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	<title>lassativo Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>lassativo Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Gomma karaja &#124; Sterculia urens Roxb.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gomma-karaja-sterculia-urens-roxb/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 16:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido glucoronico]]></category>
		<category><![CDATA[addensante]]></category>
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		<category><![CDATA[Sterculia Urens]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gomma karaja è  un polisaccaride naturale ottenuto dalla scorza dell&#8217;albero Sterculia Urens, pianta appartenente alla famiglia delle Malvaceae che cresce in India. Sterculia è un genere di alberi e arbusti tropicali dalle grandi foglie simili a quelle dei castagni. Il nome deriva dal dio romano Sterculio e allude all&#8217;odore sgradevole dei fiori. In genere &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>gomma karaja</strong> è  un polisaccaride naturale ottenuto dalla scorza dell&#8217;albero <em>Sterculia Urens</em>, pianta appartenente alla famiglia delle <em>Malvaceae</em> che cresce in India.</p>
<p><em>Sterculia</em> è un genere di alberi e arbusti tropicali dalle grandi foglie simili a quelle dei castagni. Il nome deriva dal dio romano Sterculio e allude all&#8217;odore sgradevole dei fiori. In genere sono piante caducifoglie, che perdono le foglie durante la stagione secca. Le foglie sono piuttosto grandi, generalmente ovali o lobate. La disposizione delle foglie sui rami è variabile; in alcune specie hanno una caratteristica disposizione verticillata. I fiori, raccolti in infiorescenze, sono privi di veri petali; il calice ha però 5 lobi colorati che hanno l&#8217;apparenza di petali. Il loro odore sgradevole ha dato nome al genere. I frutti sono grossi follicoli, cioè frutti secchi che si aprono a maturità liberando i semi (tipicamente 5-6, in alcune specie anche uno solo).</p>
<p>Il genere <em>Sterculia</em> è rappresentato, allo stato spontaneo, nelle regioni tropicali e temperato-calde dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Oceania e delle Americhe. Una pianta utile per bonificare e rimboschire terre nude e rocciose. La massima diversificazione di specie si ha in India e in Cina.</p>
<p>La pianta è ricca di <strong>polisaccaridi</strong> quali <strong>galattosio, ramnosio e acido glucoronico</strong>.</p>
<p>La gomma di karaya agisce aumentando il volume della massa che transita all&#8217;interno dell&#8217;apparato digerente. Attraverso questo meccanismo la sua assunzione <strong>stimola l&#8217;intestino a eliminare le feci</strong>, favorendo i movimenti intestinali. Per questo motivo <strong>la gomma karaya viene utilizzata come lassativo</strong> e la sua assunzione viene proposta principalmente in caso di costipazione. Inoltre è riportato l&#8217;uso della gomma guaraya come afrodisiaco, per aumentare il desiderio sessuale.</p>
<p>Nella realtà è possibile che l&#8217;assunzione di gomma di karaya sia davvero un rimedio efficace in caso di costipazione, anche se non risulta che l&#8217;Efsa (l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia autorizzato alcun claim che certifichi i possibili benefici derivanti dal suo utilizzo. Non ci sono nemmeno prove sufficienti a confermare i supposti effetti afrodisiaci di questo rimedio naturale.</p>
<p>Da alcune specie di Sterculia (particolarmente <em>S. urens</em> e <em>S. scaphigera</em>) si ricava la <strong>gomma sterculia</strong> (o <strong>gomma karaya</strong>), usata come <strong>additivo alimentare</strong> (<strong>E416</strong>): è un composto con funzione <strong>addensante, stabilizzante ed emulsionante</strong>. Altre parti della pianta hanno virtù medicinali (<strong>lassative</strong>).</p>
<p><em>Sterculia foetida</em> e qualche altra specie sono utilizzate per <strong>alberature stradali</strong> nei climi adatti.</p>
<p>La corteccia può essere facilmente strappata dall&#8217;albero e produce una fibra utile per la fabbricazione di stoffe e corde. Anche il legno viene talvolta utilizzato.</p>
<p><strong>L&#8217;assunzione di gomma karaya potrebbe interferire con quella di farmaci</strong> assunti per via orale in quanto le mucillagini presenti al suo interno sono presenti potrebbero ridurre l&#8217;assorbimento dei principi attivi. Per questo è bene assumere gomma di karaya almeno a un&#8217;ora di distanza da eventuali farmaci o medicinali che prevedono l&#8217;assunzione per via orale. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>Il trattamento a base di gomma karaya è considerato sicuro per la maggior parte delle persone. Tuttavia è bene ricordare che la sua assunzione deve essere accompagnata da quella di <strong>abbondanti quantità di liquidi</strong>. In caso contrario il rischio che si corre è quello di ritrovarsi alle prese con un&#8217;<strong>ostruzione intestinale</strong>. Inoltre è bene ricordare che come molti altri lassativi anche la gomma karaya è <strong>controindicata proprio in caso di blocchi intestinali</strong>.</p>
