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	<title>kombu Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>kombu Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Alghe commestibili</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/alghe-commestibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 11:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alghe]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le alghe sono organismi autotrofi fotosintetici che appartengono al regno Protista. Sono presenti in quasi tutti gli ambienti acquatici, sia dolci che salati, e possono essere suddivise in diverse categorie in base alle loro caratteristiche morfologiche, biochimiche e ecologiche. Esistono alghe unicellulari, come le diatomee e le dinoflagellati, e alghe pluricellulari, come le alghe verdi, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>alghe</strong> sono organismi autotrofi fotosintetici che appartengono al regno Protista. Sono presenti in quasi tutti gli ambienti acquatici, sia dolci che salati, e possono essere suddivise in diverse categorie in base alle loro caratteristiche morfologiche, biochimiche e ecologiche.</p>
<p>Esistono <strong>alghe unicellulari</strong>, come le diatomee e le dinoflagellati, e <strong>alghe pluricellulari</strong>, come le alghe verdi, brune e rosse. Le diatomee, ad esempio, sono particolarmente importanti nell&#8217;ecosistema marino poiché producono una grande quantità di ossigeno attraverso la fotosintesi e costituiscono una base alimentare per molti organismi marini.</p>
<p>Dal punto di vista nutrizionale, alcune alghe, come la spirulina e la chlorella, sono considerate <strong>superalimenti</strong> per la loro ricchezza di proteine, vitamine, minerali e antiossidanti. Sono utilizzate anche in diversi settori industriali, come la produzione di alghe per l&#8217;alimentazione umana e animale, la produzione di biocarburanti, cosmetici, integratori alimentari e fertilizzanti.</p>
<p>Le alghe svolgono un ruolo cruciale nell&#8217;<strong>equilibrio ecologico degli ecosistemi acquatici</strong>, contribuendo alla produzione di ossigeno, al ciclo del carbonio e alla catena alimentare. Tuttavia, in alcune circostanze, la crescita eccessiva di alghe, nota come fioritura algale, può portare a problemi ambientali come l&#8217;ipossia e la perdita di biodiversità.</p>
<p>In sintesi, le alghe sono organismi fondamentali per la vita sulla Terra, con un&#8217;importanza ecologica, nutrizionale e industriale significativa.</p>
<p>Le <strong>alghe commestibili</strong> sono piante acquatiche che crescono in ambienti marini o d&#8217;acqua dolce. Esse sono consumate in molte parti del mondo e sono apprezzate sia per il loro valore nutrizionale che per il loro sapore unico. Pur essendo un’ottima fonte di nutrienti, il loro consumo non è previsto all’interno della dieta mediterranea.</p>
<p>Esistono diversi tipi di alghe, alcune sono microscopiche, altre giganti e altre ancora di dimensioni intermedie; anche il colore è diverso, così come il loro habitat.</p>
<p>Ecco una classificazione delle alghe commestibili più popolari con i loro componenti principali, le proprietà nutrizionali ed alcune caratteristiche:</p>
<ul>
<li><strong>Alghe Verdi: </strong>si sfruttano soprattutto come integratori per il loro apporto di vitamine, sali minerali, proteine e per l’azione stimolante sul sistema immunitario.
<ul>
<li><strong>Spirulina</strong> (<em>Arthrospira</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: è una fonte eccellente di proteine, vitamine (in particolare vitamina B12 e beta-carotene), minerali come il ferro e lo iodio; è anche una fonte ricchissima di acidi grassi Omega-3 e Omega-6.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Ricca di proteine e vitamine, ha proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie.</li>
<li>È un tipo di alga blu-verde coltivata in acqua dolce. Viene spesso venduta in compresse o in polvere come integratore alimentare. E’ utilizzata per la composizione di integratori alimentari depurativi e disintossicanti.</li>
<li>Si può abbinare alle verdure grigliate, condite con un’emulsione di olio extravergine, spirulina e limone. Nei piatti cotti, come zuppe e minestre, è meglio aggiungerla a fine della cottura, per evitare di disperdere le sue proprietà.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Chlorella </strong>
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Proteine, vitamine (B12), ferro, clorofilla.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Grazie alle sue numerose qualità, è considerata una delle alghe più salutari per la sua azione depurativa e disintossicante, anche nei confronti dei metalli pesanti. Spesso è l’ingrediente principale in molti integratori naturali anche per le sue proprietà antiossidanti, utile per sostenere le naturali difese dell’organismo.</li>
<li>La clorella è un tipo di alga che cresce nel terreno umido; può essere impiegata in molteplici modi in cucina. È possibile aggiungerne un cucchiaino nel frullatore insieme a mezza tazza di anacardi, un bicchiere di olio di oliva, un bicchiere di semi di girasole e un mazzetto di basilico per ottenere come risultato un pesto decisamente originale e dal gusto intenso. È anche possibile aggiungere un po’ di quest’alga (la dose è sempre pari a un cucchiaino) alle minestre e alle zuppe predilette. Inoltre, una manciata di clorella in polvere può arricchire gli impasti di torte (senza crema) e muffin ma anche i frullati.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Sea Lettuce</strong> (<em>Ulva</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Proteine, ferro, vitamine (A, C).</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Antiossidante, supporta la salute degli occhi.</li>
<li>È una alga verde che può essere consumata cruda o cotta.</li>
<li>Ha un sapore delicato e viene spesso utilizzata nelle insalate e nei piatti di pesce.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Alghe Brune</strong>: ricche di iodio e di potassio, vitamine del gruppo B e di sostanze antiossidanti, antinfiammatorie. Sono usate per la produzione di integratori utili per il trattamento del reflusso gastro-esofageo. Hanno un sapore forte e deciso e in cucina sono usate come ingrediente per insalate, zuppe e contorni.
<ul>
<li><strong>Kombu</strong> (<em>Laminaria</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: conosciuta anche come <strong>alga kelp</strong>, è <strong>ricchissima di iodio</strong> e può aiutare la tiroide a funzionare correttamente, agendo sul metabolismo.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: è l&#8217;alga marina più ricca di alginato, una sostanza capace di aiutare a eliminare le particelle radioattive e i metalli pesanti dal corpo, soprattutto dal tratto intestinale (intestino crasso). Inoltre la Kombu risulta essere un vero e proprio alleato della salute dei capelli, aiuta nel processo di disintossicazione e depurazione e rafforza il sistema immunitario. Favorisce la digestione, è ricca di minerali e acidi amminici. È utilizzata principalmente come <strong>base per brodi e zuppe giapponesi</strong>; aggiunta ai legumi secchi durante l’ammollo e la cottura, li rende più morbidi e digeribili. Si può consumare anche essiccata (in fiocchi e in polvere) e come integratore. Si trova nei negozi di alimentari giapponesi o di prodotti biologici. Se si usa quella essiccata, per reidratarla va tenuta in acqua per una decina di minuti. Invece, la versione in polvere è utile per insaporire le pietanze come vellutate, riso, zuppe, oltre ai legumi. È <strong>ricca di acido glutammico</strong>, che contribuisce a un sapore <strong>umami</strong>, e contiene anche iodio e calcio.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Wakame</strong> (<em>Undaria pinnatifida</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Calcio, magnesio, iodio, vitamine del gruppo B.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Benefica per la salute della pelle, supporta la funzione tiroidea. È spesso utilizzata nelle zuppe e nelle insalate giapponesi. Ha un sapore dolce e una consistenza morbida. <strong>E’ l’alga più ricca di calcio vegetale e magnesio</strong> e dunque utile nella prevenzione dell’osteoporosi. Nella tradizione culinaria giapponese è utilizzata per la preparazione della <strong>zuppa di miso</strong> o per zuppe di legumi e verdure.La wakame è anche ricca di proteine e amminoacidi essenziali, come il <strong>triptofano</strong>, che la rendono un alimento complementare alle fonti di proteine vegetali, come legumi e cereali. Per il suo sapore delicato è una delle alghe più apprezzate in Occidente. In commercio si trova essiccata, ma anche in polvere, in compresse o in gocce come integratore alimentare. Si consuma sia fresca che essiccata da reidratare. Una delle ricette più famose è il <strong>Goma Wakame</strong>, un contorno tipico della cucina giapponese a base di alga wakame, sesamo e salsa di soia.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Arame </strong>(<em>Eisenia bicyclis</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: <strong>fitormoni, fluorotannini</strong>, polifenoli, iodio, calcio e fosforo.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: si usa sia <strong>in cosmesi</strong> che <strong>in cucina</strong>. Ha un sapore delicato e dolce e meno forte rispetto alle altre alghe; si usa in aggiunta a minestre, zuppe, ecc., stufata con le verdure, per aggiungere un <strong>tocco di “mare” alla pasta</strong>. Essendo particolarmente <strong>ricca di potassio</strong>, questa alga è un ottimo alimento per gli sportivi, perché riduce il rischio di crampi muscolari. E’ un’alga particolarmente ricca di beta-carotene, un potente antiossidante, oltre che di buone quantità di iodio. Va cotta mediante rapida ebollizione per essere consumata come insalata o come ingrediente per la preparazione di piatti a base di riso o anche in abbinamento con il seitan, il tofu e le verdure. Si può anche assumere sotto forma di compressa, prima dei pasti principali.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Hijiki </strong>(<em>Hizikia fusiformis</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Fibre, calcio, ferro, magnesio.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Favorisce la salute intestinale, ricca di minerali. È una specie di alga bruna utilizzata principalmente nella cucina giapponese. Ha un sapore leggermente dolce e viene spesso utilizzata nelle insalate e nei piatti di verdure. E’ un’alga scura fra le più ricche di calcio: 100 grammi di alghe hijiki secche ne contengono fino a 1400 mg. Prima del consumo va lasciata in ammollo per dieci minuti. Aiuta la digestione per il suo alto contenuto in fibre e la motilità intestinale, combattendo la stitichezza. Controlla anche il livello del colesterolo e degli zuccheri nel sangue. Grazie alle sue proprietà rigeneranti e cicatrizzanti, è un’ottima alleata per la salute della pelle. Può essere consumata sia cruda che cotta. Se disidratata, assume la forma di filamenti scuri e arricciati. Per consumarla occorre prima reidratarla, immergendola in acqua tiepida per alcuni minuti. In questo modo aumenta di volume (fino a cinque volte) e può essere usata cruda in insalata. Ha un gusto piuttosto deciso, quindi non serve condire molto i piatti in cui si utilizza.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Bladderwrack </strong>(<em>Fucus vesiculosus</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: contiene oligoelementi, come lo iodio, vitamine del gruppo B e vitamina C. Lo iodio è assimilato facilmente dall’organismo dove è incorporato negli ormoni tiroidei che stimolano il metabolismo basale. Le mucillagini, invece, rendono quest’alga efficace contro il reflusso gastroesofageo perché possiedono un’azione antinfiammatoria e protettiva sulla mucosa dello stomaco. Il fucus si usa sotto forma di estratto secco in compresse o capsule o come tintura madre per uso interno. Oppure, lo si trova per uso esterno nella composizione di fanghi e prodotti contro la cellulite.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Il fucus è conosciuto per le sue proprietà dimagranti e stimolanti del metabolismo.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Kelp</strong>
<ul>
<li>Vedi Kombu</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Alghe Rosse: </strong>contengono proteine, vitamine, antiossidanti, minerali e acidi grassi essenziali. Sono utilizzate in cosmesi, in cucina e in erboristeria. Da queste alghe si estrae l’agar agar con proprietà gelificanti e addensanti. Tra le alghe rosse da portare a tavola c’è l’alga dulse, soprattutto nelle insalate e l’alga nori, impiegata nella preparazione del sushi.
