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	<title>glucosidi iridoidi Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Picrorhiza &#124; Picrorhiza kurroa Royle ex Benth</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/picrorhiza-picrorhiza-kurroa-royle-ex-benth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 14:48:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Katuka (Picrorhiza kurroa Royle ex Benth.) è una pianta officinale dell&#8217;Himalaya appar-tenente alla famiglia delle Scrophulariaceae tradizional-mente usata nella medicina ayurvedica per la cura di numerose malattie (asma, stitichezza, infezioni da candida, artrite, eczemi, malattie dige-stive, intossicazioni epatiche, malattie auto-immuni, vitiligine, bronchiti), senza però trovare molti riscontri positivi nella medicina convenzionale. La picrhoriza è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Katuka </strong>(<em>Picrorhiza kurroa</em> Royle ex Benth.) è una <strong>pianta officinale</strong> dell&#8217;Himalaya appar-tenente alla famiglia delle <em>Scrophulariaceae </em>tradizional-mente usata nella <strong>medicina ayurvedica</strong> per la cura di numerose malattie (asma, stitichezza, infezioni da candida, artrite, eczemi, malattie dige-stive, intossicazioni epatiche, malattie auto-immuni, vitiligine, bronchiti), senza però trovare molti riscontri positivi nella medicina convenzionale. La picrhoriza è tuttora oggetto di numerosi studi per dimostrarne l&#8217;attività immunostimolante/immunoregolatrice, antiasmatica ed antiinfiammatoria.</p>
<p>La <em>Picrorhiza kurroa</em> è una piccola erba perenne che si forma da rizomi legnosi lunghi 15-25 cm, articolati e zigzaganti, di colore bruno-grigiastri, cilindrici, irregolarmente curvi con ramificazione e radicazione ai nodi. Le foglie sono lunghe 5–15 cm, quasi tutte alla base, spesso appassite; sono grossolanamente dentate, ristrette a un picciolo alato. I fiori sono piccoli, di colore azzurro pallido o violaceo, portati in spighe cilindriche, su steli eretti quasi spogli; i fiori sono di circa 8 mm, con 5 lobi al centro e con stami molto più lunghi. L’antesi è tra giugno ed agosto. I frutti sono delle capsule sferiche bicellulari, striscianti, eretti alla fioritura, frondosi e leggermente pelosi, lunghe 1,3 cm. I semi sono numerosi e di colore bianco.</p>
<p>La <em>Picrorhiza kurroa</em> è una pianta originaria della regione himalayana, presente in un areale che va dal Kashmir al Sikkim e in Nepal, ad un’altitudine compresa tra 3500 e 4800 m. s.l.m..</p>
<p>Il suo habitat è quello in prossimità di sorgenti su rocce umide, dal limite del bosco agli ambienti di alta montagna dove predilige pendii umidi, relativamente meno esposti, esposti a nord-ovest.</p>
<p>Esistono due varietà di cui la varietà a foglia stretta si trova generalmente nella regione più elevata vicino a sorgenti, burroni rocciosi, pendii ripidi e su massi; la varietà a foglia larga si trova ad altitudini relativamente più basse sotto arbusti con condizioni umide e alto contenuto di humus.</p>
<p>Il termine <em>Picrorhiza</em> deriva dalle due parole greche <em>pikrós</em> “amaro” e <em>ῥίζα</em> «radice», in latino –rhiza. L’epiteto specifico <em>kurroa</em> è di origine incerta e molto probabilmente legato al nome vernacolare della pianta.</p>
<p>I costituenti attivi si ottengono dalla radice e dai rizomi. La pianta è auto-rigenerante, ma la raccolta eccessiva non regolamentata l’ha portata quasi all’estinzione. L<strong>a radice è ricca di numerosi principi attivi tra cui: glucosidi iridoidi (picrosidi I, II, III e kutkoside); glucosidi fenolici (androsina e piceina); triterpeni cucurbitacinici; polisaccaridi.</strong></p>
<p>Ben nota nella medicina ayurvedica, la Picrorhiza kurroa è stata tradizionalmente utilizzata per trattare i disturbi del fegato e delle vie respiratorie superiori, ridurre la febbre e trattare la dispepsia, la diarrea cronica. In effetti, la picrorhiza ha dimostrato un&#8217;<strong>attività protettiva nei confronti del danno epatico da tossici esogeni e da farmaci</strong>; viene pertanto usata come coadiuvante per proteggere il fegato dalle infezioni e dalle infiammazioni più tipiche, come l’epatite e dalle intossicazioni epatiche, oltre che dalla steatosi epatica; stimola anche i dotti biliari ed è indicata in caso di insufficienza epatobiliare. È indicata soprattutto nelle epatiti dovute al frequente uso di farmaci, di alcool o da virus. Si è dimostrata efficace anche nel combattere stasi biliare che si manifesta frequentemente con la colorazione giallognola della cute.</p>
