresce fino ad un&#8217;altezza di circa 4 m. Si trova a un&#8217;altitudine di 250-1300 m, con una piovosità di 230-300 mm, principalmente in aree di suolo calcareo.</p>
<p>La corteccia degli alberi del genere <em>Commiphora</em> ha cavità dalle quali fuoriesce un essudato giallo pallido, che presto si indurisce fino a formare lacrime o masse rosso-giallastre o marroni-rossicce. E’ questa la <strong>mirra</strong>. Gli alberi o arbusti che forniscono la mirra sono però diversi, tra cui i più noti sono <em>Commiohora myrrha</em> (Nees) Engl. e <em>Commiphora mukul</em> (Hook ex Stocks) Engl., quest&#8217;ultimo noto come <em>guggul</em>.</p>
<p>La <strong>mirra è </strong>una <strong>oleogommoresina</strong> isolata da diversi arbusti o piccoli alberi originari dell’Africa nord orientale e dell’Asia sud occidentale.</p>
<p>Il nome Mirra deriva dal latino “<em>murra</em>” o “<em>myrrha</em>”, che deriva a sua volta dal greco che l’ha preso dalla parola ebraica “<em>mor</em>” (utilizzato nella Bibbia). La Mirra era già utilizzata nell’antico Egitto nella pratica dell’imbalsamazione. Nella Bibbia è uno degli ingredienti contenuto all’interno dell’olio santo per le unzioni, nonché un profumo citato sette volte nel Cantico dei Cantici; nel Vangelo di Matteo fu uno dei doni (oro, incenso e mirra) portati dai Re Magi al Bambino Gesù; nel Vangelo di Marco viene mescolata al vino offerto a Gesù prima di essere crocifisso. Nella Grecia antica la mirra era ampiamente utilizzata ed un episodio mitologico ne narra l’origine legandola a Mirra, figlia del re di Cipro e madre di Adone.</p>
<p>La mirra contiene l’1,5-1,7% di un olio volatile; fino al 40% di resine e il 60% circa di gomma costituita da diversi zuccheri.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale di mirra ha dimostrato di possedere attività astringenti e disinfettanti locali, oltre ad essere in grado di promuovere la formazione di tessuto di granulazione, uno dei primi stadi della riparazione e della guarigione delle ferite. Inoltre, ha una specifica attività antinfiammatoria e analgesica, potenziata dalla associazione con estratti di <em>Boswellia</em>. L’azione analgesica è resa possibile dai sesquiterpeni in grado di attivare recettori oppioidi.</p>
<p>L’olio è utilizzato per uso esterno per la cura di gengiviti, piorrea, afte, faringiti e tonsilliti, ed è presente in moltissimi prodotti utilizzati per le affezioni delle vie respiratorie e nei colluttori.</p>
<p>Componenti attivi dell’olio sono: <strong>erabolene, limonene, dipeptene, pinene, eugenolo, cinnamaldeide, cuminaldeide</strong> ed altro ancora.</p>
<p>Alla mirra vengono attribuite moltissime <strong>proprietà: antimicrobiche, astringenti, carminative, espettoranti, vulnerarie e anticatarrali</strong>. Tuttavia, <strong>l&#8217;unico suo utilizzo ad essere approvato in campo erboristico è quello esterno per il trattamento di infiammazioni del cavo orofaringeo.</strong></p>
<p>Della mirra, inoltre, sono indagate le potenziali attività ipoglicemizzanti, dopo che studi condotti su animali hanno dimostrato che l&#8217;estratto di mirra è in grado di esercitare un&#8217;azione ipoglicemizzante sia in animali diabetici che in animali non affetti dalla patologia. Questi risultati vanno confermati.</p>
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		<title>Kumquat Citrus japonica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kumquat-citrus-japonica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 16:15:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il kumquat (Citrus japonica) o cumquat, noto anche come “Fortunella” (perché portato in Europa nella metà del XIX secolo dal botanico inglese Robert Fortune) o mandarino cinese o kingen, è un piccolo albero da frutto originario dalla Cina e appartenente alla famiglia delle Rutacee. Si presenta come un piccolo albero sempreverde, di 2,5-4,5 m, con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>kumquat</strong> (<em>Citrus japonica</em>) o cumquat, noto anche come “<strong>Fortunella</strong>” (perché portato in Europa nella metà del XIX secolo dal botanico inglese Robert Fortune) o <strong>mandarino cinese</strong> o kingen, è un piccolo albero da frutto originario dalla Cina e appartenente alla famiglia delle Rutacee.</p>
