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	<title>galattosio Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Gomma karaja &#124; Sterculia urens Roxb.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gomma-karaja-sterculia-urens-roxb/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 16:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido glucoronico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gomma karaja è  un polisaccaride naturale ottenuto dalla scorza dell&#8217;albero Sterculia Urens, pianta appartenente alla famiglia delle Malvaceae che cresce in India. Sterculia è un genere di alberi e arbusti tropicali dalle grandi foglie simili a quelle dei castagni. Il nome deriva dal dio romano Sterculio e allude all&#8217;odore sgradevole dei fiori. In genere &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>gomma karaja</strong> è  un polisaccaride naturale ottenuto dalla scorza dell&#8217;albero <em>Sterculia Urens</em>, pianta appartenente alla famiglia delle <em>Malvaceae</em> che cresce in India.</p>
<p><em>Sterculia</em> è un genere di alberi e arbusti tropicali dalle grandi foglie simili a quelle dei castagni. Il nome deriva dal dio romano Sterculio e allude all&#8217;odore sgradevole dei fiori. In genere sono piante caducifoglie, che perdono le foglie durante la stagione secca. Le foglie sono piuttosto grandi, generalmente ovali o lobate. La disposizione delle foglie sui rami è variabile; in alcune specie hanno una caratteristica disposizione verticillata. I fiori, raccolti in infiorescenze, sono privi di veri petali; il calice ha però 5 lobi colorati che hanno l&#8217;apparenza di petali. Il loro odore sgradevole ha dato nome al genere. I frutti sono grossi follicoli, cioè frutti secchi che si aprono a maturità liberando i semi (tipicamente 5-6, in alcune specie anche uno solo).</p>
<p>Il genere <em>Sterculia</em> è rappresentato, allo stato spontaneo, nelle regioni tropicali e temperato-calde dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Oceania e delle Americhe. Una pianta utile per bonificare e rimboschire terre nude e rocciose. La massima diversificazione di specie si ha in India e in Cina.</p>
<p>La pianta è ricca di <strong>polisaccaridi</strong> quali <strong>galattosio, ramnosio e acido glucoronico</strong>.</p>
<p>La gomma di karaya agisce aumentando il volume della massa che transita all&#8217;interno dell&#8217;apparato digerente. Attraverso questo meccanismo la sua assunzione <strong>stimola l&#8217;intestino a eliminare le feci</strong>, favorendo i movimenti intestinali. Per questo motivo <strong>la gomma karaya viene utilizzata come lassativo</strong> e la sua assunzione viene proposta principalmente in caso di costipazione. Inoltre è riportato l&#8217;uso della gomma guaraya come afrodisiaco, per aumentare il desiderio sessuale.</p>
<p>Nella realtà è possibile che l&#8217;assunzione di gomma di karaya sia davvero un rimedio efficace in caso di costipazione, anche se non risulta che l&#8217;Efsa (l&#8217;Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia autorizzato alcun claim che certifichi i possibili benefici derivanti dal suo utilizzo. Non ci sono nemmeno prove sufficienti a confermare i supposti effetti afrodisiaci di questo rimedio naturale.</p>
<p>Da alcune specie di Sterculia (particolarmente <em>S. urens</em> e <em>S. scaphigera</em>) si ricava la <strong>gomma sterculia</strong> (o <strong>gomma karaya</strong>), usata come <strong>additivo alimentare</strong> (<strong>E416</strong>): è un composto con funzione <strong>addensante, stabilizzante ed emulsionante</strong>. Altre parti della pianta hanno virtù medicinali (<strong>lassative</strong>).</p>
<p><em>Sterculia foetida</em> e qualche altra specie sono utilizzate per <strong>alberature stradali</strong> nei climi adatti.</p>
