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		<title>Segale cornuta &#124; Claviceps purpurea Tulasne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La segale (Secale cereale L., 1753) o Jurmano è un cereale contenente glutine appartenente alla stessa famiglia del frumento, quella delle Poacee (meglio conosciute come graminacee). La pianta è stata utilizzata fin dall’antichità per l’alimentazione umana e animale. Una malattia che colpisce questa pianta è la “segale cornuta” causata dal fungo ascomicete Claviceps purpurea noto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>segale</strong> (Secale cereale L., 1753) o <em>Jurmano</em> è un cereale contenente glutine appartenente alla stessa famiglia del frumento, quella delle <em>Poacee </em>(meglio conosciute come graminacee). La pianta è stata utilizzata fin dall’antichità per l’alimentazione umana e animale.</p>
<p>Una malattia che colpisce questa pianta è la “<strong>segale cornuta</strong>” causata dal fungo ascomicete <em>Claviceps purpurea</em> noto anche con il nome francese di <em>ergot </em>che significa &#8220;sperone&#8221;. Questo fungo genera infatti nelle piante infette degli sclerozi (= corpi fruttiferi del fungo stesso) simili a speroni o spesso, come nel caso della segale, delle escrescenze a forma di corna, da cui anche il nome comune di <strong>segale cornuta</strong>. Il fungo in questione cresce più facilmente nei periodi particolarmente piovosi e si sviluppa se la segale viene immagazzinata male, cioè in condizioni di umidità.</p>
<p>Al giorno d’oggi questo patogeno non causa grossi problemi alle coltivazioni, tuttavia nel passato ha arrecato grosse problematiche e portato a risvolti storici e sociali non indifferenti. L’alimentazione con farine ottenute da segale contaminata da sclerozi di <em>Claviceps purpurea</em> causa una serie di disturbi anche molto gravi che prendono il nome di <strong>ergotismo</strong>. Nel corso della storia migliaia di decessi sono stati associati a questa patologia, ma anche i sopravvissuti dovevano purtroppo passare attraverso fasi piuttosto dolorose: aborti spontanei, disturbi neurologici, convulsioni, allucinazioni, spasmi muscolari e – soprattutto – quella sensazione di bruciore che diventava estremamente dolorosa in caso di cancrena (a causa della quale si potevano perdere gli arti). Ed è proprio il bruciore a generare – nel Medioevo – termini descrittivi come “<strong>fuoco di Sant’Antonio</strong>” o “<strong>ballo di San Vito</strong>”, “<strong>Male degli Ardenti</strong>”, “<strong>Fuoco Sacro</strong>”. Alcune delle intossicazioni di massa avvenute nel periodo medievale raggiunsero proporzioni disastrose, con decine di migliaia di intossicati, attraverso l’uso massivo delle farine e dei pani infettati dall’ergot.</p>
<p>Il nome <em>Claviceps</em> sembra derivi da <em>clavus-clavi</em> = chiodo e da <em>cespes</em> (o <em>caespes</em>) = zolla, cioè sclerozio (a forma di chiodo) in funzione di zolla germinante i corpi fruttiferi a forma di chiodetti; <em>purpurea, </em>per il colore rosso porporino delle capocchie (sferidii) contenenti i periteci ascofori. Lo sclerozio è denominato <em>Sclerotium clavus</em> DC. <em>– Secale cornutum</em> Auct., dal greco <em>sklhros</em> = duro, secco e dal latino <em>clavus</em> = chiodo. <em>Secale</em>, perché lo sclerozio ricorda, deformato e ingrandito, la cariosside della Segale. La parola secale deriva da <em>seco</em> = taglio, dal celtico <em>segal</em>, da cui sega = falce e il latino <em>seges</em> = messi, biade; piante che si tagliano colla falce; <em>cornutum</em> – per la forma a cornetto dello sclerozio. Lo stato miceliale è denominato <em>Sfacelia segetum</em> Tul., dal greco <em>sfakelos</em>= cancrena, per la massa mucillaginosa, vischiosa, puzzolente che invade l’ovario dell&#8217;ospite (la melata); <em>segetum</em>, dal latino <em>seges, segetis</em> = messe, seminato / gen. pl. = delle messi.</p>
<p>Le parti utilizzate per la droga sono gli sclerozi, organi di svernamento del fungo. Questi contengono diversi <strong>alcaloidi velenosi o psicoattivi</strong> del gruppo delle <strong>ergotine</strong> (tra cui l&#8217;<strong>acido lisergico o LSD</strong>) che hanno vari tipi di effetti su persone e animali che li assumono. Tali alcaloidi, essendo <strong>vasocostrittori,</strong> compromettono la circolazione; inoltre <strong>interagiscono con</strong> il sistema nervoso centrale, agendo in particolare sui <strong>recettori della serotonina</strong>. Pertanto la segale cornuta non trova impieghi in fitoterapia come tale, ma dagli sclerozi si ottengono dei particolari alcaloidi (definiti <strong>alcaloidi dell&#8217;ergot</strong>) che vengono impiegati in campo medico. Gli alcaloidi puri o i loro derivati sono disponibili come principi attivi contenuti all&#8217;interno di specialità medicinali che possono essere dispensate