<p>Si presenta come un piccolo albero sempreverde, di 2,5-4,5 m, con rami fitti, e qualche volta piccole spine. Le foglie sono di un verde scuro intenso, e i fiori bianchi, nascono singoli o in gruppo dalle gemme. Il frutto del kumquat, che ha lo stesso nome, è simile ad un mandarino, ma ovale alla vista, lungo 3-4 cm e largo 2-4 cm. A seconda della varietà la buccia si presenta dal giallo al rosso e il frutto può essere ovale o rotondo. Esistono in effetti diverse varietà; le due specie principali sono: la <em>Narumi</em> o <em>Fortunella nipponica</em> e la <em>Nagami</em>, detta anche <em>Fortunella margarita</em>; nel primo caso i frutti sono più tondi, nella seconda, più diffusa in Italia, sono ovali.  Il frutto viene prodotto generalmente dal tardo novembre fino a febbraio. Differisce dalle altre specie di <em>Citrus</em> per il fatto che durante l&#8217;inverno entra in un periodo di letargo in cui non mette più nuove gemme o getti.</p>
<p>Il Kumquat è un agrume ricco di <strong>oli essenziali</strong>; il principale olio è in assoluto il <strong>limonene</strong>, seguito dall&#8217;<strong>alfa-pinene</strong>, dall&#8217;<strong>alfa-bergamotene</strong>, dall&#8217;<strong>alfa-muurolene</strong>, dall&#8217;<strong>alfa</strong> e <strong>beta-cariofillene</strong>, e da vari composti carbonilici e terpenoidi (come il citronellolo o il nerolo) che conferiscono al frutto il suo gusto unico. Il Kumquat contiene inoltre <strong>minerali </strong>(sodio, calcio, potassio, fosforo, rame, magnesio, zinco, ferro e manganese), <strong>vitamine</strong> (A, B1, B2, B3, B5, B6, C, E e J), <strong>alfa-carotene, criptoxantina-beta, luteina e zeaxantina</strong>.</p>
<p>Grazie a questa ricchezza unica in natura (alcuni di questi composti sono estremamente rari nelle sostanze organiche naturali), il kumquat ha numerose <strong>proprietà: antimicrobiche e antibatteriche, antiossidanti, antinfiammatorie, antitumorali</strong>.</p>
<p>Grazie alla presenza di <strong>fibra</strong> il kumquat facilita il transito intestinale, è d’aiuto nell’eliminazione dei gas intestinali e facilita l’assorbimento dei nutrienti da parte dell’organismo; grazie alla <strong>vitamina C</strong> contribuisce a stimolare la crescita di nuove cellule, aumentare l’attività del sistema immunitario. In questo modo l’organismo riesce a difendersi meglio dagli attacchi degli agenti patogeni.</p>
<p>Essendo una buona fonte di <strong>vitamina A</strong> e di altri composti <strong>antiossidanti</strong> il frutto concorre alla salute degli occhi e quindi della vista, prevenendo la cataratta e la degenerazione maculare.</p>
<p>Il consumo di kumquat <strong>contribuisce ad abbassare il colesterolo ed i trigliceridi</strong> con conseguenti benefici in termini preventivi per ictus ed infarto. Il buon contenuto di potassio invece, regola il battito cardiaco e tiene sotto controllo la pressione sanguigna. In ultimo, gli Omega 3 e gli Omega 6 hanno proprietà utili al mantenimento della salute cardiovascolare.</p>
<p>Grazie alla presenza di acido citrico, mangiare regolarmente mandarini cinesi è un buon metodo preventivo dei calcoli renali.</p>
<p>L’apporto calorico è di circa 70 kcal sempre per 100 grammi di mandarino cinese edibile.</p>
<p>Il kumquat si consuma intero compresa la buccia al naturale, oppure può essere utilizzato per la preparazione di marmellate, canditi, conserve sotto spirito, guarnizioni di dolci. Si abbina molto bene, per quanto riguarda piatti salati, con l’anatra.</p>
<p>Dato il contenuto di acido citrico, il kumquat è sconsigliato in caso di gastrite, ulcera gastroduodenale e reflusso esofageo.</p>
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