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	<title>ergocalciferolo Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Vitamina D</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 16:03:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vitamine e sali minerali]]></category>
		<category><![CDATA[25-idrossi-vitamina D]]></category>
		<category><![CDATA[calcidiolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina D è una vitamina liposolubile che fa parte di un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due forme più importanti dall&#8217;attività biologica molto simile sono la vitamina D2 o ergocalciferolo  e la vitamina D3 o colecalciferolo. Questa viene principalmente sintetizzata dalla cute &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>vitamina D</strong> è una vitamina liposolubile che fa parte di un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due forme più importanti dall&#8217;attività biologica molto simile sono la <strong>vitamina D2 o ergocalciferolo</strong>  e la <strong>vitamina D3 o </strong><strong>colecalciferolo. </strong>Questa viene principalmente sintetizzata dalla cute per effetto della luce solare sul 7-deidrocolesterolo e l’ergocalciferolo (vitamina D2) derivante dall’ergosterolo che si assume con l’alimentazione. <strong>Entrambe queste forme necessitano dell’attivazione</strong> da parte di rene e fegato <strong>in 25-idrossi-vitamina D</strong>, che rappresenta pertanto la forma attiva, capace di favorire l’assorbimento intestinale del calcio, l’eliminazione renale del fosforo e la liberazione del calcio dall’osso.</p>
<p>La quantità di vitamina D3 e di vitamina D2 dipende dalla esposizione alle radiazioni ultraviolette, dalla superficie cutanea esposta, dal suo spessore e pigmentazione e dalla durata della permanenza alla luce. Nei mesi estivi la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo nel fegato, da cui viene prelevata quando necessario, per cui non è necessario assumerla con regolarità attraverso i cibi.</p>
<p>La vitamina D è stata scoperta nel 1918 in seguito all’osservazione che l’olio di pesce e la luce solare avevano un effetto curativo sul rachitismo. Infatti la peculiarità di questa vitamina è che può essere introdotta come tale con l’alimentazione o può essere sintetizzata nell’organismo a livello della pelle quando questa è esposta ai raggi del sole (per tale motivo è anche detta <strong>“vitamina raggio di sole”</strong>). <strong>L’esposizione alla luce solare è tuttavia sufficiente a garantire un’adeguata quantità di vitamina D</strong> sintetizzata a livello della cute.</p>
<p><strong>Attività e funzioni<br />
</strong><strong>La funzione principale e più nota della vitamina D è quella di favorire il processo di mineralizzazione dell&#8217;osso, aumentando l&#8217;assorbimento intestinale di fosforo e calcio, e diminuendo l’escrezione di calcio nell’urina</strong>.</p>
<p>La vitamina D prodotta nella pelle, o introdotta con la dieta e assorbita nell’intestino, passa nel sangue dove si lega a una proteina specifica che la trasporta ai diversi organi e tessuti. Nel fegato e nel rene la vitamina D viene trasformata prima in <strong>calcidiolo </strong>e poi in <strong>calcitriolo</strong>, la molecola dotata di attività biologica.</p>
<p>La quasi totalità delle cellule dell’organismo è in grado di legare la vitamina D attraverso una proteina presente all’interno della cellula, detta <strong>recettore della vitamina D</strong>, ed è pertanto sottoposta all’azione della sua forma biologicamente attiva (calcitriolo). Oltre alle azioni sul tessuto osseo, la vitamina D ne svolge numerose altre tra cui quella di <strong>favorire il buon funzionamento del sistema di difesa dell’organismo (sistema immunitario)</strong>. In particolare, la vitamina D è importante per l’attivazione della prima linea di difesa contro alcuni microrganismi patogeni poiché aumenta la capacità delle cellule del sistema immunitario, preposte a questa funzione, di eliminare microrganismi. Inoltre la vitamina D ha la capacità di modulare la risposta infiammatoria controllando il grado di attivazione di molte cellule del sistema immunitario e la produzione di fattori che intervengono nell’infiammazione.</p>
<p><strong>Fonti principali<br />
</strong>Il 10-20 per cento del fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione. Oltre ai cibi arricchiti a livello industriale, come molti cereali per la prima colazione, pochi alimenti ne contengono quantità apprezzabili; uno di questi è l’<strong>olio di fegato di merluzzo</strong>. Seguono, poi, i pesci grassi (come i salmoni e le aringhe); il fegato; il latte ed il burro e altri derivati del latte; le uova (tuorlo), le verdure verdi, taluni funghi.</p>
