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	<title>mircene Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Artemisia comune &#8211; Artemisia vulgaris L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 11:05:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artemisia comune, o Assenzio selvatico, o Amarella, sono piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie. L’Artemisia comune è una pianta erbacea perenne, cespugliosa, priva di stoloni con debole odore di “vermuth”. Fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artemisia comune</strong>, o <strong>Assenzio selvatico</strong>, o <strong>Amarella</strong>, sono piante perennanti per mezzo di gemme poste a livello del terreno e con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.</p>
<p>L’<strong>Artemisia comune</strong> è una pianta erbacea perenne, cespugliosa, priva di stoloni con debole odore di “vermuth”. Fusto eretto rossiccio, striato, ramosissimo alto da 50 a 150 cm. Radice legnosa breve ed obliqua. Foglie: alterne, pennatifide con segmenti di primo ordine dentati, lacinie ovali, lanceolate, inciso-dentate, verdi e glabre di sopra, biancastre e tomentose di sotto; quelle inferiori con 2-4 lacinie dentate per lato, semiabbraccianti, con lamina larga 4-6 mm nella porzione apicale, ridotta al solo rachide nella porzione basale, le foglie superiore ridotte e lineari. Fiori: tubulosi di colore giallo-rossastro, riuniti in capolini subsessili ovoidi in ampia pannocchia piramidale fogliosa, involucro tomentoso o densamente lanoso, corolla ghiandolosa. Frutto: acheni glabri oblunghi, appuntiti, lisci e privi di pappo.</p>
<p>Presente in tutte le regioni, preferisce incolti erbosi, macerie, e terreni ricchi di sostanze azotate dalla pianura fino a 1000 m s.l.m. (qualche volta anche a quote più elevate).</p>
<p>Le piante appartenenti a questo genere sono caratterizzate dai capolini con ricettacolo glabro o in parte lanoso (senza pagliette), con solo fiori tubulosi; presentano una certa affinità morfologica con <em>Ambrosia spp</em>. che ha capolini unisessuali.</p>
<p><em>Artemisia vulgaris</em> L. e <em>A. verlotiorum</em> Lamotte sono specie molto vicine e spesso confuse, quest’ultima ha le lamine fogliari con segmenti interi e stoloni orizzontali, preferisce ambienti con suoli umidi. <em>A. vulgaris</em> ha i fiori di colore giallo che fioriscono in agosto-settembre, mentre <em>A. verlotorum</em> ha i fiori di colore rossastro che fioriscono in settembre-ottobre. Nelle valli aride centroalpine sono segnalati probabili ibridi tra <em>A. vulgaris</em> L. e <em>A. absinthium</em> L. descritti come var. vestita.</p>
<p><strong>Etimologia</strong>: secondo Plinio il nome del genere Artemisia deriva da Artemide (dea della caccia e della luna che presiedeva i parti), in quanto cura particolarmente le malattie della donna, oppure da una parola greca &#8220;artemes&#8221; che vuol dire “sano, di buona salute”. Un’altra attribuzione potrebbe far riferimento ad Artemisia, consorte di Mausolo, re di Caria. Il termine specifico indica che si tratta di una specie comune.</p>
<p><strong>Proprietà</strong>: L&#8217;artemisia comune (Artemisia vulgaris) è una pianta officinale nota per le sue diverse proprietà benefiche. La droga della pianta è costituita sia dalle radici che dalla parte aerea; in particolare, si utilizzano le punte dei ramoscelli secchi.</p>
<p>È considerata <strong>antisettica, antinfiammatoria, antispasmodica, epatoprotettiva, antiossidante</strong>, grazie alla presenza di metaboliti secondari come flavonoidi e lattoni sesquiterpenici; ha <strong>proprietà amaro-toniche, emmenagoghe, sedative e digestive, per la cura di dismenorrea e amenorrea, irregolarità del ciclo mestruale</strong>, parassitosi intestinali, stati anoressici e dispepsia.</p>
