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	<title>Luizet Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Albicocca &#124; Prunus armeniaca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 15:57:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;albicocca è il frutto dell&#8217;albicocco (Prunus armeniaca), appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere prunus, cui appartengono anche ciliegia, prugna, mandorla, pesca. Con alcuni di questi sono stati prodotti vari ibridi molto apprezzati dai mercati in cui sono stati introdotti. L&#8217;albicocco è una pianta originaria della parte di Cina nordorientale confinante con la Russia. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>albicocca</strong> è il frutto dell&#8217;albicocco (<em>Prunus armeniaca</em>), appartenente alla famiglia delle Rosacee e al genere <em>prunus</em>, cui appartengono anche ciliegia, prugna, mandorla, pesca. Con alcuni di questi sono stati prodotti vari ibridi molto apprezzati dai mercati in cui sono stati introdotti.</p>
<p>L&#8217;albicocco è una pianta originaria della parte di Cina nordorientale confinante con la Russia. La sua presenza data più di 5.000 anni di storia. Da lì si estese lentamente verso ovest attraverso l&#8217;Asia centrale sino ad arrivare in Armenia (da cui prese il nome, ancora oggi in Liguria vengono chiamate in dialetto &#8220;armugnin&#8221;, in Lombardia &#8220;mugnàgh&#8221; e in Veneto e in Friuli &#8220;armełin&#8221;) dove, si dice, venne scoperta da Alessandro Magno.</p>
<p>I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C., ma la sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fu consolidata dagli arabi: infatti &#8220;albicocco&#8221; deriva dall&#8217;incontro tra la parola latina <em>praecoquum</em> (precoce) con la parola araba <em>al-barqūq</em>.</p>
<p>In America è stata portata dagli Europei a partire dal 1700. Oggi è diffusa in oltre 60 Paesi, anche se è nel bacino del Mediterraneo che si raccoglie il 60% della produzione mondiale di albicocche. Viene coltivato in climi caldi o temperati e relativamente asciutti.</p>
<p><strong>L&#8217; albicocco</strong> si presenta come un piccolo albero a foglia caduca che può raggiungere i 12-13 metri allo stato selvatico. Nelle coltivazioni, tuttavia, la pianta viene tenuta sotto i 3,5 metri per agevolare la raccolta dei frutti. Ha una chioma a ombrello, con tronco e rami sottili e leggermente contorti. Le foglie sono ellittiche, con punte acuminate e bordo seghettato e piccioli rosso violaceo. La larghezza media è di 7–8 cm, ma varia da una cultivar all&#8217;altra, pur restando più larga di altre piante della medesima famiglia.<br />
I fiori sono molto simili ai loro cugini ciliegio, pruno e pesco. I fiori sono singoli, ma sbocciano a gruppetti che si situano all&#8217;attaccatura delle foglie. Hanno 5 sepali e petali, molti stami eretti e variano dal bianco puro ad un lieve colore rosato.<br />
La pianta viene impollinata usualmente dagli insetti o altro e non richiede impollinazione manuale. Il frutto è una drupa con seme legnoso all&#8217;interno. Solo alcune varietà presentano l&#8217;autosterilità, e quindi spesso un albero singolo fruttifica regolarmente.</p>
<p>Le albicocche, a seconda della varietà, <strong>si trovano da maggio a luglio</strong>, ma non oltre perché sono molto deperibili.</p>
<p><strong>Le varietà</strong></p>
<p>Esistono numerose varietà, per lo più con diffusione limitata, a causa di una difficoltà di adattamento tipica di questa specie.</p>
<ul>
<li><strong>Amabile Vecchioni</strong>: Albero che produce frutti grandi che maturano solitamente negli ultimi dieci giorni di giugno. La fioritura avviene nel mese di marzo e precede quasi tutti gli altri alberi da frutto. Non teme i climi e le temperature più rigide ma prospera come ogni albicocco in climi caldi e asciutti.</li>
<li><strong>Diavola</strong>: Varietà molto coltivata in Campania, caratterizzata da un portamento vigoroso e da una spiccata longevità. Produce frutti con pigmentazione rossastra e di discreta pezzatura previo diradamento.</li>
<li><strong>Galàtone</strong>: Da un paesino della costa pugliese, una piccola ma saporitissima albicocca: quella di Galàtone è una varietà autoctona poco nota, ma subito riconoscibile per dei puntini, quasi delle piccole &#8220;lentiggini&#8221; presenti sulla buccia. Protetta da presidio Slow Food, l&#8217;albicocca di Galàtone si presenta tenerissima e dal sapore particolarmente dolce.</li>
<li><strong>Pindos</strong>: Varietà precoce, la si può iniziare a raccogliere verso la fine di maggio. Ha un portamento poco vigoroso. Produce frutti di buona pezzatura purché si pratichi il diradamento.</li>
<li><strong>Preole</strong>: Varietà coltivata soprattutto in Campania, con portamento poco vigoroso e frutti di piccola pezzatura.</li>