<p>Attualmente non si hanno molte informazioni sulla sicurezza dell&#8217;assunzione di gomma karaya durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. Per evitare rischi è bene consultare il proprio medico o il pediatra prima di assumerla.</p>
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		<title>Senna &#124; Cassia angustifolia Mill.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/senna-cassia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:29:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[anche Senna indiana]]></category>
		<category><![CDATA[Cassia]]></category>
		<category><![CDATA[genina]]></category>
		<category><![CDATA[glicosidi antrachinonici]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo-purgativo da contatto]]></category>
		<category><![CDATA[Senna]]></category>
		<category><![CDATA[Senna alessandrina]]></category>
		<category><![CDATA[Senna di Tinnevelly]]></category>
		<category><![CDATA[sennosidi A e B]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Senna (o Cassia) è stata introdotta in fitoterapia dai medici arabi. Due sono le specie di Senna utilizzate in fitoterapia: la Cassia angustifolia Vahl. (fam. Caesalpinaceae), detta anche Senna indiana o Senna di Tinnevelly, e la Cassia acutifolia Delile (sin. Cassia senna L.), detta anche Senna alessandrina, appartenenti alla famiglia delle Leguminose, oggi raggruppate &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Senna </strong>(o Cassia) è stata introdotta in fitoterapia dai medici arabi. Due sono le specie di Senna utilizzate in fitoterapia: la <strong><em>Cassia angustifolia</em></strong> Vahl. (fam. <em>Caesalpinaceae</em>), detta anche <strong>Senna indiana o Senna di Tinnevelly</strong>, e la <em>Cassia acutifolia</em> Delile (sin. <em>Cassia senna</em> L.), detta anche <strong>Senna alessandrina</strong>, appartenenti alla famiglia delle Leguminose, oggi raggruppate sotto il nome scientifico di Senna alessandrina Miller. Entrambe le specie hanno origine desertica. Le differenze tra le due specie sono quantitative più che qualitative. La <em>Cassia angustifolia</em> (angustifolia = foglia stretta) è originaria dell&#8217;arabie e della Somalia ed è coltivata in molte località dell&#8217;india (Tinnevelly è il luogo di principale esportazione). La <em>Cassia acutifolia</em> (foglia aguzza) vegeta nel Sudan e nell&#8217;alto Nilo, e la città di Alessandria d&#8217;Egitto era un tempo il principale porto di smercio.</p>
<p>La Senna è un arbusto alto da 50 centimetri ai 2 metri (la <em>Cassia acutifolia</em> arriva sino al metro di altezza, la <em>Cassia angustifolia</em> arriva anche ai 2 metri), con foglie composte, paripennate, strette e molto lunghe, lanceolate, a punta aguzza con peduncolo brevissimo nella <em>Cassia angustifolia</em>, strette e corte, ovate a appuntite all&#8217;apice, con peduncolo breve <em>nella Cassia acutifolia</em>. I piccoli fiori sono riuniti in grappoli terminali; il frutto è un legume che termina con una punta, residuo dello stelo.</p>
<p>Il nome popolare senna deriva da <em>Sennar</em>, regione della Namibia sul corso inferiore del Nilo azzurro, luogo dove la pianta pare abbia avuto origine. Sembra che questa pianta fosse sconosciuta ai Greci ed ai Romani ma che il suo uso sia stato introdotto dagli Arabi, i quali le attribuivano molte virtù terapeutiche tanto che la descrivevano così: “<strong>procuratevi della Senna che sarà per voi rimedio d’ogni male, salvo che per la morte</strong>”. Solo successivamente furono segnalate le <strong>proprietà lassative</strong> di questa erba officinale e la senna così iniziò a far parte di vari ricettari medioevali e delle farmacopee ufficiali, entrando nella composizione delle più celebri pozioni purgative.</p>
<p>La senna <em>(Cassia angustifolia</em> Vahl, <em>Cassia acutifolia</em> Del) viene comunemente utilizzata per <strong>combattere l’atonia intestinale, la stipsi, la stitichezza</strong> causata da viaggi, cambiamenti legati alla dieta, conseguenze del parto e d’interventi chirurgici; per facilitare la defecazione dei pazienti ipertesi o sofferenti di angina pectoris; per depurare l’organismo; per potenziare il tono muscolare dell’apparato urinario e dell’utero. Un uso meno frequente riguarda il trattamento della costipazione indotta dagli analgesici oppioidi.</p>
