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	<title>inulina Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>inulina Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Yacón &#8211; Smallanthus sonchifolius</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/yacon-smallanthus-sonchifolius/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 13:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piante ed erbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo yacón (Smallanthus sonchifolius), anche conosciuta come patata yacón o patata dei diabetici, è un tubero originario della della Colombia e dell’Ecuador che viene coltivata tradizionalmente nelle Ande centrali e settentrionali, dalla Colombia al nord dell’Argentina, per le sue radici tuberose dolci e croccanti; è molto diffusa in Giappone, Russia, Corea, Taiwan e Stati Uniti. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>yacón</strong> (<em>Smallanthus sonchifolius</em>), anche conosciuta come patata yacón o patata dei diabetici, è un tubero originario della della Colombia e dell’Ecuador che viene coltivata tradizionalmente nelle Ande centrali e settentrionali, dalla Colombia al nord dell’Argentina, per le sue radici tuberose dolci e croccanti; è molto diffusa in Giappone, Russia, Corea, Taiwan e Stati Uniti.</p>
<p>Recentemente è stata introdotta sui mercati agricoli e di alimentazione naturale dietetica negli Stati Uniti e il suo consumo alimentare si sta rapidamente diffondendo anche in altri continenti.</p>
<p><strong>La pianta dello yacon</strong> può crescere fino ad un’altezza di 2 metri; le grandi foglie sono di colore verde chiaro con poche, ma evidenti, nervature visibili anche sulla pagina superiore con la caratteristica di avere un lungo picciolo attorniato da una stretta parte di lembo, le foglie crescono diametralmente opposte e ruotate di 90° per ogni palco; gli steli sono ricoperti di peluria. I fiori, simili a margherite, hanno petali dal colore giallo-arancione. La pianta dello Yacon impiega 6-7 mesi per raggiungere la maturità, tuttavia un raccolto soddisfacente può essere fatto già al 5°mese. L’apparato radicale dello Yacon è composto da tuberi simili alla patata dolce o alla dalia, ma più grandi e leggermente più morbidi, raggiungendo spesso i 25 cm di lunghezza e i 10 cm di diametro. Il peso medio è di circa 300 grammi, ma possono arrivare fino a 2 kg in casi eccezionali. La buccia è di colore marrone, mentre l’interno è bianco-giallognolo. Dopo la fioritura, la parte superiore della pianta appassisce e i tuberi vengono raccolti. I tuberi continuano ad aumentare il proprio contenuto di zuccheri mentre la pianta muore, per questo motivo è importante che la raccolta venga fatta solo quando tutta la parte fuori dal terreno è morta. Tuttavia non bisogna neppure aspettare troppo, soprattutto nelle aree con inverni miti, poiché la pianta tenderà a rinascere quando il clima diventerà meno freddo e le giornate inizieranno ad allungarsi. I tuberi vengono raccolti nel medio-tardo inverno. La raccolta viene fatta scavando con molta attenzione, per evitare di danneggiare i tuberi. Dopo averli separati dallo stelo centrale, i tuberi di Yacon integri possono essere conservati in un luogo buio, fresco, asciutto e arieggiato per parecchi mesi. Durante la conservazione aumenta la concentrazione degli zuccheri per via della conversione degli amidi. Lo Yacon cresce anche in terreni poveri, tuttavia predilige una posizione calda e un terreno fertile. La pianta predilige i luoghi soleggiati, ma cresce bene anche all’ombra degli alberi. Lo Yacon cresce bene e rapidamente nei climi temperati e non è affetto dalla durata delle giornate. La pianta tollera la siccità, tuttavia nei periodi di siccità sono utili abbondanti innaffiature occasionali. Non è attaccata da parassiti. La parte esterna viene distrutta dal ghiaccio, ma i tuberi possono tollerare ghiacciate di lieve intensità. Le radici sono molto friabili e la raccolta deve essere fatta con molta cautela per evitare danneggiamenti. Le piante di Yacon non sono state selezionate per sapore o resa, per cui alcune radici possono essere troppo dolci e altre troppo poco. Ogni rizoma lasciato in terra produrrà una nuova pianta, tuttavia lo yacon non è una pianta molto invasiva, tende a restare in un luogo circoscritto e può essere rimossa con facilità.</p>
<p><strong>Utilizzi alimentari dello Yacon</strong></p>
<p><strong>Le parti utilizzate sono i tuberi, ma anche le foglie</strong>. Quando all’inizio dell’autunno i tuberi, hanno raggiunto la massima dimensione, si estirpa con cura la pianta e si raccolgono i “frutti” maturi. In seguito si pone al riparo per il successivo interro primaverile. In questa operazione si deve fare attenzione a non rompere le sottili radici di propagazione, vitali per il futuro della pianta stessa. I tuberi raccolti, tolto la sottile buccia color marrone-bordò dallo spiacevole sapore simile al solvente, sono pronti all’uso. Se lasciati al sole o all’aria per alcuni giorni, fino a quando non si raggrinzisce la buccia, acquistano qualità organolettiche decisamente superiori. L’amido, infatti, contenuto nei tuberi, una volta staccato dalla pianta, si trasforma in zucchero buono e questo processo si accelera notevolmente sotto i raggi solari.  Questi <strong>tuberi, dalla consistenza croccante, sono dolci, freschi e dissetanti, richiamano un gusto misto di pera/melone, a seconda del grado di trasformazione degli amidi</strong> e <strong>possono essere mangiati tale e quali oppure usati come un qualsiasi frutto dolce</strong>, tipo pera, mela, banana, in macedonie, frullati e quant’altro di vostro piacimento.</p>
<p>Oltre al consumo come frutto, si utilizza lo Yacon <strong>in insalate</strong> e, come la nostra patata, come contorno a diversi cibi, viene usato anche per preparazioni salate, <strong>per fritti e come contorno</strong> di carne e pesce. <strong>In tutto in sud America usano anche le foglie per preparare un tè chiamato Te andino</strong>, usanza sempre più comune anche in Giappone dove il Ministero della Salute ne sostiene il consumo per i benefici che apporta al il corpo umano.</p>
<p>Appena raccolte le radici di Yacón possono avere un sapore amidaceo, ma dopo essere state fatte maturare per alcuni giorni in un luogo asciutto e soleggiato diventano dolci, croccanti e succose e sono ottime da mangiare crude come verdura.</p>
<p>È preferibile <strong>consumare i tuberi crudi</strong> come un frutto o tagliati a dadini e aggiunti alle insalate, dopo aver rimosso le due bucce, quella esterna marrone e quella bianca all’interno, che hanno un gusto resinoso. <strong>La polpa, dolce, croccante e dal colore ambrato, tagliata a pezzi può essere aggiunta a qualsiasi insalata</strong>. Lo Yacón può essere utilizzato anche nei dessert come torte o crumble di mele, pere o cioccolato. I tuberi dello Yacón possono essere trasformati in succo con una centrifuga ed essere usati per dolcificare altri succhi oppure come ingrediente per un <strong>cocktail di frutta</strong>. Nelle Ande vengono grattugiati e spremuti attraverso un telo per ottenere una bevanda dolce e rinfrescante. Il succo ottenuto può anche essere bollito per ottenere il famoso <strong>sciroppo di Yacon</strong>. In Sud America il succo viene concentrato fino a formare cubetti di zucchero chiamati <strong>chancaca</strong>. Le foglie e gli steli possono essere cotti e consumati come verdura e contengono dal’11 al 17% di proteine (sul peso secco). Lo zucchero presente nei tuberi, l’<strong>inulina</strong>, non apporta nessuna caloria dal momento che il nostro corpo non è in grado di digerirla.</p>
<p>Le <strong>fette di Yacon</strong> tendono ad assorbire il sapore di tutte le spezie presenti. Lo Yacon tagliato a fette lunghe e sottili può essere un interessante aggiunta ad un piatto di cruditè di verdure, intingendo al momento le fette in salse come guacamole, salsa al formaggio o altro a seconda dei propri gusti. In Perù le radici di Yacon vengono persino trasformate in caramelle.</p>
<p>I tuberi dello Yacon sono un <strong>alimento dolce e rinfrescante </strong>dalle proprietà salutari<strong> che può essere consumato anche dai diabetici </strong>senza il rischio che si alzino i livelli di glucosio nel sangue, ma sono anche un cibo che <strong>dona una sensazione di sazietà con pochissime calorie</strong>, è quindi molto utile a chi è a dieta per calmare l’appetito.</p>
<p><strong>Valore nutrizionale</strong></p>
<p>Lo Yacón contiene pochissime calorie, ma molto potassio.</p>
<p>Le radici contengono dall’86 al 90% di acqua e solo tracce di proteine e lipidi. Hanno un elevato contenuto di <strong>frutto-oligosaccaridi</strong> (noti anche con l’acronimo <strong>FOS</strong>, <strong>oligofruttosio o oligofruttani</strong>), composti resistenti ai succhi gastrici e che il corpo umano non metabolizza, da qui il suo utilizzo per il controllo del peso e per i diabetici.</p>
<p><strong>I FOS</strong>, non essendo metabolizzati, favoriscono l&#8217;assorbimento del glucosio nei tessuti periferici, migliorando la sensibilità all&#8217;insulina nel fegato, inoltre aumentano la secrezione di insulina nel pancreas, aiutando ad abbassare la glicemia, fatto che rende la patata yacón particolarmente indicata per i soggetti che tendono all&#8217;iperglicemia (da cui prende il nome &#8220;<strong>patata dei diabetici</strong>&#8220;. Altro beneficio dei FOS e la regolazione dei grassi nell&#8217;organismo e la riduzione della sintesi dei trigliceridi nel fegato, aiutando il controllo di colesterolo e trigliceridi.</p>
