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	<title>piante aromatiche Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>piante aromatiche Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Tassonomia dal Mondo Vegetale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tassonomia-dal-mondo-vegetale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 18:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale. Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table width="605">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="605">Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale.</p>
<p>Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e l’improvvisazione, se si vogliono davvero sfruttare le loro virtù salutari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Acque aromatiche</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Le <strong>acque aromatiche</strong> o <strong>idrolati</strong> sono prodotti tramite la distillazione delle erbe in corrente di vapore allo stesso modo di alcuni oli essenziali. Il vapore che attraversa le piante porta con sé le parti aromatiche e condensandosi nella serpentina di raffreddamento si ottiene un’acqua distillata impregnata di una piccola percentuale di oli essenziali (0,5 – 2,5 %) e altri principi attivi che rimangono dispersi in essa. Tale preparazione si ottiene come “scarto” della distillazione di alcuni oli essenziali, come lavanda, menta, eucalipto, conifere, ma può essere anche il prodotto di prima scelta per quelle piante che contengono essenze in piccolissime quantità per ottenere un estratto più nobile dell’infuso o decotto e che si conserva come tale essendo stato distillato (rosa, fiordaliso, melissa).</p>
<p>Le acque aromatiche si conservano in vasi di vetro scuro ben chiusi e grazie al pH basso e al contenuto in oli essenziali che agiscono come conservanti durano anche più di due anni. Tale preparazione è particolarmente adatta a essere impiegata tal quale come tonico per il viso oppure viene aggiunta in numerose preparazioni erboristiche e cosmetiche come prezioso ingrediente.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Alcaloidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche azotate in prevalenza di origine vegetale, costituite da carbonio, ossigeno, azoto e idrogeno (a eccezione di pochi che mancano di ossigeno: nicotina, coniina ecc.), dotate di carattere basico analogamente agli alcali, da cui il nome. Sono contenuti in numerose piante, particolarmente nelle Dicotiledoni (apocinacee, papaveracee, papiglionacee, solanacee ecc.), spesso localizzati nei semi, nelle foglie, nei rizomi e nella corteccia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Cataplasmi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Il cataplasma è un impiastro medicamentoso estemporaneo impiegato per uso esterno, preparato mescolando a caldo droghe fresche o polverizzate con acqua, infusi o decotti, ma anche oli o succhi vegetali fino ad ottenere la consistenza desiderata.</p>
<p>Si applica generalmente caldo a scopo emolliente, revulsivo, lenitivo, ecc.  sulla pelle o su una parte dolente, avvolta e protetta da un panno sottile o una garza per mantenere a lungo il calore e l’umidità necessari affinché il cataplasma eserciti la sua azione benefica.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Composti fenolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Principale classe di metaboliti secondari molto eterogenea comprendente sostanze ad azione antiossidante, a cui si legano altre attività, come quella antinfiammatoria, antisettica e antimicrobica (arbutina nell’uva ursina, salicina, catechine del tè verde, apigenina nella camomilla, iperforina, cannabinoidi). Capostipite di questa classe, da cui prende anche il nome, è il fenolo, di formula C<sub>6</sub>H<sub>5</sub>OH, in cui un atomo di idrogeno del benzene è sostituito da un gruppo -OH.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Creme</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le creme hanno la funzione di idratare e nutrire la nostra pelle, di proteggerla da agenti esterni e di correggere eventuali problemi e inestetismi cutanei. Una crema è data dall’emulsione di una fase oleosa e una fase acquosa unite in modo stabile grazie all’aggiunta di un emulsionante, come la lecitina di soia. La fase oleosa è rappresentata da lipidi, come oli vegetali, oleoliti, cere, burri e oli essenziali, che danno consistenza e conferiscono al prodotto la capacità di nutrire la pelle in modo profondo e duraturo, mentre la fase acquosa è data da semplice acqua, infusi, decotti, idrolati, estratti idroalcolici, succhi, gel, che apportano idratazione e morbidezza. Alcuni di questi componenti, oltre a costituire gli ingredienti base, apportano principi attivi che possiedono svariate proprietà e svolgono anche funzioni secondarie, ad esempio oli essenziali ed estratti idroalcolici permettono la conservabilità del prodotto nel tempo, gli oli essenziali conferiscono profumo, piacere e carattere ai preparati. Il tempo di conservazione di una crema completamente naturale dipende dalla riuscita dell’emulsione e dai sistemi di conservazione utilizzati, ma di norma se si seguono le buone norme d’igiene, si aggira intorno ai 3-6 mesi a temperatura ambiente in vasi ben chiusi al riparo da fonti di luce e di calore.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Decotti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“I decotti sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, facendo bollire in acqua le droghe opportunamente polverizzate, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi (assenza di principi attivi volatili). Generalmente si impiegano 5 parti di droga per la preparazione di 100 parti di decotto.” (FU XI)</p>
<p>La tecnica della decozione si impiega per droghe costituite da tessuti compatti, poco permeabili e che con difficoltà cedono i principi attivi che contengono, come cortecce, radici, semi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Droga</strong></td>
<td width="464">pianta intera, frammentata o tagliata, parti di piante (corteccia, radice, bulbo, foglie, semi, ecc.), alghe, funghi, licheni in uno stato non trattato, generalmente in forma essiccata, ma talvolta fresche, che contengono principi attivi (comprese sostanze aromatiche o sostanze che si ricavano come per es., l’oppio del papavero) che possono essere utilizzate a fini terapeutici.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Estratti idroalcolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli estratti idroalcolici sono ottenuti da macerazioni di piante in alcol etilico (buongusto) e acqua in proporzioni variabili. Le piante appena raccolte vengono messe a macerare nel solvente a gradazione opportuna con un rapporto di 1:10, cioè per 100 g di pianta (peso secco) occorre 1 kg di solvente costituito da alcol e acqua, considerando anche quella contenuta nel vegetale. La macerazione avviene al buio e dura almeno 21 giorni, durante i quali l’estratto deve essere regolarmente agitato per migliorare il processo estrattivo. Una volta terminata la macerazione, il liquido ottenuto viene torchiato e filtrato con un filtro di carta; va conservato in recipienti di vetro scuro al riparo da fonti di luce e di calore per mantenere inalterate le sue proprietà per 5 anni. Gli estratti idroalcolici sono materie prime impiegate comunemente nella formulazione di svariati preparati erboristici, ma trovano largo consumo anche in cosmetica per apportare al prodotto i principi attivi vegetali idrosolubili e, allo stesso tempo, svolgono la funzione di conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitocomplesso</strong></td>
<td width="464">l’insieme di tutte le sostanze (“<strong>principi attivi</strong>”) che caratterizzano una determinata droga vegetale; nella sua globalità è il responsabile delle proprietà salutari di una pianta medicinale.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitosteroli</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Composti ad azione ormonale</strong>, sia nelle piante, sia negli animali che ne assumono in quantità. Sono impiegati, infatti, per la sintesi di ormoni steroidei, come cortisone, androgeni ed estrogeni, ma se assunti non purificati sembrano vantare anche proprietà adattogene (ginsenosidi in ginseng ed eleuterococco, fitosteroli presenti nella soia, nel trifoglio rosso, nella salvia).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitoterapia</strong></td>
<td width="464">Branca della farmacoterapia che si occupa di prevenire e <strong>trattare diversi disturbi e malattie mediante l&#8217;uso di piante medicinali e preparazioni da esse ottenute.</strong></p>
<p>Il termine deriva dal greco φυτον (pianta) e θεραπευω (curo), quindi &#8220;curare con le piante&#8221;.</p>
<p>La fitoterapia non utilizza il principio attivo singolo &#8211; come avviene nella terapia farmacologica &#8220;classica&#8221; o &#8220;di sintesi&#8221; &#8211; ma piante e prodotti da esse ottenuti che contengono più sostanze (fitocomplesso). Per fare ciò, la fitoterapia si serve di specifici trattamenti e tecnologie estrattive idonee e realizza prodotti in forme farmaceutiche ben definite, purificate e standardizzate nei costituenti chimici responsabili dell&#8217;attività farmacologica attribuita alla stessa pianta o a sue preparazioni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Glucosidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche complesse molto diffuse nel regno vegetale, derivanti dalla combinazione di uno zucchero con una molecola non zuccherina (aglicone o genina). Generalmente devono la loro azione terapeutica all’aglicone, che si libera per idrolisi insieme a uno o più zuccheri. La parte glucidica influenza la solubilità, l’assorbimento e la biodisponibilità del principio attivo e modula la farmacocinetica della molecola.</p>
<p>A scopo terapeutico si utilizzano vari agliconi, appartenenti a diversi gruppi glucosidici. I <strong>glucosidi cardioattivi</strong> esercitano un’azione specifica e altamente efficace sul muscolo cardiaco, aumentando la forza della contrazione sistolica; sono contenuti in numerose piante, quali <em>Digitalis purpurea</em>, <em>Digitalis lanata</em>, <em>Convallaria majalis</em>.</p>
<p>Il più conosciuto dei <strong>glucosidi fenolici</strong> è l’<strong>arbutina</strong>, il principio attivo dell’<em>Arctostaphylos uva-ursi </em>(uva ursina) che possiede attività antisettiche sulle vie urinarie.</p>
<p>I <strong>glucosidi salicilici</strong> sono presenti nella corteccia dei salici e in particolare di <em>Salix alba</em> e <em>Salix purpurea</em>; il più noto di questi glucosidi è la <strong>salicina</strong>, dotata di azione antipiretica e antireumatica.</p>
