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	<title>ictus Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>ictus Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Impercettibili riduzioni nel consumo di sale potrebbero prevenire silenziosamente infarti e ictus.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/impercettibili-riduzioni-nel-consumo-di-sale-potrebbero-prevenire-silenziosamente-infarti-e-ictus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 08:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[infarti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridurre il sale negli alimenti di tutti i giorni potrebbe salvare vite umane senza che nessuno se ne accorga. I ricercatori hanno scoperto che una modesta riduzione del sodio nel pane, nei cibi confezionati e nei pasti da asporto potrebbe ridurre significativamente l&#8217;incidenza di malattie cardiache e ictus in Francia e nel Regno Unito. Il &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ridurre il sale negli alimenti di tutti i giorni potrebbe salvare vite umane senza che nessuno se ne accorga. I ricercatori hanno scoperto che una modesta riduzione del sodio nel pane, nei cibi confezionati e nei pasti da asporto potrebbe ridurre significativamente l&#8217;incidenza di malattie cardiache e ictus in Francia e nel Regno Unito. Il vantaggio principale è che le persone non dovrebbero modificare affatto le proprie abitudini alimentari. Piccole modifiche all&#8217;approvvigionamento alimentare potrebbero apportare grandi benefici per la salute a lungo termine.</p>
<p>Ridurre il sale in alimenti comuni come pane e cibo da asporto potrebbe prevenire decine di migliaia di infarti e ictus. I cambiamenti sono così impercettibili che la maggior parte delle persone non li noterebbe nemmeno.</p>
<p>Ridurre i livelli di sodio negli alimenti confezionati e preparati potrebbe portare a notevoli miglioramenti nella salute del cuore e prevenire un gran numero di infarti, ictus e morti premature in Francia e nel Regno Unito. Questa è la conclusione di due nuovi studi pubblicati su <em>Hypertension</em>, una rivista dell&#8217;American Heart Association.</p>
<ul>
<li>In Francia, i ricercatori hanno scoperto che ridurre il sale nelle baguette e in altri tipi di pane ampiamente consumati potrebbe ridurre l&#8217;assunzione giornaliera di sodio di circa 0,35 grammi a persona. Nel tempo, questo piccolo cambiamento potrebbe contribuire a prevenire oltre 1.000 decessi in tutto il paese, evidenziando come anche piccoli cambiamenti negli alimenti di base possano avere effetti significativi sulla salute.</li>
<li>Nel Regno Unito, un&#8217;analisi separata ha stimato che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione del sodio del Paese entro il 2024 potrebbe ridurre l&#8217;assunzione media giornaliera di sale del 17,5%. Tale riduzione del sodio potrebbe contribuire a prevenire circa 100.000 casi di cardiopatia ischemica e circa 25.000 ictus ischemici in un periodo di 20 anni, abbassando la pressione sanguigna nell&#8217;intera popolazione.</li>
<li>Nel complesso, gli studi sottolineano l&#8217;impatto di un&#8217;azione coordinata tra governi, produttori alimentari e responsabili della salute pubblica. Rafforzare e rafforzare gli sforzi per ridurre il sodio a livello mondiale potrebbe apportare miglioramenti duraturi alla salute del cuore, affermano i ricercatori.</li>
</ul>
<p><strong>Piccoli cambiamenti alimentari possono avere un grande impatto sulla salute pubblica</strong></p>
<p>Un consumo eccessivo di sodio è uno dei principali fattori che contribuiscono all&#8217;ipertensione, nota anche come pressione alta. Secondo l&#8217;American Heart Association, la pressione alta aumenta il rischio di gravi patologie, tra cui infarto, ictus, malattie renali croniche, demenza e altre malattie cardiovascolari.</p>
<p>Poiché l&#8217;eccessivo consumo di sodio è un problema di salute pubblica diffuso, molti paesi hanno adottato politiche di riduzione del sale. Il sodio, presente nel sale, è comunemente assunto attraverso gli alimenti di uso quotidiano. Ridurre l&#8217;assunzione di sale a livello di popolazione è visto come un modo per migliorare gli esiti sanitari a lungo termine, riducendo al contempo i costi dell&#8217;assistenza sanitaria.</p>
<p>La nuova ricerca include due studi di modellazione. Uno è stato condotto in Francia e si è concentrato sulle riduzioni di sodio previste nelle baguette e in altri prodotti da forno entro il 2025. Il secondo ha esaminato gli obiettivi di riduzione del sodio fissati per il 2024 nel Regno Unito, concentrandosi su alimenti confezionati e pasti da asporto.</p>
<p>Entrambi gli studi hanno stimato cosa potrebbe accadere se questi obiettivi di sodio fossero pienamente raggiunti. Le proiezioni suggeriscono che piccole riduzioni dei livelli di sodio negli alimenti comunemente consumati potrebbero produrre significativi benefici per la salute pubblica. È importante sottolineare che questi cambiamenti non richiederebbero alle persone di modificare le proprie abitudini alimentari.</p>
<p>&#8220;Questo approccio è particolarmente efficace perché non si basa sul cambiamento del comportamento individuale, spesso difficile da ottenere e mantenere. Al contrario, crea automaticamente un ambiente alimentare più sano&#8221;, ha affermato la dottoressa Clémence Grave, autrice principale dello studio francese, epidemiologa e medico di sanità pubblica presso l&#8217;Agenzia Nazionale Francese di Sanità Pubblica di Saint-Maurice, vicino a Parigi.</p>
<p>L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia agli adulti di consumare meno di 2.000 milligrammi (mg) di sodio al giorno, sebbene l&#8217;assunzione media mondiale rimanga molto più elevata. L&#8217;American Heart Association raccomanda un massimo di 2.300 milligrammi (mg) al giorno, pari a circa 1 cucchiaino di sale da cucina. L&#8217;American Heart Association sottolinea inoltre che l&#8217;assunzione ideale non supera i 1.500 mg al giorno per la maggior parte degli adulti, in particolare per quelli con ipertensione.</p>
<p><strong>Riduzione del sodio nel pane (Francia)</strong></p>
<p>Nel 2019, la Francia ha stabilito un obiettivo nazionale per ridurre il consumo di sale del 30%. Questo impegno ha portato a un accordo volontario nel 2022 tra il governo e i produttori di pane per ridurre i livelli di sale nel pane entro il 2025. Il pane, in particolare la baguette, è un alimento base nella dieta francese, ma anche una fonte importante di sale, rappresentando tradizionalmente circa il 25% della dose giornaliera raccomandata. Entro il 2023, la maggior parte del pane prodotto in Francia soddisfaceva già i nuovi standard sul sodio.</p>
<p>Per valutare i potenziali effetti sulla salute di questo accordo, i ricercatori hanno utilizzato dati nazionali e un modello matematico. Hanno stimato quanti casi di malattie cardio-cerebrovascolari (condizioni e patologie che colpiscono sia il cuore che i vasi sanguigni del cervello), malattie renali e demenza potrebbero essere evitati se gli obiettivi di sodio fossero pienamente raggiunti.</p>
<p>L&#8217;analisi ha dimostrato che, se il consumo di pane rimanesse invariato e gli obiettivi di sodio fossero raggiunti, l&#8217;assunzione giornaliera di sale diminuirebbe di 0,35 g a persona. Questa riduzione porterebbe a una modesta ma significativa riduzione della pressione sanguigna in tutta la popolazione.</p>
<p><strong>Benefici sanitari stimati in Francia</strong></p>
<p>In uno scenario di piena conformità, i ricercatori hanno stimato che:</p>
<p>I decessi annuali diminuirebbero dello 0,18% (di 1.186).</p>
<ul>
<li>I ricoveri ospedalieri per cardiopatia ischemica diminuirebbero dell&#8217;1,04%.</li>
<li>I ricoveri ospedalieri per ictus emorragico e ictus ischemico diminuirebbero rispettivamente dell&#8217;1,05% e dello 0,88%.</li>
<li>Gli uomini trarrebbero i maggiori benefici complessivi, con una prevenzione dello 0,87% dei casi di malattie cardiache e ictus rispetto allo 0,63% tra le donne. Tra le donne, la percentuale più elevata di casi evitabili si è verificata nella fascia di età compresa tra 55 e 64 anni.</li>
</ul>
