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	<title>pianta tossica Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>pianta tossica Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Senecio angulatus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/senecio-angulatus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 11:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[pianta invasiva]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
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		<category><![CDATA[Senecio angulatus]]></category>
		<category><![CDATA[senecio del Capo]]></category>
		<category><![CDATA[senecio rampicante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senecio angulatus L.f., 1782,  è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteraceae (sottofamiglia Asteroideae), una delle circa 1500 specie del genere Senecio. Detto anche senecio rampicante, o senecio del Capo, è una pianta originaria del Sudafrica che è stata introdotta in molti paesi come pianta ornamentale e si è spesso naturalizzata (come &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Senecio angulatus</strong> L.f., 1782,  è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle <em>Asteraceae</em> (sottofamiglia <em>Asteroideae</em>), una delle circa 1500 specie del genere Senecio. Detto anche <strong>senecio rampicante</strong>, o <strong>senecio del Capo</strong>, è una pianta originaria del Sudafrica che è stata introdotta in molti paesi come pianta ornamentale e si è spesso naturalizzata (come ad esempio sulle Alpi Marittime), divenendo <strong>a volte invasiva</strong>.</p>
<p>In Italia è più frequente in parchi e giardini della fascia mediterranea, spesso lungo le coste in quanto tollera bene la salinità. <strong>La pianta è tossica</strong> per la presenza di alcaloidi ad azione lenta ma molto <strong>dannosa per il fegato e cancerogena</strong>, che possono anche passare al miele ed al latte.</p>
<p>Il nome generico (Senecio) deriva dal latino &#8216;<em>senex</em>&#8216; (vecchio), alludendo ai pappi biancastri dei frutti o alla pelosità grigia di molte specie che ricorda la chioma di un vecchio; il nome specifico si riferisce ai fusti angolosi. Forma biologica: fanerofita lianosa. Periodo di fioritura: maggio-dicembre.</p>
<p>Il nome scientifico della specie è stato definito dal botanico Carl Linnaeus (1741-1783) nella pubblicazione <em>Supplementum Plantarum Systematis Vegetabilium Editionis Decimae Tertiae, Generum Plantarum Editiones Sextae, et Specierum Plantarum, </em>Editionis Secundae. Editum a Carolo a Linné. Brunsvigae [Braunschweig]&#8221; (Suppl. Pl. 369) del 1782.</p>
<p>Descrizione</p>
<p>Il senecione angolato è una pianta estremamente resistente, una specie di liana proveniente dal Sud Africa che può formare grandi coperture alte da 2 a 10 metri. Gli steli sarmentosi, rigidi e solidi da 1 a 1,5 cm di diametro, gli permettono di arrampicarsi su altre piante. Per farlo crescere a ridosso di un muro occorre però posizionare un grigliato a cui fissarla; la pianta, infatti, non ha radici aeree che si attaccano come l’edera.</p>
<p>Naturalizzato sulla costa mediterranea, la fioritura avviene da novembre a marzo e genera un&#8217;infiorescenza di corimbi gialli composti da 3 a 6 fiori da 6 a 8 mm di lunghezza. I frutti sono acheni ciliati coperti di setole. Le foglie sono di colore verde chiaro, spesse, peziolate e disposte alternativamente sul gambo. Questa specie è riconoscibile per le sue foglie carnose e lobo-dentate. Può essere confusa con <em>Senecio petasitis</em>, <em>Senecio deltoideus</em> e <em>Delairea odorata</em>.</p>
<p>Il senecione angolato è ben rappresentato sul litorale mediterraneo; è una specie che si riproduce per via vegetativa: o mediante succhioni e talee ma anche con la riproduzione sessuale. I fiori sono impollinati dal vento (anemocoria).</p>
<p>Il senecione angolato si adatta a qualsiasi tipo di terreno, prediligendo quelli sciolti, leggeri e ben drenati. Predilige esposizione in pieno sole, ma vegeta bene anche a mezz’ombra o all’ombra. Non necessità di frequenti irrigazioni, se non in caso di prolungata siccità. Pianta moderatamente rustica, sopporta temperature minime che raggiungono i -0°/-2°C. Spesso si trova vicino alle case, e propagandosi dai giardini colonizza ambienti naturali come macchia e le rocce costiere.</p>
<p>Il senecione angolato è coltivato come <strong>pianta ornamentale</strong> e si propaga per talea. In rapida crescita durante tutto l&#8217;anno, sfrutta le aree disboscate ai margini delle foreste per insediarsi.</p>
<p>Il senecione angolato, come la maggior parte dei Senecio, è considerato <strong>tossico per il bestiame e per gli esseri umani</strong>. Ecologicamente, il senecione angolare <strong>è dannoso per le specie autoctone perché forma popolamenti densi soffocando la vegetazione del suolo, ma anche gli alberi che invade</strong>.  A questo proposito occorre<strong> potare la pianta dopo la fioritura per mantenerla in sagoma</strong>, anche per evitare che produca pappi che trasportano i semi nell’aria.</p>
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		<title>Cycas</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cycas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 10:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[cicasina]]></category>
		<category><![CDATA[Cycas]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[sago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cycas L è l&#8217;unico genere della famiglia delle Cycadaceae, piante gimnosperme dell&#8217;ordine Cycadales, originarie dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Oceania. Il genere conta circa un centinaio di specie differenti. Insieme a una decina di generi appartenenti alle famiglie delle Zamiaceae, costituiscono quello che rimane oggi di un gruppo di piante apparso sulla Terra poco prima dei dinosauri &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cycas</strong> L è l&#8217;unico genere della famiglia delle <em>Cycadaceae</em>, piante gimnosperme dell&#8217;ordine <em>Cycadales</em>, originarie dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa e dell&#8217;Oceania. Il genere conta circa un centinaio di specie differenti.</p>
<p>Insieme a una decina di generi appartenenti alle famiglie delle <em>Zamiaceae</em>, costituiscono quello che rimane oggi di un gruppo di piante apparso sulla Terra poco prima dei dinosauri e un tempo fiorentissimo: l&#8217;ordine delle <em>Cycadales</em>.</p>
<p>Le Cycas sono considerate dei &#8220;<strong><em>fossili viventi</em></strong>&#8220;: fossili di Cycas sono stati ritrovati nel Triassico superiore. Nel Cretaceo ebbero un enorme sviluppo riducendosi gradatamente nel Terziario. Sono piante molto importanti nell&#8217;ambito della paleobotanica in quanto il loro studio ha permesso di comprendere i fossili di piante ormai estinte, vissute nel passato.</p>
<p><strong>Distribuzione</strong></p>
<p>Si trovano in zone tropicali e subtropicali: Madagascar, Asia sud orientale, Malesia, Australia e Polinesia. La particolare distribuzione di queste piante, che mostrano alcune importanti disgiunzioni e discontinuità, testimonia il loro carattere relitto.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>Sono alberi o arbusti legnosi di aspetto grossolanamente simile alle palme, con un fusto non o poco ramificato, alto fino a 20 metri nelle specie più grandi, spesso ricoperto dalle basi fogliari.</p>
