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		<title>Caco o kako (Diospyros kaki)</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/caco-o-kako-diospyros-kaki/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 17:48:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il caco o kako (Diospyros kaki L .f., 1782; in italiano anche diòspiro o diòspero) è una delle più antiche piante da frutta coltivate dall&#8217;uomo, conosciuto in Cina da più di 2000 anni e il cui nome scientifico diospero proviene dall&#8217;unione delle parole greche Διός, Diòs, caso genitivo di «Zeus», e πυρός, pyròs, «grano», letteralmente &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>caco o kako</strong> (<em>Diospyros kaki</em> L .f., 1782; in italiano anche diòspiro o diòspero) è una delle più antiche piante da frutta coltivate dall&#8217;uomo, conosciuto in Cina da più di 2000 anni e il cui nome scientifico diospero proviene dall&#8217;unione delle parole greche Διός, Diòs, caso genitivo di «Zeus», e πυρός, pyròs, «grano», letteralmente &#8220;grano di Zeus&#8221;, e dal termine giapponese del frutto pronunciato kaki. La prima descrizione botanica del cachi è pubblicata nel 1780 e il frutto arriva in America e in Europa alla metà dell&#8217;Ottocento, in Italia nel 1880 e nel 1888 Giuseppe Verdi scrive una lettera nella quale ringrazia chi gliene ha fatto dono. I primi impianti specializzati in Italia sorsero nel Salernitano (1916), in particolare nell&#8217;Agro Nocerino, a partire dal 1916, estendendosi poi in Sicilia, dove è stata selezionata la <strong>varietà acese</strong> (piccola e dolcissima, quasi selvatica), e in seguito in Emilia-Romagna. In Sicilia, pur esistendo una delle varietà più antiche nell&#8217;areale di Acireale e lungo la costa etnea, è più diffuso il cachi di Misilmeri. Il cachi è oggi considerato &#8220;<strong>l&#8217;albero della pace</strong>&#8220;, perché alcuni alberi sopravvissero al bombardamento atomico di Nagasaki nell&#8217;agosto 1945.</p>
<p>Fu definito dai cinesi l&#8217;<strong>albero delle sette virtù </strong>perché vive a lungo, dà grande ombra, dà agli uccelli la possibilità di nidificare fra i suoi rami, non è attaccato da parassiti, le sue foglie giallo-rosse in autunno sono decorative fino ai geli, il legno dà un bel fuoco, la caduta dell&#8217;abbondante fogliame fornisce ricche sostanze concimanti.</p>
<p>E’ una pianta da frutto che può essere coltivata anche nel giardino, in quanto ha foglie molto ornamentali che in autunno assumono una colorazione rossastra. Dopo la caduta delle foglie anche i frutti in via di maturazione offrono una vivace nota di colore. I loti sono i frutti tipici dell&#8217;autunno.</p>
<p>In italiano i frutti commestibili sono detti cachi, loti, diospiri o cachi mela. Questi ultimi vengono di solito consumati più acerbi (denominati commercialmente &#8220;<strong>loti vaniglia</strong>&#8220;), e sono chiamati &#8220;<strong>cachi-mela</strong>&#8221; non perché siano un innesto con l&#8217;albero del melo, ma perché, consumati più acerbi, conservano una croccantezza simile a quella della mela.</p>
<p><strong>Caco: caratteristiche e aspetto<br />
</strong>I cachi sono alberi molto longevi e possono diventare pluricentenari, ma con crescita lenta. Sopportano male i climi caldo-umidi, soprattutto se con suolo mal drenato. Gli alberi di cachi sono caducifoglie e latifoglie, con altezza fino a 15–18 metri, ma di norma mantenuti con potature a più modeste dimensioni. Le foglie sono grandi, ovali allargate, glabre e lucenti. Nelle forme allevate per il frutto si riscontrano solo fiori femminili essendo gli stami abortiti.</p>
<p>La fruttificazione avviene spesso per via partenocarpica o in seguito a impollinazione da parte di alberi di varietà diverse provvisti di fiori maschili. I frutti sono costituiti da una grossa bacca generalmente sferoidale, talora appiattita e appuntita di colore giallo-aranciato; generalmente astringenti anche giunti a maturazione, essi diventano commestibili solo dopo che hanno raggiunto la sovramaturazione e sono detti ammezziti (con polpa molle e bruna).Il caco ha un caratteristico colore arancione vivace che tinge allegramente prati e boschi di pianura e collina nei mesi di ottobre e novembre. La sua pianta, invece, può raggiungere un’altezza di 15 metri.</p>
<p>Esistono diverse varietà di caco, ma per il settore frutticolo sono rilevanti sono cinque specie:</p>
<ul>
<li><strong>Diospyros kaki</strong>, coltivato per la produzione di frutti per il consumo fresco;</li>
<li><strong>Diospyros lotus</strong> e <strong>Diospyros virginiana</strong> usati nell’industria di trasformazione;</li>
<li><strong>Diospyros oleifera</strong> e <strong>Diospyros glaucifoglia</strong> che, invece, sono utilizzati per l’estrazione di tannino.</li>
</ul>
<p><strong>Il <em>Diospyros lotus</em>, </strong>anche detto <strong>albero di Sant’Andrea</strong> perché la leggenda narra che l’apostolo fosse stato crocifisso su quest’albero, è una pianta ornamentale, ma in particolare viene usata come portainnesto del <em>Diospyros Kaki</em> essendo il <em>Diospyros lotus</em> più resistente al freddo.</p>
<p>Gli alberi del caco sono a foglia caduca e presentano una corteccia grigio scuro e rugoso. Le foglie del caco sono di grande dimensione e di forma ovale, glabre e lucenti. È una pianta molto resistente alle avversità, climi diversi, terreni e parassiti, infatti non necessita di particolari trattamenti antiparassitari.</p>
