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	<description>Alimentazione per il Benessere &#124; La tua Salute dipende da Te!</description>
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		<title>Tassonomia dal Mondo Vegetale</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/tassonomia-dal-mondo-vegetale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 18:08:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale. Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table width="605">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="605">Avere cognizione del significato esatto di ogni termine è fondamentale per muoversi agevolmente nel Mondo Vegetale e nel portale.</p>
<p>Le piante possono essere utili per vincere tanti piccoli disturbi. Occorre attenzione però, perché ogni erba ha le sue indicazioni e talvolta alcune controindicazioni. Pertanto, è sempre consigliabile lasciar da parte il “fai da te” e l’improvvisazione, se si vogliono davvero sfruttare le loro virtù salutari.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Acque aromatiche</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Le <strong>acque aromatiche</strong> o <strong>idrolati</strong> sono prodotti tramite la distillazione delle erbe in corrente di vapore allo stesso modo di alcuni oli essenziali. Il vapore che attraversa le piante porta con sé le parti aromatiche e condensandosi nella serpentina di raffreddamento si ottiene un’acqua distillata impregnata di una piccola percentuale di oli essenziali (0,5 – 2,5 %) e altri principi attivi che rimangono dispersi in essa. Tale preparazione si ottiene come “scarto” della distillazione di alcuni oli essenziali, come lavanda, menta, eucalipto, conifere, ma può essere anche il prodotto di prima scelta per quelle piante che contengono essenze in piccolissime quantità per ottenere un estratto più nobile dell’infuso o decotto e che si conserva come tale essendo stato distillato (rosa, fiordaliso, melissa).</p>
<p>Le acque aromatiche si conservano in vasi di vetro scuro ben chiusi e grazie al pH basso e al contenuto in oli essenziali che agiscono come conservanti durano anche più di due anni. Tale preparazione è particolarmente adatta a essere impiegata tal quale come tonico per il viso oppure viene aggiunta in numerose preparazioni erboristiche e cosmetiche come prezioso ingrediente.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Alcaloidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche azotate in prevalenza di origine vegetale, costituite da carbonio, ossigeno, azoto e idrogeno (a eccezione di pochi che mancano di ossigeno: nicotina, coniina ecc.), dotate di carattere basico analogamente agli alcali, da cui il nome. Sono contenuti in numerose piante, particolarmente nelle Dicotiledoni (apocinacee, papaveracee, papiglionacee, solanacee ecc.), spesso localizzati nei semi, nelle foglie, nei rizomi e nella corteccia.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Cataplasmi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Il cataplasma è un impiastro medicamentoso estemporaneo impiegato per uso esterno, preparato mescolando a caldo droghe fresche o polverizzate con acqua, infusi o decotti, ma anche oli o succhi vegetali fino ad ottenere la consistenza desiderata.</p>
<p>Si applica generalmente caldo a scopo emolliente, revulsivo, lenitivo, ecc.  sulla pelle o su una parte dolente, avvolta e protetta da un panno sottile o una garza per mantenere a lungo il calore e l’umidità necessari affinché il cataplasma eserciti la sua azione benefica.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Composti fenolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Principale classe di metaboliti secondari molto eterogenea comprendente sostanze ad azione antiossidante, a cui si legano altre attività, come quella antinfiammatoria, antisettica e antimicrobica (arbutina nell’uva ursina, salicina, catechine del tè verde, apigenina nella camomilla, iperforina, cannabinoidi). Capostipite di questa classe, da cui prende anche il nome, è il fenolo, di formula C<sub>6</sub>H<sub>5</sub>OH, in cui un atomo di idrogeno del benzene è sostituito da un gruppo -OH.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Creme</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le creme hanno la funzione di idratare e nutrire la nostra pelle, di proteggerla da agenti esterni e di correggere eventuali problemi e inestetismi cutanei. Una crema è data dall’emulsione di una fase oleosa e una fase acquosa unite in modo stabile grazie all’aggiunta di un emulsionante, come la lecitina di soia. La fase oleosa è rappresentata da lipidi, come oli vegetali, oleoliti, cere, burri e oli essenziali, che danno consistenza e conferiscono al prodotto la capacità di nutrire la pelle in modo profondo e duraturo, mentre la fase acquosa è data da semplice acqua, infusi, decotti, idrolati, estratti idroalcolici, succhi, gel, che apportano idratazione e morbidezza. Alcuni di questi componenti, oltre a costituire gli ingredienti base, apportano principi attivi che possiedono svariate proprietà e svolgono anche funzioni secondarie, ad esempio oli essenziali ed estratti idroalcolici permettono la conservabilità del prodotto nel tempo, gli oli essenziali conferiscono profumo, piacere e carattere ai preparati. Il tempo di conservazione di una crema completamente naturale dipende dalla riuscita dell’emulsione e dai sistemi di conservazione utilizzati, ma di norma se si seguono le buone norme d’igiene, si aggira intorno ai 3-6 mesi a temperatura ambiente in vasi ben chiusi al riparo da fonti di luce e di calore.</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Decotti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“I decotti sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, facendo bollire in acqua le droghe opportunamente polverizzate, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi (assenza di principi attivi volatili). Generalmente si impiegano 5 parti di droga per la preparazione di 100 parti di decotto.” (FU XI)</p>
