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	<title>cumarine Archivi - amaperbene.it</title>
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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Kudzu &#124; Pueraria lobata (Willd.)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 16:29:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il kudzu (Pueraria montana lobata) o kuzu è una pianta selvatica rampicante, perenne, appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose); è una pianta semi legnosa, con lunghi rami pubescenti in grado di formare densi strati e di arrampicarsi su alberi ed altri ostacoli. Le foglie sono composite, formate da 3 foglioline lobate, con margine liscio. Il &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>kudzu</strong> (<em>Pueraria montana lobata</em>) o <em>kuzu</em> è una pianta selvatica rampicante, perenne, appartenente alla famiglia delle Febacee (leguminose); è una pianta semi legnosa, con lunghi rami pubescenti in grado di formare densi strati e di arrampicarsi su alberi ed altri ostacoli. Le foglie sono composite, formate da 3 foglioline lobate, con margine liscio. Il picciolo della fogliolina centrale è lungo, mentre quello delle foglioline laterali è corto. Le radici si sviluppano a partire dagli internodi dei rami che toccano il suolo e sono dotate di noduli nei quali si trovano batteri azotofissatori; possono svilupparsi fino a raggiungere 100 metri di lunghezza, mentre i suoi rami possono crescere fino a 30 cm in un giorno e fino a 30 m in una stagione. Di tale pianta si conoscono principalmente tre varietà, molto simili tra loro: Pueraria montana chinensis, Pueraria montana lobata e Pueraria montana thomsonii.</p>
<p>Arriva dalla Cina e dal Giappone e può raggiungere anche i 100 anni di vita. Il Kuzu è diffuso in tutto l&#8217;Estremo Oriente e in maniera maggiore in Giappone, lungo le pendici di vulcani e montagne, ma ne esistono larghissime distese anche in America e in Europa. In Italia, il kudzu è presente in alcune regioni del nord. Si comporta come neofita invasiva e spesso ricopre in modo pressoché uniforme tutte le superfici che incontra. Si riproduce soprattutto per via vegetativa e cresce nei pressi delle abitazioni, lungo le strade e le ferrovie, su terreni moderatamente umidi e relativamente ricchi di sostanze azotate, spesso in luoghi piuttosto caldi.</p>
<p>La sua denominazione botanica è <em>Pueraria Lobata</em> e pare che la traduzione dal cinese di kudzu significhi <strong><em>eliminatore di tossine</em></strong>. Infatti una delle proprietà di questa leguminosa è di disintossicare l’organismo, cosa da dimostrare.</p>
<p><strong>Le parti maggiormente utilizzate sono le radici e</strong>, talvolta, <strong>anche le foglie</strong>: le prime, raccolte da ottobre ad aprile, vengono utilizzate per estrarre il succo oppure subiscono un processo di essiccazione (al sole o con procedimenti artificiali) per realizzare il decotto o la polvere; i fiori, invece, sono raccolti per infusi. intorno alla fine dell’estate o l&#8217;inizio dell&#8217;autunno e vengono asciugati all&#8217;ombra.</p>
<p>I giovani germogli e le foglie possono essere utilizzati come verdura; <strong>nella cucina orientale</strong> le radici macinate si utilizzano come <strong>addensante naturale</strong> per la preparazione di zuppe, salse e dessert, o per infarinare alimenti da friggere. Esso rappresenta infatti un validissimo sostituto all’amido di mais. In Giappone è ampiamente utilizzato come agente gelificante in salse, zuppe e piatti a base di <em>noodle</em>.</p>
<p>Nella medicina cinese tradizionale il kudzu viene utilizzato da oltre 2000 anni e tuttora rappresenta una delle 50 erbe fondamentali per la fitoterapia. Questa pianta è sempre stata <strong>utilissima per guarire malattie infettive, difficoltà delle vie respiratorie, emicrania, psoriasi, diarrea, ipertensione, sintomi allergici e dolori muscolari</strong>.</p>
<p>Il kuzu è un <strong>gastroprotettore naturale</strong>, infatti alla sua radice è stata riconosciuta una forte proprietà lenitiva e alcalinizzante, utile per alleviare e risolvere diverse problematiche di natura gastro-intestinale come: acidità di stomaco, reflusso, colon e intestino irritabile, ulcere. Il kuzu agisce direttamente sulle mucose assorbendo gli acidi gastrici, facilitando la digestione e donando un immediato sollievo da dolori e bruciori. Per giunta, oltre a guarire, esso è anche in grado di <strong>prevenire la comparsa di acidità</strong> e la conseguente risalita di succhi gastrici verso l’esofago e le vie respiratorie.</p>
<p>Da tempo, inoltre, è riconosciuta la sua efficacia nel risolvere alcuni <strong>problemi di assuefazione</strong>. In Cina questa sostanza ha sempre trovato largo impiego medicinale nella <strong>cura contro l&#8217;abuso degli alcolici</strong>. Il kudzu è ricco di <strong>isoflavoni</strong>, come la <strong>genisteina</strong>, la <strong>daidzeina</strong>, la <strong>puerarina</strong>, le cui caratteristica sono quelle di agire sui neurotrasmettitori come la serotonina, il GABA e il glutammato: <strong>stimolano la produzione di dopamina, allentano il senso di dipendenza</strong>, e compensano la mancanza della sostanza-droga (attività antidipsotropica). Contiene altresì <strong>flavonoidi, cumarine, allantoina, steroli, acido arachidico, amminoacidi, amido</strong>.</p>
<p>Viste le proprietà sopra descritte, il Kuzu è un prodotto molto utilizzato nell&#8217;industria farmaceutica per la produzione di cerotti, spray e gomme da masticare (ad uso terapeutico), <strong>per combattere diverse tipologie di dipendenza</strong>.</p>
<p>Il Kuzu può inoltre rappresentare un prezioso <strong>rimedio naturale in caso di ipertensione o emicrania</strong>, dal momento che gli isoflavoni in esso contenuti sono in grado di ridurre la pressione arteriosa, migliorando anche la circolazione del sangue e l’ossigenazione. Inoltre questa benefica pianta possiede anche <strong>proprietà antiossidanti</strong> che rallentano il restringimento delle arterie. Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia del kudzu anche nella cura dell’angina pectoris nei soggetti cardiopatici.</p>
