<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>nanoplastiche Archivi - amaperbene.it</title>
	<atom:link href="https://www.amaperbene.it/tag/nanoplastiche/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/nanoplastiche/</link>
	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Jun 2025 10:10:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-icona-amaperbene-web-32x32.png</url>
	<title>nanoplastiche Archivi - amaperbene.it</title>
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/nanoplastiche/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">233936611</site>	<item>
		<title>Le micro e soprattutto le nanoplastiche procurano danni sulla salute umana</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/le-micro-e-soprattutto-le-nanoplastiche-procurano-danni-sulla-salute-umana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 10:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=32394</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le micro e soprattutto le nanoplastiche, cioè i frammenti e le particelle di plastica il cui diametro è inferiore, rispettivamente, ai 100 o ai 5 micrometri (millesimi di millimetri), hanno un effetto negativo sui principali organi dell’apparato digerente come fegato e pancreas, e possono aggravare un’eventuale infezione presente nell’intestino. Lo confermano due studi condotti su &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-micro-e-soprattutto-le-nanoplastiche-procurano-danni-sulla-salute-umana/">Le micro e soprattutto le nanoplastiche procurano danni sulla salute umana</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le micro e soprattutto le nanoplastiche, cioè i frammenti e le particelle di plastica il cui diametro è inferiore, rispettivamente, ai 100 o ai 5 micrometri (millesimi di millimetri), hanno un effetto negativo sui principali organi dell’apparato digerente come fegato e pancreas, e possono aggravare un’eventuale infezione presente nell’intestino.</p>
<p>Lo confermano due studi condotti su modelli animali e cellule presentati negli stessi giorni, che aggiungono tasselli preziosi a un quadro – quello dei danni delle nano e microplastiche sulla salute umana – che si sta facendo sempre più fosco, e sul quale sarebbe urgente intervenire.</p>
<p>Le nanoplastiche nel piatto</p>
<p>Nel <strong>primo studio</strong>, presentato al congresso internazionale Nutrition 2025 a Orlando, in Florida, dai ricercatori dell’Università della California di Davis, sono state prese in considerazione le conseguenze dell’aggiunta delle nanoplastiche al cibo. Gli studiosi hanno alimentato i modelli animali con una soluzione al 10% di polvere di nanopolistirene con diametro di 0,96 micrometri (il polistirene uno dei polimeri più impiegati dall’industria alimentare) tale da raggiungere i 60 milligrammi per chilo di peso, cioè dello stesso ordine di grandezza della dose che si ritiene assuma una persona che mangi cibo industriale confezionato in plastica (e beva acqua nella quale sono presenti nano e microplastiche).</p>
<p>Il risultato è stato molto evidente perché, a differenza degli animali di controllo, quelli “trattati” hanno avuto, sistematicamente, un innalzamento dei valori degli enzimi epatici (prova del danno al fegato), una minore tolleranza al glucosio (che segnala un danno al pancreas) e una maggiore presenza di endotossine batteriche, che suggeriscono effetti anche sulla permeabilità dell’intestino.</p>
<p>Anche se si tratta di modelli animali, i risultati sono in linea con quanto osservato da altri ricercatori, e confermano la necessità di ridurre le nanoplastiche assunte, in modo specifico attraverso cibo e acqua.</p>
<p>Anche il <strong>secondo studio</strong>, pubblicato sul <em>Journal of Nanobiotechnology</em> mette in luce un danno, ma da una prospettiva più inedita: quelle delle specie patogene presenti nell’intestino e, nello specifico, dell’<em>Escherichia</em> <em>coli</em> O157:H7, uno dei ceppi che provocano le gastroenteriti più gravi. I ricercatori del <em>Carl Woese Institute for Genomic Biology</em> dell’Università dell’Illinois di Urbana-Campaign sono partiti da un fatto noto, e cioè che le nanoplastiche possono essere cariche elettricamente. In particolare, volevano verificare che cosa succede quando sono cariche positivamente, dal momento che l’<em>E.coli </em>O157:H7 lo è, ma negativamente. Ci sarebbe stata interazione tra le due entità? E se ci fosse stata, che cosa avrebbe causato?</p>
<p>Anche in questo caso sono state usate nanoplastiche di polisterene alle quali, però, è stata applicata una carica elettrica positiva o negativa, oppure una neutra. Le diverse soluzioni sono state messe a contatto con le colture di <em>E. coli</em>, e il risultato è stato che le nanoplastiche cariche positivamente, a differenza delle altre, si legano ai batteri, inducendo una situazione di stress cellulare che si vede benissimo anche nelle attivazioni dei geni associati. Questa, a sua volta, accelera la proliferazione e agisce anche sul biofilm, lo strato protettivo impermeabile ai farmaci che le colonie formano a loro difesa. Inizialmente l’assemblaggio del biofilm è rallentato, ma poi si vede una sorta di effetto rebound, e la formazione si accelera.</p>
