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	<title>nervo vago Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>nervo vago Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Olobionte e visione olistica della salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/olobionte-e-visione-olistica-della-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 11:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[asse intestino-cervello]]></category>
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		<category><![CDATA[microbioma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Indice dei contenuti Il corpo umano come ecosistema Il microbiota intestinale è influenzato dall’età. ‍Microbiota e cambiamenti climatici Asse intestino-cervello Concetto di olobionte La visione olistica Connessioni microbiota intestinale – cervello Il nervo vago: ponte diretto tra cervello e intestino Asse vascolare intestino &#8211; cervello Allora, chi governa il corpo umano? Fonti Il corpo umano &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Indice dei contenuti</strong></p>
<ul>
<li><em>Il corpo umano come ecosistema</em></li>
<li><em>Il microbiota intestinale è influenzato dall’età.</em></li>
<li><em>&#x200d;Microbiota e cambiamenti climatici</em></li>
<li><em>Asse intestino-cervello </em></li>
<li><em>Concetto di olobionte</em></li>
<li><em>La visione olistica </em></li>
<li><em>Connessioni microbiota intestinale – cervello</em></li>
<li><em>Il nervo vago: ponte diretto tra cervello e intestino</em></li>
<li><em>Asse vascolare intestino &#8211; cervello </em></li>
<li><em>Allora, chi governa il corpo umano?</em></li>
<li><em>Fonti</em></li>
</ul>
<p><strong>Il corpo umano come ecosistema</strong></p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-32738 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/08/Olobionte-e-visione-olistica-della-salute.jpg" alt="" width="163" height="245" />Il corpo umano è affollato da milioni di miliardi di microrganismi, tra batteri, <em>archaea</em>, virus, funghi e protozoi, che vivono in simbiosi con il corpo umano, influenzando la vita quotidiana, le abitudini, i livelli di energia e le patologie.</p>
<p>Questi microrganismi risiedono in diverse aree del corpo, tra cui la pelle, il cavo orale, i polmoni e altre sedi del corpo e, in particolare, l&#8217;intestino, dove formano il <strong>microbiota intestinale</strong>. Il microbiota intestinale, in particolare, è considerato un vero e proprio organo &#8220;aggiunto&#8221; con funzioni essenziali per la salute dell&#8217;organismo, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>metabolismo:</strong>aiuta nella digestione di fibre e sostanze che l&#8217;organismo non può degradare da solo.</li>
<li><strong>sistema immunitario:</strong>modula le risposte immunitarie e aiuta a proteggere da agenti patogeni.</li>
<li><strong>salute mentale:</strong>interagisce con il sistema nervoso, influenzando potenzialmente l&#8217;umore e la risposta allo stress, attraverso l&#8217;asse intestino-cervello.</li>
</ul>
<p>Il microbiota è fondamentale per la salute e il benessere generale, e la sua alterazione può contribuire a diverse malattie. In definitiva, il microbiota rappresenta un ecosistema complesso e dinamico di microrganismi che interagisce in modo significativo con il nostro corpo, influenzandone la salute e il benessere. Il microbiota umano è un buon esempio di mutualismo: cooperazione tra differenti tipologie di organismi che apporta un vantaggio a ognuna di esse. Con <strong><em>microbiota</em></strong> si intende l&#8217;insieme di microrganismi vero e proprio, mentre con il termine <strong><em>microbioma</em> </strong>si fa riferimento al patrimonio genetico del microbiota.</p>
<p>Negli esseri umani si stima che il microbiota sia composto da circa 10-100 trilioni di cellule microbiche (circa 10 volte in più rispetto al numero di cellule umane) e che contenga &gt;1000 specie batteriche e 100 volte più geni rispetto al totale dei geni contenuti nel genoma umano. I microorganismi più numerosi dei quali sono batteri, ma anche misura inferiore miceti e virus. Tra i batteri la maggioranza è anaerobica, più o meno stretta o facoltativa (molti sopravvivono in assenza di ossigeno e alcuni ne tollerano la presenza). Il batterio intestinale più conosciuto nell&#8217;uomo è l&#8217;<em>Escherichia coli</em>. Il microbiota umano si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita e sopravvive, salvo in caso di malattie, sorprendentemente a lungo.</p>
<p>Nel nostro corpo, il microbiota<em> </em>si trova non solo nell’intestino, ma anche sulla pelle, sui capelli, nella cavità orale, nei polmoni, negli organi genitali (vagina), nelle narici, nella cavità oculare e nel canale uditivo.</p>
<p><strong>Il microbiota intestinale è il più esteso</strong> (rappresenta circa il 70% del totale): qui vivono oltre 400 specie differenti di microrganismi. Il microbiota di ogni individuo è esclusivo e rappresenta, quindi, una vera e propria <strong>impronta biologica</strong>, capace di contraddistinguerci gli uni dagli altri.</p>
<p>Il microbiota intestinale è composto da <strong>batteri buoni</strong> (ad esempio <em>Bifidobatteri </em>e<em> Lactobacilli) </em>e da <strong>batteri cattivi</strong> (ad esempio <em>Enterococcus faecalis </em>e<em> Clostridium difficile)</em>. È fondamentale per la salute del nostro corpo che i microrganismi buoni e cattivi vivano in equilibrio (condizione definita <strong>eubiosi)</strong>. In condizioni di equilibrio il microbiota favorisce digestione e assorbimento dei nutrienti, produce vitamine e acidi grassi a catena corta (SCFA), sostiene il sistema immunitario, ha comunicazioni ottimali con il cervello. Se questo equilibrio viene alterato, si instaura uno stato di disordine (definito <strong>disbiosi</strong>) caratterizzato da uno stato cronico di infiammazione che è correlato non soltanto a malattie dell’apparato digerente, ma anche a diabete e obesità, allergie (dermatite), malattie cardiovascolari, neurologiche, psichiche (alterazioni umore, sonno, attenzione, stress) ed oncologiche, solo per citarne alcune.</p>
<p>Ogni individuo possiede il suo proprio microbiota, i ricercatori dell&#8217;INRA hanno messo in evidenza l&#8217;esistenza di un piccolo numero di specie condivise da tutti che costituirebbero il nucleo filogenetico del microbiota intestinale umano.</p>
<p>Il numero di geni totale del microbiota è stimato essere 100 volte il numero di geni del genoma umano.</p>
<p><strong>Il microbiota intestinale è influenzato dall’età.</strong></p>
<p>Il microbiota nelle prime fasi di vita è costituito da pochi microrganismi, essenzialmente quelli ereditati dalla mamma con il parto. Il tipo di parto (naturale o cesareo) influenza la sua composizione. Dopo la nascita il microbiota cambia, diventando più sensibile ad agenti esterni, come l’alimentazione ed i farmaci, e diventando arricchito soprattutto dei <em>Bifidobatteri, </em>in grado di digerire il latte, di sintetizzare vitamine importanti come il folato e di stimolare il sistema immunitario ancora immaturo, senza però attivare uno stato di infiammazione rilevante. Questi microrganismi danno inizio alla colonizzazione dell’intestino, aumentando di numero poi con l’allattamento e con lo svezzamento. Il microbioma intestinale del bambino inizia così a svilupparsi, fino a quando intorno ai 2-3 anni, inizia a subire delle trasformazioni che lo portano ad assomigliare sempre più a quello di un adulto, caratterizzato da una struttura molto complessa, composta da un numero elevato di microrganismi che coesistono in equilibrio tra di loro.</p>