<p>Inoltre, un aumento dell’apporto di frutto-oligosaccaridi è stato associato con una migliore salute dell’intestino grazie alla <strong>stimolazione dei batteri bifidus nel colon</strong>. I tuberi possono essere composti fino al 20% da carboidrati, ma gli zuccheri immagazzinati contengono solo minime quantità di glucosio e sono composti principalmente di fruttosio, saccarosio, alcuni oligosaccaridi e inulina – zuccheri che vengono scarsamente assorbiti nel tratto gastrointestinale degli umani. <strong>Lo Yacon immagazzina i carboidrati sotto forma di inulina</strong> invece che glucosio, il che fa un’enorme differenza per i diabetici e le persone a dieta. <strong>Il corpo umano non contiene l’enzima necessario per metabolizzare l’inulina, quindi questa sostanza, la responsabile del sapore dolce dello Yacon, attraversa tutto il tratto digerente senza essere metabolizzata</strong>. In altre parole, lo Yacon ha un indice glicemico molto basso e pochissime calorie. Inoltre, la patata yacon è ricca di <strong>acido caffeico</strong>, un composto fenolico che ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e, utile per la prevenzione alcuni tipi di cancro, come il cancro al colon.</p>
<p>Infine, questo tubero offre un apporto bilanciato di 20 amminoacidi. Ha un elevato contenuto di potassio (uno dei più alti tra le piante) e di calcio, magnesio, fosforo e ferro.</p>
<p><strong>Un tubero di yacon fresco è composto da 69-83% di acqua, 20% di zuccheri (in gran parte inulina) e dallo 0,4 al 2,2% di proteine. </strong>Tuttavia dopo l’essicazione, quando i tuberi sono pronti per essere mangiati, la percentuale di zuccheri sale al 65%, le proteine al 6-7% e sono presenti il 4-7% di ceneri, il 4-6% di fibre e lo 0,4-1,3% grassi. Un tubero di Yacon quindi, dopo l’essiccazione, è uno <strong>snack sano e a basso contenuto di calorie</strong> e costituisce un’ottima alternativa a patate, tortillas o mele essiccate. Le fette di Yacon essiccate sono perfette per quei momenti in cui si ha voglia di qualcosa di dolce. Per ottenerle mantenendo le proprietà nutrizionali è importante utilizzare un essiccatore a bassa temperatura. Messe in infusione in succo di sambuco offrono le stesse proprietà nutrizionali, ma con una buona dose di antiossidanti e un ottimo sapore.</p>
<p><strong>Proprietà dello Yacón</strong></p>
<p>Allo Yacon vengono attribuite numerose proprietà tra cui:</p>
<ul>
<li>aiuta a controllare i livelli di glucosio nel sangue per cui è utile ai diabetici</li>
<li>aiuta nei problemi digestivi. grazie al suo elevato contenuto di fibre</li>
<li>è utile a chi vuole dimagrire perché è un alimento molto nutriente ma poco calorico</li>
<li>aiuta a mantenere il giusto bilanciamento nella flora intestinale, ovvero i “batteri buoni”, i lactobacilli, che vivono nell’intestino crasso e impediscono la diffusione dei “batteri cattivi”</li>
<li>aiuta a prevenire problemi renali e l’osteoporosi</li>
<li>ringiovanisce la pelle</li>
<li>previene il cancro al colon</li>
<li>migliora la fertilità</li>
</ul>
<p>Si ritiene inoltre che lo Yacon sia utile per ipertensione, insonnia, punture di insetti, morsi di cani, ferite aperte, infiammazioni, ecc…</p>
<p>In Sud America le <strong>foglie di yacón</strong> sono comunemente consumate <strong>come infuso per curare il diabete</strong>, anche se su scala molto più ridotta rispetto alle patate comuni. Non contengono furani, sostanze tipiche delle parti inferiori delle piante, ma diversi <strong>diterpenoidi</strong> e <strong>sesquiterpeni lattonici capaci di esercitare effetti tossici </strong>attraverso il consumo orale; sembra contribuiscano a causare il danno renale osservato dopo il consumo di foglie di tè negli animali per un periodo prolungato. Pertanto, l&#8217;uso orale delle foglie di yacón non dovrebbe essere incoraggiato.</p>
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		<title>Piretro Romano &#124; Anacyclus pyrethrum (L.) Link</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 15:29:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piretro romano (Anacyclus pyrethrum (L.) Link) o piretro naturale, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae, largamente diffusa allo stato selvatico nelle regioni dei Balcani. Produce lunghissimi steli con fiori simili alla margherita raccolti in capolini terminali, di colore bianco con centro giallo. Dai capolini raccolti e fatti essiccare, si ottiene una &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Piretro romano </strong>(<em>Anacyclus pyrethrum (</em>L<em>.) Link</em>) o <strong>piretro naturale</strong>, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>, largamente diffusa allo stato selvatico nelle regioni dei Balcani. Produce lunghissimi steli con fiori simili alla margherita raccolti in capolini terminali, di colore bianco con centro giallo. Dai capolini raccolti e fatti essiccare, si ottiene una polvere giallo-verdognola, utilizzata come <strong>insetticida naturale</strong>, <strong>innocua per gli animali a sangue caldo</strong>, nociva se ingerita; è usata come anti-zanzare nella fabbricazione di zampironi ed insetticidi naturali. I fiori essiccati e macinati mescolati all’acqua, si nebulizzano alla sera sulle piante. <strong>È un tonico nervino ed è usato come afrodisiaco. </strong>E’ un’erba menzionata in Ayurveda in qualità di “<strong>Shukra-Stambhak</strong>”, che significa che ritarda il tempo di eiaculazione e può migliorare la potenza.</p>
<p>Il nome <em>Pyrethrum</em>, dal greco <em>pureqron</em>, da <em>puressw</em> = ho la febbre, cioè pianta febbrifuga. Secondo greco <em>pŷr</em>, fuoco, probabilmente in riferimento all’uso medicinale che si faceva di questa pianta per mitigare gli attacchi febbrili, oppure per indicare le proprietà irritanti delle sue radici, dal sapore acre. <em>Anacyclus</em>, dal greco <em>anakuklwsis</em> = circonvoluzione, allusione all’ala che contorna certi acheni, da <em>anakuklhsis</em> = giro (<em>anakuklew </em>= rigiro); <em>aneu</em> = senza e <em>kuklos</em> = anello, cerchio, cioè senza cerchio di ligule nei capolini. <em>Anthemis,</em> dal greco <em>anqemis</em> = piccolo fiore, antico nome della Camomilla da <em>anqemos</em> = <em>fiore</em>.</p>
<p>I Greci usavano il termine <em>pýrethron</em> per indicare una pianta e le qualità delle sue radici &#8211; l’attuale <em>Anacyclus pyrethrum</em> &#8211; considerate un rimedio per la febbre, e dal momento che con la loro acredine provocavano forte salivazione i Latini chiamarono la pianta <em>salivaris</em>. Anche la specie i cui capolini disseccati sono usati per produrre la popolare polvere insetticida è stata trasferita in un altro genere e si chiama oggi <em>Chrysanthemum cinerariaefolium</em>. <strong>Il piretro vero è l’<em>Anacyclus pyrethrum </em></strong>De Candolle, o <em>Anthemis pyrethrum</em>, della famiglia Composite, detto anche piretro romano, che in inglese suona come <em>Roman pellitory</em> oppure <em>Mount Atlas daisy</em>, cioè <strong>margherita del Monte Atlante</strong>, in quanto originario dell’Algeria cui appartiene una porzione del sistema montuoso dell’Atlante, che poi si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Di questo piretro <strong>si usano le radici dotate di sapore pungente</strong>; come i capolini del piretro di Dalmazia, tali radici sono pure dotate di <strong>potere insetticida</strong> grazie alle <strong>piretrine</strong>, che non sono tossiche per l’uomo e per gli animali a sangue caldo. Ma le altre azioni del piretro vero, o piretro romano, sono <strong>eupeptica e antinevralgica</strong>, tanto da essere in grado di alleviare i dolori dentari.</p>
<p><strong>Componenti principali </strong>sono:<strong> pellitorina </strong>(già piretrina), è la sostanza dotata di <strong>proprietà insetticide; anaciclina, </strong>con<strong> proprietà scialagoghe e debolmente insetticide, deidroanaciclina. </strong>Nelle radici del Piretro sono stati inoltre trovati<strong> inulina, tracce di olio etereo e grasso con acido stearico.</strong></p>
<p><strong>Proprietà: Scialagogo, antalgico, antiparassitario. </strong>Usato specialmente come antiodontalgico, per la preparazione di colluttori e gargarismi e, esternamente, come antiparassitario.</p>
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		<title>Petasites &#124; Petasites officinalis Moench.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/petasites-petasites-officinalis-moench/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 07:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido protocatechico]]></category>
		<category><![CDATA[agenti vasodilatatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il farfaraccio maggiore (nome scientifico Petasites hybridus (L.) Gaertn. &#38; al., 1801) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteraceae (sottofamiglia Asteroideae). E’ una pianta erbacea perenne di grandi dimensioni, con grosso rizoma tuberoso strisciante da cui in primavera si sviluppa il fusto fiorifero, alto da 30 a 100 cm e senza &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>farfaraccio maggiore</strong> (nome scientifico <em>Petasites hybridus</em> (L.) Gaertn. &amp; al., 1801) è una specie di pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle <em>Asteraceae</em> (sottofamiglia <em>Asteroideae</em>).</p>
