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	<title>dieta sana Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Gli antiossidanti presenti nel cacao e nel tè verde sembrano essere molto benefici</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/gli-antiossidanti-presenti-nel-cacao-e-nel-te-verde-sembrano-essere-molto-benefici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 10:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli antiossidanti presenti nel cacao e nel tè verde sembrano essere molto benefici. Lo conferma uno studio pubblicato su Food and Function e condotto su volontari. E’ noto che lo stress quotidiano produce effetti che si ripercuotono, tra i vari organi e tessuti, anche sui vasi. In risposta a una situazione stressante, infatti, il corpo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli antiossidanti presenti nel cacao e nel tè verde sembrano essere molto benefici. Lo conferma uno studio pubblicato su Food and Function e condotto su volontari.</p>
<p>E’ noto che lo stress quotidiano produce effetti che si ripercuotono, tra i vari organi e tessuti, anche sui vasi. In risposta a una situazione stressante, infatti, il corpo rilascia delle molecole che possono avere effetti negativi a livello vascolare. Lo stesso vale, indirettamente, per un comportamento tipicamente indotto dallo stress: il consumo di alimenti ad alto tenore di grassi, che si consumano più facilmente quando la pressione per eventi più o meno stressanti si fa sentire.</p>
<p>Uno studio pubblicato su Food and Function dimostra che alcune delle sostanze di cui il cacao  è ricco, i flavanoli, hanno un’attività antiossidante molto potente, capace di offrire un’efficace protezione proprio dei vasi, soprattutto quando la dieta è stata ricca di grassi.</p>
<p>In particolare, i ricercatori dell’Università di Birminghan, in Gran Bretagna, avevano condotto in precedenza alcuni studi nei quali avevano dimostrato separatamente i due aspetti, ovvero che gli alimenti grassi danneggiano il sistema vascolare e influenzano il trasporto di ossigeno al cervello, e che gli antiossidanti (flavanoli in particolare) contenuti nelle bevande a base di cacao e nel tè verde proteggono gli stessi vasi. Ora hanno voluto mettere insieme i due aspetti, verificando se, aggiungendo una bevanda a base di cacao dopo un pasto ricco di grassi, per persone che stavano vivendo una situazione stressante, si avesse o meno qualche effetto.</p>
<p>Nello specifico, hanno chiesto a 23 giovani di entrambi i sessi di consumare un pasto con due croissant ciascuno con 10 grammi di burro, 1,5 fette di formaggio cheddar e 250 millilitri di latte intero, per un totale di 56 grammi di grassi (35 dei quali saturi), seguiti da due tipi di bevande al cacao: una ad alto tenore di flavanoli e una con pochi flavanoli. Il tutto circa un’ora e mezzo prima di uno stress indotto da un test durato otto minuti e basato sulla soluzione di un problema matematico, con segnali acustici di allarme in caso di risposta sbagliata.</p>
<p>Nel frattempo, sia durante la fase di riposo che in quella del test stressante, a tutti sono stati misurati alcuni parametri come l’ossigenazione del cervello, la velocità di scorrimento del sangue nell’avambraccio e l’attività cardiovascolare, oltre a un esame specifico chiamato Brachial Flow-mediated dilatation (FMD), che indica il rischio di eventi cardiovascolari. Come atteso, lo stress ha modificato i parametri, aumentando la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca in tutti i partecipanti. Tuttavia, coloro che avevano bevuto la bevanda con cacao a elevata concentrazione di flavanoli, preparata sciogliendo 12 grammi di cacao in 250 millilitri di latte intero, hanno avuto benefici misurabili.</p>
<p><strong>Gli antiossidanti nel cacao</strong></p>
<p>Il drink con la concentrazione più bassa, ottenuto con cacao alcalinizzato (uno dei normali trattamenti cui viene sottoposto il cacao, soprattutto se deve affrontare lavorazioni come quella che lo porta a diventare cioccolato), e che forniva 5,6 grammi di flavanoli per porzione, è risultato infatti associato a una diminuzione dell’FMD dell’1,2%, e quindi a nessun effetto misurabile, che è rimasta immutata per 90 minuti successivi al test.</p>