<p>La corteccia può essere facilmente strappata dall&#8217;albero e produce una fibra utile per la fabbricazione di stoffe e corde. Anche il legno viene talvolta utilizzato.</p>
<p><strong>L&#8217;assunzione di gomma karaya potrebbe interferire con quella di farmaci</strong> assunti per via orale in quanto le mucillagini presenti al suo interno sono presenti potrebbero ridurre l&#8217;assorbimento dei principi attivi. Per questo è bene assumere gomma di karaya almeno a un&#8217;ora di distanza da eventuali farmaci o medicinali che prevedono l&#8217;assunzione per via orale. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico.</p>
<p>Il trattamento a base di gomma karaya è considerato sicuro per la maggior parte delle persone. Tuttavia è bene ricordare che la sua assunzione deve essere accompagnata da quella di <strong>abbondanti quantità di liquidi</strong>. In caso contrario il rischio che si corre è quello di ritrovarsi alle prese con un&#8217;<strong>ostruzione intestinale</strong>. Inoltre è bene ricordare che come molti altri lassativi anche la gomma karaya è <strong>controindicata proprio in caso di blocchi intestinali</strong>.</p>
<p>Attualmente non si hanno molte informazioni sulla sicurezza dell&#8217;assunzione di gomma karaya durante la gravidanza e l&#8217;allattamento. Per evitare rischi è bene consultare il proprio medico o il pediatra prima di assumerla.</p>
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		<title>Noni &#124; Morinda citrifolia L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/noni-morinda-citrifolia-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 14:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[acido deacetilasperulosidico]]></category>
		<category><![CDATA[acido glucuronico]]></category>
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		<category><![CDATA[arabinosio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Noni o gelso indiano è una pianta appartenente alla famiglia delle Rubiaceae. È conosciuta anche come nonu, nono, bumbo, lada, munja, e Canary wood. Il nome latino del genere, Morinda, deriva dalla fusione delle due parole Morus (Gelso) e India; l&#8217;epiteto specifico, citrifolia, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Noni</strong> o <strong>gelso indiano</strong> è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Rubiaceae</em>. È conosciuta anche come <strong>nonu, nono, bumbo, lada, munja, e <em>Canary wood</em>.</strong></p>
<p>Il nome latino del genere, <em>Morinda</em>, deriva dalla fusione delle due parole <em>Morus</em> (Gelso) e <em>India</em>; l&#8217;epiteto specifico, <em>citrifolia</em>, allude alle foglie, che hanno una certa somiglianza con quelle del limone (<em>citrus</em>). Il nome comune più usato, noni, è invece di origine polinesiana.</p>
<p>Il noni è un piccolo albero sempreverde, con altezza di solito compresa tra 3 e 6 m (eccezionalmente fino a 10). Le foglie sono ellittiche o ovate e piuttosto grandi (da 20 a 45 cm). I fiori sono &#8220;perfetti&#8221;, contengono cioè sia l&#8217;apparato maschile (polline) che femminile (ovario); essi sono forniti di 5 petali (anche 6) e sono riuniti in infiorescenze globose. Quando i fiori appassiscono e cadono, lasciano sulla massa sottostante delle cicatrici chiamate &#8220;<strong>occhi</strong>&#8220;, circondate da una marcatura pentagonale o esagonale (a seconda di quanti petali aveva il fiore). Ciò che viene chiamato <strong>frutto è in realtà un sincarpo</strong>, cioè la fusione di molti piccoli frutti in un&#8217;unica massa (come accade per le more di gelso).</p>
<p>I frutti del Noni nascono sullo stesso ramo in tempi successivi per cui si possono avere dei frutti maturi, frutti acerbi, frutti in fiore e boccioli che daranno origine a nuovi frutti. Il Noni è una delle poche piante che produce fiori in presenza del frutto e produce frutti in tutti i mesi dell&#8217;anno.</p>
