<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Erbe Archivi - amaperbene.it</title>
	<atom:link href="https://www.amaperbene.it/tag/erbe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/erbe/</link>
	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Sep 2024 08:02:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2024/04/cropped-icona-amaperbene-web-32x32.png</url>
	<title>Erbe Archivi - amaperbene.it</title>
	<link>https://www.amaperbene.it/tag/erbe/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">233936611</site>	<item>
		<title>Pungitopo &#124; Ruscus aculeatus L.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pungitopo-ruscus-aculeatus-l/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 08:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[flebotonica]]></category>
		<category><![CDATA[muroscagenina]]></category>
		<category><![CDATA[pianta ornamentale]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Pungitopo]]></category>
		<category><![CDATA[rusco]]></category>
		<category><![CDATA[ruscogenine]]></category>
		<category><![CDATA[sapogenina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rusco, o pungitopo (Ruscus aculeatus L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle Ruscaceae; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/pungitopo-ruscus-aculeatus-l/">Pungitopo | Ruscus aculeatus L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>rusco</strong>, o <strong>pungitopo </strong>(<em>Ruscus aculeatus</em> L.), è un basso arbusto sempreverde con tipiche bacche rosse, appartenente alla famiglia delle <em>Ruscaceae</em>; è alto dai 30 agli 80 cm, con rizoma robusto, spesso ramificato e provvisto, nella parte inferiore, di grosse radici. I fusti, originati all&#8217;apice del rizoma, sono alti fino a 60 cm, hanno la porzione basale lignificata e sono molto rigidi, semplici inferiormente e abbondantemente ramificati in alto. Quelle che sembrano foglie, in effetti, sono dei rametti appiattiti detti cladodi, che hanno preso la forma e la funzione delle foglie; sono ovali e terminano all&#8217;apice in una punta rigida e pungente; le nervature sono più o meno parallele. Le vere foglie sono molto piccole e inserite al centro dei cladodi, hanno forma triangolare o lanceolata e sono lunghe solo alcuni millimetri. I fiori, inseriti isolati o più raramente appaiati all&#8217;ascella delle vere foglie, hanno un involucro composto da 6 petali e sono tutti di colore verdastro. Il frutto è una bacca sferica di colore rosso vivo contenente 1-2 semi. Il nome fa riferimento al fatto che anticamente le sue foglie, taglienti, venivano messe attorno alle provviste, per salvaguardarle dai topi.</p>
<p>Originario dell’Europa, si trova nei boschi, prevalentemente su terreni calcarei, costituendo una delle componenti del sottobosco delle pinete e delle leccete.</p>
<p>L’apice dei cladodi è pungente, per questo la gente di campagna utilizzava il Rusco per tenere lontano i topi dalle cantine e dal cibo. Da questo uso deriva il nome volgare pungitopo ed anche, molto probabilmente, il nome <em>Ruscus.</em> Infatti sarebbe una contrazione della parola latina <em>rustiscus</em> che signica “delle campagne”. <em>Aculeatus</em> significa invece “che porta gli aculei”.</p>
<p>Il pungitopo viene coltivato come <strong>pianta ornamentale</strong>, soprattutto come <strong>decorazione durante le feste natalizie</strong>. <strong>I germogli</strong> di pungitopo, dal gusto amarognolo, raccolti da marzo a maggio, <strong>vengono utilizzati in cucina a mo&#8217; di asparagi</strong>, lessati per insalate, minestre e frittate.</p>
<p>I semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè.</p>
<p>Le radici di rusco contengono <strong>ruscogenina</strong> e <strong>muroscagenina</strong>, <strong>sapogenina</strong>, acidi organici, calcio e sali di potassio, <strong>oli essenziali e resine</strong>, che hanno dimostrato efficaci <strong>proprietà vasoprotettrici</strong>, e <strong>antinfiammatorie</strong> sulla circolazione venosa periferica, unitamente ad una ottima tollerabilità. La pianta è impiegata nel trattamento dei disturbi associati all&#8217;<strong>insufficienza venosa cronica </strong>quali dolori e senso di pesantezza alle gambe, edema, prurito e crampi notturni ai polpacci. È utile contro le emorroidi e nelle turbe della circolazione retinica.</p>
<p>Il rusco presenta infatti una spiccata <strong>attività flebotonica</strong> data dalle <strong>ruscogenine</strong> (2% min.), che aumentano il tono venoso, rendendo più elastiche le pareti dei vasi, utili in caso di fragilità capillare; e inoltre riducono l&#8217;eccessiva permeabilità dei capillari, che provoca ristagni linfatici e cellulite.</p>
<p>Il rusco possiede anche proprietà antiedemigene e diuretiche indicate in caso di flebiti, gonfiore agli arti, eccesso di acidi urici che causano reumatismi e gotta.</p>
<p>Nella medicina popolare, per le doti diuretiche che possiede, è usato nella “<strong>composizione delle cinque radici</strong>”, che comprende pungitopo, prezzemolo, sedano, finocchio e asparago.</p>
<p><strong>Controindicazion</strong>i: se ne sconsiglia l’uso in gravidanza ed in caso di allergia individuale alla pianta. Per la presenza di saponine può provocare problemi gastro-intestinali come vomito e diarrea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/pungitopo-ruscus-aculeatus-l/">Pungitopo | Ruscus aculeatus L.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22141</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Dittamo cretico &#124; Amaracus Dictamnus Benth.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/dittamo-cretico-amaracus-dictamnus-benth/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2022 15:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Dittamo cretico]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22318</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Origanum dictamnus (o Dittamo di Creta) è una pianta erbacea della famiglia delle Lamiaceae, originaria dell&#8217;isola greca di Creta. In Grecia è chiamato Δίκταμο (díktamo) e nel dialetto cretese Έρωντας (erontas o erodas, &#8220;amor&#8221;e), Στοματόχορτο &#8220;erba per lo stomaco&#8221; o μαλλιαρό χόρτο &#8220;erba lanosa&#8221;, Σταματόχορτο &#8220;erba coagulante&#8221;. Le prime raffigurazioni del dittamo risalgono al 1500 &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/dittamo-cretico-amaracus-dictamnus-benth/">Dittamo cretico | Amaracus Dictamnus Benth.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong><em>Origanum dictamnus</em></strong> (o <strong>Dittamo di Creta</strong>) è una pianta erbacea della famiglia delle <em>Lamiaceae</em>, originaria dell&#8217;isola greca di Creta. In Grecia è chiamato Δίκταμο (díktamo) e nel dialetto cretese Έρωντας (erontas o erodas, &#8220;amor&#8221;e), Στοματόχορτο &#8220;erba per lo stomaco&#8221; o μαλλιαρό χόρτο &#8220;erba lanosa&#8221;, Σταματόχορτο &#8220;erba coagulante&#8221;.</p>
<p>Le prime raffigurazioni del dittamo risalgono al 1500 a.C. e si trovano in un affresco situato sul muro di un palazzo minoico. Qesta pianta era già nota ai popoli dell’antichità di Grecia e Egitto, dove fu esportato, per le sue virtù medicinali. È stato il primo antisettico per uso esterno citato nelle tavolette in lineare B risalenti al 1300 a.C.. Nell’opera <em>Natura delle donne</em> di Ippocrate si raccomanda di «bere in acqua un soldo di dittamo di Creta per causare l’uscita del còrio e le regole».</p>
<p>Aristotele nella sua Storia degli animali al capitolo VII scrive «Si ritiene che le capre selvatiche di Creta, quando sono colpite da una freccia, si mettano a cercare il dittamo che pare abbia la proprietà di far uscire il ferro dalla ferita».</p>
<p>Nel XII libro dell’Eneide Virgilio descrive l’estrazione di una freccia e l’utilizzazione del dittamo come antisettico.</p>
<p>Dioscoride descrisse l’utilizzo del dittamo in <em>De materia medica</em>.</p>
<p>William Turner, il padre della botanica inglese, lo descrisse nel XVI secolo: una pianta che non ha mai voluto crescere ma che è disponibile presso gli apotecari di Venezia e di Anversa.</p>
<p>Esso fa parte delle piante la cui coltura è raccomandata nei domini regi da parte di Carlo Magno nel <em>Capitulare de villis</em> (fine VIII secolo o inizio del IX).</p>
<p>Nel medioevo il dittamo faceva parte dei doni dei fidanzati delle signorine cretesi. Secondo la tradizione cretese, i giovanotti che volevano sposarsi dovevano arrampicarsi sulle erte falesie del Monte Ditte per coglierne e offrirlo alla loro futura sposa.</p>
<p>Questa pianta viene citata nella mitologia. La dea greca Afrodite cura le ferite del figlio Enea con il dittamo. Ella stessa si cura con il dittamo per facilitare la propria gravidanza quando è incinta di Ermafrodito sul monte Ida di Troade.</p>
<p>Zeus, re degli dei dell’Olimpo, fu salvato da morte certa dalla madre, Rea. Ella partorì a Creta in un antro del Monte Ditte, protetta dai Cureti, ove nascose il figlio. In ringraziamento Zeus offrì ai cretesi il dittamo.</p>
<p>Nell’antichità il dittamo fu chiamato “artemidion” in onore della dea Artemide (Diana per i romani), che se voleva poteva far guarire le ferite inferte dalle sue frecce.</p>
<p>La dea cretese del parto, Eilytheiia, (Ειλυθειία) portava una corona di dittamo, collegamento diretto tra la pianta e il parto.</p>