<p>L’effetto lassativo è dovuto alla presenza nelle foglie della senna dei <strong>sennosidi A e B</strong>, <strong>glicosidi antrachinonici</strong>, contenuti principalmente nelle foglie e nei semi. I sennosidi non sono attivi allo stato naturale: quando sono ingeriti, attraversano lo stomaco senza subire alterazioni, sono parzialmente assorbiti dall’intestino e sono poi eliminati con la bile; quando giungono nel colon, sono trasformati dall’azione di enzimi prodotti dai batteri intestinali che liberano <strong>genina</strong>, principio attivo delle molecole di sennoside. La genina e gli altri derivati attivi <strong>stimola</strong>no <strong>la motilità dell’intestino crasso</strong>, ne aumentano i movimenti peristaltici e diminuiscono la permeabilità della mucosa intestinale, rendendo così difficile il normale assorbimento di acqua che si produce nell’intestino crasso. Grazie a queste proprietà agiscono come <strong>efficaci lassativi</strong>, facilitando le espulsioni di feci morbide, senza coliche, e come purganti, provocando l’evacuazione di feci liquide diarroiche, accompagnate da coliche.</p>
<p>L&#8217;uso di alti dosaggi di antrachinoni provoca una diminuzione del tempo di transito intestinale: questo può ridurre l&#8217;assorbimento di farmaci, eventualmente assunti per via orale (anche la pillola anticoncezionale). Il dosaggio quindi deve essere il più basso possibile, tale da determinare una funzione pressoché fisiologica, senza causare crampi e dolori addominali. È bene inoltre assumere i lassativi in momenti diversi rispetto ai farmaci, per non interferire sul loro assorbimento e quindi sulla loro efficacia.</p>
<p>Inoltre, <strong>l&#8217;azione irritante tipica delle droghe antrachinoniche ne sconsiglia l&#8217;uso in presenza di emorroidi, processi infiammatori</strong> a carico degli organi del piccolo bacino come l&#8217;appendicite, diverticoli intestinali, fistole perianali, durante le mestruazioni, specie se si presentano dolorose, in pazienti portatori del morbo di Crohn o di rettocolite ulcerosa; in età pediatrica; durante la gravidanza e l&#8217;allattamento (passa nel latte materno). In tutti questi casi esistono altri rimedi efficaci, ma più delicati sull&#8217;intestino e sull&#8217;intero organismo.</p>
<p>Un uso troppo prolungato di lassativi antrachinonici provoca perdita di potassio, fatto che deve essere tenuto presente quando si assumono diuretici o farmaci che regolano il ritmo cardiaco.</p>
<p>Infine, l’uso eccessivo o prolungato di lassativi antrachinonici può comportare numerose <strong>interazioni con farmaci o altre piante medicinali</strong>. Come altre droghe antrachinoniche, la senna può determinare un <strong>incremento della tossicità della digossina</strong>. L’effetto sembra sia legato all’ ipopotassiemia che si verifica in seguito ad un eccessivo uso di tali lassativi. La riduzione dei livelli di potassio è dovuta in parte ad una sua eliminazione diretta con le feci ed in parte rappresenta un effetto renale secondario alla deplezione di sodio. L’ipopotassiemia associata alla senna si manifesta dopo circa 1-2 settimane di trattamento con la droga ed è caratterizzata da letargia, crampi muscolari, cefalea, parestesie, tetania, edema periferico, dispnea e ipertensione. La tossicità indotta dalla digossina si presenta invece con sintomi quali anoressia, nausea, vomito, diarrea, debolezza, disturbi visivi e tachicardia ventricolare. Questo tipo di <strong>interazione </strong>può verificarsi, oltre che con la digitale (o con i suoi principi attivi), anche <strong>con altre droghe cardiotoniche</strong> quali Adonide, Mughetto, Scilla, Strofanto, Giusquiamo ecc. Per tali ragioni dovrebbe essere <strong>sconsigliato ai pazienti in terapia con cardiotonici l’uso di lassativi antrachinonici</strong>. Analogamente l’ipokaliemia i può incrementare la tossicità di farmaci antiaritmici (chinidina, idrochinidina) e di beta bloccanti. L’ipopotassiemia associata agli antrachinoni può essere aggravata dalla somministrazione concomitante di corticosteroidi, diuretici e liquirizia. Infine, i sennosidi possono aggravare la nefropatia indotta dagli analgesici.</p>
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		<title>Frassino da manna &#124; Fraxinus Ornus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/frassino-da-manna-fraxinus-ornus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:13:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi organici]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[albero della manna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Frassino da manna (Fraxinus ornus) è una pianta della famiglia delle Oleaceae (conosciuto come Orniello o Orno o albero della manna nelle zone di produzione della manna). L’orniello è un albero capace di raggiungere un’altezza di 10 metri, ma spesso lo si incontra lungo le strade di campagna come un semplice arbusto o come &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Frassino da manna </strong>(<em>Fraxinus ornus</em>) è una pianta della famiglia delle <em>Oleaceae </em>(conosciuto come <strong>Orniello </strong>o <strong>Orno</strong> o <strong>albero della manna</strong> nelle zone di produzione della manna).</p>