<p>Questa pianta è, dunque, una sorta di rimedio universale, poiché <strong>esercita un&#8217;azione antidolorifica, miorilassante, antiossidante e antipiretica, crea sollievo, facilita la digestione disinfiammando l&#8217;intestino ed è molto efficace contro lo stress.</strong></p>
<p>Erba amara, pungente, tonica, ad <strong>azione antipiretica e digestiva</strong>, anche vermifuga ed antibatterica, per uso esterno è utilizzata come cicatrizzante.</p>
<p>E&#8217; un adattogeno che stimola la produzione di serotonina e dopamina riequilibrando così il tono dell’umore, contrasta lo stress, facilita il sonno.</p>
<p>La componente di isoflavoni si traduce in apporto di fitoestrogeni utili in menopausa: il kudzu riduce il manifestarsi di vampate e ipersudorazioni notturne, facilita la rimineralizzazione ossea, aiuta il sistema cardiovascolare, calma la fame nervosa.</p>
<p>Pueraria lobata viene impiegata in Oriente anche per prevenire l&#8217;erosione del terreno e come specie foraggera, il suo valore nutritivo è infatti simile a quello dell&#8217;Erba medica</p>
<p>In Corea il fusto viene utilizzato per fare corde e stoffa.</p>
<p><strong>Controindicazioni</strong>: Il kudzu è un rimedio che non ha manifestato <strong>effetti indesiderati</strong>. L’unica attenzione è legata agli effetti degli isoflavoni sul sistema ghiandolare e ormonale femminile, per cui se ne sconsiglia l’uso in caso di cancro al seno. Non va assunto neanche in caso di terapia con antidepressivi, in caso di patologie tiroidee, e se si sta seguendo una terapia ormonale sostitutiva, perché potrebbero manifestarsi interazioni.</p>
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		<title>Erniaria &#124; Herniaria glabra L.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 16:53:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Herniaria glabra o Erniaria è una pianta officinale sempreverde della famiglia delle Caryophyllaceae; è ideale come tappezzante nel giardino roccioso, facile da coltivare in vaso e anche nei panieri sospesi. L’Erniaria, conosciuta come erba turca, è una pianta erbacea annuale o talvolta perenne originaria dell’Eurasia e dell’Africa del nord, diffusa nelle aree erbose collinari &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <em>Herniaria glabra</em> o <strong>Erniaria</strong> è una pianta officinale sempreverde della famiglia delle <em>Caryophyllaceae</em>; è ideale come tappezzante nel giardino roccioso, facile da coltivare in vaso e anche nei panieri sospesi.</p>
<p>L’Erniaria, conosciuta come <strong>erba turca</strong>, è una pianta erbacea annuale o talvolta perenne originaria dell’Eurasia e dell’Africa del nord, diffusa nelle aree erbose collinari e nei boschi. In Italia vegeta un po’ ovunque: lungo i bordi delle strade, i sentieri rocciosi ed erbosi soleggiati, nelle zone aride; nella sabbia; nelle scarpate ferroviarie, tra le pietre delle strade e tra le rocce.</p>
<p>E’ una pianta di colore verde giallastro con radice sottile; i fusti, lunghi fino a 20 cm, nascono da una radice sottile, sono numerosi e prostrati sul terreno e hanno la superficie coperta da peli rivolti all&#8217;indietro; le foglie, opposte a due a due a inserite livello dei nodi dei rametti, tramite un breve picciolo, sono ellittico-oblunghe, con base ristretta e apice normalmente ottuso. Le foglie, lunghe un centimetro, hanno le pagini o lamine lucide di colore verde e sono normalmente glabre. I fiori sono infiorescenze formate da 5-12 piccoli glomeruli sferici di colore verde-giallo gradevolmente profumati, privi di corolla e provvisti di un calice formato da cinque sepali ovali concavi. L’impollinazione avviene ad opera degli insetti ovvero è entomofila o entomogama. I frutti sono acheni ovoidali lisci racchiusi all’interno dei lobi del calice, dotati di ottima capacità di germinazione e possono essere utilizzati per la semina.</p>
<p>L’Herniaria è stata classificata da Carlo Linneo e il nome fa riferimento alla sua capacità di guarire l’ernia, proprietà attribuita da un’antica credenza popolare.</p>
<p>Per preparare la droga, si raccoglie la pianta intera estirpandola con tutta la radice al momento della fioritura da luglio a settembre; si toglie la terra che aderisce alla radice spazzolandola o lavandola nel caso di terra argillosa e si eliminano le parti secche; le piante vengono disposte in strato sottile all&#8217;ombra e in luogo aerato e fatte essiccare rimuovendole spesso; si conservano quindi in sacchetti di carta o di tela.</p>
<p><strong>Principi attivi: saponine triterpeniche, flavonoidi, cumarine, tannini, paronichina, zuccheri</strong>.</p>
<p>Alla pianta vengono attribuite <strong>proprietà spasmolitiche, diuretiche, espettoranti, antisettiche, astringenti e depurative</strong>; viene largamente utilizzata nella medicina popolare per la cura delle affezioni delle vie urinarie, della gotta, per i reumatismi e per depurare il sangue. In omeopatia la pianta trova invece largo impiego nel trattamento della cistite cronica, nell’uretrite e nella minzione dolorosa.  L&#8217;uso esterno dell&#8217;Erniaria è più semplice e sicuro: essa viene impiegata come decongestionante e protettore vasale per i disturbi della pelle connessi con lievi alterazioni dei vasi venosi superficiali.</p>
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		<title>Licopo europeo &#124; Lycopus europaeus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Apr 2023 15:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Licopo europeo (Lycopus europaeus) o Piede di lupo  o erba-sega è una pianta perenne erbacea dai delicati fiori appartenente alla famiglia delle Lamiaceae; è alta fino a 1m con fusti eretti quadrangolari e rizoma che produce stoloni; foglie opposte, glabre, lanceolate, grossolanamente seghettate (erba sega) e intere verso la base; fiori ermafroditi in verticilli &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Licopo europeo (<em>Lycopus europaeus</em>) o Piede di lupo  o erba-sega è una pianta perenne erbacea dai delicati fiori appartenente alla famiglia delle <em>Lamiaceae</em>; è alta fino a 1m con fusti eretti quadrangolari e rizoma che produce stoloni; foglie opposte, glabre, lanceolate, grossolanamente seghettate (erba sega) e intere verso la base; fiori ermafroditi in verticilli con corolla di colore bianco o rosa-violaceo a chiazze purpuree. Cresce in luoghi umidi, ai margini di stagni, fossati e corsi  d&#8217;acqua, su suoli da argillosi a torbosi periodicamente inondati e ricchi in composti azotati, dal livello del mare a 1100 m circa.</p>
