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	<title>igname selvatico Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Yam o Igname &#8211; Discorea rotundata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 08:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tuberi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Igname o yam è un tubero originario e molto diffuso in Messico, ma si sta diffondendo anche nel mondo occidentale per via del suo gradevole sapore, molto simile alle patate dolci, ma anche delle sue proprietà benefiche. Proprio come le patate, è un tubero più grande rispetto alle normali patate (può pesare diversi chili) e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Igname </strong>o <strong>yam</strong> è un tubero originario e molto diffuso in Messico, ma si sta diffondendo anche nel mondo occidentale per via del suo gradevole sapore, molto simile alle patate dolci, ma anche delle sue proprietà benefiche. Proprio come le patate, è un tubero più grande rispetto alle normali patate (può pesare diversi chili) e con una buccia esterna ruvida e scura.</p>
<p>Lo yam che si trova da noi, 99 volte su 100 è lo <strong>yam bianco</strong>, un tubero rotondeggiante, di ragguardevoli dimensioni che spesso viene venduto in tranci o sezioni. La buccia marrone ricoperta di terra ricorda un po’ il sedano rapa, mentre la polpa è molto soda, croccante, densa e pesante, di colore bianco talvolta un po&#8217; rosato. Altri tipi meno comuni di yam hanno una forma allungata, una polpa color arancio come certe patate dolci, e una buccia pulita e meno rugosa.</p>
<p>Appartenente alla famiglia delle Dioscoraceae, oggi è diffuso in tutta l’America meridionale e in alcune zone dell’Asia con un clima temperato. In Africa è molto usato per il suo notevole apporto proteico. L’igname cresce soprattutto nelle regioni rocciose e desertiche, con particolare riferimento al Messico, al Texas, all’Africa Centrale e alla Cina orientale. La sua coltivazione avviene anche nei Caraibi, in America Latina, nelle zone rocciose e desertiche dell’Oceania e da poco anche in Italia.</p>
<p>In America del Nord e nel Québec, ciò che viene comunemente cucinato e chiamato igname o yam è in realtà una patata dolce. A seconda della varietà, <strong>la polpa</strong> della patata dolce <strong>può variare dal bianco all’arancio e persino al viola.</strong> <strong>La varietà a polpa arancione, quella più utilizzata</strong> e connotata come tale, è stata introdotta negli Stati Uniti diversi decenni fa. Per distinguerlo dalla varietà bianca a cui tutti erano abituati, produttori e spedizionieri hanno scelto la forma inglese della parola africana “nyami” e li hanno etichettati come “<strong>yams</strong>”. Oggi il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti richiede che le etichette con il termine “yam” siano accompagnate dal termine “<strong>sweet potatoes</strong>”. Nonostante i regolamenti sull’etichetta, la maggior parte delle persone pensa ancora all’igname come patate dolci, indipendentemente dalla loro vera identità. Eppure non è difficile distinguerli. Un igname vero e proprio, a differenza delle patate dolci è ruvido e squamoso, molto meno dolce e molto povero di beta carotene.</p>
<p>Il termine Yam designa sia la pianta che il tubero consumato come alimento.</p>
<p>La parola igname deriva dal portoghese <em>inhame</em> o dallo spagnolo <em>ñame</em>.</p>
<p><strong>Varietà di igname</strong></p>
<p>Esistono molte <strong>varietà di igname</strong> che possono differire a seconda della regione in cui vengono coltivate. A differenza della <strong>cassava</strong> (nota anche come tapioca o manioca), la maggior parte delle varietà di yam non contiene sostanze tossiche. Esistono però alcune eccezioni. Dalle <strong>varietà amare</strong> di yam le sostanze potenzialmente tossiche vengono eliminate lasciando i tuberi in ammollo in acqua salata.</p>
<p>Di solito le varietà amare di yam non vengono consumate, se non in caso di carestia. Le varietà amare di Yam in Malesia e Indonesia vengono utilizzate per la preparazione di pozioni e veleni.</p>