<p>&#8220;Questa misura di riduzione del sale è passata completamente inosservata alla popolazione francese: nessuno si era reso conto che il pane conteneva meno sale&#8221;, ha affermato Grave. &#8220;I nostri risultati dimostrano che riformulare i prodotti alimentari, anche con piccole modifiche invisibili, può avere un impatto significativo sulla salute pubblica&#8221;.</p>
<p><strong>Riduzione del sodio negli alimenti confezionati e nei pasti da asporto (Regno Unito)</strong></p>
<p>Per lo studio condotto nel Regno Unito, i ricercatori hanno analizzato i dati di un&#8217;indagine nazionale per stimare la quantità di sale consumata dalle persone attraverso cibi confezionati e pasti da asporto. Hanno poi calcolato come cambierebbe l&#8217;assunzione di sodio se tutte le categorie alimentari pertinenti raggiungessero gli obiettivi di riduzione del sodio del Paese entro il 2024.</p>
<p>Sono stati stabiliti limiti medi ponderati in base alle vendite e limiti massimi di sale per 84 categorie di prodotti alimentari, tra cui pane, formaggi, carni e snack. Per la prima volta, gli obiettivi includevano anche 24 categorie di prodotti alimentari fuori casa, come hamburger, curry e pizza. La modellazione ha valutato i potenziali effetti su malattie cardiache, ictus, qualità della vita e costi sanitari.</p>
<p>Se gli obiettivi fossero stati pienamente raggiunti, l&#8217;assunzione media giornaliera di sale sarebbe scesa da circa 6,1 g a 4,9 g. Ciò rappresenta una riduzione stimata del 17,5% a persona. Si prevedeva che gli uomini avrebbero registrato diminuzioni leggermente maggiori rispetto alle donne, poiché generalmente consumano più sale.</p>
<p>Si prevedeva che anche queste modeste riduzioni giornaliere avrebbero abbassato leggermente la pressione sanguigna nell&#8217;intera popolazione, con benefici che si sarebbero accumulati nel tempo.</p>
<p><strong>Benefici a lungo termine per la salute e i costi nel Regno Unito</strong></p>
<p>In un periodo di 20 anni, il modello ha stimato che nel Regno Unito si potrebbero prevenire circa 103.000 casi di cardiopatia ischemica e circa 25.000 ictus.</p>
<p>Si stima che, nel corso della vita, le conseguenti riduzioni della pressione sanguigna genereranno circa 243.000 anni di vita qualitativamente migliorati aggiuntivi (una misura standard dei benefici per la salute) e faranno risparmiare 1 miliardo di sterline (circa 1,3 miliardi di dollari USA) al Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>I risultati sono in linea con le aspettative, hanno affermato i ricercatori. &#8220;Sappiamo che le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morte nel Regno Unito, come in tutto il mondo, quindi qualsiasi riduzione dell&#8217;assunzione di sale e della pressione sanguigna potrebbe portare a grandi benefici&#8221;, ha affermato Lauren Bandy, D.Phil., autrice principale dello studio britannico e ricercatrice in alimentazione e salute della popolazione presso l&#8217;Università di Oxford, in Inghilterra.</p>
<p>&#8220;Se le aziende alimentari del Regno Unito avessero pienamente raggiunto gli obiettivi di riduzione del sale entro il 2024, il conseguente calo dell&#8217;assunzione di sale nella popolazione avrebbe potuto prevenire decine di migliaia di infarti e ictus, risparmiare notevolmente sui costi sanitari e migliorare significativamente la salute pubblica&#8221;, ha affermato, &#8220;il tutto senza costringere le persone a cambiare le proprie abitudini alimentari. Rafforzare e far rispettare le politiche di riduzione del sale sia nel Regno Unito che a livello globale potrebbe sbloccare questi benefici&#8221;.</p>
<p>I ricercatori hanno osservato che alcuni dati sui livelli di sale negli alimenti potrebbero non riflettere appieno i cambiamenti apportati più vicino al 2024. Inoltre, i dati dell&#8217;indagine alimentare si basavano sull&#8217;assunzione auto-riportata, che può sottostimare il consumo di sodio, in particolare da ristoranti e cibi da asporto.</p>
<p><strong>Dettagli dello studio: Francia</strong></p>
<p>Nel 2015, l&#8217;assunzione media giornaliera di sale in Francia era di 8,1 g al giorno, con oltre il 90% degli adulti che superava i livelli raccomandati. Il pane e le baguette francesi tradizionali contenevano circa 1,7 g di sale ogni 100 g, contribuendo a circa 2 g a persona al giorno, ovvero circa il 25% dell&#8217;assunzione totale.</p>
<p>La Francia si è posta l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;assunzione di sale del 30% e ha raggiunto un accordo volontario con il settore della panificazione nel marzo 2022 per ridurre progressivamente i livelli di sale in tutti i tipi di pane entro il 2025.</p>
<p>I ricercatori hanno modellato le riduzioni previste della pressione arteriosa sistolica e i relativi effetti sulla salute in uno scenario di piena conformità agli obiettivi di sodio. L&#8217;analisi ha tenuto conto delle diverse risposte pressorie tra persone con e senza ipertensione.</p>
<p>Il modello ha utilizzato i dati sulla pressione arteriosa sistolica di adulti di età pari o superiore a 35 anni e i dati sull&#8217;assunzione di sale di un&#8217;indagine nazionale del 2014-2016. L&#8217;assunzione di sale è stata stimata sulla base di tre richiami alimentari delle 24 ore e combinata con i dati del 2022 del database nazionale delle richieste di rimborso, che include informazioni su ricoveri ospedalieri, assistenza ambulatoriale e mortalità all&#8217;interno del sistema sanitario francese.</p>
<p><strong>Dettagli dello studio: Regno Unito</strong></p>
<p>La modellazione del Regno Unito si è concentrata sulla popolazione adulta e ha esaminato l&#8217;impatto della riduzione del sodio sulla cardiopatia ischemica, sull&#8217;ictus, sugli anni di vita aggiustati per qualità e sui costi dell&#8217;assistenza sanitaria.</p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato i dati sull&#8217;assunzione giornaliera di sale tratti dal <em>National Diet and Nutrition Survey</em> condotto nel 2018-2019 per stimare i cambiamenti nel caso in cui gli obiettivi di sodio fossero stati raggiunti nel 2024. Il sondaggio raccoglie dati sull&#8217;assunzione di cibo da un campione rappresentativo di circa 1.000 persone che utilizzano diari alimentari di tre o quattro giorni.</p>
<p>Il campione dello studio includeva 586 adulti dai 18 anni in su, ponderati in modo da riflettere la popolazione del Regno Unito in base alle stime del 2017. I partecipanti hanno riferito di aver consumato 2.549 alimenti diversi, di cui 1.532 corrispondenti a categorie target di riduzione del sodio.</p>
<pre>Grave C, Carcaillon-Bentata L, Bonaldi C, Blacher J, Olié V. From French Gastronomy to Cardiovascular Health: Cutting Salt in the Baguette Has Saved Thousands of Lives in France. Hypertension. 2026 Jan 26. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.125.25977. Epub ahead of print. PMID: 41582808. American Heart Association. "A quiet change in everyday foods could save thousands of lives." ScienceDaily. <em>ScienceDaily</em>, 31 January 2026. &lt;www.sciencedaily.com/releases/2026/01/260131082433.htm&gt;. Bandy L, Amies-Cull B, Luick M, Cobiac LJ, Jebb SA, Scarborough P. Estimating the Potential Impact of the 2024 UK Salt Reduction Targets on Cardiovascular Health Outcomes and Health Care Costs in Adults: A Modeling Study. <em>Hypertension</em>. 2026 Jan 26. doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.125.25159. Epub ahead of print. PMID: 41582820.</pre>
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		<title>Il 99% di infarti e ictus non arriva mai del tutto all’improvviso</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-99-di-infarti-e-ictus-non-arriva-mai-del-tutto-allimprovviso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 15:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[infarti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un’enorme ricerca internazionale, il 99% di infarti e ictus non arriva mai del tutto all’improvviso. Dietro quasi ogni evento cardiovascolare si nasconde almeno uno dei quattro principali fattori di rischio: pressione alta, colesterolo alto, glicemia elevata o fumo (attivo o passivo). Lo studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology e basato su dati &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un’enorme ricerca internazionale, il 99% di infarti e ictus non arriva mai del tutto all’improvviso. Dietro quasi ogni evento cardiovascolare si nasconde almeno uno dei quattro principali fattori di rischio: pressione alta, colesterolo alto, glicemia elevata o fumo (attivo o passivo).</p>