<p>E’ una pianta erbacea perenne di grandi dimensioni, con grosso rizoma tuberoso strisciante da cui in primavera si sviluppa il fusto fiorifero, alto da 30 a 100 cm e senza foglie che appaiono soltanto al termine della fioritura; l’infiorescenza è un racemo allungato con brattee color porpora; i fiori, tra il rosa e il porpora, sono riuniti in capolini. Fecondati dalle api si trasformeranno in frutti pelosi che saranno diffusi dal vento. I fiori maschili, di circonferenza di circa un cm, sono grandi il doppio di quelli femminili che possono essere distinti anche dal peduncolo di maggiore lunghezza. Le foglie sono molto grandi, anche 80 x 40 cm., reniformi, di colore verdastro, lanuginose nella parte inferiore, margine irregolarmente dentato, lungo picciolo color porporino; fusto: scaglioso, cavo all’interno. La fioritura avviene in primavera. Predilige i terreni umidi fino a 1500 m s.l.m. Presente in quasi tutta l’Italia, in Europa, Asia Settentrionale ed Occidentale come pure in Nord America.</p>
<p>Il nome “<em>petasite</em>” è di origine greca e deriva da <em>petàsos</em>, un cappello a grandi falde usato dai viaggiatori, cacciatori e pastori del passato per coprirsi la testa e ripararsi dalla pioggia, alla cui forma richiamano le grandi foglie cuoriformi della pianta. L&#8217;epiteto specifico (<em>hybridus </em>= ibrido) probabilmente fa riferimento ad una possibile origine ibrida di questa specie. Mentre il nome comune (<em>maggiore</em>) sta ad indicare che questa specie è quella che raggiunge le dimensioni maggiori in altezza; l nome “<em>farfara</em>”, di origine latina, si riferisce a qualcosa che porta farina; la parte inferiore della foglia è infatti lanuginosa, come fosse cosparsa di farina.</p>
<p>Contiene la <strong>petasina</strong> e l’<strong>isopetasina</strong>, due potenti <strong>agenti vasodilatatori</strong> la cui attività <em>in vitro</em> si è dimostrata simile a quella della <strong>papaverina</strong> (tali sostanze sembrano inoltre <strong>capaci di inibire la sintesi di leucotrieni</strong> responsabili del processo infiammatorio che sta alla base dell’emicrania); contiene anche prodotti a base di zolfo, <strong>alcaloidi pirrolozidinici, flavonoidi, acido protocatechico, colina, cloruro di potassio, inulina, sinantrina, eliantenina, potassio, calcio e manganese</strong>.</p>
<p>Nella medicina popolare alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà vulnerarie</strong> (guarisce le ferite), <strong>sedative</strong> (calma stati nervosi o dolorosi in eccesso), astringenti, <strong>bechiche</strong> (azione calmante della tosse), <strong>diaforetiche </strong>(agevola la traspirazione cutanea), <strong>cardiotoniche</strong> (regola la frequenza cardiaca) ed <strong>emmenagoghe</strong> (regola il flusso mestruale).</p>
<p>Gli estratti di farfaraccio sono stati utilizzati nella medicina popolare per curare la rinite allergica (febbre da fieno), l’asma, l’emicrania, i disturbi del tratto uro-genitale, del tratto gastro-intestinale e della colecisti, oltre che come spasmolitici. In particolare, negli ipertesi ed arteriosclerotici regola la pressione e stato di eccitazione psichica, mentre negli asmatici allevia lo stato di ansia. Azione regolare e sicura, ma non immediata. I rizomi sono leggermente più attivi delle foglie.</p>
<p>In cosmetica si possono applicare le foglie sul viso perfettamente pulito per combattere gli arrossamenti della pelle e come decongestionante.</p>
<p>In cucina, viene sconsigliato l&#8217;uso edule in quanto <strong>questa pianta contiene alcuni alcaloidi epatotossici</strong> (<strong>alcaloidi pirrolizidinici</strong>); tuttavia c’è chi consuma i gambi carnosi e sodi delle giovani foglie (piccioli) in insalata oppure passati al burro, lessati ed eventualmente mescolati con bietole, oppure al pari degli asparagi. In Lombardia si usa anche friggerli dopo averli leggermente infarinati oppure passati in una pastella preparata con uova, farina e latte. In Giappone si consumano arrostiti o in salamoia. Le ceneri della pianta possono sostituire il sale da cucina. Si consiglia sempre di farne un uso moderato.</p>
<p><strong>Avvertenze</strong>: <strong>gli alcaloidi pirrolizzidinici hanno attività epatotossica-genotossica e carcinogenica</strong> pertanto la durata di utilizzo non deve superare le 4-6 settimane l´anno.</p>
<p><em>N.B. Questa pianta rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</em></p>
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		<title>Codonopsis &#124; Codonopsis pilosula (Franch.)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/codonopsis-codonopsis-pilosula-franch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 13:17:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Codonopsis pilosula, noto anche come dang shen o ginseng dei poveri, è una specie perenne di pianta da fiore della famiglia delle Campanulaceae. Si tratta di un piccolo rampicante fortemente aromatico originario dell’Asia, dove cresce nelle foreste, nei prati e nella macchia. Il nome significa “dall’aspetto di una campana” e si rifà ai suoi graziosi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Codonopsis pilosula</em>, noto anche come <em>dang shen</em> o <strong>ginseng dei poveri</strong>, è una specie perenne di pianta da fiore della famiglia delle <em>Campanulaceae</em>. Si tratta di un piccolo rampicante fortemente aromatico originario dell’Asia, dove cresce nelle foreste, nei prati e nella macchia. Il nome significa “<strong>dall’aspetto di una campana</strong>” e si rifà ai suoi graziosi fiori simili a campanelle, verdi con striature gialle e viola, generalmente disposti al termine dei rami; poco appariscenti, adornano la pianta in maniera discreta, a volte confondendosi tra le foglie. Queste ultime hanno la forma di cuore e sono ricoperte da una sottile peluria, da cui il termine <strong>pilosula</strong>, ossia “<strong>ricoperta di piccoli peli</strong>”.</p>
<p>Non supera mai i 2 metri di altezza e malgrado il suo modesto aspetto, <em>Codonopsis</em> è una pianta perenne capace di adattarsi a differenti condizioni ambientali e in grado di resistere a temperature di diversi gradi sotto lo zero.</p>
<p>Il rimedio è costituito dalle radici che vengono raccolte in autunno da piante spontanee o da piante di almeno tre anni se coltivate; una volta lavate, vengono ordinatamente legate con uno spago e fatte parzialmente essiccare al sole; durante l’essiccazione vengono manualmente stropicciate o trattate tra due assi per tenere insieme i tessuti interni; questo trattamento serve per compattare la droga una volta essiccata per meglio conservarla.</p>
<p>Il <em>Codonopsis</em> contiene: polisaccaridi e zuccheri (<strong>inulina,</strong> amido, glucosio, fruttosio); saponine (<strong>tangshenosidi</strong>); amminoacidi; alcaloide (<strong>perlolirina</strong>); composti azotati (<strong>colina, acido nicotinico</strong>); triterpeni (<strong>acetato di tarasserile, tarasserolo, friedelina</strong>); steroli e i loro glicosidi; <strong>atractilenolidi</strong>;<strong> oroxilina</strong>; olio volatile; minerali in tracce. In Codonopsis non sono state isolate le saponine del ginseng.</p>
<p>Generalmente impiegato come sostituto del ginseng avendo analoghe proprietà (stimolanti del sistema nervoso centrale, adattogene sia a livello fisico che mentale, antinfiammatorie immunomodulanti,  antiasteniche), nella Medicina Tradizionale Cinese, il <em>Codonopsis</em> è soprannominato “<strong>piccolo Ginseng</strong>”, perché è anch’esso un efficace energizzante che <strong>allevia la spossatezza profonda</strong>, ma si distingue da questa nota radice per un’azione più dolce e prolungabile nel tempo. In particolare, la pianta è consigliata quando la stanchezza e la mancanza di energia indeboliscono la funzionalità dello stomaco, provocando eccessiva acidità e pesantezza: il rimedio <strong>armonizza l’attività gastrica e riequilibra la digestione</strong>. L’azione tonica di <em>Codonopsis</em> si estende infine al polmone, che per i Cinesi è l’organo incaricato non solo della respirazione, ma anche della difesa dell’intero organismo: è quindi un rimedio indicato quando la stanchezza si accompagna a respiro superficiale, affanno, tosse cronica ed estrema sensibilità alle infezioni. Per questi motivi, il <em>Codonopsis </em>viene annoverato tra i maggiori <strong>adattogeni</strong>, ovvero rimedi che migliorano la resistenza allo stress e ne contrastano i possibili disagi psico-fisici. In particolare, questa radice parrebbe utile quando stanchezza e debolezza provocano disturbi a livello gastrointestinale, come difficoltà digestive associate a bruciori, iperacidità e mancanza di appetito.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Si raccomanda precauzione in pazienti che fanno terapia con aspirina, anticoagulanti (warfarin, eparina), antiaggreganti piastrinici e farmaci antinfiammatori non steroidei (ibuprofene, naprossene) Cautela nell’uso concomitante a rimedi lassativi o prodotti antiacido o antireflusso. Il <em>Codonopsis</em> rallenta la peristalsi intestinale, è quindi da valutare l’assunzione contemporanea di altri farmaci per via orale.</p>