<p>I <strong>glucosidi saponinici</strong> o <strong>saponine</strong> simili ai saponi, perché abbassano la tensione superficiale di soluzioni acquose ed hanno proprietà schiumogene; hanno azione mucolitica, espettorante, antitussiva, ma anche emolitica ed irritante per il tratto gastrointestinale (<strong>acido glicirretico</strong> nella liquirizia, <strong>escina</strong> nell’ippocastano); per il loro potere schiumogeno vengono usati come emulsionanti nell’industria cosmetica. Svolgono attività antiflogistica e cicatrizzante oltre che espettorante e bechica.</p>
<p>Altro tipo di classificazione dei glicosidi naturali, con indicate le relative fonti a titolo di esempio, è la seguente:</p>
<ul>
<li>Antocianici (mirtillo, uva);</li>
<li>Antrachinonici (cascara, aloe, frangola, rabarbaro, senna);</li>
<li>Cardioattivi o cardiocinetici, tra cui i digitalici: digitale, strofanto, scilla, mughetto, elleboro, tevezia;</li>
<li>Catechinici (amamelide, ratania, kino, noce);</li>
<li>Cianogenetici (lauroceraso, mandorla amara);</li>
<li>Cumarinici (fava tonka, anice stellato, ippocastano);</li>
<li>Fenolici (salice, vaniglia, uva ursina, agrumi);</li>
<li>Flavonoidici (agrumi, ruta, sophora, cardo mariano);</li>
<li>Glucoalcaloidi;</li>
<li>Glucosinati (senape, cipolla, aglio);</li>
<li>Immunostimolanti (ginseng, echinacea, eleuterococco).</li>
<li>Saponinici (liquirizia, dioscorea);</li>
<li>Tanninici;</li>
<li>Terminologia del mondo vegetale</li>
</ul>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Infusi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Gli infusi sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, versando sulle droghe, ridotte ad un grado conveniente di suddivisione, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi, acqua alla temperatura di ebollizione e lasciando poi a contatto con l’acqua stessa per un tempo più o meno lungo. Dopo raffreddamento si filtra senza comprimere e si porta il filtrato alla massa prescritta con acqua con cui si lava il residuo ed il filtro. In qualche caso può essere necessaria l’aggiunta di piccole quantità di sostanze acide o alcaline al fine di facilitare l’estrazione di alcuni componenti attivi. Generalmente si impiegano da 1 a 10 parti di droga per la preparazione di 100 parti d’infuso.” (Farmacopea Ufficiale XI)</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Mucillagini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Grandi molecole costituite da un <strong>insieme di unità zuccherine</strong> che hanno la proprietà di incorporare acqua e rigonfiarsi dando luogo a soluzioni colloidali che vantano proprietà idratanti, emollienti, lenitive, emulsionanti, lassative per osmosi, antitussive e dimagranti perché danno una sensazione di sazietà (altea, malva, psillio, lino, pectine della frutta, glucomannani estratti dal fagiolo).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oleoliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oleoliti, detti anche <strong>tinture oleose, oli medicinali, oli medicati o estratti oleosi</strong>, sono soluzioni di piante officinali ottenute tramite macerazione, generalmente al sole, o digestione, ovvero macerazione a caldo (massimo 50-60 °C), per l’azione solvente di un opportuno olio o grasso vegetale su droga fresca o secca.</p>
<p>Per l’estrazione si consiglia un olio di ottima qualità che non si alteri facilmente per assicurare una buona conservabilità dell’oleolito. Di solito si usano le piante appena raccolte, ma se si impiegano droghe ricche in acqua, come per esempio i fiori di calendula, è meglio farle leggermente appassire all’ombra e porre molta attenzione al possibile sviluppo di acqua durante la preparazione. Il rapporto tra pianta fresca e olio è generalmente di 1:3, cioè per 100 g di pianta si mettono 300 g di olio, ma in linea di massima si mettono le piante, opportunamente sminuzzate e costipate, in contenitori di vetro riempiti non più di ¾ e si coprono con l’olio scelto. In genere la macerazione avviene al sole per almeno 40 giorni di sole effettivo, in cui l’oleolito va curato di giorno in giorno.</p>
<p>Per fare la digestione, invece, si porta l’olio con l’opportuna quantità di droga vegetale alla temperatura desiderata che non deve mai superare i 60°C per evitare di deteriorare le piante e l’olio veicolante e che va mantenuta per 3-4 ore. Una volta terminata la macerazione o la digestione, l’oleolito va torchiato e filtrato con un setaccio o una garza. Si lascia depositare per 1-2 giorni così che si chiarifichi dalle impurità residue ed eventuale acqua vegetale che va allontanata opportunamente per non compromettere la conservazione del prodotto, che avviene in bottiglie di vetro scuro ben chiuse al riparo da luce, calore ed umidità. Gli oleoliti, se ben conservati, si mantengono inalterati per 18-24 mesi.</p>
<p>Essi sono <strong>preparazioni utilizzate a scopo alimentare o curativo</strong>, in genere per uso esterno, ma soprattutto costituiscono delle materie prime per numerose <strong>preparazioni cosmetiche</strong>.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oli essenziali sono delle complesse miscele di numerose sostanze di varia natura chimica. Si ottengono mediante distillazione in corrente di vapore, per mezzo di procedimenti meccanici idonei o per estrazione con solventi. La scelta del metodo estrattivo più idoneo è dovuta a caratteristiche dei tessuti vegetali che contengono l’essenza e dalla sua stessa natura chimico-fisica.</p>
<p>La tecnica maggiormente utilizzata è la distillazione in corrente di vapore, che permette la separazione dell’olio essenziale dai tessuti vegetali che lo contengono sfruttando la loro volatilità, ossia la capacità di essere facilmente trascinabili dal vapor acqueo, da cui possono essere separati per semplice decantazione per il fatto che fra loro sono immiscibili. Per gli <strong>oli essenziali agrumati</strong> si procede meccanicamente tramite pressione e spremitura a freddo della porzione più esterna della buccia del frutto (epicarpo). Per fiori e petali si utilizza un procedimento di assorbimento a freddo, detto “Enfleurage”, che consiste nell’appoggiare i tessuti vegetali, immediatamente dopo la raccolta, su uno strato di una opportuna miscela di grassi, i quali assorbiranno l’essenza, che verrà poi purificata.</p>
<p>Gli oli essenziali si conservano per svariati anni senza particolari attenzioni in contenitori di vetro scuro perché sensibili alla luce e ben chiusi per evitare l’evaporazione e il contatto con l’aria. Solamente gli oli essenziali di agrumi si ossidano e possono essere conservato al massimo per due anni. Mentre esistono oli essenziali, in particolare quelli ottenuti da resine, legni e cortecce, che con l’invecchiamento migliorano (ylang-ylang, cedro del libano, mirra, incenso).</p>
<p><strong>Gli oli essenziali, per definizione, costituiscono “l’essenza” della pianta da cui provengono</strong>, per cui sono molto concentrati; inoltre, per la loro natura chimica, hanno un’elevata capacità di penetrare nell’organismo umano attraverso la pelle o le mucose e di svolgere una potente azione mirata su specifici organi e apparati, come quello respiratorio, digerente, cutaneo e nervoso. Per questi motivi è necessario <strong>usare gli oli essenziali con molta prudenza</strong> ed è consigliabile sempre la diluizione in un opportuno veicolante, alimentare o cosmetico: possono avere effetti nocivi se non si rispettano adeguate precauzioni per il loro utilizzo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali e resine</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Miscele complesse di sostanze organiche lipofile e molto volatili. Nelle piante si trovano per lo più nei tessuti superficiali di foglie, cortecce, fiori e frutti e la loro funzione principale è quella di difendere la pianta dai parassiti. Tale azione si esplica anche nel nostro organismo, dove a bassissime dosi svolgono principalmente attività antibatterica e spasmolitica su differenti livelli (lavanda, menta, pino, eucalipto, timo, tea tree, agrumi…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pianta medicinale</strong></td>
<td width="464">piante che contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante aromatiche</strong></td>
<td width="464">sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante officinali</strong></td>
<td width="464">è un termine esclusivamente procedurale per indicare tutte quelle piante inserite all’interno di elenchi ufficiali (farmacopea) e destinate e <strong>trasformate </strong>dalle officine farmaceutiche, per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi,</strong> sia <strong>salutistici </strong>che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pomate</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le pomate sono creme anidre, cioè prive di acqua, molto concentrate e sono generalmente usate per le proprietà terapeutiche apportate dalle piante sotto forma di oleoliti e oli essenziali. Per prepararle una ricetta base ce l’ha fornita Galeno (cerato galenico): 90 ml di oli e/o oleoliti, 14 g cera d’api, 1-5 ml di olio essenziale. Si scalda lentamente, preferibilmente a bagno maria, l’olio/oleolito e la cera finché quest’ultima non si è completamente sciolta (prestare particolare attenzione alla temperatura, che non deve superare i 50-60 °C). Quindi si toglie dal fuoco e si aggiungono gli oli essenziali continuando a mescolare bene. Una volta miscelato il tutto si versa la pomata ancora liquida in vasetti di vetro lasciati aperti fino al raffreddamento del prodotto. Le pomate rappresentano la forma di somministrazione per uso topico di più largo impiego e si conservano a temperatura ambiente, preferibilmente al riparo da luce e calore, fino a 2-3 anni, ma è sempre preferibile prepararne piccoli quantitativi anche in considerazione della facile preparabilità del prodotto.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sciroppi e melliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Già noti agli antichi guaritori arabi, gli sciroppi medicinali hanno fatto il loro ingresso nella medicina europea all’inizio del Medio Evo.</p>
<p>Si ottengono dall’aggiunta di una notevole quantità di zucchero (saccarosio, fruttosio, miele) a una soluzione acquosa, che può essere rappresentata da infusi o decotti, nella proporzione di 2:1, cioè due parti di zucchero ogni parte di acqua, e si ottiene la cosiddetta “<strong>soluzione medicamentosa</strong>”.</p>
<p>I melliti, o <strong>mieli medicinali</strong>, si ottengono allo stesso modo degli sciroppi a eccezione del fatto che la frazione zuccherina è esclusivamente ottenuta con miele, multiflora o di una particolare specie mellifera con caratteristiche aromatiche ricercate (tiglio, eucalipto, lavanda…).</p>
<p>Si tratta di soluzioni viscose contenenti almeno il 50% di zucchero (è essenziale per prolungarne la conservabilità), nel caso si raggiungano concentrazioni minori di zucchero occorre aggiungere conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sostanze amare</strong></td>