<p>Al giorno d’oggi, le coltivazioni di caco più diffuse si trovano nell’Italia meridionale, nel centro e in Sicilia, dove si produce un caco di altissima qualità esportato in tutto il mondo; ma la “terra del caco” è ritenuta l’Emilia Romagna grazie al suo “<strong>loto di Romagna</strong>“, che ha una polpa morbida e quasi gelatinosa.</p>
<p>, insieme al <strong>Fuyu,</strong> al <strong>Kawabata </strong>e ai <strong>Suruga</strong> costituiscono le <strong>varietà più note</strong>. Invero esiste una <strong>varietà speciale</strong>, il &#8220;<strong>cacomela</strong>&#8221; che a differenza del caco comune si può consumare subito dopo la raccolta perché la sua polpa, delicata e aromatica, non è allappante.</p>
<p><strong>Cachi duri e cachi molli<br />
</strong>La polpa dei cachi distingue le tipologie di kaki sodo oppure molle. La prima è richiesta al sud mentre quella molle è richiesta al nord.</p>
<p>I cachi duri sono rappresentati dalla tipologia dei <strong>Caco mela </strong>dal sapore vanigliato e polpa soda e croccante, da cui deriva il nome mela. Possono essere commercializzati e consumati subito dopo la raccolta. <strong>Fuyu, Hana Fuyu, O&#8217;Gosho, Jiro</strong> sono le varietà di cachi mela più conosciute. A differenza del caco comune si può consumare subito dopo la raccolta perché la sua polpa, delicata e aromatica, non è allappante. L&#8217;energia del caco mela è fornita soprattutto dagli zuccheri semplici, aventi un&#8217;importanza di circa il 16% sul peso totale e costituiti principalmente dal fruttosio. Proteine (a basso valore biologico) e lipidi (teoricamente a prevalenza insatura) hanno una funzione calorica marginale.</p>
<p>Le fibre del caco mela sono piuttosto abbondanti ed il colesterolo assente.</p>
<p>Per quel che concerne l&#8217;aspetto salino, il caco mela non sembra vantare concentrazioni degne di nota, se non per il potassio (tuttavia onnipresente tra i vari membri di questo gruppo alimentare). In merito alle vitamine, sono abbondanti la liposolubile pro-vit A (carotenoidi) e la idrosolubile C (acido ascorbico).</p>
<p>L&#8217;energia del caco mela aumenta parallelamente al grado zuccherino, il quale viene impartito da: livello di maturazione, piovosità e temperatura durante la fruttificazione.</p>
<p>La porzione media di caco mela è di circa 100-200g (65-130kcal).</p>
<p><strong>I cachi vaniglia<br />
</strong>Di origini napoletane, i cachi vaniglia sono apparsi da poco sugli scaffali ma le loro origini affondano nelle campagne napoletane. Tra tutte le tipologie di cachi, la varietà cachi vaniglia è caratterizzata da una forma appiattita e una buccia arancione che contiene polpa color bronzo, succosa e ricca di semi. sapore intenso e zuccherino.</p>
<p>La maturazione dei cachi vaniglia avviene in novembre, ed è necessario attendere che il frutto sia pienamente fatto perché, se consumato in anticipo, risulterebbe poco appetibile. Per permettere ai frutti di svilupparsi a pieno, è bene coglierli e riporli per qualche tempo in una cassetta (magari accanto a banane, mele o pere che producono etilene), sulla paglia oppure semplicemente in cantina (questa fase si chiama in gergo “ammezzimento”).</p>
<p>Una volta maturo è l’ideale per preparare la marmellata di cachi vaniglia, che sarà perfetta spalmata sul pane e come guarnitura di dolci e gelati, oppure come mousse, delicata e soffice.</p>
<p>La quantità di acqua e calorie contenute in questi frutti li rendono l’ideale per gli sportivi intenti a recuperare dopo uno sforzo atletico. Al contempo, chi soffre di diabete dovrà centellinarne l’utilizzo, per non rischiare di esagerare: i cachi vaniglia sono composti di zuccheri fino al 20%, tanto che 100 gr possono contenere anche 75 calorie.<br />
Ricchissimi di vitamina C dalle comprovate qualità antiossidanti, i cachi vaniglia hanno anche effetti sull’apparato digerente: essi risultano astringenti se consumati acerbi, lassativi se assaporati a piena maturazione. L’intestino viene avvantaggiato anche dalla notevole quantità di fibre contenute in questo frutto: i cachi hanno <strong>proprietà </strong><strong>diuretiche e depurative</strong>.</p>
<p><strong>Proprietà e valori nutrizionali<br />
</strong>Il caco è composto da circa il 18% di zuccheri, l&#8217;80% di acqua, lo 0,45% di proteine, lo 0,5% di grassi; è ricco di <strong>vitamina A</strong>, dotato di <strong>vitamina C</strong> e di <strong>sali minerali</strong>; contiene molto zucchero e tannini; è energetico, ricostituente del sistema nervoso e del fegato, antibatterico nelle gastroenteriti.</p>
<p>Il suo alto contenuto di Vitamina C permette di combattere raffreddori e sindromi influenzali invernali. Inoltre il caco è ricco di carotenoidi come <strong>betacarotene</strong> e <strong>criptoxantina</strong>.</p>
<p>La polpa del caco contiene sostanze come tannini, ottimi per combattere i radicali liberi, ed è ricca di sali minerali, quali <strong>potassio e calcio</strong> che sono ottimi alleati contro infiammazioni intestinali e astenie da cattivo funzionamento epatico. Grazie alla presenza di molecole bioattive come <strong>proantocianidina, carotenoidi, tannini, flavonoidi, antocianidina, catechina</strong> i cachi e i loro prodotti sono considerati efficaci nel mitigare il danno ossidativo indotto dalle molecole reattive dell&#8217;ossigeno (ROS) con un potenziale antiossidante ad azione anche anti-cancerogeno e con attività di contrasto a disturbi cardio-vascolari e diabete mellito in quanto la proantocianidina ha effetti sull’iperlipidemia e l&#8217;iperglicemia.</p>
