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	<title>Fondazione Pascale Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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	<title>Fondazione Pascale Archivi - amaperbene.it</title>
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		<title>La Corte dei Conti sul Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-corte-dei-conti-sul-centro-ricerche-in-oncologia-pediatrica-di-mercogliano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2007 23:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli Significativi]]></category>
		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[ASL]]></category>
		<category><![CDATA[C'era una volta il CROM]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle pagine più brutte della storia del Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano (AV) è stata purtroppo scritta dall’ing. Sergio Florio, 57 anni, “liberal di centro destra” (sostenitore dell’on.le Antonio Martusciello), proveniente dalla ASL2 di Avellino ma nato a Napoli da «padre piemontese».  Nominato dal neo-ministro della Sanità Girolamo Sirchia, professionista più che accreditato per aver ricoperto importanti ruoli presso aziende sia pubbliche che private con riscontri positivi, l’ing. Sergio Florio si insediava alla guida dell’Istituto Pascale (INT), al posto di Alfonso Barbarisi, il 6 luglio 2001. Purtroppo erano molte le cose che non conosceva circa la istituzione che era venuto a dirigere, l’ambiente, il personale; lati buoni, lati cattivi, ma soprattutto lati oscuri.</p>
<p>Appena insediato, l’ing. Florio rilevava una serie di nodi da sciogliere per uscire dalla gestione commissariale, a cominciare dai dati contabili certificati mancanti da una decina d’anni. Invero, la gravità della situazione generata dal <strong>grave disordine amministrativo-contabile</strong> era stata segnalata dal dottor Giorgio Di Dato, ispettore del Ministero del Tesoro, che avendo preso in esame la gestione dell’Istituto Pascale dal 1990 al 1994 aveva messo in evidenza ben 126 contestazioni alla gestione amministrativa dell’Istituto; stante la gravità dei contenuti il verbale di ispezione era stato trasmesso al Ministro del Tesoro,  al Ministro della Sanità, oltre che alla Procura della Repubblica di Napoli e a quella regionale della Corte dei Conti fin dal il 2 ottobre 1995, per l&#8217;accertamento delle responsabilità dei competenti amministratori e revisori contabili.</p>
<p>Su sollecitazione di Florio, il PM della Procura di Napoli Maria Cristina Ribera, avviava le indagini e convocava per il 21/11/2002 ben venti indagati per truffa e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sui mancati bilanci amministrativi del Pascale.</p>
<p>Si apriva così uno pei periodi più bui per la Fondazione, con collaboratori della Procura appartenenti a tutti i ruoli ed a tutte le armi in giro per l’Istituto, a cercare prove, sequestrare documenti, e via dicendo, con blocco sostanziale delle attività.</p>
<p>Errore imperdonabile commesso dall’ing. Florio aver coinvolto nell’indagine il nascente Centro di Ricerche Oncologiche in Pediatria di Mercogliano (CROP). L’errore era imperdonabile perché l’ing. Florio non aveva assunto sufficienti informazioni sul progetto e sull’opera, informazioni facilmente acquisibili da un semplice colloquio con il Direttore Scientifico dell’INT e responsabile scientifico del CROP.</p>
<p>Sergio Florio proveniva dalla ASL di Avellino, e non aveva alcuna esperienza di IRCCS che occupano un posto ben definito e specifico nella organizzazione del SSN ed hanno una specifica normativa. A dire il vero anche gli alti funzionari della Regione hanno a lungo ignorato la natura giuridica dell’Istituto, assimilato alle fondazioni religiose e non già alle Aziende Sanitarie Locali (ASL).</p>
<p>Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sono stati istituiti per creare un trait-d’union tra gli Enti di Ricerca e le Università, deputati appunto alla ricerca e formazione, e le Aziende Sanitarie/Ospedaliere deputate essenzialmente alla assistenza e cura dei malati. La Fondazione Giovanni Pascale è stata uno dei primi enti ad acquisire lo stato di Istituto di Ricovero e Cura Carattere Scientifico (già dal 1940). <strong>Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sono strutture di eccellenza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico, in quello dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Gli IRCCS erogano anche prestazioni di ricovero e cura di alta specialità oppure svolgono altre attività aventi carattere di eccellenza. </strong></p>
<p><strong>La loro peculiarità consiste nella cosiddetta traslazionalità dell’attività di ricerca, vale a dire nella trasferibilità alla pratica clinica dei risultati della ricerca. </strong></p>
<p><strong>Gli IRCCS accedono ai fondi che il Ministero della Salute mette a disposizione per sviluppare l’attività di ricerca (ricerca corrente, ricerca finalizzata e finanziamento in conto capitale per il rinnovamento tecnologico). Beneficiano, inoltro, della destinazione del 5 per mille sulla dichiarazione dei redditi di cittadini e aziende.</strong></p>
<p>L’ing. Florio, all’epoca della nomina a Commissario dell’Istituto Pascale, evidentemente ignorava tutto questo, e per giunta aveva dei pessimi consigliori che l’avevano messo in guardia circa l’Istituto e su quanto avrebbe trovato. Tra questi il dr. Gennaro Niglio, revisore dei conti dell&#8217;Istituto prima (decreto dell&#8217;8 aprile 1993 del Ministro della Sanità) e poi Commissario straordinario dello stesso Istituto Pascale di Napoli con decreto del 3 gennaio 1995 dell&#8217;allora Ministro della sanita&#8217; onorevole Costa. Il dr. Niglio aveva dovuto rispondere al PM Ribera circa i rilievi mossi dal dottor Di Dato (ved. al riguardo le Interrogazioni parlamentari a risposta scritta 4/15157 e 4/15893 presentate   in data 1995.10.25 e 1995.11.16, rispettivamente).</p>
<p>Sicché l’ing. Florio, senza aver approfondito le proprie conoscenze circa i fini istituzionali degli IRCCS e tanto meno circa il Progetto per la realizzazione di un Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica, semplicemente sulla base di “intimidazioni” e false illazioni, invocava l’intervento della Procura Generale della Repubblica perché indagasse per presunti illeciti commessi per la realizzazione di detto progetto.</p>
<p>Nel frattempo, assecondando un’interpretazione soggettiva al progetto originale, operava un <strong>totale stravolgimento</strong> di quest’ultimo. In altri termini, “ospedalizzava” il Centro di Ricerche<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>. Con atto dell’ 8 aprile 2002, chiedeva al comune di Mercogliano l&#8217;autorizzazione per la realizzazione della struttura socio-sanitaria del CROP; autorizzazione rilasciata soltanto in data 14 luglio 2003, dopo che l&#8217;ente locale aveva richiesto all&#8217;Istituto Pascale la documentazione integrativa necessaria per assentire l&#8217;abitabilità e l&#8217;uso del CROP negli edifici dell&#8217;ex IPAI; infine con nota n. 3906 del 6 maggio 2003, in riscontro a specifica richiesta della Procura Regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Campania, precisava che la struttura di Mercogliano, ancorché non operativa, poteva essere utilizzabile nel “breve periodo”.</p>
<p>Il progetto stralcio del Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano prevedeva in effetti, la ristrutturazione ed adeguamento dell’intera struttura finalizzata alla realizzazione di un <strong>Centro di eccellenza (riferimento e centro servizi) per le malattie rare, con particolare attenzione alle condizioni correlate al cancro (<em>cancer-related rare diseases</em>). </strong>Questo per evitare ogni assimilazione ad un centro assistenziale pediatrico, come sostenuto da tutta la documentazione presentata ed approvata a sostegno del progetto; veniva prevista l’attivazione prioritariamente dei soli laboratori di ricerca; invero effetti, trattavasi di un centro essenzialmente di diagnosi di patologie rare predisponenti al cancro, ove il ricovero poteva esistere solo in via temporanea, per il tempo strettamente necessario alla diagnosi dopodiché i piccoli pazienti sarebbero stati assistiti  dalle strutture pediatriche della zona. In tale struttura, conformemente e coerentemente alla normativa che regola gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, l’assistenza era strumentale alla ricerca.</p>
<p>L’ing. Florio capovolgeva tale assioma: il Centro di Ricerca diventava un Ospedale Pediatrico; conseguentemente prevedeva, senza riferimenti realistici, un costo per l’assistenza pediatrica pari a 2.500.000 euro per posto letto per anno, con costi primi dell’ordine di 125 milioni di euro, 160 unità di personale a regime. Su tale base avanzava richiesta al Ministero della Salute di finanziamenti aggiuntivi per almeno (prima taratura) 5 milioni di euro per il funzionamento con circa 50 ricercatori spesabili (nota CSA 03480 del 3.04.02). La richiesta di finanziamenti aggiuntivi veniva reiterata con note del 5 febbraio 2002, 4 aprile 2002 e 15 aprile 2002 indirizzate agli organi regionali e al Ministero della Sanità. Per salvare, almeno in parte, l&#8217;azione pediatrica e quella oncologica del progetto originale veniva proposta la realizzazione in Mercogliano di un Centro di Ricerca e assistenza per malattie rare. La nota veniva accompagnata da pesanti critiche verso la pregressa amministrazione ed il progetto originario che sollecitavano la Procura Regionale della Campania della Corte dei Conti. L’intervento di quest’ultima ha determinato – come detto – la paralisi del CROP ovvero il blocco di tutte le iniziative tese ad attivare la struttura.</p>
<p>Recependo pienamente quanto sostenuto dall’ing. Florio, <strong>la Procura Regionale concludeva le indagini citando in giudizio</strong> (atto di citazione G203/00120 prot. 35774/R del 13.12.2003) <strong>tutti gli amministratori e funzionari dell&#8217;ente che avevano avviato, partecipato e portato a compimento</strong>, nell&#8217;arco di poco meno di un decennio, <strong>l&#8217;iniziativa</strong> della realizzazione del CROP.</p>
<p>Nel giudizio di responsabilità succedutosi, la <strong>Corte dei Conti</strong> &#8211; Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania &#8211; avendo riconsiderato il fatto nella sua completezza, pronunciava la Sentenza 1558 del 12/10/2004. Nel fatto,</p>
<ul>
<li>ricostruiva l’intera vicenda amministrativa che aveva portato alla realizzazione dell’opera;</li>
<li>riprendeva le <strong>asserzioni dell’organo requirente</strong> che aveva messo in evidenza il grave errore programmatorio in cui erano incorsi gli amministratori succedutisi nel tempo i quali
<ul>
<li>non si erano mai posti il problema delle spese di gestione della struttura di ricerca e assistenza;</li>
<li>non avevano predisposto i fondamentali contatti e collegamenti con il mondo medico e scientifico e della ricerca;</li>
<li>non avevano considerato “le somme necessarie per l&#8217;esercizio dell&#8217;ospedale&#8221;, rendendo sostanzialmente velleitario il progetto;</li>
<li>col loro comportamento avevano generato un danno per le pubbliche finanze quantizzabile in complessivi euro 2.868.166, 95 oltre interessi legali e spese di giustizia; tale danno, per l&#8217;importo sopra menzionato, andava interamente addebitato alla <strong>condotta gravemente colposa degli amministratori e segretari generali</strong> dell&#8217;Istituto, dott.ri Raffaele Iacono, Carmine Esposito, Fiorentino Lo Vuolo, Giovanni Forte, Gennaro Niglio, Giuseppe Ferraro, Alfonso Barbarisi, Renato De Franchis e Oreste Pennasilico</li>
<li>in conclusione, l&#8217;elemento soggettivo della colpa grave veniva ravvisato – dal requirente &#8211; nella <strong>scriteriata gestione della cosa pubblica.</strong></li>
</ul>
</li>
<li>ascoltava le memorie difensive di tutti i convenuti, tutte volte a contestare gli addebiti ricevuti e l&#8217;esistenza di un danno.
<ul>
<li>Tra di esse, la difesa del dott. Giuseppe Ferraro (memoria del 2 aprile 2004), il quale sottolineava come <strong>l&#8217;impianto accusatorio della Procura ricalcava pedissequamente le considerazioni svolte dal Commissario Straordinario &#8211; ing. Florio</strong> &#8211; il 4 aprile 2002 e involgeva indiscriminatamente &#8211; in quella che viene definita &#8220;<strong>scriteriata gestione</strong>&#8221; &#8211; <strong>l&#8217;insieme dei comportamenti attivi ed omissivi dei responsabili succedutisi al governo dell&#8217;Istituto Pascale</strong>. Contestava i criteri esplicitati dal requirente al fine di individuare i singoli presunti responsabili e <strong>rilevava l&#8217;assoluta mancanza di elementi probatori e istruttori a sostegno delle censure rivolte ai convenuti</strong>, <strong>laddove il pregiudizio economico riscontrato è da addebitare piuttosto alla inversione di scelta operata dal commissario Florio</strong>, in virtù della quale il costo per l&#8217;attrezzamento della struttura per contestuali finalità di ordine assistenziale risulta inutilmente sostenuto.</li>
</ul>
</li>
<li>affrontate le singole questioni concludeva riconoscendo il grave errore programmatorio in quanto l’operato dell’amministratore non aveva affrontato in maniera seria, programmata e concreta l&#8217;aspetto gestionale del Centro; pertanto riteneva che i dott.ri Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico, avevano con la loro condotta gravemente colposa cagionato un danno all&#8217;Istituto di appartenenza (danno quantificato in complessivi euro 382.511,70, oltre interessi legali e spese di giustizia, 214.693,70 euro a carico del prof. Alfonso Barbarisi e 818,00 euro del dott. Oreste Pennasilico); assolveva tutti gli altri per la sostanziale infondatezza degli addebiti e l’assenza di elementi probatori sufficienti.</li>
</ul>
<p>Tale sentenza veniva impugnata dal prof. Alfonso Barbarisi e dal dott. Oreste Pennasilico che presentavano appello contro la Procura Regionale della Corte dei Conti, presso la Sezione giurisdizionale per la Regione Campania, e la Procura Generale presso la Corte dei Conti. Queste, con sentenza n. 72/07 del 7 dicembre 2005 e pubblicata il 2/03/2007assolveva Barbarisi Alfonso e Pennasilico Oreste dagli addebiti loro contestati.</p>
<p>Certamente hanno agevolato le decisioni dei giudici le considerazioni che:</p>
<ul>
<li>la realizzazione del CROP era stata giudicata compatibile con gli standards di programmazione regionale (L.R. n. 2/98) – del. n. 3794 del 9/07/1999;</li>
<li>i lavori, iniziati nel novembre 1999, erano stati portati a termine il 20/06/2001 e collaudati in data 7/12/2001, nel pieno rispetto del programma approvato, dei capitolati tecnici e della tempistica programmata;</li>
<li>il giudice di primo grado è andato incontro ad un sostanziale travisamento dei fatti.</li>
</ul>
<p>Certamente con tale sentenza n. 72, depositata solo a marzo 2007, si è posto finalmente e definitivamente fine all’iter giudiziario iniziato oltre quattro anni prima,he di fatto ha ritardato l’apertura del Centro Ricerche di Mercogliano, comportando una lunga perdita di tempo, di risorse anche economiche, obsolescenza per le apparecchiature, ma soprattutto una notevole perdita di credibilità per il Centro Ricerche e non solo, che avrebbe inciso profondamente sul futuro della struttura.</p>
<p>Ad onor del vero, il comportamento dell’ing. Florio è successivamente cambiato; una volta resosi conto della bontà del progetto ne è divenuto un forte sostenitore.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Val la pena ricordare le affermazioni del prof. Lucio Palombini che rassegnando le dimissioni da Direttore Scientifico dell&#8217;INT (dal 12/07/2002 a ottobre 2002) adduceva a motivazione che: “Credo che la figura del Direttore Scientifico abbia senso in un istituto che privilegi la ricerca; se il Pascale viene considerato un ospedale, allora basta il direttore sanitario”.</p>
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		<title>CROM.1 &#124; Prefazione</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/prefazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[CROM]]></category>
		<category><![CDATA[Ettorre Ettorri]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Pascale]]></category>
		<category><![CDATA[IRCCS]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Tumori Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Montanelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>… “il futuro non si prevede, ma si prepara All’inaugurazione del Centro Ricerche in Oncologia di Mercogliano molti di noi hanno esclamato: UN SOGNO SI REALIZZA, memori anche di tante iniziative che, nello stesso arco temporale, non erano andate a buon fine. Cos’è allora che ha fatto la differenza? Non certo la “buona sorte”, il &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>… “<strong>il futuro non si prevede, ma si prepara</strong></em></p>
<p>All’inaugurazione del Centro Ricerche in Oncologia di Mercogliano molti di noi hanno esclamato: UN SOGNO SI REALIZZA, memori anche di tante iniziative che, nello stesso arco temporale, non erano andate a buon fine. Cos’è allora che ha fatto la differenza? Non certo la “buona sorte”, il più delle volte ostile al progetto tanto da richiedere l’impegno strenuo e costante dei promotori. Non certo i “buoni amici” sempre prevaricati da persone avverse, e per i più disparati motivi. Non certo la “strategia”, che ha costretto più volte i promotori a ridefinire la <em>mission</em> del Centro. Forse la perseveranza nel crederci, la convinzione della bontà del progetto e di essere nel giusto, <em>skills</em> appropriate e forse altro, non so. Certo, il Centro è lì e funziona! E di questo bisogna dare merito a quanti hanno contribuito a che il sogno si realizzasse. Forse questo è il motivo che rende non del tutto vano lo sforzo compiuto nella stesura delle pagine che seguono, e che vogliono proprio raccontare la storia di quei giorni, i protagonisti, gli eventi.</p>
<p>Indro Montanelli soleva dire: <strong><em>Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente</em></strong>. Personalmente resto sempre convinto che dal passato si possa apprendere moltissimo: rileggere gli eventi sotto un’ottica distaccata, diversa consente di trarre spunti per una migliore comprensione del passato, una migliore gestione del presente, una più efficiente programmazione del futuro. Soprattutto la rappresentazione scritta degli eventi consente di leggere tra le righe, e di apprendere cose inaspettate, grazie anche alla sopravvenuta conoscenza degli eventi; è così possibile comprendere fatti ed eventi, personaggi e ruoli, scoprire promesse mantenute e non, iniquità varie, inciuci, “verità violate e piccole meschinità”, e via dicendo.  Ricordare allora quelle giornate, seppure per sommi capi, è anche il solo modo per evitare che ne vada persa la memoria.</p>
<p>La narrazione segue due percorsi: il primo, protagonista Ettorre Ettorri<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, intitolato “<strong>Stralci di memoria per una storia da non scrivere (ma di cui avere memoria)</strong>” perché riporta taluni riferimenti personali, comunque utili per la comprensione dei fatti; il secondo, “<strong>La storia raccontata dai cronisti</strong>” riporta gli articoli pubblicati dalla Stampa dell’epoca, la cui lettura è estremamente interessante per comprendere il contesto storico in cui gli eventi si sono verificati. Il tutto è arricchito da immagini, foto e video, articoli di supporto, e via dicendo. In effetti, la storia che ha portato alla realizzazione del Centro Ricerche in Oncologia di Mercogliano è estremamente intricata e perciò unica, come sottolineato da alcuni titoli di articoli a stampa.</p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-21118 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/02/1998-Istruzione-Formazione-Lavoro.jpg" alt="" width="200" height="273" />Nel mio volume “<strong>Ricerca Scientifica e strategie competitive per il Mezzogiorno e l&#8217;Italia</strong>” (Alfredo Guida Editore, 210 pp., 1995), uno degli ultimi paragrafi si intitolava “<strong>Perché non Napoli</strong>” in cui si mettevano in evidenza i molti mali della città partenopea che facevano escludere l’insediamento di nuovi Centri di Ricerca nell’area metropolitana e, non giustificavano, ma motivavano la necessità del decentramento di detti enti, per favorire lo sviluppo culturale ed economico di territori poveri fra cui quello irpino. Il libro era stato scritto proprio per promuovere l’idea progettuale dell’istituzione del <strong>Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano dedicato allo studio ed alla ricerca sulle malattie rare predisponenti al cancro.</strong></p>
<p>Nel volume è scritto tra l’altro:</p>
<p>“Allo scopo di dare risposte concreta alla carenza di formazione post-universitaria e alla domanda del Paese di personale di ricerca altamente specializzato, motivato e sufficiente alle necessità sociali e culturali e ai bisogni espressi dai vari settori dell’economia, il Centro sarà sede di <strong>Scuole di Formazione Permanente di Ricercatori</strong>.</p>
<p>In connessione col Centro di Ricerche in Oncologia Pediatrica è previsto l&#8217;insediamento di altri Centri di Ricerca, fra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Centro di Ricerche in Oncologia Ambientale e Professionale</strong>, per lo studio, la sorveglianza, la prevenzione, e la cura dei tumori ad etiopatogenesi correlata all&#8217;ambiente di vita e/o di lavoro. Il Centro si propone di coprire tutti i bisogni relativi ai rischi connessi all’esposizione a cancerogeni ambientali, includendo nelle sue finalità istituzionali: l’identificazione dei cancerogeni nell’ambiente, la messa a punto di metodologie analitiche per il monitoraggio biologico dell’esposizione, lo studio dell’interazione dei cancerogeni con macromolecole di interesse biologico al fine di individuare idonei indicatori per la valutazione della dose biologicamente efficace per la predizione del rischio, la messa a punto di procedure per la valutazione degli effetti precoci (end-points citogenetici). Il Centro risponde alle emergenti problematiche di nuova etica di politica comunitaria a salvaguardia della salute in relazione alla sempre maggiore diffusione di prodotti antropici in grado di produrre, anche a distanza di tempo, gravi danni alla salute, seppure per esposizioni a bassissime dosi. <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-21128 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/02/1995-Ricerca-Scientifica-e-strategie-competitive-per-il-Mezzogiorno-e-lItalia.jpg" alt="" width="200" height="254" /></li>
