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	<title>magnesio Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>magnesio Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Bassi livelli di magnesio aumentano il rischio di malattie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 09:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio australiano ha scoperto perché una dieta ricca di magnesio è così importante per la nostra salute, riducendo il rischio di danni al DNA e di malattie degenerative croniche. Gli scienziati dell&#8217;Università dell&#8217;Australia Meridionale hanno analizzato campioni di sangue di 172 adulti di mezza età, scoprendo uno stretto legame tra bassi livelli di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio australiano ha scoperto perché una dieta ricca di magnesio è così importante per la nostra salute, riducendo il rischio di danni al DNA e di malattie degenerative croniche.</p>
<p>Gli scienziati dell&#8217;Università dell&#8217;Australia Meridionale hanno analizzato campioni di sangue di 172 adulti di mezza età, scoprendo uno stretto legame tra bassi livelli di magnesio e livelli elevati di un amminoacido genotossico chiamato omocisteina. Questa combinazione tossica danneggia i geni dell&#8217;organismo, rendendo le persone più suscettibili all&#8217;Alzheimer e al morbo di Parkinson, alle malattie gastrointestinali, a vari tipi di cancro e al diabete. I risultati sono stati pubblicati sull&#8217;European Journal of Nutrition.</p>
<p>Cereali integrali, verdure a foglia verde scuro, noci, fagioli e cioccolato fondente sono tutti alimenti ricchi di magnesio, che aiuta l&#8217;organismo a produrre energia, a rinforzare denti e ossa, a regolare la glicemia e la pressione sanguigna e a garantire il corretto funzionamento di cuore, muscoli e reni.</p>
<p>Il biologo molecolare dell&#8217;UniSA, il dott. Permal Deo, afferma che un basso apporto di magnesio (meno di 300 mg al giorno) può aumentare il rischio di molte malattie, ma il suo ruolo nella prevenzione dei danni al DNA non è stato ancora pienamente studiato negli esseri umani. &#8220;Il nostro studio ha dimostrato una correlazione diretta tra bassi livelli di magnesio nel sangue (inferiori a 18 mg/L) e un aumento del danno al DNA, anche dopo aver corretto i dati in base a sesso ed età&#8221;, afferma il dott. Deo. &#8220;Sono stati misurati i livelli ematici di magnesio, omocisteina (Hcy), folato e vitamina B12, che hanno mostrato una correlazione inversa tra magnesio e Hcy e una correlazione positiva tra magnesio, folato e vitamina B12. Ciò indica che livelli sufficientemente elevati di magnesio nel sangue sono essenziali per proteggere i nostri geni dalla tossicità causata dall&#8217;omocisteina, che aumenta quando folato e vitamina B12 sono carenti.&#8221;</p>
<p>Il coautore, il professor Michael Fenech, sostiene che la carenza cronica di magnesio rischia di compromettere la capacità dell&#8217;organismo di produrre energia e alimentare le cellule, provocando un invecchiamento accelerato dei tessuti e rendendo le persone più suscettibili all&#8217;insorgenza precoce di molte malattie.</p>
<p>Il magnesio è il quarto minerale più abbondante presente nel corpo umano. Più di 600 enzimi lo richiedono come cofattore e quasi 200 lo richiedono per attivare processi critici nel corpo.</p>
<p>&#8220;Il passo successivo è determinare l&#8217;assunzione alimentare ottimale di magnesio, tramite alimenti o integratori, e come questo potrebbe influire sull&#8217;insorgenza o la progressione del cancro e di altre malattie croniche&#8221;, afferma il Prof. Fenech.</p>
<pre>Varinderpal S. Dhillon, Permal Deo, Michael Fenech. Low magnesium in conjunction with high homocysteine increases DNA damage in healthy middle aged Australians. European Journal of Nutrition, 2024; DOI: 10.1007/s00394-024-03449-0</pre>
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		<title>Il Mg è essenziale per la funzione immunitaria ottimale e la regolazione dell’infiammazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 11:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[immunitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Infiammazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magnesio (Mg) è uno dei micronutrienti più significativi nei sistemi biologici: è il secondo catione più abbondante nelle cellule dell&#8217;organismo, dopo il potassio, e da lungo tempo è associato all’efficienza delle risposte immunologiche, sia aspecifiche che specifiche. Svolge un ruolo fondamentale in diverse risposte immunitarie partecipando a molteplici meccanismi. Facilita il legame della sostanza &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il magnesio (Mg) è uno dei micronutrienti più significativi nei sistemi biologici: è il secondo catione più abbondante nelle cellule dell&#8217;organismo, dopo il potassio, e da lungo tempo è associato all’efficienza delle risposte immunologiche, sia aspecifiche che specifiche. Svolge un ruolo fondamentale in diverse risposte immunitarie partecipando a molteplici meccanismi. Facilita il legame della sostanza P ai linfoblasti, promuove la risposta dell&#8217;helper T, delle cellule B e dei macrofagi alle linfochine e facilita la citolisi anticorpo-dipendente e l&#8217;adesione delle cellule immunitarie.</p>
<p>Inoltre, il Mg funge da cofattore per la C&#8217;3 convertasi e la sintesi delle immunoglobuline. Vanta inoltre un significativo effetto antitumorale. La carenza cronica di Mg porta ad un aumento dell’infiammazione basale associata allo stress ossidativo, correlato a varie morbilità associate all’età. È stato osservato che una carenza di Mg nei roditori influisce negativamente sull&#8217;immunità cellulo-mediata e sulla sintesi di IgG. Questa carenza può portare a varie complicazioni, come linfoma, istaminosi, ipereosinofilia, aumento dei livelli di IgE e atrofia del timo. Le conseguenze immunologiche della carenza di Mg nell’uomo possono essere influenzate dalla regolazione genetica dei livelli di Mg nelle cellule del sangue. Il Mg può anche mediare la progressione del ciclo cellulare.</p>
<p>In conclusione, il Mg è essenziale per una funzione immunitaria ottimale e per regolare l&#8217;infiammazione. La carenza di Mg può portare a disfunzioni immunitarie temporanee o a lungo termine. Una dieta equilibrata di solito fornisce una quantità sufficiente di Mg, ma in alcuni casi può essere necessaria un&#8217;integrazione. Un’integrazione eccessiva tuttavia può avere effetti negativi sulla funzione immunitaria e dovrebbe essere evitata.</p>
<pre>Fonte: Ashique S, Kumar S, Hussain A, Mishra N, Garg A, Gowda BHJ, Farid A, Gupta G, Dua K, Taghizadeh-Hesary F. A narrative review on the role of magnesium in immune regulation, inflammation, infectious diseases, and cancer. J Health Popul Nutr. 2023 Jul 27;42(1):74. doi: 10.1186/s41043-023-00423-0. Erratum in: J Health Popul Nutr. 2023 Nov 2;42(1):117. PMID: 37501216; PMCID: PMC10375690.</pre>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sequoia &#8211; Sequoia gigantea (Lindl.) Dec.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sequoia-sequoia-gigantea-lindl-dec/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 10:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nome Sequoia indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi: Sequoia, la cui unica specie vivente è Sequoia sempervirens, la sequoia della California, chiamata Coast Redwood in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome<strong> Sequoia</strong> indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi:</p>
<ul>
<li><strong>Sequoia</strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoia sempervirens</em></strong>, la sequoia della California, chiamata <em>Coast Redwood</em> in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con l&#8217;esemplare conosciuto come <strong>Hyperion</strong></li>
<li><strong><em>Sequoiadendron</em></strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoiadendron giganteum</em></strong>, chiamata <strong>sequoia gigante</strong> o wellingtonia; il <strong><em>Generale Sherman</em></strong>, alto 86 metri, con 1487 metri cubi di volume e un peso stimato in circa 1910 tonnellate, l&#8217;albero più grande del mondo come volume, appartiene a questa specie. L&#8217;albero si trova nella Foresta gigante nel Sequoia National Park, in California, e si ritiene abbia tra 2.300 e 2.700 anni.</li>
</ul>
<p><em>Metasequoia glyptostroboides</em>, albero spogliante delle Cupressacee.</p>
<p>Le sequoie giganti sono le conifere più voluminose del mondo. Sono alberi particolarmente longevi, i botanici ritengono che, se non avvengono particolari eventi traumatici per la pianta, essi possano raggiungere anche i 3000 anni di età.</p>
<p>La <strong><em>Sequoiadendron giganteum </em></strong>o <strong>sequoia gigante </strong>è un albero di dimensioni maestose originario dell&#8217;America settentrionale. Ha fusto eretto e chioma conica, che diventa quasi cilindrica con il passare dei secoli; esistono esemplari di altezze vicine ai 90 m e con un tronco di diametro prossimo ai 10 m.; può raggiungere i 30 m di circonferenza alla base, che ricorda molto la zampa di un elefante. La corteccia è marrone-rossastra, profondamente fessurata, tenera e spugnosa, con uno spessore di circa 30-90 cm.; grazie alla sua corteccia questo albero resiste bene agli incendi e difficilmente muore a causa del fuoco; i rami sono orizzontali, o rivolti verso il basso, con la parte apicale rivolta verso l&#8217;alto; le foglie sono aghiformi, con sezione triangolare, di colore grigioverde, lunghi dai 2 ai 7 mm, di colore verde tendente al blu e disposti a spirale sui rami avvolgendoli completamente; i fiori maschili sono gialli, riuniti in amenti e ricchi di polline, mentre i fiori femminili sono verdi.</p>
<p>In tarda estate produce piccole pigne tondeggianti, contenenti numerosissimi semi scuri, che possono rimanere sull&#8217;albero anche per molti anni. Questi alberi vengono utilizzati soltanto nei parchi, poiché necessitano di grandi estensioni di terreno; sono molto longevi e possono sopravvivere per secoli, la crescita è abbastanza veloce, soprattutto per i primi decenni di vita della pianta.</p>
<p>Gli alberi di sequoia gigante amano le posizioni soleggiate, ma si sviluppano senza problemi anche a mezz&#8217;ombra; i giovani esemplari di <em>Sequoiadendron giganteum</em> vanno riparati dal sole nei mesi estivi; questi grandi alberi non temono il freddo, preferendo luoghi con climi freschi, in ogni caso è bene riparare i giovani alberi dai freddi venti invernali. La raccolta delle gemme di sequoia avviene all’inizio della primavera.</p>
<p>L&#8217;habitat più consono per il suo sviluppo è quello compreso tra i 1000 e i 2700 metri di altitudine (in particolare in Sierra Nevada in California), con un clima preferibilmente umido, ma con periodi estivi caldi e secchi e parecchie ore di sole per un irraggiamento diretto. Degli sbalzi repentini di temperatura possono indebolire la pianta e provocare seri danni, anche se la sequoia gigante può resistere a temperature minime che arrivano a -25°c e massime fino a 40 °C.</p>
<p>Degli esemplari di Sequoia si possono trovare anche in Italia. In particolare nel parco di Samezzano (Regello-FI) si può ammirare la sequoia italiana più alta, che misura ben 54 metri di altezza.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome “Sequoia” fu dato a questo grande albero in memoria di George Guesz, figlio di un uomo bianco e di una donna pellerossa della tribù dei Cherokee, il cui nome nella lingua dei Cherokee era “Sequo-yah o See-Quayah”. Fu lui che nel 1820 inventò un alfabeto di 85 caratteri che permise al suo popolo di trascrivere le leggende Cherokee così da poterle tramandare in forma scritta ai posteri.</p>
<p><strong>Principali componenti</strong></p>
<ul>
<li>Acidi nucleici, nucleotidi, nucleotide trifosfato</li>
<li>Composti fenolici, polifenoli, luteolina, derivati dell’acido clorogenico</li>
<li>Flavonoidi specifici della sequoia: flavonoidi polimetossilati e auxine</li>
<li>Minerali: magnesio, bario, manganese, nichel, stronzio e zinco</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>La principale proprietà terapeutica della Sequoia gigante è quella tonica-stimolante, antiprostatica, tonificante dell&#8217;umore, remineralizzante.</p>
<p>Viene in genere utilizzato sotto forma di gemmoderivato (soluzione idrogliceroalcolica), rimedio naturale in caso di: astenia, ipertrofia prostatica, stanchezza, inappetenza, affaticamento nell’anziano, lieve depressione senile, osteoporosi senile.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: in letteratura non riporta reazioni avverse alla posologia raccomandata. Evitare in caso di patologie con aumento dei normali valori di chetosteroidi. Evitare l’assunzione in caso di sensibilità individuale alla pianta, in gravidanze ed allattamento.</p>
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		<title>Sali minerali, macro, micro, oligo-elementi</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sali-minerali-macro-micro-oligo-elementi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MACROELEMENTI  Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo. Calcio (Ca) Il calcio è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MACROELEMENTI  </strong></p>
<p><strong><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-27767 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali-300x247.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/saliminerali.jpg 394w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong>Sono i sali minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità discrete, ma sempre piccole, dell&#8217;ordine al massimo di qualche grammo. Fanno parte di questa classe il calcio, il fosforo, il magnesio, il sodio, il potassio, il cloro e lo zolfo.</p>
<ul>
<li><strong>Calcio (Ca)</strong></li>
</ul>
<p>Il calcio <strong>è il minerale maggiormente presente nel nostro organismo; mediamente, la sua concentrazione nell’adulto corrisponde a 900-1300 grammi, di cui il 99% è situato nelle ossa (98%) e nei </strong>denti (1%); il restante 1% si trova all&#8217;interno delle cellule, nei liquidi organici e nel plasma, dove la concentrazione ammonta a 9-11 mg/100ml.</p>
<p><strong>Il calcio è un minerale essenziale non solo per la formazione e il buon mantenimento dello scheletro, ma anche per la contrazione muscolare </strong>(compreso il muscolo cardiaco), la coagulazione sanguigna, la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della permeabilità cellulare e l&#8217;attività di numerosi enzimi.<strong> Inoltre, interviene nella secrezione di alcuni importanti ormoni, nel trasferimento dell’informazione genetica e nel metabolismo.  </strong></p>
<p>Gli alimenti che contengono la maggiore quantità di calcio sono il latte e derivati, uova, legumi e pesci;<strong> la maggior parte del calcio contenuto negli alimenti di origine vegetale (spinaci, cavoli, erbette, etc.) non viene assorbito dal nostro corpo</strong>.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> <strong>medio</strong> per gli adulti è di circa 800-1000 mg; valori più elevati si hanno negli anziani (1000 mg), negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento (1200 mg).</p>
<p><strong>Una sua carenza, specie se durante l’età dello sviluppo, può influenzare negativamente la formazione fisiologica dello scheletro e, in età adulta, aumentare il rischio di malattie importanti come l’osteoporosi </strong>e crisi tetaniche. Al contrario, le sindromi da eccesso provocano sintomi quali nausea, vomito, stato confusionale e sonnolenza.</p>
<ul>
<li><strong>Fosforo (P)</strong></li>
</ul>
<p><strong>E’ il costituente fondamentale del tessuto osseo, infatti agisce in sinergia con il calcio. </strong></p>