<ul>
<li><strong>Nori</strong> (<em>Porphyra</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: È ricca di proteine, vitamine (in particolare vitamina A, vitamine del gruppo B) e minerali come il ferro e lo iodio. Il contenuto di proteine di questa alga è pari al 50% del suo peso da secca. In più è una fonte indispensabile di fibre vegetali, omega 3 e vitamina C. È ricca di amminoacidi, tra cui l’arginina. La presenza di taurina invece aiuta la corretta funzionalità del fegato. Contiene, infine, oligoelementi essenziali, tra cui manganese, zinco, rame e selenio.È una delle alghe più conosciute e viene spesso utilizzata per avvolgere il sushi.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Supporta la vista, ricca di antiossidanti. E’ nota a tutti gli amanti della cucina giapponese, perché usata per la preparazione dei maki, i classici rotolini di riso. Il suo sapore delicato la rende poi ottima per insaporire zuppe, risotti e minestre, ma è buona anche cruda condita con olio e aceto. Ha un sapore leggermente salato e una consistenza croccante.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Dulse</strong> (<em>Palmaria palmata</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: È una fonte di proteine, vitamine (in particolare vitamina B12, che è rara nelle piante) e minerali come il ferro e il potassio.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Benefica per la salute del cuore, ricca di minerali. E’ un’alga di colore rosso ricchissima di ferro, utile dunque a chi ha carenze oppure alle donne durante il ciclo mestruale. Viene raccolta ed essiccata ed ha un piacevole gusto piccante che la rende perfetta per salsine, ma anche come condimento di zuppe, legumi, insalate e verdure. Dopo un breve ammollo si può aggiungere alle insalate. Invece, con una rapida cottura, si associa bene con le cipolle ed è un saporito accompagnamento per piatti a base di avena e cereali. Favorisce la digestione se assunta dopo i pasti. La combinazione di vitamine, sali minerali e amminoacidi la rende utile anche per combattere lo stress. Ha un sapore salato e viene spesso consumata essiccata o in insalate.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Agar </strong>(<em>Gelidium</em>):
<ul>
<li>Viene utilizzata come addensante in molti prodotti alimentari, come gelatine e dessert.</li>
<li>Ha un sapore neutro e una consistenza gelatinosa.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Agar-Agar</strong> (<em>Gracilaria</em>):
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Fibre, calcio, ferro.</li>
</ul>
</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Favorisce la salute digestiva, sostituto della gelatina. Si tratta di un estratto naturale di alcune varietà di alghe rosse. Si usa per preparare gelatine, ha un sapore delicato, è ricca di minerali ed è completamente vegetale. L’organismo l’assorbe solo in minima parte, pertanto non fornisce alcun apporto calorico. L’agar agar si usa in cucina per la sua azione gelificante e addensante nelle salse, minestre, zuppe, marmellate e budini. Non ha sapore, quindi può essere usato sia nelle ricette dolci che salate come sostituto della gelatina animale. Per ottenere la gelatina basta aggiungere mezzo cucchiaino di agar agar in polvere a mezzo litro di liquido (latte, acqua o brodo). In seguito si scalda il liquido che durante il raffreddamento diventerà gelatinoso. Pertanto, è un gelificante naturale.
<ul>
<li><strong>Caulerpa</strong>
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Proteine, vitamine (A, C), iodio.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Supporta il sistema immunitario, ricca di antiossidanti. È un genere di alghe verdi che viene utilizzato in diverse cucine asiatiche. Ha un sapore leggermente salato e una consistenza croccante.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Irish Moss</strong> (<em>Chondrus crispus</em>)
<ul>
<li>Componenti/Nutrienti: Fibre, vitamine (A, B), iodio.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Benefica per la salute polmonare, ricca di minerali.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Alghe Azzurre</strong> (<em>Cyanobacteria</em>): così denominate poiché svolgono la fotosintesi grazie alla fucocianina, un pigmento di colore azzurro; vengono utilizzate soprattutto come integratori per il loro apporto di vitamine, sali minerali, proteine e per l’azione stimolante sul sistema immunitario.
<ul>
<li><strong>Spirulina</strong> (Arthrospira)
<ul>
<li>Vedi alghe verdi</li>
</ul>
</li>
<li><strong><em>Aphanizomenon flos-aquae</em></strong> (AFA)
<ul>
<li>Microalghe verdi-azzurre, principalmente appartenenti alla specie <em>Aphanizomenon flos-aquae</em>, nelle acque dell&#8217;omonimo lago &#8211; Upper Klamath Lake &#8211; nell&#8217;Oregon (Stati Uniti), quindi polverizzate ed essiccate prima dell&#8217;immissione in commercio.</li>
<li>Componenti/Nutrienti: Proteine, vitamine (B12), betacarotene, clorofilla.</li>
<li>Proprietà Nutrizionali: Detox, supporto immunitario, energia.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Klamath:</strong>
<ul>
<li>È una microalga commestibile verde-azzurra, come la spirulina, e una delle alghe più nutrienti e ricche di proteine e vitamine, sali minerali, carboidrati, lipidi ed enzimi. Tra le vitamine è presente in buona quantità la vitamina B12, poi beta-carotene e acidi grassi come l’omega 3 e l’omega 6 che aiutano a proteggere l’organismo contro le malattie cardiovascolari. Contiene anche gli otto aminoacidi essenziali, quindi proteine nobili (come quelle della carne). Si compra soprattutto essiccata, in polvere o in pasticca, come integratore alimentare. Non è molto usata in cucina, ma la polvere può essere aggiunta a frullati ed estratti di frutta e verdura, nelle zuppe, minestre, contorni o anche negli impasti di pane e focaccia.</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà nutrizionali</strong></p>
<p>Le alghe agiscono efficacemente sul metabolismo dell’organismo e sul consumo dei grassi, in generale; alcune sono antibatteriche, antimicotiche e antivirali, mentre altre eliminano le tossine, producono energia curativa e favoriscono il transito intestinale. Hanno la funzione di placare il senso di fame compulsivo, favorire la digestione e il transito intestinale, regolare il tasso di grassi e zuccheri nel sangue e migliorare il sistema cardiocircolatorio.  Il consumo di alghe corregge alcuni disturbi legati a stipsi, ipertiroidismo e stanchezza, come pure i problemi di demineralizzazione; contribuisce inoltre all’eliminazione dello stress, favorendo un miglioramento della memoria e della concentrazione.</p>
<p>Le qualità nutritive e terapeutiche di questi vegetali marini derivano principalmente dall’alto contenuto di proteine, glucidi, amidacei (che agevolano il transito intestinale grazie, tra le altre cose, alle proprietà mucillaginose), lipidi e sali minerali.</p>
<p>L’apporto nutrizionale delle alghe varia a seconda della tipologia, ma è interessante sapere che le alghe possono contenere:</p>
<ul>
<li>fino al 50% di glucidi</li>
<li>fino al 20% di proteine</li>
<li>meno del 2% di lipidi</li>
<li>fino al 30% di vitamine e minerali.</li>
</ul>
<p>Le informazioni su riportate danno un’informativa generale e possono variare in base al tipo di alga e alle condizioni di coltivazione. Inoltre, è importante notare che, a causa del loro contenuto di iodio, alcune persone potrebbero dover consumare alghe con moderazione, specialmente se hanno problemi alla tiroide o altre condizioni mediche. Inoltre, è sempre consigliabile acquistare alghe commestibili da fonti affidabili per assicurarsi che siano sicure per il consumo umano e non contengano contaminanti nocivi.</p>
<p>Ogni tipo di alga ha le sue caratteristiche uniche in termini di sapore, texture e composizione nutrizionale, il che le rende versatili e interessanti per l&#8217;uso in cucina. Ad ogni modo, è sempre meglio consultare un medico o un dietologo prima di introdurre alghe nella propria dieta, soprattutto se si hanno condizioni mediche preesistenti.</p>
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		<title>Kombu &#8211; Laminaria japonica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kombu-laminaria-japonica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Dec 2023 11:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina Giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[acido alginico]]></category>
		<category><![CDATA[acido glutammico]]></category>
		<category><![CDATA[Alga bruna]]></category>
		<category><![CDATA[dashi]]></category>
		<category><![CDATA[kombu]]></category>
		<category><![CDATA[laminarina]]></category>
		<category><![CDATA[mannitolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La kombu o konbu (Laminaria japonica) è un&#8217;alga molto usata in cucina per insaporire e addolcire in modo naturale, per ammorbidire altri cibi o semplicemente come una qualsiasi altra verdura. Con questo nome viene commercializzata un&#8217;ampia gamma di alghe brune, appartenenti al gruppo delle laminarie, che crescono in abbondanza appena sotto la superficie dell&#8217;acqua. Il &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>kombu</strong> o <strong>konbu</strong> (<em>Laminaria japonica</em>) è un&#8217;alga molto usata in cucina per insaporire e addolcire in modo naturale, per ammorbidire altri cibi o semplicemente come una qualsiasi altra verdura.</p>
<p>Con questo nome viene commercializzata un&#8217;ampia gamma di <strong>alghe brune</strong>, appartenenti al gruppo delle <strong>laminarie</strong>, che crescono in abbondanza appena sotto la superficie dell&#8217;acqua. Il termine kombu può riferirsi ad almeno <strong>due alghe brune della classe delle Feoficee</strong>: <em>Laminaria japonica</em> (Giappone) e <em>Laminaria digitata</em> (Bretagna). Tali alghe variano tra loro molto nella forma, ma in generale sono caratterizzate da larghe fronde, lisce e lucenti. Sono state usate fin dall&#8217;antichità non solo in Estremo Oriente, ma lungo le coste atlantiche, con diverse denominazioni: <strong>wrack, tangle, oarweed</strong>. In inglese <em>wrack</em> significa alghe, rifiuti di mare (che talvolta sono usati per concimare), <em>tangle</em> significa millefoglie acquatico ed <em>oarweed</em> significa letteralmente erbacce che si attaccano ai remi.</p>
