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	<title>gas serra Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>gas serra Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>Anno 2024, gas serra e cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/anno-2024-gas-serra-e-cambiamenti-climatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 07:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Da sapere]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica (CO2)]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[gas fluorurati]]></category>
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		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<category><![CDATA[vapore acqueo (H2O)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1. Cosa sono i gas serra? I gas serra sono un gruppo di gas presenti nell&#8217;atmosfera terrestre che hanno la capacità di trattenere una parte consistente della componente nell&#8217;infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra e che viene emessa dalla superficie terrestre, dall&#8217;atmosfera e dalle nuvole. Questo fenomeno è noto come &#8220;effetto serra&#8221; ed &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. Cosa sono i gas serra?</strong></p>
<p>I gas serra sono un gruppo di gas presenti nell&#8217;atmosfera terrestre che hanno la capacità di trattenere una parte consistente della componente nell&#8217;infrarosso della radiazione solare che colpisce la Terra e che viene emessa dalla superficie terrestre, dall&#8217;atmosfera e dalle nuvole. Questo fenomeno è noto come &#8220;effetto serra&#8221; ed è essenziale per mantenere la Terra ad una temperatura abitabile; senza i gas serra il nostro pianeta sarebbe troppo freddo (avrebbe una  temperatura media globale pari a circa -18°C). Tuttavia, l&#8217;aumento antropico (= causato dall&#8217;uomo) della concentrazione di questi gas oltre un certo limite sta intensificando detto effetto, causando il <strong>riscaldamento globale</strong> e il <strong>cambiamento climatico</strong>.</p>
<p><strong>2. Quali sono i gas responsabili dell’effetto serra e come vengono prodotti?</strong></p>
<p><strong>Principali gas serra e fonti di emissione</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Vapore acqueo</strong> (H<sub>2</sub>O): Anche se si parla quasi esclusivamente dell&#8217;effetto serra dovuto all&#8217;anidride carbonica (CO<sub>2</sub>), il principale responsabile dell&#8217;effetto serra dell&#8217;atmosfera è il vapore acqueo ovvero l’acqua allo stato di vapore. Il vapore acqueo è, in termini di quantità, il gas serra più presente nella nostra atmosfera. Esso possiede una forte capacità di assorbire e riemettere la radiazione infrarossa fornendo un sostanziale e prevalente contributo all&#8217;effetto serra.</li>
<li><strong>Anidride carbonica (CO₂):</strong> È il gas serra più abbondante, responsabile di circa il 76% delle emissioni globali. È principalmente prodotto dalla combustione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) utilizzati per la produzione di energia, trasporti, riscaldamento e industrie. Altre fonti includono la deforestazione, i cambiamenti nell&#8217;uso del suolo e alcuni processi industriali (es. produzione di cemento).
<ul>
<li><strong>Emissioni globali:</strong> Le emissioni di CO₂ nel 2022 sono state di circa 37,12 miliardi di tonnellate.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Metano (CH₄):</strong> Viene emesso durante la decomposizione di materia organica in condizioni anaerobiche, come nelle discariche e nelle risaie, e dalla digestione degli animali da allevamento (soprattutto bovini). Durante il processo digestivo i bovini emettono metano e ossido di azoto. Il 35-40% del metano e il 65% dell&#8217;ossido di azoto immessi nell&#8217;atmosfera vengono infatti dagli allevamenti. Questi gas sono rispettivamente 25 e 296 volte più impattanti della CO<sub>2</sub>, per quanto riguarda l&#8217;effetto serra. [FAO2006]. Inoltre, il metano viene rilasciato anche durante l&#8217;estrazione e il trasporto di combustibili fossili, come gas naturale e petrolio.</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;"></li>
</ul>
<p>Sicché il metano ha un potenziale di riscaldamento globale 25 volte superiore a quello della CO₂ su un periodo di 100 anni, per cui, pur essendo presente in quantità inferiori, ha un impatto significativo a breve termine, ed è responsabile di circa il 16% del riscaldamento globale.</p>
<p><strong>Potenziale di riscaldamento globale (GWP):</strong> 28 volte più potente della CO₂ su un periodo di 100 anni.</p>
<ul>
<li><strong>Protossido di azoto (N₂O):</strong> Costituisce circa il 6% delle emissioni globali ed è rilasciato principalmente dall&#8217;uso di fertilizzanti chimici nell&#8217;agricoltura e dalla combustione di biomassa e combustibili fossili.
<ul>
<li><strong>GWP</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a><strong>:</strong> 298 volte più potente della CO₂.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Oltre a questi gas esiste un&#8217;ampia gamma di <strong>gas serra</strong> rilasciati in atmosfera <strong>di origine esclusivamente antropica</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Gas fluorurati:</strong> sono composti chimici costituiti da atomi di fluoro legati ad altri elementi utilizzati in refrigerazione, condizionamento e nell’industria chimica, utilizzati in frigoriferi, condizionatori e come isolanti elettrici. Gli esempi comuni di gas fluorurati includono l’<strong>esafluoruro di zolfo </strong>(SF6), il <strong>trifluoruro di azoto</strong> (NF3), l’<strong>esafluoruro di tungsteno </strong>(WF6) e il <strong>tetrafluorometano</strong> (CF4); sono noti per le loro eccezionali proprietà, come l’elevata stabilità termica e chimica, che li rendono estremamente preziosi in vari settori industriali, ma contribuiscono significativamente all’effetto serra e al riscaldamento globale.<br />
Gli <strong>idrofluorocarburi</strong> (HFC) sono gas refrigeranti entrati in commercio alla fine degli anni &#8217;80, in sostituzione dei <strong>clorofluorocarburi</strong> (CFC) e degli <strong>idroclorofluorocarburi</strong> (HCFC), sostanze pericolose per l&#8217;ozono stratosferico. Gli HFC non impoveriscono lo strato di ozono, ma sono potenti gas serra. L&#8217;aumento dell&#8217;uso degli HFC ha determinato negli ultimi due decenni una crescita esponenziale delle emissioni globali di gas fluorurati ad effetto serra, da qui l&#8217;urgente necessità di sostituirli con sostanze alternative che abbiano un impatto climatico nullo o trascurabile. I <strong>gas fluorurati ad effetto serra</strong> sono chiamati anche <strong><strong>“F-Gas”</strong></strong>Nonostante rappresentino solo l&#8217;1-2% delle emissioni, il loro GWP è estremamente alto (fino a 23.500 volte quello della CO₂, nel caso dell&#8217;SF₆).Con l’obiettivo di ridurne le emissioni di tali gas, il 20 maggio 2014 in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stato pubblicato il Regolamento 517/2014/UE: tale regolamento migliora il contenimento dei gas fluorurati ad effetto serra presenti nell’atmosfera e fissa alcune restrizioni sul loro utilizzo e commercializzazione.</li>
</ul>
<p><strong>3. Origine dei gas serra</strong></p>
<p><strong>I gas serra possono avere origine sia naturale che antropogenica (causata dall&#8217;uomo).</strong></p>
<p><strong>Fonti naturali:</strong></p>
<ul>
<li>Eruzioni vulcaniche</li>
<li>Decomposizione di materia organica</li>
<li>Ciclo del carbonio e attività biologiche naturali (ad esempio, il ciclo del metano)</li>
</ul>
<p><strong>Fonti antropogeniche (umane):</strong></p>
<ul>
<li>Combustione di combustibili fossili per energia e trasporti</li>
<li>Deforestazione e cambiamenti nell&#8217;uso del suolo</li>
<li>Processi industriali (cemento, acciaio, chimica)</li>
<li>Agricoltura intensiva e zootecnia</li>
<li>Gestione dei rifiuti e discariche</li>
</ul>
<p>Dal 1850, con l&#8217;inizio della rivoluzione industriale, la concentrazione di CO₂ nell&#8217;atmosfera è aumentata di oltre il 45%, passando da circa 280 parti per milione (ppm) a oltre 420 ppm nel 2023.</p>
<p><strong>4. Effetti sulla Natura e sull’Ambiente</strong></p>
<h4><strong>Riscaldamento globale:</strong></h4>
<p>La temperatura media globale è aumentata di circa 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali, con gravi conseguenze:</p>
<ul>
<li><strong>Riscaldamento globale:</strong> L&#8217;aumento della temperatura media globale provoca lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, l&#8217;innalzamento del livello del mare e alterazioni nei modelli climatici.
