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	<title>luteolina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Sequoia &#8211; Sequoia gigantea (Lindl.) Dec.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sequoia-sequoia-gigantea-lindl-dec/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 10:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nome Sequoia indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi: Sequoia, la cui unica specie vivente è Sequoia sempervirens, la sequoia della California, chiamata Coast Redwood in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome<strong> Sequoia</strong> indica un grande albero delle Cupressacee che non costituiscono più un gruppo tassonomico distinto e sono divise in due generi:</p>
<ul>
<li><strong>Sequoia</strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoia sempervirens</em></strong>, la sequoia della California, chiamata <em>Coast Redwood</em> in inglese; è l&#8217;albero più alto del mondo, potendo raggiungere i 115 m di altezza con l&#8217;esemplare conosciuto come <strong>Hyperion</strong></li>
<li><strong><em>Sequoiadendron</em></strong>, la cui unica specie vivente è <strong><em>Sequoiadendron giganteum</em></strong>, chiamata <strong>sequoia gigante</strong> o wellingtonia; il <strong><em>Generale Sherman</em></strong>, alto 86 metri, con 1487 metri cubi di volume e un peso stimato in circa 1910 tonnellate, l&#8217;albero più grande del mondo come volume, appartiene a questa specie. L&#8217;albero si trova nella Foresta gigante nel Sequoia National Park, in California, e si ritiene abbia tra 2.300 e 2.700 anni.</li>
</ul>
<p><em>Metasequoia glyptostroboides</em>, albero spogliante delle Cupressacee.</p>
<p>Le sequoie giganti sono le conifere più voluminose del mondo. Sono alberi particolarmente longevi, i botanici ritengono che, se non avvengono particolari eventi traumatici per la pianta, essi possano raggiungere anche i 3000 anni di età.</p>
<p>La <strong><em>Sequoiadendron giganteum </em></strong>o <strong>sequoia gigante </strong>è un albero di dimensioni maestose originario dell&#8217;America settentrionale. Ha fusto eretto e chioma conica, che diventa quasi cilindrica con il passare dei secoli; esistono esemplari di altezze vicine ai 90 m e con un tronco di diametro prossimo ai 10 m.; può raggiungere i 30 m di circonferenza alla base, che ricorda molto la zampa di un elefante. La corteccia è marrone-rossastra, profondamente fessurata, tenera e spugnosa, con uno spessore di circa 30-90 cm.; grazie alla sua corteccia questo albero resiste bene agli incendi e difficilmente muore a causa del fuoco; i rami sono orizzontali, o rivolti verso il basso, con la parte apicale rivolta verso l&#8217;alto; le foglie sono aghiformi, con sezione triangolare, di colore grigioverde, lunghi dai 2 ai 7 mm, di colore verde tendente al blu e disposti a spirale sui rami avvolgendoli completamente; i fiori maschili sono gialli, riuniti in amenti e ricchi di polline, mentre i fiori femminili sono verdi.</p>
<p>In tarda estate produce piccole pigne tondeggianti, contenenti numerosissimi semi scuri, che possono rimanere sull&#8217;albero anche per molti anni. Questi alberi vengono utilizzati soltanto nei parchi, poiché necessitano di grandi estensioni di terreno; sono molto longevi e possono sopravvivere per secoli, la crescita è abbastanza veloce, soprattutto per i primi decenni di vita della pianta.</p>
<p>Gli alberi di sequoia gigante amano le posizioni soleggiate, ma si sviluppano senza problemi anche a mezz&#8217;ombra; i giovani esemplari di <em>Sequoiadendron giganteum</em> vanno riparati dal sole nei mesi estivi; questi grandi alberi non temono il freddo, preferendo luoghi con climi freschi, in ogni caso è bene riparare i giovani alberi dai freddi venti invernali. La raccolta delle gemme di sequoia avviene all’inizio della primavera.</p>
