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	<title>parassita Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Anisakiasi &#124; Parassitosi da anisakis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 09:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;anisakiasi è l&#8217;infezione da larve di vermi del complesso Anisakis simplex e di altre specie di anisakidi, del complesso Pseudoterranova decipiens e del complesso Contracecum osculatum. Questi nematodi, visibili a occhio nudo, misurano da 1 a 3 cm, vanno dal colore bianco al rosato, sono sottili e tendono a presentarsi arrotolati su loro stessi. Anisakis &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>anisakias</strong>i è l&#8217;infezione da larve di vermi del complesso <em>Anisakis simplex</em> e di altre specie di <strong>anisakidi</strong>, del complesso <em>Pseudoterranova decipiens</em> e del complesso <em>Contracecum osculatum</em>. Questi nematodi, visibili a occhio nudo, misurano da 1 a 3 cm, vanno dal colore bianco al rosato, sono sottili e tendono a presentarsi arrotolati su loro stessi.</p>
<p>Anisakis è un parassita che risiede nel tratto gastrointestinale di mammiferi marini. Le uova eliminate liberano larve capaci di nuotare autonomamente che vengono ingerite da pesci e calamari. L&#8217;infestazione umana si contrae con ingestione dell&#8217;ospite intermedio crudo o poco cotto; le larve penetrano nella mucosa del tratto gastrointestinale, causando dolore addominale e talvolta vomito.</p>
<p><strong>Sintomatologia dell&#8217;anisakiasi<br />
</strong>Dopo l&#8217;ingestione le larve vitali possono essere espulse nelle 48 ore successive o penetrare immediatamente nella mucosa gastrica causando un dolore addominale violento, accompagnato da nausea e vomito entro poche ore dall&#8217;ingestione delle larve. Se passano nell&#8217;intestino si può manifestare una risposta immunitaria eosinofila e granulomatosa, generalmente una o due settimane dopo l&#8217;infezione, con una clinica simile a quella della malattia di Crohn, con dolore addominale intermittente, nausea, diarrea e febbre. È anche possibile la perforazione intestinale, Raramente si verificano infezioni ectopiche al di fuori del lume del tratto gastrointestinale.</p>
<p>L&#8217;anisakiasi tipicamente si risolve spontaneamente dopo molte settimane; raramente, persiste per mesi.</p>
<p><strong>Ciclo vitale di Anisakis<br />
</strong><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27634 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis-229x300.jpg 229w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis-780x1024.jpg 780w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis-768x1008.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis-1170x1536.jpg 1170w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Ciclo-vitale-di-Anisakis.jpg 1200w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /></a>Questi parassiti si trovano, allo stadio adulto, nello stomaco dei mammiferi marini (balene, foche, delfini), e sono visibili a occhio nudo. Nei pesci sono presenti all&#8217;interno delle carni, prevalentemente nella parte inferiore, dove assumono una colorazione biancastra.</p>
<p>Le specie di anisakis svolgono il loro ciclo biologico in ambiente marino. Le uova sono rilasciate in acqua attraverso le feci dei mammiferi marini e si sviluppano vari stadi larvali. Subito dopo la schiusa sono ingeriti dai primi ospiti intermedi, di solito i piccoli crostacei che costituiscono il krill. Il krill a sua volta è ingerito dal secondo ospite intermedio, o paratenico (cioè in cui il parassita non può svilupparsi e crescere), che è il pesce. A questo punto si sviluppa l&#8217;ultimo stadio larvale che può passare direttamente all&#8217;ospite definitivo (mammiferi marini) per il completamento del suo ciclo biologico, oppure può trovarsi accidentalmente in un altro ospite, definito per questo accidentale, nel quale il parassita non evolve a successivi stadi di sviluppo. L&#8217;ospite accidentale può essere l&#8217;uomo se quest&#8217;ultimo si ciba di pesce crudo o poco cotto che abbia la larva di Anisakis.</p>
<ol>
<li>I vermi adulti di <em>Anisakis</em>risiedono nello stomaco dei mammiferi marini. Gli adulti vivono in grappoli, incastrati nella mucosa. Le femmine adulte producono uova non embrionate che vengono espulse con le feci dei mammiferi marini.</li>
</ol>
<p>2a. Le uova embrionano in acqua e nelle uova si formano la prima fase e poi la seconda fase delle larve.</p>
<p>2b. Dopo che le larve si schiudono dalle uova, diventano libere di nuotare.</p>
<ol start="3">
<li>Le larve che nuotano liberamente vengono ingerite dai crostacei. Le larve maturano in larve di terzo stadio e migrano dall&#8217;intestino ai tessuti nella cavità peritoneale.</li>
<li>Quando l&#8217;ospite viene mangiato da pesci o calamari, le larve migrano verso i tessuti muscolari e, attraverso la predazione, le larve vengono trasferite da pesci a pesci.</li>
<li>Le larve al terzo stadio, che sono infettanti per l&#8217;uomo e per i mammiferi marini, risiedono nei pesci e nei calamari.</li>
<li>Quando un tale pesce o calamaro viene ingerito dai mammiferi marini, le larve si trasformano in vermi adulti. Le femmine adulte producono uova che vengono sparse dai mammiferi marini.</li>