<ul>
<li>Si stima che la Groenlandia perda circa 280 miliardi di tonnellate di ghiaccio all&#8217;anno, contribuendo all&#8217;innalzamento del livello del mare.</li>
<li>Dal 1880, il livello medio globale del mare è aumentato di circa 20 cm. Si prevede che entro il 2100 potrebbe aumentare fino a 1 metro, mettendo a rischio città costiere come Venezia e New York.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Eventi meteorologici estremi come</strong> intensificazione di tempeste, ondate di calore, siccità e inondazioni.</li>
<li><strong>Perdita di biodiversità:</strong> Gli ecosistemi, come barriere coralline e foreste pluviali, sono danneggiati dalle temperature più elevate e dai cambiamenti nelle precipitazioni.</li>
</ul>
<p><strong>Eventi meteorologici estremi:</strong></p>
<p>L&#8217;aumento delle temperature intensifica eventi come:</p>
<ul>
<li><strong>Ondate di calore:</strong> Nel 2023, l&#8217;Europa ha registrato temperature superiori ai 45°C, con gravi impatti su salute, agricoltura e infrastrutture.</li>
<li><strong>Inondazioni, siccità e uragani:</strong> L&#8217;intensità e la frequenza degli uragani nell&#8217;Atlantico sono aumentate del 30% dal 1980. Le alluvioni in Pakistan nel 2022 hanno colpito oltre 30 milioni di persone.</li>
</ul>
<h4><strong>Perdita di biodiversità:</strong></h4>
<p>Il cambiamento climatico minaccia la sopravvivenza di molte specie:</p>
<ul>
<li>Gli ecosistemi marini come le barriere coralline e foreste pluviali sono in grave pericolo a causa dell&#8217;acidificazione degli oceani e del riscaldamento dell&#8217;acqua.</li>
</ul>
<p><strong>5. Perché i gas ad effetto serra sono nocivi?</strong></p>
<p>I gas effetto serra sono sostanze che contribuiscono alla formazione del noto “effetto serra”, un fenomeno assolutamente normale ed essenziale per lo sviluppo della vita sulla Terra. Tuttavia, in concentrazioni elevate, i gas serra causano un rapido surriscaldamento del pianeta, che disturba l&#8217;equilibrio degli ecosistemi e aumenta la frequenza di disastri naturali. Questo porta a una catena di effetti negativi su:</p>
<ul>
<li><strong>Agricoltura e sicurezza alimentare:</strong> Le siccità e le ondate di calore compromettono la produzione agricola globale, con un impatto diretto sui prezzi alimentari.</li>
<li><strong>Approvvigionamento idrico:</strong> I cambiamenti nei modelli di precipitazione riducono la disponibilità di acqua dolce in molte regioni del mondo.</li>
</ul>
<p>Una maggiore concentrazione di gas ad effetto serra nell’atmosfera non permette in effetti l naturale scambio con l’esterno del calore prodotto normalmente dagli ecosistemi terrestri. Trattenendo all’interno dell’atmosfera tale calore, sulla Terra si registra un conseguente aumento delle temperature, che a sua volta provoca lo scioglimento dei ghiacciai, il riscaldamento delle acque (soprattutto quelle oceaniche), il cambiamento delle stagioni, un aumento delle precipitazioni e aumento della superficie delle zone aride.</p>
<p><strong>6. Danni alla Salute</strong></p>
<p>Le emissioni di gas serra contribuiscono indirettamente ai cambiamenti climatici, che hanno impatti significativi sulla salute:</p>
<ul>
<li><strong><em>Malattie respiratorie</em></strong><strong>: </strong>L&#8217;aumento delle temperature aggrava l&#8217;inquinamento atmosferico, in particolare l&#8217;ozono a livello del suolo, che può peggiorare malattie respiratorie come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).</li>
<li><strong>Diffusione di malattie tropicali: </strong>L&#8217;innalzamento delle temperature facilita la diffusione di malattie trasmesse da vettori come la malaria e la dengue. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un aumento significativo dei casi di dengue in Europa e Nord America entro il 2050.</li>
<li><strong><em>Ondate di calore e mortalità</em></strong><strong>: Le temperature elevate aumentano il rischio di colpi di calore<em>, </em></strong><strong>stress e malattie cardiovascolari.</strong> Le ondate di calore in Europa nel 2022 hanno causato oltre 60.000 morti. Le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani e bambini, sono le più colpite.</li>
</ul>
<p><strong>7. Le emissioni di gas serra nel Mondo</strong></p>
<p>Le emissioni globali di gas serra (GHG) continuano ad aumentare, sebbene in alcune regioni si stiano facendo progressi. In tutto il mondo, l&#8217;anidride carbonica (CO₂), il metano (CH₄) e il protossido di azoto (N₂O) sono i principali GHG, con la CO₂ responsabile di circa il 76% delle emissioni. I principali fattori che contribuiscono includono la combustione di combustibili fossili per l&#8217;energia, l&#8217;agricoltura, la deforestazione e i processi industriali. Il metano, sebbene emesso in quantità minori, ha un potenziale di riscaldamento globale molto più elevato della CO₂.</p>
<p>Nel 2022, le emissioni globali di gas serra (GHG) hanno raggiunto circa 50 miliardi di tonnellate di CO<sub>2</sub> equivalenti (CO<sub>2e</sub>), con un aumento costante negli ultimi decenni, principalmente dovuto alle attività energetiche, industriali e agricole.</p>
<p>Le emissioni di metano hanno un impatto notevolmente più alto nel breve termine, causando un riscaldamento 28 volte superiore a quello del CO<sub>2 </sub>su 100 anni​.</p>
<p>Per quanto attiene i singoli Paesi, secondo gli ultimi dati forniti dal Global Carbon Atlas, una piattaforma creata per esplorare e visualizzare i dati più aggiornati sui flussi di carbonio derivanti dalle attività umane e dai processi naturali, al primo posto tra i Paesi al mondo che contribuiscono a immettere nell’atmosfera la maggiore concentrazione di Gas serra si  trova la Cina con 10.174,68 MT-CO<sub>2 </sub>(milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub>), seguita da Stati Uniti (5.284,7) ed India (2.616,45). In Europa la “maglia nera” spetta alla Germania con 701,96 MT-CO<sub>2</sub>, che precede la Gran Bretagna con 369,88 MT-CO<sub>2</sub> e l’Italia con 337,09 MT-CO<sub>2</sub>.</p>
<p><strong>Pertanto, i principali emettitori di gas serra si confermano essere:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Cina:</strong> È il maggiore emettitore di gas serra, responsabile di circa il 31% delle emissioni globali. La sua economia dipende ancora fortemente dal carbone.</li>
<li><strong>Stati Uniti:</strong> Contribuiscono al 14% delle emissioni globali. Il settore energetico-industriale e i trasporti sono le principali fonti.</li>
<li><strong>India:</strong> È il terzo maggiore emettitore, con una crescita esponenziale delle emissioni dovuta alla rapida industrializzazione e all&#8217;aumento della domanda di energia.</li>