<p>I ragazzi che, invece, avevano assunto la bevanda con la concentrazione più elevata, e cioè realizzata con cacao in polvere non alcalinizzato, che aveva fornito 695 milligrammi di flavanoli per porzione, hanno avuto una protezione chiara e misurabile, e un miglioramento di quello stesso parametro, l’FMD, visibile già dopo 30 minuti dal test, e ancora dopo 90. I flavanoli non sembrano avere invece un’efficacia particolare sull’ossigenazione del cervello, neppure quando sono in concentrazioni elevate.</p>
<p>La conclusione è quindi che consumare una bevanda – in questo caso a base di cacao non alcalinizzato – quando, in condizioni di stress, si indulge in un pasto ricco di grassi, aiuta a preservare la salute dei vasi, e controbilancia, almeno in piccola parte, gli effetti negativi.</p>
<p><strong>Ogni giorno</strong></p>
<p>Secondo le linee guida specifiche, pubblicate nel 2022 (le prime dedicate esclusivamente all’effetto cardiovascolare dei flavanoli sulla base di 157 studi clinici), ogni giorno bisognerebbe assumere tra i 400 e i 600 milligrammi di queste sostanze, molto presenti soprattutto nei frutti di bosco e nel tè verde. E bisognerebbe assumerle – specifica il documento – proprio in queste forme, per avere tutti i benefici, e non attraverso i supplementi, il cui effetto è estremamente variabile e non di rado dubbio, data la delicatezza di questi composti.</p>
<p>Oltre ai frutti di bosco, di cui può essere sufficiente una porzione, bastano due tazze di tè verde o appunto di una bevanda al cacao o cioccolato di alta qualità, possibilmente non alcalinizzato, che si trova in genere nei prodotti biologici e nelle preparazioni dal gusto più amaro, meno dolce (l’alcalinizzazione serve per addolcire il sapore). “La vita moderna è stressante e l’impatto dello stress sulla nostra salute è stato ben documentato” hanno concluso gli autori. “Pertanto, qualsiasi cambiamento che possiamo apportare per proteggerci da alcuni dei sintomi dello stress è positivo. Per coloro che tendono a mangiare qualcosa quando sono stressati o dipendono da cibo di scarsa qualità perché svolgono lavori molto stressanti o hanno poco tempo, includere i flavanoli potrebbe fare davvero la differenza”.</p>
<pre>Baynham R, Veldhuijzen van Zanten JJCS, Rendeiro C. Cocoa flavanols rescue stress-induced declines in endothelial function after a high-fat meal, but do not affect cerebral oxygenation during stress in young, healthy adults. Food Funct. 2024 Nov 25;15(23):11472-11490. doi: 10.1039/d4fo03834g. PMID: 39552296.</pre>
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		<title>Adottare una dieta sana può ridurre la gravità del dolore cronico</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/adottare-una-dieta-sana-puo-ridurre-la-gravita-del-dolore-cronico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 10:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova ricerca dell&#8217;Università dell&#8217;Australia Meridionale dimostra che adottare una dieta sana può ridurre la gravità del dolore cronico, rappresentando per chi ne soffre un modo semplice e accessibile per gestire meglio la propria condizione. Il dolore cronico è una condizione acuta e debilitante che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. E sebbene &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova ricerca dell&#8217;Università dell&#8217;Australia Meridionale dimostra che adottare una dieta sana può ridurre la gravità del dolore cronico, rappresentando per chi ne soffre un modo semplice e accessibile per gestire meglio la propria condizione.</p>
<p>Il dolore cronico è una condizione acuta e debilitante che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. E sebbene siano disponibili interventi per il dolore, molte persone lottano senza alcun trattamento.</p>
<p>Ora una nuova ricerca dell&#8217;Università dell&#8217;Australia Meridionale dimostra che adottare una dieta sana può ridurre la gravità del dolore cronico, rappresentando per chi ne soffre un modo semplice e accessibile per gestire meglio la propria condizione.</p>
<p>Esplorando le associazioni tra grasso corporeo, dieta e dolore, i ricercatori hanno scoperto che un maggiore consumo di alimenti conformi alle linee guida dietetiche australiane era direttamente associato a livelli più bassi di dolore corporeo, in particolare tra le donne.</p>