<p>Le foglie verdi (assimilatrici) sono molto grandi, pennate o bipennate, a fillotassi alterna, disposte a spirale all&#8217;apice del fusto, dove formano una corona. Le foglie sono persistenti da 3 a 10 anni, le Cycas appaiono quindi sempreverdi.</p>
<p>Possono inoltre essere presenti foglie non verdi, lanuginose, la cui funzione è quella di proteggere le gemme.</p>
<p>Nella parte radicale si trovano delle radichette secondarie con ingrossamenti coralliformi che ospitano colonie di cianobatteri, quali <em>Nostoc</em> e <em>Anabaena</em>.</p>
<p>Sono piante dioiche, con apparati riproduttori maschili, formati da numerosi elementi, a forma di squama o di scudo (microsporofilli), che portano sulla faccia inferiore sacche polliniche in numero variabile disposti a formare strobili terminali, mentre quelli femminili che si trovano in gran numero nella parte sommitale del fusto, sono costituiti da foglie pennate (macrosporofilli) che racchiudono gli ovuli, in numero di 4-8, inseriti al margine.</p>
<p>L&#8217;impollinazione avviene in natura ad opera del vento e degli insetti. In coltivazione di solito si preleva lo strobilio maschile e si agita sopra il fiore femminile fino a quando i fiori non si chiudono: a quel punto vuol dire che la fecondazione è avvenuta.</p>
<p>La fecondazione avviene per mezzo di spermatozoidi cigliati mobili nel liquido che riempie una &#8220;camera pollinica&#8221; situata all&#8217;apice dell&#8217;ovulo.</p>
<p>Dopo la fecondazione la parte esterna del tegumento che avvolge l&#8217;ovulo diviene carnoso e avvolge il seme.</p>
<p>Tutte le cicadali, e solo esse, <strong>producono un</strong> <strong>composto altamente tossico</strong>: la <strong>cicasina</strong>. <strong>Tutte le parti della pianta sono tossiche, in particolare i semi e i loro tegumenti</strong>.</p>
<p><strong>Tassonomia</strong></p>
<p>Il genere Cycas, unico genere della famiglia Cycadaceae, comprende le seguenti specie:</p>
<ul>
<li><em>Cycas aculeata</em>D.Hill &amp; H.T.Nguyen</li>
<li><em>Cycas aenigma</em>D.Hill &amp; A.Lindstr.</li>
<li><em>Cycas angulata</em>Br.</li>
<li><em>Cycas annaikalensis</em> Rita Singh &amp; P.Radha</li>
<li><em>Cycas apoa</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas arenicola</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas armstrongii</em></li>
<li><em>Cycas arnhemica</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas badensis</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas balansae</em></li>
<li><em>Cycas basaltica</em>A. Gardner</li>
<li><em>Cycas beddomei</em> Dyer</li>
<li><em>Cycas bifida</em> (Dyer) K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas bougainvilleana</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas brachycantha</em>D.Hill, H.T.Nguyen &amp; P.K.Lôc</li>
<li><em>Cycas brunnea</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas cairnsiana</em>Muell.</li>
<li><em>Cycas calcicola</em> Maconochie</li>
<li><em>Cycas campestris</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas canalis</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas candida</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas chamaoensis</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas changjiangensis</em>Liu</li>
<li><em>Cycas chevalieri</em> Leandri</li>
<li><em>Cycas circinalis</em></li>
<li><em>Cycas clivicola</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas collina</em>D.Hill, H.T.Nguyen &amp; P.K.Lôc</li>
<li><em>Cycas condaoensis</em>D.Hill &amp; S.L.Yang</li>
<li><em>Cycas conferta</em> Chirgwin ex Chirgwin &amp; Wigston</li>
<li><em>Cycas couttsiana</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas cupida</em>I.Forst.</li>
<li><em>Cycas curranii</em> (J. Schust.) K.D. Hill</li>
<li><em>Cycas debaoensis</em>C.Zhong &amp; C.J.Chen</li>
<li><em>Cycas desolata</em>I. Forst.</li>
<li><em>Cycas diannanensis</em>T.Guan &amp; G.D.Tao</li>
<li><em>Cycas dolichophylla</em>D.Hill, H.T.Nguyen &amp; P.K.Lôc</li>
<li><em>Cycas edentata</em> de Laub.</li>
<li><em>Cycas elephantipes</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas elongata</em> (Leandri) D.Y.Wang</li>
<li><em>Cycas falcata</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas ferruginea</em>N.Wei</li>
<li><em>Cycas fugax</em>D.Hill, H.T.Nguyen &amp; P.K.Lôc</li>
<li><em>Cycas furfuracea</em>Fitzg.</li>
<li><em>Cycas glauca</em></li>
<li><em>Cycas guizhouensis</em>M. Lan &amp; R.F. Zou</li>
<li><em>Cycas hainanensis</em>J. Chen</li>
<li><em>Cycas hoabinhensis</em>K.Lôc &amp; H.T.Nguyen</li>
<li><em>Cycas hongheensis</em>Y.Yang &amp; S.L.Yang</li>
<li><em>Cycas indica</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas inermis</em></li>
<li><em>Cycas javana</em> (Miq.) de Laub.</li>
<li><em>Cycas lacrimans</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas lane-poolei</em>A.Gardner</li>
<li><em>Cycas lindstromii</em>L.Yang, K.D.Hill &amp; Hiep</li>
<li><em>Cycas maconochiei</em> Chirgwin &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas macrocarpa</em></li>
<li><em>Cycas media</em>Br.</li>
<li><em>Cycas megacarpa</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas micholitzii</em> Dyer</li>
<li><em>Cycas micronesica</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas montana</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas multipinnata</em>J.Chen &amp; S.Y.Yang</li>
<li><em>Cycas nathorstii</em>Schust.</li>
<li><em>Cycas nitida</em>D.Hill &amp; A.Lindstr.</li>
<li><em>Cycas nongnoochiae</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas ophiolitica</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas orientis</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas pachypoda</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas panzhihuaensis</em> Zhou &amp; S. Y. Yang</li>
<li><em>Cycas papuana</em>Muell.</li>
<li><em>Cycas pectinata</em>-Ham.</li>
<li><em>Cycas petrae</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas platyphylla</em></li>
<li><em>Cycas pranburiensis</em>L.Yang &amp; al.</li>
<li><em>Cycas pruinosa</em> Maconochie</li>
<li><em>Cycas revoluta</em></li>
<li><em>Cycas riuminiana</em> Porte ex Regel</li>
<li><em>Cycas rumphii</em></li>
<li><em>Cycas saxatilis</em>D.Hill &amp; A.Lindstr.</li>
<li><em>Cycas schumanniana</em></li>
<li><em>Cycas scratchleyana</em>Muell.</li>
<li><em>Cycas seemannii</em>Br.</li>
<li><em>Cycas segmentifida</em>Y.Wang &amp; C.Y.Deng</li>
<li><em>Cycas semota</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas sexseminifera</em>N.Wei</li>
<li><em>Cycas shanyaensis</em>A. Fu</li>
<li><em>Cycas siamensis</em></li>
<li><em>Cycas silvestris</em>D.Hill</li>
<li><em>Cycas simplicipinna</em> (Smitinand) K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas sphaerica</em></li>
<li><em>Cycas sundaica</em> ex A.Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas szechuanensis</em>Y.Cheng, W.C.Cheng &amp; L.K.Fu</li>
<li><em>Cycas taitungensis</em>F.Shen &amp; al.</li>
<li><em>Cycas taiwaniana</em></li>
<li><em>Cycas tanqingii</em>Y.Wang</li>
<li><em>Cycas tansachana</em>D.Hill &amp; S.L.Yang</li>