<li><strong>Unione Europea:</strong> Rappresenta circa l&#8217;8% delle emissioni globali, ma ha implementato ambiziosi piani di riduzione delle emissioni.</li>
</ul>
<p><strong>8. Le emissioni di gas serra in Europa e in Italia<br />
</strong><br />
Europa:<br />
Nell’UE la quota delle emissioni di gas a effetto serra è scesa dal 15,2% del 1990 al 7,3% nel 2021. Nel primo trimestre del 2024, le emissioni sono diminuite del 4% rispetto allo stesso periodo del 2023, scendendo a 894 milioni di tonnellate di CO<sub>2e</sub>. Questo calo è stato guidato dalla riduzione delle emissioni nei settori energetico e domestico, specialmente nella fornitura di elettricità e gas (-12.6%)​. La tendenza generale è quindi quella di un miglioramento continuo grazie alle politiche di efficienza energetica e all&#8217;incremento delle energie rinnovabili, con l&#8217;obiettivo di una riduzione del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.</p>
<p>L&#8217;UE ha fissato peraltro l&#8217;obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e di diventare <strong><em>carbon neutral</em></strong> entro il 2050. Paesi come la Germania e la Polonia, che utilizzano ancora grandi quantità di carbone, stanno cercando di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili.</p>
<p><strong>Italia:</strong></p>
<p>In Italia, il settore dei trasporti rappresenta il 25% delle emissioni nazionali, continua a essere una sfida. Le energie rinnovabili forniscono circa il 40% dell&#8217;elettricità del paese, con l&#8217;obiettivo di raggiungere il 70% entro il 2030.</p>
<p>Tra il 1990 e il 2022, le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite del 21%. Dopo un calo più marcato iniziato nel 2008 a causa della recessione economica, le emissioni hanno ripreso a crescere dello 0,4% nel 2022 rispetto al 2021. Ciò è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui la maggiore adozione di energie rinnovabili e miglioramenti nell&#8217;efficienza energetica.</p>
<p>Nel complesso, mentre l&#8217;Europa e l&#8217;Italia hanno compiuto progressi sostanziali nella riduzione delle emissioni, la sfida globale rimane significativa. Le conseguenze sulla salute sono già gravi, in particolare per le popolazioni vulnerabili, e peggioreranno senza ulteriori aggressioni.</p>
<p><strong>9. Cosa fare per ridurre le emissioni di gas serra?</strong></p>
<p>Alla luce di questi dati, per il futuro del Pianeta è fondamentale fare qualcosa al fine di ridurre le emissioni di CO<sub>2</sub> serra e combattere così i cambiamenti climatici. Oltre a chiedere ai governi di attuare politiche ambientali efficaci, già nel nostro piccolo possiamo mettere in pratica alcune azioni semplici ma efficaci nella lotta al surriscaldamento globale: ridurre i viaggi in aereo, scegliere strutture alberghiere che abbiano a cuore le tematiche ambientali, preferire auto elettriche o ibride, spostarsi sui mezzi pubblici, in bicicletta o facendo una bella passeggiata a piedi, non sprecare energia, fare la raccolta differenziata, ridurre il consumo di carne e preferire una dieta ricca di alimenti di origine vegetale sono solo alcune delle azioni semplici ed efficaci per contrastare l’emissione di gas serra ed inquinare meno. Di qui</p>
<ul>
<li><strong>Transizione energetica:</strong> Incrementare l&#8217;uso di <strong>energie rinnovabili</strong> (solare, eolico, idroelettrico) riducendo gradualmente l&#8217;uso dei combustibili fossili.</li>
<li><strong>Riforestazione</strong>: Ripiantare foreste per assorbire CO₂ dall&#8217;atmosfera.</li>
<li><strong>Efficienza energetica:</strong> Migliorare l&#8217;efficienza di edifici, trasporti e processi industriali.</li>
<li><strong>Trasporto sostenibile: Promuovere l&#8217;uso di veicoli elettrici, biciclette e trasporti pubblici ecologici.  </strong></li>
<li><strong>Economia circolare:</strong> Ridurre i rifiuti e promuovere il riciclo per diminuire le emissioni di metano dalle discariche.</li>
<li><strong>Politiche di carbon pricing:</strong> Introdurre tasse sulle emissioni di CO₂ per incentivare le aziende a ridurre la loro impronta di carbonio.</li>
</ul>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo globale è mantenere l&#8217;aumento della temperatura media mondiale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, per limitare i danni a lungo termine causati dai cambiamenti climatici. La lotta contro i cambiamenti climatici richiede uno sforzo globale e coordinato. Ridurre le emissioni di gas serra è essenziale per evitare le conseguenze più catastrofiche del riscaldamento globale, e ciò richiede l&#8217;impegno non solo dei governi, ma anche delle imprese e dei cittadini.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il potenziale di riscaldamento globale, abbreviato in GWP, è un termine utilizzato per descrivere la potenza relativa, molecola per molecola, di un gas serra, tenendo conto di quanto a lungo rimane attivo nell&#8217;atmosfera</p>
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		<title>Lo spreco alimentare: un inaccettabile paradosso</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lo-spreco-alimentare-un-inaccettabile-paradosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 10:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Spreco alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza fame]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[povertà assoluta]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pianeta sta affrontando la più grave emergenza alimentare del 21° secolo. Le aree del mondo in “emergenza fame” sono sempre più ampie e diffuse e la malnutrizione colpisce centinaia di milioni di bambini. Al presente, circa 400 milioni di persone non hanno accesso a cibo nutriente a sufficienza, al punto che le loro vite &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il pianeta sta affrontando la più grave <strong>emergenza alimentare</strong> del 21° secolo. Le aree del mondo in “emergenza fame” sono sempre più ampie e diffuse e la malnutrizione colpisce centinaia di milioni di bambini. Al presente, circa <strong>400 milioni di persone non hanno accesso a cibo nutriente a sufficienza</strong>, al punto che le loro vite e i loro mezzi di sussistenza sono in grave pericolo. Una cifra che ha visto un <strong>aumento di oltre il 150% dal 2019</strong> e riflette livelli di fame nel mondo senza precedenti, causata da un <strong>mix di fattori letali</strong>, quali la pandemia, la crisi climatica (con lunghi periodi di siccità che si alternano ad alluvioni), i conflitti in corso, l’inflazione inarrestabile con aumento vertiginoso dei prezzi di alimenti essenziali, una distribuzione alimentare globale inadeguata, etc.</p>