<p>I risultati</p>
<p>Per controllare ulteriormente che cosa avviene, i ricercatori hanno fatto un passo ulteriore. Hanno messo insieme alle colture di <em>E.coli</em> O157:H7 delle microplastiche, più grandi di quelle nano, e hanno lasciato ai batteri due settimane per colonizzarle. Quindi hanno aggiunto al mix le nanoplastiche cariche positivamente, e hanno così visto un ulteriore significativo aumento della produzione di tossine da parte dei batteri, proprio nei punti in cui questi si erano insediati sulle microplastiche. Chiara quindi la conclusione: le nanoplastiche rendono gli <em>E. coli</em> più pericolosi, e le microplastiche possono servire a questi ultimi da ancoraggio, favorendo anche in questo modo la proliferazione delle specie patogene, e le infezioni intestinali che possono derivarne.</p>
<pre>OR09-05-25 Parkhurst A, Hsu M-F, Haj F. Adverse Effects of Nanoplastics Administration on the Metabolic Profile and Glucose Control in Mice.  Abstracts from <em>NUTRITION</em> 2025 <em>Current Developments in Nutrition</em> 9 (2025) 106016 Nath J, Banerjee G, De J, Dsouza N, Sur S, Scott JW, Banerjee P. Nanoplastics-mediated physiologic and genomic responses in pathogenic Escherichia coli O157:H7. J Nanobiotechnology. 2025 Apr 21;23(1):304. doi: 10.1186/s12951-025-03369-z. PMID: 40259296; PMCID: PMC12013119.</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-micro-e-soprattutto-le-nanoplastiche-procurano-danni-sulla-salute-umana/">Le micro e soprattutto le nanoplastiche procurano danni sulla salute umana</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">32394</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Accumuli di microplastiche e nanoplastiche nel cervello umano, nei reni e nel fegato</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/accumuli-di-microplastiche-e-nanoplastiche-nel-cervello-umano-nei-reni-e-nel-fegato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 07:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=32027</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le crescenti concentrazioni globali di microplastiche e nanoplastiche (MNP) ambientali sollevano non poche preoccupazioni per l&#8217;esposizione umana ed i conseguenti effetti sulla salute dopo che si è osservato che esse sono in grado di formare notevoli accumuli a livelli diversi del cervello umano, dei reni e del fegato. Questo inquietante risultato emerge da uno studio, pubblicato &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/accumuli-di-microplastiche-e-nanoplastiche-nel-cervello-umano-nei-reni-e-nel-fegato/">Accumuli di microplastiche e nanoplastiche nel cervello umano, nei reni e nel fegato</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le crescenti concentrazioni globali di microplastiche e nanoplastiche (MNP) ambientali sollevano non poche preoccupazioni per l&#8217;esposizione umana ed i conseguenti effetti sulla salute dopo che si è osservato che esse sono in grado di formare notevoli accumuli a livelli diversi del cervello umano, dei reni e del fegato. Questo inquietante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista <em>Nature Medicine</em>, condotto dagli scienziati della <em>University of New Mexico Health Sciences</em>.</p>
<p>Le microplastiche sono piccoli pezzetti &#8211; meno di cinque millimetri in dimensioni, più piccolo di una gomma per matite &#8211; che vengono fabbricati o smaltiti come oggetti di plastica. Le nanoplastiche sono, invece, ancora più piccole e possono essere una frazione della larghezza di un capello umano e la maggior parte di quelle trovate nei cervelli &#8211; rivela lo studio &#8211; erano su scala nano. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno capito che molti oggetti di plastica (sacchetti, bottiglie, pneumatici, poliestere o abbigliamento sintetico) possono perdere piccoli frammenti o fibre che finiscono in aria, nel cibo e nell&#8217;acqua e molte di queste particelle stanno scavando in profondità nel corpo umano.</p>
<p>Il team, guidato da Matthew Campen, ha utilizzato nuovi metodi (tra cui la cromatografia gassosa a pirolisi-spettrometria di massa, la spettroscopia infrarossa a riflettanza totale attenuata-trasformata di Fourier e la microscopia elettronica con spettroscopia a dispersione di energia) per analizzare la distribuzione di micro e nanoparticelle in campioni di tessuti di fegato, rene e cervello da corpi umani sottoposti ad autopsia in due periodi di tempo distinti.</p>