<p>Si utilizzano le sommità fiorite (raccolte in luglio-agosto), le foglie e le radici che contengono <strong>olii essenziali</strong> (<strong>linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene</strong>), lattoni sesquiterpenici (<strong>vulgarina</strong>), flavonoidi, derivati cumarinici, triterpeni.</p>
<p>Le radici sono indicate anche a favore del sistema nervoso centrale in caso di sovra eccitazione e stanchezza generale (usi e tradizioni popolari attribuiscono alla pianta anche proprietà antiepilettiche).</p>
<p><strong>In omeopatia</strong> è un rimedio per nevralgie, convulsioni dei bambini, contrazioni e spasmi uterini, profuse mestruazioni.</p>
<p>La <strong>medicina popolare</strong> e la tradizione descrivono l&#8217;artemisia come una pianta diuretica, amaro-tonica, emmenagoga, antispasmodica, sudorifera, febbrifuga, colagoga, sedativa, antielmintica, anoressizzante e digestiva. In liquoreria, l&#8217;artemisia trova impiego come base amaricante-aromatizzante di molti amari aperitivi e digestivi e bibite analcoliche.</p>
<p><strong>Avvertenze</strong>: L&#8217;artemisia comune può avere effetti collaterali come reazioni allergiche (riniti estive) o disturbi gastrointestinali in alcune persone; da non utilizzare durante la gravidanza e l’allattamento, in dosi elevate può essere velenosa e danneggiare il sistema nervoso, in alcune persone il contatto con la pelle può provocare dermatiti.</p>
<p><strong>Note e Curiosità</strong>: “<em>Felix ille, qui ex auctorum Artemisiis se feliciter extricaverit</em>” (Giovanni Antonio Scopoli, 1723-1788).</p>
<p>Nella Roma antica la si portava sul corpo, in forma di corona, per difendersi dagli spiriti e dagli influssi maligni; è considerata una delle erbe di S. Giovanni: “la vigilia di S. Giovanni, strappando le radici vi si trovano sotto dei carboni, la cui polvere guarisce immediatamente dall’epilessia”.</p>
<p>Una tradizione popolare vuole che le foglie di artemisia messe nelle scarpe al mattino, permetterebbero di percorrere molti chilometri senza fatica.</p>
<p>Il Mattioli la considerava valida per “provocare i mestrui, il parto e le secondine”.</p>
<p>Icobaldo Rebaudengo nella sua Farmacopea cerusica 1772 così scriveva a proposito dei cicli mestruali: “prendansi delle foglie di Artemisia, Melissa, Matricaria e Sabina, si facciano bollire in acqua fino e che il volume si riduce di un quinto, si coli la decozione e l’ammalato ne beva tre-quattro bicchieri durante il giorno…”.</p>
<p>Le foglie sono state anche utilizzate come aroma nella birra, poi sostituite dal luppolo.</p>
<p>Questa pianta respinge gli insetti.</p>
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		<title>Pino Silvestre &#8211; Pinus sylvestris L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 09:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pino silvestre (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego, ed altri nomi, è un albero sempreverde della famiglia delle Pinaceae. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale. Morfologia E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pino silvestre</strong> (Pinus sylvestris L., 1753), conosciuto anche come <strong>pino di Scozia, Pino rosso, Pigno selvadego,</strong> ed altri nomi, è un <strong>albero sempreverde</strong> della famiglia delle <em>Pinaceae</em>. È una specie arborea di primaria importanza nel settore forestale e selvicolturale.</p>
<p><strong>Morfologia</strong></p>
<p>E’ un albero dalla chioma irregolare e rada di un gradevole colore verde glauco. Può raggiungere un’altezza di 20-30 m. La corteccia è profondamente solcata, rossastra nelle prime fasi di vita per poi diventare cenerina. Le foglie aghiformi, lunghe da 3 a 7 cm, riunite in gruppi di due su un piccolo ramo; lunghe circa 3-5 cm (talvolta fino a 10 cm), di colore verde glauco, ritorte e con guaine brunastre alla base.si sviluppano longitudinalmente alla base; quelli maschili producono molto polline e sono riuniti in coni nella parte inferiore dei giovani rami, i fiori femminili sono anch’essi riuniti in coni, posti invece nella parte superiore dei rami. Il frutto si sviluppa a partire dai fiori femminili che si trasformano in una pigna ovale di 3-7 cm, con la base tonda e l’apice via via più acuto. Inizialmente verdi, poi grigio-marroncine scure, le pigne si trovano in coppie o in gruppi sugli steli ricurvi. Esse maturano e liberano i semi in tre anni.</p>