<p>La pianta è inoltre indicata in caso di <strong>congestione nasale</strong> o <strong>problemi a carico del cavo orale</strong>. Le sue proprietà antisettiche, infatti, possono essere sfruttate per prevenire le infezioni della bocca e della gola, la febbre, l’influenza e la formazione di muco nei polmoni. Può quindi fungere, in maniera blanda, da <strong>espettorante</strong> e <strong>mucolitico</strong> in caso di disturbo legati alle malattie da raffreddamento. La sua maggiore attività, però, si riscontra a carico del fegato.</p>
<p>Come molte altre piante, tuttavia, anche la Picrorhiza <strong>può dare luogo a reazioni avverse</strong> ed effetti collaterali sui quali è bene porre molta attenzione; un suo eccessivo dosaggio può comportare diversi problemi a carico dell’intestino, come diarrea, flatulenza e gonfiore addominale. Sulla pelle, inoltre, potrebbe comparire rush cutaneo. Per questi motivi si consiglia sempre di avvalersi del supporto di un medico.</p>
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		<title>Ispagula &#124; Plantago ovata Forsk</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ispagula-plantago-ovata-forsk/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 15:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[fibra alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi iridoidi]]></category>
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		<category><![CDATA[pianta erbacea officinale]]></category>
		<category><![CDATA[Plantago ispaghula]]></category>
		<category><![CDATA[Plantago ovata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Ispagula o Plantago ovata è una pianta erbacea officinale appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae; è nativa dell&#8217;Asia occidentale e meridionale, alta da 10 a 30 cm, ricoperta di lanugine con foglie piatte e pelose, minuscoli fiori biancastri raccolti in spighe che producono capsule di piccoli semi. È una fonte di bucce di semi di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Ispagula o Plantago ovata</strong> è una <strong>pianta erbacea officinale</strong> appartenente alla famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>; è nativa dell&#8217;Asia occidentale e meridionale, alta da 10 a 30 cm, ricoperta di lanugine con foglie piatte e pelose, minuscoli fiori biancastri raccolti in spighe che producono capsule di piccoli semi.</p>
<p>È una fonte di bucce di semi di <strong><em>psyllium</em></strong>, usati come <strong>fibra alimentare.</strong><strong><em>  </em></strong>I semi di psillio contengono una grande quantità di <strong>mucillagine</strong> che li rende particolarmente utili in caso di stitichezza, anche ostinata, con feci secche e mancanza di stimolo. I semi di psillio sono considerati pertanto un lassativo meccanico, con azione delicata sulle pareti intestinali che non provoca assuefazione in quanto non contiene sostanze antrachinoniche presenti nelle piante con effetto lassativo.</p>
<p>L&#8217;assunzione di semi di psillio trova quindi indicazione <strong>quando si vuole aumentare la massa delle feci</strong> per ottenere un&#8217;evacuazione più morbida (emorroidi, ragadi, fistole anali), e quando non si vuole o non si può ricorrere all&#8217;uso di sostanze lassative. L&#8217;azione della mucillagine contenute nei semi agisce sulla peristalsi (distensione delle pareti intestinali), per le sue caratteristiche fortemente idrofile (capacità di assorbire acqua) che favoriscono il &#8220;movimento&#8221; che fa procedere il contenuto intestinale e ne facilita lo svuotamento.</p>
<p>L’ispaghul, o ispagula, ricava le sue proprietà dalla presenza di composti, quali:</p>
<ul>
<li>mucillagini, composti con proprietà cicatrizzanti, protettive e lassative;</li>
<li>polisaccaridi, composti ad azione energetica, regolatrice del metabolismo, antichetogenica;</li>