<p>Il frutto del Noni, attraverso le sue fasi di maturazione, assume un colore verdastro che man mano tende al giallo per diventare giallo biancastro e traslucido nella piena maturazione. Quando è maturo, è lungo 5–10 cm, è tenero ed esala un odore sgradevole, che richiama alla mente l&#8217;odore del formaggio maturo.</p>
<p>Si ritiene che la diffusione del Noni in un&#8217;ampia area geografica sia dovuta alla particolarità dei semi che, dotati di una sacca d&#8217;aria, possono galleggiare sull&#8217;acqua per mesi restando vitali e, portati dalle correnti, possono percorrere grandi distanze.</p>
<p>Le radici hanno una forte capacità di espandersi lateralmente. Nelle Hawaii si trovano spesso piante che affondano le loro radici nella roccia lavica solidificata e sprofondano negli anfratti per trovare nutrimento ed acqua.</p>
<p>La <em>Morinda citrifolia</em> è originaria del sud-est asiatico, tropicale e temperato-caldo, dall&#8217;India fino a Taiwan e fino all&#8217;Australia settentrionale; oggi prospera in tutto il mondo, soprattutto in tutta la fascia tropicale: nei Caraibi, in Polinesia, in Africa, in India ecc. Il massimo centro di coltivazione è la Polinesia, in particolare Tahiti.</p>
<p>Il Noni viene impiegato da diversi secoli per scopi alimentari, ma tale uso è sempre stato scoraggiato dall&#8217;<strong>odore sgradevole </strong>(<strong>di formaggio</strong>). Le parti principalmente utilizzate in ambito culinario sono i frutti maturi (crudi e cotti), le foglie ed i semi arrostiti.</p>
<p>Le foglie del Noni vengono usate anche come alimento per gli animali domestici e per i bachi da seta (India). A Porto Rico i frutti vengono usati come alimento per i maiali.</p>
<p>La corteccia del Noni contiene un pigmento rosso e le radici contengono un pigmento giallo; entrambi sono usati, con minori rese di altre specie del genere Morinda, per la produzione di coloranti per tessuti e pellami.</p>
<p>Il legno è utilizzato, come il legno di altre specie arboree, per costruzioni, legna da ardere, sculture ecc.</p>
<p>Dai semi si ricava un <strong>olio repellente per gli insetti</strong>.</p>
<p>Molte delle proprietà del Noni sono da attribuire all&#8217;enzima <strong>xeronina</strong>, un importante componente della membrana cellulare <strong>che esercita un&#8217;azione rigenerativa e riparatrice sulle cellule danneggiate</strong> e regola la funzione delle proteine.</p>
<p>Il succo conferisce energie e <strong>combatte la debolezza</strong>, perché gli enzimi in esso contenuti favoriscono l&#8217;assimilazione degli aminoacidi, delle vitamine e dei sali minerali. Il Noni <strong>stimola anche la secrezione delle endorfine e della serotonina</strong>, migliorando l&#8217;efficienza mentale e il tono dell&#8217;umore. Il Noni, inoltre ha le seguenti proprietà:</p>
<ul>
<li>Produce effetti unici antidolorifici ed antinfiammatori.</li>
<li>Regola la funzione cellulare e la rigenerazione cellulare delle cellule danneggiate.</li>
<li>Elimina e lotta contro molti tipi di batteri, come <em> Coli</em>.</li>
<li>Stimola la produzione delle cellule T nel sistema immunitario (le cellule T svolgono un ruolo chiave nello sconfiggere ed annientare le malattie).</li>
<li>Inibisce la crescita dei tumori.</li>
<li>Ha proprietà adattogeniche.</li>
</ul>
<p>I <strong>costituenti più importanti</strong> del Noni sono:</p>
<ul>
<li><strong>Vitamine e minerali</strong>: il Noni è ricco di vitamina A e C, fondamentali per il nostro corpo, in quanto sono entrambe coinvolte in numerose attività biochimiche. In particolare, il succo è una buona fonte di vitamina C (o acido ascorbico), importante per il sistema immunitario e per l’azione antiossidante. Inoltre, il frutto di Noni contiene minerali come magnesio, ferro, potassio, selenio, zinco, calcio, sodio, rame e zolfo.</li>