<p>L&#8217;habitat più consono per il suo sviluppo è quello compreso tra i 1000 e i 2700 metri di altitudine (in particolare in Sierra Nevada in California), con un clima preferibilmente umido, ma con periodi estivi caldi e secchi e parecchie ore di sole per un irraggiamento diretto. Degli sbalzi repentini di temperatura possono indebolire la pianta e provocare seri danni, anche se la sequoia gigante può resistere a temperature minime che arrivano a -25°c e massime fino a 40 °C.</p>
<p>Degli esemplari di Sequoia si possono trovare anche in Italia. In particolare nel parco di Samezzano (Regello-FI) si può ammirare la sequoia italiana più alta, che misura ben 54 metri di altezza.</p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>Il nome “Sequoia” fu dato a questo grande albero in memoria di George Guesz, figlio di un uomo bianco e di una donna pellerossa della tribù dei Cherokee, il cui nome nella lingua dei Cherokee era “Sequo-yah o See-Quayah”. Fu lui che nel 1820 inventò un alfabeto di 85 caratteri che permise al suo popolo di trascrivere le leggende Cherokee così da poterle tramandare in forma scritta ai posteri.</p>
<p><strong>Principali componenti</strong></p>
<ul>
<li>Acidi nucleici, nucleotidi, nucleotide trifosfato</li>
<li>Composti fenolici, polifenoli, luteolina, derivati dell’acido clorogenico</li>
<li>Flavonoidi specifici della sequoia: flavonoidi polimetossilati e auxine</li>
<li>Minerali: magnesio, bario, manganese, nichel, stronzio e zinco</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà e benefici</strong></p>
<p>La principale proprietà terapeutica della Sequoia gigante è quella tonica-stimolante, antiprostatica, tonificante dell&#8217;umore, remineralizzante.</p>
<p>Viene in genere utilizzato sotto forma di gemmoderivato (soluzione idrogliceroalcolica), rimedio naturale in caso di: astenia, ipertrofia prostatica, stanchezza, inappetenza, affaticamento nell’anziano, lieve depressione senile, osteoporosi senile.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: in letteratura non riporta reazioni avverse alla posologia raccomandata. Evitare in caso di patologie con aumento dei normali valori di chetosteroidi. Evitare l’assunzione in caso di sensibilità individuale alla pianta, in gravidanze ed allattamento.</p>
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		<title>Piantaggine lanceolata &#124; Plantago lanceolata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle Plantaginaceae. È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale. Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (<em>Plantago lanceolata</em> L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale.</p>
<p>Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine in Italia sono tre, utilizzate ugualmente: <em>Plantago lanceolata</em>, <em>Plantago media</em>, <strong>Plantago major</strong>, rispettivamente, <strong>piantaggine lanceolata</strong> (anche detta minore), <strong>piantaggine media</strong> e <strong>piantaggine maggiore</strong>. In questo articolo, per praticità, descriveremo la piantaggine lanceolata, ma tutti gli utilizzi e le indicazioni possono essere estese anche alle altre due specie. La piantaggine lanceolata si può riconoscere per le sue foglie percorse da cinque nervature ben marcate, più evidenti sulla pagina inferiore; quando è in fiore, invece, bisogna osservare le sue infiorescenze a spiga cilindrica che sbucano dai campi.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; e significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221;, ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; l’epiteto specifico (<em>lanceolata</em>) deriva dal latino &#8220;lanceolatum&#8221; e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance.</p>
<p>La piantaggine è una pianta perenne con radice forte e molte fibre radicali. Sopra la radice nascono subito le foglie dritte e orizzontali, lanceolate. Il tempo di fioritura va dalla primavera ad ottobre. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali, nei prati da sfalcio, ma anche lungo strade e nei coltivi, su suoli limoso-argillosi piuttosto profondi, ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana.</p>
<p>Le foglie sono disponibili tutto l&#8217;anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti.</p>