<p>Sono stati valutati in totale 52 campioni di cervello, di cui 28 appartenenti a persone decedute nel 2016 e 24 nel 2024. Tutti i tessuti considerati evidenziavano la presenza di sostanze plastiche, con concentrazioni simili tra fegato e rene nel 2016. Le autopsie dello scorso anno (2016 contro 2024), invece, presentavano concentrazioni significativamente più elevate di micro e nanoparticelle di plastica. Sebbene le potenziali implicazioni per la salute umana rimangano poco chiare, questi risultati &#8211; osservano gli esperti &#8211; potrebbero evidenziare una conseguenza delle crescenti concentrazioni globali di plastica ambientale.</p>
<p>La quantità di nano e microplastiche è infatti aumentata esponenzialmente negli ultimi 50 anni, ma si sa ancora molto poco sulla loro tossicità. Nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine, i ricercatori hanno anche confrontato le informazioni ottenute con quelle associate al periodo compreso tra il 1997 e il 2013. Questo approccio ha permesso di notare un tasso di incremento nelle concentrazioni di microplastiche all&#8217;interno degli organi umani.</p>
<p>Questo lavoro, concludono gli autori, evidenzia una correlazione tra la presenza di microplastiche e alcune condizioni di salute, come la demenza, ma gli scienziati precisano che saranno necessari più studi a lungo termine su coorti ampie e variegate per determinare le tendenze di accumulo di micro e nanoplastiche e le loro potenziali implicazioni per la salute.</p>
<p>Jaime Ross, professore di neuroscienze presso l&#8217;Università del Rhode Island che ha studiato l&#8217;effetto di microplastiche sul cervello dei topi, ha elogiato la nuova ricerca e ha detto che il &#8220;carico plastico&#8221; aumentato nel corpo è preoccupante perché potrebbe esacerbare l&#8217;infiammazione. Phoebe Stapleton, un professore di farmacologia e tossicologia presso la Rutgers University che non era coinvolto nello studio, ha detto che gli scienziati hanno a lungo chiesto se le microplastiche siano in grado di passare la barriera cerebrale &#8211; la membrana spessa che protegge il cervello da tossine e virus. Sebbene non sia la prima volta che i ricercatori hanno trovato microplastiche nel cervello, il nuovo studio mostra che i pezzi di plastica stanno penetrando più in profondità nella corteccia frontale. Questo documento fornisce prove chiare che i micro e nanoplastici sono effettivamente nel cervello umano&#8221;, ha detto Stapleton. La relazione ha anche dimostrato che il cervello sembra essere più suscettibile alle microplastiche rispetto ad altri organi &#8211; i campioni di cervello contenevano da sette a 30 volte più microplastiche dei campioni di fegato e rene.</p>
<pre>Nihart AJ, Garcia MA, El Hayek E, Liu R, Olewine M, Kingston JD, Castillo EF, Gullapalli RR, Howard T, Bleske B, Scott J, Gonzalez-Estrella J, Gross JM, Spilde M, Adolphi NL, Gallego DF, Jarrell HS, Dvorscak G, Zuluaga-Ruiz ME, West AB, Campen MJ. Nat Med. 2025 Feb 3. doi: 10.1038/s41591-024-03453-1. Online ahead of print. PMID: 39901044</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/accumuli-di-microplastiche-e-nanoplastiche-nel-cervello-umano-nei-reni-e-nel-fegato/">Accumuli di microplastiche e nanoplastiche nel cervello umano, nei reni e nel fegato</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">32027</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le micro e nanoplastiche (MNP) nelle placche aterosclerotiche delle arterie causano un aumento di oltre 2 volte del rischio di infarti e ictus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/le-micro-e-nanoplastiche-mnp-nelle-placche-aterosclerotiche-delle-arterie-causano-un-aumento-di-oltre-2-volte-del-rischio-di-infarti-e-ictus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 10:48:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=29818</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta uno studio italiano, ideato e coordinato dall&#8217;Università della Campania “Vanvitelli”, in collaborazione con vari enti, e pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra la presenza delle micro e nanoplastiche (MNP) nelle placche aterosclerotiche delle arterie, e ne indica la pericolosità. Le placche “inquinate” sono più infiammate e causano un aumento &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-micro-e-nanoplastiche-mnp-nelle-placche-aterosclerotiche-delle-arterie-causano-un-aumento-di-oltre-2-volte-del-rischio-di-infarti-e-ictus/">Le micro e nanoplastiche (MNP) nelle placche aterosclerotiche delle arterie causano un aumento di oltre 2 volte del rischio di infarti e ictus</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta uno studio italiano, ideato e coordinato dall&#8217;Università della Campania “Vanvitelli”, in collaborazione con vari enti, e pubblicato sul <em>New England Journal of Medicine</em>, dimostra la presenza delle micro e nanoplastiche (MNP) nelle placche aterosclerotiche delle arterie, e ne indica la pericolosità. Le placche “inquinate” sono più infiammate e causano un aumento di oltre 2 volte del rischio di infarti e ictus.</p>
<p>Accompagna lo studio un editoriale che definisce la scoperta &#8220;rivoluzionaria&#8221;.</p>