<p>La quantità di fosforo totale presente nell&#8217;organismo corrisponde a circa l&#8217;1% del peso corporeo; l&#8217;85% del quale si trova in ossa e denti, il 10% nel tessuto muscolare, l&#8217;1% nel cervello come fosfolipidi e la parte restante è presente nel sangue (tampone fosfato).</p>
<p>Il fosforo svolge un compito fondamentale nella costruzione delle proteine e nello sfruttamento energetico degli alimenti: è infatti parte integrante di numerose molecole biologiche fondamentali, fra cui l&#8217;ATP coinvolta nel trasferimento di energia nei sistemi biologici, oltre a partecipare attivamente alla formazione delle molecole di RNA e DNA.</p>
<p>È raro essere affetti da carenza di fosforo, perché moltissimi alimenti ne contengono discrete quantità: latte, formaggio, carne, pesce e legumi ne sono particolarmente ricchi.</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di fosforo è pari a quello di calcio, ovvero per gli adulti è di circa 800 mg; 1000 mg negli anziani e 1200 mg negli adolescenti e nelle donne in gravidanza o allattamento.</p>
<p>Le eventuali carenze da fosforo sono generalmente dovute a sostanze presenti negli alimenti che ne ostacolano l&#8217;assorbimento, oppure ad antiacidi usati a scopo terapeutico. In questo caso i sintomi osservati sono debolezza, demineralizzazione delle ossa, anoressia e malessere. Al contrario le sindromi da eccesso provocano ipocalcemia, calcificazione e ossificazione dei tessuti molli.</p>
<ul>
<li><strong>Magnesio</strong> (Mg)</li>
</ul>
<p>Il magnesio è necessario per la costituzione dello scheletro, <strong>la corretta funzione muscolare e nervosa, </strong>il metabolismo dei grassi e per la sintesi proteica; <strong>rinforza lo smalto dei denti e coopera al mantenimento del tessuto osseo</strong>. Il 70% del magnesio presente in un organismo è localizzato nelle ossa.</p>
<p><strong>Il magnesio è presente in quasi tutti gli alimenti, ma quelli in cui è maggiormente contenuto sono i legumi, la frutta secca a guscio (noci, nocciole, mandorle, etc.), i cereali integrali e </strong>dal momento che il magnesio è un costituente essenziale della clorofilla, tutti i vegetali <strong>a foglia verde. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> di questo minerale è generalmente assunto con la dieta perché il magnesio è largamente diffuso in molti alimenti. I valori di assunzione consigliati sono pari a 250-350 mg al giorno per adulti e anziani e 450 mg per le donne in gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>I casi di carenza di questo minerale sono molto rari e i pochi riscontrati sono dovuti ad un insufficiente apporto con la dieta come </strong>in individui alcolizzati e in pazienti sottoposti a intervento chirurgico. I sintomi sono anoressia, vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare,<strong> alterazioni del metabolismo del calcio, del sodio, del potassio e mancato assorbimento della vitamina D, che a sua volta comporta debolezza muscolare e alterata funzionalità cardiaca.  </strong></p>
<p>Al contrario sindromi da eccesso provocano la depressione del sistema nervoso centrale con disturbi all&#8217;attività cardiaca e respiratoria.</p>
<ul>
<li><strong>Potassio (K)</strong></li>
</ul>
<p>Il potassio è presente in forma di ione principalmente all&#8217;interno delle cellule, ma anche nei liquidi extracellulari, dove influenza l&#8217;attività dei muscoli scheletrici e del miocardio. In particolare regola l&#8217;eccitabilità neuromuscolare, l&#8217;equilibrio acido-base, la ritenzione idrica e la pressione osmotica.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di potassio sono frutta (banane, </strong>albicocche,<strong> kiwi), verdura (spinaci, cipolle, cetrioli) e la carne fresca. Un buon quantitativo lo si può trovare anche nei legumi e nella frutta secca. </strong></p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero</strong> medio è di circa 3 grammi.</p>
<p><strong>Un insufficiente apporto alimentare di potassio, o eccessive perdite del minerale per via gastroenterica (vomito prolungato, diarrea), possono portare a </strong>carenza che si manifesta con debolezza muscolare, aritmie, tachicardia, stati confusionali e sonnolenza<strong>, ileo paralitico (ossia occlusione intestinale), intolleranza ai carboidrati. </strong></p>
<p>La sindrome da eccesso comporta invece astenia, crampi muscolari, ipotensione e bradicardia, fino ad arrivare all&#8217;arresto cardiaco nei casi più gravi.</p>
<ul>
<li><strong>Sodio (Na)</strong></li>
</ul>
<p>Il sodio, contenuto nel sangue e nei liquidi intracellulari, è il regolatore fondamentale della permeabilità delle membrane cellulari e dei liquidi corporei per cui è coinvolto nel mantenimento della omeostasi cellulare (cioè il processo attraverso il quale tutte le funzioni del nostro organismo restano in equilibrio tra di loro), regola il bilancio idro-elettrico e la pressione arteriosa.</p>
<p>È contenuto soprattutto nel sale da cucina (che costituisce <strong>il 50% circa dell’assunzione giornaliera di sodio; si ricorda che 1 g di sale contiene mediamente 0,40g di sodio)</strong>, ma ne sono ricchi anche i formaggi e la maggior parte degli alimenti conservati (<strong>prosciutto crudo, </strong>salumi, insaccati, ecc.); discrete quantità <strong>si possono trovare anche nel pane, nei cereali da prima colazione, nei biscotti e nei prodotti confezionati in genere (attenti alle “fonti nascoste” di sale), mentre gli alimenti naturalmente più poveri di sale sono la frutta e la verdura.</strong></p>
<p>Le dosi giornaliere consigliate non superano i 4-6 grammi.</p>
<p><strong>Una carenza di sodio può verificarsi solo in condizioni patologiche</strong><strong>. </strong>La carenza di sodio provoca anoressia, nausea e vomito. I casi di carenza grave possono portare addirittura a coma e decesso del paziente.</p>
<p><strong>Più diffusa è invece una sua assunzione eccessiva con l’alimentazione, che aumenta il rischio di ipertensione e patologie cardiovascolari correlate, oltre che di alcuni tumori dell’apparato digerente. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti (maschi o femmine 18-59 anni) sono di  2 g, al di sopra dei 60 anni il valore si abbassa a 1,2 g al giorno.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Cloro (Cl)</strong></li>
</ul>
<p>Il cloro si trova combinato soprattutto con sodio. <strong>Il maggior apporto di cloro è infatti dato dal cloruro di sodio (sale da cucina) che, essendo utilizzato in quasi tutte le preparazioni, garantisce il soddisfacimento del suo fabbisogno scongiurando eventuali stati di carenza.</strong></p>
<p>Disciolto in acqua, invece, forma acido cloridrico, la sostanza che si trova nel succo gastrico e che è coinvolta nella digestione delle proteine. Come il sodio, il cloro regola il bilancio idrico, la pressione osmotica e l&#8217;equilibrio acido-base.</p>
<p>Sono in particolare i pesci di acqua salata a contenere discrete quantità di questo minerale, oltre al sale da cucina.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero oscilla tra gli 0.9 e i 5.3 grammi, che vengono assunti con il normale uso di sale da cucina.</p>
<p>La carenza di cloro causa crampi muscolari, apatia mentale e anoressia, mentre l&#8217;eccesso di cloro provoca vomito.</p>
<ul>
<li><strong>Zolfo </strong>(S)</li>
</ul>
<p>Lo zolfo è presente in quasi tutti i tessuti dell&#8217;organismo, ma è indispensabile principalmente per la formazione di cartilagini, peli, capelli e unghie.</p>
<p>Si trova soprattutto in due aminoacidi chiamati per questo solforati (metionina e cisteina) e in tre vitamine: tiamina, biotina e acido pantotenico.</p>
<p>È difficile riscontrare carenze da zolfo se la dieta contiene quantità adeguate di proteine animali: è per questo che non è stato stabilito uno specifico valore per il fabbisogno di questo minerale. È invece provato che l&#8217;assunzione eccessiva di aminoacidi solforati causa problemi di sviluppo fisico e una crescita scarsa.</p>
<p><strong>MICROELEMENTI o OLIGOELEMENTI</strong></p>
<p>Sono i minerali che, pur presenti nel nostro organismo solo in piccole quantità o addirittura in minime tracce, svolgono funzioni biologiche importanti. Si possono suddividere in:</p>
<ul>
<li>essenziali, la cui carenza compromette funzioni fisiologiche vitali (ferro, rame, zinco, fluoro, iodio, selenio, cromo, cobalto);</li>
<li>probabilmente essenziali (manganese, silicio, nichel, vanadio):</li>
<li>potenzialmente tossici, in quanto possono provocare gravi danni all&#8217;organismo se presenti ad alte concentrazioni,</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Ferro (Fe)</strong></li>
</ul>
<p>L&#8217;organismo umano adulto contiene in genere 3.5-4 grammi di ferro così distribuiti: il 65% nell&#8217;emoglobina, il 10% nella mioglobina, il 20-25% nel fegato, nella milza e nel midollo osseo; <strong>è infatti il costituente di molte proteine (tra cui l’emoglobina che forma i globuli rossi) ed enzimi. Indispensabile per il trasporto e l’utilizzazione dell’ossigeno nell’organismo.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti naturalmente più ricchi in ferro sono le frattaglie (es: fegato), le carni (specie quelle rosse), il pesce e le uova. Buone quantità di questo minerale, ma con una minor biodisponibilità, si possono trovare invece nei legumi secchi (fagioli, piselli, lenticchie), nella frutta secca, nei cereali (specialmente quelli integrali) e nelle verdure a foglia (preferibilmente da condire con vitamina C per assorbire più ferro). Però i</strong>l ferro assunto da alimenti come pesce, carne e alcuni vegetali è <strong>ferro emico</strong> (<strong>più biodisponibile</strong>), mentre quello assunto da uova e prodotti lattiero caseari è <strong>ferro non emico</strong> (più difficilmente metabolizzabile).</p>
<p>I valori consigliati di assunzione <strong>giornaliera</strong> sono pari a 10 mg al giorno per adulti maschi e anziani e a 18 mg per le donne durante tutto il periodo dell&#8217;età fertile.</p>
<p>Un deficit alimentare di ferro incide in primo luogo sulle scorte depositate nel fegato, nella milza e nel midollo osseo: solo successivamente provoca la diminuzione della concentrazione media di emoglobina. La carenza di ferro provoca astenia, <strong>pallore, </strong>affaticabilità, facilità a contrarre infezioni e anemia<strong> sideropenica</strong>. L&#8217;eccesso di ferro provoca invece danni agli organi in cui si accumula.</p>
<ul>
<li><strong>Iodio (I)</strong></li>
</ul>
<p>La maggior parte dello iodio presente nell&#8217;organismo umano è localizzata nella tiroide: lo iodio costituisce infatti l&#8217;elemento essenziale per la sintesi della tiroxina, ormone prodotto dalla ghiandola tiroidea; quindi <strong>la sua funzione principale è promuovere la corretta funzione della ghiandola tiroidea. </strong></p>
<p><strong>I prodotti della pesca, in particolare i molluschi, e le alghe sono gli alimenti che contengono maggiori concentrazioni di iodio, presente invece in minor quantità nel latte e derivati, nelle uova e nei cereali. </strong></p>
<p><strong>Il sale iodato è la soluzione proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per eradicare i disordini da carenza iodica. Un’insufficiente assunzione di iodio nella dieta può causare gozzo, astenia, intolleranza al freddo e bradicardia. Nell’infanzia, un deficit di questo minerale può avere molteplici effetti dannosi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale. I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 150 µg (uomini e donne).</strong></p>
<ul>
<li><strong>Rame (Cu)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo di un individuo adulto sono presenti circa 100 mg di rame, concentrati soprattutto in fegato, cervello, reni e cuore. Il rame ha un ruolo essenziale<strong>: è coinvolto nel metabolismo del ferro, promuove la formazione del tessuto connettivo ed è implicato nei meccanismi enzimatici inerenti alla respirazione.</strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi in rame sono il fegato, i prodotti della pesca, la frutta secca a guscio e il cacao in polvere. </strong></p>
<p>La quantità di rame assunto con la dieta è generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero, stimato per l&#8217;adulto tra gli 1.5 e i 3 mg. Ne sono particolarmente ricchi legumi, pesci, crostacei, carne, cereali e noci.</p>
<p><strong>La carenza di rame è rara e si manifesta con anemia, </strong>simile a quella provocata dalla carenza di ferro,<strong> leucopenia (pochi leucociti nel sangue), anomalie del collagene, </strong>demineralizzazione delle ossa e fragilità delle pareti delle arterie.</p>
<p>Al contrario la sindrome da eccesso si manifesta con febbre, nausea, vomito e diarrea.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 0,9 mg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<ul>
<li><strong>Selenio (Se)</strong></li>
</ul>
<p>Il selenio, pur essendo presente in piccolissima concentrazione nell&#8217;organismo (13 mg circa), è un elemento essenziale perché protegge l&#8217;integrità delle membrane cellulari; inoltre ha un ruolo coenziamatico nel metabolismo degli ormoni tiroidei; <strong>stimola il sistema immunitario, migliora l’elasticità della pelle, svolge un ruolo antiossidante e contrasta la formazione dei radicali liberi</strong>.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero di selenio è di 55 μg. Ma l&#8217;apporto di selenio varia ampiamente in relazione al contenuto proteico della dieta e il suo assorbimento non dipende solo dalle quantità introdotte, ma anche dalla forma chimica in cui si trova. Non sempre questo elemento è infatti presente in forma biodisponibile. Il contenuto di selenio presente negli alimenti dipende dalla sua presenza nel suolo: la sua presenza nella dieta è quindi variabile da nazione a nazione. L&#8217;Italia è una regione selenifera a basso contenuto e quindi l&#8217;apporto di questo elemento con la dieta è piuttosto scarso.</p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di selenio sono le frattaglie, </strong>il fegato, <strong>il pesce (crostacei e molluschi), la carne, specie quella di agnello e di maiale, la frutta secca, i legumi </strong>e i cereali. <strong>i formaggi</strong>.<strong> I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 55 µg, sia per gli uomini che per le donne.</strong></p>
<p>La sindrome da carenza comporta cardiopatie, ipertensione, anemie emolitiche, cirrosi, neoplasie e sclerosi multipla; <strong>effetti della carenza di selenio possono essere il Morbo di Keshan e la Miopatia dei muscoli scheletrici.</strong></p>
<p>Quantità eccessive di selenio possono portare a fenomeni di tossicità che si manifestano con disturbi gastrointestinali e irritazioni polmonari.</p>
<ul>
<li><strong>Zinco (Zn)</strong></li>
</ul>
<p>Presente nell&#8217;organismo in piccola quantità (in media tra gli 1.4 e i 3 g), lo zinco è un cofattore di numerosi e importanti enzimi. Nel plasma è presente sotto forma di aggregati con varie proteine e aminoacidi;<strong> svolge anch’esso una funzione antiossidante, ricopre un ruolo fondamentale nel processo di guarigione delle ferite, promuove la corretta funzione cellulare e supporta il sistema immunitario. </strong></p>
<p><strong>Gli alimenti più ricchi di zinco sono </strong>la carne bovina, ovina, suina, <strong>il pesce, </strong>le ostriche, i funghi, il cacao, il tuorlo d&#8217;uovo, <strong>la frutta secca a guscio, il latte e i formaggi. </strong>Al contrario frutta, verdura e i cereali contengono fitati e fibra che ne riducono l&#8217;assorbimento. I processi di fermentazione, come ad esempio la lievitazione del pane, portano alla degradazione dei fitati, riducendo quindi il rischio di carenza.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è pari a 15 mg per le donne e gli anziani, 18 mg negli uomini adulti e nelle donne durante il periodo di gravidanza e allattamento.</p>