<p>Le foglie di piantaggine contengono <strong>glucosidi iridoidi</strong>, flavonoidi (luteolina), <strong>mucillagini, tannini, pectine, acido salicilico, sali minerali</strong>. La presenza di questi principi attivi conferisce alla pianta <strong>proprietà bechiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antinfiammatoria della piantaggine è dovuta all&#8217;<strong>aucubina</strong>, che per idrolisi libera una genina biciclica di nome <strong>aucubigenina</strong>. Questo principio attivo possiede una marcata proprietà antiallergica e decongestionante, il cui meccanismo di azione si esplica nell&#8217;inibizione della sintesi dei mediatori dell&#8217;infiammazione: è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubigenina</strong> inoltre contrasta la proliferazione del batterio <em>Staphilococco Aureo</em>, rivelandosi un rimedio <strong>batteriostatico</strong> nei confronti di questo microrganismo. Per questa ragione la piantaggine è utilizzata efficacemente negli <strong>stati infiammatori della cute e delle mucose</strong>, che rivestono bocca, gola e vie respiratorie in genere, in caso di tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, allergia, sinusite; e per le infiammazioni dell&#8217;apparato urogenitale; in presenza di reazioni allergiche e infezioni batteriche, grazie anche all&#8217;<strong>azione antisettica</strong>, esercitata dagli acidi fenolici (<strong>acido clorogenico</strong> e <strong>idrossibenzoico</strong>). Infine, trova impiego come rimedio diuretico e remineralizzante per il suo contenuto di acido silicico, zinco e potassio.</p>
<p>Per uso esterno, la piantaggine, come tutte le plantago, possiede <strong>doti fortemente cicatrizzanti</strong> e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. <strong>È consigliato l&#8217;uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali. Ha azione lenitiva, antipruriginosa, decongestionante</strong>, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.</p>
<p>In cucina, la piantaggine può essere utilizzata per fare il pesto, oppure nei minestroni, lessata con un po&#8217; di olio o per fare la pasta verde, per via del bel colore delle sue foglie negli impasti. Le giovani foglie si possono usare a crudo nelle insalate; ha tuttavia un sapore molto amaro.</p>
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		<title>Forskolin &#124; Coleus forskohlii (Willd.) Briq.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/forskolin-coleus-forskohlii-willd-briq/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 14:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coleus forskohlii, comunemente conosciuto come coleus indiano, è una pianta dal nome ostico, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae o Labiatae. Coleus significa &#8220;guaina&#8221; e si riferisce alla parte della radice che appunto è utilizzata e da cui si estrae il principio attivo forskolina. Il C. Forskohlii è una pianta perenne, aromatica e con tuberi &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Coleus forskohlii</em>, comunemente conosciuto come <strong>coleus indiano</strong>, è una pianta dal nome ostico, appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em> o <em>Labiatae</em>. <em>Coleus</em> significa &#8220;guaina&#8221; e si riferisce alla parte della radice che appunto è utilizzata e da cui si estrae il principio attivo <strong>forskolina</strong>.</p>
<p>Il <em>C. Forskohlii</em> è una pianta perenne, aromatica e con tuberi odorosi che può raggiungere l&#8217;altezza di 90 cm.; le foglie sono di colore verde chiaro con margini dentellati; i fiori possono essere di colore viola-azzurro oppure possono essere di una tonalità fra il blu e l&#8217;indaco. Le radici della pianta sono carnose e aromatiche e costituiscono la <strong>droga</strong>, intesa in questo senso come la parte di pianta utilizzata che contiene e da cui si ricavano le sostanze attive che rendono questa specie vegetale così interessante. Il <em>coleus</em> è particolarmente diffuso in territorio asiatico e pare essere originario di Paesi come India, Nepal, Thailandia, Birmania. E’ impiegato da secoli nella <strong>medicina ayurvedica</strong> soprattutto per il trattamento di disturbi che interessano il sistema cardiovascolare, l&#8217;apparato respiratorio e il sistema nervoso.</p>