<p>La letteratura medica antica prescrive il dittamo in infusione per i dolori di stomaco, i problemi intestinali, le gravidanze a rischio e le mestruazioni dolenti. Nell’uso esterno funge da antisettico e coagulante.</p>
<p>Il termine <em>origanum</em> proviene dal greco ὄρος óros monte e da γάνος gános bellezza vistosa, piacere: splendore del monte, riferimento all’habitat naturale. L’epiteto specifico <em>dictamnus </em>viene dal greco τίκτω tíkto partorire e da θάμνος thámnos arbusto: perché si riteneva che queste piante facilitassero il parto.</p>
<p>Inoltre il dittamo è usato fin dall’antichità come incenso divinatorio e per vedere gli spiriti.</p>
<p>Il dittamo di Creta è talvolta confuso con il dittamo bianco, pianta erbacea xerofila della famiglia delle <em>Rutaceae</em>.</p>
<p>Il Dittamo di Creta è un arbusto vivace che può raggiungere i 30 cm di altezza; cresce selvatico sulle montagne dell&#8217;isola di Creta, prediligendo zone rocciose ad un&#8217;altezza da 300 a 1500 s.l.m. con esposizione molto soleggiata, ma può resistere fino a -10 ºC. Esso non sopporta l&#8217;umidità dell&#8217;aria e del suolo I gambi legnosi portano piccole foglie argentee e vellutate, arrotondate e lanuginose mentre le spighe d&#8217;inflorescenza pendono verso il basso. Le piante fioriscono da maggio ad agosto. I grani sono rari e la pianta è coltivata per talea.</p>
<p>Le foglie portano sulla loro superficie dei peli ghiandolari nei quali è prodotto l&#8217;<strong>olio</strong> <strong>essenziale</strong> <strong>utilizzato nella realizzazione del Martini dry, del Vermut e nella cosmetica</strong>. Scarso invece l’impiego in gastronomia, perché ha un profumo troppo intenso e un sapore troppo forte.</p>
<p>Le sommità fiorite vengono essiccate e trasformate in una tisana.</p>
<p>Le sue proprietà medicinali vengono sfruttate dalla pianta fiorita che è stata usata come <strong>antireumatica, ossitocica, stomachica e vulneraria </strong>(che ha azione cicatrizzante sulle ferite e sulle piaghe), anche se questi usi sono ormai obsoleti. Ricco di antiossidanti, sarebbe in grado di aumentare l’appetito, sarebbe  diuretico, digestivo, antispasmodico, astrigente ecalmante; avrebbe infine proprietà antifungine, antibatteriche e antielmintiche. Un estratto ricavato dalle parti aeree della pianta ha mostrato un’attività significativa contro <em>Leishmania donovani</em>, uno degli organismi che causano la malattia parassitaria leishmaniosi. Le specie correlate contengono triterpeni, acido ursolico e acido oleanolico, composti precedentemente identificati nelle <em>Lamiaceae</em> greche e recentemente dimostrati avere una forte attività contro le specie di Leishmania.</p>
<p>Il dittamo, come l’origano, ha <strong>proprietà antisettiche</strong>. In Grecia viene utilizzato sotto forma di infuso per curare il raffreddore, le infezioni della bocca e dei denti, i problemi di digestione, le menorree, il diabete, l’obesità, i problemi renali ed epatici.</p>
<p>È applicato anche come cataplasma per i dolori di testa, i reumatismi e sulle piaghe.</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> dell&#8217;olio essenziale di dittamo sono: canfora (stimolante, decongestionante, antisettico, antispasmodico), carvacrolo (analgesico, antinfiammatorio, antisettico, battericida, espettorante, fungicida, vermifugo), cedrolo, linanol, p-cimolo, pinène (battericida, espettorante, fungicida), tannino (battericida, antivirale, antiulcera, antitumorale).</p>
<p>Un altro studio indica componenti diversi: carvacrolo, timolo (antiossidanti); paracimene (analgesico, battericida, vermifugo), γ-terpinène (insettifugo).</p>
<p>L&#8217;acido ursolico contenuto nelle foglie del dittamo avrebbe proprietà anticancerogene.</p>
<p>Oggi l’ <em>Origanum dictamnus</em> è protetto e la sua raccolta regolamentata dalle leggi dell’Unione europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/dittamo-cretico-amaracus-dictamnus-benth/">Dittamo cretico | Amaracus Dictamnus Benth.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22318</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Colchico &#124; Colchicum autumnale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/colchico-colchicum-autumnale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 14:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[colchicina]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[pianta velenosa]]></category>
		<category><![CDATA[tubulina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il colchico d&#8217;autunno (Colchicum autumnale) o falso zafferano, è una piccola pianta bulbosa erbacea autunnale, velenosa, dai vistosi fiori color rosa-violetto appartenente alla famiglia delle Colchicaceae. Il genere Colchicum si compone di circa 60 specie soprattutto del Vecchio Mondo, mezza dozzina delle quali vivono spontaneamente in Italia; la famiglia delle Colchicaceae è poco numerosa e &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/colchico-colchicum-autumnale/">Colchico | Colchicum autumnale</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>colchico d&#8217;autunno</strong> (<em>Colchicum autumnale</em>) o falso zafferano, è una piccola pianta bulbosa erbacea autunnale, velenosa, dai vistosi fiori color rosa-violetto appartenente alla famiglia delle <em>Colchicaceae</em>.</p>
<p>Il genere <em>Colchicum</em> si compone di circa 60 specie soprattutto del Vecchio Mondo, mezza dozzina delle quali vivono spontaneamente in Italia; la famiglia delle <em>Colchicaceae</em> è poco numerosa e comprende 19 generi con circa 225 specie.</p>
<p>Il colchico autunnale è una specie europea presente in tutte le regioni dell&#8217;Italia settentrionale, in Toscana e in Sardegna. Cresce nei prati falciati umidi, nelle radure boschive, nei boschi molto aperti di latifoglie decidue, su suoli argillosi profondi, ricchi in humus e sostanze azotate, da neutri a subacidi, dal livello del mare a 2100 m circa.</p>
<p>Fiorisce in autunno, è mortale per l&#8217;uomo anche se ingerito a basse dosi.  Il nome generico deriva dalla Colchide, antica regione del Mar Nero corrispondente all&#8217;odierna Georgia, dove abitava la maga Medea, esperta in pozioni velenose; il nome specifico si riferisce alla fioritura autunnale. Periodo di fioritura: agosto-settembre (non va confuso con il <em>Crocus </em>che invece fiorisce a marzo).</p>
<p>E’ possibile riconoscere il colchico dai crochi perché ha 6 stami invece di 3: ha 3 stili sporgenti dal tubo, separati tra loro a partire dalla base. Il fiore dello zafferano, inoltre è più grande e spunta in autunno, mentre le foglie e i frutti arrivano in primavera).</p>
<p>Si tratta di una <strong>pianta molto velenosa</strong>;  i rischi di avvelenamento sono dovuti soprattutto alla somiglianza dei fiori con quelli dello zafferano, con cui vengono facilmente confusi. <strong>Tutte le parti della pianta sono velenose</strong>, soprattutto i semi e il bulbo, per il contenuto in <strong>colchicina,</strong> un alcaloide altamente tossico (tra i vari effetti si lega alla subunità fondamentale dei microtubuli, la <strong>tubulina</strong>, causandone la depolimerizzazione; impedisce così la formazione del fuso mitotico nelle cellule &#8211; che vengono bloccate allo stadio di metafase per la mancata genesi del fuso mitotico &#8211; e quindi favorisce la poliploidia). La colchicina viene usata come specialità farmaceutica, sotto stretto controllo medico, in alcune particolari patologie, come l’attacco acuto di gotta, nonché svariate sindromi associate a fenomeni flogistici, come la &#8220;Febbre Mediterranea Familiare&#8221; (FMF), nella prevenzione e trattamento delle pericarditi, nella Sindrome di Dressler. Se ingerita causa bruciore alla bocca, nausee, coliche, diarrea sanguinolenta, delirio e morte. A volte la sola manipolazione del fiore può causare danni alla pelle.</p>
<p>Questa sostanza viene definita anche &#8220;<strong>arsenico vegetale</strong>&#8220;.</p>
<p>Oltre all&#8217;alcaloide descritto, queste piante contengono altre sostanze come <strong>colchicoside</strong>, <strong>grassi vari, gomme, resine, tannino, olio e acido gallico</strong>.</p>
<p>Per la sua <strong>pericolosità è una &#8220;pianta non ammessa&#8221; dal Ministero della Salute nella preparazione degli integratori alimentari</strong>.</p>
<p>È facile trovare questa pianta nei giardini rustici o alpini sia per la delicata bellezza dei suoi fiori che per il periodo di fioritura, l&#8217;autunno, quando la maggioranza degli altri fiori ha già fatto il loro ciclo.</p>