<td width="464">Gruppo di sostanze dal gusto amaro in grado di stimolare le papille gustative sulla lingua e per via riflessa la secrezione di saliva e succhi gastrici <strong>per stimolare l’appetito, favorire la digestione e facilitare l’attività depurativa del fegato</strong> (genziana, assenzio, carciofo, tarassaco, cicoria …).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Succhi vegetali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">I succhi di piante fresche sono preparazioni ricavate dalla pressatura meccanica o dalla centrifuga di alcune parti della pianta fresche e appena raccolte. Sono vere e proprie “spremute” dei liquidi presenti nei tessuti vegetali che racchiudono tutti i principi attivi della pianta da cui sono ottenuti. Possono essere impiegati per uso interno tal quali o miscelati ad altri ingredienti per creare degli ottimi sciroppi (es. piantaggine, carciofo, equiseto, ortica, rafano nero…). Per uso esterno trovano applicazione per cataplasmi, compresse o come ingrediente attivo di formulazioni cosmetiche (es. carota, limone…).</p>
<p>La durata di conservazione è molto limitata, ma può essere estesa attraverso processi di pastorizzazione o trattamenti rapidi ad alte temperature. Si può aggiungere dell’alcool come conservante.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Suffumigi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Principale metodo d’impiego degli oli essenziali, di cui si vuole sfruttare la parte aromatica che agisce sul nostro organismo, in via preferenziale l’apparato respiratorio, per inalazione diretta. Si prepara versando dell’acqua calda in una ciotola, si aggiunge l’OE prescelto, o una miscela di OE, e si respirano i vapori che si sprigionano sporgendosi sulla ciotola e coprendosi il capo con un asciugamano per non disperdere i principi attivi volatili.</p>
<p>Si respira profondamente attraverso il naso per circa un minuto. Per far in modo che la frazione volatile si disperda completamente dall’acqua senza che questa venga ulteriormente riscaldata, si può aggiungere un pizzico di bicarbonato. Sono consigliati per liberare le vie respiratorie, decongestionare e liberare il naso, sciogliere il catarro dando sollievo ai bronchi contribuendo a sciogliere ed eliminare le secrezioni catarrali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tannini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Sostanze polifenoliche</strong> sintetizzate nelle piante, in particolare a livello della corteccia, che colorano di bruno-rossastro gli organi in cui sono contenute. Sono dotate di attività tannante (conciante), cioè in grado di trasformare le pelli in cuoio. Sono poco biodisponibili per cui la loro attività è prevalentemente locale e non sistemica. Il ruolo biologico dei tannini è quello di difesa. I tannini sono molecole dotate di <strong>attività astringente, antidiarroica, antinfiammatoria e antibatterica</strong>, per cui sono impiegati per disturbi come diarrea, emorroidi, ferite cutanee o alle mucose. Sono da evitare dosi elevate di tannini perché provocano effetti irritanti alla mucosa gastrointestinale ed essendo difficilmente assimilabili affaticano il fegato, per cui è consigliabile un utilizzo moderato, occasionale e per lo più con applicazione esterna e locale (uva rossa, corteccia di amamelide, quercia…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tisane</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Ti-sana” cioè “ti guarisce”.</p>
<p>“Le tisane sono preparazioni acquose ottenute estemporaneamente da una o più droghe vegetali e sono destinate ad essere somministrate per via orale, come tali a fini terapeutici o come veicoli di altri medicamenti. Vengono generalmente impiegati da 10 a 20 grammi di droga per la preparazione di un litro di tisana.” (Formulario Nazionale, 1991)</p>
<p>Rispetto a decotti e infusi, quindi, sono soluzioni estrattive più diluite cosicché possono essere assunte in volumi notevoli, anche abitualmente, senza che insorgano problemi.</p>
<p>In genere infusi, decotti e tisane vanno consumati al momento della preparazione o entro poche ore, poiché sono facilmente deperibili e ciò può compromettere la struttura del fitocomplesso e quindi le caratteristiche salutistiche del prodotto stesso. L’uso principale di infusi, decotti e tisane è l’assunzione diretta come bevanda, ma trovano impiego anche come ingredienti di preparazioni erboristiche o cosmetiche, in cui apportano le proprietà delle piante utilizzate.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<item>
		<title>Erbe officinali, erbe medicinali, erbe aromatiche: quali le differenze</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/erbe-officinali-erbe-medicinali-erbe-aromatiche-quali-le-differenze-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 10:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Verdure ed Ortaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[fitocomplesso]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta medicinale]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta officinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le erbe officinali sono un insieme di diverse tipologie di piante che vengono storicamente trasformate dall’uomo tramite lavorazioni come per esempio l’essiccazione, la macerazione, le estrazioni, gli infusi, i decotti, etc. per poi essere utilizzate per molteplici scopi, sia salutistici che alimentari o entrambi. Tra le piante officinali vi sono le piante medicinali e le piante aromatiche: Le erbe medicinali contengono un insieme di principi attivi, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>erbe officinali</strong> sono un insieme di diverse tipologie di piante che vengono storicamente <strong>trasformate</strong> dall’uomo tramite lavorazioni come per esempio l’essiccazione, la macerazione, le estrazioni, gli infusi, i decotti, etc. per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi</strong>, sia <strong>salutistici</strong> che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</p>
<p>Tra le piante officinali vi sono le piante medicinali e le piante aromatiche:</p>
<ul>
<li>Le <strong>erbe medicinali</strong> contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche. Sono quindi definite piante medicinali tutti i vegetali che svolgono un effetto fisiologico, anche se blando.</li>
<li>Le <strong>erbe aromatiche</strong> invece sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</li>
</ul>
<p>Nel linguaggio comune, spesso si usano indistintamente termini come pianta medicinale e pianta officinale; i due termini indicano però due diverse entità; <strong>il termine officinale è un termine esclusivamente procedurale</strong> <strong>e indica quelle piante inserite all&#8217;interno di elenchi ufficiali </strong>(farmacopea) <strong>come utilizzabili dalle officine farmaceutiche, a prescindere dal fatto che queste piante abbiano o meno proprietà di tipo medicinale. Il termine pianta medicinale indica invece quelle piante che contengono sostanze utilizzabili direttamente a scopo terapeutico o come precursori in emisintesi che portino a sostanze attive. </strong></p>
<p>È quindi chiaro che una pianta può essere &#8220;officinale&#8221; in un paese e non in un altro, a seconda delle regolamentazioni,</p>
<p>Numerosi farmaci attualmente impiegati anche nei paesi industrializzati derivano da sostanze vegetali o comunque sono stati elaborati e modificati a partire da esse.</p>
<p>Inoltre, una stima dell&#8217;OMS ha valutato che <strong>le “erbe curative”, intese in senso lato, rappresentano la principale risorsa terapeutica per due terzi della popolazione mondiale</strong>.</p>
<p>La legge italiana corrente che regolamenta le piante officinali è il D.Lgs. 21 maggio 2018, n. 75 Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell&#8217;articolo 5, della legge 28 luglio 2016, n. 154.</p>
<p>Le piante officinali sono molte e diverse tra loro. <strong>Ogni singola pianta presenta proprietà specifiche</strong> a seconda di quale parte della pianta viene utilizzata.</p>
<p>La parte della pianta dove sono presenti i principi attivi o le sostanze aromatiche viene detta “<strong>droga</strong>”. Parti differenti della stessa pianta, come la radice, la foglia, il fiore, il frutto, la corteccia o le gemme possono essere utilizzate per <strong>scopi salutistici </strong>diversi a seconda dei <strong>principi attivi</strong> contenuti.</p>
<p>La quantità di principi attivi presente nella parte di pianta in questione può variare e raggiunge il massimo livello durante il <strong>tempo balsamico</strong>, momento ottimale per la raccolta.</p>
<p>L’<strong>efficacia </strong>di una pianta dipende sia dal tempo balsamico che dal luogo dove viene raccolta. E’ di fondamentale importanza che sia cresciuta in una zona non inquinata, lontano da strade, fognature, discariche, fabbriche e culture intensive.</p>
<p>Le piante che crescono nel loro <strong>habitat naturale</strong> in un ecosistema privo di inquinamento hanno una concentrazione di principi attivi più elevata.</p>
<p>Le erbe o piante officinali, <strong>oltre ad essere usate per salvaguardare la salute, possono essere impiegate anche in cucina come spezie e aromi</strong> (aglio, prezzemolo, rosmarino, origano, menta per citare alcune delle più comuni) in grado di insaporire le pietanze rendendo spesso superfluo anche l’uso del sale. E ancora le piante officinali sono utilizzate <strong>per preparare tisane</strong> o <strong>per la produzione di bevande alcoliche</strong> come liquori e amari, <strong>integratori alimentari</strong> e anche <strong>prodotti di pulizia</strong> per la casa e profumi.</p>
<p>Una droga può essere sottoposta a <strong>processi estrattivi o conservativi</strong> diversi, per ottenere. così differenti formulazioni medicamentose della stessa: il taglio-<strong>tisana</strong>, le <strong>polveri</strong>, gli <strong>estratti idroalcolici</strong>, gli <strong>estratti secchi</strong> a basso o alto titolo in flavonoidi ecc&#8230; I fitocomplessi delle differenti preparazioni galeniche della medesima droga considerata sono incomparabili. Questa osservazione, insieme all’utilizzo di prodotti titolati e standardizzati nei principi attivi, diventa uno dei fondamentali criteri CONSORT [(Consolidated Standards of Reporting Trials)] per la preparazione, conduzione di trial clinici e la valutazione critica degli articoli pubblicati in fitoterapia medica.</p>
<p>Le <strong>forme farmaceutiche</strong> sono i prodotti <strong>Medicinali Vegetali finiti</strong>: cioè come il <strong>preparato galenico</strong> è presentato in forma farmaceutica per essere somministrato, che corrisponde alla forma con cui lo si trova in commercio: <strong>capsule</strong> (cps), <strong>compresse</strong> (cpr masticabili, effervescenti, solubili e disperdibili, orosolubili, sublinguali e muco adesive, rivestite o non rivestite), <strong>perle</strong>, <strong>sciroppi</strong>, <strong>succhi</strong>, <strong>elisir</strong>, <strong>collutori</strong>, <strong>flaconi</strong>, <strong>buste</strong>, <strong>buste filtro</strong>, <strong>ovuli</strong>, <strong>clismi,</strong> <strong>fiale</strong> (fl per uso orale, sottocutaneo o parenterale), <strong>colliri</strong>, <strong>clismi</strong>, <strong>gel</strong>, <strong>creme</strong> ed <strong>unguenti</strong>, <strong>oli</strong>, <strong>lozioni</strong>, <strong>supposte</strong>…</p>