<p>Nel settembre 2015, 193 leader mondiali sottoscrissero un impegno per il raggiungimento di <strong>17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile</strong> (<strong>Agenda 2030</strong>). Il primo obiettivo intendeva, entro il 2030, sconfiggere la povertà, il secondo porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione, promuovendo l’agricoltura sostenibile. La realizzazione di questi obiettivi ambiziosi è quanto mai lontana.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-26517" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/06/combattere-sprechi-cibo.jpg" alt="" width="750" height="563" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/06/combattere-sprechi-cibo.jpg 960w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/06/combattere-sprechi-cibo-300x225.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2023/06/combattere-sprechi-cibo-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>In Italia, 5,6 milioni di persone sono in povertà assoluta e 8,2 milioni in povertà relativa. Condizioni che riguardano quasi il 23% della popolazione italiana. Inoltre, sono più di 3 milioni le lavoratrici e i lavoratori che sono poveri anche se lavorano. Per non parlare della disoccupazione giovanile pari al 22% e di quella delle donne pari al 10,2%.</p>
<p>Diventa allora centrale la <strong>sostenibilità alimentare </strong>ovvero dar vita ad un modello responsabile con il quale garantire l’accesso alle risorse alimentari a tutta la popolazione mondiale senza compromettere le condizioni del Pianeta.</p>
<p>Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Campagna Spreco Zero: il report “Il caso Italia” 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>,  <strong>il 35% degli intervistati ha aumentato il consumo di legumi e derivati vegetali a scapito della carne e delle proteine animali, mentre il 29% ha aumentato l’acquisto di prodotti a km 0</strong>. Si mangia meno fuori casa per risparmiare: per 1 italiano su 3 diminuiscono drasticamente le colazioni e pranzi fuori e per 4 italiani su 10 anche la cena al ristorante. Gli italiani tagliano gli sprechi anche come risposta allo scatto inflattivo, sono attenti alla qualità di quello che si porta in tavola e a non sacrificare la cura della propria salute. Nonostante l’aumento dei prezzi al consumo, la spesa alimentare è quella che infatti diminuisce meno (18%), dietro solo alle spese mediche (11%) e di cura alla persona (17%). Gli Italiani sono invece più disponibili a tagliare i consumi per ridurre le bollette dell’energia elettrica e del gas, o per le spese di abbigliamento.</p>
<p>I dati dell’Osservatorio Waste Watcher che si riferiscono al mese di gennaio 2023 dicono che <strong>gli Italiani gettano in media 74,58 grammi al giorno, ovvero 524 grammi pro capite al mese, poco più di 27 chili di cibo l’anno</strong>. I dati sono in leggero miglioramento rispetto all’anno precedente (il 12% in meno rispetto alla medesima indagine del 2022); ad ogni modo nel 2022 sono andate sprecate nella filiera italiana oltre 4 milioni di tonnellate di cibo.</p>
<p>Stranamente però lo spreco è più accentuato al Sud (+ 8% di spreco rispetto alla media nazionale) e per le famiglie senza figli (+ 38% rispetto alla media italiana), nonché nei segmenti di età più giovane e tra i nuclei familiari con maggiori disponibilità economiche.</p>
<p>Vengono sprecati ogni anno circa 1 kg di frutta e poco meno di 1 kg di pane; nella hit nefasta degli sprechi anche insalata, verdure, aglio e cipolle. Vale complessivamente 6,48 miliardi € lo spreco del cibo solo nelle nostre case, mentre con lo spreco di filiera, dai campi alle tavole, si arriva a quota 9.301.215.981 €. Lo spreco del cibo di filiera pesa al 26% in agricoltura, al 28% nell’industria e all’8% nella distribuzione.</p>
<p>Eppure, sempre <strong>in Italia, oltre 2,6 milioni di persone faticano a nutrirsi regolarmente</strong> a causa dell’aumento dei prezzi e dei rincari delle bollette e il 9,4% della popolazione versa in condizione di povertà assoluta.</p>
<p>Questi pochi dati sono però sufficienti per comprendere perché lo <strong>spreco alimentare</strong> sia riconosciuto come uno dei più gravi paradossi dell’attuale sistema di produzione del cibo. In un mondo dove ancora oggi la sicurezza alimentare non è garantita per tutti, <strong>se si riducessero le perdite o gli sprechi alimentari si potrebbe garantire più cibo per tutti</strong>, ridurre le emissioni di gas serra (lo spreco è responsabile del 10% di “inutili” emissioni di gas serra) e allentare la pressione sulle risorse naturali, in particolare il consumo di acqua e di suolo, per aumentare la sostenibilità dei nostri sistemi di produzione e delle nostre società.</p>
<p>Di qui, un INVITO PRESSANTE a ridurre gli sprechi alimentari: OGNUNO DI NOI FACCIA LA SUA PARTE! bastano pochi e semplici accorgimenti</p>
<ol>
<li>Acquista solo quello di cui hai bisogno</li>
<li>Considera la differenza tra &#8220;da consumare entro&#8221; e &#8220;preferibilmente entro&#8221;</li>
<li>Impara a riconoscere quando un alimento è ancora commestibile;</li>
<li>Usa quello che hai e conserva correttamente gli alimenti</li>
<li>Evita di portare in tavola porzioni troppo abbondanti</li>
<li>Condividi il cibo in più con gli altri</li>
<li>Congela o riutilizza gli avanzi, quando possibile</li>
<li>Tieni sempre sott’occhio frigo e dispensa e curane la “manutenzione”</li>
<li>Segui gli input dello stile mediterraneo</li>
<li>Contribuisci ad educare le nuove generazioni.</li>
</ol>
<p>Vedi: <a href="https://www.amaperbene.it/come-ridurre-gli-sprechi-alimentari/">https://www.amaperbene.it/come-ridurre-gli-sprechi-alimentari/</a></p>
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		<title>Carne sintetica e cibi del futuro</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carne-sintetica-e-cibi-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 09:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carne e uova]]></category>
		<category><![CDATA[IN PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo italiano, riunito nel Consiglio dei Ministri, ha vietato, con un disegno di legge del 28 marzo 2023, la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici in Italia. «È infatti vietato agli operatori del settore agroalimentare e a quelli del settore dei mangimi impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi, vendere, detenere &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo italiano, riunito nel Consiglio dei Ministri, ha vietato, con un disegno di legge del 28 marzo 2023, la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici in Italia.</p>