<p>Lo studio, pubblicato sul <em>Journal of the American College of Cardiology</em> e basato su dati di oltre 9 milioni di adulti tra Corea del Sud e Stati Uniti, mostra come queste condizioni precedano quasi tutti i casi di malattia cardiaca, ictus o scompenso. Anche tra le donne sotto i 60 anni, la categoria con il rischio più basso, oltre il 95% degli episodi era collegato a uno di questi fattori.</p>
<p>Il più comune è risultato l’ipertensione, presente nel 93% delle persone che hanno avuto un infarto o un ictus. “Lo studio mostra in modo convincente che l’esposizione a uno o più fattori di rischio modificabili è quasi universale prima di un evento cardiovascolare”, spiega Philip Greenland, cardiologo della Northwestern University. “Ora la priorità è controllare questi fattori, piuttosto che inseguire cause meno trattabili.”</p>
<p>I ricercatori sottolineano che i risultati smentiscono le teorie recenti secondo cui crescerebbero i casi “improvvisi”, non legati a fattori di rischio noti: secondo gli autori, in passato tali diagnosi potrebbero essere state incomplete o basate su livelli sotto soglia. In un commento che accompagna lo studio, la cardiologa Neha Pagidipati della Duke University invita a un cambio di rotta: “Possiamo – e dobbiamo – fare meglio”, scrive.</p>
<pre>Lee H, Huang X, Khan SS, Son D, Lee HH, Kim EJ, Lloyd-Jones DM, Kim HC, Greenland P. Very High Prevalence of Nonoptimally Controlled Traditional Risk Factors at the Onset of Cardiovascular Disease. J Am Coll Cardiol. 2025 Oct 7;86(14):1017-1029. doi: 10.1016/j.jacc.2025.07.014. PMID: 41033739.</pre>
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		<title>Il consumo di cibi ultra-processati è associato ad un aumentato rischio di declino cognitivo e di ictus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-consumo-di-cibi-ultra-processati-e-associato-ad-un-aumentato-rischio-di-declino-cognitivo-e-di-ictus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 10:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cibi ultra-processati]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che i cibi ultra-processati non facessero bene né alla linea né alla salute in genere era piuttosto risaputo. Ora si aggiunge un ulteriore tassello al quadro, con il collegamento del consumo dei cibi ultra-processati ad un aumentato rischio sia di declino cognitivo che di ictus. È quanto emerge da un nuovo studio osservazionale pubblicato su &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Che i cibi ultra-processati non facessero bene né alla linea né alla salute in genere era piuttosto risaputo. Ora si aggiunge un ulteriore tassello al quadro, con il collegamento del consumo dei cibi ultra-processati ad un aumentato rischio sia di declino cognitivo che di ictus.</p>
<p>È quanto emerge da un nuovo studio osservazionale pubblicato su “Neurology”.</p>
<p>I cibi ultra-processati comprendono bibite edulcorate e gasate, snack salati e zuccherati, gelati, hamburger, cereali aromatizzati etc., che sono ricchi di zuccheri, grassi e sale aggiunti e poveri di proteine e fibre.</p>
<p>Per lo studio, i ricercatori hanno preso in considerazione 30.239 persone di età pari o superiore a 45 anni che si sono auto-identificate come di etnia bianca o nera e sono stati seguiti per una media di undici anni. I partecipanti hanno compilato dei questionari su ciò che mangiavano e bevevano. I ricercatori hanno determinato la quantità di alimenti ultra-processati consumati dalle persone, calcolandone i grammi al giorno e confrontandoli con i grammi al giorno di altri alimenti per creare una percentuale della loro dieta quotidiana.</p>
<p>La percentuale è stata calcolata su quattro gruppi, che vanno dagli alimenti meno elaborati a quelli più elaborati. Sul totale, i ricercatori hanno esaminato 14.175 partecipanti per il declino cognitivo e 20.243 partecipanti per l’ictus. Entrambi i gruppi non avevano una storia di deterioramento cognitivo o ictus.</p>
<p>Alla fine dello studio, a 768 persone è stato diagnosticato un deterioramento cognitivo e 1.108 persone hanno avuto un ictus. Per quanto riguarda il gruppo per cui è stato preso in considerazione il lato cognitivo, le persone che hanno sviluppato problemi di memoria e di pensiero hanno consumato il 25,8% della loro dieta con alimenti ultraprocessati, rispetto al 24,6% di coloro che non hanno sviluppato problemi cognitivi.</p>
<p>Dopo aver tenuto conto dell’età, del sesso, dell’ipertensione e di altri fattori che potrebbero influenzare il rischio di demenza, i ricercatori hanno scoperto che un aumento del 10% della quantità di alimenti ultra-lavorati consumati era associato a un rischio del 16% maggiore di declino cognitivo. Gli scienziati hanno anche scoperto che il consumo di alimenti non trasformati o minimamente trasformati era collegato a un rischio di deterioramento cognitivo inferiore del 12%.</p>
<p>Per quanto riguarda il gruppo relativo all’ictus, le persone che hanno avuto un ictus durante lo studio hanno consumato il 25,4% della loro dieta in alimenti ultra-lavorati, rispetto al 25,1% di coloro che non hanno avuto un ictus. Dopo gli aggiustamenti, i ricercatori hanno scoperto che una maggiore assunzione di alimenti ultra-lavorati era legata a un aumento dell’8% del rischio di ictus, mentre una maggiore assunzione di alimenti non lavorati o minimamente lavorati era legata a una diminuzione del 9% del rischio di ictus.</p>
<p>“I nostri risultati mostrano che il grado di lavorazione degli alimenti gioca un ruolo importante nella salute generale del cervello”, ha dichiarato Kimberly. “Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e per capire meglio quali componenti alimentari o di lavorazione contribuiscono maggiormente a questi effetti”, ha aggiunto Kimberly.</p>
<pre>Fonte: Bhave VM, Oladele CR, Ament Z, Kijpaisalratana N, Jones AC, Couch CA, Patki A, Garcia Guarniz AL, Bennett A, Crowe M, Irvin MR, Kimberly WT. Associations Between Ultra-Processed Food Consumption and Adverse Brain Health Outcomes. Neurology. 2024 Jun 11;102(11):e209432. doi: 10.1212/WNL.0000000000209432. Epub 2024 May 22. PMID: 38776524; PMCID: PMC11175629.</pre>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/il-consumo-di-cibi-ultra-processati-e-associato-ad-un-aumentato-rischio-di-declino-cognitivo-e-di-ictus/">Il consumo di cibi ultra-processati è associato ad un aumentato rischio di declino cognitivo e di ictus</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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		<title>Xilitolo e rischio di infarto e ictus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/xilitolo-e-rischio-di-infarto-e-ictus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[infarto]]></category>
		<category><![CDATA[xilitolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo xilitolo è un comune dolcificante a zero calorie presente nelle caramelle e nei dentifrici senza zucchero. I ricercatori, guidati da Stanley Hazen,  della Cleveland Clinic hanno scoperto che quantità più elevate di xilitolo sono associate ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus. Il team ha confermato l’associazione in un’analisi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo xilitolo è un comune dolcificante a zero calorie presente nelle caramelle e nei dentifrici senza zucchero. I ricercatori, guidati da Stanley Hazen,  della Cleveland Clinic hanno scoperto che quantità più elevate di xilitolo sono associate ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus. Il team ha confermato l’associazione in un’analisi di pazienti su larga scala, in modelli di ricerca preclinica e in uno studio di intervento clinico. I risultati sono stati pubblicati sull&#8217;<em>European Heart Journal</em>.</p>
<p>Lo xilitolo è un comune sostituto dello zucchero utilizzato nelle caramelle senza zucchero, nelle gomme da masticare, nei prodotti da forno e nei prodotti per il cavo orale come i dentifrici. Negli ultimi dieci anni, l’uso di sostituti dello zucchero, compresi gli alcoli dello zucchero e i dolcificanti artificiali, è aumentato in modo significativo negli alimenti trasformati promossi come alternative salutari.</p>