<li>proteine;</li>
<li>glucosidi iridoidi, molecole con proprietà antinfiammatorie, spasmolitiche e ipotensive.</li>
</ul>
<p>L’ispaghul viene considerata un rimedio lassativo. Le mucillagini si gonfiano nel tubo gastroenterico, assorbendo acqua. Questo aiuta a creare massa fecale, promuovendo la regolarità intestinale e una facile espulsione delle feci. Può essere usata una tantum per alleviare la stitichezza o può essere aggiunta alla dieta per aiutare a promuovere la regolarità e la salute digestiva generale.</p>
<p>Inoltre, l’ispagula è un prebiotico e questo significa che aiuta a mantenere una flora intestinale sana. Avere una flora sana comporta anche un sistema immunitario più efficiente, con conseguente riduzione dei rischi di infezione e infiammazione.</p>
<p>L’assunzione dell’ispaghul aiuta ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, promuovendo la salute del cuore e riducendo il rischio di sviluppare malattie cardiache. Inoltre, l’ispagula può aiutare a rafforzare il muscolo cardiaco e ad abbassare la pressione sanguigna. L’azione sul colesterolo è legata al fatto che le mucillagini, rigonfiando nell’intestino, trattengono i lipidi introdotti con la dieta, ne impediscono l’assorbimento e ne favoriscono perciò l’eliminazione con le feci. La riduzione dei lipidi assorbiti con l’alimentazione riduce i livelli di colesterolo esogeno.</p>
<p>Inoltre, sempre grazie alle mucillagini che assorbono liquidi e si espandono nell’apparato digerente, può aiutare a sentirsi sazi più a lungo, riducendo la sensazione di fame. In questo modo, sarà anche più facile perdere peso e riuscire a controllare meglio le quantità di cibo che si ingeriscono.</p>
<p>L’ispaghul, se assunta 30-60 minuti prima o dopo aver preso altri farmaci, potrebbe ridurre l’efficacia di antidiabetici, litio, anticoagulanti, integratori di vitamine e minerali; non improbabile la necessità di un adeguamento della terapia insulinica in relazione alla riduzione dell&#8217;assorbimento dei carboidrati.</p>
<p>Da evitare l&#8217;assunzione in caso di occlusione e sub-occlusione intestinale o di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.</p>
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		<title>Piantaggine lanceolata &#124; Plantago lanceolata L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/piantaggine-lanceolata-plantago-lanceolata-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido clorogenico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (Plantago lanceolata L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle Plantaginaceae. È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale. Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La piantaggine lanceolata (<em>Plantago lanceolata</em> L., 1753) è una pianta erbacea officinale perenne della famiglia delle <em>Plantaginaceae</em>.</p>
<p>È una pianta erbacea con scapo profondamente solcato alto 10-60 cm. Le foglie 3-5 nervie sono lanceolate o lineari-lanceolate e lungamente picciolate. L&#8217;infiorescenza è riunita in spiga terminale.</p>
<p>Le specie più comuni e di maggiore interesse di piantaggine in Italia sono tre, utilizzate ugualmente: <em>Plantago lanceolata</em>, <em>Plantago media</em>, <strong>Plantago major</strong>, rispettivamente, <strong>piantaggine lanceolata</strong> (anche detta minore), <strong>piantaggine media</strong> e <strong>piantaggine maggiore</strong>. In questo articolo, per praticità, descriveremo la piantaggine lanceolata, ma tutti gli utilizzi e le indicazioni possono essere estese anche alle altre due specie. La piantaggine lanceolata si può riconoscere per le sue foglie percorse da cinque nervature ben marcate, più evidenti sulla pagina inferiore; quando è in fiore, invece, bisogna osservare le sue infiorescenze a spiga cilindrica che sbucano dai campi.</p>
<p>Il nome generico (<em>Plantago</em>) deriva dalla parola latina &#8220;planta&#8221; e significa &#8220;pianta del piede&#8221; e fa riferimento alle piatte foglie basali di questa pianta simili a &#8220;piante di un piede&#8221;, ma anche perché le specie più comuni crescono in ambienti calpestati; l’epiteto specifico (<em>lanceolata</em>) deriva dal latino &#8220;lanceolatum&#8221; e fa riferimento alla forma delle foglie simile alla punta delle lance.</p>