<p>Il pino ha un sistema di radici a fittone con radici laterali che si approfondano e si allontanano orizzontalmente, con cui può penetrare in profondità anche in strati acquiferi.</p>
<p><strong>Sottospecie e varietà</strong></p>
<p>Sono state descritte più di <strong>140 sottospecie</strong>, varietà e forme botaniche. Normalmente vengono accettate tre varietà che risultano debolmente distinguibili a livello morfologico:</p>
<ul>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>sylvestris</em> → in Europa, in Siberia fino all&#8217;estremo orientale del continente asiatico.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>hamata</em> Steven → in Ucraina, Caucaso e Turchia.</li>
<li><em>Pinus sylvestris</em> <em>mongolica</em> Litv. → nel nord della Cina ed attorno al lago Baikal in Siberia.</li>
</ul>
<p>Il portamento è simile al pino marittimo (<em>Pinus pinaster</em>) dal quale si distingue però completamente per il colore della corteccia e delle foglie, che sono più corte e leggermente avvolte, e per gli strobili più piccoli. Nelle forme mature può ricordare il pino da pinoli (<em>Pinus pinea</em>) dato che la chioma è presente solo nel terzo apicale del fusto.</p>
<p><strong>Distribuzione del pino silvestre</strong></p>
<p>È una pianta colonizzatrice con poche pretese nei riguardi del terreno e della necessità di acqua. È una specie adattabile che preferisce terreni calcarei tra cui quelli argillosi, ma cresce molto bene sia in terreni vulcanici che acidi in generale. Resiste al freddo (microterma) ed al secco; è spiccatamente una pianta eliofila. In Italia cresce spontaneo dalle Prealpi fino a tutta la zona alpina, fino ad una quota di 2000 m..</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>L’origine della denominazione del genere “Pinus” è controversa; quella più accreditata è che nasca dal latino “pix”, “picis” ovvero “resina” riferito all’essudato che viene prodotto dalla corteccia di questi alberi. Mentre il nome “silvestre” deriva del latino “silva” ovvero “selvaggio” o “abitante delle foreste”.</p>
<p><strong>Utilizzi fitoterapici</strong></p>
<p>Nella medicina popolare gli aghi di pino venivano utilizzati come tali nei suffumigi. Attualmente, da essi si ottiene, per distillazione, un olio essenziale, ricco in monoterpeni, che ha azione balsamica, sedativa della tosse ed antinfiammatoria. Ad uso topico, ha azione antinfiammatoria e decontratturante. Talvolta l&#8217;olio essenziale di pino può determinare effetti irritativi sulle mucose o sulla cute soprattutto quando viene utilizzato tramite aerosol.</p>
<p><strong>Impieghi</strong></p>
<p>Gli impieghi del pino silvestre sono variabili. Il legname del pino silvestre si utilizza per costruzioni edilizie e navali, serramenti, strumenti musicali, mobilio, imballaggi, pasta da carta, lavori idraulici ecc.</p>
<p>I principali <strong>costituenti chimici delle gemme di pino</strong>, sono:</p>
<ul>
<li><strong>Olio essenziale</strong> (0,2%-0,5%), i cui componenti principali sono <strong>acetato di bornile</strong>, <strong>alfa-pinene e limonene</strong>;</li>
<li><strong>Coniferoside</strong>;</li>
<li>Sostanze amare (<strong>pinicrina</strong>);</li>
<li>Vitamina C (<strong>Acido ascorbico</strong>).</li>
</ul>
<p>I <strong>componenti principali dell&#8217;olio essenziale</strong> ottenuto dagli aghi di pino, invece, sono: <strong>alfa-pinene, carene, canfene, beta-pinene, limonene, mircene, cineolo, linalolo e acetato di bornile</strong>.</p>