<p>Negli anziani il numero e l’abbondanza dei microrganismi contenuti nell’intestino diminuisce, minacciando la preziosa condizione di “eubiosi”. Questa riduzione è spesso associata a cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita che sopraggiungono con l’avanzare dell’età: il calo di appetito, le difficoltà nella masticazione, l’assunzione di farmaci e la riduzione dell’attività fisica possono essere fattori associati a questi cambiamenti.</p>
<p>Altri <strong>fattori che influenzano il microbiota intestinale</strong> di un individuo sono il suo patrimonio genetico, il luogo in cui vive, l’alimentazione, lo stress, l’uso di farmaci (come, ad esempio, i farmaci a base di cortisone, gli inibitori di pompa protonica, gli antibiotici), la scarsa attività fisica, le infezioni, le allergie, il fumo e l’alcol.</p>
<p><strong>Microbiota e cambiamenti climatici</strong></p>
<p>Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma rappresenta una minaccia diretta per la salute umana, incidendo profondamente anche sul microbiota intestinale. Un recente studio pubblicato su <em>The Lancet Planetary Health</em> da Elena Litchman, ecologa alla Michigan State University, mette in luce infatti come fattori climatici – dall’aumento delle temperature agli eventi estremi come siccità e inondazioni – possano alterare la disponibilità e la qualità del cibo, modificando la dieta in modo negativo. La scarsità di risorse alimentari spinge molte popolazioni verso il consumo di cibi ultraprocessati, spesso più economici ma poveri di nutrienti e dannosi per l’equilibrio del microbiota. Questi alimenti industriali, ricchi di zuccheri, grassi e additivi, peggiorano la salute intestinale, riducendo la diversità microbica e la produzione di acidi grassi benefici.</p>
<p>Parallelamente, il riscaldamento globale compromette anche la qualità dei cibi freschi: l’aumento della CO₂ accelera la crescita delle piante ma ne riduce il contenuto di proteine, ferro e zinco; il riscaldamento degli oceani diminuisce la quantità di omega-3 nei pesci; frutta e verdura diventano più povere di vitamine e antiossidanti; e perfino la struttura delle fibre in cereali e legumi – fondamentali per nutrire il microbiota – viene alterata, ostacolando la fermentazione intestinale. Secondo Carlotta De Filippo del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), tutto ciò può portare alla cosiddetta &#8220;fame nascosta&#8221;, ovvero una carenza di micronutrienti essenziali in alimenti che sembrano sufficienti dal punto di vista calorico; di conseguenza, le carenze dell’organismo, combinate con specifici disturbi metabolici, aumentano la vulnerabilità alle infezioni da microbi e virus.</p>
<p>Queste dinamiche non colpiscono solo i Paesi più vulnerabili, ma anche le regioni occidentali, dove, ad esempio, la siccità sta già modificando le coltivazioni tradizionali, rendendone alcune insostenibili. Per affrontare questa complessa emergenza sanitaria e ambientale, gli esperti propongono un approccio integrato &#8220;One Health&#8221;, che unisca climatologia, agronomia, medicina e matematica per prevedere i cambiamenti futuri e sviluppare soluzioni come l’introduzione di colture resilienti, capaci di adattarsi ai nuovi scenari climatici e nutrizionali.</p>
<p><strong>Concetto di olobionte</strong></p>
<p>Il cervello ed il sistema nervoso intestinale sono reciprocamente collegati tramite una fitta e complessa rete di comunicazione che consente l’invio di segnali elettrici dall’intestino al cervello e viceversa. Oltre a questa connessione diretta, cervello ed intestino comunicano tramite il torrente circolatorio, attraverso il rilascio di ormoni e di molecole prodotte dal microbiota intestinale (come, ad esempio, acidi grassi a catena corta, neurotrasmettitori, vitamine). Attraverso questi collegamenti, il cervello controlla le funzioni dell’intestino e, a sua volta, l’intestino può alterare le funzioni del cervello. Se i batteri buoni del microbiota intestinale non sono più in grado di controllare i batteri cattivi si sviluppa la disbiosi: la barriera intestinale diventa permeabile e non riesce più a bloccare i batteri nocivi e le sostanze tossiche e dannose, che, quindi, entrano nel torrente circolatorio, si diffondono nell’organismo e possono raggiungere il cervello, alterandone significativamente le sue funzioni.</p>
<p>Un malfunzionamento nella comunicazione tra l’intestino ed il cervello contribuisce ad una vasta gamma di malattie neurologiche, tra cui l&#8217;epilessia, l&#8217;ictus, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, e può peggiorare le disfunzioni neurologiche conseguenti al trauma cranico.</p>
<p>Negli ultimi anni, alcuni biologi c.d. evoluzionisti hanno coniato un termine, <strong>olobionte,</strong> per ridefinire l&#8217;organismo vivente alla luce della convivenza con il proprio microbiota. Lynn Margulis, la microbiologa che ha sviluppato negli anni &#8217;60 la teoria dell&#8217;<strong>endosimbiosi</strong>, è la stessa che ha introdotto, a inizio anni &#8217;90, il concetto di olobionte. Ciascun organismo eucariote infatti (animale, vegetale o fungino) da sempre vive in simbiosi con miliardi di microorganismi appartenenti agli altri due regni della vita: batteri e <em>archaea</em>.</p>
<p>Il termine <strong>olobionte</strong> (dal greco <em>hólos</em>, “tutto”, e <em>bíos</em>, “vita”) descrive l’<strong>insieme di un organismo ospite (es. l’uomo) e di tutti i microrganismi che vivono in simbiosi con lui</strong>, come batteri, virus, archei, funghi e protisti. È un concetto <strong>ecologico e sistemico</strong>: l’organismo e il suo microbiota formano un’unica <strong>unità funzionale ed evolutiva</strong>.</p>
<p>Secondo la versione ortodossa della teoria dell&#8217;evoluzione, soltanto i geni, e le loro mutazioni, costituiscono la materia prima per la variazione degli organismi, mentre le relazioni ecologiche selezionano le varianti che meglio si adattano all&#8217;ambiente in quel dato momento. Esiste tuttavia una corrente eterodossa, ma non meno autorevole, di biologi convinti che l&#8217;esclusiva della variazione non debba spettare ai soli geni. Se l&#8217;organismo è un olobionte, il suo genoma sarà un ologenoma, ovvero l&#8217;insieme del genoma dell&#8217;organismo ospite (uomo o tilapia che sia) e del genoma dei microrganismi che lo abitano. Non solo. Se davvero questi genomi si comportano come una cosa sola, l&#8217;ologenoma deve essere considerato un&#8217;unità di selezione, ovvero un unico bersaglio della selezione naturale, e in quanto tale evolve come un unico individuo.</p>
<p>I critici sono convinti che l&#8217;idea dell&#8217;ologenoma come unità di evoluzione non sia necessaria: è sufficiente dire che l&#8217;organismo ospite funge da ambiente di selezione per il microbiota, filtra le varianti a lui favorevoli e tanto basta. Il fenomeno osservato verrebbe dunque spiegato da strumenti già presenti nella cassetta degli attrezzi della teoria evoluzionistica, come le dinamiche co-evolutive o quelle simbiotiche tra due o più organismi.</p>
<p><strong>La visione olistica </strong></p>
<p>La <strong>medicina olistica</strong> ha una visione dell’uomo come essere intero, unico, non frazionabile in parti. È un microcosmo all’interno di un macrocosmo, la natura di cui fa parte. È proprio il termine <strong>olismo</strong>, coniato nel 1926 dal politico e filosofo sudafricano Jan Smuts, ad indicare quella tendenza della natura a raggruppare in maniera organica ogni settore della realtà in sistemi strutturali complessi, aventi proprietà qualitativamente nuove rispetto a quelle che deriverebbero dalla mera somma delle caratteristiche degli elementi di cui sono composti. L’<strong>approccio olistico</strong> alla salute considera l’essere umano come un <strong>sistema integrato di corpo, mente e spirito</strong>, e mira a trattare le cause alla base dei disturbi anziché semplicemente i sintomi che si manifestano.  Pertanto, la visione olistica dell&#8217;organismo umano vede l&#8217;individuo come un&#8217;unità indivisibile di corpo, mente e spirito, in cui le diverse componenti interagiscono e si influenzano reciprocamente. Non si tratta di una somma di parti, ma di un sistema complesso in cui ogni elemento contribuisce al benessere generale. In dettaglio, la concezione olistica:</p>