<p>In sintesi:</p>
<ul>
<li><strong><em>Pianta officinale</em></strong>: è un termine esclusivamente procedurale per indicare tutte quelle piante inserite all&#8217;interno di elenchi ufficiali (farmacopea) e destinate e <strong>trasformate</strong>dalle officine farmaceutiche, per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi</strong><strong>,</strong> sia <strong>salutistici</strong><strong> </strong>che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</li>
<li><strong><em>Pianta medicinale</em></strong>: piante che contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong><em>Piante aromatiche</em>:</strong> sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</li>
<li><strong><em>Fitocomplesso</em></strong>: l’insieme di tutte le sostanze (“principi attivi”) che caratterizzano una determinata droga vegetale,</li>
<li><strong><em>Droga</em>: </strong>la parte della pianta (corteccia, radice, bulbo, foglie, semi, ecc.) dove sono presenti i principi attivi o le sostanze aromatiche, e, talvolta, anche la sostanza che se ne ricava (per es., l’oppio del papavero).</li>
</ul>
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		<title>Pungitopo &#124; Ruscus aculeatus L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pungitopo-ruscus-aculeatus-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 08:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[flebotonica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rusco, o pungitopo (Ruscus aculeatus L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle Ruscaceae; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>rusco</strong>, o <strong>pungitopo </strong>(<em>Ruscus aculeatus</em> L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle <em>Ruscaceae</em>; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la porzione basale lignificata e sono molto rigidi, semplici inferiormente e abbondantemente ramificati in alto. Quelle che sembrano foglie, in effetti, sono dei rametti appiattiti detti cladodi, che hanno preso la forma e la funzione delle foglie; sono ovali e terminano all&#8217;apice in una punta rigida e pungente; le nervature sono più o meno parallele. Le vere foglie sono molto piccole e inserite al centro dei cladodi, hanno forma triangolare o lanceolata e sono lunghe solo alcuni millimetri. I fiori, inseriti isolati o più raramente appaiati all&#8217;ascella delle vere foglie, hanno un involucro composto da 6 petali e sono tutti di colore verdastro. Il frutto è una bacca sferica di colore rosso vivo contenente 1-2 semi. Il nome fa riferimento al fatto che anticamente le sue foglie, taglienti, venivano messe attorno alle provviste, per salvaguardarle dai topi.</p>
<p>Originario dell’Europa, si trova nei boschi, prevalentemente su terreni calcarei, costituendo una delle componenti del sottobosco delle pinete e delle leccete.</p>
<p>L’apice dei cladodi è pungente, per questo la gente di campagna utilizzava il Rusco per tenere lontano i topi dalle cantine e dal cibo. Da questo uso deriva il nome volgare pungitopo ed anche, molto probabilmente, il nome <em>Ruscus.</em> Infatti sarebbe una contrazione della parola latina <em>rustiscus</em> che signica “delle campagne”. <em>Aculeatus</em> significa invece “che porta gli aculei”.</p>
<p>Il pungitopo viene coltivato come <strong>pianta ornamentale</strong>, soprattutto come <strong>decorazione durante le feste natalizie</strong>. <strong>I germogli</strong> di pungitopo, dal gusto amarognolo, raccolti da marzo a maggio, <strong>vengono utilizzati in cucina a mo&#8217; di asparagi</strong>, lessati per insalate, minestre e frittate.</p>
<p>I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.</p>
<p>Le radici di rusco contengono <strong>ruscogenina</strong> e <strong>muroscagenina</strong>, <strong>sapogenina</strong>, acidi organici, calcio e sali di potassio, <strong>oli essenziali e resine</strong>, che hanno dimostrato efficaci <strong>proprietà vasoprotettrici</strong>, e <strong>antinfiammatorie</strong> sulla circolazione venosa periferica, unitamente ad una ottima tollerabilità. La pianta è impiegata nel trattamento dei disturbi associati all&#8217;<strong>insufficienza venosa cronica </strong>quali dolori e senso di pesantezza alle gambe, edema, prurito e crampi notturni ai polpacci. È utile contro le emorroidi e nelle turbe della circolazione retinica.</p>
<p>Il rusco presenta infatti una spiccata <strong>attività flebotonica</strong> data dalle <strong>ruscogenine</strong> (2% min.), che aumentano il tono venoso, rendendo più elastiche le pareti dei vasi, utili in caso di fragilità capillare; e inoltre riducono l&#8217;eccessiva permeabilità dei capillari, che provoca ristagni linfatici e cellulite.</p>
<p>Il rusco possiede anche proprietà antiedemigene e diuretiche indicate in caso di flebiti, gonfiore agli arti, eccesso di acidi urici che causano reumatismi e gotta.</p>
<p>Nella medicina popolare, per le doti diuretiche che possiede, è usato nella “<strong>composizione delle cinque radici</strong>”, che comprende pungitopo, prezzemolo, sedano, finocchio e asparago.</p>
<p><strong>Controindicazion</strong>i: se ne sconsiglia l’uso in gravidanza ed in caso di allergia individuale alla pianta. Per la presenza di saponine può provocare problemi gastro-intestinali come vomito e diarrea.</p>
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		<title>Erbe officinali, erbe medicinali, erbe aromatiche: quali le differenze</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/erbe-officinali-erbe-medicinali-erbe-aromatiche-quali-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2022 08:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[fitocomplesso]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta medicinale]]></category>
		<category><![CDATA[Pianta officinale]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le erbe officinali sono un insieme di diverse tipologie di piante che vengono storicamente trasformate dall’uomo tramite lavorazioni come per esempio l’essiccazione, la macerazione, le estrazioni, gli infusi, i decotti, etc. per poi essere utilizzate per molteplici scopi, sia salutistici che alimentari o entrambi. Tra le piante officinali vi sono le piante medicinali e le piante aromatiche: Le erbe medicinali contengono un insieme di principi attivi, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/erbe-officinali-erbe-medicinali-erbe-aromatiche-quali-le-differenze/">Erbe officinali, erbe medicinali, erbe aromatiche: quali le differenze</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>erbe officinali</strong> sono un insieme di diverse tipologie di piante che vengono storicamente <strong>trasformate</strong> dall’uomo tramite lavorazioni come per esempio l’essiccazione, la macerazione, le estrazioni, gli infusi, i decotti, etc. per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi</strong>, sia <strong>salutistici</strong> che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</p>
<p>Tra le piante officinali vi sono le piante medicinali e le piante aromatiche:</p>
<ul>
<li>Le <a href="https://www.amaperbene.it/category/dal-mondo-vegetale/piante-aromatiche/"><strong>erbe medicinali</strong></a> contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche. Sono quindi definite piante medicinali tutti i vegetali che svolgono un effetto fisiologico, anche se blando.</li>
<li>Le <a href="https://www.amaperbene.it/category/dal-mondo-vegetale/piante-aromatiche/"><strong>erbe aromatiche</strong> </a>invece sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</li>
</ul>
<p>Nel linguaggio comune, spesso si usano indistintamente i due termini, pianta medicinale e pianta officinale; i due termini indicano però due diverse entità; <strong>il termine officinale è un termine esclusivamente procedurale</strong> <strong>e indica quelle piante inserite all&#8217;interno di elenchi ufficiali </strong>(farmacopea) <strong>come utilizzabili dalle officine farmaceutiche, a prescindere dal fatto che queste piante abbiano o meno proprietà di tipo medicinale. Il termine pianta medicinale indica invece quelle piante che contengono sostanze utilizzabili direttamente a scopo terapeutico o come precursori in emisintesi che portino a sostanze attive. </strong></p>
<p>Una pianta può essere &#8220;officinale&#8221; in un paese e non in un altro, a seconda delle regolamentazioni,</p>
<p>Numerosi farmaci attualmente impiegati anche nei paesi industrializzati derivano da sostanze vegetali o comunque sono stati elaborati e modificati a partire da esse.</p>
<p>Inoltre, una stima dell&#8217;OMS ha valutato che <strong>le “erbe curative”, intese in senso lato, rappresentano la principale risorsa terapeutica per due terzi della popolazione mondiale</strong>.</p>
<p>La legge italiana corrente che regolamenta le piante officinali è il D.Lgs. 21 maggio 2018, n. 75 Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell&#8217;articolo 5, della legge 28 luglio 2016, n. 154.</p>
<p>Le piante officinali sono molte e diverse tra loro. <strong>Ogni singola pianta presenta proprietà specifiche</strong> a seconda di quale parte della pianta viene utilizzata.</p>
<p>La parte della pianta dove sono presenti i principi attivi o le sostanze aromatiche viene detta “<strong>droga</strong>”. Parti differenti della stessa pianta, come la radice, la foglia, il fiore, il frutto, la corteccia o le gemme possono essere utilizzate per <strong>scopi salutistici </strong>diversi a seconda dei <strong>principi attivi</strong> contenuti.</p>
<p>La quantità di principi attivi presente nella parte di pianta in questione può variare e raggiunge il massimo livello durante il <strong>tempo balsamico</strong>, momento ottimale per la raccolta.</p>
<p>L’<strong>efficacia </strong>di una pianta dipende sia dal tempo balsamico che dal luogo dove viene raccolta. E’ di fondamentale importanza che sia cresciuta in una zona non inquinata, lontano da strade, fognature, discariche, fabbriche e culture intensive.</p>
<p>Le piante che crescono nel loro <strong>habitat naturale</strong> in un ecosistema privo di inquinamento hanno una concentrazione di principi attivi più elevata.</p>
<p>Le erbe o piante officinali, <strong>oltre ad essere usate per salvaguardare la salute, possono essere impiegate anche in cucina come spezie e aromi</strong> (aglio, prezzemolo, rosmarino, origano, menta per citare alcune delle più comuni) in grado di insaporire le pietanze rendendo spesso superfluo anche l’uso del sale. E ancora le piante officinali sono utilizzate <strong>per preparare tisane</strong> o <strong>per la produzione di bevande alcoliche</strong> come liquori e amari, <strong>integratori alimentari</strong> e anche <strong>prodotti di pulizia</strong> per la casa e profumi.</p>