<p>Nelle versioni orticole (o cultivar) i fiori possono avere colorazioni diverse dalla specie spontanea, oppure possono essere screziati o anche a fiori doppi. Queste piante vanno messe in terreni abbastanza ricchi, soleggiati e non troppo asciutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/colchico-colchicum-autumnale/">Colchico | Colchicum autumnale</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22314</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Banano &#124; Musa acuminata</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/banano-musa-acuminata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2022 17:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[Altri Vegetali]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Banano]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22294</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pianta di banana o banano è la più grande pianta erbacea dotata di fiore. Le piante sono generalmente alte e robuste e spesso sono scambiate per alberi ma il loro fusto principale è in effetti uno pseudofusto perché costituito dalle guaine delle foglie;  cresce fino a 6-7 metri a partire da un bulbo-tubero; ogni &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/banano-musa-acuminata/">Banano | Musa acuminata</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pianta di banana o banano è la più grande pianta erbacea dotata di fiore. Le piante sono generalmente alte e robuste e spesso sono scambiate per alberi ma il loro fusto principale è in effetti uno pseudofusto perché costituito dalle guaine delle foglie;  cresce fino a 6-7 metri a partire da un bulbo-tubero; ogni pseudofusto può produrre un singolo casco di banane.</p>
<p>Il <strong>banano</strong> (<em>Musa acuminata</em> Colla) è una pianta sempreverde e perenne della famiglia delle <em>Musaceae</em>, originaria dell&#8217;Asia e Africa; è una pianta gigantesca (non un albero), che può raggiungere anche i 10 metri d&#8217;altezza in natura, mentre le piante coltivate non superano i tre metri.</p>
<p>Il banano possiede un fusto chiamato stipite, costituito da guaine fogliari a forma di lamina e con evidente nervatura centrale che si avvolgono, sovrapponendosi; le foglie sono anche caratterizzate da nervature secondarie parallele che spesso si lacerano in frange. In cima allo stipite, si apre, a forma di corona, un ciuffo di foglie enormi, lunghe oltre due metri e larghe uno, dal quale, dopo circa due anni, spuntano dei fiori bianco-giallognoli che sbocciano in giugno-luglio, protetti da brattee (foglie avvolgenti) violacee; in seguito appaiono i frutti (capsule verdi), che crescono in gruppi detti “<strong>mani</strong>”, disposti a grappolo reclinato, detto “<strong>casco</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La pianta è originaria di Asia e Africa. I Paesi maggiori produttori sono l’India, il Brasile, l’Ecuador e l’Indonesia; i maggiori esportatori, soprattutto verso l’Europa, sono l’Ecuador, la Costa Rica, la Colombia e le Filippine. Alcuni paesi (come l&#8217;Islanda) coltivano le banane in serra. In Italia, da qualche tempo, il banano è coltivato in Sicilia e in Sardegna con buoni risultati; la varietà di banano è quella nana (<strong>Musa nana</strong>) con frutto piccolo, e molto dolce.</p>
<p>Il nome scientifico delle banane è <strong>Musa acuminata</strong>, <strong>Musa balbisiana</strong> o l&#8217;ibrido Musa acuminata × balbisiana, a seconda della costituzione del loro genoma. I vecchi nomi scientifici <strong>Musa sapientum</strong> e <strong>Musa paradisiaca</strong> non sono più in uso.</p>
<p>Secondo alcuni, il nome del genere, <em>Musa</em>, ha origine da Antonio Musa, medico dell&#8217;imperatore Augusto. La stessa parola banana potrebbe venire dall&#8217;arabo <em>banan</em>, che significa &#8220;dito&#8221;, o forse dalla parola <em>wolof</em> banaana. Intorno al 1516 la pianta di banana fu introdotta dai portoghesi in America dall&#8217;Africa.</p>
<p>In quell&#8217;occasione la parola entrò a far parte della lingua portoghese e della lingua spagnola. La banana, che non era ancora stata scoperta ed importata in Europa, veniva descritta nel 1601 come il frutto che profuma di rosa.</p>
<p>Le <strong>banane</strong> sono raggruppate in caschi che arrivano a pesare 40-50 kg. costituiti anche da più di 200 frutti. Il casco muore dopo aver fruttificato, ma dal rizoma sotterraneo perenne, ne nascono altri. Il banano è coltivato e fruttifica in tutti i Paesi a clima tropicale: nel Centro America, Africa Tropicale e Filippine; può vivere in climi miti, caldi e umidi e protetto dai venti, con pieno sole o leggera ombra, ed è presente sui mercati tutto l&#8217;anno. Le banane che si trovano in vendita tutto l&#8217;anno sono d&#8217;importazione: vengono sempre raccolte acerbe (nello stadio cosiddetto di ¾ di pieno) nelle zone di produzione e, dopo il trasporto in navi, vengono fatte maturare in magazzini riscaldati mediante etilene, un gas che è prodotto dagli stessi frutti. Dopo il distacco dalla pianta, avvengono numerose trasformazioni grazie alla maturazione: l’amido si converte in zuccheri e la buccia si assottiglia per lasciare posto alla polpa (65-70% del frutto). Per riuscire nella coltivazione, la temperatura minima invernale non dovrebbe scendere sotto i dieci gradi, pena la perdita delle foglie.</p>
<p>Esistono diverse<strong> varietà </strong>di banana che differiscono nella dimensione, nel sapore e nella struttura della polpa, che può essere più o meno soda. Le banane originarie contenevano molti semi, mentre attualmente le banane in commercio sono varietà senza semi.</p>
<p>Le varietà commerciali (<em>Musa acuminata</em> o l&#8217;ibrida <em>Musa paradisiaca</em>) sono importate in grande quantità dai tropici, dove sono disponibili per tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Le varietà più comuni sul mercato italiano sono: la “<strong>Gros Michel</strong>” a frutto molto grosso, la “<strong>Cavendish</strong>” nana e gigante, con buccia sottile e meno resistente ai trasporti, la “<strong>Poyo</strong>”, “<strong>Lady’s Finger</strong>” , “<strong>Lacatan</strong>” e “<strong>Roja</strong>”(varietà rossa).</p>
<p>La <strong>banana</strong> è il frutto del banano. A forma oblunga, ha la porzione esterna (pericarpo) costituita da una buccia che originariamente è di colore verde, poi nel frutto maturo diventa gialla. La porzione interna è la polpa commestibile, carnosa, di colore biancastro e di gusto dolce e aromatico. Le banane pesano dai 125 ai 200 gr, variabile a seconda delle differenti cultivar. Il frutto è commestibile per circa l&#8217;80%, il restante 20% è buccia. Quasi tutte le moderne banane provengono dalle specie <em>Musa acuminata</em> e <em>Musa balbisiana</em>. C&#8217;è uno strato protettivo esterno (una buccia o pelle) con numerosi lunghi e sottili fili (il floema), che corrono lungo tutta la lunghezza tra la buccia e la parte interna commestibile. La parte interna della comune varietà di banane si divide facilmente lungo la sua lunghezza in tre parti distinte che corrispondono alle parti interne dei tre carpelli. Nelle varietà coltivate i semi sono piccoli fino quasi al punto della non esistenza; il loro resti sono piccoli puntini neri all&#8217;interno del frutto. Il colore della polpa evolve dal verde verso il giallo e, <strong>in avanzato stato di maturazione, tende a manifestare chiazze marroni</strong> corrispondenti ad accumuli di zuccheri. Il livello di maturazione è visibile anche dal colore della buccia: tendente al verde nelle banane acerbe, al giallo scuro con piccole chiazze marroni in quelle molto mature, al giallo acceso nelle altre (quelle di maggior diffusione in ambito commerciale). Il sapore e la consistenza dipendono dalla temperatura a cui maturano, e dal grado di maturazione: i frutti fatti maturare per più tempo e a temperature maggiori avranno minore consistenza e saranno più dolci rispetto a quelli più acerbi e cresciuti in ambiente più rigido o ventilato, che saranno quindi più turgidi e meno saporiti.</p>
<p><strong>La banana è tra i cibi più consumati del pianeta, subito dopo i cereali</strong>. La parte commestibile della banana è la sua polpa che si presenta biancastra, piuttosto dolce, molto nutriente ed <strong>ha un notevole potere saziante</strong>: <strong>100 gr forniscono circa 89 kcal</strong>. L’apporto energetico di questo frutto, una volta consumato, è immediato; non a caso è considerato uno dei carburanti maggiormente efficienti per il nostro organismo, grazie agli zuccheri, agli amidi e alle fibre. La banana è molto indicata anche 40-50 minuti dopo l’attività fisica per ridare vigore ai muscoli grazie all’apporto del glicogeno.</p>
<p>La banana mediamente il 74% di acqua, il 23% di carboidrati e il 2,6% di fibre alimentari, 1% di proteine, lo 0.5% di grassi, e presenta anche un buon apporto vitaminico: pro-vitamina A, vitamine del gruppo B (B1, B2 e PP) e vitamina C si trovano in quantità maggiore, ma si trovano anche modeste quantità di vitamina E. La vitamina B6, nonostante sia presente solo in minima quantità, facilita il metabolismo delle proteine; inoltre insieme ad altri due elementi del frutto, <strong>triptofano</strong> e magnesio, stimola la produzione di <strong>serotonina</strong>, essenziale per mantenere il buon umore e una buona qualità del sonno, anche se alcuni medici minimizzano le proprietà antidepressive perché la serotonina è digerita a livello gastrico dagli enzimi.</p>
<p>Tra gli oligoelementi, il potassio è sicuramente il minerale più importante, seguito da calcio, fosforo, rame e ferro: per questo motivo alla banana sono attribuite proprietà remineralizzanti. <strong>Una banana copre mediamente il 15-20% del fabbisogno giornaliero di potassio</strong> di un adulto e per questo è anche consigliata a chi soffre di crampi ed è impossibilitato a fare sport. Il potassio agevola il corretto funzionamento del sistema cardiovascolare pertanto il consumo delle banane è consigliato per chi soffre d’ipertensione lieve e non complicata. La <em>Food and Drugs Administration</em> degli Stati Uniti ha permesso di reclamizzare ufficialmente la capacità del frutto di ridurre i rischi dovuti alla pressione alta e la probabilità di ictus. Il ferro contenuto nella banana è utile in caso di anemia poiché favorisce la rigenerazione dei globuli rossi.  Non contiene glutine.</p>