<p>L&#8217;alga kombu è conosciuta anche con i nomi, <strong>dashima, dasima, haidai, fuco</strong>. Detto anche <strong>cavolo di mare</strong>, l’alga kombu è di colore marrone scuro e viene raccolta a mano nelle acque al largo della costa sud-orientale di Hokkaido, in Giappone appunto.</p>
<p><strong>L&#8217;alga Kombu è una buona fonte di acido glutammico</strong>, un amminoacido responsabile per l&#8217;umami; è ricca di <strong>potassio</strong> e <strong>fosforo</strong>, utile sia per rafforzare il sistema immunitario che per favorire la circolazione sanguigna e il drenaggio dei liquidi.</p>
<p>La Kombu contiene una buona quantità di <strong>iodio</strong>, un minerale essenziale per la crescita e lo sviluppo, però a causa del suo alto contenuto di iodio la Kombu viene ritenuta responsabile di problemi alla tiroide, in particolare dopo aver bevuto notevoli quantità di latte di soia, nel quale la kombu sia stata usata come un additivo. Per questo motivo non è consigliato l&#8217;uso di Kombu per le persone che soffrono di ipertiroidismo. Un sostituto può essere trovato nella Wakame, che contiene un quantitativo minore di iodio.</p>
<p>Inoltre è una sorgente di <strong>fibra</strong>. La famiglia di alghe, di cui la Kombu fa parte, contiene una famiglia di enzimi che sono in grado di rompere i legami formati da zuccheri complessi, che non sono digeribili dall&#8217;intestino umano, causando aria intestinale, inclusi gli zuccheri <strong>alfa-galattosidasi</strong> e <strong>beta-galattosidasi</strong>.</p>
<p><strong>Principali principi attivi</strong></p>
<ul>
<li><strong>Acido alginico</strong> &#8211; Questo polisaccaride è un polimero composto da due differenti unità (acido D-mannuronico e L-galuronico). Per la sua struttura è molto simile alla pectina. <strong>A contatto con l&#8217;acqua forma un gel</strong> la cui viscosità dipende dalla concentrazione dei ficocolloidi, dal pH e dalla presenza di elettroliti. In un ambiente acido, quale lo stomaco, l&#8217;alginato di sodio forma un denso gel colloidale che <strong>agisce andando a formare un rivestimento gastrico</strong>, vicino alla mucosa di per sé molto sottile, circa 0,2 mm. Inoltre ha un valore in calorie praticamente nullo. Poiché gli enzimi digestivi non sono in grado di disgregarlo, l&#8217;acido alginico è considerato a tutti gli effetti una fibra che favorisce il transito intestinale.</li>
<li><strong>Laminarina &#8211; </strong>La laminarina costituisce oltre il 14% del peso secco della Laminaria digitata. È una riserva di polisaccaridi solforati (b 1-3 glucano), isolata per la prima volta nel 1885 da Schiedelberg, che le attribuì il nome laminarina dalla specie stessa dell&#8217;alga &#8220;laminaria&#8221;. Questo polimero ha un&#8217;attività anticoagulante equivalente ad un terzo di quella dell&#8217;eparina. Vi sono due varietà di laminarina: solubile ed insolubile. Queste molecole hanno inoltre <strong>proprietà ipolipemizzanti</strong> e l&#8217;azione ipocolesterolemizzante è stata dimostrata con prove di laboratorio.</li>
<li><strong>Mannitolo &#8211; </strong>L&#8217;uso del mannitolo è legato alle sue proprietà chimiche e organolettiche: potere dolcificante pari a 70% di quello dello zucchero, potere calorico 2 kcal per grammo, proprietà reidratanti, diuretiche e antibatteriche.</li>
<li><strong>Iodio &#8211; </strong>È un elemento essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Questi ormoni stimolano il consumo di ossigeno a livello cellulare e prendono parte al processo di metabolizzazione dei grassi e dei carboidrati. Gli effetti positivi della laminaria digitata in compresse sui pazienti affetti da gozzo e da obesità sono dovuti alle sostanze ipolipemizzanti in essa contenute. Le proprietà antisettiche dello iodio vengono da tempo sfruttate dall&#8217;industria farmaceutica e cosmetica. La Laminaria digitata contiene fino a 10 volte più iodio del Fucus vesiculosus.</li>
</ul>
<p><strong>Benefici dell&#8217;alga kombu</strong></p>
<p>L’assunzione regolare di questo alimento, dotato di effetto antiossidante, migliora il processo digestivo, la circolazione sanguigna e previene la stitichezza; migliora altresì lo stato di salute dei capelli, aiuta nel processo di disintossicazione e depurazione, rafforza il sistema immunitario. Essendo ricca di iodio, stimola il metabolismo e aiuta a bruciare calorie: è un’ottima alleata in nelle diete anticolesterolo. Tra le vitamine contiene le A, B1, B2 e C. Calcio, potassio, magnesio e fosforo tra i minerali. È ricca di acido glutammico, quindi insaporisce i piatti in modo sano e naturale.</p>
<p><strong>Impieghi in cucina</strong></p>
<p>Viene spesso usata nella cottura dei legumi in quanto li rende più morbidi e digeribili e nella preparazione di brodi e minestre. Si consuma anche essiccata, in fiocchi e in polvere, oltre che come integratore. L’alga kombu si trova facilmente nei negozi di alimentari giapponesi o nei negozi di prodotti biologici o specializzati.</p>
<ul>
<li><strong>Alghe kombu essiccate</strong></li>
</ul>
<p>Una striscia di kombu messa a bagno e fatta cuocere brevemente nell&#8217;acqua costituisce una deliziosa base per zuppe e pasta in brodo. Questa preparazione, con l&#8217;aggiunta del <strong><em>katsuobushi</em></strong>, viene chiamata <strong><em>dashi</em></strong> e serve come base per preparare molti gustosi piatti giapponesi e il suo valore nutritivo era già ben noto molto tempo fa ai monaci buddisti, ai quali rigide regole proibivano l&#8217;uso di qualsiasi ingrediente di origine animale.</p>
<p>Anche <strong>l&#8217;acido glutammico ha la proprietà di ammorbidire le fibre</strong> di altri cibi ed una striscia di kombu cotta con fagioli o castagne secche serve a renderli morbidi più in fretta e ad esaltarne il sapore, liberando sostanze nutritive di grande valore ed accrescendo in generale la digeribilità del piatto (indicata per chi soffre di fermentazioni intestinali). Tale processo è reciproco poiché anche la kombu diventa più morbida se cucinata con cibi ricchi di proteine.</p>
<p>L&#8217;alga Kombu se lasciata essiccare alcuni giorni all&#8217;aria si può sgranocchiare come <strong>spuntino</strong>. Le frittelle di Kombu sono gradite anche ai bambini. La kombu in Occidente è venduta secca ed impacchettata a strisce, in fiocchi, in polvere o in compresse. In Estremo Oriente si trova anche in altre forme. In Giappone esistono molti prodotti a base di kombu:</p>
<ul>
<li><strong>Ne-kombu</strong>: radice ad uncino della kombu, ricca di minerali, molto fibrosa quindi necessita di un lungo ammollo e di una lunga cottura, ha un sapore ricco, dolce, simile a quello della liquirizia; viene cotta in acqua e condita con shoyu, finché diviene morbida e servita in piccole porzioni come accompagnamento ad altri piatti; è utile per rinforzare l&#8217;intestino.</li>
<li><strong>Natto-kombu</strong>: o kombu sminuzzata, è una striscia di kombu tagliata a filetti sottili, si può usare per preparare il dashi o brodo di base ed aggiungere alla preparazione come verdura.</li>
<li><strong>Kombu istantanea o tororo</strong>: qualità selezionata di kombu seccata al sole, messa a bagno in aceto di riso poco aspro per diversi giorni e poi tagliata in fili sottili come capelli, non richiede quasi cottura; si può aggiungere a zuppe a fine cottura o ammorbidire in acqua bollente e condita con shoyu per accompagnare altri piatti; ha un sapore dolce e leggermente agro.</li>
<li><strong>Polvere di kombu o kombu-ko</strong>: kombu di primissima qualità, seccata e macinata in polvere finissima, dal sapore dolce, è da spolverizzare sui cibi come condimento o cuocere in acqua per una bevanda nutriente.</li>
<li><strong>Kelp in polvere</strong>: è quella commercializzata dall&#8217;industria dell&#8217;alimentazione naturale, è normalmente macinata con varietà non selezionate di kombu atlantica ed è piuttosto grossolana, con un sapore di mare più forte della polvere di kombu giapponese; è talvolta usata come integratore alimentare e se aggiunta all&#8217;acqua del bagno è un eccellente tonico.</li>
</ul>
<p><strong>L&#8217;alga Kombu viene inoltre utilizzata nella preparazione del seitan</strong>.</p>
<p><strong>Controindicazioni dell&#8217;alga kombu</strong></p>
<p>Se ne sconsiglia l’assunzione in caso di gravidanza e allattamento, nonché in caso di patologie metaboliche; in ogni caso è bene consultare prima il proprio medico curante. Attenzione a non esagerare: l’iperdosaggio dell’alga kombu ha effetti collaterali, come ipertiroidismo, ipertensione, tachicardia, irritabilità e insonnia.</p>
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		<title>Breve storia della cucina tradizionale giapponese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 10:20:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina Giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[cucina giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[kombu]]></category>
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		<category><![CDATA[Washoku]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cucina tradizionale giapponese è ricca di storia e tradizione tant’è che nel 2013 l’UNESCO ha inserito il «Washoku, la tradizione culinaria giapponese» nell’elenco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità con le seguenti motivazioni: Il Washoku è una pratica sociale basata su un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni legate alla produzione, lavorazione, preparazione e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cucina tradizionale giapponese è ricca di storia e tradizione tant’è che nel 2013 l’UNESCO ha inserito il «<strong>Washoku, la tradizione culinaria giapponese</strong>» nell’elenco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità con le seguenti motivazioni:</p>