<p>Una droga può essere sottoposta a <strong>processi estrattivi o conservativi</strong> diversi, per ottenere. così differenti formulazioni medicamentose della stessa: il taglio-<strong>tisana</strong>, le <strong>polveri</strong>, gli <strong>estratti idroalcolici</strong>, gli <strong>estratti secchi</strong> a basso o alto titolo in flavonoidi ecc&#8230; I fitocomplessi delle differenti preparazioni galeniche della medesima droga considerata sono incomparabili. Questa osservazione, insieme all’utilizzo di prodotti titolati e standardizzati nei principi attivi, diventa uno dei fondamentali criteri CONSORT [(Consolidated Standards of Reporting Trials)] per la preparazione, conduzione di trial clinici e la valutazione critica degli articoli pubblicati in fitoterapia medica.</p>
<p>Le <strong>forme farmaceutiche</strong> sono i prodotti <strong>Medicinali Vegetali finiti</strong>: cioè come il <strong>preparato galenico</strong> è presentato in forma farmaceutica per essere somministrato, che corrisponde alla forma con cui lo si trova in commercio: <strong>capsule</strong> (cps), <strong>compresse</strong> (cpr masticabili, effervescenti, solubili e disperdibili, orosolubili, sublinguali e muco adesive, rivestite o non rivestite), <strong>perle</strong>, <strong>sciroppi</strong>, <strong>succhi</strong>, <strong>elisir</strong>, <strong>collutori</strong>, <strong>flaconi</strong>, <strong>buste</strong>, <strong>buste filtro</strong>, <strong>ovuli</strong>, <strong>clismi,</strong> <strong>fiale</strong> (fl per uso orale, sottocutaneo o parenterale), <strong>colliri</strong>, <strong>clismi</strong>, <strong>gel</strong>, <strong>creme</strong> ed <strong>unguenti</strong>, <strong>oli</strong>, <strong>lozioni</strong>, <strong>supposte</strong>…</p>
<p>In sintesi:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/category/dal-mondo-vegetale/piante-aromatiche/"><strong><em>Pianta officinale</em></strong></a>: è un termine esclusivamente procedurale per indicare tutte quelle piante inserite all&#8217;interno di elenchi ufficiali (farmacopea) e destinate e <strong>trasformate</strong>dalle officine farmaceutiche, per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi</strong><strong>,</strong> sia <strong>salutistici</strong><strong> </strong>che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</li>
<li><a href="https://www.amaperbene.it/category/dal-mondo-vegetale/piante-aromatiche/"><strong><em>Pianta medicinale</em></strong></a>: piante che contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong><a href="https://www.amaperbene.it/category/dal-mondo-vegetale/piante-aromatiche/"><em>Piante aromatiche</em></a>:</strong>  sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong><em>Fitocomplesso</em></strong>: l’insieme di tutte le sostanze (“principi attivi”) che caratterizzano una determinata droga vegetale,</li>
<li><strong><em>Droga</em>: </strong>la parte della pianta (corteccia, radice, bulbo, foglie, semi, ecc.) dove sono presenti i principi attivi o le sostanze aromatiche, e, talvolta, anche la sostanza che se ne ricava (per es., l’oppio del papavero).</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/erbe-officinali-erbe-medicinali-erbe-aromatiche-quali-le-differenze/">Erbe officinali, erbe medicinali, erbe aromatiche: quali le differenze</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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		<title>Ruchetta selvatica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ruchetta-selvatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ruchetta selvatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ruchetta selvatica (o rughetta selvatica), specie botanica Diplotaxis tenuifolia, è una pianta spontanea presente ovunque nel nostro territorio. Appartiene alla grande famiglia botanica delle brassicaceae; si tratta di una pianta molto comune nei luoghi ruderali e incolti; predilige i terreni difficili e di natura calcarea, esposti in pieno sole; non è difficile, infatti, trovarne &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>ruchetta selvatica</strong> (o rughetta selvatica), specie botanica <em>Diplotaxis tenuifolia</em>, è una pianta spontanea presente ovunque nel nostro territorio. Appartiene alla grande famiglia botanica delle <em>brassicaceae</em>; si tratta di una pianta molto comune nei luoghi ruderali e incolti; predilige i terreni difficili e di natura calcarea, esposti in pieno sole; non è difficile, infatti, trovarne rigogliose piante tra le fessure di cemento lungo le strade o nei luoghi più improbabili; si ritrova dal livello del mare fino a oltre i 1.000 m di altitudine.</p>
<p>Viene chiamata anche con altri nomi: “rucola officinale”, “ruchetta selvatica”, “eruca sativa”: <strong>è sempre la stessa pianta e non è quella della rucola “insalata”.</strong></p>
<p>Pur assomigliando alla rucola coltivata, quella selvatica ha delle caratteristiche che permettono di riconoscerla anche ai non esperti: ad esempio ha degli steli più lunghi e sottili e le sue foglie presentano margini dentellati, produce dei fiori di colore giallo; il sapore è ancora più intenso e forte rispetto a quello della rucola coltivata, e perfino più piccante.</p>
<p>Ricchi sia di sali minerali che di vitamine, i germogli di rucola officinale sono preziosi quanto le sue foglie. Per poterli utilizzare al meglio, vanno raccolti a partire dalla tarda primavera, fino all’autunno;. possono essere consumati sia crudi che cotti;. in particolare i germogli, si rivelano ricchi di vitamina C  e di vitamina B9 (o acido folico).</p>
<p>A meno che non si abbia una specifica allergia, o una intolleranza, a questa pianta, non ci sono delle particolari controindicazioni di cui tenere conto; l’importante è procedere con moderazione, cercando di non superare la dose consigliata giornaliera, pari a  circa 2 pugni. 100 grammi di rucola apportano solo 25 calorie!</p>
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		<title>Rafano o Cren</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rafano-o-cren/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Rafano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numerosi sono i sinonimi attribuiti al rafano, utilizzati comunemente nella lingua parlata, così come molteplici sono i nomi scientifici ascrittigli: il rafano viene volgarmente chiamato cren o barbaforte, ed in botanica è catalogato come Armoracia rusticana, Cochlearia armoracia, Raphanus magna, Radicula armoracia e Nasturtium amoracia. Esistono più di 2500 specie. Il rafano è una pianta &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Numerosi sono i sinonimi attribuiti al rafano, utilizzati comunemente nella lingua parlata, così come molteplici sono i nomi scientifici ascrittigli: il rafano viene volgarmente chiamato <strong>cren o barbaforte</strong>, ed in botanica è catalogato come <em>Armoracia rusticana</em>, <em>Cochlearia armoracia,</em> <em>Raphanus magna</em>, <em>Radicula armoracia</em> e <em>Nasturtium amoracia</em>. Esistono più di 2500 specie.</p>
<p>Il rafano è una pianta erbacea rustica e perenne, alta circa 50 cm, appartenente alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em> (o Crucifere, la stessa dei ravanelli, della senape e del cavolo): data la sua rigogliosità, il rafano viene talvolta considerato addirittura una pianta infestante.</p>
<p>Le foglie sono molto grandi, ruvide, allungate, dal colore verde scuro o brillante, in grado d&#8217;innalzarsi sino ad un metro d&#8217;altezza; i fiori, piccoli e bianchi, sono raggruppati in racemi e si distinguono per la particolare disposizione a croce dei petali. Il rafano predilige terreni fertili, con un alto grado di umidità, e viene preferibilmente coltivato in ambienti poco ombreggiati.</p>
<p>Si ritiene che il rafano abbia avuto origine nella Penisola Balcanica ma, più in generale, il rafano è oriundo  dell&#8217;Europa centro-meridionale.</p>
<p>Il rafano è coltivato per le radici fittonanti, dal colore biancastro-giallo, polposa ed allungata, utilizzate nella preparazione della nota <strong>salsa cren</strong>, ottenuta semplicemente grattugiando la radice, con l&#8217;aggiunta di aceto e pangrattato: si tratta di una salsa acre, pungente, paragonabile a quella della senape, non apprezzata da tutti.</p>
<p>Le radici del Rafano rusticano contengono un 20-30 % di sostanza secca con una elevata percentuale di glucidi (saccarosio, fruttosio, ecc.), pectina, emicellulosa, cellulosa e lignina, carboidrati che conferiscono alla radice un notevole valore energetico (55-60 cal/100 g). Numerosi sono anche gli enzimi (amilasi, invertasi, perossidasi, lipasi, proteasi, ecc.) tra i quali particolarmente importante è la mirosinasi responsabile della scissione, in presenza di acqua, del glucoside solforato sinigrina, contenuta nella quantità del 0,32 % nella radice, con produzione di isosolfocianato di allile composto che conferisce alle radici di rafano rusticano le peculiari caratteristiche organolettiche, e di D-glucosio e bisolfato di potassio. Elevato è anche il contenuto vitaminico particolarmente le vitamine B1 e C. Per quanto concerne la composizione delle ceneri (1,5%), è notevole il contenuto di elementi minerali quali zolfo, potassio, fosforo, ferro, sodio, silicio e cloro. Contiene numerosi amminoacidi, quali glutammina, arginina, galattosio, ed anche pectine, zuccheri, acido ascorbico, acidi ossalico e glicolico.</p>
<p>Il componente di gran lunga più importante è il glucoside solforato sinigna (riscontrabile anche nella senape), che contiene lo 0,6% di isosolfocianato di allile libero, composto volatile principale che conferisce il sapore e l&#8217;odore pungente alla radice del rafano rusticano. Oltre al solfocianato di allile, comunque, si riscontrano nell&#8217;olio essenziale delle radici di rafano (0,146-0,216%) altri prodotti volatili come l&#8217;isosolfocianato di feniletile che rappresenta un quarto o un quinto dell&#8217;olio essenziale di rafano, l&#8217;isosolfocianato di fenilpropile, il solfuro di diallile, il solfocianato di butile.</p>
<p>Sono questi componenti, derivati dalla scissione enzimatica della sinigrina, che conferiscono sapore e odore piccante alle radici del rafano rusticano nonché le sue peculiari caratteristiche medicinali.</p>
<p>Al rafano vengono attribuite proprietà:</p>
<ul>
<li><strong>antiossidanti</strong>: i solforati, molecole presenti in notevole quantità nella radice della barbaforte, svolgono un importante ruolo a livello epatico, aiutando il fegato nel processo di detossificazione e rappresentando un potente antiossidante poiché in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi</li>
<li><strong>antinfiammatorie</strong>, utili a decongestionare le vie respiratorie e contro bronchiti, sinusiti e raffreddori, anche grazie all’alto contenuto in vitamina C, che rafforza il sistema immunitario</li>
<li><strong>antibiotiche</strong>, dal momento che la sua radice è ricca di sinigrina, un olio volatile dal notevole potere antibatterico e antibiotico, utile per combattere l’influenza ma in caso di infiammazione alle vie urinarie;</li>