<li><strong>Centro per l’Innovazione Tecnologica dei Prodotti Alimentari della Dieta Mediterranea</strong>, per promuovere l’innovazione dei processi e favorire l’adeguamento degli attuali schemi produttivi alle norme di buona fabbricazione (EN 29000/1/2/3/4); stimolare l’innovazione di prodotto per ampliare e rinnovare la gamma delle produzioni; accertare, al tempo stesso, le abitudini alimentari dei consumatori meridionali ed il loro grado di conoscenza riguardo alla sicurezza degli aliment</li>
<li><strong>Centro per lo Studio e la Cura delle Trombosi Eredo-Familiari,</strong> per la prevenzione e la diagnosi precoce delle trombosi eredo-familiari da deficit congeniti di proteine ad attività anticoagulante nat</li>
<li><strong>Centro Sviluppo, Ricerca e Drug Design</strong>, per la produzione e caratterizzazione di fattori di crescita di origine vegetale e di molecole biologiche di interesse clinico; terapia genica; studi per l’utilizzazione dei microrganismi estremofili; progettazione e produzione di biopolimeri.</li>
<li><strong>Centro Studi Umanistici e Bioetica</strong>, per consentire un armonico sviluppo delle nuove tecnologie nel pieno rispetto della personalità e della dignità umana, della cultura e delle t</li>
<li><strong>Centro di biotrasformazioni mediante enzimi immobilizzati in presenza di gradienti di temperat</strong></li>
<li><strong>Centro per lo sviluppo di metodologie innovative </strong>(Progetto SETA).</li>
<li><strong>Centro per lo studio dei danni biologici causati dall’inquinamento acustico e dalle vibrazioni.</strong></li>
<li><strong>Centro Relay</strong>, con rappresentanza legale del Consorzio e, quindi, del Parco Scientifico-tecnologico, in grado di assicurare in tempi reali l’acquisizione, gestione, divulgazione delle informazioni; promuovere l’utilizzazione e valorizzazione della proprietà intellettuale; provvedere alla stipula di contratti, alla esecuzione di studi, identificazione degli attori, ricerca dei partners e committenze; fornire esperto ausilio nella stesura dei progetti; curare la formazione di personale specializzato”.</li>
</ul>
<p>Quindi non si trattava della semplice istituzione di un nuovo Centro Ricerche, ma di un nucleo aggregante per la costituzione di un <strong>Parco Scientifico-tecnologico</strong> (come si usava all’epoca) di cui il Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica era il volano. A sostegno amici, tanti, Associazioni (come l’Associazione di Cultura e Politica Scientifica “Mezzogiorno XXI Secolo”), Consorzi (come “Science &amp; Technology Communication Consortium Tommaso Campanella”), e via dicendo. Quanti sogni&#8230; Se avessi trovato consensi…</p>
<p>Resta il rammarico per non esser riuscito a fare di più, ma sarebbe stato impossibile. Il mio rammarico è niente rispetto a quello che provo per la Cittadinanza che è stata privata di competenze, know-how, beni, servizi e prodotti essenziali, ecc. per l’insipienza, inadeguatezza, incapacità e miopia dei c.d. Uomini di Governo.  Ma piangere sul latte versato non serve a nulla.</p>
<p>Per fortuna, il <strong>Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano (C.R.O.P.) esiste ed è vivo.</strong></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Ettorre Ettorri (nome originale <em>Hector Heathcote</em>) è un personaggio immaginario protagonista di una serie televisiva a cartoni animati prodotta dalla <em>Terrytoons</em>. Patriota americano di 18 anni, dai capelli arancioni, rappresenta l’eroe sconosciuto, cioè colui senza il quale certi eventi non si sarebbero determinati. Il personaggio opera durante l&#8217;epoca della Guerra d&#8217;Indipendenza Americana, ed è presente ai principali eventi storici della guerra.</p>
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		<title>CROM.3 &#124; Il contesto &#8211; Fino al 26 ottobre 1995</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-26-ottobre-1995/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 05:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Costantino Mazzeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Senza ombra di dubbio il commissariamento dell’Ente ha rappresentato per anni il vero “cancro” dell’Istituto Pascale: in dieci anni, dall’1987 al 1997, si sono succeduti alla guida dell’Ente i dottori Mario Leoni, dal 29/12/87 al 21/07/88; Raffaele Iacono, dal 21/07/88 al 23/01/90;  Raffaele D’Ari, dal 22/01/90 al 28/03/91;  Renato Ponari, Presidente del Consiglio di Amministrazione &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Senza ombra di dubbio il commissariamento dell’Ente ha rappresentato per anni il vero “cancro” dell’Istituto Pascale: in dieci anni, dall’1987 al 1997, si sono succeduti alla guida dell’Ente i dottori <strong>Mario</strong> <strong>Leoni</strong>, dal 29/12/87 al 21/07/88; <strong>Raffaele Iacono</strong>, dal 21/07/88 al 23/01/90;  <strong>Raffaele D’Ari,</strong> dal 22/01/90 al 28/03/91;  <strong>Renato Ponari</strong>, Presidente del Consiglio di Amministrazione dal 28/03/91-05/07/93; <strong>Giovanni Forte</strong>, dal 10/07/93 al 04/07/94;  <strong>Costantino Mazzeo</strong>,  dal 05/07/94 al 03/01/95;  <strong>Gennaro Niglio, </strong>dal 03/01/95 al 27/02/96; <strong>Giuseppe Ferraro</strong>, dal 28/02/96 al 08/01/97; dal 28/01/97 al 05/02/97; dal 11/03/97 al 18/03/97; <strong>Alfonso Barbarisi</strong>, dal 09/01/97 al 28/01/97, dal 06/02/97 al 18/02/97; dal 18/03/97 al 06/07/2001; un’unica amministrazione ordinaria, quella di Ponari, sciolta per una biasimevole vicenda. Nessun altro Ente in Italia ha visto una sequenza tale di “disastrosi eventi”, che però hanno condizionato, e non poco, la vita dell’Istituto causando un’instabilità di governo unica nel panorama degli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico). Il continuo turnover, divenuto da transitorio permanente come spesso accade in Italia, ha costituito un alibi semplice ed efficace per giustificare la mancanza di qualsiasi programmazione come pure l’attribuzione di responsabilità. Talune vicende hanno addirittura avuto risvolti tragico-comici, come quando l’Istituto si è trovato ad avere contemporaneamente ben tre Commissari Straordinari.</p>
<p>Tutto questo ha fatto sì che l’Ente sia stato privato, scientemente o meno, e per anni, di chiare linee di indirizzo gestionali, con tutti i mali che ne conseguono; la presenza di un’amministrazione ed un sindacato spesso conniventi hanno fatto il resto: si è così generata una forte conflittualità, interna ed esterna, che di fatto ha reso ingovernabile l’Istituto per molti anni.</p>
<p>La cattiva gestione in cui versava l’Ente veniva rilevata dal dottor <strong>Di Dato</strong>, Dirigente Superiore dei Servizi Ispettivi di Finanza del Ministero del Tesoro, che faceva pervenire il 2 ottobre 1995 il verbale di ispezione forte di 126 gravi contestazioni alla gestione del periodo 1990-1994; per la gravità dei contenuti una copia veniva inoltrata alla Procura generale della Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica di Napoli per l&#8217;accertamento delle responsabilità dei competenti amministratori e revisori contabili, oltre che al Ministro del Tesoro ed al Ministro della Sanità. In effetti, la <strong>verifica amministrativo-contabile</strong> metteva in rilievo &#8220;<strong>una serie rilevantissima di illeciti e irregolarità</strong>&#8220;, tra cui</p>
<ul>
<li>assenza di situazioni contabili aggiornate, dei rendiconti trimestrali e dei consuntivi (assenza bilanci)</li>
<li>irregolarità nell’applicazione di istituti contrattuali (dall’inquadramento del personale al lavoro straordinario, al debito orario di alcuni dipendenti, alle incentivazioni, all’affidamento di consulenze e collaborazioni come pure di altri incarichi);</li>
<li>anomala gestione amministrativa del personale; irregolarità relative all’impiego dei borsisti scelti per finalità di ricerca ed impiegati, poi, in attività amministrative; indiscriminata fruizione del servizio mensa;</li>
<li>mancato recupero delle somme indebitamente percepite da parte del personale (indennità non dovute);</li>
<li>mancato recupero del costo delle prestazioni non utilizzate per mancato ritiro del referto;</li>
<li>non conforme composizione della Commissione per il rischio da radiazioni;</li>
<li>mancata individuazione ed accertamento delle responsabilità.</li>
</ul>
<p>Di conseguenza il Ministero della Sanità invitava (con nota del 10/04/1997 prot. Ente 05256 del 14/05/1997) l’Istituto a regolarizzare la situazione contabile dell’Ente, dare maggiore trasparenza ai bilanci, eliminare le irregolarità e le deficienze riscontrate, garantire il pronto recupero delle somme indebitamente erogate, accertarne le responsabilità, impegnarsi altresì ad <em>astenersi dal riproporre atti o comportamenti identici a quelli censurati</em>.</p>
<p>La relazione Di Dato ha gravato per anni sulla vita dell’Istituto, essendo i preposti incapaci o impossibilitati per motivazioni varie a rimuovere le ataviche incrostazioni. I colpevoli non sono stati mai perseguiti, anzi … hanno vissuto brillanti carriere, così come Italia insegna. La resilienza dell’Ente durò a lungo ma non all’infinito.</p>
<p>Già all’epoca vi era chi si poneva, secondo logica, la domanda: “davvero l’Istituto è ingovernabile, o, piuttosto, non rientra il tutto in un disegno governato da chi non vuole che l’Istituto funzioni?” (v. L’Istituto dei Tumori davvero ingovernabile? articolo <strong><em>La “piovra” al Pascale</em></strong>). Sembrava più che plausibile infatti che le disfunzioni erano all’atto pratico “funzionali”, e che la perdurante mala-gestione non fosse dovuta ad incapacità ed inefficienza, bensì rispondesse ad un preciso volere perpetrato da quanti non volevano che l’Istituto funzionasse e rivestisse il ruolo che gli competeva sul territorio in ambito sanitario; sospettate, in primo luogo, le due Università, spesso in conflitto fra di loro solo per assicurarsi la direzione e quindi la gestione dell’Ente. A salvare l’Istituto è stata sempre l’elevata professionalità del personale, ma che purtroppo spesso si lasciava coinvolgere in conflitti senza senso, che finivano per andare a beneficio degli oppositori dell’Istituto.</p>
<p>Va ricordato come nella sua lettera di dimissioni – riportata anche questa nella famigerata relazione Di Dato &#8211;<em>,</em> <strong>Costantino <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23575 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Costantino-Mazzeo.jpg" alt="" width="159" height="188" />Mazzeo</strong>, Commissario Straordinario dell’Ente dal 05/07/94 al 03/01/95, in un’attenta quanto allarmante analisi sullo stato dell’Istituto, affermava: “<strong><em>I vertici amministrativi e sanitari non vivono un rapporto corretto di collaborazione teso alla risoluzione delle complesse problematiche; si ha il fumus di intreccio caotico delle responsabilità ed una sovrapposizione di compiti che il più delle volte determina la paralisi totale (non so se voluta o meno…). Si ha la sensazione che una “longa manus” intervenga per frapporre ostacoli e fermi di qualsiasi tipo non facilmente individuabili, perché ancora non si riesce a capire se vi sia una “manovra” all’interno della struttura e/o all’esterno, che come una piovra riesce a bloccare qualsiasi iniziativa e da qualunque settore venga proposta</em></strong>”.</p>
<p><em>… “<strong>La Ricerca potrebbe</strong></em><strong> <em>essere il volano per una rinascita culturale, sociale ed economica del Sud, proprio grazie a quella massa lavoro che i politici non sanno come allocare. Accade invece, come nel caso del Pascale e di altri Enti di Ricerca, che uno pseudo interesse per la Cultura e la Scienza tramutino una istituzione prestigiosa come quella dell’Istituto Tumori di Napoli in terra di conquista, campo di battaglia per funzionari, politici, sindacalisti in cerca di gratificazioni personali, ed altro. Del “povero canceroso” titolava l’Espresso di alcuni anni fa – si vive.</em></strong></p>
<p><strong><em>Lo scontro è divenuto veemente, convulso nell’ultimo anno, al limite ed oltre le regole e il buon senso, e, talvolta, il pudore. Ne sono rimasti coinvolti alla fine Stato e Regione. E tutti giù nella mischia, con le fazioni interne a parteggiare per questo o per quella, senza spesso capire perché e quale fosse la posta in gioco. La perversione è tale da non far comprendere, neppure a quanti vi si oppongono strenuamente, che si vuole che l’Istituto perda il carattere scientifico. Allora va detto chiaramente che l’Istituto non deve funzionare, perché se funzionasse, con le tecnologie e le risorse di cui dispone, altri Enti Pubblici e, soprattutto, privati, sarebbero in grossa difficoltà</em></strong><strong>”.</strong></p>
<p>Costantino Mazzeo, grande esperto di Sanità Pubblica, amministratore eccellente, dall’alto della sua esperienza aveva chiaramente fotografato la situazione.</p>
<p>La verifica amministrativo-contabile aveva preso in esame un periodo in cui il Direttore Scientifico era stato il professore <strong>Marco <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23576 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Marco-Salvatore.jpg" alt="" width="207" height="188" />Salvatore</strong>. All’epoca, la figura del Direttore Scientifico aveva una grossa valenza, potendo condizionare molte scelte se non la vita dell’Ente. Marco Salvatore era senza dubbio un professionista di grosso prestigio; medico-ricercatore italiano specializzato in radiologia e medicina nucleare, docente universitario (professore ordinario di Diagnostica per Immagini già dal 1985), uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della Diagnostica per Immagini; nel 1976 aveva fondato a Napoli l&#8217;Istituto SDN<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>, uno dei centri più attrezzati ed innovativi a livello europeo in tale settore. Il prof. Salvatore è stato sempre considerato un “figlio” del Pascale, dove ha iniziato la sua attività professionale e scientifica, percorrendo in breve tempo tutti i passi della carriera fino ad assumere le funzioni di direttore scientifico (dal 1989 al 1995), senza aver mai partecipato ad alcun concorso. Uomo di forte personalità e di grande carisma (anche se inferiore a quella del fratello Nino), era rispettato da tutti; la sua volontà si imponeva ovunque e comunque indipendentemente dalla presenza fisica (varie volte sono stato delegato a rappresentarlo, una funzione estremamente semplice perché bisognava fare solo atto di presenza in quanto le decisioni erano state già prese).</p>
<p>Grazie al grande prestigio di cui godeva, il prof. Salvatore riuscì per un buon periodo a tenere calme le acque e rilanciare l’immagine dell’Ente; realizzò il primo servizio pubblico di Medicina nucleare e avviò un processo di modernizzazione culminato nell’apertura del Day hospital; il Pascale divenne un centro all’avanguardia per la diagnostica radiologica, la medicina nucleare e la radioterapia; arrivò la prima Pet in Italia, quella per il cervello; aumentò l’impact factor, il più utilizzato indicatore di qualità delle pubblicazioni di ricerca; le attività ebbero un forte incremento”. In effetti, Marco Salvatore era un grande manager, ma, come spesso accade in questi casi, era poco aduso all’osservanza stretta di leggi e regolamenti; era essenzialmente un “uomo del fare”.</p>
<p>La relazione Di Dato lo coinvolse in pieno, indirettamente quando non direttamente. La conflittualità anche interna divenne enorme, fino a divenire insostenibile; non senza una ragione, la Fondazione Pascale venne definita “fossa dei serpenti”.</p>
<p>All’esterno si susseguivano interrogazioni parlamentari del tipo:</p>
<p><strong>Interrogazione a risposta scritta 4/02208 </strong>presentata da Cuscuna&#8217; Nicolo&#8217; Antonio (Alleanza Nazionale &#8211; Movimento Sociale Italiano) in data 13 Luglio 1994</p>
<p><a href="http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_02208_12"><em>http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_02208_12</em></a></p>
<p><em>Al Ministro della sanita&#8217;. &#8211; Per conoscere &#8211; premesso che: l&#8217;Istituto dei tumori di Napoli Fondazione Sen. Pascale vive uno dei suoi momenti piu&#8217; oscuri, determinati da gestioni amministrative e tecniche, designate dal passato potere (PLI-PSI-DC) secondo la allora ordinaria logica spartitoria, che ha portato a numerose inchieste giudiziarie, ancora in corso; a seguito degli arresti dell&#8217;allora Presidente Renato Ponari (Liberale) e del consigliere di amministrazione Esposito (Socialista), fu nominato Commissario Straordinario il dottor Giovanni Forte su sollecitazione dell&#8217;allora Ministro dell&#8217;interno Mancino; dal 1° luglio 1994 e&#8217; stato nominato dal Ministro della sanita&#8217; in sostituzione del dottor Forte, il dottor Costantino Mazzeo, anch&#8217;egli vicino all&#8217;ex Ministro Mancino; il dottor Mazzeo, fino all&#8217;attuale nomina al Pascale, ha retto in qualita&#8217; di commissario la piu&#8217; grande USL della Campania (n. 40), designato in sostituzione del suo predecessore Di Nuzzo, della sua stessa area politica (DC), sospeso perche&#8217; incriminato; in questa cordata di avvicendamenti per arresti ed incriminazioni, si e&#8217; mantenuta ad avviso dell&#8217;interrogante sempre la logica dell&#8217;occupazione degli incarichi conservando le originarie spartizioni -: perche&#8217; sia stata mantenuta la stessa logica con la nomina del dottor Mazzeo sostenuta tra l&#8217;altro anche dall&#8217;assessore regionale della Campania il pidiessino Mario Santangelo, quando sarebbe stato facilmente individuabile un commissario scevro da collegamenti con i tristemente noti politici Napoletani, attualmente detenuti nel carcere di Poggioreale; se non ritenga, di provvedere diversamente, in considerazione che non risultano chiari gli interessi che possono aver spinto la vecchia e corrotta classe politica, in un sussulto di premorienza, ad impossessarsi di nuovo del piu&#8217; prestigioso istituto per la cura dei tumori del Meridione, in considerazione anche del fatto che nessun commissario ed in nessun caso riuscira&#8217; a coprire irregolarita&#8217; o latrocini effettuati in passato e che hanno determinato, nel delicatissimo settore della diagnosi e terapia dei tumori, ritardi ed inadempienze colpevoli ed inqualificabili</em>. (4-02208)</p>
<p><strong>Interrogazione a risposta scritta 4/05303</strong> presentata da Cuscuna&#8217; Nicolo&#8217; Antonio (Alleanza Nazionale &#8211; Movimento Sociale Italiano) in data 16 Novembre 1994</p>
<p><a href="http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_05303_12"><em>http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_05303_12</em></a></p>
<p><em>Al Ministro della Sanità. &#8211; Per conoscere &#8211; premesso che: l&#8217;Istituto dei tumori di Napoli, per decenni considerato un riferimento per l&#8217;Oncologia nell&#8217;Italia meridionale, versa, attualmente in un grave degrado sia per quanto concerne l&#8217;assistenza che per quanto riguarda la ricerca; ambedue le attività di assistenza e di ricerca si svolgono sotto la responsabilità del Direttore scientifico Marco Salvatore; lo stesso fu nominato su indicazione dell&#8217;allora parlamentare onorevole Ugo Grippo e con il consenso di tutti i parlamentari napoletani d&#8217;allora, quali Scotti, Cirino Pomicino, Di Donato e soprattutto De Lorenzo, delle cui segreterie il Salvatore era frequentatore e sostenitore; lo stesso caratterizzò sin dall&#8217;inizio la sua gestione con la indizione di concorsi e di numerosissime borse di studio distribuite su precise logiche, &#8220;accontentando&#8221; da un lato i sindacalisti dell&#8217;Istituto, assegnando tali borse di studio ai loro figli, guadagnandone in tal modo il silenzio, dall&#8217;altro assumendo parenti ed amici di quei politici che avevano sostenuto la sua nomina, dimostrando così la sua riconoscenza; durante la campagna elettorale 1992 una folla di giovani venne reclutata, all&#8217;impegno elettoralistico, nella sede di via Medina di Napoli dal PLI dell&#8217;allora onorevole De Lorenzo, divenuto Ministro della Sanità; l&#8217;impegno propagandistico di quei giovani venne premiato con l&#8217;assegnazione di borse di studio; la stessa operazione fu effettuata nelle segreterie degli allora onorevoli Ugo Grippo, Vito Alfredo, Cirino Pomicino e Giulio Di Donato; con le stesse logiche furono gestiti i concorsi per Assistente di Chirurgia (vincitore il Dottor Francesco Izzo, nipote dell&#8217;allora Ministro della Sanità), del primario di ginecologia (vincitore il professor Tramontano, amico personale dell&#8217;allora Ministro De Lorenzo); il direttore scientifico Salvatore ha partecipato alle procedure di appalti per decine di miliardi, tutt&#8217;ora alla valutazione della Magistratura e che portarono all&#8217;arresto dell&#8217;allora Presidente del Pascale Renato Ponari, delfino di De Lorenzo; i fondi della ricerca gestiti direttamente e senza alcun controllo della direzione scientifica e utilizzati per l&#8217;organizzazione di convegni, congressi, viaggi e quant&#8217;altro esclusivamente attraverso un&#8217;agenzia di proprietà della moglie del ministro De Lorenzo; il direttore scientifico Marco Salvatore gestisce il più grande centro di medicina nucleare convenzionato d&#8217;Italia con fatturati di oltre un miliardo al mese ancorché sotto la copertura societaria la cui titolarietà è della moglie di professione architetto; lo stesso Direttore scientifico è contemporaneamente titolare della cattedra di medicina nucleare del II Policlinico di Napoli e primario del servizio di medicina nucleare del Pascale -: se non ritenga, alla luce di questi fatti gravissimi ed inqualificabili, alla vigilia dell&#8217;espletamento di numerosissimi concorsi presso la Fondazione Pascal, pur necessari alla normalizzazione delle attività di assistenza e di ricerca, di promuovere iniziative tese alla sostituzione immediata del professor Marco Salvatore, anche in considerazione delle eclatanti incompatibilità, con una personalità che dimostri spessore scientifico e che garantisce moralità ed imparzialità nella conduzione dell&#8217;attività scientifica e delle procedure concorsuali per restituire all&#8217;Istituto dei tumori di Napoli il ruolo di riferimento oncologico che storicamente ha sempre rivestito</em>. (4-05303).</p>