<p>Lo studio è stato condotto in collaborazione con numerosi enti di ricerca, tra cui Harvard Medical School di Boston, IRCSS Multimedica di Milano, le università di Ancona, della Sapienza di Roma e di Salerno e l&#8217;IRCSS INRCA di Ancona. I risultati dimostrano per la prima volta non solo la presenza di un mix di inquinanti nelle placche aterosclerotiche, ma soprattutto provano la loro pericolosità, con aumento del rischio di infarto e ictus rispetto a chi ha placche “non inquinate”. Per questo motivo, la scoperta viene definita &#8220;rivoluzionaria&#8221; dal <em>New England Journal of Medicine. </em></p>
<p>Nello studio, 257 over 65 sono stati seguiti per 34 mesi dopo un intervento di endoarterectomia alle carotidi, procedura chirurgica per rimuovere le placche aterosclerotiche che occludono i vasi, poi osservate al microscopio elettronico per valutarvi la presenza di micro e nanoplastiche.</p>
<p>I dati mostrano quantità misurabili di polietilene (PE) nel 58.4% dei casi e di polivinilcloruro (PVC) nel 12.5%. In questi pazienti il rischio di eventi cardiovascolari come infarti, ictus e di mortalità per tutte le cause è risultato fino a 2 volte più alto rispetto a chi all&#8217;interno delle placche non aveva accumulato micro e nanoplastiche, la cui presenza è risultata associata anche a una maggiore infiammazione locale che rende tali placche “da inquinamento” più instabili e friabili.</p>
<pre>Marfella R, Prattichizzo F, Sardu C, Fulgenzi G, Graciotti L, Spadoni T, D'Onofrio N, Scisciola L, La Grotta R, Frigé C, Pellegrini V, Municinò M, Siniscalchi M, Spinetti F, Vigliotti G, Vecchione C, Carrizzo A, Accarino G, Squillante A, Spaziano G, Mirra D, Esposito R, Altieri S, Falco G, Fenti A, Galoppo S, Canzano S, Sasso FC, Matacchione G, Olivieri F, Ferraraccio F, Panarese I, Paolisso P, Barbato E, Lubritto C, Balestrieri ML, Mauro C, Caballero AE, Rajagopalan S, Ceriello A, D'Agostino B, Iovino P, Paolisso G. Microplastics and Nanoplastics in Atheromas and Cardiovascular Events. N Engl J Med. 2024 Mar 7;390(10):900-910. doi: 10.1056/NEJMoa2309822. PMID: 38446676.</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-micro-e-nanoplastiche-mnp-nelle-placche-aterosclerotiche-delle-arterie-causano-un-aumento-di-oltre-2-volte-del-rischio-di-infarti-e-ictus/">Le micro e nanoplastiche (MNP) nelle placche aterosclerotiche delle arterie causano un aumento di oltre 2 volte del rischio di infarti e ictus</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">29818</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Preoccupante la presenza di nanoplastiche nell&#8217;acqua in bottiglia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/preoccupante-la-presenza-di-nanoplastiche-nellacqua-in-bottiglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 17:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acqua in bottiglia]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=29332</guid>

					<description><![CDATA[<p>Preoccupante la presenza di nanoplastiche nell&#8217;acqua in bottiglia Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pnas ha segnalato come l&#8217;acqua in bottiglia può contenere centinaia di migliaia di minuscoli frammenti di plastica (nanoplastiche), anche fino a cento volte più di quanto calcolato in precedenza. L’analisi è stata possibile grazie a una nuova tecnica microscopica che ha &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/preoccupante-la-presenza-di-nanoplastiche-nellacqua-in-bottiglia/">Preoccupante la presenza di nanoplastiche nell&#8217;acqua in bottiglia</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Preoccupante la presenza di nanoplastiche nell&#8217;acqua in bottiglia </strong></p>
<p>Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pnas ha segnalato come l&#8217;acqua in bottiglia può contenere centinaia di migliaia di minuscoli frammenti di plastica (nanoplastiche), anche fino a cento volte più di quanto calcolato in precedenza.</p>
<p>L’analisi è stata possibile grazie a una nuova tecnica microscopica che ha messo in evidenza questo mondo di frammenti invisibili che, avvertono i ricercatori, possono passare nel sangue, nelle cellule e nel cervello con potenziali danni alla salute. In effetti, le nanoplastiche (particelle di dimensioni da 0,001 a 0,1 µm ossia da 1 a 100 nanometri) sono così piccole che, a differenza delle microplastiche (particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5.000 micrometri o µm), possono passare attraverso l&#8217;intestino e i polmoni direttamente nel flusso sanguigno e viaggiare da lì agli organi tra cui cuore e cervello; possono invadere le singole cellule e attraversare la placenta arrivando fino ai nascituri.</p>
<p>Per la prima volta i ricercatori sono riusciti a contato e identificare queste minuscole particelle nell&#8217;acqua in bottiglia e hanno scoperto che in media un litro conteneva circa 240mila frammenti di plastica rilevabili, numeri da 10 a 100 volte più grandi delle stime precedenti, basate principalmente su frammenti di dimensioni più grandi.</p>