<p>La banana contiene anche molti zuccheri semplici e carboidrati quindi è utile ricordare che <strong>il consumo della banana dev’essere ridotto all’interno di un regime dietetico ipocalorico</strong>. Se mangiata fresca, la banana può alleggerire i disturbi legati all’ulcera gastrica: infatti il frutto è in grado di neutralizzare l’acidità creata dai succhi gastrici, stimolando la produzione di muco. Così facendo, viene facilitata la cicatrizzazione delle ferite create dall’ulcera.</p>
<p>Grazie alle sue <strong>proprietà energetiche e nutritive,</strong> per la presenza di dopamina, noradrenalina, tiamina e serotonina, sostanze vasoattive, le banane sono consigliate agli sportivi. La banana è utilizzata come alimento dietetico contro i disturbi intestinali grazie alla sua consistenza morbida e alla sua insipidezza. La banana matura è di grande beneficio nel trattamento della colite ulcerosa, essendo dolce, morbida, facilmente digeribile e leggermente lassativa. Essa allevia i sintomi acuti e promuove il processo di guarigione. La banana riveste una grande importanza anche nella stipsi e nella diarrea come stabilizzatore delle funzioni del colon dell’intestino crasso permettendo di assorbire grandi quantità di acqua per i momenti intestinali necessari.</p>
<p>L’ utilità contro la costipazione è dovuta alla <strong>ricchezza di pectina</strong>, che è un assorbente dell’acqua. Questo frutto possiede anche la capacità di cambiare i batteri nell’intestino, dal tipo di bacilli nocivi ai bacilli benefici acidofili. Se schiacciata con un po’ di sale, la banana è anche un rimedio molto utile per la dissenteria. Non va dimenticata, inoltre, l’utilità delle banane nel trattamento di artrite e gotta. Grazie al basso contenuto proteico, salino e di carboidrati le banane sono <strong>utili nella uremia</strong>, una condizione tossica della matrice sangue che porta alla congestione e disfunzione renale. Il succo da gambo di banana è un noto <strong>rimedio per i disturbi urinari</strong>. Cancella anche gli organi di escrezione nella regione addominale eliminandoli sotto forma di urina. Inoltre la banana è risultata di grande aiuto nel trattamento per la rimozione di calcoli renali, vescica biliare e della prostata.</p>
<p>Questo frutto risulta anche essere un ottimo alleato contro lo stress.</p>
<p>Infine la banana può essere molto utile per coloro che sono allergici a determinati alimenti e che soffrono conseguentemente di eruzioni cutanee, disturbi digestivi e asma. A differenza di altri alimenti proteici, molti dei quali contengono un amminoacido che queste persone non possono tollerare e alle quali provoca allergia, le banane contengono solo amminoacidi benigni che nella maggior parte dei casi non sono allergici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/banano-musa-acuminata/">Banano | Musa acuminata</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22294</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ruchetta selvatica</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ruchetta-selvatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ruchetta selvatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22250</guid>

					<description><![CDATA[<p>La ruchetta selvatica (o rughetta selvatica), specie botanica Diplotaxis tenuifolia, è una pianta spontanea presente ovunque nel nostro territorio. Appartiene alla grande famiglia botanica delle brassicaceae; si tratta di una pianta molto comune nei luoghi ruderali e incolti; predilige i terreni difficili e di natura calcarea, esposti in pieno sole; non è difficile, infatti, trovarne &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/ruchetta-selvatica/">Ruchetta selvatica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>ruchetta selvatica</strong> (o rughetta selvatica), specie botanica <em>Diplotaxis tenuifolia</em>, è una pianta spontanea presente ovunque nel nostro territorio. Appartiene alla grande famiglia botanica delle <em>brassicaceae</em>; si tratta di una pianta molto comune nei luoghi ruderali e incolti; predilige i terreni difficili e di natura calcarea, esposti in pieno sole; non è difficile, infatti, trovarne rigogliose piante tra le fessure di cemento lungo le strade o nei luoghi più improbabili; si ritrova dal livello del mare fino a oltre i 1.000 m di altitudine.</p>
<p>Viene chiamata anche con altri nomi: “rucola officinale”, “ruchetta selvatica”, “eruca sativa”: <strong>è sempre la stessa pianta e non è quella della rucola “insalata”.</strong></p>
<p>Pur assomigliando alla rucola coltivata, quella selvatica ha delle caratteristiche che permettono di riconoscerla anche ai non esperti: ad esempio ha degli steli più lunghi e sottili e le sue foglie presentano margini dentellati, produce dei fiori di colore giallo; il sapore è ancora più intenso e forte rispetto a quello della rucola coltivata, e perfino più piccante.</p>
<p>Ricchi sia di sali minerali che di vitamine, i germogli di rucola officinale sono preziosi quanto le sue foglie. Per poterli utilizzare al meglio, vanno raccolti a partire dalla tarda primavera, fino all’autunno;. possono essere consumati sia crudi che cotti;. in particolare i germogli, si rivelano ricchi di vitamina C  e di vitamina B9 (o acido folico).</p>
<p>A meno che non si abbia una specifica allergia, o una intolleranza, a questa pianta, non ci sono delle particolari controindicazioni di cui tenere conto; l’importante è procedere con moderazione, cercando di non superare la dose consigliata giornaliera, pari a  circa 2 pugni. 100 grammi di rucola apportano solo 25 calorie!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/ruchetta-selvatica/">Ruchetta selvatica</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22250</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Rafano o Cren</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rafano-o-cren/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Rafano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22247</guid>

					<description><![CDATA[<p>Numerosi sono i sinonimi attribuiti al rafano, utilizzati comunemente nella lingua parlata, così come molteplici sono i nomi scientifici ascrittigli: il rafano viene volgarmente chiamato cren o barbaforte, ed in botanica è catalogato come Armoracia rusticana, Cochlearia armoracia, Raphanus magna, Radicula armoracia e Nasturtium amoracia. Esistono più di 2500 specie. Il rafano è una pianta &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/rafano-o-cren/">Rafano o Cren</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Numerosi sono i sinonimi attribuiti al rafano, utilizzati comunemente nella lingua parlata, così come molteplici sono i nomi scientifici ascrittigli: il rafano viene volgarmente chiamato <strong>cren o barbaforte</strong>, ed in botanica è catalogato come <em>Armoracia rusticana</em>, <em>Cochlearia armoracia,</em> <em>Raphanus magna</em>, <em>Radicula armoracia</em> e <em>Nasturtium amoracia</em>. Esistono più di 2500 specie.</p>
<p>Il rafano è una pianta erbacea rustica e perenne, alta circa 50 cm, appartenente alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em> (o Crucifere, la stessa dei ravanelli, della senape e del cavolo): data la sua rigogliosità, il rafano viene talvolta considerato addirittura una pianta infestante.</p>
<p>Le foglie sono molto grandi, ruvide, allungate, dal colore verde scuro o brillante, in grado d&#8217;innalzarsi sino ad un metro d&#8217;altezza; i fiori, piccoli e bianchi, sono raggruppati in racemi e si distinguono per la particolare disposizione a croce dei petali. Il rafano predilige terreni fertili, con un alto grado di umidità, e viene preferibilmente coltivato in ambienti poco ombreggiati.</p>
<p>Si ritiene che il rafano abbia avuto origine nella Penisola Balcanica ma, più in generale, il rafano è oriundo  dell&#8217;Europa centro-meridionale.</p>
<p>Il rafano è coltivato per le radici fittonanti, dal colore biancastro-giallo, polposa ed allungata, utilizzate nella preparazione della nota <strong>salsa cren</strong>, ottenuta semplicemente grattugiando la radice, con l&#8217;aggiunta di aceto e pangrattato: si tratta di una salsa acre, pungente, paragonabile a quella della senape, non apprezzata da tutti.</p>
<p>Le radici del Rafano rusticano contengono un 20-30 % di sostanza secca con una elevata percentuale di glucidi (saccarosio, fruttosio, ecc.), pectina, emicellulosa, cellulosa e lignina, carboidrati che conferiscono alla radice un notevole valore energetico (55-60 cal/100 g). Numerosi sono anche gli enzimi (amilasi, invertasi, perossidasi, lipasi, proteasi, ecc.) tra i quali particolarmente importante è la mirosinasi responsabile della scissione, in presenza di acqua, del glucoside solforato sinigrina, contenuta nella quantità del 0,32 % nella radice, con produzione di isosolfocianato di allile composto che conferisce alle radici di rafano rusticano le peculiari caratteristiche organolettiche, e di D-glucosio e bisolfato di potassio. Elevato è anche il contenuto vitaminico particolarmente le vitamine B1 e C. Per quanto concerne la composizione delle ceneri (1,5%), è notevole il contenuto di elementi minerali quali zolfo, potassio, fosforo, ferro, sodio, silicio e cloro. Contiene numerosi amminoacidi, quali glutammina, arginina, galattosio, ed anche pectine, zuccheri, acido ascorbico, acidi ossalico e glicolico.</p>