<li><em>Cycas thouarsii</em>Br.</li>
<li><em>Cycas tropophylla</em>D.Hill &amp; P.K.Lôc</li>
<li><em>Cycas tuckeri</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas vespertilio</em>Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
<li><em>Cycas wadei</em></li>
<li><em>Cycas xipholepis</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas yorkiana</em>D. Hill</li>
<li><em>Cycas zambalensis</em> Madulid &amp; Agoo</li>
<li><em>Cycas zeylanica</em> (J.Schust.) A.Lindstr. &amp; K.D.Hill</li>
</ul>
<p><strong>Usi</strong></p>
<p>Alcune specie sono coltivate per uso ornamentale e hanno grande valore per la floricoltura.</p>
<p>Nei paesi d’origine, il fusto è una fonte di amido (detto <strong>sago </strong>e utilizzato nei periodi di carenza alimentare). I semi possono contenere tra il 20 e il 30% di amido, che è edule dopo la rimozione delle tossine.</p>
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		<title>Citiso villoso &#8211; Cytisus villosus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/citiso-villoso-cytisus-villosus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 11:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[citisi]]></category>
		<category><![CDATA[citiso trifloro]]></category>
		<category><![CDATA[citiso villoso]]></category>
		<category><![CDATA[fiori della morte]]></category>
		<category><![CDATA[ginestre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Citisi rappresentano il genere più numeroso di quel gruppo di leguminose che popolarmente sono chiamate Ginestre. Crescono nell&#8217;intervallo altimetrico tra 0 e 1000 m s.l.m., nella macchia mediterranea, lungo i sentieri, al margine del bosco. Nei giardini sono coltivati in innumerevoli varietà, alcune molto belle e adatte alle più svariate situazioni. Il nome generico &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Citisi rappresentano il genere più numeroso di quel gruppo di leguminose che popolarmente sono chiamate <strong>Ginestre</strong>. Crescono nell&#8217;intervallo altimetrico tra 0 e 1000 m s.l.m., nella macchia mediterranea, lungo i sentieri, al margine del bosco. Nei giardini sono coltivati in innumerevoli varietà, alcune molto belle e adatte alle più svariate situazioni.</p>
<p>Il nome generico (<strong><em>Cytisus</em></strong>), secondo alcune etimologie, deriva dalla parola greca <em>kutisus </em>un nome per una specie di trifoglio (in riferimento alla forma delle foglie); secondo altre etimologie &#8220;Cytisus&#8221; è una denominazione latina che discende da un preesistente vocabolo greco <em>kytisos</em> di incerta etimologia (potrebbe derivare da qualche idioma dei primi abitatori dell&#8217;Asia Minore); secondo altre etimologie ancora deriva dalla parola greca <em>kýtos </em>(= cavità). L&#8217;epiteto specifico (<em>villosus</em>) fa riferimento all&#8217;aspetto peloso.</p>
<p>Il binomio scientifico di questa pianta è stato proposto per la prima volta dal botanico francese Pierre André Pourret (1754-1818) nella pubblicazione &#8220;Mem. Acad. Sci. Toulouse 3: 317&#8221; del 1788.</p>
<p><strong>Nomi comuni: </strong>cantamaggio, citiso villoso, citisu, frasca, ginestra, lefraca, legn legor, lerca, lifrascia, moddacchina, muddacchina di voscu, rutaccio, sepulle masculo, sparzio, tiritassi</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>Il <strong>citiso trifloro</strong>, o <strong>citiso villoso</strong> (<em>Cytisus villosus</em> Pourr., 1788 o<em> Cytisus triflorus</em>) è un piccolo arbusto perenne appartenente alla famiglia delle Fabacee, comunemente conosciute come leguminose; è una specie del Mediterraneo centro-occidentale presente in tutte le regioni d’Italia salvo che in Emilia e nelle regioni del nord-est. In particolare si trova su terreni aridi, collinari o montagnosi.</p>
<p>Si tratta di una pianta perenne, pelosa, arbustiva, con portamento cespuglioso anche robusto, di dimensioni tra 1 e 2 m di altezza. Rami numerosi, fusto legnoso di colore verde striato, rami giovani biancastri per una fitta e minuta peluria; foglie con breve picciuolo a lamina divisa in tre foglioline ellittiche, completamente separate e picciolettate, la mediana più grande; i fiori odorosi, sono riuniti in racemi terminali. Ogni fiore ha la tipica forma delle leguminose, con una corolla papilionacea, composta da cinque petali diseguali: un grande petalo superiore (vexillum), due petali laterali (ali) e due petali inferiori più piccoli (carena). Il colore dei fiori può variare da giallo pallido a giallo intenso. Dopo l&#8217;impollinazione, la pianta produce legumi (baccelli) di forma lineare e appiattita, contenenti semi tondeggianti di colore scuro.</p>
<p>Il frutto è un legume villoso, appiattito, bianco-argenteo per la fitta peluria., di tipo deiscente. Dimensioni del legume: larghezza 4 – 6 mm; lunghezza 20 – 40 mm.</p>
<p>Periodo di fioritura: Febbraio-Aprile</p>
<p>Nella stagione fredda le porzioni erbacee si seccano e rimangono in vita soltanto le parti legnose e ipogee. Questa pianta annerisce con la disseccazione.</p>
<p>Il citiso villoso ha radici poco profonde e un fusto legnoso, ramificato alla base.</p>
<p><strong>Usi</strong></p>
<p>Il citiso villoso viene spesso coltivato come <strong>pianta ornamentale</strong> nei giardini grazie alla bellezza dei suoi fiori. Può essere utilizzato per formare siepi o bordure. Tuttavia, è anche una pianta utile per la sua capacità di fissare l&#8217;azoto nel terreno, migliorando così la sua fertilità.</p>
<p><strong>Proprietà tossiche</strong></p>
<p>Tutte le parti della pianta, compresi i semi, sono tossiche se ingerite. Contiene <strong>alcaloidi</strong> e altre sostanze chimiche che possono causare avvelenamento negli animali domestici e nel bestiame. Pertanto, è importante maneggiare la pianta con cura e tenerla lontana dalla portata di animali domestici e bambini.</p>
<p>In alcune regioni, il citiso villoso può diventare una <strong>pianta infestante</strong> aggressiva, competendo con le specie indigene e riducendo la biodiversità. Il suo controllo può essere difficile a causa della sua capacità di propagarsi rapidamente tramite semi.</p>
<p>In sintesi, il citiso villoso è un arbusto ornamentale dal bel colore dei fiori, ma può rappresentare una minaccia per l&#8217;ambiente se non viene gestito correttamente a causa della sua natura invasiva e delle sue proprietà tossiche.</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>La prima specie di Ginestra sarebbe stata scoperta nell’isola di <em>Cithus</em>, una delle Cicladi. Alcuni racconti popolari attribuiscono a queste piante spiacevoli ed ingiusti significati, come accade in una leggenda siciliana dove si sostiene che Gesù fu individuato dai soldati nell’orto dei Getzemani, perché tradito dal fruscio di una ginestra. Secondo il racconto Gesù si sarebbe adirato a tal punto da esclamare rivolgendosi all&#8217;incolpevole arbusto: <em>Possa tu fare altrettanto chiasso quando verrai bruciata</em>! Ed infatti la &#8220;<em>Ginestra dei carbonai</em>&#8221; (<em>Cytisus scoparius</em>) scoppietta rumorosamente non solo quando viene bruciata, ma anche quando, durante l’autunno, i suoi legumi si aprono di scatto e scagliano i semi tutt’intorno. E&#8217; voce popolare che le streghe si servissero dei rami della Ginestre per costruire le scope usate per le spericolate evoluzioni notturne durante i Sabba. Per questo motivo in molti paesi europei si conferisce loro il significato di <strong>fiori della morte</strong>.</p>