<p>Principi attivi: acido litospermico, flavonoidi, cumarine, tannino, olio essenziale, acidi organici, fluoro.</p>
<p>La pianta, che ha proprietà medicinali, veniva usata per ottenere un colorante nero.</p>
<p>Il nome generico deriva dal greco “<em>lykos</em>” (lupo) e “<em>pous</em>” (piede), per la forma delle foglie, simili ai piedi di lupo. Periodo di fioritura: giugno-settembre.</p>
<p>Anticamente il piede di lupo veniva usato per trattare l&#8217;insufficienza della tiroide o la malattia di Basedow, grazie all’alto contenuto in fluoro.</p>
<p>È utilizzato anche in caso di disturbi nervosi, come ansia, palpitazioni cardiache e crampi.</p>
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		<title>Scutellaria &#124; Scutellaria laterifolia</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/scutellaria-scutellaria-laterifolia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 18:14:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scutellaria appartenente alla famiglia delle Labiate, è una pianta erbacea perenne che raggiunge i 60 cm di altezza. Le foglie sono lanceolate e lunghe circa 4 cm. I fiori sono in genere di colore violetto in alcuni casi blu disposti in spighe. Cresce nel vasto territorio che va dalla Siberia all’Asia ma si trova &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>scutellaria</strong> appartenente alla famiglia delle Labiate, è una pianta erbacea perenne che raggiunge i 60 cm di altezza. Le foglie sono lanceolate e lunghe circa 4 cm. I fiori sono in genere di colore violetto in alcuni casi blu disposti in spighe. Cresce nel vasto territorio che va dalla Siberia all’Asia ma si trova anche in America. Rientra infatti tra le piante medicinali utilizzate dai nativi americani per le proprietà antinfiammatorie dell’albero respiratorio e del tratto gastrointestinale.</p>
<p>La scutellaria è piuttosto diffusa anche sul territorio italiano e in Europa in generale. Predilige le zone boscose con presenza di lecci, querce e castagni, terreni sia umidi sia sassosi, tipici delle aree montuose. In Italia infatti questa pianta è molto presente nell’area alpina.</p>
<p>Si adatta bene a giardini rocciosi, in terreni ben drenati possibilmente ghiaiosi, in zona soleggiata. La pianta si adatta anche in vaso.</p>
<p>La scutellaria ha più di 350 specie. Si può dire che tutte le specie di scutellaria hanno portamento cespuglioso a cuscino, anche se esistono alcune specie a portamento eretto.</p>
<p>Da punto di vista fitoterapico possono essere piuttosto differenti tra loro. Le specie più diffuse e utilizzate come rimedio naturale sono:</p>
<ul>
<li><strong>americana</strong> (<em>Scutellaria lateriflora</em>) anche chiamata <strong>scutellaria della Virginia</strong> anche se cresce in tutto il territorio statunitense e nel Canada meridionale. Questa varietà in primavera esibisce piccoli fiori blu o viola. Le sue foglie vengono usate da oltre 200 anni come medicina naturale <strong>per trattare le</strong> <strong>infiammazioni gastrointestinali e quelle dell’apparato respiratorio e per placare ansia, tensione nervosa e convulsioni</strong>.</li>
<li><strong>cinese</strong> (<em>Scutellaria baicalensis</em>) originaria del continente asiatico, ma è diffusissima anche in Russia. La <em>baicalensis</em> ha proprietà antiossidanti e svolgono attività antistaminica per chi soffre di allergie. Nella medicina tradizionale cinese le radici della scutellaria cinese (<em>Huang Qin</em>) sono state usate per secoli <strong>per curare diarrea, insonnia, dissenteria, ipertensione, disturbi emorragici</strong> (ematemesi, ematuria e metrorragia),<strong> infezioni respiratorie, malattie cardiovascolari e infiammazioni</strong>; favorisce il recupero della funzionalità dell’epitelio intestinale, soprattutto nei casi di intolleranze alimentari. Infine questa specie ha valide proprietà antivirali ed antimicotiche.</li>
<li><strong>lateriflora</strong>, con foglie opposte, di color verde chiaro e fiori con sfumature di colore dal bianco al viola pallido. Questa specie era utilizzata dai Nativi americani per trattare le <strong>infiammazioni gastrointestinali e</strong> quelle <strong>dell’apparato respiratorio</strong>. E’ ancora in uso nella medicina popolare.</li>
<li><strong>barbata</strong>, originaria di Cina e Corea, è coltivata principalmente per l’uso che se ne fa nella medicina tradizionale cinese, come antinfiammatorio e soprattutto nelle malattie del fegato. Come <strong>rimedio per la diarrea, l’infiammazione e l’epatite</strong>.</li>
</ul>
<p>La parte della pianta contenente i principi attivi e quindi utilizzata per fini medicinali sono le radici ricche di flavonoidi come la <strong>baicalina</strong> e la <strong>baicaleina</strong>, fitosteroli come il <strong>beta-sitosterolo</strong>, iridoidi come lo <strong>scutellarioside</strong>, <strong>cumarine</strong>, <strong>polifenoli</strong> e <strong>tannini</strong>. Altri costituenti attivi sono <strong>wogonin</strong>, <strong>apigenina</strong> e <strong>orossilina</strong>. La scultellaria contiene inoltre minerali tra cui ferro, zinco e rame e anche Vitamina E. La baicaleina è contenuta anche nella piantaggine. Tali principi attivi rendono la scutellaria utile per</p>
<ul>
<li>sostenere i meccanismi di difesa dell’organismo e del sistema immunitario in caso di soggetto allergico o intollerante; rilassa infatti la muscolatura bronchiale e i suoi flavonoidi svolgono un’azione antinfiammatoria che la rendono benefica nei disturbi infiammatori su base allergica, con una discreta attività antistaminica</li>
<li>ridurre fenomeni allergici come l’eczema e l’orticaria e curare le patologie di origine allergica come l’asma, la febbre da fieno</li>
<li>produrre una attività antistaminica e antinfiammatoria simile a quella procurata dai Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) ma senza alcun effetto collaterale o controindicazione a carico dello stomaco</li>
<li>agire positivamente nel caso di dolori articolari come artrite, osteoartrite e artrite reumatoide</li>
<li>combattere i radicali liberi causa dell’invecchiamento e di patologie degenerative</li>
<li>svolgere azione preventiva sulle patologie cardio-circolatorie (ipertensione arteriosa, arteriosclerosi, vene varicose, problemi circolatori vari), compresi gli attacchi cardiaci perché in grado di aumentare il colesterolo buono (HDL)</li>