<p>«È infatti vietato agli operatori del settore agroalimentare e a quelli del settore dei mangimi impiegare nella preparazione degli alimenti, bevande e mangimi, vendere, detenere per vendere, importare, produrre per esportare, somministrare oppure distribuire per il consumo alimentare alimenti o mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati». Per chiunque disattenda tali disposizioni, il quadro sanzionatorio prevede multe comprese tra 10mila ed i 60mila euro ma che possono arrivare anche a coprire il 10% del fatturato dell&#8217;operatore che ha violato il divieto se superiore a 60mila euro».</p>
<p>Senza entrare nel merito delle polemiche politiche, proviamo a capire meglio l’intera problematica, dal come si ottiene la carne artificiale, a quali sono i suoi possibili benefici, quali le pecche e le possibili soluzioni alternative. Tutto questo anche in attesa di vedere se e in che misura la carne prodotta in laboratorio, per ora approvata per il consumo soltanto a Singapore e negli USA, rientrerà davvero tra i cibi del futuro.</p>
<p>Negli Stati Uniti la <em>Food and Drug Administration</em> (FDA) lo scorso novembre ha dato il via libera alla commercializzazione di <em>nuggets</em> (polpettine) di pollo coltivati in laboratorio. La cosiddetta <em>clean meat</em> è ottenuta da clonazione delle cellule staminali estratte dagli animali e poi riprodotte <em>in vitro</em>, senza macellazione. In America, e di conseguenza nel Mondo, questi prodotti artificiali stanno guadagnando consensi grazie al sostegno, anche in termini di investimenti, di chi, come Bill Gates, Jeff Bezos e Al Gore, punta sulla <strong>sostenibilità ecologica della carne di laboratorio</strong>.</p>
<p>La decisione della FDA, la prima per le cosiddette <strong>carni coltivate</strong>, conferma che il pollo cresciuto nei laboratori dell’azienda <em>Upside Foods</em> con sede in California sia un alimento sicuro per la salute dell’uomo; sono tuttavia necessarie ulteriori verifiche prima di procedere speditamente: ora l’azienda che produce il “<strong>pollo sintetico</strong>” dovrà sottostare ad una ispezione sia della carne prodotta sia dello stabilimento di produzione da parte del Servizio di sicurezza alimentare del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Perché è necessario sviluppare nuovi prodotti<br />
</em></strong>La FDA, nella nota del 16 novembre 2022, ha “incoraggiato” altre aziende a sviluppare alimenti e processi di produzione di cellule animali coltivate, sempre però garantendo il massimo della sicurezza alimentare e nel pieno rispetto delle leggi.</p>
<p>Secondo l’ultimo rapporto dell’ONU si prevede di raggiungere entro il 2050 la soglia di 10 miliardi di abitanti sul pianeta. 10 miliardi di bocche da sfamare, in un pianeta le cui risorse non sono infinite, non sono equanimemente distribuite, non sono ben utilizzate (incalcolabili gli sprechi!). Ad oggi, si contano ancora oltre 850 milioni di persone che soffrono di denutrizione distribuite in 55 Paesi: l’obiettivo delle Nazioni Unite è quello di raggiungere la sicurezza alimentare entro il 2030. Per riuscirci è indispensabile cambiare a livello globale l’attuale sistema di produzione alimentare che, purtroppo, è tra i maggiori responsabili di crisi climatica, inquinamento e riduzione della biodiversità nel pianeta. Ciò vuol dire anche che <strong>dalla coltivazione all’acquisto, ognuno è chiamato a fare la sua parte</strong>. Mentre la scienza è impegnata nella ricerca di soluzioni innovative, anche il consumatore finale può e deve iniziare a essere più consapevole del peso delle proprie abitudini alimentari.</p>
<p>La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per Alimentazione e Agricoltura) definisce in modo preciso ciò che ci si aspetta da un’<strong>alimentazione sostenibile</strong>: “<strong>deve avere basso impatto ambientale e contribuire alla salute e alla sicurezza alimentare, per il presente e per le generazioni future</strong>; garantire protezione e rispetto della biodiversità e degli ecosistemi, essere culturalmente accettabile, accessibile, economicamente conveniente, adeguata nel profilo nutritivo, ottimizzando nel contempo le risorse naturali e umane”. Una sfida tutt’altro che semplice!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Investimenti nell’agro-alimentare<br />
</em></strong>La continua crescita demografica ed economica del mondo è alla base dell’altrettanto continua crescita della domanda di prodotti alimentari, tant’è che tutto il contesto è al presente in assoluto uno dei più attenzionati da fondi di investimento specializzati. Si investe sempre di più nel settore “<strong>foodtech</strong>” e “<strong>foodscience</strong>”, cioè lo sviluppo di nuove tecnologie per la produzione del cibo, con la possibilità di realizzare alimenti attraverso coltivazione in laboratorio di cellule animali, per produrre la cosiddetta “<strong>carne coltivata</strong>” (che abbia gusto e consistenza della carne animale), oppure nell’utilizzo alternativo di vegetali in grado di “mimare”, in un certo senso, la carne animale. In tale direzione vanno ad esempio le scelte aziendali della <em>startup</em> israeliana Yumoja, le cui ricerche fino ad oggi erano rivolte al settore cosmetico, che ha trovato la soluzione per dare la giusta succosità ai prodotti che simulano la carne, e ha brevettato il primo “<strong>sangue vegetale</strong>” ottenuto dalla <strong>microalga Ounje</strong> (parola africana che significa letteralmente “cibo”).</p>
<p>Il Forum Economico Mondiale, insieme al WWF, ha stilato una lista dei 50 cibi del futuro, allo scopo di ispirare una maggiore varietà alimentare. I cibi sono stati scelti sulla base delle caratteristiche che meglio rispecchiano la definizione di dieta sostenibile, e fortunatamente anche sulla base del gradimento! La lista comprende alghe, cereali, legumi e germogli, cactus, radici e tuberi, frutta, verdura, semi, funghi. Niente cose avveniristiche, anzi, la parola d’ordine è il <strong>ritorno alla semplicità</strong>. In comune hanno solo una caratteristica: <strong>sono tutti cibi di origine vegetale</strong>.</p>