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		<title>Monstera deliciosa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/monstera-deliciosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 12:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
		<category><![CDATA[albero del pane]]></category>
		<category><![CDATA[eterofillia]]></category>
		<category><![CDATA[Monstera deliciosa]]></category>
		<category><![CDATA[oggetto d’arredo]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale d’appartamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Monstera deliciosa è una pianta ornamentale d’appartamento sempreverde e rampicante, facile da curare e che regala grandi soddisfazioni. Infatti, può diventare enorme e può vivere anche per molti anni. È caratterizzata da particolarissime foglie frastagliate con buchi e fenditure. In natura, tali elementi hanno lo scopo di far circolare meglio l’aria. Per l’utilizzo che &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Monstera deliciosa</strong> è una <strong>pianta ornamentale d’appartamento</strong> sempreverde e rampicante, facile da curare e che regala grandi soddisfazioni. Infatti, può diventare enorme e può vivere anche per molti anni. È caratterizzata da particolarissime foglie frastagliate con buchi e fenditure. In natura, tali elementi hanno lo scopo di far circolare meglio l’aria. Per l’utilizzo che facciamo noi di questa pianta, hanno scopo puramente estetico e decorativo. Non a caso, la <em>Monstera deliciosa</em> viene utilizzata come un vero e proprio oggetto d’arredo anche perché si adatta a molti stili di interni diversi. Con il suo portamento, è in grado di arredare le case ma anche uffici, bar e ristoranti.</p>
<p>In natura ci sono più di 50 specie di monstera. Tra le più note, ricordiamo la <strong><em>Monstera Deliciosa</em></strong>, che è la più diffusa, la <strong><em>M. Deliciosa Borsigiana</em></strong> (più piccola), la <strong><em>M. Deliciosa Variegata</em></strong>, che presenta foglie variegate e la <strong><em>Monstera Acuminata</em></strong>.</p>
<p><strong>Monstera deliciosa, caratteristiche</strong></p>
<p>Appartenente al genere Monstera, della famiglia delle Aracee, la varietà “deliciosa” è originaria del Messico e del Guatemala. Si tratta quindi di una pianta tropicale che, nei suoi Paesi di origine, può raggiungere addirittura i 6 metri di altezza. Le sue foglie possono raggiungere i 100 cm di lunghezza e i 60 cm di larghezza.</p>
<p>Sotto il genere <em>Monstera</em> si raccolgono oltre 50 specie di piante con “mostruosità” differenti… spesso con foglie fenestrate, che sembrano maschere di mostri, oppure mostruose nelle dimensioni come nel caso della <em>Monstera deliciosa</em> che può diventare davvero gigantesca. Alcune Monstera, come la <em>Monstera dubia</em>, sono mostruose nelle loro evoluzioni e, mano a mano che crescono, si modificano quasi a diventare irriconoscibili; questa proprietà si chiama <strong>eterofillia</strong>.</p>
<p>Questa pianta ha due caratteristiche molto particolari che la rendono inconfondibile:</p>
<ul>
<li>le foglie: enormi, lucide e cuoriforme, presentano buchi e fenditure che servono per far passare l’aria senza piegare i fusti</li>
<li>le radici aeree, che si fissano al supporto su cui crescono</li>
</ul>
<p>La <em>Monstera deliciosa</em> è detta anche <strong>albero del pane</strong> per la produzione di un frutto che, se mangiato maturo, ha un sapore davvero buonissimo, che ricorda il gusto dell’ananas, ma anche del cocco e della banana, con una dolcezza spiccata.</p>
<p>È una pianta che ama il caldo (la temperatura ottimale è compresa tra i 15 e i 25 °C), date le sue origini, ma non va esposta mai al sole diretto; non tollera climi e temperature fredde; va anche annaffiata generosamente quando si nota che la parte superficiale del terreno (che deve essere ben drenato) è asciutta. Nel suo habitat naturale, la <em>Monstera deliciosa</em> è una pianta rampicante che utilizza le sue radici aeree per aggrapparsi a grandi alberi. Pertanto, si consiglia di fornirgli bastoni di sostegno rivestiti di muschio o un graticcio.</p>
<p>L’infiorescenza tipica delle Aracee è costituita da una spata (una foglia trasformata che erroneamente viene chiamata fiore) color giallo-crema, con al centro uno spadice bianco (che è l’infiorescenza che contiene i fiori). Tuttavia, molto raramente fiorisce in appartamento.</p>
<p>La Monstera è una pianta tropicale, ama l’umidità ambientale. In linea di massima una <em>Monstera deliciosa</em> ha bisogno di un’umidità almeno del 50-60% perchè le condizioni si possano considerare favorevoli.</p>
<p>Tutte le parti della pianta sono tossiche per le persone, ad eccezione dei frutti maturi. Secondo l’ASPCA, la <em>Monstera deliciosa</em> è <strong>tossica</strong> per cani e gatti.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>“Monstera” deriva dal latino monstrum. Tale denominazione gli venne assegnata da un botanico francese, nel 1763, con riferimento alle sue foglie che possono arrivare ad assumere forme veramente mostruose.</p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>Nei suoi paesi d’origine, le foglie della Monstera vengono spesso utilizzate come vassoi o ventagli durante alcune festività e rituali perché si pensa scaccino gli spiriti maligni.</p>
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		<title>Quillaia &#124; Quillaja saponaria Molina</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/quillaia-quillaja-saponaria-molina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 15:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido glicerico]]></category>
		<category><![CDATA[acido glicolico]]></category>
		<category><![CDATA[acido quillaico]]></category>
		<category><![CDATA[acido saporubinico e saprubrinico]]></category>
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		<category><![CDATA[saponine]]></category>
		<category><![CDATA[vitexina]]></category>
		<category><![CDATA[zuccheri riduttori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Saponaria officinalis è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Quillajaceae, originaria del Cile centrale temperato caldo. L&#8217;albero ha una corteccia spessa e scura; un rizoma strisciante ramificato di colore bruno rossastro. I fusti sono eretti, glabri, pubescenti che non superano il metro in altezza. Le foglie sempreverdi lisce, coriacee, lucide, ovali, lunghe &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong><em>Saponaria officinalis</em></strong> è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle <em>Quillajaceae</em>, originaria del Cile centrale temperato caldo. L&#8217;albero ha una corteccia spessa e scura; un rizoma strisciante ramificato di colore bruno rossastro. I fusti sono eretti, glabri, pubescenti che non superano il metro in altezza. Le foglie sempreverdi lisce, coriacee, lucide, ovali, lunghe 3-5 cm, sono appuntite, ovali ed opposte e presentano un colorito giallognolo. I fiori hanno 5 petali leggermente smarginati, sono riuniti in pannocchie terminali, simili ai garofani, sbocciano in grappoli durante la primavera e sono numerosissimi, tanto da nascondere quasi le foglie. I frutti della saponaria sono capsule che racchiudono moltissimi semi brunastri. La saponaria è una pianta originaria Siberia che può essere trovata facilmente in terreni umidi, vicino a siepi e sentieri, usata principalmente nella decorazione dei giardini rocciosi. Anche se prediligono terreni sciolti e ben drenati, le piante di saponaria si sviluppano facilmente in qualsiasi tipologia di terreno. Diffusa in tutta l&#8217;Europa continentale, in Italia è molto comune ed è presente in tutto il territorio.</p>