<li><strong>Proxeronina e xeronina</strong>: la proxeronina è un alcaloide e rappresenta un precursore della xeronina. Quest&#8217;ultima sostanza è implicata in un gran numero di processi biochimici e sembra prendere parte al metabolismo delle proteine. Inoltre, favorisce l&#8217;assorbimento a livello intestinale di minerali, aminoacidi e vitamine, assunti con l&#8217;alimentazione.</li>
<li><strong>Cumarine</strong>: sono sostanze naturali con funzioni anticoagulanti, flebotoniche, antispasmodiche ed antibatteriche. La <strong>scopoletina </strong>è tra le principali cumarine presenti. Questa ha dimostrato di possedere un&#8217;attività epatoprotettiva ed un effetto <strong>adattogeno</strong>. La scopoletina protegge il sistema cardiocircolatorio, normalizza la pressione sanguigna, esercita un&#8217;azione antinfiammatoria ed antistaminica.</li>
<li><strong>Terpeni e terpenoidi</strong>: i terpeni svolgono un&#8217;azione antiossidante contrastando i radicali liberi. Nel Noni sono presenti: l&#8217;<strong>eugenolo</strong> (antisettico e anestetico), il <strong>beta-carotene </strong>(precursore della vitamina A) e l&#8217;<strong>acido ursolico</strong>. I terpenoidi sono composti correlati ai terpeni e possiedono importanti <strong>proprietà antiossidanti</strong>.</li>
<li><strong>Polisaccaridi</strong> (<strong>acido glucuronico</strong>, <strong>arabinosio</strong>, <strong>galattosio</strong>): sono polimeri costituiti da monosaccaridi che possono agire come immunostimolanti.</li>
<li><strong>Serotonina</strong>: è un neurotrasmettitore che svolge a livello del sistema nervoso centrale un ruolo importante nella regolazione dell&#8217;umore, del ritmo sonno-veglia, dello stimolo della fame e della termoregolazione. La serotonina influenza la percezione del dolore e stimola la biosintesi della melatonina. Infine, l&#8217;effetto sinergico di scopoletina, serotonina e xeronina è in grado di stabilizzare anche i valori della glicemia.</li>
<li><strong>Damnacantale</strong>: è un alcaloide che incrementa le difese immunitarie stimolando la produzione di macrofagi e sembra avere un&#8217;azione inibitrice su alcune cellule pre-cancerogene.</li>
<li>Altre importanti <strong>sostanze fitochimiche</strong> contenute nel Noni sono: <strong>antiossidanti, acido deacetilasperulosidico, niacina</strong> (vitamina B3), <strong>caroteni, acido linoleico, acido caprilico e caproico, antrachinoni, flavonglicosidi, alcaloidi, beta-sitosterolo, flavonoidi, catechina, aminoacidi, proteine, carboidrati, fibre, fruttosio</strong>.</li>
</ul>
<p>Tutti questi elementi aiutano a migliorare e potenziare le prestazioni del nostro sistema immunitario, oltre a conferire molte altre proprietà come ad esempio di tipo analgesico, sedativo e antinfiammatorio.</p>
<p>Tradizionalmente i <strong>guaritori indigeni della Polinesia</strong> preparavano un succo utilizzando i frutti maturi che venivano lasciati fermentare al sole per lunghi periodi. Ancora oggi talune aziende seguono l&#8217;antico e tradizionale metodo di fermentazione per produrre <strong>succo di Noni</strong>. Questo sarebbe in grado di stimolare il sistema immunitario, grazie alla presenza dell&#8217;<strong>acido deacetilasperulosidico</strong>, che è spesso compromesso da un&#8217;alimentazione squilibrata e dalle negative ricadute dello stress, per cui è la causa originale di moltissime malattie; e favorirebbe inoltre la produzione di melatonina e serotonina. Il succo avrebbe anche altri effetti benefici, contenendo, in forma non concentrata, la maggior parte dei principi officinali presenti nel frutto. Nel 2003 la Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione del succo di Noni in Europa come &#8220;<strong>nuovo ingrediente alimentare</strong>&#8220;. Nel corso del procedimento che ha portato a questa decisione, il Comitato Scientifico per i Prodotti Alimentari ha rilasciato un parere favorevole, rilevando però che <strong>non ci sono prove di &#8220;particolari effetti benefici del succo di Noni, superiori a quelli di altri succhi di frutta</strong>&#8220;.</p>