<p>Il componente di gran lunga più importante è il glucoside solforato sinigna (riscontrabile anche nella senape), che contiene lo 0,6% di isosolfocianato di allile libero, composto volatile principale che conferisce il sapore e l&#8217;odore pungente alla radice del rafano rusticano. Oltre al solfocianato di allile, comunque, si riscontrano nell&#8217;olio essenziale delle radici di rafano (0,146-0,216%) altri prodotti volatili come l&#8217;isosolfocianato di feniletile che rappresenta un quarto o un quinto dell&#8217;olio essenziale di rafano, l&#8217;isosolfocianato di fenilpropile, il solfuro di diallile, il solfocianato di butile.</p>
<p>Sono questi componenti, derivati dalla scissione enzimatica della sinigrina, che conferiscono sapore e odore piccante alle radici del rafano rusticano nonché le sue peculiari caratteristiche medicinali.</p>
<p>Al rafano vengono attribuite proprietà:</p>
<ul>
<li><strong>antiossidanti</strong>: i solforati, molecole presenti in notevole quantità nella radice della barbaforte, svolgono un importante ruolo a livello epatico, aiutando il fegato nel processo di detossificazione e rappresentando un potente antiossidante poiché in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi</li>
<li><strong>antinfiammatorie</strong>, utili a decongestionare le vie respiratorie e contro bronchiti, sinusiti e raffreddori, anche grazie all’alto contenuto in vitamina C, che rafforza il sistema immunitario</li>
<li><strong>antibiotiche</strong>, dal momento che la sua radice è ricca di sinigrina, un olio volatile dal notevole potere antibatterico e antibiotico, utile per combattere l’influenza ma in caso di infiammazione alle vie urinarie;</li>
<li><strong>depurative</strong>, in grado di stimolare la diuresi, favorendo la minzione e contrastando la ritenzione idrica</li>
<li><strong>cardiovascolari</strong>: la sinigrina regola la pressione arteriosa, mentre il potassio contenuto nella radice della pianta, essendo un vasodilatatore, migliora il circolo dei fluidi corporei e aumenta la circolazione sanguigna</li>
<li><strong>analgesiche</strong>, sfruttabili per lenire dolori da reumatismi, strappi muscolari, artrite e sciatalgie</li>
<li><strong>digestive</strong>, in quanto il consumo di rafano stimola i succhi gastrici e favorisce la produzione di bile, facilitando il processo digestivo; inoltre è ricchissimo di fibre</li>
<li><strong>dimagranti</strong>, perché è in grado di accelerare il metabolismo e bruciare i grassi in eccesso</li>
<li><strong>dermatologiche</strong>: per uso topico, può essere impiegato per contrastare l’alopecia, la dermatite, l’herpes, le macchie della pelle, eritemi e scottature.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda l’ impiego del rafano in cucina, generalmente si utilizza soprattutto la radice, ma anche le foglie possono essere usate in insalata o come ingrediente di zuppe e minestre. L’importante è che le foglie siano giovani, poiché nel tempo tendono a diventare piuttosto dure e ruvide. Quando è intatta, la radice non possiede un particolare aroma, ma se viene tagliata, tritata o grattugiata, si attivano degli enzimi che scindono la sinigrina in isotiocianato di allile, la molecola responsabile del sapore piccante; si sprigionano allora delle esalazioni fortissime e irritanti per gli occhi e le mucose nasali, analogamente a quanto avviene quando si affettano le cipolle. Inoltre, quando si ossida, la radice tende ad annerirsi: si consiglia pertanto di irrorarla con una soluzione di acqua e limone o aceto.</p>
<p>Il rafano grattugiato deve essere utilizzato immediatamente o al massimo conservato in aceto. La polpa una volta esposta all&#8217;aria o al calore comincia a perdere il suo gusto pungente, a scurire di colore, e a diventare sgradevolmente amara nel tempo.</p>
<p>Se consumato in dosi eccessive, il rafano può irritare le mucose gastriche. Pertanto, il suo uso è controindicato in caso di: gastrite e ulcera, irritazioni intestinali, reflusso gastroesofageo, disfunzioni renali, malattie delle vie urinarie, malattie epatiche, allergie, gravidanza e allattamento.</p>
<p>Il rafano è usato, nella <strong>cucina tradizionale della Basilicata</strong>, per la preparazione della cosiddetta rafanata materana o marsicana, in cui la radice grattugiata fresca è unita a formaggio pecorino, uova sbattute, prezzemolo e pepe nero per la preparazione di una frittata alta anche alcuni centimetri, ricca pietanza tipica del periodo di Carnevale. Il rafano crudo è il condimento principe dello &#8216;Ndrupp&#8217;c, o &#8220;intoppo&#8221;, il ragù tipico della città di Potenza: viene grattugiato fresco, direttamente sul piatto di ragù appena preparato, in aggiunta al formaggio, e subito portato in tavola. Utilizzato il tal modo viene ironicamente definito dai Potentini &#8220;u tartuf&#8217; d&#8217;i povr&#8217; òmm&#8221; (trad. &#8220;il tartufo dei poveri&#8221;; letteralmente, &#8220;il tartufo degli uomini poveri &#8220;). Nella provincia di Potenza è utilizzata anche la foglia per aromatizzare minestre a base di verza. Viene anche utilizzato per creare un surrogato del wasabi.</p>
<p>Nella <strong>cucina triestina</strong>, il rafano grattugiato fresco è usato come condimento essenziale per gli antipasti a base di prosciutto cotto in crosta di pane o di prosciutto cotto tipo &#8220;Praga&#8221;. Nel Triveneto, in particolar modo in Friuli-Venezia Giulia e in Provincia di Treviso, la salsa cren (o kren) è onnipresente come accompagnamento dei piatti a base di carne pure nella cucina sudtirolese, in particolare assieme allo speck. In Alto Adige inoltre è usanza portarne una porzione in chiesa in occasione della messa di Pasqua.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/rafano-o-cren/">Rafano o Cren</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22247</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Rabarbaro Rapontico &#124; Rheum Rhaponticum</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/rabarbaro-rapontico-rheum-rhaponticum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 16:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Rabarbaro Rapontico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22244</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea aromatica appartenente alla famiglia delle Poligonaceae. Il Rabarbaro rapontico (o Rabarbaro europeo) si trova spesso negli orti familiari o anche come pianta ornamentale; in Francia e Inghilterra viene coltivata come coltura intensiva. Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea vivace originaria dell&#8217;Asia Centrale (Urali e Caucaso). Si presenta &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/rabarbaro-rapontico-rheum-rhaponticum/">Rabarbaro Rapontico | Rheum Rhaponticum</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Rabarbaro rapontico</strong> è una pianta erbacea aromatica appartenente alla famiglia delle <em>Poligonaceae</em>.</p>
<p>Il Rabarbaro rapontico (o Rabarbaro europeo) si trova spesso negli orti familiari o anche come pianta ornamentale; in Francia e Inghilterra viene coltivata come coltura intensiva.</p>
<p>Il Rabarbaro rapontico è una pianta erbacea vivace originaria dell&#8217;Asia Centrale (Urali e Caucaso). Si presenta come un robusto rizoma giallo con radici profonde; da questo si sviluppa una rosetta di foglie molto grandi ovali, con margine crenato. Le foglie presentano un picciolo lungo e grosso, cilindrico scanalato, rossastro. Lo stelo fiorale è alto fino a 2 metri; presenta piccoli fiori ermafroditi biancastri riuniti in pannocchia; l&#8217;impollinazione è anemofila; il frutto è una nocula, che viene impiegata come seme. Si propaga per seme (in primavera) o per divisione dei rizomi (in autunno-inverno).</p>
<p>Si utilizzano i piccioli fogliari carnosi e succulenti dal sapore gradevolmente acidulo per preparare marmellate; <strong>i lembi fogliari sono inutilizzabili per l&#8217;elevato contenuto di acido ossalico</strong>. In liquoreria ed erboristeria viene impiegata la radice dal sapore amaro. Essiccata e ridotta in polvere, viene utilizzata a scopi medicinali (tonico e purgativo). <strong>L&#8217;attività del rabarbaro rapontico è inferiore a quella del rabarbaro cinese</strong> (<em>Rheum palmatum L</em>. e <em>Rheum officinale</em>) importato per uso erboristico.</p>
