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	<title>epatotossicità Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Polmonaria &#124; Pulmonaria officinalis L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 16:31:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La polmonaria (detta anche salvia di Gerusalemme, erba macchiata, borrana selvatica), è una pianta della famiglia delle Boraginaceae coltivata generalmente per ornamento. È la specie forse più diffusa in Europa, chiamata &#8220;officinalis&#8221; da Carlo Linneo in quanto usata nelle farmacie dell&#8217;epoca nella cura della tosse e delle malattie del petto, forse per la sua dura &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>polmonaria </strong>(detta anche <strong>salvia di Gerusalemme</strong>, <strong>erba macchiata</strong>, <strong>borrana selvatica</strong>), è una pianta della famiglia delle <em>Boraginaceae</em> coltivata generalmente per ornamento. È la specie forse più diffusa in Europa, chiamata &#8220;<strong>officinalis</strong>&#8221; da Carlo Linneo in quanto usata nelle farmacie dell&#8217;epoca nella cura della tosse e delle malattie del petto, forse per la sua dura pelosità (effetto espettorante).</p>
<p>La <em>Pulmonaria officinalis </em>originaria di Europa e Asia settentrionale è una graziosa pianta perenne, alta dai 15 ai 40 cm, a fusto eretto, che si distingue per le foglie grandi e pelose con macchie bianche, più o meno allungate triangolari a base cuoriforme. In Italia questa specie è presente e localmente abbondante, con discontinuità, sui rilievi delle regioni settentrionali a partire da 200 m fino anche a 1600 m d&#8217;altezza, con aggruppamenti spesso non lontani da popolazioni di altre polmonarie; ama i luoghi ombreggiati e umidi, in genere prolifera nei boschi di latifoglie a 1500 metri, ma in generale è una pianta resistente che affronta bene anche la siccità.</p>
<p><em>Il nome Pulmonaria deriva da pulmo = polmone,</em> allusione alle macchie bianche delle foglie, paragonate a quelle del polmone, da cui la credenza che la pianta sia utile nelle affezioni polmonari. È anche registrata col nome di <em>Symphytum maculatum</em> Bauch. dal greco <em>sumfuton</em> = <em>aderente, saldato,</em> da <em>sumfuw</em> = <em>riunisco,</em> perchè le foglie sono decorrenti (il vocabolo <em>Symphytum</em> si riferisce al <em>Symphytum officinale</em> L. che si usava per saldare le piaghe = <em>Consolida maggiore).</em></p>
<p>La Polmonaria officinale contiene: numerosi <strong>composti fenolici</strong>, tra cui <strong>acido rosmarinico, litospermico, salvianolico, monardico, shimobashirico e yunnaneico</strong>; esteri dell’acido caffeico con <strong>acido chinico</strong> (i cosiddetti acidi clorogenici), <strong>acido treonico</strong> e <strong>acido glicerico</strong>; tre <strong>isomeri dell’acido p-cumaroilchinico</strong>, alcuni <strong>lignani</strong> come i <strong>globoidnani A e B</strong>, i <strong>polmonariosidi A e B</strong> così come molti <strong>glicosidi flavonolici</strong> comuni come la <strong>quercetina</strong> e i derivati ​​del <strong>kaempferolo</strong> (comprese le forme malonilate). Inoltre, presenta contenevano un contenuto significativo di <strong>menisdaurina</strong>, un glucoside nitrilico, nonché piccole quantità di megastigmane glucoside actinidioionoside e derivato del triptofano, ovvero <strong>licoperodina-1</strong>.</p>
<p>In <strong>fitoterapia</strong>, si adoperano le infiorescenze (raccolte nei mesi di marzo e aprile), la radice e le foglie (raccolte alla fine dell’estate). Le foglie da utilizzare vanno fatte essiccare in un ambiente ombroso e ben areato finché non diventano nerastre.</p>
<p>La polmonaria ha <strong>proprietà diuretiche, emollienti, toniche, espettoranti, lenitive, astringenti e sudorifere</strong>. Questa pianta viene ampiamente utilizzata come rimedio naturale a bronchite e altre <strong>affezioni dell’apparato respiratorio</strong>, emorroidi, malanni di stagione, dermatosi, mal di gola e screpolature. La polmonaria, inoltre, è ampiamente adoperata in lozioni e trattamenti per la cura dei geloni.</p>