<p>La tecnica della decozione si impiega per droghe costituite da tessuti compatti, poco permeabili e che con difficoltà cedono i principi attivi che contengono, come cortecce, radici, semi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Droga</strong></td>
<td width="464">pianta intera, frammentata o tagliata, parti di piante (corteccia, radice, bulbo, foglie, semi, ecc.), alghe, funghi, licheni in uno stato non trattato, generalmente in forma essiccata, ma talvolta fresche, che contengono principi attivi (comprese sostanze aromatiche o sostanze che si ricavano come per es., l’oppio del papavero) che possono essere utilizzate a fini terapeutici.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Estratti idroalcolici</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli estratti idroalcolici sono ottenuti da macerazioni di piante in alcol etilico (buongusto) e acqua in proporzioni variabili. Le piante appena raccolte vengono messe a macerare nel solvente a gradazione opportuna con un rapporto di 1:10, cioè per 100 g di pianta (peso secco) occorre 1 kg di solvente costituito da alcol e acqua, considerando anche quella contenuta nel vegetale. La macerazione avviene al buio e dura almeno 21 giorni, durante i quali l’estratto deve essere regolarmente agitato per migliorare il processo estrattivo. Una volta terminata la macerazione, il liquido ottenuto viene torchiato e filtrato con un filtro di carta; va conservato in recipienti di vetro scuro al riparo da fonti di luce e di calore per mantenere inalterate le sue proprietà per 5 anni. Gli estratti idroalcolici sono materie prime impiegate comunemente nella formulazione di svariati preparati erboristici, ma trovano largo consumo anche in cosmetica per apportare al prodotto i principi attivi vegetali idrosolubili e, allo stesso tempo, svolgono la funzione di conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitocomplesso</strong></td>
<td width="464">l’insieme di tutte le sostanze (“<strong>principi attivi</strong>”) che caratterizzano una determinata droga vegetale; nella sua globalità è il responsabile delle proprietà salutari di una pianta medicinale.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitosteroli</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Composti ad azione ormonale</strong>, sia nelle piante, sia negli animali che ne assumono in quantità. Sono impiegati, infatti, per la sintesi di ormoni steroidei, come cortisone, androgeni ed estrogeni, ma se assunti non purificati sembrano vantare anche proprietà adattogene (ginsenosidi in ginseng ed eleuterococco, fitosteroli presenti nella soia, nel trifoglio rosso, nella salvia).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Fitoterapia</strong></td>
<td width="464">Branca della farmacoterapia che si occupa di prevenire e <strong>trattare diversi disturbi e malattie mediante l&#8217;uso di piante medicinali e preparazioni da esse ottenute.</strong></p>
<p>Il termine deriva dal greco φυτον (pianta) e θεραπευω (curo), quindi &#8220;curare con le piante&#8221;.</p>
<p>La fitoterapia non utilizza il principio attivo singolo &#8211; come avviene nella terapia farmacologica &#8220;classica&#8221; o &#8220;di sintesi&#8221; &#8211; ma piante e prodotti da esse ottenuti che contengono più sostanze (fitocomplesso). Per fare ciò, la fitoterapia si serve di specifici trattamenti e tecnologie estrattive idonee e realizza prodotti in forme farmaceutiche ben definite, purificate e standardizzate nei costituenti chimici responsabili dell&#8217;attività farmacologica attribuita alla stessa pianta o a sue preparazioni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Glucosidi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Sostanze organiche complesse molto diffuse nel regno vegetale, derivanti dalla combinazione di uno zucchero con una molecola non zuccherina (aglicone o genina). Generalmente devono la loro azione terapeutica all’aglicone, che si libera per idrolisi insieme a uno o più zuccheri. La parte glucidica influenza la solubilità, l’assorbimento e la biodisponibilità del principio attivo e modula la farmacocinetica della molecola.</p>
<p>A scopo terapeutico si utilizzano vari agliconi, appartenenti a diversi gruppi glucosidici. I <strong>glucosidi cardioattivi</strong> esercitano un’azione specifica e altamente efficace sul muscolo cardiaco, aumentando la forza della contrazione sistolica; sono contenuti in numerose piante, quali <em>Digitalis purpurea</em>, <em>Digitalis lanata</em>, <em>Convallaria majalis</em>.</p>
<p>Il più conosciuto dei <strong>glucosidi fenolici</strong> è l’<strong>arbutina</strong>, il principio attivo dell’<em>Arctostaphylos uva-ursi </em>(uva ursina) che possiede attività antisettiche sulle vie urinarie.</p>
<p>I <strong>glucosidi salicilici</strong> sono presenti nella corteccia dei salici e in particolare di <em>Salix alba</em> e <em>Salix purpurea</em>; il più noto di questi glucosidi è la <strong>salicina</strong>, dotata di azione antipiretica e antireumatica.</p>