<p>Tutto il resto si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e ai reni, dove viene attivata.</p>
<p><strong>Attività biologiche</strong>:</p>
<ul>
<li>favorisce il processo di mineralizzazione dell&#8217;osso, aumentando l&#8217;assorbimento intestinale di fosforo e calcio, e diminuendo l’escrezione di calcio nell’urina;</li>
<li>promuove una crescita e uno sviluppo regolare specie delle ossa e dei denti;</li>
<li>attraverso il controllo del livello di calcio nelle cellule è in grado di influenzare la secrezione di diversi ormoni;</li>
<li>svolge un’importante attività nel modulare il funzionamento del sistema immunitario. In particolare, la vitamina D è importante per l’attivazione della prima linea di difesa contro alcuni microrganismi patogeni poiché aumenta la capacità delle cellule del sistema immunitario, preposte a questa funzione, di eliminare microrganismi. Inoltre la vitamina D ha la capacità di modulare la risposta infiammatoria controllando il grado di attivazione di molte cellule del sistema immunitario e la produzione di fattori che intervengono nell’infiammazione.</li>
</ul>
<p><strong>Carenza di </strong><strong>vitamina D<br />
</strong>La vitamina D – si è detto – viene assorbita nell’intestino tenue in presenza della bile. Una volta assorbita, la vitamina D viene idrossilata, a livello epatico, per formare il <strong>calcifediolo</strong> (25-idrossicolecalciferolo), il più abbondante metabolita presente nel circolo ematico. Un’ulteriore ossidazione, a livello renale, comporta la formazione del <strong>calcitriolo</strong> (1,25-diidrossicolecalciferolo), il metabolita attivo della vitamina D, che favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale, l&#8217;assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell’osso.</p>
<p>Pertanto, <strong>malattie a carico del fegato, del pancreas, dell’intestino e della colecisti possono determinarne una riduzione dell’assorbimento, come pure altri disturbi dell’assorbimento dei grassi e l’uso di farmaci antiepilettici</strong>.</p>
<p><strong>Livelli ottimali di vitamina D nell’organismo<br />
</strong>Per la valutazione della vitamina D <strong>si misurano i livelli del suo precursore calcidiolo</strong> [generalmente indicato con la sua formula chimica 25(OH)D] nel sangue; la sua concentrazione viene espressa in nanogrammi per millilitro (ng/ml) o in nanomoli per litro (nmol/L). Variazioni stagionali nei livelli di vitamina D nel sangue sono ben documentate, con valori più alti in estate e in autunno e più bassi in inverno e primavera. La zona geografica in cui si vive (latitudine), il colore della pelle, il sesso e il peso corporeo contribuiscono alla variabilità dei livelli di vitamina D nel sangue.</p>
<p><strong>Non c’è un consenso unanime nella comunità scientifica e medica su quali siano i livelli ottimali di vitamina D e sulla definizione clinica di carenza</strong>. In un recente documento dell’Associazione Italiana degli Endocrinologi Clinici, si considerano sufficienti nella popolazione generale valori uguali o maggiori di 20 ng/ml (50 nmol/L), ma si raccomandano livelli uguali o superiori a 30 ng/mL (75 nmol/L) in presenza delle seguenti condizioni di rischio e/o malattie:</p>
<ul>
<li>osteomalacia</li>
<li>osteoporosi</li>
<li>età avanzata, con storia clinica di cadute o di fratture non traumatiche</li>
<li>gravidanza e allattamento</li>
<li>obesità</li>
<li>stili di vita con ridotta o assente esposizione al sole</li>
<li>sindrome da malassorbimento</li>
<li>malattie renali croniche</li>
<li>insufficienza epatica</li>
<li>fibrosi cistica</li>
<li>iperparatiroidismo</li>
<li>assunzione di farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D, antiepilettici, glucocorticoidi, farmaci per l’AIDS, antimicotici, colestiramina</li>
</ul>
<p>In una recente nota dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, 2019) vengono indicati come valori desiderabili di 25(OH)D nella popolazione adulta <strong>valori compresi tra 20 e 40 ng/mL.</strong> <strong>Valori indicativi di “carenza”</strong> di vitamina D sono individuati, invece, per <strong>valori di 25(OH)D inferiori a 20 ng/mL</strong>.</p>