<p>Lo stesso gruppo di ricerca ha trovato un legame simile tra eritritolo e rischio cardiovascolare l’anno scorso. Lo xilitolo non è così diffuso come l’eritritolo nei prodotti alimentari cheto o senza zucchero negli Stati Uniti, ma è comune in altri paesi.</p>
<p>&#8220;Questo studio mostra ancora una volta la necessità immediata di indagare sugli alcoli dello zucchero e sui dolcificanti artificiali, soprattutto perché continuano a essere raccomandati nella lotta contro condizioni come l&#8217;obesità o il diabete&#8221;, ha affermato il dottor Hazen, presidente di Scienze cardiovascolari e metaboliche presso il Lerner Research Institute della Cleveland Clinic e Responsabile della co-sezione di cardiologia preventiva presso l&#8217;Istituto cardiaco, vascolare e toracico nonché del Centro per il microbioma e la salute umana della Cleveland Clinic; detiene anche la cattedra Jan Bleeksma in Biologia cellulare vascolare e aterosclerosi. &#8220;Ciò non significa buttare via il dentifricio se contiene xilitolo, ma dovremmo essere consapevoli che il consumo di un prodotto che ne contiene livelli elevati potrebbe aumentare il rischio di eventi correlati alla formazione di coaguli di sangue.&#8221;</p>
<p>In questo nuovo studio, i ricercatori hanno identificato che alti livelli di xilitolo circolante erano associati a un elevato rischio di eventi cardiovascolari a tre anni in un’analisi di oltre 3.000 pazienti negli Stati Uniti e in Europa. Un terzo dei pazienti con la più alta quantità di xilitolo nel plasma aveva maggiori probabilità di manifestare un evento cardiovascolare. Per confermare i risultati, il gruppo di ricerca ha condotto test preclinici e ha scoperto che lo xilitolo provoca la coagulazione delle piastrine e aumenta il rischio di trombosi. I ricercatori hanno anche monitorato l’attività piastrinica delle persone che avevano ingerito una bevanda zuccherata con xilitolo rispetto a una bevanda zuccherata con glucosio e hanno scoperto che ogni misura della capacità di coagulazione aumentava significativamente immediatamente dopo l’ingestione di xilitolo ma non di glucosio.</p>
<p>Gli autori sottolineano che sono necessari ulteriori studi per valutare la sicurezza cardiovascolare a lungo termine dello xilitolo. La ricerca presentava diverse limitazioni, incluso il fatto che gli studi di osservazione clinica dimostrano l’associazione e non la causalità. Consigliano di parlare con il tuo medico o un dietista certificato per saperne di più sulle scelte alimentari sane e per consigli personalizzati.</p>
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		<title>La dieta DASH: un approccio permanente all’alimentazione sana per il cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 08:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Diete]]></category>
		<category><![CDATA[Regimi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[cardiopatia]]></category>
		<category><![CDATA[dieta DASH]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
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		<category><![CDATA[regime alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dieta DASH è un regime alimentare promosso dall&#8217;Istituto per il Cuore, i Polmoni e il Sangue (National Heart, Lung, and Blood Institute) dell’Istituto Nazionale per la Salute degli Stati Uniti (NIH, U.S. National Institutes of Health), al fine di aiutare a prevenire, o migliorare, l’ipertensione arteriosa (pressione arteriosa alta). La sigla DASH, infatti, è &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>dieta DASH</strong> è un regime alimentare promosso dall&#8217;Istituto per il Cuore, i Polmoni e il Sangue (<em>National Heart, Lung, and Blood Institute</em>) dell’Istituto Nazionale per la Salute degli Stati Uniti (NIH, U.S. <em>National Institutes of Health</em>), al fine di aiutare a prevenire, o migliorare, l’ipertensione arteriosa (pressione arteriosa alta). La sigla DASH, infatti, è un acronimo che sta per <strong><em>Dietary Approaches to Stop Hypertension</em></strong>, ossia Approcci dietetici contro l’ipertensione.</p>
<p>L’ipertensione arteriosa è una patologia molto diffusa nella popolazione mondiale. Si parla di “ipertensione” quando la pressione sistolica (o massima) è ≥ 140 mmHg e la diastolica (o minima) è ≥ 90 mmHg. Questa condizione clinica può essere alla base di scompensi al sistema circolatorio; provoca senso di vertigini, stordimento, perdita di sangue dal naso, mal di testa, o alterazioni della vista. Ma causa anche numerose complicazioni a livello sistemico. Spesso si  associa al diabete, obesità, ipercolesterolemia o sindrome metabolica. Può provocare insufficienza renale e ictus. Ed è un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari gravi. L’ipertensione è infatti la principale causa dell’insorgenza di cardiopatie (insufficienza cardiaca, aritmie o infarto del miocardio).</p>
<p>La cosa importante è che dieta e stile di vita influenzano particolarmente le patologie cardiovascolari. Ecco perché si punta ad un regime alimentare sano con l’obiettivo di prevenire, o ridurre, l’ipertensione arteriosa.</p>
<p><strong>Nella sua forma originale, quindi, la dieta DASH non è una dieta concepita per dimagrire, perché il numero di calorie introdotte non è più basso di quelle che sono necessarie ogni giorno (in altre parole è una dieta isocalorica).</strong></p>
<p>Piuttosto, è un regime alimentare che prevede il consumo prevalente di alcuni alimenti e la riduzione o l&#8217;eliminazione di altri. Nello specifico, consiglia di mangiare molta verdura, frutta, cereali integrali, latticini senza grassi o magri, pesce, pollame, fagioli, noci, e oli vegetali; limitare i cibi ricchi di grassi saturi (quali carne lavorata, latticini grassi, e oli tropicali come oli di cocco e di palma); e limitare bevande zuccherate e dolci.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref1"><sup>1</sup></a> Alla dieta DASH, inoltre, è solitamente affiancato un ridotto uso di sale da cucina.</p>
<p>La DASH consiglia un <strong>apporto giornaliero di sodio massimo di 2300 mg</strong>.</p>
<p><strong>Benefici della dieta DASH per la salute</strong></p>
<p>Le ricerche hanno dimostrato che la DASH offre un <strong>approccio nutrizionale efficace per prevenire e trattare la pressione sanguigna alta</strong> (ipertensione), che è un importante fattore di rischio per cardiopatia e ictus<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref2"><sup>2</sup></a><sup>,</sup><a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref3"><sup>3</sup></a>, nonché altri parametri di rischio cardiovascolare, tra cui livelli troppo alti di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Per questa ragione, è attualmente consigliata da molte associazioni mediche in tutto il mondo per le persone a rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare<sup>6</sup>.</p>
<p><a href="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-29718" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH-300x202.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/03/La-dieta-DASH.jpg 578w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Uno studio ha dimostrato che ridurre l&#8217;assunzione di sodio ad una misura anche minore, cioè a 1500 mg al giorno (dieta DASH a basso contenuto di sodio) può fornire ulteriori benefici in termini di abbassamento della pressione del sangue maggiori rispetto a quelli ottenibili con la dieta DASH standard sopra descritta.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref4"><sup>4</sup></a> Inoltre, in uno studio clinico condotto su pazienti diabetici per un periodo di otto settimane, questa dieta è stata associata alle misurazioni del rischio cardio-metabolico ridotte, in particolare il peso, la circonferenza della vita e i livelli di colesterolo.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref5"><sup>5</sup></a> Con i benefici per la salute scientificamente provati che questa dieta offre, ed essendo molto in linea con le attuali raccomandazioni dietetiche in Europa, la DASH è una <strong>strategia dietetica equilibrata</strong> che potrebbe essere adottata per realizzare un regime alimentare e uno stile di vita più sani.</p>
<p><strong>Come seguire la dieta DASH</strong></p>