<p>La polmonaria possiede inoltre <strong>attività antiossidante</strong> naturale, utile a combattere i radicali liberi, e <strong>inibitoria della COX-2</strong>.</p>
<p>Le foglie tenere sono impiegate nelle minestre; il succo fresco ha proprietà dietetiche per il suo contenuto di vitamina A e C.</p>
<p>I fiori della Polmonaria possono essere usati come <strong>tintura naturale</strong> per tingere di colore giallo-verde cotone e lana.</p>
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		<title>Polio montano &#124; Teucrium montanum L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 16:23:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il camedrio montano (Teucrium montanum L., 1753) è una piccola pianta arbustiva, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, originaria dell&#8217;Europa centrale e meridionale. Il nome del genere (Teucrium) deriva da Teucro, mitico re di Troia figlio di Scamandro (divinità fluviale) e della Ninfa Idea, che secondo Plinio (Gaio Plinio Secondo nato a Como nel 23, e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>camedrio montano</strong> (<em>Teucrium montanum </em>L., 1753) è una piccola pianta arbustiva, appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>, originaria dell&#8217;Europa centrale e meridionale.</p>
<p>Il nome del genere (<em>Teucrium</em>) deriva da Teucro, mitico re di Troia figlio di Scamandro (divinità fluviale) e della Ninfa Idea, che secondo Plinio (Gaio Plinio Secondo nato a Como nel 23, e morto a Stabiae il 25 agosto 79, scrittore, ammiraglio e naturalista romano) per primo sperimentò le proprietà medicinali di alcuni vegetali (tra cui alcune piante del genere di questa voce). Dioscoride denominò queste piante dal greco “Teukrion”, ma è Linneo che riprese tale nome cambiandolo nel latino “Teucrium”. L&#8217;epiteto specifico (<em>montanum</em> = dei monti) deriva dall&#8217;habitat tipico di questa specie.</p>
<p>È una pianta perenne suffruticosa, alta 8 – 15 cm, con base legnosa e rami annuali erbacei con portamento cespitoso o a cuscino, il fusto è grosso e ascendente, a volte decombente (che si dirige in basso e in lateralmente, adagiandosi sul terreno), biancastro e peloso. Le foglie sono lanceolato-lineari, cuneate, intere e piane, hanno il margine revoluto, sono di colore verde sulla pagina superiore con pelosità appressata e di colore biancastro su quella inferiore con peluria filiforme. L&#8217;infiorescenza è un corimbo apicale con pochi fiori, le brattee e le bratteole sono come le foglie, i fiori hanno peduncoli pelosi, il calice è tubolare e campanulato con denti triangolari e acuti, la corolla è unilabiata di colore crema con i lobi laterale-posteriori ovati, eretti e lobulati, quelli laterali eretti e divergenti, quello centrale ovato e orizzontale. Il frutto è una nocula ovale e reticolata castano scuro. Fiorisce da maggio a agosto, da 0 a 1200 m s.l.m., in prati e su rocce assolate. Presente in tutta Italia ma più frequente nelle zone collinari e montuose del centro sud. Essendo una specie cespugliosa viene anche usata per fini decorativi e creare delle siepi in giardino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sapore amaro è dato dalla <strong>scordeina</strong>. Vengono utilizzate le parti aree della pianta. Ha <strong>proprietà antiossidanti, toniche, stomatiche, stimolanti dell’apparato urinario</strong>, e contro gli spasmi dell’apparato digerente. Veniva un tempo usata contro le punture degli insetti. Viene altresì utilizzata per le sue <strong>proprietà aromatizzanti, amaricanti, aperitive e digestive</strong>.</p>