<p>C’è un generale consenso nelle linee guida nazionali e internazionali nel consigliare l’assunzione di vitamina D (supplementazione) solamente nei primi 12 mesi di vita, al dosaggio di 10 microgrammi (400 unità internazionali o UI) al giorno. Nella popolazione adulta, la succitata nota AIFA chiarisce che <strong>è giustificato l’inizio della supplementazione di vitamina D, per valori di 25(OH)D &lt; 20 ng/mL,</strong> <strong>cioè in presenza di carenza accertata di vitamina D</strong>, <strong>e in categorie a rischio</strong> come persone istituzionalizzate (persone in strutture riabilitative, ricoveri assistiti) donne in gravidanza o in allattamento e persone affette da osteoporosi.</p>
<p>Si raccomanda, in ogni caso, di rivolgersi al proprio medico per verificare se sia necessario sottoporsi al controllo dei livelli di 25(OH)D nel sangue e/o assumere vitamina D. La scelta del farmaco da usare, i dosaggi e le modalità di somministrazione dovranno essere prescritti dal medico curante.</p>
<p><strong>Fabbisogno giornaliero<br />
</strong>L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, dal nome inglese European Food Security Agency) ha recentemente aggiornato i <strong>valori dietetici di riferimento (DVR)</strong> per la vitamina D ed indicato come fabbisogno giornaliero di vitamina D:</p>
<ul>
<li><strong>10 microgrammi al giorno (400 unità internazionali o UI), per bambini fino a tra 7 e 12 mesi di età.</strong></li>
<li><strong>15 microgrammi al giorno (600 unità internazionali o UI), per gli adulti</strong></li>
</ul>
<p>Le donne durante la gravidanza e l’allattamento necessitano di dosi maggiori. Un vantaggio dell’adeguata disponibilità di vitamina D si manifesta soltanto dopo aver soddisfatto il fabbisogno di calcio e di fosforo.</p>
<p>Data la peculiarità della vitamina D che può essere efficacemente sintetizzata dall’organismo in seguito all’esposizione al sole, si precisa però che questi valori sono stati calcolati assumendo una produzione attraverso la pelle minima o assente. La necessità di introdurre vitamina D con la dieta può essere minore o addirittura nulla in presenza di produzione cutanea della vitamina D (ossia di adeguata esposizione al sole).</p>
<p>Si ribadisce il concetto che <strong>l</strong><strong>a vitamina D deve essere dunque somministrata soltanto quando si manifestano particolari sintomi o forti carenze. Inoltre l’acquisto di farmaci che la contengono richiede la prescrizione di un medico, perché gli eccessi possono essere tossici.</strong> L’AIFA afferma che l’integrazione di vitamina D è consigliata con valori inferiori a 12 ng/mL (30 nmol/L). Al di sopra di questi livelli è raccomandata la sua somministrazione solo in caso di specifiche patologie, come l’osteoporosi. Per chi non soffre di particolari disturbi è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta, senza dover monitorare i propri livelli di vitamina D con frequenti esami del sangue.</p>
<p>L’AIFA ha inoltre specificato le situazioni in un cui il medico può consigliare di assumere la vitamina D e i casi in cui non è opportuno.</p>
<p>Per soggetti in terapia con antiepilettici, glucocorticoidi e altri farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D o in adulti affetti da malattie che causano malassorbimento, come il morbo di Chron o la fibrosi cistica, la vitamina D dovrà essere assunta se i valori sono inferiori a 20 ng/mL (o 50 nmol/L).</p>
<p>Invece quando si soffre di osteoporosi o iperparatiroidismo bisognerà integrarla quando i livelli sono al di sotto di 30 ng/mL (o 75 nmol/L).</p>
<p><strong>Integratori<br />
</strong>Sono presenti sul mercato diversi integratori alimentari contenenti quantità variabili di vitamina D, da sola o insieme ad altre vitamine e sali minerali. È importante sottolineare che questi <strong>integratori non devono mai essere considerati come sostituti di una dieta varia ed equilibrata né di uno stile di vita sano</strong> (leggi la Bufala). Gli integratori alimentari di vitamina D, inoltre, (come tutti gli integratori alimentari) non hanno proprietà curative (terapeutiche) né capacità di prevenzione e cura di malattie, al contrario dei farmaci contenenti vitamina D che devono essere assunti solo su prescrizione medica.</p>
<p><strong>Effetti indesiderati<br />
</strong>Assunta in dosi appropriate, la vitamina D è generalmente considerata priva di effetti dannosi. Tuttavia, assumerne dosi eccessive può causare <strong>ipervitaminosi D</strong> con evidenti manifestazioni cliniche quali: confusione, apatia, vomito ripetuto, dolori addominali, poliuria, anormale produzione o escrezione di urina, polidipsia, aumento del senso di sete, disidratazione, ipercalcemia, accumulo di calcio nel sangue.</p>
