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	<title>opportunità Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>opportunità Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Mentre il mondo diventa sempre più complesso, gli italiani capiscono sempre meno.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/mentre-il-mondo-diventa-sempre-piu-complesso-gli-italiani-capiscono-sempre-meno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
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		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi educativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione verso un&#8217;economia più digitale e basata sulla conoscenza sta aumentando la domanda di competenze avanzate e qualifiche più elevate sia nei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nei paesi partner. Questa domanda continuerà a crescere, poiché l&#8217;invecchiamento della popolazione porta a una carenza di competenze. Una guida circa &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La transizione verso un&#8217;economia più digitale e basata sulla conoscenza sta aumentando la domanda di competenze avanzate e qualifiche più elevate sia nei paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che nei paesi partner. Questa domanda continuerà a crescere, poiché l&#8217;invecchiamento della popolazione porta a una carenza di competenze.</p>
<p>Una guida circa lo stato dell&#8217;istruzione nel mondo con dati comparativi sugli stati dei sistemi educativi con un focus particolare, per il 2025, sull’istruzione superiore c.d. terziaria è riportata nella pubblicazione <strong>“<em>Education at a Glance 2025”. OECD Indicators</em></strong>, il cui download è disponibile nella pagina <a href="https://www.oecd.org/en/publications/education-at-a-glance-2025_1c0d9c79-en/full-report/executive-summary_87d4a2c1.html#execsumm-d1e762-e108f8af4a" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>OECD </em></strong></a></p>
<p>Dai dati pubblicati si evince che:</p>
<ul>
<li><strong>Il livello di istruzione rimane elevato, ma persistono disuguaglianze nelle opportunità. </strong>Con i<strong>l 48% dei giovani adulti in possesso di un titolo di studio terziario</strong> nei paesi OCSE, il livello di istruzione ha raggiunto i livelli più alti. Tuttavia, la crescita del livello di istruzione terziaria ha subito un rallentamento dal 2021. Tra il 2000 e il 2021, il tasso medio di istruzione terziaria tra i giovani adulti è aumentato di circa 1 punto percentuale all&#8217;anno nei paesi OCSE, mentre dal 2021 l&#8217;aumento medio annuo è sceso a soli 0,3 punti percentuali.</li>
</ul>
<p>Le disuguaglianze di opportunità ostacolano alcuni studenti che trarrebbero beneficio da un&#8217;istruzione terziaria. In tutti i paesi, <strong>i bambini provenienti da contesti svantaggiati hanno molte meno probabilità di raggiungere livelli di istruzione superiori</strong> rispetto a quelli provenienti da contesti più avvantaggiati. In media, nell&#8217;OCSE, solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l&#8217;istruzione secondaria superiore possiede una qualifica terziaria, rispetto al 70% dei giovani adulti con almeno un genitore con un&#8217;istruzione terziaria.</p>
<p>Alcuni Paesi ed economie hanno compiuto progressi nel colmare il divario di opportunità. <strong>In Danimarca</strong>, il livello di istruzione terziaria tra i giovani adulti i cui genitori non hanno completato<strong> l&#8217;istruzione secondaria superiore è aumentato </strong>di 20 punti percentuali dal 2012, <strong>raggiungendo il 49%, al di sopra della media OCSE</strong> tra i giovani adulti di tutti i contesti. Anche l&#8217;Inghilterra e la Comunità fiamminga del Belgio hanno registrato progressi nella <strong>riduzione del divario di istruzione terziaria</strong>.</p>
<p>Il rapporto Ocse rivela dati allarmanti sull’Italia. Che si parli di laureati o di una semplice comprensione del testo, il nostro Paese occupa sempre le ultime posizioni. <strong>Più di un italiano su tre</strong> tra i 25 e i 64 anni<strong> è in grado di comprendere solo testi brevi </strong>che utilizzano <strong>parole semplici</strong>: il 37% contro la media Ocse del 27%. L’abisso di dieci punti percentuali non è un dato fine sé stesso. Le cose non vanno meglio considerano i laureati, che in Italia sono meno di qualsiasi altro Paese europeo: <strong>un laureato italiano su sei non comprende testi complessi</strong>. Il 16% contro la media Ocse del 10%. Le conseguenze di una scarsa istruzione vanno ben oltre quello che possiamo immaginare.  <strong> </strong></p>