<p>Il teucrio <strong>contiene oli essenziali, tannino, flavonoidi ed un’essenza di colore giallo dal sapore amaro ed a volte piccante</strong>, usata in passato per preparare bevande alcoliche come amari e liquori, dal sapore amarognolo con presunte finalità depurative per il fegato. In realtà si è scoperto che il teucrio <strong>ha effetti molto tossici e pericolosi per il fegato, con esiti a volte mortali</strong>.</p>
<p>Nella medicina popolare, la pianta veniva usata come <strong>lassativo e regolatore delle funzioni intestinali</strong>, ma anche come antinfiammatorio per i disturbi del cavo orale, come mal di denti, stomatiti, gengiviti e piorrea. Sempre in passato lo si usava come dimagrante, alcune sostanze in esso contenute si credevano capaci di stimolare il metabolismo facendo perdere molti chili in poche settimane. In realtà questi presunti effetti benefici non sono stati mai provati e sono rimasti soltanto delle dicerie, mentre sono state provati gli effetti tossici e la sua accertata pericolosità; questa è determinata dalla presenza, nella pianta, di alcuni componenti, molto tossici, tra cui dei <strong>diterpeni neoclerodanici</strong>, sostanze in passato conosciute per le loro proprietà insetticide. Poiché la pianta ha <strong>effetti tossici per il fegato</strong>, <strong>il Ministero della Salute ne ha proibito l’utilizzo e la commercializzazione sotto forma di rimedi erboristici</strong>.</p>
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		<title>Kawa-kawa &#124; Piper methysticum G. Forst.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/kawa-kawa-piper-methysticum-g-forst/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 15:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La kava, o kava-kava (Piper methysticum G. Forst.) è una pianta arbustiva della famiglia delle Piperacee originaria del Pacifico occidentale. La kava è un arbusto eretto di circa 3 metri, dioico sterile, che si riproduce solo per via vegetativa. Ha foglie larghe cordiformi. Il rizoma è molto sviluppato e ramificato. I fiori sono riuniti in &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>kava</strong>, o <strong>kava-kava</strong> (<em>Piper methysticum</em> G. Forst.) è una pianta arbustiva della famiglia delle Piperacee originaria del Pacifico occidentale.</p>
<p>La kava è un arbusto eretto di circa 3 metri, dioico sterile, che si riproduce solo per via vegetativa. Ha foglie larghe cordiformi. Il rizoma è molto sviluppato e ramificato. I fiori sono riuniti in piccole infiorescenze a forma di spiga.</p>
<p>La denominazione kava kava, nome originario del Tonga, indica anche la bevanda che si ricava dalle radici, una specie di tè chiamato anche <strong><em>kawa kawa</em></strong>, <strong>yaqona</strong> o <strong>sakau</strong>, diffuso e consumato dagli abitanti delle isole del Pacifico, dalle Hawaii, alla Melanesia, passando per la Micronesia, Nuova Guinea, fino in Australia. La kava viene e veniva usata anche in una omonima cerimonia religiosa, che ora ha acquisito un aspetto piuttosto ludico, per incrementare contatti, visioni, sogni onirici, e veniva versata in apposite ciotole decorate; nelle Hawaii esiste un vero e proprio <strong>Kava Festival</strong>.</p>
<p>Il nome generico deriva dal latino <em>piper</em>, “pepe”; il nome specifico deriva dal termine greco latinizzato <em>methysticum</em> per “intossicante”. Il nome comune kava (-<em>kava</em>) deriva dalle lingue dell&#8217;area di origine della pianta, tongano e marchesano. Nel mondo, il termine kava è utilizzato per riferirsi, oltre che alla pianta, sia alle radici e ai rizomi essiccati messi in commercio come integratori, sia alla bevanda il cui consumo è diffuso tra le popolazioni della Polinesia (comprese le isole Hawaii), della Melanesia, della Micronesia, oltre che in Australia.</p>