<p><strong>Una carenza di zinco, rara nei paesi occidentali, può determinare un rallentamento della crescita, alopecia, alterata funzione immunitaria, ritardo della maturazione sessuale e impotenza. </strong>La carenza di zinco può dipendere da insufficiente o cattivo assorbimento (alimentazione parentale prolungata, età avanzata, alcolismo, dieta ricca di cereali e povera di carne) o da un&#8217;eccessiva eliminazione urinaria (epatopatia, somministrazione di sostanze chelanti, ecc.). La sintomatologia da carenza di zinco è quanto mai complessa: arresto della crescita, alterazioni della cute, diminuzione della sensibilità gustativa, perdita dell&#8217;appetito, lenta cicatrizzazione delle ferite, diminuita e ritardata risposta immunitaria, suscettibilità alle infezioni. Una carenza particolarmente forte può causare ipogonadismo e nanismo.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di questo minerale provoca invece febbre, nausea, vomito e diarrea<strong>.</strong><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cromo (Cr)</strong></li>
</ul>
<p>Il cromo è un elemento essenziale in quanto indispensabile potenzia l&#8217;attività dell&#8217;insulina e sembra essere direttamente coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei grassi.</p>
<p>Il suo contenuto nell&#8217;organismo generalmente non supera i 6 mg e diminuisce nel corso della vita: questo calo progressivo può spiegare la ridotta tolleranza al glucosio che spesso si osserva tra gli anziani. La carenza di cromo genera, infatti, intolleranza al glucosio, elevati valori di trigliceridi e di colesterolo.</p>
<p>Sono buone fonti alimentari di cromo il lievito di birra, le carni<strong> di manzo e di maiale</strong>, il formaggio, i cereali integrali, il<strong> cacao in polvere e le foglie di tè</strong>; al contrario i vegetali sono generalmente poveri di questo minerale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 30-35 µg per gli uomini e di 20-25 µg per le donne (45 µg al giorno per le donne incinte). </strong>Un&#8217;assunzione eccessiva di cromo causa danni alla pelle e ai reni.</p>
<ul>
<li><strong>Molibdeno (Mo)</strong></li>
</ul>
<p>Nell&#8217;organismo umano adulto sono generalmente presenti circa 9 grammi di molibdeno, localizzati soprattutto nel fegato. Il molibdeno <strong>è coinvolto nel metabolismo dell’acido urico, promuove la regolare funzionalità delle cellule e la corretta crescita dell’organismo. </strong></p>
<p><strong>È presente in buone quantità nelle frattaglie, nel latte, nei formaggi, </strong>nei legumi e <strong>nei cereali, nella frutta secca e negli ortaggi a foglia verde. L’apporto derivante dagli alimenti di origine vegetale dipende però in gran parte dalla quantità di minerale presente nel terreno di coltivazione. </strong></p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 65 µg per gli uomini e per le donne.</strong></p>
<p>Solo in casi rarissimi si verificano problemi di carenza; questa <strong>può portare a stanchezza e difficoltà di concentrazione,</strong> irritabilità, tachicardia, cecità notturna, danni cerebrali e in alcuni casi tumori esofagei.</p>
<p>Un&#8217;assunzione eccessiva di molibdeno provoca invece aumento della concentrazione ematica e urinaria di acido urico, oltre a carenza di rame.</p>
<ul>
<li><strong>Manganese (Mn)</strong></li>
</ul>
<p>Il manganese è coinvolto nella costituzione di enzimi coinvolti nel metabolismo di proteine e zuccheri ed è indispensabile per il corretto sviluppo delle ossa.</p>
<p><strong>Il manganese è contenuto in buone quantità nella frutta secca a guscio, nel cacao e nelle foglie di tè, </strong>nei cereali e in quantità minori negli ortaggi, mentre è scarso negli alimenti di origine animale.</p>
<p><strong>I livelli di assunzione giornaliera raccomandati per gli adulti sono di 2,7 mg per gli uomini e di 2,3 mg per le donne.</strong></p>
<p><strong>Una carenza di questo minerale, se pur rara, può determinare </strong>calo di peso, rallentata crescita di barba e capelli,<strong> ipocolesterolemia, </strong>crisi ipoglicemiche, ipotensione e anemia ipocromica. <strong>demineralizzazione ossea e ridotta crescita nei bambini. </strong></p>
<ul>
<li><strong>Cobalto </strong>(Co)</li>
</ul>
<p>Il cobalto è un elemento indispensabile come costituente della vitamina B12. L&#8217;apporto di questo minerale è dunque strettamente collegato a quello della vitamina.</p>
<p>Il fabbisogno è comunque facilmente coperto dalla dieta, essendo molto diffuso nella maggior parte degli alimenti.<strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>Fluoro </strong>(F)</li>
</ul>
<p>Il fluoro si trova principalmente nelle ossa e nello smalto dei denti: la sua presenza protegge e previene la carie dentaria. Essendo ubiquitario è difficile registrarne una carenza nell&#8217;organismo.</p>
<p>L&#8217;acqua costituisce la fonte prevalente di approvvigionamento del fluoro, che è presente anche nel the e nel pesce.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;assunzione giornaliera, si consiglia di non superare i valori di 2.5 mg al giorno per i giovani e i 4 mg per gli adulti.</p>
<p>Quantità eccessive possono infatti risultare tossiche, dando origine a fenomeni di alterazioni dentarie (<strong>fluorosi</strong>). Nei casi più gravi di sindrome da eccesso si possono registrare crisi calcemiche con tetania.</p>
<p>Il fluoro è presente in piccole quantità variabili in quasi tutte le acque e i terreni.</p>
<ul>
<li><strong>Silicio</strong> (Si)</li>
</ul>
<p>Presente solo in tracce nell&#8217;organismo, serve per la sintesi di collagene e tessuto connettivo, oltre a essere un costituente importante del tessuto osteoide.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 20-50 mg.</p>
<p>Non si conoscono sintomi da carenza nell&#8217;uomo, mentre è noto che la prolungata esposizione a elevate concentrazioni di silicio provoca la silicosi, malattia polmonare.</p>
<ul>
<li><strong>Nichel</strong> (Ni)</li>
</ul>
<p>Attiva alcuni enzimi e facilita l&#8217;assorbimento del ferro presente negli alimenti.</p>
<p>Il fabbisogno è sempre coperto dalla dieta e non si riscontrano sindromi da carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong> (Cd)</li>
</ul>
<p>Può sostituire lo zinco nella carbossipeptidasi conservandone l&#8217;attività e può attivare alcuni enzimi.</p>
<p>È introdotto con numerosi alimenti e non si riscontrano patologie legate alla sua carenza.</p>
<ul>
<li><strong>Vanadio</strong> (V)</li>
</ul>
<p>Ha un ruolo importante nella pompa sodio-potassio e nella produzione di altri enzimi coinvolti nel metabolismo dei principi nutritivi, degli ormoni e del tessuto osseo.</p>
<p>La sua essenzialità è dimostrata per gli organismi inferiori, ma non ancora per quelli superiori.</p>
<p>Il fabbisogno giornaliero è 10-20 μg.</p>
<p><strong>I minerali elettroliti</strong></p>
<p>Dagli esami del sangue si può evincere la carenza di alcuni minerali elettroliti, chiamati così perché dotati di carica elettrica e capaci quindi di condurre corrente. Sono presenti in tutti i fluidi del corpo umano e il loro equilibrio è essenziale per numerose funzioni fisiologiche. Gli elettroliti comunemente presenti nelle analisi del sangue sono calcio, cloruro, magnesio, potassio e sodio. Un’alimentazione sbilanciata e la carenza o l’eccesso d’acqua nell’organismo, oltre che l’assunzione di specifici farmaci, possono però causare il disequilibrio degli elettroliti: disidratazione o iperidratazione, vomito, diarrea e disfunzioni renali in primis.</p>
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		<title>Il magnesio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-magnesio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[ATP]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un macroelemento, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il magnesio è il minerale più diffuso nelle cellule dell’organismo; è un <strong>macroelemento</strong>, cioè uno dei minerali presenti nell&#8217;organismo in quantità più elevate. Nel corpo umano sono contenuti circa 24 grammi di magnesio (intorno ai 0,35 g/kg), pari allo 0,34% della massa corporea. Circa il 60-65% del magnesio totale si trova mineralizzato nell’osso, il 32-35% è complessato a proteine e acidi nucleici, e solo l’1-2% nel plasma e in altre forme minori di deposito; il 39% è intracellulare e circa l&#8217;1% si trova nei liquidi fuori dalle cellule.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-27752 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio-300x190.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/cibi-ricchi-di.magnesio.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>È considerata normale una</strong> <strong>concentrazione di magnesio compresa tra 0,75 e 0,95 mmol/L</strong>.</p>
<p>E’ <strong>presente in abbondanza negli alimenti di origine vegetale</strong> (verdure a foglia verde, frutta secca, legumi, funghi, cereali integrali e banane); è infatti un <strong>componente della clorofilla</strong>, un pigmento, fondamentale per la fotosintesi clorofilliana, attraverso la quale le piante ricavano energia dalla luce solare. Questa molecola, insieme ai carotenoidi e ad alcuni polifenoli presenti nei vegetali a foglia verde, <strong>ha proprietà antiossidanti</strong> e contribuisce a combattere l’aumento dei radicali liberi.</p>
<p>Insieme al calcio ed al fosforo, il magnesio è <strong>essenziale per il processo di mineralizzazione e di sviluppo dell&#8217;apparato scheletrico</strong>; entra nella <strong>composizione di numerosi enzimi</strong> (è il cofattore di più di 300 enzimi); è richiesto per la sintesi del DNA, dell&#8217;RNA e del glutatione;  <strong>interviene nella trasmissione neuromuscolare </strong>in quanto partecipa al trasporto del calcio e del potassio attraverso le membrane cellulari, fondamentali per la trasmissione dell&#8217;impulso nervoso, la contrazione muscolare e il battito cardiaco; una quota minoritaria di magnesio, comunque importantissima sul piano biologico, è invece localizzata nei liquidi intracellulari e nel plasma.</p>
<p>In generale, il magnesio <strong>svolge un ruolo importante nelle reazioni enzimatiche in cui è coinvolta l&#8217;ATP</strong>, poiché in queste reazioni la forma attiva dell&#8217;ATP è complessata con lo ione magnesio Mg<sup>++</sup>. Il magnesio <strong>interviene inoltre nella regolazione dell&#8217;eccitabilità delle membrane nervose e muscolari e nella trasmissione sinaptica</strong>. La quantità di questo importante elemento si equilibra regolarmente nell’organismo, grazie all’interazione con altri minerali. Se il magnesio comincia a mancare nelle cellule, il corpo lo preleva dalle proprie riserve, ovvero dalle ossa e dal fegato, causando i primi sintomi di carenza.</p>
<p><strong>Il magnesio è importante per la salute, in quanto aiuta le cellule muscolari a rilassarsi</strong>, incluse quelle del cuore, ed una carenza di magnesio è stata collegata a malattie cardiache, battito irregolare e palpitazioni. Diete ricche di magnesio sembra possono favorire la riduzione della pressione sanguigna, specialmente fra gli anziani, ed evitare l’insorgere di disturbi cardiaci.</p>
<p><strong>L&#8217;assorbimento del magnesio avviene soprattutto a livello dell&#8217;intestino tenue</strong> ed è favorito dal contenuto plasmatico di vitamina D, mentre è inibito da elevate concentrazioni di calcio, fosfato della dieta, da diarrea e da alcolismo cronico. Il metabolismo del magnesio è influenzato anche dal paratormone. <strong>Mentre il magnesio non ostacola l&#8217;assorbimento del calcio, il calcio riduce l&#8217;assorbimento del magnesio</strong>. L&#8217;eliminazione di magnesio si ha con le feci e soprattutto con l&#8217;urina.</p>
<p>I diuretici, alcuni antibiotici e il diabete mellito aumentano notevolmente l&#8217;escrezione renale di magnesio. In queste condizioni, o per scarso assorbimento, si può avere <strong>ipomagnesemia</strong>, che si manifesta con anoressia, nausea vomito, aumento dell&#8217;eccitabilità muscolare, vasodilatazione, aritmia e coma. Ipomagnesemia è stata riscontrata dopo attività prolungate con possibili ripercussioni sulla performance per il ridursi dell&#8217;azione protettiva che il magnesio esercita sull&#8217;integrità della cellula muscolare. E&#8217; stato ipotizzato che il magnesio svolga un&#8217;azione importante nel favorire il rilascio dell&#8217;ossigeno alle cellule muscolari nel corso di attività sportive. Tale caratteristica sarebbe mediata dal rapporto tra i livelli eritrocitari di magnesio e di 2,3 difosfoglicerato.</p>
<p>Al contrario, un aumento del magnesio plasmatico (detto <strong>ipermagnesemia</strong>) determina <strong>depressione</strong> del Sistema Nervoso Centrale (SNC) causando torpore, prostrazione, disturbi dell&#8217;attività cardiaca e respiratoria (evenienza piuttosto rara che verifica quando la quota di magnesio eliminata con l&#8217;urina aumenta a causa di una scarsa funzionalità renale o surrenale accompagnata ad una diminuita secrezione di aldosterone).</p>
<p>Il <strong>fabbisogno giornaliero di magnesio per l&#8217;uomo adulto ammonta a 300-500 mg</strong> ed è facilmente soddisfatto grazie alla sua presenza in numerosi alimenti. Bisogna comunque considerare che una quota significativa di magnesio viene persa a causa della raffinazione dei cereali, della conservazione e della cottura degli alimenti; si calcola che <strong>solo il 30-40% del Magnesio ingerito con gli alimenti venga effettivamente assorbito</strong>.</p>
<p><strong>Il reintegro del magnesio può essere necessario, soprattutto nei mesi estivi</strong> per gli atleti che praticano attività sportive di endurance. L&#8217;esigenza di un reintegro non deriva unicamente dalla necessità di far fronte ad una carenza di tipo assoluto (difficilmente riscontrabile), quanto alla necessità di mantenere gli equilibri elettrolitici intra ed extracellulari. Per questo motivo il magnesio dovrebbe essere <strong>assunto insieme ad altri sali minerali come il sodio ed il potassio</strong>. Una specifica integrazione di magnesio può rivelarsi utile anche nel trattamento della sindrome pre-mestruale; durante la sindrome premestruale capita infatti spesso di soffrire di carenza di magnesio, condizione che ha tra i principali sintomi il dolore, il gonfiore addominale e le forti alterazioni dell’umore.</p>
<p>Per l&#8217;integrazione possono essere impiegati vari sali di magnesio: magnesio pidolato, cloruro di magnesio, magnesio orotato, magnesio ossido, magnesio supremo.</p>
<p><strong>L’alimentazione è la principale fonte di magnesio per il nostro organismo</strong>.  In particolare, si ricordano:</p>
<ul>
<li><strong>verdura a foglia verde</strong>, come spinaci, carciofi, bietole, biete coste ed erbette; 100 grammi di spinaci crudi contengono 79 milligrammi di magnesio.</li>
<li><strong>legumi</strong> come piselli e fagioli;</li>
<li><strong>cereali e farine integrali</strong>: quindi in generale pane, pasta, dolci e cereali da colazione andrebbero preferiti integrali;</li>
<li><strong>semi di zucca</strong> al naturale e semi di girasole: 100 grammi di semi di girasoli sono in grado di apportare il 90% del fabbisogno giornaliero di un soggetto adulto e sono benefici anche per via della presenza di vitamina A, vitamina C, fosforo e potassio.</li>
<li><strong>germogli di soia</strong>;</li>
<li><strong>frutta </strong>come il kiwano, un frutto speciale dalle proprietà reidratanti e antiossidanti. Le banane sono un’ottima fonte di magnesio oltre che di altri minerali, come per esempio il potassio. Per quanto riguarda il magnesio si parla di 27 milligrammi ogni 100 grammi di frutto, tre volte più di prugne, arance, mele e pere.</li>
<li><strong>frutta a guscio</strong> come mandorle, anacardi, pistacchi, nocciole e noci;</li>
