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	<title>erba grassa Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Saponaria &#124; Saponaria officinalis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 18:11:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acido glicerico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La saponaria, detta anche “saponella” o “erba grassa”, è una pianta erbacea con ciclo vitale, annuale, biennale o perenne a seconda della specie (ne esistono circa 30). Appartiene alla famiglia delle Caryophyllacee ed è stata scoperta dal grande naturalista Linneo. Il suo nome deriva dal latino sapo, che vuol dire “sapone”. Questo perché se strofinata &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>saponaria</strong>, detta anche “<strong>saponella</strong>” o “<strong>erba grassa</strong>”, è una pianta erbacea con ciclo vitale, annuale, biennale o perenne a seconda della specie (ne esistono circa 30). Appartiene alla famiglia delle <em>Caryophyllacee</em> ed è stata scoperta dal grande naturalista Linneo. Il suo nome deriva dal latino <em>sapo</em>, che vuol dire “sapone”. Questo perché se strofinata insieme all’acqua produce una schiuma che le conferisce <strong>proprietà detergenti</strong>. In passato, infatti, veniva utilizzata come <strong>detersivo naturale al posto del sapone</strong>, <strong>per lavare tessuti delicati, soprattutto di lana</strong>. Per questo motivo, la saponaria viene chiamata anche “<strong>erba lanaria</strong>”. Ancora oggi la <em>Saponaria officinalis</em> è uno degli ingredienti di alcuni detersivi da bucato e sgrassanti di derivazione naturale.</p>
<p>I primi a farne uso come detergente sembrerebbe siano stati gli Assiri, nel VIII secolo a.C. In Asia, le popolazioni nomadi che vivevano nelle pianure durante il V secolo a.C. utilizzavano la saponaria per sgrassare la lana e tessere i tappeti. Gli Antichi Romani iniziarono a usarla per l’igiene personale nelle terme.</p>
<p>I medici arabi, forse furono i primi a somministrarla in ambito terapeutico, per curare le lesioni cutanee provocate dalla lebbra. Nel XVI secolo, poi, la <em>Saponaria officinalis</em> veniva impiegata come detergente cutaneo, mescolandone le foglie in acqua.</p>
<p>La pianta della <em>Saponaria officinalis</em> cresce in gruppi vicino alle siepi, ai margini dei sentieri o lungo le scarpate, in terreni ben drenati in tutta Europa (anche in Italia), fino in Siberia. Si trova soprattutto nelle zone montuose fino a 1600 metri di altitudine, lungo i sentieri e vicino alle siepi. La <em>Saponaria officinalis</em> presenta un rizoma strisciante ramificato di colore bruno-rossastro, con fusto cilindrico che arriva a un metro di altezza. Le foglie sono piccole e lanceolate, basali e senza picciolo, di colore giallognolo tendente al verde. I fiori sono simili a quelli dei garofani (appartengono alla stessa famiglia), con cinque petali frastagliati di colore rosa tenue o lilla, raccolti in pannocchie terminali, talmente fitti che non si vedono le foglie. Per questo motivo, infatti, un altro nome della saponaria è “<strong>garofano a mazzetto</strong>”. Fiori molto decorativi, tanto che la <em>Saponaria officinalis</em> è impiegata come pianta ornamentale nei giardini rocciosi. I frutti della saponaria sono delle capsule che racchiudono tantissimi semini bruni.</p>
<p>La <em>Saponaria officinalis</em> contiene diversi principi attivi. Le <strong>saponine</strong> (<strong>acido quillaico, acido saporubinico</strong> e <strong>saprubrinico</strong>) sono le sostanze in grado di produrre schiuma, grazie alle quali la pianta in natura utilizza come difesa da parassiti e micosi. Le saponine sono presenti in tutte le parti della pianta, foglie e gambi, ma soprattutto nelle radici (che possono contenerne fino al 20 percento nel periodo della fioritura) e le conferiscono le proprietà tensioattive. L’<strong>acido quillaico </strong>è la saponina “marker” che caratterizza il fitocomplesso della saponaria, la cui concentrazione varia da 2,5 &#8211; 5 % in base allo stadio di maturazione della pianta. Massima appena prima della fioritura (aprile e maggio), minima nei mesi estivi (luglio e agosto) quando la pianta è fiorita. Altre saponine significative sono l’<strong>acido saporubinico </strong>e l’<strong>acido saprubrinico</strong>.</p>
<p>Tra i flavonoidi, nella saponaria, troviamo <strong>saponaretina</strong>, <strong>saponarina</strong> e <strong>vitessina</strong>.</p>
<p>Altri ficomposti presenti nella <em>Saponaria officinalis</em> sono: <strong>acido glicolico e acido glicerico, galattano, zuccheri, mucillagini, gomma e olio essenziale</strong>.</p>
<p>Le saponine conferiscono alla <em>Saponaria officinalis</em> varie caratteristiche:</p>
<ul>
<li>Proprietà fisico-meccaniche (legate alla produzione di schiuma), utili per lavare i tessuti.</li>
<li>Virtù terapeutiche-fisiologiche (detergenti, depurative, diuretiche, espettoranti e sudorifere), utili per il nostro organismo.</li>
</ul>
<p>Ampiamente <strong>usata in cosmesi naturale per le sue proprietà tensioattive</strong>, la <em>Saponaria officinalis</em>, sotto forma di <strong>decotto</strong>, viene impiegata per detergere l’epidermide, anche pelli delicate, ed è particolarmente indicata in presenza di acne, dermatite e psoriasi, per disinfettare e rimuovere residui cutanei. In alternativa al decotto, viene utilizzata anche la <strong>tintura madre</strong> di <em>Saponaria officinalis</em>. A livello topico la saponaria può essere utilizzata anche per realizzare uno <strong>shampoo</strong> fai-da-te con cui lavare i capelli, per rinforzarli, soprattutto se sono sfibrati e tendono a spezzarsi, oltre a detergere il cuoio capelluto.</p>
<p>Alla pianta vengono altresì attribuite <strong>proprietà diuretiche, colagoghe, diaforetiche e depurative</strong> ma l&#8217;uso interno può dare luogo a fenomeni di intossicazione, con sintomi di nausea, vomito e diarrea.</p>
<p><strong>Controindicazioni della saponaria</strong></p>
<p>La <em>Saponaria officinalis</em>, proprio per il suo contenuto in saponine, <strong>se ingerita a dosi elevate è tossica</strong> e la sua somministrazione va attentamente regolata sempre con la supervisione di un esperto. Se assunta in modo sconsiderato, infatti, può generare effetti collaterali dannosi, anche letali, per l’organismo umano.</p>
<p>A dosi eccessive, la saponaria può generare convulsioni, infiammazioni renali, emolisi e diarrea con sanguinamento, addirittura indebolimento e paralisi ai muscoli, problemi cardio-circolatori fino a morte. A livello topico, se viene utilizzata in modo sconsiderato, la saponaria può provocare irritazioni cutanee e delle mucose. Per questi motivi la saponaria va impiegata con molta cautela.</p>
<p>Una curiosità sulla saponaria</p>
<p>C’è un dolce della tradizione marocchina che come ingrediente contiene anche la saponaria. Si tratta dell’<strong>halva</strong>, una crema a base di sesamo e zucchero (una sorta di tahin dolce), che può contenere anche mandorle o pistacchi, a seconda della ricetta. La <em>Saponaria officinalis</em> conferisce all’impasto una consistenza gommosa, dato dal fatto che gli olii non si separano.</p>
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