<li>trattare infezioni gastrointestinali che possono provocare diarrea e ripristinare gli epiteli intestinali danneggiati</li>
<li>svolgere un’attività neuroprotettiva, sedativa e rilassante, per cui è indicata per il trattamento dell&#8217;insonnia, stati d&#8217;ansia, attacchi di panico; la baicalina è in grado di migliorare l’apprendimento e la compromissione della memoria in seguito ad ischemia cerebrale globale</li>
<li>esercitare un’azione antibatterica e antinfiammatoria nei casi di acne causata da <em>Propionibacterium acnes. </em>La scutellaria trova impiego anche in <strong>cosmetica</strong>, essendo presente in alcune creme per il viso e detergenti per i suoi flavonoidi che la rendono un anti-age con effetti sebo-regolatori.</li>
</ul>
<p>In erboristeria si trova la pianta essiccata per <strong>tisana</strong>.</p>
<p>Fare attenzione al sovraddosaggio che potrebbe causare vertigini, contrazione degli arti e sintomi di epilessia. La scutellaria potrebbe inoltre interagire con farmaci del sistema nervoso, pertanto va assunta sotto controllo medico. Va sconsigliata l’assunzione da donne in gravidanza o allattamento, dai bambini, da soggetti in trattamento con farmaci sedativi.</p>
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		<title>Frassino spinoso &#124; Zanthoxylum americanum Mill.</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/frassino-spinoso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:17:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo zanthoxylum americanum, o frassino spinoso o frassino del nord (talvolta chiamato anche legno giallo o suterberry), è un arbusto aromatico o piccolo albero originario degli Stati Uniti Stati e Canada, appartenente alla famiglia delle Rutaceae; può raggiungere un&#8217;altezza di 10 metri; produce volantini membranosi e grappoli di fiori ascellari; ha rami giovani leggermente tomentosi, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <em>zanthoxylum americanum</em>, o <strong>frassino spinoso</strong> o <strong>frassino del nord</strong> (talvolta chiamato anche <strong>legno giallo</strong> o <strong>suterberr</strong>y), è un arbusto aromatico o piccolo albero originario degli Stati Uniti Stati e Canada, appartenente alla famiglia delle <em>Rutaceae</em>; può raggiungere un&#8217;altezza di 10 metri; produce volantini membranosi e grappoli di fiori ascellari; ha rami giovani leggermente tomentosi, alternati, coperti di spine dure e affilate, appaiate alla base delle foglie e sulla corteccia. Le foglie verde scuro sono aromatiche amare, con margini crenati. I frutti rossi contengono un seme nero lucente molto aromatico; le bacche formano dei grappoli sulle cime dei rami, e sono di un colore blu scuro ed emanano un odore simile al limone così come le foglie. Fiorisce in aprile-maggio. Predilige zone collinari e montane.</p>
<p>Gli estratti oleosi dalla corteccia sono stati utilizzati nella medicina tradizionale e alternativa per le <strong>proprietà antifungine e citotossiche</strong>. <strong>Le bacche sono considerate ancora più attive della corteccia, essendo carminative e antispasmodiche</strong>.</p>
<p><strong>Principi attivi: </strong>Cumarine, alcaloidi, resine, tannini, olio essenziale, amidi. La <strong>celeritrina</strong> è un antimicrobico, l’<strong>asarina</strong> sembra essere antitubercolare e velenosa per i pesci (insieme a <strong>sesamina</strong> e <strong>neoerculina</strong>).</p>
<p>Il frassino spinoso possiede <strong>proprietà antiinfiammatoria, diaforetica, stimolante circolatoria, irritante, antireumatica, carminativa e antidiarroica</strong>.</p>
<p>Trova indicazione in molti problemi cronici e come coadiuvante, grazie alla sua azione alterativa e stimolante della circolazione ematica e linfatica, nonché in molte condizioni che richiedono una azione disintossicante. Le condizioni tipicamente trattate con questo rimedio sono problemi reumatici, dermatologici ed in genere ogni situazione di ristagno e di cattiva circolazione, come geloni, crampi agli arti inferiori, vene varicose e ulcere varicose. Tipico il suo utilizzo nelle malattie da raffreddamento e nei problemi di cattiva digestione o di crampi, grazie alla sua azione stimolante e antispasmodica.</p>
<p>La <strong>corteccia di frassino</strong> pungente può essere rimossa ed è stata utilizzata come aiuto naturale per mal di denti, muscoli e articolazioni rigidi o doloranti, mal di gola e gonorrea. I nativi americani masticavano la corteccia o la applicavano direttamente sotto forma di pasta su denti e gengive che erano causa di disagio e dolore. La corteccia veniva anche mescolata con grasso d’orso per formare un impiastro applicato alle aree in cui si manifestavano reumatismi, rigidità articolare e muscolare.</p>
<p>Nel 2012, una distilleria della Pennsylvania ha introdotto un <strong>bitter chiamato Bartram&#8217;s Bitters</strong> (in onore del botanico John Bartram) che utilizza la corteccia della pianta come uno dei numerosi ingredienti botanici.</p>
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		<title>Frassino comune &#124; Fraxinus Excelsior</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/frassino-comune-fraxinus-excelsior/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 12:09:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Frassino maggiore o Frassino comune è una specie della famiglia delle Oleaceae, diffusa dall&#8217;Asia minore all&#8217;Europa. Il nome Fraxinus ha un origine incerta: secondo alcuni deriva dal latino “frango” che significa piegare in relazione all’elevata flessibilità del suo legno; secondo altri deriva invece dal greco “fraxis” che significa separazione, perché è una pianta che &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Frassino maggiore</strong> o <strong>Frassino comune</strong> è una specie della famiglia delle <em>Oleaceae</em>, diffusa dall&#8217;Asia minore all&#8217;Europa.</p>