<p>La Morinda citrifolia può essere <strong>controindicata in caso di problemi ai reni, livelli elevati di potassio e malattie epatiche</strong>. Inoltre non deve essere assunta durante la gravidanza: è stata utilizzata per indurre aborti.</p>
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		<title>Epimedio &#124; Epimedium alpinum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/epimedio-epimedium-alpinum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 14:46:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido galatturonico]]></category>
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		<category><![CDATA[epimedio alpino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;epimedio alpino (Epimedium alpinum L.) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Berberidacee, una specie dell&#8217;Europa sudorientale con areale centrato sull&#8217;area carpatico-danubiana, presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia settentrionale salvo che in Val d&#8217;Aosta, Liguria ed Emilia-Romagna; è dotata di rizoma sotterraneo dal quale emerge il fusto eretto, alto 10-40 cm.; foglie biternate; lamine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>epimedio alpino </strong> (<em>Epimedium alpinum </em>L.) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Berberidacee, una specie dell&#8217;Europa sudorientale con areale centrato sull&#8217;area carpatico-danubiana, presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia settentrionale salvo che in Val d&#8217;Aosta, Liguria ed Emilia-Romagna; è dotata di rizoma sotterraneo dal quale emerge il fusto eretto, alto 10-40 cm.; foglie biternate; lamine picciolate, ovato-cuoriformi, con margine spinuloso-dentato ed apice acuminato, lunghe anche oltre 12 cm. Dalla base si diparte un racemo peloso e rado, portante i fiori, posti su peduncoli di circa 1 cm; i fiori sono quadrifidi con sepali rossi, petali gialli e quattro stami. Fiorisce in marzo-aprile.</p>
<p>Il nome generico, usato dal botanico italiano Luigi Anguillaria (1571-1570) nella sua unica pubblicazione “Semplici” (Venezia, 1561) è di etimologia incerta; alcuni suppongono provenga dal fatto che gli E. furono trovati allo stato spontaneo in Media. Epimedio dal greco &#8220;epí&#8221; su, sopra e &#8220;médium&#8221; genere vegetale; <em>alpinum</em> =   delle Alpi, alpino.</p>
<p>In Italia è l&#8217;unica specie di <em>Epimedium </em>presente; la gran parte delle specie sono asiatiche; si trova nel nord fino all&#8217;Emilia-Romagna dai 100 ai 1000 m. Cresce in boschi e boscaglie di latifoglie decidue, nel sottobosco di querco-carpineti e castagneti, più raramente in faggete termofile, su suoli piuttosto freschi ma ben drenati, ricchi in sostanza organica, dalla fascia planiziale a quella montana inferiore.</p>
<p>L’Epimedio contiene:</p>
<ul>
<li><strong>flavonoidi</strong>, responsabili principalmente dell&#8217;attività antiossidante e cardioprotettiva (capacità di controllare il danno citologico indotto dalle specie reattive dell&#8217;ossigeno o dall&#8217;ipossia a carico dei miocardiociti) attribuita a questa pianta.</li>