<p>Per supportare le persone che seguono questa dieta, la DASH fornisce un numero raccomandato di porzioni giornaliere o settimanali suddivise per diversi gruppi di alimenti al fine di ottenere un apporto energetico giornaliero standard di 2000 chilocalorie (Tabella 1). La <strong>dieta</strong> è <strong>flessibile</strong> in quanto il numero di porzioni di cibi diversi può essere facilmente adattato per soddisfare i fabbisogni energetici specifici dell&#8217;individuo, tenendo conto delle variazioni di peso desiderate e dei livelli di attività fisica.<a href="https://www.eufic.org/it/vita-sana/articolo/la-dieta-dash-un-approccio-flessibile-all-alimentazione-sana-per-il-cuore#ref1"><sup>1</sup></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="579">
<tbody>
<tr>
<td width="157">Gruppo di alimenti</td>
<td width="164">Numero di porzioni al giorno/alla settimana</td>
<td width="259">Esempi di una porzione</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Cereali</td>
<td width="164">6-7 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 fetta di pane integrale, ½ tazza di cereali integrali cotti, riso o pasta</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Verdura</td>
<td width="164">4-5 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 tazza di verdura a foglia verde cruda, ½ tazza di verdure crude o cotte</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Frutta</td>
<td width="164">4-5 porzioni</td>
<td width="259">1 frutto medio, ½ tazza di frutta fresca, congelata o in scatola, un piccolo bicchiere di succo (125 ml)</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Latticini</td>
<td width="164">2-3 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 tazza di latte o yogurt magro (240 ml), 40 g di formaggio magro</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Carne magra, pollame o pesce</td>
<td width="164">6 porzioni o meno al giorno</td>
<td width="259">Massimo 85 g per porzione</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Grassi e oli</td>
<td width="164">2-3 porzioni al giorno</td>
<td width="259">1 cucchiaino di olio vegetale o di oliva, 1 cucchiaino di margarina, 2 cucchiai di condimento per l&#8217;insalata</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Noci, semi e legumi</td>
<td width="164">4-5 porzioni alla settimana</td>
<td width="259">50 g di noci, 2 cucchiai di semi, o 1/2 tazza di fagioli cotti</td>
</tr>
<tr>
<td width="157">Dolci</td>
<td width="164">5 porzioni o meno alla settimana</td>
<td width="259">1 cucchiaio di zucchero o marmellata, 1/2 tazza di sorbetto, o 1 bibita (250 ml)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Tabella 1.</strong> Guida DASH al numero di porzioni giornaliere e settimanali di cibo per un consumo energetico di 2000 kcal/giorno (adattato dal Riferimento 1).</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>La dieta DASH è stata formulata sulla base di una serie di evidenze scientifiche accumulate nel tempo, riguardanti l’effetto dei diversi tipi di alimenti sui fattori di rischio cardiovascolare.</p>
<p>Era già noto in precedenza, l&#8217;effetto benefico derivante dal consumo di frutta e verdura sul rischio cardiovascolare e il loro ruolo nell&#8217;abbassare la pressione arteriosa e i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Il consumo di frutta e verdura, inoltre, diminuisce anche il pericolo di sviluppare diabete, tumori e altre malattie dell&#8217;età avanzata.</p>
<p>Anche sostituire nella dieta i grassi saturi (tipicamente di provenienza animale, quindi contenuti nel burro, nel formaggio e nella carne grassa) con grassi insaturi (contenuti nell&#8217;olio di oliva, nelle mandorle, nelle noci e in altri semi), ha un effetto positivo sulla pressione arteriosa e riduce trigliceridi e colesterolo. Al contrario, è altrettanto noto che grassi saturi, zucchero e alcol peggiorano non solo i fattori di rischio cardiovascolari ma anche quelli per altre malattie cronico-degenerative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, si considera scientificamente dimostrato che seguire la dieta DASH può aiutare a ridurre la pressione arteriosa e il rischio cardiovascolare.</p>
<p>Bisogna infatti sottolineare che, sebbene la dieta DASH sia specificamente formulata per gli individui che hanno, o tendono ad avere, la pressione alta del sangue (ipertensione), alcuni dei suoi principi generali rappresentano criteri di buon senso di cui la salute beneficia ad ogni età:</p>
<ul>
<li>privilegiare la verdura e la frutta</li>
<li>preferire gli oli vegetali e i cibi a basso contenuto di sale</li>
<li>ridurre i grassi di origine animale</li>
<li>diminuire il consumo di zucchero</li>
<li>evitare l&#8217;alcol, non fumare</li>
<li>ridurre il consumo di prodotti conservati che spesso contengono elevate quantità di sale, zucchero e grassi saturi</li>
<li>ridurre possibilmente le condizioni di stress quotidiano</li>
<li>evitare la sedentarietà praticando attività fisica (almeno 30 minuti di camminata al giorno).</li>
</ul>
<p>Come per ogni altro tipo di dieta, però, è sempre raccomandabile consultarsi col proprio medico curante prima di iniziarla.</p>
<p><strong>Referenze</strong></p>
<ol>
<li>National Institutes of Health (NIH). National Heart, Lung, and Blood Institute. DASH Eating Plan</li>
<li>Appel LJ, Moore TJ, Obarzanek E, et al. for the DASH Collaborative Research Group. (1997) A clinical trial of the effects of dietary patterns on blood pressure. DASH Collaborative Research Group. The New England Journal of Medicine, 336(16), 1117-24.</li>
<li>World Health Organization (2017). Factsheet on Cardiovascular diseases (CVDs)</li>
<li>Svetkey LP et al. (1999) The DASH Diet, Sodium Intake and Blood Pressure Trial (DASH-sodium): rationale and design. Journal of the American Dietetic Association, 99(8), S96-S104.</li>
<li>Azadbakht, L., et al. (2011) Effects of the Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH) eating plan on cardiovascular risks among type 2 diabetic patients: a randomized crossover clinical trial. Diabetes Care, 34(1), 55-57.</li>
<li>Challa HJ, Ameer MA, Uppaluri KR. DASH Diet To Stop Hypertension. StatPearls [Internet]. 2022; May 19</li>
</ol>
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		<title>Il consumo di olio d&#8217;oliva aiuta a prevenire l&#8217;ictus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/il-consumo-di-olio-doliva-aiuta-a-prevenire-lictus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 16:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[olio d'oliva]]></category>
		<category><![CDATA[prevenire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cioccolato fa bene al cuore e al cervello Chi usa regolarmente l&#8217;olio d&#8217;oliva per cucinare e condire i piatti corre un pericolo del 41% inferiore rispetto ai coetanei che non hanno mai consumato olio d&#8217;oliva. Samieri C, Féart C, Proust-Lima C, Peuchant E, Tzourio C, Stapf C, Berr C, Barberger-Gateau P. Olive oil consumption, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il cioccolato fa bene al cuore e al cervello</strong></p>
<p>Chi usa regolarmente l&#8217;olio d&#8217;oliva per cucinare e condire i piatti corre un pericolo del 41% inferiore rispetto ai coetanei che non hanno mai consumato olio d&#8217;oliva.</p>
<pre>Samieri C, Féart C, Proust-Lima C, Peuchant E, Tzourio C, Stapf C, Berr C, Barberger-Gateau P. Olive oil consumption, plasma oleic acid, and stroke incidence: the Three-City Study. Neurology. 2011 Aug 2;77(5):418-25. Epub 2011 Jun 15.</pre>
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		<title>La Dieta Mediterranea &#124; Effetti benefici sulla salute</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-dieta-mediterranea-effetti-benefici-sulla-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Mar 2023 17:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dieta Mediterranea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere” [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano Ancel Keys che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo a mettere in risalto gli <b>effetti benefici della Dieta Mediterranea contro le “malattie del benessere”</b> [Martínez-González et al, 2015] come obesità, aterosclerosi [Ros et al, 2014], ipertensione, diabete, nonché patologie cronico-degenerative, come demenza, Alzheimer e cancro è stato lo studioso americano <b>Ancel Keys</b> che osservò come le abitudini alimentari dei popoli di alcuni Paesi del Mediterraneo fossero tra le più sane del mondo [Keys A, 1970]. Molte le conferme pervenute in seguito.<br />