<li><strong>Reale di Imola</strong>: Varietà un tempo coltivata in Emilia-Romagna, matura in questa regione nel mese di luglio. Il frutto è di pezzatura media, di color oro e con polpa gialla. Viene abbandonata perché i frutti della stessa pianta maturano scalarmente e quindi necessitano più passaggi per la raccolta. Ha un difficile adattamento ad altre condizioni climatiche.</li>
<li><strong>Perzicocche</strong>. Più che una varietà, questo è un nome adottato a livello regionale-locale per riferirsi alla comune albicocca. Non è ancora chiara l&#8217;etimologia del termine, in quanto difficile da ricostruire alla luce della rarità dei manufatti provenienti dalla regione oggetto.</li>
<li><strong>Scillato</strong>: L&#8217;albicocca di Scillato in Sicilia è una varietà di piccole dimensioni, caratterizzata da un sapore zuccherino molto intenso; è ottima per confetture e granite, e si segnala anche per il metodo di coltivazione, fatto a mano e senza trattamenti.</li>
<li><strong>Thyrintos</strong>: È una varietà molto precoce, che matura al Nord Italia nella prima settimana di giugno. I frutti sono di grande pezzatura, per questo continua ad essere offerta su tutti i mercati. Risulta abbastanza sensibile alla moniliosi, benché la malattia non abbia solitamente cause letali sulla pianta.</li>
<li><strong>Valleggina</strong>: Chiamata anche &#8220;<strong>Albicocca Valleggia</strong>&#8220;, viene coltivata nell&#8217;entroterra savonese. Il maggior centro produttivo si colloca nella piana di Valleggia (da cui prende il nome), situata alle spalle dei comuni di Savona e Vado Ligure e terminante nel comune di Quiliano. Il frutto è riconoscibile per il colore arancione brillante, pigmenti rosso acceso con una spiccata mascheratura rossa, di media pezzatura. Il periodo di raccolta si colloca tra la fine di giugno e l&#8217;inizio di luglio.</li>
<li><strong>Vesuviana</strong>. Dolci e dal sapore zuccherino, le albicocche vesuviane presentano un sovra colore rosso sfumato su una base di colore giallo o arancione. Vengono anche detta <em>crisommole</em> dal termine dialettale che ne sottolinea la morbidezza.</li>
</ul>
<hr />
<p><strong>La pianta</strong> di albicocco in sé non patisce il freddo e sopporta temperature davvero rigide, tuttavia fiorisce molto presto rispetto a quasi tutti gli altri alberi da frutto e questo rende la produzione di albicocche vulnerabile alle gelate primaverili. Inoltre l&#8217;albicocco è soggetto a funghi se troppo bagnato e le albicocche stesse possono marcire sulla pianta: questi fattori hanno determinato la sua diffusione in climi caldi e asciutti, dove il rischio di gelate è minore e minori sono le precipitazioni.</p>
<p><strong>Il frutto</strong> è una drupa, ha una dimensione tra i 3,5 e i 6 cm, un colore giallo uovo-arancione con lievi sfumature rosse e una buccia leggermente vellutata. Presenta un seme singolo, che somiglia a una mandorla. Gli albicocchi sono abbastanza precoci e cominciano a fruttificare già dal secondo anno, ma la piena produzione non comincia prima del terzo/quinto ed è più abbondante su alberi piccoli, e rami corti. Le albicocche necessitano di un periodo dai 3 ai 6 mesi per svilupparsi e maturare e sono prevalentemente raccolte a mano dai primi di maggio alla metà di luglio.</p>
<hr />
<p><strong>L&#8217;albicocca in cucina</strong></p>
<p>Le albicocche vanno scelte ben mature e consumate entro pochi giorni dall&#8217;acquisto poiché sono frutti deperibili. Proprio per questa loro fragilità vengono conservate o trattate in numerosi modi: essiccate (specie negli Stati Uniti d&#8217;America), sciroppate e conservate in lattine o congelate. Altrettanto comuni sono i prodotti derivati: il succo, la marmellata e la gelatina di albicocca, molto usata in pasticceria per apricottare (da <em>Apricot</em>, il nome in inglese di tale frutto) torte e pasticcini. L&#8217;apricottatura consiste nello spennellare la superficie di una torta di gelatina di albicocche prima di glassarla. Un esempio classico di questa tecnica, molto diffusa, è la famosa <strong>torta Sacher</strong>.</p>
<p>Le albicocche vengono impiegate solitamente in preparazioni <strong>dolci di vario tipo come gelati, sorbetti, marmellate e gelatine, succhi e sciroppi, torte e pasticcini</strong>. Tuttavia il loro gusto lievemente acidulo le rende adatte anche ad accostamenti salati, come le salse di accompagnamento alle carni rosse. Esse vengono anche <strong>utilizzate in liquoreria</strong>: un&#8217;acquavite di albicocche viene distillata nel Canton Vallese in Svizzera e porta il nome d&#8217;<strong>Abricotine</strong>, la più rinomata proviene da un&#8217;antica varietà, la <strong>Luizet</strong>. Anche nei Balcani si ottiene un distillato d&#8217;albicocca chiamato <strong>Kajsija</strong>.</p>
