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	<title>lentisco Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Lentisco &#8211; Pistacia lentiscus L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 09:48:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Erbe aromatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lentisco (Pistacia lentiscus L., 1753) è un arbusto o piccolo albero sempreverde della famiglia delle Anacardiacee. Secondo il vocabolario Treccani, può essere chiamato anche &#8220;lentìschio&#8221;. Originario dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha portamento eretto, molto ramificato, e può raggiungere 4-5 m di altezza e 2-3 m di larghezza; la chioma è generalmente &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>lentisco</strong> (Pistacia lentiscus L., 1753) è un arbusto o piccolo albero sempreverde della famiglia delle Anacardiacee. Secondo il vocabolario Treccani, può essere chiamato anche &#8220;lentìschio&#8221;.</p>
<p>Originario dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha portamento eretto, molto ramificato, e può raggiungere 4-5 m di altezza e 2-3 m di larghezza; la chioma è generalmente densa per la fitta ramificazione, tondeggiante, e presenta un fusto molto corto, anche se talvolta si può sviluppare ad alberello. L&#8217;intera pianta emana un forte odore resinoso. Il lentisco è una specie dioica, con fiori femminili e fiori maschili separati su piante differenti.</p>
<p>La corteccia è grigio cinerina, il legno di colore roseo; le foglie sono composte, costituite da 10-12 foglioline ovali, di colore verde scuro brillante, cuoiose, lucide; all’inizio della primavera all’ascella fogliare sbocciano piccoli fiorellini riuniti in racemi, di colore verdastro i fiori femminili, più scuri e tendenti al rosso i fiori maschili; in estate i fiori lasciano il posto ai piccoli frutti, delle bacche tondeggianti di colore rosso, che divengono nere a maturazione, in inverno. Le foglie e i rami sono intensamente profumati, la resina contenuta nella corteccia veniva utilizzata per produrre un <strong>mastice gommoso</strong> fin dall’antichità, chiamato in greco <em>mastiche,</em> da cui deriva appunto la parola italiana mastice; ancora oggi <strong>la pianta viene utilizzata in erboristeria e nell&#8217;industria dei profumi.</strong></p>
<p>Il frutto è una piccola drupa sferica o ovoidale, di 4–5 mm di diametro, è commestibile ed ha un sapore simile all’uva passa. Inizialmente è rossastra e con tempo volge al nerastro. Il seme è identico a quello del pistacchio ed è edule. In alcune zone (per esempio nel Nord dell’Africa) entra nella composizione di zuppe in abbinamento per esempio a dei legumi.</p>
<p>La fioritura ha luogo in primavera, da aprile a maggio. I frutti rossi sono ben visibili in piena estate e in autunno e maturano in inverno.</p>
<p>Il nome italiano di questo albero deriva dal latino e significa “<strong>viscoso</strong>” in riferimento, probabilmente, al liquido che si può ricavarne.</p>
<p>Il lentisco è una specie diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo prevalentemente nelle regioni costiere, in pianura e in bassa collina. In genere non si spinge oltre i 400-600 metri. La zona fitoclimatica di vegetazione è il Lauretum. In Italia è diffuso in Liguria, nella penisola e nelle isole. Sul versante adriatico occidentale non si spinge oltre Ancona. In quello orientale risale molto più a Nord, arrivando a tutta la costa dell&#8217;Istria.</p>
<p>È una <strong>pianta eliofila, termofila e xerofila</strong>, resiste bene a condizioni prolungate di aridità, mentre teme le gelate. Non ha particolari esigenze pedologiche.</p>
<p>Al lentisco vengono riconosciute <strong>proprietà pedogenetiche</strong> ed è considerata una specie miglioratrice nel terreno. Il terriccio presente sotto i cespugli di questa specie è considerato un buon substrato per il giardinaggio. Per questi motivi la specie è <strong>importante</strong>, dal punto ecologico, <strong>per il recupero e l&#8217;evoluzione di aree degradate</strong>.</p>
<p><strong>Utilizzi</strong></p>
<p>Pur avendo perso gran parte della sua antica importanza, il lentisco è una specie che ha ancora una larga utilizzazione per molteplici scopi.</p>
<p>La <strong>resina</strong> si può estrarre praticando incisioni sul fusto e sui rami in piena estate e raccogliendola dopo che si è rappresa all&#8217;aria. Si sottopone a lavaggio per eliminare le impurità e si conserva dopo essiccazione in contenitori di legno.</p>
<p>La <strong>resina del lentisco</strong> è detta <strong>mastice di Chio</strong> o <strong>mastic</strong> e in diverse lingue è indicata con il termine di <strong>mastice</strong>. La pianta veniva infatti chiamata “<strong>albero del mastice</strong>”. Da questo si ricavava <strong>una gomma </strong>di colore giallo<strong> dal profumo e dal sapore molto aromatico</strong> usata in passato come <strong>gomma da masticare</strong> &#8211; come oggi facciamo con il chewing-gum &#8211;  anche per la sua azione benefica sul cavo orale (rassodante delle gengive e purificante dell&#8217;alito). È inoltre considerata <strong>antidiarroico</strong>. Ancora oggi, come per il passato con la resina, sciolta nella trementina purissima, si prepara una vernice per <strong>impieghi artistici</strong> (pittura a olio e/o a tempera) sia per &#8220;mesticare&#8221; colori sia per restauri neutri su dipinti antichi. Le sue caratteristiche ne consentono infatti l&#8217;asportazione senza danno alcuno.</p>