<p>È importante notare che questi risultati erano indipendenti dal peso della persona, il che significa che, indipendentemente dalla composizione corporea, una dieta sana può aiutare a ridurre il dolore cronico.</p>
<p>A livello globale, circa il 30% della popolazione soffre di dolore cronico. In Australia, quasi una persona su cinque (o 1,6 milioni) lotta contro il dolore cronico. Le donne hanno tassi più elevati di dolore cronico, così come le persone in sovrappeso o obese.</p>
<p>Lo studio ora dimostra come fattori modificabili, come la dieta, possano aiutare a gestire e alleviare il dolore cronico.</p>
<p>&#8220;È risaputo che mangiare bene fa bene alla salute e al benessere. Ma sapere che semplici cambiamenti alla dieta possono compensare il dolore cronico potrebbe cambiare la vita&#8221;, afferma Ward.</p>
<p>&#8220;Nel nostro studio, un maggiore consumo di alimenti essenziali, ovvero verdura, frutta, cereali, carni magre, latticini e alternative, è stato associato a una riduzione del dolore, indipendentemente dal peso corporeo.</p>
<p>&#8220;Questo è importante perché il sovrappeso o l&#8217;obesità sono noti fattori di rischio per il dolore cronico.</p>
<p>&#8220;Sapere che le scelte alimentari e la qualità complessiva della dieta di una persona non solo la renderanno più sana, ma la aiuteranno anche a ridurre i livelli di dolore è estremamente prezioso.&#8221;</p>
<p>In particolare, i risultati suggeriscono che la qualità della dieta influisce sul dolore in modo diverso negli uomini e nelle donne.</p>
<p>&#8220;Le donne con diete migliori avevano livelli di dolore più bassi e una migliore funzionalità fisica. Ma questo effetto era molto più debole per gli uomini&#8221;, dice Ward.</p>
<p>&#8220;È possibile che le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti dei gruppi alimentari più sani siano ciò che riduce il dolore, ma non possiamo ancora stabilire se una dieta di qualità inferiore provochi più dolore o se il dolore porti a seguire una dieta di qualità inferiore.</p>
<p>&#8220;Una dieta sana e nutriente apporta molteplici benefici per la salute, il benessere e la gestione del dolore. E mentre dovrebbero essere adottate strategie personalizzate di gestione del dolore, una dieta sana è un modo accessibile, conveniente ed efficace per gestire e persino ridurre il dolore.&#8221;</p>
<pre>Ward SJ, Coates AM, Baldock KL, Stanford TE, Hill AM. Better diet quality is associated with reduced body pain in adults regardless of adiposity: Findings from the Whyalla Intergenerational Study of Health. Nutr Res. 2024 Oct;130:22-33. doi: 10.1016/j.nutres.2024.08.002. Epub 2024 Aug 30. PMID: 39326175.</pre>
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		<title>Una dieta sana può ridurre la possibilità che il cancro alla prostata a basso rischio progredisca verso uno stadio più aggressivo</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/una-dieta-sana-puo-ridurre-la-possibilita-che-il-cancro-alla-prostata-a-basso-rischio-progredisca-verso-uno-stadio-piu-aggressivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 07:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[cancro prostata]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
		<category><![CDATA[prostata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova ricerca fornisce prove scientifiche del fatto che una dieta sana può ridurre la possibilità che il cancro alla prostata a basso rischio progredisca verso uno stadio più aggressivo negli uomini sottoposti a sorveglianza attiva, un&#8217;opzione clinica in cui gli uomini con cancro a basso rischio vengono attentamente monitorati per la progressione, al posto &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova ricerca fornisce prove scientifiche del fatto che una dieta sana può ridurre la possibilità che il cancro alla prostata a basso rischio progredisca verso uno stadio più aggressivo negli uomini sottoposti a sorveglianza attiva, un&#8217;opzione clinica in cui gli uomini con cancro a basso rischio vengono attentamente monitorati per la progressione, al posto di trattamenti che potrebbero avere effetti collaterali o complicazioni indesiderati.</p>
<p>I risultati ottenuti da un team di ricerca guidato dalla <em>Johns Hopkins University School of Medicine</em> sono stati pubblicati sulla rivista <em>JAMA Oncology</em>.</p>