<p>Nelle isole lontane del Pacifico, già in tempi antichi, la kava veniva utilizzata per il suo <strong>effetto sedativo, </strong>consumata soprattutto come <strong>rilassante</strong> senza effetti sulla lucidità mentale; gli estratti, infatti, non sembrano dare assuefazione, dipendenza fisica e psichica, né tanto meno causare una riduzione della memoria o del tempo di reazione. Tuttavia, <strong>ad alte dosi</strong> la kava kava presenta effetti tossici piuttosto marcati e <strong>può provocare arresto cardiaco</strong>. Nonostante ciò, i polinesiani hanno da tempo imparato ad assumere la droga nelle giuste concentrazioni, frammentandola e lasciandola macerare in acqua per beneficiare delle proprietà ansiolitiche e sedative della kava kava</p>
<p>I <strong>principi attivi</strong> che sono responsabili di quest&#8217;azione sono dei <strong>derivati fenilpropanici</strong> detti <strong>kavalattoni</strong>, tra i quali ne sono stati identificati almeno 15, <strong>tutti psicoattivi</strong>; solo sei, però, producono effetti significativi ma la loro concentrazione relativa nella droga può variare generando effetti diversi. I principali componenti responsabili dell&#8217;azione psicoattiva degli estratti sono la <strong>kavainaa</strong>, <strong>diidrokavainaa, metisticina, diidromiristicina, yangoninaa</strong> e <strong>desmetossiangonina</strong>; solo questi sono responsabili del 96% dell&#8217;azione farmacologica della pianta; componenti minori sono <strong>flavocaine</strong>, <strong>calconi</strong> e componenti <strong>responsabili dell&#8217;attività tossica</strong> però non presenti nelle radici, come <strong>pipermetistina </strong>e altri <strong>alcaloidi</strong>.</p>
<p>Gli <strong>effetti sedativi ansiolitici e antidepressivi</strong> sono dovuti all&#8217;inibizione dei canali del sodio voltaggio-dipendenti, al rallentamento della ricaptazione delle catecolamine, all&#8217;attivazione diretta come effettori allosterici attivanti dei recettori GABAergici e all&#8217;inibizione delle monoaminossidasi piastriniche.</p>
<p>L&#8217;azione ansiolitica ottenibile è paragonabile a quella delle benzodiazepine, ma nella kava è associata agli effetti antidepressivi che riducono o eliminano del tutto gli effetti collaterali degli ansiolitici, quali sonnolenza e intorpidimento. Dal 2002, <strong>in diversi paesi europei, compresa l&#8217;Italia, è stata vietata la vendita</strong> di fitoterapici, ed al di sotto di una certa diluizione anche omeopatici, contenenti kava, a causa della sua <strong>epatotossicità</strong>.</p>
<p><strong>Questa pianta rientra nella lista del ministero della salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari.</strong></p>
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		<title>Farfara &#124; Tussilago Farfara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 08:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[alcaloidi pirrolizidinici]]></category>
		<category><![CDATA[carcinogenetico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tossilaggine comune (nome scientifico Tussilago farfara L., 1753) è una pianta erbacea, perenne, dai fiori gialli simili alle “margherite”, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. È l&#8217;unica specie del genere Tussilago. Pianta erbacea perenne, dotata di un grosso rizoma carnoso coperto di scaglie che si sviluppa orizzontalmente nel terreno fino a raggiungere anche i due &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Tossilaggine comune</strong> (nome scientifico <em>Tussilago farfara</em> L., 1753) è una pianta erbacea, perenne, dai fiori gialli simili alle “margherite”, appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>. È l&#8217;unica specie del genere Tussilago.</p>
<p>Pianta erbacea perenne, dotata di un grosso rizoma carnoso coperto di scaglie che si sviluppa orizzontalmente nel terreno fino a raggiungere anche i due metri di lunghezza. Dai rizomi, a fine inverno-inizio primavera e ben prima della comparsa delle foglie, spuntano scapi fiorali squamosi alti 10-30 cm. La farfara si riproduce sia per seme, sia per via vegetativa per mezzo del rizoma. Cresce in luoghi umidi e sottoboschi in terreni a natura argillosa (suolo pesante); ma anche campi coltivati, ambienti ruderali, vicinanze dei corsi d&#8217;acqua, ghiaioni e pietraie. Le foglie si sviluppano dopo la fioritura; quelle basali sono cuoriformi e piuttosto grandi, con margine irregolarmente dentato; glabre nella pagina inferiore e bianche nella pagina inferiore. Dopo la fioritura con le grandi foglie tende a ricoprire vaste aree di terreno, risultando quindi <strong>semi-infestante</strong> e di difficile estirpazione a causa del profondo rizoma.</p>