<p>Se l’ipervitaminosi si protrae nel tempo, può causare depositi di calcio nel rene e nel cuore con conseguenze anche gravi sul funzionamento di questi organi.</p>
<p><strong>Livelli di calcidiolo nel sangue superiori a 150 ng/ml (375 nmol/L) indicano una ipervitaminosi o intossicazione da vitamina D</strong>. Negli individui sani, l’ipervitaminosi D si verifica come conseguenza dell’assunzione di dosaggi eccessivi di vitamina D, mentre non esistono casi di intossicazione da vitamina D conseguenti all’eccessiva esposizione al sole o all’eccessiva assunzione di alimenti che contengono vitamina D.</p>
<p><strong>L’ipervitaminosi D può anche essere conseguente ad alcune malattie</strong>:</p>
<ul>
<li>malattie granulomatose</li>
<li>alcuni linfomi</li>
<li>ipercalcemia infantile idiopatica</li>
<li>sindrome di Williams-Beuren</li>
</ul>
<p>La vitamina D può alterare l’efficacia o favorire la comparsa di <strong>effetti indesiderati</strong> (effetti collaterali) di alcuni farmaci di uso comune quali:</p>
<ul>
<li><strong>farmaci per il cuore</strong>, nelle persone sottoposte a terapia con farmaci che contengono digitale, la contemporanea assunzione di vitamina D potrebbe aumentare il rischio di ipercalcemia e relativi effetti sul ritmo cardiaco</li>
<li><strong>farmaci per la pressione</strong>, se si assume vitamina D l&#8217;efficacia dei farmaci a base di diltiazem o di verapamil può essere ridotta</li>
<li><strong>diuretici</strong>, alcune classi di questi farmaci (i diuretici a base di tiazide) usati per abbassare la pressione del sangue potrebbero ridurre l’eliminazione di calcio urinario. Ciò, se si sta assumendo vitamina D, potrebbe portare ad ipercalcemia</li>
<li><strong>farmaci per la psoriasi</strong>, la combinazione di vitamina D con calcipotriene (esso stesso un analogo della vitamina D), potrebbe aumentare il rischio di sovradosaggio di vitamina D e causare eccesso di calcio nel sangue (ipercalcemia)</li>
</ul>
<p>Alcuni farmaci possono invece interferire con la sintesi o con l’assorbimento della vitamina D, ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>farmaci antiepilettici e anticonvulsivi</strong>, alcuni di questi farmaci (fenobarbital e fenitoina) possono aumentare la degradazione della vitamina D e ridurre l&#8217;assorbimento del calcio</li>
<li><strong>farmaci per la perdita di peso</strong>, l&#8217;assunzione di colestiramina o lipstatina per la perdita di peso può ridurre l&#8217;assorbimento di vitamina D</li>
<li><strong>farmaci per abbassare il colesterolo</strong>, l&#8217;assunzione di alcune statine (es. atorvastina, lovostatina e simvastatina) può influenzare il metabolismo della vitamina D e dunque alterare i livelli di calcidiolo nel sangue</li>
<li><strong>steroidi</strong>, l&#8217;assunzione di prednisone può ridurre l&#8217;assorbimento di calcio e influenzare il metabolismo della vitamina D</li>
<li><strong>lassativi</strong>, l&#8217;uso a lungo termine di alte dosi di lassativi può ridurre l&#8217;assorbimento di vitamina D e del calcio</li>
</ul>
<p><strong>Interazioni</strong></p>
<p>L’assunzione concomitante di vitamina D ed <strong>antiacidi a base di alluminio</strong> dovrebbe essere evitata, in particolar modo nei pazienti con insufficienza renale. Il colecalciferolo infatti può favorire l’assorbimento dell’alluminio, il quale può a sua volta causare effetti tossici acuti caratterizzati da alterazioni della personalità, convulsioni e coma. I pazienti in cui l’associazione non può essere evitata dovrebbero essere attentamente monitorati nei confronti di tali effetti.</p>
<p><strong>I seguenti farmaci possono ridurre l’assorbimento sistemico della vitamina D</strong> causando effetti avversi correlati a deficienze vitaminiche inclusi ipocalcemia e iperparatiroidismo secondario: <strong>colestiramina, colestipol, cimetidina, oli minerali, orlistat</strong>.</p>
<p>La combinazione di calcio, vitamina D e diuretici tiazidici può portare ad un eccessivo incremento dei livelli plasmatici di calcio.</p>
<p><strong>L’uso di supplementi a base di calcio e vitamina D può ridurre l’efficacia dei calcio antagonisti</strong>.</p>
<p>I pazienti in terapia con diuretici o calcio antagonisti dovrebbero consultare il proprio medico prima di iniziare un trattamento con vitamina D e/o supplementi di calcio.</p>
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		<title>Carenza di vitamina D</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carenza-di-vitamina-d/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 08:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carenze nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[calcitriolo]]></category>