<ul>
<li><strong>Considera l&#8217;individuo nella sua interezza: </strong>Corpo, mente e spirito sono visti come elementi interconnessi e inseparabili, che interagiscono e si influenzano a vicenda.</li>
<li><strong>Sottolinea l&#8217;importanza dell&#8217;equilibrio: </strong>Il benessere deriva dall&#8217;armonia tra le diverse componenti dell&#8217;individuo e tra l&#8217;individuo e il suo ambiente.</li>
<li><strong>Promuove l&#8217;autoguarigione: </strong>L&#8217;approccio olistico mira a stimolare le naturali capacità di guarigione dell&#8217;organismo, piuttosto che limitarsi a sopprimere i sintomi.</li>
<li><strong>Valuta la persona nella sua unicità: </strong>Ogni individuo è considerato nella sua specificità, tenendo conto del suo contesto di vita, delle sue esperienze e del suo stile di vita.</li>
<li><strong>Integra diverse discipline: </strong>La visione olistica può includere diverse terapie e approcci, sia fisici che mentali, per promuovere il benessere generale.</li>
</ul>
<p>In pratica, nella cura di una persona, un approccio olistico considera non solo i sintomi fisici, ma anche i fattori psicologici, emotivi e ambientali che possono contribuire alla condizione del paziente. Ad esempio, se una persona soffre di mal di schiena, un approccio olistico potrebbe considerare non solo la causa fisica del dolore, ma anche il suo stato emotivo, il suo stile di vita e il suo ambiente di lavoro.</p>
<p>In sintesi, la concezione olistica dell&#8217;organismo umano offre una visione più ampia e integrata della salute, sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;equilibrio e dell&#8217;interconnessione tra corpo, mente e spirito per il raggiungimento del benessere</p>
<p><strong>Connessioni microbiota intestinale &#8211; cervello</strong></p>
<p>Il benessere del nostro intestino ha un diretto effetto sulla salute di tutto l’organismo. In particolare, c’è una reciproca influenza tra microbiota e cervello: i batteri e i segnali intestinali modulano l’attività cerebrale; allo stesso modo, il cervello è in grado di modificare l’equilibrio del microbiota mediante sostanze chimiche e ormoni che agiscono direttamente a livello intestinale. Esiste pertanto un complesso sistema di comunicazione bidirezionale intestino-cervello che influenza sia la salute intestinale che quella cerebrale. La comunicazione coinvolge:</p>
<ul>
<li><strong>Sistema nervoso enterico:</strong> Il microbiota intestinale comunica con il cervello attraverso il sistema nervoso enterico (SNE), una rete di neuroni nel tratto gastrointestinale, che invia segnali al cervello tramite il nervo vago.</li>
<li><strong>Ormoni e citochine:</strong> Il microbiota intestinale può influenzare la produzione di ormoni e citochine, molecole che regolano le funzioni corporee e possono attraversare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il cervello.</li>
<li><strong>Barriera emato-encefalica:</strong> La barriera emato-encefalica (BEE) è una unità anatomico-funzionale realizzata dalle particolari caratteristiche delle cellule endoteliali che compongono i vasi del sistema nervoso centrale; ha principalmente una funzione di filtro e protezione del tessuto cerebrale dagli elementi potenzialmente nocivi presenti nel sangue, pur tuttavia permettendo il passaggio di sostanze necessarie alle funzioni metaboliche ed al sistema enterocettivo. La BEE può essere influenzata dalla composizione del microbiota intestinale, da fattori ambientali e patologici.</li>
</ul>
<p>Implicazioni per la salute:</p>
<ul>
<li><strong>Salute mentale:</strong> Studi indicano che il microbiota intestinale può essere coinvolto in disturbi dell&#8217;umore come ansia e depressione. Alterazioni nel microbiota possono influenzare la produzione di neurotrasmettitori, come la serotonina, coinvolta nella regolazione dell&#8217;umore.</li>
<li><strong>Malattie neurodegenerative:</strong> Si ipotizza che il microbiota intestinale possa svolgere un ruolo nello sviluppo di malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, influenzando l&#8217;infiammazione e la neurodegenerazione.</li>
<li><strong>Disturbi dello spettro autistico:</strong> Alcune ricerche suggeriscono che il trapianto di microbiota intestinale in individui con autismo può portare a miglioramenti nei sintomi e nelle funzioni neurologiche.</li>
</ul>
<p>In sintesi, il microbiota intestinale è un attore chiave nella salute e nel funzionamento del cervello. Comprendere questa complessa interazione apre nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento di disturbi neurologici e neuropsichiatrici.</p>
<p><strong>Il nervo vago: ponte diretto tra cervello e intestino</strong></p>
<p>Il nervo vago è il decimo nervo cranico (nervo X) ed è uno dei più importanti del sistema nervoso parasimpatico. Il suo nome deriva dal latino <em>vagus</em>, che significa “vagante”, perché si estende dal cervello fino all’addome, innervando cuore, polmoni, stomaco, intestino e altri organi. Il nervo vago svolge un ruolo centrale nell’asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale (SNC) e il tratto gastrointestinale, che include anche il microbiota intestinale. Si distinguono</p>
<ul>
<li><strong>Vie afferenti </strong>(dal corpo al cervello): Circa l’80% delle fibre del nervo vago sono afferenti, cioè trasmettono informazioni dall’intestino al cervello. Queste fibre rilevano segnali meccanici (come la distensione intestinale), chimici (come la presenza di nutrienti o metaboliti) e immunologici (come citochine o molecole infiammatorie).I metaboliti microbici (es. acidi grassi a catena corta, SCFA), neurotrasmettitori (come GABA, serotonina, dopamina, acetilcolina), e peptidi prodotti dal microbiota possono influenzare l&#8217;attività vagale.</li>
<li><strong>Vie efferenti</strong> (dal cervello al corpo): Le fibre efferenti del nervo vago regolano funzioni digestive (motilità, secrezione enzimatica, rilascio di bile) e modulano l’attività immunitaria intestinale. Il nervo vago può anche indurre uno stato anti-infiammatorio attraverso il rilascio di acetilcolina (→ “riflesso colinergico anti-infiammatorio”).</li>
</ul>
<p><strong>Ruolo del nervo vago nell’interazione cervello-microbiota</strong></p>
<p>A. <strong>Modulazione neurochimica</strong></p>
<ul>
<li>Alcuni ceppi batterici intestinali producono molecole in grado di attivare i recettori del nervo vago. Ad esempio:
<ul>
<li><em>Lactobacillus rhamnosus</em> può modulare il GABA e influenzare l’umore attraverso il nervo vago.</li>
</ul>
</li>
<li>I cambiamenti nel microbiota possono alterare il tono vagale e quindi influenzare il comportamento, il sonno, lo stress e l&#8217;ansia.</li>
</ul>
<p>B. <strong>Effetto sull&#8217;umore e sul comportamento</strong></p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Esperimenti su animali hanno mostrato che la rimozione del nervo vago (vagotomia) blocca gli effetti benefici di alcuni probiotici sul comportamento, indicando che la via vagale è essenziale per la comunicazione tra microbiota e cervello.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>C. <strong>Ruolo immuno-modulatore</strong></p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Il nervo vago regola la risposta immunitaria intestinale e controlla l&#8217;infiammazione attraverso il “riflesso infiammatorio”.</li>