<p>I ricercatori hanno testato tre famose marche di acqua in bottiglia vendute negli Stati Uniti, analizzando le particelle di plastica fino a soli 100 nanometri di dimensione.  Nel dettaglio hanno individuato da 110.000 a 370.000 particelle in ogni litro, il 90% delle quali erano nanoplastiche; il resto microplastiche.</p>
<p>Delle varie tipologie (7 tipi di plastica presenti), la più comune era costituita dal Pet (Polietilen-tereftalato), materiale utilizzato su larga scala per imbottigliare il 70% delle bottiglie per bevande e liquidi alimentari di tutto il mondo; il Pet è stato superato in numero dalla poliammide, un tipo di nylon probabilmente derivato dai filtri di plastica utilizzati per purificare l&#8217;acqua prima che venga imbottigliata. Altre plastiche comuni trovate dai ricercatori sono: polistirene, polivinilcloruro e polimetilmetacrilato, tutti utilizzati in vari processi industriali.</p>
<pre>Qian N, Lang X, Min W. Rapid single-particle chemical imaging of nanoplastics by SRS microscopy. PNAS January 8, 2024, 121 (3) e2300582121, https://doi.org/10.1073/pnas.2300582121</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/preoccupante-la-presenza-di-nanoplastiche-nellacqua-in-bottiglia/">Preoccupante la presenza di nanoplastiche nell&#8217;acqua in bottiglia</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">29332</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le microplastiche dentro di noi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/le-microplastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 14:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bisfenolo]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[nanoplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23240</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oltre un secolo l’uomo ha acquisito la capacità di produrre materie plastiche dalla lavorazione dei carburanti fossili, la produzione e lo sviluppo di migliaia di nuovi prodotti in plastica ha avuto una crescita dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando e caratterizzando in modo profondo la nostra società. Allo stato non esiste settore dell’attività umana &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-microplastiche/">Le microplastiche dentro di noi</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb_text_column wpb_content_element ">
<div class="wpb_wrapper">
<p>Da oltre un secolo l’uomo ha acquisito la capacità di produrre materie plastiche dalla lavorazione dei carburanti fossili, la produzione e lo sviluppo di migliaia di nuovi prodotti in plastica ha avuto una crescita dopo la Seconda guerra mondiale, trasformando e caratterizzando in modo profondo la nostra società.</p>
<p>Allo stato non esiste settore dell’attività umana che non sia stato influenzato da oggetti in plastica: dalla medicina, alle automobili, aerei, dispositivi di ogni tipo che hanno reso più facile le nostre vite. Dall’altra parte, il prezzo che stiamo pagando e dovremo pagare per questo diffuso uso della plastica è sempre più gravoso ed insostenibile: abbiamo superato tutti i limiti per cui occorrono interventi urgenti.</p>
<p><strong><em>Cifre da paura</em></strong></p>
<ul>
<li>460mln di tonnellate di plastica sono state prodotte nel 2019 (nel 2000 era di 234 milioni di tonnellate; allo stesso modo la produzione di rifiuti è più che raddoppiata ed ha raggiunto le 353 milioni di tonnellate).</li>
<li>solo il 9% dei rifiuti di plastica sono stati effettivamente riciclati (rapporto OCSE), il 19% sono stati inceneriti e circa 50% sono finiti in discariche controllate. Il restante 22% è stato abbandonato in discariche selvagge, bruciato a cielo aperto o gettato nell&#8217;ambiente.</li>
<li>8mln di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono ogni anno negli oceani (53 mila tonnellate solo nelMar Mediterraneo; si stima che nel Mediterraneo attualmente stiano galleggiando circa 4.000 tonnellate di plastica)</li>
<li>700 specie sono state interessate da fenomeni di inquinamento di materie plastiche</li>
</ul>
<p>Questi allarmanti ritmi di produzione, così come la persistenza ambientale che caratterizza questo materiale e che rende la plastica una seria minaccia ai confini planetari – serie di confini che definiscono i limiti ambientali entro i quali l’umanità può operare in sicurezza – si traducono allo stesso tempo in un aumento sempre più forte della nostra esposizione a questi polimeri. Siamo letteralmente circondati in ogni ambiente in cui ci troviamo da plastica e polimeri di ogni genere.</p>
<p><strong><em>L’inquinamento da plastica</em></strong></p>
<p>L&#8217;inquinamento causato dalla plastica consiste nella dispersione e nell&#8217;accumulo di materie plastiche nell&#8217;ambiente, il che causa problemi all&#8217;habitat di fauna e flora selvatica, oltre che a quello umano. Tale tipo di inquinamento può interessare l&#8217;aria, il suolo, i fiumi, i laghi e gli oceani.</p>