		<category><![CDATA[colecalciferolo. vit. D3]]></category>
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		<category><![CDATA[rachitismo]]></category>
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		<category><![CDATA[vitamina D attiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vitamina D non è propriamente una vitamina in senso stretto ma più correttamente è un pre-ormone, che ha il compito principale di regolare il metabolismo del calcio e del fosforo: ne favorisce l’assorbimento a livello intestinale e ne riduce l’escrezione con le urine. Agisce anche direttamente sullo scheletro, promuovendone la crescita fisiologica e aiutandone &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vitamina D non è propriamente una vitamina in senso stretto ma più correttamente è un pre-ormone, che ha il compito principale di <strong>regolare il metabolismo del calcio e del fosforo</strong>: ne favorisce l’assorbimento a livello intestinale e ne riduce l’escrezione con le urine. Agisce anche direttamente sullo scheletro, promuovendone la crescita fisiologica e aiutandone il continuo rimodellamento, fondamentale per garantire le proprietà strutturali, l’elasticità e la forza dell’osso.</p>
<p>La vitamina D &#8211; per essere più precisi, la vitamina D3 &#8211; ha un vantaggio decisivo rispetto ad altre vitamine: può essere sintetizzata dal nostro corpo attraverso l’azione dei raggi del sole;  in condizioni normali non è necessario assumerne anche attraverso l’alimentazione per raggiungere una concentrazione adeguata. L’apporto alimentare garantisce solo il 10-15% del fabbisogno di vitamina D, mentre la maggior parte è sintetizzata dall’organismo tramite sintesi cutanea. Sicché è possibile garantire un&#8217;adeguata riserva nei mesi soleggiati; un adeguato apporto dietetico di vitamina D durante la stagione invernale è molto importante per la salute e il benessere.</p>
<p>La vitamina D si trova in due forme: <strong>vitamina D2, o ergocalciferolo</strong>, di origine vegetale (viene sintetizzata dalle piante e dai precursori del lievito, ma è anche la forma generalmente usata negli integratori ad alto dosaggio), e <strong>vitamina D3, o colecalciferolo</strong>, forma più attiva di vitamina D, che si forma nella pelle dal colesterolo quando questa viene esposta alla luce diretta del sole.</p>
<p>Trattandosi di un pre-ormone, la vitamina D deve essere attivata tramite due idrossilazioni, quindi tramite due reazioni enzimatiche: la prima avviene a livello del fegato, la seconda a livello renale. La vitamina D viene immagazzinata principalmente nel fegato.</p>
<p>La forma attiva viene chiamata <strong>vitamina D attiva</strong> o <strong>calcitriolo</strong>. Questa forma attiva stimola l’assorbimento di calcio e fosforo nell’intestino. Il calcio e il fosforo, due minerali, vengono assorbiti nelle ossa per renderle resistenti e dense (un processo chiamato mineralizzazione). Perciò, il calcitriolo è <strong>necessario per la formazione, la crescita e la riparazione delle ossa</strong>. Quindi la vitamina D, pur svolgendo diverse funzioni biologiche, è importante soprattutto per assicurare l&#8217;omeostasi e metabolismo del calcio e del fosfato, promuovendo la crescita fisiologica dello scheletro, il rimodellamento osseo e prevenendo la degenerazione con l&#8217;età avanzata. <strong>Il fabbisogno di vitamina D aumenta </strong>ad ogni modo<strong> con l’avanzare dell’età. </strong>Si parla di <strong>deficit di vitamina D, o ipovitaminosi D</strong>, quando nell’organismo i suoi livelli ematici sono minori di 30 ng/L.</p>
<p>È importante che vi sia un’adeguata concentrazione di calcio nel sangue, poiché <strong>una carenza cronica può comportare un difetto di mineralizzazione ossea che porta allo sviluppo di rachitismo nel bambino e osteomalacia nell’adulto</strong>.</p>
<p>Il <strong>rachitismo</strong> è una condizione particolarmente grave poiché riguarda ossa in via di sviluppo che non hanno ancora raggiunto il picco di massa e comporta una crescita ridotta associata a un quadro di deformità scheletriche specifiche, in particolare a livello degli arti. L’<strong>osteomalacia</strong>, invece, colpisce un osso già maturo e dunque comporta principalmente l’indebolimento dello scheletro, che diviene più fragile e suscettibile alle fratture. Sebbene si tratti di patologie ancora frequenti in molti paesi in via di sviluppo, nei paesi industrializzati sono fortunatamente condizioni sempre più rare, che nella maggior parte dei casi si presentano in una forma lieve e solo eccezionalmente comportano deformità ossee.</p>