<p><strong>L’Italia fa registrare il numero più basso di laureati in Europa. ‘</strong>In Italia si laurea<strong> solo un giovane su tre riesce contro una media Ocse che sfiora il 50%. </strong>La percentuale di giovani laureati (25-34 anni) <strong>in Italia è ferma al 32% </strong>rispetto al 40% registrato in Germania e al 53% registrato in Francia e Spagna.</p>
<p>Il dato mette l’Italia all’ultimo posto in Ue, a pari merito con l’Ungheria, e al penultimo posto globale: tra i trentotto Paesi Ocse, <strong>solo il Messico registra un tasso di laureati più basso del nostro</strong> (29%).</p>
<p>Tra i giovani che provengono <strong>da famiglie con un basso tasso d’istruzione</strong> (massimo la terza media), <strong>solo il 15%</strong> riesce a laurearsi. Il che non significa, però, che i figli dei laureati italiani arrivino automaticamente al traguardo: tra loro, uno su tre si ferma prima.</p>
<p><strong>Esiste uno stretto legame tra scarsa alfabetizzazione e scarsa salute. </strong>Come spiega l’Organizzazione, il<strong> “basso livello di alfabetizzazione”</strong> genera una <strong>condizione di svantaggio assoluto</strong> <strong>su tutti i piani</strong>, non solo su quello lavorativo. Chi (per scelta o per necessità) ha studiato di meno ne paga le conseguenze a livello di benessere mentale, salute fisica, gestione dei propri risparmi, capacità di informarsi correttamente sul web.</p>
<p>Il rapporto evidenzia anche un <strong>legame tra l’istruzione e il vizio del fumo</strong>: <strong>chi ha </strong>(per scelta o per costrizione)<strong> studiato di meno, fuma di più</strong>. Nello specifico, circa il 38% degli adulti con istruzione inferiore alla secondaria fuma quotidianamente, rispetto all’11% di quelli con istruzione terziaria.</p>
<p>Solo il 61% degli adulti con istruzione inferiore alla secondaria superiore riporta di “godersi la vita” la maggior parte del tempo, rispetto al 74% di quelli con istruzione terziaria.</p>
<p>L’Ocse sottolinea come <strong>la scarsa alfabetizzazione si perpetui attraverso le generazioni</strong>. Il che è ancora più vero nei Paesi dove l’ascensore sociale si è inceppato, come l’Italia. Solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l’istruzione secondaria superiore ottiene un’istruzione terziaria, rispetto al 70% di quelli con almeno un genitore con istruzione terziaria.</p>
<p>Nonostante siano merce rara, però, i laureati italiani percepiscono stipendi molto bassi rispetto ai coetanei europei e di altri Paesi Ocse. Anzi, una delle cause che spingono i giovani italiani a non scegliere il percorso accademico è che, <strong>da noi, la laurea premia meno che altrove</strong>: i<strong>n media un laureato italiano guadagna solo il 33% in più di un diplomato, rispetto al 54% in più della media Ocse</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso equo all’istruzione: un fattore chiave per la mobilità sociale</strong></li>
</ul>
<p>Sostenere un accesso equo all&#8217;istruzione terziaria rimane fondamentale per rafforzare la mobilità sociale, poiché <strong>il livello di istruzione si riflette strettamente sui risultati del mercato del lavoro</strong>. Sebbene un titolo di studio di livello secondario superiore offra una buona protezione contro la disoccupazione nella maggior parte dei paesi, molti lavori altamente qualificati e ben retribuiti richiedono un titolo di studio di livello terziario. <strong>Gli adulti con un titolo di studio di livello terziario guadagnano, in media, il 54% in più</strong> rispetto a coloro che hanno solo un titolo di studio di livello secondario superiore. Anche tenendo conto dei costi dell&#8217;istruzione terziaria, il beneficio finanziario medio nel corso della vita derivante dal conseguimento di un titolo di studio di livello terziario supera i 300.000 dollari in tutti i paesi OCSE. Il vantaggio in termini di reddito è particolarmente elevato per <strong>coloro che hanno conseguito un master o un dottorato</strong>, che <strong>guadagnano in media l&#8217;83% in più</strong> rispetto a coloro che hanno conseguito un titolo di studio di livello secondario superiore.</p>