<li>Questo è particolarmente rilevante nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (es. colite ulcerosa, Crohn) e in condizioni neuroinfiammatorie (es. depressione, Alzheimer).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Rilevanza clinica</strong>: Diete ricche di prebiotici e probiotici possono influenzare positivamente il microbiota, che a sua volta può migliorare il tono vagale e l’equilibrio psico-fisiologico. La fermentazione di fibre da parte del microbiota produce SCFA che stimolano direttamente i recettori vagali.</p>
<p>In sintesi</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="179"><em>Aspetto</em></td>
<td width="398"><em>Funzione del nervo vago</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Sensoriale</td>
<td width="398">Raccoglie segnali chimici e infiammatori dall’intestino</td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Motoria</td>
<td width="398">Regola la motilità e la secrezione intestinale</td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Immunitaria</td>
<td width="398">Modula l’infiammazione attraverso il riflesso colinergico</td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Neurocomunicativa</td>
<td width="398">Media la trasmissione di segnali microbici al cervello</td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Psico-emotiva</td>
<td width="398">Implicato nella regolazione dell&#8217;umore, ansia, stress</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong><strong>Asse vascolare intestino &#8211; cervello                     </strong></p>
<p>Nell’intestino è presente la barriera vascolare intestinale (GVB) che connette il corpo con il mondo esterno, agendo come filtro tra quello che mangiamo e il nostro organismo. La funzione principale di questa barriera è permettere l’accesso di nutrienti e piccole molecole nel fegato e nel circolo sanguigno, bloccando invece batteri e sostanze potenzialmente dannose. Una volta che le molecole passano nel circolo sanguigno possono migrare verso qualsiasi organo del corpo, dunque anche nel cervello. In caso di malattie intestinali, come la Malattia di Crohn e la Colite Ulcerosa, la barriera vascolare dell’intestino (GVB) si disattiva e diventa maggiormente permeabile. Tale malfunzionamento causa la fuoriuscita di mediatori infiammatori e batterici (molecole sintetizzate durante il processo infiammatorio) nel fegato e nel circolo sanguigno.</p>
<p>Nel Sistema Nervoso Centrale (SNC) ci sono due tipi di barriere: la barriera emato-encefalica (BEE) e la barriera emato-liquorale (BEL). La prima ha funzione di protezione del tessuto nervoso dalle sostanze nocive presenti nel sangue ed è continuamente impegnata nel regolare l’ambiente cerebrale (l’omeostasi). La seconda barriera, invece, impedisce il passaggio di sostanze tossiche dal sangue al liquor cerebro-spinale (liquido che permea l’encefalo e il midollo spinale con funzione di protezione). La BEE è costituita da capillari e dal plesso coroideo, una struttura che produce il liquor e svolge un’attività di filtrazione e difesa immunitaria. In determinate condizioni omeostatiche, il tessuto della BEL è permeabile ed è molto meno selettivo della BEE. Un cambiamento nella permeabilità della BEL sarebbe coinvolto nei processi di difesa nervosa dai segnali infiammatori provenienti dell’intestino. Nel plesso coroideo è infatti presente una seconda barriera che integra quella emato-liquorale e definita barriera vascolare del plesso coroideo (PVB); questa connette il cervello con il resto del corpo e si attiva durante uno stato infiammatorio.</p>
<p>Nello specifico, intestino e cervello sarebbero connessi da un asse vascolare: la presenza di un’infiammazione intestinale provoca il malfunzionamento della barriera vascolare dell’intestino (GVB), scatenando la fuoriuscita di mediatori infiammatori e batterici nel sangue attraverso il fegato che arrivano al cervello.</p>
<p>La presenza dei segnali infiammatori nel sangue può essere rilevata dalla fitta rete di capillari e cellule di protezione (come le cellule gliali) del plesso coroideo. Queste strutture regolano la permeabilità dei vasi sanguigni scatenando cambiamenti temporanei delle barriere emato-liquorale e vascolare del plesso coroideo (PVB), mettendo in azione un programma di protezione del cervello che porta alla chiusura della barriera vascolare stessa.</p>
<p>Questo meccanismo di difesa isola il cervello dal resto del corpo ed è responsabile, almeno in parte, delle alterazioni comportamentali (ansia e depressione) e cognitive (deficit di memoria) generalmente descritte dai pazienti con malattie infiammatorie intestinali. Quindi, patologie psichiatriche e cognitive sembrerebbero essere parte della malattia stessa e non solo manifestazioni secondarie.</p>
<p><strong>Allora, chi governa il corpo umano?</strong></p>
<p>La relazione tra cervello e microbiota intestinale, nota come asse intestino-cervello, è un sistema di comunicazione bidirezionale che influenza profondamente il benessere psico-fisico, piuttosto che un semplice rapporto di &#8220;chi comanda&#8221;. Entrambi, cervello e microbiota, svolgono ruoli cruciali e interagiscono costantemente tra loro, influenzando reciprocamente funzioni e stati d&#8217;animo. Ciò non significa che non ci possano essere momenti o fasi in cui l’uno prevalga sull’altro: importante è ripristinare l’equilibrio!</p>
<p>Il microbiota intestinale, spesso chiamato &#8220;<strong>secondo cervello</strong>&#8220;, non è un organo di controllo, ma un ecosistema complesso dinamico che comunica con il cervello attraverso diverse vie. Queste includono:</p>
<ul>
<li>Il sistema nervoso enterico: Un sistema nervoso autonomo presente nella parete intestinale che può inviare segnali diretti al cervello.</li>
<li>Il sistema immunitario: Il microbiota intestinale interagisce con il sistema immunitario, che a sua volta può influenzare il cervello.</li>
<li>Il sistema endocrino: Il microbiota produce molecole che possono agire come ormoni e influenzare il cervello attraverso il flusso sanguigno.</li>
<li>Il sistema nervoso centrale: Il cervello può influenzare il microbiota attraverso il rilascio di ormoni, neurotrasmettitori e altre sostanze chimiche che arrivano all&#8217;intestino.</li>
</ul>
<p>Il cervello, a sua volta, influenza l&#8217;equilibrio del microbiota intestinale attraverso il rilascio di ormoni, neurotrasmettitori e altre sostanze chimiche.</p>
<p>In sintesi, non c&#8217;è un organo che &#8220;comanda&#8221; sull&#8217;altro. Il cervello e il microbiota intestinale sono in costante comunicazione, formando un sistema integrato che influenza il nostro benessere fisico e mentale. L&#8217;alterazione di questo equilibrio può portare a diversi disturbi, sia a livello intestinale che neurologico.</p>
<p><strong>Fonti</strong></p>
<pre>John HT, Thomas TC, Chukwuebuka EC, Ali AB, Anass R, Tefera YY, Babu B, Negrut N, Ferician A, Marian P. The Microbiota-Human Health Axis. <em>Microorganisms</em>. 2025 Apr 20;13(4):948. doi: 10.3390/microorganisms13040948. PMID: 40284784; PMCID: PMC12029893.
Litchman E. Climate change effects on the human gut microbiome: complex mechanisms and global inequities. <em>Lancet Planet Health</em>. 2025 Feb;9(2):e134-e144. doi: 10.1016/S2542-5196(24)00332-2. PMID: 39986317.
Calder PC, Carr AC, Gombart AF, Eggersdorfer M. Optimal Nutritional Status for a Well-Functioning Immune System Is an Important Factor to Protect against Viral Infections. <em>Nutrients</em>. 2020 Apr 23;12(4):1181. doi: 10.3390/nu12041181. PMID: 32340216; PMCID: PMC7230749.