<p>Quando si scopre che un paziente ha sviluppato un cancro alla prostata dopo una biopsia, le cellule campionate vengono assegnate a un gruppo di grado in base al loro aspetto rispetto al tessuto prostatico normale. I gruppi di grado vanno da 1 a 5, con il gruppo di grado 1 che indica cellule cancerose indolenti che non hanno un aspetto molto diverso dal tessuto normale e non metastatizzano (non si diffondono ad altre parti del corpo). All&#8217;altro estremo della scala, il gruppo di grado 5 indica cellule cancerose che hanno un aspetto piuttosto anomalo e possono crescere e diffondersi in tutto il corpo se non trattate. Questi gruppi di grado sono il modo in cui i medici classificano l&#8217;aggressività biologica del cancro.</p>
<p>Durante la sorveglianza attiva, le biopsie vengono eseguite a intervalli regolari per cercare cambiamenti nel cancro alla prostata che lo sposterebbero in un gruppo di grado superiore. Questo è chiamato riclassificazione di grado. La riclassificazione spesso porta a una raccomandazione per il trattamento. È anche un modo comune per i ricercatori di valutare l&#8217;efficacia delle terapie e delle modifiche dello stile di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Sebbene siano stati condotti precedenti studi di ricerca sulla dieta e la sua relazione con il cancro alla prostata, crediamo che il nostro sia il primo a fornire prove statisticamente significative del fatto che una dieta sana sia associata a una riduzione del rischio che il cancro alla prostata progredisca verso un gruppo di grado superiore, come dimostrato da una riduzione della percentuale di uomini sottoposti a sorveglianza attiva che hanno subito riclassificazioni di grado nel tempo&#8221;, afferma il coautore senior dello studio, Christian Pavlovich, MD, professore di oncologia urologica presso la Johns Hopkins University School of Medicine e direttore del programma di sorveglianza attiva del cancro alla prostata del Brady Urological Institute.</p>
<p>Nello studio appena pubblicato, i ricercatori hanno valutato in modo prospettico le storie di 886 uomini (età media alla diagnosi: 66) a cui è stato diagnosticato un cancro alla prostata di grado 1 da gennaio 2005 a febbraio 2017, tutti inseriti nel programma di sorveglianza attiva della Johns Hopkins Medicine e che, al momento dell&#8217;arruolamento, hanno completato un sondaggio convalidato sulla frequenza alimentare, il <em>Block 1998 Food Frequency Questionnaire</em>, riguardante le loro abitudini alimentari abituali. Dei partecipanti, 55 erano neri (6,2%), 803 (90,6%) erano bianchi e 28 (3,2%) identificati come altre razze ed etnie.</p>
<p>Sulla base delle loro risposte al questionario, è stato calcolato un punteggio HEI (Healthy Eating Index) per ogni paziente. L&#8217;HEI varia da 0 a 100. &#8220;L&#8217;HEI è una misura convalidata della qualità complessiva della dieta, che quantifica quanto bene il modello alimentare di un individuo aderisca alle raccomandazioni delle Linee guida dietetiche per gli americani del Dipartimento dell&#8217;agricoltura degli Stati Uniti &#8220;, afferma l&#8217;autore principale dello studio Zhuo Tony Su, MD, residente al quinto anno presso il Brady Urological Institute e la Johns Hopkins University School of Medicine. &#8220;Abbiamo esaminato il punteggio HEI di ogni paziente, calcolato in base alle informazioni sulla dieta registrate all&#8217;iscrizione al nostro programma di sorveglianza attiva, e valutato se gli uomini con una dieta di qualità superiore avessero meno probabilità di subire una riclassificazione di grado negli anni successivi&#8221;.</p>
<p>Su afferma che i ricercatori hanno anche valutato i pazienti utilizzando un punteggio HEI (E-HEI) aggiustato in base all&#8217;energia, che tiene conto dell&#8217;apporto calorico giornaliero di una persona.</p>
<p>Oltre a queste due metriche, afferma Su, i ricercatori hanno calcolato i punteggi per ciascun partecipante allo studio utilizzando l&#8217;indice infiammatorio dietetico (DII) e il DII aggiustato in base all&#8217;energia (E-DII).</p>
<p>&#8220;I punteggi DII ed E-DII valutano il potenziale infiammatorio o antinfiammatorio di qualsiasi dieta, quindi punteggi più alti indicano una dieta che può causare più infiammazione, che a sua volta può contribuire allo sviluppo e alla progressione del cancro alla prostata&#8221;, afferma Su. &#8220;Abbiamo valutato se un potenziale infiammatorio più elevato fosse associato a un rischio aumentato di riclassificazione di grado&#8221;.</p>