<p>Per offrire a tutti pari opportunità di accesso a tali posti di lavoro e aumentare la mobilità sociale, è essenziale spezzare il legame tra background socioeconomico e risultati scolastici. In un momento in cui la carenza di competenze è diffusa in molti settori, ciò offrirebbe anche maggiori benefici al mercato del lavoro, aumentando il bacino di lavoratori qualificati.</p>
<ul>
<li><strong>Migliorare i tassi di completamento dell&#8217;istruzione terziaria</strong></li>
</ul>
<p>Garantire l&#8217;accesso all&#8217;istruzione terziaria non è sufficiente se gli studenti non completano i loro programmi. Dati recentemente raccolti da oltre 30 paesi OCSE e partner mostrano che <strong>solo il 43% dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale si laurea</strong> entro la durata prevista del programma; questa percentuale sale al 59% dopo un anno aggiuntivo e al 70% dopo tre anni aggiuntivi. <strong>I tassi di completamento sono particolarmente bassi tra gli uomini</strong>, con solo il 63% che completa una laurea triennale entro tre anni dalla data di fine prevista, rispetto al 75% delle donne.</p>
<p>I bassi tassi di completamento hanno molteplici cause, tra cui una discrepanza tra le aspettative degli studenti e i contenuti del programma, una preparazione inadeguata alle esigenze del programma, un supporto accademico e sociale limitato e barriere finanziarie. Gli interventi politici per migliorare i tassi di completamento possono includere il rafforzamento della preparazione accademica e dell&#8217;orientamento professionale nell&#8217;istruzione secondaria, nonché la progettazione di programmi di istruzione terziaria con sequenze di corsi chiaramente definite e misure di supporto che guidino progressivamente gli studenti verso il diploma. Inoltre, fornire credenziali per competenze specifiche acquisite, anche se non completano gli studi, può aiutarli a dimostrare ai datori di lavoro di cosa sono capaci. Ciò renderebbe più prezioso il completamento parziale dei programmi di istruzione terziaria.</p>
<ul>
<li><strong>Oltre le credenziali formali: la sfida del divario di competenze</strong></li>
</ul>
<p>Sebbene i tassi di conseguimento e completamento offrano informazioni preziose sulle prestazioni del sistema educativo, dotare gli studenti di competenze pertinenti è in definitiva più importante. Nonostante l&#8217;aumento del livello di istruzione, <strong>le competenze di lettura e scrittura e di calcolo degli adulti</strong> nella maggior parte dei paesi OCSE <strong>sono rimaste stagnanti o sono diminuite tra il 2012 e il 2023</strong>, con una percentuale significativa della popolazione adulta nei paesi OCSE con scarse competenze. Tra gli adulti senza istruzione secondaria superiore, <strong>il 61%</strong> ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al Livello 1 in lettura e scrittura nell&#8217;Indagine OCSE sulle competenze degli adulti, il che significa che <strong>potevano comprendere, al massimo, brevi testi su argomenti familiari</strong>. Tra coloro che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore, il 30% non supera il Livello 1, e anche tra gli adulti con un diploma di istruzione terziaria, il 13% ottiene un punteggio pari o inferiore a questo livello. Questi risultati sottolineano che ampliare semplicemente le opportunità educative non è sufficiente; <strong>i sistemi educativi devono anche garantire che gli studenti sviluppino le competenze necessarie </strong>per prosperare.</p>
<p>I sistemi di istruzione terziaria dovrebbero quindi mantenere standard rigorosi anche ampliando l&#8217;accesso. Tuttavia, devono anche adattarsi a un insieme più eterogeneo di studenti con diverse aspettative formative e professionali. Ciò implica l&#8217;offerta di una gamma più ampia di competenze, comprese quelle applicate avanzate. Per aiutare i futuri studenti a identificare i programmi con i maggiori benefici, i sistemi di istruzione terziaria necessitano anche di modalità migliori per segnalare chiaramente le competenze possedute dai loro laureati.</p>
<ul>
<li><strong>Affrontare la carenza di insegnanti per rafforzare i sistemi educativi</strong></li>
</ul>