<p>Il caco è anche un alleato di bellezza, grazie alle sue <strong>proprietà antiossidanti</strong> che permettono di potenziare il sistema immunitario e di rallentare l’invecchiamento della pelle. Inoltre, la sua polpa, se spalmata sul viso e lasciata per 10-15 minuti, è ottima per contrastare gli inestetismi ed ottenere una pelle morbida e levigata.</p>
<p>Il caco è, inoltre, una eccellente fonte di potassio. Molto utile all’apparato nervoso e a chi soffre di fegato. Indicato in caso di stipsi, ha proprietà lassative e diuretiche.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>il valore nutrizionale per 100g di prodotto, il caco ha 65 kcal</strong>. Molto energetico, per questo consigliato ai bambini, a chi pratica sport e a chi è particolarmente stanco sia fisicamente che mentalmente.</p>
<p><strong>Caco: usi in cucina<br />
</strong>Il caco è un frutto delizioso ed energetico da consumare così al naturale come spuntino di metà mattina o merenda. Lo si può gustare come dessert mettendolo in una coppetta di vetro trasparente, togliendo il picciolo e scavando la polpa con un cucchiaino. Lo puoi mangiare anche accompagnato con del cioccolato ed abbinato a dello spumante.</p>
<p>Il caco è un ottimo ingrediente, ideale per la preparazione di cibi dolci o salati, tra cui budini, crostate, marmellate ed altre ricette gustose.</p>
<p><strong><em>Curiosità<br />
</em></strong>Se il caco che è stato raccolto o comprato è ancora acerbo, per farlo maturare basta disporlo su una cassetta o su un cartone con delle mele interposte, e in luogo caldo, asciutto e se possibile buio. Le mele, infatti, maturando liberano acetilene ed etilene, due gas che arricchiscono il caco di zuccheri rendendolo più dolce. Per capire poi se il caco è dolce basta guardare la sua buccia: se è sottile, quasi trasparente e intatta, e la polpa tenera allora il caco è perfetto; al contrario, se il caco è ancora giallo e duro vuol dire che è ancora acerbo, quindi bisognerà aspettare per consumarlo.</p>
<p>Il caco è comunemente chiamato in lingua napoletana <strong><em>legnasanta </em></strong>in quanto sarebbe possibile, una volta aperto il frutto, scorgere al suo interno una caratteristica immagine del Cristo in croce.</p>
<p>In Sicilia, invece, si considerava <strong>sacro il seme</strong>, in quanto esso, spaccato a metà, era in grado di mostrare il germoglio della nuova piantina, che assomigliava a una mano bianco-diafana, ritenuta la “manuzza di Maria” o “dâ Virgini”.</p>
<p>Una credenza popolare attribuisce ai semi del frutto la capacità di prevedere il clima che farà nell&#8217;inverno successivo. Tagliando a metà il seme, infatti, è possibile trovare delle forme molto simili alle posate che, come da antica tradizione, consentono di prevedere l’andamento dell’inverno. Le posate visibili sono il coltello, la forchetta e il cucchiaio. Ognuna di queste forme ha un significato diverso. Se nel seme dei cachi si trova il coltello, vuol dire che il freddo sarà pungente; la forchetta, invece, significa che l’inverno sarà mite; infine il cucchiaio avverte che durante l’inverno ci sarà tanta neve da spalare.</p>
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		<title>Combreto &#124; Combretum micranthum G. Don</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 13:18:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Combreto è una pianta arbustiva comune appartenente alla famiglia delle Combretacee; è originaria dell&#8217;Africa occidentale, Senegal, Mauritania e Nigeria. Cresce su terreni poveri di nutrienti, asciutti, come arenaria, argilla, laterite, rocce cristalline. Si trova frequentemente in termitai, anche se le sue radici sono molto sensibili agli attacchi delle termiti. Vive dove le precipitazioni annue &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Combreto</strong> è una pianta arbustiva comune appartenente alla famiglia delle <em>Combretacee</em>; è originaria dell&#8217;Africa occidentale, Senegal, Mauritania e Nigeria. Cresce su terreni poveri di nutrienti, asciutti, come arenaria, argilla, laterite, rocce cristalline. Si trova frequentemente in termitai, anche se le sue radici sono molto sensibili agli attacchi delle termiti. Vive dove le precipitazioni annue sono tra i 300 e 1500 mm, e nella pianura fino ai 1000 mt. di altitudine. Nella stagione delle piogge dà foglie e frutti, che diventano rossicci nella stagione secca.</p>
<p>Si tratta di un arbusto o piccolo albero che cresce da 2 a 5 metri di altezza; in condizioni favorevoli può raggiungere un’altezza di 10 metri. Può assumere anche una conformazione rampicante, attorcigliandosi attorno ai rami degli alberi vicini e producendo fusti che possono essere lunghi 20 metri. Le foglie sono ovali di consistenza coriacea e di colore verde scuro.</p>
<p>I fiori sono piccoli e di coloro bianco. Il frutto è una samara. La foglia è intera oblanceolata cioè a punta di lancia e ristretta verso il basso</p>
<p>Le foglie vengono raccolte ancora verdi, prima dell&#8217;evoluzione dei frutti, essiccate e conservate in luoghi aerati, per impedire il degrado dei composti attivi. I <strong>principi attivi</strong> sono: <strong>combretina</strong>, aminoacidi, <strong>catechina</strong>, tannino catetico, olio essenziale, flavonoidi (<strong>vitexina</strong>), lipidi, <strong>alcoli triterpenici</strong> e una grande quantità di <strong>nitrato di potassio</strong>.</p>