<p>Il nome <em>Fraxinus</em> ha un origine incerta: secondo alcuni deriva dal latino “frango” che significa piegare in relazione all’elevata flessibilità del suo legno; secondo altri deriva invece dal greco “fraxis” che significa separazione, perché è una pianta che si piantava come segnale di confine di proprietà; il termine latino <em>Fraxinus</em> trae origine dal greco <em>Phràssein</em> che significa assiepare; il nome della specie <em>excelsior </em>è comparativo di maggioranza di <em>excelsus</em>, che significa alto, quindi <em>excelsior</em> significa &#8220;più alto&#8221;, con evidente riferimento alle varie specie di Frassini. Secondo il mito greco il Frassino era un albero in grado di attirare le saette; allora il nome potrebbe derivare da <em>fragor</em> che in latino significa rumore, fragore, questo perché in Grecia il Frassino era un albero dedicato a Poseidone, dio che controllava i terremoti e i fulmini.</p>
<p>E’ un albero eliofilo a foglia caduca dal portamento slanciato, ma maestoso negli esemplari isolati, in grado di raggiungere l’altezza di 40 metri; il tronco, che può superare il metro di diametro, è dritto e cilindrico; corteccia inizialmente liscia, di colore grigio verdastra e con macchie chiare, con l’età assume toni grigio-brunastri e fessurazioni longitudinali; i rami sono opposti, lisci e di colore verdastro chiaro; le gemme, evidenti e tomentose, sono opposte, di colore nerastro, con quella posta all’apice dei rami di dimensioni maggiori. Le foglie possono superare anche 25 cm di lunghezza; opposte, imparipennate, composte di (7) 9 ÷ 13 (15) foglioline di dimensioni fino a cm 12 x 2 ÷ 4, lanceolate, con apice acuto, sub sessili ma con la terminale picciolata; margine finemente seghettato, con nervature evidenti che si diramano verso il bordo; colore verde lucido nella pagina superiore, più chiaro e glabro in quella inferiore. I fiori compaiono prima delle foglie sui rami dell’anno precedente e si presentano come piccole pannocchie laterali, ascellari; fiori privi di corolla e calice, ermafroditi ma anche unisessuali: in questo caso quelli maschili sono composti di due soli stami, con antere porpora mentre quelli femminili sono muniti ovario bicarpellare ed assumono una colorazione più verdastra. I frutti sono samare lanceolato-lineari, ottuse, lunghe fino a 60 mm, peduncolate e riunite in grappoli; inizialmente di colore verde chiaro, poi giallastre, e rossicce alla maturazione, rimangono attaccate ai rami per tutto l’inverno e, per un complesso sistema di esigenze, soprattutto climatiche, possono germinare al secondo anno dalla maturazione (in genere 18 mesi). Il periodo di fioritura è legato alle condizioni ambientali, da Marzo a Maggio.</p>
<p>Le specie di questo gruppo hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature. In genere il loro habitat si trova nelle regioni temperate e subtropicali dell’emisfero settentrionale, ma anche tropicali come il Messico, Cuba, Giava e le Filippine. Le specie più diffuse in Italia sono il <strong><em>Fraxinus excelsior</em></strong> conosciuto col nome comune di <strong>Frassino maggiore</strong>; il <strong><em>Fraxinus ornus</em></strong> noto come <strong>Orno</strong> o <strong>Orniello</strong>, utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche <strong>Frassino da manna</strong> o Albero della manna; <strong>Fraxinus angustifolia</strong> noto col nome di Frassino meridionale (<em>Fraxinus oxycarpa</em> Bieb. nella “Flora d’Italia”). Tutte e 3 le specie spontanee della flora italiana vivono sull’arco alpino.</p>
<p>Il <strong><em>Faxinus excelsior</em></strong> è un albero importante nella mitologia e nel folklore europei e, soprattutto nei paesi nordici; è stato sempre considerato un <strong>albero magico e sacro</strong>; molti sono i riferimenti alle leggende legate al dio Odino: si narra che lo stesso Odino (Igg) abbia acquisito i suoi poteri magici, dopo essersi impiccato ed aver trascorso un lungo tempo all’interno di un frassino; in Scandinavia questo albero viene chiamato Igg-drasil cioè cavallo di Odino.</p>
<p>Il nome inglese moderno, Ash, deriva dalla parola Anglo-Sassone “aesc”, che significa: lancia. Nell’alfabeto celtico <strong>Ash</strong> o “Nion” rappresenta la nostra, moderna, lettera N.</p>
<p>In Gran Bretagna l’antica saggezza popolare indica che, quando le gemme della Quercia si schiudono prima di quelle del Frassino, l’estate sarà secca e sarà invece umida se quelle del Frassino saranno le prime ad aprirsi.</p>
<p>La <strong>manna</strong> è la linfa estratta dalla corteccia opportunamente incisa. L’estrazione della manna si effettua in modo particolare sul <em>Fraxinus ornus</em> (orniello o frassino da manna). Vengono praticati delle piccole incisioni trasversali con gesti precisi, da cui sgorga lentamente un succo inizialmente di colore ceruleo e di sapore amaro (lagrima), che a contatto con l&#8217;aria rapidamente si schiarisce e assume un sapore dolce. Condensandosi, forma cannoli e stalattiti di colore bianco e profumati. La manna in media contiene il 40-60% di mannitolo. La manna viene utilizzata come dolcificante,</p>
<p>Molto utilizzato il <strong>legno di frassino</strong>. Si tratta di un legno di colore molto chiaro, quasi bianco, è compatto, resistente ed elastico e duttile: queste doti ne fanno un materiale particolarmente adatto per la produzione di compensati, pavimenti, mobili, timoni per imbarcazioni da diporto, manici per attrezzi e parti di strumenti musicali, attrezzi sportivi, quali racchette da tennis, sci, mazze da golf, ma anche slitte, utensili da cucina, carri, comprese ruote e raggi ed in tutti quei casi in cui robustezza ed elasticità siano richieste; all’aperto, tuttavia, questo legno si altera facilmente, quindi, non è consigliabile utilizzarlo, ad esempio, per gli infissi. Fino al &#8216;600 è stato, assieme al corniolo, uno dei legnami più impiegati nella produzione di lance, giavellotti e picche (oltre che alle ruote dei carri, sin dall&#8217;età del bronzo, quando il carro da guerra era uno <em>status symbol</em> militare), tanto che il frassino venne legato sovente a divinità pagane della guerra, fraternità di guerrieri o società di carattere militare.</p>
<p>E’ un apprezzato combustibile per il suo elevato potere calorifico. Il legno di questa specie arde molto bene anche se piuttosto fresco perché contiene una sostanza molto infiammabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Noto già nell’antica Grecia, dove i medici Ippocrate e Teofrasto lo raccomandavano come <strong>pianta diuretica</strong>; Dioscoride invece descrive il Frassino come pianta da usare contro il morso dei serpenti. Di questa proprietà, non è presente alcun dato scientifico che ne dimostra l’efficacia, ma tuttavia è un’indicazione che viene riportata anche all’interno della farmacopea Callawaya-Bolivia.</p>