<p>I <strong>glucosidi saponinici</strong> o <strong>saponine</strong> simili ai saponi, perché abbassano la tensione superficiale di soluzioni acquose ed hanno proprietà schiumogene; hanno azione mucolitica, espettorante, antitussiva, ma anche emolitica ed irritante per il tratto gastrointestinale (<strong>acido glicirretico</strong> nella liquirizia, <strong>escina</strong> nell’ippocastano); per il loro potere schiumogeno vengono usati come emulsionanti nell’industria cosmetica. Svolgono attività antiflogistica e cicatrizzante oltre che espettorante e bechica.</p>
<p>Altro tipo di classificazione dei glicosidi naturali, con indicate le relative fonti a titolo di esempio, è la seguente:</p>
<ul>
<li>Antocianici (mirtillo, uva);</li>
<li>Antrachinonici (cascara, aloe, frangola, rabarbaro, senna);</li>
<li>Cardioattivi o cardiocinetici, tra cui i digitalici: digitale, strofanto, scilla, mughetto, elleboro, tevezia;</li>
<li>Catechinici (amamelide, ratania, kino, noce);</li>
<li>Cianogenetici (lauroceraso, mandorla amara);</li>
<li>Cumarinici (fava tonka, anice stellato, ippocastano);</li>
<li>Fenolici (salice, vaniglia, uva ursina, agrumi);</li>
<li>Flavonoidici (agrumi, ruta, sophora, cardo mariano);</li>
<li>Glucoalcaloidi;</li>
<li>Glucosinati (senape, cipolla, aglio);</li>
<li>Immunostimolanti (ginseng, echinacea, eleuterococco).</li>
<li>Saponinici (liquirizia, dioscorea);</li>
<li>Tanninici;</li>
<li>Terminologia del mondo vegetale</li>
</ul>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Infusi</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Gli infusi sono preparazioni liquide ottenute, estemporaneamente, versando sulle droghe, ridotte ad un grado conveniente di suddivisione, dalle quali si vogliono estrarre i principi attivi, acqua alla temperatura di ebollizione e lasciando poi a contatto con l’acqua stessa per un tempo più o meno lungo. Dopo raffreddamento si filtra senza comprimere e si porta il filtrato alla massa prescritta con acqua con cui si lava il residuo ed il filtro. In qualche caso può essere necessaria l’aggiunta di piccole quantità di sostanze acide o alcaline al fine di facilitare l’estrazione di alcuni componenti attivi. Generalmente si impiegano da 1 a 10 parti di droga per la preparazione di 100 parti d’infuso.” (Farmacopea Ufficiale XI)</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Mucillagini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Grandi molecole costituite da un <strong>insieme di unità zuccherine</strong> che hanno la proprietà di incorporare acqua e rigonfiarsi dando luogo a soluzioni colloidali che vantano proprietà idratanti, emollienti, lenitive, emulsionanti, lassative per osmosi, antitussive e dimagranti perché danno una sensazione di sazietà (altea, malva, psillio, lino, pectine della frutta, glucomannani estratti dal fagiolo).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oleoliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oleoliti, detti anche <strong>tinture oleose, oli medicinali, oli medicati o estratti oleosi</strong>, sono soluzioni di piante officinali ottenute tramite macerazione, generalmente al sole, o digestione, ovvero macerazione a caldo (massimo 50-60 °C), per l’azione solvente di un opportuno olio o grasso vegetale su droga fresca o secca.</p>
<p>Per l’estrazione si consiglia un olio di ottima qualità che non si alteri facilmente per assicurare una buona conservabilità dell’oleolito. Di solito si usano le piante appena raccolte, ma se si impiegano droghe ricche in acqua, come per esempio i fiori di calendula, è meglio farle leggermente appassire all’ombra e porre molta attenzione al possibile sviluppo di acqua durante la preparazione. Il rapporto tra pianta fresca e olio è generalmente di 1:3, cioè per 100 g di pianta si mettono 300 g di olio, ma in linea di massima si mettono le piante, opportunamente sminuzzate e costipate, in contenitori di vetro riempiti non più di ¾ e si coprono con l’olio scelto. In genere la macerazione avviene al sole per almeno 40 giorni di sole effettivo, in cui l’oleolito va curato di giorno in giorno.</p>
<p>Per fare la digestione, invece, si porta l’olio con l’opportuna quantità di droga vegetale alla temperatura desiderata che non deve mai superare i 60°C per evitare di deteriorare le piante e l’olio veicolante e che va mantenuta per 3-4 ore. Una volta terminata la macerazione o la digestione, l’oleolito va torchiato e filtrato con un setaccio o una garza. Si lascia depositare per 1-2 giorni così che si chiarifichi dalle impurità residue ed eventuale acqua vegetale che va allontanata opportunamente per non compromettere la conservazione del prodotto, che avviene in bottiglie di vetro scuro ben chiuse al riparo da luce, calore ed umidità. Gli oleoliti, se ben conservati, si mantengono inalterati per 18-24 mesi.</p>
<p>Essi sono <strong>preparazioni utilizzate a scopo alimentare o curativo</strong>, in genere per uso esterno, ma soprattutto costituiscono delle materie prime per numerose <strong>preparazioni cosmetiche</strong>.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Gli oli essenziali sono delle complesse miscele di numerose sostanze di varia natura chimica. Si ottengono mediante distillazione in corrente di vapore, per mezzo di procedimenti meccanici idonei o per estrazione con solventi. La scelta del metodo estrattivo più idoneo è dovuta a caratteristiche dei tessuti vegetali che contengono l’essenza e dalla sua stessa natura chimico-fisica.</p>