<p>In passato, l&#8217;estratto fluido ottenuto dalle foglie di combreto era utilizzato come <strong>colagogo, diuretico e lassativo</strong>; era quindi indicato soprattutto per la cura e prevenzione della litiasi biliare, colecistopatie e dispepsie. Anticamente era usata dai guaritori soprattutto contro malaria e l’ittero in generale. L’estratto delle foglie si è rivelato un inibitore contro ceppi di Streptococchi, Stafilococchi ed <em>Escherichia coli</em>.</p>
<p>Nella moderna fitoterapia, l&#8217;uso del combreto è stato abbandonato perché ritenuto potenzialmente responsabile di disturbi gastrointestinali e non supportato da adeguati studi clinici.</p>
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		<title>Pino Marittimo &#124; Pinus maritima Lam. Miller</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/pino-marittimo-pinus-maritima-lam-miller/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 10:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[acidi fenolici]]></category>
		<category><![CDATA[catechina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pino marittimo, Pinus pinaster Aiton (sinonimo Pinus maritima), chiamato anche Pinastro o Pino costiero, è una conifera sempreverde, originaria delle coste del Mediterraneo.; appartiene alla famiglia delle Pinaceae e può raggiungere dimensioni imponenti (persino 30 metri e oltre di altezza). Il nome scientifico di questo albero è pinus pinaster. È un albero mediamente longevo, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>pino marittimo, </strong><em>Pinus pinaster</em> Aiton (sinonimo <em>Pinus maritima</em>), chiamato anche Pinastro o <strong>Pino costiero</strong>, è una conifera sempreverde, originaria delle coste del Mediterraneo.; appartiene alla famiglia delle <em>Pinaceae</em> e può raggiungere dimensioni imponenti (persino 30 metri e oltre di altezza). Il nome scientifico di questo albero è <em>pinus pinaster</em>. È un albero mediamente longevo, può vivere 100-200 anni, tronco dritto, di diametro fino a 1,2 metri, non ha molti rami; la chioma inizialmente piramidale, poi più o meno espansa e tondeggiante, allargata, dalla forma ad ombrello, anche a cono appiattito, color verde brillante.</p>
<p>È un albero che è piuttosto diffuso nel nostro territorio, soprattutto nei boschi costieri; in questo caso il suo uso è prevalentemente finalizzato al rimboschimento o alla creazione di barriere frangivento. E’ presente nella nostra Penisola tra 0 e 800 metri sul livello del mare, in tutte le regioni tranne Valle d&#8217;Aosta, Trentino, Marche, Calabria e Basilicata, soprattutto in boscaglie (a volte con il leccio) e in boschi costieri. Trasformano il paesaggio e lo abbelliscono.</p>
<p>Ne esistono tantissime varietà e sparsi per tutto l’emisfero settentrionale, arrivano ad avere anche grandi dimensioni ma le foglie sono sempre aghiformi, robuste, pungenti e rigide, lunghe da 4 a 8 cm, raggruppate o a coppie e a mazzetti di 3 o 5., colore verde scuro talvolta tendente al glauco, possiedono canali resiniferi che rilasciano sostanze resinose che cadendo nel terreno circostante inibiscono la crescita di altre piante, o di altri Pini marittimi.</p>
<p>E&#8217; una specie monoica (fiori maschili e femminili sullo stesso individuo) che da aprile a giugno produce infiorescenze maschili ovoidali (amenti) colore giallo-rosa che producono abbondante polline scarsamente allergenico, che viene disperso dal vento (impollinazione anemofila); le infiorescenze femminili formano coni color porpora-violaceo evidenti che produrranno i frutti, <strong>pigne coniche affusolate asimmetriche (stròbili)</strong> non resinose lunghe 15-20 centimetri, verdi e poi nocciola-marroncine a maturazione nel secondo anno, riunite a gruppi di due o quattro, che restano sui rami per alcuni anni. <strong>Le pigne contengono piccoli semi ovali (pinoli)</strong>, schiacciati e alati, cioè dotati di una lunga ala membranosa che ne favorisce la disseminazione ad opera del vento.</p>
<p>Come in tutte le <em>Pinaceae</em> la loro morfologia è un elemento caratterizzante per la classificazione. Un’altra caratteristica che li rende riconoscibili è che sono tutti sempreverdi, non tutti sanno però che il numero degli aghi è uguale in ogni gruppo per ogni specie di pino: un particolare decisivo per la loro identificazione.</p>
<p>Per riconoscere un Pino marittimo da un suo simile ma domestico, o da pinoli, ci sono dei trucchi semplici ma poco conosciuti. Il primo consiste nello stropicciare tra le mani gli aghi e annusare l’odore emesso, se è profumato di pinolo, non è un Pino marittimo che ha invece un forte odore intenso e aspro.</p>
<p>Possiamo anche distinguerli osservando il loro portamento e le loro dimensioni: il marittimo è più ad angolo retto e più grosso. Se vogliamo essere certi, studiamo la forma dello strobilo che è allungata se il pino è marittimo, altrimenti più arrotondata.</p>
<p>L’etimologia ci dice che il nome viene dal greco <em>pinus</em> dato da Teofrasto al pino selvatico. Probabilmente deriva dal celtico <em>pen</em> = testa, allusione alla disposizione dei rami in testa rotonda; <em>maritima</em>, delle regioni marittime; <em>Pinaster</em>, nome latino dei pini selvatici.</p>