<p>Il seme dell&#8217;albicocca quanto quello della pesca viene detto <strong>armellina</strong>. Le armelline hanno usualmente un retrogusto gradevolmente amarognolo e vengono <strong>usate in pasticceria come essenza, come ingrediente negli amaretti, in sciroppi o liquori e in generale in abbinamento alle mandorle dolci</strong> per renderne più interessante il gusto. Tuttavia il loro consumo viene limitato a un uso aromatico poiché, come le foglie e i fiori dell&#8217;albicocco, <strong>contengono un derivato dell&#8217;acido cianidrico </strong>che, ad alte dosi, risulterebbe <strong>altamente tossico</strong>. Sebbene nel tessuto delle piante questa sostanza sia presente in percentuali molto basse e non pericolose, le armelline vanno mangiate con parsimonia ed è sconsigliabile farle mangiare ai bambini.</p>
<hr />
<p><strong>L&#8217;albicocca nella nutrizione</strong></p>
<p>L&#8217;albicocca è ricca di vitamina B, C, PP, ma soprattutto di carotenoidi, precursori della vitamina A. Due etti di albicocche fresche forniscono il 100% del fabbisogno giornaliero di vitamina A di un adulto, e sono quindi indicate per favorire la protezione della cute e potenziare le capacità visiva.</p>
<p>L&#8217;albicocca è ricca di magnesio, fosforo, ferro, calcio e potassio, facendone un alimento irrinunciabile per chi è anemico, spossato, depresso e cronicamente stanco. Si raccomanda ai convalescenti, ai bambini nell&#8217;età della crescita e agli anziani, ma è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali. Il sorbitolo invece conferisce all&#8217;albicocca leggere proprietà lassative.</p>
<hr />
<p><strong>Proprietà nutrizionali</strong></p>
<p>Le albicocche contengono buone quantità di minerali ed oligoelementi (magnesio, fosforo, ferro, calcio sodio, zolfo, manganese e potassio). La presenza di <strong>vitamina C e beta carotene (vitamina A)</strong> dona all&#8217;albicocca <strong>proprietà antiossidanti</strong>, protegge dall&#8217;inquinamento atmosferico e potenzia le difese immunitarie. <strong>L&#8217;abbondanza di carotenoidi stimola la produzione di melanina e favorisce l&#8217;abbronzatura</strong> proteggendo la pelle dai raggi solari. Inoltre questa vitamina migliora la capacità visiva e rinforza le ossa e i denti.</p>
<p>Le albicocche hanno inoltre <strong>proprietà antianemiche, eupeptiche</strong> e sono indicate negli stati di nervosismo, insonnia ed astenia psicofisica. Consumate mature sono di facile digestione. Le albicocche secche hanno anche proprietà lassative.</p>
<hr />
<p><strong>Valori nutrizionali medi</strong>: Il frutto è molto ricco di acqua, infatti in 100 gr di albicocca se ne trovano 86,3 g, cui si aggiungono: 6,8 g di zuccheri solubili 1,5 g di fibre (di cui 0,71 g sotto forma di fibre solubili e 0,83 g in forma di fibre insolubili); proteine: 0,4; grassi: 0,1. Fra i micronutrienti, sempre per 100 gr spiccano invece: 320 mg di potassio, 1 mg di sodio, 16 mg di calcio, 16 mg fosforo, 0,5 mg di ferro.</p>
<p>L’albicocca è anche un’ottima fonte di vitamine. In particolare, in 100 g di questo frutto si trovano: 13 mg di vitamina C; 0,5 mg di niacina (vitamina B3 o PP), 0,03 mg di riboflavina (vitamina B2), 0,03 mg di tiamina (vitamina B1) e vitamina A (360 µg di retinolo equivalente). Inoltre è una fonte di vitamina K, acidi organici, fenoli, composti volatili (come la benzaldeide), esteri, <strong>norisoprenoidi</strong> e <strong>terpenoidi</strong>. All’interno del nocciolo di albicocca si nasconde invece l’<strong>amigdalina </strong>(presente anche nei noccioli di pesca e mandorla amara), una sostanza capace di originare <strong>acido cianidrico</strong> <strong>tossico</strong> quando sottoposta ad idrolisi enzimatica; in particolare, l&#8217;amigdalina subisce l&#8217;azione delle b-glicosidasi, liberando due molecole di glucosio, una molecola di benzaldeide ed una molecola di acido cianidrico. Gli enzimi coinvolti in questa reazione non vengono prodotti direttamente dall&#8217;organismo umano, ma dalla flora batterica intestinale e da quella eventualmente presente nella droga ingerita. Dalla amigdalina, detta anche vitamina B17, è stato ricavato il <strong>laetrile</strong>. sperimentato nel trattamento antitumorale; tuttavia, nessuna dimostrazione scientifica finora è stata capace di trovare valide basi alla teoria che esso abbia un effetto antineoplastico.</p>
<p><strong>Il frutto apporta 28 calorie ogni 100 grammi di peso</strong>.</p>
<p>Le albicocche sono sconsigliate in caso di ulcera gastroduodenale e gastroenterocolite, oltre ovviamente quelle persone che possono manifestare allergie verso questo frutto.</p>
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