<p>La tecnica maggiormente utilizzata è la distillazione in corrente di vapore, che permette la separazione dell’olio essenziale dai tessuti vegetali che lo contengono sfruttando la loro volatilità, ossia la capacità di essere facilmente trascinabili dal vapor acqueo, da cui possono essere separati per semplice decantazione per il fatto che fra loro sono immiscibili. Per gli <strong>oli essenziali agrumati</strong> si procede meccanicamente tramite pressione e spremitura a freddo della porzione più esterna della buccia del frutto (epicarpo). Per fiori e petali si utilizza un procedimento di assorbimento a freddo, detto “Enfleurage”, che consiste nell’appoggiare i tessuti vegetali, immediatamente dopo la raccolta, su uno strato di una opportuna miscela di grassi, i quali assorbiranno l’essenza, che verrà poi purificata.</p>
<p>Gli oli essenziali si conservano per svariati anni senza particolari attenzioni in contenitori di vetro scuro perché sensibili alla luce e ben chiusi per evitare l’evaporazione e il contatto con l’aria. Solamente gli oli essenziali di agrumi si ossidano e possono essere conservato al massimo per due anni. Mentre esistono oli essenziali, in particolare quelli ottenuti da resine, legni e cortecce, che con l’invecchiamento migliorano (ylang-ylang, cedro del libano, mirra, incenso).</p>
<p><strong>Gli oli essenziali, per definizione, costituiscono “l’essenza” della pianta da cui provengono</strong>, per cui sono molto concentrati; inoltre, per la loro natura chimica, hanno un’elevata capacità di penetrare nell’organismo umano attraverso la pelle o le mucose e di svolgere una potente azione mirata su specifici organi e apparati, come quello respiratorio, digerente, cutaneo e nervoso. Per questi motivi è necessario <strong>usare gli oli essenziali con molta prudenza</strong> ed è consigliabile sempre la diluizione in un opportuno veicolante, alimentare o cosmetico: possono avere effetti nocivi se non si rispettano adeguate precauzioni per il loro utilizzo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Oli essenziali e resine</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Miscele complesse di sostanze organiche lipofile e molto volatili. Nelle piante si trovano per lo più nei tessuti superficiali di foglie, cortecce, fiori e frutti e la loro funzione principale è quella di difendere la pianta dai parassiti. Tale azione si esplica anche nel nostro organismo, dove a bassissime dosi svolgono principalmente attività antibatterica e spasmolitica su differenti livelli (lavanda, menta, pino, eucalipto, timo, tea tree, agrumi…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pianta medicinale</strong></td>
<td width="464">piante che contengono un insieme di principi attivi, detto anche <strong>fitocomplesso</strong>, che ha proprietà benefiche specifiche.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante aromatiche</strong></td>
<td width="464">sono quelle piante ricche di profumi e sapori e che sono, per questo motivo, maggiormente utilizzate in cucina per ricette di vario tipo.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Piante officinali</strong></td>
<td width="464">è un termine esclusivamente procedurale per indicare tutte quelle piante inserite all’interno di elenchi ufficiali (farmacopea) e destinate e <strong>trasformate </strong>dalle officine farmaceutiche, per poi essere utilizzate per molteplici <strong>scopi,</strong> sia <strong>salutistici </strong>che <strong>alimentari</strong> o entrambi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Pomate</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Le pomate sono creme anidre, cioè prive di acqua, molto concentrate e sono generalmente usate per le proprietà terapeutiche apportate dalle piante sotto forma di oleoliti e oli essenziali. Per prepararle una ricetta base ce l’ha fornita Galeno (cerato galenico): 90 ml di oli e/o oleoliti, 14 g cera d’api, 1-5 ml di olio essenziale. Si scalda lentamente, preferibilmente a bagno maria, l’olio/oleolito e la cera finché quest’ultima non si è completamente sciolta (prestare particolare attenzione alla temperatura, che non deve superare i 50-60 °C). Quindi si toglie dal fuoco e si aggiungono gli oli essenziali continuando a mescolare bene. Una volta miscelato il tutto si versa la pomata ancora liquida in vasetti di vetro lasciati aperti fino al raffreddamento del prodotto. Le pomate rappresentano la forma di somministrazione per uso topico di più largo impiego e si conservano a temperatura ambiente, preferibilmente al riparo da luce e calore, fino a 2-3 anni, ma è sempre preferibile prepararne piccoli quantitativi anche in considerazione della facile preparabilità del prodotto.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sciroppi e melliti</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">Già noti agli antichi guaritori arabi, gli sciroppi medicinali hanno fatto il loro ingresso nella medicina europea all’inizio del Medio Evo.</p>
<p>Si ottengono dall’aggiunta di una notevole quantità di zucchero (saccarosio, fruttosio, miele) a una soluzione acquosa, che può essere rappresentata da infusi o decotti, nella proporzione di 2:1, cioè due parti di zucchero ogni parte di acqua, e si ottiene la cosiddetta “<strong>soluzione medicamentosa</strong>”.</p>
<p>I melliti, o <strong>mieli medicinali</strong>, si ottengono allo stesso modo degli sciroppi a eccezione del fatto che la frazione zuccherina è esclusivamente ottenuta con miele, multiflora o di una particolare specie mellifera con caratteristiche aromatiche ricercate (tiglio, eucalipto, lavanda…).</p>