<p>Oltre all’igname, esiste anche l’<strong>igname selvatico</strong>. È diffuso in America Centrale e Canada. Si tratta di un vegetale amico delle donne. Infatti ha proprietà antidolorofiche, depurative, antiossidanti e persino dimagranti. I suoi fitosteroidi, diosgenina e tannini vengono sintetizzati in integratori e tintura madre, fatti a partire dall’estratto secco. La <strong>diosgenina</strong> è una sostanza simile al progesterone, utilissimo in alcune fasi della vita femminile, come la menopausa; questa sostanza rallenta il processo di invecchiamento e riattiva il metabolismo.</p>
<p>Nell’antichità l’igname selvatico era già conosciuto e utilizzato come antispasmodico e antinfiammatorio. Gli uomini lo utilizzavano per alleviare il dolore e le donne contro i crampi mestruali o durante il travaglio del parto.</p>
<p>Tra le varietà disponibili in natura, c’è anche l’<strong>igname viola o ube</strong>. Questa specie è originaria delle aree tropicali asiatiche. Infatti, ancora oggi è utilizzato nelle Filippine per preparare l’<strong>Halo-halo</strong>, un dolce locale. La polpa dell’ube ricorda più la patata inglese che quella dolce. Ha un gusto dolciastro, terroso, che ricorda quello delle noci. Il suo colore viola mette subito in chiaro una cosa: questa radice <strong>è ricca di antocianine</strong>, antiossidanti che ci aiutano a contrastare l’invecchiamento. Viene consumato bollito con un pizzico di sale, oppure nel caffè, nelle zuppe o come ingrediente base per preparare un purè. Si usa anche per preparare pane e dolci tipici della regione amazzonica, dov’è anche molto diffuso. Ma la sua tecnica di preparazione ideale è la frittura.</p>
<p><strong>Differenze tra igname e patata dolce</strong></p>
<p>Pur essendo simili, le differenze tra igname e patata dolce sono molteplici. Innanzitutto l’aspetto esteriore. La patata è più piccola, con una buccia più liscia e chiara rispetto a quella spessa e ruvida dello yam; inoltre, l’interno è arancione, mentre la polpa dell’igname è bianca; l’igname ha più calorie della patata dolce: 118 contro 86, ma un indice glicemico più basso, Tuttavia, la principale differenza sta nel sapore: la patata dolce è più sapida, l’igname è più dolciastro; ha un sapore deciso, in alcune varietà vira sull’amarognolo; la consistenza è dolce e pastosa; il suo tempo di cottura è inferiore a quello della patata.</p>
<p><strong>Proprietà e valori nutrizionali</strong></p>
<p>Lo <strong>yam,</strong> o <strong>igname</strong>, è un tubero <strong>prodotto dalle piante del genere Discorea</strong>, una pianta erbacea perenne con foglie cuoriformi e fiori di color giallo-verdastro; è più grande rispetto alle normali patate (può pesare diversi chili) ed ha una buccia esterna ruvida e scura.</p>
<p>Lo yam, o igname, è ricco di amido, di vitamine e sali minerali; ha tantissime fibre, utili a contrastare la stitichezza; è una fonte di potassio, vitamina B6 e vitamina C; contiene buoni livelli di manganese, di tiamina e di fibre vegetali; presenta un basso contenuto di grassi e di sodio; ha grandi proprietà antinfiammatorie e analgesiche.</p>
<p>Rispetto alle patate, l’igname ha un più basso contenuto di grassi e un <strong>indice glicemico</strong> (velocità con cui la glicemia aumenta nel sangue) inferiore. Apporta al nostro organismo circa <strong>118 calorie ogni 100 grammi</strong>.</p>
<p><strong>Il consumo dello yam è molto diffuso in Africa</strong>, dove questo tubero rappresenta una fonte di proteine. Di tutti i tuberi e radici il contenuto proteico dello yam e delle patate è il più elevato e rappresenta circa il 2% del peso del prodotto fresco. <strong>Lo yam però non contiene tutte le proteine necessarie</strong> per il nostro organismo, dunque va abbinato ad altri alimenti per una nutrizione completa.</p>
<p>Lo yam africano (<em>Discorea sp</em>) contiene <strong>tiocianato</strong> una sostanza che potenzialmente ha un ruolo protettivo contro l’anemia falciforme. In Niger e in Africa Occidentale lo yam ha un ruolo molto importante dal punto di vista nutritivo, dato che fornisce più di 200 calorie al giorno per oltre 150 milioni di persone. La sua coltivazione è una fonte di reddito da non sottovalutare per gli agricoltori.</p>
<p><strong>Come si cucina l’igname?</strong></p>
<p>L’igname <strong>non può essere mangiato crudo</strong>; come per le patate, occorre prima pelare la radice e poi scegliere se friggerlo, farlo bollito o arrosto. È un ingrediente prezioso da unire alle calde zuppe invernali. L’igname si abbina con: in camicia al forno, saltato o arrostito, come le patate, è un contorno perfetto per carni alla griglia e pesce; si può usare anche per preparare zuppe o vellutate cremose.; in insalata, tagliato a fettine, l’igname è insaporito con erbe fresche (soprattutto erba cipollina) e condito con olio d’oliva, sale grosso e succo di limone.</p>