<p>Il <strong>Coleus forskohlii</strong> deve il suo nome all&#8217;esploratore e naturalista svedese Pehr Forsskal che lo ha scoperto e descritto nel 18° secolo. Solo nel XX secolo (1974 per essere precisi) la ricerca occidentale ha identificato il principio attivo contenuto nelle sue radici che è responsabile delle sue proprietà medicinali.</p>
<p>All&#8217;interno del <em>coleus</em> sono presenti diverse sostanze capaci di esercitare azioni sull&#8217;organismo e presenti in quantità significative, quali:</p>
<ul>
<li><strong>Forskolina</strong> (è la sostanza attiva che desta maggior interesse e a cui vengono attribuite la maggior parte delle proprietà ascritte al <em>Coleus forskohlii</em>);</li>
<li><strong>Diterpeni e triterpeni</strong>;</li>
<li><strong>Acido rosmarinico</strong>;</li>
<li><strong>Beta-sitosteroli</strong>;</li>
<li><strong>Luteolina</strong>;</li>
<li><strong>Glicosidi cardioattivi</strong>.</li>
</ul>
<p>La forskolina è un derivato diterpenico, anche conosciuto con il nome di <strong>coleonolo</strong>. capace di esercitare differenti azioni sull&#8217;organismo, come: <strong>attività inotropa positiva </strong>(aumenta la forza di contrazione del muscolo cardiaco); <strong>azione ipotensiva</strong>; <strong>attività vasodilatatoria</strong>; <strong>azione antinfiammatoria; azione broncodilatatoria</strong>; <strong>attività rilassante nei confronti della muscolatura liscia</strong>; <strong>attività antiaggregante piastrinica</strong>; <strong>azione anti-glaucoma</strong>; <strong>stimolazione del rilascio di insulina</strong> (finora, dimostrata solo in vitro); <strong>azione antidepressiva</strong>. Nonostante tutto questo, l&#8217;attenzione sulla forskolina si è destata soprattutto per le possibili <strong>proprietà brucia grassi </strong>(azione lipolitica)<strong> e stimolanti il metabolismo </strong>(stimola la produzione e normalizzazione degli ormoni iodati, senza inibire la produzione endogena di TSH). Inoltre la forskolina è capace di aumentare l&#8217;enzima <strong>adenilatociclasi</strong> e attivare la cascata enzimatica che porta alla scissione dei trigliceridi favorendo l&#8217;aumento della massa magra tramite l&#8217;attivazione della <strong>fosforilasi</strong> nei muscoli scheletrici, la liberazione di insulina e la sintesi degli ormoni anabolici. Inoltre, soprattutto in associazione alle xantine (caffeina, teofillina), inibisce le <strong>fosfodiesterasi </strong>prolungando l’azione del cAMP. Inoltre, <strong>inibisce a livello centrale la voglia di consumare zuccheri</strong>.</p>
<p>Diversi sono stati gli studi condotti sulla <strong>forskolina</strong> al fine di dimostrarne le suddette attività, ma ulteriori e approfondite ricerche sono necessarie prima di poter proporre e approvare una qualsiasi applicazione terapeutica della forskolina.</p>
<p>L’uso della forskolina è sconsigliato nelle persone con stomaci sensibili, inclini al bruciore di stomaco e alla malattia da reflusso gastroesofageo; agli ipotesi o soggetti che fanno uso di ipotensivanti; alle donne incinte o che allattano.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: Nell&#8217;India orientale, in Thailandia e nel Sud-Est asiatico, il <em>Coleus forskohlii</em> viene utilizzato come condimento o spezia; quindi, non trova solo impiego in ambito terapeutico, ma anche in ambito alimentare.</p>
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		<title>Eufrasia &#124; Euphrasia Officinalis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/eufrasia-euphrasia-officinalis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 16:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[apigenina]]></category>