<li><strong>cacao amaro e cioccolato extra fondente</strong>: 100 grammi di cioccolato fondente contengono 300 milligrammi di magnesio</li>
</ul>
<p>Contenuto di Magnesio in 100 g di alimenti:</p>
<table width="548">
<tbody>
<tr>
<td width="142">Alimenti</td>
<td width="131">Magnesio</td>
<td width="143">Alimenti</td>
<td width="132">Magnesio</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Crusca</td>
<td width="131">420 mg</td>
<td width="143">Prugne secche</td>
<td width="132">54 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato amaro</td>
<td width="131">292 mg</td>
<td width="143">Spinaci</td>
<td width="132">52 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina di <a href="http://www.leziosa.com/soia.asp">soia</a></td>
<td width="131">285 mg</td>
<td width="143">Avocado</td>
<td width="132">41 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mandorle</td>
<td width="131">255 mg</td>
<td width="143">Farina bianca</td>
<td width="132">37 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cacao</td>
<td width="131">192 mg</td>
<td width="143">Castagne</td>
<td width="132">33 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagiolini</td>
<td width="131">183 mg</td>
<td width="143">Banane</td>
<td width="132">31 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Arachidi</td>
<td width="131">167 mg</td>
<td width="143">Riso</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fagioli secchi</td>
<td width="131">159 mg</td>
<td width="143">Carne di vitello</td>
<td width="132">28 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Farina integrale</td>
<td width="131">147 mg</td>
<td width="143">Carne di manzo</td>
<td width="132">25 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Noci</td>
<td width="131">132 mg</td>
<td width="143">Carne di maiale</td>
<td width="132">24 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Mais</td>
<td width="131">120 mg</td>
<td width="143">Lamponi, fichi</td>
<td width="132">22 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Biete verdi</td>
<td width="131">113 mg</td>
<td width="143">Melone</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Cioccolato al latte</td>
<td width="131">107 mg</td>
<td width="143">Prosciutto</td>
<td width="132">17 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Riso integrale</td>
<td width="131">106 mg</td>
<td width="143">Ciliegie, fragole</td>
<td width="132">14 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Fichi secchi</td>
<td width="131">82 mg</td>
<td width="143">Prugne, <a href="http://www.leziosa.com/ananas.asp">ananas</a></td>
<td width="132">11 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pane integrale</td>
<td width="131">60 mg</td>
<td width="143">Mele, pere, uva</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
<tr>
<td width="142">Pasta</td>
<td width="131">57 mg</td>
<td width="143">Susine, pompelmi</td>
<td width="132">10 mg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seguendo una dieta variata ed equilibrata dovrebbe essere relativamente difficile soffrire di carenze, ma le tecniche di trasformazione dei cibi e la cottura possono ridurre il contenuto di magnesio in alcuni alimenti anche del 60 &#8211; 70 per cento. I soggetti più a rischio sono le persone che assumono farmaci o che soffrono di malattie che possono comprometterne l&#8217;assorbimento, come la diarrea cronica associata al morbo di Crohn, la celiachia o il diabete di tipo 2, oppure chi ha affrontato un bypass intestinale.</p>
<p>Nelle situazioni più gravi la carenza può portare a crampi e contrazioni muscolari, intorpidimenti, convulsioni, aritmie, spasmo delle coronarie, cambiamenti di personalità e riduzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.</p>
<p>Un eventuale eccesso di magnesio di origine alimentare viene in genere eliminato attraverso i reni. Tuttavia dosi eccessive possono scatenare diarrea, a volte associata a nausea e crampi addominali. Solo dosi superiori a 5 grammi al giorno sono state associate a una tossicità che può portare ad abbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arresto cardiaco.</p>
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		<item>
		<title>Carenze nutrizionali</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenze-nutrizionali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 09:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi Omega 3]]></category>
		<category><![CDATA[acido folico]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[ferro]]></category>
		<category><![CDATA[iodio]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
		<category><![CDATA[potassio]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina B12]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina C]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina D]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina E]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro corpo è una macchina sofisticata e perfetta ma, per funzionare, ha bisogno di un adeguato quantitativo di nutrienti semplici come vitamine e minerali. Questi, infatti, sono indispensabili per il funzionamento degli enzimi, particolari proteine che attivano tutte le reazioni chimiche che avvengono nell’organismo; consentendoci, ed esempio, di trasformare il cibo in energia, riparare &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro corpo è una macchina sofisticata e perfetta ma, per funzionare, ha bisogno di un adeguato quantitativo di nutrienti semplici come vitamine e minerali. Questi, infatti, sono indispensabili per il funzionamento degli enzimi, particolari proteine che attivano tutte le reazioni chimiche che avvengono nell’organismo; consentendoci, ed esempio, di trasformare il cibo in energia, riparare il DNA, eliminare le tossine, produrre ormoni e neurotrasmettitori, attivare il sistema immunitario e così via. La mancanza di uno solo di questi nutrienti può dare luogo a disturbi acuti oppure, se protratta nel tempo, a malattie croniche talora irreversibili. È dunque importante riconoscere precocemente i sintomi spia di deficit nutrizionali per correggerli prima che possano degenerare in malattia.</p>
<p>Le carenze nutrizionali si verificano <strong>quando una persona non riceve una quantità adeguata di uno o più nutrienti essenziali nel suo regime alimentare</strong>. Questo può accadere per diversi motivi, tra cui</p>
<ul>
<li>dieta sbilanciata e squilibrata</li>
<li>limitazione dell&#8217;assunzione di cibo</li>
<li>impossibilitato accesso a determinati alimenti</li>
<li>dieta vegana o altre forme di alimentazione condizionata</li>
<li>gravidanza e allattamento</li>
<li>età avanzata</li>
<li>intense attività sportive</li>
<li>livello di stress costante ed elevato</li>
<li>disturbi digestivi e di assorbimento (es. celiachia)</li>
<li>consumo regolare di alcol e nicotina</li>
<li>uso di farmaci</li>
</ul>
<p>Una dieta sana ed equilibrata con un&#8217;alta percentuale di alimenti provenienti da fonti vegetali offre le migliori condizioni per la prevenzione delle carenze nutrizionali. Mangiare invece in maniera non equilibrata può provocare carenze di vitamine, minerali, fibre, grassi buoni e sostanze nutritive che assicurano l&#8217;ottimale funzionamento dell&#8217;organismo. Esistono, più di altre, carenze nutrizionali maggiormente diffuse che, se non trattate, possono causare l&#8217;insorgenza di alcune patologie. Al tempo stesso, alcune malattie hanno come sintomo specifico una carenza minerale o vitaminica che può essere contrastata solo attraverso un regime alimentare sano e bilanciato.</p>
<p>A seconda di quali vitamine, minerali o oligoelementi mancano, possono comparire diversi sintomi di carenze nutrizionali.</p>
<p>I <strong>segni non specifici di una possibile carenza</strong> di nutrienti sono stanchezza, unghie fragili e mal di testa. Anche altri sintomi come pallore, vertigini o perdita di capelli possono indicare una carenza di nutrienti. Inoltre, le labbra fragili e gli angoli delle labbra screpolate possono spesso indicare una mancanza di nutrienti essenziali.</p>
<p>I sintomi di cui sopra sono destinati a servire come <strong>segnali di allarme</strong> precoce e non devono necessariamente essere direttamente correlati a una possibile carenza di nutrienti o causare preoccupazione, ma devono essere saputi interpretare correttamente. In ogni caso, la diagnosi di una carenza di nutrienti deve essere fatta da un medico professionista della nutrizione che può anche prescrivere un trattamento adeguato.</p>
<p>C’è da sottolineare che <strong>ai giorni d’oggi</strong> nei paesi industrializzati, grazie all&#8217;abbondanza di cibo, <strong>una carenza nutrizionale di sostanze nutritive è piuttosto rara</strong>. Tuttavia, alcuni sintomi di carenza come la carenza di vitamina D sono relativamente diffusi. Inoltre in una dieta vegana non ben equilibrata, vari nutrienti potenzialmente potrebbero essere forniti in modo inadeguato come le vitamine B12, B2 e D, così come calcio, ferro, iodio, zinco e selenio.</p>
<p>Tra le <strong>carenze nutrizionali più comuni rientrano le seguenti:</strong></p>
<ul>
<li><a href="/carenza-di-acido-folico/"><strong>Carenza di acido folico</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-calcio/"><strong>Carenza di </strong><strong>calcio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-ferro/"><strong>Carenza di ferro</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-iodio/"><strong>Carenza di iodio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-magnesio/"><strong>Carenza di magnesio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-omega-3/"><strong>Carenza di Omega 3</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-potassio/"><strong>Carenza di potassio</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-b12/"><strong>Carenza di vitamina B12</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-c/"><strong>Carenza di vitamina C</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-d/"><strong>Carenza di vitamina D</strong></a></li>
<li><a href="/carenza-di-vitamina-e/"><strong>Carenza di vitamina E</strong></a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>Carenza di magnesio</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenza-di-magnesio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 09:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[aldosterone]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione dello scheletro]]></category>
		<category><![CDATA[elettroliti]]></category>
		<category><![CDATA[ipomagnesemia]]></category>
		<category><![CDATA[macronutriente]]></category>
		<category><![CDATA[magnesio]]></category>
		<category><![CDATA[metabolismo dei grassi]]></category>
		<category><![CDATA[pressione arteriosa]]></category>
		<category><![CDATA[sintesi proteica]]></category>
		<category><![CDATA[vasopressina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magnesio è un minerale presente in molti alimenti e svolge un ruolo importante nel nostro organismo, contribuisce infatti all’attività nervosa e a quella muscolare, alla costituzione dello scheletro, a regolare la pressione arteriosa, al metabolismo dei grassi e alla sintesi proteica. È un macronutriente, presente per il 60% nelle nostre ossa, per una buona &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il magnesio è un minerale presente in molti alimenti e svolge un ruolo importante nel nostro organismo, contribuisce infatti all’attività nervosa e a quella muscolare, alla costituzione dello scheletro, a regolare la pressione arteriosa, al metabolismo dei grassi e alla sintesi proteica.</p>
<p>È un macronutriente, presente per il 60% nelle nostre ossa, per una buona parte nei muscoli e per solo l’1% nel sangue. Il magnesio viene assorbito dall’intestino tenue per poi essere filtrato dai reni. Lo espelliamo soprattutto mediante le urine, ma anche con le feci e con il sudore.</p>
<p>Essendo un minerale fondamentale, l’organismo tende a mantenere costanti i livelli cellulari compensando le carenze con le riserve presenti nelle ossa e nel fegato.</p>
<p>Il magnesio è uno degli elettroliti dell’organismo, minerali dotati di una carica elettrica quando disciolti in liquidi corporei come il sangue, anche se la maggior parte del magnesio presente nell’organismo è priva di carica ed è legata alle proteine o immagazzinata nelle ossa. Sebbene il sangue contenga quantità di magnesio molto ridotte, questo minerale è comunque necessario per il normale funzionamento di nervi e muscoli e per lo sviluppo delle ossa e dei denti.</p>
<p>Poiché il nostro corpo non è in grado di produrre magnesio, dobbiamo fare in modo di assumere una quantità sufficiente attraverso il cibo. Una dieta squilibrata e sbilanciata o problemi digestivi tra cui malassorbimento, diarrea protratta possono portare ad una carenza di magnesio. Inoltre, la necessità di magnesio in particolari periodi della vita come la gravidanza, l&#8217;allattamento, lo stress e l&#8217;intensa attività fisica aumenta in modo significativo; alti livelli di aldosterone, vasopressina (ormone antidiuretico) oppure ormoni tiroidei, che determinano un aumento dell’escrezione di magnesio; farmaci che aumentano l’escrezione di magnesio, compresi i diuretici, il farmaco antimicotico amfotericina B e il farmaco chemioterapico cisplatino.</p>
<p>La <strong>carenza di magnesio</strong> si manifesta soprattutto con nausea, vomito, sonnolenza, debolezza, alterazioni della personalità, mal di testa, irritabilità, spasmi muscolari, tremori e perdita dell’appetito. Nelle forme gravi, l’<strong>ipomagnesemia</strong> può causare convulsioni, soprattutto nei bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per prevenire la carenza di magnesio, una dieta sana e varia è la soluzione migliore. Il magnesio si trova in alimenti come le verdure a foglia verde (come spinaci e bieta), ma anche carciofi, broccoli, cavoli e cavolfiori. Ne sono ricchi anche i cereali in chicco interi come pasta e riso integrali. È importante sottolineare l’aggettivo “integrale”: la raffinazione dei cereali, infatti, non fa altro che eliminare la crusca e il germe pertanto circa l’80% del magnesio viene perso.</p>
<p>Importanti anche i legumi, in particolare piselli, fagioli (soprattutto neri), lenticchie e ceci; e la frutta secca, come mandorle, anacardi, pistacchi e noci. Fonte di magnesio è anche la crusca, così come lo sono cacao e cioccolato fondente e le acque ricche di minerali.</p>
<p>La frutta invece non è ricca di magnesio, a parte banane, fichi, pesche e avocado. Altrettanti scarsi sono gli alimenti di origine animale, come carne, pesce, latte e derivati.</p>
<p>Purtroppo tutti gli alimenti ricchi di fibra, ossalati e fitati possono ridurre la biodisponibilità del magnesio perché si legano al minerale limitandone l’assorbimento; pertanto una quota introdotta può non essere completamente a disposizione dell’organismo.</p>
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		<item>
		<title>Acqua bene comune</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/acqua-bene-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 08:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua, bevande e bibite]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[acido solfidrico]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acque potabili]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[classificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cloruri]]></category>
		<category><![CDATA[conduttività]]></category>
		<category><![CDATA[contaminanti chimici]]></category>
		<category><![CDATA[durezza]]></category>
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		<category><![CDATA[potassio]]></category>
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		<category><![CDATA[sodio]]></category>