<p>Si tratta di soluzioni viscose contenenti almeno il 50% di zucchero (è essenziale per prolungarne la conservabilità), nel caso si raggiungano concentrazioni minori di zucchero occorre aggiungere conservanti.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Sostanze amare</strong></td>
<td width="464">Gruppo di sostanze dal gusto amaro in grado di stimolare le papille gustative sulla lingua e per via riflessa la secrezione di saliva e succhi gastrici <strong>per stimolare l’appetito, favorire la digestione e facilitare l’attività depurativa del fegato</strong> (genziana, assenzio, carciofo, tarassaco, cicoria …).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Succhi vegetali</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">I succhi di piante fresche sono preparazioni ricavate dalla pressatura meccanica o dalla centrifuga di alcune parti della pianta fresche e appena raccolte. Sono vere e proprie “spremute” dei liquidi presenti nei tessuti vegetali che racchiudono tutti i principi attivi della pianta da cui sono ottenuti. Possono essere impiegati per uso interno tal quali o miscelati ad altri ingredienti per creare degli ottimi sciroppi (es. piantaggine, carciofo, equiseto, ortica, rafano nero…). Per uso esterno trovano applicazione per cataplasmi, compresse o come ingrediente attivo di formulazioni cosmetiche (es. carota, limone…).</p>
<p>La durata di conservazione è molto limitata, ma può essere estesa attraverso processi di pastorizzazione o trattamenti rapidi ad alte temperature. Si può aggiungere dell’alcool come conservante.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Suffumigi</strong></p>
<p>&nbsp;</td>
<td width="464">Principale metodo d’impiego degli oli essenziali, di cui si vuole sfruttare la parte aromatica che agisce sul nostro organismo, in via preferenziale l’apparato respiratorio, per inalazione diretta. Si prepara versando dell’acqua calda in una ciotola, si aggiunge l’OE prescelto, o una miscela di OE, e si respirano i vapori che si sprigionano sporgendosi sulla ciotola e coprendosi il capo con un asciugamano per non disperdere i principi attivi volatili.</p>
<p>Si respira profondamente attraverso il naso per circa un minuto. Per far in modo che la frazione volatile si disperda completamente dall’acqua senza che questa venga ulteriormente riscaldata, si può aggiungere un pizzico di bicarbonato. Sono consigliati per liberare le vie respiratorie, decongestionare e liberare il naso, sciogliere il catarro dando sollievo ai bronchi contribuendo a sciogliere ed eliminare le secrezioni catarrali.</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tannini</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464"><strong>Sostanze polifenoliche</strong> sintetizzate nelle piante, in particolare a livello della corteccia, che colorano di bruno-rossastro gli organi in cui sono contenute. Sono dotate di attività tannante (conciante), cioè in grado di trasformare le pelli in cuoio. Sono poco biodisponibili per cui la loro attività è prevalentemente locale e non sistemica. Il ruolo biologico dei tannini è quello di difesa. I tannini sono molecole dotate di <strong>attività astringente, antidiarroica, antinfiammatoria e antibatterica</strong>, per cui sono impiegati per disturbi come diarrea, emorroidi, ferite cutanee o alle mucose. Sono da evitare dosi elevate di tannini perché provocano effetti irritanti alla mucosa gastrointestinale ed essendo difficilmente assimilabili affaticano il fegato, per cui è consigliabile un utilizzo moderato, occasionale e per lo più con applicazione esterna e locale (uva rossa, corteccia di amamelide, quercia…).</td>
</tr>
<tr>
<td width="141"><strong>Tisane</strong></p>
<p><em> </em></td>
<td width="464">“Ti-sana” cioè “ti guarisce”.</p>
<p>“Le tisane sono preparazioni acquose ottenute estemporaneamente da una o più droghe vegetali e sono destinate ad essere somministrate per via orale, come tali a fini terapeutici o come veicoli di altri medicamenti. Vengono generalmente impiegati da 10 a 20 grammi di droga per la preparazione di un litro di tisana.” (Formulario Nazionale, 1991)</p>
<p>Rispetto a decotti e infusi, quindi, sono soluzioni estrattive più diluite cosicché possono essere assunte in volumi notevoli, anche abitualmente, senza che insorgano problemi.</p>
<p>In genere infusi, decotti e tisane vanno consumati al momento della preparazione o entro poche ore, poiché sono facilmente deperibili e ciò può compromettere la struttura del fitocomplesso e quindi le caratteristiche salutistiche del prodotto stesso. L’uso principale di infusi, decotti e tisane è l’assunzione diretta come bevanda, ma trovano impiego anche come ingredienti di preparazioni erboristiche o cosmetiche, in cui apportano le proprietà delle piante utilizzate.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Sigillo di Salomone &#8211; Polygonatum odoratum (Miller) Druce</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/sigillo-di-salomone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[asparagina]]></category>
		<category><![CDATA[cataplasmi]]></category>
		<category><![CDATA[cicatrizzante]]></category>
		<category><![CDATA[Ginocchietto]]></category>
		<category><![CDATA[glucochinina]]></category>
		<category><![CDATA[Gomma arabica]]></category>
		<category><![CDATA[idrocolloidi]]></category>
		<category><![CDATA[ipoglicemizzante]]></category>
		<category><![CDATA[saponine]]></category>
		<category><![CDATA[Sigillo di Salomone]]></category>