<p>Se ne sconsiglia l’uso nelle donne in gravidanza o allattamento per mancanza di studi adeguati. Sconsigliato anche durante cure per la fertilità. Nessuno studio riguardo l’impiego sicuro nei bambini, pertanto se ne sconsiglia l’uso.</p>
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		<title>Enula Campana &#124; Inula Helenium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/enula-campana-inula-helenium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 14:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido ascorbico]]></category>
		<category><![CDATA[alantolattoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Enula campana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Enula campana o Enula elenio (nome scientifico Inula helenium L., 1753) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, con grosso rizoma carnoso ramificato e con fusto molto robusto alto 100-200 cm. villoso, ramificato e corimbo. Le foglie sono ampie; oblunghe, dentate, scabre superiormente e tomentose sulla pagina inferiore, le inferiori picciolate e &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>Enula campana </strong>o <strong>Enula elenio</strong> (nome scientifico <em>Inula helenium</em> L., 1753) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>, con grosso rizoma carnoso ramificato e con fusto molto robusto alto 100-200 cm. villoso, ramificato e corimbo. Le foglie sono ampie; oblunghe, dentate, scabre superiormente e tomentose sulla pagina inferiore, le inferiori picciolate e le superiori sessili. I fiori hanno capolini giallo-dorati. I frutti sono acheni glabri, privi di pappo.</p>
<p>Originaria dell&#8217;Asia centrale, in Europa è diffusa soprattutto nelle zone meridionali dove è stata coltivata nei tempi passati per scopi medicinali e poi si è diffusa spontaneamente nel bacino del Mediterraneo. In Italia è presente al nord, al centro e in parte nell&#8217;Italia meridionale. Predilige i luoghi ruderali e boscaglie umide, ambienti cedui e fossi; ma anche i prati e pascoli igrofili.</p>
<p>Il nome generico (<em>Inula</em>) potrebbe derivare da un analogo vocabolo latino usato dai Romani per indicare proprio queste piante. Altri autori propongono un&#8217;altra etimologia: una derivazione da un vocabolo greco <em>enàein</em> (= purificare) facendo riferimento ovviamente alle presunte proprietà mediche della pianta. L&#8217;epiteto specifico (<em>helenium</em>) potrebbe derivare da Elena, moglie di Menelao, che secondo la leggenda stringeva la pianta in mano quando partì alla volta di Troia. Il binomio scientifico attualmente accettato (<em>Inula helenium</em>) è stato proposto da Carl von Linné nella pubblicazione <em>Species Plantarum</em> del 1753.</p>
<p>Secondo Plinio: &#8220;Si dice che l&#8217;elenio sia nato dalle lacrime di Elena e all&#8217;elenio si attribuiscono virtù cosmetiche: mantiene perfetta, nutrendola la pelle femminile, sia del viso che del corpo. Inoltre dicono che il suo impiego, conferisca alle donne bellezza e un fascino sensuale&#8230;&#8221; Visto che la pianta era in qualche modo collegata alle vicende di Elena di Troia, il grande storico e naturalista romano pensò di attribuire alla pianta virtù cosmetiche, anche se in realtà, non ha nulla a che vedere con la bellezza femminile. Tuttavia l&#8217;enula è citata come efficace rimedio in tutti gli autori dell&#8217;Antichità (da Dioscoride ad Alberto Magno) e in ogni Farmacopea per le sue proprietà calmanti della tosse espettoranti e diuretiche.</p>
<p>La pianta possiede diversi <strong>principi attivi</strong>, soprattutto nella radice, e fu coltivata per lungo tempo sia come <strong>pianta officinale</strong> sia per la <strong>produzione di liquori</strong> e del “<strong>vino d&#8217;Enula</strong>”, usato quale <strong>aperitivo</strong>; in Alsazia si produce ancor oggi il “<strong>reps</strong>”, una bevanda ottenuta facendo macerare la radice nel mosto; in Francia e Svizzera è utilizzata nella fabbricazione dell&#8217;<strong>assenzio</strong>.</p>
<p>Originariamente, le sue radici venivano utilizzate come <strong>stomachiche,</strong> per <strong>agevolare le funzioni digestive,</strong> ma anche per le sue <strong>proprietà vermifughe, </strong>toniche (rafforza l&#8217;organismo in generale), <strong>diuretiche</strong> (facilita il rilascio dell&#8217;urina) e risolutive in generale.</p>
<p>. Si impiegava anche sia per tingere gli abiti di cotone o di lino di blue, sia come mordente nelle tinture con l&#8217;aggiunta di more di rovo.</p>
<p>Oltre alla presenza di olio essenziale, la pianta è ricca di pectine e acido ascorbico, per cui ha anche <strong>proprietà mucolitiche ed espettoranti</strong>, utili per bronchite, asma e sindromi da raffreddamento.</p>
<p>La radice dell&#8217;enula contiene 1-3% di <strong>olio essenziale</strong> (composto da <strong>lattoni sesquiterpenici</strong>, <strong>alantolattoni</strong> e <strong>idrocarburi sesquiterpenici</strong>), steroli (<strong>beta-sitosterolo</strong>, <strong>stigmasterolo</strong>), mucillagine, <strong>pectine</strong>, acido ascorbico e rappresenta una delle fonti più notevoli di <strong>inulina </strong>(44%), un polisaccaride riequilibrante della flora batterica perché in grado di aumentare la densità di bifidobatteri e di diminuire quella di batteri nocivi.</p>
<p>Oggi per la varietà a grandi fiori viene usata anche nei giardini per creare ampie macchie di colore.</p>
<p>In conclusione, l’enula può essere impiegata in vario modo. <strong>Per uso interno</strong>, la presenza dell&#8217;olio essenziale conferisce all&#8217;enula <strong>azione tonica</strong> (rafforza l&#8217;organismo in generale), <strong>eupeptica</strong> (agevola la digestione difficile e combatte l&#8217;inappetenza), <strong>diuretica </strong>(facilita il rilascio dell&#8217;urina), <strong>vermifuga</strong> (elimina i vermi intestinali); ma soprattutto la pianta è rinomata per le <strong>proprietà antisettiche, fluidificanti ed espettoranti</strong> del catarro, utile per il trattamento dei disturbi delle vie respiratorie, in presenza di tosse e bronchiti da raffreddamento, acute e croniche, asma ed enfisema.</p>
<p>La miscela di alantolattoni è chiamata <strong>elenina</strong> o <strong>canfora di elenio</strong>, e oltre ad avere proprietà antifiammatorie ed antisettiche, svolge attività antifungina, antielmintica e diuretica, aiutando l&#8217;eliminazione di urea e cloruri, per questa ragione l&#8217;impiego dell&#8217;enula è indicato anche contro la gotta e alcune forme reumatiche.</p>
<p><strong>Per uso esterno</strong>, decotti ed unguenti a base di enula sono rimedi per il trattamento del prurito conseguente ad eczema, dermatosi, dermatiti, herpes labiale (ma anche punture di insetti), eruzioni cutanee in genere.</p>
<p><strong> Controindicazioni</strong></p>
<p>Alcune sostanze di questa pianta (come i lattoni sesquiterpenici) possono tuttavia causare dermatiti allergiche da contatto, prurito, irritazione delle mucose, vomito, diarrea, crampi. Altri possibili reazioni possono essere dovute a ipersensibilità accertata verso uno o più componenti contenuti nella radice. L&#8217;impiego dell&#8217;Enula è sconsigliato durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. Evitare l&#8217;uso di prodotti a base di Enula durante la terapia con farmaci diuretici per evitare interazione ed effetti collaterali.</p>
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		<title>Agave &#124; Àgave</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/agave-agave/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 15:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[agave]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’agave (Àgave L.) è un genere di piante angiosperme monocotiledoni della famiglia delle Asparagaceae. originaria dell&#8217;America centrale. Il nome del genere fu dato nel 1753 da Linneo (dal greco ἀγαυός, &#8220;illustre&#8221;, &#8220;nobile&#8221;). Da prima della denominazione di Linneo vi erano già dei nomi originari della specie: metl, di origine Nahuatl, mexcatl, maguey, ancora usato nel &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agave (<em>Àgave</em> L.) è un genere di piante angiosperme monocotiledoni della famiglia delle <em>Asparagaceae</em>. originaria dell&#8217;America centrale.</p>
<p>Il nome del genere fu dato nel 1753 da Linneo (dal greco ἀγαυός, &#8220;illustre&#8221;, &#8220;nobile&#8221;). Da prima della denominazione di Linneo vi erano già dei nomi originari della specie: <em>metl</em>, di origine Nahuatl, <em>mexcatl</em>, <em>maguey</em>, ancora usato nel Messico centrale, nome che aveva origine presunta nelle Antille e successivamente importato sul continente dai conquistatori spagnoli, <em>mezcal</em>, attribuito dai nativi americani e dai conquistadores al liquore estratto dall&#8217;agave, ed ancora in uso nel Messico nord occidentale.</p>
<p>L’<strong>agave</strong> è riconoscibile per le grandi foglie a forma allungata, di color verde bluastro e dotate di margine seghettato (spine laterali); in alcune varietà (ad es. <em>Agave americana</em> var. marginata) sono presenti delle spesse strisce gialle nella parte centrale o laterale della foglia. Simile alle piante grasse per struttura, portamento cespuglioso &#8220;a rosetta&#8221; ed estetica differisce da queste per l&#8217;assenza di spine. L&#8217;agave è spesso utilizzata a scopo ornamentale per decorare parchi e giardini.</p>