<p>Il termine <em>Quillaja</em> deriva dal nome volgare cileno di questa specie, <em>culay</em>. L’epiteto specifico saponaria viene da <em>sápo, sapónis</em> sapone: che produce sostanze saponose.</p>
<p>La saponaria porta questo nome (il nome deriva dal latino <em>sapo </em>che significa appunto sapone) perché grazie all&#8217;abbondante contenuto in <strong>saponine</strong>, presente nei gambi, nelle foglie e soprattutto nelle radici, esercita un delicato, ma profondo, <strong>potere detergente</strong>: <strong>strofinando,</strong> infatti, <strong>la pianta si produce una schiuma che si può usare come sapone</strong>. Per tale motivo è stata impiegata in passato per le sue proprietà fisiche-meccaniche (per lavare i tessuti &#8211; lana in particolare) e terapiche (espettorante, depurativa, diuretica, contro affezioni cutanee); la saponaria trova impiego nella <strong>produzione di detersivi e saponi da bucato</strong>.</p>
<p>La saponaria contiene i seguenti <strong>principi attivi</strong>: saponine (<strong>acido saporubinico e saprubrinico</strong>), <strong>acido quillaico</strong>, <strong>mucillagini</strong>, <strong>olio essenziale, acido glicolico, acido glicerico</strong>, zuccheri riduttori, <strong>galattano</strong> gomma, flavonoidi, <strong>saponarina, vitexina, saponaretina</strong>.</p>
<p>Questo albero una lunga storia di uso medicinale ed è la fonte della <strong>quillaia</strong>, il cui estratto è usato come <strong>additivo alimentare e come ingrediente in prodotti farmaceutici</strong>, prodotti per la cura personale e schiuma antincendio. Viene utilizzato come additivo nelle pellicole fotografiche e come agente schiumogeno per bevande. L’adiuvante QS21 è una saponina ottenibile dall’estratto di Quillaja saponaria. Il Vaccino anti_COVID-19 Novavax utilizza questo adiuvante.</p>
<p>Le saponine sono contenute in tutte le parti della pianta, in modo particolare nelle radici, che può contenerne fino al 20% nel periodo della fioritura. La corteccia interna contiene circa il 9% di saponine complesse ed è un detergente molto delicato ed efficace. Contiene anche ossalato di calcio e tannino. La corteccia contiene anche notevoli quantità di carbonato di calce. La linfa della corteccia viene usata come fonte di <strong>composti per l’industria farmaceutica</strong>. Viene tuttora utilizzata esternamente come stimolante cutaneo nel trattamento di ulcere ed eruzioni cutanee, forfora, ecc. La corteccia interna fresca o essiccata è un sostituto del sapone. Viene utilizzata per pulire i tessuti e la pelle. Può essere utilizzata anche come <strong>tonico per capelli</strong>. Le saponine sono utilizzate anche negli <strong>shampoo antiforfora</strong> e nei detergenti esfolianti.</p>
<p>Nonostante il suo largo impiego la Quillaja saponaria è una pianta che ha ancora una distribuzione molto ampia; al momento non subisce grandi minacce e non sono state identificate minacce future significative. La pianta è classificata come “Least Concern” nella Lista rossa IUCN delle specie minacciate (2018).</p>
<p>L’uso interno di questa pianta deve essere attentamente controllato da un medico. La <strong>pianta </strong>è infatti <strong>tossica</strong> se assunta internamente, tendendo a dissolvere i globuli rossi.</p>
<p>Sebbene velenose, le saponine hanno anche una vasta gamma di applicazioni medicinali e molte piante ricche di saponine sono utilizzate in erboristeria (in particolare come emetici, espettoranti e febbrifughi) o come fonti di materie prime per l’industria farmaceutica; la pianta ha inoltre <strong>proprietà depurative, diuretiche, sudorifere, toniche, espettoranti</strong>.</p>
<p>Le saponine hanno un sapore piuttosto amaro e in generale sono scarsamente assorbite dal corpo umano, quindi la maggior parte passa senza danni. Possono essere rimosse mediante lisciviazione accurata in acqua corrente. Una cottura completa, e forse cambiando l’acqua di cottura una volta, normalmente rimuoverà anche la maggior parte di loro. Tuttavia, non è consigliabile mangiare grandi quantità di cibi crudi che contengono saponine.</p>
<p><strong>Le saponine sono molto più tossiche per molte creature a sangue freddo</strong>, come i pesci, e le tribù di cacciatori ne hanno tradizionalmente collocate grandi quantità in ruscelli, laghi, ecc. per intorbidire o uccidere i pesci e renderli facili da catturare.</p>
<p>La saponaria può essere assunta come decotto per favorire la secrezione bronchiale; le saponine che contiene, infatti, sono in grado di irritare la mucosa per favorire l&#8217;eliminazione dell&#8217;espettorato. Queste stesse saponine hanno anche un’azione diuretica e depurativa. Esistono poi prodotti a base di saponaria che sono utilizzati per uso topico per depurare la pelle o come shampoo rinforzante per capelli fragili e sfibrati.</p>
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		<title>Polmonaria &#124; Pulmonaria officinalis L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/polmonaria-pulmonaria-officinalis-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 16:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[camedrio montano]]></category>
		<category><![CDATA[diterpeni neoclerodanici]]></category>
		<category><![CDATA[epatotossicità]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[Polio montano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La polmonaria (detta anche salvia di Gerusalemme, erba macchiata, borrana selvatica), è una pianta della famiglia delle Boraginaceae coltivata generalmente per ornamento. È la specie forse più diffusa in Europa, chiamata &#8220;officinalis&#8221; da Carlo Linneo in quanto usata nelle farmacie dell&#8217;epoca nella cura della tosse e delle malattie del petto, forse per la sua dura &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>polmonaria </strong>(detta anche <strong>salvia di Gerusalemme</strong>, <strong>erba macchiata</strong>, <strong>borrana selvatica</strong>), è una pianta della famiglia delle <em>Boraginaceae</em> coltivata generalmente per ornamento. È la specie forse più diffusa in Europa, chiamata &#8220;<strong>officinalis</strong>&#8221; da Carlo Linneo in quanto usata nelle farmacie dell&#8217;epoca nella cura della tosse e delle malattie del petto, forse per la sua dura pelosità (effetto espettorante).</p>
<p>La <em>Pulmonaria officinalis </em>originaria di Europa e Asia settentrionale è una graziosa pianta perenne, alta dai 15 ai 40 cm, a fusto eretto, che si distingue per le foglie grandi e pelose con macchie bianche, più o meno allungate triangolari a base cuoriforme. In Italia questa specie è presente e localmente abbondante, con discontinuità, sui rilievi delle regioni settentrionali a partire da 200 m fino anche a 1600 m d&#8217;altezza, con aggruppamenti spesso non lontani da popolazioni di altre polmonarie; ama i luoghi ombreggiati e umidi, in genere prolifera nei boschi di latifoglie a 1500 metri, ma in generale è una pianta resistente che affronta bene anche la siccità.</p>