<p><strong>Insegnanti altamente qualificati sono essenziali per sistemi educativi efficienti</strong> a tutti i livelli, ma la <strong>carenza di insegnanti</strong> rende più difficile reclutare e trattenere docenti ben formati. Sebbene la maggior parte dei sistemi educativi riesca ancora a coprire quasi tutte le posizioni di insegnamento vacanti, non sempre attrae i candidati più qualificati. All&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico 2022/23, solo Austria, Paesi Bassi, Svezia e le Comunità fiamminga e francese del Belgio segnalavano oltre il 2% delle posizioni di insegnamento vacanti. Tuttavia, in media, quasi il 7% degli insegnanti della scuola secondaria nell&#8217;area OCSE non è pienamente qualificato, il che significa che non possiede tutti i titoli richiesti.</p>
<p><strong>L&#8217;elevato turnover degli insegnanti può complicare ulteriormente il reclutamento.</strong> Nella maggior parte dei paesi in cui sono disponibili dati, <strong>dall&#8217;1% al 3% degli insegnanti va in pensione ogni anno</strong>. Tuttavia, la percentuale di insegnanti che abbandonano la professione per motivi diversi dal pensionamento varia considerevolmente, poiché è influenzata non solo dalle condizioni di lavoro e dagli accordi contrattuali degli insegnanti, ma anche dai contesti del mercato del lavoro nazionale e dalle culture della mobilità di carriera. <strong>In Danimarca, Estonia e Inghilterra, quasi il 10% degli insegnanti si dimette ogni anno</strong>, rendendo necessario un livello costantemente elevato di reclutamento. Al contrario, meno dell&#8217;1% degli insegnanti in Francia, Grecia e Irlanda si dimette ogni anno, il che crea una maggiore stabilità del personale ma limita anche il rinnovamento del corpo docente.</p>
<p>Attrarre insegnanti alla seconda carriera può contribuire ad alleviare la carenza di personale, introducendo al contempo competenze più ampie nella professione. Sedici dei 28 paesi ed economie con dati disponibili offrono percorsi alternativi dedicati per chi cambia carriera. Misure complementari per <strong>migliorare le condizioni di lavoro e offrire opportunità di avanzamento di carriera</strong> potrebbero ulteriormente sostenere il reclutamento e la fidelizzazione degli insegnanti.</p>
<p>Il rapporto Education at a Glance 2025 conferma anche un altro dato preoccupante per il futuro della istruzione italiana: <strong>le spese totali per università e ricerca fra pubblico e privato sono pari all’1% del Pil contro una media Ocse dell’1,4%.</strong></p>
<p>Se si considera solo la spesa pubblica, la percentuale italiana scende allo 0,6%, mentre Francia e Germania investono l’1,1% del proprio prodotto interno lordo.</p>
<p>Il Belpaese presenta infine una peculiarità: a differenza della maggior parte degli altri Paesi Ocse, in Italia <strong>la spesa pubblica per università e ricerca è più bassa di quella destinata alle scuole</strong>. Uno studente universitario italiano costa allo Stato 8.992 dollari contro i 12.666 dollari di un alunno delle scuole elementari, medie e superiori. La media Ocse, invece, è di 15.102 dollari per ciascun universitario.</p>
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		<title>Lo stato di salute del Sistema Istruzione in Italia secondo il rapporto OCSE</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lo-stato-di-salute-del-sistema-istruzione-in-italia-secondo-il-rapporto-ocse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 15:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto “Education at a Glance 2025” dell’OCSE dipinge un quadro complesso del sistema istruzione in Italia, evidenziando progressi in alcuni settori e ritardi preoccupanti in altri. Solo un adulto su cinque, infatti, possiede una laurea, una percentuale che è la metà della media dei paesi più sviluppati e tra i giovani, i laureati sono solo il &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/lo-stato-di-salute-del-sistema-istruzione-in-italia-secondo-il-rapporto-ocse/">Lo stato di salute del Sistema Istruzione in Italia secondo il rapporto OCSE</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto “Education at a Glance 2025” dell’OCSE dipinge un quadro complesso del sistema istruzione in Italia, evidenziando progressi in alcuni settori e ritardi preoccupanti in altri. Solo un adulto su cinque, infatti, possiede una laurea, una percentuale che è la metà della media dei paesi più sviluppati e tra i giovani, i laureati sono solo il 30%. A peggiorare le cose, tra quei pochi laureati, appena uno su cinque ha scelto un indirizzo STEM (scientifico-tecnologico), settori fondamentali per l’innovazione. C’è poi una questione di riconoscimento: mentre negli altri paesi gli stipendi degli insegnanti sono cresciuti del 14% in quasi dieci anni, in Italia sono addirittura calati del 4%. Un dato positivo riguarda la riduzione della dispersione scolastica. Ma andiamo per ordine.</p>