<p><strong><em>Un problema da affrontare e risolvere urgentemente  </em></strong></p>
<p>L’inquinamento da plastica è da tempo uno dei problemi ambientali più urgenti da affrontare e risolvere, sia per la gravità del problema, sia perché è stato ignorato per troppo tempo, sia perché non è mai stato affrontato con la dovuta energia.</p>
<p>Negli ultimi decenni la produzione e il consumo di oggetti in plastica ha visto una crescita esponenziale, nonostante alcuni pallidi tentativi di limitarne la produzione e l’uso; per non ricordare che vi sono Paesi (Asia e Africa) poco sensibili alla problematica, dove i sistemi di raccolta dei rifiuti sono pressoché inesistenti o del tutto inefficienti.</p>
<p>Ciò ha causato la formazione negli oceani di ampie aree di rifiuti di plastica galleggianti, la cosiddetta &#8220;zuppa di plastica&#8221;. Si sono create aree grandi o isole di plastica tra cui:</p>
<ol>
<li><strong>Pacific Trash Vortex</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È l’isola di plastica più grande al mondo, nel bel mezzo dell’oceano Pacifico ed è grande 3 volte la Francia con circa 3 milioni di rifiuti galleggianti.</p>
<ol start="2">
<li><strong>South Pacific Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È grande 8 volte l’Italia e si trova al largo del Perù e del Cile.</p>
<ol start="3">
<li><strong>North Atlantic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Si trova in Oceano Pacifico e conta più di 200.000 rifiuti per chilometro quadrato. Scoperta già nel lontano 1972.</p>
<ol start="4">
<li><strong>South Atlantic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Si estende per 1 milione di km<sup>2</sup> e si trova tra l’America del Sud e l’Africa meridionale. Si muove al passo della corrente oceanica sud atlantica.</p>
<ol start="5">
<li><strong>Indian Ocean Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">Un’estensione di oltre 2 km e una densità di 10 mila detriti per km<sup>2</sup>, è stata localizzata nell’Oceano Indiano.</p>
<ol start="6">
<li><strong>Artic Garbage Patch</strong></li>
</ol>
<p style="padding-left: 40px;">È la più “piccola” ma sta crescendo. Vicina al circolo polare Artico, nel mare di Barents, si sta ingrandendo giorno dopo giorno con i rifiuti provenienti da Europa e coste del Nord America.</p>
<p><strong>L’inquinamento è globale</strong></p>
<p>Purtroppo questi rifiuti di plastica galleggianti rimanendo nell’ambiente degradano, riducendosi gradualmente in particelle sempre più minute, prima microplastiche<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>  e quindi nanoplastiche, che poi si diffondono ovunque, in tutto il pianeta.</p>
<p>Con microplastiche si intendono tutti i frammenti più piccoli di 5 mm che possono originarsi direttamente in mare, in seguito alla degradazione di plastiche più grandi, essere prodotte dall’industria (come i pellet, agenti esfolianti o additivi di saponi, creme, gel, dentifrici, ecc.) oppure essere generate accidentalmente, per esempio, dalla polvere dei pneumatici o dall’uso e lavaggio di indumenti in fibre sintetiche.</p>
<p>Pur essendo “micro” esse hanno un enorme impatto sulla vita marina e non solo: infatti sono ingerite dagli animali marini ed entrano così nella rete alimentare, arrivando a un gran numero di specie animali e all’uomo stesso.</p>
<p>La plastica in mare, inclusi i frammenti più microscopici, oltre a contenere già additivi e sostanze potenzialmente nocive, si comporta come una spugna e assorbe dall’acqua i contaminanti presenti, come per esempio pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco dell’organismo che la ingerisce. Il 78% di questi contaminanti è tossico, e si accumula nei tessuti animali.</p>
<p>La presenza di microplastiche e nanoplastiche è stata riscontrata dappertutto: dalla cima all’Everest e ai ghiacci dell’Artico, alla Fossa delle Marianne, il punto più profondo della Terra, nel cuore dell’Oceano Pacifico. Ma, cosa ancor più preoccupante<strong>, </strong>è la loro <strong>presenza negli alimenti come pure nel sangue e nei polmoni degli esseri umani</strong>.</p>
<p>Nel 2020, il <em>Biodesign Center for Environmental Health Engineering</em> dell&#8217;Arizona State University (ASU) ha confermato che &#8220;frammenti microscopici di plastica si sono stabiliti in tutti i principali organi di filtraggio del nostro corpo&#8221;: i ricercatori hanno trovato prove di <strong>contaminazione da plastica in campioni di tessuto prelevati da polmoni, fegato, milza e reni</strong> di cadaveri umani donati. Infine va ricordato che le micro e nanoplastiche sono state individuate anche nella <strong>placenta</strong> delle donne in gravidanza e passano nei feti rapidamente attraverso i polmoni, nel cuore, il cervello e altri organi.</p>
<p>Gli effetti sulla salute dovuti all’esposizione umana alle microplastiche non sono però ancora noti.</p>