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		<category><![CDATA[derivati idrocinnamici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Euphrasia L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Orobanchaceae, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee annuali o perenni e dai piccoli fiori labiati. L’eufrasia è un&#8217;erba che cresce comunemente in Europa, Asia e Nord America, caratterizzata da piccoli fiori bianchi che presentano striature violacee e una spruzzata di giallo vicino al &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Euphrasia</em> L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle <em>Orobanchaceae</em>, dall&#8217;aspetto di piccole erbacee annuali o perenni e dai piccoli fiori labiati.</p>
<p>L’eufrasia è un&#8217;erba che cresce comunemente in Europa, Asia e Nord America, caratterizzata da piccoli fiori bianchi che presentano striature violacee e una spruzzata di giallo vicino al centro.</p>
<p>Il nome di questo genere (<em>Euphrasia</em>) venne introdotto per la prima volta da Linneo nel 1735 ed è derivato da un vocabolo greco &#8220;εuφροσύνη&#8221; il cui significato è pressappoco “ilarità” oppure “diletto, gioia”. Qualche altro testo fa riferimento a una delle “tre Grazie” (celebrate nell&#8217;opera più conosciuta di Antonio Canova), chiamata appunto “Eufrosine”, figlia di Zeus.</p>
<p>Il nome botanico dell&#8217;eufrasia deriva dalla composizione delle parole greche <em>eu</em>, “bene”, e <em>phren</em>, “animo”; forse in allusione al suo elegante portamento. Infatti, la pianta non viene citata dagli antichi per scopi terapeutici. È segnalata per la prima volta da Ildegarda di Bingen, che la consiglia nelle ferite e non per la cura degli occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’eufrasia è dotata di <strong>proprietà decongestionanti, stomachiche, amaro-toniche, astringenti, antinfiammatorie, antisettiche oculari e antiallergiche</strong> dovute alla presenza di:</p>
<ul>
<li>Flavonoidi, composti con grandi effetti antiossidanti e antistaminici: 0,38%: apigenina, luteolina, kampferolo, ramnetina, quercetina</li>
<li>Polifenoli, sostanze naturali con proprietà antiossidanti, anticancerogene, antinfiammatorie e antibatteriche: 1,47%;</li>
<li>Acidi fenolici: acido caffeico e derivati, acido clorogenico e derivati</li>
<li>Derivati idrocinnamici: 1.97%</li>
<li>Tannini, molecole con proprietà astringenti, antibiotiche, antimicotiche e antivirali;</li>
<li>Iridoidi, molecole con proprietà spasmolitiche, antiallergiche e ipotensive: aucubina 0,05%</li>
</ul>
<p>Nella tradizione medica europea, l’eufrasia è stata usata per secoli come <strong>rimedio per trattare i disturbi degli occhi </strong>come congiuntiviti, blefariti, orzaioli, stanchezza oculare o altre affezioni degli occhi; il sollievo da tali affezioni era motivo di grande gioia, da ciò il nome scientifico (dal greco <em>euphrasia</em> = gaiezza) e i numerosi appellativi popolari (in inglese la pianta è nota come <em>Eyebright</em> = occhio luminoso, mentre in Francia si parla di <em>Casse-Lunettes</em> = rompi-occhiali). Per tale motivo, l’eufrasia è frequentemente utilizzata all&#8217;interno di colliri o impacchi oculari.</p>
<p>L’attività antinfiammatoria, da impiegarsi in caso di congiuntiviti, blefariti o altre affezioni degli occhi (utilizzo che comunque non è stato ufficialmente approvato).</p>
<p>Altro impiego è costituito dai <strong>disturbi delle vie aeree, </strong>come la tosse, il raffreddore e febbre da fieno.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubina</strong>, inoltre, ha dimostrato di esercitare un&#8217;<strong>attività epatoprotettiva </strong>nei confronti dei danni causati da avvelenamenti da tetracloruro di carbonio e da alfa-amanitina, ma non solo. Infatti, da alcuni studi condotti in vitro è anche emerso che l&#8217;aucubina sarebbe in grado di inibire il virus dell&#8217;epatite B. Ad ogni modo, prima di poter approvare simili applicazioni mediche dell&#8217;eufrasia, è necessario condurre ulteriori e più approfonditi studi.</p>
<p>L&#8217;eufrasia è ampiamente impiegata anche in ambito omeopatico, dove la si può trovare sotto forma di granuli, gocce orali e collirio.</p>
<p>La medicina omeopatica sfrutta questa pianta in caso di riniti allergiche, congiuntivite, eccessiva lacrimazione, irritazione, bruciore e arrossamento oculare.</p>