<p>Negli ultimi anni, inoltre, diversi studi hanno evidenziato come la vitamina D, oltre a svolgere un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute scheletrica, sia implicata in un grande numero di funzioni fisiologiche extra-scheletriche. La scoperta della presenza dei recettori della vitamina D a livello di molte cellule e tessuti dell’organismo ha portato, infatti, a ipotizzarne <strong>possibili funzioni pleiotropiche</strong>, ovvero <strong>a livello del sistema nervoso centrale, cardiovascolare, immunitario</strong>, così come sul differenziamento e sulla crescita cellulare.</p>
<p>Alcune linee di Ricerca avevano suggerito una possibile associazione tra omeostasi della vitamina D e malattie infettive, metaboliche, tumorali, cardiovascolari e immunologiche. Nonostante però la grande mole di studi prodotta è importante sottolineare che ad oggi <strong>non sono ancora disponibili dati conclusivi sul ruolo protettivo della vitamina D</strong> e non esistono pertanto basi solide e incontrovertibili per raccomandare il suo impiego in questi ambiti.</p>
<p><strong>Fonti alimentari </strong><strong>di vitamina D</strong></p>
<p>In generale la vitamina D è più presente negli alimenti di origine animale. Questo potrebbe essere un limite per coloro che hanno un’intolleranza al lattosio o che seguono una dieta vegana o vegetariana. Tuttavia esistono dei cibi “forticati” di vitamina D come i cerali, la farina di avena, il succo di arancia, come anche frutta secca ricca di Omega 3, tra cui le noci o le mandorle.</p>
<p>La vitamina D3, soprannominata anche “vitamina del sole”, proviene principalmente da fonte animale. Tra tutti gli alimenti, alimenti <strong>l’olio di fegato di merluzzo è quello con il più alto livello di vitamina D </strong>(circa 210 µg per ogni 100 g) ma non è solitamente consumabile se non attraverso integratori o usando prodotti come l’<strong>olio di alghe </strong>o l’<strong>olio di krill</strong>. Per quanto riguarda i pesci grassi come il <strong>salmone</strong>, il <strong>tonno</strong>, la <strong>trota salmonata</strong>, l<strong>’anguilla</strong>, il <strong>pesce spada</strong>, la <strong>carpa</strong>, le <strong>sardine</strong>, le <strong>aringhe</strong> e i <strong>pesci azzurri</strong>, questi contengono 25 µg per ogni 100 g.</p>
<p><strong>Tra le carni spicca il fegato</strong>, che contiene 0,5 µg per ogni 100 g. Riguardo ai derivati del <strong>latte</strong>, il <strong>burro</strong> contiene fino a 0,75 µg per ogni 100 g e i <strong>formaggi grassi</strong> ne contengono 0,5 µg, mentre i <strong>tuorli d’uovo</strong> hanno 1,75 µg di vitamina D per ogni 100 g.</p>
<p>Nella fonte vegetale della vitamina D rientrano principalmente i <strong>funghi selvatici</strong>, e in misura minore, <strong>verdure con foglie verdi</strong>, come <strong>spinaci, erbette e bietole</strong>. Tra gli alimenti vegetali che contengono una percentuale più alta di vitamina D, si trovano i <strong>funghi porcini</strong> e, a seguire, <strong>lo spugnolo</strong>, <strong>il finferlo</strong>, <strong>il chiodino</strong> e <strong>il fungo prataiolo</strong>, il più povero di vitamina D: per dare un’idea più precisa, 100 gr di funghi porcini contengono 3,00 µg di vitamine contro lo 0,45 µg dei prataioli. Se si volesse prendere la vitamina D esclusivamente dai funghi, ci sarebbe bisogno di una quantità pari a 625 µg/die; tuttavia, trattandosi di alimenti tossici e contaminati, è sconsigliato di assumerne un quantitativo eccessivo ed è sempre meglio optare per una dieta variegata.</p>
<p>Anche il <strong>cacao</strong> contiene vitamina D2, <strong>in particolare il cioccolato fondente</strong>: i chicchi di cacao durante l’essiccamento sotto il sole assimilano questa vitamina fondamentale per gli esseri umani.</p>
<p><strong>Cause della carenza vitamina D</strong></p>
<p>Le fonti principali della vitamina D sono i raggi del sole e alcuni alimenti, senza i quali si possono riscontrare problemi relativi all’umore, ma anche alle ossa e al sistema nervoso.</p>
<p><strong>La prima causa che può portare ad una carenza di vitamina D è costituita dalla mancanza o inadeguata esposizione alla luce</strong> <strong>solare. </strong>Pertanto le <strong>categorie più a rischio </strong>sono</p>
<ul>