<p>L’orniello è un albero capace di raggiungere un’altezza di 10 metri, ma spesso lo si incontra lungo le strade di campagna come un semplice arbusto o come alberello dalle forme slanciate e leggere.</p>
<p>Ha una chioma ovata, con un diametro di 4-6 metri, mossa dal più leggero soffio di vento. Crea un’ombra luminosa che consente ad altre piante di insediarsi ai suoi piedi.</p>
<p>L’aspetto della corteccia rivela l’età della pianta: nei soggetti giovani è liscia e di colore fra il grigio e il verde, nei soggetti adulti cambia il colore che tende più al nero che al grigio, nei soggetti vecchi o senescenti si screpola.</p>
<p>Il tronco spesso si presenta torto. I rami, dal portamento ascendente, sono opposti e danno alla pianta spoglia un aspetto di candelabro.</p>
<p>L’apparato radicale è robusto, idoneo anche per scarpate e terreni di riporto, solo parzialmente siccitosi perché non raggiunge grandi profondità. La pianta di utilizza con successo come specie consolidatrice nei terreni franosi.</p>
<p>Le gemme di colore grigio sono riconoscibili, perché ricoperte da una fitta peluria tendente al ruggine.</p>
<p>Le foglie, tipiche del genere <em>Fraxinus</em>, sono lunghe fino a 30 cm, opposte, composte, imparipennate, formate da un numero variabile di foglioline da 5 a 9, più spesso 7. Le foglioline, di forma più o meno ovata od ellittica, terminano sempre con un apice acuminato. Hanno margine dentato in modo irregolare e corti piccioli.</p>
<p>Il frutto è una samara lineare e compressa, di forma lanceolata che racchiude un solo seme. Di colore verde, lunga 2-3 cm, diventa bruna a maturazione fra settembre e ottobre. Sono dotate di una grande espansione membranacea che le rende adatte al volo e alla disseminazione da parte del vento.</p>
<p>La linfa dolce di quest’albero richiama durante l’estate la cicala che se ne nutre pungendone i giovani rami. Anche i calabroni possono fare altrettanto danneggiando le giovani piante.</p>
<p>La parola “manna” deriva dall’ebraico “man-hu” ovvero “questo è il dono” che ricorda molto la fuga dall’Egitto del popolo d’Israele, che fu tenuto in vita dalla manna caduta dal cielo (Esodo XVI, 13 e seg.). Ma <strong>la manna del frassino non è la manna biblica</strong>, infatti oggi si ritiene che si parli di un lichene del genere Lecanora che, essiccato e ridotto in polvere dal calore del sole del deserto, venne trasportato dal vento, cadendo poi a terra sotto forma di scaglie bianche. La quantità di manna prodotta dalla pianta viene influenzata dal clima. Infatti la coltivazione del frassino da manna è possibile in zone caratterizzate da una calda e secca estate, con limitate escursioni termiche. Infatti la pioggia può diminuire drasticamente la produzione di manna.</p>
<p>Il Frassino comincia a produrre manna dal sesto-ottavo anni di età. Si raccoglie la manna effettuando delle incisioni sul tronco con un coltello apposito. Dall’incisione fuoriesce la linfa che a contatto con l’aria e con i raggi del sole tende a solidificare in lunghi cannoli biancastri (chiamati anche <strong>Manna cannellata</strong> o <strong>Manna in lagrime</strong>, dall’aspetto simile alle stalattiti). Il periodo giusto per l’incisione e la raccolta è tra la seconda settimana di luglio e la prima di settembre.</p>
<p><strong>La manna è un essudato zuccherino</strong> costituito principalmente <strong>da mannite, acidi organici, acqua, glucosio, fruttosio, mucillagini, resine e composti azotati</strong>; una composizione qualitativa e quantitativa molto complessa fortemente influenzata dalla zona di provenienza, dall&#8217;esposizione, dalle caratteristiche chimico fisiche del terreno, dall&#8217;età delle piante e dall&#8217;andamento stagionale. La manna tipo cannolo si forma dal gocciolamento della linfa lungo la corteccia assumendo un aspetto stalattitiforme. Si tratta della parte più pregiata in quanto risulta quasi totalmente priva di impurità. Negli anni è stato messo a punto un sistema che prevede l&#8217;uso da un filo di nylon legato ad una piccola lamina d&#8217;acciaio posta sotto l&#8217;incisione, esso permette la raccolta ogni due giorni a differenza del metodo tradizionale che avveniva settimanalmente e consente inoltre di ottenere dei cannoli più lunghi quasi totalmente privi di impurità. Dall’ultimo dopoguerra in poi la coltura ha subito un rapido declino, rimanendo relegata in ristrette superfici del comprensorio Madonita e, in particolare, nei territori di Castelbuono e Pollina. Qui gli ultimi frassinicoltori – poco più di cento anziani contadini – contribuiscono ancora oggi a mantenere viva la coltura e a scongiurare la temuta scomparsa di un tale patrimonio vegetale, che ha rappresentato per secoli una risorsa portante dell’economia locale ed è unico per le sue proprietà nutritive e organolettiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’azione principale della manna è sicuramente quella <strong>lassativa</strong>, dolce e non irritante, particolarmente adatta ad anziani e bambini (solitamente viene sciolta in un po’ di latte). Ma alla manna viene attribuita anche un’azione benefica a livello delle prime vie respiratorie, in quanto agirebbe come emolliente ed anticatarrale. Il decotto di manna raccolta in estate, è un blando purgante, ha anche proprietà bechiche e anticatarrali; può essere usato come collirio nelle congestioni oculari; pezzetti di manna sciolti in bocca lentamente hanno proprietà espettoranti.</p>