		<category><![CDATA[tannini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Polygonatum odoratum (Miller) Druce, conosciuto come Sigillo di Salomone, appartenente alla famiglia delle Liliaceae è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro. &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<em> Polygonatum odoratum (Miller) Druce</em>, conosciuto come <strong>Sigillo di Salomone</strong>, appartenente alla famiglia delle <em>Liliaceae</em> è una pianta erbacea perenne, alta anche 50 cm, con rizoma strisciante. I fusti sono da eretti ad arcuati, lisci ma angolosi. Le foglie sono alterne, quelle inferiori lungamente ovate le superiori più lanceolate, ruvide e di colore verde chiaro.<br />
I fiori, piccoli e profumati come quelli del Giacinto, nascono all&#8217;ascella delle foglie, sono biancastri e tubulosi, retti da un sottile, corto peduncolo. Il frutto, autunnale, è una bacca globosa di colore bluastro, pruinosa. Contiene 1-3 semi, grinzosi. Cresce nei boschi della zona montana e submontana. E’ adatta a tappezzare le zone ombreggiate dei giardini con la sua splendida fioritura bianca e profumata che contrasta con il fogliame verde.</p>
<p>Il nome generico <em>Polygonatum</em> deriva dai termini greci πολύς, πολλή, πολύ (= molto) e γόνυ, γόνατος (= ginocchio, nodo) a indicare i rami nodosi e angolosi delle piante di questo genere. Il nome volgare, Sigillo di Salomone, dato alla pianta è riferito alla forma particolare dei segni circolari o cicatrici, simili a un sigillo, lasciati sul rizoma dalla pianta quando essicca.</p>
<p>In Italia il <em>Polygonatum</em> viene chiamato comunemente anche <strong>Ginocchietto</strong>.</p>
<p>Secondo antiche credenze popolari coltivare il Sigillo di Salomone in vaso o nel giardino è di buon augurio e serve a tenere lontano dalla propria casa sventure e spiriti maligni.</p>
<p>Di questa pianta, che fiorisce tra aprile e giugno nel periodo primaverile, si utilizzano soprattutto le radici per la preparazione di rimedi naturali utili sia in ambito estetico sia digestivo. Tra i suoi <strong>principi attivi</strong> si annoverano mucillagine, <strong>glucochinina </strong>(molto utile per la salute grazie alla sua azione ipoglicemizzante), <strong>gomma arabica</strong>, <strong>saponine</strong>, <strong>tannini</strong>, <strong>idrocolloidi </strong>e <strong>asparagina</strong>.</p>
<p>Dal Sigillo di Salomone si ricavano prevalentemente <strong>tisane e impasti curativi</strong> da applicare sulla pelle, i cosiddetti <strong>cataplasmi</strong>, che rappresentano soluzioni efficaci del tutto naturali fin da tempi remoti.</p>
<p><strong>Tutta la pianta è velenosa, in particolare rizomi e frutti. </strong></p>
<p>Alla pianta vengono attribuite le seguenti <strong>proprietà: </strong><strong>bechica, cardiotonica, diuretica, ipoglicemizzante, lenitiva, oftalmica, risolvente, sedativa, tonica</strong>.</p>
<p>Molto note sono le sue qualità digestive e la <strong>capacità di limitare l’assorbimento di glucosio</strong>, così come gli effetti benefici per il benessere delle vie urinarie grazie alla presenza dell’<strong>asparagina</strong> che <strong>stimola la diuresi</strong>. A questi vantaggi si aggiunge la capacità di garantire il benessere dell’intestino e contrastare la stipsi, grazie al potenziale benefico dell’asparagina, ma non mancano qualità vantaggiose anche per favorire la digestione e dare sollievo allo stomaco appesantito. Infine, tra i vantaggi che derivano dall’uso di questa pianta si può inserire anche la cura dei reumatismi.</p>
<p>Inoltre, il Sigillo di Salomone vanta <strong>qualità cicatrizzanti</strong> e favorisce il rinnovamento delle cellule, agevolando e velocizzando la guarigione delle ferite. Molto efficace, inoltre, è il potere schiarente di questa pianta che riduce visibilmente le macchie cutanee in modo naturale. Risorsa naturale per ridare luminosità alla pelle, il Sigillo di Salomone può essere adoperato per creare preparati efficaci per <strong>schiarire le macchie cutanee</strong>, inestetismi spesso causati dall’esposizione al sole, da fattori ormonali o dall’assunzione di terapie farmacologiche in modo prolungato.</p>
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		<title>Senape</title>
		<link>https://www.amaperbene.it/senape/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione amaperbene.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 20:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dal Mondo Vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Spezie]]></category>
		<category><![CDATA[cataplasmi]]></category>
		<category><![CDATA[glucosinolati]]></category>
		<category><![CDATA[isotiocianati]]></category>
		<category><![CDATA[mostarda]]></category>
		<category><![CDATA[salsa di senape]]></category>
		<category><![CDATA[sinalbina]]></category>
		<category><![CDATA[sinigrina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il nome senape si si fa riferimento ai semi di alcune piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Brassicacee o Crocifere. Tali semi possono essere utilizzati come spezia (pestati o schiacciati), o come base di un tipico condimento semiliquido, detto salsa di senape (diversa dalla mostarda  che è costituita da frutta, zucchero ed essenza di &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il nome <strong>senape</strong> si si fa riferimento ai semi di alcune piante erbacee appartenenti alla famiglia delle <em>Brassicacee </em>o Crocifere. Tali semi possono essere utilizzati come spezia (pestati o schiacciati), o come base di un tipico condimento semiliquido, detto <strong>salsa di senape</strong> (diversa dalla mostarda  che è costituita da frutta, zucchero ed essenza di senape; la salsa di senape si ottiene impastando la farina di semi di senape con aceto, sale ed eventualmente zucchero e spezie a piacimento, come chiodi di garofano, pepe bianco, curcuma e noce moscata).</p>