<p>Le proprietà benefiche del pino sono note fin dall’antichità: Ippocrate per esempio utilizzava l’olio essenziale di pino nella terapia delle affezioni infiammatorie polmonari. Queste proprietà erano riconosciute anche nella medicina popolare che bolliva gli aghi di pino o li poneva nell’acqua calda del bagno per il loro effetto balsamico, fluidificante e sedativo della tosse.</p>
<p>Dalla resina, dagli aghi e dalle gemme del Pino marittimo si estrae un <strong>olio essenziale</strong> impiegato per le sue proprietà <strong>balsamiche, espettoranti,</strong> <strong>fluidificanti, antinfiammatorie e antisettiche</strong> utili per il benessere delle vie respiratorie, del naso e della gola, es. nel trattamento delle malattie respiratorie come bronchiti o tracheiti.  L’olio essenziale di pino marittimo è ideale per lenire la tosse, per combattere l’influenza e anche la bronchite e la pertosse. È un supporto in caso di congestione e di malattie che interessano il sistema respiratorio. In questi frangenti gli impieghi possibili sono vari: si va dal suddetto diffusore ai massaggi sul petto con un mix di olio essenziale e olio vegetale dolce.</p>
<p>Con le gemme si possono preparare infusi, sciroppi, compresse, indicati contro le affezioni dell&#8217;apparato respiratorio come bronchiti, catarro, tosse.</p>
<p>Dalla corteccia del Pino marittimo si estrae il <strong>picnogenolo</strong>, composto da una miscela di sostanze antiossidanti, utili per contrastare i radicali liberi e i danni che essi causano nell&#8217;organismo; componenti attivi più significativi sono le <strong>proantocianidine oligomeriche</strong> (OPC) (80-85% circa), la <strong>catechina</strong>, la <strong>taxifolina</strong> e gli <strong>acidi fenolici</strong>.</p>
<p><strong>Le proantocianidine oligomeriche sono indicate per proteggere la pelle</strong> quando ci si espone al sole, come difesa supplementare in aggiunta alle creme protettive solari, per scongiurare fotosensibilità, eritemi, invecchiamento precoce della pelle (foto-invecchiamento) che l&#8217;eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti solari può provocare.</p>
<p><strong>A livello dell&#8217;apparato circolatorio, il Pino marittimo svolge un&#8217;azione protettiva cardiovascolare</strong>, in virtù delle proprietà antiaggreganti piastriniche e capillarotrope che aiutano a proteggere il collagene delle pareti capillari dall&#8217;azione deleteria degli enzimi distruttivi del tessuto connettivo, inibendo <strong>ialuronidasi, collagenasi, elastasi</strong>, per cui si rivela utile nel trattamento delle malattie cardiovascolari, e, aumentando il tono venoso, per alleviare i disturbi della circolazione periferica, come <strong>fragilità capillare</strong>, permeabilità vascolare, gambe pesanti, edemi localizzati. Si adopera anche nell’ambito della <strong>cosmesi</strong>, ad esempio per i <strong>bagnoschiuma</strong> e i detergenti, nonché come antistress con il metodo del <strong>diffusore ambientale</strong>; l’estratto di pino marittimo è irrorante per il cuoio capelluto e tonificante per i tessuti cutanei.</p>
<p>Poiché <strong>gli estratti del Pino marittimo prevengono la degenerazione del collagene e stimolano la produzione di acido ialuronico</strong>, essi sono indicati anche per i benefici che apportano alle cartilagini articolari, e inoltre a livello epidermico agiscono come tonificanti e rivitalizzanti del colorito, per schiarire le macchie scure, favorire la cicatrizzazione delle lesioni. Dopo un allenamento molto intenso, non c’è nulla di meglio di un bel massaggio con un unguento a base di olio essenziale di pino marittimo.</p>
<p><strong>Il Pino marittimo produce grandi quantità di resina</strong>, che dà origine per distillazione alla <strong>trementina</strong>, una oleoresina <strong>utilizzata come solvente in pittura, nel restauro, o nei farmaci</strong>, e la <strong>colofonia</strong> (o <strong>pece greca</strong>), usata dai violinisti per gli archi dei loro strumenti; inoltre dall&#8217;albero si ottiene anche il <strong>bitume</strong>, utilizzato come preservante e impermeabilizzante del legno.</p>
<p>La corteccia del Pino marittimo si usa anche nel <strong>giardinaggio</strong> come pacciamatura; il legno è tenero, molto resinoso, non particolarmente pregiato, facilmente attaccabile da funghi e insetti, ed è utilizzato per piccole costruzioni navali, impalcature da miniera, imballaggi, e per produrre cellulosa.</p>
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		<title>Averrhoa Carambola</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/carambola-averrhoa-carambola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 10:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Frutti Esotici]]></category>
		<category><![CDATA[acido gallico]]></category>
		<category><![CDATA[carambola]]></category>
		<category><![CDATA[catechina]]></category>
		<category><![CDATA[epicatechina]]></category>
		<category><![CDATA[frutto delle stelle]]></category>
		<category><![CDATA[proantociandine]]></category>
		<category><![CDATA[quercetina]]></category>