<p>La radice del rabarbaro è corroborante, tonica, purgativa, stomachica, digestiva, colagoga, antisettica delle vie biliari, combatte le affezioni croniche del fegato e della milza. Secondo la medicina cinese il rabarbaro, che è usato da tempi antichissimi, a piccole dosi curerebbe la diarrea, a dosi medie è eupeptico, amaro-tonico, colagogo, mentre ad alti dosaggi ha una decisa azione purgativa e lassativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/rabarbaro-rapontico-rheum-rhaponticum/">Rabarbaro Rapontico | Rheum Rhaponticum</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22244</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ciliegio &#124; Prunus avium L. var.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/ciliegio-prunus-avium-l-var/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Piccoli frutti]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegia]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegio]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22239</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ciliegio (Prunus avium) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famiglia delle Rosacee, originario dell&#8217;Europa (dalle Isole Britanniche fino alla Russia, passando per Francia, Penisola Iberica, Italia, Germania fino a tutto l&#8217;est in zone montuose) e in alcune zone montane fredde dell&#8217;Asia minore (presente in scarsa misura con &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/ciliegio-prunus-avium-l-var/">Ciliegio | Prunus avium L. var.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>ciliegio</strong> (<em>Prunus avium</em>) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famiglia delle <em>Rosacee</em>, originario dell&#8217;Europa (dalle Isole Britanniche fino alla Russia, passando per Francia, Penisola Iberica, Italia, Germania fino a tutto l&#8217;est in zone montuose) e in alcune zone montane fredde dell&#8217;Asia minore (presente in scarsa misura con ecotipi leggermente differenti da quelli europei).</p>
<p>Nel nostro paese è presente naturalmente dalle zone alto-collinari sino a quelle montuose, talvolta al confine della zona tipica delle latifoglie, presentando una buona resistenza al freddo.  Si possono trovare comunemente due tipi di ciliegio: l’<em>avium</em>, che produce frutti dolci, e il <em>cerasus</em>, il ciliegio amaro o ciliegio a frutto acido.</p>
<p>Il <strong><em>Prunus avium</em></strong> Ha foglie, decidue, da ellittiche ad oblunghe, lunghe fino a 15 cm e larghe 6, affusolate all’apice, dentate acutamente. Da giovani sono bronzee, poi verde scuro e opache nella pagina superiore. La corteccia è rosso-marrone, lucida e si sfalda in strisce orizzontali. I fiori di P. avium sono larghi 3 cm, bianchi, con 5 petali. Sono portati in corimbi a metà primavera, appena prima o contemporaneamente alle foglie. I frutti sono a bacca, rotondi, acidi o dolci, commestibili, di circa 1 centimetro di diametro (ma nelle cultivar possono raggiungere anche i due o tre). È originario del continente europeo, può raggiungere al massimo i 25 metri di altezza (ma in coltivazione, specie se estensiva, viene tenuto molto più basso). In natura la chioma assume forma di colonna larga.</p>
<p>Il <strong><em>Prunus cerasus </em></strong>ha foglie decidue ellittiche, lunghe fino a 7,5 cm e larghe 5, affusolate e dentate, verde scuro nella parte superiore, lisce sui due lati. La corteccia è porpora-marrone con lenticelle orizzontali arancio marroni. I fiori sono larghi 2 cm, bianchi e composti da 5 petali in piccoli gruppi, a metà primavera. I frutti sono eduli (anche se molto acidi), da rossi a neri di 2 cm di diametro. Può raggiungere al massimo gli 8 metri di altezza con chioma espansa.</p>
<p>Il <strong>ciliegio dolce</strong> a sua volta si distingue in due categorie: le <strong>duracine </strong>e le <strong>tenerine</strong>. Le duracine, dette anche duroni, sono piante di notevole sviluppo che possono raggiungere anche i 20 m d&#8217;altezza, mentre le tenerine sono piante di dimensioni più ridotte e con una crescita più lenta. Hanno entrambe foglie grandi e ovali, i fiori sono generalmente bianchi. Nelle duracine, i frutti hanno la polpa dura e croccante che può essere, secondo la varietà, bianca, rossa o nerastra. Le tenerine invece hanno la polpa molle e molto succosa solitamente rossa o nera.</p>
<p>Il <strong>ciliegio acido</strong> si distingue anche per altri caratteri in tre diverse categorie: le <strong>amarene</strong>, le <strong>visciole</strong> e le <strong>marasche</strong>. Le amarene sono piante di scarso sviluppo con rami pendenti e foglie piccole, i frutti sono di color rosso intenso con polpa e succo sono invece chiari. Le amarene sono usate per la produzione di succhi e sciroppi. Le visciole hanno i rami dritti con foglie molto grandi, i frutti sono di color rosso brillante come la polpa e il succo, hanno sapore dolciastro perciò sono utilizzate anche per il consumo fresco e per produrre marmellate. Infine le marasche che sono piante di taglia piccola come anche le foglie e i frutti, i quali sono usati dall&#8217;industria per la produzione di liquori.</p>
<p>Il ciliegio selvatico è la specie europea più importante per il legno nella famiglia delle <em>Rosaceae</em>. Il suo legno diritto, con fibratura sottile e facilmente lavorabile, con durame rosa-marrone e alburno più chiaro, è molto ricercato per lavori di ebanisteria, mobili, pannelli, torneria e falegnameria decorativa. Il colore del legno e la mancanza di difetti come il marciume del cuore e le alterazioni cromatiche ne influenzano fortemente il valore. Poiché l’offerta di ciliegio in Europa è insufficiente rispetto alla domanda, viene importato dal Nord America il ciliegio nero (<em>P. serotina</em>).</p>
<p><strong>Tutte le parti della pianta eccetto il frutto sono tossici</strong> perché contengono glicosidi cianogenetici.</p>
<p><strong>Le ciliegie</strong></p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-22241 alignleft" src="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-300x223.jpg 300w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-1024x762.jpg 1024w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene-768x571.jpg 768w, https://www.amaperbene.it/wp-content/uploads/2022/05/ciliegie-vegetali-ama-per-bene.jpg 1230w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La <strong>ciliegia</strong> è il frutto del ciliegio (<em>Prunus avium</em>). La pianta domesticata è stata ottenuta da ripetute ibridazioni della specie botanica.</p>
<p>Il nome italiano di ciliegia (conosciuto in toscano come ciriègia) deriva direttamente dal latino volgare <em>ceresia</em> che, dalla sua forma <em>cerasia</em> è presente in diverse lingue, tra cui portoghese (cereja), francese (cerise), spagnolo (cereza), rumeno (cireş), sardo (cerexa o ceriasa), romano (cerasa), lombardo (scirés), emiliano (srèsa), siciliano (cirasa), veneto (saresa), friulano (cjariese), Campania (&#8220;ciras&#8221;) e inglese (cherry). Il termine italiano alternativo <em>cerasa</em> è presente in diversi dialetti, ed è una forma più comune in Italia Centrale e Meridionale. A sua volta, il termine latino proviene dal greco κέρασος (kérasos), derivante dalla città di Cerasunte nel Ponto (attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Roma nel 72 a.C. da Lucullo i primi alberi di ciliegio.</p>
<p>Il frutto può nascere da due diverse specie botaniche: da una parte il ciliegio dolce (<em>Prunus avium)</em>, che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca; dall&#8217;altra il ciliegio acido (<em>Prunus cerasus</em>), che produce ciliegie acide. Quanto segue si riferisce alla  ciliegia propriamente detta, frutto del <em>Prunus avium</em>.</p>
<p>La ciliegia, normalmente sferica, di 0,7-2 centimetri di diametro, può assumere anche la forma a cuore o di sfera leggermente allungata. Il colore, normalmente rosso, può spaziare, a seconda della varietà, dal giallo chiaro del Graffione bianco piemontese al rosso quasi nero del Durone nero di Vignola. Anche la polpa assume colorazione e consistenza diverse a seconda della varietà e passa dal bianco al rosso nerastro nel primo caso e dal tenero al croccante nel secondo caso. Il gusto è dolce, mai stucchevole, con punte di acidulo.</p>
<p>La ciliegia matura nel periodo primaverile-estivo contiene un solo seme duro, color legno.</p>
<p>In Italia sono principalmente diffuse due categorie di ciliegie: i <strong>duroni</strong>, più grandi e scuri, e le <strong>tenerine</strong>, più chiare e piccole.</p>
<p>Dal ciliegio dolce derivano diverse varietà come le tenerine (dette anche lustrine), frutti dal colore rosso a polpa tenera, e le duracine (o duroni) dalla buccia di colore rosso scuro e polpa rosso-viola. Ci sono anche varietà dalla tonalità rosso chiaro con polpa rosa, dolce e croccante</p>
<p>In Italia ci sono diverse varietà dolci piuttosto diffuse, che si caratterizzano per le diverse aree geografiche di provenienza e periodi di raccolta. Tutte caratterizzate dalla polpa densa e soda, possono avere un colore più o meno rosso brillante passando dal rubino al marrone, quasi nero, e variare la forma da rotonda a cuore.</p>
<p>Ecco le principali: Ferrovia, Graffioni o Bigarreaux, Ciliegia di Marostica IGP, Giorgia, Elisa, Malizia, Cristalina, Grace Star, Canada Giant, Big Lory, Black Star, Brooks, Mora di Verona o Mora di Cazzano, Mora dalla Punta, Moretta di Vignola IGP, Durone Nero di Vignola, Durone Nero dell’Anella, Bella di Pistoia, Ciliegia del Monte, Ciliegia dell’Etna DOP</p>
<p>100 grammi di ciliegie hanno una resa calorica di 63 kcal. In 100 gr si trovano: 16,1 g di carboidrati, 1,06 g di proteine, 0,20 g di lipidi, 2,1 g di fibre</p>