Kokou F, Sasson G, Nitzan T, Doron-Faigenboim A, Harpaz S, Cnaani A, Mizrahi I. Host genetic selection for cold toler
ance shapes microbiome composition and modulates its response to temperature. <em>Elife</em>. 2018 Nov 20;7:e36398. doi: 10.7554/eLife.36398. PMID: 30454554; PMCID: PMC6277203</pre>
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<ul>
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		<title>L’asse bidirezionale intestino-cervello</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lasse-bidirezionale-intestino-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 08:54:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[asse intestino-cervello]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
		<category><![CDATA[nervo vago]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[sistema nervoso enterico]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cervello e l&#8217;intestino sono in continua e costante comunicazione attraverso un complesso sistema chiamato asse intestino-cervello, che coinvolge segnali biochimici neuronali, ormonali e immunologici. Questa interazione è bidirezionale: lo stato di salute dell&#8217;intestino influisce sul cervello e viceversa. Svolgono un ruolo rilevante Sistema nervoso enterico: L&#8217;intestino è deputato a molto di più che a digerire il cibo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-32629" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2025/07/intestino-cervello-150x118.jpg" alt="" width="150" height="118" />Il cervello e l&#8217;intestino sono in continua e costante comunicazione attraverso un complesso sistema chiamato asse intestino-cervello, che coinvolge segnali biochimici neuronali, ormonali e immunologici. Questa interazione è bidirezionale: lo stato di salute dell&#8217;intestino influisce sul cervello e viceversa.</p>
<p>Svolgono un ruolo rilevante</p>
<ul>
<li><strong>Sistema nervoso enterico: </strong>L&#8217;intestino è deputato a molto di più che a digerire il cibo che viene ingerito. possiede un proprio sistema nervoso, chiamato <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE), che contiene circa 100 milioni di neuroni; questo sistema opera in completa autonomia, ed è in grado di dare vita ad azioni specifiche, come le <strong>contrazioni intestinali</strong>o il <strong>rilascio degli enzimi digestivi</strong>. Non solo: l’intestino può anche <strong>integrare ed elaborare gli stimoli</strong>, sia interni che esterni, che il corpo riceve e interagire con il sistema nervoso centrale. Questo tipo di interazione si verifica attraverso un vero e proprio <strong>scambio di informazioni</strong> che viene mediato dal cosiddetto “<strong>sistema psiconeuroimmunoendocrino</strong>”.</li>
<li><strong>Microbiota intestinale: </strong>Il microbiota, ovvero l&#8217;insieme di batteri che vivono nell&#8217;intestino, gioca un ruolo importante nella comunicazione con il cervello. I batteri intestinali producono sostanze che possono raggiungere il cervello attraverso la barriera emato-encefalica e influenzare l&#8217;umore, il comportamento e il sistema immunitario, che a loro volta possono influenzare il cervello.</li>
</ul>
<p>Il <strong>microbiota intestinale</strong> è unico e diverso per ogni persona e subisce un periodico rinnovamento in funzione di diversi fattori – <strong>genetici, alimentari, ambientali o legati all’alimentazione e allo stile di vita</strong>. In condizioni ottimali (eubiosi), microorganismi che lo compongono hanno <strong>un’azione benefica sul corpo</strong>, perché rappresentano una <strong>barriera protettiva per l’intestino</strong>. Una dieta ricca di zuccheri raffinati, grassi e povera di fibre, stati di stress, infezioni. farmaci possono invece favorire la proliferazione di batteri indesiderati e quindi una condizione di <strong>disbiosi</strong>.</p>
<p>Il microbiota produce alcune sostanze, come ad esempio <strong>acidi grassi a catena corta</strong>, <strong>citochine</strong> e <strong>neurotrasmettitori</strong>, che modulano l’attività cerebrale in modo diretto, ma anche indirettamente attraverso gli effetti sul sistema immunitario. Allo stesso modo, anche il cervello è in grado di influenzare il microbiota, sia attraverso molecole prodotte dal sistema immunitario, sia attraverso il rilascio di ormoni.</p>
<ul>
<li><strong>Nervo vago: </strong>Il nervo vago è un componente del sistema nervoso parasimpatico, nonché una via di comunicazione neurale molto importante trasmettendo informazioni in entrambe le direzioni.  Questo nervo partecipa attivamente alle interazioni bidirezionali tra microbiota intestinale e cervello, per mantenere l’omeostasi di entrambi. Ad esempio, le perturbazioni del nervo vago possono causare disfunzioni del sistema nervoso centrale, come disturbi dell’umore o malattie neurodegenerative, o alcune patologie gastrointestinali come la malattia infiammatoria intestinale e la sindrome dell’intestino irritabile. Alcuni studi hanno indicato che le fibre vagali regolano le risposte alle condizioni ambientali o fisiopatologiche nel sistema gastrointestinale attraverso il rilascio di neurotrasmettitori; sono stati, infine, osservati anche effetti immunoregolatori del nervo vago sulla permeabilità intestinale e sull’immunità locale.</li>
</ul>
<p>Uno stile di vita sano e una dieta equilibrata sono in grado di regolare la flora intestinale, influenzando la composizione del microbiota intestinale e la regolare funzione dell’asse intestino-cervello. Di contro, un’alimentazione ricca di acidi grassi insaturi può causare una maggiore reattività del sistema immunitario e agire come stimolo infiammatorio sia sistemico che cerebrale, favorendo così una maggiore suscettibilità alle malattie neurologiche e psichiatriche. Le diete ricche di fibre, come quelle vegetariane, promuovono un maggiore assorbimento intestinale e facilitano la digestione aumentando l’attività peristaltica. Alcune fibre alimentari possono essere ulteriormente classificate come prebiotiche, perché modulano la composizione del microbiota intestinale, portando a un aumento della popolazione batterica di microrganismi probiotici come bifidobatteri e lattobacilli.</p>
<p>Le diete ricche di proteine vegetali, come quelle vegetariane e mediterranee, sono altresì associate a una migliore funzione della barriera intestinale e a un ridotto rischio di infiammazione. D’altra parte, le diete ad alto contenuto di carboidrati favoriscono un aumento delle <em>Enterobacteriaceae</em>, specie che sembrano essere associate all’infiammazione intestinale e cerebrale.</p>
<p>Il tipo di alimentazione quotidiana, dunque, è in grado di influenzare la salute mentale, regolando il microbiota intestinale e i processi autoimmuni. La dieta mediterranea, particolarmente ricca di fibre e verdure che stimolano l’attività di batteri benefici, sembra favorire non solo la salute cardio-vascolare e metabolica intestinale, ma anche quella mentale.</p>
<ul>
<li><strong>Ormoni e neurotrasmettitori: </strong>L&#8217;intestino produce ormoni e neurotrasmettitori, come la <strong>serotonina</strong>, che influenzano il cervello e possono modulare l&#8217;umore, l&#8217;appetito e il sonno. La serotonina svolge un ruolo fondamentale per la regolazione dell’umore e viene prodotta per il 95% dalle cellule distribuite lungo la mucosa intestinale; all’interno dell’intestino essa è in grado di mediare funzioni come la peristalsi, la secrezione, così come la sensazione della nausea. Ecco allora che, attraverso il nervo vago, questi segnali vengono veicolati dalla serotonina al cervello che li associa, ad esempio, al senso di sazietà.</li>
</ul>
<p>Del resto, eventi o periodi stressanti o la nostra (in)capacità di affrontare ansie, paure, decisioni, possono incidere sul normale funzionamento dell’intestino con alterazioni della peristalsi (e conseguenti episodi ad esempio di stipsi o di colite) e della produzione di acidi, di enzimi, di ormoni. Allo stesso modo dieta e disordini intestinali possono avere ricadute sull’umore (ecco cosa significa somatizzare lo stress!).</p>
<p>In sintesi, il cervello e l&#8217;intestino sono in costante dialogo, e la loro interazione è fondamentale per il benessere generale.</p>
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		<title>Il microbiota intestinale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-microbiota-intestinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Sep 2023 16:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[disbiosi]]></category>
		<category><![CDATA[microbioma]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
		<category><![CDATA[nervo vago]]></category>
		<category><![CDATA[PNEI]]></category>
		<category><![CDATA[rifaximina]]></category>
		<category><![CDATA[serotonina]]></category>
		<category><![CDATA[sistema nervoso autonomo]]></category>
		<category><![CDATA[sistema nervoso enterico]]></category>