<p><em>Il nome Pulmonaria deriva da pulmo = polmone,</em> allusione alle macchie bianche delle foglie, paragonate a quelle del polmone, da cui la credenza che la pianta sia utile nelle affezioni polmonari. È anche registrata col nome di <em>Symphytum maculatum</em> Bauch. dal greco <em>sumfuton</em> = <em>aderente, saldato,</em> da <em>sumfuw</em> = <em>riunisco,</em> perchè le foglie sono decorrenti (il vocabolo <em>Symphytum</em> si riferisce al <em>Symphytum officinale</em> L. che si usava per saldare le piaghe = <em>Consolida maggiore).</em></p>
<p>La Polmonaria officinale contiene: numerosi <strong>composti fenolici</strong>, tra cui <strong>acido rosmarinico, litospermico, salvianolico, monardico, shimobashirico e yunnaneico</strong>; esteri dell’acido caffeico con <strong>acido chinico</strong> (i cosiddetti acidi clorogenici), <strong>acido treonico</strong> e <strong>acido glicerico</strong>; tre <strong>isomeri dell’acido p-cumaroilchinico</strong>, alcuni <strong>lignani</strong> come i <strong>globoidnani A e B</strong>, i <strong>polmonariosidi A e B</strong> così come molti <strong>glicosidi flavonolici</strong> comuni come la <strong>quercetina</strong> e i derivati ​​del <strong>kaempferolo</strong> (comprese le forme malonilate). Inoltre, presenta contenevano un contenuto significativo di <strong>menisdaurina</strong>, un glucoside nitrilico, nonché piccole quantità di megastigmane glucoside actinidioionoside e derivato del triptofano, ovvero <strong>licoperodina-1</strong>.</p>
<p>In <strong>fitoterapia</strong>, si adoperano le infiorescenze (raccolte nei mesi di marzo e aprile), la radice e le foglie (raccolte alla fine dell’estate). Le foglie da utilizzare vanno fatte essiccare in un ambiente ombroso e ben areato finché non diventano nerastre.</p>
<p>La polmonaria ha <strong>proprietà diuretiche, emollienti, toniche, espettoranti, lenitive, astringenti e sudorifere</strong>. Questa pianta viene ampiamente utilizzata come rimedio naturale a bronchite e altre <strong>affezioni dell’apparato respiratorio</strong>, emorroidi, malanni di stagione, dermatosi, mal di gola e screpolature. La polmonaria, inoltre, è ampiamente adoperata in lozioni e trattamenti per la cura dei geloni.</p>
<p>La polmonaria possiede inoltre <strong>attività antiossidante</strong> naturale, utile a combattere i radicali liberi, e <strong>inibitoria della COX-2</strong>.</p>
<p>Le foglie tenere sono impiegate nelle minestre; il succo fresco ha proprietà dietetiche per il suo contenuto di vitamina A e C.</p>
<p>I fiori della Polmonaria possono essere usati come <strong>tintura naturale</strong> per tingere di colore giallo-verde cotone e lana.</p>
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		<title>Polio montano &#124; Teucrium montanum L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/polio-montano-teucrium-montanum-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 16:23:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[camedrio montano]]></category>
		<category><![CDATA[diterpeni neoclerodanici]]></category>
		<category><![CDATA[epatotossicità]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[Polio montano]]></category>
		<category><![CDATA[scordeina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il camedrio montano (Teucrium montanum L., 1753) è una piccola pianta arbustiva, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, originaria dell&#8217;Europa centrale e meridionale. Il nome del genere (Teucrium) deriva da Teucro, mitico re di Troia figlio di Scamandro (divinità fluviale) e della Ninfa Idea, che secondo Plinio (Gaio Plinio Secondo nato a Como nel 23, e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>camedrio montano</strong> (<em>Teucrium montanum </em>L., 1753) è una piccola pianta arbustiva, appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>, originaria dell&#8217;Europa centrale e meridionale.</p>
<p>Il nome del genere (<em>Teucrium</em>) deriva da Teucro, mitico re di Troia figlio di Scamandro (divinità fluviale) e della Ninfa Idea, che secondo Plinio (Gaio Plinio Secondo nato a Como nel 23, e morto a Stabiae il 25 agosto 79, scrittore, ammiraglio e naturalista romano) per primo sperimentò le proprietà medicinali di alcuni vegetali (tra cui alcune piante del genere di questa voce). Dioscoride denominò queste piante dal greco “Teukrion”, ma è Linneo che riprese tale nome cambiandolo nel latino “Teucrium”. L&#8217;epiteto specifico (<em>montanum</em> = dei monti) deriva dall&#8217;habitat tipico di questa specie.</p>
<p>È una pianta perenne suffruticosa, alta 8 – 15 cm, con base legnosa e rami annuali erbacei con portamento cespitoso o a cuscino, il fusto è grosso e ascendente, a volte decombente (che si dirige in basso e in lateralmente, adagiandosi sul terreno), biancastro e peloso. Le foglie sono lanceolato-lineari, cuneate, intere e piane, hanno il margine revoluto, sono di colore verde sulla pagina superiore con pelosità appressata e di colore biancastro su quella inferiore con peluria filiforme. L&#8217;infiorescenza è un corimbo apicale con pochi fiori, le brattee e le bratteole sono come le foglie, i fiori hanno peduncoli pelosi, il calice è tubolare e campanulato con denti triangolari e acuti, la corolla è unilabiata di colore crema con i lobi laterale-posteriori ovati, eretti e lobulati, quelli laterali eretti e divergenti, quello centrale ovato e orizzontale. Il frutto è una nocula ovale e reticolata castano scuro. Fiorisce da maggio a agosto, da 0 a 1200 m s.l.m., in prati e su rocce assolate. Presente in tutta Italia ma più frequente nelle zone collinari e montuose del centro sud. Essendo una specie cespugliosa viene anche usata per fini decorativi e creare delle siepi in giardino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sapore amaro è dato dalla <strong>scordeina</strong>. Vengono utilizzate le parti aree della pianta. Ha <strong>proprietà antiossidanti, toniche, stomatiche, stimolanti dell’apparato urinario</strong>, e contro gli spasmi dell’apparato digerente. Veniva un tempo usata contro le punture degli insetti. Viene altresì utilizzata per le sue <strong>proprietà aromatizzanti, amaricanti, aperitive e digestive</strong>.</p>
<p>Il teucrio <strong>contiene oli essenziali, tannino, flavonoidi ed un’essenza di colore giallo dal sapore amaro ed a volte piccante</strong>, usata in passato per preparare bevande alcoliche come amari e liquori, dal sapore amarognolo con presunte finalità depurative per il fegato. In realtà si è scoperto che il teucrio <strong>ha effetti molto tossici e pericolosi per il fegato, con esiti a volte mortali</strong>.</p>