<p><strong>Interrogazione a risposta scritta 4/15157</strong> presentata alla Camera dall’on.le Nespoli Vincenzo (Alleanza Nazionale)in data 25 Ottobre 1995</p>
<p><em>Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della sanita&#8217;. &#8211; Per sapere &#8211; premesso che risulta all&#8217;interrogante che: con decreto dell&#8217;8 aprile 1993 del Ministro della sanita&#8217; fu nominato revisore dei conti dell&#8217;Istituto nazionale per lo studio e la cura di tumori &#8220;Fondazione Giovanni Pascale&#8221; di Napoli il dottor Gennaro Niglio; con decreto del 3 gennaio 1995 dell&#8217;allora Ministro della sanita&#8217; onorevole Costa, il dottor Niglio e&#8217; passato dalla responsabilita&#8217; di revisore dei conti a quella di Commissario straordinario dello stesso Istituto Pascale di Napoli; il dottor Di Dato, ispettore del Ministero del tesoro, ha fatto pervenire il 2 ottobre 1995 il verbale di ispezione forte di oltre 150 grossissime contestazioni alla gestione dal 1990 al 1994, inviandone copia per la gravita&#8217; dei contenuti alla Procura generale della Corte dei conti ed alla Procura della Repubblica di Napoli per l&#8217;accertamento delle responsabilita&#8217; dei competenti amministratori e revisori contabili, tra cui il citato dottor Niglio a partire dal 1993 -: se non ritengano di dover immediatamente revocare l&#8217;incarico di Commissario straordinario del &#8220;Pascale&#8221; al dottor Niglio, responsabile in prima persona ed in collusione con altri, come evidenzia la relazione ispettiva Di Dato, di tutte le vicende di malcostume e malaffare anche tangentizio che hanno disastrato la gestione contabile-amministrativa del piu&#8217; importante polo oncologico meridionale, minandone conseguenzialmente l&#8217;efficienza scientifica e sanitaria a danno della popolazione del Mezzogiorno.</em> (4-15157)</p>
<p><strong>Interrogazione a risposta scritta 4/15893</strong> presentata alla Camera dall’on.le Nespoli Vincenzo (Alleanza Nazionale)in data 16 Novembre 1995</p>
<p><em>Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri del tesoro e della sanita&#8217;. &#8211; Per sapere &#8211; premesso che risulta agli interroganti che: non e&#8217; ancora sostituito il Commissario straordinario dell&#8217;Istituto Pascale di Napoli dottor Gennaro Niglio nonostante che il suo operato di revisore dei conti del richiamato ente, negli anni 93/95, sia stato denunciato alla Procura della Repubblica di Napoli, alla Procura Generale della Corte dei Conti e percio&#8217; all&#8217;attenzione del Ministro della sanita&#8217; Guzzanti, in seguito all&#8217;ispezione ministeriale del dottor Di Dato; i 126 rilievi notificati anche al Pascale non sono a tutt&#8217;oggi stati riscontrati, mentre continua la disastrosa gestione degli affari correnti inquinati da traffici tangentizi; il Niglio, indifferente ai suoi doveri di commissario, gestiti normalmente a Roma poiche&#8217; e&#8217; di norma assente dall&#8217;Istituto, cosi&#8217; coprendo &#8211; come ha sempre fatto &#8211; i loschi traffici affaristici denunziati nell&#8217;ispezione ministeriale sopra menzionata, perche&#8217; impegnato nella sua diuturna fatica di direttore generale del Ministero della sanita&#8217;, guadagnata con duri anni di &#8220;portaborsa&#8221; dell&#8217;ex Ministro De Lorenzo, non ha esitato a nominare al posto del dimissionario professor Salvatore in data 3 novembre 1995 il dottor Ciro Manzo, primario di immunologia da lui stesso promosso primario nel 1994, in qualita&#8217; di Presidente della commissione di concorso per il quale sono tuttora pendenti ricorsi al TAR<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup><strong>[2]</strong></sup></a>; le gestioni denunciate evidenziano l&#8217;assoluta inadeguatezza dell&#8217;Istituto a svolgere il ruolo istituzionale di presidio oncologico visti anche i risultati modesti prodotti nel campo assistenziale come evidenziato in ripetuti interventi della magistratura -: se non ritenga di dover subito rimuovere e sostituire il Niglio, di dover sospendere il bando di concorso per assunzione di personale scientifico, alla luce dei rilievi Di Dato, che costituiscono in tutta evidenza il prezzo che il Niglio vuole pagare ai suoi padrini politici che lo mantengono nell&#8217;incarico, di dover infine bloccare la stipula della convenzione regione Campania/Pascale in considerazione che l&#8217;Ente come dimostrato non svolge il suo ruolo e che i cittadini della Campania devono vedersi garantito il diritto ad una onesta, corretta e competente assistenza che, forse, oggi solo l&#8217;Universita&#8217; puo&#8217; dare.</em> (4-15893)</p>
<p>Le su menzionate interrogazioni, non sempre del tutto veritiere, sono state riportate per far comprendere il clima di conflittualità in cui viveva l’Istituto, che evidenziava non pochi problemi di sistema.</p>
<p>Travolto dagli eventi ed allo scopo di evitarne altri più spiacevoli, Marco Salvatore, senza alcun preavviso, rimise l’incarico di Direttore Scientifico e abbandonò improvvisamente il Pascale per rientrare all’Università Federico II.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> L&#8217;Istituto SDN, pur non esercitando né ricovero né cura di pazienti, ha ottenuto dal Ministero della Sanitànel 2007 il riconoscimento del carattere scientifico (IRCCS) in ambito diagnostico e nucleare.</p>
<p>pur non esercitando né ricovero né cura di pazienti</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Il concorso è stato infatti annullato per palesi irregolarità su esposto del prof. Giuseppe Scala</p>
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		<title>CROM.3.1 &#124; Quadro astrale della Fondazione G. Pascale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/quadro-astrale-della-fondazione-g-pascale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 05:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
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		<category><![CDATA[Quadro Astrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fondazione Pascale È nata sotto il “segno” di Urano la Fondazione Pascale. Urano, si sa, è un po&#8217; matto, a cominciare dal fatto che è l&#8217;unico pianeta del nostro sistema solare a ruotare in direzione inversa rispetto agli altri corpi. In secondo luogo va osservato che lo stesso fu scoperto a cavallo della Rivoluzione &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Fondazione Pascale</strong><br />
È nata sotto il “segno” di Urano la Fondazione Pascale.</p>
<p>Urano, si sa, è un po&#8217; matto, a cominciare dal fatto che è l&#8217;unico pianeta del nostro sistema solare a ruotare in direzione inversa rispetto agli altri corpi. In secondo luogo va osservato che lo stesso fu scoperto a cavallo della Rivoluzione Francese e porta con sé, pertanto, le stimmate del carattere rivoluzionario di quell&#8217;epoca.</p>
<p>Nella letteratura astrologica l&#8217;opposizione di Sole e Luna ad Urano, come c&#8217;è nel cielo di nascita della Fondazione (19 ottobre 1933), viene descritta quale sinonimo di instabilità, elettricità, colpi di scena, giri di boa a novanta gradi dalla sera alla mattina, fulmini a ciel sereno e via dicendo.</p>
<p>Con un simile cielo è impossibile non solo fare i famosi piani ventennali dell&#8217;era kruscioviana, ma anche accarezzare l&#8217;idea di realizzare quelli semestrali.</p>
<p>Per <em>esorcizzare </em>la matrice uraniana di un tale oroscopo occorrerebbe far vivere l&#8217;archetipo in oggetto dando un look eccentrico al prestigioso istituto o facendo adottare allo stesso regolamenti a dir poco originali, ma tutto ciò si scontra con il buon senso e con decenni di rispettabilissimo lavoro del personale scientifico, tecnico, amministrativo e d&#8217;ogni tipo.</p>
<p>E allora? E allora chi nasce quadrato non può morire tondo e ci si può consolare, almeno, notando che l&#8217;ottavo astro del nostro sistema solare è anche sinonimo di ricerca, genio scientifico e proiezione ultramoderna nello scibile.</p>
<p><em>Ciro Discepolo</em></p>
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		<item>
		<title>CROM.3.2 &#124; La Fondazione Giovanni Pascale &#8211; Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/la-fondazione-giovanni-pascale-istituto-di-ricovero-e-cura-a-carattere-scientifico-irccs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 05:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Pascale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Tumori Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Quadro Astrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La “Fondazione Giovanni Pascale” fu costituita con R.D. n. 1461 il 19 ottobre del 1933; nell’anno successivo otteneva l’approvazione dello Statuto (R.D. 27.12.1934 n. 2303); il 14 marzo del 1934 si diede inizio ai lavori per la costruzione del primo edificio. L’11 aprile 1940 ebbe il primo riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La “Fondazione Giovanni Pascale” fu costituita con R.D. n. 1461 il 19 ottobre del 1933; nell’anno successivo otteneva l’approvazione dello Statuto (R.D. 27.12.1934 n. 2303); il 14 marzo del 1934 si diede inizio ai lavori per la costruzione del primo edificio.</p>
<p>L’11 aprile 1940 ebbe il primo riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), riconoscimento che negli anni ha sempre trovato conferma. Con decreto del Medico Provinciale n. 8984 del 04.05.1963 l’Istituto veniva classificato quale “Ospedale Specializzato” di Ia categoria.</p>
<p>L’Istituto ha progressivamente ampliato gli spazi e da un originario edificio, attualmente riservato ai Laboratori di Ricerca, si è esteso in quattro fabbricati nei quali sono attualmente ubicati gli uffici amministrativi, i reparti di degenza, i laboratori di ricerca, gli ambienti per le attività ambulatoriali ed il Day Hospital.</p>
<p>L’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Giovanni Pascale”, è oggi un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di diritto pubblico che, coniugando attività di ricerca (sperimentale e clinica) e prestazioni assistenziali di elevata complessità e qualità, costituisce una tra le più significative realtà sanitarie del Sud d’Italia in campo oncologico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-23814 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/fondazione-pascale-di-napoli-300x127.jpg" alt="" width="324" height="137" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/fondazione-pascale-di-napoli-300x127.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/fondazione-pascale-di-napoli-768x324.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/fondazione-pascale-di-napoli.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 324px) 100vw, 324px" /></p>
<p>L’Istituto Nazionale Tumori rappresenta il centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura delle patologie neoplastiche, riconosciuto come Centro Oncologico di Riferimento Polispecialistico (CORP) con funzioni diagnostico/stadiative, terapeutiche e di follow-up oncologico e Centro Oncologico di Riferimento Polispecialistico a carattere Scientifico (CORPUS) a cui, sono attribuite anche altre funzioni peculiari nella rete oncologica della Regione Campania.</p>
<p>L’Istituto è, inoltre, identificato quale Centro di Terapia del dolore Ospedaliero (HUB) nella rete regionale e fa parte della rete nazionale delle malattie rare. L’offerta assistenziale si caratterizza per un approccio alle malattie neoplastiche che integra le attività di ricerca, prevenzione, cura e riabilitazione. Il paziente/utente, portatore di bisogni e titolare di diritti, è posto al centro di un coordinato intervento multidisciplinare. Le aree di prevalente impegno, nel campo della ricerca e in quello assistenziale, sono rappresentate dalla patologia mammaria, dai linfomi, dai sarcomi, dai melanomi, dai tumori della testa-collo, dai tumori del colon-retto, dai tumori polmonari e da forme di tumore più rare e meno conosciute.</p>
<p>L’Istituto è stato il primo istituto oncologico italiano a dotarsi di una organizzazione in Dipartimenti d’Organo, nei quali Oncologo, Chirurgo, Radioterapista, Medico-Nucleare, Anatomo-Patologo potessero lavorare insieme per valutare, seguire e curare, ciascuno secondo la propria competenza, la stessa malattia, al fine di convogliare le diverse conoscenze disciplinari, per migliorare i risultati diagnostici e terapeutici. L’obiettivo è quello di realizzare una sempre più diretta integrazione della ricerca nei percorsi diagnostico-terapeutici attraverso la partecipazione dei ricercatori traslazionali ai Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), che rappresentano la articolazione funzionale delle attività dell’Istituto.</p>
<p>L’Istituto procede su tale percorso in un continuo miglioramento e confronto della qualità delle prestazioni clinico-scientifiche, dei risultati e dei processi organizzativi con quelli di altre organizzazioni eccellenti nazionali ed internazionali per traslare le migliori prassi nel proprio contesto operativo e sfuggire alle logiche autoreferenziali rendendo obiettivi i risultati.</p>
<p>La Fondazione prende il nome dal suo fondatore e primo presidente, senatore e dottore Giovanni Pascale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-23817 alignnone" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/fondazione-pascale-di-napoli-2-300x212.jpg" alt="" width="386" height="273" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/fondazione-pascale-di-napoli-2-300x212.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/fondazione-pascale-di-napoli-2.jpg 578w" sizes="auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px" /></p>
<p><strong>Il fondatore senatore dr. Giovanni Pascale</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23818 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/giovanni-pascale.jpg" alt="" width="171" height="181" />Giovanni Pascale nacque il 19 marzo del 1859 a Faicchio (Benevento), da Alessio e Filomena Palmieri, famiglia gentilizia del Beneventano. Si laureò in Medicina nel 1884 presso l&#8217;Università di Napoli. Recatosi all&#8217;estero per perfezionarsi in Clinica Chirurgica, tornò poi a Napoli ove fu allievo di un mostro sacro della chirurgia: Antonino D&#8217;Antona, siciliano trapiantato a Napoli, celebre chirurgo e anatomopatologo dell&#8217;Ospedale Pellegrini e in seguito direttore della Clinica Chirurgica dell&#8217;Università. D’Antona accolse Pascale sotto la sua ala protettrice. L&#8217;allievo, però, fece in fretta a diventare prima assistente volontario e poi aiuto per ben 10 anni. Lo stigma del celebre professore siculo, che in Italia era stato tra i primi ad approfondire le tematiche dell&#8217;antisepsi, inserendola anche in precisi protocolli operativi, si impresse profondamente nel discepolo. Pascale, infatti, avrebbe raccolto il testimone del clinico siciliano, occupandosi ad esempio della sterilizzazione ambientale attraverso il calore. Nel 1908 Giovanni Pascale divenne ordinario di Clinica Chirurgica presso l&#8217;ateneo federiciano (incarico che conservò fino al 1935). Fu, poi, in rapida successione, titolare di due incarichi prestigiosi: nel 1911 direttore dell&#8217;Istituto di Clinica Chirurgica e Semeiotica dell&#8217;Università, nel 1913 direttore della Prima Clinica Chirurgica. Il suo valore tecnico sul campo, intanto, ebbe modo di dimostrarlo nei panni di primario chirurgo nel nosocomio partenopeo di Santa Maria della Pace: ma non si limitò ad essere un brillante operatore e sfoderò anzi anche grosse doti organizzative.</p>
<p>Anche Pascale, come tanti colleghi, fu coinvolto nel primo conflitto mondiale che affrontò, da volontario, ricoprendo le mansioni di Maggiore Generale medico del X e Xl Corpo d&#8217;Armata. Nella sanità militare incise profondamente, creando o dirigendo presìdi per la cura dei feriti di guerra e di sanatori per i tubercolotici di guerra; ma delle vittime del fronte non si dimenticò in seguito, istituendo sanatori per i tubercolotici di guerra. Cessate le ostilità, la sindrome della politica, che sul mondo medico sembra avere una presa innegabile, non risparmiò nemmeno il chirurgo di origini beneventane che, in seguito alla tornata elettorale del 1919, fu nominato Senatore del Regno dal 6 ottobre 1919, così come, prima di lui, lo era stato il suo maestro, il Prof. D&#8217;Antona, eletto al Senato dietro le insegne dell&#8217;Unione Democratica.</p>
<p>In Senato si occupò specialmente di problematiche mediche connesse alla tubercolosi. Fu membro della Commissione per il giudizio dell&#8217;Alta Corte di giustizia (27 dicembre 1929-19 gennaio 1934) (1° maggio 1934-28 ottobre 1936).</p>
<p>Di interessi poliedrici, firmò anche un&#8217;iniziativa editoriale, fondando nel 1922 gli «Annali di chirurgia». Il successo però non ne appannò mai lo slancio solidale di cui, ad esempio, diede prova, fondando nella nativa Faicchio la Fondazione Pascale, creata per accogliere i bambini orfani. Gli anni &#8217;20, però, furono anche quelli in cui decollò l&#8217;esperienza forse più nota e caratterizzante dell&#8217;illustre chirurgo: se infatti al flagello-tumore già da tempo Pascale si stava dedicando con approfondite ricerche in cancerologia, nel 1927 accadde qualcosa che lo indusse ad inasprire in modo significativo il livello di scontro col cancro. Il 16 gennaio di quell&#8217;anno, infatti, la neonata «<strong>Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori</strong>» otteneva il riconoscimento giuridico di ente morale e iniziava a ramificarsi in sezioni provinciali: a Napoli il riferimento dell&#8217;organizzazione fu Giovanni Pascale che ricoprì la carica di Commissario Straordinario della Lega. Immediatamente si diede da fare costituendo un «Centro Diagnostico» all&#8217;interno della Scuola Chirurgica dell&#8217;Università, destinando ad esso un intero piano della clinica, con un laboratorio scientifico, una biblioteca specializzata e due reparti per pazienti cancerosi, di 12 letti ciascuno.</p>
<p>Due anni dopo il professore iniziò ad attivarsi per la creazione di una Fondazione con il suo nome, drenando allo scopo risorse da varie provenienze istituzionali e contribuendo in prima persona con le sue sostanze: il 19 ottobre del 1933, finalmente, nasceva ufficialmente la «Fondazione Senatore Pascale-Centro Ente Morale», presieduta dallo stesso Pascale, e presso di essa si installò anche la «Lega Tumori».</p>
<p>Decollò così un sodalizio di ferro che nel tempo si è segnalato tra i presìdi più combattivi nella eterna sfida al cancro. Qualche anno dopo, nel 1940, la Fondazione Pascale fu riconosciuta Istituto a carattere scientifico (IRCCS) divenendo Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori<em>. </em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-23820" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-invito-300x115.jpg" alt="" width="584" height="224" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-invito-300x115.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-invito-1024x394.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-invito-768x295.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-invito.jpg 1100w" sizes="auto, (max-width: 584px) 100vw, 584px" /></p>
<p><strong>Carriera</strong></p>
<ul>
<li>Libero docente di Patologia e propedeutica chirurgica nel 1894</li>
<li>Primario dell&#8217;Ospedale Santa Maria della Pace nel 1896</li>
<li>Libero docente di Clinica Chirurgica nel 1898</li>
<li>Professore straordinario di Semeiotica Chirurgica dal primo febbraio 1903</li>
<li>Professore ordinario di Clinica chirurgica all&#8217;Università di Napoli (8 novembre 1908-12 marzo 1935)</li>
<li>Preside della Facoltà di Medicina dell&#8217;Università di Napoli</li>
<li>Vicerettore dell&#8217;Università di Napoli</li>
</ul>
<p>Cariche e titoli</p>
<ul>
<li>Direttore dell&#8217;Ist. Clinica Chirurgica e Semiotica, Università di Napoli (4/05/1911)</li>
<li>Direttore della Prima Clinica Chirurgica dell&#8217;Università di Napoli (1913)</li>
<li>Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (1° luglio 1919-31 agosto 1923) (15 febbraio 1926-31 dicembre 1928)</li>
<li>Ispettore centrale della Croce Rossa Italiana [1915-1918]</li>
<li>Fondatore del periodico &#8220;Annali di Chirurgia&#8221; (1922)</li>
<li>Direttore dell&#8217;Ospedale S. Maria della Pace di Napoli</li>
<li>Presidente della Croce Rossa Italiana, sezione di Benevento</li>
<li>Presidente della Società Italiana di Chirurgia</li>
<li>Presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori</li>
<li>Fondatore e presidente della Fondazione Giovanni Pascale, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori (19 ottobre 1933)</li>
<li>Membro dell&#8217;Accademia medico-chirurgica di Napoli</li>
<li>Membro ordinario della Società Reale di Napoli (27 giugno 1915)</li>
