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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>La dieta italiana è in lento, ma costante declino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 12:15:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[dieta italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblicato su Frontiers in Nutrition rileva che la dieta italiana è in lento, ma costante declino, principalmente a causa dell&#8217;aumento del consumo di cibi ultra-processati come bevande zuccherate, snack, merendine, patatine fritte e piatti pronti, quasi raddoppiato negli ultimi quindici anni, specialmente tra i più giovani. Tra il &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblicato su <em>Frontiers in Nutrition</em> rileva che <strong>la dieta italiana è in lento, ma costante declino, principalmente a causa dell&#8217;aumento del consumo di cibi ultra-processati </strong>come bevande zuccherate, snack, merendine, patatine fritte e piatti pronti, quasi raddoppiato negli ultimi quindici anni, specialmente tra i più giovani.</p>
<p>Tra il 2005-2006 e il 2018-2020, l&#8217;apporto energetico derivante da questi cibi è infatti quasi raddoppiato (dal 12% al 23%), nonostante la loro percentuale in peso sia rimasta bassa (6%). Gli adulti (18-64 anni) mostrano un peggioramento più marcato rispetto agli anziani (65-74 anni), soprattutto le donne.</p>
<p>Un trend che preoccupa non poco gli esperti, sollevando interrogativi sulla reale efficacia delle attuali linee guida nutrizionali.</p>
<p>Lo studio è basato sull’analisi dei dati di consumo alimentare raccolti tra il 2005-2006 e il 2018-2020 su un campione di 2.313 adulti e 290 anziani nel primo periodo considerato, e 726 adulti e 156 anziani nel secondo, con una proporzione del 50% tra maschi e femmine.</p>
<p><strong>Lo studio ha utilizzato due indicatori specifici</strong>: l’<strong>AIDGI</strong> (Indicatore di Aderenza alle Linee Guida Alimentari Italiane) e il <strong>WISH2.0</strong> (Indice Mondiale per la Sostenibilità e la Salute). Entrambi gli indici <strong>mostrano un quadro con margini di miglioramento</strong>, con punteggi che non superano il 50% del massimo teorico.</p>
<p>I risultati dello studio hanno evidenziato un <strong>dato sorprendente</strong>: gli <strong>anziani</strong> (fascia 65-74 anni), in particolare le donne, <strong>mantengono abitudini alimentari più sane rispetto</strong> agli <strong>adulti più giovani</strong> (18-64 anni).</p>
<p>Non solo, <strong>nel periodo analizzato, la loro aderenza a una dieta di qualità è persino migliorata</strong>, mentre quella dei più giovani è peggiorata in modo significativo.</p>
<p>Mentre il <strong>punteggio AIDGI</strong> per gli anziani è cresciuto del <strong>+5.6%</strong>, quello degli adulti è sceso del <strong>-5.9%</strong>. Simile il trend per <strong>l’indice WISH2.0</strong>, che segna un <strong>+2.8%</strong> per gli anziani e un <strong>-5.1%</strong> per gli adulti.</p>
<p>Il dato più preoccupante riguarda la <strong>tipologia di cibi consumati</strong>.</p>
<p>«<em>I risultati della nostra ricerca</em> – ha sostenuto la coordinatrice dello studio – <em>indicano <strong>un lieve peggioramento dell’aderenza alle raccomandazioni</strong>, con un <strong>eccesso di consumi di alimenti di origine animale</strong>, in particolare la carne rossa e i salumi, e uno <strong>scarso consumo di alimenti vegetali</strong> e in particolare di fonti di proteine vegetali, come i legumi. Tendiamo a criminalizzare i carboidrati e a consumare molti alimenti voluttuari come snack dolci e salati, vino e birra. In particolare questo è vero per gli adulti, mentre per gli anziani e le donne la situazione è lievemente migliore. A guidare questa tendenza negativa è l’<strong>aumento del consumo di alimenti ultra-processati (UPF)</strong>, che sebbene in termini di peso <strong>rappresentino solo il 6% del totale del cibo consumato</strong>, contribuiscono al <strong>23% dell’apporto energetico giornaliero</strong></em>».</p>
<p>Si tratta di un dato cruciale: i <strong>cibi ultra-processati sono molto più calorici e meno nutrienti degli alimenti tradizionali</strong>. A differenza degli alimenti semplicemente processati (come pane, formaggi, o verdure in scatola), che hanno visto diminuire il loro consumo, gli <strong>ultra-processati rappresentano ad oggi la principale minaccia per la qualità della dieta</strong> dei nostri connazionali.</p>
<p>I ricercatori hanno concluso, infine, che pur sembrando relativamente stabile, la <strong>qualità complessiva della dieta italiana mostra un declino determinato dall’aumento silenzioso e insidioso dei cibi ultra-processati</strong>.</p>
<p>Un’ultima considerazione chiave sollevata dallo studio è l’<strong>attuale mancanza, nelle linee guida ufficiali, di una distinzione chiara tra alimenti processati e ultra-processati</strong>.</p>
<p>Un aspetto che, secondo gli autori, <strong>andrebbe rivisto con urgenza</strong> per fornire indicazioni più efficaci e tutelare la salute pubblica.</p>
<pre>Di Veroli JN, Capruzzi S, Scognamiglio U, Rossi L. The 15-year trend in adherence to dietary recommendations and ultra-processed food consumption in Italy. Front Nutr. 2025 Aug 5;12:1623827. doi: 10.3389/fnut.2025.1623827. PMID: 40837431; PMCID: PMC12360916.</pre>
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