<p>La quantità di rimedio omeopatico da assumersi può essere differente da individuo a individuo, anche in funzione del tipo di disturbo che è necessario trattare e a seconda della tipologia di preparazione e di diluizione omeopatica che s&#8217;intende impiegare.</p>
<p>N.B.: le applicazioni dell&#8217;eufrasia per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere prive di efficacia terapeutica o risultare addirittura dannose per la salute.</p>
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		<title>Perilla frutescens Britt.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/perilla-frutescens-britt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2022 15:58:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido linoleico]]></category>
		<category><![CDATA[acido rosmarinico]]></category>
		<category><![CDATA[acido sinapico]]></category>
		<category><![CDATA[antociani]]></category>
		<category><![CDATA[apigenina]]></category>
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		<category><![CDATA[kaennip]]></category>
		<category><![CDATA[luteolina]]></category>
		<category><![CDATA[Perilla]]></category>
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		<category><![CDATA[tempura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pianta erbacea della famiglia delle Lamiacee, originaria dell´Asia orientale, viene coltivata particolarmente in Giappone, Cina, Corea; è una pianta officinale annuale che per le sue spiccate proprietà antiallergiche, antin-fiammatorie e antiossidanti, è utile anche nel processo di rigenerazione cellulare: l’appel-lativo di pianta della giovinezza la rende non a caso particolarmente adatta nel contrastare l’invecchiamento cellulare. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pianta erbacea della famiglia delle Lamiacee, originaria dell´Asia orientale, viene coltivata particolarmente in Giappone, Cina, Corea; è una pianta officinale annuale che per le sue spiccate <strong>proprietà antiallergiche, antin-fiammatorie e antiossidanti</strong>, è utile anche nel processo di rigenerazione cellulare: l’appel-lativo di <strong>pianta della giovinezza</strong> la rende non a caso particolarmente adatta nel contrastare l’invecchiamento cellulare.</p>
<p>Possiede foglie ovali seghettate verdi o rosse, caratteristiche infiorescenze in spighe, dai quali si ottengono i semi molto ricchi di acido alfa-linoleico, utilizzati frequentemente per l´estrazione di oli alimentari ricchi di acidi grassi poliinsaturi. Dalle foglie e dai semi si possono ottenere estratti ricchi di flavonoidi.</p>
<p>La Perilla è una <strong>pianta della medicina tradizionale cinese e giapponese</strong>, usata per la cura delle affezioni delle vie respiratorie, per i reumatismi e in caso di spasmi.</p>
<p>Recentemente, l´approfondimento del fitocomplesso ha rivelato la presenza di costituenti attivi di natura flavonica che hanno rivelato eccellenti proprietà antiallergiche. La Perilla è quindi divenuta in breve la <strong>pianta di elezione in formulazioni antiallergiche</strong>, senza presentare gli effetti collaterali tipici degli analoghi rimedi farmacologici.</p>
<p>I complessi flavonici sono presenti nelle foglie e nei semi ma solo dai semi si ottiene l’estratto che ha mostrato una significativa attività sui principali mediatori della risposta infiammatoria dell´organismo.</p>
<p>Principi attivi: polifenoli e flavonoidi (<strong>luteolina, apigenina, crisoeriolina e acido rosmarinico</strong>); <strong>acidi grassi essenziali della serie omega 6 (acido linoleico)</strong>.</p>
<p><strong>Alla pianta vengono attribuite proprietà: antiallergiche, antiossidanti, immuno-modulatrici, antispastiche. </strong></p>
<p>Trova <strong>indicazioni per uso interno</strong>: disturbi allergici in genere, allergie delle vie respiratorie (febbre da fieno, asma), dermatiti atopiche, orticaria, eczema da contatto, allergie stagionali.</p>
<p>La <em>Perilla frutescens</em> trova numerose forme d’impiego <strong>come pianta alimentare</strong> (ortaggio da foglia, aromatica e per l’olio estratto dai semi), ma anche <strong>come pianta cosmetica e medicinale</strong>. I semi sono utilizzati come <strong>mangime per uccelli ed altri animali</strong> o per consumo umano.</p>