<p><strong>Il livello di istruzione rimane alto, ma persistono disuguaglianze nelle opportunità.</strong></p>
<p>Innanzitutto l’OCSE fa rilevare che<strong> il livello di istruzione rimane alto, ma persistono disuguaglianze nelle opportunità. </strong>Con il 48% dei giovani adulti in possesso di una qualifica terziaria nei Paesi OCSE, il livello di istruzione non è mai stato così elevato. Tuttavia, la crescita del conseguimento di titoli terziari è rallentata a partire dal 2021. Tra il 2000 e il 2021, il tasso medio di istruzione terziaria tra i giovani adulti è aumentato di circa 1 punto percentuale all’anno nei Paesi OCSE, mentre dal 2021 l’aumento medio annuo è sceso a soli 0,3 punti percentuali. Le <strong>disuguaglianze nelle opportunità ostacolano alcuni studenti che trarrebbero beneficio da un’istruzione terziaria</strong>.</p>
<p>In tutti i Paesi, <strong>i figli provenienti da contesti svantaggiati hanno molte meno probabilità di raggiungere livelli elevati di istruzione</strong> rispetto a quelli provenienti da contesti più avvantaggiati. In media, nei Paesi OCSE solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l’istruzione secondaria superiore possiede una qualifica terziaria, rispetto al 70% dei giovani adulti con almeno un genitore in possesso di un titolo terziario.</p>
<p>Alcuni Paesi ed economie hanno fatto progressi nel colmare questo divario di opportunità. In Danimarca, il conseguimento di titoli terziari tra i giovani adulti i cui genitori non hanno completato l’istruzione secondaria superiore è aumentato di 20 punti percentuali dal 2012, raggiungendo il 49%, sopra la media OCSE tra i giovani adulti di tutti i contesti. Anche l’Inghilterra e la Comunità fiamminga del Belgio hanno registrato progressi nella riduzione del divario.</p>
<p><strong>Accesso equo all’istruzione: un motore fondamentale per la mobilità sociale</strong></p>
<p>Promuovere un accesso equo all’istruzione terziaria è essenziale per rafforzare la mobilità sociale, poiché il livello di istruzione si riflette direttamente sugli esiti occupazionali. Sebbene un diploma di scuola secondaria superiore offra una buona protezione contro la disoccupazione nella maggior parte dei Paesi, molti lavori altamente qualificati e ben retribuiti richiedono un titolo terziario. <strong>Gli adulti con una qualifica terziaria guadagnano, in media, il 54% in più rispetto a chi ha solo un diploma secondario.</strong> Anche tenendo conto dei costi dell’istruzione terziaria, il beneficio finanziario medio lungo l’arco della vita per chi consegue una qualifica terziaria supera i 300.000 dollari nei Paesi OCSE.<br />
Il vantaggio salariale è particolarmente marcato per chi possiede un titolo di <strong>master o dottorato, che guadagna in media l’83% in più rispetto a chi ha solo il diploma secondario</strong>.<br />
Per dare a tutti pari opportunità di accedere a questi lavori e promuovere la mobilità sociale, è essenziale spezzare il legame tra il background socio-economico e i risultati scolastici. In un momento in cui la carenza di competenze è diffusa in molti settori, ciò porterebbe anche benefici più ampi al mercato del lavoro aumentando la disponibilità di lavoratori qualificati.</p>
<p><strong>Migliorare i tassi di completamento dell’istruzione terziaria</strong></p>
<p>Garantire l’accesso all’istruzione terziaria non basta se gli studenti non completano i loro percorsi. Dati recentemente raccolti in oltre 30 Paesi OCSE e partner mostrano che <strong>solo il 43%</strong> <strong>dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale si laurea entro la durata prevista</strong> del programma; questa percentuale sale al 59% con un anno aggiuntivo e al 70% con tre anni in più.<br />