<p>La pianta di frassino può essere utile nella silvicoltura per il <strong>rimboschimento</strong> di suoli poveri, aridi, calcarei o argillosi; per la produzione di legname; come <strong>pianta ornamentale</strong> in parchi e giardini di grandi dimensioni, anche su terreni secchi e poco profondi; come <strong>pianta officinale</strong> e medicinale.</p>
<p>Le foglie secche e triturate e i frutti posti in infuso in acqua bollente forniscono il <strong>tè di frassino</strong>.</p>
<p>Le foglie fermentate con acqua e saccarosio servono per preparare <strong>bevande alcoliche</strong>.</p>
<p>L&#8217;infuso delle foglie raccolte a fine primavera inizio estate ed essiccate al sole, viene utilizzato come emolliente.</p>
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		<title>Gialappa &#124; Exogonium Purga Benth.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gialappa-exogonium-purga-benth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 15:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[campanelle]]></category>
		<category><![CDATA[gialappa]]></category>
		<category><![CDATA[jalapa]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentali]]></category>
		<category><![CDATA[resina di Gialappa]]></category>
		<category><![CDATA[sciarappa]]></category>
		<category><![CDATA[turbitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gialappa, turbitto o sciarappa (Ipomoea purga) è una pianta perenne e rampicante, della famiglia delle Convolvulacee, che comprende circa 500 specie note col nome vernacolo di campanelle (nome comune anche per specie di altri generi). Il genere è originario dei paesi tropicali asiatici e americani. In Italia il genere è poco rappresentato essendo presenti &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>gialappa</strong>, <strong>turbitto</strong> o <strong>sciarappa</strong> (Ipomoea purga) è una pianta perenne e rampicante, della famiglia delle <em>Convolvulacee</em>, che comprende circa 500 specie note col nome vernacolo di <strong>campanelle</strong> (nome comune anche per specie di altri generi). Il genere è originario dei paesi tropicali asiatici e americani. In Italia il genere è poco rappresentato essendo presenti allo stato spontaneo <em>Ipomoea purpurea</em>, <em>Ipomoea sagittata</em> e <em>Ipomoea stolonifera</em>. Può raggiungere un&#8217;altezza di 2 metri.</p>
<p>Oggi è coltivata come pianta ornamentale, per i suoi fiori color porpora. Ha anche proprietà medicinali: la radice essiccata e tritata, i semi e la resina sono utilizzati per la preparazione di un forte lassativo ad azione irritante, chiamato <strong>jalapa</strong> o <strong>gialappa</strong>, dal nome della città di Xalapa nello stato messicano di Veracruz.</p>
<p><em>Exogonium purga</em> o <em>Ipomoea purga</em> è un genere delle Convolvulaceae</p>
<p>Il nome <em>Exogonium </em>deriva dal greco <em>exw</em> = fuori e <em>gonh </em>(o <em>gonos</em>) = generazione perché gli elementi sessuali (stami e pistillo) sporgono fuori dalla corolla; <em>Ipomoea</em>, dal greco <em>iyipos</em> = verme, tarlo e <em>omoios </em>= somigliante, allusione all&#8217;avvolgimento dei cauli ed anche per l&#8217;aspetto delle radici di certe specie; <em>purga</em>, per le sue proprietà evacuanti.</p>
<p>Possono essere usate come <strong>piante ornamentali</strong> per ricoprire pergolati, recinzioni, muri.</p>
<p>La radice essiccata e tritata, i semi e la resina sono utilizzati per la preparazione di un <strong>forte lassativo ad azione irritante</strong>. La Gialappa venne introdotta nella medicina europea nella prima metà del secolo XVII ed ebbe largo impiego come purgante drastico e come derivativo. Attualmente il suo impiego, come quello di tutti i purganti drastici, è molto limitato; tuttavia essa viene qualche volta impiegata <strong>come derivativo</strong> nella terapia delle asciti, delle congestioni cerebrali, dell&#8217;ipertensione, casi nei quali però oggi si preferisce agire mediante i diuretici. La <strong>resina di Gialappa</strong>, fra i purganti drastici, è quella che svolge un&#8217;azione più mite e che, a dosi terapeutiche, è meglio tollerata.</p>