<p>In base a una valutazione di follow-up effettuata 6,5 ​​anni dopo la diagnosi, 187 uomini (21%) erano stati riclassificati nel gruppo di grado 2 o superiore, di cui 55 (6%) avevano avuto una riclassificazione di grado estremo nel gruppo di grado 3 o superiore.</p>
<p>&#8220;Quando il nostro team ha esaminato i punteggi HEI ed E-HEI in relazione ai tassi di riclassificazione del grado, abbiamo trovato un&#8217;associazione inversa statisticamente significativa tra l&#8217;aderenza a una dieta di alta qualità, come indicato da punteggi HEI ed E-HEI elevati, e il rischio di riclassificazione del grado durante la sorveglianza attiva&#8221;, afferma Trock. &#8220;In altre parole, più alti erano i punteggi HEI ed E-HEI, più ridotto era il rischio che un cancro alla prostata di basso grado fosse progredito in una malattia di grado più elevato che richiedeva un trattamento curativo&#8221;.</p>
<p>Pavlovich afferma che nei pazienti che seguono una dieta di alta qualità, ogni aumento di 12,5 punti nel punteggio HEI è associato a una riduzione di circa il 15% della riclassificazione al gruppo di grado 2 o superiore e a una riduzione del 30% della riclassificazione al gruppo di grado 3 o superiore.</p>
<p>I ricercatori affermano che i loro risultati indicano anche che un potenziale di infiammazione inferiore è tra i diversi possibili meccanismi di riduzione del rischio come risultato di una dieta di qualità superiore. Tuttavia, non hanno trovato un&#8217;associazione tra la riclassificazione del grado e i punteggi DII/E-DII basali. &#8220;Questa mancanza di associazione con DII/E-DII potrebbe indicare che l&#8217;infiammazione gioca un ruolo nel guidare la progressione da una prostata sana a una con cancro&#8221;, afferma Trock. &#8220;Mentre, negli uomini che hanno già un cancro alla prostata, il cambiamento biologico più sottile da un grado inferiore a uno superiore potrebbe riflettere altri meccanismi potenzialmente influenzati dalla dieta&#8221;.</p>
<p>I ricercatori segnalano diverse limitazioni nel loro studio, tra cui dati sulla dieta basati sull&#8217;auto-segnalazione del paziente, risultati soggetti a potenziale bias di mancata risposta (bias che si verifica quando gli intervistati e i non intervistati differiscono in modi che hanno un impatto sulla ricerca, rendendo la popolazione campione meno rappresentativa dell&#8217;intera popolazione) e non tenendo conto dei cambiamenti dietetici nel tempo. Inoltre, affermano che la popolazione dello studio, composta prevalentemente da uomini bianchi con malattia di grado 1 al momento della diagnosi, potrebbe non essere generalizzabile a tutti i pazienti.</p>
<p>&#8220;I nostri risultati finora dovrebbero essere utili per la consulenza degli uomini che scelgono di perseguire la sorveglianza attiva e sono motivati ​​a modificare i loro comportamenti, inclusa la qualità della dieta&#8221;, afferma Pavlovich. &#8220;Tuttavia, per convalidare veramente l&#8217;associazione tra una dieta di qualità superiore e un rischio ridotto di progressione del cancro alla prostata, sono necessari studi futuri con popolazioni più diversificate&#8221;.</p>
<p>Su ZT, Mamawala M, Landis PK, de la Calle CM, Shivappa N, Wirth M, Hébert JR, Pavlovich CP, Trock BJ. Diet Quality, Dietary Inflammatory Potential, and Risk of Prostate Cancer Grade Reclassification. JAMA Oncol. 2024 Oct 17. doi: 10.1001/jamaoncol.2024.4406. Epub ahead of print. PMID: 39418052.</p>
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		<item>
		<title>Schema per una dieta estiva sana e bilanciata</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/schema-per-una-dieta-estiva-sana-e-bilanciata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 08:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[dieta bilanciata]]></category>
		<category><![CDATA[dieta estiva]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Definire una dieta estiva sana e bilanciata è fondamentale per mantenere energia e benessere durante i mesi più caldi. Ecco alcuni consigli: Idratazione Acqua: Bere almeno 2 litri di acqua al giorno per mantenere l&#8217;idratazione. Bevande naturali: Acqua aromatizzata con fette di limone, cetriolo o menta. Tè e infusi: Preferibilmente senza zucchero o con dolcificanti &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Definire una dieta estiva sana e bilanciata è fondamentale per mantenere energia e benessere durante i mesi più caldi. Ecco alcuni consigli:</p>