		<category><![CDATA[SNE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il microbiota intestinale (termine che ha via via sostituito quello di “flora intestinale”) è l&#8217;insieme dei microrganismi, prevalentemente batteri, ma anche funghi e virus, che convivono e interagiscono con l&#8217;organismo umano senza danneggiarlo, ma stabilendo una simbiosi mutualistica. Il termine microbioma indica invece la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest&#8217;ultimo &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>microbiota intestinale</strong> (termine che ha via via sostituito quello di “flora intestinale”) è <strong>l&#8217;insieme dei microrganismi</strong>, prevalentemente batteri, ma anche funghi e virus, <strong>che convivono e interagiscono con l&#8217;organismo umano</strong> senza danneggiarlo, ma stabilendo una simbiosi mutualistica.</p>
<p>Il termine <strong>microbioma</strong> indica invece la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest&#8217;ultimo è in grado di esprimere.</p>
<p>Il <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE)</p>
<p>Cervello e intestino sono strettamente correlati; di più parlano lo stesso linguaggio e usano gli stessi mediatori per originare delle reazioni e ottenere risposte agli stimoli.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-28358" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere-211x300.jpg 211w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/10/microbiota-da-sapere.jpg 578w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>L’apparato gastrointestinale è un organo decisamente complesso: affinché la digestione e l’assorbimento dei cibi possano aver luogo si devono verificare una serie di eventi, a partire dalla masticazione nella bocca fino all’espulsione degli scarti con le feci. Nel mezzo, ad orchestrare il tutto, vi è il <strong>sistema nervoso enterico</strong> (SNE) che regola e coordina tutte le funzioni che si susseguono. Il sistema nervoso enterico è la più grande e complessa delle tre componenti del sistema nervoso autonomo dell’essere umano; le altre due sono il sistema simpatico e il parasimpatico: i tre sistemi, insieme, sono deputati al controllo del funzionamento dei muscoli degli organi interni, come, per esempio, dei muscoli del cuore e aiutano il corpo a riposare, rilassarsi, digerire il &#8220;cibocervello&#8221; e a reagire a situazioni di emergenza con il classico comportamento di “attacco o fuga”.</p>
<p>Questo sistema nell’uomo è composto da oltre 100 milioni di neuroni (una quantità addirittura superiore a quella dei neuroni presenti nella spina dorsale) che, dal nostro intestino, innervano l’intero tratto gastrointestinale.</p>
<p>Il ruolo della rete organizzata dai neuroni enterici è:</p>
<ul>
<li>contribuire alla motilità gastrointestinale, coordinando i muscoli lisci di stomaco e intestino;</li>
<li>assorbire i nutrienti;</li>
<li>produrre gli acidi gastrici;</li>
<li>sovraintendere e coordinare le diverse funzioni digestive.</li>
</ul>
<p>Se per il controllo di tutte queste funzioni intestinali fosse necessario il pensiero cosciente, in realtà, ci rimarrebbe ben poco tempo per fare altro nella vita, ma <strong>l’evoluzione ha dotato il nostro “secondo cervello” della capacità di gestire il tratto gastrointestinale in autonomia senza il controllo del sistema nervoso centrale</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;asse microbiota &#8211; intestino &#8211; cervello</strong></p>
<p>Quindi, nonostante il sistema nervoso enterico sia in grado di funzionare, per quanto riguarda le funzioni digestive di base, anche senza ricevere segnali dal cervello, <strong>normalmente cervello e intestino lavorano insieme, attraverso un fitto scambio di comunicazioni bi-direzionali lungo l’asse intestino-cervello</strong>.</p>
<p>In questo flusso di comunicazioni svolge un ruolo importante il <strong>microbiota intestinale</strong>, cioè <strong>gli oltre 100 trilioni di microorganismi che vivono nell’intestino e con i quali abbiamo instaurato una relazione simbiotica. Il microbiota intestinale regola l’equilibrio intestinale ed extra-intestinale</strong>.</p>
<p>Inoltre, sempre più prove scientifiche sottolineano il ruolo del microbiota, oltre che nelle infiammazioni croniche dell’intestino, in disturbi neuropsichiatrici, nell’obesità, nel morbo di Parkinson.</p>
<p>L&#8217;idea che l&#8217;intestino influenzi il cervello, e di conseguenza anche il comportamento, è ampiamente riconosciuta e condivisa. Appare ormai sempre più evidente che i microbi dell&#8217;intestino contribuiscono a plasmare il normale sviluppo neurale, la biochimica del cervello e il comportamento. In altri termini, il microbiota intestinale rappresenta l’elemento nodale nella comunicazione tra l&#8217;intestino e il cervello. Tutto ciò ha portato anche alla creazione di una nuova disciplina: la<strong> psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI)</strong>, che si occupa di studiare le connessioni tra detti sistemi. Questi grandi sistemi di regolazione biologica scambiano informazioni tra loro e vengono influenzati dagli stati psicologici.</p>
<p>In effetti, il microbiota pare possa mediare la comunicazione tra intestino e cervello attraverso diverse vie di comunicazione che includono il sistema endocrino, immunitario, metabolico (tramite la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina) oppure con il coinvolgimento del sistema nervoso autonomo e del nervo vago nello specifico. <strong>Interlocutori di primo piano nella comunicazione intestino-cervello sono: il nervo vago e la serotonina</strong>.</p>
<p>Il nervo vago, il decimo delle dodici paia di nervi cranici che consentono al sistema nervoso centrale di comunicare con gli organi periferici dell’organismo, è il principale componente del sistema nervoso parasimpatico. Il microbiota può attivare le comunicazioni dall’intestino al cervello utilizzando questo canale. <strong>Il nervo vago è in grado di recepire le molecole prodotte dai batteri e di trasferirle al sistema nervoso centrale per aiutarlo a produrre una risposta che, se inappropriata, può portare alla manifestazione di diversi disturbi del tratto gastrointestinale</strong>.</p>
<p>Fattori stressanti possono inibire l’attività del nervo vago e avere conseguenze sul sistema digerente e sulla composizione del microbiota. Un tono vagale basso è stato osservato in pazienti affetti da sindrome del colon irritabile e nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.</p>
<p>Alla comunicazione lungo l’asse partecipa anche la <strong>serotonina</strong>, un neurotrasmettitore prodotto per il 95% dal SNE e presente anche nel sistema nervoso centrale. <strong>Nell&#8217;intestino questa molecola è coinvolta nella regolazione della secrezione e della motilità gastrointestinali e nella percezione del dolore, mentre nel sistema nervoso centrale è implicata nella regolazione del tono dell’umore</strong>. Disfunzioni a livello del sistema che regola la quantità di serotina in circolo, possono portare a problemi del tratto gastrointestinale e a disturbi dell’umore.</p>
<p>Il microbiota può regolare la sintesi nell&#8217;intestino di questo neurotrasmettitore; questa comunità batterica potrebbe avere un ruolo importante nella disponibilità e nel metabolismo del triptofano, un amminoacido da assumere con la dieta e precursore della serotonina.</p>
<p><strong>Caratteristiche del microbiota umano </strong></p>
<p>Il microbiota gastrointestinale umano è caratterizzato da</p>
<ol>
<li><strong>Diversità individuale</strong> in relazione a:</li>
</ol>
<ul>
<li>Profilo genetico dell’ospite</li>
<li>Età</li>
<li>Stato di salute</li>
<li>Esposizione ambientale</li>
<li>Dieta</li>
<li>Esposizione ad agenti chimici/farmaci</li>
<li>Stili di vita</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong>Stabilità </strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Il microbiota possiede uno stato di equilibrio rappresentato da un nucleo di microrganismi (cuore del microbiota) che malgrado i cambiamenti temporali dei singoli microrganismi gli permette di mantenere l’importante ruolo di protezione immune, di produzione ed assimilazione dei nutrienti.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong>Capacità di recupero</strong> (Resilience)</li>
</ol>
<p>–    Il microbiota alterato da vari fattori di disturbo ha la capacità di recuperare il proprio stato di equilibrio nel tempo o un nuovo stato mantenendo le proprie funzioni.</p>
<p>Un ruolo cruciale nella composizione e distribuzione del microbiota intestinale è svolto dal tipo di dieta seguito.</p>
<p>Una <strong>dieta ricca in carboidrati non glicemici</strong> (le cosidette “fibre alimentari<strong>”) facilita la presenza di Bifidobatteri e Lattobacilli, mentre un’alimentazione ricca di grassi e carne aumenta la presenza dei batteri putrefattori</strong> che possono portare alla formazione di sostanze cancerogene. Numerose ricerche, infatti, hanno dimostrato l’associazione tra la prevalenza di alcuni batteri e BMI, DM2 e obesità, proprio perché il microbiota può aumentare l’estrazione energetica dal cibo, modificare le vie metaboliche dell’ospite, provocare un’infiammazione cronica di basso grado, aumentare l’insulino-resistenza, influenzare la secrezione di ormoni intestinali (<strong>incretine</strong>), e la motilità intestinale.</p>