<p>Per quel che riguarda l&#8217;<strong>olio essenziale di trementina purificato </strong>&#8211; ottenuto per distillazione in corrente di vapore delle oleoresine di <em>P. sylvestris</em> &#8211; i principali costituenti chimici sono: <strong>alfa-pinene</strong> (70-87%), <strong>beta-pinene</strong> (17-27%), <strong>carene</strong>, <strong>limonene</strong>, <strong>canfene</strong>, <strong>linalolo</strong> e <strong>mircene</strong>.</p>
<p><strong>Proprieta’ salutistiche principali</strong></p>
<p>Usato in suffumigi, rsulta fluidificante del catarro, facilitandone l&#8217;eliminazione. Viene perciò utilizzato come antisettico in caso di raffreddore, sinusite, influenza, tosse, laringite, bronchiti croniche, nelle sindromi influenzali. Pertanto, le principali proprietà terapeutiche del Pino silvestre sono: balsamica, espettorante/emolliente delle vie respiratorie, antisettica, antireumatica.</p>
<p>Infuso: lasciare in infusione 2g di gemme di Pino silvestre in una tazza di acqua bollente per circa 10 minuti, filtrare e bere 2-3 tazze al giorno. Utile per un’azione balsamica e purificante su vie aeree e sulle vie urinarie.</p>
<p>Suffumigi: mescolare 3-4 gocce di olio essenziale con un cucchiaio di bicarbonato, successivamente sciogliere il tutto in acqua bollente. Coprire il capo con un asciugamano per inalare i vapori. Effetto espettorante ed emolliente sulle vie aeree.</p>
<p>Frizioni sulla pelle: diluire l’olio essenziale al 1-2% in un olio vegetale. Applicare nelle zone di interesse e massaggiare fino a completo assorbimento. Stimola la circolazione e scioglie le tensioni artro-muscolari. Favorisce la preparazione e il recupero muscolare.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: La letteratura non riporta effetti tossici e secondari alle dosi indicate, fatta eccezione di sensibilità individuali alla pianta.</p>
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		<title>Assenzio aromatico &#124; Artemisia arborescens</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/assenzio-aromatico-artemisia-arborescens/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 15:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;assenzio aromatico (Artemisia arborescens, L., 1763 è una pianta sempreverde arbustiva perenne, di odore aromatico, della famiglia delle Asteraceae.   Si trova nelle regioni mediterranee dove si sviluppa in arbusti alti anche più di un metro. Cresce su terreni aridi e incolti, sulle rocce presso il mare, rupi calcaree, bordi stradali, tufi, garighe, da 0 &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;<strong>assenzio aromatico </strong>(Artemisia arborescens, L., 1763 è una pianta sempreverde arbustiva perenne, di odore aromatico, della famiglia delle Asteraceae.  </em></p>
<p><em>Si trova nelle regioni mediterranee dove si sviluppa in arbusti alti anche più di un metro. Cresce su terreni aridi e incolti, sulle rocce presso il mare, rupi calcaree, bordi stradali, tufi, garighe, da 0 a 1000 m s.l.m.</em></p>
<p><em>È una pianta alta 50-150 (200) cm, a portamento cespuglioso, con fusti eretti, bianco-tomentosi, molto ramificati, lignificati alla base. Le foglie (3-5 cm) alterne, bianco-sericee, tripennatosette, lungamente picciolate, con segmenti lineari, ottusi all’apice, larghi 1-2 mm; foglie superiori minori e sessili, bipennatosette. I capolini globosi, emisferici (5-6 mm di Ø), peduncolati, penduli prima della fioritura, disposti in densa pannocchia fogliosa un po’ unilaterale; squame dell’involucro lineari, sericee e scariose ai margini. I fiori sono tubulosi, di 2 mm, di color giallo brillante, successivamente brunastri, i periferici femminili, quelli del disco ermafroditi; ricettacolo peloso. Il frutto è una cipsela (achenio) cuneiforme, cosparsa di ghiandole gialle.</em></p>
<p><em>Se le foglie sono strofinate, emettono un forte profumo aromatico. Questa pianta è coltivata per l&#8217;aspetto del suo fogliame e per le sue proprietà aromatiche. </em></p>