<p>La piantaggine è una pianta perenne con radice forte e molte fibre radicali. Sopra la radice nascono subito le foglie dritte e orizzontali, lanceolate. Il tempo di fioritura va dalla primavera ad ottobre. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali, nei prati da sfalcio, ma anche lungo strade e nei coltivi, su suoli limoso-argillosi piuttosto profondi, ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana.</p>
<p>Le foglie sono disponibili tutto l&#8217;anno e sono usate come radicchio, crude in insalata, oppure cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Le foglie hanno proprietà astringenti.</p>
<p>Le foglie di piantaggine contengono <strong>glucosidi iridoidi</strong>, flavonoidi (luteolina), <strong>mucillagini, tannini, pectine, acido salicilico, sali minerali</strong>. La presenza di questi principi attivi conferisce alla pianta <strong>proprietà bechiche, espettoranti, antibatteriche, antinfiammatorie, astringenti</strong>.</p>
<p>L&#8217;azione antinfiammatoria della piantaggine è dovuta all&#8217;<strong>aucubina</strong>, che per idrolisi libera una genina biciclica di nome <strong>aucubigenina</strong>. Questo principio attivo possiede una marcata proprietà antiallergica e decongestionante, il cui meccanismo di azione si esplica nell&#8217;inibizione della sintesi dei mediatori dell&#8217;infiammazione: è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite.</p>
<p>L&#8217;<strong>aucubigenina</strong> inoltre contrasta la proliferazione del batterio <em>Staphilococco Aureo</em>, rivelandosi un rimedio <strong>batteriostatico</strong> nei confronti di questo microrganismo. Per questa ragione la piantaggine è utilizzata efficacemente negli <strong>stati infiammatori della cute e delle mucose</strong>, che rivestono bocca, gola e vie respiratorie in genere, in caso di tosse, catarro bronchiale, bronchite cronica, allergia, sinusite; e per le infiammazioni dell&#8217;apparato urogenitale; in presenza di reazioni allergiche e infezioni batteriche, grazie anche all&#8217;<strong>azione antisettica</strong>, esercitata dagli acidi fenolici (<strong>acido clorogenico</strong> e <strong>idrossibenzoico</strong>). Infine, trova impiego come rimedio diuretico e remineralizzante per il suo contenuto di acido silicico, zinco e potassio.</p>
<p>Per uso esterno, la piantaggine, come tutte le plantago, possiede <strong>doti fortemente cicatrizzanti</strong> e difatti in erboristeria le foglie fresche, che contengono <strong>mucillatannino</strong>, minutamente tritate, poste a contatto con una ferita tramite bendaggio favoriscono una rapida guarigione della ferita stessa e bloccano le emorragie. <strong>È consigliato l&#8217;uso contro le congiuntiviti e le infiammazioni palpebrali. Ha azione lenitiva, antipruriginosa, decongestionante</strong>, per cui è indicata in caso di dermatosi, piccole lesioni della pelle, acne, infiammazioni palpebrali e oculari anche di natura allergica.</p>
<p>In cucina, la piantaggine può essere utilizzata per fare il pesto, oppure nei minestroni, lessata con un po&#8217; di olio o per fare la pasta verde, per via del bel colore delle sue foglie negli impasti. Le giovani foglie si possono usare a crudo nelle insalate; ha tuttavia un sapore molto amaro.</p>
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		<title>Verbasco &#124; Verbascum Thapsus</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/verbasco-verbascum-thapsus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 10:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il verbasco (nome scientifico Verbascum thapsus L.), anche volgarmente detto tasso barbasso (barbaraschio, barbaresco, tasse barbasse, tass’, barbalase), è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Scrofulariaceae. Cresce fino a oltre 2 metri di altezza, è ricoperto di fitta e soffice peluria; i fiori sono grandi e gialli, hanno un diametro di 1,5-3 cm., &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>verbasco</strong> (nome scientifico <em>Verbascum thapsus</em> L.), anche volgarmente detto <strong>tasso barbasso</strong> (barbaraschio, barbaresco, tasse barbasse, tass’, barbalase), è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle <em>Scrofulariaceae</em>. Cresce fino a oltre 2 metri di altezza, è ricoperto di fitta e soffice peluria; i fiori sono grandi e gialli, hanno un diametro di 1,5-3 cm., riuniti in numerose infiorescenze cimose, distribuite più o meno regolarmente lungo un grande asse fiorale. Fiorisce prima il fiore terminale della piccola cima inferiore, poi i fiori terminali delle infiorescenze superiori e allo stesso tempo i fiori laterali inferiori, mostrando così un’infiorescenza apparentemente disordinata. Il calice è diviso in cinque lacinie strette, la corolla è imbutiforme e larga circa due centimetri. I frutti sono capsule lunghe circa un centimetro, i semi sono grigi e piccolissimi.</p>
<p>Le foglie radicali sono lunghe fino a trenta centimetri, larghe dodici centimetri, ellittiche, ristrette alla base. Le caulinari sono lungamente scorrenti sul fusto, e si rimpiccioliscono man mano che si sale lungo il fusto. Tutte le foglie sono piuttosto rigide, piane, con margine intero o a denti piccolissimi, nascosti dalla fittissima peluria della foglia. I peli sono bianco-grigiastri, lunghi un paio di millimetri o poco più, ramificati.</p>
<p>I fiori possono essere raccolti quando sono ancora riuniti nelle piccole infiorescenze anche se sono preferite le sole corolle, che sono di colore giallo, coperte di peli biancastri, ramificati come quelle delle foglie, ma più brevi. Le corolle posseggono 5 stami, i 3 superiori con filamento più breve, incurvato, coperto da peli gialli, lunghi e molli, dal quale sporgono le tre antere di forma reniforme; mentre i 2 stami inferiori hanno un filamento dritto, glabro o poco tomentoso.</p>
<p>Il verbasco prospera su terreno secco, pietroso, ben drenato e in pieno sole. La pianta si propaga per seme e in condizioni favorevoli, si auto insemina. Gran parte del verbasco utilizzato in erboristeria proviene da piante coltivate in Bulgaria, Repubblica Ceca ed in Egitto.</p>
<p>La <strong>droga è rappresentata da foglie e fiori</strong> che contengono polifenoli; mucillagini; <strong>saponine</strong>; <strong>flavonoidi</strong>; <strong>glucosidi iridoidi</strong> (<strong>aucubina</strong>, <strong>arpagoside</strong>) e tracce di olio essenziale.</p>
<p><strong>L’uso principale è quello espettorante</strong>, dovuto alle saponine, mentre le mucillagini riescono a sfiammare le mucose irritate. I flavonoidi esercitano un’azione blandamente diuretica e i glucosidi relativi sembra abbiano un’attività antinfiammatoria.</p>
<p>La tisana di <strong>tasso barbasso è un vecchio rimedio contro tosse o raffreddore</strong>, apprezzata come mucolitica ed espettorante. La bevanda va scrupolosamente filtrata attraverso un panno a maglia fitta, per rimuovere dal liquido anche il minimo residuo di lanugine, potenzialmente irritante.</p>
<p>Nell’uso popolare italiano oltre alla tisana l’utilizzo della pianta era esteso anche all’uso esterno sia per curare l’acne, sia per risolvere le mastiti, sia come cosmetico per rendere i capelli brillanti ed esaltare il colore biondo. Inoltre i fiori erano la base per la preparazione di un unguento per curare i geloni, mentre le foglie fresche erano poste come cicatrizzanti sulle ferite.</p>
<p>Nei tempi passati, le spighe del Verbasco venivano chiamate dagli inglesi <em>shepherd’s club</em> cioè “<strong>bastoni del pastore</strong>” o anche <em>candlewick plant</em> (<strong>pianta dello stoppino</strong>) perché durante il Medioevo la lanugine delle foglie e steli veniva raccolta ed essiccata per ricavare stoppini delle lampade. Un altro nome popolare è quello di “<strong>pianta di velluto</strong>” per la sofficità delle foglie, che ricorda le vellutate orecchie di un coniglietto, ma anche “<strong>candela del re</strong>” (in Germania) perché al tempo dei Romani il suo alto fusto secco veniva usato come torcia. In passato le foglie venivano usate come <strong>carta igienica d’emergenza</strong> (da tener conto quando si va per boschi) oppure messe nelle scarpe per alleviare la fatica nel cammino.</p>