<li><strong>depurative</strong>, in grado di stimolare la diuresi, favorendo la minzione e contrastando la ritenzione idrica</li>
<li><strong>cardiovascolari</strong>: la sinigrina regola la pressione arteriosa, mentre il potassio contenuto nella radice della pianta, essendo un vasodilatatore, migliora il circolo dei fluidi corporei e aumenta la circolazione sanguigna</li>
<li><strong>analgesiche</strong>, sfruttabili per lenire dolori da reumatismi, strappi muscolari, artrite e sciatalgie</li>
<li><strong>digestive</strong>, in quanto il consumo di rafano stimola i succhi gastrici e favorisce la produzione di bile, facilitando il processo digestivo; inoltre è ricchissimo di fibre</li>
<li><strong>dimagranti</strong>, perché è in grado di accelerare il metabolismo e bruciare i grassi in eccesso</li>
<li><strong>dermatologiche</strong>: per uso topico, può essere impiegato per contrastare l’alopecia, la dermatite, l’herpes, le macchie della pelle, eritemi e scottature.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda l’ impiego del rafano in cucina, generalmente si utilizza soprattutto la radice, ma anche le foglie possono essere usate in insalata o come ingrediente di zuppe e minestre. L’importante è che le foglie siano giovani, poiché nel tempo tendono a diventare piuttosto dure e ruvide. Quando è intatta, la radice non possiede un particolare aroma, ma se viene tagliata, tritata o grattugiata, si attivano degli enzimi che scindono la sinigrina in isotiocianato di allile, la molecola responsabile del sapore piccante; si sprigionano allora delle esalazioni fortissime e irritanti per gli occhi e le mucose nasali, analogamente a quanto avviene quando si affettano le cipolle. Inoltre, quando si ossida, la radice tende ad annerirsi: si consiglia pertanto di irrorarla con una soluzione di acqua e limone o aceto.</p>
<p>Il rafano grattugiato deve essere utilizzato immediatamente o al massimo conservato in aceto. La polpa una volta esposta all&#8217;aria o al calore comincia a perdere il suo gusto pungente, a scurire di colore, e a diventare sgradevolmente amara nel tempo.</p>
<p>Se consumato in dosi eccessive, il rafano può irritare le mucose gastriche. Pertanto, il suo uso è controindicato in caso di: gastrite e ulcera, irritazioni intestinali, reflusso gastroesofageo, disfunzioni renali, malattie delle vie urinarie, malattie epatiche, allergie, gravidanza e allattamento.</p>
<p>Il rafano è usato, nella <strong>cucina tradizionale della Basilicata</strong>, per la preparazione della cosiddetta rafanata materana o marsicana, in cui la radice grattugiata fresca è unita a formaggio pecorino, uova sbattute, prezzemolo e pepe nero per la preparazione di una frittata alta anche alcuni centimetri, ricca pietanza tipica del periodo di Carnevale. Il rafano crudo è il condimento principe dello &#8216;Ndrupp&#8217;c, o &#8220;intoppo&#8221;, il ragù tipico della città di Potenza: viene grattugiato fresco, direttamente sul piatto di ragù appena preparato, in aggiunta al formaggio, e subito portato in tavola. Utilizzato il tal modo viene ironicamente definito dai Potentini &#8220;u tartuf&#8217; d&#8217;i povr&#8217; òmm&#8221; (trad. &#8220;il tartufo dei poveri&#8221;; letteralmente, &#8220;il tartufo degli uomini poveri &#8220;). Nella provincia di Potenza è utilizzata anche la foglia per aromatizzare minestre a base di verza. Viene anche utilizzato per creare un surrogato del wasabi.</p>
<p>Nella <strong>cucina triestina</strong>, il rafano grattugiato fresco è usato come condimento essenziale per gli antipasti a base di prosciutto cotto in crosta di pane o di prosciutto cotto tipo &#8220;Praga&#8221;. Nel Triveneto, in particolar modo in Friuli-Venezia Giulia e in Provincia di Treviso, la salsa cren (o kren) è onnipresente come accompagnamento dei piatti a base di carne pure nella cucina sudtirolese, in particolare assieme allo speck. In Alto Adige inoltre è usanza portarne una porzione in chiesa in occasione della messa di Pasqua.</p>
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		<title>Rabarbaro Rapontico &#124; Rheum Rhaponticum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rabarbaro-rapontico-rheum-rhaponticum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea aromatica appartenente alla famiglia delle Poligonaceae. Il Rabarbaro rapontico (o Rabarbaro europeo) si trova spesso negli orti familiari o anche come pianta ornamentale; in Francia e Inghilterra viene coltivata come coltura intensiva. Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea vivace originaria dell&#8217;Asia Centrale (Urali e Caucaso). Si presenta &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Rabarbaro rapontico</strong> è una pianta erbacea aromatica appartenente alla famiglia delle <em>Poligonaceae</em>.</p>
<p>Il Rabarbaro rapontico (o Rabarbaro europeo) si trova spesso negli orti familiari o anche come pianta ornamentale; in Francia e Inghilterra viene coltivata come coltura intensiva.</p>
<p>Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea vivace originaria dell&#8217;Asia Centrale (Urali e Caucaso). Si presenta come un robusto rizoma giallo con radici profonde; da questo si sviluppa una rosetta di foglie molto grandi ovali, con margine crenato. Le foglie presentano un picciolo lungo e grosso, cilindrico scanalato, rossastro. Lo stelo fiorale è alto fino a 2 metri; presenta piccoli fiori ermafroditi biancastri riuniti in pannocchia; l&#8217;impollinazione è anemofila; il frutto è una nocula, che viene impiegata come seme. Si propaga per seme (in primavera) o per divisione dei rizomi (in autunno-inverno).</p>
<p>Si utilizzano i piccioli fogliari carnosi e succulenti dal sapore gradevolmente acidulo per preparare marmellate; <strong>i lembi fogliari sono inutilizzabili per l&#8217;elevato contenuto di acido ossalico</strong>. In liquoreria ed erboristeria viene impiegata la radice dal sapore amaro. Essiccata e ridotta in polvere, viene utilizzata a scopi medicinali (tonico e purgativo). <strong>L&#8217;attività del rabarbaro rapontico è inferiore a quella del rabarbaro cinese</strong> (<em>Rheum palmatum L</em>. e <em>Rheum officinale</em>) importato per uso erboristico.</p>
<p>La radice del rabarbaro è corroborante, tonica, purgativa, stomachica, digestiva, colagoga, antisettica delle vie biliari, combatte le affezioni croniche del fegato e della milza. Secondo la medicina cinese il rabarbaro, che è usato da tempi antichissimi, a piccole dosi curerebbe la diarrea, a dosi medie è eupeptico, amaro-tonico, colagogo, mentre ad alti dosaggi ha una decisa azione purgativa e lassativa.</p>
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		<title>Ciliegio &#124; Prunus avium L. var.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ciliegio-prunus-avium-l-var/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Piccoli frutti]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegia]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegio]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ciliegio (Prunus avium) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famiglia delle Rosacee, originario dell&#8217;Europa (dalle Isole Britanniche fino alla Russia, passando per Francia, Penisola Iberica, Italia, Germania fino a tutto l&#8217;est in zone montuose) e in alcune zone montane fredde dell&#8217;Asia minore (presente in scarsa misura con &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>ciliegio</strong> (<em>Prunus avium</em>) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famiglia delle <em>Rosacee</em>, originario dell&#8217;Europa (dalle Isole Britanniche fino alla Russia, passando per Francia, Penisola Iberica, Italia, Germania fino a tutto l&#8217;est in zone montuose) e in alcune zone montane fredde dell&#8217;Asia minore (presente in scarsa misura con ecotipi leggermente differenti da quelli europei).</p>
<p>Nel nostro paese è presente naturalmente dalle zone alto-collinari sino a quelle montuose, talvolta al confine della zona tipica delle latifoglie, presentando una buona resistenza al freddo.  Si possono trovare comunemente due tipi di ciliegio: l’<em>avium</em>, che produce frutti dolci, e il <em>cerasus</em>, il ciliegio amaro o ciliegio a frutto acido.</p>
<p>Il <strong><em>Prunus avium</em></strong> Ha foglie, decidue, da ellittiche ad oblunghe, lunghe fino a 15 cm e larghe 6, affusolate all’apice, dentate acutamente. Da giovani sono bronzee, poi verde scuro e opache nella pagina superiore. La corteccia è rosso-marrone, lucida e si sfalda in strisce orizzontali. I fiori di P. avium sono larghi 3 cm, bianchi, con 5 petali. Sono portati in corimbi a metà primavera, appena prima o contemporaneamente alle foglie. I frutti sono a bacca, rotondi, acidi o dolci, commestibili, di circa 1 centimetro di diametro (ma nelle cultivar possono raggiungere anche i due o tre). È originario del continente europeo, può raggiungere al massimo i 25 metri di altezza (ma in coltivazione, specie se estensiva, viene tenuto molto più basso). In natura la chioma assume forma di colonna larga.</p>
<p>Il <strong><em>Prunus cerasus </em></strong>ha foglie decidue ellittiche, lunghe fino a 7,5 cm e larghe 5, affusolate e dentate, verde scuro nella parte superiore, lisce sui due lati. La corteccia è porpora-marrone con lenticelle orizzontali arancio marroni. I fiori sono larghi 2 cm, bianchi e composti da 5 petali in piccoli gruppi, a metà primavera. I frutti sono eduli (anche se molto acidi), da rossi a neri di 2 cm di diametro. Può raggiungere al massimo gli 8 metri di altezza con chioma espansa.</p>
<p>Il <strong>ciliegio dolce</strong> a sua volta si distingue in due categorie: le <strong>duracine </strong>e le <strong>tenerine</strong>. Le duracine, dette anche duroni, sono piante di notevole sviluppo che possono raggiungere anche i 20 m d&#8217;altezza, mentre le tenerine sono piante di dimensioni più ridotte e con una crescita più lenta. Hanno entrambe foglie grandi e ovali, i fiori sono generalmente bianchi. Nelle duracine, i frutti hanno la polpa dura e croccante che può essere, secondo la varietà, bianca, rossa o nerastra. Le tenerine invece hanno la polpa molle e molto succosa solitamente rossa o nera.</p>
<p>Il <strong>ciliegio acido</strong> si distingue anche per altri caratteri in tre diverse categorie: le <strong>amarene</strong>, le <strong>visciole</strong> e le <strong>marasche</strong>. Le amarene sono piante di scarso sviluppo con rami pendenti e foglie piccole, i frutti sono di color rosso intenso con polpa e succo sono invece chiari. Le amarene sono usate per la produzione di succhi e sciroppi. Le visciole hanno i rami dritti con foglie molto grandi, i frutti sono di color rosso brillante come la polpa e il succo, hanno sapore dolciastro perciò sono utilizzate anche per il consumo fresco e per produrre marmellate. Infine le marasche che sono piante di taglia piccola come anche le foglie e i frutti, i quali sono usati dall&#8217;industria per la produzione di liquori.</p>