		<category><![CDATA[soglia di concentrazione]]></category>
		<category><![CDATA[solfati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci. L&#8217;acqua è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;acqua è una sostanza chimica essenziale per la vita sulla Terra ed è una delle risorse più preziose del nostro pianeta: il nostro corpo, come quello degli altri animali e dei vegetali, è costituito in gran parte proprio da acqua; inoltre numerosi organismi vivono in ambienti acquatici: nei mari e nelle acque dolci.</p>
<p>L&#8217;acqua è un bene comune fondamentale per la vita di tutti gli esseri viventi uomo compreso; è anche un elemento essenziale in quanto, mentre si può sopravvivere anche 10 settimane senza mangiare, la morte sopraggiunge solo dopo pochi giorni se il digiuno è totale.</p>
<p>Gli effetti prodotti dall’uomo, i cambiamenti climatici, la salinizzazione e l’inquinamento delle falde acquifere, gli sprechi, la rendono una risorsa sempre più scarsa e al centro di gravi tensioni sociali in particolare nei paesi del sud del mondo. Anche in Italia è diventato ormai urgente il problema della corretta gestione di questa risorsa che presenta varie criticità.</p>
<p>Negli ultimi cento anni il consumo di acqua dolce si è più che decuplicato nel mondo; la conseguenza è che oltre un terzo della popolazione mondiale vive ormai in paesi considerati ad emergenza idrica, e tale percentuale aumenterà negli anni, dal momento che si è superato quel limite che fissa nel 10% la differenza tra consumo e offerta, a favore del primo, per far scattare l’emergenza idrica.</p>
<p><strong>Composizione dell’acqua</strong></p>
<p>Le sostanze che si trovano disciolte nell’acqua sono sali che provengono dal naturale processo di dissoluzione dei minerali costituenti le rocce ed i suoli attraversati dall’acqua di origine piovana. Quest’acqua è povera di sostanze disciolte ma possiede un’azione “aggressiva” a causa dell’anidride carbonica raccolta dall’aria.</p>
<p>I sali sono presenti come particelle cariche sia positive che negative (ioni). La tipologia di sali presenti dipende dal tipo di roccia attraversata e dal tempo di contatto. Le rocce calcaree (marmo, dolomite ecc.) cedono ioni bicarbonato, calcio, magnesio; le rocce contenenti gesso (solfato di calcio) cedono oltre al calcio anche lo ione solfato; gli ioni sodio e cloruro possono invece provenire da rocce contenenti cloruro di sodio. In certi casi il contenuto salino rimane pressoché costante nel tempo per qualità e quantità ed è tipico di quell’acqua.</p>
<p>Gli ioni presenti nell’acqua sono importanti per gli organismi viventi le cui cellule svolgono le varie funzioni perché necessitano di in soluzioni saline a concentrazione costante; i Sali assunti con l’acqua contribuiscono a mantenerle nel giusto equilibrio.</p>
<p>Quindi l’acqua potabile deve anche caratterizzarsi per una soluzione di ioni (ione calcio, ione sodio, ione bicarbonato ecc…) in concentrazione ottimale.</p>
<p>Dal punto di vista legislativo è stato definito, per molte delle sostanze che possono essere presenti nell’acqua, un valore limite o una “<strong>soglia di concentrazione</strong>” che non deve essere superata; se in un’acqua sono presenti uno o più composti in quantità superiore al valore limite, essa non presenta più i requisiti di potabilità. La contaminazione di un’acqua può avere cause naturali o derivare dall’attività dell’uomo collegata ad insediamenti urbani, industriali o agricoli-zootecnici.</p>
<p><strong><em>Componenti principali</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>Cationi:</strong></li>
<li><strong>Sodio</strong>: E’ un elemento molto diffuso sulla crosta terrestre ed è uno dei costituenti base di molti tipi di rocce. E’ sempre presente nelle acque minerali principalmente a causa dell’elevata solubilità. Nelle acque il sodio deriva dalla lisciviazione dei depositi superficiali e sotterranei di sali, dalla alterazione dei minerali silicei, dalle intrusioni di acqua marina negli acquiferi di acqua dolce; apporti, infine, molto contenuti, ma comunque evidenti in alcune acque, sono dovuti alla pioggia che contiene, in certe aree, aerosol marino.<br />
Il sodio è un elemento molto importante nel metabolismo umano (il fabbisogno giornaliero è circa 4 grammi).<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: sodio fino a un valore massimo di 200 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Potassio</strong>: Il potassio proviene per lo più dai principali silicati costituenti le rocce magmatiche argillose. Le quantità che normalmente si riscontrano nelle acque sono basse, spesso intorno a 1 mg/L.<br />
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: potassio fino a un valore massimo di 10 mg/l (milligrammi/litro).</li>
<li><strong>Calcio</strong>: Il calcio è un elemento molto abbondante ed è presente in molti minerali costituenti la crosta terrestre. Quantità elevate di calcio nelle acque indicano generalmente la provenienza da rocce come calcari (carbonato di calcio) e dolomie (carbonato doppio di calcio-magnesio). Quando il tenore di calcio è superiore a 150 mg/l l’acqua può essere definita “calcica”. Il calcio è un elemento necessario per la formazione dei denti e del tessuto osseo; le acque calciche sono consigliate sia durante la gravidanza, sia in età avanzata per combattere l’osteoporosi. Anche nel caso di malattie cardiovascolari non ci sono controindicazioni all’impiego di acque contenenti calcio. Ve ne sono invece in caso di disfunzioni renali caratterizzate da eccesso di calcio.</li>
<li><strong>Magnesio</strong>: Anche il magnesio è un elemento diffuso in molti minerali della crosta terrestre. Concentrazioni elevate si riscontrano nelle acque che hanno un lungo tempo di residenza in acquiferi costituiti da sabbie e ghiaie contenenti dolomie (carbonato doppio di calcio–magnesio) o in altri acquiferi costituiti da ofioliti (rocce vulcaniche formatesi in ambiente marino). In questi casi si raggiungono valori fino a 100 mg/l. Quando il tenore di magnesio supera il valore di 50 mg/l l’acqua si definisce “magnesiaca”. Non vi sono controindicazioni all’impiego di acqua con magnesio in quantità ragionevolmente più elevata, anche se quantità molto alte possono determinare proprietà purgative. L’organismo umano necessita di almeno 500 mg di magnesio al giorno. Acque magnesiache trovano impiego nella prevenzione dell’arteriosclerosi perché determinano una sensibile dilatazione delle arterie.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Anioni</strong>:
<ul>
<li><strong>Cloruri</strong>: I cloruri sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee grazie alla mobilità e solubilità di questo ione. In acque sotterranee, generalmente, si possono riscontrare concentrazioni da pochi mg/l fino a 1000 mg/l; quantità più elevate sono presenti nelle acque che vengono in contatto con rocce evaporitiche (salgemma). La soglia di percezione gustativa (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: cloruri: fino a un valore massimo di 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Solfati</strong>: I solfati sono presenti in tutte le acque fluviali, lacustri e sotterranee; in certe acque sotterranee si possono riscontrare concentrazioni che vanno da pochi mg/l fino 1500 mg/l e oltre; quantità più elevate si osservano nelle acque che vengono a contatto con sedimenti evaporitici a gesso. In Toscana, dove è presente una notevole variabilità geologica, si verificano frequenti situazioni che determinano la caratteristica di acque con solfati, spesso in concentrazione elevata e superiore a quel valore di 200 mg/l che definisce queste <strong>acque “solfate</strong>”. Quando i solfati sono associati al magnesio e sono in quantità piuttosto elevate, le acque possono manifestare <strong>proprietà purgative</strong>. Recenti studi negli USA indicano che queste caratteristiche si hanno con concentrazioni di solfati maggiori di 1000 mg/l.
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 250 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Fluoruri</strong>: Il fluoro è un elemento indispensabile per l’organismo umano in quanto è un costituente dei denti e delle ossa; tuttavia quantità elevate di fluoruri introdotte con le acque e gli alimenti possono indurre formazione di chiazze scure nella dentatura e alterazione del processo di calcificazione delle ossa (fluorosi).
<ul>
<li>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 mg/l (milligrammi/litro).</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Nitrati</strong>: I nitrati sono presenti in tutte le acque per fenomeni naturali (in questo caso gli apporti sono sempre molto modesti), ma soprattutto per conseguenza di attività umane. Composti azotati, successivamente trasformati in nitrati, si formano nell’atmosfera per azione delle scariche elettriche. Con la pioggia penetrano nel suolo e raggiungono le acque sotterranee. Altri fenomeni naturali (nitrificazione delle sostanze vegetali) concorrono alla produzione di nitrati. Quantità elevate di nitrati nelle acque sono imputabili all’azione dei fertilizzanti azotati: dopo lo spargimento sul terreno essi vengono dilavati dalle piogge e trasferiti nelle acque superficiali o infiltrati in quelle sotterranee.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p><strong>Principali contaminanti chimici inorganici</strong></p>
<ul>
<li><strong>Ione Ammonio e ione Nitrito</strong>: la loro presenza può indicare un inquinamento recente a carico dell’acqua, essendo sostanze chimiche che si generano dalla decomposizione del materiale proteico che deriva dagli organismi viventi. Tuttavia l’ammoniaca può anche essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: <strong>Ammonio fino ad un valore massimo di 0,50 mg/l</strong> (milligrammi/litro); <strong>Nitrito fino a 0,50 mg/l </strong>(milligrammi/litro).</p>
<ul>
<li>Le <strong>caratteristiche organolettiche dell’acqua</strong> potabile possono essere alterate da sostanze di origine naturale. Le acque sotterranee sono generalmente povere d’ossigeno e riescono a tenere disciolte, mostrandosi limpide, il ferro e il manganese nella forma “ridotta” (ione “ferroso” e “manganoso”) anche a concentrazioni superiori ai valori limite. Un’acqua sotterranea che contiene ferro e manganese in quantità elevate quando viene portata in superficie si trasforma in breve tempo (da pochi minuti a qualche ora) in una soluzione torbida e giallastra dall’aspetto poco invitante. In pratica il contatto con l’ossigeno atmosferico trasforma la forma ionica di questi materiali da “ridotta” a “ossidata” (<strong>ione “ferrico” e “manganico”</strong>) e dà luogo a prodotti poco solubili. Si ha così la separazione per precipitazione di fanghiglie colorate dal giallo-ruggine al nero. Un’acqua con queste caratteristiche non presenta grossi rischi sanitari se utilizzata nel breve periodo, ma ha caratteristiche indesiderabili: uno <strong>sgradevole sapore metallico</strong>, possibilità di dar luogo a fenomeni di corrosione delle tubature e di macchiare la biancheria durante il lavaggio. Gli acquedotti che attingono acque ricche di ferro e/o manganese dispongono di adeguati impianti per la rimozione di questi metalli.</li>
<li>Un’altra sostanza d’origine naturale che frequentemente altera la qualità dell’acqua potabile è l’<strong>acido solfidrico </strong>(o <strong>idrogeno solforato</strong>), un gas facilmente riconoscibile per il <strong>caratteristico odore di uova marce</strong>. Questa sostanza è ritenuta a torto un indice di scarsa qualità dell’acqua potabile: ci sono acque sotterranee contenenti acido solfidrico assolutamente pure da un punto di vista microbiologico, ed è noto da molti secoli l’impiego terapeutico delle acque sulfuree anche come bevande. La normativa delle acque potabili prevede che questa sostanza non sia presente nelle comuni acque potabili perché l’odore dell’acqua è sgradevole e perché è comunque sconsigliabile l’assunzione per lunghi periodi. L’acido solfidrico è facilmente eliminabile per ossigenazione.</li>
</ul>
<p>La <strong>torbidità</strong> è un fattore che influenza frequentemente la qualità dell’acqua potabile. L’elevata torbidità può essere dovuta a <strong>presenza di materiale argilloso oppure a idrossidi di ferro o alluminio</strong>, sostanze, queste ultime, usate nel processo di potabilizzazione delle acque superficiali e che possono erroneamente finire nella rete acquedottistica, senza che rappresentino comunque un grosso rischio sanitario se assunte per brevi periodi. Talvolta fenomeni di corrosione delle tubature danno luogo ad acque “rosse” per presenza di idrossido di ferro.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001, con i parametri indicatori: <strong>Ferro: fino ad un valore massimo di 200 μg/l</strong> (microgrammi/litro).</p>
<p>I <strong>metalli pesanti</strong>: tra i <strong>componenti inorganici</strong> che possono essere presenti nelle acque vi sono i “metalli pesanti”, alcuni dei quali sono tossici. Questi sono: <strong>cadmio, cromo, piombo, arsenico, mercurio, nichel, ecc</strong>., ed altri, ad essi assimilabili come <strong>arsenico e selenio</strong>, elementi a basso peso atomico che comunque non hanno caratteristiche tipicamente metalliche.</p>
<p>I metalli pesanti possono essere presenti in natura o derivare da attività umane. Nel primo caso si trovano nelle rocce quasi sempre sotto forma di composti poco solubili (ossidi, solfuri, ecc.) e le acque che ne vengono a contatto solo raramente risultano contaminate da questi metalli; nel secondo, i metalli pesanti rilasciati nell’ambiente dalle attività umane non sono sempre in forma innocua. Pertanto, data la tossicità dei metalli pesanti, per essi viene ammessa una soglia di concentrazione molto bassa, generalmente dell’ordine dei microgrammi (milionesimi di grammo) per litro. Un metallo è tanto più tossico quanto più basso è il suo valore limite: talvolta è sufficiente una quantità piccolissima di un qualsiasi metallo pesante per rendere un’acqua non idonea all’uso potabile; ad esempio <strong>sono sufficienti 5 milligrammi di cadmio per contaminare 1 metro cubo di acqua</strong>; mentre fanno eccezione il rame e lo zinco che, per la loro minore tossicità, hanno valori limite più alti.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori:</p>
<ul>
<li><strong>Cadmio</strong>: fino a un valore massimo di 5 μg/l (microgrammi/litro),</li>
<li><strong>Cromo</strong>: 50 μg/l,</li>
<li><strong>Piombo</strong>: 25 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l,</li>
<li><strong>Mercurio</strong>: 1 μg/l,</li>
<li><strong>Nichel</strong>: 20 μg/l,</li>
<li><strong>Arsenico</strong>: 10 μg/l</li>
<li><strong>Selenio</strong>: 10 μg/l.</li>
</ul>
<p><strong>Principali contaminanti chimici organici</strong></p>
<p>Fra le sostanze che possono contaminare le acque si trovano numerosi <strong>composti organici</strong>. Si tratta di sostanze che contengono carbonio e che sono presenti in natura ma che sono anche <strong>prodotte dall’attività umana</strong> (sono alla base della chimica della plastica, del legno, della carta, del petrolio e derivati, dei solventi delle vernici). La ricerca scientifica ne inventa continuamente di “nuovi” dalle proprietà tossicologiche sconosciute ed il cui destino, una volta immessi nell’ambiente, è incerto. Spesso si tratta di sostanze non degradabili o che impiegano tempi lunghissimi per decomporsi attraverso la naturale biodegradazione. Si ritiene che attualmente siano alcuni <strong>milioni le sostanze chimiche</strong> conosciute. Quelle effettivamente riscontrabili sul mercato sono circa 100.000 di cui circa <strong>8000 tossiche e 200 ritenute cancerogene e/o sospette cancerogene</strong>; <strong>solo per 2100 prodotti sono stati individuati i rispettivi valori limite di tossicità</strong>. Ovviamente questi prodotti organici non sono tutti presenti contemporaneamente nell’ambiente: l’eventuale presenza in una zona è legato all’esistenza di industrie di produzione o all’utilizzo locale di singoli prodotti o classi di prodotti. Tra i contaminanti organici si riscontrano più frequentemente:</p>