<p>Le fonti proteiche di origine vegetale sostengono il cambiamento verso il consumo di <strong>più piante e meno animali</strong>, i legumi arricchiscono il suolo in cui sono coltivati, i funghi hanno la capacità di crescere in aree inadatte ad altre piante commestibili. Fra i cibi suggeriti sicuramente l’attenzione è catturata dalle alghe: in Occidente siamo poco abituati al loro consumo, ma gli esperti prevedono che giocheranno un ruolo determinante. Per crescere infatti richiedono meno acqua e meno energia rispetto ad altre piante, e la loro coltivazione è definita “carbon-negative”: rimuovono CO<sub>2</sub> dall’ecosistema e sono responsabili per metà di tutta la produzione di ossigeno sulla Terra; possono essere ricche di proteine e il loro sapore può ricordare quello della carne. Ad esempio, alcuni tipi di <strong>cactus</strong> sono commestibili: immagazzinano acqua, e per questo sono in grado di crescere anche in presenza di clima arido, e hanno un ottimo contenuto di sostanze nutritive; foglie e fiori possono essere consumati crudi o cotti, e trasformati in succhi e marmellate. Ne è un esempio il <strong>fico d’India</strong>, diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo e, in provincia di Catania, protetto anche con il marchio DOP. Di questa pianta non si butta via niente: sono commestibili le pale, i petali dei fiori e ovviamente i frutti.</p>
<p>Mentre però la tecnologia va avanti, all’agricoltura viene richiesto di fare un passo indietro, poiché le monocolture e le coltivazioni estensive hanno causato desertificazione e impoverimento del terreno.</p>
<p>Di qui le perplessità di Coldiretti e Filiera Italia circa il via libera dato negli Stati Uniti ai “cibi sintetici” che potrebbe aprire la strada anche nell’Unione Europea, cui già sono pervenute le prime richieste di autorizzazione all’immissione in commercio che coinvolgono EFSA e Commissione UE. Contro tale possibilità è intervenuto – come accennato – il Governo Italiano che ha recepito le istanze e gli appelli delle organizzazioni agricole italiane, tutte contrarie, senza se e senza ma, al cibo sintetico. Per il Ministro Lollobrigida “<strong>il cibo sintetico rappresenta un mezzo pericoloso per distruggere ogni legame del cibo con la produzione agricola, con i diversi territori, cancellando ogni distinzione culturale, spesso millenaria, nell’alimentazione umana e proponendo un’unica dieta omologata, con gravissime ricadute sociali sui piccoli agricoltori</strong>”.</p>
<p>Va precisato che la stretta sugli alimenti sintetici approvata dal Consiglio dei Ministri non ha nulla a che vedere con l’autorizzazione (data a precise condizioni) alla messa in vendita delle <strong>farine di insetti</strong>, perché, pur non facenti parte della nostra cultura alimentare, <strong>sono pur sempre prodotti naturali</strong>. Per questo motivo mentre per le farine di insetti è bastato fissare regole commerciali (<strong>con precise indicazioni in etichetta, scaffali distinti nella grande distribuzione</strong>), per il cibo sintetico anche in base a un principio di precauzione l&#8217;idea di fondo è quella del divieto di produzione e commercializzazione. Pertanto, in questo caso la scelta se consumare o meno detti prodotti è demandata al consumatore, che deve far bene attenzione e leggere le etichette dei prodotti che acquista. Resta la considerazione che ogni imposizione nel caso di scelte alimentari è sempre da condannare, soprattutto se si vogliono propugnare alimenti di cui non si conoscono, né si possono del tutto escludere, possibili effetti negativi sulla salute umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Come si ottiene la carne coltivata<br />
</em></strong>La carne coltivata, che <strong>di sintetico non ha nulla </strong>perché non origina da un processo di sintesi chimica (pertanto è alquanto improprio parlare di carne sintetica!), è prodotta in laboratorio con tecniche, sfruttate da anni, della <strong>medicina rigenerativa</strong>: si parte da poche cellule staminali prelevate dai muscoli di animali adulti viventi (o cellule staminali pluripotenti da embrioni animali) che vengono coltivate all&#8217;interno di appositi bioreattori atti a costituire fibre e tessuti ed essere così utilizzate per la produzione di carne (<strong>ingegneria tissutale</strong>). Questa operazione può essere eseguita con qualunque specie ma per ora è stata sperimentata con bovini, maiali, tacchini, polli, anatre e pesci.</p>
<p>In particolare, le staminali estratte sono trasferite in un bioreattore (cioè un dispositivo che riproduce le condizioni ottimali di temperatura, aerazione e flusso di nutrienti per le colture cellulari, replicando quelle naturalmente presenti nel corpo degli animali, ndr) dove vengono fatte proliferare fino a raggiungere la concentrazione desiderata e differenziare in cellule muscolari. Dopo la differenziazione le cellule iniziano a formare minuscole fibre dette miotubi, le unità base delle fibre muscolari, che continuano a crescere in tessuto muscolo scheletrico se si forniscono le giuste condizioni. La struttura del prodotto carne dipende dalla durata e dalle condizioni di questo processo produttivo.</p>
<p>Per ottenere carne edibile, oltre a un ambiente adeguato servono due elementi di supporto: un siero che aiuti le cellule a moltiplicarsi e differenziarsi e una superficie &#8211; una sorta di impalcatura di sostegno (<em>scaffold</em> in inglese) sulla quale far orientare la crescita delle cellule e dar loro una struttura tridimensionale. Il mezzo di coltura ideale deve fornire nutrienti, ormoni e fattori di crescita, cioè proteine cruciali per stimolare la crescita e la proliferazione cellulare. Quello che funziona meglio (come per gran parte delle colture cellulari) contiene siero fetale bovino, ricavato dal sangue raccolto dal feto di bovine gravide durante il processo di macellazione &#8211; una condizione evidentemente non accettabile per vegetariani e vegani. Idealmente il mezzo di coltura non dovrebbe contenere sostanze derivate da animali, non solo per ridurre i costi ma anche per non venir meno all&#8217;obiettivo di rimpiazzare i prodotti animali convenzionali; allo scopo sono stati sviluppati altri mezzi di coltura che non contengano derivati animali, ma non sembrano adatti per tutti i tipo di colture cellulari e sono spesso meno efficienti in termini di crescita e sopravvivenza cellulare. Alternative allo studio includono cianobatteri, alghe, lieviti, funghi. Il supporto utilizzato per far moltiplicare le cellule può essere edibile (per esempio a base di amido o alginato, un prodotto ricavato dalle alghe) o venire rimosso una volta ottenuto il prodotto finale. Può funzionare come una spugna munita di pori attraverso i quali irrorare le cellule di tutti i nutrienti necessari.</p>