<p><strong><em>Una preoccupazione crescente</em></strong></p>
<p>Non sono solo le foto di balene, albatros e tartarughe marine con gli stomaci pieni di plastica, o le tante isole di plastica che raccolgono rifiuti da tutto il mondo. La plastica è entrata nella catena alimentare e sta invadendo il nostro corpo.</p>
<p>Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Università di Newcastle e diffuso poi dal WWF, in media, ogni settimana, ciascuno di noi ingerisce cinque grammi di plastica (in pratica, è come se mangiassimo una carta di credito intera ogni sette giorni); i grammi diventano una ventina in un mese, e ben 250 grammi in un intero anno. Una ricerca della <em>American Chemical Company</em> pubblicata nel 2019 ha calcolato che l’americano medio mangia, beve e respira più di 74.000 particelle di microplastica ogni anno.</p>
<p><strong><em>Effetti sulla salute</em></strong></p>
<p>Circa gli effetti sulla salute imputabili all’ingestione di plastica, soprattutto gli effetti a lungo termine, questi ancora non si conoscono: è molto probabile però che il rischio per la salute possa essere più importante di quanto non sia attualmente compreso.</p>
<p>Le ricerche attuali hanno dimostrato che oltre un certo livello di esposizione, l’inalazione di fibre di plastica sembra produrre una infiammazione delle vie respiratorie. Negli animali marini, maggiori concentrazioni di microplastiche nei loro apparati digestivo e respiratorio può portare a morte prematura. E ormai è cerca la tossicità per le cellule polmonari, il fegato e le cellule cerebrali.</p>
<p>Non bisogna dimenticare che la plastica origina da combustibili fossili tra cui petrolio e gas naturale. E migliaia di sostanze chimiche, a seconda del prodotto, vengono utilizzate per renderlo più duro, più morbido o più flessibile. Queste sostanze chimiche includono bisfenoli, come il bisfenolo A (BPA) e ftalati, che possono fluire o filtrare negli alimenti a contatto con la plastica, specialmente quando quella plastica è riscaldata. Sostanze chimiche e additivi con potenziali effetti sulla salute umana.</p>
<p><strong><em>Da dove arriva tutta la plastica che mangiamo</em></strong></p>
<p>Purtroppo, gli scienziati dell’Università di Newcastle hanno constatato che la principale fonte di ingestione di plastica è proprio l’acqua potabile. Tutte le acque – quelle sotterranee, le acque superficiali, l’acqua del rubinetto e l’acqua in bottiglia – sono contaminate da microplastiche, in tutto il mondo.</p>
<p>Le bottiglie PET (la sigla PET sta per polietilene tereftalato: si tratta di una materia sintetica che trae origine dalla famiglia del poliestere e realizzata con petrolio, gas naturale o materie prime vegetali) sono dannose anche per la nostra salute perché rischiano di contaminare l’acqua che beviamo con piccolissime particelle di plastica.</p>
<p>I nostri mari sono ormai contaminati dalla plastica, e di conseguenza lo è anche il sale. Una recente ricerca condotta su vasta scala e pubblicata da <em>Environmental Science &amp; Technology</em> (16 ottobre 2018) ha rilevato la presenza di microplastiche in 36 dei 39 campioni di sale da cucina analizzati, provenienti da tutto il mondo, compresa l’Italia. Solo tre dei campioni non erano contaminati: un sale marino raffinato di Taiwan, un sale marino raffinato dalla Cina e un sale marino non raffinato in Francia. E la cosa più preoccupante è che l’indagine ha preso in esame non solo il sale marino, ma anche di miniera e di lago.</p>
<p>Per quanto riguarda gli alimenti, sono state rilevate elevate concentrazioni nei pesci, ma poiché le microplastiche sono presenti per lo più nello stomaco e nell&#8217;intestino, che di solito vengono eliminati, i consumatori non ne risultano esposti. Tuttavia, nel caso dei crostacei e dei molluschi bivalvi, come le ostriche, le vongole e le cozze, il tratto digestivo viene consumato, per cui si ha una certa esposizione. L&#8217;EFSA ha stimato che una porzione di cozze (225g) potrebbe contenere sette microgrammi di microplastica.</p>
<p>Infine, è stata riferita la presenza di microplastiche anche <strong>nel miele, nella birra e nel sale da tavola</strong>.</p>
<p>Le microplastiche e nanoplastiche vengono purtroppo trasportate anche dall’aria: ne sono state trovate tracce in luoghi impensati come i Pirenei, il Grand Canyon, l’Himalaya. Al momento però, le stime di inalazione rappresentano una percentuale trascurabile, ma possono variare notevolmente a seconda dell’ambiente, e a seconda della qualità dell’aria esterna e interna. I risultati mostrano che l’aria negli ambienti interni è più inquinata dalla plastica rispetto a quella esterna. Ciò deriva dalla limitata circolazione dell’aria all’interno, e dal fatto che i tessuti sintetici e la polvere domestica sono tra le più importanti fonti di microplastiche aerodisperse.</p>
<p><strong><em>Alcuni consigli pratici per difendersi dalla plastica</em></strong></p>