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		<title>Palla di neve &#124; Viburnum opulus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 17:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi organici]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi]]></category>
		<category><![CDATA[arbutina]]></category>
		<category><![CDATA[glucosidi iridoidi]]></category>
		<category><![CDATA[idrochinone]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
		<category><![CDATA[pianta tossica]]></category>
		<category><![CDATA[scopoletina]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
		<category><![CDATA[viburno palla di neve]]></category>
		<category><![CDATA[viburno pallone di maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viburnum opulus appartiene alla famiglia delle Caprifoliaceae (o Adoxaceae secondo la classificazione APG), molto diffuso in Europa, in America e in Asia. È un arbusto, talvolta piccolo albero alto fino a 4 m, a fogliame caduco, molto decorativo e una caratteristica e abbondante fioritura, con fiori di colore bianco, profumati e riuniti in corimbi o &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Viburnum opulus</em> appartiene alla famiglia delle <em>Caprifoliaceae</em> (o <em>Adoxaceae</em> secondo la classificazione APG), molto diffuso in Europa, in America e in Asia. È un arbusto, talvolta piccolo albero alto fino a 4 m, a fogliame caduco, molto decorativo e una caratteristica e abbondante fioritura, con fiori di colore bianco, profumati e riuniti in corimbi o cime ombrelliformi, i cui fiori esterni sono più grandi, appariscenti e sterili. La fioritura inizia nel mese di maggio, e termina con la produzione di bacche, o <strong>drupe</strong>, di colore rosso acceso, che spesso durano per tutto l&#8217;inverno.</p>
<p>Il <strong>viburno palla di neve, </strong>chiamato anche “<strong>pallon di maggio</strong>”, per la forma globosa dei suoi fiori (dal diametro che può arrivare anche otto centimetri) che compaiono appunto intorno a maggio, è spontaneo in Europa, Asia e Africa nord-occidentale<em>. </em>È presente in quasi tutta l&#8217;Italia continentale, salvo che in Puglia, Calabria e forse Valle d&#8217;Aosta, ma è più diffuso nelle regioni settentrionali, dal livello del mare ai 1100 m circa. Cresce in boschi umidi alveali, pioppete, siepi.</p>
<p>È una pianta molto rustica e facile da coltivare, molto utilizzata per la <strong>formazione di siepi</strong> o di bordure, in interventi di rinaturalizzazione e per <strong>scopi ornamentali </strong>(realizzare siepi di recinzioni, abbellire muri, abbellire zone ombreggiate dei giardini e dei parchi pubblici); in questo caso è ampiamente coltivata la cultivar “roseum”, con infiorescenze globose costituite interamente da fiori sterili. <strong>Tutte le parti della pianta, compresi i frutti, sono tossiche</strong>.</p>
<p>Il nome del genere è molto antico e di etimologia incerta: potrebbe derivare dal latino “viere” (legare, intrecciare) o da “vovorna” (dei luoghi selvatici); il nome specifico era utilizzato dai Romani per indicare un acero, probabilmente l&#8217;acero campestre, localmente chiamato tuttora “opi”, ed allude alla somiglianza delle foglie lobate con quelle dell&#8217;acero.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong>: <strong>resine; glucosidi iridoidi; idrochinone (arbutina); cumarine (scopoletina); tannini; acidi organici (formico, valerianico, salicilico); alcaloidi</strong>.</p>
<p>La droga del viburno, la corteccia, è indicata nel <strong>trattamento dei dolori legati al ciclo mestruale</strong>, grazie alla sua attività spasmolitica sulla muscolatura uterina (prescrizione medica).</p>
<p>Al viburno sono attribuite <strong>proprietà miorilassanti e spasmolitiche</strong>. Tali azioni sembrano esplicarsi anche a livello uterino. Per tale motivo, benché l&#8217;uso del viburno non abbia ottenuto l&#8217;approvazione ufficiale per alcun tipo d&#8217;indicazione terapeutica, non è raro che la pianta venga impiegata per il trattamento della dismenorrea. In questo caso, solitamente, il viburno viene utilizzato sotto forma di estratto idroalcolico, ma necessita della prescrizione del medico.</p>
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