solo in presenza di ricetta medica. Tali molecole sono: l&#8217;<strong>ergotamina</strong>, la <strong>diidroergotamina</strong>, la <strong>diidroergotossina</strong>, l&#8217;<strong>ergonovina</strong>, la <strong>metisergide</strong>, la <strong>nicergolina</strong>, la <strong>cabergolina</strong>, la <strong>bromocriptina</strong> e il <strong>lisuride</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>ergotamina </strong>e la <strong>diidroergotamina</strong> costituiscono il principio attivo di specialità medicinali aventi indicazioni per il <strong>trattamento delle cefalee</strong> e degli attacchi emicranici. Questi principi attivi contrastano il dolore emicranico attraverso l&#8217;interazione con i recettori della serotonina posti a livello dei vasi arteriosi cranici. Più nel dettaglio, l&#8217;ergotamina e la diidroergotamina esercitano un&#8217;attività agonista nei confronti dei recettori 5-HT1A, 5-HT1B, 5-HT1D e 5-HT1F, inducendo in questo modo una vasocostrizione che porta alla risoluzione del dolore cefalalgico ed emicranico.</p>
<p>La <strong>cabergolina</strong> e la <strong>bromocriptina</strong>, invece, costituiscono il principio attivo di medicinali impiegati nel <strong>trattamento di una grande varietà di disturbi</strong>, quali: <strong>morbo di Parkinson, iperprolattinemia, adenomi ipofisari secernenti prolattina, galattorrea, amenorrea prolattino-dipendente, disfunzioni mestruali, acromegalia, ipogonadismo e sindrome neurolettica maligna</strong>.</p>
<p>Il meccanismo d&#8217;azione con cui queste molecole esplicano la loro attività coinvolge i recettori dopaminergici di tipo 2 presenti nelle cellule luteotropiche dell&#8217;adenoipofisi (ossia nelle cellule responsabili del rilascio di prolattina) e i neuroni dopaminergici localizzati nell&#8217;area nigrostriatale dell&#8217;encefalo.</p>
<p><strong>In passato, gli sclerozi della segale cornuta venivano utilizzati dalla medicina popolare come rimedio emostatico, emmenagogo e abortivo; oltre ad essere impiegati in caso di menorragia, metrorragia, atonia dell&#8217;utero ed emicrania</strong>. Nel passato, la tossina della segale cornuta è stata largamente utilizzata come principio farmacologico nella pratica ostetrica, per il trattamento dei parti complicati.</p>
<p><strong>Attualmente</strong>, <strong>l&#8217;unico impiego approvato della segale cornuta riguarda il suo utilizzo all&#8217;interno della medicina omeopatica</strong>, dove la si può trovare sotto forma di granuli, capsule, gocce orali e macerato glicerico. In quest&#8217;ambito, la pianta viene utilizzata in caso di spasmi della muscolatura liscia uterina, paralisi, convulsioni, disturbi circolatori, emorragie, epistassi, mal di testa, vertigini, sonnolenza e stati confusionali.</p>
<p>Le applicazioni della segale cornuta per il trattamento dei suddetti disturbi non sono né approvate, né supportate dalle opportune verifiche sperimentali, per cui vanno prese con le dovute cautele considerati i possibili <strong>effetti collaterali</strong> cui potrebbero dar luogo (nausea, vomito, diarrea, sensazione di debolezza nelle gambe, intorpidimento delle dita, dolori muscolari, tachicardia o bradicardia, angina pectoris, parestesia, edema localizzato e stati confusionali).</p>
<p>In caso di <strong>avvelenamento cronico</strong> da ergot o dai suoi alcaloidi, invece, si può andare incontro ad <strong>ergotismo gangrenoso</strong> (caratterizzato da disturbi circolatori degli arti fino ad arrivare alla gangrena, appunto) o ad <strong>ergotismo convulsivo</strong> (caratterizzato dalla comparsa di spasmi, convulsioni, allucinazioni e perdita di coscienza). Questi avvelenamenti, in alcuni casi, possono condurre anche alla morte.</p>
<p><strong>L&#8217;utilizzo in ambito terapeutico dell&#8217;ergot come tale</strong> e non sotto forma di specialità medicinali prescritte dal medico, <strong>è controindicato</strong> <strong>in qualsiasi caso</strong>, in particolar modo nei pazienti affetti da disturbi circolatori periferici, arteriosclerosi, disturbi epatici e renali, insufficienza coronarica, in gravidanza e durante l&#8217;allattamento. Ovviamente, l&#8217;utilizzo dell&#8217;ergot e dei suoi alcaloidi è controindicato in individui con ipersensibilità accertata verso uno o più componenti.</p>
<p>Si possono verificare <strong>interazioni farmacologiche</strong> con</p>
<ul>
<li>macrolidi, eritromicina, josamicina e claritromicina: controindicazione all&#8217;uso contemporaneo di ergotamina e diidroergotamina, ridotta eliminazione epatica degli alcaloidi, ergotismo e possibili disturbi circolatori alle estremità;</li>
<li>betabloccanti: ergotismo;</li>
<li>bromocriptina: rischio di vasocostrizione ed episodi ipertensivi acuti;</li>
<li>sumatriptan: rischio di ipertensione arteriosa e spasmi coronarici.</li>
</ul>
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