<p><em><img decoding="async" class="alignleft wp-image-28653 size-medium" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/11/cucina-giapponese-washoku-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/11/cucina-giapponese-washoku-300x201.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/11/cucina-giapponese-washoku-768x514.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/11/cucina-giapponese-washoku.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il <strong>Washoku</strong> è una pratica sociale basata su un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni legate alla produzione, lavorazione, preparazione e consumo del cibo. È associato a uno spirito essenziale di <strong>rispetto per la natura</strong> che è strettamente correlato all’<strong>uso sostenibile delle risorse naturali</strong>. Le conoscenze di base e le caratteristiche sociali e culturali associate al Washoku si vedono tipicamente durante le celebrazioni di Capodanno. I giapponesi fanno vari preparativi per accogliere le divinità dell&#8217;anno entrante, pestando torte di riso e preparando pasti speciali e piatti splendidamente decorati utilizzando ingredienti freschi, ognuno dei quali ha un significato simbolico. Questi piatti vengono serviti su stoviglie speciali e condivisi dai membri della famiglia o collettivamente tra le comunità. La pratica favorisce il consumo di vari ingredienti naturali di provenienza locale come riso, pesce, verdure e piante selvatiche commestibili. Le <strong>conoscenze</strong> e le <strong>abilità</strong> di base legate al Washoku, come il corretto condimento della cucina casalinga, vengono tramandate in casa durante i <strong>pasti condivisi</strong>. Anche i gruppi di base, gli insegnanti e gli istruttori di cucina svolgono un ruolo nella trasmissione delle conoscenze e delle competenze attraverso l&#8217;istruzione formale e non formale o attraverso la pratica.</em></p>
<p>È stato così ufficialmente riconosciuto a livello internazionale <strong>il valore della cucina regionale giapponese tradizionale</strong>.</p>
<p>In lingua giapponese la parola “washoku” significa <strong>cibo del Giappone</strong>. È composta dagli ideogrammi wa (和) e shoku (食). Il primo è l’antico carattere per indicare il Giappone il secondo significa cibo. La parola giapponese per indicare cucina, inteso come l’atto di cucinare, è ryōri (料理).</p>
<p>La cucina giapponese ha avuto successo in tutto il mondo perché è buona e salutare, assieme agli Anime e all’elettronica, rappresenta all’estero uno degli aspetti del cosiddetto <strong>Cool Japan</strong>.</p>
<p><strong>Tappe fondamentali della storia della cucina giapponese<br />
</strong>Il Giappone è rimasto isolato per millenni dal continente; i primi scritti risalgono solo al 712 d.C.., il che significa che quanto accaduto antecedentemente deve essere dedotto in gran parte da reperti archeologici o dalla mitologia.</p>
<hr />
<p><strong>Periodo Jōmon</strong> (12.700 &#8211; 400 A.C. circa)<br />
Una delle prime tecniche sviluppate dalle popolazioni giapponesi riguardano quella per la realizzazione della ceramica per avere recipienti idonei a conservare e cuocere i cibi. In effetti, il nome &#8220;Jomon&#8221;, da cui derivano sia il nome del periodo storico che quello delle popolazioni che abitavano l’arcipelago in quell&#8217;epoca, deriva dalla cordicella di creta (Jomon, appunto) che veniva attorcigliata intorno al vaso, come decorazione, prima della cottura. Si trattava per lo più ciotole di dimensioni ridotte con fondo sferico da 10–50 cm, usate per far bollire il cibo e le conserve. La diffusione del vasellame in terracotta permise l’utilizzo di cotture come la bollitura e più complesse forme di conservazione dei cibi con salamoia e fermentazione.</p>
<p><strong>Le popolazioni Jomon erano più orientate verso la caccia e verso la raccolta di vegetali</strong>, più che alla loro coltivazione: il territorio era talmente ricco e fertile che non si avvertiva la necessità di coltivarlo. Non esistevano nemmeno grandi differenze sociali ed i contatti con il continente erano pochissimi, tanto che durante questo lunghissimo periodo la vita in Giappone rimase quasi invariata mentre, al contrario, nell&#8217;Asia continentale, avvenivano grandi cambiamenti ed evoluzioni.</p>
<p>Sempre al periodo Jomon è attribuito <strong>l&#8217;arrivo e la stabilizzazione sul territorio delle prime tribù &#8220;Ainu&#8221;</strong>, di cui si parla anche nella mitologia Giapponese. Al giorno d&#8217;oggi si trovano discendenti degli Ainu in alcuni gruppi etnici del nord del Giappone, conservatori della lingua Ainu, totalmente differente dal giapponese. Intorno al 660 a.C. viene datato l&#8217;inizio del regno di <strong>Jinmu Tenno</strong>, il <strong>primo mitologico Imperatore del Giappone</strong>, figlio di discendenti della Dea del Sole Amaterasu, al quale in seguito succedettero altri 13 imperatori discendenti, anch&#8217;essi mitologici e non storicamente documentati.</p>
<p>Le ingenti quantità di conchiglie marine ritrovate negli scavi archeologici testimoniano la forte presenza nella dieta di crostacei e frutti di mare di un popolo di cacciatori-raccoglitori con poche primitive forme di agricoltura e allevamento. All’epoca la vita degli abitanti del Giappone era caratterizzata dal nomadismo e dalla semi-sedentarietà, dovendo adattarsi alle necessità dei cacciatori e dei raccoglitori. Nonostante le tecnologie agricole non fossero state ancora sviluppate, vi era una progressiva cura e attenzione alla coltivazione di piante quali la zucca e il miglio. Ci sono prove che <strong>la soia</strong> fosse <strong>già presente</strong> e coltivata in Giappone durante il periodo Jomon: le variazioni delle dimensioni dei semi indicano, inoltre, una significativa selezione per mano dell&#8217;uomo già nel 5000 a.C., e in grandi quantità dal 3000 a.C.</p>
<p>Dopo il 5000 a.C., a causa del raffreddamento del clima, la popolazione si ridusse drasticamente. <strong>Dal 900 a.C., le popolazioni migranti dalla penisola coreana si stabilirono nel Kyūshū occidentale</strong>, portando con sé nuove tecniche e nuovi ingredienti, coesistendo per mille anni con le popolazioni già insediate.</p>
<hr />
<p><strong>Periodo Yayoi</strong> (400 A.C. &#8211; 300 D.C. circa)<br />
Durante questo periodo, che prende il nome da una località presso Tokyo, i giapponesi fanno grandi passi avanti apprendendo la metallurgia (uso del bronzo e del ferro) e l&#8217;agricoltura intensiva; la dieta si arricchisce con orzo, miglio, grano saraceno e semi di soia; cambiano le tecniche di coltivazione; si fa uso di verdure e pesce crudi, si consuma alcol alle feste e appare il primo noto cuoco giapponese. L&#8217;arcipelago venne strettamente a contatto soprattutto con le popolazioni provenienti dalla Corea, che a sua volta era in contatto con le popolazioni cinesi. Da questi contatti, le numerose innovazioni appena citate,</p>
<p>Oltre alla metallurgia ed all&#8217;agricoltura, durante quest&#8217; epoca, furono introdotte anche la lavorazione del bronzo, la sepoltura dei defunti in grandi urne, la lavorazione di collane con perle di vetro, l&#8217;immagazzinamento del riso, ecc.</p>
<p>Nell&#8217;arcipelago arrivarono nuove specie di piante e tuberi e nuove specie animali ed il <strong>cambiamento </strong>&#8220;<strong>yayoi</strong>&#8221; investì in breve tempo gran parte del Giappone: nella parte centro-meridionale il cambiamento fu pressoché totale, mentre a nord, grazie alle condizioni climatiche completamente differenti, l&#8217;influenza fu minore, ma lasciò comunque pochissimo spazio a quella che era la cultura primitiva &#8220;Jomon&#8221;.</p>
<p>Iniziano a comparire, in quest&#8217;epoca, le prime stratificazioni sociali, nonché le imponenti tombe a tumulo nelle quali venivano conservati, insieme a ricchi tesori, i resti di nobili ed imperatori.</p>
<p>I testi più antichi sul Giappone di questo periodo sono scritti in caratteri cinesi. Il nome Wa      (倭) &#8211; la pronuncia giapponese di uno dei primi nomi dati dai cinesi al Giappone &#8211; appare per la prima volta nell&#8217;anno 57. Gli storici antichi cinesi descrivevano Wa come punteggiata da centinaia di comunità tribali, non la terra unificata descritta nel Nihongi dai giapponesi. Inoltre, nei loro scritti i cinesi segnalavano che gli abitanti di Wa vivevano principalmente di verdura cruda, riso e pesce serviti su vassoi di legno e di bambù (takatsuki), possedevano grandi granai e mercati, e mangiavano con le mani in quanto le bacchette non erano ancora presenti.</p>
<p>In un famoso scritto presente all&#8217;interno del Kojiki, del Takahashi Ujibumi e del Nihongi, appare <strong>il primo noto cuoco giapponese</strong>: l&#8217;imperatore Keikō nominò Iwakamutsukari no Mikoto cuoco della corte imperiale, dopo aver goduto di un piatto di palamita e vongole. Quest&#8217;ultimo è considerato oggi come l&#8217;ideatore del condimento nella cucina giapponese. A quel tempo, che precede la comparsa della salsa di soia, <strong>il condimento consisteva principalmente nel sale e nell&#8217;aceto</strong>.</p>
<p>La prima menzione del consumo di alcol in Giappone si trova nel libro Cronache dei Tre Regni, un testo risalente al III secolo, che descrive le persone nell&#8217;atto di bere e danzare. Probabilmente, il sakè venne introdotto in Giappone dalla Cina poco dopo il riso, diffondendosi da ovest a est partendo dal Kyushu e dal Kansai. L&#8217;inoculazione del fermento avvenne in maniera più primitiva: il primo metodo chiamato kuchikami (“masticato in bocca”), consisteva nel saccarificare i cereali cotti con la saliva, cosicché la produzione di sake era detta kamosu, termine derivato dal verbo kamu (masticare). Tuttavia<strong>, la conferma della prima produzione di sake non ci sarà prima dell&#8217;anno 712</strong>, all&#8217;interno del libro Kojiki.</p>
<hr />
<p><strong>Periodo Yamato</strong> (300 &#8211; 710 D.C. circa)<br />
Il periodo Yamato parte dall&#8217;impero di Jimmu Tenno che, secondo la mitologia, secoli addietro aveva fondato il regno Yamato nell&#8217;isola di Honshu. Gli Yamato erano grandi guerrieri e le loro famiglie erano numerosissime (tra queste, la famiglia Fujiwara). Erano grandi osservatori dello Shinto, coltivando quindi la necessità di <strong>essere puri sia nell&#8217;anima che nel fisico</strong>. Grazie a loro nacquero i primi <strong>bagni giapponesi</strong>, nei quali si purificavano dopo aver &#8220;sporcato&#8221; il proprio corpo con azioni impure o dopo le sanguinose battaglie.</p>