<ul>
<li><strong>Trielina, tetracloroetilene e composti organoalogenati</strong> in genere; i primi due sono prodotti in uso nelle lavanderie e in industrie metalmeccaniche; nelle acque si possono incontrare anche altri solventi comunemente usati per lo sgrassaggio dei pezzi meccanici.</li>
<li><strong>Idrocarburi</strong>; sono componenti delle benzine e degli oli lubrificanti; lo sversamento di queste sostanze nel suolo può determinare gravi inquinamenti delle acque.</li>
<li><strong>Aloformi</strong> (derivati alogenati del metano); fra questi si trova il <strong>cloroformio</strong> ed altri composti simili. La presenza di aloformi nelle acque potabili (di acquedotto) non è da collegarsi con i fenomeni di inquinamento del territorio: nella maggior parte dei casi queste sostanze <strong>si formano durante alcuni processi di potabilizzazione per reazione chimica del cloro</strong>, impiegato come disinfettante, <strong>con sostanze organiche</strong> naturali di origine vegetale sempre presenti nelle acque di approvvigionamento a livello di pochi mg/l.</li>
</ul>
<p>Comunque, per la presenza di sostanze organiche in acque potabili, esiste una soglia massima di rigida tolleranza da rispettare, normalmente osservata dagli acquedotti.</p>
<p><strong>Principali contaminanti microbiologici</strong></p>
<p>Vi sono microrganismi (invisibili ad occhio nudo) che, se ingeriti, possono provocare un danno alla salute del consumatore.</p>
<p>Le malattie che possono essere trasmesse attraverso l’acqua sono alquanto numerose e sono causate da varie specie di microrganismi (dai più grandi ai più piccoli): <strong>elminti, protozoi, miceti (funghi), batteri e virus</strong>.</p>
<p>Le acque potabili in natura sono sempre più rare, soprattutto per la contaminazione microbiologica. Solo le sorgenti di montagna, localizzate in aree dove sono assenti insediamenti umani, possono offrire buone garanzie di sicurezza; tuttavia già la presenza di animali selvatici può dal luogo a fenomeni di contaminazione delle acque.</p>
<p>E’ quindi <strong>sconsigliabile bere acqua non controllata</strong>, giacché non valgono requisiti come la limpidezza, la freschezza e l’isolamento della zona per garantire l’assenza di rischio. Anche l’acqua di pozzi profondi, che dovrebbe essere meglio protetta dall’inquinamento, non offre sempre garanzia di purezza. Perciò è opportuno controllarla periodicamente e all’occorrenza ricorrere a trattamenti di potabilizzazione.</p>
<p>Tra queste sostanze rientrano i <strong>Batteri Coliformi</strong>, l’<strong><em>Escherichia Coli</em></strong> e gli <strong>Enterococchi</strong> i cui limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 sono fissati in n° 0/100 ml (numero 0/100 millilitri).</p>
<p><strong><em>Tipologia delle analisi consigliabili</em></strong></p>
<p>Un’acqua può essere dichiarata idonea all’uso potabile solo quando è stata analizzata sia sotto il profilo chimico che microbiologico: nessuna altra indicazione (l’assenza di torbidità, il senso di gradevolezza, l’isolamento ambientale del corso idrico o della sorgente) costituisce un elemento sufficiente per dichiarare un’acqua “buona” o esente da rischi.</p>
<p>Per le acque distribuite da reti acquedottistiche il tipo di controllo analitico e la frequenza sono dettati dalla legge.</p>
<p><strong>Valori limite per le acque ad uso umano</strong>: L’attuale normativa di riferimento è il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001 n.31 “Attuazione della direttiva 98/83CE relativa alla quantità delle acque destinate al consumo umano” dove sono contenute le tabelle che riportano presenza di sostanze e loro limiti previsti per le acque potabili.</p>
<p><strong>Caratteristiche principali dell&#8217;acqua </strong></p>
<p>La molecola dell’acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno tenuti insieme da un legame covalente, con la formula chimica H<sub>2</sub>O. L’acqua</p>
<ul>
<li>rappresenta un nutriente essenziale: infatti l’uomo può fare a meno del cibo per diversi giorni, ma non possiede la stessa resistenza alla sete</li>
<li>è il mezzo in cui hanno luogo tutte le reazioni biologiche dell’organismo; permette il trasporto dei nutrienti, è il solvente fondamentale per tutti i prodotti della digestione, regola il volume cellulare, la temperatura corporea, la pressione osmotica, ed è essenziale per eliminare dall&#8217;organismo tutte le scorie metaboliche e le tossine da espellere</li>
<li>ha la peculiarità di poter essere allo stato solido (ghiaccio), liquido (acqua) e gassoso (vapore acqueo), a seconda delle condizioni di temperatura e pressione.</li>
<li>ha una densità massima a 4°C: l&#8217;acqua ha la caratteristica unica di avere la massima densità a 4°C. Ciò significa che, al diminuire della temperatura da 4°C a 0°C, l&#8217;acqua si espande e diventa meno densa, facendo galleggiare il ghiaccio sulla sua superficie.</li>
<li>entra nel c.d. Ciclo dell&#8217;acqua, che comprende processi come evaporazione, condensazione, precipitazione e scorrimento verso fiumi e oceani.</li>
<li>è fondamentale per il mantenimento degli ecosistemi e la conservazione della biodiversità (fornisce habitat per numerose specie e sostiene la crescita di piante e la sopravvivenza degli animali).</li>
</ul>
<p>In sintesi, l&#8217;acqua è una sostanza vitale per la vita, un bene prezioso e un elemento essenziale per l&#8217;ambiente e l&#8217;ecosistema del nostro pianeta. Nonostante però la sua abbondanza, solo una piccola percentuale dell&#8217;acqua sulla Terra è adatta per il consumo umano diretto. Pertanto, la gestione sostenibile delle risorse idriche è essenziale per garantire l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile per tutti gli esseri viventi.</p>
<p><strong>Perché bere acqua </strong></p>
<ul>
<li>Bere favorisce l’omeostasi ottimale dell’organismo ed è cruciale per un buon stato di salute in quanto serve a mantenere idratato il nostro corpo; l’acqua aiuta a rigenerare le cellule e regola il trofismo cutaneo mantenendo la pelle idratata, giovane ed elastica (un abbondante consumo di acqua è indispensabile soprattutto nei mesi estivi, quando l&#8217;esposizione prolungata ai raggi del sole comporta una maggior perdita d&#8217;acqua, rendendola più secca);</li>
<li>Una corretta idratazione è fondamentale nel controllo del peso corporeo;
<ul>
<li>un organismo fortemente disidratato ha il sangue più denso e, di conseguenza, la circolazione rallentata (il plasma del sangue è costituito per più del 90% da acqua);</li>
</ul>
</li>
<li>L’acqua contribuisce a ripulire i tessuti eliminando le scorie, drenando le tossine, diluendo gli eccessi di sale che innescano la ritenzione idrica, combattendo la stipsi
<ul>
<li>il consumo di un bicchiere di acqua tiepida al mattino favorisce la peristalsi intestinale, quindi l&#8217;evacuazione (contrastando la stitichezza);</li>
<li>migliora lo svuotamento intestinale, con un effetto rimodellante e anti gonfiore;</li>
<li>riduce grasso e fame: il nostro organismo una volta depurato e idratato dall’acqua, fa meno fatica a smaltire i depositi di grasso e accelera i processi di dimagrimento, inoltre bevendo di più fuori pasto, si riempie lo stomaco e si previene la fame nervosa;</li>
<li>contribuisce a diminuire il rischio di un attacco di cuore
<ul>
<li>uno studio di 6 anni pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha dimostrato che coloro che bevono più di 5 bicchieri di acqua al giorno hanno il 41% di probabilità di meno di subire un infarto di coloro che bevono meno di 2 bicchieri di acqua al giorno;</li>
</ul>
</li>
<li>contribuisce a ridurre il rischio di alcuni tumori;
<ul>
<li>bere una buona quantità di acqua è stata correlato ad una diminuzione del 45% del rischio di cancro al colon;</li>
<li>bere molta acqua può anche diminuire il rischio di cancro alla vescica e al seno;</li>
</ul>
</li>
<li>Migliora il rendimento sportivo
<ul>
<li>la disidratazione è il principale nemico di una buona attività sportiva, è quindi fondamentale idratarsi bene prima, durante e dopo una sessione di esercizi;</li>
<li>la disidratazione, anche solo dell’1-2% del peso corporeo, fa diminuire le forze e fa sentire molta stanchezza. Se senti sete sei già disidratato e questo può dare fatica, stanchezza muscolare, vertigini e altri sintomi;</li>
</ul>
</li>
<li>Permette al cervello di controllare correttamente i meccanismi di termoregolazione del nostro corpo.</li>
<li>La mancanza d’acqua dà origine a scompensi come: crampi, sensazione di spossatezza e mancamenti nei casi di disidratazione più gravi; un altro sintomo della disidratazione può essere la cefalea.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Acque destinate al consumo umano</strong></p>
<p>Con la definizione “<strong>Acque destinate al consumo umano</strong>”, si intendono principalmente le acque distribuite tramite pubblici acquedotti, ma anche in cisterne, autobotti, in bottiglie e altri contenitori. Sono le acque comunemente definite “<strong>potabili</strong>”.</p>
<p>Per essere considerata potabile un&#8217;acqua deve presentare dei requisiti stabiliti per legge: deve trattarsi di un&#8217;acqua limpida e trasparente, inodore, incolore, insapore priva di particelle sospese e soprattutto priva di microrganismi patogeni o sostanze chimiche nocive per l&#8217;uomo o altre sostanze in concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute dell&#8217;utente.</p>
<p>La normativa prevede il rispetto di requisiti minimi di salubrità e qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica delle acque nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo.</p>
<p>In seguito all&#8217;entrata in vigore, il 21 marzo 2023, del <strong>Decreto Legislativo 23 febbraio 2023, n. 18</strong>, sono state introdotte nuove disposizioni per garantire la qualità dell&#8217;acqua per il consumo umano. Il testo, in attuazione della direttiva (UE) 2020/2184, va ad abrogare ufficialmente il precedente D.Lgs. 31/2001 pur preservandone alcune caratteristiche, e introduce numerosi cambiamenti.</p>
<p>Il Decreto è nato nell&#8217;ottica di <strong>garantire acqua di alta qualità in tutta l&#8217;Unione europea</strong>, e <strong>sancisce il diritto umano universale all&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile</strong>, tenendo conto delle fasce più svantaggiate della popolazione mondiale. Il decreto legislativo 18 del 23 febbraio 2023 introduce, con l&#8217;articolo 7, l&#8217;approccio alla <strong>sicurezza dell&#8217;acqua basato sul rischio</strong>: un intervento atto a garantire la salubrità delle risorse idriche e l&#8217;accesso equo e universale all&#8217;acqua attraverso un controllo olistico che tenga conto degli eventi pericolosi di qualunque natura, compresi i cambiamenti climatici, e della necessità di concentrare tempo e risorse verso i rischi più significativi mettendo in atto gli interventi più efficaci anche sotto il profilo dei costi.</p>
<p>Con l&#8217;articolo 18, il D.lgs. 18/2023 punta, inoltre, a fornire alla collettività una <strong>comunicazione più trasparente</strong> introducendo l&#8217;obbligo di <strong>assicurare al pubblico, almeno una volta l&#8217;anno, in bolletta o tramite modalità telematiche, &#8220;informazioni adeguate e aggiornate sulla produzione, gestione e qualità dell&#8217;acqua potabile erogata&#8221;. </strong>Per favorire l&#8217;attuazione delle nuove disposizioni, il decreto introduce nuove definizioni e istituisce due nuovi enti:</p>
<ul>
<li>Il CeNSiA, ovvero il Centro nazionale per la sicurezza delle acque;</li>
<li>L&#8217;AnTeA (Anagrafe Territoriale dinamica delle Acque potabili), un sistema informativo centralizzato.</li>
</ul>
<p>Inoltre, presenta il <strong>piano di sicurezza dell&#8217;acqua</strong> (WSP), un programma con il quale si determina e implementa l&#8217;analisi del rischio della filiera idro-potabile delineandola attraverso fasi di valutazione, gestione del rischio, comunicazione e azione.</p>
<p>Tra le novità, anche l’introduzione di limiti più restrittivi per alcuni contaminanti, oltre all&#8217;aggiunta di nuove sostanze nell&#8217;elenco dei parametri chimici da analizzare.</p>
<p>Il decreto dispone infine che i gestori di almeno 10.000 m<sup>3</sup> di acqua al giorno o di un bacino di almeno 50.000 persone si occupino di <strong>valutare le perdite sulla rete idrica</strong> e i potenziali interventi per la loro riduzione. Per visualizzare tutte le novità, è possibile consultare il decreto legislativo 23 febbraio 2023 n.18 in pdf all’indirizzo <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2023/03/06/55/sg/pdf</a>.</p>
<p>Secondo quanto introdotto dal decreto legislativo 18/2023, i controlli finalizzati a verificare la qualità e la salubrità dell&#8217;acqua prevedono una serie di attività che devono essere eseguite nel rispetto dell&#8217;articolo 4 in termini di obblighi, in conformità con l&#8217;articolo 12 in merito ai controlli,<em> e</em> in ottemperanza a quanto previsto dalle parti A e B dell&#8217;allegato II per quanto riguarda il controllo e il monitoraggio. Nello specifico, <strong>è richiesto alle autorità sanitarie di adottare opportuni programmi di controllo sulle filiere idro-potabili nei territori di propria competenza</strong>, con il contributo delle autorità sanitarie locali e delle agenzie SNPA &#8211; Sistema Nazionale Protezione Ambiente. I programmi di controllo si dividono in:</p>
<ul>
<li>Controlli interni: svolti dalle aziende sanitarie competenti sul territorio, coordinate dalle regioni o dalle province autonome;</li>
<li>Controlli esterni: svolti dal gestore, attraverso laboratori di analisi propri o di altri gestori del servizio idrico integrato.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda la frequenza delle analisi, è previsto che, per i controlli esterni, il numero minimo di campioni annui sia quello riportato dalla Tabella 1 nell&#8217;allegato II, mentre per i controlli interni, i campioni devono essere concordati con l&#8217;azienda sanitaria territoriale sia per quanto concerne la frequenza sia i punti di prelievo.</p>
<p>I <strong>programmi di controllo</strong> per l&#8217;analisi dell&#8217;acqua devono prevedere:</p>
<ul>
<li>La verifica degli standard contenuti nell&#8217;allegato I sui requisiti minimi nelle parti A, B e C, che disciplinano rispettivamente i valori ammessi per i parametri microbiologici, i parametri chimici e i parametri indicatori;</li>
<li>Il monitoraggio delle sostanze presenti nell&#8217;elenco di controllo aggiornato dalla Commissione europea, tra le quali microplastiche, prodotti farmaceutici ed elementi interferenti endocrini;</li>
<li>Le ispezioni sanitarie delle aree di prelievo, di trattamento, di stoccaggio e di distribuzione delle acque;</li>
<li>La ripartizione dei campioni durante l&#8217;anno secondo quanto disciplinato dall&#8217;allegato II.</li>
</ul>
<p>Per avere un&#8217;idea ben precisa sulle proprietà chimico, fisiche e organolettiche di ciò che quotidianamente beviamo, è necessario effettuare l&#8217;<strong>analisi dell&#8217;acqua</strong>, un esame che aiuta a misurare la qualità dell&#8217;acqua e la conformità delle sostanze in essa contenute.</p>
<p>Gli elementi da prendere in considerazione sono diversi e per ognuno è necessario controllare che non vengano superati i limiti stabiliti.</p>
<p>Tra le categorie da prendere in considerazione ci sono innanzitutto i <strong>parametri microbiologici</strong>, che assicurano l&#8217;assenza di Enterococchi intestinali ed <em>Escherichia coli</em> con valori stabiliti da decreto pari a 0/100 ml.</p>