<p>Nella <strong>medicina tradizionale</strong> dei paesi del bacino del Mediterraneo <strong>la resina del lentisco</strong> <strong>è comunemente utilizzata per combattere affezioni dell’apparato digerente e in particolare le ulcere dello stomaco</strong>. La sua efficacia ad ogni modo è stata confermata da recenti studi scientifici, che hanno dimostrato che essa è capace di combattere il batterio <em>Heliobacter pylori</em>. Un modo comunque di effettuare queste cure avviene attraverso la masticazione della resina. È una pratica molto comune in alcune isole della Grecia.</p>
<p>Gli impieghi attuali della <strong>resina </strong>vanno dalla profumeria all&#8217;odontotecnica (come componente di paste per le otturazioni e mastici per le dentiere). È anche impiegato come componente nella produzione della <strong>gomma da masticare</strong> e prende il nome di <strong>Mastice di Chios</strong>.</p>
<p><strong>Il legname del lentisco</strong> ha un colore che va dal rosa all’ocra con bellissime venature gialle; è apprezzato per <strong>lavori di intarsio</strong> grazie al colore rosso venato ed in <strong>ebanisteria</strong>. In passato veniva usato per produrre carbone vegetale e ancora oggi è apprezzato per alimentare i forni a legna delle pizzerie, in quanto la sua combustione permette di raggiungere alte temperature in tempi rapidi.</p>
<p>Le <strong>foglie, ricche di tannini</strong>, venivano usate per la concia delle pelli. I rami sono usati come verde ornamentale. Tale uso massiccio attraverso tagli indiscriminati senza alcun controllo da parte degli organi preposti sta causando seri danni ai boschi dell&#8217;Albania, della Tunisia e del sud Italia. Per ovviare a tale distruzione dell&#8217;habitat si è cominciato timidamente a coltivarlo (primi impianti nella zona di Latina).</p>
<p><strong>Oli di lentisco</strong></p>
<p><strong>Dal lentisco si possono estrarre diversi oli: un olio fisso estratto dai semi e due oli essenziali estratti rispettivamente dalle foglie o dai frutti</strong> (N°Cas: 90082-82-9).</p>
<p><strong>L’olio che si estrae dai suoi frutti ha un colore giallo e un profumo molto intenso. È utilizzato a scopo terapeutico e come olio essenziale per massaggi</strong>. Alcune sue proprietà decongestionanti nei confronti del sistema linfatico sono universalmente riconosciute.</p>
<p>In Sardegna l&#8217;olio di semi di lentisco (oll&#8217;e stincu) è stato fino al XX secolo il grasso alimentare vegetale più consumato dopo l&#8217;olio d&#8217;oliva e dell&#8217;olio di olivastro. L&#8217;olio d&#8217;oliva di una certa qualità era infatti destinato alle mense dei ricchi e per le occasioni particolari, mentre gran parte dell&#8217;olio prodotto, essendo di scarsa qualità, era utilizzato prevalentemente per alimentare le lampade. <strong>L&#8217;olio di lentisco era forse apprezzato per le sue spiccate proprietà aromatiche, di gran lunga superiori a quelle dell&#8217;olio lampante</strong>, ma in ogni modo si trattava di un alimento destinato alle mense dei poveri, a cui si faceva largo ricorso in periodi di carestia e in occasioni di scarso raccolto dagli olivi e dagli olivastri. La tradizione dell&#8217;olio di lentisco come grasso alimentare si è persa nella metà del XX secolo, allorché nel Secondo Dopoguerra si è avuta una maggiore diffusione prima dell&#8217;olio d&#8217;oliva, poi degli altri oli di semi. Si tratta di un olio con una resa bassa (8-13%), di conseguenza relativamente costoso, anche se estratto a solvente.</p>
<p>L&#8217;olio non raffinato si distingue per la sua alta percentuale di tocoli (tocoferoli e tocotrienoli totali: 1-8‰) con una prevalenza di <strong>α-tocoferolo, δ-tocoferolo e δ-tocotrienolo</strong>, diversamente distribuiti dipendendo dalla varietà, dalle modalità di estrazione, dalla maturazione e dalle condizioni climatiche. I tocoli e alcuni fenoli presenti nell&#8217;olio di semi di lentisco gli attribuiscono forte <strong>attività antiossidante</strong>.</p>
<p>L&#8217;olio di lentisco ha avuto rare utilizzazioni sporadiche come prodotto di nicchia o per scopi folcloristici. Attualmente, può essere usato come <strong>ingrediente cosmetico</strong> per le sue proprietà idratanti e antimicrobiche con nome INCI: PISTACIA LENTISCUS SEED OIL. Uno studio dimostrerebbe la sua efficacia come cicatrizzante su bruciature fatte con il laser.</p>
<p><strong>Gli oli essenziali di lentisco, caratterizzati da α-pinene, limonene, p-cimene e terpinen-4-olo, possono essere utilizzati nell&#8217;industria dei profumi e degli aromi.</strong></p>
<p><strong>Curiosità</strong></p>
<p>Le foglie, in Sardegna, venivano messe nelle scarpe dai contadini per lottare contro la proliferazione batterica ed i brutti odori.</p>
<p>Sempre in Sardegna la resina viene usata nella produzione di un <strong>gin locale</strong>, il <strong>Giniu.</strong></p>
<p>Sull&#8217;isola greca di Chio, che è il luogo di produzione della resina di maggior pregio, viene preparato un liquore aromatico derivato dalla resina, con funzioni digestive, molto apprezzato, il <strong>Mastìka</strong>. Inoltre viene prodotto anche un dolce caramelloso noto come &#8220;<strong>sottomarino vaniglia</strong>&#8221; (βανίλια υποβρύχιο, <strong>vanília ipobríchio</strong>), così chiamato perché viene servito su un cucchiaino, immerso in un bicchiere di acqua fredda, da mangiare come fosse un lecca-lecca e reimmergere in acqua per farlo ammorbidire di nuovo.</p>
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