<li>Membro della Commissione per il giudizio dell’Alta Corte di Giustizia (1929-1936)</li>
</ul>
<p>Onorificenze:</p>
<ul>
<li>Cavaliere dell&#8217;Ordine della Corona d&#8217;Italia &#8211; 23 febbraio 1896</li>
<li>Cavaliere dell&#8217;Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro &#8211; 8 giugno 1905</li>
<li>Commendatore dell&#8217;Ordine della Corona d&#8217;Italia &#8211; 16 dicembre 1915</li>
<li>Grande ufficiale dell&#8217;Ordine della Corona d&#8217;Italia &#8211; 28 dicembre 1919</li>
</ul>
<p>Tra le sue opere:</p>
<ul>
<li>Storpi, ciechi e mutilati degli arti;</li>
<li>L&#8217;Ospedale di Napoli MCMXVI (poi Asilo Vittorio Emanuele III per i figli e gli orfani dei militari);</li>
<li>La scuola di rieducazione per i mutilati di Lecce;</li>
<li>L&#8217;Ospedale di S. Maria Egiziaca a Napoli.</li>
<li>Innesti ossei: Risultati sperimentali e ricerche istologiche;</li>
<li>Piede varo equino: Patogenesi e speciale processo operativo;</li>
<li>Cistostomia soprapubica. Contributo e modifica alla tecnica operativa;</li>
<li>Patogenesi dell&#8217;appendicite;</li>
<li>L&#8217;empiema e sua cura;</li>
<li>Gli aneurismi e loro trattamento chirurgico;</li>
<li>Chirurgia della cirrosi epatica;</li>
<li>Sui tumori della scapola;</li>
<li>Sull&#8217;ulcera peptica del diverticolo di Meckel;</li>
<li>Sui tumori dell&#8217;ombelico.</li>
</ul>
<p>Tra i grandi meriti di Giovanni Pascale il maggiore è stato certamente quello di aver intuito che erano ormai maturi i tempi per dare unità di indirizzi e di sviluppo all&#8217;Oncologia nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, sulla falsariga di quanto avvenuto al Nord, con l&#8217;Istituto Vittorio Emanuele III di Milano (12 aprile 1928), e al Centro, con l&#8217;Istituto Regina Elena di Roma (21 aprile 1933).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-23821" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-3-300x135.jpg" alt="" width="640" height="288" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-3-300x135.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/struttura-fondazione-pascale-1993-3.jpg 759w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p><em>Marie José Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha, nota come Maria José del Belgio, ultima regina d&#8217;Italia &#8211; consorte di re Umberto II, prende visione dei progetti della Fondazione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Va precisato che il progetto della Fondazione, oltre ad essere ambizioso, fu anche costoso. Pascale impegnò nel disegno gran parte delle sue risorse finanziarie, con un versamento personale di oltre un milione; allo stesso tempo si prodigò per la raccolta di altri contributi che, per il grande prestigio di cui godeva, vennero, prontamente, dalla Provincia di Napoli, dal Comune di Napoli, dalla Banca d&#8217;Italia, dal Banco di Napoli, dalla Direzione Generale di Sanità, dall&#8217;Istituto Nazionale delle Assicurazioni e da altri Enti.</p>
<p>Fu così costituita la «Fondazione Senatore Pascale &#8211; Centro Ente Morale», con R.D. del 19 ottobre 1933. Il 14 marzo del 1934 venivano appaltati i lavori per la costruzione dell&#8217;edificio da destinare alla Fondazione, in seguito a precise disposizioni del Capo del Governo, il quale assegnò allo scopo la somma di 1.200.000 lire. Fu nominato, quindi, il primo Consiglio di Amministrazione: Presidente lo stesso Senatore Pascale.</p>
<p>Purtroppo, proprio mentre si andava delineando il decollo dell&#8217;attività di ricovero e cura della Fondazione, il 28 ottobre 1936 Giovanni Pascale moriva; due giorni prima, mentre era impegnato in un&#8217;operazione chirurgica, fu colpito da improvviso malore; additando il paziente e porgendo al proprio assistente il bisturi disse: &#8220;Non curatevi di me&#8221;; e cadde al suolo. Quella morte rispecchia ciò che fu la sua vita virtuosa.</p>
<p>Per avere un&#8217;idea di quello che rappresentò nella vita accademica e sulla scena napoletana e nazionale Giovanni Pascale basta scorrere la raccolta degli scritti in sua memoria. Parteciparono al cordoglio le massime autorità nazionali e cittadine, dal Capo del Governo al Principe ereditario, dal Rappresentante del Senato, alle autorità accademiche e politiche di ogni ordine e grado. Le esequie si svolsero all&#8217;Università e, quindi, la salma proseguì per il paese natio.</p>
<p>Successore alla Cattedra di Clinica Chirurgica del prof. Giovanni Pascale fu il suo aiuto, Prof. Luigi Torraca, che il 19 novembre 1936, 22 giorni dopo la morte, commemorò il suo maestro all’Accademia Reale di Scienze Mediche con parole che stanno a testimoniare la statura morale ed intellettuale di Giovanni Pascale ricordandone la grande dottrina, la profonda umanità, il cordiale rapporto con tutti e la naturale attitudine organizzativa. Il Prof. Pascale &#8211; diceva Torraca &#8211; era soprattutto un profondo conoscitore di uomini e seppe scegliere sempre, con grande acume, i suoi collaboratori.</p>
<p>Giovanni D’Errico, direttore dell’Istituto dal 1969 al 1986, amava dire: <em>Il Senatore Pascale, il cui busto in bronzo è esposto all’ingresso in Istituto, rimarrà nella storia dell&#8217;Oncologia italiana come un indiscusso pioniere. A lui va il grato ricordo di quanti hanno avuto, grazie alla sua iniziativa, la possibilità di lavorare in una istituzione oncologica molto qualificata e, soprattutto, di quanti, essendo stati curati qui dentro, hanno potuto recuperare la salute e salvarsi la vita.</em></p>
<p>Altro merito del Senatore Pascale è quello di aver contribuito a fondare la <strong>Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23823 alignright" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/1995/01/lilt.jpg" alt="" width="200" height="112" />Raccontava sempre il professore Giovanni D’Errico, Direttore Generale dell’Istituto e Presidente della Lega negli anni su citati: “<em>La prima volta che si parlò della necessità di costituire in Italia un’Associazione contro i tumori fu a Napoli, in occasione del Congresso della Società Italiana di Chirurgia nell’ottobre 1921. I chirurghi di allora, che erano protagonisti, ieri come oggi, della lotta ai tumori si convinsero a costituire un’Associazione, poi denominata Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, con le finalità di sensibilizzare l’opinione pubblica al problema del cancro, per favorire l’informazione e la diagnosi precoce e convincere la gente che il cancro non era una malattia fatalmente mortale ma un male curabile</em>”. Così, il 25 febbraio 1922, nasceva a Bologna la Federazione Italiana per la lotta contro il cancro, organismo embrionale della LILT. Nel 1927 la LILT veniva riconosciuta giuridicamente come Ente Morale.</p>
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		<title>CROM.4 &#8211; Una vita travagliata &#8211; Fino al 6 luglio 2001</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-6-luglio-2001/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 05:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Pascale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Tumori Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Quadro Astrale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=23587</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il prof. Marco Salvatore (Primario del Servizio di Medicina Nucleare della Fondazione Pascale dal 1981 al 1995, a partire dal 1987 in regime di convenzione con l’Università di Napoli Federico II) era appena andato via, inaspettatamente e repentinamente, dal Pascale per rientrare all’Università. Due giorni dopo, era un sabato come tanti ed ero al lavoro &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-6-luglio-2001/">CROM.4 &#8211; Una vita travagliata &#8211; Fino al 6 luglio 2001</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prof. Marco Salvatore (Primario del Servizio di Medicina Nucleare della Fondazione Pascale dal 1981 al 1995, a partire dal 1987 in regime di convenzione con l’Università di Napoli Federico II) era appena andato via, inaspettatamente e repentinamente, dal Pascale per rientrare all’Università. Due giorni dopo, era un sabato come tanti ed ero al lavoro al pc in segreteria al 3° piano della Ripartizione Scientifica, quando, fatto insolito, vidi entrare Marco che venne a sedersi vicino; lo guardai perplesso; cominciammo a parlare. All’inizio lo rimproverai cortesemente (<em>ma che hai fatto?! &#8211; </em>riferendomi alla sua andata via -, <em>ci hai lasciato nei guai</em>) ben sapendo che non avrei ricevuto risposta.</p>
<p>Eravamo molto amici; fra noi, un tono confidenziale: per me era un fratello maggiore da cui apprendere; Marco si disse preoccupato per il futuro dell’Istituto e che era venuto a trovarmi e parlare con me che lui riteneva unico possibile candidato (fra i dipendenti dell’Istituto) a succedergli.</p>
<p>Quando però fece un velato accenno, attribuendomi un qualche mio soddisfacimento (quasi fossi rimasto contento della sua decisione ovvero a Napoli si dice <em>gli avessi tirato i piedi</em>), reagii replicando<em>: Marco, ora mi offendi! Prima mi hai dotato di intelligenza e fatto tanti elogi rappresentando tutta la tua stima per me, ora mi ritieni così stupido da avventurarmi in uno scontro con la tua corazzata Potëmkin. E’ vero, io spero di arrivare un giorno alla posizione di Direttore Scientifico, ma non oggi. Ho bisogno ancora di crescere!</em> Gli dissi che ero ben consapevole della realtà, e che nella mia vita mi ero sempre peritato di evitare qualsiasi scontro<strong><em>, </em></strong>tant’è che se mi accorgevo che lui stava percorrendo una strada, io ne prendevo un’altra; ma spesso, mio malgrado, me lo ritrovavo sulla mia, per cui ero costretto di nuovo a cambiare strada. Gli interessi di Marco spaziavano infatti nei campi più disparati. Parlammo così a lungo e lui mi chiese, tra l’altro, di assicuragli di poter tutelare i suoi interessi ancora ben presenti nel reparto di Medicina Nucleare dell’Ente. Poi, considerato che per il conferimento dell’incarico di Direttore Scientifico sarebbe stato espletato un pubblico concorso, mi consigliò, per opportunità, di farmi momentaneamente da parte, in attesa del concorso; lui aveva intenzione di proporre per il periodo di <em>vacatio</em>, che garantiva sarebbe stato breve, il dr. Ciro Manzo, che lui aveva nominato responsabile dell’Oncologia Sperimentale C &#8211; Immunologia. Io mi fidai, e feci un grave errore. Dopo qualche giorno, infatti Marco si prodigò per convincere il prof. Silvio Monfardini, direttore scientifico del Centro Oncologico di Aviano, a partecipare al concorso per l’INT e a trasferirsi a Napoli, convincendolo del fatto che era un passaggio doloroso ma obbligato per poter rientrare in Milano (SF era stato indotto a trasferirsi ad Aviano per evitare la forte competizione <em>in loco</em>). Promessa poi non mantenuta (quando infatti il prof. Monfardini inizio settembre 1998 abbandonò il Pascale, si trasferì a Padova e non già a Milano a lui interdetta).</p>
<p>Un antichissimo proverbio, probabilmente il più longevo proverbio sulla fiducia della storia umana, afferma che &#8220;fidarsi è bene, non fidarsi è meglio?&#8221;. Purtroppo non lo feci, e questa fu una gran colpa perché mi sarei dovuto ricordare che quando a fine ’89 rientrai dagli Stati Uniti e mi presentai al nuovo Direttore Scientifico (vi era appena stato l’avvicendamento del prof. Giordano col prof. Salvatore), quest’ultimo mi precisò, senza mezzi termini, che tutti i patti presi col vecchio direttore non avevano alcun valore e che avrei dovuto ricominciare da zero.</p>
<p>Negli States vi ero stato dal 29/04/1988 al 19/12/1989 come <em>post-doctoral fellowshiper</em> presso il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia del New York Medical College, Valhalla, diretto da Soldano Ferrone. All’epoca mi occupavo di AIDS e altre immunodeficienze (come quelle correlate ai tumori), per cui avrei voluto espletare il mio periodo di perfezionamento presso il <em><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23588 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Stephen-Fauci.jpg" alt="" width="143" height="180" />National Institute of Allergy and Infectious Diseases</em>, diretto da Anthony Stephen Fauci. Ma fu inutile. Mi fu imposto di espletare il mio praticantato presso il NYMC in una sorta di staffetta con Antonio Giordano (figlio del Direttore Scientifico del Pascale), che così poteva trasferirsi presso il <em>Cold Spring Harbor Laboratory </em>nei laboratori di Ed Harlow dove avrebbe fatto la sua fortuna. A nulla valse appellarmi al mio primario, dr. Zarrilli, che non seppe far altro che invitarmi ad assecondare i voleri del Direttore Scientifico. Varammo così un programma di lavoro che avrebbe dovuto portare alla acquisizione per l’Istituto delle tecniche per la produzione di anticorpi monoclonali anti-idiotipo, immagine interna di antigeni tumorali. In particolare, mi fu affidata la produzione di anticorpi monoclonali anti-idiotipo anti-beta2microglobulina, impresa difficilissima (per non dire impossibile per una serie di ragioni).</p>
<p>Feci centinaia di fusioni, ottenendo sempre anticorpi non specifici, ma “sticky”, cioè che si attaccavano alle strutture più disparate. Era questo un modo per tenermi impegnato in un lavoro estremamente frustrante perché non consentiva di raggiungere l’obiettivo. Quando poco prima di rientrare in Italia ebbi un incontro-scontro chiarificatore, Ferrone mi confessò di aver ricevuto varie sollecitazioni (tra cui quella del mio ex maestro, prof. Serafino Zappacosta) per vanificare la mia formazione facendomi pubblicare il meno possibile.</p>
<p>Di questa sorte di “incompatibilità ambientale” mi ero reso conto ben presto e ne avevo informato sia il dr. Zarrilli che il prof. Giordano. Quest’ultimo venne anche un paio di volte a trovarmi a Valhalla; io speravo parlasse con Ferrone e sostenesse le mie rimostranze; invece si chiudeva in biblioteca a studiare e non disse nulla delle mie lagnanze. Decisi così di abbreviare il mio periodo di tirocinio e quindi la mia permanenza negli <em>States</em>.</p>
<p>Il programma di collaborazione tra il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia del New York Medical College e l’INT prevedeva l’affiancamento allo scrivente del tecnico di laboratorio Pasquale Ippolito e, in un secondo tempo, di un biologo, la dott.ssa Valeria D’Alessio. Per Pasquale si trattava di un’ottima occasione per ampliare le sue conoscenze extra-laboratorio e trascorrere una vacanza remunerata; a lui, il programma di lavoro non interessava, ma svolgeva dignitosamente il suo lavoro per cui ad una certa ora, il primo pomeriggio, lasciava i laboratori per andare a vivere a New York, nel Bronx. Pasquale non ha mai lavorato con me bensì, furbescamente, si mise a totale disposizione di Ferrone per il quale curava lo stabulario, l’espansione dei cloni in ascite e la produzione degli anticorpi. Questo avallava i miei sospetti, sopra accennati.</p>
<p>Il Concorso a Direttore Scientifico espletato per colmare la <em>vacatio</em> causata dal trasferimento del prof. Salvatore portò ovviamente a conferire l’incarico al prof. Silvio Monfardini, all’epoca</p>
<p>Direttore Scientifico del Centro Oncologico di Aviano</p>
<p><strong>Silvio Monfardini</strong> è stato Direttore Scientifico dell’INT dal marzo 1996 ad agosto 1998. Eminente oncologo dirigente prima <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23589 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Silvio-Monfardini.jpg" alt="" width="128" height="167" />all’Istituto Tumori di Milano negli anni Settanta, poi Direttore Scientifico del Centro Oncologico di Aviano, accettò l’esperienza napoletana credo suo malgrado, consapevole delle mille difficoltà che avrebbe dovuto affrontare. La realtà con cui venne ad impattare era infatti completamente diversa da quella vissuta fino ad allora, a cominciare dalla lingua (comprensione del dialetto napoletano e di talune espressioni). Era una persona profondamente schiva, che non riusciva a tenere, anche perché per niente avvezzo al confronto sindacale; non poche volte, pressato dai sindacalisti, chiese il mio intervento risolutivo. Del resto mi aveva affidato l’incarico di vice direttore. Quando però un giorno, nel corso di uno degli “scontri”, un sindacalista, al fine di ottenere un intervento deciso del professore nei confronti dell’Amministrazione, lo apostrofò con la frase “professò, nui ve secutammo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> fino a Milano”, lui presentò alla Procura un esposto per intimidazioni di tipo camorristico. Purtroppo capitò, per quelle strane coincidenze della vita, che pochi giorni dopo venisse rapinato davanti all’uscio di casa; le due cose non erano in collegamento, ma sono convinto che il professore la pensasse diversamente.</p>
<p>Ma quello che gli “inimicò” l’ambiente napoletano fu un errore piuttosto grossolano: dimenticò che egli era venuto a Napoli quale vincitore di un pubblico concorso per Direttore Scientifico; la legge prevedeva che se questi fosse stato già (pre concorso) Direttore di un reparto dell’Ente, avrebbe potuto continuare ad esercitare l’attività medica, altrimenti avrebbe dovuto dedicarsi esclusivamente alle funzioni pertinenti alla direzione scientifica. Il prof. Monfardini mise invece un lettino nella segreteria della Direzione (oltre ad aprire uno studio all’esterno) ove eseguiva visite; il fatto non fu ben digerito dai clinici dell’Ente. Un imperdonabile <em>misunderstanding</em>.</p>
<p>Eppure, quando Monfardini arrivò a Napoli, io (che avevo partecipato allo stesso concorso) mi misi immediatamente a sua disposizione, ed il prof. Monfardini mi conferì l’incarico di vice direttore, ritenendomi un profondo conoscitore della realtà locale. La mia vice-direzione durò però solo sei mesi per un increscioso episodio di incomprensione sorto tra il prof. Monfardini e lo scrivente. Era maturato il tempo per rinnovare il protocollo d’intesa tra la Regione Campania e l’Istituto Pascale. Un giorno mi chiamò il Commissario Straordinario, prof. Alfonso Barbarisi, che, essendosi insediato da poco e quindi non a piena conoscenza di attività e dati (flussi, etc.) dell’Istituto, mi delegò a trattare con la Regione per stipulare il protocollo d’intesa, dicendomi altresì che il Direttore Scientifico si era dichiarato indisponibile. Mi recai in Regione a capo della delegazione dell’Ente; dopo ore di trattativa, grazie anche ad un grande favore personale riconosciuto, riuscii a sottoscrivere un favorevolissimo per l’INT protocollo d’intesa. Tornai allora lieto e baldanzoso in Istituto per il brillante risultato conseguito (tra l’altro avevo ottenuto un notevole incremento del finanziamento regionale da 72 a 96 miliardi) per riferire tutto al Direttore Scientifico. Anziché un encomio, ebbi un severo rimprovero: chi mi aveva autorizzato? Alla mia risposta (mi ha chiamato il Commissario), Monfardini ribatté: “ma tu sei il mio vice, non il vice del Commissario”. Quando il Direttore Scientifico mi intimò di non permettermi di fare alcunché senza una sua preventiva autorizzazione, rimisi il mandato di vice, non più compatibile perché a mio giudizio era venuta meno quell’indispensabile fiducia che deve caratterizzare un rapporto tra delegante e delegato.</p>
<p>Sinceramente, ancor oggi non riesco a comprendere le motivazioni di quel comportamento, essendo per me il risultato positivo conseguito al di sopra di tutte le altre considerazioni.</p>
<p>Il 26 marzo 1998, nel quadro del settore di indagine sul funzionamento degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), una delegazione della <strong>Commissione parlamentare </strong><strong>di Indagine</strong> sul sistema sanitario del Senato della Repubblica (predisposta dal relatore, sen. Antonio Tomassini, e approvata dalla Commissione nella seduta n. 36 del 3 dicembre 1998) effettuò un sopralluogo presso l&#8217;Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori «Fondazione Giovanni Pascale» di Napoli, per verificarne il livello di funzionamento. La Commissione lamentò innanzitutto come l&#8217;accertamento dei fatti fosse stato ostacolato da una linea di condotta riscontrata nell&#8217;ambito della dirigenza dell&#8217;Istituto «Pascale» volta a dare corso ad un palleggiamento di responsabilità sia rispetto all&#8217;operato delle pregresse dirigenze sia anche tra settori attualmente operanti all&#8217;interno della struttura. La Commissione rilevò inoltre un consistente degrado della struttura; evidenti carenze di ordine strutturale sulle quali pesava un&#8217;insufficiente programma di manutenzione ordinaria e straordinaria; carenze di pulizia e di igiene; carenze organizzative; mancato adeguamento alle norme del decreto legislativo n. 626 del 1994; attrezzature di molti ambulatori obsolete e non più a norma; presenza di camere con muri ed arredi spesso fatiscenti; mancata presentazione dei bilanci (bilanci consuntivi fermi all&#8217;esercizio 1992; parziale impegno dei fondi per la ricerca e loro destinazione distorta, ovvero «dirottamenti» degli stanziamenti previsti per la ricerca corrente per l&#8217;acquisto di attrezzature; assenza dei carichi di lavoro; basso indice di attrazione extraregionale (dall’analisi dei finanziamenti erogati dal Ministero della Sanità agli IRCCS emerse che negli anni considerati (triennio 1998/1999), per il Pascale si era verificata una flessione del finanziamento del 14.9%); incapacità di attrarre fonti di finanziamento al di fuori di quelle ministeriali; mancata copertura di alcuni posti organici; scarso numero di ore su cui era organizzata l&#8217;attività del «Pascale»; numerose altre inadempienze (per quanto riguarda l&#8217;acquisto degli acceleratori lineari, l&#8217;imputazione del costo sul capitolo degli accantonamenti apparve assolutamente improprio).</p>
<p>La Commissione peraltro evidenziò come, malgrado gravi insufficienze gestionali e di direzione, l&#8217;istituto conservava buone professionalità di assistenza e di ricerca.</p>