<p>L&#8217;agave è una pianta succulenta perenne che appartiene alla famiglia delle <em>Agavaceae</em>. al genere <em>agave</em> di cui esistono più di 300 specie differenti; le più conosciute sono l’<strong>agave marmorata</strong>, l’<strong>agave aloe</strong>, l’<strong>agave gigante</strong>, l’<strong>agave vittoria </strong>e l’<strong>agave americana</strong>. Le dimensioni variano da 50 centimetri a più di un metro e mezzo di altezza; le foglie sono grandi, carnose e tozze, raggruppate in una rosetta basale e molto spesso appuntite con una spina all’apice e spine anche lungo il margine della foglia; i fiori sono a pannocchia e lo stelo del fiore può essere alto da 4 a 8 metri. È interessante sapere che la fioritura impiega molto tempo, infatti le piante devono diventare “adulte” e la maggior parte delle agavi prima di fare il primo fiore può metterci 8 anni, mentre alcune varietà più rare anche 40 anni. Per le agavi perenni la fioritura diventa un momento del proprio ciclo vegetativo, mentre le piante di agave monocarpiche, una volta avvenuta la fioritura, muoiono lasciando il proseguimento del proprio patrimonio genetico ai semi del frutto sviluppatosi dal fiore (chiamato fiore della morte).</p>
<p>Le agavi sono originarie della porzione meridionale del Nord America, delle isole caraibiche, e della parte settentrionale del Centro America, con una maggiore concentrazione nell&#8217;attuale Messico, anche se alcune specie si sono acclimatate nel bacino Mediterraneo. In Italia vegeta spontanea nel centro-sud, in luoghi sabbiosi, sulle dune costiere, in terreni incolti, lungo i bordi stradali. Si tratta di una pianta resistente, con poche esigenze, dunque la coltivazione dell&#8217;agave risulta semplice sia in giardino sia in vaso; ben curata, l&#8217;agave può vivere a lungo: nota anche come &#8220;century plant&#8221;, questa pianta è in grado di sopravvivere per diverse decine di anni. Le fibre – c.d. <strong>sisal</strong> &#8211; ricavate dalle foglie di numerose specie hanno costituito il maggiore motivo di diffusione delle agavi nel mondo; sono utilizzate per la fabbricazione di corde, reti, ceste, abiti, coperte, tappeti, borse, cappelli e altri oggetti di uso quotidiano. A tale scopo, molto utilizzate sono le foglie di <strong><em>agave fourcroydes </em></strong>o di<strong><em> agave sisalana.</em></strong></p>
<p>L’agave è utilizzata come pianta medicinale sin dai tempi antichi soprattutto nella medicina tradizionale dell&#8217;antico Messico (gli atzechi la chiamavano anche &#8220;l&#8217;albero delle meraviglie&#8221;) e dell&#8217;America centro-settentrionale. Le sue proprietà sono essenzialmente legate alla ricchezza di principi attivi presenti nelle foglie o nel fiore; principalmente è utilizzata come <strong>purgante e lassativo</strong> nelle situazioni di stipsi e blocchi intestinali. Inoltre è utile come <strong>prevenzione all’osteoporosi e al diabete</strong> per la presenza di sostanze che regolano il trasporto dei sali minerali e degli zuccheri nel circolo sanguigno. Le proprietà dell&#8217;agave sono attribuite alla presenza di un fitocomplesso che include: <strong>inulina</strong>; <strong>pectine</strong>; <strong>ecogenina</strong> (una saponina); acidi organici. In particolare, l’<strong>inulina</strong> è un carboidrato capace di abbassare il colesterolo, di sostenere l’attività del sistema immunitario e, avendo un basso indice glicemico, di tenere sotto controllo il diabete. La presenza di sali minerali e oligoelementi fanno diventare l’agave un ricostituente di minerali essenziali e in particolare di ferro, di calcio e di magnesio. Inoltre i carboidrati contenuti nell&#8217;agave sono capaci di aumentare l’assorbimento del calcio ed è per questo che viene consigliata in caso di osteoporosi e per le donne oltre i 50 anni che sono più a rischio di questa patologia. Inoltre questi carboidrati e fibre sono dei validi probiotici che aiutano la flora intestinale permettendo così una migliore digestione e una riduzione della produzione di gas intestinali.</p>
<p>In passato l&#8217;agave era usata come alimento quotidiano, sottoforma di sciroppo dolcificante, ma anche per la preparazione di piatti tipici o come foraggio per gli animali. Si ricavavano e ancora oggi si producono bevande come il <strong>liquore di Henequen</strong>, una bevanda alcolica tradizionale messicana, l&#8217;<strong>aguamiel</strong> e il <strong>pulque</strong>, ottenute attraverso processi di fermentazione. Distillata, l&#8217;agave prende il nome di <strong>mescal </strong>(o mezcal) o <strong>tequila</strong>. L&#8217;uso che rimane ora più noto è quello sottoforma di <strong>succo d’agave</strong> che viene poi trasformato in <strong>sciroppo d’agave</strong>, un dolcificante naturale solubile molto appezzato per la facilità di sciogliersi anche in acqua fredda. Il succo di agave è di colore chiaro quasi trasparente, dolce e leggermente vischioso. Lo sciroppo d’agave sta avendo una sempre maggiore commercializzazione anche in Italia perché è facile da utilizzare ed è particolarmente adatto alla produzione dei dolci. Il suo uso è sicuramente da preferirsi allo zucchero bianco raffinato sia per il suo indice glicemico che per le sue proprietà, ma comunque bisogna controllarne l’assunzione essendo sempre un dolcificante molto ricco in fruttosio. Indicativamente 75 gr di sciroppo di agave dolcificano come 100 gr di zucchero. Purtroppo poi, l’estrazione e la grande richiesta di questo prodotto stanno rendendo lo sciroppo d’agave meno naturale e più commerciale abbassando così la qualità e le sue proprietà; leggere l’etichetta è la migliore garanzia per scegliere uno sciroppo di agave di alta qualità!</p>
<p><strong>Controindicazioni dell&#8217;agave</strong></p>
<p>L&#8217;interno delle foglie e la linfa fresca in alcune specie, soprattutto nell&#8217;agave americana, contiene sostanze che a contatto con la pelle possono causare dermatiti. Attenzione quando si compra il noto sciroppo d&#8217;agave e quale si sceglie: il valore più basso di fruttosio trovato in nettare di agave è del 55%, cifra tutt&#8217;altro che bassa, arrivando fino a più del 90%. Non tutto infatti è prodotto in modo naturale, dunque i benefici potrebbero venire meno, anche a causa dei processi termici impiegati nella lavorazione. Il limite di assunzione consigliato è comunque di circa 25 grammi al giorno, se non si consumano altri alimenti addizionati di zuccheri.</p>
<p><strong>Differenza tra aloe e agave</strong>: l’aloe e l’agave hanno un aspetto simile, per cui è facile confonderle; esse, in realtà, sono decisamente molto diverse. Entrambe sono <strong>piante grasse o succulente</strong>, ma <strong>appartengono a famiglie diverse</strong>: l’agave, infatti, è un genere della famiglia delle <em>Asparagaceae</em> e si distingue in diverse specie; l’aloe, invece, è un genere della famiglia delle <em>Asphodelaceae, </em>anch’essa distinta in diverse specie, tra cui la famosissima <strong>aloe vera</strong> e l’<strong>aloe maculata</strong>. Le foglie delle due piante, pur assomigliandosi, sono molto diverse tra loro: una differenza fondamentale è data dall’interno delle foglie, che nel caso dell’aloe contengono gel, mentre quelle di agave hanno un contenuto fibroso. Inoltre le foglie di aloe possono essere chiare (come nel caso dell’aloe vera) o più scure, a volte con macchie (come nel caso dell’aloe maculata); le foglie di agave invece hanno un colore verde scuro ma, spesso, dei bordi color giallo chiaro. Inoltre, nella maggior parte dei casi, sono più lunghe ma meno spesse, dall’aspetto più piatto. Anche la curvatura è diversa: le foglie di agave tendono a crescere in verticale per poi ricadere verso il basso con una forma ad onda; quelle dell’aloe tendono ad essere più dritte. Un’altra differenza è la grandezza: l’agave può essere alta dai 15 cm ai 2,5 m., mentre l’aloe, di solito, non supera il metro d’altezza (ovviamente si tratta di misure che variano i base alla maturità delle piante e alle loro diverse specie e varietà. Di norma, però, l’agave tende a essere più grande e alta). Infine, l’agave fiorisce una sola volta nella sua vita, di solito, non prima dei 20 anni di maturità: il fiore cresce dal centro della pianta e si propaga verso l’alto. Si parla di <strong>fiore della morte</strong>, in quanto dopo la fioritura l’agave muore poiché ha speso tutte le sue energie proprio per fiorire. L’aloe, invece, può generare più di un solo fiore alla volta; questi crescono su lunghi steli che partono dalla parte centrale della pianta e hanno colori tendenti al rosso-arancio; anche l’aloe fiorisce solo quando ha raggiunto una piena maturità ma, a differenza dell’agave, non muore dopo la fioritura.</p>