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		<title>Ricino &#124; Ricinus communis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ricino-ricinus-communis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 08:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido diidrossistearico]]></category>
		<category><![CDATA[acido eicosenoico]]></category>
		<category><![CDATA[acido linoleico]]></category>
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		<category><![CDATA[acido palmitico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ricinoleico]]></category>
		<category><![CDATA[acido stearico]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[erba infestante]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo]]></category>
		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricino (Ricinus communis L.), unica specie del genere Ricinus, è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae. Arbusto, erba annuale o albero perenne con foglie rosse o verdi appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae. Il nome generico Ricinus in latino significa &#8220;zecca&#8221;; la pianta è così chiamata per la somiglianza dei suoi semi con &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>ricino</strong> (<em>Ricinus communis</em> L.), unica specie del genere <em>Ricinus,</em> è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em>. Arbusto, erba annuale o albero perenne con foglie rosse o verdi appartiene alla famiglia delle <em>Euphorbiaceae</em>. Il nome generico <em>Ricinus</em> in latino significa &#8220;zecca&#8221;; la pianta è così chiamata per la somiglianza dei suoi semi con il noto parassita. È conosciuta anche col nome di pianta <strong>Palma Christi</strong> perché le sue foglie sono state accostate alla mano di Gesù Cristo.</p>
<p>La pianta di ricino arriva probabilmente dall’Africa tropicale, ma grazie alla sua capacità di riprodursi, si è presto naturalizzata nelle aree tropicali e subtropicali di tutto il mondo come un’<strong>erba infestante</strong>; essendo però molto bella viene anche coltivata a scopo ornamentale, per decorare giardini e balconi. Nella sua zona d&#8217;origine la pianta raggiunge un&#8217;altezza di 10 m e il fusto da erbaceo &#8211; legnoso diventa legnoso, mentre in media si attesta intorno ai 2-4 m di altezza.</p>
<p>Le sue foglie sono con picciolo, semplici, caduche e verticillate, di tipo palmato &#8211; lobato, con 7 o 11 lobi con bordo dentato, di dimensione tra i 15 cm e i 45 cm.. Nelle foglie alla base del picciolo vi sono delle ghiandole nettarifere. La specie è monoica, ossia i due sessi sono portati nello stesso individuo, con fiori raggruppati a grappolo. I fiori del Ricino occupano la parte superiore del fusto e dei rami, sono raccolti in una lunga spiga ramificata provvista di brattee membranose. I fiori maschili sono alla base della spiga o del grappolo e sono di color verde glauco, quelli femminili sono posti superiormente e sono di colore purpureo. La fioritura avviene d&#8217;estate. I frutti sono capsule ovoidali spinose, costituite da tre valve contenenti un seme per ogni loggia, che a maturazione liberano 3 semi di circa 1 cm di dimensione. Predilige un clima temperato, teme le gelate.</p>
<p>I coltivatori nel tempo hanno selezionato varie cultivar per scopo ornamentale e per la produzione dell&#8217;olio. Finora sono conosciute circa una ventina di <strong>differenti varietà</strong> che differiscono tra loro per forma, colore, altezza e per le spine della capsula del seme. Tra queste le più note sono:</p>
<ul>
<li><strong>Carmencita</strong> che vanta grandi foglie rosso scuro su steli di colore rosso e fiori gialli. Utilizzata per creare aiuole in giardini insieme ad altre piante ornamentali. Fiorisce in estate.</li>
<li><strong>Carmencita pink</strong> si distingue per le sue foglie dal colore verde azzurro e per i fiori rosa.</li>
<li><strong>Impala</strong> ha le foglie color porpora e fiorisce più tardi da luglio a ottobre.</li>
<li><strong>Zanzibariensis</strong> ha delle grandi foglie verdi.</li>
</ul>
<p>Nonostante le sue variabili forme, <strong>il ricino è facilmente riconoscibile dalle sue larghe foglie, con lamina palmata, a forma di stella</strong>, con 7-11 lobi, di colore verde scuro lucido e per le sue infiorescenze allungate.</p>
<p>Il ricino produce grandi quantità di <strong>semi</strong> che sono ricchi di proprietà ma anche <strong>molto velenosi</strong>: basti pensare che solo 4 semi, se ingeriti, potrebbero uccidere un uomo adulto. I sintomi da avvelenamento includono nausea, vomito, diarrea, gastroenterite emorragica, convulsioni, aritmie, embolia e spasmi tetanici.</p>
<p>Dai semi si ricava mediante estrazione a freddo <strong>l&#8217;olio</strong>, che in essi è contenuto nella misura del 40-50%. Per sicurezza dopo l&#8217;estrazione a freddo si miscela l&#8217;olio con l&#8217;acqua e si porta ad ebollizione la miscela, in modo solubilizzare ed eliminare del tutto con la denaturazione a caldo la Ricina ancora presente. Pertanto, l’olio ottenuto dalla spremitura a freddo dei semi del ricino e trattato è sicuro per il consumo umano.</p>