<p>Una <strong>dieta iperlipidica</strong> e povera in fibre cambia il microbiota in modo complesso e specificamente <strong>riduce i Bifidobatteri, promuove endotossiemia metabolica e provoca lo sviluppo di disordini metabolici</strong> tramite un meccanismo dipendente CD14/TLR4. La riduzione dei Bifidobatteri è associata a un più alto livello plasmatico di LPS (endotoxemia metabolica), alla secrezione di citochine proinfiammatorie LPS-dipendenti.</p>
<p>Inoltre dieta iperlipidica e LPS promuovono uno <strong>stato infiammatorio di basso grado e disordini metabolici</strong> indotti (insulino-resistenza, diabete, obesità, steatosi, infiltrazione macrofagica del tessuto adiposo).</p>
<p>Uno studio su oltre 23 mila persone ha dimostrato che chi mangia abitualmente una minore quantità di fibre risulta essere più colpito da obesità, sindrome metabolica, infiammazione generalizzata. Anche i grassi alimentari influenzano quantità e tipo di microbiota, soprattutto gli omega 3 con effetto protettivo. Sono stati identificati prebiotici (fruttoligosaccaridi e galattooligosaccaridi), capaci di stimolare mediante popolazioni saccarolitiche la produzione di SCFA (propionato e butirrato) che hanno molteplici ruoli in obesità, DM2 e patologie infiammatorie intestinali. <strong>L’apporto di probiotici, in particolare <em>Akkermansia muciniphila</em>, può ridurre obesità e diabete di tipo 2.</strong></p>
<p>Un maggior consumo, infine, di latticini ipolipidici, soprattutto yogurt, è associato con un ridotto rischio di sviluppo di DM2.</p>
<p><strong>Cambiare tipo di alimentazione modifica velocemente, molto più velocemente del previsto, la flora batterica intestinale, in entrambi i sensi. </strong></p>
<p>Le ormai rare popolazioni di cacciatori-raccoglitori, come gli Hadza (gruppo etnico della Tanzania che vive attorno al lago Eyasi. La popolazione raggiunge quasi le mille persone; 300-400 vivono come cacciatori-raccoglitori), hanno una flora intestinale differente da quella delle popolazioni occidentali: è più varia, differisce fra uomini e donne, e contiene batteri in grado di demolire fibre indigeribili ed è carente di ceppi solitamente considerati anti-obesità, in relazione alle loro condizioni di vita.</p>
<p>Il trapianto di feci compatibili geneticamente da soggetti magri a soggetti obesi rappresenta una nuova possibilità terapeutica nell’obesità resistente alle comuni terapie.</p>
<p><strong>Funzioni del microbiota</strong></p>
<ol>
<li><strong>rappresenta la nostra prima fonte di difesa </strong>(barriera)<strong> verso gli attacchi esterni</strong>: i microrganismi “buoni” presenti nell’intestino combattono quelli “cattivi” che arrivano dall’esterno attraverso la produzione di antibiotici naturali, la competizione con i nutrienti e per gli spazi, l’amensalismo, l’adesione delle cellule epiteliali intestinali, etc., o altri meccanismi d’azione (“crowiding out” o «effetto di spiazzamento»; elaborazione e la secrezione di peptidi antimicrobici; azioni favorenti l’integrità dell’epitelio intestinale; anticorpi IgA, etc.);</li>
<li><strong>regola il nostro sistema immunitario</strong>, “insegnandogli” a modulare la risposta immunitaria mantenendo l’omeostasi e la natura mutualistica con la comunità di microbi residenti nel nostro organismo; in sostanza fa sì che il nostro sistema di difesa reagisca in modo consono all’attacco ricevuto. Vi sono oggi pochi dubbi sul fatto che il sistema immunitario dell’uomo dipenda strettamente dalle istruzioni che riceve continuamente dal suo microbiota: se questa comunità di simbionti perde in ricchezza e diversità, e va incontro a quel processo che viene definito “disbiosi”, il sistema immunitario dell’ospite inizia a perdere di efficacia e precisione al punto da reagire in maniera incongrua, per eccesso, per difetto, o talora contro l’oggetto sbagliato (come avviene nelle malattie autoimmuni).</li>
<li><strong>regola il metabolismo</strong>, per cui svolge un ruolo essenziale nel nostro normotipo (ovvero sul peso dell’organismo) grazie a digestione di polisaccaridi complessi con produzione di acidi grassi a catena corta, sintesi di vitamine e aminoacidi, regolazione dell’insulino-resistenza, metabolismo del colesterolo, detossicazione di xenobiotici (cioè di sostanze sintetiche o naturali estranee al nostro organismo)</li>
<li>svolge una <strong>funzione neuroendocrina</strong>, con influenza su motilità, modalità sensorie e secretive del tratto gastrointestinale. Non a caso le cellule dell’intestino producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere.</li>
<li><strong>produce</strong> <strong>sostanze importantissime</strong>, come gli acidi grassi a catena corta che proteggono le nostre pareti intestinali dall’infiammazione e vitamine del gruppo B e la vitamina K</li>
<li>esercita una funzione farmaco-micro-biomica, con un ruolo nella biodisponibilità, efficacia e tossicità di farmaci assunti.</li>
</ol>
<p><strong>Le alterazioni del microbiota</strong></p>
<p><strong>Un microbiota sano è un requisito essenziale per un organismo sano</strong>. Si parla di <strong>eubiosi</strong> microbiotica quando tra microbiota e organismo umano esiste una condizione di equilibrio che porta all’esecuzione di funzioni complesse con vantaggio reciproco. Si parla, invece, di <strong>disbiosi</strong> microbiotica quando esiste una condizione di squilibrio numerico e qualitativo del microbiota per cui si altera la barriera intestinale, viene meno la sintesi di molecole utili e microrganismi patogeni presenti metabolizzano composti dannosi all’organismo. Si determinano, così, una <strong>endotossiemia</strong>, cioè una traslocazione batterica o di componenti batterici, e una <strong>infiammazione cronica sistemica di basso grado</strong> con aumento in circolo di sostanze proinfiammatorie.</p>
<p>Un cambiamento nella popolazione microbica con prevalenza delle specie potenzialmente dannose è alla base della disbiosi e può determinare l’insorgere di varie patologie: diarrea, malattie infiammatorie croniche IBD, obesità, diabete, neoplasie Il ripristino di un equilibrio con l’introduzione di probiotici, prebiotici e simbiotici sembra in grado di prevenire e curare molte di tali manifestazioni patologiche.</p>
<table width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>Negli individui sani, la composizione del microbiota intestinale è estremamente diversificata, con i ceppi batterici protettivi in quantità superiori rispetto a quelli potenzialmente dannosi. Questa composizione assicura una divisione efficiente e benefica delle attività che si svolgono nell’intestino. La perdita di questa diversificazione, o una restrizione della diversità, unita alla comparsa di squilibri tra le proporzioni dei ceppi batterici, può avere gravi conseguenze. Questa perdita di equilibrio, chiamata <strong>disbiosi</strong>, è associata a una vasta gamma di disturbi. Tra questi, diarrea, sindrome del colon irritabile (IBS) o malattia infiammatoria dell’intestino (IBD), tumore del colon retto e anche alcune patologie epatiche e allergie, nonché malattie collegate all’alimentazione come sindrome metabolica, obesità, diabete di tipo 2 o celiachia. Le composizioni alterate del microbiota intestinale hanno effetti anche sul sistema nervoso centrale, perché intestino e cervello sono connessi da una moltitudine di pathway di comunicazione utilizzati da trasmettitori e metaboliti batterici. Non sorprende, quindi, che persino disturbi mentali e dello sviluppo neurologico come la depressione, l’ansia e l’autismo possano essere collegati alla disbiosi del microbiota intestinale. Una riduzione della diversificazione microbica nell’intestino è accompagnata dall’instabilità dell’ecosistema formato da questi micro-organismi interagenti: una composizione disbiotica del microbiota cambia molto più di frequente di una composizione sana e la sua resilienza si indebolisce, il che significa una capacità di recupero notevolmente rallentata o persino insufficiente dopo una diarrea o l’assunzione di farmaci antibiotici.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Una condizione di <strong>disbiosi intestinale</strong> può essere determinata da:</p>
<ul>
<li>l’<strong>utilizzo di farmaci</strong>: rappresenta sicuramente la prima causa; gli antibiotici non uccidono solo i batteri cattivi, ma anche buona parte dei batteri buoni creando un grandissimo scompenso nel nostro microbiota; agenti come gli anti-infiammatori steroidei possono uccidere i batteri buoni e promuovere lo sviluppo di batteri patogeni</li>