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		<title>Catalogna &#124; Cichorium intybus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/catalogna-cichorium-intybus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 16:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Verdure ed Ortaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La catalogna è una varietà di cicoria autunnale molto apprezzata sulle tavole italiane. Conosciuta anche come cicoria asparago, la catalogna appartiene alla famiglia delle Asteracee ed al Genere Cichorium; e ha caratteristiche leggermente differenti rispetto alla classica cicoria. Con il suo sapore amaro, è anch&#8217;essa ottima in padella e in diverse altre ricette della tradizione. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>catalogna</strong> è una varietà di cicoria autunnale molto apprezzata sulle tavole italiane. Conosciuta anche come <strong>cicoria asparago</strong>, la catalogna appartiene alla famiglia delle Asteracee ed al Genere <em>Cichorium</em>; e ha caratteristiche leggermente differenti rispetto alla classica cicoria. Con il suo sapore amaro, è anch&#8217;essa ottima in padella e in diverse altre ricette della tradizione.</p>
<p>La cicoria catalogna <strong>o cicoria asparago</strong> è verde, con cespo a costa (dall&#8217;altezza variabile), ed è caratterizzata da un sapore tendenzialmente amaro (in base alla varietà).</p>
<p>In gastronomia, le tipologie di questo ortaggio si distinguono essenzialmente per la forma delle foglie e la struttura del cespo; la <strong>cicoria catalogna</strong> a foglia liscia e stretta viene chiamata &#8220;<strong>pugliese</strong>&#8221; o &#8220;<strong>brindisina</strong>&#8220;, la <strong>cicoria asparago</strong> a foglie frastagliate prende il nome di &#8220;<strong>abruzzese</strong>&#8220;, quella a foglie larghe ed interne è &#8220;<strong>di Chioggia</strong>&#8221; mentre la catalogna a cespo compatto con germogli bianchi e croccanti da cogliere in inverno (e consumare crudi) acquisisce la nomea di &#8220;<strong>Galatina</strong>&#8221; (o <strong>puntarelle</strong>, più somiglianti ad un asparago rispetto alle altre varietà). La raccolta della cicoria catalogna o cicoria asparago avviene nella stagione autunno-invernale.</p>
<p><strong>Le diverse varietà di cicoria catalogna o cicoria asparago possono essere destinate a preparazioni culinarie molto differenti tra loro</strong>. Di quella Galatina se ne consumano crude le puntarelle più tenere, mentre gli altri tipi (ad es. la cicoria &#8220;di Chioggia&#8221; o la &#8220;brindisina&#8221;) devono essere necessariamente bolliti.</p>
<p><strong>Caratteristiche nutrizionali</strong></p>
<p>La cicoria catalogna o cicoria asparago vanta diverse proprietà: grazie alla buona concentrazione in fibra alimentare, è lassativa e modula efficacemente l&#8217;indice glicemico del pasto e riduce l&#8217;assorbimento del colesterolo, stimola la secrezione digestiva ed induce una discreta reazione diuretica, ha infine proprietà remineralizzati e stimola la produzione della bile.</p>
<p>L&#8217;apporto energetico della cicoria catalogna o cicoria asparago è decisamente contenuto: <strong>100 g di catalogna contengono 10 kcal / 42 kj </strong>così distribuiti: Acqua 93,4 g, Carboidrati 0,7 g, Zuccheri 0,7 g, Proteine 1,4 g, Grassi 0,2 g, Colesterolo 0 g, Fibra totale 3,6 mg, Ferro 0,7 mg.</p>
<p><strong>La catalogna è ricca di sali minerali e vitamine</strong>; contiene, in particolare, vitamina A, vitamina C, calcio, potassio e fosforo. Grazie a questa ricchezza di nutrienti, può essere considerata un <strong>alimento remineralizzante</strong>, soprattutto se mangiata cruda. <strong>Con la cottura</strong>, infatti, <strong>perde gran parte dei suoi nutrienti</strong>, in tal caso è consigliabile bere un bicchiere dell’acqua di cottura, ricca di minerali. <strong>Ha un’azione diuretica e un potere calorico piuttosto limitato</strong>, per questi motivi è indicata anche nelle diete disintossicanti e per chi voglia perdere peso. In particolare, a questo scopo sono adatte le puntarelle mangiate crude, in quanto aiutano a ridurre l’assorbimento dei glucidi. È adatta a chi soffre di stitichezza, in quanto esercita un’azione lassativa. <strong>Le sostanze amare che contiene aiutano la digestione</strong> e contribuiscono a stimolare la circolazione sanguigna. La catalogna, inoltre, <strong>esercita un’azione coleretica,</strong> stimola, cioè, l’eliminazione della bile; il suo caratteristico sapore amarognolo favorisce la secrezione dei succhi gastrici, è dunque una buona abitudine consumarla all&#8217;inizio del pasto.</p>
<p>La cicoria catalogna o cicoria asparago è un ortaggio <strong>ricco di potassio</strong> ma soprattutto <strong>di calcio</strong> (essenziale in fase di crescita e nella prevenzione dell&#8217;osteoporosi), mentre per quel che concerne le vitamine si apprezzano discreti valori di <strong>carotenoidi antiossidanti</strong> (pro-vit. A). Per queste caratteristiche, la cicoria catalogna ben si sposa con tutti i regimi alimentari, contribuendo alla copertura del fabbisogno di antiossidanti, fibre e di molte vitamine e minerali.</p>
<p>La catalogna contiene <strong>inulina</strong>, un carboidrato non digeribile dagli enzimi prodotti dall’organismo umano, e che si trova in molti alimenti di origine vegetale, come la cicoria e il carciofo. L&#8217;inulina è sconsigliata a chi soffre di gastrite, ulcera o altri disturbi digestivi e in ogni caso è meglio sentire il parere del medico.</p>
<p>Anche le donne in dolce attesa devono fare attenzione a non mangiare troppa catalogna, così come tutte le altre varietà di cicoria: si sospetta infatti che questi ortaggi abbiano un’azione utero-stimolante.</p>
<p>Infine, l’assunzione di catalogna è sconsigliata in presenza di allergia o intolleranze, e nel momento in cui si stanno prendendo determinati farmaci. Per stare tranquilli, ancora una volta, meglio rivolgersi al proprio medico di fiducia.</p>
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		<title>Margheritina &#124; Bellis Perennis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/margheritina-bellis-perennis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 09:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido acetico]]></category>
		<category><![CDATA[acido caffeico]]></category>
		<category><![CDATA[acido fumarico]]></category>
		<category><![CDATA[acido malico]]></category>
		<category><![CDATA[acido ossalico]]></category>
		<category><![CDATA[acido tartarico]]></category>
		<category><![CDATA[inulina]]></category>
		<category><![CDATA[margheritina comune]]></category>
		<category><![CDATA[mucillagini]]></category>
		<category><![CDATA[oli grassi]]></category>
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		<category><![CDATA[pratolina comune]]></category>
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		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[triterpeni. acido ascorbico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pratolina comune (nome scientifico: Bellis perennis L., 1753), nota come margheritina comune, è una specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto comune in Europa; sembra che sia l&#8217;archetipo della margherita, da cui prendono il nome decine di specie di asteracee dalla forma del fiore molto simile. L&#8217;etimologia del nome di questo fiore è molto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>pratolina comune </strong>(nome scientifico: Bellis perennis L., 1753), nota come <strong>margheritina comune</strong>, è una specie appartenente alla famiglia delle Asteraceae, molto comune in Europa; sembra che sia l&#8217;archetipo della margherita, da cui prendono il nome decine di specie di asteracee dalla forma del fiore molto simile.</p>
<p>L&#8217;<strong>etimologia </strong>del nome di questo fiore è molto particolare: alcuni la attribuiscono a una delle Danaidi, figlie di Danao re di Argo, ovvero Bellide. Secondo altri, invece, l&#8217;etimologia del nome <em>bellis perennis</em>, deriverebbe dal termine latino “bellum”, che significa guerra, grazie alle capacità del fiore di guarire le ferite di battaglia. Un&#8217;altra ipotesi sarebbe che il nome del fiore deriverebbe dall&#8217;aggettivo latino “bellus”, che ne indicherebbe la graziosità.</p>
<p>La <em>bellis perennis</em> si presenta come un fiore a stelo basso, di una lunghezza che varia dai 5 ai 16 centimetri, non munita di fusto e che nasce direttamente dalla terra. Il fiore viene chiamato anche “margheritina” poiché, al suo sbocciare, essa somiglia moltissimo a una margherita, diversa solo per le dimensioni di molto inferiori. La fioritura avviene praticamente durante tutto l&#8217;anno nelle zone più fresche (montagna), con riposo vegetativo estivo altrove. Cresce su tutto il territorio italiano. A volte è considerata una pianta infestante, ma è anche usata come pianta ornamentale.</p>
<p>La margheritina nasce in modo del tutto naturale nei prati tramite impollinazione; è un fiore molto resistente, nonostante le sue piccole dimensioni, e ha una storia antichissima, che risale a più di 1000 anni fa. Secondo antiche fonti, già in epoca rinascimentale le dame delle corti usavano le margherite per ornare i loro vestiti; con il passare del tempo riporre sul proprio scudo delle margherite divenne un pegno d&#8217;amore per la donna amata, che aspettava il giorno in cui un fido cavaliere sarebbe andato a chiedere la sua mano. Proprio per questo nasce il mito di “<strong>m&#8217;ama non m&#8217;ama</strong>”: le donzelle, per ingannare l&#8217;attesa, utilizzavano questi fiori e, strappando un petalo alla volta, tentavano di capire se il loro amore era corrisposto oppure no. Inoltre le fanciulle indecise e in età da marito si ponevano sul capo o tra i capelli delle ghirlande di margherite per indicare che erano libere. Le ghirlande indicavano che le ragazze ci stavano ancora pensando in merito magari ad alcune proposte che avevano ricevuto. Infine, la margheritina viene da sempre utilizzata nelle case sia per le sue proprietà particolari, sia come passatempo preferito dei bambini che, con questi piccoli fiori, creano ghirlande e corone. Nel linguaggio dei fiori evoca candore, purezza, bontà ma vuole dire anche “Ci penserò”. Nella mitologia nordica la margherita è il fiore sacro ad Ostara, la dea della primavera.</p>