<p>Nel corso dell’audizione, il professor Monfardini denunziò la pessima direzione amministrativa dell&#8217;Istituto, consegnando alla delegazione della Commissione d&#8217;inchiesta un documento sul «disordine» e sugli «annosi disservizi amministrativi di ostacolo alla ricerca».</p>
<p>La crescente aspra conflittualità interna finì però per coinvolgere pienamente la Direzione scientifica (con addirittura volantinaggio in strada, blocco della circolazione intorno all’Istituto, manifestazioni); a tale pressione, il prof. Monfardini non resse per cui, a fine agosto 1998, lamentando l’impossibilità operativa, abbandonò il Pascale senza aver neppure adempiuto ai propri impegni istituzionali (come la presentazione al Ministero della relazione clinico-scientifica).</p>
<p>Come accennato, la relazione Di Dato ha gravato per anni sulla vita dell’Istituto, come un grosso macigno pronto a cadere sulla <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23590 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Giuseppe-Ferraro.jpg" alt="" width="168" height="200" />testa dell’ultimo malcapitato. Sicché, la mancata rimozione degli addebiti mossi ha costituito per anni un forte deterrente alla presa in carico della gestione dell’Ente. E’ indubbio che <strong>il prolungato grave disordine amministrativo-contabile sia andato strettamente a braccetto col continuo turnover di funzionari </strong>(in gran parte con scarse conoscenze sulla realtà IRCCS) posti <strong>alla guida del più grande IRCCS del Mezzogiorno</strong>. Per superare l’<em>empasse</em> che si era venuto a determinare in Istituto ed attivare un intervento risolutore, in data 1° marzo 1996, il Ministro della Sanità, Elio Guzzanti, nominava commissario straordinario dell&#8217;Istituto Tumori «Fondazione Senatore Pascale» il Dott. <strong>Giuseppe Ferraro</strong> (sponsorizzato dall’ex assessore alla Sanità della Regione, Raffaele Calabrò). Il risultato fu controproducente.</p>
<p>Subentrato al dr. Gennaro Niglio, Commissario Straordinario dal 03/01/95 al 28/02/96, il dr. Ferraro si rese artefice di uno dei periodi più conflittuali e confusi (anche suo malgrado) nella vita dell’Ente, anche a causa di una paradossale alternanza al vertice dell’Istituto.</p>
<p>Il dr. Ferraro l’01/12/96 presentò alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli querela a carico delle rappresentanze aziendali del Pascale perché “su molte attività dell’Istituto si è realizzato un impegno concentrico del segretario generale, Oreste Pennasilico, di alcuni deputati e di certa stampa cittadina, volto a determinare non solo un clima di intimidazione nell’azione amministrativa, ma soprattutto suscitare un ingiusto provvedimento ministeriale di rimozione dello scrivente dalla funzione esercitata”. Tale denuncia veniva ribadita al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma in data 11 febbraio 1997;con essa il Ferraro faceva rilevare, tra l’altro, come alla pagina 6 del verbale ispettivo Di Dato venivano evidenziate chiaramente le <strong>cause del dissesto </strong>dell’Ente, dovute ad una <strong>enfatizzazione della funzione dei sindacati interni</strong>, i quali avrebbero avuto il potere di condizionare le decisioni degli organi di amministrazione e della dirigenza dell&#8217;Ente verso soluzioni illegali a danno dell&#8217;organizzazione dell&#8217;Istituto. Nello specifico, a circa 70 ricercatori laureati venivano erogati da tempo emolumenti accessori a quelli stipendiali (c.d. equiparazione al personale medico). Il tema dell’equiparazione è stato per molti anni uno dei moventi principali della conflittualità; non a caso, i contrasti esplosi portarono ad un lungo braccio di ferro tra lo stesso Ferraro ed il Ministro della Sanità.</p>
<p>Ferraro cercò di revocare tali provvedimenti suscitando vigorose rimostranze degli interessati, tant’è che in data 09/01/97 l’On.le <img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-23591 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/10/Bindi.jpg" alt="" width="157" height="218" />Bindi, Ministro alla Sanità, con un decreto ministeriale, rimuoveva il Ferraro per “incompatibilità ambientale” &#8211; una motivazione molto debole &#8211; e contestualmente nominava Commissario il prof. Alfonso Barbarisi.</p>
<p>Contro tale provvedimento, il dr. Giuseppe Ferraro ricorreva al Tar Campania che in data 28/01/97 dava ragione al Ferraro reinsediandolo alla guida del Pascale. I Ricercatori dell’Ente entrarono allora in agitazione accusando il Ferraro di “indisturbata demolizione della ricerca dell’Istituto”; per onestà bisogna ricordare che altri 23 dipendenti sottoscrivevano una nota a favore del Commissario, tanto per avallare l’atavica spaccatura esistente tra le due figure (medici vs non medici). Circa ventimila volantini di protesta vennero lanciati da un aereo sulle piazze ed il lungomare di Napoli.</p>
<p>La Bindi si appellava, il 04/02/97, al Consiglio di Stato che confermava la decisione del Tar.</p>
<p>A questo punto la Bindi, in data 05/02/97, emanava un nuovo decreto, rimuoveva Ferraro e rinominava Barbarisi (nel periodo di <em>vacatio. </em>la funzione era stata svolta dal dr. Giuseppe Vittorio Bonagura, vice Commissario).</p>
<p>In data 25/02/97 Ferraro ricorreva nuovamente al Tar che gli dava di nuovo ragione per cui si reinsediava al Pascale. Il Ministro della Sanità quindi si appellava (03/03/97) ancora al Consiglio di Stato che, questa volta, rigettava la decisione del Tar per cui Barbarisi veniva riconfermato Commissario straordinario. L’11/03/97 Giuseppe Ferraro otteneva il rigetto da parte del Consiglio di Stato dell&#8217;appello proposto dal Ministro della sanità avverso l&#8217;ordinanza del TAR Campania.</p>
<p>Il 16/06/97, entrato nel merito della vicenda, il Tar dava ragione a Ferraro su entrambi i ricorsi, ma la decisione del Consiglio di Stato era inappellabile per cui Barbarisi restava al suo posto.</p>
<p>L’1/07/97 con un altro decreto ministeriale la Bindi riconfermava la nomina di Barbarisi.</p>
<p>Ad ogni modo il lungo braccio di ferro tra l’On.le Rosy Bindi, Ministro della Sanità, e il Dott. Giuseppe Ferraro, Commissario ora sì ora no dell’Istituto Pascale, si concluse con la richiesta avanzata alla Camera dei Deputati, in data 21 febbraio 1998, di <strong>autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro On. Rosaria Bindi per abuso d’ufficio</strong> in violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità nell&#8217;azione amministrativa sanciti dall&#8217;articolo 97 della Costituzione della Repubblica.</p>
<p>Indubbiamente tutta la vicenda fu mal gestita dallo staff legale del Ministro, che avrebbe potuto trovare motivi ben più consistenti (della banale “incompatibilità ambientale” difficile da sostenere) per rimuovere il Ferraro (questi aveva collezionato oltre 56 denunce penali; i sindacati avevano sporto varie denunce, fra cui quelle per le transazioni miliardarie per circa 6 miliardi, l’affidamento del servizio di pulizia delle aree interne ed esterne, scarsa trasparenza in atti amministrativi, etc.). Purtroppo, proprio a causa della tenuità delle accuse alla base della rimozione del Ferraro, <strong>la decisione della Bindi apparve oggettivamente ingiustificata e illegittima, </strong>connotata da una evidente <strong>falsità ideologica e carenza di motivazione</strong>, per cui il ministro fu condannato.</p>
<p>La Bindi o, più propriamente, i suoi collaboratori avevano sottovalutato il Ferraro, personaggio scaltro quanto ambiguo, molto abile a districarsi tra i meandri giuridico-amministrativi, i cavilli, gli usi e (mal)costume; proprio tale abilità, unita alla mancanza di scrupoli etici, mi avevano colpito. Era capace di costruire delibere tecnicamente perfette ed ineccepibili: nella consapevolezza che il lettore avrebbe guardato il vestito ma non verificato gli allegati o i documenti citati, lui costruiva le delibere seguendo una <em>flow chart</em> con tutti i passaggi dovuti per legge prima di adottare il provvedimento; la citazione e l’oggetto menzionato però non trovavano rispondenza col vero contenuto del documento citato.</p>
<p>Questi ed altri illeciti furono denunciati dallo scrivente, ma non ebbero riscontro da parte degli Organi competenti. Al contrario, ebbe seguito una denuncia presentata pochi giorni prima del Natale dal Ferraro nei confronti di alcuni operatori dell’Istituto, fra cui lo scrivente. Grazie ad alcuni “solerti” amministrativi interni, il Commissario Ferraro era venuto in possesso di una lettera firmata ma non datata dai suddetti ricercatori ma non datata; nella lettera questi ultimi, ricercatori responsabili di progetti di ricerca finanziati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (era il primo Progetto Finalizzato Nazionale di Oncologia<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>), autorizzavano l’amministrazione dell’Ente a prelevare dal finanziamento ricevuto un’aliquota per compensare l’impegno extra assunto per gestire le pratiche amministrative. I primi ad essere convocati furono il primario di radioterapia e la responsabile del Servizio di Immunologia di base; alla notifica dell’accusa, il primo si sentì male, per cui fu chiamata l’ambulanza. Il giorno dopo toccò al sottoscritto. Appena il Procuratore pronunciò l’accusa, sul mio volto apparve un sorrisetto tanto che il Procuratore mi redarguì bonariamente dicendomi: “Dottore non rida; l’accusa è grave, perché configura un <strong>reato di concussione</strong>, un reato punito dalla legge con la reclusione da sei a dodici anni”. Risposi: “No, dottore! Sorrido per l’idiozia di chi ha presentato la denuncia. Ora che so l’accusa, Le chiedo un giorno per recuperare tutte le carte e domani sarò qui, a dimostrare la totale infondatezza dell’accusa”. Il giorno dopo mi presentai con tutte le carte (questa cosa, ovvero conservare sempre la documentazione di tutto mi ha salvato varie volte) dimostrando chiaramente che:</p>
<ol>
<li>la proposta era stata avanzata diversi anni prima (come dimostrato dall’originale ancora in mio possesso; probabilmente il Ferraro era convinto che tutta la documentazione del progetto non sarebbe stata più rinvenibile)</li>
<li>la proposta era pienamente legittima perché prevista nello stesso disciplinare del bando del progetto (approvato dal CNR e dal Ministero);</li>
<li>il reato non si era mai concretizzato, in quanto il Direttore Amministrativo ed il Segretario generale, a causa dei forti contrasti interni (altri dipendenti amministrativi che accampavano pretese) circa le modalità di ripartizione dei fondi, avevano rifiutato la proposta.</li>
</ol>
<p>Seguì uno scambio verbale abbastanza articolato, quasi familiare tant’è che mi permisi di fare una domanda: “Questo signore è stato denunciato più volte per vari possibili reati su cui indagare (vedi rassegna stampa) e la Procura non è mai intervenuta; la stessa persona ha fatto un esposto durante le feste natalizie e dopo la Befana c’è stata immediatamente la convocazione dei denunciati. Come mai? …….”. Ebbi la risposta, ma non posso riportarla perché estremamente confidenziale.</p>
<p>Ad ogni modo, il Ferraro, pur rimosso dal Pascale, ha continuato ad occupare vertici nella PA<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a> e la vicenda Ferraro-Barbarisi è una delle tante che dimostra quanto l’Istituto Pascale sia stato al centro dell’attenzione di politici, quasi mai ben pensanti, che hanno finito per condizionare la vita dell’Ente in quegli anni. La comprensione degli eventi è facilitata da una attenta lettura dell’abbondante rassegna stampa dell’epoca.</p>
<p>Ad ogni modo anche sotto l’amministrazione Ferraro, si erano accentuati i conflitti interni, con conseguenti interrogazioni parlamentari – a conferma dell’attenzione riservata all’Istituto oltre ogni lecita aspettativa &#8211; come l’ interrogazione a risposta orale 3/03345 presentata da Gambale Giuseppe (Democratici di sinistra &#8211; L&#8217;ulivo) in data 1999.01.29 (<a href="http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic3_03345_13">http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic3_03345_13</a>):</p>
<p><em>Ai Ministri di grazia e giustizia e della sanita&#8217;. &#8211; Per sapere &#8211; premesso che: il 3 dicembre 1998 il Gip Raffaele Marino ha assolto dall&#8217;accusa di abuso d&#8217;ufficio il commissario straordinario dell&#8217;Istituto per lo studio e la lotta ai tumori Fondazione Pascale di Napoli, Alfonso Barbarisi, e il segretario Oreste Pennasilico ma contro la sentenza e&#8217; stato proposto appello; <strong>sorprende che un ben individuato settore della magistratura dedichi tanta precisa e puntuale attenzione ad un breve periodo della gestione dell&#8217;Istituto</strong> (Barbarisi e&#8217; commissario da appena 24 mesi) <strong>dopo anni di inerzia di fronte ad abusi, sprechi e malversazioni ripetutamente e da piu&#8217; parti inutilmente denunciati</strong>; <strong>altrettanto forte e&#8217; lo sconcerto di fronte al corrispondente atteggiamento di settori della stampa napoletana che hanno fatto del Pascale il bersaglio di una vera e propria campagna denigratoria</strong>, dando grande risalto alla notizia dell&#8217;udienza davanti al Gip e liquidando in poche righe la notizia dell&#8217;assoluzione; il 3 dicembre 1998 sono state di particolare interesse le arringhe degli avvocati difensori di Barbarisi e Pennasilico: Riccardo Ferone, difensore di Pennasilico, ha parlato di &#8220;<strong>lotta fra consorterie</strong>&#8220;, mentre Giuseppe Fusco, legale di Barbarisi, ha denunciato &#8220;<strong>l&#8217;inaccettabile stravolgimento operato dalla Procura della Repubblica di Napoli</strong> con un&#8217;ingerenza nell&#8217;attivita&#8217; amministrativa degli enti&#8221;, con un intervento, quindi, non giudiziario ma politico; le indagini sono state condotte dal dottor Arcibaldo Miller che, nella richiesta di sospendere dal servizio Barbarisi e Pennasilico, scrive che nella relazione dell&#8217;ispettore del ministero del tesoro, dottor Di Dato, erano evidenziati &#8220;una serie rilevatissima di illeciti e di irregolarita&#8217;, anche riconducibili a pervicaci comportamenti abnormi, se non abusivi, ascrivibili a funzioni apicali dell&#8217;ente&#8221;, illeciti e irregolarita&#8217; commesse &#8211; evidentemente &#8211; prima del 1995, dal momento che la relazione Di Dato si riferiva a quel periodo; un&#8217;indagine che ha per oggetto &#8220;<strong>una serie rilevantissima di illeciti e irregolarita&#8217;</strong>&#8221; sfocia, dunque, soltanto nella richiesta di sospendere dal servizio l&#8217;ultimo commissario straordinario, Alfonso Barbarisi, per una vicenda di ambito limitato, in ordine alla quale il Gip, nel rigettare la richiesta del Pm, evidenzia come il carattere di illecito di essa appaia assai &#8220;dubbio&#8221;; il professor Barbarisi e&#8217; stato nominato commissario straordinario solo il 9 gennaio 1997, mentre fino all&#8217;ottobre 1995 e&#8217; stato direttore scientifico dell&#8217;Istituto Pascale il professor Marco Salvatore; nessuna iniziativa il pubblico ministero Miller ha avanzato nei confronti di Marco Salvatore, nonostante le gravi disfunzioni segnalate riguardino fatti rientranti nel periodo in cui Salvatore era direttore scientifico dell&#8217;ente; della singolare gestione dei fascicoli d&#8217;indagine relativi all&#8217;Istituto Pascale si e&#8217; gia&#8217; occupato il senatore di AN Filippo Reccia che, in un&#8217;interrogazione presentata il 22 marzo 1996 (la n. 4-08476), denuncia che il professor Marco Salvatore in data 26 ottobre 1995 presento&#8217; le proprie dimissioni dall&#8217;incarico di direttore scientifico dell&#8217;istituto dei tumori di Napoli Fondazione Pascale, gia&#8217; il Pascale era stato oggetto di <strong>accurata verifica ispettiva dell&#8217;ispettore di finanza dottor Di Dato</strong>, con conseguente denuncia di 126 rilievi contenuti in ben sei volumi, alla Procura generale della Corte dei Conti, alla Procura generale della Repubblica e ai Ministeri della sanita&#8217;, del tesoro e dell&#8217;interno; che numerosi rilievi ispettivi concernenti gli anni di gestione dal 1990 al 1994 vedono implicato il professor Salvatore, da venti anni primario prima e direttore scientifico dopo al Pascale: il detto professor Salvatore vero e proprio uomo-ombra del Pascale, ancora nel 1996 ne gestiva dall&#8217;esterno le sorti influendo sul ministro della sanita&#8217; con scelte di personaggi alla guida dello stesso istituto; che il professor Salvatore riusci&#8217;, ad esempio, a portare il dottor Giuseppe Ferraro a capo della commissione di verifica dei rilievi ispettivi nel novembre 1995; che il citato dottor Ferraro, da direttore amministrativo del Monaldi passo&#8217; in data 2 marzo 1996 a ricoprire l&#8217;incarico di commissario del Pascale dopo le concordate dimissioni del dottor Niglio e che anche tale designazione parti&#8217; dal &#8220;grande vecchio professor Salvatore&#8221; mentre la commissione ispettiva a distanza di ben sette mesi non vedeva partorire alcun esito in ordine alle gravi responsabilita&#8217; in testa ai vecchi burosauri del Pascale; che, nel frattempo nessun intervento della magistratura si era avuto grazie, forse, al fatto che il professor Salvatore nel suo &#8220;cenacolo&#8221; napoletano annoverava magistrati che avrebbero potuto avere &#8220;un ruolo di accertamento nelle vicende amministrative del Pascale (Arcibaldo Miller)&#8221;; il dottor Arcibaldo Miller sia amico personale di Marco Salvatore emerge infatti con evidenza dalle agende dello stesso magistrato sequestrate dalla Procura di Salerno nel corso di uno dei procedimenti penali che lo hanno interessato e che sono agli atti del processo in corso presso il tribunale di Salerno. Dalle agende si ricava che nel 1985 Miller disponeva dei numeri telefonici di studio e di casa del professor Salvatore, un appuntamento tra i due e&#8217; annotato il 22 settembre 1986, una cena a casa del professor Salvatore fissata per il 10 novembre 1988 e un appuntamento con lo stesso per le ore 8.30 del 6 dicembre 1988; sin dal 1992 l&#8217;interrogante, attraverso numerosi atti ispettivi ha denunciato illegalita&#8217;, cattiva gestione in un istituto da sempre in mano ad amici dell&#8217;ex Ministro De Lorenzo e a chi ha avuto interesse a boicottare la sanita&#8217; pubblica a vantaggio delle cliniche private; gli intrecci descritti autorizzano ad affermare che non di singole persone si tratti, ma di un coacervo di interessi e di affari consolidato a Napoli, con legami trasversali ai partiti e, forse, di tipo massonico, che in ogni momento puo&#8217; decidere di intervenire su qualsiasi questione esercitando pressioni giudiziarie e mass-mediologiche in molti casi insostenibili, e che, in questo periodo potrebbe avere come obiettivo il Commissario straordinario Barbarisi -: se, a seguito dell&#8217;allarmante relazione Di Dato, siano state intraprese azioni giudiziarie degne di tale nome in caso negativo se il Ministro di grazia e giustizia non ritenga di dover accertare l&#8217;esistenza di eventuali comportamenti omissivi considerato che le indagini sul lungo periodo di gestione Salvatore del Pascale potrebbero non essere mai partite anche per i legami esistenti tra l&#8217;ex direttore scientifico e alcuni magistrati; quale seguito abbiano avuto i rilievi ispettivi concernenti gli anni dal 1990 al 1994. (3-03345)</em></p>
<p>Proprio in quell’epoca, estremamente difficile e complessa, in cui il Direttore Scientifico “fuggiva” da Napoli e da tutte le problematiche che attenevano l’Ente, sottraendosi anche ai suoi doveri istituzionali (come accennato, non produceva neppure la dovuta relazione clinico-scientifica sull’attività svolta da inviare obbligatoriamente al Ministero), ed era difficile trovare un sostituto, mi fu conferito l’<strong>incarico di Direttore Scientifico “reggente” </strong>dell’Istituto. Credo di essere stato l’unico Direttore Scientifico “reggente” nella storia degli IRCCS.</p>
<p>E’ difficile immaginare quanto la situazione fosse precaria. Non per niente, come su accennato, la Commissione di Indagine sul Sistema Sanitario del Senato della Repubblica, nella relazione conclusiva sugli IRCCS, a proposito dell’Istituto Nazionale per lo Studio e per la Cura dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli (visitato il 26 marzo 1998), aveva rilevato: “<em>Si erano rilevate <strong>gravi carenze strutturali, anche per quanto riguarda la sicurezza. Da molti anni non si presentavano i bilanci. Parte rilevante dei fondi per la ricerca corrente non erano utilizzati e venivano distorti</strong> per comperare attrezzature, che poi erano poco o nulla utilizzate. Il direttore scientifico denunciava irregolarità burocratiche e amministrative. Permanevano, malgrado gravi insufficienze gestionali e di direzione, <strong>buone professionalità di assistenza e di ricerca</strong>”.</em></p>
<p>L’incarico fu dato in un primo momento per tutto il mese di agosto 1998 (del. n. 632 del 3.08.98), dovendosi bandire il concorso, e poi rinnovato dal 1° settembre 1998 (del. n. 700 del 28.09.98); l’incarico è durato fino al 31 luglio 2002<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup>[4]</sup></a>. A dire il vero, per l’incarico fu interpellato anche il prof. Giancarlo Vecchio (professore ordinario di Virologia Oncologica nonché di Oncologia) che aveva partecipato (insieme allo scrivente) allo stesso concorso vinto da Monfardini; il prof. Vecchio però non accettò la tremenda sfida.</p>
<p>Ricevuto l’incarico, come primo compito ritenni opportuno cercare di assicurare all’Istituto correntezza e correttezza amministrativa, presupposto indispensabile per avviare una corretta e trasparente gestione.</p>