L&#8217;aderenza ad un modello di Dieta Mediterranea si associa infatti ad un significativo miglioramento della salute così come dimostrato nello studio [Sofi et al., 2008] condotto su circa 1.500.000 di persone, con follow up variabile da 3 a 18 anni, che ha dimostrato una <b>riduzione pari al 13% sia per l&#8217;Alzheimer che per il Parkinson, al 6% della mortalità da cancro, al 9% per le malattie cardiovascolari ed ancora al 9% per la mortalità totale</b>.</p>
<p>I risultati dello studio “Prevenzione con la dieta mediterranea” (PREDIMED), pubblicati su <em>The New England Journal of Medicine</em>, hanno confermato che <b>la Dieta Mediterranea arricchita con olio extra vergine di oliva e frutta secca </b>(noci, nocciole e mandorle) <b>riduce del 30% il rischio di infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare </b>[Estruch R et al. 2018].<br />
Buona parte dei benefici sembrano correlati all’equilibrio dei componenti della dieta ed all’uso, quale condimento, dell’olio extravergine d’oliva (<b>EVOO</b>) che a sua volta è il condimento con il miglior equilibrio di grassi.<br />
L’EVOO è particolarmente ricco di acidi grassi monoinsaturi, che tra le sostanze grasse sono le più attive per la prevenzione dei disturbi cardiovascolari, e povero invece di grassi saturi, responsabili dell’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e direttamente legati a problematiche come l’occlusione delle arterie, l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio. In particolare, l’EVOO ha un alto contenuto (tra il 55 e l’83%) in <b>acido oleico</b>, cui vengono attribuite gran parte delle proprietà salutistiche, compresa la capacità di combattere l’invecchiamento precoce [Virruso et al, 2014].</p>
<p>L’<b>acido oleico </b>(18 atomi di carbonio) è un acido grasso monoinsaturo, appartenente alla famiglia degli acidi grassi ω 9. Ha numerose proprietà per l’organismo umano, tra cui:</p>
<ul>
<li>aumenta la secrezione di bile (effetto colecistocinetico del drenaggio della bile), l’apporto di vitamina A, D e E, l’assorbimento delle altre vitamine;</li>
<li>inibisce la secrezione acida dello stomaco e l’ipermotilità;</li>
<li>mostra un buon livello di digeribilità (84%);</li>
<li>facilita l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino;</li>
<li>stimola l’attività pancreatica;</li>
<li>ha effetti antiossidanti;</li>
<li>aumenta la quantità di colesterolo HDL (acronimo dell’inglese High Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo buono”, e riduce la percentuale di colesterolo totale LDL (acronimo dell’inglese Low Density Lipoprotein), meglio conosciuto come “colesterolo cattivo”) [Covas MI et al, 2006]; in questo modo, rallenta lo sviluppo della malattia cardiaca, limita i rischi di occlusione delle arterie, la pressione arteriosa, il tasso di zucchero nel sangue, previene o limita l’insorgenza della trombosi, di ictus, i rischi di occlusione delle arterie, di infarto del miocardio [Weinbrenner et al, 2004; de la Torre-Carbot et al, 2010]. Un basso livello di ac. oleico nelle piastrine circolanti è un marker della patologia cardiovascolare ischemica.</li>
</ul>
<p><b>L’Efsa, </b>l’<b>Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare</b><b>, ha autorizzato l’impiego di prodotti a base di acido oleico con l’indicazione del mantenimento nella normalità dei livelli di colesterolo</b>; l’Autorità europea precisa infatti che “la sostituzione di grassi saturi nella dieta con grassi insaturi come l’acido oleico contribuisce al mantenimento dei normali livelli di colesterolo nel sangue”.</p>
<p>I grassi monoinsaturi, inoltre, rendono l’olio extravergine di oliva particolarmente resistente alle alterazioni. E’ stato anche documentato come l’assunzione di composti fenolici sia associato ad una ridotta formazione di prodotti dell’ossidazione del DNA [Machowetz et al, 2007], meccanismo alla base di molte forme di cancro.</p>
<p><b>Malattie tumorali</b><br />
Grazie all’elevato contenuto di grassi insaturi, fibre, vitamine e oligoelementi con azione anti-radicali liberi, la Dieta Mediterranea ha un importante potere anti-infiammatorio e anti-ossidante ed è in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro al seno [Toledo et al., 2015], di tumore della testa e del collo [Giraldi et al., 2017], di carcinoma dell’endometrio [Filomeno et al., 2015]. Invero, effetti benefici della Dieta mediterranea sono stati dimostrati su quasi tutti i tumori [Couto et al., 2011; Reedy et al., 2014], a partire dal tumore dello stomaco [Buckland et al., 2010; Praud et al., 2014], dell’esofago [Li et al., 2013], del colon-retto [Agnoli et al., 2013], della mammella [Fung et al., 2006].<br />
Molto importante lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition, che significa “Investigazione prospettica europea sul cancro e la nutrizione): è il più vasto studio di popolazione condotto sui rapporti tra dieta e salute [Schwingshackl et al., 2017; Schwingshackl et al., 2015; Sofi F, Abbate R, Gensini GF, Casini A, 2010]. E’ coordinato dall&#8217;Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che fa parte dell&#8217;Organizzazione Mondiale per la Sanità, e vi hanno preso parte 520.000 persone provenienti da dieci paesi europei: Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito. Lo studio EPIC tenta di chiarire i rapporti tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e incidenza di cancro e di altre malattie croniche. Gli autori dello studio hanno esaminato la relazione tra grado di aderenza alla dieta e incidenza di cancro su un campione di 25.623 soggetti. Per valutare il grado di aderenza alla Dieta Mediterranea tradizionale dei soggetti i ricercatori hanno utilizzato un questionario e assegnato un punteggio che va da 0 a 10. Un follow-up dopo quasi 8 anni ha rilevato 851 casi di cancro clinicamente confermati, e gli autori hanno potuto riscontrare che un più alto grado di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza del cancro globale. In particolare, un incremento di due punti nel punteggio di aderenza alla Dieta corrisponde a una riduzione del 12% dell&#8217;incidenza di cancro. Lo studio EPIC ha inoltre evidenziato che <b>l’interazione tra i componenti della Dieta potrebbe avere effetti di maggiore entità che l’assunzione di singoli componenti della Dieta</b>. L’indagine dello studio EPIC, ancora in corso, fornirà preziose informazioni scientifiche sui rapporti tra alimentazione e malattie.</p>
<p><b>Malattie cardiovascolari</b><b> </b><br />
L’<b>efficacia della dieta mediterranea nel prevenire eventi cardiovascolari </b>è nota da tempo [Kris-Etherton et al., 2001]. L’aumento di consumo di cibi mediterranei ha inoltre diminuito sensibilmente il rischio di morte precoce in pazienti già colpiti da infarto del miocardio, questo indipendentemente da qualsiasi trattamento farmaceutico.</p>
<p>Uno dei primi indizi che le malattie coronariche sono influenzate dalla nutrizione risale al 1908, quando A. Ignatowski, scienziato russo, osservò come un alto apporto dietetico di colesterolo promuovesse l&#8217;insorgenza dell&#8217;aterosclerosi nei conigli [Ignatowski AI, 1908]. Nonostante ciò, la comprensione del legame tra dieta, aterosclerosi ed eventi cardiovascolari è relativamente recente [Dale et al., 2014].<br />
I primissimi studi clinici sono stati condotti solo negli anni &#8217;60 -&#8217;80 e si limitavano a comparare le abitudini alimentari della popolazione con diete caratterizzate da un basso contenuto di grassi totali e di grassi saturi: lo scopo era quello di abbassare i livelli sierici di colesterolo al fine di prevenire eventi cardiovascolari [Page et al., 1957; Brown et al., 1958; Page et al., 1961; Johnson et al., 1972; Johnson PE, 1972; Page et al., 1968; Caggiula et al., 1981].<br />