<p>Il ciliegio selvatico è la specie europea più importante per il legno nella famiglia delle <em>Rosaceae</em>. Il suo legno diritto, con fibratura sottile e facilmente lavorabile, con durame rosa-marrone e alburno più chiaro, è molto ricercato per lavori di ebanisteria, mobili, pannelli, torneria e falegnameria decorativa. Il colore del legno e la mancanza di difetti come il marciume del cuore e le alterazioni cromatiche ne influenzano fortemente il valore. Poiché l’offerta di ciliegio in Europa è insufficiente rispetto alla domanda, viene importato dal Nord America il ciliegio nero (<em>P. serotina</em>).</p>
<p><strong>Tutte le parti della pianta eccetto il frutto sono tossici</strong> perché contengono glicosidi cianogenetici.</p>
<p><strong>Le ciliegie</strong></p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-22241 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-300x223.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-1024x762.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-768x571.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene.jpg 1230w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La <strong>ciliegia</strong> è il frutto del ciliegio (<em>Prunus avium</em>). La pianta domesticata è stata ottenuta da ripetute ibridazioni della specie botanica.</p>
<p>Il nome italiano di ciliegia (conosciuto in toscano come ciriègia) deriva direttamente dal latino volgare <em>ceresia</em> che, dalla sua forma <em>cerasia</em> è presente in diverse lingue, tra cui portoghese (cereja), francese (cerise), spagnolo (cereza), rumeno (cireş), sardo (cerexa o ceriasa), romano (cerasa), lombardo (scirés), emiliano (srèsa), siciliano (cirasa), veneto (saresa), friulano (cjariese), Campania (&#8220;ciras&#8221;) e inglese (cherry). Il termine italiano alternativo <em>cerasa</em> è presente in diversi dialetti, ed è una forma più comune in Italia Centrale e Meridionale. A sua volta, il termine latino proviene dal greco κέρασος (kérasos), derivante dalla città di Cerasunte nel Ponto (attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Roma nel 72 a.C. da Lucullo i primi alberi di ciliegio.</p>
<p>Il frutto può nascere da due diverse specie botaniche: da una parte il ciliegio dolce (<em>Prunus avium)</em>, che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca; dall&#8217;altra il ciliegio acido (<em>Prunus cerasus</em>), che produce ciliegie acide. Quanto segue si riferisce alla  ciliegia propriamente detta, frutto del <em>Prunus avium</em>.</p>
<p>La ciliegia, normalmente sferica, di 0,7-2 centimetri di diametro, può assumere anche la forma a cuore o di sfera leggermente allungata. Il colore, normalmente rosso, può spaziare, a seconda della varietà, dal giallo chiaro del Graffione bianco piemontese al rosso quasi nero del Durone nero di Vignola. Anche la polpa assume colorazione e consistenza diverse a seconda della varietà e passa dal bianco al rosso nerastro nel primo caso e dal tenero al croccante nel secondo caso. Il gusto è dolce, mai stucchevole, con punte di acidulo.</p>
<p>La ciliegia matura nel periodo primaverile-estivo contiene un solo seme duro, color legno.</p>
<p>In Italia sono principalmente diffuse due categorie di ciliegie: i <strong>duroni</strong>, più grandi e scuri, e le <strong>tenerine</strong>, più chiare e piccole.</p>
<p>Dal ciliegio dolce derivano diverse varietà come le tenerine (dette anche lustrine), frutti dal colore rosso a polpa tenera, e le duracine (o duroni) dalla buccia di colore rosso scuro e polpa rosso-viola. Ci sono anche varietà dalla tonalità rosso chiaro con polpa rosa, dolce e croccante</p>
<p>In Italia ci sono diverse varietà dolci piuttosto diffuse, che si caratterizzano per le diverse aree geografiche di provenienza e periodi di raccolta. Tutte caratterizzate dalla polpa densa e soda, possono avere un colore più o meno rosso brillante passando dal rubino al marrone, quasi nero, e variare la forma da rotonda a cuore.</p>
<p>Ecco le principali: Ferrovia, Graffioni o Bigarreaux, Ciliegia di Marostica IGP, Giorgia, Elisa, Malizia, Cristalina, Grace Star, Canada Giant, Big Lory, Black Star, Brooks, Mora di Verona o Mora di Cazzano, Mora dalla Punta, Moretta di Vignola IGP, Durone Nero di Vignola, Durone Nero dell’Anella, Bella di Pistoia, Ciliegia del Monte, Ciliegia dell’Etna DOP</p>
<p>100 grammi di ciliegie hanno una resa calorica di 63 kcal. In 100 gr si trovano: 16,1 g di carboidrati, 1,06 g di proteine, 0,20 g di lipidi, 2,1 g di fibre</p>
<p>Le ciliegie sono ricche di vitamina C e A, entrambe antiossidanti, antinvecchiamento, che aiutano a proteggere la vista e contribuiscono al buon funzionamento delle difese immunitarie; ma anche di vitamina B e PP,  Contengono inoltre acido folico, calcio, potassio, magnesio, fosforo e flavonoidi, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Depurative, disintossicanti, diuretiche e antireumatiche, le ciliegie aiutano inoltre a prevenire numerose patologie come l’arteriosclerosi, le disfunzioni renali e l’invecchiamento cellulare e perfino patologie come l’Alzheimer. Sono antinfiammatorie (ricerca dell’Human Nutrition Research Center, in California), antiossidanti (studio portoghese) e sedano gli attacchi di gotta, facendo calare i valori di acido urico. Contribuiscono a contrastare l’ipertensione. Importante poi è il contenuto di melatonina, utile per regolare il ritmo sonno-veglia. Non meno importanti sono le virtù depurative e diuretiche che sono racchiuse nel frutto, ma soprattutto nel peduncolo..</p>
<p>Le antocianine (contenute in elevate quantità nelle ciliegie) inibiscono la cicloossigenasi, gli enzimi che rispondono a processi infiammatori segnalando la sensazione di dolore; il risultato è simile a quello dell&#8217;aspirina e dell&#8217;ibuprofene senza però effetti collaterali. Le antocianine hanno inoltre un&#8217;azione antiossidante. Le ciliegie  contengono il levulosio, un zucchero che ha un indice glicemico limitato e che rende le ciliegie amiche anche dei diabetici.</p>
<p>Il nocciolo però contiene acido cianidrico.</p>
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		<title>China &#124; Cinchona succirubra, Cinchona calisaya</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/china-cinchona-succirubra-cinchona-calisaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[China]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinchona è un genere di piante arboree delle Ande, famiglia delle Rubiaceae, comprendenti specie conosciute col nome di china, con proprietà attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia: alcaloidi chininici (dai quali sono stati estratti chinina ed acido chinico), olio essenziale e resine. Si tratta generalmente di alberi piuttosto grandi (possono raggiungere un’altezza di circa 30 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cinchona </strong>è un genere di piante arboree delle Ande, famiglia delle <em>Rubiaceae</em>, comprendenti specie conosciute col nome di <strong>china</strong>, con proprietà attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia: <strong>alcaloidi chininici</strong> (dai quali sono stati estratti chinina ed acido chinico), olio essenziale e resine.</p>
<p>Si tratta generalmente di alberi piuttosto grandi (possono raggiungere un’altezza di circa 30 m) che crescono tra i 1.000 e i 3.500 metri sul livello del mare. La china è diffusa soprattutto nelle zone dell’Ecuador e della Colombia e in alcune zone dell’Asia (Giava) e dell’Africa. La parte dell’albero di china che viene maggiormente sfruttata è la <strong>corteccia</strong>, in particolar modo quella dei rami più piccoli; ha superficie esterna rossa o bruno-nerastra, con solchi longitudinali, mentre all&#8217;interno è di colore rosso-vivo.</p>
<p>Il nome del genere deriva da Ana de Osorio, contessa di Chinchón e moglie di Luis Jerónimo de Cabrera, viceré del Perù, che secondo la leggenda scoprì su sé stessa le virtù della corteccia di china, guarendo da febbri malariche e decidendo l&#8217;importazione in Europa (1639).</p>
<p>La corteccia contiene i principi attivi: tannini, alcaloidi chinolinici (presenti anche fino al 15%, titolo minimo obbligatorio è il 6%): chinina, chinidina, cinconina e cinconidina, sostanze amare (triterpeni). Queste sostanze sono antipiretiche ed antimalariche.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite proprietà antimalariche, antidolorifiche e antifebbrili, amaro-toniche, astringenti intestinale, antidispeptiche, Le sostanze amare e gli alcaloidi contenuti nella pianta possiedono la capacità di promuovere la secrezione di saliva e di succhi gastrici, ed è proprio grazie a questo loro meccanismo d&#8217;azione che la china viene considerata utile per contrastare la perdita di appetito e i disturbi digestivi.</p>
<p>All&#8217;interno della china, inoltre, sono presenti alcuni alcaloidi come la chinina (o chinino che dir si voglia) e la chinidina dotati di interessanti attività terapeutiche.</p>
<p>La <strong>chinina</strong> è un principio attivo dotato di <strong>attività antimalarica</strong> che rientra nella composizione di diversi farmaci. È il farmaco d&#8217;elezione per il trattamento di ceppi di <em>Plasmodium falciparum</em> clorochino-resistenti, poiché questi protozoi non sono ancora stati in grado di sviluppare una resistenza nei suoi confronti. La chinina esercita il suo ruolo antimalarico interferendo con alcuni processi metabolici fondamentali per il protozoo, conducendolo a morte certa.</p>
<p>La <strong>chinidina</strong>, invece, è una molecola dotata di <strong>attività antiaritmica</strong> e &#8211; nella forma di sale solfato &#8211; costituisce il principio attivo di farmaci impiegati per il trattamento di aritmie ventricolari e sopraventricolari e, in particolar modo, della tachicardia sopraventricolare. La chinidina esplica la sua azione diminuendo la conduzione ionica a livello del miocardio attraverso il blocco dei canali veloci del sodio (Na+). Tutto ciò si traduce in una riduzione della velocità massima di depolarizzazione cellulare, ma senza modificarne il potenziale a riposo. Inoltre, si accompagna un innalzamento della soglia di eccitabilità e una diminuzione della velocità di conduzione.</p>
<p>Sempre grazie alle sostanze amare e agli alcaloidi contenuti al suo interno, la china è considerata un valido rimedio per contrastare la perdita di appetito e i disturbi dispeptici. Infatti è utilizzata per preparare un amaro tonico e digestivo; molto apprezzato è il noto <strong>elisir di china</strong>, liquore preparato con la pregiata varietà <em>calisaya</em> ed aromatizzato con l&#8217;arancio amaro. Nella giusta dose viene anche usata per rendere le bevande (<em>energy drink</em> solitamente) di colore giallo fluorescente.</p>
<p>In erboristeria è utilizzata per contrastare gli effetti negativi della pressione bassa.</p>
<p>In cosmetica si impiegano gli estratti per frizioni contro i capelli grassi.</p>
<p><strong>La china può interagire farmacologicamente con farmaci</strong>, quali:</p>