<ol>
<li><strong>Idratazione</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Acqua: Bere almeno 2 litri di acqua al giorno per mantenere l&#8217;idratazione.</li>
<li>Bevande naturali: Acqua aromatizzata con fette di limone, cetriolo o menta.</li>
<li>Tè e infusi: Preferibilmente senza zucchero o con dolcificanti naturali.</li>
</ul>
<ol start="2">
<li><strong>Frutta e verdura</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Frutta di stagione: Anguria, melone, pesche, albicocche, ciliegie, fragole. Ricche di vitamine, minerali e acqua.</li>
<li>Verdure fresche: Insalate miste con lattuga, rucola, pomodori, cetrioli, carote, peperoni. Optare per verdure crude o leggermente cotte per preservare i nutrienti.</li>
<li>Smoothie* e centrifugati: Unire frutta e verdura per un boost di vitamine e freschezza.</li>
</ul>
<ol start="3">
<li><strong>Proteine magre</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Carni bianche: Pollo, tacchino. Preferibilmente alla griglia o al vapore.</li>
<li>Pesce: Ricco di omega-3, come salmone, sgombro, tonno. Ottimo grigliato o al cartoccio.</li>
<li>Legumi: Fagioli, lenticchie, ceci. Perfetti per insalate fredde.</li>
</ul>
<ol start="4">
<li><strong>Grassi sani</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Olio d&#8217;oliva extravergine: Utilizzare a crudo per condire.</li>
<li>Frutta secca: Mandorle, noci, nocciole. Ricche di grassi buoni e vitamine. Avocado: Ottimo in insalate e toast.</li>
<li>Sostituire l’energia derivante dai grassi saturi con i grassi polinsaturi sembra essere una strategia utile. Gli omega-3, presenti principalmente nei pesci grassi, come salmone, sgombro e sardine, ma anche in semi di lino, chia e noci, sono noti per i loro effetti benefici sul cervello e sulla salute cardiaca, riducendo l&#8217;infiammazione e migliorando la funzione endoteliale.</li>
</ul>
<ol start="5">
<li><strong>Carboidrati complessi</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Il 45-60% delle calorie totali deve essere costituito da carboidrati, meglio se complessi e integrali. Il 15% circa delle calorie deve provenire da proteine (precisamente 0,9 g/kg del peso corporeo). Il 20-35% delle calorie deve essere rappresentato da grassi, di cui meno del 10% saturi.</li>
<li>Preferire cereali integrali (pane, riso integrale, patate, ecc.), farro, quinoa. Ottimi in insalate fredde.</li>
</ul>
<ol start="6">
<li><strong>Pasti leggeri e frequenti</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Piccoli pasti: Mangiare più volte al giorno in piccole quantità.</li>
<li>Spuntini salutari: Frutta fresca, yogurt, frutta secca.</li>
</ul>
<ol start="7">
<li><strong>Non esagerare con il sale e i condimenti</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Il consumo prolungato di dosi eccessive di sale può portare, in alcuni casi, all&#8217;ipertensione.</li>
<li>Il sale da cucina o cloruro di sodio è costituito da sodio e cloro ed è impiegato per insaporire sia gli alimenti confezionati sia i cibi che cuciniamo. Ogni grammo di sale da cucina contiene circa 0,4 grammi di sodio, responsabile sia del sapore del sale sia dei suoi effetti sulla salute.</li>
<li>Il nostro fabbisogno di sodio va da 0.1 a 0,6 grammi al giorno, quota necessaria al nostro organismo per le sue funzioni fisiologiche. La quantità di sodio di cui il nostro corpo ha bisogno è quindi contenuta in 0,25-1,5 grammi di sale da cucina, praticamente un pizzico di sale.</li>
</ul>
<ol start="8">
<li><strong>Evitare</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Bevande zuccherate: Succhi di frutta industriali, bibite gassate.</li>
<li>Cibi fritti: Pesanti da digerire e poco salutari.</li>
<li>Alcolici: Consumare con moderazione, in quanto disidratano.</li>
</ul>
<ol start="9">
<li><strong>Ricorrere ad alimenti naturali o minimamente trasformati</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Limitare o, preferibilmente, evitare i cibi ultra-processati, poveri dal punto di vista nutrizionale e molto ricchi sotto l&#8217;aspetto energetico (contengono additivi come coloranti, addensanti, emulsionanti, edulcoranti, stabilizzanti, ecc.)</li>