<p>Dopo la morte, la casa dei defunti veniva incendiata e se a morire era un imperatore, la capitale del regno veniva spostata in un&#8217;altra città.</p>
<p>Le morti degli imperatori (e anche dei nobili) venivano inoltre consacrate con imponenti tombe a tumulo (chiamate <strong>Kofun</strong>) dove spesso, oltre a tesori e ricchezze, venivano sepolti anche i cortigiani dopo essere stati uccisi per devozione (nei secoli sostituiti da statue di argilla).</p>
<p>Questo periodo è teatro della prima imponente immigrazione coreana e cinese e dell&#8217;introduzione del <strong>Confucianesimo</strong> e del <strong>Buddhismo</strong>, religioni che instaurarono il primo <strong>divieto di consumo della carne</strong>. Gli ingredienti tradizionali come la salsa di soia provengono principalmente dagli scambi con le nazioni confinanti, i quali diventano sempre più comuni. Le informazioni sulle pratiche culinarie di quel tempo scarseggiano, tuttavia, le grandi ondate di immigrazione cinese (V secolo) e coreano (IV secolo) possono aver avuto un impatto rilevante.</p>
<p>In questo periodo i Giapponesi favevano riferimento alla Cina sia per le scienze e la tecnologia, che per la scrittura. Fu proprio dai cinesi, infatti, che l&#8217;antico Giappone, chiamato inizialmente <strong>Yamato</strong>, tramutò il suo nome in <strong>Nihon</strong> (Nippon), alla lettera &#8220;<strong>origine del sole</strong>&#8220;, <strong>ovvero </strong>&#8220;<strong>paese del sol levante</strong>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;introduzione del Buddhismo in Giappone è attribuita al re coreano Seong di Paekje nel 538. Il clan Soga, una famiglia di corte che favorì l&#8217;ascesa al trono dell&#8217;imperatore Kinmei nel 531, scelse di adottare il modello culturale buddhista e confuciano, ma incontrò una forte opposizione dal clan Nakatomi &#8211; responsabile dei rituali Shinto di corte &#8211; e del clan Mononobe. Per oltre un secolo, imperversarono numerose guerre per la lotta contro il buddhismo. Tuttavia, l&#8217;impiego di 675 animali e il consumo di animali selvatici (cavallo, mucca, cane, scimmia e volatili) fu vietata dall&#8217;imperatore Tenmu per rispettare le regole del buddhismo. Il divieto fu rinnovato durante il periodo Asuka, ma finì nel periodo Heian.</p>
<p>In questo periodo il <strong>sake</strong>, composto da riso, acqua e il fungo koji (<em>Aspergillus oryzae</em>) <strong>diviene la bevanda alcolica predominante</strong>. <strong>La salsa di soia</strong>, originaria della Cina, <strong>viene preparata da un impasto chiamato hishio</strong> fatto di carne e pesce marinati con l&#8217;aggiunta di soia e farina. Fu introdotta in Giappone durante il periodo Fujiwara (694-710).</p>
<p>La <strong>cucina shojin</strong> (shōjin-ryōri), la quale consiste in <strong>una dieta prettamente vegetariana</strong>, anch&#8217;essa una delle tre cucine principali del Giappone moderno, viene introdotta nell&#8217;anno 531, venendo adottata tuttavia da un gran numero di giapponesi solo nel XIII secolo.</p>
<hr />
<p><strong>Periodo Nara </strong>(710 &#8211; 794)<br />
Breve ma intenso, in questo periodo venne abolita la tradizione di spostare la capitale del regno alla morte dell’Imperatore, fissandola a Nara.</p>
<p>Il <strong>buddismo</strong> fu introdotto come <strong>religione ufficiale</strong> e tale scelta venne consacrata ufficialmente con la costruzione del Daibutsu (statua del grande Budda, alta circa 15 metri) a Nara.</p>
<p>Sempre durante il periodo di Nara, vennero scritte due grandi opere che ancora oggi costituiscono forti riferimenti storici e mitologici: il Kojiki (digesto delle cose antiche) ed il Nihongi-shoki (cronache giapponesi).</p>
<p>I piatti e le usanze culinarie introdotti in questa e nelle successive epoche, andranno progressivamente a comporre quella che tuttora viene etichettata come <strong>cucina giapponese tradizionale</strong> (nihon ryōri, o washoku).</p>
<p>Tra le modifiche più rilevanti introdotte nel periodo Nara si ricordano<strong> i metodi di fermentazione, l&#8217;impego di ingredienti quali il pane e il nattō e l&#8217;accantonamento del sale e dell&#8217;aceto, sostituiti da altri condimenti quali il miso, lo hishio</strong> (l&#8217;antenato della salsa di soia) <strong>e lo shi</strong>.</p>
<p><strong>La fermentazione è un processo essenziale per la preparazione di molti ingredienti della cucina giapponese</strong> (per citare solo i più famosi: miso, sake, salsa di soia, aceto di riso, mirin, tsukemono, natto, katsuobushi, kusaya). La fermentazione, essendo un processo dipendente da un fungo, ha impiegato tempo prima che i giapponesi riuscissero a controllarlo appieno. La prova dell&#8217;inizio della presa di confidenza con questo metodo si può trovare nel Kin-jinja, tempio della prefettura di Shiga, dedicato al fungo utilizzato per la produzione di narezushi, un antenato del sushi, nel quale il pesce veniva salato e poi avvolto nel riso fermentato. Quest&#8217;ultimo impediva di far marcire il pesce del narezushi, che così poteva essere conservato per mesi. Nel mangiarlo, il riso fermentato veniva scartato, consumando solo il pesce. Questo tipo di sushi era una fonte proteica importante per i giapponesi.</p>
<p>Il <strong>nattō</strong>, ingrediente ormai tradizionale della dieta giapponese, venne introdotto nelle sue due versioni più comuni (<strong>itohiki-natto</strong> e <strong>shiokara-natto</strong>) durante il periodo Nara da un monaco buddista. Un&#8217;altra novità di questo periodo è il <strong>pane bing</strong>, di origine cinese, un pane azzimo importato in seguito ai contatti con le dinastie cinesi Sui (581-618) e Tang (618-907). Inoltre il <strong>miso</strong>, lo <strong>hishio</strong> lo <strong>shi </strong>(pepite di soia) conquistano un posto sempre più importante nei condimenti della cucina giapponese; una parte del codice Yōrō, un codice che disciplinava la vita nel Giappone antico, è dedicato a loro, descrivendo il loro uso corretto. Alla corte imperiale, due chef erano responsabili della produzione di questi tre ingredienti, i quali erano piuttosto popolari anche tra la gente comune.</p>
<hr />
<p><strong>Periodo HEIAN </strong>(795-1185)<br />
In questo periodo la capitale fu spostata da Nara all&#8217;attuale Kyoto, dove la corte imperiale rimase per circa un millennio.</p>
<p>Il Giappone cominciò ad avere una propria identità sia artistica che religiosa, grazie anche alla fusione delle idee del Buddismo e della religione Shinto, per cui gli dei iniziarono ad essere considerati come manifestazioni del Budda.</p>
<p>Gli imperatori, ritirandosi ad un ruolo marginale per seguire la propria spiritualità, lasciarono spazio alla famiglia Fujiwara, che si impadronì pian piano del potere.</p>
<p>I confini del regno continuavano ad estendersi ed alla ricchezza di corte si contrapponeva la povertà dei contadini (spesso governati da famiglie di militari), chiamati a cedere parte del raccolto in cambio di protezione.</p>
<p>Nacque così la <strong>classe dei samurai</strong> e, dopo lotte interne tra i Fujiwara ed altre famiglie nobili, salì al potere il clan Minamoto, in cui Yorimoto Minamoto fu il primo shogun a governare il regno, appoggiato dalla classe dei samurai. La capitale venne spostata a Kamakura.</p>
<p>Nell’epoca Heian <strong>fa la sua comparsa l’arte culinaria dei banchetti aristocratici</strong>: Daikyo Ryori. Influenzata dalla cultura cinese, su una grande tavola venivano disposti numerosi piatti da portata. <strong>I partecipanti mangiavno con bacchette, che furono introdotte proprio in questo periodo, e cucchiai.</strong> Le pietanze non erano condite. Ogni ospite le insaporiva secondo il suo gusto coi condimenti che trovava su quattro piattini: sale, aceto, sake e hishio (una sorta di miso primitivo). Per i pasti di tutti i giorni invece, ciascuno aveva un suo tavolino.</p>
<p><strong>Shinsen Ryōri</strong><strong>・神饌料理 </strong><strong>– </strong><strong>offerta di cibo agli dei<br />
</strong>La più antica forma di cucina giapponese strutturata è lo <strong><em>Shinsen Ryori</em></strong>, legata ai riti religiosi shintoisti. Secondo lo shinto, il politeismo autoctono giapponese, il tempio non è il luogo dove le divinità risiedono, ma dove è più facile che si manifestino. L’offerta di cibo e bevande agli dei è il modo per richiamarli così che gli offerenti possano manifestargli le proprie richieste o ringraziamenti. Su speciali alzate in legno vengono appoggiati pesce, frutti di mare, verdure, frutta, riso, sake, sale, pollame, ecc. Ogni tempio ha le sue offerte specifiche, legate alla località, alla stagione, alle peculiarità della divinità che si vuole richiamare, secondo una complessa ritualità.</p>
<p><strong>La parola “shinsen” significa offerta agli dei</strong>. <strong>Alla fine del rito religioso i partecipanti mangiavano tutti assieme</strong>. Il mangiare insieme era di fatto l’atto più importante perché simbolicamente rappresentava la comunione con gli dei che erano stati attirati con il cibo.</p>
<p>Ancora oggi chi visita i templi nel corso di un viaggio in Giappone noterà che spesso, di fronte all&#8217;”altare” sono poste offerte di cibo e sake.</p>
<p>In Giappone, una tradizione popolare suggerisce che <strong>il tofu</strong> sia stato <strong>importato dalla Cina</strong>, dal monaco buddista Kanshin, nell&#8217;anno 754; secondo un&#8217;altra versione, il monaco zen Ingen lo avrebbe introdotto nel 1654. Secondo uno studio intrapreso da Shinoda Osamu, le prime menzioni di tofu risalgono al 1182, i cui caratteri appaiono all&#8217;interno del menu imperiale, e in una lettera di un monaco nel 1239. Dal XIV secolo, la diffusione del tofu avviene su larga scala. I caratteri con il quale viene trascritto il nome differiscono da documento a documento: sono utilizzati soprattutto i caratteri 唐腐, 唐布 (pronunciati entrambi tofu) o 毛立. L&#8217;ortografia 豆腐 appare nel 1489. Shinoda rileva inoltre che i templi buddisti hanno svolto un ruolo importante nella produzione e nella distribuzione del tofu. <strong>Il divieto di mangiare carne, costrinse i monaci a cercare piatti nutrienti vegetariani, come sostituti delle proteine animali.</strong></p>