<p>Ci sono poi i <strong>parametri chimici</strong>, come per esempio il cadmio, il clorito, il cromo, il rame, il nichel e il selenio, che anche in questo caso devono presentare dei valori non superiori a una certa soglia.</p>
<p>Tra i <strong>parametri indicatori</strong> ci sono infine i dati relativi a cloruro, ferro, manganese, alluminio, ammonio, sodio, solfato e le fondamentali caratteristiche organolettiche: odore, colore e sapore, che possono influire profondamente sui livelli di gradevolezza di un&#8217;acqua e incoraggiare gli individui a consumarla.</p>
<p><strong>Parametri per misurare la qualità dell’acqua<br />
</strong>L’acqua destinata a uso domestico viene periodicamente sottoposta ad analisi qualitative al fine di verificarne la sicurezza per la salute umana e la normativa che definisce i parametri (ben 62) per misurare la qualità dell’acqua è il Dgls 31/01 “Attuazione della Direttiva 98/83CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”. Tale normativa distingue:</p>
<ul>
<li><strong>parametri microbiologici</strong> volti all’ individuazione della presenza di microrganismi o gruppi microbici come ad esempio gli enterococchi o l’escherichia coli;</li>
<li><strong>parametri chimici</strong> che valutano la presenza di sostanze tossiche come arsenico, piombo, antiparassitari ecc.;</li>
<li>parametri indicatori come odore, colore, sapore, pH, durezza ecc.</li>
</ul>
<p>Per ognuno di questi parametri è definito un range di valori che deve essere rispettato al fine di garantire la potabilità dell’acqua.</p>
<p>I principali parametri indicatori della qualità dell’acqua sono:</p>
<ul>
<li><strong>Durezza</strong> &#8211; La durezza dell’acqua indica la presenza di calcio e magnesio, quest’ultimo è normalmente presente in concentrazione minore rispetto al calcio. In Italia la durezza dell’acqua viene espressa in gradi francesi:</li>
</ul>
<p>1 grado francese = 10mg di CaCO<sub>3</sub> (carbonato di calcio) ogni litro d’acqua.</p>
<p>In base alla sua durezza, possiamo suddividere l’acqua in:</p>
<ul>
<li>Acqua molto dolce 0-4 F°</li>
<li>Acqua dolce 4-8 F°</li>
<li>Acqua a durezza media 8-12 F°</li>
<li>Acqua a durezza discreta 12-18 F°</li>
<li>Acqua dura 18-30 F°</li>
<li>Acqua molto dura &gt; 30 F°</li>
</ul>
<p>Un’acqua molto dura può causare incrostazioni di calcare nelle tubazioni e richiede per il lavaggio della biancheria un elevato consumo di detersivi, mentre un’acqua molto dolce può diventare corrosiva per i tubi in metallo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: durezza con un valore consigliato da 15 a 50°F</p>
<ul>
<li><strong>pH</strong> (Concentrazione di ioni idrogeno) &#8211; Il pH è un parametro per misurare la qualità dell’acqua in relazione alla sua acidità o basicità. Il pH dell’acqua viene calcolato su una scala che va da 0, che rappresenta la massima acidità, a 14 che indica invece la massima basicità. Il livello intermedio 7 definisce la condizione di neutralità che è propria dell’acqua distillata.</li>
</ul>
<p>Il pH delle acque minerali naturali è invece in genere compreso tra 6,5 e 8,0; da notare che il pH dell’acqua frizzante sarà invece minore per via del contenuto di anidride carbonica.</p>
<p>In genere sarebbe preferibile optare per un’acqua alcalina con pH superiore a 7 in quanto questa neutralizza i rifiuti acidi che accumuliamo nelle nostre cellule a causa dell’alimentazione e del metabolismo.</p>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: pH compreso tra 6,5 e 9,5.</p>
<ul>
<li><strong>Conduttività &#8211; </strong>I sali disciolti nell’acqua consentono il passaggio della corrente elettrica: più alto è il valore di conducibilità, più consistente sarà la quantità dei sali minerali disciolti nell’acqua. La conducibilità dipende dalla temperatura, perciò occorre rapportare i valori della “salinità” alla temperatura di riferimento che sono di 20°C.</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm (microSimens/cm)</p>
<ul>
<li><strong>Residuo secco (fisso) </strong>&#8211; Il residuo fisso indica la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua, principalmente ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato. Tale dato viene calcolato portando l’acqua ad una temperatura di 180°C e ciò che rimane dopo la sua completa evaporazione rappresenta il residuo fisso.</li>
</ul>
<p>Questo valore si esprime in mg/l e più è elevato, più sali sono disciolti in un litro d’acqua. In base al residuo fisso le acque possono essere classificate in:</p>
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore o pari a 50 mg/ L;</li>
<li><strong>oligominerale o leggermente mineralizzata</strong> con residuo fisso inferiore a 500 mg/ L;</li>
<li><strong>mediominerale</strong> con residuo fisso compreso tra 500 e 1000 mg/ L;</li>
<li><strong>ricca di sali minerali</strong> con residuo fisso superiore a 1.000 mg/L. Questo tipo di acqua è indicata per specifiche terapie di salute ed è acquistabile in farmacia</li>
</ul>
<p>Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001 con i parametri indicatori: residuo secco dal valore massimo consigliato di 1500 mg/l (milligrammi/litro).</p>
<p>In genere chi soffre di ipertensione o deve favorire la diuresi deve optare per un’ acqua minimamente mineralizzata o un’acqua oligominerale , gli sportivi dovrebbero invece preferire un’acqua mediominerale.</p>
<ul>
<li><strong>Nitrati e Nitriti</strong></li>
</ul>
<p>La presenza di nitrati nell’acqua è causata sia da fenomeni naturali sia dall’uso di fertilizzanti e pesticidi per l’agricoltura. In genere la loro concentrazione nell’acqua è minima e quindi non è pericolosa per la salute, se però tale concentrazione aumenta o se si trasformano in nitriti a causa di batteri già presenti nell’acqua e nel corpo umano, si possono avere serie ripercussioni sulla salute.</p>
<p>I nitriti interagiscono con l’emoglobina trasformandola in metaemoglobina, incapace di svolgere così la sua funzione di trasporto dell&#8217;ossigeno e quindi causando una riduzione del trasporto di ossigeno dai polmoni agli organi e tessuti; questa situazione può rivelarsi fatale per i neonati. Per tale motivo nell’acqua sono previsti due differenti limiti di dosaggio di nitrati:</p>
<ul>
<li>45 mg/L nelle ordinarie acque minerali;</li>
<li>10 mg/L in quelle destinate all’infanzia.</li>
</ul>
<p><strong>Classificazione delle acque</strong></p>
<p><strong> </strong>Esistono varie classificazioni</p>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE IDROLOGICA</strong></p>
<p>In base alla loro provenienza distinguiamo le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>quelle provenienti dalle precipitazioni atmosferiche come pioggia, neve, grandine, brina, rugiada</li>
<li><strong>acque superficiali</strong>che a loro volta si differenziano in:
<ul>
<li>acque dolci: acque dei ghiacciai, dei fiumi, dei laghi</li>
<li>acque salate: acque dei mari e degli oceani</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque telluriche</strong>cioè le acque che si trovano nel sottosuolo (di falda superficiale o profonda). Queste sono acque piovane che, penetrando nel terreno ed incontrando uno strato di roccia impermeabile che le trattiene, portano alla formazione delle falde freatiche</li>
<li><strong>acque sorgive</strong>sono le acque meteoriche che, dopo essere penetrate nel terreno, affiorano in superficie:
<ul>
<li>spontaneamente nelle sorgenti</li>
<li>artificialmente in seguito alla costruzione di pozzi.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE CHIMICA<br />
</strong>Questa classificazione è basata principalmente sul <strong>residuo fisso</strong> (RF) il parametro che indica la quantità di sostanza solida perfettamente secca che rimane dopo aver fatto evaporare in una capsula di platino, previamente tarata, una quantità nota di acqua precedentemente filtrata. In base al valore del residuo fisso si distinguono:</p>
<ul>
<li><strong>acque meteoriche</strong>con RF tra 10 e 80 mg/l</li>
<li><strong>acque dolci</strong>con RF compreso tra 100 e 400 mg/l</li>
<li><strong>acque salate</strong>con RF maggiore di 30 g/l</li>
</ul>
<p>in base al residuo fisso, ma costituito da elementi benefici per la salute umana, vengono catalogate invece le cosiddette</p>
<ul>
<li><strong>acque minerali</strong>: queste si differenziano dalle comuni acque potabili, che possono essere generate anche con opportuni trattamenti di potabilizzazione, per la purezza originaria, per il tenore in minerali, in oligoelementi o in altri costituenti. La legge prevede che provengano da sorgenti naturali o perforate, devono avere inoltre particolari caratteristiche igieniche e fornire benefici alimentari; l’unico trattamento ammesso è l’addizione di CO<sub>2</sub>. Si classificano in base al valore del residuo fisso in:
<ul>
<li><strong>minimamente mineralizzate</strong> (RF a 180 °C &lt; 50 mg/l),</li>
<li><strong>oligominerali</strong> (RF 50-500 mg/l),</li>
<li><strong>minerali</strong> (RF 500-1500 mg/l),</li>
<li><strong>ricche di sali minerali</strong> (RF &gt; 1500 mg/l).</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE DI UTENZA</strong></p>
<p>In base al modo in cui vengono utilizzate dall’uomo possiamo classificare le acque in:</p>
<ul>
<li><strong>acque potabili</strong>, cioè acque che sono state rese tali in seguito ad un trattamento di potabilizzazione o acque sorgive, come quelle minerali, ma che non sono dotate di particolari caratteristiche igieniche e proprietà favorevoli alla salute</li>
<li><strong>acque minerali</strong>, sono invece le acque che sgorgano spontaneamente da sorgenti perenni naturali o perforate dall’uomo e con caratteristiche igieniche e di purezza originaria (come già detto sopra per la classificazione chimica). Secondo la legge italiana, che è una delle più rigorose al riguardo, “sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute”.</li>
<li><strong>acque industriali</strong>, sono acque che per le loro caratteristiche possono essere impiegate nei processi industriali. I principali utilizzi di queste acque sono:
<ul>
<li>raffreddamento e processi chimici nelle industrie chimiche e petrolchimiche</li>
<li>diluizione nelle industrie farmaceutiche</li>
<li>produzione nelle industrie agro-alimentari</li>
<li>raffreddamento nelle industrie siderurgiche</li>
<li>produzione di circuiti stampati e componenti nelle industrie elettroniche</li>
<li>produzione nell’industria cartaria</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Le acque industriali si ottengono dalle acque naturali sottoposte a particolari trattamenti (desalinizzazione, degassaggio, ecc.) che hanno lo scopo di migliorare le caratteristiche per l’uso industriale. Le acque industriali vengono di solito classificate tramite due parametri: potere incrostante, aggressività.</p>
<ul>
<li><strong>acque agricole, zootecniche e per acquacoltura</strong>, si tratta di solito di acque superficiali, utilizzate in grande quantità, probabilmente eccessiva, in tutti i Paesi sviluppati. Devono essere acque non inquinate, perché altrimenti gli inquinanti verrebbero fissati dai vegetali o dagli animali, con gravi rischi per la salute dei consumatori di tali alimenti. Ciò costituisce il principale problema di questa utenza, poiché le acque superficiali (fiumi, laghi, ecc.) sono facilmente alterabili, se non opportunamente depurate, dagli scarichi connessi alle attività industriali ed ai centri abitati</li>
<li><strong>acque termali</strong>che, provenienti dal sottosuolo e con specifiche composizioni saline, sono utilizzabili a scopi terapeutici (idroterapia). Vengono classificate in diversi modi:
<ul>
<li>in base alla temperatura a cui sgorgano dalla sorgente si dividono in ipotermali (tra 20° e 30°C), omeotermali (tra 30° e 40°C), ipertermali (maggiore di 40°C)</li>
<li>in base alla composizione, che è legata alla loro origine ed alla tipologia di rocce con le quali sono venute a contatto, si distinguono principalmente in
<ul>
<li>acque salse o cloruro-sodiche (contenenti in prevalenza NaCl),</li>
<li>sulfuree (contenenti H 2 S e S in varie combinazioni),</li>
<li>arsenicali-ferruginose (contenenti grandi quantità di Fe e As),</li>
<li>bicarbonate (contenenti bicarbonato di calcio),</li>
<li>solfate (contenenti solfati vari),</li>
<li>carboniche (contenenti CO2 libera disciolta),</li>
<li>radioattive (contenenti elementi radioattivi, soprattutto radon Rn),</li>
<li>salso-bromo-iodiche (contenenti cloruri, bromuri e ioduri di sodio, di origine marina)</li>
</ul>
</li>
<li><strong>acque per la balneazione</strong>che non devono nuocere alla salute dei bagnanti. La qualità delle acque naturali per la balneazione viene monitorata periodicamente dagli organi preposti (in Italia dalle Regioni tramite le ARPA) con la conta del numero di batteri Escherichia coli e di batteri enterococchi intestinali presenti in 100 ml di acqua, indice di contaminazioni fecali, che non deve superare specifici valori limite.<br />
Le acque delle piscine devono avere gli stessi valori delle acque potabili ed in aggiunta viene determinata la quantità di cloro libero, utilizzato nella disinfezione dell’acqua.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione è importante sottolineare che il <strong>processo di naturale autodepurazione delle acque</strong> è stato, soprattutto nell’ultimo secolo, gravemente alterato e compromesso dall’industrializzazione e da altre attività umane in particolare l’agricoltura, infatti i tempi che sono necessari all’ecosistema per provvedere alla completa rigenerazione e riaccumulo delle acque sono molto lunghi, essendo legati a processi naturali molto lenti e fragili.<br />
Nell’ultima parte della storia dell’uomo si sono verificati simultaneamente due problemi riguardanti le risorse idriche del pianeta:</p>
<ul>
<li><strong>inquinamento delle acque</strong>(ogni anno finiscono in acqua 8 milioni di tonnellate di plastica, valori decuplicati dal 1980, e tra i 300 e 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri)</li>
<li><strong>consumo eccessivo di acqua per attività umane</strong>(il consumo globale di acqua è cresciuto del 600% nel giro di un secolo)</li>
</ul>
<p>Questi due fattori concomitanti hanno creato un corto circuito nei sistemi di depurazione naturale (sedimentazione, ossidazione ed adsorbimento) dei corpi idrici recettori (mari, fiumi, laghi, etc.) per questo è evidente la necessità di depurare le acque reflue attraverso sistemi di filtrazione e trattamento artificiale che, imitando i processi biologici che avvengono naturalmente, possano effettuare la depurazione in modo molto più veloce; infatti negli impianti questi processi si compiono in modo molto rapido grazie alla tecnologia ed all’energia impiegata.</p>
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		<title>Frutta e verdura &#8211; I colori della vita</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/frutta-e-verdura-i-colori-della-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 08:59:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frutta]]></category>
		<category><![CDATA[Verdure ed Ortaggi]]></category>
		<category><![CDATA[5 colori del benessere]]></category>