<ul>
<li>anticoagulanti e/o antiaggreganti piastrinici (aumenta il rischio d&#8217;insorgenza di sanguinamenti);</li>
<li>digossina, flecainide e altri farmaci antiaritmici, poiché l&#8217;assunzione concomitante di china può aumentare la tossicità di questi stessi farmaci;</li>
<li>astemizolo, poiché l&#8217;utilizzo contemporaneo di china può aumentarne la concentrazione plasmatica e, di conseguenza, può aumentarne anche gli effetti collaterali a livello cardiaco.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: in seguito a un uso eccessivo si può verificare un&#8217;intossicazione denominata <strong>cinconismo</strong> che si manifesta con cefalea, dolori addominali, ronzii, sordità, nausea, vomito, sudorazione, vertigini, orticaria, disturbi visivi, diplopia e atrofia del nervo ottico. La china non va somministrata in gravidanza, allattamento, nei sofferenti di gastriti e ulcere e nei pazienti che presentino disturbi della coagulazione sanguigna. Si ricordi l&#8217;attività della chinidina sul ritmo cardiaco.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: La china sarebbe stata scoperta in Perù, nei dintorni di Laxa. In seguito ad un sisma, alcuni alberi sarebbero caduti nel lago a cui si abbeveravano le greggi in quota, e le popolazioni indigene notarono che gli animali malati &#8211; specie di febbre &#8211; guarivano. L&#8217;albero in questione è l&#8217;albero della China. Nel 1638, durante le invasioni spagnole, un soldato venne curato da un indigeno con l&#8217;acqua del lago di Laxa, alleviandone la febbre. La china in polvere viene anche chiamata polvere dei gesuiti o <em>pulvis eminentissimis cardinalis</em> perché fu introdotta in Europa dai padri gesuiti.</p>
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		<title>Cardo Mariano &#124; Silybum marianum (L.) Gaertn.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Cardo Mariano]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cardo mariano (Silybum marianum Gaertn.) è una pianta erbacea biennale della famiglia Asteracee, presente in tutto il bacino del Mediterraneo, che ha trovato impiego sin dai tempi antichi come epatoprotettore e nel trattamento di disturbi epatici e della cistifellea. Per le sue proprietà è usato anche come ingrediente nella preparazione di liquori d&#8217;erbe. Il &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>cardo mariano</strong> (<em>Silybum marianum</em> Gaertn.) è una pianta erbacea biennale della famiglia <em>Asteracee</em>, presente in tutto il bacino del Mediterraneo, che ha trovato impiego sin dai tempi antichi come epatoprotettore e nel trattamento di disturbi epatici e della cistifellea. Per le sue proprietà è usato anche come ingrediente nella preparazione di liquori d&#8217;erbe.</p>
<p>Il nome “marianum”, letteralmente di Maria, trae origini dalla leggenda secondo la quale le macchie bianche presenti alle nervature delle sue foglie derivino dalle gocce di latte della Vergine, perse con l’allattamento durante la fuga dalla persecuzione di Erode.</p>
<p>La droga è costituita dal frutto, un achenio pendulo e oblungo, da raccogliere in estate dopo piena maturazione e privato del pappo, l’appendice piumosa con funzione di dispersione del seme. Il frutto risulta inodore e dal sapore amaro.</p>
<p>Gli estratti della pianta sono stati molto studiati come citoprotettivi e anticancerogeni; ben noto il loro uso come antidoto per le intossicazioni dal fungo <em>Amanita phalloides</em>, le cui tossine inducono ingenti danni al tessuto epatico. Il <strong>fitocomplesso</strong> è stato usato con successo nel trattamento in pazienti affetti da epatite cronica sintomatica, con scomparsa completa dei sintomi clinici, quali astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, subittero, e con normalizzazione delle transaminasi. Gli stessi risultati si possono ottenere nei pazienti sottoposti a pesanti cicli di chemioterapia con gravi alterazioni biumorali e cliniche riguardanti la funzione epatica. Il fitocomplesso di Cardo mariano (soprattutto il componente silibinina) sembra in grado di ridurre le transaminasi ed altri indici bioumorali nel decorso delle epatopatie e sembra proponibile inoltre anche nella sindrome epato-renale. Interagirebbe col citocromo P450, specie con l&#8217;isoforma CYP 3A4 interessata al metabolismo di molti farmaci di sintesi.</p>
<p>Il principale costituente della droga è una miscela di <strong>flavonolignani</strong> (65-80%), nota come <strong>silimarina</strong>, i cui componenti sono:</p>
<ul>
<li>Silibinina (o silibina) A e B (50-60%);</li>
<li>Isosilibinina, (o isosilibina) A e B (5%);</li>
<li>Silicristina A e B (20%);</li>
<li>Silidianina (10%).</li>
</ul>
<p>La silimarina ha anche proprietà antinfiammatorie, riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni attraverso la modulazione del fattore di trascrizione NF-κB; soprattutto, essa aiuta a mantenere integre e funzionali le membrane degli epatociti, le principali cellule epatiche, riducendo la perossidazione lipidica e mantenendo un rapporto ideale tra colesterolo, fosfolipidi e sfingomielina, agevolando quindi la fluidità di membrana. Questi costituenti polifenolici agiscono infatti come antiossidanti, neutralizzando le specie radicaliche prodotte da agenti epatotossici, come alcuni farmaci tra cui il paracetamolo, il cui principale effetto collaterale è proprio il danno ossidativo a livello epatico. Oltre a proteggere direttamente dall’ossidazione, la silimarina stimola la sintesi di antiossidanti e detossificanti endogeni, quali superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi, incrementando la resistenza del tessuto epatico allo stress, riducendo i marker di danno cellulare come le transaminasi. Inoltre, questi flavolignani favoriscono la sintesi di mRNA, stimolando l’azione della RNA polimerasi I, con effetti che possono portare alla rigenerazione del tessuto epatico.</p>
<p>La silimarina appare quindi un utile nel supporto della salute e della funzionalità di questo organo anche in caso di sofferenza importante dovuta a malattie come epatiti (anche acute, infettive e tossiche), intossicazioni epatiche, cirrosi e altre patologie a carico del fegato, anche croniche. Poiché è in grado di limitare gli effetti tossici sul fegato dovuti all&#8217;assunzione di steroidi anabolizzanti orali, viene impiegata anche in ambito sportivo come prodotto &#8220;disintossicante&#8221; per questo organo. Secondo alcuni studi, infine, la silimarina sarebbe in grado di incrementare la fisiologica produzione di latte nelle donne che allattano.</p>
<p>Infine, due studi clinici differenti hanno evidenziato effetti di riduzione sia dei livelli di glucosio che di trigliceridi in pazienti affetti da diabete (con e senza patologia epatica). Tra i parametri studiati si è osservata una riduzione dell’emoglobina glicata e un aumento della sensibilità all’insulina.</p>
<p>Altri flavonolignani presenti nel fitocomplesso, però, hanno dimostrato delle proprietà individuali che spiegherebbero parzialmente le capacità del fitocomplesso di indurre una certa rigenerazione delle cellule epatiche:</p>
<ul>
<li>la <strong>silandrina</strong> interferirebbe con la sintesi dei trigliceridi ed è anche capace di modulare la funzione della cicloossigenasi II (inducibile nelle infiammazioni);</li>
<li>la <strong>silimonina</strong> è risultata essere un modulatore della pompa ATP-dipendente della multiresistenza ai farmaci (GP170/MDRG) e dell&#8217;enzima 17beta-idrossisteroide deidrogenasi.</li>
</ul>
<p>È possibile, dunque, che l&#8217;azione generica sia quella di stimolare l&#8217;eliminazione cellulare delle tossine e ridurre la componente infiammatoria, presente nelle forme epatitiche grasse, alcoliche e da terapie ormonali con steroidi.</p>
<p>Ad ogni modo, ammesso che la struttura flavolignanica sembra essere la principale responsabile dell’attività biologica, secondo la Farmacopea europea (Ed. 10.5), il frutto deve possedere un contenuto minimo di silimarina del 1,5% in peso (espresso come silibinina).</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato che la <strong>silibina</strong> è in grado di inibire l’attività di diverse isoforme del citocromo P450, in particolare dei CYP3A4, 1A1, 2D6, 2E1 e 2C9, per cui l’assunzione di estratti di cardo mariano  potrebbe alterare  il metabolismo dei farmaci che utilizzano tali citocromi, come le statine. In particolare atorvastatina, simvastatina e lovastatina vengono metabolizzate dal CYP3A4, mentre fluvastatina e rosuvastatina vengono metabolizzate principalmente dall’isoenzima CYP2C9. Anche il warfarin viene estesamente metabolizzato dal CYP3A4 e dal CYP2C9. Il CYP2D6 è responsabile del metabolismo di antidepressivi, antipsicotici e beta-bloccanti, mentre tra i farmaci metabolizzati dal CYP2E1 vi sono il paracetamolo e l’isoniazide.</p>
<p>La droga contiene, infine, un’alta percentuale di acidi grassi (20-35%), che in alcuni preparati vengono rimossi attraverso una fase di estrazione dedicata (in esano), per evitare il loro accumulo nel prodotto finale. Infine, sono presenti acidi resinici amari, una sostanza amara (tiramina), tannini e flavonoidi.</p>
<p>Va tuttavia precisato che al momento non risultano <em>claim</em> autorizzati dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) specifici per i prodotti a base di silimarina.</p>
<p>In diversi modelli <em>in vitro</em>, il cardo mariano ha evidenziato la capacità di inibire l’UDP glucuronosiltrasferasi, la beta glucuronidasi e la glicoproteina-P, sistemi enzimatici coinvolti nel metabolismo e nel trasporto di numerosi farmaci. In particolare l’UDP glucuronosiltrasferasi si occupa del metabolismo di farmaci antitumorali come l’irinotecan, mentre la glicoproteina-P è coinvolta nell’assorbimento di numerosi farmaci come la digossina o le statine.</p>
<p>Sebbene l’inibizione di questi sistemi enzimatici da parte della silimarina avvenga a dosi superiori rispetto a quelle utilizzate in ambito terapeutico, l’assunzione di estratti di cardo mariano dovrebbe essere evitata nei pazienti trattati con i farmaci metabolizzati da questi sistemi enzimatici.</p>
<p>Oltre all’impiego erboristico, il cardo mariano ha un uso alimentare fin dall’epoca romana. Si consumano le radici, il colletto, le foglie private delle spine, i fusti e i fiori; è un ingrediente versatile e gustoso per insaporire svariate ricette. Il sapore ricorda molto quello del carciofo, mentre la radice, pulita e sbucciata, è un valido sostituto di rape e carote. Lo si usa  brasato, stufato o anche impanato, come se fosse una gustosa cotoletta vegana. I capolini possono insaporire un risotto, mentre le foglie possono arricchire un’insalata. Cotte, costituiscono una curiosa alternativa a spinaci e biete; le coste arrostite o preparate come parmigiana al forno con pomodoro fresco, mozzarella e basilico. Il cardo mariano è assai popolare in Piemonte, dove viene utilizzato per la bagna cauda.</p>
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