<p>La droga della pianta è costituita principalmente dalle foglie adulte e dalla corteccia di giovani rami; in passato venivano utilizzati anche i semi, a cui venivano attribuite proprietà analoghe a quelle delle foglie.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong> sono: <strong>acido ursolico</strong>, <strong>benzochinone</strong>, <strong>mannitolo</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>fenoli</strong>, <strong>cumarine</strong>, <strong>flavonoidi</strong>, <strong>acido ascorbico</strong>, <strong>iridoidi</strong>, <strong>siringoside</strong>.</p>
<p>Anticamente i frutti venivano messi in conserva di sale ed aceto per essere usati come condimento; questa preparazione è ancora in uso in Siberia.</p>
<p>Dalle foglie si può ricavare un <strong>succedaneo del té.</strong></p>
<p><strong>In fitoterapia</strong> i preparati di Frassino vengono utilizzati per le loro <strong>proprietà antinfiammatorie, analgesiche ed antiflogistiche</strong>: l’azione antinfiammatoria sembra possedere una specifica efficacia sulla parete colecistica, per cui viene suggerito in particolare l’uso nelle colecistiti croniche.</p>
<p>Oltre a queste indicazioni, al Frassino sono riconosciute <strong>attività diuretica e uricosurica</strong>: quindi viene indicato in casi di artrosi, iperuricemia, gotta, ipercolesterolemia, ritenzione idrica, cellulite; le parti utilizzate sono le foglie e la corteccia di rami giovani.</p>
<p>Per uso esterno si può utilizzare un infuso di foglie per fare impacchi in caso di <strong>dolori articolari e disturbi reumatici</strong> o come tonificante sulla pelle e rinfrescante per la pelle irritata. Dal 1996, per decisione della Commissione Europea, è entrato nell&#8217;inventario degli ingredienti comunemente utilizzati come tonici nei prodotti cosmetici.</p>
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		<title>Viburno &#124; Viburnum Prunifolium</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/viburno-viburnum-prunifolium/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 13:37:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Viburnum L., 1753 è un genere di piante appartenente alla famiglia Caprifoliaceae (Adoxaceae secon-do la classificazione APG), originario dell&#8217;Europa, America e Asia. Sono alberi alti fino a 10 m ed arbusti che possono raggiungere i 5 m di altezza, a fogliame caduco o persistente, hanno il fogliame molto decorativo e una caratteristica e abbondante fioritura, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Viburnum</em></strong><em> L.</em>, 1753 è un genere di piante appartenente alla famiglia <em>Caprifoliaceae</em> (<em>Adoxaceae</em> secon-do la classificazione APG), originario dell&#8217;Europa, America e Asia. Sono alberi alti fino a 10 m ed arbusti che possono raggiungere i 5 m di altezza, a fogliame caduco o persistente, hanno il fogliame molto decorativo e una caratteristica e abbondante fioritura, con fiori solitamente di colore bianco, profumati e riuniti in corimbi o cime ombrelliformi, cui segue in autunno una vistosa fruttificazione. Dopo la fioritura si sviluppa il frutto, una drupa molto decorativa di colore nero bluastro che rimane a lungo sulla pianta e che risulta apprezzata dagli uccelli.</p>
<p>L’etimologia del suo nome è incerta ma potrebbe derivare dal latino “viere” che significa “legare-intrecciare”, riferito alla flessibilità dei suoi rami, che venivano utilizzati per la realizzazione di cesti. Oppure dal termine “vovorna” ovvero “dei luoghi selvatici”.</p>
<p>Viene adoperata come <strong>pianta ornamentale</strong> nei parchi e giardini, boschetti o coltivato in vaso sui terrazzi.</p>
<p>Il Viburnum prunifolium è utilizzato anche a scopo terapeutico per le proprietà della <strong>resina estratta</strong> dalla corteccia del tronco e della radice che ha <strong>azione sedativa, antisparmodica ed emostatica</strong>, specialmente a livello dell’utero. Nella medicina popolare, il viburno viene infatti impiegato nel trattamento dei dolori mestruali, dell&#8217;amenorrea, delle turbe climateriche e del vomito in gravidanza per le sue proprietà <strong>sedative, antispastiche</strong>.</p>
<p>Il decotto di foglie viene utilizzato come lozione per scurire i capelli.</p>
<p><strong>Costituenti chimici</strong> sono: resine; <strong>glucosidi iridoidi </strong>(salicina); idrochinone (<strong>arbutina</strong>); cumarine (<strong>scopoletina</strong>); <strong>tannini; acidi organici</strong> (formico, valerianico, salicilico); <strong>alcaloidi</strong>.</p>
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		<title>Lattuga Virosa</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/lattuga-virosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 12:54:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lactuca virosa L. è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae. È simile alla lattuga comune (L. sativa), per il suo ambiente vitale selvatico è spesso chiamata Lattuga selvatica. Il nome generico allude alla presenza di un latice bianco (chiamato lattucario, che fuoriesce dalla pianta tagliuzzata), tipico di molte altre Asteraceae liguliflore; il nome specifico &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lactuca virosa L</em>. è una pianta appartenente alla famiglia delle <em>Asteraceae</em>. È simile alla lattuga comune (<em>L. sativa</em>), per il suo ambiente vitale selvatico è spesso chiamata <strong>Lattuga selvatica</strong>.</p>
<p>Il nome generico allude alla presenza di un <strong>latice bianco</strong> (<strong>chiamato lattucario</strong>, che fuoriesce dalla pianta tagliuzzata), tipico di molte altre <em>Asteraceae liguliflore</em>; il nome specifico in latino significa “velenosa” e deriva dalla sua riconosciuta tossicità, per cui non è considerata pianta alimentare. <strong>Tutte le parti della pianta possono essere tossiche</strong>. La pianta contiene anche <strong>flavonoidi</strong>, che hanno forti proprietà anti-ossidanti, ma anche <strong>cumarine</strong> (notevolmente tossiche), e <strong>metilfenilalanina</strong>.</p>