<li>Esempi di cibi ultra-processati: snack dolci o salati, pasti surgelati precotti, bevande analcoliche, yogurt aromatizzati, salsicce, wurstel, hamburger pronti, ecc.</li>
</ul>
<ol start="10">
<li><strong>Attività fisica</strong></li>
</ol>
<ul>
<li>Moderata e regolare: Camminate, nuoto, trekking, yoga. Preferibilmente nelle ore più fresche della giornata.</li>
<li>Sono raccomandati almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica d’intensità moderata, praticata per almeno 10 minuti consecutivi.</li>
<li>Da evitare attività a forte impatto articolare, soprattutto ad una certa età</li>
</ul>
<p><strong>Esempio di Menu Giornaliero</strong></p>
<ul>
<li>Colazione: Yogurt greco con frutta fresca e miele, una manciata di noci.</li>
<li>Spuntino: Un frutto di stagione.</li>
<li>Pranzo: Insalata di quinoa con verdure fresche, pollo grigliato, olio d&#8217;oliva e limone.</li>
<li>Merenda: Smoothie di frutta e verdura.</li>
<li>Cena: Pesce al cartoccio con contorno di verdure grigliate e insalata mista.</li>
</ul>
<p>*Lo smoothie è una bevanda spumosa e dal gusto delicato, perfetta per la colazione o la merenda di tutta la famiglia. Apprezzato anche per le sue doti depurative, poiché ricco di liquidi, fibre, vitamine e sali minerali, si prepara con frutta o verdura di stagione cui vengono aggiunti, a seconda della ricetta, latte vegetale, yogurt magro e dolcificanti a piacere.</p>
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		<title>Seguire una dieta sana e sostenibile riduce sostanzialmente il rischio di morte prematura e fa bene all’ambiente</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/seguire-una-dieta-sana-e-sostenibile-riduce-sostanzialmente-il-rischio-di-morte-prematura-e-fa-bene-allambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
		<category><![CDATA[Dieta sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un nuovo studio condotto dalla Harvard TH Chan School of Public Health, le persone che seguono una dieta sana e sostenibile possono ridurre sostanzialmente il rischio di morte prematura oltre all’impatto ambientale. Si tratta del primo ampio studio a valutare direttamente gli impatti dell’adesione alle raccomandazioni contenute nello storico rapporto EAT-Lancet del 2019. I &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un nuovo studio condotto dalla Harvard TH Chan School of Public Health, le persone che seguono una dieta sana e sostenibile possono ridurre sostanzialmente il rischio di morte prematura oltre all’impatto ambientale.</p>
<p>Si tratta del primo ampio studio a valutare direttamente gli impatti dell’adesione alle raccomandazioni contenute nello storico rapporto EAT-Lancet del 2019. I ricercatori hanno chiamato il modello alimentare delineato nel rapporto – che enfatizza una varietà di alimenti vegetali minimamente trasformati ma consente un consumo modesto di carne e latticini – Planetary Health Diet (PHD).</p>
<p>Lo studio è stato pubblicato online il 10 giugno sull’American Journal of Clinical Nutrition.</p>
<p>&#8220;Il cambiamento climatico ha messo il nostro pianeta sulla buona strada verso un disastro ecologico, e il nostro sistema alimentare gioca un ruolo importante&#8221;, ha affermato l&#8217;autore corrispondente Walter Willett , professore di epidemiologia e nutrizione. “Cambiare il modo in cui mangiamo può aiutare a rallentare il processo di cambiamento climatico. E ciò che è più salutare per il pianeta è anche più salutare per gli esseri umani”.</p>
<p>Mentre altri studi hanno scoperto che le diete che enfatizzano gli alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale potrebbero avere benefici per la salute umana e planetaria, la maggior parte ha utilizzato valutazioni dietetiche una tantum, che producono risultati più deboli rispetto a quelle ottenute osservando le diete su un lungo periodo di tempo.</p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato i dati sanitari di oltre 200.000 donne e uomini arruolati nel <em>Nurses&#8217; Health Study</em> I e II e nello <em>Health Professionals Follow-Up Study</em>. I partecipanti erano esenti da malattie croniche importanti all&#8217;inizio dello studio e hanno completato questionari dietetici ogni quattro anni per un periodo massimo di 34 anni. Le diete dei partecipanti sono state valutate in base all&#8217;assunzione di 15 gruppi alimentari, inclusi cereali integrali, verdure, pollame e noci, per quantificare l&#8217;aderenza al PHD.</p>