<p>Le ciliegie sono ricche di vitamina C e A, entrambe antiossidanti, antinvecchiamento, che aiutano a proteggere la vista e contribuiscono al buon funzionamento delle difese immunitarie; ma anche di vitamina B e PP,  Contengono inoltre acido folico, calcio, potassio, magnesio, fosforo e flavonoidi, sostanze importanti per la lotta ai radicali liberi. Depurative, disintossicanti, diuretiche e antireumatiche, le ciliegie aiutano inoltre a prevenire numerose patologie come l’arteriosclerosi, le disfunzioni renali e l’invecchiamento cellulare e perfino patologie come l’Alzheimer. Sono antinfiammatorie (ricerca dell’Human Nutrition Research Center, in California), antiossidanti (studio portoghese) e sedano gli attacchi di gotta, facendo calare i valori di acido urico. Contribuiscono a contrastare l’ipertensione. Importante poi è il contenuto di melatonina, utile per regolare il ritmo sonno-veglia. Non meno importanti sono le virtù depurative e diuretiche che sono racchiuse nel frutto, ma soprattutto nel peduncolo..</p>
<p>Le antocianine (contenute in elevate quantità nelle ciliegie) inibiscono la cicloossigenasi, gli enzimi che rispondono a processi infiammatori segnalando la sensazione di dolore; il risultato è simile a quello dell&#8217;aspirina e dell&#8217;ibuprofene senza però effetti collaterali. Le antocianine hanno inoltre un&#8217;azione antiossidante. Le ciliegie  contengono il levulosio, un zucchero che ha un indice glicemico limitato e che rende le ciliegie amiche anche dei diabetici.</p>
<p>Il nocciolo però contiene acido cianidrico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/ciliegio-prunus-avium-l-var/">Ciliegio | Prunus avium L. var.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22239</post-id>	</item>
		<item>
		<title>China &#124; Cinchona succirubra, Cinchona calisaya</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/china-cinchona-succirubra-cinchona-calisaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[China]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22234</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cinchona è un genere di piante arboree delle Ande, famiglia delle Rubiaceae, comprendenti specie conosciute col nome di china, con proprietà attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia: alcaloidi chininici (dai quali sono stati estratti chinina ed acido chinico), olio essenziale e resine. Si tratta generalmente di alberi piuttosto grandi (possono raggiungere un’altezza di circa 30 &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/china-cinchona-succirubra-cinchona-calisaya/">China | Cinchona succirubra, Cinchona calisaya</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cinchona </strong>è un genere di piante arboree delle Ande, famiglia delle <em>Rubiaceae</em>, comprendenti specie conosciute col nome di <strong>china</strong>, con proprietà attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia: <strong>alcaloidi chininici</strong> (dai quali sono stati estratti chinina ed acido chinico), olio essenziale e resine.</p>
<p>Si tratta generalmente di alberi piuttosto grandi (possono raggiungere un’altezza di circa 30 m) che crescono tra i 1.000 e i 3.500 metri sul livello del mare. La china è diffusa soprattutto nelle zone dell’Ecuador e della Colombia e in alcune zone dell’Asia (Giava) e dell’Africa. La parte dell’albero di china che viene maggiormente sfruttata è la <strong>corteccia</strong>, in particolar modo quella dei rami più piccoli; ha superficie esterna rossa o bruno-nerastra, con solchi longitudinali, mentre all&#8217;interno è di colore rosso-vivo.</p>
<p>Il nome del genere deriva da Ana de Osorio, contessa di Chinchón e moglie di Luis Jerónimo de Cabrera, viceré del Perù, che secondo la leggenda scoprì su sé stessa le virtù della corteccia di china, guarendo da febbri malariche e decidendo l&#8217;importazione in Europa (1639).</p>
<p>La corteccia contiene i principi attivi: tannini, alcaloidi chinolinici (presenti anche fino al 15%, titolo minimo obbligatorio è il 6%): chinina, chinidina, cinconina e cinconidina, sostanze amare (triterpeni). Queste sostanze sono antipiretiche ed antimalariche.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite proprietà antimalariche, antidolorifiche e antifebbrili, amaro-toniche, astringenti intestinale, antidispeptiche, Le sostanze amare e gli alcaloidi contenuti nella pianta possiedono la capacità di promuovere la secrezione di saliva e di succhi gastrici, ed è proprio grazie a questo loro meccanismo d&#8217;azione che la china viene considerata utile per contrastare la perdita di appetito e i disturbi digestivi.</p>
<p>All&#8217;interno della china, inoltre, sono presenti alcuni alcaloidi come la chinina (o chinino che dir si voglia) e la chinidina dotati di interessanti attività terapeutiche.</p>
<p>La <strong>chinina</strong> è un principio attivo dotato di <strong>attività antimalarica</strong> che rientra nella composizione di diversi farmaci. È il farmaco d&#8217;elezione per il trattamento di ceppi di <em>Plasmodium falciparum</em> clorochino-resistenti, poiché questi protozoi non sono ancora stati in grado di sviluppare una resistenza nei suoi confronti. La chinina esercita il suo ruolo antimalarico interferendo con alcuni processi metabolici fondamentali per il protozoo, conducendolo a morte certa.</p>
<p>La <strong>chinidina</strong>, invece, è una molecola dotata di <strong>attività antiaritmica</strong> e &#8211; nella forma di sale solfato &#8211; costituisce il principio attivo di farmaci impiegati per il trattamento di aritmie ventricolari e sopraventricolari e, in particolar modo, della tachicardia sopraventricolare. La chinidina esplica la sua azione diminuendo la conduzione ionica a livello del miocardio attraverso il blocco dei canali veloci del sodio (Na+). Tutto ciò si traduce in una riduzione della velocità massima di depolarizzazione cellulare, ma senza modificarne il potenziale a riposo. Inoltre, si accompagna un innalzamento della soglia di eccitabilità e una diminuzione della velocità di conduzione.</p>
<p>Sempre grazie alle sostanze amare e agli alcaloidi contenuti al suo interno, la china è considerata un valido rimedio per contrastare la perdita di appetito e i disturbi dispeptici. Infatti è utilizzata per preparare un amaro tonico e digestivo; molto apprezzato è il noto <strong>elisir di china</strong>, liquore preparato con la pregiata varietà <em>calisaya</em> ed aromatizzato con l&#8217;arancio amaro. Nella giusta dose viene anche usata per rendere le bevande (<em>energy drink</em> solitamente) di colore giallo fluorescente.</p>
<p>In erboristeria è utilizzata per contrastare gli effetti negativi della pressione bassa.</p>
<p>In cosmetica si impiegano gli estratti per frizioni contro i capelli grassi.</p>
<p><strong>La china può interagire farmacologicamente con farmaci</strong>, quali:</p>
<ul>
<li>anticoagulanti e/o antiaggreganti piastrinici (aumenta il rischio d&#8217;insorgenza di sanguinamenti);</li>
<li>digossina, flecainide e altri farmaci antiaritmici, poiché l&#8217;assunzione concomitante di china può aumentare la tossicità di questi stessi farmaci;</li>
<li>astemizolo, poiché l&#8217;utilizzo contemporaneo di china può aumentarne la concentrazione plasmatica e, di conseguenza, può aumentarne anche gli effetti collaterali a livello cardiaco.</li>
</ul>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: in seguito a un uso eccessivo si può verificare un&#8217;intossicazione denominata <strong>cinconismo</strong> che si manifesta con cefalea, dolori addominali, ronzii, sordità, nausea, vomito, sudorazione, vertigini, orticaria, disturbi visivi, diplopia e atrofia del nervo ottico. La china non va somministrata in gravidanza, allattamento, nei sofferenti di gastriti e ulcere e nei pazienti che presentino disturbi della coagulazione sanguigna. Si ricordi l&#8217;attività della chinidina sul ritmo cardiaco.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: La china sarebbe stata scoperta in Perù, nei dintorni di Laxa. In seguito ad un sisma, alcuni alberi sarebbero caduti nel lago a cui si abbeveravano le greggi in quota, e le popolazioni indigene notarono che gli animali malati &#8211; specie di febbre &#8211; guarivano. L&#8217;albero in questione è l&#8217;albero della China. Nel 1638, durante le invasioni spagnole, un soldato venne curato da un indigeno con l&#8217;acqua del lago di Laxa, alleviandone la febbre. La china in polvere viene anche chiamata polvere dei gesuiti o <em>pulvis eminentissimis cardinalis</em> perché fu introdotta in Europa dai padri gesuiti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/china-cinchona-succirubra-cinchona-calisaya/">China | Cinchona succirubra, Cinchona calisaya</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22234</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cardo Mariano &#124; Silybum marianum (L.) Gaertn.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/cardo-mariano-silybum-marianum-l-gaertn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 14:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[amaperbene]]></category>
		<category><![CDATA[Cardo Mariano]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe]]></category>