<p>Era in discussione al Ministero della Sanità la conferma del carattere scientifico dell’Istituto come previsto dalla legge istitutiva degli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, art.  15, comma  1,  del  decreto legislativo n. 288 del 2003) ed il Pascale correva il rischio di perdere tale riconoscimento per inadempienze: in effetti, non trasmetteva i dati relativi ai flussi informativi dell’attività clinica. Insieme al Direttore Sanitario venni convocato dal Ministro, On.le Rosy Bindi, presso il Ministero a Roma per ricevere una ramanzina di quelle con minaccia conclusiva di revocare <em>ad horas</em> il carattere scientifico dell’Istituto; particolarmente severa la strapazzata ricevuta dal Direttore Sanitario (che lamentava di non avere computers, che invece giacevano inutilizzati nei suoi uffici ma non installati per un rimpallo di responsabilità con la direzione amministrativa); la Bindi mi mise all’angolo e mi disse: <em>A me tutte le altre figure dell’Istituto non interessano. Tu rappresenti me nell’IRCCS ed a me rispondi. Ti dò 2 settimane per mettere a posto tutti i dati ed inviarmeli, se no revoco il carattere scientifico e sarai tu responsabile! </em>Tornai in Istituto con la coda tra le gambe e riferii tutto al Commissario, che, fortunatamente, mi diede ampia delega. Costituii una piccola task force con Egidio Celentano, recuperammo tutte le cartelle cliniche misteriosamente “scomparse”, elaborammo tutti i dati e trasmettemmo i flussi al Ministero. Ebbi il plauso dal Commissario, e la denunzia da parte del Direttore Sanitario per “invasione di campo” (i flussi sanitari non rientravano tra le competenze del Direttore Scientifico); ma il riconoscimento e l’Istituto erano salvi. Anzi, la Bindi, vista la mia competenza amministrativa e legislativa, mi pregò di istruire l’On.le Fioroni, relatore in Parlamento della legge di riordino degli IRCCS, circa la storia e le norme che regolavano la vita di detti Enti.</p>
<p>Dopo aver provveduto a mettere in ordine e trasmettere al Ministero della Sanità anche i dati contabili dei finanziamenti per Ricerca Corrente (anni 1985-1997), Ricerca Finalizzata (anni 1983-1998) e finanziamenti in conto capitale, con proposta di utilizzo dei fondi della ricerca non utilizzati, elaborai una serie articolata di proposte (Programma per il consolidamento del processo di aziendalizzazione dell’INT, Piano triennale di sviluppo, Ipotesi di decentramento dei poteri e deregulation dei processi decisionali dell’Azienda) purtroppo non recepite da un’Amministrazione poco coraggiosa e poco aperta alle innovazioni (il Decreto Legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 &#8211; Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, a norma dell&#8217;articolo 42, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, abilitava gli IRCCS a <strong>sperimentazioni gestionali</strong>).</p>
<p>Al Ministero inviai altresì le Relazioni clinico-scientifica (compresa quella di competenza del prof. Monfardini), stipulai il nuovo Protocollo d’intesa con la Regione avvalendomi di competenze sia amministrative, su delega, che scientifiche. Avviai il “PIANO DI RIEQUILIBRIO E SVILUPPO per il potenziamento e la riqualificazione dell’attività di ricerca e del trasferimento dei risultati della ricerca all’assistenza” espressamente richiesto dal Ministero della Sanità, collegandolo alla Riorganizzazione dell’Istituto, della Direzione Scientifica, della Ripartizione Scientifica e della biblioteca, delle attività connesse all’uso della PET-Ciclotrone<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>. Istituii l’Ufficio Ricerca, l’Ufficio Sperimentazioni cliniche, l’Ufficio Brevetti. Istituii i Centri costo, il Telefono Verde Oncologico. Ricostituii lo Scientific Advisory Board, e provvidi a regolamentare le sperimentazioni cliniche, le frequenze, le missioni e la partecipazione a manifestazioni scientifiche.</p>
<p>Proposi una nuova Organizzazione funzionale dell’Area Ricerca Sperimentale, con precisi criteri di valutazione della produttività e assegnazione budget.</p>
<p>Stipulai convenzioni con: Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori, l’ALTS – Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno – ONLUS, della Stazione Zoologica &#8220;Anton Dohrn&#8221; di Napoli. Promossi l’adesione dell’Istituto all’European Economic Interest Grouping: Liaison Network for Cancer (EEIG LINC – ECCC), all&#8217;O.E.C.I. (Organization of European Cancer Institutes), all&#8217;U.I.C.C. (Union International Contre le Cancer), ai Centri Regionali di Competenza, alla Rete Formativa della Regione Campania con costituzione di un Polo Didattico. Di assoluto prestigio quanto attuato nell’ambito del programma di investimento per la lotta all’AIDS &#8211; L. 135/90.</p>
<p>Promossi l’attività assistenziale, quella di prevenzione, quella di assistenza domiciliare.</p>
<p>I risultati non si fecero attendere: aumento quali-quantitativo della produzione scientifica; costituzione di diversi gruppi di eccellenza (vedi GOI Melanoma, GOI T. Epatobiliari, Centro per le Sperimentazioni Cliniche controllate, ecc.); maggiore integrazione tra ricerca sperimentale, ricerca clinica e ricerca traslazionale; ottenimento del riconoscimento dell’Istituto quale <strong>Centro di Eccellenza</strong>. Migliorata la qualità dell’assistenza; completata, con finanziamenti dell’unione Europea, la ristrutturazione dell’edificio ex-IPAI di Mercogliano (AV), prima sede periferica dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori “Fondazione Giovanni Pascale” di Napoli (INT), destinata ad ospitare il Centro Ricerche in Oncologia.</p>
<p>Promossi la collaborazione dell’Istituto con le maggiori istituzioni scientifiche nazionali ed internazionali, la costituzione dei <strong>Centri di Competenza/Eccellenza della Regione Campania</strong>, facendo aumentare la capacità di attrazione di “commesse” scientifiche sia da Enti privati (es. AIRC) che pubblici e Regione; coinvolsi le <strong>Associazioni di Volontariato</strong> alle quali diedi riconoscimento.</p>
<p>Il Prof. Barbarisi, su Il Denaro del 15-21 luglio 2000, tracciava un bilancio dei primi tre anni (travagliati) di attività, sottolineando i grossi progressi conseguiti tra cui riduzione del disavanzo di gestione (oltre il 65% rispetto al ’98), riduzione del deficit da 21 miliardi a meno di 7,3; dall’incremento della attività clinica (ricoveri passati da 8.459 del ’98 a 10.800 nel 1999) e produzione scientifica e internazionalizzazione della struttura con costituzione di un Advisory Board di assoluto prestigio internazionale presieduto da Paul Calabresi, oncologo medico della Brown University di Providence (USA) e consigliere scientifico del Presidente americano Bill Clinton nonché direttore editoriale della rivista “Cancer”, e composto da Antonio Giordano, della Jefferson University di Philadelphia, Riccardo Della Favera, della Columnbia University di New York, Nicholas Petrelli, chirurgo oncologo del Roswell Park Cancer Center, Joseph De Simone, oncologo pediatra della Utah University, Lilli Talarico, capo dipartimento della Federal Drug Administration, Andrew Turrisi, radioterapista del South Carolina. Pianta organica passata da circa 750 a 1127 dipendenti.</p>
<p>L’enorme lavoro svolto riscontrò ampi consensi, prima fra tutti la <strong>conferma del riconoscimento del carattere scientifico per l’Istituto</strong>, i complimenti della Commissione Ministeriale inviata dall’allora Ministro della Sanità, prof. Umberto Veronesi, a seguito della site-visit dell’INT avvenuta il 2 marzo 2001 per procedere (con particolare riferimento ai quesiti posti dal Ministero per l’assegnazione dei finanziamenti per la ricerca corrente) ad una verifica dello stato di attuazione del Piano di cui sopra, e quindi ad un approfondito esame dell’attività scientifica e clinica ed un’attenta valutazione delle risorse strutturali (laboratori, apparecchiature), scientifiche (competenze, integrazioni professionali) e gestionali (reperimento e utilizzazione di fondi). Tale documento portò all’assegnazione di 37 punti (sui 40 disponibili) per una valutazione quantitativa delle attività. La Commissione espresse le seguenti conclusioni puntualmente trasmesse al Sig. Ministro: “<strong><em>La Commissione conclude i suoi lavori riassumendo i numerosi aspetti positivi constatati. Anzitutto, riafferma la buona aderenza generale dei progetti di ricerca al PSN e alle tematiche istituzionali dell’Istituto. Esprime anche il più vivo compiacimento per il piano di ristrutturazione finalizzato alla realizzazione di moderne ed efficienti soluzioni organizzative e gestionali e ne auspica un rapido completamento. Infine, evidenzia la validità, originalità e produttività della ricerca scientifica. La Commissione suggerisce quindi di proseguire nella rapida attuazione del programma di ristrutturazione incentivando in particolare la focalizzazione delle tematiche di ricerca e gli investimenti su scelte strategiche di sviluppo.</em></strong></p>
<p><strong><em>La Commissione si complimenta, infine, con la Dirigenza dell’Istituto per l’impegno profuso</em></strong>”.</p>
<p>La mia abilità fu quella di aver aperto il vaso di Pandora, esplosivo quanto nauseabondo, e di aver portato avanti il lavoro con grossa sensibilità ed equilibrio, evitando clamori e proclami inutili, riuscendo a risanare un’amministrazione inesistente, far riacquistare fiducia negli operatori ed ancor più esternamente all’Istituto. E tutto ciò con un clima decisamente insopportabile; inoltre, per tutto il periodo del mio mandato, dovetti lavorare non solo circondato da un ambiente estremamente conflittuale, ma soprattutto in condizioni di precarietà e non pienezza di poteri (nel giuridicamente inesistente ruolo di “reggente”), con gran parte dei colleghi inconsapevoli della gravità della situazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’inizio il prof. Barbarisi (all’epoca non ancora titolare di cattedra), ignaro dell’ambiente e del significato di istituto a carattere scientifico, si affidò ai miei consigli; ben presto però realizzò quale fosse il potere ed il valore premiale insito nella carica commissariale, soprattutto considerando i molti vuoti nella pianta organica. Intraprese così una strada autonoma, spesso in contrasto con lo scrivente e con molti colleghi che così cominciarono a contrastarlo. Commise vari errori, tra cui quello di aver “ospedalizzato” l’Istituto, nel momento in cui escluse il Direttore Scientifico dalla presidenza delle Commissioni per l’arruolamento del personale dirigente (con la compiacenza del dr. Giovanni Zotta, direttore Generale della Ricerca Sanitarie e della Vigilanza sugli enti del Ministero della Sanità: questi, compulsato dal Barbarisi su chi dovesse presiedere le commissioni concorsuali aveva risposto in maniera ambigua che per i concorsi per dirigenti della Ripartizione Clinica fosse il Direttore Sanitario mentre per quelli della Ripartizione Scientifica fosse il Direttore Scientifico: questo creava una dicotomia unica negli IRCCS – non presente in tutti gli altri IRCCS &#8211;  ed una peculiarità sconveniente per il Pascale).</p>
<p>Nel frattempo il Commissario provvedeva a ridurre sempre più l’autonomia del Direttore Scientifico, riduceva via via l’organico degli uffici della Direzione Scientifica a soli tre assistenti amministrativi, e lasciava dei sei Servizi di Oncologia Sperimentale solo uno affidato ad un direttore.</p>
<p>Sempre il Commissario chiamò alla direzione della Oncologia Sperimentale B – Biologia Molecolare l’amico dr. Gianfranco Peluso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (concorso in seguito annullato). Su consiglio di quest’ultimo, il prof. Barbarisi cercò addirittura di cambiare la <em>mission</em> del nascente Centro Ricerche in Oncologia Pediatrica di Mercogliano (CROP); in effetti, con nota n. CS/3734 del 23 aprile 2001, chiese all&#8217;Assessorato alla Sanità della Regione Campania un &#8220;finanziamento aggiuntivo&#8221; di 1,7 miliardi di lire onde attivare parte della &#8220;potenzialità assistenziale del CROP&#8221; e, cioè, 15 posti letto in day hospital e gli ambulatori (con apertura 8-14 per cinque giorni alla settimana), iniziative sufficienti per <strong>l&#8217;avvio dell&#8217;attività clinica del Centro per la BioImmunoterapia dei Tumori (CEBIT)</strong>; il tutto all’insaputa dello scrivente, Direttore scientifico dell’INT,  Direttore e responsabile scientifico del Centro, Direttore dell’UOC di Immunologia dell’INT. Per fortuna, molte di queste manovre fallirono.</p>
<p>Le proteste ed i <em>rumors</em> avevano ormai generato un clima invivibile, incompatibile con la persistenza del prof. Barbarisi alla direzione dell’INT.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> “Vi secutammo” voleva dire “vi inseguiremo” fino a Milano, ovvero non daremo tregua fino a soluzione della vertenza</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Prospettive di controllo della crescita neoplastica sulla base di un “corretto” monitoraggio immunologico” (contratto C.N.R. 79.00612.96 del 13.12.79 e 80.01507.96 del 18.06.80, pos. 115.12047, nell’ambito del Progetto Finalizzato CONTROLLO DELLA CRESCITA NEOPLASTICA)</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Tuttavia, nel settembre 2015 l’ex direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord ha ricevuto una condanna a 6 mesi poiché ritenuto responsabile del reato di falso ideologico e di atti, abuso d’ufficio e calunnia (https://www.isolaverdetv.com/falso-ideologico-condannato-lex-dg-asl-giuseppe-ferraro/).</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> All’epoca lo scrivente era Direttore a tempo pieno dell’UOSC di Immunologia Oncologica (del. 774 del 29.12.95; del. 160 del 13.05.06) e Direttore del Dipartimento di Terapia Medica dell’INT dal 15 dicembre 1997 (del. 778 del 15/12/97). Inoltre, su proposta del Direttore Scientifico, prof. Silvio Monfardini, (nota del 15.5.97 prot. Ente n. 5355 del 16.5.97), lo scrivente aveva già ricoperto l’incarico di Vice Direttore Scientifico dell’INT dal maggio al novembre 1997 presso l’INT (del. n. 383 del 23.05.97); il dr. Castello aveva altresì partecipato all’avviso pubblico per Direttore Scientifico vinto poco più di due anni prima dal prof. Monfardini.</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Lo strumento era stato installato in Istituto, che da anni sosteneva tutte le spese, ma era di proprietà del CNR; stipulai un protocollo d’intesa col Presidente del CNR prof. Lucio Bianco grazie al quale il Pascale divenne proprietario della preziosa strumentazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-6-luglio-2001/">CROM.4 &#8211; Una vita travagliata &#8211; Fino al 6 luglio 2001</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
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		<title>CROM.5 &#124; Il blocco &#8211; Fino al 7 luglio 2005</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-7-luglio-2005/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 04:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alleanza contro il Cancro]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro Ricerche Oncologiche in Mercogliano]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/crom-fino-al-7-luglio-2005/">CROM.5 | Il blocco &#8211; Fino al 7 luglio 2005</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appena si cominciò a parlare dell’avvicendamento ai vertici dell’INT del prof. Barbarisi con l’ing. Sergio Florio ricevetti una telefonata da Angelo Percopo, stretto collaboratore di Florio presso la ASL di Avellino ma anche, prima, collaboratore presso la stessa ASL e molto amico del dr. Fiorentino Lo Vuolo, promotore del CROP. C’incontrammo in campo neutro, presso l’area di servizio di Nola sull’autostrada Napoli-Avellino; parlammo un po’, lui mi assicurò che Florio era una buona scelta e che avrebbe dato una grossa mano per portare il progetto del Centro Ricerche di Mercogliano di cui aveva sentito molto parlare da Fiore.</p>
<p>Così <strong>il 6 luglio 2001</strong>, nominato dal neo-ministro della Sanità Girolamo Sirchia, <strong>si insediava l’ing. Sergio Florio</strong>, 57 anni, “liberal di centro destra” (sostenitore dell’on.le Antonio Martusciello), proveniente dalla ASL2 di Avellino ma nato a Napoli da «padre piemontese».</p>
<p>Continuavano tuttavia le <strong>interpellanze parlamentari</strong>, tra cui la seguente del 21/07/2001 &#8211; Atti Parlamentari — 680 — Camera dei Deputati &#8211; XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 2 AGOSTO 2001 – Interpellanza GAMBALE al Ministro della Sanita`.</p>
<p>Per sapere</p>
<p>premesso che:</p>
<ul>
<li>l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori Fondazione Giovanni Pascale di Napoli, principale istituto nell’Italia meridionale e unico nella Campania dedito alla ricerca e cura dei tumori, è retto, in attesa che venga approvata la legge per il riordino degli IRCCS, da un Commissario straordinario di nomina ministeriale;</li>
<li>negli ultimi quattro anni l’istituto ha raggiunto lusinghieri risultati, ben documentabili e apprezzati anche in sede internazionale, sia nel campo della ricerca che dell’assistenza e dell’amministrazione, sotto la guida del professor Alfonso Barbarisi;</li>
<li>con decreto del 6 luglio 2001 il signor Ministro ha revocato il mandato al professor Barbarisi con decorrenza immediata e ha nominato in sua vece l’ingegner Sergio Florio. Con successivi decreti, sempre il 6 luglio, ha revocato il mandato anche ai Vice Commissari dottor Andrea Pennino, dottor Gennaro Oliviero, Avvocato Francesco Delfino, senza nominare altri in loro vece;</li>
<li>da notizie di stampa si e` appreso che l’ingegner Florio e` attualmente vincolato da un contratto di lavoro con la Regione Campania in qualita` di Direttore generale dell’ASL 2 di Avellino e che detto contratto non sarebbe risolvibile «ad nutum». Sempre dagli organi di stampa si e` appreso che lo stesso ingegner Florio non gradirebbe la nomina ricevuta in quanto retribuita in misura significativamente inferiore a quella attualmente percepita in ragione del rapporto di lavoro con la Regione Campania;</li>
<li>un eventuale cumulo delle cariche, pur ipotizzato sugli organi di stampa, sarebbe non solo inopportuno e insostenibile ma anche, come affermato dallo stesso Assessore alla Sanita` della Regione Campania, incompatibile giuridicamente e moralmente;</li>
<li>allo stato risulta che l’Istituto Pascale, pur cosı` importante nel quadro dell’assistenza e della ricerca oncologica, non abbia un vertice che ne assicuri la funzionalita` amministrativa ed economica (adempimenti per acquisti e forniture di farmaci salvavita e altri strumenti indispensabili per l’assistenza con relativi pagamenti per importi di vari miliardi) con grave danno alla tutela della salute dei pazienti nonche´ alla salvaguardia dei diritti degli operatori dipendenti, con il pagamento delle retribuzioni e l’espletamento dei concorsi per la copertura dei posti vacanti;</li>
<li>in proposito tutte le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto un allarmato documento trasmesso al Ministro in indirizzo;</li>
<li>alla vacanza dell’organo di governo appare impossibile far fronte con la nomina di vice-commissari atteso che le loro funzioni derivano immediatamente e vicariamente da quelle del Commissario:</li>
<li>se, anche alla luce di quanto sopra descritto, valuti non opportuna addirittura avventata la sostituzione del professor Barbarisi nonostante i rilevanti risultati ottenuti;</li>
<li>se sussista uno stato d’incompatibilita` giuridica tra l’incarico conferito all’ingegner Florio di Commissario straordinario del Pascale con quello attualmente ricoperto di Direttore generale dell’ASL 2 di Avellino e se vi sia un obbligo di preavviso in capo allo stesso per il recesso dal rapporto di lavoro attualmente intercorrente con la Regione Campania;</li>
<li>quali urgenti misure intenda adottare per far fronte alla grave situazione d’ingovernabilita` determinatasi nell’Istituto Pascale in conseguenza della protratta vacanza dell’organo di governo. (4-00510).</li>
</ul>
<p>******</p>
<p>Condizione per accettare l’incarico ai vertici del Pascale, era ricevere una bustapaga almeno pari a quella di direttore generale di Asl. L’ing. Florio non rilevava neanche incompatibilità tra i due incarichi, direttore generale della Asl Avellino 1 e commissario dell’INT.</p>
<p>Fin dal suo arrivo al Pascale, l’ing. Florio pensò a amici che lo potessero affiancare nella complessa gestione dell’Istituto. Nominò prima il Direttore Amministrativo, sostituendo il dr. Oreste Pennasilico con <strong>Angelo Percopo</strong>, laureato in Sociologia, e già suo collaboratore presso la ASL di Avellino ed ancor prima presso l’Azienda Sanitaria Regionale del Molise (ASREM). Chiamò quindi alla Direzione Sanitaria <strong>Ciro Amadoro</strong>, “ex sindaco di Ercolano, in passato militante nelle file del Partito Socialista e con scarsa esperienza nella direzione di strutture sanitarie, ma soprattutto non in possesso dei requisiti richiesti dalla legge (era stato anche contestato dall’Anmdo, l’associazione dei direttori sanitari)”. Questa nomina fu osteggiata dallo scrivente, Direttore Scientifico, convinto dell’assoluta carenza di titoli da parte del dr Amadoro; il Commissario Straordinario fu quindi costretto ad assumersi la piena responsabilità della nomina verbalizzando di aver personalmente verificato il possesso dei titoli. Constatai così che, a differenza mia, l’Ingegnere doveva rispondere a condizionamenti, probabilmente referenti politici che, per fortuna, io non avevo.</p>
<p>Un terribile errore commesso dall’ing. Florio, spaventato da inciuci e maldicenze, deliberatamente e malevolmente disinformato, fu quello di aver preso tutte le “carte” che riguardavano il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano e, supponendo l’esistenza di illeciti amministrativi, portate in Procura perché indagasse. La vicenda ha gravato pesantemente sulla storia del Centro Ricerche, a cominciare dal blocco dei lavori. A mio giudizio, gli errori commessi dall’ing. Florio sono stati causati: 1) dall’aver dato ascolto a falsi amici, persone disinformate sui fatti, gente di malaffare; 2) la crassa ignoranza circa la natura ed essenza stessa degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).</p>