		<category><![CDATA[acido folico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Frutta e verdura presentano una vasta gamma di colori. Bianco, giallo-arancio, rosso, verde e blu-viola sono i 5 colori che contraddistinguono frutta e verdura e che sono chiamati “i colori del Benessere”. I colori sono determinati dalle sostanze ivi contenute e che conferiscono molte importanti e specifiche qualità nutrizionali. Ciascun frutto e ciascuna verdura è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Frutta e verdura presentano una vasta gamma di colori. Bianco, giallo-arancio, rosso, verde e blu-viola sono i 5 colori che contraddistinguono frutta e verdura e che sono chiamati “i <strong>colori del Benessere</strong>”. I colori sono determinati dalle sostanze ivi contenute e che conferiscono molte importanti e specifiche qualità nutrizionali. Ciascun frutto e ciascuna verdura è caratterizzato infatti dalla presenza principale solo di alcuni principi nutritivi; varia il contenuto in vitamine e minerali, ma varia anche quello di <strong>sostanze bioattive</strong> indicate genericamente col termine di “<strong>fitocomposti</strong>”: flavonoidi, polifenoli, fitoestrogeni, fitosteroli, glucosinolati, solfuri e tioli, carotenoidi, terpeni e fenoli sono i nomi di questi fitocomposti con azione antiossidante, antitumorale, antibiotica.</p>
<p>I colori dei cibi contribuiscono però anche a determinare la loro appetibilità in quanto trasmettono informazioni e sensazioni che influenzano il gradimento di ciò che scegliamo di mangiare. La <strong>cromoterapia</strong> utilizza diverse tecniche che utilizzano gli effetti benefici e rinforzanti dei colori per il riequilibrio del nostro sistema psicofisico. Ci sono poi altri aspetti che riguardano la diversa energia che i colori ci trasmettono; d’altronde dal punto di vista fisico, ad ogni colore è collegata una diversa frequenza e una differente lunghezza d’onda. Non a caso il colore caratterizza anche la prevalenza stagionale dell’alimento. In quest’ottica variare il consumo di frutta e verdura nel corso della giornata ci consente di coprire gran parte dei fabbisogni nutrizionali del nostro organismo. Non è difficile allora organizzare una dieta sana, equilibrata e soprattutto varia giocando con i colori e consumando quotidianamente piccole porzioni di alimenti caratterizzati, relativamente, da una pigmentazione rossa, gialla-arancio, verde, blu-viola e bianca. L’invito è di divertirvi a completare la lista ed a sperimentare i diversi abbinamenti possibili tra cibi appartenenti a gruppi diversi. Trovare il giusto equilibrio ci consente di mantenerci in Salute.</p>
<p><strong>Colore rosso<br />
</strong>Al gruppo rosso appartengono: amarene, anguria, arance sanguinelle, bacche di goji, barbabietola rossa, ciliegie, cipolla rossa, crescione, fagioli rossi, fragole, lenticchie, melograno, patata rossa, pomodoro, radicchio rosso, rape, ribes, rapanelli, peperoncino.</p>
<p>Si distinguono per l’elevato contenuto di potenti antiossidanti come il <strong>licopene, </strong>contenuto soprattutto nel pomodoro e nell’anguria, che combatte i tumori al seno e alle ovaie nelle donne e quello alla prostata negli uomini, le <strong>antocianine </strong>ed i<strong> carotenoidi</strong>, di cui sono particolarmente ricche arance rosse, fragole e ciliegie, utili nella cura delle patologie dei vasi sanguigni e/o fragilità capillare, nella prevenzione dell’aterosclerosi dovuta agli alti livelli del colesterolo e nel potenziamento della vista<strong>. </strong> Gli alimenti rossi inoltre sono più ricchi di <strong>vitamina C</strong>: favoriscono la produzione di collagene, mantengono integri i vasi sanguigni, stimolano le difese immunitarie e la cicatrizzazione delle ferite; la vitamina C facilita inoltre l’assorbimento del ferro contenuto in frutta e verdura.</p>
<p><strong>Colore </strong><strong>giallo-arancio<br />
</strong>Al gruppo giallo-arancio appartengono: albicocca, ananas, arancia, cachi, carota, clementine, limone, mais dolce, mandarino, mango, mela, melone, nespola, papaia, patata, peperone giallo, pesca, pompelmo, prugna gialla, zucca.</p>
<p>Si caratterizzano per l’elevato contenuto di <strong>beta-carotene</strong>, <strong>precursore della vitamina A</strong>, e di <strong>flavonoidi</strong>. Come gli alimenti rossi, frutta e verdura giallo-arancio aiutano a prevenire tumori, patologie cardiovascolari e l’invecchiamento cellulare, potenziando anche la vista. I flavonoidi infatti agiscono prevalentemente a livello gastro-intestinale, neutralizzando la formazione dei radicali liberi. Anche l’alto contenuto di beta-carotene protegge l’organismo dai danni dovuti alla presenza dei radicali liberi: inoltre, viene assorbito con i grassi senza rischi di sovradosaggio, come può invece accadere attraverso un uso eccessivo di integratori dietetici. Il beta-carotene ha anche una potente azione provitaminica ed antiossidante ed è precursore della vitamina A, importante per la crescita, la riproduzione, il mantenimento dei tessuti e le funzioni immunitarie. Peperoni, limoni ed arance, particolarmente ricche di vitamina C, hanno un’elevata attività antiossidante e contribuiscono alla produzione del collagene. Infine, le antocianine contenute in questi alimenti (arance soprattutto) svolgono un’azione antinfiammatoria, antitumorale ed anticoagulante.</p>
<p><strong>Colore</strong><strong> verde<br />
</strong>Al gruppo verde appartengono: agretti, asparagi, basilico, bieta, broccoli, broccoletti, carciofi, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cetrioli, cicoria, cime di rapa, erbette, fave, indivia, kiwi, lattuga, lime, mela verde, olive, piselli, prezzemolo, rughetta, spinaci, uva bianca, zucchine.</p>
<p>Caratterizza questo gruppo di alimenti l’elevata concentrazione di <strong>clorofilla</strong>, responsabile del colore verde di frutta e verdura, e di <strong>carotenoidi</strong>. Gli ortaggi a foglia verde sono una grande fonte di <strong>acido folico</strong> e di <strong>folati</strong> e sono particolarmente ricchi di <strong>magnesio</strong>.</p>
<p>La clorofilla ha una potente azione antiossidante, mentre i carotenoidi aiutano l’organismo a difendersi e prevenire le patologie coronariche e molti tipi di tumore; inoltre, sono responsabili della vista e dello sviluppo delle cellule epiteliali. Questi alimenti sono particolarmente ricchi di magnesio, un minerale importante che favorisce il metabolismo dei carboidrati e delle proteine, stimola l’assorbimento del calcio, del fosforo, del sodio e del potassio, regola la pressione dei vasi sanguigni e la trasmissione dell’impulso nervoso. Gli ortaggi a foglia verde sono una grande fonte di acido folico e di folati, utili come strumento di prevenzione contro l’aterosclerosi e, nel caso dei neonati, del rischio di incompleta chiusura del canale vertebrale durante la gravidanza. Broccoli, prezzemolo, spinaci e kiwi sono molto ricchi di vitamina C: favoriscono quindi l’assorbimento del ferro contenuto nella frutta e nella verdura, hanno proprietà antiossidanti ed aiutano a prevenire malattie cardiovascolari, neurologiche e tumori.</p>
<p><strong>Colore</strong><strong> blu-viola<br />
</strong>Al gruppo blu-viola appartengono: açai, bacche di aronia, broccolo, cavoletto di Bruxelles, fichi, frutti di bosco (lamponi, mirtilli, more, ribes), melanzane, mirtillo, mora, prugna selvatica, radicchio, uva nera.</p>
<p>I composti ad azione protettiva di questo gruppo di alimenti sono le <strong>antocianine</strong> che svolgono un’importante azione antiossidante e difendono l’organismo da patologie dovute ad una cattiva circolazione del sangue, proteggendo i capillari. Frutta e verdura blu-viola, infine, sono ricche di <strong>fibre</strong> e <strong>carotenoidi</strong>.</p>
<p>Gli alimenti blu-viola, oltre a proteggere la vista (soprattutto il mirtillo) e a prevenire tumori e patologie cardiovascolari, contribuiscono ad una corretta funzione urinaria (specie i frutti di bosco). Le antocianine svolgono un’importante azione antiossidante e difendono l’organismo da patologie dovute ad una cattiva circolazione del sangue, proteggendo i capillari; prevengono l’aterosclerosi provocata da alti livelli di colesterolo ed inibiscono l’aggregazione piastrinica. Ribes e radicchio, oltre alle proprietà antiossidanti dovute alla presenza di vitamina C, intervengono nella formazione della carnitina e del collagene. Il radicchio, inoltre, contiene il beta-carotene precursore della vitamina A e, come anche fichi, ribes, more e prugne, il potassio, che protegge il tessuto osseo e combatte le patologie cardiovascolari e l’ipertensione. Le melanzane, invece, sono ricche di magnesio, con l’ulteriore vantaggio di possedere pochissime calorie. Frutta e verdura blu-viola, infine, sono ricche di fibre e carotenoidi, attivi contro le patologie neuro-degenerative e l’invecchiamento cutaneo.</p>
<p><strong>Colore bianco<br />
</strong>Al gruppo bianco appartengono: aglio, banana, castagne, cavolfiore, ceci, cetrioli, cipolle, finocchio, funghi, indivia, mele, pera bianca, porri, sedano, uva bianca.</p>
<p>Frutta e verdura dal colore bianco rinforzano il tessuto osseo ed i polmoni. La <strong>quercetina, </strong>un potente antiossidante che difende l’organismo dal rischio di tumori, è l’elemento che caratterizza questo gruppo; è presente inoltre una buona quantità di <strong>fibra</strong>, <strong>sali minerali</strong> (soprattutto potassio), <strong>vitamine</strong> (in particolare la C), <strong>isotiocianati</strong>, importanti contro l’invecchiamento cellulare, e l’<strong>allisolfuro</strong> (presente in aglio, cipolle e porri) che migliora la circolazione rendendo il sangue più fluido.</p>
<p>Mangiare frutta e verdura di diversi colori è importante perché ogni colore fornisce una gamma unica di sostanze nutritive e composti benefici per la salute. L’insieme fa la forza e …. la Salute. Mangiare allora una varietà di frutta e verdura colorate è quindi un modo per garantire un apporto completo di nutrienti, vitamine, minerali e composti benefici per   massimizzare i benefici per la salute.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/download/Frutta-e-verdura-colori-della-vita.pdf" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-27500 size-full" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Frutta-e-verdura-colori-della-vita.jpg" alt="" width="1024" height="612" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Frutta-e-verdura-colori-della-vita.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Frutta-e-verdura-colori-della-vita-300x179.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/08/Frutta-e-verdura-colori-della-vita-768x459.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Una <strong>curiosità</strong>:<br />
In Italia è stato registrato un marchio denominato “<strong>5 colori del benessere</strong>”, ideato e registrato da UNAPROA (Unione nazionale tra le organizzazioni di produttori ortofrutticoli agrumari e di frutta in guscio). Il marchio garantisce la qualità, la provenienza e la rintracciabilità della frutta e della verdura italiana, secondo i requisiti richiesti dal regolamento e dal disciplinare d’uso. Tutti i prodotti dei “5 colori del benessere” sono di categoria “Extra” o “prima”, coltivati in Italia con metodi di produzione integrata o biologica nel rispetto di specifici disciplinari di produzione. Il marchio “5 colori del benessere” racconta la storia del prodotto, passaggio dopo passaggio: dalla coltivazione alla lavorazione, dalla selezione al confezionamento.</p>
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		<title>Chia &#124; Salvia hispanica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/chia-salvia-hispanica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 18:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chia (Salvia hispanica, L. 1753) è una pianta floreale della famiglia Lamiaceae, nativa del Guatemala e del Messico centrale e meridionale; può raggiungere l&#8217;altezza di un metro, ha foglie opposte lunghe 4–8 cm e larghe 3–5 cm.; i fiori sono viola o bianchi e si presentano come infiorescenze composte (racemo). I semi di chia &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>chia </strong>(<em>Salvia hispanica</em>, L. 1753) è una pianta floreale della famiglia <em>Lamiaceae</em>, nativa del Guatemala e del Messico centrale e meridionale; può raggiungere l&#8217;altezza di un metro, ha foglie opposte lunghe 4–8 cm e larghe 3–5 cm.; i fiori sono viola o bianchi e si presentano come infiorescenze composte (racemo).</p>
<p>I <strong>semi di chia</strong> sono conosciuti da millenni e utilizzati in centro e sud America, dove vengono raccolti e utilizzati ancora oggi come importante base alimentare. La stessa parola &#8220;chia&#8221;, in atzeco significa infatti &#8220;forza&#8221; e lo sanno bene i popoli di alcune zone del Messico e del Guatemala, dove la chia viene coltivata. Introdotti e commercializzati in tempi relativamente recenti in Europa (2009), la loro fama si sta sempre più diffondendo proprio in virtù delle sorprendenti proprietà: i semi contengono innanzitutto un <strong>elevato contenuto di calcio</strong> (ne contengono infatti circa 5 volte in più rispetto al latte) <strong>e altri minerali, come selenio, zinco, magnesio, ferro e potassio</strong>, ma anche vitamina C, ma anche le <strong>vitamine A, B6, B12, E e niacina, tiamina e riboflavina nonché boro, molibdeno e acidi grassi essenziali omega 3 e omega 6.</strong></p>
<p>Pertanto, <strong>i semi di chia sono una fonte ricca di macro e micronutrienti e di fibre</strong>. Queste ultime promuovono il <strong>buon funzionamento dell&#8217;intestino</strong> e ne proteggono la salute. Fra i macronutrienti, i semi di chia apportano grassi omega 3 e omega 6 in un rapporto ideale: in questo modo aiutano a <strong>controllare i processi infiammatori</strong>, a promuovere un buon sviluppo del sistema nervoso e a<strong> ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari</strong>. Non solo, sembra anche che un apporto adeguato di omega 3 e omega 6 aiuti a proteggere l&#8217;organismo da alcune forme di cancro. Fra i micronutrienti, invece, i semi di chia sono una fonte di molecole che promuovono il <strong>buon funzionamento del metabolismo</strong>, che proteggono la salute di ossa e denti, che aiutano lo sviluppo corretto del sistema nervoso durante la gestazione e che esercitano un&#8217;azione antiossidante. A contribuire a quest&#8217;ultima sono anche altri fitonutrienti presenti in questi semi. Infine, i semi di chia sono caratterizzati da un basso indice glicemico.</p>
<p>I semi di chia sono una ricca <strong>fonte di proteine vegetali </strong>per cui rappresentano un’importante fonte di energia per il corpo umano. Inoltre svolgono un’<strong>azione equilibrante</strong> per l&#8217;organismo, livellando gli zuccheri nel sangue, il colesterolo e regolando la pressione sanguigna.</p>
<p>Hanno anche <strong>proprietà lassative</strong>, ma bisogna fare attenzione a non esagerare. Oltre ad apportare nutrienti ed energia, danno anche un senso di sazietà per cui possono essere utili se si desidera perdere peso: sono infatti semi idrofili, ovvero hanno la capacità di assorbire i liquidi, fino a ben 10 volte il loro peso,</p>
<p><strong>Migliorano l’attività del sistema nervoso centrale</strong> e si rivelano indispensabili per limitare i sintomi di molte malattie ed infezioni batteriche. Infine facilitano la digestione e proteggono le pareti dello stomaco.</p>
<p>In <strong>cucina i semi di chia si possono utilizzare nello yoghurt, nel latte e cereali</strong>, insieme al muesli per la prima colazione; nella preparazione di impasti come il pane, nelle focacce, nelle torte salate, sia sotto forma di semi che di farina; per arricchire polpette veg, come polpette di lenticchie, di ceci o di spinaci; per arricchire insalate di verdure fresche, ma anche di quinoa, miglio, orzo; possono semplicemente essere assunti crudi, un cucchiaio circa al giorno con un bicchiere d&#8217;acqua, come <strong>integratore naturale</strong>; possono essere assunti anche sotto forma di infuso, previamente tostati leggermente, insieme ad altre spezie, o bevande energetiche, frullandone un cucchiaio con succo di limone fresco e miele. <strong>Non contenendo glutine</strong> possono essere assunti da chi soffre di celiachia o di intolleranze.</p>
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