<p>La <strong>lattuga virosa</strong> è una pianta erbacea annua o biennale alta fino a 60 cm, simile alla lattuga coltivata per uso alimentare, con fusto verde o violaceo, spesso e grandi foglie lanceolate dentate color verde scuro; infiorescenze a pannocchie con fiori gialli raccolti in capolini che producono acheni nerastri con una piumetta bianca. Cresce lungo le strade e canali; terreni sassosi e basici; fiorisce da luglio a settembre.</p>
<p>La pianta è diffusa in Italia, anche se è non molto comune; contiene due sostanze, <strong>lattucina</strong> e <strong>lattucopicrina</strong>, che <strong>se ingerite hanno effetti simili a quelli dell&#8217;oppio</strong> (<strong>effetti psicotropi</strong>, specificatamente <strong>ipnotici, analgesici o sedativi</strong>) e possono provocare intossicazioni.</p>
<p>L&#8217;erba era nota anche ai Romani ed ai Greci: attorno al 430 a.C., Ippocrate ne descrive le <strong>proprietà sedative</strong>, associando i suoi effetti al ben più raro, potente e costoso oppio. Spostandoci a Roma, Dioscoride Pedanio, naturalista e chirurgo spesso al seguito di campagne militari di Nerone attorno al primo secolo avanti Cristo, descrive le immagini ed i sogni indotti dall&#8217;utilizzo del lattice di lattuga velenosa. Plinio il Vecchio fa lo stesso, soffermandosi particolarmente sulle proprietà afrodisiache della pianta nella sua <em>Naturalis Historia</em>, descrivendola in questo modo: “Provoca sonnolenza, può raffreddare gli appetiti sessuali, purgare lo stomaco ed aumentare il volume del sangue”. Per arrivare poi ad Augusto, che fece erigere una statua in onore dell&#8217;infusione della lattuga selvatica, dichiarando che gli avesse salvato la vita. Saltando più avanti nel tempo, la <em>lactuca sativa</em> venne impiegata fino al XIX secolo come <strong>sostituto dell&#8217;oppio</strong> (<strong>oppio dei poveri</strong>) e studiata con cura dal Concilio della Società Farmaceutica della Gran Bretagna nel 1911, scoprendo le sostanze responsabili degli effetti psicoattivi di questa pianta: la lactucopicrina e la lactucina. Negli anni &#8217;70, la <em>Lactuca virosa</em> era molto nota negli USA; veniva venduta con diversi nomi, quali &#8220;<em>Lettuce opium</em>&#8220;, &#8220;<em>opium</em>&#8221; e &#8220;l<em>ettucene</em>&#8220;; venne utilizzata in ambiente hippy come sostituto della marijuana e degli oppiacei.</p>
<p>La lattuga selvatica ha un duplice effetto, che varia <strong>in base alla dose</strong> assunta: fino ad un grammo di principio attivo, <strong>agisce come soppressore del dolore e calmante</strong>; a dosi più elevate, iniziano a fare effetto le sostanze simil-alcaloidi della pianta, <strong>induce</strong>ndo <strong>stati di euforia e rilassatezza</strong>, simili per certi versi alla marijuana o all&#8217;oppio. Non porta assuefazione, anche se la si consuma in grandi quantità, e non provoca overdose, anche se il consumo eccessivo può portare ad effetti collaterali sgradevoli. Tuttavia si possono osservare casi di intossicazione.</p>
<p>L’intossicazione acuta si manifesta con una sintomatologia caratterizzata da: nausea, vomito, sedazione, ronzii alle orecchie, sonnolenza, ottundimento del sensorio e depressione respiratoria grave che può portare sino al coma ed alla morte.</p>
<p>Dalla <em>L. virosa</em> possono essere ricavati <strong>oli</strong> ed <strong>estratti</strong>. Il suo utilizzo come galattogeno (favorirebbe la produzione lattea delle puerpere), si basa più che altro su una possibile attività di terapia omeopatica, e ad ogni modo è di non dimostrata azione effettiva. La <em>L. virosa</em> è molto amara.</p>
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		<title>Passiflora incarnata</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/passiflora-incarnata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 15:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La passiflora (Passiflora incarnata) è una pianta ornamentale rampicante appartenente alla famiglia delle Passifloracee; è originaria delle zone tropicali e subtropicali del centro e del sud America; alcune specie provengono del nord America ed altre dall’Asia e dall’Australia; oggi è coltivata anche nelle nostre regioni e in molti paesi a clima temperato-caldo. Si tratta di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>passiflora</strong> (<em>Passiflora incarnata</em>) è una <strong>pianta ornamentale rampicante</strong> appartenente alla famiglia delle <em>Passifloracee</em>; è originaria delle zone tropicali e subtropicali del centro e del sud America; alcune specie provengono del nord America ed altre dall’Asia e dall’Australia; oggi è coltivata anche nelle nostre regioni e in molti paesi a clima temperato-caldo.</p>
<p>Si tratta di una pianta perenne rampicante che può raggiungere anche 80 dm di altezza, con rizoma strisciante, dal quale nascono numerosi fusti che conferiscono alla pianta un aspetto cespuglioso. I rami sono lunghi e presentano numerosi viticci utili per l’ancoraggio a vari sostegni. Durante l’inverno la parte epigea secca scompare completamente ricomparendo in primavera. Le foglie sono alterne lungamente picciolate, profondamente divise in tre lobi ovali acuti, finemente dentati con dei cirri spesso presenti all’ascella. I fiori sono solitari, grandi, e lungamente peduncolati con calice a cinque sepali verdastri esternamente e bianchi o violacei internamente, con corolla formata da cinque petali bianchi e corona di numerosi filamenti violacei; al centro del fiore spiccano i cinque grandi stami con antere di colore arancio.</p>
<p>Il frutto è una bacca ovoidale di colore verde con pericarpo sottile e polpa spugnosa contenente numerosi semi neri e rugosi sulla superficie e muniti di un arillo biancastro. I fiori hanno antesi scalare e frequentemente si possono trovare sulle stesse piante frutti e fiori. e compaiono fra luglio e settembre. La passiflora cresce bene nei terreni ben esposti e freschi, ricchi di humus e ben concimati.; occorre assolutamente evitare i ristagni idrici, soprattutto nei mesi invernali, i terreni troppo freddi e le esposizioni a nord.</p>