<p>Gli <strong>Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico</strong> (<strong>IRCCS</strong>) sono ospedali di eccellenza che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico ed in quello della organizzazione e gestione dei servizi sanitari ed effettuano prestazioni di ricovero e cura di alta specialità o svolgono altre attività aventi i caratteri di eccellenza di cui all’art. 13, comma 3, lett. d) del Decreto legislativo 16 ottobre 2003 n. 288 e s.m.i. L’errore madornale commesso da Florio, imputabile alla sue scarse conoscenza circa l’essenza stessa di un IRCCS, fu quello di assimilare il CROP ad un ospedale e non già ad un IRCCS così come prevedeva il progetto originario e tutti i documenti a supporto. <strong>Nell’IRCCS l’assistenza è </strong>come si dice<strong> strumentale alla ricerca</strong>.</p>
<p>L’intervento della Magistratura attivata dal Commissario arrecò tuttavia un grave danno al CROP, non solo all’immagine, ma, come accennato, in pratica, risultò in una gran perdita di tempo, denaro ed altro di cui nessuno ha risposto (come sempre accade in Italia).</p>
<p>In effetti, a seguito dell’esposto presentato dall’Ing, Florio, <strong>la Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania</strong>, con citazione depositata presso la stessa Sezione Giurisdizionale il 13 dicembre 2003, conveniva in giudizio i dott.ri Raffaele Iacono, Carmine Esposito, Fiorentino Lo Vuolo, Renato De Franchis, Giovanni Forte, Gennaro Niglio, Giuseppe Ferraro, Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico, per condannarli al pagamento &#8211; in favore dell&#8217;Istituto Nazionale Tumori &#8220;Fondazione Pascale&#8221; &#8211; della somma complessiva di euro 2.868.166,95, oltre interessi legali e spese di giustizia da ripartire tra gli stessi, senza solidarietà passiva tra loro e nei limiti dell&#8217;importo di euro 167.818,00 ciascuno, per i dott.ri Oreste Pennasilico e Renato De Franchis.</p>
<p>La sentenza risultò sconvolgente per i condannati. I magistrati furono indotti in errore perché non pienamente informati (l’Istituto Pascale non aveva consegnata la documentazione completa, che per fortuna io avevo in copia e che fornii al dr. Fiorentino Lo Vuolo perché se ne servisse nell’opposizione che avrebbe presentato).</p>
<p>Con <strong>s</strong><strong>entenza 1558 del 12/10/2004</strong> la Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania, assolveva i dott.ri Raffaele Iacono, Carmine Esposito, Fiorentino Lo Vuolo, Giovanni Forte, Gennaro Niglio, Giuseppe Ferraro, Renato De Franchis dalla domanda risarcitoria avanzata dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania nei loro confronti, e condannava i dott.ri. Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico al pagamento, in favore dell&#8217;Istituto Nazionale Tumori &#8220;Fondazione Giovanni Pascale&#8221; della somma complessiva di euro 382.511,70 attribuendo al Prof. Alfonso Barbarisi la quota di euro 214.693,70 e al dott. Oreste Pennasilico la quota di euro 167.818,00, più interessi e spese di giustizia.</p>
<p>I principali rilievi avanzati dalla Corte si basavano sulle seguenti considerazioni:</p>
<ul>
<li>fin dall&#8217;avvio dell&#8217;iniziativa volta a realizzare il Centro pediatrico Oncologico in Mercogliano, e via via nel prosieguo delle attività e decisioni a ciò finalizzate, gli amministratori succedutisi nel tempo <strong>non si erano mai posti il problema dei costi di gestione della struttura di ricerca e assistenza</strong> con grave errore programmatorio e conseguentemente danno risarcibile quantizzato in euro 3.356.364,95 ridotto del 20% in euro 2.868.166;</li>
<li><strong>non erano stati predisposti</strong> da parte dell’Amministrazione dell’INT contatti e <strong>collegamenti con il mondo medico e scientifico e della ricerca;</strong></li>
<li>in sostanza avevano mostrato inerzia e colpevole incapacità gestionale producendo un danno da ingiustificato inutilizzo della struttura.</li>
</ul>
<p>La Corte identificava, quali soggetti responsabili, gli amministratori e segretari generali dell&#8217;Istituto Fondazione Pascale che avevano avviato, partecipato e portato a compimento &#8211; nell&#8217;arco di poco meno di un decennio &#8211; l&#8217;iniziativa descritta senza prevedere i costi di esercizio della struttura ospedaliera. In particolare, la sentenza concludeva col ritenere che i dott.ri Alfonso Barbarisi e Oreste Pennasilico, con la loro condotta gravemente colposa avevano cagionato un danno all&#8217;Istituto di appartenenza, danno quantificato in complessivi euro 382.511,70, oltre interessi legali e spese di giustizia, nella misura di euro 214.693,70 per il Prof. Alfonso Barbarisi e di euro 167.818,00 per il dott. Oreste Pennasilico.</p>
<p><strong>Eppure, nel corso del dibattimento, il dott. Giuseppe Ferraro, già Commissario dell’INT, aveva fatto rilevare come</strong> <strong>l&#8217;impianto accusatorio della Procura ricalcasse pedissequamente le considerazioni svolte dal Commissario Straordinario, Ing. Florio, nell’esposto del 4 aprile 2002 che aveva definita &#8220;scriteriata gestione&#8221; l&#8217;insieme dei comportamenti attivi ed omissivi dei responsabili succedutisi al governo dell&#8217;Istituto Pascale</strong>. Il dott. Giuseppe Ferraro faceva rilevare l&#8217;assoluta mancanza di elementi probatori e istruttori a sostegno delle censure rivolte ai convenuti, laddove <strong>il pregiudizio economico riscontrato era da addebitare piuttosto alla inversione di scelta operata dal commissario Florio, che tra l’altro aveva quantizzato costi abnormi</strong>. In effetti, l’ing. Florio aveva ospedalizzato il CROP ovvero lo aveva assimilato ad un ospedale, ovvero una struttura destinata all’assistenza e cura delle neoplasie pediatriche stavolgendo così completamente il progetto originario, che vedeva un Ente deputato essenzialmente alla Ricerca nelle patologie rare predisponenti al cancro. Di conseguenza, sempre l’ing. Florio aveva determinato costi assurdi che vennero presi a riferimento dai magistrati.</p>
<p>Contro la sentenza (n. 1558/04 del 22 aprile &#8211; 4 maggio 2004) presentavano appello sia il Prof. Alfonso Barbarisi che il dott. Oreste Pennasilico ottenendo l’<strong>assoluzione dagli addebiti </strong>loro contestati con atto di citazione in data 13 dicembre 2003 della Procura Regionale presso la Sezione giurisdizionale della regione Campania (<strong>s</strong><strong>entenza 72 del 2 marzo 2007</strong> della Sezione terza giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti per la Regione Campania).</p>
<p><strong><em>Vedi &gt;&gt;&gt; Sentenze della CORTE DEI CONTI</em></strong></p>
<p>In conclusione,<strong> la denuncia dell’ing. Florio aveva prodotto solo un gran polverone, un ritardo di circa 4 anni nei lavori di realizzazione del Centro Ricerche, un clima di sospetti e diffidenze nei confronti dello stesso, </strong>un grande spreco di denaro pubblico di cui nessuno ha risposto, <strong>oltre a tutto il resto. </strong>Eppure ritengo che pochi strutture possano vantare primati raggiunti dal CROP. In effetti, i lavori di ristrutturazione dell&#8217;immobile ex IPAI di proprietà dell&#8217;amministrazione provinciale di Avellino, e da questa concesso in comodato all&#8217;Istituto Pascale, vennero iniziati nel novembre 1999, ultimati in data 20 giugno 2001 e collaudati il 7 dicembre 2001; con riferimento a tale documento fu adottata la delibera di &#8221; presa d&#8217; atto &#8221; n. 869 del 14 dicembre 2001.</p>
<p>Ad onor del vero, ritengo che l’ing. Florio abbia successivamente compreso il grave errore commesso, cambiando completamente atteggiamento nei confronti del Centro di cui divenne sostenitore e promotore; purtroppo ormai il latte era stato versato ed eventuali scuse non sarebbero servite a riportare in vita quanti colpiti andarono in depressione e si ammalarono fino a perdere la vita.</p>
<p>Ad aprile del 2002, su input del Ministro Sirchia nasceva a Roma, presso la Direzione Generale della Ricerca Sanitaria del Ministero della Salute, “<strong>Alleanza contro il Cancro</strong>”, associazione fra gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico ad indirizzo oncologico (l&#8217;Istituto Nazionale Tumori di Milano, gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri di Roma, l&#8217;IST di Genova, l&#8217;INT &#8220;G. Pascale&#8221; di Napoli, l&#8217;Ospedale oncologico di Bari, il Centro di riferimento oncologico di Aviano), attivata allo scopo di realizzare una rete di informazione (promuovere e agevolare lo scambio di informazioni, conoscenze, dati e risultati scientifici) tra gli associati, e tra questi e soggetti terzi; il fine ultimo era quello di elevare e uniformare il livello della ricerca italiana in campo oncologico, favorendo così il trasferimento dei suoi risultati alla pratica clinica quotidiana in tutto il Paese. Come <strong>presidente</strong> venne designato <strong>Natale Cascinelli</strong>, direttore scientifico dell&#8217;INT di Milano; <strong>vice presidente</strong>, <strong>Giuseppe Castello</strong>, direttore scientifico dell&#8217;Istituto Fondazione &#8220;G. Pascale&#8221; di Napoli; tesoriere-segretario, Francesco Cognetti, direttore scientifico del &#8220;Regina Elena&#8221; di Roma.</p>
<p>L’’Ing, Florio, presente con me alla riunione, mi guardò meravigliato e mi chiese come avessi fatto ad essere eletto, essendo io il più giovane direttore scientifico.</p>
<p>A maggio 2002 veniva adottato un provvedimento tecnico-finanziario molto auspicato e cruciale per la storia dell’Istituto che finalmente riusciva a vedere <strong>approvati dai ministeri dell’Economia e della Salute i bilanci relativi degli ultimi 12 anni, dal 1988 al 1999</strong>. E questo fu un grosso risultato per il Commissario Florio.</p>
<p>Quando poi l’ing. Florio mi chiese esplicitamente di rimettere l’incarico di direttore scientifico perché “voleva lavorare con la sua squadra”, non ci pensai due volte e rassegnai le mie dimissioni, tuttavia non prima di aver adempiuto ai vari adempimenti richiesti dal Ministero della Salute. La persona di fiducia per l’incarico di Direttore Scientifico conferito il 12 luglio 2002 era il prof. <strong>Lucio Palombini</strong>, amico di sport ed ex compagno di scuola, ordinario di Anatomia Patologica dell’Università Federico II. Anche questa scelta si rivelava sbagliata perché di fatto il prof. Palombini non hai mai realmente preso servizio e “dopo appena due mesi – tra l’altro, luglio ed agosto &#8211; dall’accettazione dell’incarico si dimetteva ed abbandonava il Pascale in polemica con le linee strategiche impostate dal Commissario Straordinario; ritenendo il ruolo della ricerca troppo marginale; andando via, il prof. Palombini affermava: “Credo che la figura del Direttore Scientifico abbia senso in un istituto che privilegi la ricerca; se il Pascale viene considerato un ospedale, allora basta il direttore sanitario” (del resto non aveva Florio tentato di trasformare il CROP candidato IRCCS in ospedale?).</p>
<p>Purtroppo anche l’ing. Florio dovette, suo malgrado, apprendere il significato della parola “rimozione”, allorché a dicembre 2003 fu rimosso dalla Direzione Generale dell’INT da un “uomo – che lui definì &#8211; piccolo piccolo”. Il riferimento era al Ministro On.le Sirchia, artefice della congiura (la foto conferma le supposizioni).</p>
<p>Invero, pensando di aver ben operato, l’ing. Florio mai si sarebbe aspettato un atto di rimozione, per cui rimase molto male, sorpreso e amareggiato per un atto ritenuto inaccettabile: in effetti, l’ing. Florio veniva  rimosso con un provvedimento <em>ad horas</em>, per giunta con una motivazione ufficiale ma insignificante di &#8220;incompatibilità&#8221; (Florio era stato appena nominato Direttore Generale della ASL molisana). Veniva sostituito da un fedelissimo (di Sirchia), ma mille volte più incompatibile, il prof. <strong>Raffaele Perrone Donnorso</strong>, Cavaliere di Gran Croce, Primario Emerito dell’Istituto Nazionale dei Tumori “Regina Elena” di Roma, Presidente nazionale dell’A.N.P.O (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri).</p>
<p>La nomina destò non poche perplessità in tutti gli ambienti. Già all’epoca Rita Pennarola, su <em>La voce della Campania</em>, scriveva: <em>Del Consiglio Superiore di Sanità fa parte invece Raffaele Perrone Donnorso, altro fedelissimo di Sirchia catapultato a fine dello scorso anno &#8211; con una mossa a sorpresa, che non ha mancato di provocare mal di pancia nelle stesse fila del Polo &#8211; alla guida dell&#8217;Istituto Pascale di Napoli in sostituzione del commissario straordinario Sergio Florio, anche lui di area Polo, rimosso con un provvedimento ad horas.</em></p>
<p><em>Origine napoletana, classe 1939, Perrone Donnorso tiene a ricordare gli studi compiuti alla Nunziatella ed i trascorsi da paracadutista, come si conviene al figlio di un ufficiale dell&#8217;esercito. La sua carriera scientifica lo vede scalare il cursus honorum nel settore dell&#8217;anatomia patologica. Divenuto ben presto primario proprio in questa branca, va ad assumere e reggere la presidenza dell&#8217;Anpo, il potente sindacato dei primari italiani. A metà anni novanta lo troviamo tra i soci della srl romana Pathology Service, 20 milioni di capitale, destinata ad &#8220;allestimento di preparati istologici e citologici&#8221;, nonché alla &#8220;gestione di case di cura medico specialistiche, centri medici, gabinetti di analisi&#8221;. Con lui ci sono altri tre anatomo patologi: Maria Enrica Martini, Alberto Fabiano, 52 anni, foggiano, amministratore della società (poi andata in liquidazione) ed iscritto al Rotary Ovest di Roma proprio come l&#8217;altro socio, Mario Alberto Dina, esperto della medesima disciplina specialistica. Presente nel team di Pathology Service insieme alla figlia Mariangela, oggi pediatra, Dina era stato consulente della commissione parlamentare d&#8217;inchiesta insediata nell&#8217;89 per stabilire la data esatta del decesso del pilota di quel Mig libico legato alla tragedia di Ustica.</em></p>
<p><em>Anche durante gli anni in cui era attiva la sua società privata, Perrone Donnorso &#8211; iscritto, fra l&#8217;altro, all&#8217;Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli insieme a migliaia di confratelli magistrati, medici, avvocati e militari &#8211; non ha mai smesso di dedicarsi alla sanità pubblica ed ai relativi incarichi. Fino ad accumulare, oggi, un numero impressionante di cariche: <strong>vicepresidente della Sezione Programmazione Sanitaria al Consiglio Superiore di Sanità</strong> (accanto al presidente Mario Condorelli, anche lui partenopeo doc); <strong>primario di Anatomia patologica agli Istituti Fisioterapici Ospedalieri di Roma</strong>, <strong>commissario straordinario sia all&#8217;Istituto Spallanzani</strong>, sempre nella capitale, <strong>che al Pascale di Napoli</strong>; <strong>direttore del Centro Speciale per il Bioterrorismo</strong>, un organismo nazionale voluto da Sirchia durante l&#8217;emergenza Sars dello scorso anno.</em></p>
<p><em>Dulcis in fundo, Donnorso siede anche ai vertici della <strong>Figc</strong>, la <strong>Federazione Italiana Gioco Calcio</strong>, come componente della commissione medico infortunistica. &#8220;Efficiente, decisionista, drastico&#8221;. Così lo descrivono quelli che hanno lavorato con lui per anni. Ma anche fra loro c&#8217;é qualcuno che comincia a chiedersi &#8211; specialmente dopo l&#8217;investitura al comando della &#8220;patata bollente&#8221; Pascale &#8211; se Perrone Donnorso sia già riuscito a procurarsi il dono dell&#8217;ubiquità. Staremo a vedere. </em>Quando ebbe l’incarico da Sirchia Donnorso era alle soglie della pensione; infatti sarebbe dovuto andare in quiescenza a marzo 2005, ma grazie a una delibera, passata con la censura del collegio dei revisori dell’Ifo, venne mantenuto in servizio.</p>
<p>Non è qui il caso di ricordare le rimostranze avverse il dr. Perrone Donnorso, che già alla direzione dello Spallanzani era incappato in taluni “incidenti” di percorso tra cui la chiusura del reparto di Pediatria (per far posto al Centro sul Bioterrorismo), soppressione dell&#8217;asilo nido con i conseguenti tagli del personale, o l’acquisto di una nuova auto di rappresentanza (una Volkswagen Phaeton, un gioiello da 100mila euro) in sostituzione della «vecchia» automobile (dal budget di appena 26mila euro).</p>
<p>Le mie impressioni iniziali furono di una persona boriosa, un po’ fracassone, contenta di appartenere a lobby elitaria del potere fine a se stessa, un “uomo al servizio dello stato” nella espressione più spregevole. Ben presto ci dovemmo render conto della <strong><em>mission</em></strong> ricevuta: <strong>abbattere la vecchia palazzina cespite originario della Fondazione per ricostruire un nuovo edificio per la ricerca; dismettere il CROP</strong> appropriandosi delle attrezzature finanziate dalla Comunità Europea per trasferirle in una costituenda nuova fondazione in provincia di Napoli<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> (operazioni per trasformare il tumore in un’occasione di profitto, così furono definite, quando tentò ad esempio, con la collaborazione di Antonio Bassolino e di Pino Petrella, di trasformare l’INT in Fondazione, una politica di destra fatta in nome della sinistra); mettere le mani su appalti miliardari. Singolare il suo primo accesso all’Istituto. Si presentò armato e circondato da una duplice scorta, assegnata con eccessivo zelo per i rischi connessi alla sua carica di vertice nazionale sul bioterrorismo (?).</p>
<p>Personalmente ebbi modo di cominciare a conoscerlo e validare i miei sospetti quando una mattina, all’improvviso, si presentò nel mio studio, al 3° piano della Ripartizione Scientifica, dicendomi: “Dottore, che fa ancora qui?! Si faccia portare degli scatoli e metta tutto dentro perché deve trasferirsi. Questa palazzina va buttata giù quanto prima ed entro un anno avrà nuovi laboratori”. Lo guardai perplesso ed elencai una serie di motivi (in primo luogo non si poteva abbattere un immobile cespite che aveva dato origine alla Fondazione e con precisi vincoli) per cui non avrebbe potuto portare a termine quanto si proponeva. Tempo dopo però Donnorso, prendendo atto delle perplessità dei dipendenti, mise da parte il progetto di demolizione della vecchia palazzina e pensò di realizzare la <strong>nuova struttura</strong> nell’area adiacente l’edificio occupato dall’amministrazione dell’Ente. “Un’opera da realizzare con grande rapidità (in quattro mesi) &#8211; com’era stato già fatto nello Spallanzani di Roma &#8211; con il concetto di portare a compimento «chiavi in mano» una struttura moderna, più sicura ed efficiente dell’attuale, con due piani interrati adibiti a parcheggio, e funzionalmente collegata con l’edificio delle degenze”. Stanziamento 11 milioni di euro da fondi ministeriali.</p>
<p>Ma la tracotanza del prof. Perrone Donnorso raggiunse il massimo allorché riunì tutti i dirigenti, annunciando loro che “la pacchia era finita” e che era venuto per eliminare tutte le illegittimità a cominciare dal Centro di Ricerca oncologica di Mercogliano (cfr. non aveva letto le citate sentenze né si era ben informato). Il primo e l’unico a lamentarsi fu il povero Giovanni Pagano, che si alzò per dire che lui aveva creduto nel progetto del nuovo Centro al punto tale che si era trasferito in zona andando ad abitare nei pressi del Centro stesso. La risposta di Perrone Donnorso fu: “Sei stato un coglione a fidarti delle parole di un Commissario”. A queste parole insorsi invitando Donnorso a evitare affermazioni gratuite e soprattutto non veritiere e fatti di cui non aveva alcuna conoscenza (non mi aveva mai chiesto notizie circa il Centro eppure ne ero il responsabile scientifico); e se aveva dei rilievi da muovere, poteva portare tali rilievi in Procura, e denunciare il tutto. Anzi – affermai – se quella mattina (prima di andare in Procura) passava a prendere anche me, saremmo andati insieme: davanti al Procuratore io avrei contestato tutte le sue illazioni producendo prove e fatti a dimostrazione della bontà dell’operato circa la costituzione del Centro. Avremmo così risparmiato allo Stato ed all’Istituto un bel po&#8217; di soldi, per non considerare la perdita di tempo da parte delle professionalità coinvolte. La mia rabbia era tanta, come poche volte nella mia vita che gridai concludendo: “Lei ha chiamato il dr. Pagano coglione; io dovrei ora essere un supercoglione se mi fidassi di Lei”. So che finita la riunione, il Commissario, meravigliato della mia foga, chiese informazioni sul mio conto, soprattutto su “chi avessi alle spalle”, e diede incarico alla Direttrice Amministrativa di trovare un motivo per licenziarmi. Gli mandai a dire che ero ben lieto se avesse messo in atto i suoi proponimenti, perché “mi sarei fatto la villa al mare con i suoi soldi”.</p>
<p>Al di là di questi episodi “aneddotici”, tra i primi provvedimenti posti in essere da Perrone Donnorso fu l&#8217;insediamento di un nuovo <strong>Nucleo di Valutazione</strong> della produttività del personale, costituito da esperti provenienti da fuori Napoli, tutti accuratamente scelti &#8220;in via fiduciaria&#8221; tra gli “intimi”, e tutti spesati dall&#8217;Istituto per i viaggi ed il soggiorno in alberghi di lusso, oltre il compenso annuo. Improvvisamente, cominciarono strani furti di computer, mai verificatisi prima, che indussero i nuovi vertici del Pascale a dotare l’Ente di una &#8220;<strong>polizia privata</strong>&#8221; che 24 ore su 24 potesse proteggere persone e cose nell&#8217;Istituto da ulteriori aggressioni. Contrariamente a quanto previsto dalla normativa in materia, non fu espletata alcuna gara d&#8217;appalto ma il servizio di vigilanza fu affidato ad una ditta con l&#8217;unica motivazione che la stessa svolgeva analoga prestazione all&#8217;azienda ospedaliera Cardarelli.</p>