<p>In queste piante sono presenti alcuni composti chimici tra i quali: <strong>acido ascorbico, malico, fumarico, tartarico, caffeico, acetico e ossalico, resine, olio essenziale, oli grassi, zuccheri, tannini</strong>, un principio amaro, <strong>inulina, mucillagini, polline</strong>, una <strong>saponina</strong>, <strong>triterpeni</strong>.</p>
<p>Le particolari proprietà benefiche e curative della <em>bellis perennis</em> sono conosciute fin dall&#8217;antichità quando, nell&#8217;antica Roma, i soldati la utilizzavano sul campo di battaglia per disinfettare le ferite.</p>
<p>Altre proprietà medicamentose (secondo la medicina popolare): oftalmica (cura le patologie dell&#8217;occhio); moderatamente attiva come <strong>astringente</strong>, per ridurre la produzione di muco; <strong>emolliente</strong> (risolve uno stato infiammatorio); <strong>bechica</strong> (azione calmante della tosse); <strong>antiecchimotica</strong> (rallenta la diffusione del sangue nei tessuti adiacenti ad una contusione); <strong>battericida</strong> (proprietà di impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi); <strong>antispasmodica</strong> (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso); <strong>lassativa</strong> (ha proprietà purgative).</p>
<p>In alcune zone le giovani foglie vengono mangiate in insalata o per le zuppe insieme ad altre verdure primaverili, i capolini possono essere preparati sott&#8217;aceto.</p>
<p>In cosmesi si utilizza per schiarire la pelle, detergere zone macerate dal sudore, decongestionare il viso attorno agli occhi.</p>
<p>Nella moderna erboristeria, <strong>per uso interno</strong>, i fiori e la pianta vengono utilizzati per le leggere proprietà lassative ma, soprattutto, per <strong>stimolare la diuresi</strong> e la sudorazione agendo, quindi, come disintossicanti. <strong>Per uso esterno</strong>, per ridurre la secrezione dei tessuti ed in funzione antinfiammatoria nelle irritazioni della bocca e della gola e per le palpebre arrossate. In genere viene riconosciuto che si tratta di una pianta utile per tosse e catarro, che può essere utilizzata liberamente e senza controindicazioni, anche come supporto alla terapia dell&#8217;artrite, nei disturbi di fegato e renali.</p>
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		<title>Carlina Acaulis</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carlina-acaulis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 11:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[carciofo selvatico]]></category>
		<category><![CDATA[carlina bianca]]></category>
		<category><![CDATA[essenza]]></category>
		<category><![CDATA[inulina]]></category>
		<category><![CDATA[ossido di carlina]]></category>
		<category><![CDATA[pane dei cacciatori]]></category>
		<category><![CDATA[radice di giunco]]></category>
		<category><![CDATA[rapagnolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La carlina bianca (nome scientifico Carlina acaulis L. 1753) è una pianta erbacea perenne con grandi infiorescenze bianche, che vive al livello del suolo, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Queste piante vengono utilizzate nei giardini rocciosi per decorare scarpate e zone simili. La Carlina è conosciuta da alcuni con il nome di rapagnolo o carciofo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>carlina bianca</strong> (nome scientifico <em>Carlina acaulis</em> L. 1753) è una pianta erbacea perenne con grandi infiorescenze bianche, che vive al livello del suolo, appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>. Queste piante vengono utilizzate nei giardini rocciosi per decorare scarpate e zone simili. La Carlina è conosciuta da alcuni con il nome di <strong>rapagnolo</strong> o <strong>carciofo selvatico;</strong> viene molto sfruttata nelle <strong>composizioni floreali secche</strong> in quanto si mantiene inalterata nel tempo.</p>
<p>La Carlina è una pianta erbacea perenne che vive al livello del suolo e possiede grandi infiorescenze che possono arrivare ai 10 centimetri di diametro. Vive sui prati e gli alpeggi, in luoghi pietrosi e poveri. Caratteristica per la sua rosetta di foglie basali profondamente vicine, con al centro un grande unico capolino di 6 – 12 cm di diametro. La Carlina è una piantina aderente al terreno, non ha fusto, le foglie sono grandi, dure e spinose.</p>
<p>Il nome del genere (proposto nel XIV secolo dal botanico aretino Andrea Cesalpino) sembra derivare da Carlo Magno che, dice una leggenda, la usò durante una pestilenza per curare i suoi soldati nei pressi di Roma su suggerimento di un angelo. In altri testi si fa l&#8217;ipotesi che il nome derivi dalla parola <em>carduncolos</em> (diminutivo di cardo = “cardina” o “piccolo cardo”) per la somiglianza con le piante del genere “Cardo”. L&#8217;epiteto specifico acaule deriva dalla morfologia della pianta: priva di caule (= fusto).</p>
<p>In inglese questo fiore viene chiamato: <em>Stemless Caroline</em> oppure <em>Carline Thistle</em>; mentre i francesi a volte lo chiamano <em>Hygrometre</em> e a volte <em>Baromètre</em>.</p>
<p>Sostanze presenti: <strong>essenza, inulina, ossido di carlina</strong> (un antibiotico), potassio, calcio e magnesio. Una radice normalmente fornisce circa 1,5 % di essenze. Questa pianta veniva coltivata nei giardini dei monasteri per le numerose <strong>proprietà delle radici</strong>, molto amare e aromatiche: <strong>diuretiche, amaricanti, digestive, carminative, disinfettanti e cicatrizzanti</strong> per le malattie della pelle, purganti, sudorifere, febbrifughe, antireumatiche.</p>
<p>In cucina la parte più usata sono le radici, il cui centro, molto carnoso, è commestibile ed ha il sapore del cardo. Un&#8217;altra parte usata in cucina è il ricettacolo (involucro) del capolino (raccolto prima della fioritura); possono essere usati come succedanei del carciofo; si mangiano cotti oppure crudi in pinzimonio o in insalata. Il centro del fiore infatti, una volta liberato dalle spine e dalle foglie dure, che si presentano sulla parte esterna, ha consistenza simile a quella dei cuori di carciofo, di colore bianco, di aspetto granuloso e spesso ricoperto di lattice bianco. Il sapore ricorda quello del carciofo rispetto al quale ha però un gusto più delicato.</p>
<p>Il primo problema che si incontra quando ci si vuole nutrire di questo cardo è pulirlo. Armati di un coltellino affilato e di santa pazienza si tolgono via le rosette laterali lasciando solo il “cuore” che verrà quindi tagliato a fettine e posto in acqua acidulata con un mezzo limone per evitare eccessive ossidazioni che ne fanno virare il sapore e il colore.</p>
<p>In certe zone detti ricettacoli vengono chiamati “<strong>pane dei cacciatori</strong>”; se ne utilizzava la base dei capolini (ricettacolo), che è commestibile e amarognola, o per preparare una mostarda dolce-piccante mediante cottura in poca acqua zuccherata. Il sapore di questa parte della pianta è simile alle mandorle o nocciole. Se ne consiglia comunque un uso moderato in quanto agisce da energico emetico (può provocare il vomito). Vanno essiccate al sole e preparate in un certo modo sono simili alla mostarda oppure addirittura ai canditi se confezionate con sostanze dolci.</p>
<p><strong>Proprietà</strong> curative della pianta: <strong>stomachica, cicatrizzante, diuretica, diaforetica e antibiotica</strong>. Viene considerata una pianta depurativa con buoni risultati sul fegato, cistifellea e apparato urinario.</p>
<p>Grazie alle proprietà digestive e amaricanti le radici vengono usate anche nella produzione di amari; mentre le foglie essiccate possono cagliare il latte.</p>
<p>Le popolazioni rurali utilizzano questa pianta per le previsioni del tempo, infatti le squame del capolino si aprono a stella con tempo secco e si chiudono con l&#8217;umido (comunque si chiudono sempre dopo il tramonto del sole per riaprirsi al mattino successivo). Questo probabilmente per proteggere il polline dalla pioggia. I capolini hanno forti caratteristiche igroscopiche.</p>
<p>In varie zone è considerata specie protetta.</p>
<p>Anticamente da queste piante si ricavava dell&#8217;acqua distillata a cui si attribuivano poteri afrodisiaci; mentre per alcune popolazioni (Sassoni) rappresentavano degli amuleti contro le malattie. Inoltre veniva coltivata dai monaci perché si pensava fosse un antidoto ai veleni. In ambiente erboristico questa pianta viene anche chiamata <strong>radice di giunco</strong>.</p>
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		<title>Topinambur &#124; Helianthus tuberosus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/topinambur-helianthus-tuberosus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 11:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tuberi]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[carciofo di Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Girasole articocco]]></category>