<p>Più dolciastro della patata, è utilizzato nella produzione di dessert originali (biscotti, torte, crêpes…).</p>
<p>La coltivazione dell’igname è molto diffusa nelle aree povere dell’Africa. Si tratta di una pianta molto resistente e disponibile tutto l’anno, a differenza di altre coltivazione stagionali meno affidabili. In Africa il tubero dell’igname viene cotto prima di essere mangiato. Lo yam si può bollire, friggere o arrostire. Viene servito con delle salse saporite ma anche utilizzato per preparare dei dolci.</p>
<p>In Nigeria lo yam viene essiccato e ridotto in una polvere che viene impiegata per preparare zuppe e budini, mentre una varietà di igname nelle Filippine è alla base della preparazione di un dolce locale, chiamato <strong>halo-halo</strong>.</p>
<p>In Giappone lo yam viene consumato crudo e grattugiato.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong></p>
<p>Generalmente, questa pianta non comporta particolari effetti collaterali. In alcuni individui, tuttavia, lo yam può provocare lievi disturbi gastrointestinali, come diarrea. Ovviamente, è da evitare in caso di ipersensibilità verso uno o più componenti della pianta o durante trattamenti ormonali. Se ne sconsiglia inoltre l’assunzione durante la gravidanza o durante l’allattamento. Può interferire anche con le terapie ormonali.  Dal rizoma di alcune varietà dell’igname si ricava la <strong>diosgenina</strong>, una sostanza che viene utilizza per la preparazione di corticosteroidi e contraccettivi orali.</p>
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		<title>Dioscorea o igname selvatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 08:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tuberi]]></category>
		<category><![CDATA[dioscorea]]></category>
		<category><![CDATA[diosgenina]]></category>
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		<category><![CDATA[igname selvatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dioscorea Plum. ex L.,1753 è un genere di piante della famiglia delle Dioscoracee, che comprende oltre 600 specie, coltivate in tutte le regioni tropicali del globo a scopo alimentare, per via dei tuberi ricchi di amido. Alcune specie del genere sono note come ignami (nome maschile, sing. igname). Il termine designa anche il tubero stesso &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dioscorea </em></strong>Plum. ex L.,1753 è un genere di piante della famiglia delle <em>Dioscoracee</em>, che comprende oltre 600 specie, coltivate in tutte le regioni tropicali del globo a scopo alimentare, per via dei tuberi ricchi di amido. Alcune specie del genere sono note come <strong>ignami</strong> (nome maschile, sing. igname). <strong>Il termine designa anche il tubero stesso consumato come alimento</strong>.</p>
<p>La <strong>dioscorea</strong>, anche detta <strong>igname selvatico</strong> (wild yam), è una pianta erbacea perenne diffusa in America Centrale e Canada e possiede diverse proprietà benefiche grazie alla presenza di <strong>fitosteroidi, diosgenina e tannini</strong>. Esiste in oltre 500 varietà, di cui si utilizzano generalmente radici e rizomi per prepararne integratori e tintura madre a partire dall’estratto secco. Tra le sue <strong>proprietà, spiccano quelle antidolorifiche e lenitive, depurative, antiossidanti e dimagranti.</strong></p>
<p><strong>Etimologia</strong></p>
<p>La parola igname deriva dal portoghese <em>inhame</em> o dallo spagnolo <em>ñame</em>, entrambe derivate a loro volta dalla parola <em>wolof nyam</em>, che significa &#8220;campione&#8221; o &#8220;assaggiare&#8221;. In altre lingue africane può anche assumere il significato di &#8220;mangiare&#8221;.</p>
<p><strong>Descrizione</strong></p>
<p>Sono piante erbacee perenni, alte fino a 5 metri, con radici o rizomi tuberiformi. Possiedono fusti volubili (si attorcigliano). Le foglie cuoriformi (base cordata) sono lungamente picciolate con profonde nervature. I fiori sono poco appariscenti, color giallo/verdastro, unisessuali sulla stessa pianta. Il frutto è una capsula. La droga utilizzata è il bulbo o rizoma di almeno 4/5 anni contenente <strong>saponine</strong> come la <strong>diosgenina</strong>, utilizzata per la preparazione di corticosteroidi, ormoni sessuali e contraccettivi orali.</p>