<p><strong>L&#8217;olio di ricino</strong> è un liquido dal colore variabile tra il trasparente e il giallo, e un odore caratteristico. Il punto di ebollizione è di 313 °C e la sua densità è di 961 kg/m<sup>3</sup>. Lo si può ottenere sia per pressatura che per estrazione con solventi; la resa totale oscilla tra il 35 e il 50%. Soltanto il prodotto di prima spremitura (a freddo) viene utilizzato come medicinale, mentre il resto trova applicazione nel settore industriale.</p>
<p>L’olio è composto da oleina, palmitina, stearina e ricinoleina (80 &#8211; 89 %) che ne è il principio attivo. In particolare. la sua composizione è la seguente: <strong>acido ricinoleico</strong> 89.5 %, <strong>acido diidrossistearico</strong> 0.7 %, <strong>acido palmitico</strong> 1%, <strong>acido stearico</strong> 1%, <strong>acido oleico</strong> 1%, <strong>acido linoleico</strong> 4.2%, <strong>acido linolenico</strong> 0.3%, <strong>acido eicosenoico</strong> 0.3%.</p>
<p>La <strong>Ricinoleina</strong> è costituita da un ossiacido insaturo a 18 atomi di Carbonio (C<sub>18</sub>H<sub>34</sub>O<sub>3</sub>).</p>
<p>L&#8217;uso dell&#8217;olio di Ricino risale a tempi remoti, a circa il 4000 a.C. in Egitto.</p>
<p><strong>L&#8217;olio non ha uso alimentare diretto ma è commestibile e non velenoso</strong> perché la Ricina e la Ricinina sono idrosolubili e non passano nell&#8217;olio, cosicché rimangono nel pannello di estrazione insieme ad altre sostanze e ad un allergene.</p>
<p><strong>L&#8217;olio di ricino viene da secoli indicato come</strong> <strong>lassativo</strong>, una purga dall&#8217;odore e dal sapore piuttosto sgradevoli; oggi tale impiego è stato ridimensionato, dato che la sua azione purgante è piuttosto drastica. Tale azione è legata alla presenza di <strong>acido ricinoleico</strong> che dopo l’ingestione viene liberato dai trigliceridi per opera degli enzimi gastrici e pancreatici con il supporto della bile, stimola la peristalsi e causa un aumento del richiamo di acqua e di elettroliti nel lume intestinale, probabilmente per la stimolazione della sintesi delle prostaglandine; aumenta la massa fecale.</p>
<p>È pure impiegato nella terapia di numerose malattie con <strong>applicazione trans &#8211; dermica</strong>, in particolare con impacchi sull&#8217;addome con cui viene lentamente assorbito per via cutanea o dermica, esplicando in tal modo numerosi effetti positivi in quasi tutte le patologie, sulla circolazione sanguigna, linfatica e nel rafforzamento del sistema immunitario, promuovendo altresì la rigenerazione dei tessuti e l&#8217;eliminazione delle scorie dall&#8217;organismo.</p>
<p>Questo tipo di assorbimento dermico dell&#8217;olio di ricino si ritiene sia ideale nel ripristino della salute del corpo.</p>
<p>L’applicazione sul cuoio capelluto stimola la crescita dei capelli e previene il rischio di calvizie mentre sulle lunghezze aiuta a combattere le doppie punte e la disidratazione del capello. Può essere inoltre usato come siero per ciglia e sopracciglia, rinforzandole e dandogli lucentezza. Applicato sulle ferite e sulle abrasioni l&#8217;olio si dimostra antibatterico ed antifungino ed esse guariscono senza lasciare cicatrici.</p>
<p>L&#8217;olio di ricino e suoi derivati sono utilizzati nella produzione di saponi, lubrificanti, fluidi idraulici e per freni, nei liquidi refrigeranti per i veicoli spaziali, vernici, coloranti, rivestimenti, inchiostri, plastiche resistenti a freddo, cere e polisti, nylon, cosmetici, farmaci (come eccipiente) e profumi.</p>
<p>Nell&#8217;industria alimentare, l&#8217;olio di ricino viene utilizzato in vari additivi; alcuni esempi sono gli aromi dei dolciumi (ad esempio poliglicerolo polistinoleato o PGPR nel cioccolato) e gli inibitori della muffa nell&#8217;imballaggio.</p>
<p>In India, Pakistan e Nepal l&#8217;olio di ricino è impiegato per la conservazione dei cereali e di certi legumi.</p>
<p><strong>L’impiego non è ammesso nel settore degli integratori alimentari.</strong></p>
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		<title>Tamarindo &#124; Tamarindus indica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tamarindo-tamarindus-indica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 05:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Spezie]]></category>
		<category><![CDATA[acido tartarico]]></category>
		<category><![CDATA[bevande]]></category>
		<category><![CDATA[lassativo]]></category>
		<category><![CDATA[Pad Thai]]></category>
		<category><![CDATA[sciroppo]]></category>