<p><strong>L&#8217;olio derivato dai semi viene utilizzato come combustibile</strong>, come olio essiccante per vernici oppure come olio da cucina. In Giappone e in Cina, i semi vengono tostati e la polvere ottenuta viene utilizzata come aromatizzante, oppure vengono impiegati per insaporire le pietanze. I semi contengono circa il 45% di olio per la maggior parte composto da acidi grassi insaturi, in particolare acido linolenico (circa 68%) e acido linoleico (circa 14%) notoriamente efficaci nel prevenire molte importanti malattie e nel trattamento delle allergie. L’olio di perilla contiene anche 17 aminoacidi e non include componenti insalubri come ad esempio l&#8217;<strong>acido sinapico</strong> che è ricco di olio di colza; è quindi un olio commestibile, di alta qualità. Le foglie sono usate per produrre un olio essenziale per aromatizzare.</p>
<p>Nella cucina asiatica sono utilizzate nelle preparazioni gastronomiche di diversi piatti tradizionali, soprattutto coreani (<strong>kaennip</strong>) e giapponesi (<strong>shiso</strong>). La perilla è <strong>consumata fresca, in salamoia, sottaceto o conservata in salsa di soia</strong> per insaporire riso e come contorno ai piatti più semplici, ma anche in ricette a base di pesce, zuppe e insalate. Da sola può essere cucinata come <strong>tempura</strong>, un piatto tipico dei paesi orientali, in cui pesce e verdure sono mischiati a una pastella e fritti. <strong>La varietà</strong> di perilla di colore rosso (o viola), chiamata <strong>Aka-Shiso</strong> in Giappone, <strong>è ricca di antociani</strong> ed è spesso usata come guarnizione, aromatizzante e colorante.</p>
<p>Sono numerosi gli impieghi della perilla nel campo della medicina tradizionale e dell’erboristeria, grazie alla presenza dei suoi composti biologicamente attivi.</p>
<p>L’impiego nella medicina asiatica è giustificato dalle <strong>proprietà antimicrobiche, antiallergiche, antinfiammatorie, anticolesterolemiche, antiasmatiche, antibatteriche, antispasmodiche e antitosse</strong>. I gambi della pianta sono tradizionalmente utilizzati come <strong>analgesico</strong> e come <strong>agente anti-abortivo</strong>. Le foglie sembrano essere utili <strong>contro asma, raffreddori, influenze</strong> e per regolare la funzione dello stomaco, mentre i semi vengono impiegati per combattere la dispnea e come sollievo per la tosse, eliminando il catarro. Alcuni studi su animali suggeriscono che <em>P. frutescens</em> potrebbe anche essere utile per combattere l’anafilassi, grave reazione allergica a rapida comparsa che può causare la morte, comunemente associata a punture di insetti, assunzione di alimenti e farmaci.</p>
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		<title>Salvia officinale &#124; Salvia officinalis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 15:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[acidi caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido carnosico]]></category>
		<category><![CDATA[acido rosmarinico]]></category>
		<category><![CDATA[apigenina]]></category>
		<category><![CDATA[cineolo]]></category>
		<category><![CDATA[luteolina]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<category><![CDATA[tujoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La salvia comune (Salvia officinalis L.) è una piccola pianta perenne erbacea aromatica dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Il nome generico (Salvia) deriva dal latino &#8220;salvus&#8221;; l&#8217;epiteto specifico (officinalis) indica una pianta con proprietà medicinali reali o supposte. Componenti: olio essenziale; acidi triterpenici, aromatici ed organici; saponine; flavonoidi; sostanze amare; vitamine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>salvia</strong> comune (<em>Salvia officinalis L</em>.) è una piccola pianta perenne erbacea aromatica dai delicati fiori labiati appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>. Il nome generico (Salvia) deriva dal latino &#8220;salvus&#8221;; l&#8217;epiteto specifico (<em>officinalis</em>) indica una pianta con proprietà medicinali reali o supposte.</p>