I tassi di completamento sono particolarmente bassi tra gli uomini: solo il 63% completa la laurea triennale entro tre anni oltre la durata prevista, contro il 75% delle donne.<br />
Le cause dei bassi tassi di completamento sono molteplici: una <strong>scarsa corrispondenza tra aspettative degli studenti e contenuti dei corsi</strong>, una preparazione inadeguata alle richieste del programma, un supporto accademico e sociale limitato e ostacoli finanziari.<br />
Le politiche per migliorare i tassi di completamento possono includere:</p>
<ul>
<li>il rafforzamento della preparazione accademica e dell’orientamento nelle scuole superiori,</li>
<li>la progettazione di percorsi universitari con sequenze di corsi ben definite,</li>
<li>misure di supporto che guidino progressivamente gli studenti verso la laurea.</li>
</ul>
<p>Inoltre, riconoscere le competenze acquisite, anche in caso di mancato completamento degli studi, può aiutare gli studenti a dimostrare ai datori di lavoro le proprie capacità. Questo renderebbe più utile anche un completamento parziale degli studi universitari.</p>
<p><strong>Il deficit di competenze degli adulti</strong></p>
<p>Nonostante l’aumento del livello di istruzione, tra il 2012 e il 2023, <strong>le competenze di alfabetizzazione e calcolo degli adulti nella maggior parte dei Paesi OCSE sono rimaste stagnanti o sono diminuite</strong>. <strong>Una parte significativa della popolazione adulta presenta competenze basse</strong>.</p>
<p>Tra gli <strong>adulti senza diploma secondario superiore, il 61% ha ottenuto un punteggio pari o inferiore al Livello 1</strong> nell’indagine OCSE sulle competenze degli adulti, il che significa che <strong>riescono a comprendere al massimo testi brevi su argomenti familiari</strong>. <strong>Tra chi ha completato la scuola secondaria superiore, il 30% non supera il Livello 1</strong>, e anche tra gli adulti con titolo terziario, il 13% si colloca a questo livello.</p>
<p>Pertanto, nonostante questi progressi, dall’indagine emerge una realtà preoccupante: <strong>più di un italiano su tre tra i 25 e i 64 anni comprende solo testi brevi con vocabolario elementare</strong>. Si tratta del 37% della popolazione, ben sopra la media OCSE del 27%. Questo, che il Rapporto definisce come un <strong>basso livello di alfabetizzazione</strong> ha, come prevedibile, delle ricadute sulla vita quotidiana. Chi presenta queste carenze fatica a trovare un impiego qualificato, ha difficoltà nella gestione dei risparmi e nell’uso di internet. Il dato diventa ancora più pesante considerando che <strong>il 16% dei laureati italiani rientra in questa categoria</strong>, contro una media OCSE del 10%.</p>
<p>Questi risultati evidenziano che ampliare le opportunità educative non basta: i sistemi educativi devono anche garantire che gli studenti sviluppino le competenze necessarie per prosperare. I sistemi di istruzione terziaria devono quindi mantenere standard rigorosi pur ampliando l’accesso. Devono però adattarsi a una platea più diversificata di studenti, con percorsi educativi e aspettative professionali differenti. Ciò implica l’offerta di un’ampia gamma di competenze, comprese competenze pratiche avanzate. Per aiutare gli studenti a individuare i percorsi con i maggiori benefici, è necessario migliorare la comunicazione sulle competenze acquisite dai laureati.</p>
<p><strong>La laurea è ancora un miraggio</strong></p>
<p>Il panorama universitario dell’istruzione in Italia presenta alcuni deficit strutturali. <strong>Solo il 22% degli adulti tra 25 e 64 anni possiede una laurea</strong>, percentuale che sale al 30% tra i giovani ma resta distante dalla media OCSE del 50%. L’Italia si colloca agli ultimi posti in Europa, alla pari con l’Ungheria. Tra i giovani di 25-34 anni, solo il 32% ha completato un percorso universitario, contro il 40% della Germania e il 53% di Francia e Spagna. Particolarmente grave la situazione dei ragazzi da famiglie con basso livello di istruzione: solo il 15% consegue una laurea, contro il 63% di chi ha almeno un genitore laureato.</p>
<p><strong>Poche lauree STEM e basse retribuzioni</strong></p>