		<category><![CDATA[girasole del Canada]]></category>
		<category><![CDATA[inulina]]></category>
		<category><![CDATA[rapa tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[Rossler]]></category>
		<category><![CDATA[Topi]]></category>
		<category><![CDATA[topinambur]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il topinambur, chiamato anche rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme o girasole del Canada (nome scientifico Helianthus tuberosus L., 1753, anche volgarizzato in Elianto tuberoso), è una pianta usata come ortaggio, appartenente alla grande famiglia delle Asteraceae e al genere helianthus, con l&#8217;infiorescenza a capolino. E’ una pianta perenne, erbacea, infestante, con radici ramificate provviste di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>topinambur</strong>, chiamato anche <strong>rapa tedesca</strong>, <strong>carciofo di Gerusalemme</strong> o <strong>girasole del Canada</strong> (nome scientifico <em>Helianthus tuberosus L</em>., 1753, anche volgarizzato in <strong>Elianto tuberoso</strong>), è una pianta usata come ortaggio, appartenente alla grande famiglia delle <strong><em>Asteraceae</em></strong> e al genere <em>helianthus</em>, con l&#8217;infiorescenza a capolino.</p>
<p>E’ una pianta perenne, erbacea, infestante, con radici ramificate provviste di rizomi tuberiferi rigonfi, rosso-violacei e bitorzoluti; fusti eretti, ramosi in alto, tomentosi, ispidi; altezza sino a 3 m. Le foglie sono picciolate, pubescenti, ruvide, le inferiori ovato-cordate, le altre ovate o lanceolate attenuate alla base, con apice acuto, opposte ed alterne con margine dentato. I capolini, di colore giallo intenso e larghi fino a 8 cm, portati in corimbi lassi di 4÷5 o + elementi, hanno lunghi e sottili peduncoli; presentano fiori periferici con lunghe ligule gialle solcate e fiori tubulosi centrali; fillari non o solo lassamente appressati al ricettacolo, cigliati. I frutti sono acheni con 2÷4 scaglie cigliate, caduche.</p>
<p>Originaria dell&#8217;America e introdotta a scopo alimentare, si è diffusa come infestante in tutta l&#8217;Europa; si adatta facilmente alle temperature più diverse, cresce sia nei terreni argillosi, umidi e pesanti sia nei terreni, asciutti e sabbiosi, anche se predilige questi ultimi; è diffusa in dense formazioni lungo le rive dei corsi d&#8217;acqua, negli incolti, negli ambienti ruderali.</p>
<p>Il nome del genere deriva da due parole greche &#8220;<em>élios</em>&#8220;= sole e &#8220;<em>ánthos</em>&#8221; = fiore, indica i grandi capolini raggiati simili al sole; il nome specifico deriva dal latino &#8220;<em>tuberosus</em>&#8220;= a forma di tubero e si riferisce agli organi ipogei.</p>
<p><strong>Topinambur è la trascrizione di una parola brasiliana</strong>, ciò ha indotto alcuni a considerare la specie di provenienza sud-americana; diversamente il nome di <strong>Patata del Canada</strong>, sembrerebbe indicare l&#8217;origine nord-americana come vorrebbero gli orientamenti più recenti. Sarebbe infatti stata ritrovata per la prima volta in Canada nel 1603 dal francese Samuel Champlain che, nel 1604 la importò in Francia. Gia nel 1616 il naturalista e botanico Fabio Colonna, nella seconda edizione della sua opera &#8220;Ecpharais&#8221;, scrive di questa pianta indicandola come &#8220;Flos solis farnesianus&#8221;: era infatti coltivata nel &#8220;Giardino Farnese&#8221; a Roma, dove era conosciuta con il nome volgare di <strong>Girasole articocco</strong>.</p>
<p>I tuberi di topinambur si raccolgono in inverno, <strong>sono molto nutrienti</strong> e la loro cottura è simile a quella delle patate. Possono essere consumati anche crudi con sale e pepe. Nella cucina piemontese sono tipici con la bagna càuda e la fonduta, mentre in quella siciliana trovano un uso sporadico nella farcitura di focacce.</p>
<p>Il tubero che somiglia per forma e consistenza ad una patata, non contiene però amido, contiene invece il 15% circa di glucidi composti quasi esclusivamente dal polisaccaride <strong>inulina</strong>; è adatto nei regimi ipocalorici degli obesi e dei diabetici. In questi ultimi, infatti, l&#8217;inulina funziona come riserva di carboidrati (in sostituzione all&#8217;amido) indipendentemente dall&#8217;insulina. L&#8217;inulina è costituita da una catena di molecole di fruttosio terminanti con glucosio. A seconda della stagione della raccolta la lunghezza delle molecole di inulina varia e quindi la loro solubilità. Il topinambur passa per lo stomaco e il primo tratto dell&#8217;intestino senza esser digerito; <strong>solamente nell&#8217;ultimo tratto dell&#8217;intestino sono presenti dei bifidobatteri e dei lattobacilli in grado di rompere le lunghe molecole dell&#8217;<em>Helianthus tuberosus</em></strong> il cui carattere fibroso ha un <strong>effetto molto positivo sulla flora batterica</strong>. Pertanto <strong>l’inulina,</strong> fibra solubile formata da lunghe catene di fruttosio dall’azione digestiva e prebiotica, <strong>è capace di aumentare la proliferazione della flora batterica “buona”</strong> a livello del colon, ovvero di batteri utili, quali bifidobatteri e lattobacilli, a scapito dei batteri potenzialmente patogeni (azione prebiotica).</p>
<p>Il tubero inoltre <strong>è ricco di sali minerali e in particolare potassio, magnesio, fosforo e ferro come pure di selenio e zinco</strong>. <strong>Il topinambur è da sempre famoso per ridurre il colesterolo e per stabilizzare la concentrazione del glucosio nel sangue e dell&#8217;acido urico.</strong></p>
<p>Secondo la medicina popolare il topinambur (specialmente i tuberi) presenterebbe le seguenti <strong>proprietà medicamentose</strong>: <strong>colagoga</strong> (facilita la secrezione biliare verso l&#8217;intestino); <strong>diuretica</strong> (facilita il rilascio dell&#8217;urina); <strong>stomachica</strong> (agevola la funzione digestiva); <strong>tonica</strong> (rafforza l&#8217;organismo in generale). Ricco di vitamine A e B è un buon <strong>energetico</strong>, adatto nell&#8217;alimentazione degli anziani, dei convalescenti e dei bambini. Utile per chi soffre di cattiva digestione e stitichezza.</p>
<p>100 grammi di topinambur crudo apportano al nostro organismo circa <strong>73 calorie</strong> e contengono <strong>429 mg di potassio</strong>, 4 mg di sodio, 4 mg di vitamina C, 14 mg di calcio, 17 mg di magnesio e piccole quantità di zinco, ferro, rame, selenio, vitamina E, vitamina A e manganese. E’ un alimento privo di colesterolo, con un indice glicemico pari a 50, per cui è considerato, come accennato, adatto ai diabetici.</p>
<p>Il topinambur ha una polpa carnosa e bianca ed un sapore estremamente gradevole e delicato, che lo rende simile sia alla patata che ai carciofi. È il topinambur selvatico, che nonostante sia un tubero è un alimento senza glutine, indicato per far parte delle diete dei celiaci.</p>
<p>In America il topinambur ha rappresentato sin dai tempi più remoti un&#8217;importante <strong>pianta alimentare</strong>; si può usare in cucina in ogni ricetta che richieda la presenza di patate o di farine, con modalità e risultati identici. I tuberi possono essere utilizzati grattugiati in insalate fresche, fritti come le patatine, oppure gratinati; sono eccellenti anche in salamoia; dopo il taglio, è consigliato l&#8217;uso del limone per prevenire l&#8217;imbrunimento del prodotto.</p>
<p>Nella regione tedesca del Baden-Württemberg più del 90% della produzione di topinambur viene utilizzata per produrre un liquore chiamato &#8220;<strong>Topi</strong>&#8221; o &#8220;<strong>Rossler</strong>&#8220;. I tuberi vengono lavati ed essiccati in forno e poi fatti fermentare, distillando infine il liquido alcolico ottenuto. Il &#8220;Topi&#8221; è considerato un digestivo ed è anche utilizzato contro la diarrea o i dolori addominali. Ha un aroma piacevolmente fruttato che sa lievemente di nocciola, con una piacevole nota terrosa.</p>
<p>Il topinambur si caratterizza per una forma bitorzoluta e una buccia irregolare. Se quest’ultima è sottile si può solo spazzolare e sciacquare il tubero per eliminare la terra che è rimasta sulla parte esterna e consumarlo così com’è (anche crudo). Se invece si preferisce pulire il topinambur, ci si può servire di un pelapatate o di un coltellino affilato per sbucciarlo al meglio e poi tagliarlo come si preferisce. Nel caso si voglia cucinare, lo si può fare bollito, cotto a vapore,  fritto, al forno, ripassato in padella, condito con diverse spezie oltre che di sale, olio e limone per un condimento più leggero e salutare. Ottimo anche ripassato con l’aglio e il peperoncino.</p>
<p>E’ importante segnalare che il topinambur, esattamente come accade con i carciofi, tende ad annerire le mani (meglio quindi sbucciarlo indossando dei guanti) e ad annerirsi lui stesso. Appena pulito si consiglia dunque di immergerlo in una bacinella con acqua e limone prima di utilizzarlo nelle ricette che si preferiscono.</p>
<p>Oltre che nell&#8217;alimentazione umana i tuberi, possono essere impiegati per l&#8217;alimentazione del bestiame, così come la parte verde degli steli delle foglie è utilizzabile come foraggio.</p>
<p>In cosmesi il topinambur può essere usato grattugiato e con aggiunta di olio di mandorle per praticare un peeling delicato e nutriente.</p>
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