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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 07:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La logica delle disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud dove si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon rispetto al Settentrione. I tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al Nord, ora sono paragonabili e il gap rischia di diventare strutturale. Lo afferma il primo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cala la mortalità per tumori in Italia, ma non al Sud dove si perdono più anni di vita per i tumori della mammella e del colon rispetto al Settentrione. I tassi di mortalità, che storicamente erano più bassi rispetto al Nord, ora sono paragonabili e il gap rischia di diventare strutturale.</p>
<p>Lo afferma il primo rapporto del Gruppo di Lavoro su equità e salute nelle Regioni dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sul sito dell&#8217;ISS, secondo cui tra le cause c&#8217;è anche il minore ricorso agli screening: nelle aree dove si partecipa meno a questa forma di prevenzione, sottolineano gli autori, oltre ad avere una maggiore mortalità c&#8217;è anche un più alto l&#8217;indice di fuga, il numero cioè di pazienti costretto a spostarsi per potersi operare.</p>
<p>Il Gruppo ha evidenziato anche come per il tumore della mammella e per il tumore del colon-retto, che rappresentano il 40% di tutte le diagnosi di tumore in Italia, sono forti le differenze regionali.</p>
<p>In Italia, la mortalità per tumore della mammella dal 2001 al 2021 si è ridotta del 16%, ma con ritmi diversi nelle diverse aree del Paese: al Sud la riduzione di mortalità è stata inferiore rispetto a quanto osservato nel Nord (-6% contro -21%). In alcune Regioni del Sud, quali Calabria, Molise e Basilicata, si osservano addirittura degli incrementi rispettivamente pari al 9%, 6% e 0,8%.</p>
<p>La copertura totale dello screening mammografico disegna una chiara differenza Nord-Sud, ancora una volta a sfavore delle regioni meridionali con la percentuale di adesione che va dal 90% raggiunto in molte aree del Nord ad appena il 60% in alcune regioni meridionali. Ed infine ancora una conferma dell’importanza della diagnosi precoce. Nelle Regioni del Nord, dove la copertura di popolazione degli screening è elevata, la riduzione di mortalità per tumore della mammella tra il 2001 ed il 2021 è più forte (oltre il 35%) rispetto alle regioni del Sud.</p>
<p>Anche per il tumore del colon gli andamenti sono simili: dal 2005 al 2021 risulta che nelle donne la mortalità si è ridotta di circa il 30% nelle aree del Nord (-29%) e del Centro (-27%) e molto meno al Sud (-14%). Il divario tra Nord e Sud risulta ancora più ampio fra gli uomini, dove la riduzione è stata pari a -33% nel Nord, -26% al Centro e solo -8% nel Meridione.</p>
<p>La regione più critica è rappresentata dalla Calabria dove in 15 anni la riduzione è stata minima nelle donne (-2%) e praticamente nulla negli uomini (-0,9%)</p>
<p>Per quanto attiene i “fattori di rischio modificabili”, gli italiani hanno ancora tanta strada da fare. I dati della Fondazione Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, sono evidenti: in Italia, il 73% degli adulti segue almeno uno stile di vita scorretto e pericoloso per la salute. Nello specifico: il 19% è un fumatore abituale, il 33% è sedentario, non pratica alcuna forma di attività fisica o sport e il 15% consuma alcol in modo eccessivo. Per questo la Fondazione Aiom ha lanciato la nuova campagna nazionale “Tumori, scegli la prevenzione”.</p>
<p>Nel 2023, in Italia, sono stati stimati 395mila nuovi casi di tumore, che hanno colpito 208mila uomini e 187mila donne. In soli 3 anni l’incremento ammonta a oltre 18mila casi. I dati dimostrano che, lavorando nel verso giusto, il tasso di mortalità da tumori può diminuire. Ma, almeno su questo aspetto, il Paese non può essere così spaccato e il gap infrastrutturale va colmato prima che diventi insanabile.</p>