Lo <b>studio ATTICA</b> dell’Università di Atene è stato condotto negli anni 2001-2002; vi hanno partecipato 3024 soggetti di età compresa fra 20 e 89 anni, per la maggior parte uomini della regione di Attica in Grecia, scelti perché non presentavano segni di malattia cardiovascolare e infezioni virali croniche al momento dell’arruolamento. Ai partecipanti è stato assegnato un punteggio, chiamato MedDietScore, che misura il livello di aderenza al modello tradizionale della Dieta Mediterranea. Lo studio ATTICA ha dimostrato che <b>u</b> nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta [Kastorini et al, 2016 a,b].<br />
L’esatto meccanismo per cui ciò avvenga non è pienamente compreso, ma si ipotizza che lo stile di vita mediterraneo contribuisca a una normalizzazione dei livelli plasmatici di colesterolo totale e del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL). La Dieta Mediterranea contribuirebbe anche al controllo di altri fattori di rischio cardiovascolare come: insulino-resistenza, disfunzione endoteliale, aggregazione piastrinica, stress ossidativo, infiammazione cronica. In particolare, si ascrive il miglioramento del profilo lipidico alla attività anti-ossidante dei composti polifenolici contenuti nel vino rosso, che provocherebbe anche il miglioramento del sistema di coagulazione e fibrinolisi, dell’aggregazione piastrinica e della funzione endoteliale. In sintesi, secondo un complicato processo, l’attività vasodilatatoria da parte dei polifenoli presenti nel vino si tradurrebbe in un miglioramento del rischio cardiovascolare. Proprietà anti-ossidative e la capacità di ridurre i livelli di LDL si riscontrano anche nell’acido oleico, nei composti fenolici nella vitamina E presenti nell’olio d’oliva, mentre gli acidi grassi polinsaturi e gli acidi omega-3 dimostrano una capacità di ridurre i trigliceridi plasmatici e di ridurre il rischio e la mortalità cardiovascolare tramite un’azione antiaritmica.<br />
Tuttavia, i risultati di questi studi hanno sì mostrato un abbassamento della concentrazione plasmatica di colesterolo, ma non hanno evidenziato una riduzione significativa dell&#8217;incidenza di infarto del miocardio o di morte coronarica nei soggetti che seguivano una dieta a basso contenuto di grassi. Risultati ottenuti da studi più recenti come il &#8220;Diet Reinfarction Study&#8221; del 1994 [Burr et al., 1989], il &#8220;Lion Diet Heart Study&#8221; del 1999 [de Lorgeril et al., 1999] e l&#8217;importante &#8220;Predimed&#8221; (Prevencion Dieta Mediterranea) del 2013 [Estruch et al., 2013] hanno evidenziato che <b>solo una dieta a basso contenuto di grassi non è sufficiente a prevenire gli eventi cardiovascolari</b>, ma è necessario adottare un modello alimentare e uno stile di vita coerenti con la tradizionale dieta mediterranea. Infatti, la dieta mediterranea a base di verdura, frutta, cereali integrali, pesce e olio d&#8217;oliva è in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari in maniera più efficace delle diete a basso contenuto di grassi, con effetti uguali o addirittura superiori ai benefici osservati negli studi con le statine. Il sopracitato <b>studio Predimed</b>, per esempio, ha dimostrato che <b>la dieta mediterranea diminuisce le probabilità di infarto, morte cardiovascolare e ictus del 30%</b> rispetto a una semplice alimentazione a basso contenuto di lipidi [Estruch et al., 2013], mentre gli altri studi hanno evidenziato che la dieta mediterranea sembra essere migliore di quelle a basso contenuto di grassi nel ridurre il rischio cardiovascolare a lungo termine. [<a id="_Hlk519611300" name="_Hlk519611300"></a>Burr et al., 1989; de Lorgeril et al., 1999; Li et al., 2013] In conclusione, negli ultimi 50 anni gli studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato che l'&#8221;approccio globale&#8221; della dieta mediterranea, che presta un&#8217;uguale attenzione a ciò che si consuma e a ciò che si esclude, è molto più efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari rispetto ad una dieta a basso contenuto di grassi e di colesterolo [Martínez-González et al., 2015].<br />
Il rischio di infarto del miocardio acuto è collegato quasi esclusivamente a nove fattori di rischio. Essi sono: tabagismo, alti livelli di colesterolo, ipertensione, diabete, obesità addominale, stress, mancanza di consumo quotidiano di frutta e verdura, consumo di alcol, mancanza di esercizio fisico. Lo <b>studio Interheart</b> è un vasto studio che si concentra sui soggetti con infarto del miocardio. Sono stati arruolati soggetti in 52 paesi di tutti i continenti, per un numero totale di 15.152 casi e 14.820 controlli [Iqbal et al., 2008;  Anand et al., 2008]. Come casi, sono stati selezionati pazienti che avevano avuto un infarto del miocardio e che si presentavano in unità coronarica entro 24 ore dall’inizio dei sintomi; come controlli sono stati selezionati pazienti comparabili per sesso ed età ma che non avevano avuto malattie cardiache. Lo studio Interheart ha concluso che le strategie di prevenzione della malattia coronarica possono essere basate su principi simili in tutto il mondo, dunque è necessario investire sui fattori di rischio, compresa l’alimentazione.</p>
<p><b>Invecchiamento</b></p>
<p><b>La dieta mediterranea può rallentare l&#8217;invecchiamento genetico</b> dei cromosomi. La scoperta arriva da alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Exeter, in Gran Bretagna, che hanno seguito per 10 anni lo stato di salute di circa 5.000 persone, concludendo che &#8220;<b>chi segue la </b>famosa<b> dieta mediterranea aiuta il proprio DNA a restare giovane e sano</b>&#8220;. Lo studio inglese è riportato dal sito <em>In a Bottle</em> (<a href="https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani">https://www.inabottle.it/it/benessere/dieta-mediterranea-mantiene-giovani</a>). La conferma viene da uno studio americano, condotto da un gruppo di <a id="_Hlk519669212" name="_Hlk519669212"></a>ricercatori del Brigham and Woman&#8217;s Hospital di Boston e pubblicato online sul <em>British Medical Journal</em>, i quali hanno dimostrato che <b>uno stile alimentare “all&#8217;italiana”</b> (ovvero, la dieta mediterranea) <b>è associato alla maggiore lunghezza dei “telomeri”</b>, sorta di “cappucci protettivi” del DNA, ossia sequenze di nucleotidi che si trovano all&#8217;estremità dei cromosomi e sono considerati un segno di invecchiamento a livello cromosomico [Blackburn EH, Epel ES, Lin J., 2015; Crous-Bou et al., BMJ]. Pertanto, una dieta corretta secondo lo stile mediterraneo, l&#8217;esercizio fisico moderato e pratiche di gestione dello stress possono influire positivamente sul processo d&#8217;invecchiamento cellulare, poiché sarebbero in grado d&#8217;indurre un consistente allungamento dei telomeri [Ornish et al., 2013].<br />
I telomeri hanno la stessa funzione dei cilindretti di plastica alle estremità dei lacci da scarpe: proteggono il “laccio” ovvero il DNA a doppia elica e gli impediscono di sfilacciarsi durante momenti delicati e instabili come le divisioni cellulari. In effetti, le cellule dell’organismo devono andare continuamente in divisione e proliferare per rinnovare gli organi e i tessuti. Ma questo – a meno che non si trasformino in cancerose – non possono farlo all’infinito perché ad ogni divisione i telomeri perdono un pezzetto e si accorciano per cui prima o poi non riescono più nella loro funzione [Lin et al., 2016]. Quando questi continui sminuzzamenti rendono il telomero un moncherino quasi inesistente, la cellula non si divide più. La lunghezza dei telomeri è correlata alla mortalità [Needham et al., 2015]. Per fortuna esiste un enzima, la telomerasi, che, in certe condizioni, permette ai telomeri di riallungarsi, posponendo, così, la morte delle cellule. <b>La dieta mediterranea e l’esercizio fisico operano in senso protettivo</b> [Goglin et al., 2016], laddove condizioni perduranti di stress [Fair et al., 2017], povertà [Geronimus et al., 2015], depressione [Wojcicki et al., 2015] carenza di sonno favoriscono l’accorciamento dei telomeri. È stata inoltre provata la connessione tra telomeri corti (in particolare quelli dei globuli bianchi) e diabete tipo II, come pure col grasso addominale, più che l’obesità in generale.</p>
<p><a id="_Hlk35799350" name="_Hlk35799350"></a><a title="La dieta mediterranea contro la demenza e il morbo di Alzheimer" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-la-demenza-e-il-morbo-di-alzheimer/"><b>Demenza</b></a><b> e patologie neurodegenerative</b><b> </b></p>