<li><strong>polisaccaridi</strong> dotati di attività biologica; la quota di polisaccaridi presenti nell&#8217;<em>Epimedium</em> si attesta tra il 19% ed il 31%; prevalgono monosaccaridi come il mannosio, il glucosio, il 6-deossimannosio, il galattosio, l&#8217;arabinosio e l&#8217;acido galatturonico. Oltre al ruolo evidentemente energetico, sarebbero responsabili delle proprietà antimicrobica ed immunoprotettiva, antiossidante indiretta e diretta.</li>
<li><strong>vitamina C </strong>efficace sia nel coadiuvare la funzione antiossidante sia nel contribuire alle capacità ergogeniche e metaboliche tipiche dell&#8217;acido ascorbico; l&#8217;associazione della vitamina C e dei flavonoidi presenti in <em>Epimedium</em> può determinare un abbassamento dei livelli sierici di colesterolo e trigliceridi, una riduzione del danno endoteliale, ed un maggior contributo protettivo nei confronti dei danni indotti dalle specie reattive dell&#8217;ossigeno;</li>
<li><strong>icariina</strong>, il principio attivo dotato di maggiore potere fitoterapico e principale responsabile dell&#8217;azione antiossidante, neuroprotettiva, osteoprotettiva, cardioprotettiva e rinvigorente dell&#8217;<em>Epimedium</em>.</li>
</ul>
<p>Tale attività è stata generalmente attribuita a due meccanismi differenti, uno di tipo nervoso &#8211; per il quale <strong>l&#8217;icariina potrebbe migliorare le proprietà di conduzione nervosa periferica</strong>, rinvigorendo strutturalmente tali nervi e proteggendoli dall&#8217;azione ossidante di varie specie chimiche &#8211; ed uno di tipo emodinamico, che attribuisce a questo principio attivo la capacità di incrementare la produzione locale di ossido nitrico, aumentando pertanto il flusso vascolare locale.</p>
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		<title>Lino &#124; Linum Usitatissimum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lino-linum-usitatissimum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 18:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: Linum usitatissimum ovvero «lino comunissimo». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (semi di lino). Il lino (Linum Usitatissimum] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La molteplicità di utilizzi di questa pianta è evidente già dal suo nome latino: <em>Linum usitatissimum</em> ovvero «<strong>lino comunissimo</strong>». Della pianta è possibile usare sia le fibre degli steli sia i grani (<strong>semi di lino</strong>).</p>
<p>Il <strong>lino </strong>(<em>Linum Usitatissimum</em>] è una pianta erbacea annuale, con radice fittonante, esile e poco ramificata. Il fusto, alto 40-110 cm, è sottile, eretto, ramificato nelle varietà da seme, meno in quelle da fibra. Le foglie sono sessili, intere, allungate, glabre, alterne, raramente opposte. I fiori, solitari o riuniti in corimbi, sono formati da 5 sepali, 5 petali di color azzurro, bianco o violaceo, 5 stami saldati alla base e da un ovario pentaloculare con 5 stili saldati alla base. Sono prettamente a fecondazione autogama. Il frutto è una capsula pentarcapellare con carpelli biloculari. Ogni loggia contiene un seme, oviforme, lunato, oleaginoso, di colore giallo-bruno o verdastro.</p>
<p>La pianta, probabilmente tra le prime ad essere utilizzata a scopo terapeutico, ha origine indiane; in passato è stato vastamente utilizzato da Egizi, Greci e Romani. Nella zona mediterranea le prove di coltivazione risalgono a ben 6.000 anni fa. Cresce nelle zone con clima mite. In paesi più freddi si ottiene la miglior produzione di fibra di lino, in particolare in Russia, Francia, Paesi bassi e Romania.</p>
<p>Il nome “Linum” deriva dalla famiglia a cui appartiene “<em>Linaceae</em>” che proviene dal greco “<em>lìnon</em>” (filo) che successivamente divenne “<em>linum</em>” in latino e “lino” in italiano. Mentre il termine “<em>usitatissimum</em>” deriva dal latino ed è il superlativo di “<em>usitatus</em>” ovvero “usuale, comune” e quindi “comunissimo”.</p>
