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	<title>giglio di San Luigi Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Giglio &#124; Lilium candidum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 15:27:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Lilium candidum L. (in italiano &#8220;giglio candido&#8221; o giglio di Sant’Antonio), è una pianta bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae. L’organo di sopravvivenza è il bulbo, di grosse dimensioni, piriforme e compresso, composto da numerose squame gialle allungate, carnose, senza involucro, che devono essere trattate con cura perché non vengano danneggiate durante la conservazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Lilium candidum</em> L. (in italiano &#8220;<strong>giglio candido</strong>&#8221; o <strong>giglio di Sant’Antonio</strong>), è una pianta bulbosa appartenente alla famiglia delle <em>Liliaceae</em>. L’organo di sopravvivenza è il bulbo, di grosse dimensioni, piriforme e compresso, composto da numerose squame gialle allungate, carnose, senza involucro, che devono essere trattate con cura perché non vengano danneggiate durante la conservazione e l’impianto. A differenza di praticamente tutti gli altri Lilium, i bulbi devono essere piantati poco profondi. Basta che siano coperti con ca. 3 cm di suolo. Sviluppano le radici solo dalla placca basale che è importante rimanga integra, con le scaglie ben attaccate.</p>
<p>Dal bulbo, prima dell’inverno, sorgono le foglie primarie raggruppate in un ciuffo. Fra queste spunta, nella primavera successiva, il fusto fiorale, eretto e rigido, alto mediamente 100-120 cm, ma che può raggiungere anche i 2 m.; sul gambo possono sbocciare dai cinque ai venti fiori, dal profumo dolce intenso; fioriscono in giugno e in luglio. I fiori sono di colore bianco che tende al giallo alla base dei petali; formano un corto racemo apicale e sono dotati di un robusto peduncolo. I 5 tepali bianchi sono lanceolati con la porzione apicale rivolta all’esterno e all’indietro, con la superficie interna levigata. I 5 stami hanno grosse antere con polline giallo-arancio. Il frutto di <em>Lilium candidum</em> è una capsula allungata che a maturità si apre in tre parti lasciando cadere numerosi semi tondi e piatti di colore marrone chiaro.</p>
<p>La specie è originaria del Mediterraneo orientale, di Palestina e Libano in particolare, diffusa grazie ai commerci dei Fenici e naturalizzata in molte zone dell’Europa del Sud e del Medio Oriente fino in Afghanistan.</p>
<p>L&#8217;epiteto generico deriva da <em>lilium</em>, termine latino per &#8216;giglio&#8217;, dal greco λείριον (leírion, giglio) e quindi dall’antico persiano “lalèh”.. L&#8217;epiteto specifico significa bianco dal colore della corolla.</p>
<p>In Europa questo è il giglio più noto e più venerato già dall’antichità. Infatti, i primi dipinti di bulbose a Creta raffigurano questa pianta che era il <strong>fiore di Afrodite</strong>. I Greci la consideravano una pianta sacra ad Era, dea della purezza, che l’avrebbe generata; Afrodite avrebbe però maliziosamente inserito nel fiore un appariscente pistillo giallo di aspetto fallico. Anche nell’Antica Roma <em>Lilium candidum</em> veniva considerato l’emblema delle dee Venere e Diana, e veniva abbondantemente usato durante cerimonie e feste. Nell’era cristiana il suo fiore candido divenne il <strong>simbolo della purezza della Vergine</strong> e durante il medioevo veniva coltivato nei giardini ed orti dei monasteri. Le rappresentazioni del suo stelo con i fiori bianchissimi nei quadri dell’Annunciazione non si contano; a volte nei dipinti che raffigurano l&#8217;Annunciazione è l&#8217;arcangelo Gabriele che glielo porge. Appare anche nell&#8217;iconografia di Sant&#8217;Antonio da Padova, che viene raffigurato con questo giglio in mano a simboleggiare la purezza del corpo e dell&#8217;anima</p>
<p>In <strong>araldica</strong>, il giglio candido è divenuto il simbolo della monarchia francese; originariamente era il simbolo araldico della dinastia capetingia ma poi è stato adottato da tutte le successive case regnanti da esse discese. Viene detto infatti &#8220;<strong>giglio di San Luigi</strong>&#8221; proprio perché è presente nell&#8217;iconografia dell&#8217;unico re della dinastia capetingia proclamato santo, Luigi IX di Francia, che considerava i tre petali simbolo della fede, della saggezza e della cavalleria, tuttavia dal XIV secolo i tre petali saranno considerato in Francia il simbolo della Trinità. Come simbolo dei Borbone, è entrato anche nell&#8217;araldica di altri regni, come ad esempio nella bandiera del Regno delle Due Sicilie o nella bandiera spagnola (oltre che ovviamente nel suo stemma) dove è tutt&#8217;oggi presente.</p>
<p>Il giglio è presente anche nello stemma della città di Firenze e nella bandiera provinciale del Québec, fondato dai francesi nell&#8217;ambito della Nuova Francia ed ora parte del Canada francese. Ad esso e in particolare al suo uso come saluto alle autorità, è dedicata la festa dei Gigli.</p>
<p>I principali <strong>costituenti </strong>del giglio bianco sono: <strong>mucillagini, tannini, steroli e glucosidi tipo scillina</strong>. Questi principi attivi sono responsabili delle <strong>proprietà emollienti, lenitive e antinfiammatorie</strong> della pianta.</p>
<p>Le proprietà benefiche del giglio bianco sono contenute nei fiori (tepali) e nei bulbi. A quest’ultimi vengono attribuite anche <strong>proprietà diuretiche, emmenagoghe ed espettoranti</strong>, che tuttavia non è opportuno sfruttare per uso interno per via di <a href="https://biomedres.us/fulltexts/BJSTR.MS.ID.003204.php">rischi di tossicità</a>. Valida e sicura è invece l’utilizzazione tradizionale <strong>per uso esterno e cosmetico</strong>. La polpa del bulbo cotto è utile per risolvere foruncoli e paterecci, come generico antiinfiammatorio ed emolliente sulle pelli arrossate, sulle ustioni e sulle piaghe. Per uso cosmetico la polpa del bulbo fresco pestato è invece indicata per migliorare l’aspetto e la consistenza di pelli senescenti e stanche. I tepali invece, vengono usati tradizionalmente come lenitivo in caso di scottature, dermatosi, eczemi e pruriti. In questo caso viene preparata una tintura oleosa da usare per fare lievi frizioni sulle parti interessate.</p>
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