<p>Possiamo quindi supporre con Huang, che <strong>il tofu</strong> probabilmente <strong>venne introdotto in Giappone durante le dinastie Tang e Song</strong> (1127-1279), in un momento in cui gli scambi culturali tra i due Paesi erano particolarmente intensi. Tuttavia, la tecnica di preparazione del tofu giapponese si è evoluta in modo diverso rispetto alla Cina.</p>
<p>L&#8217;<strong>introduzione del noodle dalla Cina </strong>avviene attraverso i monaci buddisti, i quali lo importano durante la dinastia Song, nel corso di un periodo che inizia alla fine del periodo Heian (1185) fino al periodo Kamakura (1185-1333).</p>
<p>I monaci buddhisti, al loro rientro dalla Cina dove avevano studiato lo zen, introdussero   tutta la cultura associata alla produzione della farina, oltre agli oggetti strettamente correlati, come le macine per il grano. Un libro, Kyoka Hitsuyo Jirui Zenshu scritto verso il 1279, riporta l&#8217;elenco delle ricette importate da uno di questi sacerdoti, Eisai (1141-1215), fondatore della scuola Rinzai del Buddismo Zen, tra le quali: suikamen, somen, tettaimen, koshimen, suiromen e un tipo di pasta ripiena chiamato <strong>konton</strong>. Inoltre il monaco Eisai (1141－1215) diede origine alla <strong>cerimonia del tè</strong> nei templi zen e il monaco Dogen (1200－1253) attribuì notevole importanza al pasto inserendolo tra le pratiche ascetiche.</p>
<p>Tra i vari precetti molti riguardano il regime alimentare che dà vita alla <strong>cucina Shojin Ryōri</strong>. Si tratta di una cucina vegetariana o vegana, che esclude prodotti di origine animale, quindi uova, latticini, ma anche sapori aggressivi come aglio e cipolla. Ingredienti base della cucina Shojin sono le erbe selvatiche, i legumi e loro derivati tra cui il tofu. I condimenti sono leggeri e delicati.</p>
<p>Venne inoltre ulteriormente sviluppata la raffinata tecnica di condimento con miso, salsa di soia, olio di sesamo.</p>
<p>Durante questo periodo, vi è l&#8217;<strong>introduzione della cucina osechi </strong>(御節料理 osechi-ryōri?), <strong>caratterizzata da vari piatti serviti in scatole di lacca chiamate jūbako</strong>, ma che durante il periodo Heian si limitava al cosiddetto nimono, ovvero verdure bollite con salsa di soia, zucchero e mirin. Questo tipo di cucina è l&#8217;antenato diretto del moderno <strong>osechi</strong>, d&#8217;uso comune all&#8217;inizio dell&#8217;anno in Giappone.</p>
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<p><strong>Periodo KAMAKURA</strong> (1192-1333)<br />
Il Giappone veniva governato dai fedeli dello Shogun, i <strong>Daimyo</strong>, appoggiati a loro volta dai <strong>Bushi </strong>(soldati samurai), <strong>che seguivano un codice di lealtà e di onore chiamato Bushido</strong>.</p>
<p>Si fece spazio anche la <strong>cultura delle armi</strong> ed in particolare delle spade, di cui Masamune era il miglior artigiano. Ma con il passare del tempo Minamoto perse il suo potere e venne rimpiazzato da un membro della famiglia Fujiwara, e dall&#8217;imperatore Go-Daigo.</p>
<p>Nel frattempo vennero respinte invasioni dalla Cina ed in seguito dai barbari che, anche se numerosi, vennero decimati da una tempesta in mare. Questo vento divino, chiamato &#8220;kamikaze&#8221; divenne poi il grido degli aviatori suicidi giapponesi durante la II Guerra Mondiale. Il governo attuale però stava perdendo la stima dei samurai, così si succedettero guerre interne tra governo e Shogun.</p>
<p>dei rituali legati alla cucina, e l&#8217;evoluzione dei metodi di consumo. La fermentazione è controllata, il noodle nella sua forma attuale fa la sua apparizione, mentre i tipi di cucina <strong>honzen ryori</strong> e <strong>shojin ryori</strong> definiscono ciascuno un particolare stile di pasto. Più tardi, i gesuiti portoghesi introducono ricette che si adattano ai gusti locali, le quali diventeranno indispensabili per la cucina giapponese, come <strong>tempura</strong> o <strong>tonkatsu</strong>.</p>
<p>Tra la fine del periodo Heian e l&#8217;inizio del periodo Kamakura, la <strong>produzione di koji</strong> (aspergillus), <strong>fonte di fermentazione della maggior parte dei prodotti giapponesi fermentati</strong> ancora utilizzati oggi, è finalmente sotto controllo. La produzione, divenuta sempre più ampia, permette la distribuzione dei prodotti e un migliore accesso ad essi. Gli <strong>udon</strong> sono citati per la prima volta in un documento, il Kagen-ki del 7 luglio 1347, sotto il nome di <strong>uton</strong>; mentre la prima menzione dei <strong>soba </strong>è all&#8217;interno dello Onryo-ken Nichiroku del 12 ottobre 1438. I <strong>noodles </strong>diffusi oggi in Giappone differiscono leggermente dalle versioni diffuse in questo periodo storico. Essi prendono la loro forma attuale durante il periodo Eiroku (1558-1570).</p>
<p>Il primo documento che fa riferimento agli <strong>edamame</strong> (= fagioli della soia) è datato 1275, quando un celebre monaco giapponese, Nichiren, scrisse una nota di ringraziamento per un parrocchiano lasciando offerte di edamame in un tempio.</p>
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<p><strong>Periodo MUROMACHI</strong> (1335-1572)<br />
Dopo la sconfitta dell&#8217;imperatore Go-Daigo la casa reale si divise tra le città di Kyoto e Yoshino per più di mezzo secolo. Diversi imperatori si succedettero ma, incapaci di governare, fecero sprofondare il Giappone nel caos.</p>
<p>Allo stesso tempo, vennero edificati a Kyoto il Kinkaku-ji ed il Ginkaku-ji e si svilupparono le arti. Fu questo anche il <strong>periodo in cui gli occidentali scoprirono il Giappone</strong>, introducendovi armi da fuoco (che i Giapponesi impararono presto a costruire) e la religione del cristianesimo.</p>
<p>Ma il Giappone, visti i disordini creati dall&#8217;introduzione di nuove culture dall&#8217;occidente, decise di mantenere stabilmente soltanto rapporti con l&#8217;Olanda.</p>
<p>Nel 1540 in Giappone sbarcarono i missionari gesuiti di Francesco Xavier. Oltre al cristianesimo, portarono in Giappone molti usi e costumi occidentali, anche nell’alimentazione. Arrivò il vino, che di lì a breve si iniziò a produrre anche localmente, il pane, il pan di spagna. Il Pan di Spagna è ormai considerato un dolce tipico di Nagasaki ma originariamente venne importato dai missionari spagnoli e portoghesi. Il nome giapponese è カステラ, “Castella”.</p>
<p>Molti di questi prodotti sono così assimilati nella cultura alimentare giapponese e adattati agli ingredienti, al gusto e all’estetica locale da poter essere tranquillamente considerati tradizionali. A volte però conservano nel nome l’origine straniera. È dibattuto se anche la celebre frittura giapponese, il <strong>tempura</strong>, non sia un’evoluzione delle verdure pastellate che i missionari portoghesi mangiavano nei giorni di magro della quaresima. Certamente il nanbanzuke (南蛮酢け), sarde e sgombri fritti e marinati in aceto, deriva dal pesce in escabeche della cucina mediterranea.</p>
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<p><strong>Periodo AZUCHI MOMOYAMA</strong> (1573-1600)<br />
Fu un periodo molto breve, in cui Nobunaga Oda marciò su Kyoto per ristabilire il governo degli Shogun.</p>
<p>Egli fu il primo ad utilizzare le armi da fuoco, e fu assassinato da una delle sue guardie. In questo periodo i castelli dei vari governatori locali vennero edificati e fortificati sulle alture.</p>
<p>Il castello più imponente è l&#8217;Osaka-Jo, per il quale sono stati utilizzati massi le cui dimensioni arrivavano anche a 10 metri di lunghezza ed 8 metri di altezza.</p>
<p>Le strade, invece, venivano costruite come dei labirinti, in modo che i nemici fossero disorientati e la loro avanzata fosse facilmente controllabile.</p>
<p>Nello stesso periodo il Daimyo Toyotomi Hideyoshi intraprese azioni invasive in Corea, per cui per 35 anni il territorio coreano fu totalmente assoggettato al Giappone, che cercò di annientare la cultura locale, riportando a casa anche il macabro trofeo consistente in 20 mila nasi mozzati.</p>
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<p><strong>Periodo EDO</strong> (1600-1867)<br />
Questo periodo iniziò con il governo Tokugawa, che divenne governatore assoluto del Giappone e si trasferì ad Edo, ribattezzata Tokyo nel 1869, sede dello shōgun,</p>
<p>Fu questa l&#8217;epoca in cui gli occidentali ricominciarono a fare pressioni sul Giappone, sia sul lato commerciale che su quello religioso, creando non poche minacce al paese.</p>
<p>Per questo motivo la religione cristiana fu bandita definitivamente ed i rapporti commerciali tornarono ad essere limitati agli olandesi. Caratteristica preponderante del periodo Edo fu la politica di isolamento del Giappone, nota come <strong>sakoku</strong>: si assistette a vere e proprie carneficine di cristiani soprattutto nell&#8217;area di Nagasaki, la città a più stretto contatto con gli europei.</p>
<p>In seguito, sotto il governo di Iemitsu, venne costruito a Nikko il più grande santuario del Giappone e l&#8217;esercito Giapponese si rafforzò a tal punto da diventare uno dei più potenti e disciplinati eserciti, scoraggiando così potenziali invasioni dall&#8217;occidente.</p>
<p>Per il Giappone questo fu un periodo di grande rigore e disciplina, in cui fiorirono le arti.; <strong>la cucina giapponese raggiunge finalmente la sua maturazione;</strong> all’apice di questo periodo si trovano diversi stili: l’Honzen Ryori, il Kaiseki Ryori servito nei ristoranti, il Fucha Ryori, il Shippoku Ryori e il Kaiseki Ryori legato alla cerimonia del tè.</p>
<p>La <strong>cucina honzen</strong> (honzen-ryōri), uno dei tre stili di base della cucina giapponese tradizionale, affonda le sue radici nella cucina nobiliare del periodo Muromachi (1336-1573), venendo considerata la cucina formale del periodo Edo (1603-1868), e conoscendo il suo declino solo nel periodo Meiji (1868-1912). Nel Giappone moderno si può trovare, sotto una forma derivata, nella prefettura di Kōchi, sull&#8217;isola di Shikoku, col nome di cucina sawachi (sawachi ryōri).</p>