<p>Il lino viene coltivato per il seme o per la fibra (per produrre tessuti, carta, cordame). La raccolta dei semi di lino avviene quando le capsule si scuriscono, mentre per il lino da fibra il periodo migliore è quando perde le foglie basali e il fusto si ingiallisce.</p>
<p>Il lino è la pianta che si dice abbia la più lunga tradizione nella <strong>produzione di abbigliamento</strong>. Ciò avveniva già nel Neolitico e ancora oggi è considerato un materiale molto nobile e naturale che viene spesso utilizzato per l&#8217;abbigliamento estivo. Inoltre, le fibre sono utilizzate anche per materiali isolanti, per l&#8217;imbottitura di mobili, per la tela, per rivestire le copertine dei libri e anche come materiale per la tomaia di scarpe leggere.</p>
<p>I semi, maturi ed essiccati, contengono acidi grassi (<strong>acido linoleico </strong>&#8211; capostipite degli ω6 (25%)<strong> -, acido alfa-linolenico &#8211; </strong>capostipite degli ω3 (&gt; 50%) -,<strong> acido oleico</strong>), <strong>proteine e mucillagini </strong>(arabinosio, galattosio, ramnosio, xilosio, acido mannuronico e acido galatturonico), fosfatidi, <strong>triterpeni</strong> e <strong>steroli</strong>. Contengono inoltre una piccola percentuale di <strong>glucosidi cianogenetici</strong> (1%] (<strong>neolinustatina</strong>, <strong>linustatina</strong>) che in piccola parte vengono trasformati in <strong>tiocianato</strong>, tossico solo ad alte dosi, e composti noti come <strong>lignine</strong>. Queste vengono metabolizzate in composti (<strong>enterolattone</strong> ed <strong>enterodiolo</strong>) che hanno la capacità di legare il recettore degli estrogeni, ma non è chiaro se svolgano azione agonista od antagonista. Comunque, questa capacità di legame potrebbe modulare l&#8217;effetto di farmaci per la terapia ormonale (tamoxifene, raloxifene, etc.).</p>
<p>Dai semi di lino si ricava la farina e l’olio, utilizzati per preparare diverse pietanze e ricette. Esistono due principali varietà di semi di lino: gialli (detti <em>golden</em>) e marroni. La maggior parte delle varietà presenta simili caratteristiche nutrizionali, incluse analoghe concentrazioni di omega tre.</p>
<p><strong>L&#8217;olio dei semi viene utilizzato come ingrediente cosmetico in gel, oli per capelli e saponi</strong> oppure somministrato per via orale viene tradizionalmente fatto per sfruttarne <strong>l’azione dolcemente lassativa</strong>. La destinazione principale dell’olio è tuttavia quella industriale, per la fabbricazione di colori, vernici, inchiostro da stampa, linoleum, emulsioni. Questo grazie al fatto che a contatto con l’aria, in seguito all’assorbimento dell’ossigeno, l’olio di lino indurisce ed essicca rapidamente.</p>
<p>Dall’estrazione dell’olio residua un panello che presenta un contenuto proteico intorno al 40% e viene destinato all’alimentazione zootecnica. Anche le capsule residuate possono essere impiegate in mangimistica.</p>
<p>Da considerare il fatto che le fibre di lino possono alterare l&#8217;assorbimento di farmaci, in particolare warfarina e digitale, per azione delle mucillagini, che li legano irreversibilmente rendendoli inassorbibili, così come quello di vitamine e minerali. Di conseguenza il lino dovrebbe essere assunto due ore prima o due ore dopo l&#8217;assunzione di altri prodotti (farmaci, vitamine o minerali).</p>
<p>Il lino ha inoltre la capacità di ridurre i livelli serici di colesterolo, trigliceridi e LDL perché lega gli acidi biliari del tratto intestinale interferendo con il riassorbimento dei grassi. Tale blocco del riassorbimento rende le feci più morbide e mobili. Viene quindi sconsigliata l&#8217;assunzione contemporanea di lassativi per evitare un potenziamento del loro effetto farmacologico.</p>
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