<p>Le piante di senape raramente raggiungono un&#8217;altezza superiore ai 2 metri, hanno foglie inferiori larghe pennatifide, mentre le superiori sono piccole e allungate; l&#8217;inflorescenza è gialla a forma di pannocchia; il frutto contiene numerosissimi semi da cui si ricava la famosa salsa di condimento, dal sapore tipicamente aspro e piccante.</p>
<p><strong>Brassica nigra</strong>, detta <strong>senape nera</strong>, probabilmente la prima ad essere coltivata come spezia. Semi risalenti all&#8217;età del bronzo sono stati trovati in una palafitta sul lago di Bienne in Svizzera e in un&#8217;imbarcazione cinese della preistoria. Era diffusa nell&#8217;Antico Egitto e fu esportata in Europa e in Asia. Gli spagnoli la introdussero nelle Americhe. Le sue piante possono arrivare a 3 metri ed il sapore dei semi, piuttosto piccoli, è pungente.</p>
<p><strong>Brassica alba</strong> (o <em>Sinapis alba</em>), conosciuta come <strong>senape bianca</strong> o senape gialla. Viene coltivata per i suoi semi, come foraggio e come concime per prati; è oggi diffusa in tutto il mondo, sebbene sia originaria probabilmente del bacino del Mediterraneo. I fiori gialli della senape producono silique pelose, che contengono di solito una mezza dozzina di semi, con diametro di 1 &#8211; 1,5 mm, di colore variabile dal beige al giallo al marrone chiaro. Cresce spontanea in campi di cereali, incolti e ruderi, al di sotto della fascia montana inferiore, ma spesso viene anche coltivata. Originaria del Mediterraneo, si è diffusa nelle regioni a clima temperato. Il tegumento del seme è giallo e la mucillagine che si forma quando si inumidisce è biancastra, viene quindi chiamata senape bianca in Europa e senape gialla in Nordamerica. Le piante arrivano a 0,6 metri ed i suoi semi sono molto più grandi di quelli delle altre piante di senape. Il nome generico era già usato dagli antichi Greci (“sinápi”), ma è forse di origine egiziana o indiana; il nome specifico deriva dal latino “albus” (bianco), per distinguerla dalla senape nera. Periodo di fioritura: marzo-giugno.</p>
<p><strong>Brassica juncea</strong>, la <strong>senape bruna</strong>, detta anche senape cinese. Frutto di un incrocio tra la Brassica nigra e la Brassica rapa, le sue piante sono alte tra 1 e 2 metri. I suoi semi sono piccoli, più lunghi che larghi, di diametro di 1 &#8211; 1,5 mm., pesano il doppio di quelli della senape nera ed il sapore è altrettanto pungente; hanno colorazione bruno-rossatra, più o meno scuro, le tonalità del colore può variare anche sulla stessa pianta; all’interno il colore è giallo tenue. Esternamente hanno un reticolo formato da creste sottilissime che difficilmente si riescono a distinguere ad occhio nudo. È originaria del Nordafrica, dell&#8217;India e dell&#8217;Asia centrale.</p>
<p><strong>Brassica arvensis</strong>, detta <strong>senape selvatica</strong>. I semi sono di colore nero-brunastri, globosi, di 1,5-2 mm di diametro, finemente reticolati; contengono glicosidi complessi: la <strong>sinalbina</strong> e la <strong>sinigrina</strong>. Le foglie contengono bassi quantitativi di acido ascorbico. Nell&#8217;alimenta-zione animale, esclusi gli uccelli, i semi sono tossici e causano problemi gastrointestinali soprattutto se consumati in grande quantità.</p>
<p><strong> Senape rossa</strong> meglio conosciuta con il nome di <strong><em>Red Mustard</em> </strong>o <em>Red Giant</em>, è un ortaggio della famiglia delle Brassicacee (<em>Brassica juncea rugosa</em>) di origine orientale (Asia), apprezzata soprattutto come ingrediente nei mix di insalate grazie al suo sapore particolarmente aromatico.</p>
<p><strong> Senape verde</strong>: viene usata l’intera parte verde della pianta per ottenere una crema densa, dal gusto fresco di verdure e al contempo saporito del seme. Questa varietà è ottima per accompagnare carni, pesce e verdure, per farcire tramezzini, panini e canapés.</p>
<p><strong>L&#8217;interesse culinario è rivolto soprattutto a</strong> due specie botaniche di senape, la <strong>senape nera</strong> (<em>Brassica nigra</em>) <strong>e</strong> la <strong>senape bianca</strong> (<em>Brassica alba</em>). Nelle bacche della senape abbondano <strong>principi attivi</strong> che conferiscono un gusto piccante, responsabili del sapore e dell&#8217;odore caratteristici. Si tratta di <strong>glucosinolati</strong> (o tioglucosidi), vale a dire glucosidi formati da una parte zuccherina che si lega all&#8217;aglicone attraverso un atomo di zolfo. Per idrolisi enzimatica (mirosinasi) queste sostanze liberano <strong>isotiocianati</strong>, molecole con azione rubefacente, revulsiva, lacrimatoria, antiossidante e vescicante. Nella senape bianca, in particolare, è presente la <strong>sinalbina</strong>, mentre in quella nera abbonda la <strong>sinigrina</strong>; quest&#8217;ultima, per idrolisi, origina <strong>isotiocianato</strong> (o isozolfocianato), che si distingue per il gusto più piccante rispetto al p-idrossibenzilisotiocianato (liberatosi dall&#8217;idrolisi della sinalbina). Per questo motivo, <strong>la senape bianca ha un sapore meno piccante rispetto alla senape nera.</strong></p>