<p><strong>Distribuzione e habitat</strong></p>
<p>Le specie del genere Dioscorea sono diffuse nelle regioni intertropicali, desertiche, rocciose e secche, in Messico, Texas, Africa centrale e Cina centrale.</p>
<p><strong>Tassonomia</strong></p>
<p>Il genere comprende oltre 600 specie tra cui:</p>
<ul>
<li><em>Dioscorea alata</em> &#8211; igname viola o ube</li>
<li><em>Dioscorea bulbifera</em> &#8211; igname blubifera</li>
<li><em>Dioscorea cayenensis</em> &#8211; igname gialla della Guinea</li>
<li><em>Dioscorea communis</em> (L.) Caddick &amp; Wilkin &#8211; tàmaro</li>
<li><em>Dioscorea convolvulacea</em> &amp; Cham. &#8211; igname rampicante</li>
<li><em>Dioscorea dumetorum</em> (Kunth) Pax &#8211; igname selvatica</li>
<li><strong><em>Dioscorea esculenta</em></strong> (Lour.) Burkill &#8211; piccola igname</li>
<li><em>Dioscorea hispida</em> &#8211; igname spinata</li>
<li><em>Dioscorea japonica</em> &#8211; igname del Giappone</li>
<li><em>Dioscorea nummularia</em> &#8211; igname aplatie</li>
<li><em>Dioscorea oppositifolia</em> &#8211; igname khmer</li>
<li><em>Dioscorea pentaphylla</em> &#8211; igname rossa</li>
<li><em>Dioscorea polystachya</em> &#8211; igname cinese, diffuso anche in altri paesi dell&#8217;Estremo Oriente</li>
<li><em>Dioscorea rotundata</em> &#8211; igname bianca della Guinea, la specie più coltivata</li>
<li><em>Dioscorea trifida</em> f. &#8211; igname rivestita</li>
<li><em>Dioscorea villosa</em> &#8211;</li>
</ul>
<p><strong>Proprietà</strong></p>
<p>Le piante del genere Dioscorea contengono <strong>diosgenina</strong>, una molecola strutturalmente molto simile a quella del progesterone. Questa sorta di ormone naturale è utile per accompagnare alcune fasi delicate della vita femminile, come quella di chi ha superato l’età fertile, in alternativa alle consuete cure ormonali. La dioscorea, in questo senso, oltre ad avere effetti positivi sulla produzione ormonale, rallenta il naturale processo di invecchiamento e favorisce l’attivazione del metabolismo.</p>
<p>Grazie alla Dioscorea trafugata da Veracruz (Messico), Russell Marker riuscì a sintetizzare ormoni stereoidei in Pennsylvania e diventò così, malgrado alcune difficoltà, il progenitore dell&#8217;odierna pillola anticoncezionale.</p>
<p>La pianta è considerata un buon supporto contro l’aumento di peso (soprattutto dovuto all’accumulo di grasso nella zona addominale) tipico della menopausa, osteoporosi, vampate di calore, gonfiore, palpitazioni, disturbi del sonno.</p>
<p>Il sovrappeso dovuto a squilibri ormonali trova inoltre nella dioscorea una barriera naturale. Le capsule vengono talvolta consigliate proprio per controllare gli aumenti di peso, il colesterolo, i liquidi in eccesso. Effetti benefici si ottengono anche in caso di disturbi legati al colon irritabile.</p>
<p>Ma la dioscorea è una buona alleata anche delle donne in età fertile: l’assunzione di estratti della pianta aiuta a combattere i sintomi della sindrome premestruale e la ritenzione idrica. La dioscorea sembra avere anche qualità <strong>antiossidanti, antidolorifiche e antinfiammatorie</strong>: oltre agli integratori da assumere in capsule, le radici della pianta possono essere adoperate a livello locale in forma di pomate da applicare sulla pelle, contro problemi cutanei (dermatiti, rossori, eczemi) e dolori reumatici. Applicate sull’addome, le creme a base di dioscorea alleviano un po’ i dolori mestruali.</p>
<p><strong>Controindicazioni ed effetti collaterali</strong></p>
<p>La dioscorea non presenta particolari effetti collaterali ma, trattandosi di una pianta che contiene fitoestrogeni, la sua assunzione non è indicata nei casi in cui si segua già una terapia ormonale tradizionale (contraccettivi inclusi). Le controindicazioni riguardano dunque principalmente l’interazione con altri farmaci.</p>
<p>È indispensabile ad ogni modo rivolgersi al medico prima di assumere gli integratori. La dioscorea va inoltre evitata in caso di gravidanza e allattamento e naturalmente è sconsigliata a chi presenta allergie a una o più sostanze contenute nella pianta. Gli effetti collaterali più comuni, seppur rari, sono diarrea e disturbi gastrici.</p>