<p>Un aspetto critico riguarda la distribuzione delle lauree per settore. In Italia, oltre un terzo degli studenti si laurea in ambito umanistico o sociale (36% contro il 22% OCSE), mentre <strong>solo il 20% segue percorsi STEM. </strong>STEM è l&#8217;abbreviazione di Science (scienza), Technology (tecnologia), Engineering (ingegneria) e Mathematics (matematica); queste quattro discipline rappresentano settori fondamentali che si intersecano tra loro, promuovendo una comprensione approfondita del mondo che ci circonda e stimolando l&#8217;innovazione tecnologica. Il concetto, infatti, è stato creato per comprendere il gruppo di discipline necessarie per l&#8217;innovazione e la prosperità in un Paese.</p>
<p>In Italia, i laureati STEM rappresentano circa il 24-25% dei giovani tra i 25 e i 34 anni, con un tasso di occupazione elevato e in crescita, ma permangono significative disparità di genere: solo circa il 16-17% delle giovani laureate sono in questi settori scientifici e tecnologici, rispetto al 34-37% dei colleghi uomini.  Questa scarsità si riflette sui livelli retributivi: un laureato italiano guadagna solo il 33% in più di un diplomato, contro il 54% della media OCSE. Anche i docenti, sebbene in aumento, vivono difficoltà economiche. Dal 2015 la retribuzione reale degli insegnanti elementari è calata del 4,4%, mentre negli altri paesi OCSE è aumentata del 14,6%.</p>
<p><strong>Non solo un problema di investimenti</strong></p>
<p>Il sottoinvestimento nel settore educativo è una delle cause dei problemi evidenziati dal rapporto OCSE. L’Italia destina all’università e alla ricerca, tra pubblico e privato, solo l’1% del PIL contro una media OCSE dell’1,4%. Se si considera esclusivamente il settore pubblico, la percentuale scende addirittura allo 0,6%. Complessivamente, gli investimenti nell’istruzione Italia dal livello primario a quello terziario raggiungono il 3,9% del PIL, significativamente inferiore al 4,7% della media OCSE. Un gap finanziario che si traduce in minori risorse per l’innovazione didattica, l’aggiornamento delle strutture e il miglioramento delle condizioni di lavoro del personale scolastico.</p>
<p><strong>Affrontare la carenza di insegnanti per rafforzare i sistemi educativi</strong></p>
<p>Insegnanti altamente qualificati sono fondamentali per sistemi educativi performanti a tutti i livelli, ma <strong>la carenza di docenti rende difficile reclutare e trattenere personale ben formato</strong>. Anche se la maggior parte dei sistemi riesce ancora a coprire quasi tutti i posti vacanti, non sempre riesce ad attrarre i candidati più qualificati.</p>
<p>All’inizio dell’anno scolastico 2022/23, solo Austria, Paesi Bassi, Svezia e le Comunità fiamminga e francese del Belgio hanno riportato più del 2% di posti di insegnamento non coperti. Tuttavia, in media, <strong>quasi il 7% degli insegnanti della scuola secondaria nei Paesi OCSE non è pienamente qualificato</strong>, cioè non possiede tutte le credenziali richieste.<br />
L’elevato turnover degli insegnanti complica ulteriormente il reclutamento. Nella maggior parte dei Paesi per cui sono disponibili dati, tra l’1% e il 3% degli insegnanti va in pensione ogni anno. Tuttavia,<strong> la percentuale di chi lascia la professione per altri motivi varia notevolmente: è influenzata non solo dalle condizioni di lavoro e dai contratti, ma anche dal contesto del mercato del lavoro e dalla cultura della mobilità professionale</strong>.<br />
In Danimarca, Estonia e Inghilterra, circa il 10% degli insegnanti si dimette ogni anno, richiedendo un costante sforzo di reclutamento. Al contrario, in Francia, Grecia e Irlanda meno dell’1% degli insegnanti lascia annualmente la professione, il che garantisce maggiore stabilità, ma limita anche il ricambio del corpo docente. Attrarre insegnanti alla seconda carriera può contribuire ad alleviare le carenze, introducendo anche nuove competenze professionali</p>
<p><strong>Gli insegnanti italiani sono pagati meno della media Ocse</strong></p>