<p>Nella medicina popolare, la pianta veniva usata come <strong>lassativo e regolatore delle funzioni intestinali</strong>, ma anche come antinfiammatorio per i disturbi del cavo orale, come mal di denti, stomatiti, gengiviti e piorrea. Sempre in passato lo si usava come dimagrante, alcune sostanze in esso contenute si credevano capaci di stimolare il metabolismo facendo perdere molti chili in poche settimane. In realtà questi presunti effetti benefici non sono stati mai provati e sono rimasti soltanto delle dicerie, mentre sono state provati gli effetti tossici e la sua accertata pericolosità; questa è determinata dalla presenza, nella pianta, di alcuni componenti, molto tossici, tra cui dei <strong>diterpeni neoclerodanici</strong>, sostanze in passato conosciute per le loro proprietà insetticide. Poiché la pianta ha <strong>effetti tossici per il fegato</strong>, <strong>il Ministero della Salute ne ha proibito l’utilizzo e la commercializzazione sotto forma di rimedi erboristici</strong>.</p>
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		<title>Periploca &#124; Periploca graeca L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/periploca-periploca-graeca-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 16:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloide altamente tossico]]></category>
		<category><![CDATA[periploca maggiore]]></category>
		<category><![CDATA[periplocina]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[topicida]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La periploca maggiore (Periploca graeca L.) è una rara pianta ornamentale della famiglia delle Apocynaceae. Il nome generico Periploca deriva dal greco &#8220;peri&#8221; = intorno e &#8220;plekein&#8221; = legare e fa riferimento alla capacità del fusto di avvilupparsi intorno ai tronchi degli alberi creando delle liane. L&#8217;epiteto graeca fa riferimento alla sua diffusione nella regione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>periploca maggiore</strong> (<em>Periploca graeca</em> L.) è una rara <strong>pianta ornamentale</strong> della famiglia delle <em>Apocynaceae</em>.</p>
<p>Il nome generico <em>Periploca</em> deriva dal greco &#8220;<em>peri</em>&#8221; = intorno e &#8220;<em>plekein</em>&#8221; = legare e fa riferimento alla capacità del fusto di avvilupparsi intorno ai tronchi degli alberi creando delle liane. L&#8217;epiteto <em>graeca</em> fa riferimento alla sua diffusione nella regione greco-balcanica. Periodo di fioritura: maggio-giugno.</p>
<p>La <em>Periploca graeca </em>è una liana fanerofita caducifoglia con fusti cilindrici, legnosi, rampicanti, che possono raggiungere i 10 m di lunghezza, e che si avvolgono a spira attorno ai tronchi delle specie arboree. Le foglie sono ovato-oblunghe, ricoperte da una sottile peluria sulla pagina inferiore. L&#8217;infiorescenza è un corimbo che si attacca all&#8217;ascella della foglia, composto da fiori pentameri, con petali irsuti, di colore rossastro nella parte superiore, verdastro in quella inferiore. La specie è diffusa nel Mediterraneo nord-orientale; in Italia a volte coltivata a scopo ornamentale e localmente inselvatichita in diverse regioni. La distribuzione regionale è limitata ai dintorni di Trieste. Cresce in areee costiere, nelle siepi e in boschi caducifogli ombrosi ed umidi, su suoli generalmente sabbiosi. <strong>Il latice è tossico</strong>.</p>
<p>La corteccia della pianta è ricca di un latice che contiene “<strong>periplocina</strong>”, un alcaloide <strong>altamente tossico</strong> che <strong>in antichità</strong> era <strong>usato come topicida</strong>.</p>
<p>Dalla corteccia si può ricavare una droga dalle proprietà cardiotoniche, simili a quelle della digitale, ma <strong>altamente tossica</strong>, da non utilizzare in autonomia.</p>
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		<title>Lobelia &#124; Lobelia inflata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lobelia-lobelia-inflata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 11:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloide piperidinico]]></category>
		<category><![CDATA[erba emetica]]></category>
		<category><![CDATA[indian tobacco]]></category>
		<category><![CDATA[isolobelanina]]></category>
		<category><![CDATA[lobelanidine]]></category>
		<category><![CDATA[lobelanina]]></category>
		<category><![CDATA[lobelia]]></category>
		<category><![CDATA[lobelina cloridrato]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[tabacco indiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lobelia è un genere di piante della famiglia delle Campanulaceae. Il nome del genere è un omaggio che fece Linneo al belga Matthias de Lobel (1538–1616), botanico del re sotto Giacomo I d&#8217;Inghilterra. In inglese è chiamata con il nome di emetic weed, erba emetica, ma è più nota con il termine di indian &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Lobelia</strong> è un genere di piante della famiglia delle <em>Campanulaceae</em>. Il nome del genere è un omaggio che fece Linneo al belga Matthias de Lobel (1538–1616), botanico del re sotto Giacomo I d&#8217;Inghilterra.</p>
<p>In inglese è chiamata con il nome di <em>emetic weed</em>, <strong>erba emetica</strong>, ma è più nota con il termine di <strong><em>indian tobacco</em></strong>, stesso nome che prende nella lingua spagnola, francese e tedesca: <em>tabacco indio, tabac indien</em> e <em>indianischer tabak</em>. Identico nome in italiano, <strong>tabacco indiano</strong>. È facilmente comprensibile il perché di questo nome in tutte le principali lingue europee: <strong>i conquistadores notarono che gli indiani erano soliti fumare questa pianta.</strong></p>
<p>Originaria del Nord America, è una pianta erbacea annuale il cui fusto arriva a misurare 60 centimetri di altezza massima. Ha foglie alterne, ovate o lanceolate, con una fine peluria su entrambe le pagine. Presentano un margine con una dentellatura irregolare. Man mano che si sale verso la cima del caule, le foglie divengono sempre più piccole, sino a diventare delle brattee che accompagnano l’infiorescenza. Fusto e foglie sono dotati di <strong>canali laticiferi nei quali scorre un latice bianco, acre e velenoso</strong>. I piccoli fiori sono raccolti in racemi ascellari. Sono di colore viola o blu ma in entrambi i casi molto delicato e pallido. I frutti sono delle capsule rigonfie ovoidali che contengono numerosi semi di piccolissime dimensioni.</p>
<p>Il primo uso conosciuto nella storia è quello di tabacco “mistico” da parte degli indiani, in modo particolare degli sciamani. Aggiunto al mix delle erbe da fumare, era <strong>la cura mistica contro l’asma</strong>. Questa cura si diffuse anche in Europa dove, oltre che contro gli attacchi d’asma, la lobelia veniva impiegata per indurre il vomito per l’inconsapevolezza dei suoi effetti tossici.</p>
<p>I principali costituenti chimici della Lobelia sono rappresentati da: alcaloidi (<strong>lobelia, lobelanina, lobelanidina, norlobelanina, lelobanidina</strong>); <strong>acido chelidonico</strong>; <strong>glicosidi</strong>. Il principio attivo più importante deriva il nome da quello della pianta stessa: la <strong>lobelina, </strong>un <strong>alcaloide piperidinico</strong>, che però è presente in concentrazioni piuttosto basse, tanto da non essere molto efficace da solo. A potenziare l’effetto della lobelina sono però altri componenti ad essa correlati, che risultano essere presenti a concentrazioni maggiori, come la <strong>lobelanina</strong>, la <strong>lobelanidine</strong> e la <strong>isolobelanina</strong>. Grazie alla sua <strong>attività stimolante esercitata a livello del centro del respiro</strong>, la lobelia veniva impiegata nel trattamento di diverse patologie dell&#8217;apparato respiratorio, quali asma bronchiale, pertosse e paralisi respiratorie; oggi viene scarsamente usata poiché si tratta di una pianta medicinale con indice terapeutico molto basso.</p>