<li>il <strong>tipo di alimentazione</strong>: è questa un’altra causa primaria; in effetti è ormai dimostrato che l’alimentazione influisce sulla composizione del nostro microbiota. Un’alimentazione ricca di prodotti raffinati (farina bianca in primis), zucchero bianco e di oli vegetali ricchi di omega 6 (olio di girasole, arachidi, cartamo, soia ecc. contenuti nei prodotti da forno preconfezionati) riduce la quantità di batteri buoni, favorendo il proliferare di specie patogene (batteri cattivi). Un’alimentazione ricca di proteine stimola, invece, la produzione di sostanze infiammatorie a livello intestinale. Un’alimentazione vegetariana e ricca di carboidrati complessi è verosimilmente quella più gradita al nostro microbiota;</li>
<li>episodi di <strong>diarrea</strong> (v. anche abuso di lassativi) che portano via un sacco di batteri del nostro microbiota;</li>
<li><strong>malnutrizione</strong>, spesso auto-indotta come nei casi dei disturbi dell’alimentazione: i batteri hanno bisogno di cibo e un’alimentazione povera di calorie induce la diminuzione di alcune specie di batteri “buoni”;</li>
<li>il <strong>mangiare troppo</strong>: quando si mangia troppo, più di quanto il nostro apparato digerente non sia in grado di digerire, tutto ciò che non viene digerito in modo efficiente diventa cibo per i batteri cattivi che iniziano a proliferare felicemente;</li>
<li>il <strong>consumo di alcol, droghe, tabacco</strong> così come l’inquinamento contrastano la crescita di batteri buoni;</li>
<li>altre cause, fra cui patologie come malattie epatiche, pancreatiche, delle vie biliari o gastriche come l’ipo/acloridria; intolleranze alimentari (celiachia e intolleranza al lattosio); parassitosi intestinali; malattia diverticolare; cause neurogene (stati di ansia, alterazione del ritmo sonno-veglia); alterazioni anatomiche intestinali (come by pass, resezioni intestinali); infine l’utilizzo di acqua del rubinetto contenente un eccesso di cloro.</li>
</ul>
<p>Grazie a innovative tecniche di sequenziamento del DNA microbiotico è oggi possibile ottenere una descrizione dettagliata della composizione del microbiota intestinale per analizzare il grado di efficienza metabolica e intervenire. L’analisi si effettua raccogliendo un campione fecale. Conoscere la composizione e lo stato del microbiota consente di preservarne l’equilibrio o correggere eventuali condizioni di squilibrio.</p>
<p>Pertanto, <strong>è molto importante</strong> <strong>tenere in equilibrio il microbiota attraverso azioni quali</strong>:</p>
<ul>
<li>Prediligere un’alimentazione basata su prodotti integrali e naturali</li>
<li>Consumare tante verdure, soprattutto a foglia verde (meglio se cotte per facilitarne la digestione), cereali integrali e legumi</li>
<li>Evitare tutti i prodotti raffinati e preconfezionati contenenti farina bianca, zucchero bianco, oli e margarine vegetali (biscotti, crackers, torte, merendine, patatine, salatini, caramelle, bevande gassate ecc.)</li>
<li>Evitare il consumo di alcol, tabacco e droghe</li>
<li>Bere acqua senza cloro (filtrata con opportune brocche o in bottiglie di vetro)</li>
<li>Ridurre il ricorso a farmaci se non strettamente necessari</li>
<li>Ridurre le condizioni di stress</li>
<li>Avvalersi di probiotici e psicobiotici per ripopolare la flora batterica</li>
</ul>
<p><strong>Microrganismi “buoni” e “cattivi”</strong></p>
<p>L’intestino è un organo dell’apparato digerente che svolge un compito importantissimo per il nostro organismo: attraverso la digestione degli alimenti ed il loro assorbimento fornisce i nutrimenti necessari al corpo e si libera dei materiali di scarto e delle tossine.</p>
<p><strong>Alcuni ceppi batterici del microbiota svolgono funzioni benefiche</strong>, ma plasmare la flora intestinale modificando l’alimentazione risulta ancora complesso. Innanzitutto, <strong>i ceppi indigeni ostacolano la colonizzazione dell’intestino da parte di nuovi microbi, tra cui quelli patogeni</strong>; poi, alcuni batteri sintetizzano sostanze utili (per esempio vitamina K) e digeriscono molecole complesse, producendo nuove molecole che possono essere utilizzate dal nostro organismo. Nell’intestino umano risiedono circa 400 tipologie differenti di batteri, prevalentemente bifido batteri (nel colon) e lattobacilli (nell’intestino tenue). Oltre alla flora batterica, troviamo miceti, virus e clostridi che, generalmente, non rivestono un ruolo patogeno. In condizioni normali la flora batterica è in perfetto equilibrio, anzi <strong>simbiosi</strong>, con l’organismo umano che fornisce ai batteri materiale indigerito per il loro sostentamento: si parla di sostanze prebiotiche. Queste sostanze stimolano la crescita e l’attività dei batteri probiotici, inducendo effetti positivi per la salute umana. I principali prebiotici sono i FOS (frutto-oligosaccaridi), le inuline, il lattitolo, il lattulosio, alcuni oligosaccaridi, le pirodestrine.</p>
<p><strong>Gli acidi grassi a catena corta prodotti dai batteri intestinali, specialmente l’acido butirrico, sono utili a mantenere in salute l’intestino, proteggendolo dalle infiammazioni e dall’insorgenza di tumori</strong>. Inoltre, <strong>il microbiota mantiene in «allenamento» il sistema immunitario</strong>. Un microbiota ricco di batteri capaci di digerire e fermentare i flavonoidi contenuti nella frutta e nella verdura promuove la produzione di sostanze che hanno effetti protettivi sulla salute cardiovascolare.</p>
<p><strong>Cibi ricchi di acidi grassi saturi e alimenti molto calorici stimolano invece la proliferazione di ceppi di batteri che promuovono l’infiammazione</strong>. Alcune sostanze prodotte dal microbiota intestinale sembrano coinvolte nella regolazione dell’appetito e nell’aumento di peso. Se la dieta è povera di fibra, diminuisce la popolazione dei <em>Bacterioides</em>, aumenta quella dei <em>Firmicutes</em> e diversi studi suggeriscono che <strong>il rapporto tra <em>Bacterioides</em> e <em>Firmicutes</em> sia un fattore importante per l’obesità</strong>. In generale<strong>, è preferibile un’alta diversità del microbiota</strong>, cioè la presenza di molti ceppi microbici diversi.</p>
<p>Teoricamente, arricchendo il microbiota intestinale di batteri «buoni» a scapito dei batteri «cattivi», si dovrebbe promuovere un buono stato di salute. Tuttavia, <strong>non può esistere un microbiota ideale uguale per tutti</strong>: i geni e le caratteristiche individuali hanno un ruolo determinante.</p>
<p>Studi sull’uso dei prebiotici (sostanze che promuovono la crescita dei batteri «buoni», come per esempio l’inulina) hanno mostrato che <strong>la risposta è personale e dipende dalla composizione iniziale del microbiota intestinale</strong>. L’industria dei probiotici è in fiorente attività, eppure i dati sull’efficacia dei probiotici in condizioni patologiche non sono consistenti tra loro, a indicare che non si tratta di un tipo di intervento generalizzabile. <strong>Plasmare il microbiota solo modificando l’alimentazione appare ancora molto complicato.</strong></p>
<p>Mettendo insieme le nuove conoscenze di nutrigenetica, nutrigenomica e metagenomica si potrebbero però elaborare interventi individuali: la <strong>nutrizione personalizzata dovrà quindi tenere conto anche del tipo di microbiota della persona interessata</strong>.</p>
<p><strong>È importante assumere alimenti ricchi di prebiotici che favoriscono la proliferazione dei batteri buoni nell&#8217;intestino come i bifidobatteri</strong>, <strong>quindi fibre e carboidrati complessi che si trovano nei cereali integrali, nella verdura e nella frutta. È importante assumere anche alimenti fermentati come lo yogurt e il kefir.</strong></p>
<p>Non tutti i probiotici sono uguali, e favorirne la varietà nell&#8217;alimentazione è importante per aiutare a mantenere il microbiota in equilibrio. I <strong>probiotici</strong> si trovano in yogurt, in cibi fermentati (kefir, tempeh, crauti) e in tutti i cibi ricchi di fibre come le verdure e la frutta.</p>
<p><strong>Alimenti che fanno bene al microbiota</strong> sono: orzo, miglio, farro, lenticchie, fagioli e piselli sono tutti fornitori di fibre e beta-glucani, importantissimi per il sostentamento del microbiota.</p>
<p>La <strong>rifaximina</strong>, principio attivo del NORMIX ® è un antibiotico appartenente alla famiglia delle rifamicine, particolarmente indicato nel trattamento delle infezioni microbiche intestinali, visto il suo scarso assorbimento sistemico, stimato al massimo intorno all&#8217;1%.</p>
<p>La possibilità di utilizzare l’<strong>analisi del microbiota</strong>, ovvero la composizione del microbiota intestinale, per prevedere, diagnosticare, seguire l’andamento di malattie metaboliche come obesità, resistenza insulinica o diabete di tipo due (T2D), da aggiungere ai convenzionali e validati, “classici” biomarcatori, richiede molta cautela anche da parte di personale esperto e qualificato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/il-microbiota-intestinale/">Il microbiota intestinale</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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