<p>Il <strong>namanare</strong> o <strong>namanar</strong>i, <strong>pesce crudo avvolto nel riso e consumato fresco</strong> prima che il gusto si deteriori, in questo periodo viene preferito al sushi e al suo stretto antenato narezushi. Al contrario di quest&#8217;ultimo, il namarare è considerato un piatto, piuttosto che un semplice metodo di fermentazione. Nella società medievale dei samurai, il processo di preparazione del pollame e della carne comincia ad essere ritualizzato. Durante questo periodo maestri specializzati nell&#8217;arte del coltello sono riconosciuti e metodi di preparazione precedentemente limitati al semplice taglio si evolvono in vera e propria arte, mentre vengono costituite le prime scuole specializzate nello sviluppo delle abilità negli utensili da cucina.</p>
<p>La <strong>ricetta del tempura</strong> viene introdotta in Giappone grazie all&#8217;opera di missionari gesuiti portoghesi particolarmente attivi nel corso del XVI secolo (1549). Inoltre, fanno la sua comparsa pietanze come il <strong>panko</strong> e piatti tuttora popolari quali il <strong>tonkatsu</strong>.</p>
<p>Nel XV secolo fanno la loro comparsa quasi tutte le arti tradizionali giapponesi come la cerimonia del tè, l’<strong>Ikebana</strong>, il teatro Nō e il Kyogen (forma di teatro comico).</p>
<p>A tavola si assiste alla nascita dello <strong>Honzen Ryori</strong>, tutte quelle preparazioni alimentari da consumare durante i banchetti di accoglienza dello Shogun, il leader militare. Le pietanze erano condite come nella cucina zen. Vengono stabiliti in questo periodo i numeri dispari delle portate: 7, 5, 3, ancor oggi importanti per la composizione a tavola.</p>
<p>Tra il XV e il XVI secolo appaiono le preparazioni legate alla <strong>cerimonia del tè</strong>, con le quali la cucina giapponese raggiunge il suo apice: il <strong>Kaiseki Ryōri</strong>. Vengono rimossi gli elementi esclusivamente decorativi e i piatti freddi, e si serve una successione di portate calde in piccole porzioni elaborate. João Rodriguez (1561-1634), missionario portoghese che visse molti anni in Giappone, nel suo libro “Historia da igreja do Japão” descrisse con ammirazione la cucina per la cerimonia del tè, affermando che essa aveva rimosso i vecchi costumi del banchetto ed apportato uno stile nuovo al pasto quotidiano.</p>
<p>Secondo il celebre maestro della cerimonia del tè Sen-no Rikyu (1522-1591), l’ideale del Kaiseki Ryōri è un menu frugale composto da riso, zuppa, konomono (sorta di verdura in salamoia) e uno o due piatti con verdure e pesce, servito agli ospiti dallo stesso padrone di casa. Nel Kaiseki Ryōri è importante <strong>riflettere negli ingredienti e nella presentazione</strong>, <strong>il trascorrere delle stagioni, armonizzando le pietanze, preparate con raffinatezza ed eleganza, ai recipienti che le contengono.</strong></p>
<p>All’inizio di quest’epoca i condimenti principali erano ancora il sale, l’aceto e il miso. Lo zucchero era di importazione e molto costoso. La salsa di soia arrivava a Edo da Osaka.</p>
<p>Il <strong>mirin</strong> acquisisce un ruolo importante nella cucina giapponese, e la quintessenza dei piatti tradizionali giapponesi, la <strong>cucina kaiseki</strong>, viene introdotta dai mercanti e dagli artisti.</p>
<p><strong>L&#8217;alimentazione del periodo Edo presenta elementi comuni a quella dei giapponesi moderni</strong>, <strong>con alcune eccezioni di rilievo, tra cui la mancanza di carne e la presenza più rara di pesce e frutti di mare</strong>. Consisteva in tre pasti, come ora, ricalcando il principio del menu attuale, con <strong>una ciotola di riso, una zuppa e uno o due piatti di contorno</strong>. Grazie ai numerosi documenti è stato possibile ricostruire la <strong>dieta dei daimyō</strong>, la quale subiva delle modifiche dai pasti ordinari a quelli cerimoniali. I pasti ordinari in genere consistevano in riso, zuppa, e uno o due contorni, come ad esempio lo <strong>tsukemono</strong>; il <strong>sake </strong>non veniva servito. <strong>Il pasto cerimoniale, servito solitamente la sera, era una cena formale</strong>, accompagnata da un rituale di degustazione del sake, e aveva luogo una volta alla settimana. Gli ingredienti più comuni utilizzati erano il riso, il tofu, ravanelli, verdure di stagione e funghi. La presenza di pesce nei menu ordinari variava a seconda dei periodi (a volte raramente presenti, a volte di più), con l&#8217;eccezione dello katsuobushi utilizzato spesso come condimento, ma in ogni caso consumati più spesso durante i pasti cerimoniali.</p>
<p>A partire dal ‘700 si incomincia a produrre la salsa di soia anche a Edo. Una volta introdotto il mirin, il sapore della <strong>salsa di soia abbinata al mirin</strong> divenne il <strong>gusto tipico di Edo</strong>.</p>
<p>Nel primo quarto del XlX secolo appaiono i piatti tipici dello street food giapponese a tutt’oggi ancora popolarissimi come il <strong>kabayaki di anguilla</strong> o il <strong>nigirizushi </strong>(leggi la nostra storia del sushi). A Kyoto compaiono i dolci dalle forme raffinate preparati con il costoso zucchero bianco. Anche in altri luoghi turistici si cominciano a produrre dolci tipici. Nasce così il gusto per la <strong>pasticceria tradizionale</strong>.</p>
<p>In questo periodo si assiste a un vero e proprio boom dei pellegrinaggi a templi e santuari, del turismo, delle trattorie, dei libri di cucina ecc. Il cibo incomincia ad essere associato allo svago e divertimento.</p>
<p>Daikyo Ryori e Honzen Ryori continuano ad essere le preparazioni per la classe al potere come nobili e samurai. La cucina dell’epoca Edo, servita in trattorie e bancarelle, è invece parte della cultura popolare di grandi città come Edo (Tokyo), Osaka e Kyoto.</p>
<p>Dopo il <em>narezushi</em> dell&#8217;VIII secolo e il <em>namanare</em> medievale viene introdotto un terzo tipo di sushi, lo <strong><em>haya-zushi</em></strong>. Quest&#8217;ultimo è preparato in modo che il riso e il pesce possono essere consumati contemporaneamente. Il riso non viene utilizzato per la fermentazione, ma mescolato con aceto, pesce, verdure e altri ingredienti secchi. Questo tipo di sushi è ancora oggi popolare, con ogni regione che dispone di una propria versione.</p>
<p><strong>La struttura sociale vedeva a capo di tutto la casa imperiale (con limitati poteri), poi gli Shogun (con ampi poteri), i Daimyo, i samurai, i mercanti ed i contadini, che erano quelli che più subivano soprusi e pressioni fiscali.</strong></p>
<p>A lungo andare, questa situazione sociale, nonché la sua staticità, finì per indebolire il paese: i samurai perdevano la loro importanza, spesso riducendosi in miseria, ed i contadini si impoverivano sempre più mentre i mercanti acquisivano potere. Per gli occidentali era il momento di tornare all&#8217;attacco e l&#8217;ammiraglio americano Perry nel 1853 fu il primo a costringere i giapponesi ad aprirsi al commercio estero, stipulando con loro un trattato.</p>
<p>Agli americani, seguirono poi le flotte europee.</p>
<p>Nel 1854 navi da guerra americane forzano l’apertura dei commerci. Il Giappone esce dall’isolamento internazionale in cui si era chiuso durante il periodo Edo ed è costretto a firmare trattati ineguali con le potenze occidentali che possono esportarvi i propri prodotti senza tariffe doganali. I nuovi ingredienti dei Paesi occidentali vengono adattati ai gusti locali. Queste <strong>ricette adattate</strong> sono per la maggior parte considerate giapponesi nelle culture da cui hanno origine, e viceversa, in Giappone, sono spesso considerate non parte della tradizionale cucina giapponese, anche se riconosciute parte del patrimonio culinario giapponese. Si diffonde la carne, il cui consumo era stato del tutto marginale nella dieta delle epoche precedenti. I piatti occidentali a base di carne vengono arrangiati à la japonaise per adattarsi meglio ad essere mangiati con le bacchette e per l’abbinamento con il riso in bianco. Ricette europee diventano di moda nei ristoranti e bancarelle prima, e in seguito nelle preparazioni domestiche. Gli studenti giapponesi che vanno a studiare in Germania, Inghilterra, Stati Uniti, sviluppano un gusto per la cucina delle potenze occidentali. Nelle scuole femminili si fanno lezioni di cucina, si parla di nuove ricette nelle riviste, giornali e nei programmi radiofonici. Il menu della cucina casalinga diventa più vario. Questa tendenza si rafforza grazie alle casalinghe delle grandi città e alle studentesse delle scuole femminili. La diffusione dell’acqua corrente e dei fornelli a gas allevia le faccende domestiche.</p>
<p><strong>Il Giappone iniziò quindi a guardare verso l&#8217;occidente accogliendone la cultura</strong>: venne <strong>revocato il divieto di consumo della carne rossa </strong>(introdotta nella dieta alimentare (per combattere la carenza di proteine e rafforzare la costituzione fisica), aumentò il <strong>consumo di latte e pane, diminuì quello di riso</strong>; si incoraggiarono i viaggi all&#8217;estero e si sviluppò la cultura scientifica, oltre all&#8217;introduzione del telefono e della corrente elettrica.</p>
<p>Nella cucina giapponese, il termine <strong><em>yoshoku</em></strong> (“cucina occidentale”) indica i piatti la cui ricetta è stata importata dall&#8217;Occidente durante la Restaurazione Meiji e adattati ai gusti locali. Si tratta di piatti europei che sono stati adattati, che spesso hanno nomi dal suono europeo, di solito trascritti usando il katakana. Questi piatti, generalmente, sono a base di carne, ingrediente novizio nella cucina giapponese, le cui origini sono europee (francesi, inglesi o italiane). Queste versioni giapponesi sono spesso molto diverse dalle loro versioni originali.</p>
<p><strong>Omurice, naporitan e korokke sono esempi di piatti yoshoku</strong>. Il curry giapponese è stato introdotto in Giappone durante lo stesso periodo, mentre l&#8217;India era sotto l&#8217;amministrazione della <em>British East India Company</em>: questo è il motivo per cui il curry è classificato in Giappone come piatto occidentale, piuttosto che come piatto asiatico. Durante lo stesso periodo, a causa dell&#8217;apertura del Paese, molti piatti popolari sono stati importati anche dalla cucina cinese e coreana. Nonostante abbiano seguito lo stesso processo di importazione, i piatti non vengono definiti yoshoku, in quanto il termine si riferisce solo alla cucina occidentale. Tra i più noti vi sono il <strong>ramen, shabu shabu e gyoza</strong>. Come avvenuto con il cibo, anche nuove tecniche di cottura vengono importate e modificate, come ad esempio la <strong>tecnica itamemono</strong>, simile alla cucina a wok cinese.</p>