<p><em>Il nome del genere è dedicato ad Artemisia, dea greca della natura, protettrice delle piante medicinali o alla regina Artemisia, moglie di Mausolo, re di Caria. L’epiteto specifico dal latino “arborescens” (“arbor”, albero), cioè che diviene albero, arbusto.</em></p>
<p><em>Come tutte le specie del genere Artemisia <strong>è ricca in oli essenziali</strong>, utilizzati sia in cucina, per la preparazione di liquori, che nella medicina tradizionale. Contiene però anche il <strong>tujone</strong>, un composto dalla nota neurotossicità. </em></p>
<p>Come tante altre specie del genere Artemisia, ha un odore fragrante di “<strong>vermouth</strong>” e contiene principi attivi ed <strong>oli essenziali</strong> (tra cui <strong>camazulene </strong>e <strong>monoterpenoni</strong>) che hanno <strong>proprietà anti-infiammatorie, emmenagoghe, aperitive e digestive, antistaminiche, antielmintiche, antivirali e antimicrobiche</strong>. <strong>Viene utilizzata anche in profumeria e come repellente per tarme e topi.</strong></p>
<p><strong>I fiori dell’artemisia sono molto usati per produrre creme, pomate e altri prodotti cosmetici ed erboristici; le foglie, invece, sono commestibili</strong>.</p>
<p>L’<em>arborescens</em> non va mai confusa con l’<em>artemisia absinthium</em>, varietà facente parte sempre delle asteraceae con la quale si producono, oltre a prodotti erboristici, liquori come l’assenzio o il vermut.</p>
<p><strong>Le radici della pianta hanno azione sedativa</strong>, in grado di rilassare il sistema nervoso, perciò sono indicate in caso di sovraccitazione e stanchezza generale.</p>
<p><strong>Le sommità fiorite dell’artemisia contengono olii essenziali</strong> (<strong>linaiolo, cineolo, beta tujone, alfa e beta pinene, borneolo, neroli, mircene), lattoni sesquiterpenici (vulgarina) e flavonoidi</strong>, che conferiscono alla pianta <strong>azione antispasmodica</strong> (attenua gli spasmi muscolari in caso di dolori mestruali e dismenorrea) e <strong>azione emmenagoga</strong> (regola il flusso mestruale in caso di amenorrea e irregolarità del ciclo mestruale).</p>
<p>La presenza nel fitocomplesso degli olii essenziali oltre a renderla un efficace <strong>rimedio antisettico ed espettorante</strong> in caso di tosse, viene impiegata anche contro <strong>parassitosi intestinali</strong>, mentre per l’<strong>azione eupeptica </strong>è utilizzata nella digestione difficile, soprattutto nella formulazione di liquori naturali. Pare che alcuni ramoscelli di Artemisia messi in cantina scaccino le bratte.</p>
<p><strong>L’uso dell’artemisia come pianta medicinale</strong> è molto efficace e diffuso. Le maggiori <strong>proprietà</strong> sono quelle <strong>antipiretiche, vermifughe, toniche, stimolanti, antielmintiche, antipiretiche</strong>. Inoltre l’artemisia era adoperata già in antichità per provocare le mestruazioni o indurre il parto grazie alle sue proprietà emmenagoghe.</p>
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		<title>Citronella &#124; Cymbopogon Citratus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/citronella-cymbopogon-citratus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2022 09:29:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Citronella (genere Cymbopogon) è un&#8217;erba perenne propria delle regioni temperato-caldo dell’Eurasia; sopporta male il gelo ed ama l&#8217;esposizione solare. Vive bene su suoli argillosi e sabbiosi purché ricchi di acqua e ben drenati, una graminacea affine al sorgo. E’ conosciuta come Lemongrass, Citronella, Ahihia tii, Baroni, Belioko, Ce kala, Cha phiéc, Grass, Citronnelle, Fever &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Citronella</strong> (genere <em>Cymbopogon</em>) è un&#8217;erba perenne propria delle regioni temperato-caldo dell’Eurasia; sopporta male il gelo ed ama l&#8217;esposizione solare. Vive bene su suoli argillosi e sabbiosi purché ricchi di acqua e ben drenati, una graminacea affine al sorgo. E’ conosciuta come <strong>Lemongrass</strong>, <strong>Citronella</strong>, Ahihia tii, Baroni, Belioko, Ce kala, Cha phiéc, Grass, Citronnelle, Fever grass, Ginger grass, Ha wo.</p>