<p>In definitiva, pertanto, <strong>si tratta a tutti gli effetti di carne coltivata in laboratorio, il cui risultato finale è un prodotto che non è mai stato parte di un animale vivo pur essendo costituito al 100% da cellule animali</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La</em></strong><em> <strong>carne vegetale<br />
</strong></em>Da precisare che carne coltivata e <strong>carne vegetale</strong> non sono la stessa cosa; infatti per carne vegetale si intende <strong>un’intera categoria di alimenti, altamente proteici ma esclusivamente strutturati da ingredienti ricavati dal Mondo Vegetale</strong>.</p>
<p>La carne vegetale si produce a partire da piante e legumi. In particolare, si possono utilizzare piselli, fagioli, barbabietole, derivati della soia, amido di patate, olio di cocco. La quantità di proteine contenuta in questi alimenti è simile a quella presente nella carne. Spesso vengono aggiunte piccole quantità di vitamine e minerali.</p>
<p>L’obiettivo è quello di sostituire interamente gli ingredienti di origine animale secondo i criteri della <strong>filosofia vegana</strong>, apportando al tempo stesso un’alta percentuale proteica. Normalmente <strong>la carne vegetale non contiene glutine né colesterolo</strong>; ha però una quantità di acidi grassi saturi paragonabile a quella contenuta nella carne da allevamento, per cui non bisogna abusarne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Differenze tra carne artificiale e carne tradizionale<br />
</em></strong>Rispetto alla carne autentica proveniente da animali macellati, <strong>la carne artificiale</strong> ottenuta tramite biotecnologie alimentari <strong>non presenta sostanziali differenze organolettiche</strong> dal momento che trae origine da cellule e grasso animali, con addirittura la presenza di vasi sanguigni. Tuttavia, il <strong>gusto</strong> della carne prodotta in laboratorio, stando al giudizio dei pochi che al momento l’hanno potuta assaggiare, <strong>non è ancora assimilabile</strong> a quello della carne proveniente da allevamenti tradizionali, anche se i ricercatori stanno cercando (e prima o poi ci riusciranno!) di perfezionare caratteristiche della carne di laboratorio come colore, consistenza e sapore per renderle il più identiche possibile all’originale.</p>
<p>La grande differenza tra carne tradizionale e carne coltivata, al di là del metodo di produzione,  è l’<strong>assenza di ossa </strong>in quest’ultima: la carne artificiale è priva di osso e questo, pur aumentando la parte edibile di prodotto, può costituire un problema per l’utilizzo in cucina per determinate ricette (vedi in seguito).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La carne stampata<br />
</em></strong>La start-up israeliana MeaTech ha realizzato la bistecca prodotta in laboratorio più grande del mondo del peso di 104 g; questo prodotto è estremamente innovativo perché ottenuto grazie a tecniche sofisticate di <strong>stampa 3D</strong>; in particolare, si tratterebbe di carne vera e propria, di cui conserva sapore e consistenza rispetto all’originale. In particolare, un campione di cellule staminali è stato prelevato dai bovini; le cellule sono state fatte moltiplicare in laboratorio; al raggiungimento di una massa sufficiente sono state incorporate in bio-inchiostri utilizzati, quindi, per la stampa 3D. Il prodotto stampato è stato, infine, messo in un’incubatrice, e le cellule, una volta differenziate, hanno potuto maturare, andando a costituire la bistecca più grande di sempre pressoché identica all’originale.   Il debutto della bistecca sul mercato è, però, ancora lontano. Le autorizzazioni da ottenere sono, infatti, molte e l’obiettivo resta proporsi come competitivi anche a livello economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La carne prodotta in laboratorio è sicura per i consumatori?<br />
</em></strong>Prima di essere immessa sul mercato e venduta al pubblico, la carne coltivata deve superare tutti i tests previsti dalla normativa vigente per i prodotti innovativi; in primo luogo, bisogna dimostrare che il prodotto è sicuro tanto quanto le altre opzioni attualmente disponibili per i consumatori europei. Al momento, <strong>non ci sono studi scientifici a sufficienza</strong> che permettono di capire se e quali rischi ci sarebbero sul lungo termine nel mangiare carne coltivata in laboratorio, per cui saranno necessari altri studi prima di renderlo un cibo globale.</p>
<p>Nelle ultime ore si è registrata la posizione dell’Efsa (European Food safety Authority), che sul proprio sito ha scritto: “<strong><em>La carne coltivata e i frutti di mare coltivati potrebbero essere considerati una soluzione promettente e innovativa per contribuire al raggiungimento degli obiettivi per sistemi alimentari equi, sicuri, sani e rispettosi dell’ambiente</em></strong><em>. Tuttavia, il potenziale impatto ambientale e l’impatto sugli aspetti della sostenibilità devono essere valutati a fondo e la sicurezza deve essere stabilita</em>”. Al riguardo, non bisogna mai dimenticare che la scienza richiede tempo prima di stabilire vantaggi e svantaggi di un prodotto nuovo come la carne sintetica. Certamente, però, come sottolineato dall&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente, <strong>queste tecnologie possono aiutare a controllare la composizione della carne e renderla più salutare</strong>: il contenuto di grasso, ad esempio, potrebbe essere fissato ai livelli raccomandati e i grassi insalubri potrebbero essere sostituiti con i più salutari omega-3; così pure si potrebbero includere ingredienti aggiuntivi come le vitamine, e via dicendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Mangiare carne coltivata fa bene</em></strong>?<br />
La questione più importante riguarda gli effetti del consumo di carne artificiale sulla salute. Ebbene, la carne coltivata viene addizionata artificialmente con i nutrienti presenti nella carne tradizionale (proteine, ecc.) per ottenere un prodotto con valori nutrizionali paragonabili a quelli della carne animale vera e propria; però, nonostante questo impegno, l’impatto sul metabolismo umano sembra essere diverso da quello osservato consumando cibo naturale, che è un complesso sistema di sostanze e processi intrinsecamente collegati e interagenti fra loro: perdere il legame con la naturalità degli alimenti, secondo i nutrizionisti, rappresenterebbe uno svantaggio per la salute.</p>