<p>G<strong>li </strong>stipendi dei <strong>docenti italiani</strong> restano decisamente più bassi rispetto a quelli degli altri grandi Paesi europei. Una posizione poco lusinghiera che occupiamo da anni e che è stata peggiorata a causa dell’inflazione: gli insegnanti di scuola primaria, per esempio, <strong>nel 2024 hanno visto calare i loro salari reali del 4,4%.</strong> Confrontando i dati con quelli di nazioni europee come Germania, Francia e Spagna, l’Italia si conferma il Paese che paga peggio i suoi docenti. Una situazione che sembra influenzata anche dal basso investimento che l’Italia destina <strong>all’istruzione</strong> in generale: considerando le scuole di ogni ordine e grado, la nostra spesa è pari al <strong>3,9%</strong> del Prodotto interno lordo, contro una media Ocse del <strong>4,7%</strong>. I nostri docenti, tra l’altro, hanno retribuzioni ben al di sotto della media dei lavoratori laureati: il 33% in meno, mentre la forbice Ocse si ferma al 17%. Insomma, tra gli occupati con un titolo di studio terziario, i nostri professori sono quelli con le buste paga più basse. Soprattutto il confronto con la <strong>Germania</strong> resta impietoso: nel nostro Paese, lo stipendio medio di un anno nella scuola superiore è pari a 56.021 dollari, mentre è sopra i 73 mila dollari come media Ocse e supera i 100 mila dollari per gli insegnanti tedeschi. Alle medie si parla di 52.642 dollari contro i 70.578 dollari dell’Ocse.</p>
<p>Vale la pena ricordare che questi numeri non indicano lo stipendio effettivo dei nostri insegnanti convertito in dollari. Si tratta di cifre che i ricercatori Ocse ottengono confrontando i salari a parità di potere d’acquisto, quindi corretti per evitare la distorsione dovuta al diverso costo della vita nei vari Stati, e poi convertono appunto in dollari. Conviene quindi soffermarsi sulle proporzioni e non sui numeri in valore assoluto. Queste, per l’appunto, dimostrano come <strong>l’Italia è un Paese che non valorizza il mestiere di insegnante</strong>. L’Ocse stessa fa notare che un maggiore riconoscimento economico potrebbe rendere più attrattiva la professione e quindi innalzare anche il livello dell’insegnamento, ma ammette che l’incremento delle buste paga comporterebbe una <strong>spesa pubblica</strong> non indifferente, visto che il personale è la voce di costo più rilevante nel settore dell’istruzione.</p>
<p>Un ragionamento che calza a pennello nel dibattito nazionale, visto che i <strong>sindacati</strong> e il <strong>governo</strong> sono alle prese con il rinnovo del <strong>contratto collettivo</strong> della scuola. La trattativa è complicata perché Cgil e Uil sono contrarie alla firma per via dello scarso aumento offerto. Il contratto si riferisce al triennio 2022/2024, interessato da una fiammata inflazionistica che ha portato l’aumento dei prezzi attorno al 17%. Le risorse, 3 miliardi di euro, bastano per un ritocco di appena il 6%, come per gli altri comparti del pubblico impiego. Si tratta di circa <strong>150 euro lordi</strong> in più al mese. Oltre a questi, il ministro Giuseppe Valditara ha promesso un fondo da 240 milioni aggiuntivi per un premio una tantum da 145 euro. Spera così di alleggerire la rigidità dei due sindacati riluttanti. L’obiettivo è anche far leva sulla promessa di partire sin dai prossimi mesi con le trattative per il rinnovo del triennio in corso.</p>
<p>Tornando ai dati Ocse, alcuni di questi aiutano anche a ragionare in modo più completo rispetto ad alcuni stereotipi che da sempre accompagnano il mestiere di insegnante: le lunghe <strong>vacanze</strong> estive e lo scarso numero di ore settimanali di lezione frontale. Se è vero che da noi la pausa è più ampia, è vero anche che noi abbiamo un numero di <strong>ore annue</strong> superiore alla media: nella primaria sono 917 (contro le 804 registrate dall’Ocse) e arrivano a 990 nella secondaria di secondo grado, per cui il dato medio Ocse si ferma a 909.</p>
<p><strong>Finalmente un dato positivo: la dispersione scolastica sembra sotto controllo</strong></p>
<p>La notizia più incoraggiante riguarda il calo della dispersione scolastica. Nel 2024 il tasso è sceso al 9,8%, permettendo di raggiungere con due anni di anticipo l’obiettivo del 10,2% fissato dalla Commissione europea nel PNRR. Le proiezioni per il 2025 sono ancora più ottimistiche, con un tasso stimato dell’8,3%. Il ministro Giuseppe Valditara ha sottolineato come questo risultato sia frutto di politiche mirate come l’iniziativa “Agenda Sud”, con interventi personalizzati per rispondere alle fragilità degli studenti nei diversi contesti territoriali. Altra buona notizia, è diminuita anche la dispersione implicita, ovvero l’impreparazione di chi arriva al diploma senza le competenze adeguate.</p>
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