<p>Lo studio ha rilevato che il rischio di morte prematura era inferiore del 30% nel 10% dei partecipanti più aderenti al PHD rispetto a quelli del 10% più basso. Tutte le principali cause di morte, inclusi cancro, malattie cardiache e polmonari, erano inferiori con una maggiore aderenza a questo modello dietetico.</p>
<p>Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che quelli con la massima aderenza al PHD avevano un impatto ambientale sostanzialmente inferiore rispetto a quelli con l’adesione più bassa, tra cui una riduzione delle emissioni di gas serra del 29%, un fabbisogno di fertilizzanti inferiore del 21% e un utilizzo dei terreni coltivati ​​inferiore del 51%.</p>
<p>I ricercatori hanno notato che la riduzione dell’uso del suolo è particolarmente importante in quanto facilita la riforestazione, che è vista come un modo efficace per ridurre ulteriormente i livelli di gas serra che guidano il cambiamento climatico.</p>
<p>&#8220;Il nostro studio è degno di nota dato che il Dipartimento dell&#8217;Agricoltura degli Stati Uniti ha rifiutato di considerare l&#8217;impatto ambientale delle scelte dietetiche, e qualsiasi riferimento agli effetti ambientali della dieta non sarà consentito nella prossima revisione delle linee guida dietetiche statunitensi&#8221;, ha affermato Willett. “I risultati mostrano quanto siano collegate la salute umana e quella planetaria. Mangiare in modo sano aumenta la sostenibilità ambientale, che a sua volta è essenziale per la salute e il benessere di ogni persona sulla terra”.</p>
<pre>Bui L, Wang F, Sun Q, Hu F, Ha Lee K, Guasch-Ferre M., Willett W. Planetary Health Diet associated with lower risk of premature death, lower environmental impact, 2024 Release Harvard T.H.Chan, School of Public Health, doi 10.1016/j.ajcnut.2024.03.019,  https://www.hsph.harvard.edu/news/press-releases/planetary-health-diet-associated-with-lower-risk-of-premature-death-lower-environmental-impact/</pre>
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		<title>Una dieta sana nel primo anno di vita protegge la salute a lungo termine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 11:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[dieta sana]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una dieta sana nel primo anno di vita protegge la salute a lungo termine Se nel primo anno di vita i bimbi seguono una dieta sana – ricca di pesce e verdure e un minor consumo di carne, dolci, snack e bevande zuccherate – da grandi saranno più in salute, ad esempio avranno una riduzione &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una dieta sana nel primo anno di vita protegge la salute a lungo termine<br />
</strong></p>
<p>Se nel primo anno di vita i bimbi seguono una dieta sana – ricca di pesce e verdure e un minor consumo di carne, dolci, snack e bevande zuccherate – da grandi saranno più in salute, ad esempio avranno una riduzione del rischio di ammalarsi di malattia infiammatoria intestinale (IBD): lo rivela un ampio studio pubblicato sulla rivista Gut e condotto presso l&#8217;Università di Göteborg.</p>
<p>Questi dati potrebbero essere fondamentali per ipotizzare una protezione della salute a lungo termine, in una sorta di dieta preventiva per i neonati</p>
<p>Le diete di media e alta qualità all&#8217;età di un anno sarebbero associate a un rischio complessivamente inferiore del 25% di IBD rispetto a una dieta insalubre. In particolare, un elevato consumo di pesce a 1 anno è associato a un rischio complessivamente inferiore rispetto al suo opposto, e a un rischio inferiore del 54% di colite ulcerosa. Invece, il consumo di bevande zuccherate aumenta del 42% il rischio di sviluppare una problematica intestinale. L&#8217;ipotesi è che la dieta nelle prime fasi della vita, possa influenzare il rischio di malattie come quelle intestinali.</p>
<pre>Val-Laillet D, Aarts E, Weber B, Ferrari M, Quaresima V, Stoeckel LE, Alonso-Alonso M, Audette M, Malbert CH, Stice E. Neuroimaging and neuromodulation approaches to study eating behavior and prevent and treat eating disorders and obesity. Neuroimage Clin. 2015 Mar 24;8:1-31. doi: 10.1016/j.nicl.2015.03.016. eCollection 2015.</pre>
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