<p>Poiché è pressoché impossibile evitare di ingerire o inalare microplastiche, sicuramente possiamo cercare di limitare la quantità di plastica che introduciamo nel nostro organismo.</p>
<ul>
<li>L’acqua delle bottiglie di plastica ha in media circa il doppio delle microplastiche dell’acqua del rubinetto, secondo uno studio del 2018 pubblicato sulla rivista <em>Frontiers in Chemistry</em>. Quindi, a meno che l’acqua del tuo rubinetto non sia contaminata da elementi pericolosi, come il piombo, probabilmente è meglio bere da lì. Puoi anche installare dei filtri: molti contribuiscono a ridurre ulteriormente i livelli di microplastiche.</li>
<li>Più un alimento è trasformato o confezionato, maggiore è il rischio che contenga sostanze chimiche dannose. Le lattine di cibo sono spesso rivestite con bisfenolo A (o composti simili). Acquista alimenti freschi e non processati, e per quanto possibile cerca di utilizzare contenitori riciclabili se il tuo mercato lo consente.</li>
<li>Attenzione ai contenitori per alimenti in plastica, che possono contenere sostanze chimiche potenzialmente dannose. Non conservare nulla in contenitori di plastica, molto meglio usare materiali come il vetro. E non riscaldare mai nella plastica: è noto che alcune materie plastiche riscaldate rilasciano sostanze chimiche negli alimenti.</li>
<li>Usa una padella o una teglia adatta al forno, o se stai cuocendo a microonde preferisci un contenitore di vetro.</li>
<li>Inoltre, evita di lavare oggetti di plastica in lavastoviglie, per non sottoporli a lavaggi ad alte temperature.</li>
</ul>
<p><strong><em>Quale futuro?</em></strong></p>
<p>Immaginare un futuro libero dall’inquinamento da plastica non è però una sfida impossibile, se ognuno di noi offrisse il proprio piccolo contributo.</p>
<p>L’inquinamento da plastica è un problema che abbiamo creato noi e così come lo abbiamo creato, possiamo anche risolverlo. Il problema, come sempre, non consiste nel materiale o nell’oggetto, ma dell’uso che si fa di quell’oggetto.</p>
<p>In primo luogo occorre aumentare i nostri livelli di conoscenze fino a raggiungere la consapevolezza necessaria per diventare parte attiva ed affrontare il problema. Occorre allora continuare a far circolare il flusso di conoscenze e informazioni disponibili sull’argomento per sensibilizzare quante più persone possibili perché adottino comportamenti e stili di vita consoni.</p>
<p>Promuovere un uso non indiscriminato ma più consapevole della plastica non è insensato. Ad altri spetta il compito di intervenire legislativamente ed operativamente.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Dey TK, Uddin ME, Jamal M., Detection and removal of microplastics in wastewater: evolution and impact, 2021</li>
<li>Gasperi J, et al., Microplastics in air: Are we breathing it in?, Current Opinion in Environmental Science &amp; Health, 2018</li>
<li>German Federal Institute for Risk Assessment (BfR), Department of Food Safety, Unit Effect‐based Analytics and Toxicogenomics Unit and Nanotoxicology Junior Research Group, Berlin, Germany, Shopova S, Sieg H, Braeuning A., Risk assessment and toxicological research on micro- and nanoplastics after oral exposure via food products, 2020</li>
<li>Leslie HA, van Velzen M.J.M., Brandsma SH, Vethaak A.D., Garcia-Vallejo J.J., Lamoree M.H.: Discovery and quantification of plastic particle pollution in human blood. Environment International, vol. 163, May 2022, 107199</li>
<li>Ragusa A., Svelato A., Santacroce C., Catalano P., Notarstefano V., Carnevali O., Papa F., Rongioletti M.C.A., Baiocco F., Draghi S., D&#8217;Amore E., Rinaldo D., Matta M., Giorgini E.: Plasticenta: first evidence of microplastics in human placenta. Environ. Int., 146 (2021), p. 106274, 10.1016/j.envint.2020.106274</li>
<li>Schymanski D, Goldbeck C, Humpf HU, Fürst P., Analysis of microplastics in water by micro-Raman spectroscopy: Release of plastic particles from different packaging into mineral water, 2018</li>
<li>Ugwu K., Herrera A., Gómez M.: Microplastics in marine biota: a review. Mar. Poll. Bull., 169 (2021), p. 112540</li>
<li>Van Cauwenberghe L., Janssen C.R.: Microplastics in bivalves cultured for human consumption. Environ. Pollut., 193 (2014), pp. 65-70, 10.1016/j.envpol.2014.06.010</li>
<li>Vethaak A.D., Leslie H.A.: Plastic debris is a human health issue. Environ. Sci. Technol., 50 (13) (2016), pp. 6825-6826, 10.1021/acs.est.6b02569</li>
</ul>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> L&#8217;EFSA definisce microplastiche le particelle di dimensioni comprese tra 0,1 e 5000 micrometri (µm), o 5 millimetri, per dare un&#8217;idea. Le nanoplastiche misurano da 0,001 a 0,1 µm (ossia da 1 a 100 nanometri).</p>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/le-microplastiche/">Le microplastiche dentro di noi</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">23240</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