<p>Alla fine del XVII secolo circa viene inventato il <em>katsuo-bushi</em> (tonnetto essiccato, fermentato e affumicato), che si diffonde rapidamente.</p>
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<p><strong>Periodo MEIJI</strong> (1867-1912)<br />
Sotto il potere dell&#8217;imperatore Meiji, <strong>la capitale fu definitivamente ufficializzata</strong> a Tokyo, il buddismo fu abolito e venne <strong>imposto lo shinto come religione ufficiale</strong>, per cui l&#8217;imperatore era riconosciuto come un dio vivente.</p>
<p><strong>I samurai</strong>, dopo lotte e rivolte interne, <strong>cessarono di esistere</strong> e vennero fatte riforme per i diritti umani, per cui anche i mercanti persero potere sociale.</p>
<p>Nel 1872 fu costruita la <strong>prima rete ferroviaria che collegava Tokyo a Yokohama</strong>: le autorità giapponesi del tempo si tolsero le scarpe a Tokyo per salire sul treno e rimasero stupiti nel non ritrovarle a Yokohama, alla fine del loro viaggio.</p>
<p>Nei primi anni del XIX secolo, <strong>le yatai</strong>, piccole bancarelle che vendono cibo, <strong>diventano molto popolari</strong> a Edo. È in questo periodo che il <strong>nigiri-zushi</strong> fa la sua comparsa: costituito da un agglomerato di riso allungato condito con pesce crudo<strong>, è il tipo di sushi più popolare al mondo</strong>. Dopo il terremoto del Kanto del 1923 i cuochi che lasciarono Edo contribuirono a rendere popolare il piatto in tutto il Paese.</p>
<p><strong>La caratteristica forse più importante della cucina giapponese è il gusto umami.<br />
</strong>Secondo l&#8217;Umami Information Center, il gusto umami corrisponde al sapido, da non confondere con il salato: un sapore intenso, piacevole, soddisfacente, derivante da un particolare elemento presente soprattutto nella carne, nel pesce e nei prodotti caseari, oltre che in molte verdure. Il gusto umami è quindi il quinto dei gusti fondamentali che si riescono a percepire dagli alimenti, oltre dolce, salato, amaro e acido o aspro.  L’umami è stato scoperto nel 1908 dal giapponese Kikunae Ikeda, professore di chimica all’Università Imperiale di Tokyo, durante alcuni sui studi sull’analisi del dashi, brodo di pesce, uno dei fondamenti gastronomici della cucina giapponese, fortemente saporito anche se preparato con soli tre ingredienti; umami signica “gusto “saporito” ed è dovuto alla presenza di glutammato monosodico,</p>
<p>Il gusto umami, nello specifico, è quella speciale sapidità che deriva dal <strong>kombu</strong> (alghe della specie laminaria), dal <strong>katsuo</strong> (tonnetto secco e affumicato), dall’<strong>hoshi-shiitake </strong>(funghi secchi), ecc. Il kombu e il katsuo erano già in uso da più di mille anni, ma diventano comuni solo in epoca Edo, quando iniziano ad essere facilmente reperibili. Grazie allo sviluppo della nuova linea marittima nel Mare del Giappone, il konbu dell’Hokkaido arrivava in grandi quantità ad Osaka.</p>
<p><strong>Era TAISHO</strong> (1912-1925)<br />
L’imperatore Taisho, figlio di Meiji, si mise da parte per il governo del paese a causa di problemi di salute (non bene identificati) lasciando molto spazio ai suoi ministri.</p>
<p>In questo periodo il Giappone, forte della fama di potenza mondiale, costruì flotte di navi da guerra.</p>
<p>Allo stesso tempo, gli Stati Uniti limitarono di molto le immigrazioni giapponesi ed il Giappone ne fu negativamente impressionato, dando origine a tensioni tra i due paesi, che si spensero provvisoriamente con la loro alleanza durante la I Guerra Mondiale, dopo la quale il Giappone entrò a far parte della Società delle Nazioni.</p>
<p>Verso la fine dell&#8217;era Taisho, il Giappone fu colpito da un violentissimo terremoto che provocò incendi e più di 100.000 vittime nella zona del Kanto, per cui molti Coreani furono trucidati da fanatici giapponesi con l&#8217;accusa di aver contaminato la terra e causato quel disastro.</p>
<p><strong>Era SHOWA</strong> (1926-1989)<br />
Hiroshito, con il nome di Showa, era un imperatore innamorato dell&#8217;esempio europeo.</p>
<p>Fu allora che il Giappone fece riferimento principalmente alla Germania e ne accolse le idee hitleriane (pensiero non poco in contrasto con la realtà, dato che Hitler esaltava la razza ariana), perdendo l&#8217;appoggio degli americani.</p>
<p>I Giapponesi, allora profondamente nazionalisti, erano convinti di poter dominare economicamente e politicamente il continente asiatico.</p>
<p>Fu così che, uscito dalla Società delle Nazioni, il Giappone iniziò ad espandersi occupando la Manciuria e successivamente invadendo parte della Cina.</p>
<p>Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna gli imposero allora delle sanzioni economiche. Nel 1941 il Giappone bombardò Pearl Harbour e continuò ad espandere i propri confini, grazie anche alle sue imponenti flotte navali, superiori anche a quelle americane.</p>
<p>L&#8217;espansione del Giappone nel Pacifico mirava ormai alle coste australiane, raggiungibili sfruttano l&#8217;appoggio di un&#8217;isola chiamata Midway, che gli avrebbe fornito la necessaria pista di atterraggio.</p>
<p>Ma le flotte americane, grazie ad un colpo di fortuna, rintracciarono in mare quelle giapponesi, che furono sconfitte. L&#8217;avanzata del Giappone nel Pacifico iniziò a retrocedere lentamente, ma l&#8217;evento che portò alla reale fine della guerra fu il bombardamento atomico da parte degli Stati Uniti su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto) nel 1945.</p>
<p>Pochi giorni dopo l&#8217;imperatore in persona annunciò alla nazione che la guerra era stata persa.</p>
<p>Gli Stati Uniti occuparono il Giappone per circa 7 anni, rimanendo però su alcune isole (tra cui Okinawa, ancora oggi sede di basi americane) che vennero restituite negli anni a seguire.</p>
<p>Dopo la Guerra il Giappone si è reintegrato nella comunità internazionale, affermandosi sempre più come grande potenza economica.</p>
<p><strong> Era HEISEI</strong> (1989-oggi)<br />
Alla morte del padre, salì al trono l&#8217;Imperatore Akihito, considerato il 125° successore dell&#8217;Imperatore Jimmu, con il nome di Heisei, dal 1989 al 2019. Il 1 maggio 2019, Naruhito diventa imperatore del Giappone e Masako imperatrice al suo fianco, a seguito dell&#8217;abdicazione di suo padre Akihito, avvenuta il 30 aprile. La cerimonia di incoronazione si è svolta il 22 ottobre 2019</p>
<p>Attualmente il sistema governativo Giapponese è fondato sulla separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere legislativo è esercitato dalla Dieta Nazionale, composta dalla Camera dei Rappresentanti e dalla Camera dei Consiglieri. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo, formato da un Primo Ministro e non più di venti Ministri.</p>
<p>Il potere giudiziario (totalmente indipendente da quello legislativo e da quello esecutivo) è esercitato dalla Corte Suprema, otto Alte Corti e numerose Corti Distrettuali, oltre alle preture.</p>
<p>L&#8217;Imperatore è il Capo dello Stato, ma non ha poteri legislativi, esecutivi o giudiziari.</p>
<p>A partire dagli anni trenta del Novecento nella ristorazione pubblica in Giappone si è diffuso l&#8217;uso dei <strong>sampuru</strong>, ovvero di accurate riproduzioni dei piatti cucinati nei ristoranti e che vengono esposti in vetrina. Un tempo realizzati in cera, questi modelli sono oggi di plastica.</p>
<p>Sotto l&#8217;influenza delle cucine occidentali, la carne, il latte e il pane vengono introdotti nella cucina giapponese, cambiando le abitudini dei giapponesi; il latte diventa un ingrediente classico dell&#8217;alimentazione dei giovani nipponici; diminuisce il consumo medio di riso, mentre aumenta quello di carne (aumentato del 400% tra il 1960 e il 2000).</p>
<p>Nel 1977, nel “Dietary Goals for the United States” (“McGovern Report”), il senatore americano George Stanley McGovern indica la cucina giapponese come modello per una sana alimentazione anche negli Stati Uniti. Ironicamente, proprio mentre il mondo incomincia ad accorgersi dei pregi della dieta nipponica, in patria i giapponesi cominciano invece a mangiare in modo più occidentale, con un sensibile aumento di zuccheri, grassi e proteine animali.</p>
<p>L’anno 1979 segna un significativo calo nel numero delle casalinghe giapponesi. In questo periodo si diffondono sempre più elettrodomestici nelle case: il bollitore per il riso, la lavatrice, il frigorifero ecc. Fanno la loro comparsa i fast food, gli alimenti preconfezionati e surgelati. Il boom economico, la diffusione dei mass media, le trasformazioni della grande distribuzione e dei ristoranti hanno un grande impatto anche sulla cultura alimentare nipponica. I Giapponesi trovano e apprezzano ormai i piatti più disparati.</p>
<p>I cambiamenti sociali (aumento dei single, basso tasso di natalità, invecchiamento della società, ecc.) portano a un’ulteriore semplificazione della cucina giapponese. I Giapponesi sempre più spesso mangiano fuori casa e dipendono da cibi pronti da asporto. Il risultato è un aumento dello spreco alimentare, dei pasti consumati in solitudine, della perdita della cucina locale, l’uniformazione dei gusti.</p>
<p>Sicché oggi, come sta accadendo in tutti i paesi “sviluppati” anche i consumatori giapponesi stanno cambiando le loro abitudini alimentari ed i loro gusti: vogliono mangiare il loro cibo preferito dovunque si trovino nel paese, in qualsiasi momento e indipendentemente dalla stagione.</p>
<p>Chi abbia viaggiato in Giappone ha certamente notato la grande diffusione di tutte le catene di <em>fast food</em> occidentali, gli immensi reparti di cibo pronto in supermercati e <em>convenience store</em> aperti 24h al giorno. In molte case giapponesi la cucina consiste in un frigo, un forno a microonde, una singola piastra elettrica per riscaldare cibi precotti.</p>
<p>La sfida per la preservazione della cucina casalinga giapponese non è dissimile da quella cui si trovano di fronte le tradizioni alimentari e culinarie di molti paesi occidentali.</p>
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