<p>Il nome di Passiflora, deriva dal latino “passio” che sta per “passione” e “flos” che significa “fiore”, nome che gli fu attribuito da alcuni missionari Gesuiti nel 1610 in quanto vedevano in alcune parti della pianta la rappresentazione della Passione di Cristo: il cerchio con i filamenti fiorali richiama la corona di spine di Gesù, i 3 stili rappresentano i chiodi utilizzati per la crocifissione, gli stami il martello, mentre i viticci le fruste che flagellarono Gesù e le foglie la lancia. Da qui deriva infatti il nome di uso comune <strong>Fiore della passione di Cristo</strong>.</p>
<p>Le foglie e le parti aeree della passiflora contengono <strong>alcaloidi armano (passiflorina), armina, armolo base-A e base-B; flavonoidi, glucoside, sostanze amare, maltolo, fitosteroli, acidi fenoli, cumarine, eterosidi cianogenici, tracce di olio essenziale</strong>. I flavonoidi in essa contenuti svolgono un’azione sul sistema nervoso centrale (sarebbero in grado di legarsi ai recettori delle benzodiazepine situati nel cervello), soprattutto a livello della zona adibita al controllo dei movimenti e dei centri del sonno.</p>
<p>La pianta ha <strong>proprietà aromatizzanti</strong> (i frutti) <strong>e sedative</strong>, sonnifere, antinevralgiche, narcotiche, analgesiche, tranquillanti (i tralci fioriti); viene utilizzata sotto forma di infuso, tintura, estratto fluido. Non a caso, nel corso della Prima Guerra Mondiale la Passiflora veniva utilizzata come sedativo nervoso per l’ansia e l’angoscia date dalla guerra. Alle adeguate dosi, infatti, questa pianta <strong>induce un sonno ristoratore</strong>, senza risvegli notturni, <strong>e un risveglio privo di stordimento</strong>. E’ efficace in caso di stress, ansia e senso di angoscia; nelle forme di nevrosi isterica, fobica, ossessiva e post traumatica; nei disturbi della menopausa, come nervosismo, irritabilità, depressione, tachicardia, dispnea, vampate di calore, ed è preventiva per gli attacchi di cuore. Altri impieghi riguardano il trattamento di nevralgia, convulsioni generalizzate, isteria, asma spasmodico, ADHD, palpitazioni, ipertensione, emorroidi e menopausa.</p>
<p>Gli alcaloidi armanici inoltre hanno un’azione antispasmodica, in quanto rilassano il tessuto muscolare liscio dell’utero, dell’apparato gastrointestinale e bronchiale. L’assunzione della passiflora è quindi indicata in caso di dolori mestruali, in caso di crampi causati dalla sindrome dell’intestino irritabile di origine nervosa, tosse, e in tutte le forme dolorifiche caratterizzate da spasmi.</p>
<p>Contenendo derivati cumarinici, a dosi elevate la passiflora può incrementare il rischio emorragico in pazienti trattati col warfarin.</p>
<p>Per le sue proprietà sedative, la passiflora può potenziare l’effetto farmacologico degli ansiolitici.</p>
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		<title>Erisimo &#124; Erysimum officinale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 17:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>erisimo</strong> (<em>Sisymbrium officinale</em> o <em>Erysimum officinale</em>) è una pianta annuale con fusto eretto (60 cm) e ramoso; appartiene alla famiglia delle <em>Brassicaceae</em>, ed è noto anche come <strong>Erba del cantante</strong>, <strong>Erba cornacchia</strong>, Cima amarella, Rapistogno, Barbena, Trionc, Alaussa, Rapino. Le foglie basali sono picciolate, pennate, con lobi dentati, mentre quelle superiori sono intere e astate; i fiori di colore giallino hanno dimensioni molto modeste e sono raccolti in grappoli; il frutto è una siliqua di forma allungata, che contiene una ventina di semi oblunghi e scuri. Diffusa in tutta Europa, in Italia si trova dal mare alle regioni submontane. Cresce nelle zone incolte, lungo muri, macerie e ai bordi delle strade e vicino ai centri abitati sia in pianura, che in montagna.</p>
<p>Le sommità fiorite di <em>Sisymbrium officinale</em> contengono <strong>oli essenziali, steroli, glicosidi, glicosinolati (sinigrina, glucococlearina, glucobrassicina), cumarine (umbelliferone, erniaria), flavonoidi (campferolo, quercitina, isoramnetina)</strong>. Questi principi attivi conferiscono alla pianta <strong>attività antinfiammatoria, espettoranti e antisettica sulle vie respiratorie</strong>.</p>
<p>La “droga” (parte utilizzata) corrisponde quindi alla pianta fiorita raccolta che si raccoglie intera in fiore nel periodo di maggio-giugno. Si recidono i fusti per circa 15-20 cm dalla sommità. Si riuniscono in mazzetti e si lasciano essiccare all’ombra e in un luogo areato. Successivamente si conservano in vasetti di vetro o di porcellana ben chiusi. Si consiglia l’uso della pianta fresca, in quanto con l’essiccazione si ha una perdita importante dei principi attivi. La Tintura Madre viene preparata da pianta fresca (con un titolo 65°).</p>
<p>Le proprietà dell&#8217;erisimo sono note fin dall&#8217;antichità e il nome della pianta deriva dal greco &#8220;<em>eruo</em>&#8221; “io salvo” e &#8220;<em>oimos</em>&#8221; “il canto”. Durante il Rinascimento, il suo utilizzo divenne comune tra oratori, attori di teatro e cantanti.</p>
<p>La <strong>tintura madre di erisimo</strong> per uso interno può essere impiegata per gargarismi <strong>per lenire la secchezza o le infiammazioni alle corde vocali</strong> di fumatori, attori, di coloro che lavorano con la voce, e contro il mal di gola. Proprio per questa sua proprietà benefica sulle corde vocali l’Erisimo è volgarmente conosciuto come l’<strong>Erba dei Cantanti</strong>. Le attuali conoscenze tendono ad attribuire queste proprietà alla presenza di mucillagini ad azione protettiva sulle mucose, e a composti solforati, simili a quelli del rafano, con attività fluidificante delle secrezioni bronchiali.</p>
<p><strong>In cucina</strong>, le foglie più morbide e i boccioli non fioriti possono essere utilizzati crudi nelle <strong>insalate </strong>oppure cotti in <strong>frittate</strong>. Oppure unite a altre erbe nella preparazione di una salsa alle erbe. Ha un sapore amarognolo. Per questo motivo, in tisana, viene spesso addolcita con miele e/o liquirizia.</p>
<p>Alle dosi terapeutiche non sono segnalati effetti collaterali. Solo con dosi elevate e protratte per lunghi periodi sembra ci sia una possibile <strong>interazione con farmaci tiroidei</strong> (metimazolo e tiroxina). Evitare l’uso se si soffre di ipotiroidismo. Evitare l’assunzione in caso di sensibilità soggettiva alla pianta. Per precauzione viene sconsigliato in gravidanza e in allattamento.</p>
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