<li>Gli esseri umani si infettano mangiando pesce di mare infetto crudo o poco cotto. Dopo l&#8217;ingestione, le larve penetrano nella mucosa gastrica e intestinale, causando sintomi.<strong><br />
</strong></li>
</ol>
<p><strong>Epidemiologia<br />
</strong>Molti prodotti ittici possono essere interessati dall&#8217;infestazione da anisakis. Quelli più a rischio sono pesce sciabola, ricciola, lampuga, pesce spada, tonno, sardina, aringa, acciuga, nasello, merluzzo, rana pescatrice, sgombro e salmone.</p>
<p>L&#8217;infezione è particolarmente frequente in paesi dove il pesce viene consumato crudo, leggermente sottaceto o sotto sale, soprattutto in Scandinavia (dal fegato di merluzzo), in Giappone (dal consumo di sushi e sashimi), nei Paesi Bassi (dalle aringhe in salamoia, le cosiddette maatjesharing) e nella costa del Pacifico del Sud America (dall&#8217;insalata di mare nota come ceviche). Negli Stati Uniti sono descritti meno di dieci casi all&#8217;anno.</p>
<p>Lo sviluppo di migliori strumenti diagnostici e la maggior consapevolezza della malattia hanno portato a un aumento della frequenza di casi riconosciuti di anisakiasi. I casi stimati nel mondo sono 20 000 ogni anno</p>
<p><strong>Diagnosi dell&#8217;anisakiasi<br />
</strong>La diagnosi è effettuata tramite EGDS (endoscopia del tratto superiore), durante la quale possono essere osservate e rimosse larve anche di 2 cm; tramite una radiografia con mezzo di contrasto; oppure tramite esame istologico effettuato su biopsia o durante l&#8217;intervento chirurgico. Dal momento che l&#8217;uomo non è un ospite finale, non vengono riscontrate uova all&#8217;esame delle feci, per cui l&#8217;esame delle feci è di scarso valore diagnostico. È disponibile il test sierologico in alcuni paesi.</p>
<p><strong>Prevenzione dell&#8217;anisakiasi<br />
</strong>L&#8217;anisakiasi può essere prevenuta mediante</p>
<ul>
<li>Cottura a &gt; 63° C . L&#8217;EFSA suggerisce di portare la parte più interna del pesce a una temperatura superiore a 60 °C per almeno un minuto. Per ottenere questo risultato è necessario cuocere il pesce per una durata più lunga e a una temperatura maggiore. Per un filetto di 3 cm è necessaria una cottura di almeno dieci minuti per raggiungere questo scopo.</li>
<li>Congelamento a ─20° C o meno per 7 giorni</li>
<li>Congelamento a ─35° C o inferiore, fino al raggiungimento dello stato solido, quindi conservare a tale temperatura per ≥ 15 h, oppure a ─20° C per 24 h. Molti paesi obbligano per legge a surgelare preventivamente il pesce destinato al consumo crudo;</li>
</ul>
<p>Le larve resistono alla conservazione in salamoia, alla salatura e all&#8217;affumicamento.</p>
<p><strong>Reazioni allergiche<br />
</strong>Anche a pesce sufficientemente cotto le sostanze chimiche secrete dalle larve all&#8217;interno dei pesci che le ospitano possono causare reazioni allergiche in individui sensibili; lo stesso vale nel caso del congelamento.</p>
<p>La reazione si può presentare con manifestazioni acute, quali orticaria e reazioni anafilattiche accompagnate o meno a sintomi gastrointestinali, mediate da IgE. In coloro che lavorano nel trattamento del pesce sono state osservate altre manifestazioni, come attacchi asmatici, congiuntiviti e dermatiti da contatto.</p>
<p><strong>Trattamento dell&#8217;anisakiasi<br />
</strong>Della rimozione endoscopica risolutiva delle larve si è già detto.</p>
<p>In alcuni casi l&#8217;infezione si risolve con il solo trattamento sintomatico. In qualche caso l&#8217;infezione può portare a un&#8217;ostruzione dell&#8217;intestino tenue, che potrebbe richiedere l&#8217;intervento chirurgico, benché siano riportati casi di successo di un trattamento con solo albendazolo (400 mg per via orale 2 volte/die per 6-21 giorni), senza chirurgia.</p>
<p>La rimozione endoscopica delle larve è.</p>
<p>Il trattamento dell&#8217;anisakiasi presuntiva con albendazolo può essere efficace, ma i dati sono limitati.</p>
<p><strong>Normative vigenti<br />
</strong>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che l&#8217;eviscerazione, il surgelamento ad almeno -23 °C per una settimana e la cottura avvengano il più presto possibile.</p>
<p>Nei paesi dell&#8217;Unione europea la normativa CE 853/2004 approvata dal parlamento europeo raccomanda il surgelamento dei prodotti ittici a -20 °C per almeno 24 ore e prevede l&#8217;ispezione a campione dei prodotti ittici, l&#8217;eventuale identificazione del parassita e la conseguente rimozione dal mercato dei prodotti pesantemente contaminati. Inoltre tale normativa prescrive per i ristoratori l&#8217;obbligo di munirsi di abbattitori di temperatura in relazione ai quantitativi di prodotto che si intendono trattare.</p>
<p>Negli Stati Uniti la FDA raccomanda il surgelamento ad almeno -35 °C per quindici ore o ad almeno -20 °C per una settimana, mentre CDC raccomanda la cottura dei prodotti ittici ad almeno 63 °C o il surgelamento ad almeno -20 °C per una settimana, oppure ad almeno -35 °C fino alla solidificazione con immagazzinamento a -35 °C per 15 ore o a -20 °C per 24 ore.</p>
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