		<category><![CDATA[star fruit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Averrhoa carambola, o semplicemente carambola, è il nome di una specie da frutto di origine esotica della famiglia botanica delle Oxalidaceae. È nota in tutto il mondo con i nomi di caràmbola e star fruit, “frutto delle stelle” (per via dei caratteristici frutti a forma di stella). È originaria del Sud-est asiatico, ed è molto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Averrhoa carambola</em>, o semplicemente <strong>carambola</strong>, è il nome di una specie da frutto di origine esotica della famiglia botanica delle <em>Oxalidaceae</em>. È nota in tutto il mondo con i nomi di caràmbola e <strong>star fruit,</strong> “<strong>frutto delle stelle</strong>” (per via dei caratteristici frutti a forma di stella). È originaria del Sud-est asiatico, ed è molto coltivata in Malaysia, Molucche, India e Sri Lanka, ma anche in Brasile, Ghana, Guyana e nella Polinesia francese.</p>
<p>E’ un albero con un aspetto arbustivo, ricco di rami resistenti, che può crescere in presenza di diversi regimi climatici e in zone che hanno temperature molto diverse. Fino a 1200 metri di altitudine è possibile incontrare una pianta di Carambola, ma se ne trovano anche a bassa quota. Le foglie non hanno un aspetto particolarmente degno di nota, sono allungate, dalla forma ovale e di colore verde intenso.</p>
<p>Il frutto della carambola si riconosce facilmente per la sezione a stella a cinque punte una volta tagliato a fette, ha un bel colore giallo-arancio. I frutti possono essere piccoli, di circa 5 centimetri di lunghezza, ma anche lunghi più di 10. Nei luoghi di origine viene consumato anche verde, spremuto nelle pietanze come un limone o a fette nelle insalate.</p>
<p>Il gusto della carambola è un misto di diversi frutti, come limone, ananas, prugna, papaya. E’ uno dei frutti tropicali esotici più amati e ricercati da chi vuole una cucina raffinata e attenta non solo ai sapori ma anche alla presentazione dei piatti. E’ una pianta molto delicata, tipica dei climi tropicali.</p>
<p>Esistono due varietà di carambola: a <strong>frutto acido e dolce</strong>; quest’ultimo grazie anche alla sua forma originale, viene impiegato come decoro in pasticceria e nella preparazione di bevande dal gusto esotico.</p>
<p>La carambola contiene fenoli e flavonoidi quali <strong>quercetina, acido gallico, catechina, epicatechina e proantociandine</strong> e ha trovato impiego in alcuni casi come cefalea, nausea, tosse, insonnia, ipertensione e diabete. Ha un <strong>basso valore glicemico</strong> ed è anche tra la frutta con più bassi livelli calorici. <strong>Contiene pochi carboidrati e pochissimi grassi</strong> ma buone quantità di vitamine A e C, di quest’ultima ha addirittura il 57% su 100g di prodotto; contiene antiossidanti e minerali. Una carambola contiene circa <strong>30 calorie</strong> ed è un’ottima fonte di fibre, vitamine ed acqua. Essendo ricco di acqua e vitamina C, è un <strong>naturale antipiretico, antinfiammatorio, espettorante, analgesico, diuretico</strong>. È ricca però di potassio, prezioso per il corretto mantenimento dei muscoli; per questo motivo <strong>è sconsigliato per chi soffre di insufficienza renale</strong>. Inoltre, La carambola è anche uno dei frutti più ricchi di ossalati, molecole che possono promuovere la formazione di calcoli e interferire con l’assorbimento di importanti nutrienti, come calcio e magnesio.</p>
<p><em>In vitro</em>, su colture di epatociti umani, la carambola ha mostrato la capacità di inibire 7 diversi isoenzimi del citocromo P450 inclusi: CYP<sub>1</sub>A<sub>2</sub>, <sub>2</sub>A<sub>6</sub>, <sub>2</sub>D<sub>6</sub>, <sub>2</sub>C<sub>8</sub>, <sub>2</sub>C<sub>9</sub>, <sub>2</sub>E<sub>1</sub> e <sub>3</sub>A<sub>4</sub>, alcuni dei quali coinvolti nel metabolismo di numerosi farmaci. L’effetto inibitorio a carico del CYP<sub>3</sub>A<sub>4</sub> ha trovato conferma sia <em>in vitro</em> (su colture di epatociti umani) che nell’animale da esperimento in cui il succo di carambola ha mostrato la capacità di bloccare rispettivamente il metabolismo del midazolam e della carbamazepina. Ciononostante, sebbene particolarmente interessanti, allo stato attuale tali dati non hanno ancora trovato conferma sull’uomo.</p>
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		<title>Proprietà del Tè Verde</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/proprieta-del-te-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 09:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tè]]></category>
		<category><![CDATA[catechina]]></category>
		<category><![CDATA[epi-catechina (EC)]]></category>
		<category><![CDATA[epicatechine]]></category>
		<category><![CDATA[epigallocatechina (EGC)]]></category>
		<category><![CDATA[metilxantine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da tempo si fa un gran parlare del tè verde cui vengono attribuite innumerevoli proprietà salutistiche gran parte delle quali sarebbero da attribuire all&#8217;elevato contenuto in epicatechine, presenti sia in forma libera che legata all’acido gallico, con l’ossidrile dell’anello C in posizione 3 [Jun X et al, 2010]. Il più noto e studiato di questi &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo si fa un gran parlare del tè verde cui vengono attribuite innumerevoli proprietà salutistiche gran parte delle quali sarebbero <strong>da attribuire all&#8217;elevato</strong> <strong>contenuto in epicatechine</strong>, presenti sia in forma libera che legata all’acido gallico, con l’ossidrile dell’anello C in posizione 3 [Jun X et al, 2010]. Il più noto e studiato di questi composti è l’(-)-<strong>epigallocatechina-3-gallato</strong> (<strong>EGCG</strong>), un noto antiossidante naturale; altri composti presenti corrispondono a <strong>epigallocatechina</strong> (<strong>EGC</strong>), <strong>catechina</strong>, <strong>epi-catechina</strong> (<strong>EC</strong>), <strong>epigallocatechina-3-O-gallato</strong>, <strong>gallocatechina-3-O-gallato</strong>, <strong>epigallo-3-O-metilgallato</strong> ed <strong>epicatechina-3-O-gallato</strong> (<strong>ECG</strong>) [Savitri Kumar N et al, 2009].</p>