		<category><![CDATA[Tamarindo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tamarindo (Tamarindus Indica L.) è un albero da frutto tropicale appartenente alla famiglia delle Fabaceae, originario dell&#8217;Africa Orientale e India, ma ora presente in aree tropicali asiatiche e dell&#8217;America Latina. È l&#8217;unica specie del genere Tamarindus. Il tamarindo è utilizzato per l&#8217;alimentazione, per scopi ornamentali e anche per le sue proprietà medicinali. Il termine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>tamarindo</strong> (<em>Tamarindus Indica L.)</em> è un albero da frutto tropicale appartenente alla famiglia delle <em>Fabaceae</em>, originario dell&#8217;Africa Orientale e India, ma ora presente in aree tropicali asiatiche e dell&#8217;America Latina. È l&#8217;unica specie del genere <em>Tamarindus</em>. Il tamarindo è utilizzato per l&#8217;alimentazione, per scopi ornamentali e anche per le sue proprietà medicinali.</p>
<p>Il termine tamarindo deriva dall&#8217;arabo تمر هندي tamr hindī, &#8220;dattero dell&#8217;India&#8221;.</p>
<p>Il tamarindo è un albero, latifoglie e sempreverde, massiccio che può raggiungere i 30 metri di altezza e più di sette metri di circonferenza. L’altezza viene tuttavia raggiunta grazie allo sviluppo dei rami perché il fusto rimane poco sviluppato. Ha una crescita lenta ed è un albero longevo diventando plurisecolare. Le foglie pennato-composte, lunghe fino a 15 cm, sono costituite di numerose foglioline. Come accade in altre specie di leguminose, le foglie si richiudono durante la notte. Le foglie sono caduche durante la stagione asciutta solo nei luoghi che hanno una stagione secca particolarmente prolungata. I fiori sono poco appariscenti, gialli con strie rosse o arancioni, riuniti in infiorescenze (racemi). L&#8217;albero produce come frutti dei baccelli marroni eduli, che contengono polpa marrone e semi duri. I legumi sono lunghi generalmente 10–15 cm, leggermente incurvati, e contengono fino a una dozzina di semi, biancastri. In condizioni normali, l&#8217;albero fruttifica non prima del suo sesto-settimo anno d&#8217;età. Il legno ha un midollo duro e compatto, rosso scuro, intorno è più giallastro.</p>
<p>Il tamarindo viene utilizzato nella preparazione di <strong>bevande rinfrescanti</strong>. E’ significativo che le popolazioni del deserto sono solite masticarne le foglie per combattere la sete.</p>
<p>In campo erboristico, alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà lassative</strong>. In commercio è possibile reperire diversi prodotti (integratori alimentari) contenenti estratti di tamarindo utilizzati per ottenere il suddetto effetto; inoltre, è altresì possibile reperire la marmellata di tamarindo.</p>
<p>Il tamarindo ha grande <strong>valore nutrizionale</strong>: la polpa si compone per il 31% di acqua, 57% di zuccheri, 5% da fibre alimentari, ceneri, proteine e grassi. I costituenti principali sono pectine e zuccheri semplici. Tra i vari minerali presenti nel tamarindo c’è in elevate quantità il potassio, fosforo, magnesio, sodio, calcio e selenio, mentre è fonte di vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, K, e J. Il tamarindo è ricco (12%) di acido tartarico, un potente antiossidante.</p>
<p>Polpa, foglie e corteccia hanno applicazioni mediche. Il principio attivo del tamarindo (tamarindina) svolge un’azione antinfettiva ed antibatterica risultando efficace contro <em>aspergillus niger</em>, <em>candida albicans</em>, <em>Staphylococcus aureus, Bacillus subtilis, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. </em><strong>A basse dosi regola le funzioni intestinali, mentre a dosi più alte ha un effetto lassativo</strong>. La polpa dei frutti di tamarindo è da sempre impiegata nella medicina popolare come rimedio per contrastare la costipazione, sia acuta che cronica, e per il trattamento dei disturbi di cistifellea e fegato. La polpa appiccicosa è ricca fonte di polisaccaridi alimentari, emucellulose, mucillaggini, pectine e tannini. Il frutto contiene molti oli volatili come limonene, geraniolo, safrolo, acido cinnamico, salicilato di metile e pirazina. Insieme questi composti regalano al tamarindo le sue proprietà medicinali.</p>
<p>In cucina viene utilizzato nella preparazione del <em>Pad Thai</em>, piatto tipico della tradizione tailandese. È un ingrediente della salsa <em>Worcestershire</em> e del cocktail <em>Poko Loko</em>.</p>
<p>È bene sapere che l’assunzione di tamarindo <strong>interferisce con</strong> quella di <strong>alcuni farmaci</strong>, quali l’aspirina (in quanto il tamarindo ne aumenta la biodisponibilità e quindi l’effetto); cautela è richiesta anche nel caso di assunzione di farmaci antidiabetici e ibuprofene.</p>
<p>In Italia il Tamarindo è noto come <strong>sciroppo</strong>, ottenuto dalla cottura della polpa in acqua e zucchero fino ad ottenere una crema e usato come bibita dissetante o per la preparazione di granite.</p>
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