<p>Appartiene a piante a portamento cespuglioso che possono raggiungere anche il metro di altezza. Il fusto è eretto con foglie nastriformi di un bel colore verde intenso tendente al bluastro e ricadenti ed entrambi emanano un gradevole profumo agrumato. La citronella, che non va confusa con la cedronella<strong>, ha un odore che ricorda il limone. </strong></p>
<p>Furono i soldati di Alessandro Magno a diffondere in Occidente la pianta di citronella, dopo averla conosciuta nelle campagne militari d’India. Qui la citronella veniva chiamata <strong>erba della febbre</strong>, perché era utilizzata principalmente per combattere le febbri malariche.</p>
<p>Nonostante la sua origine asiatica si tratta di una pianta conosciuta in Europa già dall’antichità. Il suo nome è di origine greca e deriva in particolare dalla parola “<em>pogon</em>” che significa barba, in riferimento all’aspetto piumoso delle infiorescenze.</p>
<p><strong>La citronella viene apprezzata per l&#8217;estrazione dell&#8217;omonimo olio aromatico.</strong>  Le piante di Citronella vengono falciate alla base ogni 3-4 mesi e vengono sottoposte alla distillazione per ottenere l’olio essenziale oppure vengono essiccate; per ottenere 1 kg di olio essenziale servono circa 113 kg di foglie fresche.</p>
<p>L&#8217;olio essenziale contiene <strong>citrale</strong> (75-85%), e <strong>geraniolo</strong>, <strong>linalolo, metilheptona, citronellale, limonene, mircene, betacariofillene</strong>,<strong> diterpene</strong> e altre sostanze a seconda della specie.</p>
<p>L’olio essenziale di citronella viene utilizzato esternamente <strong>contro l&#8217;acne</strong>, come <strong>ingrediente cosmetico</strong> per la sua azione purificante sulla pelle e deodorante, ma anche <strong>contro i dolori muscolari</strong> (ma non vi sono studi clinici adeguati).</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite proprietà <strong>diuretica, sudorifera, aromatica, antibatterica, antimicotica</strong>, <strong>digestiva, antispasmodica, purificante, astringente, lenitiva, tonificante ed energizzante</strong> (aromaterapia).</p>
<p>L’olio essenziale non va utilizzato per uso interno, se non sotto consiglio di un esperto. Per uso esterno non applicare l’olio essenziale puro sulla pelle ma diluito in una crema o in un olio vegetale. Evitare di applicarlo sulla cute lesa.</p>
<p>L’olio essenziale risulta <strong>sgradito alle zanzare</strong>, per questo viene utilizzato in lozioni per il corpo, zampironi, candele o altri prodotti per tenere lontano questi fastidiosi insetti.</p>
<p>Il lemongrass può essere usato <strong>in cucina</strong>, nelle ricette asiatiche, abbinandolo alle altre spezie tipiche della cucina indiana, thailandese e vietnamita; per il suo gusto pungente simile al limone si può utilizzare nei piatti a base di pesce, da marinare o cucinare al cartoccio. Anche nelle zuppe dona una punta agrumata senza far risaltare l&#8217;acidità, come invece possono fare arancia e limone. In salse agrodolci poi si presta sia nelle preparazioni piccanti che in quelle meno saporite. L&#8217;abbinamento ideale del lemongrass è quello con il peperoncino e lo zenzero, poiché in piccole dosi ne esalta il sapore.</p>
<p>Usato nei piatti freddi rinfresca e alleggerisce, soprattutto se abbinato a insalate fredde di cereali, mentre in quelli caldi stimola la digestione.</p>
<p>Del lemongrass si utilizzano sia le foglie che i bulbi: le prime possono essere sminuzzate e aggiunte, anche crude, a zuppe o insalate fresche estive, mentre i bulbi possono essere usati come l&#8217;aglio, o in aggiunta all&#8217;aglio, come base per ricette di vario genere. Spesso è uno degli ingredienti del curry.</p>
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