<p>Il tè verde essiccato contiene il 15-20% di catechine, il 2-3% di caffeina (metil-xantine) e tra l&#8217;1% ed il 6% di amminoacidi (rappresentati per la metà da <strong>teanine</strong> ovvero γ-glu-tamiletilammina). Il 25-40% delle catechine presenti nel tè verde è rappresentato da EGCG, alla quale vengono attribuiti la maggior parte degli effetti biologici di tale bevanda. Sono inoltre presenti <strong>flavonoli</strong> e <strong>flavonglicosidi</strong> (<strong>kempferolo, quercetina, miricetina</strong> e loro glicosidi) in misura del 3-4%, e piccole quantità di <strong>acidi fenolici</strong>, <strong>tannini</strong> idrolizzabili, <strong>saponine</strong>.</p>
<p><strong>Per ottenere un’efficace azione protettiva occorrerebbe bere circa 5 tazze di tè verde al giorno</strong>, facendo attenzione a scegliere una buona qualità, possibilmente giapponese, e osservando una corretta prassi di preparazione (temperatura dell’acqua alta e tempo di infusione lungo). E’ sufficiente versare acqua bollente nella teiera, possibilmente già pre-riscaldata da un piccolo risciacquo con acqua bollente, e lasciare in infusione per 10 minuti, o meglio anche più a lungo, per esempio fino a quando si intiepidisce abbastanza da potersi bere. E’ importante anche mescolare una o due volte e chiudere con un coperchio la teiera, per non perdere la parte volatile dell’infusione ma soprattutto per mantenere alta la temperatura il più a lungo possibile.</p>
<p>Ovviamente quanto più risulta scuro e concentrato il tè, tanto più alto sarà il tenore di principi attivi. Chi teme che la bevanda risulti così troppo eccitante, tenga presente che di norma occorrono 4 o 5 tazze di tè verde per ottenere la stessa quantità di teina di una sola tazza di tè nero. Ottima cosa sarebbe inoltre consumare il tè verde invece del caffè, che è uno stimolante nervino e a lungo andare contribuisce ad esaurire le energie dell’organismo perché crea un perenne stato di eccitazione surrenalica, stressando anche il corretto sistema di metabolismo degli zuccheri e quindi la vera produzione di energia.</p>
<p>La “<strong>cura del tè verde</strong>” si può e anzi si deve accompagnare ad altre profilassi valide, in particolare una dieta sana, per aumentare la certezza di una sicura prevenzione.</p>
<p>Epigallocatechina a parte, <strong>la miscela delle varie sostanze presenti nel tè verde ha dimostrato un&#8217;azione antiossidante superiore rispetto ai singoli componenti</strong>, confermando l&#8217;ormai accettata tesi secondo cui i fitocomplessi alimentari sono molto più attivi dei singoli componenti isolati e purificati.</p>
<p>La <strong>composizione chimica del tè verde è costituita da:</strong></p>
<p><strong>Polifenoli</strong> (circa il 30% del peso secco)</p>
<ul>
<li><strong>Flavan-3-oli</strong> (catechine ed i loro isomeri epicatechine)</li>
</ul>
<ol>
<li><strong>epigallocatechina-3-gallato</strong> (<strong>EGCG</strong>): il componente più caratteristico del tè verde, dovuto alla non-fermentazione del tè verde. Il tè verde ha un contenuto di EGCG 5-10 volte superiore al tè nero e 2,5 volte superiore al tè Oolong. L&#8217;EGCG è il principale responsabile delle proprietà del tè verde, ed agisce mediante vari meccanismi tra cui la riduzione dei livelli di TNF-alfa, una citochina proinfiammatoria.</li>
<li><strong>epigallocatechina</strong> (<strong>EGC</strong>)</li>
<li><strong>epicatechina-3-gallato</strong> (<strong>ECG</strong>)</li>
<li><strong>epicatechina</strong> (<strong>EC</strong>)</li>
<li><strong>gallocatechina </strong></li>
<li><strong>catechina </strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong>Flavandioli </strong></li>
<li><strong>Flavonoidi</strong></li>
<li><strong>Acidi fenolici</strong> (tra cui l&#8217;acido gallico ed il suo estere teogallina)</li>
<li><strong>Tannini</strong> con questo termine si indica in maniera inesatta i polifenoli antiossidanti responsabili dell&#8217;aroma e del gusto amarognolo. Sarebbe più opportuno chiamarli “<strong>polifenoli del tè</strong> “oppure “<strong>flavonoidi del tè</strong> “, dato che sono molto diversi dai tannini commerciali e dall&#8217;acido tannico.</li>
</ul>
<p>Una tazza di tè verde (200 mL di Gunpowder, Hangzhou) contiene circa 142 mg di EGCG, 65 mg di EGC, 28 mg di ECG, 17 mg di EC, e 76 mg di caffeina [http://www.teatalk.com/science/chemistry.htm].</p>
<p><strong>Vitamine </strong></p>
<ul>
<li>vitamina C</li>
<li>vitamine del gruppo B</li>
<li>vitamina K</li>
</ul>
<p><strong>Metilxantine</strong> (alcaloidi a nucleo purinico)</p>
<ul>
<li>caffeina: 30-50 mg per tazza da 225 grammi [Caffeine content for coffee, tea, soda and more &#8211; MayoClinic.com]. Si tratta di un tasso relativamente basso, se confrontato con il tè nero (40-80 mg) e molto inferiore al caffè espresso (tenendo conto dell&#8217;inevitabile approssimazione di queste misurazioni). Inoltre gli effetti eccitanti della caffeina sono attenuati dalla presenza della L-teanina, che ne riduce l&#8217;assorbimento</li>