		<category><![CDATA[piante aromatiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.amaperbene.it/?p=22231</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il cardo mariano (Silybum marianum Gaertn.) è una pianta erbacea biennale della famiglia Asteracee, presente in tutto il bacino del Mediterraneo, che ha trovato impiego sin dai tempi antichi come epatoprotettore e nel trattamento di disturbi epatici e della cistifellea. Per le sue proprietà è usato anche come ingrediente nella preparazione di liquori d&#8217;erbe. Il &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/cardo-mariano-silybum-marianum-l-gaertn/">Cardo Mariano | Silybum marianum (L.) Gaertn.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>cardo mariano</strong> (<em>Silybum marianum</em> Gaertn.) è una pianta erbacea biennale della famiglia <em>Asteracee</em>, presente in tutto il bacino del Mediterraneo, che ha trovato impiego sin dai tempi antichi come epatoprotettore e nel trattamento di disturbi epatici e della cistifellea. Per le sue proprietà è usato anche come ingrediente nella preparazione di liquori d&#8217;erbe.</p>
<p>Il nome “marianum”, letteralmente di Maria, trae origini dalla leggenda secondo la quale le macchie bianche presenti alle nervature delle sue foglie derivino dalle gocce di latte della Vergine, perse con l’allattamento durante la fuga dalla persecuzione di Erode.</p>
<p>La droga è costituita dal frutto, un achenio pendulo e oblungo, da raccogliere in estate dopo piena maturazione e privato del pappo, l’appendice piumosa con funzione di dispersione del seme. Il frutto risulta inodore e dal sapore amaro.</p>
<p>Gli estratti della pianta sono stati molto studiati come citoprotettivi e anticancerogeni; ben noto il loro uso come antidoto per le intossicazioni dal fungo <em>Amanita phalloides</em>, le cui tossine inducono ingenti danni al tessuto epatico. Il <strong>fitocomplesso</strong> è stato usato con successo nel trattamento in pazienti affetti da epatite cronica sintomatica, con scomparsa completa dei sintomi clinici, quali astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, subittero, e con normalizzazione delle transaminasi. Gli stessi risultati si possono ottenere nei pazienti sottoposti a pesanti cicli di chemioterapia con gravi alterazioni biumorali e cliniche riguardanti la funzione epatica. Il fitocomplesso di Cardo mariano (soprattutto il componente silibinina) sembra in grado di ridurre le transaminasi ed altri indici bioumorali nel decorso delle epatopatie e sembra proponibile inoltre anche nella sindrome epato-renale. Interagirebbe col citocromo P450, specie con l&#8217;isoforma CYP 3A4 interessata al metabolismo di molti farmaci di sintesi.</p>
<p>Il principale costituente della droga è una miscela di <strong>flavonolignani</strong> (65-80%), nota come <strong>silimarina</strong>, i cui componenti sono:</p>
<ul>
<li>Silibinina (o silibina) A e B (50-60%);</li>
<li>Isosilibinina, (o isosilibina) A e B (5%);</li>
<li>Silicristina A e B (20%);</li>
<li>Silidianina (10%).</li>
</ul>
<p>La silimarina ha anche proprietà antinfiammatorie, riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni attraverso la modulazione del fattore di trascrizione NF-κB; soprattutto, essa aiuta a mantenere integre e funzionali le membrane degli epatociti, le principali cellule epatiche, riducendo la perossidazione lipidica e mantenendo un rapporto ideale tra colesterolo, fosfolipidi e sfingomielina, agevolando quindi la fluidità di membrana. Questi costituenti polifenolici agiscono infatti come antiossidanti, neutralizzando le specie radicaliche prodotte da agenti epatotossici, come alcuni farmaci tra cui il paracetamolo, il cui principale effetto collaterale è proprio il danno ossidativo a livello epatico. Oltre a proteggere direttamente dall’ossidazione, la silimarina stimola la sintesi di antiossidanti e detossificanti endogeni, quali superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi, incrementando la resistenza del tessuto epatico allo stress, riducendo i marker di danno cellulare come le transaminasi. Inoltre, questi flavolignani favoriscono la sintesi di mRNA, stimolando l’azione della RNA polimerasi I, con effetti che possono portare alla rigenerazione del tessuto epatico.</p>
<p>La silimarina appare quindi un utile nel supporto della salute e della funzionalità di questo organo anche in caso di sofferenza importante dovuta a malattie come epatiti (anche acute, infettive e tossiche), intossicazioni epatiche, cirrosi e altre patologie a carico del fegato, anche croniche. Poiché è in grado di limitare gli effetti tossici sul fegato dovuti all&#8217;assunzione di steroidi anabolizzanti orali, viene impiegata anche in ambito sportivo come prodotto &#8220;disintossicante&#8221; per questo organo. Secondo alcuni studi, infine, la silimarina sarebbe in grado di incrementare la fisiologica produzione di latte nelle donne che allattano.</p>
<p>Infine, due studi clinici differenti hanno evidenziato effetti di riduzione sia dei livelli di glucosio che di trigliceridi in pazienti affetti da diabete (con e senza patologia epatica). Tra i parametri studiati si è osservata una riduzione dell’emoglobina glicata e un aumento della sensibilità all’insulina.</p>
<p>Altri flavonolignani presenti nel fitocomplesso, però, hanno dimostrato delle proprietà individuali che spiegherebbero parzialmente le capacità del fitocomplesso di indurre una certa rigenerazione delle cellule epatiche:</p>
<ul>
<li>la <strong>silandrina</strong> interferirebbe con la sintesi dei trigliceridi ed è anche capace di modulare la funzione della cicloossigenasi II (inducibile nelle infiammazioni);</li>
<li>la <strong>silimonina</strong> è risultata essere un modulatore della pompa ATP-dipendente della multiresistenza ai farmaci (GP170/MDRG) e dell&#8217;enzima 17beta-idrossisteroide deidrogenasi.</li>
</ul>
<p>È possibile, dunque, che l&#8217;azione generica sia quella di stimolare l&#8217;eliminazione cellulare delle tossine e ridurre la componente infiammatoria, presente nelle forme epatitiche grasse, alcoliche e da terapie ormonali con steroidi.</p>
<p>Ad ogni modo, ammesso che la struttura flavolignanica sembra essere la principale responsabile dell’attività biologica, secondo la Farmacopea europea (Ed. 10.5), il frutto deve possedere un contenuto minimo di silimarina del 1,5% in peso (espresso come silibinina).</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato che la <strong>silibina</strong> è in grado di inibire l’attività di diverse isoforme del citocromo P450, in particolare dei CYP3A4, 1A1, 2D6, 2E1 e 2C9, per cui l’assunzione di estratti di cardo mariano  potrebbe alterare  il metabolismo dei farmaci che utilizzano tali citocromi, come le statine. In particolare atorvastatina, simvastatina e lovastatina vengono metabolizzate dal CYP3A4, mentre fluvastatina e rosuvastatina vengono metabolizzate principalmente dall’isoenzima CYP2C9. Anche il warfarin viene estesamente metabolizzato dal CYP3A4 e dal CYP2C9. Il CYP2D6 è responsabile del metabolismo di antidepressivi, antipsicotici e beta-bloccanti, mentre tra i farmaci metabolizzati dal CYP2E1 vi sono il paracetamolo e l’isoniazide.</p>
<p>La droga contiene, infine, un’alta percentuale di acidi grassi (20-35%), che in alcuni preparati vengono rimossi attraverso una fase di estrazione dedicata (in esano), per evitare il loro accumulo nel prodotto finale. Infine, sono presenti acidi resinici amari, una sostanza amara (tiramina), tannini e flavonoidi.</p>
<p>Va tuttavia precisato che al momento non risultano <em>claim</em> autorizzati dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) specifici per i prodotti a base di silimarina.</p>
<p>In diversi modelli <em>in vitro</em>, il cardo mariano ha evidenziato la capacità di inibire l’UDP glucuronosiltrasferasi, la beta glucuronidasi e la glicoproteina-P, sistemi enzimatici coinvolti nel metabolismo e nel trasporto di numerosi farmaci. In particolare l’UDP glucuronosiltrasferasi si occupa del metabolismo di farmaci antitumorali come l’irinotecan, mentre la glicoproteina-P è coinvolta nell’assorbimento di numerosi farmaci come la digossina o le statine.</p>
<p>Sebbene l’inibizione di questi sistemi enzimatici da parte della silimarina avvenga a dosi superiori rispetto a quelle utilizzate in ambito terapeutico, l’assunzione di estratti di cardo mariano dovrebbe essere evitata nei pazienti trattati con i farmaci metabolizzati da questi sistemi enzimatici.</p>
<p>Oltre all’impiego erboristico, il cardo mariano ha un uso alimentare fin dall’epoca romana. Si consumano le radici, il colletto, le foglie private delle spine, i fusti e i fiori; è un ingrediente versatile e gustoso per insaporire svariate ricette. Il sapore ricorda molto quello del carciofo, mentre la radice, pulita e sbucciata, è un valido sostituto di rape e carote. Lo si usa  brasato, stufato o anche impanato, come se fosse una gustosa cotoletta vegana. I capolini possono insaporire un risotto, mentre le foglie possono arricchire un’insalata. Cotte, costituiscono una curiosa alternativa a spinaci e biete; le coste arrostite o preparate come parmigiana al forno con pomodoro fresco, mozzarella e basilico. Il cardo mariano è assai popolare in Piemonte, dove viene utilizzato per la bagna cauda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amaperbene.it/cardo-mariano-silybum-marianum-l-gaertn/">Cardo Mariano | Silybum marianum (L.) Gaertn.</a> proviene da <a href="https://www.amaperbene.it">amaperbene.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">22231</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