<p>Componenti: olio essenziale; acidi triterpenici, aromatici ed organici; saponine; flavonoidi; sostanze amare; vitamine B, C; minerali.</p>
<p>La Salvia trova <em>impiego in cucina</em> fin dai tempi antichi, come pianta aromatica. Nonostante la sua origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d&#8217;Europa. Meno comune ma non raro è il suo impiego per cibi di tipo diverso: pasta (notissimi in Italia i tortelloni burro e salvia), formaggi alle erbe, zuppe e le foglie di salvia fritte in pastella. In Medio Oriente la salvia viene usata per aromatizzare l&#8217;arrosto di montone. In genere la salvia non si impiega in combinazione con altre aromatiche, perché il suo aroma molto intenso annullerebbe quello delle altre spezie.</p>
<p>La Salvia viene anche utilizzata nell’aromatizzazione dei vini, liquori e bevande rendendoli più digestivi; per proteggere gli indumenti dalle tarme, per profumare gli armadi ed in cosmetica nella preparazione di bagnoschiuma, schampoo e dentifrici.</p>
<p>Anche le virtù terapeutiche sono conosciute dai tempi antichi. Alla salvia vengono attribuite <strong>proprietà antinfiammatorie, antisettiche, digestive, calmanti. antibatteriche, antifungine, virustatiche, balsamiche, spasmolitiche, coleretiche, astringenti e antisudorifere </strong>(sarebbe capace di contrastare l&#8217;eccessiva sudorazione). Gran parte di queste proprietà sono ascritte principalmente all&#8217;olio essenziale contenuto nella pianta stessa. Occorre però fare una distinzione in base alla forma farmaceutica utilizzata: estratti idroalcolici e decotto esibiscono attività disinfettante, ma devono essere assunti solo per via esterna, dato che l&#8217;olio essenziale, in cui è presente tujone, può avere effetti neurotossici (necessaria la prescrizione medica).</p>
<p>L&#8217;<strong>acido rosmarinico</strong> contenuto nella salvia sembra in grado di esercitare un&#8217;<strong>azione</strong> <strong>antidiabetica</strong> attraverso la diminuzione dei livelli elevati di glicemia e l&#8217;inibizione della perossidazione lipidica; al tempo stesso, sembra in grado di esercitare un&#8217;<strong>azione</strong> <strong>antiossidante</strong>, favorendo l&#8217;attività di enzimi quali la superossido dismutasi e la catalasi.</p>
<p>Grazie all&#8217;azione antinfiammatoria e antibatterica di cui è dotata, la salvia ha ottenuto l&#8217;approvazione ufficiale per essere impiegata nel trattamento delle infiammazioni della mucosa orale e della mucosa faringea.</p>
<p>La salvia inoltre è in grado di alleviare le sindromi mestruali dolorose e alcuni disturbi della menopausa (per cui viene chiamata “estrogeno naturale”); dà buoni risultati nelle ritenzioni idriche, reumatismi, emicranie, gengiviti ed ascessi (per cui è presente in alcuni dentifrici, avendo anche azione sbiancante sui denti).</p>
<p>La salvia è controindicata nelle patologie nervose, nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento.</p>
<p>Recentemente, l&#8217;attenzione è stata posta sul legame tra specifici <strong>composti bioattivi presenti nella salvia</strong> e particolari effetti sulla salute. I componenti fenolici sono molto abbondanti nella salvia e possono essere divisi in due gruppi: <strong>acidi fenolici</strong>, tra cui acido caffeico, vanillico, ferulico e rosmarinico, e <strong>flavonoidi</strong>, tra cui luteolina, apigenina e quercetina. I <strong>monoterpeni</strong> più comuni includono: α e β-tujone, 1,8-cineolo e canfora.</p>
<p>La composizione bioattiva dei derivati della salvia dipende sia dalla tecnica di estrazione, che dalla parte della pianta utilizzata, che dal tipo di salvia, infatti, ne esistono molte specie diverse, ma anche dal luogo e dal momento della raccolta.</p>
<p>Per esempio, gli estratti di foglie di salvia hanno il più alto contenuto di polifenoli, mentre le parti del fiore contengono una percentuale più piccola di tujone rispetto alle foglie.</p>
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