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		<title>Dioscorea &#124; Dioscorea villosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 09:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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		<category><![CDATA[sindrome premestruale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dioscorea, nota anche come igname selvatico o wild yam, è una pianta erbacea perenne lianiforme appartenente alla famiglia delle Dioscoreacee;  il suo fusto, sottile e lanoso, può raggiungere i 12 m di lunghezza. La pianta è originaria del Canada e dei Paesi del sud degli Stati Uniti; le specie appartenenti al genere Dioscoreacee sono &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>dioscorea</strong>, nota anche come <strong>igname selvatico</strong> o <em>wild yam</em>, è una pianta erbacea perenne lianiforme appartenente alla famiglia delle <em>Dioscoreacee</em>;  il suo fusto, sottile e lanoso, può raggiungere i 12 m di lunghezza.</p>
<p>La pianta è originaria del Canada e dei Paesi del sud degli Stati Uniti; le specie appartenenti al genere Dioscoreacee sono molto numerose (circa 600); tutte sono caratterizzate dalla <strong>notevole presenza di sapogenine</strong> e per questo motivo sono state <strong>utilizzate dall’industria farmaceutica per l’emisintesi di steroidi</strong>. Fino a una trentina di anni fa, la <strong>diosgenina</strong>, uno dei costituenti principali della dioscorea, veniva impiegata quale materia prima per la produzione di ormoni.</p>
<p><strong>Le parti utilizzate per l’estrazione della droga sono le radici</strong> (che si presentano come tuberi molto simili a patate e che vengono utilizzati anche come alimento) <strong>e i rizomi</strong>; la raccolta avviene nel periodo autunnale, prima della fioritura.</p>
<p>La pianta in tempi antichissimi veniva utilizzata soprattutto per curare disturbi reumatici, dolori di varia natura come coliche biliari, crampi e dismenorrea; sembra infatti possedere blanda <strong>azione diaforetica, antinfiammatoria e antireumatica</strong>.</p>
<p>La fitoterapia moderna ne suggerisce l’utilizzo per trattare i caratteristici sintomi della sindrome premestruale e quelli tipici della menopausa, ma i suoi estratti vengono anche utilizzati in preparazioni a uso topico per il trattamento dei problemi cutanei legati a squilibri di tipo ormonale. L’assunzione di estratti della pianta aiuta a combattere i sintomi della sindrome premestruale e la ritenzione idrica; oltre agli integratori da assumere in capsule, le radici della pianta possono essere adoperate a livello locale in forma di pomate da applicare sulla pelle, contro problemi cutanei (dermatiti, rossori, eczemi) e dolori reumatici. Applicate sull’addome, le creme a base di dioscorea alleviano un po’ i dolori mestruali.</p>
<p>Gli effetti della dioscorea sono da attribuirsi in gran parte alla presenza di <strong>diosgenina</strong>, una sostanza simile al progesterone, e di <strong>dioscina</strong>; in alcune specie della pianta (ma non è il caso della <em>Dioscorea villosa</em>) è inoltre presente un alcaloide, la <strong>dioscorina</strong>, la cui azione è molto simile a quella di una sostanza amara che viene estratta dai frutti dell’<em>Anamirta cocculus</em>, ovvero la <strong>picrotossina</strong>, sostanza che viene utilizzata per trattare gli avvelenamenti da farmaci ad azione deprimente sul sistema nervoso centrale.</p>
<p>La dioscorea è una pianta generalmente ben tollerata che non presenta particolari effetti collaterali; in alcuni soggetti la sua assunzione può però essere causa di una leggera diarrea. Sono inoltre segnalate alcune <strong>interazioni</strong> della dioscorea con alcuni farmaci di sintesi, in primis <strong>con l’indometacina</strong> la cui efficacia può risultare diminuita; al contrario, <strong>la diosgenina contenuta nella pianta potrebbe esaltare l’azione dei farmaci estrogenici</strong>; è quindi sconsigliabile l’uso di dioscorea nel caso si assumano già tali medicinali e comunque nel caso in cui si seguano terapie ormonali.</p>
<p>La dioscorea non deve essere utilizzata da donne in gravidanza o che allattano, da chi deve sottoporsi a un intervento chirurgico e nemmeno in caso di ipersensibilità o allergie verso uno dei componenti.</p>
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