<p>I <strong>semi di senape</strong> sono conosciuti e amati da sempre e in tutto il mondo: nota sin dai tempi dei Greci, già i Romani ne conoscevano le <strong>proprietà antiossidanti</strong> e la usavano per conservare frutta, verdura, succhi di frutta e mosto di vino, apprezzandone quelle  medicamentose. Per gli indiani sono addirittura un <strong>simbolo benaugurante</strong>, tanto che le soglie delle case vengono cosparse di olio di semi di senape durante festeggiamenti e occasioni speciali. Anche per la cultura cattolica i semi di senape hanno un significato simbolico: rappresentano la Chiesa che partendo da umili origini (come quelle di questi semi) si è diffusa in tutto il mondo.</p>
<p>Nei semi interi, l&#8217;idrolisi dei tioglucosidi non avviene perché gli enzimi coinvolti si trovano in elementi cellulari diversi da quelli in cui sono presenti gli isotiocianati; per questo motivo, la frantumazione dei semi freschi garantisce un aroma migliore rispetto alla farina di senape. I semi di senape sono semi oleosi non eccessivamente calorici (469 calorie per 100 grammi), contengono molti <strong>principi attivi</strong> tra cui il glicoside <strong>sinalbina</strong> (che per azione di enzimi libera un alcaloide, la <strong>sinapina</strong>, un tioglicoside responsabile del sapore pungente), e sono fonte di minerali (calcio, magnesio, selenio, fosforo, potassio, manganese) e vitamine. A causa però della presenza di specifiche proteine (agglutinina; Oleosin; Ara h 3; Ara h 4; Ara H 6; Ara h 2; Ara h 1; Ara h 7; Ara h 8), può essere causa di allergia alimentare nei soggetti predisposti.</p>
<p><strong>La senape è una salsa preparata con semi polverizzati di senape</strong>. I semi sono mescolati con acqua, aceto, succo di limone, vino, o altri liquidi, sale, e spesso altri aromi e spezie, per creare una pasta o salsa di colore variabile dal giallo brillante al marrone scuro e dal sapore che spazia dal dolce al piccante. <strong>Vi sono in commercio diversi tipi di senape</strong>, che cambiano di solito da paese a paese.</p>
<ul>
<li><strong>Senape italiana</strong>: in Italia la senape in commercio è una salsa cremosa preparata con semi frullati e polverizzati di senape bianca, senape nera e altri ingredienti. Viene usata principalmente per insaporire le carni e per condire le insalate.</li>
<li><strong>Senape francese</strong>: è la tipologia di senape più conosciuta. La famosa senape di Dijione si trova in versione forte e delicata. Questa varietà si ottiene usando la senape bruna a cui vengono aggiunti altri ingredienti, come aceto e sale. Per la versione delicata, l’aceto viene sostituito dall’agresto, che sarebbe una sorta di succo di uva non maturata. In Francia la senape è così popolare che nel XVI secolo fu addirittura costituita la corporazione dei “senapieri” a Orleans e successivamente quella di Digione (altra località famosa per le rinomate salse di senape).</li>
<li><strong>Senape inglese</strong>: è tutta un’altra cosa. La base di partenza è simile alla senape italiana, perché si mescolano i semi polverizzati di senape bianca e di senape nera, a cui però si aggiungono anche quelli di senape bruna. Dopodiché, questa miscela viene ulteriormente arricchita con il pepe di Cayenna, il peperoncino e la curcuma.</li>
</ul>
<p>Sia la senape inglese che la senape francese vengono chiamate mostarda (<em>moutarde</em> e <em>mustard</em>), ma si tratta sempre di senape.</p>
<p>In Italia, la <strong>mostarda</strong> è tutt’altra cosa: si tratta di una preparazione che si serve a tavola in abbinamento a carni bollite ed è composta da frutta, zucchero e senape. Il termine mostarda viene dal latino “mustum ardens” perché le prime salse erano fatte con semi di senape e mosto di vino. Ancora oggi in Sicilia si trovano mostarde a base di mosto. <strong>La salsa di senape più conosciuta in Italia è a base di semi di senape, aceto, sale e acqua e ha un sapore amaro e piccante allo stesso tempo</strong>. Viene utilizzata per insaporire le pietanze, conservando un moderato apporto calorico, per cui può trovare indicazioni  per chi segue diete dimagranti. La senape ha un effetto simile a quello del peperoncino, può provocare infatti iperemia (aumento del flusso sanguigno), irritazione a livello locale e infiammazione dell&#8217;apparato digerente, per questo non bisogna abusarne.</p>
<p>Aldilà della popolarità culinaria, la senape trova anche <strong>impiego</strong> (seppur limitato) <strong>nella fitoterapia</strong>. Per uso esterno, se ne sfruttano le <strong>proprietà rubefacenti</strong> (utili in presenza di nevralgie, reumatismi e dolori muscolari), mentre per uso interno viene impiegata come agente emetico (ad alte dosi induce vomito) e digestivo (stimola le secrezioni gastriche); in passato, i <strong>cataplasmi </strong>erano molto sfruttati in presenza di tosse catarrosa. In Europa Orientale i semi di senape sono uniti al miele per combattere la tosse, mentre in Canada sono considerati un ottimo rimedio per curare le affezioni dell&#8217;apparato respiratorio.</p>
<p>Come anticipato, l&#8217;<strong>uso della senape per applicazioni locali</strong> può risultare irritante e vescicante, fino a produrre vere e proprie lesioni cutanee. Ovviamente, se queste sono già presenti, l&#8217;applicazione è del tutto sconsigliata; analogo discorso in presenza di disturbi vascolari o  problemi gastrointestinali.</p>
<p>In passato gli impiastri di senape sono stati utilizzati nella medicina popolare contro le infiammazioni e costipazioni: i “sinapismi” erano impiastri a base di farina di senape.</p>
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