<p>La lobelina, meglio nella sua forma idrata di <strong>lobelina cloridrato</strong>, iscritta nella Farmacopea Ufficiale, è un <strong>analettico, ovvero uno stimolante respiratorio</strong>, la cui azione è però di breve durata. Il suo uso è quindi ideale nella risoluzione degli attacchi di asma. L’azione espettorante più che una vera e propria proprietà è un effetto secondario. Lobelina e nicotina hanno un effetto simile sull’organismo, ma la lobelina dura di meno ed è meno dipendente: per questo motivo ne è stato proposto l’impiego per <strong>disabituare all’uso del tabacco</strong>.</p>
<p><strong>In commercio</strong> sono presenti dei prodotti contenenti derivati della lobelina, come il solfato di lobelina, che vengono incorporati in tavolette, losanghe o anche sigarette speciali, che sono usate per “disintossicare” il corpo alla nicotina, dato che ha un effetto simile ma di durata inferiore.</p>
<p>Un altro uso molto frequente è quello degli sciroppi, estratto fluido e della tintura, venduta anche come prodotto omeopatico.</p>
<p>Tuttavia, la pianta viene considerata <strong>tossica</strong> e possiede un <strong>indice terapeutico</strong> piuttosto <strong>basso</strong>; per questo motivo, il suo utilizzo non ha ottenuto l&#8217;approvazione ufficiale per alcun tipo d&#8217;indicazione terapeutica e, anzi, ne è stato proibito l&#8217;uso sia all&#8217;interno degli integratori alimentari, sia all&#8217;interno dei prodotti cosmetici.</p>
<p><strong>Controindicazioni: </strong>Evitare l&#8217;uso in caso d&#8217;ipersensibilità accertata verso uno o più componenti e in caso di cardiopatie, ipertensione arteriosa, stati confusionali, gravidanza e allattamento; l&#8217;impiego della lobelia è sconsigliato anche nei bambini e negli anziani.</p>
<p>L’uso della lobelia deve avvenire solo sotto stretta osservanza medica poiché è una pianta tossica.</p>
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		<title>Jaborandi &#124; Pilocarpus jaborandi + spp.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/jaborandi-pilocarpus-jaborandi-spp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 15:18:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido jaborandico]]></category>
		<category><![CDATA[antagonista dell'atropina]]></category>
		<category><![CDATA[atropina]]></category>
		<category><![CDATA[belladonna]]></category>
		<category><![CDATA[glaucoma]]></category>
		<category><![CDATA[isopilo-carpina]]></category>
		<category><![CDATA[miosi]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[pilocarpidina]]></category>
		<category><![CDATA[pilocarpina]]></category>
		<category><![CDATA[pilosina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pilocarpus jaborandi, comunemente chiamato jaborandi detto di Pernambuco (insieme ad altre specie congeneri) è un arbusto della famiglia delle Rutacee, originario del Brasile centro-orientale (Pernambuco, Ceará). Il termine Pilocarpus proviene dal greco πῖλος pilos feltro, cappello e da καρπός carpòs frutto: dal frutto feltroso. L’epiteto specifico jaborandi, probabilmente, deriva dal nome vernacolare della specie presso &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pilocarpus jaborandi</em>, comunemente chiamato <strong>jaborandi </strong>detto di Pernambuco (insieme ad altre specie congeneri) è un arbusto della famiglia delle Rutacee, originario del Brasile centro-orientale (Pernambuco, Ceará).</p>
<p>Il termine <em>Pilocarpus</em> proviene dal greco πῖλος <em>pilos</em> feltro, cappello e da καρπός <em>carpòs </em>frutto: dal frutto feltroso. L’epiteto specifico jaborandi, probabilmente, deriva dal nome vernacolare della specie presso i popoli dell’areale di crescita.</p>
<p>Con questo nome, nell&#8217;America del sud, si indicano parecchie piante del genere <em>Pilocarpus</em>. La Tintura madre è preparata con le foglie delle varietà <em>P. Pennatifolius, P. Jaborandi</em> e <em>P. Microphillus</em> che <strong>contengono alcaloidi</strong>, tra cui la <strong>pilocarpina</strong>, un olio essenziale, tannini e l&#8217;acido <strong>jaborandico</strong>. Pertanto, sotto il nome di jaborandi viene distribuita la droga estratta dalle su citate specie di <em>Pilocarpus,</em> soprattutto <em>Pilocarpus pennatifolius</em>.</p>
<p>Il <em>Pilocarpus jaborandi</em> è una pianta che cresce in forma di arbusto sempreverde o di piccolo albero ramificato dal basso. La sua altezza oscilla mediamente dai 3 ai 7 metri. La corteccia è di colore grigia o viola con grandi germogli a spillo dispari con picciolo appiattito. Le grandi foglie crescono da tre a sette metri di altezza, in tre o cinque, sono di forma oblunga, membranosa o coriacea, verde intenso. I fiori sono rosso porpora, in infioresceze allungate, hanno cinque petali lanceolati. I frutti sono secchi con 4-5 grani. Presentano un lembo asimmetrico dentellato all’apice, con venature piuttosto pronunciate in alto; sono di colore verdastro, hanno un sapore amaro e la loro masticazione produce un aumento della salivazione.</p>
<p>Le proprietà farmacologiche dello jaborandi sono principalmente legate al contenuto del suo più importante alcaloide, la <strong>pilocarpina</strong>, la cui azione è fondamentalmente simile a quella dell&#8217;acetilcolina di cui possiede tutte le proprietà muscariniche. Essa agisce con una spiccata elettività sui ricettori colinergici sui quali esplica un&#8217;azione eccitante diretta e selettiva. La pilocarpina ha un&#8217;azione vagotonica e provoca ipersecrezione ghiandolare (sudorazione abbondante, ipersalivazione) e l&#8217;eccitazione del sistema simpatico responsabile della miosi e delle turbe dell&#8217;accomodazione (difficoltà a fissare lo sguardo, appannamento della vista, cefalea).</p>
<p>Tra i costituenti chimici della pianta alcuni alcaloidi appartenenti al gruppo dell’imidazolo (<strong>pilocarpina, isopilo-carpina, pilocarpidina e pilosina</strong>).</p>
<p>La pilocarpina, come accennato, presenta <strong>attività parasimpaticomimetica</strong>, <strong>antagonista dell&#8217;atropina</strong> con azione elettiva sulle ghiandole lacrimali e salivari; oggi della pianta si utilizza esclusivamente il principio attivo in oculistica come miotico e per la terapia del glaucoma; può essere impiegata  inoltre come <strong>antagonista negli avvelenamenti da belladonna e da atropina</strong> ed in medicina veterinaria, in alcuni casi, come <strong>purgante</strong>; oggi della pianta si utilizza esclusivamente il principio attivo in oculistica come miotico e per la terapia del glaucoma.</p>
<p><strong>La pianta ha una tossicità alta</strong> per via dei suoi principi attivi su citati. Per questo, ne è vietato l´uso comune o può essere usata solamente sotto attento controllo medico; l´intossicazione è provocata da dosi di circa 100 mg di pilocarpina. Essa <strong>rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</strong></p>
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