<p>Tra i possibili fattori che possono influenzare sia l’insorgenza che la progressione della demenza, lo stile dietetico ha un ruolo importante e l’aderenza alla dieta mediterranea ha suscitato molto interesse. La dieta mediterranea, infatti, è caratterizzata dall’assunzione di alimenti che svolgono un <b>ruolo protettivo per il cervello</b> e che contribuiscono a prevenire il declino cognitivo (nonché lo sviluppo della malattia di Alzheimer in chi già mostra segnali di difficoltà cognitive).<br />
Arricchire la propria alimentazione di cibi di origine vegetale, cereali integrali, pesce e grassi omega 3 a lunga catena e limitare il consumo di alcolici e di carne rossa o processata aumenta del 40% la probabilità di arrivare ai 70 anni senza malattie croniche e disabilità fisiche o mentali [Samieri et al., 2013]. Guidati da Cécilia Samieri, ricercatrice dell&#8217;Università di Bordeaux (Francia), gli autori dello studio hanno analizzato le informazioni fornite da più di 10 mila donne compilando questionari specifici sulle abitudini alimentari. I dati, raccolti all&#8217;inizio dello studio e circa 15 anni dopo, hanno dimostrato che “una migliore qualità dell&#8217;alimentazione nella mezza età è strettamente associata a salute e benessere più elevati nelle persone che raggiungono età più avanzate”.</p>
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<p><a id="_Hlk35799381" name="_Hlk35799381"></a><a title="La dieta mediterranea contro il cancro" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-contro-il-cancro/"><b>Obesità</b></a><b> e </b><a title="La dieta mediterranea, una difesa contro le malattie metaboliche" href="http://www.fondazionedietamediterranea.it/ricerca-2/gli-effetti-benefici-della-dieta/la-dieta-mediterranea-una-difesa-contro-le-malattie-metaboliche/"><b>sindrome metabolica</b></a><b> </b></p>
<p>La Dieta Mediterranea è un importante alleato sia contro l’obesità che contro la sindrome metabolica [Esposito K, Giugliano D. 2014; Kesse-Guyot et al.,2013], ossia quell’insieme di condizioni (obesità, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie) che espongono un soggetto a elevato rischio cardiovascolare.<br />
La <b>sindrome metabolica</b> è una condizione in cui coesistono almeno tre fattori di rischio che mettono in pericolo la salute cardiovascolare. A soffrirne è circa un quarto della popolazione mondiale adulta, che a causa di una circonferenza alla vita troppo abbondante, di livelli troppo bassi di colesterolo HDL o troppo alti di trigliceridi o zuccheri nel sangue e valori di pressione sopra la norma hanno una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiache e diabete.<br />
Salas-Salvadó e colleghi hanno scoperto che seguire una dieta mediterranea con l&#8217;aggiunta di olio extravergine d&#8217;oliva o di noci per una media di 4,8 anni permette di ridurre i livelli di glucosio nel sangue e il grasso accumulato a livello addominale. Nel 28,2% dei casi la sindrome metabolica può essere letteralmente curata [Babio et al., 2014].<br />
Il <b>progetto SUN</b> (Seguimiento Universidad de Navarra) dell’Università di Navarra in Spagna [Martínez-González MA. The SUN cohort study (Seguimiento University of Navarra). Public Health Nutr. 2006 Feb;9(1A):127-31.], ha studiato l’effetto della Dieta su ipertensione, sul diabete, sull’obesità, sulla malattia coronarica e su altre patologie. E’ uno studio ancora aperto, ma il reclutamento è iniziato nel 1999 ed ha raggiunto i 17.500 soggetti circa. I risultati disponibili fino ad ora rilevano che:</p>
<ul>
<li>vi sarebbe un’associazione inversa tra l&#8217;olio d&#8217;oliva o tra l’adesione a un modello alimentare mediterraneo e l’infarto del miocardio;</li>
<li>in particolare per gli uomini, dopo 28,5 mesi una dieta mediterranea ricca di olio d&#8217;oliva si associa a un ridotto rischio d’ipertensione;</li>
<li>dati relativi a circa 14.000 soggetti hanno anche evidenziato che chi aderisce a una stretta dieta mediterranea presenta un rischio inferiore di sviluppare il diabete;</li>
<li>in più di 13.600 soggetti è stata rilevata una minore probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari per coloro che seguono una dieta di tipo mediterraneo;</li>
<li>l’assunzione di determinate vitamine, presenti in quantità consistenti nella dieta mediterranea, è inversamente associata alla depressione.</li>
</ul>
<p>Lo studio SUN ha indicato la superiore qualità dei grassi assunti tramite la dieta mediterranea come possibile causa di questi effetti benefici.<br />
Gli studi di De Lorenzo e coll. [De Lorenzo et al., 2010] hanno messo in evidenza il possibile impatto positivo sulla salute della dieta mediterranea biologica (dieta italiana mediterranea di riferimento) rispetto a quella convenzionale, in termini di riduzione dello stato infiammatorio e della disfunzione endoteliale associata con l&#8217;obesità e le patologie renali.<br />
Sottolineano, inoltre, per la prima volta, che il consumo giornaliero di alimenti biologici nell&#8217;ambito della dieta mediterranea potrebbe essere collegato ad una riduzione di omocisteina, fosforo, colesterolo totale, microalbuminuria e ad un aumento della vitamina B12 nel sangue. Inoltre, la Dieta Mediterranea, articolata in un intervento sugli stili di vita più ampio in uno studio di follow-up clinico, ha migliorato la circolazione a livello di arterie renali nella ipertensione essenziale, attraverso la riduzione delle resistenze intrarenali, e non comporta una modifica dell’insulino-resistenza. Attraverso questo meccanismo vascolare la dieta mediterranea sembra in grado di modificare una componente importante della patofisiologia della ipertensione arteriosa e dell’arterosclerosi.</p>
<p><a id="_Hlk35799407" name="_Hlk35799407"></a><b>Conclusioni</b><b> </b></p>
<p>La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento ed allunga la vita, oltre ad esercitare altri effetti benefici sulla salute, tra cui la diminuzione del rischio di malattie croniche, come quelle al cuore e il cancro [Crous-Bou M  et al., 2014; Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. L’effetto protettivo verso diverse patologie croniche sembra motivato dal perfetto bilanciamento tra macro e micronutrienti [Tosti V, Bertozzi B, Fontana L., 2018]. Tra i micronutrienti le vitamine sono essenziali per il benessere dell’organismo e la dieta mediterranea garantisce un adeguato introito di vitamine sia idro che liposolubili.</p>
<p>Inoltre, le persone che basano la loro alimentazione sulla dieta mediterranea hanno telomeri più lunghi, notoriamente associati a una aspettativa di vita maggiore e ad un minore rischio</p>
<p>di malattie legate all&#8217;età, tra cui i tumori, l&#8217;ictus, la demenza, le malattie cardiovascolari, l&#8217;obesità e il diabete [Crous-Bou M  et al., 2014].</p>
<p>Infine, non è mai troppo presto per iniziare a sfruttare i benefici della dieta mediterranea per proteggere cuore e arterie. Secondo uno studio pubblicato su PLoS One [Yang et al., 2014] dai ricercatori dell&#8217;Harvard School of Public Health e della Cambridge Health Alliance anche i giovani, indipendentemente dal loro peso e dai livelli di attività fisica quotidiana, possono ridurre significativamente i fattori di rischio cardiovascolare seguendo i principi alla base di questo tipo di alimentazione. Gli autori hanno deciso di incrociare informazioni sullo stato di salute di 780 giovani pompieri statunitensi con i dati relativi alla loro aderenza alle regole della dieta mediterranea. Fino ad oggi la maggior parte delle ricerche che hanno dimostrato le potenzialità di questo regime alimentare in termini di salute cardiovascolare ha coinvolto individui anziani, ma i risultati di questo nuovo studio estendono i suoi benefici anche alla popolazione più giovane. Infatti fra i partecipanti che si sono mostrati più ligi nei confronti delle regole della dieta mediterranea sono state rilevate una riduzione del 35% della probabilità di sviluppare la sindrome metabolica e una diminuzione del 43% del rischio di ingrassare. Per di più chi segue i principi di questo tipo di alimentazione vede anche ridursi i livelli di colesterolo “cattivo” e, allo stesso tempo, un aumento di quelli di colesterolo “buono”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Bibliografia</b></p>
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