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		<title>Crollo del potere d&#8217;acquisto in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 10:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[potere d'acquisto in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Annuale Istat 2024 certifica che l&#8217;Italia riesce a recuperare il livello di produzione pre-Covid e anche quello precedente alla crisi del 2008, ma il potere d&#8217;acquisto dei salari in dieci anni crolla del 4,5%. L’Istat nel suo report annuale parla di un impoverimento generalizzato, che ha però colpito soprattutto le fasce meno abbienti. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Rapporto Annuale Istat 2024 certifica che l&#8217;Italia riesce a recuperare il livello di produzione pre-Covid e anche quello precedente alla crisi del 2008, ma il potere d&#8217;acquisto dei salari in dieci anni crolla del 4,5%. L’Istat nel suo report annuale parla di un impoverimento generalizzato, che ha però colpito soprattutto le fasce meno abbienti.</p>
<p>L&#8217;analisi dell&#8217;ISTAT evidenzia come gli italiani siano sempre più poveri e anziani. Cresce la forbice, anche a causa dell&#8217;inflazione, tra le famiglie benestanti e quelle che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Negli ultimi 20 anni il nostro Paese ha accumulato ritardi sul volume di Pil rispetto alle principali economie europee mentre le retribuzioni hanno perso potere d&#8217;acquisto</p>
<p>Le persone in povertà assoluta sono 5,75 milioni, pari al 9,8% della popolazione, la percentuale più alta registrata negli ultimi 10 anni. Sono poveri in percentuale soprattutto i minori (il 14% del totale) con un tasso che è quasi triplo rispetto alla fascia tra i 65 e i 74 anni (al 5,4%), dato legato anche alla caduta del potere d&#8217;acquisto delle retribuzioni a fronte della crescita dei prezzi</p>
<p>Negli ultimi 10 anni le retribuzioni lorde reali hanno perso il 4,5% del potere d&#8217;acquisto ed è cresciuto il fenomeno dei “working poor”, ovvero delle persone che pur lavorando rientrano nella povertà assoluta. La povertà è legata non solo al proprio reddito ma anche alla consistenza della famiglia e al luogo in cui si abita. In un periodo di alta inflazione, poi, il lavoro autonomo ha retto meglio di quello dipendente.</p>
<p>&#8220;Il reddito da lavoro &#8211; scrive l&#8217;Istat &#8211; ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico. Tra il 2014 e il 2023 l&#8217;incidenza di povertà assoluta individuale tra gli occupati è passata dal 4,9% nel 2014 al 7,6% nel 2023. Per gli operai l&#8217;incremento è stato più rapido passando da poco meno del 9% nel 2014 al 14,6% nel 2023&#8221;. Nel 2023 l&#8217;8,2% dei dipendenti era in povertà assoluta a fronte del 5,1% dei non dipendenti.</p>
<p>La cosiddetta &#8220;tassa dell&#8217;inflazione&#8221; colpisce soprattutto le famiglie meno abbienti, perché queste ultime dedicano una quota di spesa maggiore ad alcune categorie di beni e servizi &#8211; come i consumi alimentari &#8211; i cui prezzi sono cresciuti di più.</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em> cita un&#8217;analisi pubblicata lo scorso luglio dagli economisti di Allianz Trad, che evidenzia un paradosso: la spesa per i beni non durevoli, come gli alimentari, ha raggiunto una riduzione importante (-2% in Italia, fino a -7% in Germania). Al contrario, i volumi di acquisto di beni durevoli (automobili, elettronica di consumo) o semi-durevoli (abbigliamento, giocattoli, beni culturali) hanno continuato a crescere nonostante l&#8217;impennata del costo della vita e dei servizi. Secondo Allianz, le famiglie più povere sono esposte in modo sproporzionato all&#8217;aumento del cibo (+17% su base annua) e delle utenze (affitti, acqua, luce). Al contrario, ristoranti, beni ricreativi, abbigliamento e trasporti, che hanno un peso maggiore nei consumi delle famiglie più ricche, hanno visto comparativamente minori aumenti dei prezzi. Quindi l&#8217;inflazione induce le famiglie meno abbienti a ridurre tutto, comprese le spese essenziali (che infatti hanno registrato una riduzione d&#8217;acquisto, come detto sopra). E infatti, prosegue l’Istat, l&#8217;inflazione ha penalizzato soprattutto le famiglie più povere: tra il 2014 e il 2023, la spesa equivalente delle famiglie è diminuita nel complesso in termini reali del 5,8%. Ma per le famiglie del primo quinto della distribuzione è diminuita dell&#8217;8,8% mentre per quelle del quinto più ricco è scesa appena del 3,2%.</p>
<p>&#8220;L&#8217;impoverimento, spiega l&#8217;Istituto, è stato generalizzato&#8221; ma, &#8220;il calo è stato più forte per le famiglie dei ceti bassi e medio-bassi, appartenenti al primo e al secondo quinto della distribuzione&#8221;.</p>
<pre>Fonte: Rapporto Annuale 2024. La situazione del Paese”. https://www.istat.it/it/archivio/296796</pre>
<p><strong> </strong></p>
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