<p>Il nome generico (Tussilago) deriva dall&#8217;uso molto antico di questa pianta nel campo della medicina popolare: <em>tussis</em> ed <em>agere</em> (= “tosse” e “fare” o “togliere”), quindi traducendo liberamente “far togliere la tosse”.</p>
<p>La pianta contiene: <strong>olio etereo</strong> (amarognolo), glucoside (<strong>tussilagina</strong>), mucillagini, tannini (fino al 17%), <strong>inulina </strong>(fino al 17%), sali minerali (nitrato potassico, ferro e zinco) fino al 3% (delle ceneri), <strong>acido malico</strong>, peptina, <strong>acido gallico</strong> e acetico.</p>
<p>La Farfara è una delle piante più conosciute in erboristeria, ma viene usata anche in farmacologia contro la tosse e l&#8217;asma (<strong>azione bechica</strong>, calmante della tosse ed espettorante; favorisce l&#8217;espulsione delle secrezioni bronchiali). Altre <strong>proprietà</strong> sono: <strong>antinfiammatorie </strong>(attenua uno stato infiammatorio), <strong>decongestionanti</strong> (diminuisce l&#8217;apporto sanguigno in una data parte del corpo), <strong>sedative bronchiali</strong>, <strong>antinevralgiche</strong> (calma le infiammazioni di derivazioni nervosa) ed <strong>emollienti</strong> (risolve uno stato infiammatorio). La radice invece è usata come diaforetico (agevola la traspirazione cutanea). Le <strong>petazine</strong>, presenti nel rizoma, sono sostanze efficaci a rilassare i vasi sanguigni e la muscolatura liscia.</p>
<p>Vengono usati i fiori, raccolti senza gambo prima della completa fioritura con i quali (una volta essiccati) si preparano tisane e infusi. Le foglie invece si raccolgono in estate e senza gambo; opportunamente essiccate, possono essere fumate per ottenere sollievo dall’asma. I greci infatti indicavano la farfara con il nome “<em>bechion</em>”, proprio per la sua azione bechica, espettorante ed emolliente sulle vie respiratorie.</p>
<p>In alcune regioni italiane viene regolamentata la massima quantità di raccolta di questi fiori.</p>
<p>In cosmetica entra in preparati antirughe e viene usata per l&#8217;effetto emolliente e lenitivo su pelli impure e sensibili.</p>
<p>In cucina, i boccioli e i giovani fiori sono tradizionalmente consumati freschi o cotti ed hanno un piacevole sapore anisato, che arricchisce le insalate. Anche le giovani foglie vengono consumate sia fresche in insalata che come aggiunta a zuppe e cotte come contorno. Devono essere lavate accuratamente prima di cuocerle, per eliminarne il sapore alquanto amaro. Dai fiori e dalle foglie, sia fresche che secche, si ricava un té dal vago sapore di liquirizia. Le foglie fresche, tostate, possono venire usate come sostituto del sale. Il sottile rizoma può venire candito in uno sciroppo di zucchero.</p>
<p>Ad ogni modo è opportuno limitarsi nel consumo di questa specie poiché essa contiene, in misura variabile, <strong>alcaloidi pirrolizidinici</strong> (<strong>senkirkina, tussilagina, senecionina</strong>) dodati di<strong> attività epatotossica-genotossica e carcinogenica</strong> per cui la durata di utilizzo non deve superare le 4-6 settimane l´anno perché possono provocare cirrosi epatica ed epatocarcinoma, mentre i lattoni sesquiterpenici possono indurre reazioni allergiche. Per questo motivo essa rientra nella lista del Ministero della Salute per l&#8217;impiego non ammesso nel settore degli integratori alimentari. Sconsigliato anche l’uso in gravidanza ed allattamento.</p>
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