<li>gli <strong>anziani</strong> (in cui la capacità di sintesi cutanea è ridotta),</li>
<li>gli <strong>individui istituzionalizzati o con inadeguata esposizione al sole</strong>,</li>
<li>persone che tengono il corpo coperto, come ad esempio le donne musulmane</li>
<li>le persone che soffrono di <strong>obesi</strong>tà e <strong>quelle che hanno patologie dermatologiche estese</strong>, come: vitiligine, psoriasi. dermatite atopica, ustioni.</li>
</ul>
<p>A queste si aggiungono anche i fattori di rischio dovuti a <strong>cattive abitudini come il fumo di sigaretta, l’obesità, l’alcolismo</strong>.</p>
<p>Vi sono inoltre alcune circostanze che aumentano il rischio di carenza di vitamina D anche con un’adeguata esposizione alla luce solare. In determinati gruppi di persone, <strong>la pelle produce meno vitamina D in risposta alla luce solare</strong>. Tra queste vi sono le persone con carnagione scura (che, quindi, hanno più pigmento cutaneo che riduce l’assorbimento di raggi ultravioletti), e le persone che usano creme solari.</p>
<p><strong>L’organismo potrebbe non essere in grado di assorbire una quantità sufficiente di vitamina D dal cibo</strong>. Nelle <strong>malattie da malassorbimento</strong>, i soggetti non sono in grado assorbire normalmente i grassi né di assorbire la vitamina D, in quanto si tratta di una vitamina liposolubile che normalmente viene assorbita con i grassi nell’intestino tenue. Con l’avanzare dell’età, è possibile che nell’intestino venga assorbita una quantità inferiore di vitamina D.</p>
<p><strong>L’organismo potrebbe non essere in grado di convertire la vitamina D in una forma attiva</strong>. Alcuni disturbi renali ed epatici e diverse malattie ereditarie rare (come il rachitismo ipofosfatemico) interferiscono con questa conversione, al pari di certi farmaci, quali alcuni anticonvulsivanti e la rifampicina.</p>
<p>Nella carenza di vitamina D, l’organismo assorbe una quantità inferiore di calcio e fosfato. Poiché calcio e fosfato non sono disponibili in quantità sufficienti per mantenere le ossa sane, <strong>la carenza di vitamina D può causare un disturbo osseo detto rachitismo nei bambini o osteomalacia negli adulti</strong>. Nell’osteomalacia, l’organismo non incorpora sufficiente calcio e altri minerali nelle ossa, causando debolezza ossea.</p>
<p>Particolare attenzione va rivolta alle <strong>donne in gravidanza o allattamento</strong>. La carenza di vitamina D in una donna in gravidanza causa la carenza nel feto e <strong>il neonato presenta un rischio elevato di sviluppare rachitismo</strong>: il cranio è molle, le ossa crescono in modo anomalo e hanno difficoltà a sedersi e a gattonare. A volte, la carenza è tanto grave da causare <strong>osteomalacia nella donna</strong>. La carenza di vitamina D peggiora l’osteoporosi.</p>
<p><strong>Possono presentare carenza anche i pazienti con malattie intestinali che causano malassorbimento</strong>, <strong>quelli che soffrono di osteoporosi o osteopenia</strong>, <strong>quelli con patologie renali ed epatiche</strong> <strong>e quelli che assumono farmaci</strong> che interferiscono con il metabolismo della vitamina D, come le terapie cortisoniche croniche o anticomiziali. Queste categorie di pazienti dovrebbero controllare periodicamente il proprio livello di vitamina D e, in caso di carenza, concordare un percorso di integrazione.</p>
<p><strong>Sintomi da carenza di vitamina D<br />
</strong><strong>La carenza di vitamina D si traduce in un basso livello di calcio nel sangue</strong>. Normalmente, i valori adeguati di vitamina D sono compresi tra i 30 e i 100 ng/ml: <strong>si considera</strong> quindi <strong>insufficienza un valore tra 20 e 30</strong>, <strong>carenza un valore al di sotto di 20 e grave carenza per valori inferiori a 10</strong>.</p>
<p>All’opposto, se si supera la soglia dei 100 ng/ml si verifica un eccesso di vitamina D, che può comportare anche intossicazione. Si tratta tuttavia di una condizione molto rara, che non può in alcun modo verificarsi in seguito a un’esposizione costante ai raggi solari, mentre può essere provocata da un utilizzo scorretto degli integratori.</p>
<p>Per tentare di aumentare i livelli di calcio, l’organismo può produrre una maggiore quantità di ormone paratiroideo. Tuttavia, quando i livelli di ormone paratiroideo diventano alti (una condizione chiamata <strong>iperparatiroidismo</strong>), l’ormone induce la mobilizzazione del calcio dalle ossa per aumentare i livelli ematici di calcio. L’ormone paratiroideo causa anche l’eliminazione di più fosfato nelle urine. Sia il calcio sia il fosfato sono necessari per mantenere ossa sane. Di conseguenza, le ossa s’indeboliscono.</p>