<p>Nel contempo il Commissario affidava ad un <strong>pool di architetti romani il compito di progettare l’abbattimento e la ristrutturazione della palazzina scientifica</strong>, storico riferimento (cespite originario) della Fondazione (un progetto da circa 50 miliardi di vecchie lire). Nessuno ha poi mai indagato su quanto tale progettualità sia costata ai cittadini campani ed al Popolo Italiano.</p>
<p>A poco più di due mesi dalla nomina, il commissario straordinario apriva una serie di <strong>indagini amministrative e sulla gestione dei reparti</strong> (ndr, le ispezioni furono dichiarate illegittime e ben presto revocate), sull’attività chirurgica e clinica svolta dai professionisti fuori sede e in regime di intramoenia (e delle quali non sarebbe stata riportata una regolare fatturazione); <strong>aboliva i ticket mensa</strong> dei lavoratori ed alcuni emolumenti residui 2003; emanava deliberati senza aprire il dovuto confronto su argomenti disciplinati in maniera precisa dalla normativa che prevedevano l’obbligo di informazione preventiva e della consultazione delle organizzazioni sindacali; queste ovviamente reagivano fortemente. Per tutta risposta il Commissario provvedeva ad inoltrare denunce, incrementando enormemente il clima di conflittualità esistente nell’Ente. La misura fu colma quando il Commissario varò misure ancor meno condivisibili, dalle “ferie forzate” del personale, all’accorpamento reparti, riduzione dei posti letto e dei ricoveri, interruzione cure, producendo di fatto un ridimensionamento dell’Istituto. Tutti si ribellarono, compresa la Curia che accusò il Commissario di interruzione di pubblico servizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione (girandola delle nomine ai vertici dell’INT) diventò paradossale e grottesca allorché l’Istituto, nel febbraio 2004, si trovò o corse il rischio di avere, allo stesso tempo, <strong>ben tre Commissari</strong> (davvero) Straordinari (e che dire di Pino Petrella, nominato consulente scientifico del Pascale e promotore del F.O.Med.): Ferraro, che aveva vinto il ricorso contro la Bindi e quindi aveva ottenuto il diritto ad essere reintegrato nella funzione di commissario del Pascale; Florio, che a sua volta aveva presentato ricorso avverso la propria destituzione; e Donnorso, insediato al posto di Florio. Questa era l’ennesima dimostrazione di come <strong>l’ingerenza politica riusciva a bloccare l’Istituto</strong>.</p>
<p>Il Corriere del Mezzogiorno del 10/02/2004, così scriveva: “<strong>La vicenda Pascale si presenta come la sommatoria di tutte le disfunzioni del sistema sanitario nazionale</strong>: gestione da sempre condizionata da ingerenze partitiche e personalistiche, al limite della degenerazione: inefficienza dei servizi, tardività nelle prestazioni, approssimazione dei trattamenti, deficitaria gestione contabile, discutibile gestione amministrativa, connotata da scandali; una babele, un concentrato dei vizi della politica….”</p>
<p>I ritardi ingiustificati nell’apertura del Centro Ricerche di Mercogliano divennero un caso nazionale dopo l’interessamento della redazione di “<strong>Striscia la notizia</strong>” che portarono prepotentemente alla ribalta la mancata apertura del Centro. Il Ministro della Salute, On.le Girolamo Sirchia, fu così costretto a convocare a Roma una <strong>conferenza dei servizi</strong>. Nella lettera di convocazione il Ministro spiegava di aver accolto la richiesta delle istituzioni campane dopo essersi reso conto dell’importanza che la questione rivestiva per l’Irpinia e per la Campania.</p>
<p>Alla riunione non potei partecipare nonostante che il Presidente della Provincia di Avellino, Francesco Maselli, in data 05/05/2004 avesse chiesto al Commissario Straordinario dell’INT, dott. Perrone Donnorso, all’Assessore alla Sanità, Prof.ssa Rosalba Tufano, all’Assessore Ricerca Scientifica, Prof. Luigi Nicolais, e p.c. al Ministro della Salute, Prof. Girolamo Sirchia, di far partecipare il dr. Castello, responsabile scientifico del Centro, alla riunione fissata per il giorno <strong>13 maggio 2004 presso il Ministero della Salute in Roma</strong>.</p>
<p>Nel corso della riunione il Commissario Straordinario dell’INT manifestò al Sig. Ministro della Salute la <strong>volontà dell’Ente di defilarsi dell’iniziativa di dar vita al Centro Ricerche di Oncologia Pediatrica</strong>, così come previsto nel progetto originario a base della convenzione tra l’Ente Provincia di Avellino e l’INT Pascale di Napoli, e finanziato dalla Regione Campania in conto dell’Unione Europea. Alla presenza del Sig. Ministro della Sanità, prof. Girolamo Sirchia, dell’Assessore alla Ricerca Scientifica della Regione Campania prof. Luigi Nicolais, del Presidente della Provincia di Avellino, Ing. Francesco Maselli, del Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Campania, Dott. Alberto Stancanelli, del Direttore generale della Ricerca Scientifica e Tecnologica del Ministero della Salute, Dott. Giovanni Zotta, del Prof. Raffaele Perrone Donnorso, Commissario straordinario dell’INT, venne avanzata l’idea di un progetto di riqualificazione del Centro di Ricerca Oncologica Pediatrica di Mercogliano (AV). L’ipotesi avanzata prevedeva di <strong>trasformare la struttura in un “Open Lab”, Centro di sviluppo e trasferimento tecnologico per sonde molecolari, farmaci e biomateriali innovativi</strong>, dove realizzare progetti di innovazione tecnologica nel settore dei materiali multifunzionali per applicazioni biomedicali e nello sviluppo di nuove tecnologie in diagnostica e farmaceutica molecolare. Si trattava quindi di realizzare un Centro di ricerca fondamentale, un laboratorio di innovazione tecnologica tra soggetti pubblici e privati unico nel suo genere nell&#8217;Italia Meridionale. Al termine della riunione il Presidente della Provincia di Avellino dopo aver approvato a titolo personale il progetto si impegnò a portarlo all&#8217;attenzione del Consiglio provinciale e a chiederne la convocazione in via di urgenza. <strong>L&#8217;Assessore Nicolais</strong>, invece,<strong> si dichiarò disponibile</strong> ad approfondire ed a sviluppare in tempi brevi la fattibilità del progetto<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>.</p>
<p>A ulteriore dimostrazione della piena malafede in cui operava Perrone Donnorso veniva la nota 006051 del 25.06.04 con la quale il Commissario dell’INT chiedeva il <strong>trasferimento delle apparecchiature da Mercogliano all’INT di Napoli</strong> al Presidente della Giunta Regionale, che con nota 617/UDCP/Gab del 14/0//04 autorizzava. Per fortuna la <strong>reazione veemente della popolazione e di esponenti politici locali </strong>(con i Sindaci che si incatenarono ai cancelli)<strong> riuscì a bloccare la palese illegittimità</strong>.</p>
<p>Quello che non perdonerò mai al prof. Raffaele Perrone Donnorso quanto attuato contro il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano e soprattutto l’aver sempre negato ogni confronto sull’argomento con lo scrivente che fin dall’inizio aveva preso cura del progetto in qualità di responsabile scientifico. Credo che il prof. Donnorso dovesse solo eseguire una decisione presa altrove; per me questa era una prova inconfutabile della totale malafede del Commissario manifestatasi con tutta evidenza quando non mi aveva fatto partecipare alla riunione decisiva sul futuro del Centro convocata dal Ministro a Roma.</p>
<p>Devo tuttavia dare atto a Donnorso che, in pubblica assemblea, nella manifestazione di saluto ai dipendenti prima di lasciare l’Istituto perché rimosso dal Ministro, mi chiese scusa perché si era sbagliato sul mio conto; inizialmente mi aveva avversato, fino a farmi “rivoltare peggio di un calzino” dagli uomini dei servizi segreti senza trovare alcunché a mio carico; poi si era ricreduto non avendo trovato a mio carico alcun possibile addebito.</p>
<p>In effetti <strong>la gestione Donnorso si caratterizzò per il forte impatto negativo avuto sulla struttura, sul personale, sull’utenza</strong>, nonché per averne ridotto la capacità di attrazione. “Una gestione contestata da tutti, dalla Destra, dalla Sinistra, dal Centro” che unita a squallide operazioni trasversali fino alla nomina di un super consulente scientifico (prof. Petrella, promotore del F.O.Med.) portarono alla rimozione dello stesso dopo tredici mesi di lavoro. La rassegna stampa è ampiamente esaustiva per tutte le “malefatte” perpetrate dal Commissario Donnorso, del resto pluripremiato quale servo del sistema (quale?).</p>
<p>Per fortuna (per l’Istituto Tumori di Napoli e per il Centro Ricerche in Mercogliano) il 7 luglio 2005 la “collaborazione” del prof. Raffaele Perrone Donnorso cessava.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Angelo Giusto, presidente della Commissione Sanità della Regione e forte sostenitore del CROP, mosse un duro attacco contro Donnorso facendo rilevare come il commissario dell’INT, mentre confermava il suo totale disinteresse abbandonando il centro oncologico di Mercogliano, «stranamente contemporaneamente adottava un finanziamento per 25.000 euro per aderire alla Fondazione oncologica mediterranea di Ercolano».</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> L’idea dell’“Open Lab” era stata da me approfondita con Marco Cinquegrani, collaboratore dell’assessore della Sanità campana, prof. Luigi Nicolais</p>
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		<title>CROM.6 &#8211; Verso la meta &#8211; Dal 27 gennaio 2005</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/crom-dal-27-gennaio-2005/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Prof. Giuseppe Castello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 1995 04:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CROM Mercogliano]]></category>
		<category><![CDATA[L'Angolo del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Stralci di Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[carattere scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Ricerche Oncologiche in Mercogliano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo nel gennaio 2005 di Mario Santangelo[1] alla direzione generale della Fondazione «Pascale», nomina decisa dal presidente della Giunta Regionale, Antonio Bassolino (Decreto n. 29 del 27/01/2005), si metteva fine ai commissariamenti che andavano avanti dal lontano ’93. Non aveva fine invece la querelle sia interna che esterna, che portò la prima alle dimissioni &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/crom-dal-27-gennaio-2005/">CROM.6 &#8211; Verso la meta &#8211; Dal 27 gennaio 2005</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’arrivo nel gennaio 2005 di Mario Santangelo<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> alla direzione generale della Fondazione «Pascale», nomina decisa dal presidente della Giunta Regionale, Antonio Bassolino (Decreto n. 29 del 27/01/2005), si metteva fine ai commissariamenti che andavano avanti dal lontano ’93. Non aveva fine invece la querelle sia interna che esterna, che portò la prima alle dimissioni del Direttore Scientifico, la seconda ad un estenuante braccio di ferro tra l’appena nominato Direttore Generale dell’Istituto ed il Ministero. Argomento: il <strong>regolamento di organizzazione e di funzionamento dell’IRCCS Pascale</strong>.</p>
<p>Le contestazioni ministeriali riguardavano, in particolar modo, l’omessa previsione dell’obbligatorietà di certificazione del bilancio da parte di una società di revisione; l’attribuzione al Consiglio di indirizzo e verifica del potere di designazione (anziché di nomina, su proposta del direttore scientifico) dei componenti del Comitato Tecnico Scientifico; definizione con cadenza triennale della dotazione organica; la mancata previsione delle specifiche responsabilità amministrative istituzionalmente proprie del direttore generale dell’Ente; l’erronea attribuzione al direttore generale dell’Istituto della potestà di nomina del Comitato Tecnico Scientifico (che spettava, invece, al Consiglio di indirizzo e verifica su proposta del direttore scientifico); la mancata previsione del parere obbligatorio del direttore scientifico su determinati atti di particolar rilevanza per i fini istituzionali dell’Ente. Però il prof. Santangelo era una persona troppo navigata per non approfittare della debolezza del Ministero, sempre meno attento verso le politiche regionali.</p>
<p>Profondo conoscitore delle dinamiche politiche (e dei personaggi) regionali, il prof. Santangelo ha avuto il grande merito di dare l’impulso risolutore per far aprire il Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano (la famiglia Santangelo è originaria di Mercogliano), oltre a far approvare (DGRC n. 1739/07) un favorevole protocollo di intesa tra Regione Campania e I.R.C.C.S. Fondazione Pascale unito al Progetto di riorganizzazione sperimentale dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli IRCCS “Fondazione Pascale”. Su questo progetto avemmo un confronto vivace a casa Santangelo in Mercogliano; abbandonai casa per evitare che al professore venisse un infarto (stava con la bava alla bocca per la veemenza con cui cercava di convincermi della bontà del progetto su cui io avevo mosso talune riserve).</p>
<p>All’apparenza persona aperta alla ragionevolezza, di fatto non amava essere contrariato: in questo l’uomo politico prevaleva sempre sul tecnico, anche se talune decisioni gli sono costate non poco.</p>
<p>Personalmente, non gli perdonerò mai di aver ridimensionato (da struttura complessa a struttura dipartimentale) l’UOC di Immunologia, fra le prime in Italia e prima sul territorio, per poter accontentare le aspirazioni primariali di tre colleghi. Da buon chirurgo, non credeva nell’Immunologia. Anche in questo caso, i fatti che si sono succeduti hanno evidenziato quanto fosse sbagliata la decisione intrapresa.</p>
<p>Come pure non gli perdonerò un suo intervento verificatosi al CROM che definire estremamente sconveniente è poco. L’Istituto aveva bandito il concorso per Direttore Scientifico; segretario della Commissione era Massimo Casciello, direttore generale del Ministero della Sanità, al quale mi legavano anni ed anni di amicizia e reciproca stima; era venuto al CROM per tenere una lettura sul futuro degli IRCCS; stavamo chiacchierando del più e del meno al bar, davanti ad una tazzina di caffè, quando si intromise a gamba tesa il prof. Santangelo per sostenere la candidatura di Nicola Normanno al concorso a direttore scientifico cui anch’io avevo partecipato; io lo guardai perplesso, imbarazzato, e dissi rimproverandolo: “<em>Ma Mario, se vuoi parlare di queste cose ti prego vai nei tuoi uffici dove puoi fruire di tutta la riservatezza che certi argomenti richiedono”. </em>Schifato, gli voltai le spalle; ma lui, dall’alto dei suoi anni e della lunga esperienza politica, non conosceva la parola pudore. Tanto per la cronaca al concorso parteciparono i dottori: Francesco Saverio Ambesi Impiombato, Giuseppe Castello, Gennaro Ciliberto, Giuseppe D’Aiuto, Alfredo Fusco, Maurizio Montella, Nicola Mozzillo, Nicola Normanno, Francesco Perrone, Fabio Rossano, Giuseppe Scala, Alfredo Siani, Giancarlo Vecchio.</p>
<p>La Commissione di Valutazione, composta da elementi nessuno dei quali proveniente da un IRCCS né oncologo, con verbale dei lavori espletati il 25 luglio 2011, confermato con successivo verbale in data 24 novembre 2011, individuò la terna dei candidati idonei alla Direzione Scientifica dell’INT nei proff. Gennaro Ciliberto, Alfredo Fusco e Nicola Normanno. L’incarico fu assegnato al primo dei tre, figlio di Carlo ex rettore dell&#8217;Ateneo Federiciano dall&#8217;81 al ’93.</p>
<p>La mia sorpresa del comportamento del prof. Santangelo era grande anche perché lo stesso, quando era stato pubblicato l’Avviso di selezione per l&#8217;inclusione nell&#8217;elenco degli idonei alla nomina di Direttore generale delle AA.SS.LL. ed AA.OO. della regione Campania (DGRC n. 806 del 29 giugno 2005 pubblicato sul BURC n. 34 dell&#8217;11 luglio 2005 &#8211; GU n. 60 del 29-7-2005) era stato proprio Santangelo a convincermi a presentare la domanda di partecipazione; io non volevo, perché mi dissi convinto che nessun politico mi avrebbe affidato mai un incarico non essendo uno yes-man. I fatti mi hanno dato ragione. Ancora una volta avevo commesso l’errore a fidarmi (<em>cfr</em> quando il prof. Santangelo lasciò la Direzione dell’INT per assumere l’incarico di Assessore Regionale della Sanità non si ricordò di quanto mi aveva detto).</p>
<p>Nonostante però quanto su riferito, fu proprio il prof. Santangelo a proporre all’On.le Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, la mia nomina a Direttore Operativo del Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano, consapevole che ero l’unico professionista dell’INT capace di coniugare competenze scientifiche e competenze amministrative.</p>
<p>Devo ammettere però che con me la “fantasia politica” si è sempre molto divertita.                Quando nel 2002 l’on.le Sirchia, Ministro della Sanità, venne in visita al Pascale e mi disse “<em>certo, Beppe, come reggente duri da un bel po’</em>”; ebbi la presenza di spirito di rispondere: “<em>certo, Voi Capi scegliete tanti cavalli di razza per dirigere l’Istituto, ma poi tocca a gente come me sollevare da terra gli escrementi ed eliminarli</em>”.</p>
<p>Qualche anno più tardi il connubio Bassolino-Santangelo partorì l’incarico di “<strong>Direttore Operativo del Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano</strong>”. All’annuncio erano presenti i giornalisti Giuseppe Del Bello (la Repubblica) e Bruno Buonanno (il Mattino), che mi conoscevano molto bene; il primo, credo per sfottermi, chiese: “Bruno, secondo te, cosa significa Direttore Operativo”. Risposta seria di Buonanno: “Semplice, lui – indicando me con la testa &#8211; fatica e gli altri prendono i meriti”. Avevano capito tutto.</p>
<p>Grandissimo merito del prof. Mario Santangelo senza dubbio è stato quello di consegnare alla Comunità Scientifica un centro ricerche unico quale il Centro Ricerche Oncologiche “Fiorentino Lo Vuolo” in Mercogliano.</p>
<p>Il lavoro avviato dal prof. Mario Santangelo è stato portato avanti dal dr. Tonino Pedicini, dallo stesso individuato quale successore.</p>
<p><strong>Tonino Pedicini, </strong>Direttore Generale dell’Agenzia Regionale Sanitaria della Campania (ARSAN)<strong>, </strong>è stato Direttore Generale dell’INT dal 05/09/2009 al 13/11/2014; la nomina venne dal Presidente della Giunta Regionale pro tempore, Antonio Bassolino (decreto n. 234 del 05/09/2009) su proposta, come accennato, dell’assessore regionale alla Sanità, Mario Santangelo, in piena continuità pdiessina.</p>
<p>Sinceramente avevo qualche remora nei suoi confronti non tanto per la presunta carenza di titoli quanto perché lo stesso non si era espresso favorevolmente nei confronti dell’Istituto in molte occasioni.</p>
<p>L’operato del dr. Pedicini a favore dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori – Fondazione G. Pascale di Napoli e del Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano è stato senza dubbio positivo. Non a caso gli è stato conferito nel dicembre 2013 il premio nazionale istituito da Federsanità ANCI “Il Coraggio di agire”, per la “ricerca e l’innovazione medica e tecnologica con il coinvolgimento della società civile”.</p>
<p>L’Accademia dei Lincei, la più antica accademia scientifica del mondo e la massima istituzione culturale italiana, ha riconosciuto unanimemente al Pascale per il 2014 il premio Cataldo Agostinelli e Angiola Gili Agostinelli, come <strong>principale Irccs, nonché centro di riferimento per la rete oncologica regionale e del Mezzogiorno</strong>. Nella motivazione si legge che l’Irccs partenopeo &#8220;è un’eccellenza nel campo della prevenzione, diagnosi e cura delle patologie tumorali, sia attraverso la ricerca clinica, sia attraverso l’innovazione tecnologica e gestionale. In questo ambito, hanno scritto gli accademici, l’Istituto si configura come centro di riferimento per l’oncologia della Regione Campania determinante per contribuire, con altre aziende sanitarie, a un più vasto progetto di costruzione di una rete oncologica regionale&#8221;.</p>
<p>All’Istituto è stato conferito l’<strong>Oscar di Bilancio della Pubblica Amministrazione 2013</strong>, dopo che nel 2010 era stato presentato il primo <strong>Bilancio Sociale</strong>. La redazione del documento di bilancio sociale era nata da una sempre maggiore esigenza di rendicontazione dei risultati conseguiti, non solo in chiave meramente economica, ma soprattutto proiettata in un’ottica di carattere sociale, ambientale ed etico. La cura e l’attenzione al paziente, l’impegno e gli investimenti per il miglioramento del livello tecnologico delle attrezzature e degli impianti, il miglioramento della qualità delle prestazioni erogate, la sana e corretta gestione della spesa nel rispetto del principio dell’economicità rappresentano elementi essenziali e di orgoglio per l’Istituto. Da ciò l’esigenza di raccontare, con la massima trasparenza non solo le nuove iniziative intraprese, ma anche i risultati conseguiti derivanti da progetti già avviati in periodi precedenti al fine di sviluppare al massimo la “mission” dell’Istituto consistente nel garantire sempre più l’eccellenza nel campo della prevenzione, diagnosi e cura delle patologie tumorali, e migliorare la qualità delle prestazioni, la soddisfazione di tutti gli <em>stakeholders</em> per diffondere la speranza di guarigione di tutti i malati di cancro.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Classe ’34, ex assessore regionale alla Sanità, presidente delle Terme di Agnano, docente di chirurgia presso il Policlinico federiciano e per anni responsabile dell’équipe che si era occupata di trapianti di rene</p>
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