<li>teofillina</li>
<li>teobromina</li>
</ul>
<p><strong>ll contenuto di metilxantine varia in base al tipo di tè, alla temperatura dell&#8217;acqua utilizzata e alla durata dell&#8217;infusione.</strong> Il tè nero contiene mediamente più caffeina mentre le altre due xantine sono contenute in percentuali maggiori nel tè verde. Il contenuto di caffeina varia dal 1 al 5% del peso della foglia (dai 20 mg ai 50 mg di caffeina in una tazza da 150 cc). Un adulto può assumere fino a 400 mg di caffeina al giorno, senza incorrere in problemi cardiovascolari e alterazione degli stati umorali. Gli alcaloidi hanno sicuramente contribuito alla sua diffusione nelle abitudini dell&#8217;uomo sin dall&#8217;antichità.</p>
<p><strong>Aminoacidi </strong></p>
<ul>
<li><strong>L-teanina</strong> (5-N-etilglutamina): aminoacido responsabile del potenziamento del gusto umami ovvero della trasmissione del sapore del tè [Kaneko S et al, 2006]. La teanina tra l&#8217;altro contribuisce a ridurre l&#8217;effetto eccitante dato dalla caffeina e quindi riduce lo stress mentale e fisico [Kimura K et al, 2006].</li>
</ul>
<p><strong>Minerali</strong> [Graham HN, 1992]
<ul>
<li>Alluminio</li>
<li>Manganese</li>
<li>Potassio</li>
<li>Fluoro</li>
<li>Zinco</li>
<li>Ferro</li>
<li>Calcio</li>
<li>Magnesio</li>
</ul>
<p>L&#8217;olio essenziale di tè verde contiene più di 300 composti tra cui aldeidi, alcoli, e fenoli.</p>
<p>Nella <strong>lavorazione del tè nero</strong>, invece, la maggior parte di questi composti monomerici va incontro ad una polimerizzazione detta “<strong>ossidazione</strong>” (<strong>con formazione di bisflavanoli, tearubigine e teaflavine</strong> dal caratteristico anello benzotropolonico che conferisce al tè nero il colore ed il sapore caratteristici). <strong>In questo modo il tè perde le proprietà “anti-cancro” ed assume un alto contenuto di teina e di purine e un aroma particolarmente gradito nel mondo occidentale</strong>. <strong>Inoltre diviene più stabile e più adatto ad una lunga conservazione, meglio prestandosi al trasporto</strong>: bisogna tenere conto del fatto che nei secoli scorsi, quando si è creata in occidente l’abitudine al consumo di tè, il trasporto avveniva via mare su clipper a vela, il che implicava tempi lunghi di navigazione e condizioni di stivaggio in ambienti umidi e in imballaggi poco idonei. Quindi il tè nero risultava dal punto di vista commerciale meglio adatto ad un consumo in luoghi lontani dai Paesi di produzione.</p>
<p>Gli unici tè neri che ancora <strong>mantengono un livello di catechine significativo</strong>, per quanto pur sempre inferiore a quello del tè verde, sono il <strong>Darjeeling</strong> (proveniente dall’omonima regione indiana, piovosa e ventosa, posta a quota relativamente elevata) e il tè <strong>Oolong</strong>, che in realtà è parzialmente ossidato (possiede catechine, teaflavine e tearubigine monomeriche).</p>
<p>L&#8217;ossidazione è resa possibile dalla presenza di un enzima caratteristico, una <strong>polifenolo-ossidasi</strong> che catalizza l&#8217;ossidazione aerobica delle catechine nel momento in cui la struttura cellulare è danneggiata, durante la lavorazione dei tè nero ed Oolong [Graham HN, 1992].</p>
<p>Come fatto curioso bisogna evidenziare come il tè nero sia consumato quasi esclusivamente in occidente e in India, che ancora risente della dominazione inglese di cui ha in parte assorbito la cultura, mentre in oriente viene al 95% consumato tè verde.</p>
<p>Un altro buon motivo per consumare tè verde e non <strong>tè nero</strong> è che quest’ultimo, a differenza del tè verde, <strong>contiene 20 mg per tazza di acido ossalico</strong>, che in soggetti predisposti e in concomitanza ad una dieta acida e ad una forte carenza di magnesio, condizione purtroppo assai diffusa nel mondo moderno, <strong>può provocare forti dolori alla parte bassa della schiena</strong> dato che tende a precipitare sotto forma di micro-cristalli acuminati simili a frammenti di vetro, con conseguente infiammazione dei nervi e irrigidimento dei muscoli (colpo della strega).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti di <strong>farmacodinamica</strong> si può notare che [Liao S, Kao YH, Hiipakka RA., 2001]:</p>
<ul>
<li>I polifenoli del tè verde, assunti oralmente ad un dosaggio equivalente 5-10 tazze di tè hanno pochi, se non nessun effetto collaterale.</li>
<li>La dose letale media di un estratto di tè verde contenente l&#8217;85% di EGCG, somministrato oralmente, è di 3-5g/kg.</li>
<li>La biodisponibilità delle catechine dipende da numerosi fattori, tra i quali la struttura, la purezza ed il dosaggio.</li>
<li>L&#8217;assorbimento e la distribuzione delle catechine nell&#8217;organismo dipendono dalla via di somministrazione e dal tipo di molecola somministrata.</li>
<li>L&#8217;emivita nel plasma è di 5 ore per EGCG e di 3 ore per EC ed EGC.</li>
<li>La maggior parte delle catechine sono trasportate nel plasma e nella bile sotto forma di glucoronidi e solfati e sono escreti 6-10 ore dopo la somministrazione con l&#8217;urina e le feci.</li>
<li>Nell&#8217;urina e nel plasma si sono ritrovati più di una dozzina di metaboliti, derivati da trasformazioni dell&#8217;anello delle catechine; alcuni di questi sono probabilmente dovuti all&#8217;azione dei batteri intestinali.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
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