<p>I <strong>sintomi da carenza di vitamina D</strong> sono diversi e vanno dalla astenia, stanchezza, apatia, disordine del metabolismo osseo, dolori osteo-muscolari, crampi muscolari e tensione, difficoltà di concentrazione, osteoporosi, debolezza muscolare, all’aumento del rischio di fratture ma anche compromissione del sistema immunitario e problemi al sistema nervoso con irritabilità, tristezza fino a gravi stati depressivi.</p>
<p>Negli adulti, le ossa, soprattutto quelle della colonna, del bacino e delle gambe, diventano fragili. Le aree interessate possono essere dolenti al tatto e si possono verificare fratture.</p>
<p>Negli anziani, le fratture ossee, in particolare la frattura dell’anca, possono verificarsi semplicemente con un leggero sobbalzo o una caduta insignificante.</p>
<p>La carenza di vitamina D è asintomatica e si manifesta soltanto quando il deficit è molto grave.</p>
<p><strong>Trattamento della carenza di vitamina D<br />
</strong>Per prevenire e contrastare questo deficit nutrizionale, è bene esporsi al sole (facendo attenzione alle ore più calde e proteggendo sempre la pelle dai raggi ultravioletti), e consumare cibi che ne sono particolarmente ricchi come pesce &#8211; salmone, aringhe, sgombro, sardine, su tutti &#8211; e tuorlo d&#8217;uovo. Tuttavia, gli alimenti naturali (non arricchiti) raramente forniscono una quantità di vitamina D sufficiente per prevenire la carenza.</p>
<p>Alle nostre latitudini, per mantenere un livello adeguato di vitamina D, da marzo a novembre è sufficiente un’esposizione alla luce del sole di circa il 25% della superficie corporea, per almeno 15 minuti 2-3 volte alla settimana. Nei restanti mesi, invece, l’intensità dei raggi solari è insufficiente a convertire il precursore in vitamina D e per questo motivo l’esposizione solare può non bastare. Si può allora fare ricorso a fonti dietetiche ricche di vitamina D, tra cui figurano pesci grassi come il salmone, il tonno o lo sgombro, il tuorlo d’uovo, la crusca e l’olio di fegato di merluzzo oppure integratori.</p>
<p><strong>Gli integratori di vitamina D sono particolarmente importanti per i soggetti a rischio</strong> (come i soggetti anziani, costretti a casa o che vivono in strutture di lungodegenza). Per prevenire la carenza, <strong>gli anziani generalmente devono assumere ogni giorno 20 microgrammi [800 unità] di vitamina D</strong> sotto forma di integratori. Raramente sono necessarie dosi più elevate. Questi anziani che assumono dosi elevate di integratori di vitamina D devono sottoporsi periodicamente a esami del sangue per controllare i livelli di calcio, vitamina D e ormone paratiroideo.</p>
<p>In molti stati, e anche in Italia, è disponibile latte liquido (ma non i formaggi o lo yogurt arricchito con vitamina D.</p>
<p><strong>Nei neonati allattati al seno</strong>, è particolarmente importante iniziare ad assumere integratori di vitamina D fin dalla nascita, in quanto il latte materno contiene poca vitamina D. Gli <strong>integratori</strong> vengono <strong>somministrati fino al compimento dei 6 mesi di età</strong>, quando i bambini iniziano ad avere una dieta più variata. Per i neonati che assumono latte artificiale, i vari tipi di latte artificiale in commercio contengono una quantità sufficiente di vitamina D.</p>
<p>Il <strong>trattamento della carenza di vitamina D</strong> comporta l’assunzione di vitamina D a dosi elevate, di solito quotidianamente per via orale, per circa 1 mese. Dopo 1 mese, la dose viene gradualmente ridotta fino a raggiungere la dose generalmente raccomandata.</p>
<p>I soggetti con malattie epatiche o renali croniche potrebbero aver bisogno di apposite formulazioni di integratori di vitamina D.</p>
<p>Di norma si preferisce che il paziente segua delle somministrazioni giornaliere, settimanali o mensili di vitamina D che, in condizioni normali, viene assunta per via orale. La forma che si predilige è quella inattiva, dunque il <strong>colecalciferolo</strong>, la medesima che viene sintetizzata dal nostro organismo tramite l’esposizione solare. Solo in condizioni particolari, quali il malassorbimento, si preferisce la somministrazione intramuscolo. È importante considerare che bisogna attendere almeno 3-4 mesi prima che l’esito di una supplementazione di vitamina D sia confermato dagli esami del sangue.</p>
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