<p>Inoltre è importante sottolineare che le carni prodotte artificialmente sono, al termine del ciclo di produzione, alimenti altamente processati, contenenti moltissimi additivi e conservanti e sottoposti a una lunga lavorazione industriale per poter conseguire l’aspetto e il gusto con cui vengono presentati. <strong>La carne proveniente da allevamenti di qualità</strong>, possibilmente italiani, con un sistema di controlli e rintracciabilità lungo tutta la filiera, <strong>resta</strong> quindi <strong>ancora la migliore carne possibile.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Quanto costa la carne prodotta in laboratorio?<br />
</em></strong>Il primo hamburger di carne coltivata mostrato in una conferenza stampa a Londra nel 2013, sarebbe risultato indigesto ai più: produrlo era costato 330.000 sterline (circa 375.000 euro). In questi anni però i costi si sono notevolmente ridimensionati: se nel 2008 produrre 250 grammi di carne coltivata costava circa un milione di dollari, nel 2015 si era già ridotto a 250mila euro; oggi il prezzo si dovrebbe aggirare intorno ai 10-15 euro, ma è destinato a scendere ulteriormente grazie all&#8217;innovazione tecnologica e la possibile produzione su vasta scala a livello mondiale, fino ad avere un costo inferiore a quello della carne normale (ca. 5€ al Kg).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Pro e contro della carne prodotta in laboratorio<br />
</em></strong>Grazie agli ultimi studi e novità in materia, i ricercatori sarebbero in grado di produrre ben 175 milioni di hamburger attraverso le cellule di una sola mucca e diverse sono le aziende che hanno in programma di entrare nel mercato (Finless, Foods, Mosa Meaths, Memphis Meat). Sicuramente, quando l’intero processo sarà completato ed il prodotto commercializzato, l’impatto sul settore sarà incommensurabile; si stima che entro cinque anni la carne coltivata potrebbe arrivare sul mercato, con effetti positivi sulla salute e sulla sicurezza alimentare, oltre che, come detto, sull’ambiente.</p>
<p>L&#8217;allevamento di animali da macello &#8211; occorre ricordare &#8211; è responsabile, da solo, del 14,5% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica, oltre a utilizzare circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. In contrapposto, secondo uno studio delle Università di Oxford e Amsterdam, i dati sull’impatto ambientale che dovrebbe avere la produzione della cosiddetta “culture meat” (carne in cultura) o “clean meat” dovrebbe portare ad una riduzione del 96% dell’immissione di gas serra e dell’utilizzo del suolo; risparmio dei consumi energetici del 45% e minor consumo idrico del 99%.  Senza considerare che l’impiego di carne coltivata ridurrebbe drasticamente la necessità di macellazione, perché basterebbe allevare pochi animali sani per fornire le cellule staminali necessarie.</p>
<p>Sicuramente quello che oggi appare difficile, col tempo sarà superato per cui sarà possibile riprodurre perfettamente le caratteristiche organolettiche come gusto, odore, consistenza e valori nutrizionali (vedi introduzione della vitamina B12) della carne tradizionale.  Ad alcune cose bisognerà comunque abituarsi; ad esempio, la carne sintetica non prevede tessuti di scarto come le ossa e quindi alcune pietanze andrebbero a scomparire, come le coscette di pollo. Infine non si può ignorare l’impatto che la carne sintetica avrebbe sugli allevamenti tradizionali e non intensivi, oggi utili per il mantenimento di razze autoctone e pulizia di boschi e foreste.</p>
<p>Un altro vantaggio della carne sintetica è la minore probabilità di contaminazione da parte di parassiti e batteri e di sviluppare infezioni virali e micosi. Inoltre, grazie all’ambiente rigorosamente controllato, la produzione di carne coltivata riduce l’impiego di sostanze chimiche come i farmaci veterinari (ma potrebbe richiedere l’uso di ormoni della crescita).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Altri provvedimenti sui cosiddetti cibi sintetici</em></strong><strong><em>.<br />
</em></strong>E’ doveroso precisare che la decisione adottata dal Governo italiano sullo stop ai cibi sintetici non è stata presa sulla base di elementi scientifici o di qualche prova circa la pericolosità o dannosità per la salute dell’uomo di alimenti e mangimi sintetici – nel testo si parla di carne, pesce, latte e mangimi artificiali -; in altri termini, <strong>si tratta di un provvedimento adottato quando ancora mancano elementi importanti per prendere decisioni che siano informate e definitive. </strong>Si tratta pertanto di una decisione adottata non perché non garantiscono qualità e benessere ma &#8211; come affermato &#8211; per <strong>tutelare la cultura alimentare e la tradizione enogastronomica italiana</strong>,</p>
<p>L’iniziativa partita dal ministro dell&#8217;Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, fa parte di una più ampia strategia che comprende anche il contrasto ad alimenti come le farine di insetti, grillo, larve e locuste in particolare. La commercializzazione di questi prodotti si à dovuta autorizzare, seppure inserendo nel decreto precisi “paletti” e quindi a determinate condizioni. E’ di questi giorni l&#8217;annuncio di alcune attività che metteranno in commercio prodotti realizzati con farine derivate da insetti, grilli in particolare. Del resto, l&#8217;entomofagia è radicata e praticata abitualmente in diverse regioni del mondo; secondo la Fao interessa oltre 2 miliardi di persone al mondo.</p>
<p>I quattro decreti il 23 marzo 2023 prevedono che detti prodotti possano essere venduti nei supermercati, tenuti in scaffali dedicati, con chiara indicazione in etichetta dei livelli massimi previsti; tali provvedimenti, che hanno visto l&#8217;intesa ieri in Conferenza Stato-Regioni, contengono specifiche indicazioni da riportare in etichetta per tutti i prodotti e preparati destinati al consumo umano ottenuti tramite l&#8217;utilizzo di <em>Acheta domesticus</em> (grillo domestico), larva di <em>Tenebrio molitor</em> (larva gialla della farina), larva di <em>Alphitobius diaperinus</em> (verme della farina minore) e <em>Locusta migratoria</em>.</p>
<p>Alla base dei provvedimenti firmati oggi vi è – come accennato &#8211; il principio della trasparenza su cui si fonda la <strong>capacità di scelta dei consumatori</strong>, che devono sapere come un prodotto è stato realizzato, da dove proviene e con cosa è fatto, per esser liberi di utilizzarlo o meno. Chi acquista prodotti a base di farine di insetti deve infine considerare che incombe sempre un rischio di allergia al momento non quantizzabile.</p>
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